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omplessa e addensata e quindi più viscosa. Pertanto sotto al guscio liquido rimase un nucleo di materia solare vergine non degassata e supercompressa.

Nessuna differenziazione generale per gravità o per cristallizzazione frazionata è dunque avvenuta e quindi le masse granitiche attuali si sarebbero formate non per differenziazione del magma primitivo ma per rifusione di sedimenti.

Infatti, sopra il guscio liquido vi era l'atmosfera pregeologica costituita da vapor d'acqua, azoto, scido fluoridrico, cloridrico, carbonico e da cloruri e fluoruri alcalini, il tutto forse a 400 atmosfere di pressione. L'ulteriore abbassamento della temperatura portò alla consolidazione della massa magmatica, mentre per reazioni pneumatolitiche si formarono depositi con silicati acidi e quarzo; sotto il punto critico dell'acqua cominciarono ad agire le soluzioni ricche di acidi che, attaccando il guscio superficiale, determinarono la formazione di sedimenti argillosi e silicei, e sono queste masse ricche di silice formatesi in fase pneumatolitica e poi idrotermale che accumulate dalle acque nelle depressioni e venutesi poi a trovare per affondamento in zone a temperature più elevate sono state rifuse ed hanno dato origine a molti degli attuali graniti.

Dalle indagini sulla atmosfera solare risulta che in essa per ogni cento atomi di silicio vi sono: idrogeno 150.000-300.000 atomi, elio 9000 , ossigeno 5000-10.000, carbonio 1500-3000, azoto 500-1000, fluoro 300-1000, magnesio 100-1000, ferro 84 , sodio 82 , potassio 24 , manganese 7 , nichelio 4.8 , cobalto 2.9 , oromo 2.2 , boro 1 , alluminio 0.5-3, calcio 0.4-1.8, vanadio 0.5 , zinco 0.3 , rame 0.2 , titanio 0.03-0.25, tutti gli altri elementi sono presenti in quantità molto piccola. I principali costituenti della materia solare, esclusi quelli gassosi nelle nostre condizioni di ambiente, si trovano tutti sulla terra, mentre in linea di massima gli elementi costituenti minori del sole lo sono anche sulla litosfera.

Le prime ricerche quantitative basate su numerose analisi di rocce superficiali hanno portato a constatare che solo otto elementi chimici (ossigeno, silicio, alluminio, ferro, calcio, sodio, potassio e magnesio) partecipano alla formazione della crosta superficiale con percentuali in peso superiori all' 1 \% (fra essi l'ossigeno costituisce il 49.5 \% in peso della crosta ed il silicio il 65.5 \% ); quattro elementi (idrogeno, titanio, cloro e fosforo) partecipano con percentuali comprese fra 0.1 e 0.9 \% e solamente altri tredici (manganese, carbonio, solfo, bario,

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cromo, azoto, fluoro, zirconio, stronzio, nichelio, vanadio, zinco, rame) con percentuali fra o.1 e o.01\%. L'enorme maggioranza degli elementi è presente solo in tracce sulla superfice, infatti la somma delle percentuali relative ai citati venticinque elementi porta a 99.96 \%. Se si tiene poi conto del volume che gli atomi (o gli ioni) occupano nei cristalli dei minerali delle rocce si arriva al non atteso risultato che il solo ossigeno occupa il 91.77 \% del volume della litosfera.

Lo studio particolareggiato della distribuzione sul nostro pianeta degli elementi può essere diviso in tre parti: il 1^{°} processo di distribuzione è avvenuto durante la formazione della prima atmosfera ad alta pressione e della crosta fusa superficiale con imprigionamento, nel centro della massa, di materia solare vergine supercompressa; esso essenzialmente ha portato alla separazione dalla materia superficiale di elio, idrogeno, carbonio e azoto ed alla fissazione di grandi quantità di ossigeno nei silicati e negli ossidi della massa liquida e nel vapor d'acqua.

Nel 2^{°} processo di distribuzione geochimica degli elementi, avvenuto durante la consolidazione della massa fusa superficiale, si sono separati tutti i minerali (quasi sempre silicati) degli elementi costituenti fondamentali del magma (alluminio, ferro, calcio, sodio, potassio, e magnesio) ed i costituenti minori (gli altri elementi chimici della litosfera) si sono divisi approssimativamente in due categorie: quelli che per le loro dimensioni (raggio ionico o atomico) erano imboscabili nei minerali principali delle rocce in formazione (cioè potevano entrare nei loro cristalli quali sostituenti isomorfi dei costituenti fondamentali) che si diluirono nella massa solida durante la sua cristallizzazione e gli altri, gli elementi liberi, che non poterono entrare nei cristalli dei minerali comuni e che si accumularono nei residui delle cristallizzazioni dando minerali propri in fase pegma-titico-pneumatolitica o idrotermale.

Infine il 3^{°} processo di distribuzione geochimica degli elementi avviene durante le trasformazioni che i minerali della litosfera hanno subito e stanno subendo durante i processi di attacco e di trasporto da parte degli agenti geologici oppure durante il metamorfismo.

Questi problemi della costituzione chimica della terra e della distribuzione degli elementi sono i fondamentali della g. e qui possono essere solamente accennati. Ad essi sono legati molti altri problemi fra i quali sono quelli della bio-g., cioè le indagini sui cicli che percorrono gli elementi chimici quando entrano a far parte degli animali e delle piante e dei loro processi vitali, quelli della distribuzione e della trasformazione delle sostanze radioattive e quelli delle condizioni di genesi dei singoli minerali e poi delle rocce.

Bial.: V. M. Goldschmidt, Geochemische Verteilungsgesiize der Elemente, in Sbrifter utgit an Det Nuske Videnskaps-Abademi i Oslo I. Maten-Naturvid. Klasse (1924-38).

Vedi anche la serie dei lavori pubblicati da V. M. Goldschmidt e collaboratori in Nachrichten der Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen. Fachgruppe IV (Minerologie und Geologie), 4 (1930), 6 (1930), 11 (1931), 12 (1931), 16 (1931), 18 (1932), 20 (1932), 23 (1932), 26 (1932), 27 (1932), 31 (1932), 33 (1933), 35 (1933), 36 (1933), 37 (1933), 40 (1933), 2 (1934), 4 (1934), 11 (1935), 13 (1936). F. W. Clarke, The data of Geochemistry, in United States Geological Survey Bulletin, 49 (1911).

