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obo.

Perché si possa parlare di g. botanica propriamente detta bisognerà attendere la definizione della specie vegetale data da Linneo verso la metà del sec. xviri. Dagli antichi erano conosciute nozioni riguardanti la provenienza e le esigenze di cultura delle piante utili; ma con Linneo si hanno le prime flore redatte secondo criteri scientifici,
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(da Geographie Magazine, vol. 1, n. 7, giugno 1933).
Geografia - Il principale cratere del Vesuvio - Napoli.
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Geografia - Cascata di ghiaccio (seraccata) dovuta a salto di roccia (cima Margherita, Ruwenzori, Parco nazionale).

Flore che favorirono C. Willdenow per la compilazione di uno schizzo fito-geografico e Alessandro von Humboldt per uno schema della distribuzione della vegetazione sul globo.

Humboldt creò così i presupposti per ricerche più particolari: A. P. de Candolle (1826) suddivise la superfice del globo in regioni floristiche naturali; J. Schouw descrisse le relazioni fra forme di vegetazione e stazione.

Nuovi aspetti della g. botanica furono poi scoperti, come la struttura fisica e la composizione chimica del suolo, il concetto di formazione vegetale, la ricostruzione della vegetazione nei periodi geologici precedenti alla attuale. A. Engler quindi formulò il metodo sistematicogenetico, servendosi di dati e notizie provenienti da tutte le parti del globo. A. W. Schimper sostenne invece un metodo più particolare delle reazioni biologiche delle specie vegetali, classificando le formazioni vegetali dei climi più vari e utilizzando i progressi della sistematica, della g. fisica, della paleontologia del quaternario, metodo che ha fornito nozioni sui processi di trasformazione dei paesaggi vegetali.

Dal concetto di flora, che è il complesso di famiglie vegetali in rapporto ai loro caratteri ecologici o d'ambiente, rapporto da cui si denominano le regioni floristiche (la oloartica euroasiatica o americana, la mediterranea, la desertica nord-tropicale dell'antico continente, la intertropicale, l'australe), si passa al concetto di formazione delle zone vegetali. Un'associazione di piante con caratteri biologici comuni costituisce le formazioni (foreste, steppe, tundre), che possono essere acquatiche o terrestri. Tra le zone di vegetazione sono da annoverarsi quella dei climi caldi, con la foresta vergine equatoriale (mantello quasi continuo di vegetazione arborea impenetrabile) e la savana; quella dei climi subtropicali, con la foresta e la macchia mediterranea (con il duplice periodo di riposo vegetativo), la steppa, la foresta cinese; quella dei climi temperati, con la foresta boreale a latifoglio e conifere, con

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(dell'L'ulertro, Rite, Ist. Gtrop. mit., gra. feb. 1558,
(1801) (ver fuori tutta p. 161)
Geografia - Veduta aerea di strade alberate. Dalle ombre
si puó dedurre la specie degli alberi.
la prateria e la steppa-prateria; quella dei climi freddi, con le caratteristiche tundre.

Tra i fattori geografici della distribuzione delle piante vanno considerati quelli climatici : luce, calore, umidità, vento, variamente distribuiti; i fisici, per le condizioni fisico-chimiche del suolo sui cui vivono le piante; gli organici per quelle condizioni di vita di saprofitismo, commensalismo o simbiosi di piante a vantaggio o svantaggio di altre con cui vivono.
7. G. zoologica. - Esamina in modo particolare i caratteri della fauna che presentano le varie regioni della terra, divide la terra in regioni e sottoregioni, rilevando le affinità zoogeografiche.

Tra le divisioni che hanno carattere scientifico si ricorda quella fatta da Ph. L. Sclater (1857). Numerosi furono i tentativi di classificazione delle regioni zoogeografiche. Tra le più riuscite fu quella di A. R. Wallace (1876), che riconobbe le seguenti regioni : palcartica (con le sottoregioni europea, mediterranea, siberiana e manciuriana), etiopica, orientale (indiana, ceilonica, indo-cinese, indomalese), australiana (austro-malese-polinesica, neozelandese), neotropicale (cilena, brasiliana, messicana, antilleana), neartica (californiana, canadese, delle Montagne Rocciose).

Tra gli altri classificatori delle regioni zoogeografiche si distinsero F. E. Beddar (1895) ed L. Trouessart (1922); G. Colosi, H. Woodnard e A. Günther delimitarono le regioni zoogeografiche marine.

Considerando gli animali che popolano la superfice del globo, si distinguono tre grandi domini ecologici : l'alabio o marino, il limnobio o d'acqua dolce e l'aerobio o terrestre. Nel primo, dove si ritiene abbia avuto origine la vita, ritrovandovisi le condizioni di ambiente meno lontane da quelle che avrebbero confermato questa opinione, vivono i rappresentanti di tutti i tipi del regno animale.

Gli altri due domini possiedono generi e famiglie a loro esclusive; la sistematica delle loro faune dà un notevole apporto alla genesi marina degli elementi che le costituiscono. Relativamente alle aree di distribuzione, vi sono raggruppamenti che occupano vastissime estensioni, come ve ne sono altri confinati in aree ristrettissime.
VI. La g. scientifica e come scienza di coordinazione. - Con il nome di g. scientifica si è voluto designare tutta la parte speculativa e teorica di questa scienza, per distinguerla da quella che si potrebbe
dire la g. esploratrice, che per essere sperimentale conserva il suo carattere empirico. Un gruppo di geografi inglesi ebbe a chiamarla "studio delle correlazioni locali", mentre in Italia G. Dalla Vedova affermava che "alla g. appartiene il momento distributivo e corologico delle scienze ". Tra la fine del sec. xviti e la prima metà del xix il dualismo tra i due distinti indirizzi, naturalistico e storico, aveva tardato il costituirsi della g. scientifica; il dissidio tra la g. fisica generale e la corografia riguardante l'uomo (nella quale storia regionale e Stati formano la parte centrale) scompare o almeno accenna a scomparire con la nuova evoluzione della scienza geografica, nella quale domina l'indagine causale; l'unità del punto di vista geografico vuole che la G. sia cosi riconosciuta come scienza unitaria, scienza «monistica».

Resta cosi il merito alla g., a differenza delle altre scienze le quali non contemplano la unità materiale e ideale della terra, di riconoscere in essa un nuovo ufficio di riferimento, di controllo e correlazione tra le varie scienze, le quali, fino allora separate e autonome, erano rimaste senza possibilità di sintesi.

