a potenza obedienziale e la santificazione della S. Vergine. Classico è il suo trattato sui doni dello Spirito Santo.
Bibl.: Quéiif-Echard, II, pp. 538-39; M. Menéndez y Pelayo, Historia de los ideas estéticas en España, II, Madrid 1884, pp. 193202, 207; T. Trepiallo, 7. de S. T. y sus obras, Oviedo 1889: V. Bertran de Heredia, La enseñanza de suuta Tomas en la Universidad de Alcalá, in La ciencia tomista, 12 (1916, 11), p. 267 sgg.; J. M. Ramirez, s. v. in DThC, VIII, coll. 803-808; B. Lavaud, 7. de S. T., in La vie spirituelle, 14 (1926), pp. 387-415; cf. prefazione al Curios theologicus (vita. opere, antiche biografie ed altri documenti), Parigi 1931, pp. 111 -scili; E. Sauros, La divina y la natural en la teologia scelsa 7. de S. T., in La ciencia tomista, 69 (1945), pp. 21-27 (tutto questo ion o de La ciencia tomista contiene articoli su punti particolari della dottrina di G. di S. T.); M. Garcia Fernández, La sucia como participaciōn de la divina naturaleza en 7. de S. T. y lugar que a éste corresponde en la tradición tomista, ibid., 70 (1926), pp. 209-20.
Alfonso D'Amato
GIOVANNI di Schoonhoven. - Teologo mistico, n. nel villaggio di Schoonhoven (Gouda, Paesi Bassi) ca. il 1335, m. a Groenendaal il 22 genn. 1432. Studiò dal 1370 al 1374 all'Università di Parigi. Verso il 1377-78 entrò tra i Canonici Regolari di S. Agostino a Groenendaal. Nominato priore verso il 1410 , restò in tale carica probabilmente fino alla morte.
Prese parte attiva ai vari mutamenti nello statuto della sua Congregazione, conclusisi con l'affiliazione al Capitolo di Windesheim (1412). Data la stima di cui godeva presso i suoi confratelli, fu incaricato del sermone capitolare a Windesheim. Il gran numero dei monoscritti e delle sue varie opere e l'influenza che esercitò su molti scrittori testimoniano altamente in suo favore. Il suo stile è limpido, chiaro, ma impersonale, astratto, convenzionale, sovraccarico di citazioni e di allusioni bibliche e potristiche. Pieno di buon senso, G. tende alla pratica e all'ascesi ben fondata e al riparo da qualunque illusione. I suoi trattati espongono i principi di una spiritualità assai vicina a quella della Devotio moderna e dell'imitazione di Cristo. L'ascesi di G. è del tutto tradizionale, un po' rudimentale, un po' oscuro, tutto impregnato di spirito d'abnegazione e di disprezzo, come indica il titolo di una delle sue opere, De contemptu mundi, in cui tutto ricorda stranamente l'imitazione. La Vita di Ruysbroek, scritta certamente da G., sarebbe perduta se non fosse stata ripresa quasi per intero da Pomezio. La controversia di G. contro Gerson, che attaccò così malauguratamente Ruysbroek, è certamente un titolo alla riconoscenza. I ricenti studi del Combes, benché forse contro la prima intenzione dell'autore, dànno ragione a Ruysbroek e al suo primo apologista.
Bibl.: W. de Vreese, s. v. in Biographie nationale, XXI, pp. 883-903; J. Huyben, 7an von Schoonhoven, in Ons Geestelijk Erf. 6 (1932), pp. 282-303; A. Combes, Essai sur la critique de Ruysbroech par Gerson, I, 1942; II, 1948; W. de Roy, in OnGeestelijk Erf, nuova serie, 1 (1945), pp. 151-207. Alberto Ampe
GIOVANNI di ScITOPOLI. - Vescovo del sec. vi. Il primo commentatore delle opere pseudo-areopagitiche. Scrisse verso il 530 contro Severo d'Antiochia ed un'altra opera contro Eutiche e Dioscuro, secondo la testimonianza di Fozio (Bibl., cod. 95; PG, 103, col. 340 sgg.).
Bibl.: Su G. di Scitopoli v. Fr. Laofs, Leontius von Byzanz., Lipsia 1887, p. 269 sg.; U. v. Balthasar, Das Scholicnzcrch des
## Page 379

A sinistra: S. GIOVANNI BATTISTA ADDITA GESU AI DISCEPOLI: Ecce Agnus Dei - Chicago, Art Institute, collezi-ne Ryerson. A destra: SALOME RECA LA TESTA DI S. GIOVANNI BATTISTA AD ERODE - Chicago, Art Institute, collezione Ryerson.
## Page 380

(fot. Audereou)
PULPITO DEL DUOMO
## Page 381
Tohannes von Scythopolis, in Scholastik, 5 (1940), p. 16 sE.; Glosse di G. presso Anastasio bibliotecario (non pubblicate), v. A. Sigmund, Die Überlieferung der griech. christl. Literatur in der latein. Kirche, Monaco 1949, p. 191.
Erik Peterson
GIOVANNI lo Scolastico: v. giovanni malalas.
GIOVANNI (Albinelli) da Sestola. - Scrittore spirituale cappuccino della provincia di Bologna, segretario e biografo del p. Giambattista d'Este, già Alfonso III duca di Modena. N. a Sestola (Modena) nel 1582, entrò nell'Ordine il 28 maggio 1600 e m. a Modena il 21 giugno 1646 .
Promosse il culto cucaristico con la diffusione della pratica delle 40 ore e della confraternita detta «dei Sacchi» (1629). Opere principali : Instruttione al ben morire... divisa in tre parti (Innsbruck 1632); Del cappuccino d'Este che fu nel secolo il ser.mo Alfonso III Duca di Modena (Modena 1646). Nella prima tratta della preparazione alla morte; espone il modo di assistere i moribondi e i condannati a morte; propone gli esercizi spirituali più necessari ad ogni cristiano che desidera vivere e morire in grazia di Dio e necessari ai sacerdoti che visitano gli infermi. Nella seconda opera esalta le virtù del duca cappuccino lasciandosi alquanto trasportare dall'affetto personale.
Bibl.: Bernardo da Bologna, Bibl. script. Cap., Venezia 1747, p. 1371 G. Truboschi, Bibl. modenese, V, Modena 1784, p. 74; Gutbherr da Brinbren, I Cappuccini e la controvifarma, Faenza 1930, p. 417; Donato da S. Giov. in Perriceto, Bibl. dei FF. MM. Cappuccini della prov. di Bologna, Budrio 1940, pp. $226-27$.
Felice da Mareto
GIOVANNI di Siviglia (Johannes Hispalensis). Astronomo e matematico cristiano, fiorito nell'Andalusia nella prima metà del sec. XII e spesso confuso con Giovanni Ibn Dâwûd (v.).
Oltre a traduzioni di opere astrologiche di Albumasar e di Alfergani, è autore di un Epitome totius astrologiae del 1142 e del Liber alghorismi de practica arismetricae.
