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1737). Egli fece redigere una raccolta degli annali georgiani conosciuti sotto il nome di CarthlisZchovreba (vita della G.); la cronaca di Vakhtang fu continuata dal suo figlio Vakhust dal 1469 al 1744. Vakhtang VI promulgò inoltre un codice delle leggi georgiane.

Del diritto ecclesiastico dei primi tempi non è pervenuto che un piccolo resto : i canoni del Concilio di Ruiss-Orbniaei del 1103, uno statuto canonico del 1263, le decisioni dei katholikói Malachia di Carthli ed Evdemos di Abkhasethi (sec. xvi) incorporate nel codice di Vakhtang, una disposizione di Grigol Samthavneli per la sua eparchia (1549).

Il principe Sulkhan Orbeliani fatto monaco e chiamato Saba (m. nel 1725) fu un gran collaboratore del re Vakhtang. Saba si fece più tardi cattolico e intraprese

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un viaggio diplomatico alla corte del Papa e di Luigi XIV di Francia. Egli compose un catechismo per i cattolici georgiani e una concordanza biblica, compilò un lessico di alto pregio, e scrisse il suo Viaggio in Europa.

Il più grande genio di questa epoca è però il katholikos Antonio I (1720-88), figlio de re Jesse. Anche lui si fece cattolico: deposto in seguito a ciò ed esiliato in Russia, dove si giustificò dall'accusa di eresia, egli ricuperò la sua sede per opera del re Irskiy II e spiegò un'attività straordinaria nella Chiesa e nello Stato. Sotto l'influenza dei missionari cattolici egli organizzò le scuole e tutta l'istruzione pubblica del paese ed insegnò con tal successo che il sec. xviri è stato chiamato il secolo di Antonio.

Tra i suoi numerosissimi scritti, che si riferiscono a quasi tutti i rami delle scienze ecclesiastiche e profane, sono da segnalare i seguenti: adattamento georgiano della filosofia di Fr. Baumeister, parecchi altri scritti filosofici, un manuale di retorica, un trattato di teologia in 4 voll., un martirologio, la grande opera metrica Tzaqobil-Sitqaoba in 4000 versi giambici, e una raccolta di biografie degli eroi nazionali. Il katholikós lasciò anche un'opera mistica sull'autorità reale ed un'altra polemico-dogmatica: Mazametqueleba.

Dopo la perdita dell'indipendenza nel 1801 i più insigni scrittori della G., ormai aperta all'influenza occidentale, cercano di mantenere sveglio il sentimento nazionale.

Secondo le notizie pervenute, la G. dispone oggi di quasi 400 scuole elementari con 510.000 allievi, di 22 scuole superiori e di ca. 100 musei ed istituti per le ricerche scientifiche. Il centro culturale è Tiflis con un'università statale (fondata nel 1918) che ha io facoltà e 4000 studenti, una accademia delle Scienze ed altri istituti, un archivio con ca. 10.000 manoscritti e diverse riviste come il Moambe (bollettino) dell'Università, del Museo georgiano e della Storia, Ricerche storiche, ecc.

BibL.: G. Peradse, Die altgeorgische Literatur und ihre Probleme, in Orient Christianus, 3 (1921), 2^{text {a }} serie, pp. 205-22; K. Kekelidae, Storia della letteratura georgiana (in georg.), 2 voll., Tiflis 1923-24; R. P. Blake, Georgian Theological Literature, in The Journal of Theological Studies, 26 (1925), pp. 50-64; G. Peradse, Die altchristliche Literatur in der georgischen Cbetisferung, in Oriens Christianus, 3-8 (1930-33), p. 109 sgg.; J. Simon, Répertoire des bibliothèques publiques et privées d'Europe contenant des manuscrits géorgiens, in Orientalia, 3 (1934), 08-104; J. Kacst, Littérature géorgienne chrétienne, Parigi 1934; K. Kekelidae, Monumenta hagiographica georgica, 2 voll., Tiflis 1938-46; C. Tumanoff, Medieval Georgian Historical Literature, in Traditio, i (1943), pp. 139-82; ibid., 2 (1947), pp. 340-44.
IV. Liturgia. - In G. la liturgia si celelebrava sul principio nella lingua dei missionari venuti dalla Grecia, ma ben presto si cominciò a sostituire al greco l'uso della lingua volgare. Già nel sec. v s. Saba (m. nel 532) permetteva ai suoi mo-
naci della G. di recitare l'ufficio nella loro lingua; la Messa però doveva essere celebrata nella lingua comune. Tutto il servizio divino era in georgiano, almeno verso la fine del sec. vi; poi nei secc. viit-ix questo uso passò dalla G. orientale (Iberia degli antichi) in quella occidentale, dove fino ad allora dominava il greco.