A. Rittmann, Vulcani: attivita e genesi, Napoli 1944; id., Uber die Herkunft der vulkanischen Energie und die Entstehung des Sials, in Geol. Rundschau, 30 (1938), p. 32; W. Kuhn e A. Rittmann, Uber den Zustand des Erdinnern und seine Entstehung aus einem homogenen Urzustand, ibid., 30 (1941), p. 213; W. Kuhn, Stofläche Homogenität des Erdinnern, in Naturwissenschaften, 30 (1942), p. 689; H. Haberlandt, Die Bedeutung der Spurenelemente in der geochemischen Forschung,
in Monatshefte für Chemie, 77 (1946), p. 293; G. Carobbi, Proposte per un sistema cristallochimico degli ioni, in Atti e memorie dell'Accademia di Scienze, lettere ed arti di Modena, 3 e serie, 7 (1947); M. Haberlandt, Uber die geortendssige Differentiation von Spurenelementen in Mineralien, in Tichermaks mineralogische und petrographische Mitteilungen, I (1948), p. 134. Guido Carobbi

GEOFFROV SAINT-HILAIRE, Etienne. Zoologo e paleontologo, n. a Etampes (Seine-et-Oise) il 15 apr. 1772, m. a Parigi il 19 giugno 1844. Professore di zoologia alla Sorbona. Amico di Lamark e seguace delle sue teorie trasformiste, riconosceva un fattore di modificazione nell'impoverimento graduale dell'ossigeno dell'aria. Sosteneva inoltre che le variazioni della specie sono brusche (in questo fatto si vede il germe della teoria mutazionistica) e dovute ad anomalie dell'embrione a causa di rapidi cambiamenti nell'ambiente (come avviene per le mostruosità). Fu dapprima amico poi avversario del Cuvier, con il quale sostenne discussioni polemiche all'Accademia.

Autore della Loi du balancement des organes per cui lo sviluppo o il decrescimento di un organo va rispettivamente in svantaggio o no di un altro organo.

Durante la Rivoluzione Francese e nel luglio del 1830 s'adoperò con abnegazione e coraggio a far fuggire e ad occultare sacerdoti fra i quali il celebre Haüy; cattolico, benchè non praticante, ebbe viva fiducia nella Provvidenza, specialmente nel periodo della cecità e della vecchiaia.

Bial.: I. Geoffroy Saint-Hilaire, Vie, traxaux et doctrine scientifique d'É. G. S.-H., Parus 1841, pp. 411 e 414; G. L. Kneller, Il cristianesimo ed i naturalisti moderni, vers. it., Brescia 1906, pp. 313-16; G. Montalenti, s. v. in Euc. Ital., XVI (1932), p. 602; R. Furon, La paléontologie, Parigi 1943, p. 73.

Carmelo Masia
GEOGRAFIA. - E in generale la scienza che studia le diverse parti della superfice terrestre.

Sommario: I. Definizione, concetto e metodi. - II. La superfice terrestre. - III. Le carte geografiche. - IV. La g. nel suo sviluppo storico. - V. La g. e le sue suddivisioni. - VI. La g. scientifica e come scienza di coordinazione. - VII. La g., le scienze affini e ausiliarie.

1. Definizione, concetto e metodi. - La etimologia delle parole γ ἐ, (terra) e γ ρ α varphi ε ε̂ (descrivere), secondo le quali i Greci avrebbero designata questa scienza come descrizione della superfice terrestre, non risponde perfettamente all'attuale concetto scientifico della g. che cerca invece cause ed effetti di fenomeni sulla superfice terrestre. Mentre, come organismo scientifico, la g. si è costituita solo alla fine del sec. xix, considerata quale scienza della terra, essa rappresenta uno dei più antichi rami del sapere, perché risale ad opera di filosofi ionici ai secc. viI e vi a. C., allorché doveva teoricamente determinare la forma e le dimensioni della terra, e ai secc. I e II a. e d. C., allorché con scopi pratici mirava ad illustrare le diverse parti della terra e a stabilirne un disegno descrittivo (Polibio, sec. II a. C., Strabone, sec. I d. C., Claudio Tolomeo, sec. II d. C.).

La g., che per metodi e fini si è distinta fra le altre discipline relative alla terra e che ha dovuto restringere il campo ad essa riservato con sistema unico e sintetico, e che più volte ha mutato i limiti del suo campo, può essere definita la scienza che studia la distribuzione regionale e il coordinamento spaziale dei fatti fisici e antropici manifestantisi sulla superfice terrestre e negli spazi marini, considerati nelle loro cause, nei loro effetti e nei rapporti d'interdipendenza e connessione, e delineanti in particolare tipici aspetti del paesaggio.

Si è detto sistema unico e sintetico perché con il metodo proprio della g. vengono coordinati i risultati di

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quelle altre discipline che, pur non avendo carattere geografico, sono considerate utili per i loro punti di contatto, le loro relazioni, i campi di ricerca comuni.

Compito della g. non è tanto quello di coordinare sistematicamente fatti e fenomeni che si manifestano sulla superfice terrestre, quanto quello di localizzare dette manifestazioni in relazione alla loro estensione, cioè allo spazio da essi occupato, e alla correlazione con tutti gli elementi costitutivi del paesaggio e dell'ambiente. Paesaggio e ambiente che oggettivamente descritti risultano dalla combinazione di elementi naturali e artificiali, dal terreno cosi come la natura lo presenta per un dato periodo di tempo e in un certo spazio, e con tutte le trasformazioni apportatevi dall'uomo.

T'snuto conto dell'aspetto sempre mutevole della superfice terrestre, la g., come descrizione scientifica di questa, fa riferimento all'attuale periodo geologico e tiene quindi conto soltanto delle variazioni che la parte corticale puó aver subito nei tempi storici.

L'indagine geografica può essere effettuata essenzialmente giovanolasi di vari metodi di ricerca: principio di estensione, cioè ricerca dell'area nella quale un fenomeno si estende sulla superfice terrestre; il principio di coordinazione, per il quale - lo studio geografico di un fenomeno suppone la preoccupazione costante di fenomeni analoghi che possono manifestarsi in altri punti del globo (E. De Martonne) e conseguentemente crea per la g. la tendenza a classificare scientificamente i fatti che studia; il principio di convalita, ricerca delle cause che determinarono la estensione e la distribuzione di un fenomeno sulla superfice terrestre per cui la considerazione storica dei fatti costituisce proprio un carattere originale della moderna scienza geografica; il principio di correlazione, secondo il quale le varie parti della superfice terrestre vanno considerate in continue e costanti relazioni tra loro, come se appartenenti ad un unico corpo organico.