Bibl.: G. Sarton, Introd. to the history of science, Baltimore 1931, p. 170 sgg.; M. A. Alonso, Notas sobre los traductores teledanos, in al-Andalus, 8 (1943), pp. 163-68. Bruno Nardi
GIOVANNI di Sterngassen. - Teologo e mistico domenicano, m. nella prima metà del sec. xiv.
Si trova del 1310 al 1316 a Strasburgo, nell'ultimo anno in qualità di priore. Nel 1320 è lettore, che vuol dire «reggente», nello studio generale a Colonia. Contro M. Grabmann, che non collega la presenza d'un fra' Giovanni, capo dello studio coloniese nel 1333, con G. di S., G. Löhe inclina all'identificazione di questo fra' Giovanni appunto con lo Sterngassen. Benché contemporaneo di Eckart, G. di S. non lo segue nella dottrina, ma rimane attaccato a s. Tommaso, tranne in qualche sentenza.
Di G. esistono frammenti di prediche e di sentenze (Spedche) in tedesco, pubblicati da Pfeiffer e Wackernagel.
Il Grabmann scoperse di G. un commento sui 4 ll. delle Sentenze, conservato in due codici, cioè cod. 102 dei Cistercensi di Lilienfeld in Austria e cod. Vat. lat. 1092, ambedue dell'inizio del sec. xiv. Il Grabmann individuò pure nel cod. 2165 della Hofbibliothek di Vienna una quaestio quodlibetalis dello Sterngassen sull'argomento "utrum et angeli vel plures sint eiusdem speciei» e che viene risolta nel senso di s. Tommaso che gli angeli si distinguono specificamente gli uni dagli altri.
Il commento di G. sulle Sentenze non è una parafrasi letterale, ma una collezione di questioni poste in occasione del testo del Lombardo. G. espone e penetra le sue questioni teologiche con spirito speculativo originale, benché sostanzialmente fedela alla dottrina di s. Tommaso, il doctor noster. Quando G. si distacca dall'Aquinate, il manoscritto lo nota al margine: "opinio haec contra Thomam». Nella questione «utrum in cessaturis differat esse ab essentia» G. non determina secondo s. Tommaso, ma segue Enrico di Gand.
Bibl.: Quéif-Echard, I, p. 700; M. Grabmann, Neu aufgefundene lateinische Werke deutscher Mystiker (Sitz. Ber. d. Bayr. Akad. d. Wissenschaften, Philos.-philol. u. hist. Klasse,
30. - Enciclopedia Cattolica. - VI.
Jahrg. 1901), Monaco 1922, pp. 7-34; E. Krebs, s. v. in Verfasserlexikon, II, coll. 635-36; G. Löhr, Die Kölner Dominikanerschale vom 14. bis zum 16. Jahrh., Friburgo 1946, pp. 38-30.
Angelo Walz
GIOVANNI, abate di Strumí. - M. il 20 sett. 1168 l'antipapa imperiale Pasquale III, durante la lotta tra Federico Barbarossa e Alessandro III, dai circoli tedeschi si volle la continuazione dello schema e fu nominato l'abate G. di S., che assunse il nome di Callisto III.
Subito dopo, l'Imperatore effettuò la sua quinta discesa in Italia. Seguirono la vittoria della Lega lombarda a Legnano e la pace di Venezia (1177). L'antipapa, che aveva menato vita grama con la sua piccola corte, senza essere nulla di più che una pedina nel giuoco del Barbarossa, vi fu dichiarato deposto; tentò di resistere, ma le stesse armi imperiali gli si volsero contro e, assediato in Viterbo da Cristiano di Magonza, fu obbligato a sottomettersi pubblicamente ad Alessandro in Tuscolo, sul finire dell'ag. 1178. Dovette alla benignità del Pontefice di poter chiudere la vita come governatore a Benevento.
Bibl.: I. M. Watterich, Pontificum Romanorum Vitae, II, Lipsia 1862, p. 377 sgg.; H. Reuter, Gesch. Alexanders d. Dritten u. d. Kirche seiner Zeit, $2^{4}$ ed., Lipsia 1860-64, v. indice; F. Gregorovius, Storia della città di Roma nel medioevo, II, 14 ed., Roma 1900, p. 578 sgg.
Pier Fausto Palumbo
GIOVANNI di Tellà (bar Körsös). - Scrittore monofisita (483-538). Si fece monaco dopo essere stato soldato. Consacrato vescovo di Tellà nel 519, fu uno dei più zelanti propagatori del monofisismo severiano in Siria. G. rappresentò i monofisiti nel 533 a Costantinopoli nelle discussioni dogmatiche sotto l'imperatore Giustiniano. Tornato in patria, dovette nascondersi, ma fu arrestato, deportato ad Antiochia ed ucciso. Rimane di lui una collezione di canoni concernenti specialmente l'Eucaristia, che ha grande interesse per la storia della liturgia. La sua vita fu scritta da uno dei suoi compagni di nome Elia e da Giovanni di Asia.
Bibl.: C. Kuberczyk, Canones Joannis bar Cursus, Tellae Mauslatae episcopi, Lipsia 1901; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 174; J. R. Chabot, Littérature syriaque, Parigi 1934, pp. 70-71.
Gugliemo de Vries
GIOVANNI Teristi ( $\vartheta \varepsilon \rho \iota \sigma \tau \dot{\varepsilon} \varsigma$ " mietitore»), santo. - Monaco basiliano del sec. XI, n. a Palermo da Calieta, deportata dai Saraceni da Stilo, mentre suo padre era stato ucciso sul posto. In età adulta passò in Calabria, dove ricevette il Battesimo e fu avviato ai rigori dell'ascetismo monastico greco sotto la guida dei bb. Ambrogio e Nicolò presso un monastero di Stilo, che poi fu intitolato al suo nome e divenne uno dei più celebri della Calabria. La sua virtù e i suoi rigori ascetici furono paragonati a quelli di s. Giovanni Battista.
L'abate, per umiliarlo, lo mise a mietere con i coloni, donde il suo appellativo di Teristi. La data di morte è fissata dai Bollandisti al 1127. Ma è inaccettabile, perché in un diploma del 1110 il conte Ruggero fa delle donazioni al «tempio del nostro s. p. Giovanni», Per di più, nel cod. Vat. lat. 2008 si conserva un inno in suo onore composto da s. Bartolomeo di Rossano, che morì ca. nel 1050. Evidentemente bisogna anticipare la data dei Bollandisti di poco meno di un secolo.
Bibl.: La vita si trova nel cod. II, E, 11 (ff. 185-200) della Bibl. naz. di Palermo e nel cod. gr. 325 di Parigi. Ne fece una trad. latina il conventuale Stefano Bardano da Stilo nel 1624 per gli Acta SS. Februarii, pp. 481-83 ( $3^{4}$ ed., pp. 485-88); A. Agresso, Vita di s. G. Teristi, Roma 1653, 34 ed., ivi 1677; O. Gestani, Vitae in. Siculorum, Palermo 1637, pp. 107-109; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 50-57; D. Martire, La Calabria sacra e profana, I, Cosenza 1877, pp. 178-88.
Francesco Russo
GIOVANNI Teutonico. - E il nome con cui è conosciuto G. Zemecke, Canonista, studiò a Bo-
## Page 382
logna, dove poi insegnò, e fu quindi prevosto in Halberstadt, dove m. il 25 apr. 1245 o 1246.