Le più antiche versioni georgiane dei testi liturgici dimostrano con evidenza che già dall'inizio si seguiva l'uso liturgico della Chiesa di Gerusalemme. Infatti due frammenti di lesio-
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(ila J. Baltrusaitis, Etudes sur l'art médieval en Grargie et en Arménie, Parig. 1819, sec. 161)
Giorgia - Chiesa di Ertazmida (secc. xil-xili).
nari dei secc. v e viII, pubblicati da Tarchnïivili, ed il Canonario di Gerusalemme dei secc. viI-viII, edito da Kekelidae, contengono entrambi l'ufliciatura della Chiesa di Gerusalemme, da dove viene anche la più antica Messa georgiana. La liturgia di s. Giacomo è conservata in molti manoscritti, di cui il più remoto risale al sec. x: due sono al Monte Sinai, uno a Graz, uno alla Biblioteca Vaticana ed altri in G.

L'ufficio divino di Gerusalemme rimase in uso in G. sino al sec. x. Durante i secc.x-xix. Eutimio e s. Giorgio del Monte Athos tradussero in georgiano il Sinassario di S. Sofia di Costantinopoli che a poco a poco eliminò quello di Gerusalemme. Nel sec. xir fu tradotto il "Typikon» di s. Saba di cui si servivano i monaci di s. Simeone Stilita presso Antiochia. Questo Typikon, già conosciuto ed usato nei monasteri georgiani di Tao-Klurgeti nel sec. Ix, fuso con quello di Monte Athos rimase in uso sino al sec. xvir, quando i katholikói Bessarione e Antonio I (sec. xviri) lo ritoccarono in base al testo slavo. Le lutture scritturali, l'ordine delle pericopi e quello dei Salmi seguivano lo sviluppo storico del Sinassario e dei Typikon.

L'Eucholagion georgiano si divide in Kondaki, che contiene i testi liturgici propriamente detti (formolario di Messa), e Kurtchevani (Benedizionale).

1. Il Kondaki racchiude la Zamis-Zirva (Messa) di s. Giacomo, di s. Basilio, di s. Giovanni Crisostomo, di s. Pietro e la Missa praesonctificatorum. La prima versione del testo esistente della liturgia di S. Giacomo risale ai secc. viI-viII, quello della Messa di s. Basilio e di s. Giovanni Crisostomo al sec. viri. Molto probabilmente al sec. Ix risale la prima traduzione della Liturgia di s. Pietro, la quale, per il suo stile arcaico, sembra antica quanto quella di s. Giacomo. La Missa praesonctificatorum è stata conservata in molti manoscritti in G. ed all'estero (Biblioteca Vaticana, Graz, Monte Sinai). La più antica è probabilmente quella di Graz, senza indicazione dell'autore, mentre il testo del Monte Sinai vien attribuito a s. Basilio. Nei testi più recenti appare pure il nome di s. Gregorio.

La liturgia di s. Giacomo fu in uso in G. fino ai secc. x-xI. In questa epoca fu introdotta la Messa di s. Basilio e di s. Giovanni Crisostomo tradotta nuovamente da s. Giorgio Aghiorita. La revisione del patriarca Filoteo di Costantinopoli (sec. xiv) pensò in G. nel sec. xvir. Le rubriche del testo georgiano furono rivedute in base al testo slavo dal katholikos Antonio I nel sec. xviri.