La g. è cosi scienza sintetica perché i risultati acquisiti da altre discipline, che pur non hanno carattere geografico, vengono dalla stessa coordinate con metodi che, per i principi sopradescritti assicurano a questa scienza una individualità spiccata rispetto alle altre.
II. La superfice terrestre. - Con l'osservazione diretta è accessibile soltanto uno spessore molto limitato dalla crosta terrestre o meglio involucro roccioso che forma la parte esteriore solida della terra. Il significato quindi di superfice terrestre non va inteso nel senso letterale o geometrico, bensí in quello di spessore esistente e accessibile alla esperienza e all'ardire dell'uomo, oltre che alla vita organica. La differenza tra le massime altitudini e le massime profondità è poca cosa in confronto al raggio medio del geoide (km. 6371). Ciononostante, costituendo questo spessore solido, superficiale, tra le cui conche sono le acque oceaniche, il campo delle investigazioni della g., le forme verticali e quelle orizzontali sono elemento fondamentale del nostro studio. Forme che soggiacciono entrambe ad una variabilità che generalmente non appare perché, durante un'epoca storica, frazione infinitesima di un'èra geologica, non avvengono mutamenti essenziali o almeno questi sfuggono all'uomo «brevemente vivo». E se la indagine dei processi di trasformazione interessa il geologo per la interpretazione dei fenomeni del passato e per la storia della evoluzione del globo, essa interessa altresi il geografo perché proprio dalle azioni e dalle energie endogene ed esogene risultano le forme attuali della superfice terrestre. La descrizione esteriore delle forme non appaga però se non è completata dalla indagine sulle vicende fisiche attraverso le quali si riconosce che la superfice terrestre è in perenne divenire.

Circa la ripartizione orizzontale della crosta terrestre si distinguono generalmente i massicci continentali dai
bacini oceanici. Costituiscono i primi le zone più stabili della terra per essere state sottoposte per lunghi periodi geologici soltanto a moti generali e uniformi di sollevamento. I secondi sono aree coperte dalle acque, dal rilievo molto più semplice di quello subaereo e si ritengono forse tali anche per la incompletezza delle nostre conoscenze sulla batimetria marina. Le basseterre emerse, e quelle che si trovano fra l'orlo dei massicci continentali e i bacini oceanici, costituiscono le piattaforme continentali, mentre sono dette geosinclinali le zone della crosta terrestre dotate di particolare mobilità verticale e orizzontale che modificano la giacitura originaria dei depositi, portati ad emergere sollevando ad altitudini considerevoli i grandi corrugamenti della litosfera; caratteristiche sono l'equilibrio instabile, le forti anomalie di gravità e l'alta sismicità. I massicci continentali sarebbero costituiti da rocce nel complesso più leggere di quelle che costituiscono i bacini oceanici le quali sono, peraltro, più plastiche delle prime. In base alle misure di gravità, la geofisica ammette che la crosta terrestre galleggi, in uno stato di equilibrio, sopra un substrato fluido molto denso. Equilibrio isostatico (Sial in equilibrio idrostatico secolare sul Sima) per il quale, secondo il principio di Archimede, il peso del corpo che si immerge è uguale al peso del liquido spostato. Di qui la teoria di A. Wegener (1880-1930) sulla deriva dei continenti : i massicci continentali, un tempo riuniti tra loro in un solo blocco (Pangea), circondati da un unico oceano (Panoilassica), durante il Churassico avrebbero subito delle fratture e conseguentemente delle scissioni in più parti, gradatamente scostatesi dalla posizione primitiva. Oltre agli argomenti geologici e ge挖 leontologici che proverebbero detta teoria, resta sorprendente la concordanza dei continenti contrapposti ma soprattutto il parallelismo delle sponde atlantiche. Omologie geografiche, cioè similitudini di forme, già riscontrate da Francesco Bacone (m. nel 1626) nel Novum Organum, ove egli accenna alle "similitudines physicae in configurazione mundi ", poi da R. Forster che notò come i continenti si rastremano e terminano a punta verso S., poi da L. Agassiz e da O. Peschel, da A. Penck e da Olinto Marinelli.

Le terre emerse si possono valutare a 149 milioni di kmq, mentre i mari occupano 361 milioni, per un totale di 310 milioni ca., corrispondente all'intera superfice terrestre, secondo i calcoli dei geodeti. Fatto geografico importante è quello per cui nella distribuzione attuale delle terre e delle acque manca una qualsiasi disposizione regolare, le terre e i mari quindi sono inegualmente ripartiti (si nota una specie di contrapposizione fra continenti ed oceani, i primi raggruppati nell'emisfero boreale, i secondi nell'australe) e la singolare disposizione antipodica per cui agli antipodi di un continente si trova di regola un bacino oceanico e viceversa.
III. Le carte geografiche. - La scienza geografica è scienza di osservazione, però l'oggetto è tale da non poter essere studiato o direttamente o ricorrendo ad un mezzo che riproduca quello che è peculiare oggetto di studio. Arte completamente autonoma nella sua organizzazione scientifica e tecnica, la cartografia mira a rappresentare sopra un piano tutta o parte della superfice terrestre, creando non solo espressioni grafiche ideali, ma vere e proprie espressioni metriche, dalle quali dedurre la maggior parte delle misure del territorio oggetto della rappresentazione. Espressione simbolica dei fenomeni cosi come localizzati e distribuiti sulla superfice terrestre, essa si avvale dell'aiuto che geodesia, topografia, matematica, statistica ed altre scienze possono darle.

La carta geografica è, secondo G. Caraci, «la rappresentazione in piano di tutta o d'una parte della superfice terrestre, rappresentazione ottenuta per mezzo di punti, linee e simboli, che siano legati gli uni agli altri, e tutti insieme relativamente all'area rappresentata, da rapporti di postura, direzione e

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distanza determinanti in modo quanto più possibile esatto».