Scrisse la glossa al Decreto di Grasiano che fu poi rielaborata da Bartolomeo da Brescia (1258) e considerata come glossa ordinarir. L'opera del T., composta a Bologna, fu un magnifico prontuario per le scuole e i tribunali, in cui erano utilizzati i glossatori precedenti ed espressa la dottrina che era allora più comunemente ammessa. Compose pure un Apparatus in Compilationem IV.
BibL.: F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts, I, Stoccarda 1875, pp. 172-75; St. Kuttner, 2 T., das 4. Lateranbancil und die Compilatio IV, in Miscellanea Mercati, V (Studi e testi, 125), Roma 1946, pp. 608634.
Cosimo Petino
GIOVANNI (Bernardo) dei Tolomei, beato. Fondatore della Congregazione di S. Maria del Monte Oliveto, n. a Siena il ro maggio 1272, dalla nobile famiglia dei Tolomei, m. ivi il 20 ag. 1348. Laureatosi in diritto, esercitò parecchie cariche municipali, tra cui quella di podestà, nella sua città natalc; ma nel 1313 si ritirò con due suoi compagni, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, ad Accona (Chiusi) dove condusse vita eremitica, senza seguire alcuna Regola particolare.
L'accorrere di altri compagni destò sospetti e G. dovette rendere ragione della sua istituzione al papa Giovanni XXII, ad Avignone, e scegliersi d'accordo con il vescovo di Arezzo una Regola di quelle già esistenti. Scelse la Regola benedettina, ma volle l'abito bianco, invece del nero, e apportò varie austerità per maggior esercizio di penitenza. Costruito il monastero, ebbe dal vescovo la carta di fondazione e di esenzione nel 1319 , e ne fu superiore fino alla morte. Alla professione religiosa prese il nome di Bernardo, per devozione al santo dottore mariano. La peste del 1348 la portò a Siena con i suoi monaci a servire gli appestati; ma presto, colpito dal male, dovette soccombere, seguito poi da altri 50 monaci. Il culto verso di lui fu confermato da Innocenzo X nel 1644, e il suo nome inserito nel Martirologio romano da Innocenzo XI il 6 maggio 1689. Festa il 21 ag.
BibL.: Acta SS. Augusti, IV, Parigi 1867, pp. 464-87; B. M. Maréchal, Vie du bimb. B. Tolomei, ivi 1888 (trad. it., Rovigo 1948); P. M. Lugano, Spicilegium Montolivetense: I, Ant. Bergensis Chronica Montis Oliveti (1313-1450), Firenze 1901; II, Origine e primordi dell'Ordine di Montoliveto, ivi 1903; id., Il primo corpo di costituzioni monastiche per l'Ordine montolivetano, Roma 1911; id., Siena, la famiglia Tolomei e i primi anni del Fondatore di Montoliveto, in Riv. stor. bened., 8 (1913), pp. 16-28; id., La causa di canonizzazione del b. B. Tolomei, ibid., 17 (1926), pp. 204-59; id., Italia benedettina, Roma 1929, pp. 519-93.
Celestino Testore
GIOVANNI da Triora, beato, martire: v. LanTRUA, GIOVANNI da TRIORA.
GIOVANNI da Udine. - Pittore ed architetto, n. ad Udine il 27 ott. 1487 dalla famiglia dei Ricamatori, m. a Roma nel 1564.
Allievo dapprima di Giovanni Martini da Udine, fu poi a Roma nella bottega di Raffaello, per il quale dipinse il piccolo organo e gli strumenti musicali che appaiono nel quadro della $S$. Cecilia (1516). G. da U. ebbe fama specialmente per le "grettesche" che egli rielaborò, sempre per Raffaello, sugli antichi esempi romani, nelle Logge Vaticane (1517-19). In questo genere di arte fu attivo anche a Villa Madama, ove fece anche piccoli riquadri in stucco con Storie di Polifemo, a Palazzo Vecchio a Firenze e alla Farnesina a Roma. Tornato a Udine stabilmente verso il 1539 , si dedicò in particolare all'architettura e nel 1552 vi venne nominato architetto generale per tutti i lavori pubblici. A Roma ritornò però nel 1560 , per attendere ancora a decorare le Logge Vaticane, e a Roma restò fino alla morte. Va considerato tra i migliori allievi di Raffaello.
BibL.: A. Battistella, G. da U. nella sua vita privata, Venezia 1923, in Atti del R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, LXXXII, 1922-23, pp. 523-48; id., Ancora qualche cosa sulla famiglia e sulla vita di G. da U., Udine 1927. Gilberto Ronci
GIOVANNI Zapolya, re d'Ungheria. - Figlio del conte palatino Stefano Zapolya, n. nel 1487. Le
tradizioni famigliari e la grande potenza degli avi gli diedero modo di emergere ancora giovane nelle lotte civili d'Ungheria, specialmente dopo la morte di re Ladislao II nel 1516.
Dopo la battaglia di Mohacs con i Turchi in cui perj il re Luigi II, lo Zapolya fu eletto re ed incoronato (ro nov. 1526) da una Dieta di fedeli a Tokay mentre un'altra Assemblea a Amburgo riconosceva re Ferdinando d'Azburgo, fratello dell'imperatore Carlo V, che aveva sposato Anna, sorella ed erede di Luigi II. Tra i due rivali ora vi fu guerra aperta. La Zapolya, ripetutamente sconfitto, inaugurò la politica degli Ungheresi diretta o cercare protezione nel sultano turco. Questi suoi rapporti gli procurarono la scomunica da parte della Chiesa, senza dargli modo di resistere alle forze superiori dell'avversario. Nel 1538 fece con Ferdinando la pace di Varadino, ma subito la violò e m. nel 1540 in mezzo alle armi. Gli Ungheresi lo ricordano come rappresentante ultimo della tradizione nazionale in contrapposizione alla casa asburgica.
BibL.: L. Szalay, Geschichte Ungaren, Budapest 1870-75; S. Domanovsky, Geschichte Ungarss, Monaco 1923; F. Eckhart, Introduction d'Histoire hongroise, Parigi 1928.
Francesco Cognasso
GIOVANNI, vescovo di Velletri: v. benedetto x, ANTIPAPA.
GIOVANNI da Vercelli, beato. - N. all'inizio del sec. xili a Mosso S. Maria (prov. di Vercelli), m. a Montpellier il 30 nov. 1283. Fu maestro di diritto canonico a Parigi, dove aveva studiato, poi a Vercelli. Nel 1229, spinto dalla predicazione del b. Giordano di Sassonia, entrò nell'Ordine domenicano.