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2. Il Kurtchevani viene dalla Palestina. Nei secc. x-xI s. Eutimio e s. Giorgio di Iviron tradussero quello di s. Sofia, accolto in G. Nel sec. xvili Cipriano Samtavneli ne fece una nuova versione dal greco. Altri libri liturgici sono: Chmani ( jmatḣ χ mathrm{sc} ) che contiene i primi quattro toni della domenica e dei giorni feriali e Gverdni (lati) che comprende i quattro altri toni ( jmatḣ χ ° ς π λ ἀ γ ι o ς ). L'Octoechos e il Parachiticon furono tradotti in georgiano da s. Eutimio e s. Giorgio. Marchvani (Triadion) e Zatikni (Pentecostarion), tradotti da s. Eutimio e s. Giorgio, erano detti in antico Chvedrni ed il loro testo è stato conservato in un manoscritto del sec. IX, pur essendo il testo anteriore a questo secolo. Tveni (Mineon), termine introdotto nel sec. xi al Mionte Athos. Anticamente si chiamava Zatiki e comprendeva tutto l'ufficio festivo dell'anno. Un altro nome di Tveni è Iadgari (Memoriale) già noto nei secc. viil-ix. Zamni (Orologion) ed il Typihon che contiene le regole liturgiche. Prettamente georgiano è il Guloni, che conteneva tutti i testi usati nel servizio divino durante l'anno liturgico.

Al calendario della Chiesa universale sono aggiunte feste nazionali con canti ed inni composti dai Padri della Chiesa georgiana, quali Michele Modrekili (sec. x), Sozima, Ezra, G. Petritzi, katholikós Nicola, G. Sciavteli, Giovanni Anceli (secc. x-xII), katholikós Arseni, Saba, Nicola (secc. xII-xVI) ed altri con il katholikós Antonio I.

Il canto georgiano, almeno dal sec. xir, era a tre voci e differiva dal canto greco. Secondo Balsamone i Georgiani non usavano le Zeon nella Messa eucaristica. Il suo uso non deve essere stato introdotto che più tardi, dato che i manoscritti liturgici del medioevo non lo conoscono.

La prima edizione a stampa del Kondahi fu fatta nel 1716 e quella dell'Euchologion, non ritoccato secondo il testo slavo, nel 1713.

BnL.: Ed. Kurtz, Das Typihon des hl. Sabbas, in Bva. Zeitschr., 3 (1894), p. 169; K. Kekelidze, Liturgièeshie grusimshic pamjotniki, Tiflis 1908; id., Drevne grusimshij Archierutihon, ivi 1912; id., Jerusolinushij Kononar 7 veba, ivi 1912; P. Ingvoronya, L'antica poesia ecclesiastica georgiana (in georg.), ivi 1913; H. Goussen, Ober georgische Drucke, Fest- und Heiligen Kalender..., MünchenGladbach 1923; Gr. Peradse, Les monuments liturgiques prébycantins en langue géorgienne, in Le Muséon, 45 (1925), pp. 253-72; id., Ein Dokument aus der mittelalterlichen Liturgiegeschicke Georgiens, in Kyrios, 1 (1936), pp. 74-79; H. W. Codrington, The Liturgy of st Peter, Münster 1936; M. Tarchnúvili, Die georgische Übersetzung der Liturgie des hl. 7. Chrysostomus, in Jahrbuch für Liturgievissenschaft, 14 (1938), pp. 79-94; id., Zwei georgische Lektionserhageneste aus dem 3. und 8. Jahrhundert, in Kyrios, 6 (1942), pp. I-28; id., Eine neue georgische Jabobosliturgie, in Ephemerides Liturgicae, 62 (1948) pp. 49-82.
V. Versione della Bibbia. - La G., ossia Iberia nel Caucaso, fu guadagnata alla fede cristiana da s. Nino o Nina ai tempi di Costantino il Grande. I primi missionari vennero dalla « Grecia». All'inizio il servizio divino si celebrava in lingua greca; ma ben presto si cominciò a sostituire al greco il georgiano, ciò che esigeva la traduzione dei testi sacri in lingua iberica.

La prima traduzione della S. Scrittura va datata dal sec. v: alla madre del re Vachtang (sec. v) fu tradotto il Vangelo. All'inizio del sec. vi nel monastero di S. Saba in Palestina i georgiani cantavano l'officio in georgiano.

Della versione georgiana si distinguono tre recensioni: Chanmeti (prefisso superfluo meti «ch»), Sabacminduri (del convento di S. Saba), ed Atanita (del Monte Athos). I più antichi sono i testi chanmeti.