Le carte, strumento e fonte non solo della ricerca ma anche della descrizione, sono indispensabili per qualunque studio geografico e senza di esse non sarebbe possibile ordinare i fatti acquisiti. Immagint piane, rimpicciolite e approssimate della superfice terrestre, la loro costruzione implica la soluzione di un problema geometrico che cerca di riprodurre, con la minima deformazione, costruzioni geometriche ideate dai matematici con vari procedimenti e dette proiezioni geografiche. Il reticolato delle coordinate, fondamento del disegno, assegna ad ogni punto della superfice terrestre un corrispondente punto sulla carta. Per le alterazioni che la realtà porta, la proiezione sarà quindi conforme (isogonica o ortomorfica) se i meridioni e i paralleli vengono ad essere tagliati perpendicolarmente come sulla sfera, conservando uguali gli angoli, conservando una "forma" uguale a quella sulla sfera, presentando però l'inconveniente di non poter mantenere la stessa scala in ogni angolo della carta. La proiezione sarà equivalente allorché le aree della carta saranno proporzionali alla corrispondente area effettiva, subendo, le singole figure rappresentate, notevoli deformazioni, particolarmente verso la parte periferica della carta. Sarà proiezione equidistante se lungo certe linee la carta conserva le lunghezze, proporzionali alle distanze reali. Non potendosi costruire carte che riuniscano le tre condizioni suddette, sono stati studiati i mezzi per costruire, con proiezioni, convenzionali sistemi per i quali è possibile la coesistenza approssimata di due delle condizioni esposte. Si distinguono cosi le proiezioni che si fanno direttamente sul piano, da quelle ottenute invece per mezzo di una superfice ausiliaria (cilindro, cono); proiezioni azimutali (orizzontali) le prime, proiezioni di sviluppo (coniche e cilindriche) le seconde.

La proiezione si sceglie tenendo conto non solo del contenuto e dello scopo della carta ma anche, e prima di tutto, dell'ampiezza della regione da rappresentare e della sua posizione rispetto alle coordinate geografiche. A seconda della scala di proporzione, cioè al rapporto fra le lunghezze grafiche e quelle naturali, le carte sono topografiche, corografiche e geografiche. A seconda della natura dei fenomeni che esse rappresentano le carte sono fisiche, orografiche, idrografiche, politiche, etnografiche, demografiche, economiche, zoo e fitogeografiche, geologiche, ecc.

Rivestono particolare importanza le carte che mirano ad illustrare la distribuzione nel mondo dei seguaci delle varie religioni, come pure gli atlanti che a questo scopo sono stati costruiti.

Problema importante della tecnica cartografica è quello della ideazione e l'uso dei segni grafici e di quei colori più appropriati per rappresentare con efficacia e chiarezza la realtà della superfice terrestre : tratteggio, ombreggiatura, curve di livello (isoipse) non esistono sul terreno, come pure note sono le difficoltà da superare per trovare quei segni convenzionali che nel più piccolo spazio possano dare immediata idea del fenomeno.

Il procedimento cromoplastico d'altronde è legato all'abitudine invalsa di dare la immagine complessiva del terreno con determinate tinte superficiali che sono il bleu per il mare, i laghi e i fiumi, il verde per le basseterre, il marrone per i rilievi.

La rappresentabilità è diversa a seconda che si tratti di oggetti o fenomeni isolati, oppure aventi diffusione in superfice, di rappresentazioni a carattere quantitativo o qualitativo, variabili nel tempo, descriventi fenomeni in movimento, ecc... A seconda che si tratti di oggetti puntiformi, di carattere lineare o estesi in superfice, variano i metodi di rappresentazione. In quella quantitativa dei fatti con estensione superficiale si fa spesso riferimento alle curve isometriche o isaritmiche, linee passanti per i punti della superfice terrestre in cui la intensità di un dato fenomeno è la stessa. Quando queste non sono applicabili, altri metodi di largo uso sono i cartogrammi a mosaico (ogni divisione riceve un colore o un tratteggio corrispondente al valore medio della intensità che il fenomeno in oggetto raggiunge in essa regione) e il sistema dei
punti (in numero proporzionale a quello che misura la grandezza assoluta del fenomeno da rappresentare). Tutte le carte sono evidentemente approssimate; le cause principali della loro imperfezione sono dovute alle deformazioni originate nella proiezione dalle inesattezze dovute al graficismo, dalle deficenze nel rilevamento e dalla insufficenza di dati. Per i rilievi in zone vaste e poco accessibili ha avuto crescentz sviluppo negli ultimi anni l'herofotogrammetria. Pur avendo cosi valore di rappresentazione sintetica di un gran numero di dati di fatto, la carta non può essere considerata come risultato finale della ricerca scientifica.
IV. La g. nel suo sviluppo storico. - i. Nei tempi antichi. - L'etimologia stessa della parola dimostra che questa scienza nacque presso i Greci, ove peraltro essa voleva dapprima significare la rappresentazione della terra mediante una carta. Più tardi si usò per indicare una descri. zione non solo su una carta, ma anche con parole, di tutto il mondo allora conosciuto, mentre la descrizione di una regione limitata si disse corografia, termine tuttora in uso.

Tracce di primitivi stadi di conoscenze appaiono nell'Iliade e nell'Odissea (it millennio a. C.), mentre i meriti delle prime esplorazioni del bacino mediterraneo spettano ai Cretesi (sec. xv a. C.) ed ai loro eredi: i Micenei ed i Fenici. L'espansione greca nei paesi mediterranei (secc. VII-vi a. C.) allargò in seguito maggiormente l'orizzonte conosciuto con risultati che per quel tempo possono venir considerati grandiosi.

Fu Anassimandro di Mileto, discepolo di Talete, che delineò la prima carta del mondo e coordinò le vedute intorno alla terra. Egli creò l'immagine dell'ecumene (terra abitata) nell'isola circondata da ogni parte dall'Oceano, dal quale era emersa per riduzione dell'acqua in seguito ad assorbimento dei raggi solari. Sul finire del sec. vi la carta di Anassimandro venne perfezionata da Ecateo, che accompagnò l'opera con un commento il quale descrive un territorio più vasto di quelli precedentemente studiati, per le conoscenze che nel frattempo si erano avute di altre regioni : Sciti ed Etiopi, Celti ed Indi furono infatti i popoli posti da Ecateo ai limiti estremi dell'ecumene. Mentre Anassimandro considerò oggetto fondamentale della g. l'esecuzione di carte, Ecateo cominciò a considerare la g. con intento scientifico ed insieme pratico, come descrizione cioè di paesi e di genti. Erodoto (485-430 a. C.), fu più corografo che geografo, più esatto descrittore di particolari paesi, che elaboratore di sintesi generali, mentre Aristotele (seconda metà del sec. iv) fu dominato da tendenze esageratamente generali e speculative, spesso in disaccordo con la vera realtà dei fatti osservati. Pur tuttavia egli additò nuove luminose vie nel campo astronomico e cosmologico, avente a base la sfericità della terra.