Scienza di coordinazione, la g. non è geologia; non è statistica, non è storia, non è topografia, non è biologia. Essa deve avere il suo posto tra le scienze unificatrici e alla geologia, alla statistica, alla storia, alla topografia, alla biologia essa fornisce l'elemento spaziale, sede dell'uomo e teatro delle sue attività : la superficie terrestre. L'universalità della g. permette che questa si addentri nella ricerca delle ultime cause della natura, come la filosofia intende raggiungere le ultime cause dell'idea senza peraltro confondersi ma rimanendo la prima nel campo speculativopratico, in più immediato contatto con le scienze sperimentali, sociali e storiche.
VII. La g., le scienze affini e ausiliarie. - La g. è di per sé scienza completa: essa studia al tempo stesso storia, fisica, chimica, zoologia, botanica, metereologia, ecc., abbracciando un campo vastissimo che, dalle scienze etiche (storia, politica, ecc.), si estende a quelle prattamente scientifiche e naturali (geologia, chimica, botanica, ecc.). Non vi è altra scienza, come la g., che ne sintetizzi tante e di tante scienze ausiliari abbia bisogno.

Nella moderna g. come organismo scientifico non rientrano più la cosmografia e la cartografia, appartenendo ora queste al gruppo delle discipline fisiche o matematiche sia per il loro fine che per i metodi di studio : esse trattano materie che un tempo, e ancor oggi in parte, erano oggetto della g. matematica o g. astronomica; questa considera la terra come corpo celeste avente forma, dimensioni e moti determinati, studia la sua posizione nel cosmo e soprattutto i suoi rapporti con il sistema solare. La g. intesa in senso moderno si avvale delle nozioni preliminari di ciò che costituisce la g. astronomica e della conoscenza dei procedimenti diretti alla costruzione delle carte geografiche ( v. sopra, III).

Ma il geografo deve essere in possesso di nozioni di altre scienze affini e ausiliarie della g.

La statistica, disciplina matematica e sociale, raccoglie, esamina, elabora, classifica i dati numerici delle popolazioni e delle loro attività, segnando l'andamento dei fenomeni demografici e fornendo materia di lavoro alla g. che studia, tra l'altro, la distribuzione degli esseri viventi sulla terra.

La fisica terrestre studia la costituzione, i caratteri e le proprietà fisiche (forma, dimensioni, misura di graviţa della terra, ecc.) dei fascini del mare (rilievo suboceanico, moti del mare, circuiti oceanici, ecc.), dell'atmosfera (le condizioni termiche, i movimenti, la circolazione, i regni ecc.), soprattutto in funzione del geosite, come corpo a sé e su basi di ricerca di ordine essenzialmente fisico.

La geologia (v.) investiga la costituzione e la struttura della crosta terrestre, nella quale agiscono fenomeni fi-

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(da G. II. Juhnaco. P'ere (ram the air. Americna Gieorraphical Sarietp. P'ebh.ne n. 12, Nnoru York 1856)
Geografia - Chorillos, spiaggia balneare di Lima. Esempio di acrofotografia illustrante la morfologia del paesaggio - Perù.
sici e umani; essa, soggetta a continua cvoluzione, costituisce una vera e propria storia della terra.

La litologia studia l'origine e la natura delle rocce che formano la crosta terrestre.

La paleontologia si occupa dello studio degli organismi fossili contenuti nella superfice corticale, determinando, attraverso un processo comparativo, l'epoca a cuiappartennero.

La tettonica e la stratigrafia sono peculiari nello studio delle disposizioni dei materiali, per la correlazione dei principi di azione e reazione.

L'antropologia descrive i caratteri razziali dei vari gruppi umani distribuiti sulla superfice terrestre.

La paletnologia e l'etnologia si occupano dei caratteri culturali, dei costumi e delle abitudini di vita dei vari popoli; di essi la prima studia la cronologia preistorica, dando i quadri delle diverse forme attraverso cui ebbe sviluppo la civiltà umana.

Nel corteggio delle scienze ausiliarie sono da annoverare la storia, la politica, l'etica, il diritto, l'economia, la filologia, la glottologia, l'archeologia, la psicologia, la mineralogia, la zoologia, la botanica, la matematica, la chimica, la merceologia, la medicina ecc., le quali, pur non avendo relazione diretta e immediata con la g., tuttavia hanno con essa necessaria connessione logica e pratica. - Vedi tavv. IV-V.

Boll.: Storia della g. : E. Tozer, A history of ancient geography, Cambridge 1897: G. Marinelli, Metodo e storia della g., in Scritti minori, I, Firenze 1908: C. Errera, L'epoca delle grandi scoperte geografiche, Milano 1926: J. N. L. Baker, A history of geographical discovery and exploration, Londra 1931: G. Caraci, Tabulae geographicae vetustiones in Italia udivertatur, Firenze 1927-32. - Scritti di metodica e di g. generale : F. V. Richthofen, Aufgaben und Meiladen der heutigen Geographie, Lipsia 1883: S. Güxler, Entdeckergggeschichte und Portrelicite der scienzuch. Geographie im XIX. 7ahrh., Berlino 1902: G. Dalla Vedova, Scrittigeografici, Novara 1914; R. Almauià, La g., Roma 1919: C. Vallaux,

Les scicnces géoeraphiques, Parigi 1919: R. Almagià, La g. guida bibliografica, 2^{°} ed., Roma 1922: H.Wagner, Lehrbuch der Geographie, Hannover-Lipsia 1923: A. Lorensi, Introduzione alla g., Bologna 1943: R. Biasutti, Il paesaggio terrestre, Torino 1947: A. R. Toniolo, Definizione, agnette, metodo della g., attuale, in Introduzione allo studio della g., Milano 1947, pp. 23-94: R. Almagil, e. v. in Enc. Ital., XVI, pp. 602-17. - G. particolare: A. R. Wallace, The geographical distribution of animals, Londra 1876: O. Peschel, Geschichte der Erdbunde bis auf A. I'. Humboldt u. C. Ritter, Monaco 1877: A. J. Herbertson, The major natural regions, in Geogr. journal (1902), pp. 300-12: J. Brunber, La geographie humaine, 3^{°} ed., Parigi 1912: F. Ratzel, La g. delT'ama, Torino 1914: A. Supan, Lettlinien der allgem. polit. Geographie, Lipsia 1923: G. Chisholm, Handbook of commercial geography, Londra 1923: O. Maull, Polit. Geographie, Berlino 1923: E. Huntington, The human habitation, Londra 1928: S. Passarge, Die Erde und ihr Wirtachaftsleben, Amburgo 1925: C. Streit, Atlas hierarchicus, Friburgo in Br. 1929: M. Prenant, Géographie des animaux, Parigi 1933: U. Toschi, Studi di morfologia urbana, Bologna 1933: A. F. W. Schimper, Pflanzengeographie, 3^{°} ed., Jena 1934: U. Toschi, Temi di g. economica, Bari 1938: D. Gribaudi, Ambiente fisiogeografico ed ampiezza della proprietà terriera, Torino 1938: R. Almagià, Elementi di g. economica generale, Milano 1947. - Fonti cartografiche: A list of geographical atlases in the Library of Congress, a cura di F. Lee Philips, 4 voll., Washington 1909-20: O. Marinelli, Atlante dei tipi geografici, Firenze 1922: Istituto geografico De Agostini, Grande Atlante, 4^{°} ed., Novara 1938: Touring Club Italiano, Atlante internazionale, Milano 1929: G. Caraci, Geografiche (carte), in Enc. Ital., XVI, pp. 617-10: M. Eckert, Kartographie, Ihre Aufgaben und Bedeutung für die Kultur der Gigencart, Berlino 1932: G. Dainelli, Atlante fisico-economico d'Italia, Cona, Tur. Italiana, Milano 1939: M. Emiliani e R. L. Papocchia, Necroni di cartografia e avviamento alla lettura delle carte, Roma 1941: Piccolo Atlante Marinelli, Milano 1943: A. Sestini, La lettura delle carte geografiche, Firenze 1944: L. F. De Magistris, Fonti geocartografiche moderne, Milano 1944: R. Almagià, Monumenta Cartographica Vaticana, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 1944-48.