Secondo alcuni studiosi la prima versione dei Vangeli è derivata dal siriaco per via dell'armeno. Di questa traduzione sono pervenuti a noi brani considerevoli che risalgono al sec. vi e un Tetraevangelion conservato in un manoscritto di Adisci dell'897. A questa prima versione seguì nel corso del sec. vi-vii una nuova revisione dei Vangeli in base al testo greco che eliminò dall'uso l'antica versione. I testi di questa versione chiamata anche preatonita sono stati conservati in molti manoscritti, p. es.,
di Opisa (913), di Gruči (936), di Parchali (973), di Ibeti (995). Alla stessa versione appartengono anche gli scritti degli Apostoli (manoscritto del 977) e gli Atti degli Apostoli (manoscritto del 974) conservati al Monte Sinai.

Nel corso dei secc. x-xi il Nuovo Testamento fu sottoposto ad un'ulteriore revisione da s. Eutimio (m. nel 1028) e da s. Giorgio (m. nel ro65) del convento georgiano Iviron di Monte Athos. Questa versione atonita, che si basa sul testo greco, divente più tardi il textos receptus della Chiesa georgiana. Della versione Sabacminduri non si sa niente.

La versione del Vecchio Testamento risale, almeno in parte, ai secc. v-vi e si avvicina assai alla versione armena. Si conoscono tre versioni dei Salmi, tutte anteriori al sec. x. Gli altri libri si sono conservati anch'essi in parccelvic versioni. Il più celebre è il cod. n. 2 d' Iviron del 978 .

La versione antica è molto importante per la critica testuale del Nuovo Testamento. Secondo Blake questa versione è un eccellente rappresentante della recensione di Cesarea. Baumstark al contrario la considera come strettamente imparentata con il Dintessarion di Taziano, a ritiene che per il Vecchio Testamento si avvicini alla recensione greca di Luciano, ma anche all'esaplare.

Quanto al canone, non si trovano nella versione georgiana i libri dei Mincmbei, che furono tradotti dallo slavo nel sec. xvili. La prima traduzione dell'Apocalisse di s. Giovanni è stata curata da s. Eutimio del Monte Athos negli anni 976-78.

Edizioni a stampa: Vl. Beneševič pubblicò Marco e Matteo a Pietroburgo 1909-11 (ms. Ibeți-Opisa), Blake Marco e Matteo in PO, 20 (1928), e 24 (1933; ms. Adisci). La prima edizione dei Salmi è stata curata dal re Arčil a Mosca (1705) e quella dai Vangeli dal re Vachtang a Tiflis (1709). L'intero Vecchio Testamento fu stampato per la prima volta dal principe Vachušta Mosca (1742-43). Questa edizione fu riprodotta a Tiflis (1884) e Kekelidze pubblicò secondo quattro versioni il testo dell'Ecclesiaste (Commentaria in Ecclesiastem Metraphanis metropolitae Smyrnenis, Tiflis 1920).

BinL.: K. Kekelidze, Storia della letteratura georgiana, I, Tiflis 1923, pp. 31-33, 443-62; R. P. Blake, The Caesarean Text of the Gospel of Mark, in Harvard Theol. Rev., xi (1928), pp. 286 295: Catalogue des manuscrits géorgiens de la Bibliothèque de la laure d'iviron au Mont Athos, in Revue de l'Orient chrétien, 3^{text {e }} serie, 8 (1931-32), pp. 301-304; S. Lyonnet, in M.-J. Lagrange, Critique textuelle, II, Parigi 1935, pp. 373-78, 383-86; C. Peters, Das Dintessarion Tations, in Orientalia Christiana Anal., 123 (1939), pp. 83-88; N. Marr, Opisanie grusimshich rubapsiei simsishago monastiria, Mosca 1940, p. 107; M. Tarchnúvili, Zwei georgische Lektionser-Frageneste aus dem 3. und 8. Jahrhundert, in Kyrios, 6 (1942), pp. 12-14.
VI. Arte. - Le ultime ricerche sull'arte sacra della G. hanno posto in sempre più chiaro rilievo la sua importanza per la storia dell'arte cristiana dell'Oriente antico e medievale. Tali ricerche hanno infatti dimostrato come le origini dell'arte, ed in primo luogo dell'architettura georgiana, risalgano a tempi remotissimi ed alle opere dei popoli dell'Asia Minore e della Mesopotamia, di cui anche i Georgiani sono eredi.