La concezione della terra come disco piano (di Anassimandro, di Ecateo e dei loro successori) cadde nel corso del sec. v con la scuola di Pitagora, che giunse a quella della sfericità. Parmenide ( 513-440 a. C.) gettò le prime basi della climatologia ed il matematico Eudossio (o Eudosio) tentò di misurare le dimensioni del globo terrestre.

L'orizzonte del mondo si andava frattanto ancora ampliando : il Golfo di Guinea e le attuali Canarie erano già state toccate alla metà del sec. v; le coste della Gallia, della Frisia e le Isole Britanniche, nella seconda metà del sec. iv. Annone e Pitea furono i navigatori più famosi di quei tempi. L'insospettata estensione dell'Asia venne poi rivelata da Alessandro Magno, che si spinse dall'Asia Minore all'Egitto e al deserto libico, attraversò l'Impero persiano, giunse al gigantesco baluardo montuoso dell'Asia centrale, al Turkestan, all'India. Dicearco di Messina, intorno al 300 a. C., delineò una nuova carta di tutta l'ecumene, avente a base di riferimento il famoso diaphragma, che può in sostanza esser ridotto ad un parallelo centrale condotto da O. ad E., sussidiato da altri secondari. Ecotostene di Cirene (ca. 384-203 a. C.) scrisse il primo vero e proprio trattato di g., contenente già gli elementi di g. matematica e fisica generale, di g. descrittiva regionale con riferimenti antropici, elementi basati su osservazioni e notizie di fatto ed esposti con acuto discernimento scientifico. L'indirizzo eratostenico attrasse nel campo di indagine della g. lo studio di tutti i fenomeni

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Geografia - Carta nautica del 1529 di Diego Ribero. Biblioteca Vaticana.
del globo terracqueo. L'epoca di Eratostene segna il culmine per la scienza geografica antica che, con Aristarco di Samo, precursore di Copernico nella costruzione del sistema eliocentrico, raggiunse anche arditissime concezioni intorno al sistema solare. L'opera eratostenica fu in seguito continuata da Posidonio di Apamea (ca. 140-65) che dottamente scrisse sull'Occano e sui suoi fenomeni e si dedicò alla g. fisica, alla meteorologia, e potrebbe inoltre ritenersi il precursore della più moderna delle scienze geografiche: l'antropogeografia. Egli tuttavia non tentò come Eratostene un lavoro generale di sintesi delle conoscenze geografiche. Fra gli avversari di Eratostene si trovano uno dei maggiori astronomi greci, Ipparco di Nicea (ca. 190-125), e lo stoico Cratete di Mallo.

Mentre lo spirito greco fu più proclive alla pura indagine scientifica, quello romano ebbe fini più pratici. Le conquiste romane fra la seconda metà del sec. it a. C. ed i primi secoli d. C. procurarono sicure conoscenze sulla Gallia, la Germania, parte dell'Iberia, la Britannia, ecc. L'Africa e l'Asia furono percorse dai legionari romani e l'estensione dell'ecumene per opera loro si venne così allargando. Nell'età di Augusto ed immediatamente dopo, vennero elaborate nuove concezioni di sintesi geografica. Per volere di Augusto fu fissato il riordinamento amministrativo dell'Impero (comprendente opere itinerarie, catastali, descrizioni ufficiali delle province, ecc.), che favorì l'elaborazione di opere geografiche. Agrippa intanto, grande collaboratore di Augusto, fece incidere in un portico di Roma una carta di tutto il mondo conosciuto, e dell'Impero romano in particolare. Strabone, Pomponio Mela e Plinio il Vecchio scrissero negli anni seguenti poderose opere geografiche e posero fra l'altro a fine supremo della scienza geografica le relazioni tra le caratteristiche naturali di ogni paese e le condizioni etniche, sociali e culturali dei singoli popoli. Dal punto di vista descrittivo, e come sintesi generale delle conoscenze acquisite alla fine dell'età augustea, la g. di Strabone è veramente completa, anche se il suo indirizzo è più limitato, descrittivo e pratico di quello greco eratostenico.

Al principio del sec. in d. C. si trova Marino di Tiro, di cui soltanto attraverso Tolomeo si conosce l'opera principale : una nuova carta del mondo. Tolomeo fu invece innanzitutto un astronomo, che consolidò il sistema cosmico geocentrico e divulgò il valore della misura della circonferenza terrestre ( 180.000 stadi), già accolto da Posidonio, misura corrispondente ad un globo terrestre molto più piccolo della realtà.

Riassumendo, si può dire che, mentre la g. greca si espresse soprattutto nella forma grafica (carte), nell'età romana prevalse la forma espositiva. A fondamento di entrambi gli indirizzi si può comunque mettere la elaborazione dei dati di osservazione e di esperienze.
2. Nel medioevo e nel Rinascimento. - La scienza geografica subì nel medioevo un'ampia interruzione per il fatto che, spezzatasi l'unità dello Stato romano, le relazioni fra popoli e popoli furono molto più limitate e le nuove conoscenze non ebbero modo di diffondersi. La cultura, quasi del tutto in mano alla Chiesa, fu improntata anche nel campo geografico ad un simbolismo a volte lontano dalla realtà: le mappae mundi circolari, p. es., avevano spesso come centro Gerusalemme. Le descrizioni sono in questo periodo aride, spesso ridotte a puri elenchi di paesi, popoli e città. S. Isidoro di Si viglia ( 336 ), s. Beda Venerabile ( 753 ?), Rabano Mauro (sec. IX) scrissero opere geografiche di non eccessivo valore. Al contrario, presso gli Arabi fiorì una ricca letteratura geografica, prevalentemente descrittiva, rimasta però quasi del tutto sconosciuta agli occidentali, i quali conobbero soltanto l'opera astronomica di Tolomeo. Il periodo scolastico si basò appunto sui principi fisici di Aristotele e sul sistema cosmico di Tolomeo quando furono ripresi gli studi sul globo terraqueo. Gervasio di Tilbury (principio del sec. xiri), Alessandro Neckam (1157-1217), Alberto Magno (1206-80), Vincenzo di Beauvais (ca. metà del sec. xini), Ruggero Bacone (1214-94) e Ristoro d'Arezzo, tutti indistintamente si basarono sulle dottrine aristotelico-tolemaiche, armonizzanti con i principi della teologia cristiana. L'osservazione nel campo geografico ancora non esiste e le conoscenze nuove portate alla scienza geografica per opera di Giovanni di Pian del Carpine, Rubruk, Oderico da Pordenone e Marco Polo furono oggetto di incredulità.