Gustone Imbrighi

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GEOLOGIA. - Al grande naturalista e filosofo Ulisse Aldrovandi si attribuisce l'introduzione (1603) del termine g. (da γ η̃ terra e λ ó γ o s discorso, trattazione, storia). Dal campo vastissimo di dottrine che tale termine abbracciava inizialmente e per lungo tempo conservò, la g. andò via via restringendo i suoi confini, specie lungo il sec. xix, con lo stoccarsi di alcune parti che venivano a formare nuovi rami di scienza. Ma la netta e definitiva delimitazione della competenza della g. intesa nel suo più stretto significato di g. pura, è ancor più recente.

Presupponendo la conoscenza delle rocce (litologia, petrografia) e dei fossili (paleontologia), la g. può dunque definirsi la scienza che studia anzitutto le caratteristiche strutturali della crosta terrestre (litosfera), cioè le condizioni di sviluppo e reciproca posizione (giacitura) delle rocce di varia natura ed origine, che formano la crosta stessa e i processi e le cause che hanno portato all'assetto attuale e che rispecchiano le vicende che la terra ha attraversato durante le lunghissime età geologiche.

Sarebbe tuttavia impossibile giungere a una ricostruzione di tali vicende, che non fosse eccessivamente incompleta e spesso del tutto erronca, fondandosi in modo esclusivo sugli elementi ricavabili dalla natura, distribuzione e giacitura reciproca delle formazioni rocciose.

Per conseguire lo scopo, solo nei fossili, cioè nei resti di organismi vegetali e animali vissuti nei tempi passati, si può trovare l'indispensabile documentazione. Tali resti, presenti entro rocce sedimentarie di tutte le età geologiche e sovente in uno stato di mirabile conservazione, consentono infatti di ricostruire i caratteri e la sequenza delle faune e delle flore scomparse e l'ambiente fisico nel quale s'è svolta la loro vita, fornendo anche degli elementi per rappresentarci la natura dei fenomeni che, in un susseguirsi senza sosta, hanno via via modificati i lineamenti del nostro pianeta.

Gli studi e le investigazioni che conducono o tendono a condurre a raggiungere gli obiettivi ora accennati, costituiscono l'essenza della g. intesa nel senso più ristretto e genuino. Così delimitata, la g. comprende due parti fondamentali : la g. strutturale e la g. storica, designate anche rispettivamente con i nomi di tettonica e stratigrafia.

La prima tratta degli svariatissimi modi secondo i quali le rocce sono disposte nel complesso edificio della litosfera, fissandone i tipi più caratteristici, con riferimento alle tre categorie, nelle quali, in base alla genesi, le rocce vengono raggruppate, cioè eruttive od ignee, sedimentarie o stratificate e metamorfiche.

La g. storica o stratigrafia ha per obiettivo principale di ricostruire la storia del nostro pianeta, determinando l'«età relativa» delle rocce, che formano l'impalcatura della crosta terrestre.

Si può dire che non c'è scienza, oltre quelle basilari, petrografia e paleontologia, da cui la g. non tragga qualche sussidio per i suoi obiettivi, per le ipotesi sulle quali si fondano le sue teorie, le sue ricostruzioni : dalla chimicafisica all'oceanografia, dalla zoologia alla vulcanologia, dalla geochimica alla geofisica applicata, ecc. E perciò una scienza eminentemente sintetica. D'altro canto la g. costituisce il fondamento di tanti altri rami di scienza, alcuni dei quali facevano un tempo parte di essa e si sono poi sviluppati a tal punto da formare entità autonome. Ad es., la geomorfologia, la vulcanologia, la glaciologia, la g. applicata e tante altre.

Per lo sviluppo storico-scientifico in particolare delle tre parti fondamentali della g. v. Paleontologia; stratigrafia; tettonica.

Ranizo Fabiani
GEOLOGICHE, EPOCHE: v. STRATIGRAFIA.
GEOMETRIA: v. MATEMATICA.

GÉ'ÔNIM (sing. Gá'ôn). - Titolo dei capi (cf. Ps. 47, 5), "orgoglio" della casa di Giacobbe) delle accademie talmudiche di Sūrā e Pumbēdītā nel periodo 589-1040 d. C. e nei secc. x e xi anche dei capi delle scuole palestinesi; nei secc. xir e xiri anche di quelli di Bagdad, Damasco e di Egitto.

La dignità gaonica veniva conferita dagli esilarchi, i quali talvolta preferivano i candidati ad essi devoti. Dal 825 d. C. diminuì la potenza dell'esilarcato e cosi furono i dotti stessi a fare l'elezione dei g. I g. applicarono il Talmud alla prassi giuridica per tutto l'ebraismo in forma di "responsi" a quesiti. Le comunità di tutta la diaspora alla loro volta offrivano alle scuole il loro appoggio economico. Nei mesi di 'élâl e 'âdhâr offuivano alle accademie migliaia di uditori straordinari. I g. erano, in quanto ad autorità e competenza, i successori del presidente del sinedrio nell'epoca precedente. Per il conferimento della dignità si dava la preferenza a discendenti di famiglie antiche distinteo per pietà e dottrina. Si parlava del gá'ôn attualmente "regnante ". I g. godevano di grande prestigio presso i califfi. Fra i più celebri g. vanno annoverati: Sa'adhjāh (iniziò il gaonato nel 928 d. C.) e Sèrîrāh ( 968 ).

L'istituto gaonico ebbe termine verso il 1040 d. C. in seguito alla caduta del califfato di Bagdad ed al diffondersi della cultura talmudica nelle comunità della diaspora. Con il tempo il titolo di gá'ôn passò a significare "insigne dotto" in genere.

BibL.: J. Assf. v. v. in Ene. 7ud., VII, pp. 271-83; J. N. Simobowitsch (Simbōnî). Gaon. in 7ûd. Lex., II, pp. 894-97. Eugenio Zolli

GEORGE, Stefan. - Poeta, n. a Rüdesheim (Renania) il 12 luglio 1868, m. in Svizzera, presso Losanna, il 4 dic. 1933. Uno dei tre ultimi insigni poeti tedeschi, della triade che, in opposizione al naturalismo, si è riallacciata, per nobiltà di spiriti e di intenti, alla grande tradizione poetica germanica.