Nell'arte georgiana si distinguono in genere due periodi : il primo va dal sec. Iv al sec. IX, il secondo dal sec. IX al sec. xvili.

Il primo periodo è caratterizzato dallo sviluppo di particolari forme architettoniche che si riflettono sulla pianta, sul modo di costruire e sulla distribuzione degli spazi interni dell'edificio e delle masse al suo esterno. Nel secondo periodo vengono sviluppate e armonizzate le forme antiche, per accrescere il senso di monumentalità dell'edificio mentre si arricchisce anche la sua decorazione, che a poco a poco si rende libera ed indipendente dal monumento. In molti punti l'architettura georgiana rammenta quella romanica del medioevo occidentale.

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La G. offre vari tipi di edifici sacri : a pianta basilicale, rotonda, quadrata, ottagonale, ed altri ove appare una combinazione della forma basilicale con la pianta a cupola centrale. Cosi s'incontrano chiese che hanno una sola abside ed una sola navata, ed altre che hanno fino a sei absidi e quattro navate; s'incontrano pure edifici che contengono due o tre chiese sovrapposte. La pianta delle chiese a cupola è generalmente a croce greca ma spesso il braccio che guarda l'oriente supera per lunghezza l'altro. La cupola s'innalza su quattro pilastri o direttamente sui muri. In genere nelle chiese georgiane del medioevo s'incontra una cupola conica impostata su di un tamburo poligonale, con finestre strette e piccole colonnine. Spesso la facciata è ornata di una croce in rilievo con decorazioni ad intrecci.

Si elencano ora alcune chiese che risalgono ai vari periodi della vita cristiana in G. :

Sec. iv: Necressi, basilica in Cartli.
Sec. v : Segani, chiesa a cupola; Alt-Sciua-Mta, basilica in Cacheti; Urta, basilica a tre navate in Tao-Klargeti, secondo E. Takaivili con la più antica iscrizione georgiana non ancora decifrata: Bolnissi, basilica in Cartli, del 493.

Sec. v-vi: Zkarostavi, basilica a tre navate in Tao-Klargeti.

Sec. vi : Scio-Mġvime, Mzchetis-Ğuari, chiesa a cupola in Cartli; Nino-Zmida, chiesa a cupola in Cacheti; Biciunta, chiesa a cupola in Abchaseti.

Sec. vi-vii: Guari di Mzcheta; Gavasi, chiesa a cupola in Cacheti.

Sec. viI: Samzverissi; Zromi, chiesa a cupola in Cartli; Kissis-Chevi e Davitiani, chiesa a cupola; S. Giorgio e Necressi, basiliche a tre chiese in Cacheti; Is e Suchbeci in Tao-Klargeti; Ancis-Chati in Tiflis; Marrvili in Mingrellia (G. occidentale).

Sec. viII-IX: Ateni, chiesa a cupola in Cartli; Gurgiani, chiesa a due cupole; Necressi e Vač'nazianti, chiesa a cupola in Cacheti; Bana, chiesa rotonda, a cupola costruita negli aa. 888-923, in TaoKlargeti, secondo il viaggiatore tedesco Koch la più bella chiesa dell'Oriente dopo S. Sofia di Costantinopoli; Opisa, chiesa a cupola in Klargeti (sec. IX).

Sec. x-xv: Mzcheta (sec. x-xi), Manglissi (sec. xi), Sion di Tiflis, Samtavro di Mzcheta, Zilcani al nord di Mzcheta (sec. xil), Santavissi (roşe), Metechi di Tiflis (sec. xiII), Ikorta (i i 72 ) Pitoreti e Tzugrugasceni (sec. xiv), Urbnissi, Ruissi (sec. xv), Achtala (sec. xi-xir), Ertazmida (sec. xil-xili), Samšvilde (893-960), Asciuriani (sec. xi), in Cartli. In Cacheti si trovano: Alaverdi e Kveteri (sec. x), Bociormo (sec. xi), Bodbe, Sameba presso Kazbeg nel Caucaso. Nella G. occidentale si sono conservate : Seda-Sakari (sec. x), Ghelati (sec. xi), Kutaissi (ioo3), Ilori con il suo tesoro di oggetti sacri, Kazchi, Nicorzmida e Savane (sec. xi), Drandi (sec. ix-x). Mocvi e Bedia (sec. x). Samzche e Tao-Klargeti offrono: Zarzma (sec. xi), Kumurdo (969), Varzia (sec. xil), Tbeti (918), Dadasceni (sec. ix-x), Otchta-Eklesia (sec. ix-x), basilica; Parchali (sec. ix-x) basilica; Oski (sec. x), Chachuli (sec. x), Išchani (sec. ix e xi), Ekeki (1009), Safara (sec. xili-xiv), Tutte queste chiese sono a cupola centrale. L'antica tradizione architettonica fu interrotta con l'annessione del paese alla Russia (inizio sec. xix). In questo tempo cominciò a prevalere l'influsso dell'arte occidentale.