Nel convento di Vercelli, di cui fu fondatore, insegnò teologia per vari anni e dal 1245 al 1257 fu superiore; indi, eletto ministro provinciale di Lombardia, cominciò ad essere noto ai papi stessi, che ripetutamente lo designarono quale inquisitore contro le cresse serpeggiani in quelle regioni. Nel Capitolo generale di Parigi del 1264, G. fu eletto maestro generale del suo Ordine, ufficio che tenne fino alla morte. Da questo momento tutta la sua vita fu assorbita dalle cure dell'Ordine, per il cui incremento lavorò indefessamente, visitando personalmente quasi tutti i conventi, specialmente di Francia, Italia e Ungheria. Conobbe e venerò profondamente s. Tommaso d'Aquino, di cui sostenne la dottrina nel Capitolo di Parigi ( 1279 ) contro le opposizioni sorte entro e fuori dell'Ordine. Nicolò III lo nominò nel 1278 patriarca di Gerusalemme, ma G. ricusò tale onore. Il suo culto fu approvato nel 1903.
BibL.: G. P. Mothon, Vita del b. G. da V., Vercelli 1903, Roma 1904; M. Waresquiel, Le b. Jean de Verceil, Bar-le-Duc 1903 (cf. Analecta Bollandiana, 25 [1904], pp. 114-17); D. A. Morfier, Histoire des maîtres généraux de l'Ordre des Prêves Prêcheurs, II, Parigi 1905, pp. 1-170; A. Wals, Compendium bistoriae Ordinis Praedicatorum, $2^{\text {a }}$ ed., Roma 1948, pp. 41-43 e passim (v. indice).
Stanislao Majorelli
GIOVANNI della Vebna (di Fermo), beato. Predicatore dei Frati Minori, n. a Fermo nel 1259. Fin da fanciullo fu amante della solitudine e della penitenza. A 13 anni entrò nel Frati Minori; dopo la professione, da s. Bonaventura fu mandato sulla Verna. Da quel momento la sua vita fu un seguito di estasi e di rapimenti. Per tre mesi godé della presenza abituale del suo Angelo custode. Ebbe il dono della profezia, della penetrazione dei cuori e della scienza infusa. Evangelizzò molte città della Toscana e più volte predicò dinanzi al Papa, cardinali e principi. Compose il prefazio Qui venerandum della Messa di s. Francesco. M. sulla Verna il 10 ag. 1322. Nel 1880 Leone XIII ne approvò il culto ab immensirabili.
BibL.: Analecta Franc., III, Quaracchi 1817, pp. 286 e 439-47; IV, ivi 1906, pp 254-60, 281, 283, 513, 518, 519; Wadding. Annales, I-IX e XIV, passim; Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 453-74; Aureola Serafica, III, pp. 155-59; P. E. da
## Page 383
Chitignano, Vita del b. G. della V., Prato 1883; L. Oliger, Il b. G. della V. (1239-1322), Arezzo 1913; Archiv. Franc. hist., 2 (1909), p. 634 e 638.
Felice da Mareto
GIOVANNI di Vesalia (Johann von Wesel). Teologo, il cui vero nome era Johann Rucherath o Richerath, n. ad Oberwesel sugli inizi del sec. XV, m. a Magonza nel 148 I. Non si sa nulla della sua prima giovinezza, cominciandosi ad avere notizie certe di lui solo dal 1440 , anno in cui fece il suo ingresso nell'Università di Erfurt, ivi nel 1445 conseguì il grado di magister artium, addottorandosi poi in teologia il 15 nov. 1456; ivi insegnò anche per qualche anno, finché si recò a Worms nel 1460 come canonico. Fu professore di teologia anche a Basilea, ma tornò presto a Worms ( 1463 ) come predicatore della Cattedrale, ufficio che conservò fino al 1477 , allorché fu deposto dal vescovo Reinhard von Sickingen a causa dello scandalo suscitato dalle sue prediche, rivolte soprattutto contro la Chiesa di Roma.
Poco dopo tuttavia ottenne un uguale incarico nella cattedrale di Magonza, ove era stato chiamato dall'arcivescovo Diether von Isemburg. Qui strinse relazioni con un hussite boemo, un tal Nicola, per il quale scrisse il trattato Super modo obligatissin legum humanarum ad quendam Nicolaum de Bohemio, destinato agli hussiti. Citato perciò davanti a un tribunale di teologi delle Università di Colonia e di Heidelberg, ritratrò i suoi errori (21 febbr. 1479), ma fu tuttavia rinchiuso a vita nel convento degli Agostiniani in Magonza. Gli errori di G. di V. sulla Chiesa, da lui considerata come società invisibile (quam nemo sciat uisi Deus), sulle indulgenze, sulla predestinazione, sul culto dei santi, sulla transustanziazione sono pressappoco corrispondenti a quelli sostenuti da Giovanni Hus (v.).
Gli scritti di G. di V., in parte ancora inediti, sono: Adversus indulgentius disputatio (ed. Ch. W. F. Walch, in Monumenta medii aevi, II, 1, Gottinga 1757, pp. 111156), diretto contro l'indulgenza papale per l'anno giubilare 1450; Opusculum de auctoritate, officio et potestate postarum ecclesiasticorum (ed. Walch, op. cit., II, II, p. 142 sgg.), in cui denunziò i difetti sia dell'alto che del basso clero; De potestate ecclesiastica; De indulgentiis e De inimio, oggi perduti. Di dubbia appartenenza, infine, sono i due trattati De processione Spiritus Sancti e De peccato mortali.
Bibl.: G. Clemen, Über Leben und Schriften Johanns von Wesel, in Deutsche Zeitschrift für Geschichtswissenschaft, nuova serie, 2 (1897), pp. 143-73; N. Paulus, Über Leben und Schriften Johanns von Wesel, in Der Katholik, I (1898), pp. 44-57; id., Johann von Wesel über Dressucronent und Ablass, in Zeitschrift für katholische Theologie, 24 (1900), pp. 644-56; O. Clemen, Wesel, Johann von, in Realencyst. für protest. Theol. u. Kirche, XXI, pp. 127-31. Niccolò Del Re
GIOVANNI bar Zô'nī. - Nestoriano, monaco a Bēt Qōqā nel sec. XIII. La sua opera principale è una grammatica della lingua siriaca, che segna l'apogeo degli studi grammaticali presso i nestoriani.
G. scrisse pure delle opere teologiche e filosofiche in forma metrica; cosi una spiegazione della dottrina nestoriana, un commentario della liturgia eucaristica e una poesia + sui quattro problemi della filosofia $*$.
Bibl.: A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 310 sg.; J. B. Chabot, Littérature syriaque, Parigi 1934, p. 129; W. de Vries, Die + Erklärung der gütlichen Geheimnisse + des Nestorianers 'Johannan Bar Zō'ni (13. Jahrh.), in Or. Chr. periodica, 9 (1943), pp., 188-203. Guglielmo de Vries
GIOVANNI ALBERTO, re di Polonix. - Figlio terzogenito di Casimiro IV re di Polonia (n. nel 1459) contese nel 1490 con il fratello maggiore Ladislao re di Boemia per la corona di Ungheria alla quale ambedue erano stati chiamati da opposti partiti. Sconfitto e respinto, si consolò ottenendo alla morte del padre (1492) la corona di Polonia. Presso di lui ebbe allora grande influsso il fiorentino Filippo Buo-
naccorsi (Callimachus Esperiens), prima suo precettore ed ora suo segretario.