Compiuti lunghi viaggi all'estero e studi filologici a Berlino e di storia dell'arte a Monaco, il G. - che recava in sé nativo un fondamentale nucleo lirico, un sentimento religioso dell'arte ed un aristocratico, austero, eroico stile di vita, aborrante dalla folla, come dal meccanismo e materialismo, annullanti l'individuo, con in più un risentito volontarismo nietzchiano - s'orientò verso il simbolismo e la formola l'arte per l'arte, di cui si fece propagatore in Germania con i Blätter für die Kunst (18921919), ma singolarmente, via via, verso la concezione del poeta quale sacerdote, unai vate. Pur rimanendo fino all'ultimo cultore della bellezza formale, è innegabile, nella sua produzione, un evolvere verso una concretezza maggiore, sia in quanto all'oggetto che al suo contenuto spirituale, non ammettendo però egli altro che il valore autonomo della poesia, avulsa da fattori psicologici o storici. La sua religione della poesia è, naturalmente, acristiana.

Edizioni: Gesamt-Ausgabe der Werke (18 voll., Berlino 1927-34).

BibL.: Chr. Geyer, Die Religion St. G. s. Rudolfstadt 1924; F. Gundolf, St. G., 3ᵃ ed., Berlino 1930; Joh. Mumbauer, St. G. in katholischer Schan, in Literaturcher Handweiser, 66 (1930); I., Vincenti, St. G., in Boretti, agosto 1927; I. Maione, St. G., in Contemporanei di Germania, Torino 1931; W. Rosengarth, Nietzsche u. G., Lipsia 1934; H. Lutzeler, St. G. u. das Christentum, in Köln. Volkszeitung, 28 maggio 1932; F. Berpenthal, Das Werk G. s. Breslavia 1934; M. Pensa, St. G., Bologna 1935 (con ricca bibliografia).

Giovanni Guerra

GEORGETOWN: v. woodstock.
GEORGIA. - Dal 1936 una delle 16 Repubbliche federate costituenti l'U.R.S.S. Resasi indipendente nel 1918, fece parte, dopo il 1921, quale repubblica autonoma, della Federazione transcaucasica, poi soppressa.

Sommario: I. - Geografia. - II. Storia. - III. Letteratura. IV. Liturgia. - V. Versione della Bibbia. - VI. Arte.
I. Geografia. - Il paese, che si stende tutto sul pendio sud-occidentale del Caucaso, dal Mar Nero al Medio

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In alto: L'AZIONE EROSIVA DEL MARE CAUSA IL CONTINUO SFALDAMENTO DELLE ROCCE Riomaggiore (Liguria). In basso: SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL TERRENO: Ingegnosa coltivazione della vigna su pendici scoscese della costa ligure - Vernazza (Liguria).

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In alto a sinistra: PANORAMA. Nel primo piano resti della città antica. In alto a destra: RESTI DEL TEATRO ROMANO. In basso a sinistra: RUDERI DI UN EDIFICIO ROMANO. In basso a destra: VIA E RUDERI ROMANI.

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Kura, è per lo più montuoso e di non facile transito; ha, in complesso, clima temperato e sano, precipitazioni abbondanti, buone possibilità agricole (cereali, tabacco, cotone, the, vite, alberi da frutta), cospicue risorse forestali ( 1 / 3 del territorio è rivestito di boschi), varie e notevoli ricchezze minerarie (rame, ferro, carbon fossile, e soprattutto manganese). Un posto a sé va dato alla regione rivierasca della bassa Mingrelia (ad O.), dal clima subtropicale umido, malsona, dove sono stati compiuti di recente grandi lavori di bonifica. Nella popolazione predominano i Georgiani (oltre i 2 / 3 del totale), di stirpe giapetica, che occuparono sempre un posto prominente fra le contigue stirpi caucasiche, elaborando una propria civiltà nazionale, caratterizzata anche da una fiorente letteratura. Le minoranze etniche più notevoli sono quelle degli Armeni ( 12 \% ), dei Tartari ( 6 \% ) e degli Osseti ( 4,5 \% ); i Russi superano di poco le 100 mila unità. I centri abitati sono numerosi (la popolazione urbana rappresenta il 29 \% della totale); la capitale Tiflis (Tbilisi), è passata da 294 a 519 mila ab. fra il 1926 ed il 1939; Kutais (Kutaisi), da 48 a 81 ; Batum (Batumi), il principale porto petroliero dell'U.R.S.S. (vi mette capo l'oleodotto da Baku), da 48 a 71 .

Nel 1936 la G. contava 69.300 mathrm{kmq}., con 3,2 milioni di ab.; dopo la guerra il suo territorio si è esteso a 74.300 mathrm{kmq}. e la sua popolazione è salita a 3,6 milioni di ab. ( 48 a kmq.) per la cessione, da parte della Repubblica socialista federata sovietica russa, di parte della regione autonoma del Karačai e della Repubblica autonoma della Kabardia Balkaria (ora detta solo Kabardia). Entro i confini della G. si trovano: le due repubbliche autonome dell'Abkhasia ( 8696 mathrm{kmq} ., 323.147 mathrm{ab}. ; capitale Sukhum) e dell'Adjaristan ( 2797 kmq., 179.946 ab.; capitale Batum), ambedue lungo il Mar Nero, e la regione (Oblast) autonoma dell'Ossesia meridionale ( 3698 kmq ., 111.501 ab.; capitale Stalinin), nel cuore del Caucaso.

Brbl.: R. Riccardi, La G. : il paese e le genti, in Boll, R. Soc. geocr. itnl., 1939, pp. 465-84; D. Tutaell, The Soviet Caucasus, Londra 1942.

Giuseppe Caraci
II. Storia. - La G. (nome indig. Sacartvelo), limitata al nord dal Caucaso, ad ovest dal Mar Nero, al sud dall'Armenia, si avvicina ad est al Mar Caspio.

Nella storia il paese è conosciuto sotto vari nomi : Saspiria, Iberia, Gurzan, Gurgistan, Grusia. Secondo le nuove ricerche i Georgiani sono imparentati con i popoli cosi dotti Caucasici o Asianici: Sumeri, ProHittiti, Hurriti, Mitanni, Subari e con la popolazione di Urartu. Codesta parentela si fonda in primo luogo su basi linguistiche.

Nel 65 a. C. in seguito alle vittorie di Pompeo Magno, tutta la G. accettò il protettorato di Roma e divenne così un avamposto dell'Impero nella lotta contro la Persia dei Sassanidi.

Sotto l'influsso romano il cristianesimo incominciò ben presto a penetrare nel paese. La conversione ufficiale dal paganesimo, che consisteva nel culto degli astri, del fuoco e degli alberi, alla fede di Cristo ebbe luogo verso il 337 sotto Costantino il Grande e sotto il re Mirino della G. orientale. Questo avvenimento è l'opera di una donna prigioniera chiamata dai Georgiani s. Nino. I primi missionari sono stati mandati dall'Imperatore bizantino. Dopo qualche esitazione tra la Chiesa armena e la siro-persica, la Chiesa di G. ricevette una nuova organizzazione gerarchica sotto il re Vachtang alla fine del sec. v. Alla testa della Chiesa fu posto un katholikós che doveva ricevere la sua ordinazione in Antiochia, uso però completamente scomparso nel sec. viI. Già dal sec. v la Chiesa georgiana può essere considerata autocefala.