Gran valore viene attribuito agli affreschi georgiani. Bellissimi quelli di Ubissi (sec. xili), che rivelano fra i loro autori notevoli individualità artistiche tra cui
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(da J. Baltrasaitis, Etudes sur l'art midieral en Giurgic et in Arménic, Parigi 1585, sec. 21)
Georgia - Chiesa di Tzugrugasceni (sec. xiv).
quelle del pittore Damiano. I più antichi affreschi risalgonoal sec. x: Bedia, Oski, Ateni, Chachuli, Scio-Mġime, Saorbissi, Pavnissi, Ikvi in Cartli; del sec. xir abbiamo Kinzivi, Achtala, Varzia, Betania presso Tiflis, Timotes-Ubani in Cartli, Savane; mentre ai secc. xili e xiv vengono datate le pitture murali dei monasteri in Osseti, Zalingicha in Mingrelia, Lichne in Abchaseti, Zarzma, Safara, Ciuli in Giavacheti, Nabachtevi in Cartli. Più numerosi sono gli affreschi di epoche successive.

Forse ancora più importanti sono i musaici, ad es., quelli di Zromi (sec. vir-viII). Nell'abside di questa chiesa è rappresentata la Traditio legis: Cristo appare tra gli apostoli Pietro e Paolo, ha la mano destra elevata e tiene nella sinistra un rotolo aperto, con un testo evangelico in lingua georgiana. I musaici di Ghelati invece vengono attribuiti ad un maestro greco. Meritano inoltre d'esser rilevate le miniature georgiane che non sono ancora studiate bene. Esse sono contenute in molti manoscritti biblici e patristici, di cui i più antichi risalgono al sec. Ix. Le loro rappresentazioni sono di grande finezza e varietà e testimoniano un'eccellente conoscenza della tecnica da parte degli artisti.

Notevole interesse presenta anche l'oreficeria sacra che annovera numerosi lavori in oro e argento. Celebri sono le grandi croci di legno rivestite di lamine d'argento dorate a motivi figurati con interi cicli rappresentanti scene bibliche e feste cristiane. Tali croci, spesso di un'altezza di 4 metri, s'innalzavano davanti al santuario e servivano ai fedeli da vero catechismo liturgico.

Fra questi lavori d'oro e d'argento devono esser menzionate molte icone : così quella di Cristo Sal-

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vatore in Svaneti (sec. xir); di Simeone Stilita in Mestia (Svaneti) anteriore al sec. xir; della Madonna di Chachuli molto venerata nel sec. xir; di s. Giorgio in Alaverdi, adornata dal re Costantino III nel sec. x; della Trasfigurazione in Zarzma, adornata nell'a. 886, che è la più antica icona datata della G.; le icone di Marrodi, di Chofi in Mingrellia. La più celebre icona pitturata è però quella di Gvtis-Piri (volto di Dio) che si venerava nella chiesa episcopale di Ancia in Klargeti già nel sec. viIi-ix, ora a 'Tiflis nella chiesa di Ancis-Chati. Secondo la tradizione questa si trovava in Edessa nel sec. vi. Portata più tardi a Costantinopoli, venne trasportata, durante la lotta iconoclasta, in G. Si ricordano inoltre la Madonna di Portaitissa (sec. x) del convento georgiano del Monte Athos, la cui copia si venerava in Russia sotto il nome di "Iverskaja ".