Famoso è il programma politico da Callimaco redatto per il Re (Consilium Callimachi), ispirato a concetti che si direbbero machiavellici. Per consiglio di Callimaco, G. A. si riconcilis con il fratello Ladislao stabilendo una corcorde politica interna ed estera (accordi di Buda 1492 e di Lewocra 1494).
Per attuare il piano di trapiantare in Valacchia l'Ordine teutonico facendosi cedere la Prussia, G. A. nel 1493 avanzò in Moldavia per togliere ai Turchi i porti di Icilja e di Bialogrod sul Mar Nero e sottomettere l'aspadar Stefano. La spedizione finì con la distruzione dell'esercito polacco presso Cernovitza e cosi si chiusero le ambizioni polacche verso il Mar Nero. Il programma assolutista nella politica interna crollò già nel 1496 alla Dieta di Piotrkow in cui G. A., pur appoggiandosi alla szlachta (nobiltà rurale), dovette cedere ai magnati a danno della Corona e della borghesia cittadina. Il re G. A. m. il 17 giugno 1501.
Bibl.: Z. Kniazoluchi, Yohann I. Albrecht, König von Polen, Lipnia 1873; I. Rukkowski, Histoire économique de la Pologne avant les perrages, Parigi 1912; E. Zivier, Neuere Geschichte Polens, Gotha 1915; G. Agosti, Un palitico italiano alla corte polacca nel sec. XV, Torino 1939. Francesco Cognasso
GIOVANNI ANTONIO da Montecuccolo: v. Cavazzi, giovanni antonio da montecuccolo.
GIOVANNI BATTISTA della Concezione, beato. - N. in Almodovar del Campo (Spagna) il ro ag. 1561. Nel 1581 entrò nell'Ordine della S.ma Trinità. Terminato lo studio della teologia ( 1585 ) ad Alcalà de Henares e ordinato sacerdote, si dedicò alla predicazione fino al 1596 , anno in cui fu nominato superiore del convento di Valdepeñas. I suoi sforzi per stabilire una riforma con la più stretta osservanza s'infransero davanti alla tenace resistenza che incontrò. Decise perciò di andare a Roma dove giunse, dopo un viaggio avventuroso, il 21 marzo 1598. Le difficoltà incontrate differirono fino al 20 ag. 1599 la bolla pontificia di approvazione della riforma del Trinitari Scalzi.
Il 19 marzo 1600 entrarono i nuovi religiosi nel Convento di Valdepeñas, dove sotto la direzione dello stesso Beato si diede inizio alla riforma, la quale alla morte del riformatore, avvenuta in Cordova il 13 febbr. 1613, contava 17 conventi di religiosi e uno di monache scalze. Il Beato lasciò vari volumi manoscritti pubblicati a Roma nel 1830 in una edizione molto difettosa. Vi tratta della storia della sua riforma, ma soprattutto di problemi mistico-ascetici (tra l'altro di esperienze straordinarie che egli stesso provò). Fu beatificato da Pio VII il 26 sett. 1819. Festa il 14 febbr.
Bial.: La prima vita usci nella parte $1^{2}$ della Cronaca dei Trinitari Scalzi (Madrid 1652, pp. 3-184), del p. Diego della Madre di Dio. A questa segul quella del p. Giuseppe di Gesù e Maria (ivi 1676), la migliore finora in confronto di quelle pub. blicate posteriormente. Cf. inoltre la vita scritta da Ferdinando di S. Luigi (Roma 1819), il Diccionario de escritores irinitarios de España y Portugal, I, Roma 1898, pp. 182-92 e J. Baudot-Chaussin, Vies des saints et des bienheurenx, II, Parigi 1936, p. 337 sg.
Nicola dell'Assunta
GIOVANNI BATTISTA de Luca, beato. - Celestino, n. a Guardiagrele, m. nel monastero di S. Onofrio in Campli l'a. 1590. Nel 1570 fu nominato priore di S. Pietro a Majella in Napoli, dove trascorse la maggior parte della sua vita monastica. Caritatevole e generoso verso poveri e afflitti fu molto amato dai Napoletani.
Fu amico e consigliere anche di Giovanni d'Austria, al quale donò un'immagine della Madonna del titolo Succurre miserie, che il capitano portò con sé alla battaglia di Lepanto : in segno di gratitudine, dopo la vittoria, 400 suoi soldati deposero i loro elmi nella cappella della Vergine.
## Page 384

(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
Gioyanni Battista de la Salle, santo - Ritratto eseguito a Rouen da Pierre Leger (1734) - Roma, Casa generalista dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
Nel 1585 divenne priore di Guardiagrele, ma ben presto tornò fra i Napoletani, che però questa volta gli riservarono profonde sofferenze a causa di calunnie sparse sul suo conto. Cio che spinse i superiori ad allontanarlo di nuovo da Napoli per affidargli la direzione del monastero di S. Onofrio in Campli, dimostrando anche qui particolari doti di prudenza e di carità. Sopportò con esemplare umiltà i calunniosi attacchi dei suoi nemici che perdonò generosamente.
Bibl.: G. Aurélien, Vie admirable de st Pierre Célestin, Bar-le-Duc 1873, pp. 208-11; A. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, Matten 1933, pp. 248 e 250. Ambrogio Mancone
GIOVANNI BATTISTA de LA SALLE, santo. - N. da una famiglia di magistrati, il 30 apr. 1651 , a Reims, m. a Rouen il 7 apr. 1719, la sua giovinezza si svolse nel clima sereno e onorevole della sua società. Frequentò a Parigi la Sorbona e il Seminario di S. Sulpizio; fu ordinato prete nell'apr. 1678. Nella città natale, nell'ag. 1678, riprende e difende l'opera del can. Roland: insiste perché la comunità delle Suore del Bambin Gesù sia riconosciuta come Congregazione femminile senza voti solenni (l'arcivescovo ne ottenne le lettere patenti nell'apr. 1679, ma non mise il Santo a capo della comunità) : questa sua prima prova denota la sua abilità di organizzatore, che seppe mostrare più chiaramente nell'educazione della gioventù.
La prima scuola dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane può essere considerata quella aperta nell'apr. 1679 a Reims nel quartiere di S. Maurizio. L'esempio (anche se il Santo si ritirò presto) dette i suoi frutti: la pia signora Lévêque de Croyère chiamò il Santo, offrendogli una rendita annua per mantenere due maestri e fondare una nuova scuola nel quartiere di S. Giacomo; nella sua umiltà il Santo volle lasciare l'incombenza dell'educazione ad Adriano Nyel, ma dovette ritornare alla sua fatica di educatore per le deboli qualità organizzative del Nyel. Il 24 giugno 1682 nasce l'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; la diffusione dell'Istituto è subito
amplissima, nei paesi vicini, a Parigi, a Chartres, in tutta la Francia, in Europa, e l'attività del Santo si fonde nella stessa storia dell'Istituto.
Dure opposizioni non mancarono all'opera di G. B. de La S. (specie da parte dei maestri calligrafi che riuscirono a Chartres a far accettare dall'Istituto solo gli alunni i cui genitori fossero iscritti nell'albo di povertà, e da parte degli ugonotti e dei giansenisti); ma l'opera mostrò la sua vitalità perché corrispose ad una sentita esigenza del secolo, tutto teso nella ricerca delle scienze sperimentali e tecniche.