Nella G. occidentale o Colchide la penetrazione della nuova fede risale ai primi secolidel cristianesimo. Secondo una tradizione antichissima vi avrebbe pre-
dicato s. Andrea apostolo. Al Concilio ecumenico di Nicea (325) figuravano due rappresentanti della Colchide: Damno di Trebisonda e Stratofilo di Bicvinta (Pityus dei Greci). Verso la fine del sec. v tutta la G. occidentale era guadagnata alla fede cristiana, tranne l'Abchasia all'estremità orientale del Mar Nero e la Cianeti nella provincia di Trebisonda, convertite entrambe per opera di Giustiniano (sec. vi). Nel sec. vir vi erano già due centri ecclesiastici dipendenti dal patriarcato bizantino: l'eparchia di Fothi (antica Phasia) con 4 suffraganee ed un arcivescovato autonomo di Sebastopoli in Abchasia (Discuria-Sochumi). Con la liberazione della ColchideAbchasia dalla dipendenza politica di Bisanzio sotto Leone II (746-91), re di Abchasia, anche la sua Chiesa si univa a quella autonoma di G. nei secc. ix-x.

Alla fine del sec. iv la G. orientale cadde sotto la dominazione dei Sassanidi che invano cercarono di propagarvi il culto del fuoco. Il cristianesimo aveva avuto un tale sviluppo che all'inizio del sec. vi la sola G. orientale contava una trentina di vescovi ordinari.

Le lotte cristologiche non potevano non avere ripercussioni in G. La più grande diffusione fu raggiunta dall'eresia monofisita, stimolata dall'Enotico (v.) di Zenone. Sotto l'influsso siro-armeno la Chiesa georgiana accettò la formola dell'Enotico, ma se ne liberò completamente all'inizio del sec. vir grazie all'energico katholikós Kyrion.

I primi rappresentanti conosciuti del monachesimo in G. furono i cosiddetti tredici Padri di Siria, arrivati in Iberia verso la metà del sec. vi. I più celebri tra loro sono Giovanni Sedasneli, Scio Mgvimeli, David Garegeli, Abibos Nekresseli, Jesse Tzilkneii, Anton Martmqofeli, tutti fondatori di grandi monasteri od illustri vescovi, missionari e martiri. Verso il 650 la G. orientale fu occupata dagli Arabi che vi rimasero fino al sec. ix. Questa è l'epoca della diffusione dello stato monastico in tutta la G. Dalla G. orientale o Iberia con capitale Mzcheta e poi Tiflis (Tbilissi) dal sec. vi, il monachesimo penetrò nella G. occidentale, soprattutto in Tao-Klargeti nel bacino di Ciorolchi, dove, sotto la direzione dell'archimandrita Gregor Kbanzudi, sorsero nel sec. viII e ix molti monasteri, centri di cultura e di pietà cristiana. Ancora più antichi sono i monasteri georgiani creati all'estero.

In Palestina esistevano monaci o monasteri georgiani già dal sec. v come in Mar Saba, nei conventi creati da Pietro l'Ibero (m. nel 488). Nel sec. vi l'imperatore Giustiniano I rinnovò un monastero degli Iberi in Gerusalemme ed un altro dei Lazi nel deserto di quella città. Più tardi nelle mani dei Georgiani si trovarono ca. 20 conventi edificati a Gerusalemme e nei suoi dintorni come quello della S. Croce, di S. Salvatore dei Francescani, e S. Giacomo degli Armeni. Nel Monte Sinai s'incontrano monaci georgiani già dal sec. vi-viI. Ivi essi possedevano tre conventi : Maqviovani, S. Giovanni Evangelista e S. Giorgio. Ai Georgiani apparteneva un monastero in Cipro: Jalia. Nella provincia di Antiochia in Siria c'erano ca. 10 conventi iberici : S. Simeone in Columna, S. Romano, S. Procopio, Della Fonte, S. Barlam, Vale di Canna, S. Esdra, Calliopius, Castana e 3 sul Monte Olimpo in Bitinia: Crania, Caverna, SS. Couma e Damiano; due grandi conventi sul Monte Athos: S. Giov. Battista (edificato nel 978) ed Iviron (980) con una decina di Metochi; uno infine a Costantinopoli. In questa città si trovano ancor oggi due monasteri georgiani fondati nel 1861 e 1871 . Nella penisola balcanica, presso Filippopoli, il Gran Domestico dell'Impero bizantino, Gregorio Bacuriano, fondò il celebre monastero Petrizonissa (sec. xi) oggi Backove. Ulti-

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mamente fu creata anche a Roma una casa per i Padri georgiani di Istanbul.

Sotto la regina Thamar (1184-1213) la G. raggiunse il suo apogeo politico-culturale ed il sec. xir è da considerarsi come l'epoca aurea nella storia del regno georgiano, i cui confini si estendevano dal Mar Nero al Mar Caspio e dal Caucaso sino a Trebisonda.