La G. è anche molto ricca di intagli in legno talvolta di lavoro finissimo; così le porte delle chiese in Svaneti, di Mgvime, di Rconi, di Monasteri, di Savane, di Ikvi. Merita d'esser ricordato anche il particolare tipo di iconostasi (georgiano bankeli) che si vede nelle chiese georgiane e che non ha eguali in tutto l'Oriente. L'iconostasi era talvolta un monolite adorno di figure scolpite di grande bellezza. Si sono conservate, almeno in parte, le iconostasi di Ateni (sec. viit-ix), di Agara in Imereti, di Safara, di Bobisgheri in Tao, di Ofara in Svaneti (sec. xi).

Nelle antiche chiese georgiane il santuario si trovava ad un livello più elevato di quello della navata e l'altare, generalmente un monolite quadrangolare, era addossato al muro dell'abside principale.

Notevole è l'influsso che l'arte georgiana ha esercitato sui popoli venuti a suo contatto. L'irradiazione dell'arte caucasica si è infatti estesa sull'Armenia ed anche in Russia.

Bibl.: Opere generali: J. Baltrussitis. L'art médiéval en Géorgie et en Arménie, Parigi 1929; id., L'Eglise cloisonnée en Orient et en Occident, ivi 1941; N. Tolmatchevski, Les fresques de l'ancienne G., Tiflis 1931; D. Teschubunasvih. Die christliche Kunst im Kaukasus und ibe Verhältnis zur allgemeinen Kunstgeschichte, in Monatsschrift für Kunstwissenschaft, 7-9 (1922), p. 226; id., Die Schio-Mgkvime-Laura, in Moambe dell' Università di Tiflis, 3 (1923), pp. 209-53; id., Le vie dell'architettura georgiana, Tiflis 1936 (georg.); id., Bobushj Sian, ivi 1940; id., Pamiatsiki tipa Guari, ivi 1948. - Studi particolari: MelussetBehel, K vorpass ab ostroistve altarja v drevnoi Gruzii, in Christianskij Vostok, 1 (1916), pp. 310-12; A. Baumstark, Eine georgische Miniaturenfolge zum Mathäusevangelium, in Oriens christianus, nuova serie, 3 (1913), pp. 140-47; id., Eine georgische Miniaturenfolge zum Markusevangelium, ibid., 6 (1916), pp. 152-61; J. Sauer, Die Krenzhirche von Mycket (Georgien) in ihrer geschichtlichen Bedeutung, in Römische Quartalschrift, 39 (1931), pp. 607-12; G. F. Kirsch, Sulla chiesa di Zromi, in Rivista di archeol. criti., 13 (1936), pp. 170-71; E. Taksievili, Spedizione arch. in Lecchumi-Svaneti nell'anno 19 ro, Parigi 1937; id., Spedizione arch. in Cola-Oltisti nell'anno 1907, ivi 1938 (georg.); R. P. Blake-S. Der Nersessian, The Gospel of Bert'ay, an old Georgian ms. of the tenth century, in Byzantion, 16 (1944), pp. 226-85. V. anche le riviste: Materialy po archeol. Kaukaza, vall. 3, 4, 7, 10, 12, e Izvestija Kavhazhavo istoriko-archeol. instituta v Tiflise, vall. 1-3. Michele Tarchnï̀vili

GEPIDI. - Popolazione di stirpe gotica che, ca. la metà del in sec. d. C., dalle regioni baltiche scese verso i Carpazi. La più antica menzione si trova nella vita di Probo nella Historia Augusta. Ammessi con altri barbari entro i confini dell'Impero, si comportarono da ladroni, e furono combattuti e scacciati da Probo (Probus, 18). Attila li trascinò seco nelle sue rovinose scorrerie. Vinto Attila e disfattoni il suo regno, i G. riuscirono a mantenersi nella Dacia già occupata dagli Unni, ed estesero i loro confini anche a sud del Danubio, occupando fra l'altro le città della Mesia, Sirmium e Singidunum. Nemici
degli Ostrogoti, tentarono di sbarrare loro la via verso l'Occidente e verso l'Italia ma furono battuti ( 489 ).