Un rinnovamento può trovarsi al principio del sec. xiv nel campo cartografico: carte nautiche, regionali, nuovi mappamondi circolari fanno la loro comparsa, mentre la g. descrittiva rimane invariata fino al sec. xv. In questo periodo Enea Silvio Piccolomini, che fu poi papa Pio II (1458), compilò un'opera geografica (Historia rerum obique gestarum locorumque descriptio), uno dei tanti esempi in cui si incontra l'uso, allora corrente, del nome di cosmografia. Tra la metà del sec. xv e la metà del xvi Bartolomeo Diaz, Vasco de Gama, Cristoforo Colombo e Fernando Magelano portarono con le loro imprese una rivoluzione nel mondo della g.: la sfericità della terra venne universalmente riconosciuta, il globo apparve enormemente più vasto di quanto si potesse sospettare, l'estensione delle aree oceaniche si rivelò impensata. Lo studio e l'interesse per la natura si riaccesero e nell'Umanesimo le obliate opere di Strabone e di Tolomeo rividero la luce; la cartografia tornò in auge e nomi quali Leonardo da Vinci, Fineo, Gastaldi, Apiano e Mercatore diedero vita durante il sec. xvı ad un gran numero di sistemi per rappresentare l'intero globo.

La resurrezione della g. descrittiva avvenne con Seba-

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stiano Münster (1544). Con la fine del 1500 si sgretola il sistema aristotelico e la stessa fine subisce quello cosmico di Tolomeo con Keplero, Copernico e Galileo, che pongono le basi del nuovo sistema eliocentrico. La g. appare allora come una scienza ben precisata, con fini e metodi propri, particolarmente in un'opera di Varenio (1650): essa fu la prima dell'età moderna, i fenomeni geografici essendovi nettamente suddivisi in fenomeni celesti, terrestri ed umani, ripartizione rimasta fino ai nostri giorni.
3. Dal sec. XVII
ai tempi moderni. -
La g. matematica fu avviata a nuovi indirizzi ed il Sanson, il Cassini, il Delisle ed il d'Anville tennero alta per la Francia la cartografia con i nuovi planisferi e le carte d'Europa e di Africa. Nel sec. xvir ha inizio, ad opera di N. Stenone, fondatore della stratigrafia, la geologia. Nel sec. xvili invece la g. diviene una disciplina ausiliare delle nuove scienze economiche, sociali e statistiche e perde il carattere di scienza di osservazione, restando in parte priva finanche del suo contenuto. Con il sec. xix la scienza geografica è ancora una volta in primo piano, con la ripresa delle esplorazioni geografiche di Cook, Niebuhr, Pallas e Bruce.

Alessandro Humboldt fu il primo vero e grande viaggiatore-geografo, che si occupò di morfologia terrestre, climatologia, g. botanica e politica. Le sue «indagini comparative del fenomeni» costituirono da allora in poi la base della g. Suo contemperato fu quel Carlo Ritter, studioso metodico, che diede grande importanza alla g. nell'insegnamento. Ma la g. fisica, massimamente approfondita dall'Humboldt, assurse a grande importanza dopo il 1870 , periodo in cui si vede il sorgere di infinite società geografiche. Le esplorazioni scientifiche proseguivano intanto con il Nansen (1893), il Peary (1909), il Ross (1842), l'Amundsen (1911). Tutti i rami della scienza geografica venivano approfonditi e l'ocaanografia moderna trova nella spedizione di Challanger il suo punto di partenza. Dalla metà del sec. xix in poi gli Stati d'Europa comprendono l'importanza di possedere rappresentazioni cartografiche dei propri territori, basate su rilievi topografici. Gli uffici centrali di meteorologia moltiplicarono da allora gli studi. Il tedesco Oscar Peschel (1826-75) rimane uno dei maggiori esponenti della g. fisica, perché volle ricondurre la scienza geografica alle sue basi naturalistiche : la biogeografia vede con lui chiarita la propria posizione. La geologia aveva nel frattempo fatto in molti paesi progressi notevolissimi e la morfologia terrestre divenne un
nuovo ramo della g. fisica. Giuseppe Dalla Vedova (18341919) specificò i compiti veri e propri della g., consistenti nella indagine della distribuzione e delle correlazioni causali fra le forme, i fenomeni e gli esseri viventi. L'antropogeografia ebbe in Federico Ratzel (1844-1904) l'esponente principale. Essa considerò l'uomo e le manifestazioni della sua attività o, più esattamente, le influenze dell'ambiente sull'uomo.

Al principio del secolo attuale la g. fu dunque divisa in due grandi rami: la g. fisica e l'antropica, mentre astronomia e geodesia assunsero aspetto di scienze autonome. In tempi modernissimi le esplorazioni sono seguite con ritmo crescente nelle due calotte polari, in regioni desertiche, foreste equatoriali, sistemi montagnosi, nelle profondità marine e nella più elevata atmosfera. L'esplorazione estensiva ha però seduto il posto, nei giorni presenti, a quella più circoscritta ed approfondita.

Molto complessa è divenuta oggi la g. che si basa esclusivamente su fatti di interdipendenza e di reciproche correlazioni. La descrizione e la classificazione dei vari aspetti della supertice terrestre portano oggi a definire la g. come scienza che studia e descrive scientificamente il paesaggio inteso nel senso geografico (sintesi astratta di quello visibile), che è costituito da un piccolo numero, o da pochi gruppi di elementi caratteristici che a seguito di fatti determinati dal clima, dalla morfologia, dal. l'idrografia, dalla ve-
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(da L. l'eville, Journal des observations physiques, mathématiques et botaniques, Parigi III)
Geografia-Planimetria del fiume Plata disegnata da L. Feuilice, incisa da P. Giffart.
getazione, ecc. delineano le grandi forme fisionomiche della supertice terrestre.