Nel sec. xili la G. soccombette all'assalto dei Mongoli, che divisero il paese in due regni : G. orientale e G. occidentale. Nel ' 300 venne il terribile Timur che devastò tutta la regione. La decadenza generale causata dalle invasioni mongole fu per un momento arginata dal re Giorgio V lo Splendido (1318-46) che unificò il paese. Le chiese distrutte da Timur furono ricostruite da re Alessandro I (1412-42) che continuò l'opera di Giorgio V. Ma l'occupazione di Costantinopoli (1453) e di Trebisonda da parte degli Ottomani portò alla rottura di tutti i rapporti fra la G. e l'Occidente. Da questo tempo il paese, smembrato in 3 regni e parecchi principati feudali, tutti autonomi, divenne campo di battaglia tra i Turchi e i Persiani. I secc. xvi e xvir devono essere considerati come i più tristi nella storia della G. Il re aveva perduta ogni autorità. I signori feudali, padroni del paese, sfruttavano la popolazione senza pietà. In quest'epoca apparve il didi mourav (grande amministratore) Giorgio Saakadse, che tentò di abbattere il feudalesimo, mettendo fine alla scissione interna e concentrando tutto il potere politicomilitare nelle mani del re. Il re Luarsab II non lo capi e lo abbandonò alla vendetta dei suoi nemici. L'astuto Šab-Abas, re di Persia, approfittando di questa divisione interna, invase il paese, vi massacrò quasi 100.000 Georgiani e ne deportò altri 100.000 in Persia. Lo šha fece poi uccidere lo stesso re Luarsab II (m. nel 1622) e la regina di Kacheti-Kethevana (m. nel 1624). Sotto il re Vakhtang VI (1703-24) e soprattutto con l'avvento al trono di Theimuraz II (1733-62) e di suo figlio Iracly II (1762-98) la G. vide giorni migliori. I signori feudali furono indeboliti, le prerogative del re accresciute ed Iracly II fu riconosciuto come capo supremo di tutti i capi politici rimasti autonomi nel paese (concessione del 1790). Le difficoltà interne ed esterne indussero Iracly II, dopo aver invano cercato aiuto in Occidente, a stipulare nel 1783 un trattato di amicizia e di protezione con l'imperatrice di Russia, Caterina II. In virtù di questo trattato la Russia assumeva il protettorato sulla G., lasciava libera l'amministrazione interna del Regno e riconosceva alla Chiesa georgiana la sua piena indipendenza. Ma dopo la morte del re georgiano Giorgio XII (m. nel 1800), lo zar Alessandro I violò cinicamente il detto trattato e proclamò l'annessione della G. alla Russia (1801). La Chiesa di G. fu privata della sua autocefalia, sottomessa al Sinodo russo e il suo capo, il katholikós Antonio II fu deportato in Russia nel 1811. Il popolo georgiano ha avuto molto da soffrire sotto la dominazione russa : confisca dei beni della Chiesa, occupazione delle chiese e dei monasteri, soppressione dell'insegnamento della lingua georgiana nelle scuole ed abolizione della liturgia in lingua georgiana nelle chiese, distruzione o spoliazione delle opere d'arte nazionali. Crollato l'Impero russo nel 1917, la G. restaurò la sua prima indipendenza il 26 maggio 1918. Disgraziatamente il potere passò nelle mani del partito socialista-menscevico che, incurante ed ignaro degli interessi nazionali, non cercò che di attuare l'ideologia marxista
a danno del popolo e della religione cristiana. Nel 1921 la G. fu di nuovo aggredita dalla Russia bolscevica con l'aiuto del partito bolscevico georgiano. Il paese, occupato dai bolscevici, venne incorporato all'Unione sovietica, come Repubblica autonoma di Transcaucasia. Anche la Chiesa autonoma di G. si liberò dal giogo del Sinodo russo e si dichiarò indipendente (1917) sotto la direzione suprema del katholikós "patriarca di tutta la G.".

Le relazioni della G. con la Chiesa romana sono antichissime. Già il katholikós Kyrion I (inizio sec. viI) si rivolgeva a s. Gregorio Magno e gli domandava consigli sul modo di trattare con gli eretici. Nella sua polemica contro i monofisiti armeni Kyrion si appoggiava sui «Romani» la cui fede era per lui suprema lex. Nel sec. ix un altro georgiano, s. Ilarione, visitava Roma, dove si fermava 2 anni per onorare la Confessione di s. Pietro ed i «santi Pontefici» ivi sepolti. La G., che non partecipò al conflitto iconoclastico, si tenne pure lontana dalle discussioni dei tempi di Fozio e di Michele Corulario. Anzi, nel 1065, s. Giorgio, abate del monastero georgiano Iviron sul Monte Athos, difese solennemente la Chiesa romana e la sua fede inalterata, in presenza dell'imperatore bizantino Costantino Duca e del suo elero. Sembra che negli aa. 1205-10 i monaci georgiani dell'Athos si siano conformati ai Latini anche nel celebrare la liturgia « in azymis ". Dal sec. xili le relazioni divengono più frequenti. Onorio III (1216-27) invitc il re Giorgio (1212-23) a prender parte alla liberazione dei Luoghi Santi. Gregorio IX (1227-41) manda alla regina Russudan (1223-47) dei frati minori e la prega di riceverli bene " in remissionem peccatorum ". Frattanto arrivano i Mongoli e mettono tutto a fuoco e fiamme. Russudan invoca l'aiuto del Papa promettendogli in ricambio l'unione con la Chiesa romana. Nella sua lettera del 1240 il Pontefice loda la buona disposizione della Regina e l'esorta a riconoscere la Chiesa romana come "princeps et magistra» di tutte le Chiese. Questa lettera di Gregorio IX è il primo documento che supponga la separazione della Chiesa georgiana dalla romana. Qui comincia l'opera dei missionari in G. Prima vengono i Frati Minori, seguiti dai Domenicani (sec. xili). La missione cattolica vi fece tali progressi che nel 1328 Giovanni XXII (1316-34) trasferi la sede episcopale di Smirna a Tiflis capitale della G. e con decreto del 1329 nominò vescovo di Tiflis il domenicano Giovanni di Firenze. Nel 1349 gli succedeva Bertrando Colleti ed a questo Bertrano Pagessi nel 1356.

Altri vescovi latini da noi conosciuti sono: Enrico Ratz O. F. M., Leonardo di Villac O. P. (1391), Giovanni di s. Michele O. P. (1425), Alessandro O. P. (1450), Enrico Woust O. F. M. (1462), Giov. Ymink O. S. A. (1469), Alberto Engel sotto Alessandro VI, Giov. Schneider (1507).

Al Concilio di Firenze presero parte anche due georgiani, un metropolita ed un laico. Essi però non sottoscrissero il decreto di Unione. L'arrivo dei missionari non cessò neanche nel sec. xvi. Agostiniani, Carmelliani, Gesuiti ed altri Ordini cercavano di portar aiuto spirituale e morale al povero paese devastato dai Turchi e dai Persiani. Andando incontro al desiderio dei Georgiani, Urbano VIII affidò nel 1628 la missione in G. ai Teatini, che vi rimasero fino al 1700 . Il merito di questi padri verso la G. è immenso. Sotto il loro influsso la G. rifiori nella sua vita religiosa e culturale. La fondazione del Collegio Urbano a Roma è dovuta in parte alla prosperità della missione in G. Dopo i Teatini

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la Propaganda Fide vi mandò i Cappuccini. La loro missione, che fu fruttuosissima, durò dal 1661 al 1845. In quest'anno i Cappuccini furono espulsi dai Russi, ormai padroni del Caucaso. La cura dei cattolici georgiani fu messa nelle mani del clero indigeno, di cui la maggior parte apparteneva alla Congregazione georgiana dei Servi dell'Immacolata Concezione di Istanbul.

Il numero dei georgiani cattolici ammontava, avanti la prima guerra mondiale, a 40.000 , mentre la popolazione intera della G. sovietica conta ca. 3.000 .000 . Sotto il regime zarista la G. cattolica dipendeva da un vescovo cattolico residente in Russia. Dopo la prima guerra mondiale la S. Sede vi mandò un delegato apostolico, ma questo non rimase che poco tempo a Tiflis e andò a stabilirsi in Persia.