Limpido e garbato scrittore, G. B. de La S. ha lasciato vari scritti ascetici e mistici, pervosi da un tono di devozione ai misteri del Cristo di schietto sapore berulliano: Recueil de différeuts petits traités (Avignone 1711); Méditations pour les dimanches de l'année (Rouen s. a.); Méditations pour le temps de la retraite (ivi s. a.; vers. it. di D. Bossi, Il manuale religioso del maestro [Roma 1938]). Fu canonizzato da Leone XIII nel 1900 e da Pio XII proclamato patrono principale di tutti gli insegnanti, che si occupano dei fanciulli e dei giovani (AAS, 42 [1950], pp. 631-32). La festa cade il 15 maggio.
Bibl.: Su G. B. de La S. e il suo Istituto è fondamentale G. Rigault, Histoire générale de l'Institut des Frères des écoles chrétiennes, Parigi 1937 sgg. Sul tipo di spiritualita lasialliana: P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, 6-1d., ivi 1930, p. 387 sgg.; inoltre cf. J. Waltert, Die Erziehungsprincipien von Johann Baptist, d. I. S. Friburgo in Br. 1925; M. Dempsey, John Baptiate de la S. His life and his Institute, Milwaukee 1940; Alberto di Maria, G. B. de la S., Roma 1943; G. Bernoville, St Jean-Baptiste de la S. Jandateur des Frères des écoles chrétiennes, Parigi 1944; J. Hermant, La prière des éducateurs selon st Jean Baptiste de la S., Bruxelles 1944; G. Savino, S. G. B. dello S., Brescia 1948.
Massimo Petrocchi
Pedagogia. - L'opera pedagogica principale del Santo è la Conduite des écoles chrétiennes (Avignone 1720), nella quale espone in tre parti le norme che riguardano gli esercizi della scuola, la disciplina, la formazione del maestro. E il merito straordinario, che gli si riconosce nel campo pedagogico, deriva sia dalle tempestive istituzioni a cui diede vita, sia dai metodi nuovi o rinnovati e perfezionati, che introdusse nell'insegnamento.
Quanto alle istituzioni, gli si devono: 1) le "scuole primarie gratuite", per le quali egli presentò come una "carta", dove tutto il disegno è perfettamente definito e impostato nella sua parte essenziale e nei suoi sviluppi. Cosl egli risolse l'annoso problema delle scuole popolari, che erano cadute molto in basso nella stima universale per il disordine, la mancata selezione dei maestri, l'assenza di ogni metodo e la scarsità delle persone che volessero impegnarsi nella carriera dell'insegnamento. 2) I " seminari per la formazione dei maestri di campagna", una specie di istituto magistrale, il primo di cui si faccia menzione, con annessa una scuola in cui gli studenti facevano il loro tirocinio sotto la guida di un fratello sperimentato. 3) l'"Istituto tecnico" di St-Yvon (Parigi) per soddisfare alla necessità di un insegnamento prevalentemente tecnico e scientifico, che lasciasse a parte il latino e il greco, mentre fino allora era prevalso l'insegnamento classico. 4) Le "scuole professionali", nelle quali preparare ai loro mestieri i futuri commercianti e artigiani. 5) Le "scuole domenicali per adulti", che dovevano soddisfare al desiderio di cultura anche degli operai, i quali durante la settimana erano presi dal loro lavoro.
Quanto ai metodi : 1) mutò radicalmente l'uso, assai prevalso, per cui il fanciullo imparava a leggere le prime nozioni delle varie materie per mezzo della lingua latina; ciò doveva cessare, perché le prime nozioni andavano insegnate e apprese nella lingua materna più facile, più comprensibile e più compresa. Perciò egli detto in francese i suoi sillabari, i catechismi, i manuali di grammatica, di aritmetica, di galateo, di religione. Per quei tempi il gesto, ora cosi naturale e comprensibile, seppe di audacia rivoluzionaria. 2) All'uso, ancora in voga, dell'insegnamento individuale, per cui si mirava a istruire ciascun allievo a parte, pur mantenendoli tutti insieme nella
## Page 385
stessa classe, sostitui il "metodo simultaneo", già adoperato da pedagogisti riformatori : tutti gli alunni di una classe dovevano avere il medesimo libro di testo e seguire la lezione sotto la guida del medesimo insegnante.
Quanto alla formazione dei maestri, il Santo li vuole pieni di entusiasmo e profondamente consci della loro missione; donde deriva lo studio di dedicarsi completamente alla buona riuscita degli alunni; preparando perciò con diligenza ogni lezione e correggendo bene i lavori. Qui sta il segreto della ottima fama, di cui godono gli istituti diretti dai Fratelli delle Scuole Cristiane : possedere uomini, unicamente intenti allo scopo educativo e sempre progredienti nello studio della loro materia. Lo stesso Santo espone le dodici virtù che formano il tipo del perfetto educatore: gravità, silenzio, discrezione, prudenza, saggezza, pazienza, riserbo, bontà, zelo, vigilanza, pietà, generosità.
Finalmente, quanto alla formazione degli alunni, egli esigeva prima di tutto l'istruzione religiosa (ne prescrisse una mezz'ora al giorno); poi la seria disciplina da ottenersi con il prevenire le mancanze e le pigrizie mediante lo spirito di sana emulazione, le promizzioni solenni, i piccoli premi; il metodo repressivo solo è da usare, quando non basta il primo e, anche in questo caso, procedendo gradualmente: avvertimento, riprensione, penso. Naturalmente si dovrà mantenere una piena imparzialità e dimostrare che tutto si fa per il bene del punito.
Per tutti questi motivi il Santo può giustamente considerarsi il grande riformatore della scuola e della disciplina in senso pienamente cattolico.
BibL.: Oltre le biografie, che trattano tutte dell'argomento pedagogico, cf. in particolare: B. Dillinger, Der hl. Yohana Bapttis de la Salle als Pädaeoge, Dijbien in V. 1906; V. P. Paltram, Pädaeogib des hl. Yohana Bapttis de la Salle und der christl. Schallbrider, Friburgo in Br. 1911; V'cre Messimin, Les écoles normales de st Jean Baptiste de la Salle, Bruxelles-Namur 1922; Fratel Isidoro, Un precursure nel campo delle istituzioni scolastiche, nei metodi didattici ed educativi, Milano 1926; V. Laudet, L'institutcur des instituteurs, st Jean-Baptiste de la Salle, Parigi 1929; G. Savino, S. G. B. de La S. L'opera e il pensiero pedagogico, Brescia 1944. W. J. Battersby, De La Salle: a pioneer of modern edutution, Londra 1949. Necessariamente da consultare la Ritzita tassitiana, iniziata nel 1934, ricca di studi e di bibl. sull'argomento.