E del 1933 lo schema di classificazione proposto dallo Hassinger in 43 tipi di paesaggio (Landschaftstypen), semplificazione di un precedente saggio del Passarge. Recentemente, in Italia, R. Biasutti (1947) ha descritto i principali tipi del paesaggio terrestre con riferimenti alla vita e all'attività dell'uomo. Oggi la ricerca geografica è in molti Stati diretta da appositi enti nazionali collegati nell'Union géographique internationale, promotrice di studi, ricerche, congressi. Le maggiori opere geografiche in collaborazione sono: La géographie universelle (già diretta da P. Vidal de la Blache ); l'Handbuch der geogr. Wissenschaft (diretto da R. Klute) e la G. universale (diretta da R. Almagià).

Gli enti che in Italia si occupano di g. sono: la Società Geografica Italiana (Roma), la Società di Studi Geografici (Firenze), l'Istituto Geografico

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Militare (Firenze), il Comitato Nazionale per la g. in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma), l'Istituto Idrografico della Marina (Genova), il Touring Club Italiano (Milano), ecc., i quali tutti hanno pubblicazioni periodiche di interesse scientifico.
V. La G. e le sue suddivisioni. - La g., nel campo organico scientifico attuale, può essere suddivisa in alcune grandi sezioni.

1. G. fisica (fisiogeografia). - La g. fisica potrebbe essere definita la scienza che studia i fatti e i fenomeni fisici che si manifestano sulla superfice del globo terrestre (intendendovi compresi gli spazi marini), esaminati dal punto di vista della loro estensione e delle reciproche relazioni. La conoscenza della forma, delle dimensioni, della posizione e dei movimenti della sfera terrestre sono nozioni generali indispensabili. Le conseguenze geografiche di questi fatti sono molteplici, e mentre uno dei meriti essenziali di Humboldt è quello di avere, nella pratica dell'osservazione, ricondotto la g. allo studio della realtà, il primo elemento di successo di E. Reclus e della sua felice influenza sulla diffusione del gusto della g. fu il suo senso profondo di quella attività che anima di una specie di vita fisica la superfice del globo terrestre.

E solo del sec. xix la costituzione definitiva su basi scientifiche della morfologia terrestre. Questa, vivificata dalla concezione storica sviluppata dal geografo americano W. M. Davis e dalla sua scuola, si baserebbe sulla continua trasformazione delle forme della superfice, trasformazioni che determinerebbero la distinzione del rilievo in cicli morfologici, classificabili a seconda del terreno e dell'agente modellatore. La scuola morfologica americana è stata combattuta, specialmente in Germania, ove si è dato risalto alla descrizione scientifica, quindi razionale e comparata, del "paesaggio" (Landschafi), nei suoi aspetti fisici e antropici.
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(Int. Biblioteca Vaticana)
Geografia - Plenisferio Farnese, donato a Leone XIII dal conte di Caserta - Biblioteca Vaticana.
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Geografia - Azione degli agenti atmosferici sul modellamento della superfice terrestre - Déčin (Boemia).

La g. fisica, descrivendo le forme della superfice terrestre, mira anche a spiegare l'origine e gli effetti dell'azione dell'energia propria della terra e delle trasformazioni dell'energia solare; per la conoscenza dei climi nelle varie regioni si occupa dell'atmosfera e delle conseguenze dei fenomeni che in essa si manifestano, ricercando altresi la estensione e la distribuzione dei fenomeni connessi all'idrosfera nei suoi molteplici aspetti. Si è cosi introdotti a distinguere nella g. fisica le seguenti branche:
a) Morfologia terrestre (geomorfologia). - Si occupa dei grandi lineamenti della terra (costituzione geochimica del globo, distribuzione delle terre e delle acque), ricerca la genesi dei rilievi sulle terre emerse in rapporto alla loro localizzazione e alle cause determinanti, ritrova gli effetti della dinamica esogena sul modellamento, studia la topografia litorale, l'influenza delle rocce e quella tettonica sul rilievo, di tutti i fattori quindi che incidono sui lineamenti essenziali dell'aspetto geografico.
b) Oceanografia. - Approfondisce la ricerca dei caratteri fisici del mare, la composizione delle acque e la distribuzione della salinità, della temperatura, della trasparenza delle acque, si occupa dei moti, del rilievo suboceanico, del livello del mare, delle ricerche batimetriche; studia il mare dal punto di vista fisico-chimico (talassografial, la natura e lo sviluppo degli esseri viventi (talassobiologia). I primi studi sono dello scienziato bolognese Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730), membro dell'Accademia delle Scienze di Parigi, che nel 1725 pubblicò la sua Histoire physique de la mer. Da allora questa branca di studi ha avuto un notevole sviluppo sia in Italia che all'estero.
c) Meteorologia. - Studia le proprietà dell'atmosfera e i fenomeni che in essa si svolgono; ricerca le leggi gene-

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(da M. M. Aupperger, Yellowstone Park, Middletown, Ohio 1931) Geografia - Manifestazione di origine vulcanica: 1'-Obi Faithful Geyser - - Yellowstone Park (U.S.A.).
rali dei movimenti dell'atmosfera, nonché la formazione e il cammino delle perturbazioni (meteorologia dinamica). Studia la localizzazione dei vari fatti meteorologici, le relazioni di questi tra loro, l'influenza delle condizioni geografiche e i rapporti di questi fenomeni con la vita e lo sviluppo degli animali e delle piante, come dell'igiene e della salute pubblica dell'uomo (climatologia). Si occupa degli studi relativi alla libera atmosfera, cioè degli strati d'aria non a contatto con il suolo (aerologia). La metereologia investe cosi il vasto campo di studio di tutta la massa aeriforme che circonda la terra, della pressione dalla medesima esercitata, dei tipi isobarici, della temperatura, della radiazione solare, delle idrometeore; e di queste in particolare ritrova le funzioni e le distribuzioni geografiche.
d) Sismologia. - Si occupa dei movimenti rapidi e violenti della crosta terrestre (terremoti), prodotti dal passaggio di onde elastiche trasmesse da regioni ove si è verificato un disturbo meccanico, degli effetti, della distribuzione sulla superfice terrestre, dei segni precursori e concomitanti, dei periodi sismici, dei movimenti microsismici e di quelli epirogenetici in genere.
e) Vulcanologia. - T'ende a ricercare cause ed effetti degli strati superficiali (subaerei e sottomarini) del globo, dai quali emanano continuamente o con intermittenza materiali rocciosi degli strati profondi (vulcani). Ritrova i punti di vulcanicità, riconosce in alcuni similari dei fenomeni secondari o pseudovulcanici, in altri dei fenomeni postvulcanici, ne studia la ripartizione nelle varie regioni della terra.
f) Glaciologia. - S'interessa dei ghiacciai, della loro struttura, delle oscillazioni, dei cicli, dei movimenti, della loro distribuzione geografica; questi studi, che s'iniziarono con intenti scientifici solo alla fine del sec. xviti (il geologo e fisico svizzero Horace