BibL.: M. Brosset. Hist. de la G., 4 voll., Pietroburgo 1849-58; anon., Storia della G. detta della regina Maria, Tiflis 1006; F. Holldack, Zwei Grundsteine zu einer gruainischen Staats- und Rechtsgeschichte, Lipsia 1907; M. Tamarati, Histoire du catholicisme en G., Tiflis 1908; id., L'Église géorgienne, Roma 1910; I. Giavachiavili, Storia del popolo georgiano (in georgiano), Tiflis 1913-14, 1928-29; P. Poeters, Histoires monastiques géorgiennes, in Amelectu Boll., 36-37(1917-19), pp. 207 sgg.; W. E. B. Allen, A History of the Georgian People, Londra 1932; I. Giavachiavili, Libro d'introduzione alla storia di Georgia, Tiflis 1937; G. Peradse, An Account of the Georgian Monks and Monasteries in Palestine, in Georgica, 1937, pp. 181-246; anon., Vita della regina Tomar, Leningrado 1938; M. Tarchnivili, Die Entstehung und Entsichling der bischlichen Autohrphalie G., in Kyrios, 2 (1940-41), pp. 177-93; R. Ivanisky-Inghilo, La G., Roma 1941; R. Janin, s. v. in DThC, VI, coll. 1239-89; anon., Storia della G. detta della regina Anna, Tiflis 1942.

III. Letteratura. - La letteratura georgiana comincia con l'introduzione del cristianesimo. Il suo più antico documento è un'iscrizione sulla chiesa di Bolnissi della fine del sec. v. In base alle proprietà grafiche, stilistiche e linguistiche di queste iscrizioni, si deve ammettere che l'uso dell'alfabeto georgiano è stato introdotto alcuni secoli a. C. Anche il suo contenuto teologico attesta un notevole sviluppo della lingua letteraria e del parlare ecclesiastico.

In quanto alla classificazione morfologica dei testi georgiani, si distinguono tre forme: khan-meti (kh prefisso fonetico superfluo meti), hae-meti ( h prefisso fonetico superfluo) e normale, nella quale non si riscontrano più le due prime. I più antichi testi appartengono alla lingua khan-meti, che va dal suo inizio fino al sec. vir. I testi hae-meti vengono assegnati al sec. vir. Dal sec. ix in poi si usa la terza forma.

Riguardo al contenuto, la letteratura iberica è fino al sec. xI esclusivamente ecclesiastica. Nel sec. xI comincia a svilupparsi anche quella di carattere laico. E degno di essere rilevato che fra tutti i popoli cristiani dell'Oriente medievale solo i Georgiani hanno una letteratura profana.

Secondo l'ordine cronologico la letteratura ecclesiastica offre il quadro seguente. Dal sec. v al sec. vir vengono datate parecchie iscrizioni epigrafiche della chiesa di Bolnissi, della Croce di Mzkhetha, di Zkissisa ecc. Alla stessa età appartengono molti testi khan-meti di contenuto biblico, patristico, liturgico, apocrifo. Al sec. v risale il martirio di s. Susanik, scritto dal "Prete Giovanni . La vita della stessa Santa tramandata in una recensione armena non è che un rimaneggiamento tendenzioso del testo georgiano.

Al sec. vi appartiene il martirio di s. Eustazio di Mzkhetha, arabo convertito (edito in: Sitzungsberichte der preuss. Akademie der Wissenschaften, 1901, p. 875). Sono anche dei secc. vi-vi le prediche attribuite a Giovanni Bolnissi (ed. di M. Gianašvili, Tiflis 1911; M. Tarchniv̇vili, Zueei Lektionarfragmente, in Kyrios. 6 [1942], pp. 16-19). Del katholikós Kyrion I ci sono pervenuti alcuni scritti conservati nel libro delle lettere armeno (Epistolario).

A titolo d'informazione ricordiamo Evagrio Pontico di origine georgiana, secondo il parere di Ssaomeno, e la vita di Pietro Ibero conservata pure in una versione iberica (Ed. di N. Marr, in Pravosl. Palestin. Sbornik, 16 [1896, II], pp. 1-119).

Al sec. viri risalgono inoltre il martirio dei «Fanciulli di Cola - (ed. N. Marr, in Texti i rasiskanija po armeno-gruz. filologii, 5 [1903], p. 55), quello di s. Abo di Tiflis ([ed. Texte und Unters., nuova serie, 13, IV], Lipsia 1905) e molto probabilmente anche l'opera storica di Leonti Mroveli, che contiene una Vita dei Re e la Conversione di Karhli (Georgia). Il nucleo della Conversione deve esser attribuito al diacono Grigol, che viveva prima del sec. vir. La fiorente leggenda attorno a s. Nino o Nina ci è pervenuta in diverse recensioni.

I secc. ix e xir costituiscono l'età aurea della letteratura georgiana che abbraccia tutti i rami della scienza ecclesiastica sia nella traduzione dal siriaco, armeno, greco, arabo, che nella manifestazione del proprio pensiero. Nella letteratura originale il primo posto occupa l'Innografis ecclesiastica conservata in un manoscritto dell'a. 978-88 il cui autore è Michel Modrekili, monaco del monastero di Oski nella G. sud-occidentale. In questa raccolta vengono citati come innografi georgiani Giovanni di Tibethi, Esra, un altro Giovanni Khurdania, Filippo, Stefano Sananaidse, David di Tibethi ed altri. Nel sec. x fiorirono inoltre gli innografi Giovanni Minckhi, un certo Filippo e Giovanni Zosima sul Monte Sinai. Del secolo seguente sono invece la vita di s. Gregorio di Khanztha dal monaco Giorgio Marcial (ed. di

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N. Marr, in Texti i rasishan. po armeno-gruzinsh. filolog. 6 [1911]), il martirio di s. Gobroni del vescovo Stefan di Tibethi e forse anche la vita dei 13 Padri siri, attribuita al katholikós Arsenio II od Arsenio I, mentre il martirio di Abibos Nekresseli sarebbe dei secc. vi e viI. Al sec. IX sembra risalire il martirio del re Arcíl (688-718).

I più grandi rappresentanti dell'età aurea che coincide con l'influsso bizantino in G. sono i seguenti autori: 1. Eutimio Agiorita, abate dell'Iviron sul Monte Athos (roo6-28) figlio del principe-monaco Giovanni che con l'aiuto del principe-monaco Thornike Eristhavi, vincitore di Bardas Skleros, fondò quel convento, chiamato Portaitissa, vale a dire "Madonna della Porta". S. Eutimio tradusse dal greco, compose e rimaseggiò lui stesso 80 scritti ca. di contenuto svariatissimo mentre tradusse dal georgiano in greco la ben nota "Saggezza di Balavar". Per il suo brillante e classico stile s. Eutimio è forse l'autore più celebre e più gustato del mediocvo georgiano. 2. S. Giorgio Agiorita, anche lui abate dell'Iviron (m. nel ro6s), il quale scrisse la vita di s. Eutimio e del padre di lui Giovanni, e tradusse dal greco o ssttopose ad una nuova revisione molti libri del Nuovo Testamento, di diritto canonico, di liturgia, di dogmatica, di agiografia. 3. Efrem Mzire, n. nel 1027, m. prima del 1103, monaco di conventi georgiani sul Monte Mirabile e sul Monte Negro presso Antiochia. La sua attività letteraria è di una prodigiosa varietà e universalità, si distingue per la tecnica scientifica della versione filosofica, per l'uso degli scoli e dei lessici. Egli tradusse in georgiano fra l'altro xвq ἀ λ α ι α quà ω σ varphi ι α ἐ e ε α δ σ σ ι ς ni σ τ ε ω ς di s. Giovanni Damasceno, Dionigi Areopagita con scoli e la "Storia Lausiaca" di Palladio.