Celestino Testore
GIOVANNI BATTISTA de' ROSSI, santo. N. il 22 febbr. 1698 a Voltaggio (Genova) da Carlo e Francesca Anfossi, m. a Roma il 23 maggio 1764. A dieci anni andò a Genova come paggio della nobile famiglia Scorza, dove, ammirato per la pietà e gl'innocenti costumi da due Cappuccini di passaggio per Roma, venne fatto chiamare alla città eterna da uno zio, provinciale dei medesimi e da un cugino canonico di S. Maria in Cosmedin. Vi arrivò nel 1711 tredicenne e vi rimase oltre cinquantatré anni, non uscendone più se non per breve tempo e in luoghi vicini, come Ariccia, Albano, Civita Castellana, Tivoli.
Preso alloggio dal cugino d. Lorenzo, frequentò le scuole del Collegio Romano fondato da Gregorio XIII (Archiginnasio Romano), cui concorrevano allora un gran numero di giovani secolari italiani e stranieri, sicché il Santo poté dire d'essersi ivi incontrato col meglio del mondo cattolico. Seguiti i corsi di umanità e di scienze, ottenendo sempre i primi gradi, si addottorò in filosofia difendendo pubblicamente la tesi con molte lodi. Entrato in Teologia ebbe un forte esaurimento ed i primi attacchi dell'epilessia, da cui fu afflitto durante tutta la vita. L'indebolimento gli venne in seguito ad una indiscreta penitenza nel mangiare e nel bere, che egli aveva intrapresa per correggersi da alcuni mancamenti di lingua, nei quali per il suo carattere gioviale e canzonatore soleva cadere. Tale esperienza gli servì ad ammaestrare gli altri, giacché in seguito raccomandava ai giovani di non fare penitenze eccessive. Nonostante ciò non interruppe gli studi, ma li continuò in modo più facile dai Domenicani di S. Maria sopra Minerva, i quali, spiegando come testo la Somma di s. Tommaso, non esigevano negli uditori la fatica di

Lutr cortzia del fr. Leone di Mariai Giovanni Battista de La Salle, santo - Interno della casa in cui nacque s. G. B. de la Salle a Reino con la caratteristica - tourelle $»$.
prendere appunti scritti. Nel frattempo il Santo proseguiva a frequentare nel Collegio Romano la Congregazione detta della Scaletta, in cui era entrato quattordicenne, in cui aveva l'ufficio di sagrestano, e dove alla scuola del celebre educatore p. Francesco Maria Galluzzi S. I. aveva appreso la devozione a s. Luigi Gonzaga. Il p. Galluzzi l'introdusse nel ristretto dei SS. Apostoli, e divenutone il confessore per oltre vent'anni, lo lanciò nell'apostolato. Ordinato sacerdote il $1^{\circ}$ marzo 1721, G. B. fece nello stesso giorno il voto di non chiedere mai alcun benefizio ecclesiastico e di non accettarlo, salvo che gli fosse stato imposto per ubbidienza, e si iscrisse al ristretto dei sacerdoti che era nell'Oratorio del Caravita, cominciando d'allora una vita tutta dedita al ministero sacerdotale, dedicandosi all'educazione spirituale dei poveri, a S. Dorotea presso Ponte Sisto, a Palazzo Chigi, a S. Galla, a Ripa Grande, visitando gl'infermi negli ospedali, predicando missioni al popolo. A 39 anni di età fu fatto canonico di S. Maria in Cosmedin, al posto dello zio defunto, e tosto vendette e donò ai poveri ed alle opere pie tutta l'eredità che ne aveva avuta, passando ad abitare alla Trinità dei Pellegrini. Ivi chiuse i suoi giorni, dopo violenti attacchi epilettici. Fu confessore e consigliere fra i più quotati del clero romano. Apprezzava e raccomandava come uno dei più importanti il ministero delle confessioni; negli ultimi suoi vent'anni dedicava ogni giorno da quattro a cinque ore, e talvolta undici e dodici, a tale ministero. I processi ordinari di beatificazione furono iniziati nel 1781 sotto Pio VI, fu beatificato da Pio IX nel 1860 e canonizzato l'8 dic. 1881 da Leone XIII. Festa il 23 maggio.
BibL.: G. M. Toietti, Vita del serco di Dio G. B. de R., Roma 1768; M. Tavani, Vita del b. G. B. de R., ivi 1867; [H. M. Cormier), Un ami du peuple. St Jean-Baptiste de R., ivi 1901; J. Boudou-J. Chaussin, Vies des saints et des bienheureux, V. Parigi 1947, p. 427 sgg.
Arnaldo M. Lanz
GIOVANNI BERCHMANS, santo. - N. a Diest nel Brabante meridionale il 13 marzo 1399, da famiglia distinta decaduta, primo tra cinque figli, m .
## Page 386
a Roma il 13 ag. 1621. La madre Elisabetta van den Hove fu donna pia e segnalata per grandi virtù; il padre, morta la moglie (1617), divenne sacerdote e fu canonico di S. Sulpizio in Diest. G. in casa di d. Pietro Emmerick, premostratense e curato di S. Maria, profittò negli studi, distinguendosi tra i compagni. Proseguiti gli studi alle scuole della Compagnia di Gesù a Malines (1613-15), caro ai professori ed agli alunni per la soavità e modestia dei modi e l'esemplarità di vita, si sentì chiamare a maggior perfczione, e dalla lettura della vita di s. Luigi Gonzaga si decise a seguirne l'esempio, stabilendo con voto d'entrare nella Compagnia di Gesù. Superate le difficoltà dei parenti, entrò nel noviziato di Malines (1616).
Fatti per privata devozione i voti di povertà, castità e ubbidienza (1617), il 25 sett. 1618 li ratificò pubblicamente. Mandato ad Anversa, ebbe la notizia della morte del padre (1618) e la destinazione di proseguire gli studi di filosofia a Roma, ove arrivò l'ultimo di dic. 1618. Emulo di s. Luigi al Collegio Romano, G. spicco tra gli « scolastici * : puntualissimo in tutto, sincerissimo, diligente negli studi e nei suoi doveri, camminò a grandi passi nella via spirituale, seguendo in tutto la comunità e facendo grandissimo conto delle minime cose, superando ogni rispetto umano. Ebbe da Dio il dono dell'orazione e dell'allegrezza spirituale. Consumate le forze, mori, dopo essersi addottorato in filosofia. Il B. fu il terzo degli studenti gesuiti canonizzato. Fu proclamato beato da Pio IX nel 1865 e canonizzato da Leone XIII il 15 genn. 1888. Le reliquie sono conservate a Roma nella chiesa di S. Ignazio, ed il cuore nella chiesa della Facoltà teologica dei Gesuiti a Lovanio. La festa si celebra il 26 nov. E stato proclamato insieme con s. Luigi e s. Stanislao Kostka patrono della gioventù studiosa.

(da T. Severin, Jean B. (1509-1621), Bruxelles 1938) Giovanni Berchmann, santo - Ritratto.

(da F. Giraudi, L'Oratorio di d. Bosco, Torino 1935, sec. f.t.) Giovanni Bosco, santo - Fotografia Schemboche del 1880.
Bibl.: V. Cepari, Vita di s. G. B., Roma 1617 (molteplici ristampa); T. Angelini, S. G. B., ivi 1888; J. M. Cros, St Jean B., Parigi 1894, vers. it. Torino 1921; S. Nachbaur, Der heilige 7. B., Friburgo 1921; H. Delehaye, St Jean B., Parigi 1921; T. Severin, Les écrits de st J. B., Lovanio 1932; K. Schroeters, G. B., Roma 1940.