Benedict de Saussure [1740-99] fu il pioniere dell'alpinismo scientifico), mirarono poi a classificare i ghiacciai in tipi, a segnarne le caratteristiche, a studiarne le parti, i bacini collettore e ablatore, la registrazione, ecc.
g) Petecnologia. - Studia l'azione delle acque superficiali, fiumi in particolare, dei loro elementi, dei fenomeni di erosione, deiezione, ecc. e dei cicli dei bacini idrografici.
h) Limnologia. - Mira a studiare la natura, l'origine, la vita dei bacini lacustri, il rilievo, la idrologia, gli scandagli, le carte batimetriche, i movimenti, la temperatura, la trasparenza, la composizione delle acque, le influenze climatiche e topografiche, le oscillazioni ecc. Bronce accessoria dell'oceanografia, la limnologia ha gli stessi problemi, che risolve con gli stessi metodi. Gli studi sistematici in questo ramo si sono molto sviluppati in questi ultimi tempi.

Branche tutte della g. fisica, pur facendo parte integrante della medesima, esse mirano ad una certa autonomia, la quale, peraltro, non potrà prescindere dalla consistenza basilare della fisiogeografia, prima parte della g. vera e propria, e che, pur astraendo dall'opera dell'uomo, forma la base della g. umana, ramo, a sua volta, della g. organica o biologica.
2. G. antropica. - Studia la ripartizione degli uomini sulla superfice terrestre e le loro attività, indaga sui caratteri e le variazioni quantitative (densità, distribuzione della popolazione) e qualitative (differenziazione in razze [tipi] costituenti tutte indici di serie di fatti d'ordine fisico, biologico ed economico tra loro connessi).

La g. antropica ha dei sottogruppi :
a) G. ecologica. - Applica il principio della correlazione, per cui l'uomo è influenzato dall'ambiente circostante. E qui che la g. si serve della ecologia, occupandosi propriamente dello studio delle relazioni degli organismi viventi con il mondo circostante e dei popoli componenti l'umanità attuale, basandosi su dati linguistici, culturali e sociali dell'uomo come modificatore dell'ambiente (per cui da un paesaggio naturale o immodificato si passa ad un paesaggio umano o modificato), servendosi di risorse minerarie, animali o vegetali.
b) G. economica. - Giovandosi della merceologia e dell'economia, scienze autonome che si occupano particolarmente della distribuzione dei prodotti, del loro valore commerciale, ecc., studia l'utilizzazione delle risorse terrestri da parte dell'uomo. Parti della g. economica possono essere considerate: la g. commerciale, che studia a fenomeni economici in relazione al suolo (e che puo essere suddivisa in g. della produzione e g. del consumo); e la g. industriale, che si interessa della distribuzione delle materie prime e delle possibilità di trasformazione in pro-
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(da Imoges de Grande-Bretagne, British Council s. a.)
Geogratia - Colata di lava basaltica clivaggiata a prismi colonnari. Irlanda del Nord.

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dotti utilizzabili, con lo sfruttamento di quelle forze naturali che dipendono dai fattori climatici e geomorfologici.
c) G. politica. - Esamina le modifiche che l'uomo apporta sulla superfice terrestre per il fatto di vivere raggruppato in società complesse (Stati), determinando le frontiere, le opere protettive, di sviluppo, di conservazione.
d) G. etnografica. - Investiga le cause e i processi formativi dei popoli e delle loro lingue, i modi di vita umana, l'incremento naturale, le migrazioni.

Studio particolare della g. etnografica è quello delle ripartizioni delle religioni, che, per la loro complessita e influenza sulle altre attività umane, hanno dato motivo alla formazione della g. delle religioni.
e) G. dell'incivilimento. - Riguarda tutte le manifestazioni dell'attività umana che modificarono lo stato naturale della superfice terrestre, plasmando il paesaggio artificiale della civiltà nella ripartizione di grandi tipi: g. delle sedi, g. delle comunicazioni, g. del traffico. Allo studio geografico della città si dà il nome di g. urbana.
3. G. estetica. - Si parla anche di g. estetica, della quale possono essere considerati campioni A. von Humboldt, F. Ratzel e G. Pennesi, allorchè, nel descrivere le opere dell'uomo nella loro coesistenza regionale, gli argomenti geografici sono trattati, sinteticamente e artisticamente, ma in pari tempo con rigore assolutamente scientifico.
4. G. turistica. - Capitolo a si potrebbe essere costituito dalla g. turistica, la quale coordina gli elementi geografici che rappresentano il fattore dominante del problema del turismo internacionalmente e socialmente inteso.
5. G. storica. - Ha lo scopo di mettere in luce i mutamenti avvenuti in epoche passate. Essa si vale anche della toponomastica, che è l'elaborazione glottologica dei nomi propri dei luoghi e delle regioni storiche che denotano particolari condizioni naturali e umane.

Occorre però attingere a queste scienze in maniera discreta, senza perdere di vista il principio di localizzazione e di estensione, proprio della g., principio che, inosservato, le farebbe perdere parte del suo carattere di scienza autonoma.

Nutrirsi, crescere, riprodursi, attraversare fasi di esistenza e morire è comune agli individui viventi. Quella parte della g. che rivendica il compito di cercare le cause dei processi di trasformazione delle piante e degli animali e la loro influenza nell'opera modificatrice sulla superfice terrestre, costituisce la biogeografia.
6. G. botanica. - Per g. botanica si intende la classificazione e distribuzione delle formazioni vegetali sul globo.

Perché si possa parlare di g. botanica propriamente detta bisognerà attendere la definizione della specie vegetale data da Linneo verso la metà del sec. xviri. Dagli antichi erano conosciute nozioni riguardanti la provenienza e le es