Se questi tre monaci lavoravano all'estero, nell'Impero bizantino, anche in G. si creavano nuovi centri di cultura: scuole superiori di filosofia e di teologia, cosiddette università o accademie, come quelle d'Iqaltho in Kacheti (G. orientale) e di Ghelati vicino a Cutais (G. occidentale). Quest'ultima è stata fondata dal re David il Rinnovatore, che vi convocò uomini dotti del paesc. Tra questi si trovavano Arsen Iqaltoeli e Giovanni Petritzi con Teofilo ieromonaco, Giovanni Tariscidse, Giovanni Katholikós di Carthli, ecc.

1. Arsen Iqaltoeli, "il lume di tutte le Chiese" era nativo di Iqaltho e fiorì nei secc. xI-xII. Arsen sembra aver seguito i corsi universitari di Michele Psello a Costantinopoli. Di qui egli passò in Siria, dove si fece discepolo di Efrem Mzire. Dietro l'invito del re David il Rinnovatore, Arsen si recò in G. e si dedicò ai lavori scientifici prima a Ghelati, poi nel celebre convento di Scio-Mgvime ed alla fine a Iqaltho. Arsen è noto soprattutto per il suo Dogmaticon, grande opera di compilazione. Questa raccolta contiene nella sua forma attuale a) 32 scritti di carattere polemico: 6 contro i nestoriani, 6 contro i monofisiti, 3 contro gli Armeni, 6 contro i giudei, 5 contro i musulmani, 2 contro gli origenisti; b) 16 trattati dogmatico-filosofici; c) 5 opere di contenuto morale.
2. Giovanni Petritzi, probabilmente anche lui discepolo di Efrem Mzire. Petritzi era monaco del monastero georgiano di Petrizonissa in Bulgaria (donde il nome). Egli studiò a Costantinopoli sotto la direzione di Michele Psello e, di ritorno in G., si stabilì a Ghelati, dove sviluppò una fecondissima attività scientifica e letteraria abbracciando con il suo genio universale il vasto dominio di tutte le scienze dell'epoca: filosofia, teologia, liturgia, agiografia, poesia, grammatica, retorica, musica, astronomia. Ma quello che rese Petritzi più celebre fu la sua attività filosofica, che gli suscitò anche persecuzioni
dalla parte dei Greci e dei Georgiani. Egli tradusse e commentò la Σ τ o imath χ ε i ω σ ι ς ~ vartheta ε o λ cup γ ι α ἠ, Elementa o Liber de causis di Proclo, Tà τ o π ι α ἀ, II ε ρ i Ė ρ μ η ν ε i α ς di Aristotele (perduti tutti e due) e II ε ρ i qù σ ε ω ς ἀ ν vartheta ρ i σ σ ι di Nemesio di Emeca in Fenicia. In base a queste traduzioni si deve ammettere che Petritzi aveva una vasta conoscenza degli scrittori e filosofi greci. Ecco perché N. Marr poteva scrivere: "Nei secc. x e xi i Georgiani s'interessavano, nel campo filosofico, delle stesse questioni, delle quali s'occupavano i primi ingegni dell'umanità del loro tempi tanto in Oriente che in Occidente, ma con la differenza dagli altri (ad es., dagli Occidentali) che i Georgiani di quell'epoca emettevano prima degli altri la loro opinione sulle questioni correnti di filosofia contemporanea, possedevano, in una maniera esemplare per quei tempi, il senso della critica testuale e lavoravano direttamente sui testi greci " (N. Marr, Iovann Petrizhij, gruzenshij neoplatonih XI-XII bicha, in Zapiski vasto otdel. archeol. Obcent, 19 [1909], p. 113). Petritzi considera la filosofia greca come ancilla Theologiae e cerca per mezzo di essa (filosofia intuitiva, teoria) di provare l'esistenza dell'« Uno" (Dio) e dello Trinità; di superare il dualismo manicheo e l'epicureismo della sua epoca (cf. Joannis Petritziii opera, I, Procli Dindochi Σ τ o imath χ ε i ω σ ι ς vartheta ε o λ cup γ ι α ἠ versio iberica, Tiflis 1940. Ed. da S. Kauchtschischvili. Il II 1. contiene il commento a Proclo già edito dallo stesso autore (v. anche E. R. Dodds, Proclus the Elements of Theology, Oxford 1933). Il gran protettore di Petritzi, David il Rinnovatore, si rese celebre anche come poeta e teologo con i suoi "Salmi penitenziali", che rammentavano quelli del re David.

Creazioni dell'età aurea sono pure molti scritti storici: Cronaca di Ginauscer forse già dal sec. ix, Storia dei Bagraditi di Sumbat (sec. xi), Storia di Abchasethi (secc. x-xi), opere storiche dei regni gloriosi di Giorgio II, di David, di Giorgio III (m. nel 1184), della regina Thamar. Nelle traduzioni georgiane si sono conservate molte opere apocrife, agiografiche, liturgiche e patristiche, che non esistono più nell'originale. Ad es., G. N. Bonwetsch pubblicò (in Texte und Unters., 23 II, Lipsia 1902), scritti di Ippolito Romano conservati in georgiano. Opere agiografiche vengono edite da P. Peeters in Analecta Bollandiana dal 191 in poi (v. inoltre K. Kekelidse, Monumenta hagiographica georgiana, I, Tiflis 1938; II, Tiflis 1946).

Giovanni Petritzi non ebbe continuatori. Dopo 3 secoli di occupazione mongolica, il paese si riebbe dalla sua decadenza soltanto a poco a poco sotto l'influsso iniziale della cultura persiana e dei missionari latini.

In questo periodo di rinascimento nazionale che va dal sec. xxi al xix debbono essere notati : Stefano Paolino, che con l'aiuto di un monaco georgiano, Niceforo Erbachi, fece stampare il primo libro georgiano: Dizionario georgiano-italiano (Roma 1609), il teatino M. Maggio con il suo libro: Syntagmata linguarum orientalium quae in G. religionibus audiuntur (Roma 1670) e P. Castelli (m. nel 1695) anche lui teatino, pittore di alto valore. Tra i più noti storiografi è da segnalarsi il re Vakhtang VI (m. nel 1737). Egli fece redigere una raccolta degli annali georgiani conosciuti sotto il nome di CarthlisZchovreba (vita della G.); la cronaca di Vakhtang fu continuata dal suo figlio Vakhust dal 1469 al 1744. Vakhtang VI promulgò inoltre un codice delle leggi georgiane.

Del diritto ecclesiastico dei primi tempi non è pervenuto che un piccolo resto : i canoni del Concilio