Arnaldo Lanz
GIOVANNI BOSCO, santo. - N. in una frazione rurale di Castelnuovo d'Asti (oggi Castelnuovo d. Bosco), il 16 ag. 1815 e m. a Torino il 31 genn. 1888. Ordinato sacerdote nel 1841 , completò la preparazione intellettuale al Convitto ecclesiastico torinese, sotto la guida di s. Giuseppe Cafasso e cominciò a dare assistenza morale e religiosa ai giovani poveri, specie agli operai, dimoranti lontano dalla famiglia. Sorse in tal modo fin dal 1841 l'opera degli Oratori festivi. Stabilitosi nel 1846 in località detta Valdocco, con l'aiuto della pubblica beneficenza, il Santo fondò l'Oratorio di S. Francesco di Sales, al quale ben tosto aggiunse un ospizio per studenti e artigiani, che nel giro di qualche anno si trasformò in collegio con scuole classiche e professionali, sino a divenire il centro delle Opere salesiane. Infatti nel 1864 il Santo, grandemente favorito dalla comprensione e benevolenza di Pio IX, dava inizio alla Società di S. Francesco di Sales, che si compone di sacerdoti, chierici e laici ed ha per scopo, oltre la perfezione cristiana dei membri, l'educazione e istruzione della gioventù, specie quella meno abbiente, in oratori festivi e quotidiani, in scuole di arti e mestieri e colonie agricole, in istituti primari e secondari con alunni interni ed esterni, e in case di aspiranti al sacerdozio. La Società Salesiana si dedica inoltre al ministero pastorale, ad attività catechistiche e sociali, e dal 1875 alle missioni tra gl'infedeli. Accanto ad essa, parallela, con il concorso di alcune pie giovani a
## Page 387
capo delle quali stava la b. Maria Mazzarello, il Santo fondò anche l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per l'assistenza e formazione spirituale, domestica e intellettuale delle ragazze del popolo. Aggiunse da ultimo la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, come terz'ordine vivente nel secolo, tanto per l'incremento della vita cristiana, quanto per l'appoggio delle sue istituzioni.
Dopo il primo, aprì altri oratori, ospizi e collegi in Italia, Francia, Spagna, Belgio, Austria, Inghilterra, Argentina, Uruguay, Brasile, Cile ed Equatore; e in morte lasciava 64 case con 863 religiosi professi e 276 novizi. Pubblicò inoltre, specie nei primi tempi dell'apostolato, numerosi scritti a carattere divulgativo miranti alla difesa della dottrina cristiana contro il protestantesimo, e alla sana educazione dei ceti popolari; i più notevoli sono: Storia Ecclesiastica (1845); Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri religiosi (1847); Il cattolico istruito (1853); Storia d'Italia (1856) e Vite dei papi dei primi secoli (1857-65); fondò anche le Letture Cattoliche in fascicoletti mensili, una Biblioteca della Giocentü Itolinus per presentare classici moralmente espurgati, e il Bollettino Salesiano, organo delle sue Opere. Eresse grandi chiese, tra cui il santuario di Maria Ausiliatrice in Torino e la basilica del S. Cuore di Gesù in Roma. Tenne contatti con i più insigni uomini politici del Piemonte e d'Italia, ed ebbe la fiducia di Pio IX e Leone XIII, sicché negli anni difficili, prima e dopo il 1870, poté fare da intermediario sia per la nomina di vescovi come per il Conclave del 1878.
Pio XI, che avvicinò il Santo e gli decretò nel 1929 gli onori della beatificazione e nel 1934 quelli della canonizzazione, salutò in d. Bosco un antesignano della conciliazione tra la S. Sede e l'Italia. Nella storia della spiritualità moderna, il Santo rappresenta il tipo dell'azione apostolica secondo le esigenze dei tempi, avendo cercato e raggiunto la perfezione mediante il lavoro a vantaggio spirituale del prossimo. La sua festa si celebra il 31 genn.
Bibl.: A. Auffray, Un gignote della carild, Torino 1934; G. B. Lemoyne, Vita di s. G. B., ultima ed., ivi 1935; E. Ceria, D. B. nella vita e nelle opere, ivi 1938; id., Annali delle S. S., ivi 1941: id., D. B. con Dio, $2^{2}$ ed., Asti 1947; C. Salotti, Il santo G. S., $2^{2}$ ed., ivi 1942. Parziale autobiografia del Santo : Memoria dell'Oratorio di S. Fr. di Sales, Torino 1946. Luigi Castano
Pedagogia. - G. B. non fu un teorico della pedagogia, come scienza, e, pur non ignorandola, né misconoscendone l'importanza, non si occupò espressamente dei vari problemi speculativi che essa involve, né lasciò dissertazioni o lezioni didattiche sull'argomento; ma, seguendo il suo carattere eminentemente pratico, fatto di amore alla gioventù e di buon senso, accolse il "metodo preventivo" offertogli dalla tradizione, preferendolo al "metodo repressivo", perché più fondato sulla ragione, sulla pietà, e sull'affetto. Però non trascurò nulla per rendersene padrone, per farlo veramente suo, animandolo del suo spirito e della sua esperienza viva e vissuta fin dai primi anni, consultando allo scopo anche opere e persone autorevoli, visitando istituti e informandosi dei loro regolamenti e programmi. Ma neanche a proposito di questo metodo lasciò grandi scritti (soleva dire a chi ne lo interrogava: "Fa come vedi fare d. B. "); ma soltanto alcuni pensieri, molto preziosi per la loro semplicità e praticità, per applicarlo con frutto, con l'aggiunta di alcuni avvertimenti sui castighi, qualora fosse il caso di
usarli. Gli è che più di ogni altra cosa gli stava a cuore l'arte della educazione, e in questa lasciò un'impronta di maestro veramente imperitura.
Il suo pensiero si può riassumere così : nel sistema preventivo il giovane vede nell'atto della persona, che lo previene, una dimostrazione di affetto; non è, infatti, raro il caso che egli commetta delle mancanze proprio perché una persona amica non ha richiamata la sua attenzione sulla gravità di quel determinato procedere; il sistema serve pure ad affiatare gli animi dell'educando e dell'educatore, perché questi dimostra il desiderio della buona riuscita e dell'onore del suo protetto; serve, inoltre, a guadagnare più facilmente il cuore dell'educando, aprendo così la via ad un influsso più grande, e profondo, durevole anche tutta la vita. Per tutto questo si richiede certamente nell'educatore uno zelo vivo e una dedizione piena alla sua missione, perché non deve mai separarsi dall'educando, ma esercitare una vigilanza continua, dolce e non pesante, si, ma oculata, e partecipare a tutta la sua vita, anche alle partite di gioco.
In particolare, poi, G. B. ricorreva a semplici amminicoli, che tuttavia sapevano far presa sugli animi : una parolina all'orecchio di chi lasciava alquanto a desiderare; una bella massima scritta su di un foglietto; un biglietto consegn