Più lunghe lotte ebbero poi con i Longobardi che si erano stanziati in Pannonia. Si ha ricordo di una prima guerra tra Audoino re dei Longobardi e Turrisendo re dei G. il quale perdé in battaglia il valoroso figlio Turrismondo. Dopo alcuni anni di pace, durante i quali i G. furono tra i mercenari di Narsete contro Totila (552), ripresero le lotte con i Longobardi ma il loro re Cunimondo fu pienamente sconfitto e ucciso dal longobardo Alboino. I G. perdettero allora l'indipendenza, e Rosmunda, figlia dell'ultimo re, sposata con violenza del vincitore, vendicò il padre e il suo popolo dopo il noto atroce insulto di Alboino. Non si ha memoria che sia giunta tra loro la predicazione cristiana.

Bibl.: Dalle fonti antiche, oltre il cenno nella Vita Probi si hanno notizie nella Getica di Jordance (XVIII e XXXVIII) e nel Bellum Vandalicum di Procopio. Per i moderni vedere K. Müllenhoff, Deutsche Altertumshunde, Berlino 1929.

Roberto Paribeni
GERĀCE, Diocesi di. - G., nella Calabria meridionale, in provincia di Reggio, a 480 m . sul livello del mare, su un altopiano che congiunge l'Aspromonte alle Serre. E l'eredc di Locri Epizefirii, colonia greca fondata nel 673 , repubblica rivale di Reggio e di Crocone, che nella legislazione di Zalcuco vanta il più antico codice scritto in tutta l'Europa. Conquistata da Scipione l'Africano nel 205 a. C., perdette la sua importanza per tutto il periodo romano e fu distrutta dai Saraceni nel sec. viI. I superstiti abitanti si rifugiarono sulla montagna, dando origine a G. Superiore, detta S. Ciriaca nei documenti greci. Quivi si trasferi anche il vescovato, contrariamente a quello che scrive l'Ughelli, che parla di unione del vescovato di Locri con quello di G. In realtà nei documenti medievali si fa sempre menzione di un solo vescovo: di Locri dall'inizio al sec. vir; di S. Ciriaca nei documenti greci, cioè nei secc. viI-xi; di G. nei documenti latini, cioè dal sec. xi in poi.

La d. di G. è tra le più antiche della Calabria: un'iscrizione cristiana del 391 , trovata nel suo territorio, attesta della vitalità del cristianesimo fin dal sec. Iv. Gli scrittori locali ricordano un Basilio, che nel 451 sarebbe intervenuto al Concilio di Calcedonia, dove si firma vescovo di Paleopoli, che sarebbe la dizione adottata da Locri nel primo medioevo. Ma oltre che la dizione sarebbe prematura per quella data, non vi è alcun dubbio che si tratta di un'appropriazione indebita, poiché a Calcedonia non partecipò alcun vescovo italiano, oltre i legati popoli, e quindi la Paleopoli nominata a l'omonima città dell'Oriente. Anche il vescovo Pietro, intervenuto al Concilio di Felice III nel 487 , secondo il Lanzoni, non è "episcopus Locrensis", ma "Lorensis", cioè di Loro in Etruria.
S. Gregorio Magno ricorda diverse volte la chiesa di Locri. Dal suo Registro risulta che nel 397, alla morte del vescovo Dolcino, il popolo inviò a Roma le proposta di un candidato che il Papa non poté accettare; si dovette cercare presso Catania un prete di Tauriano, di nome Marciano, che ebbe l'approvazione pontificia.

Nel sec. viII G., come tutte le altre diocesi della Calabria, fu staccata da Roma e aggregata al patriarcato di Costantinopoli, il quale, creata la metropoli di Reggio, le assegnò anche G. come suffraganes. I Normanni ricondussero le diocesi della Calabria alla dipendenza di Roma, ma le circoscrizioni bisantine furono mantenute e quindi G. restò sempre suffraganes di Reggio. Il rito greco però vi durò molto a lungo, essendovi stato soppresso da Atanasio Calceopilo nel 1461. Nel suo territorio i monasteri greci abbondavano e molti vescovi furono monaci basiliani.

Tra i suoi presuli, oltre il Calceopilo, che nel 1472 ebbe anche la diocesi di Oppido, rimasta unita a G.

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per mezzo secolo, sono da ricordare Gioannicio e Giovanni Tirseo, monaco basiliano della prima metà del sec. xiv, di santa vita; il monaco Barlaam di Seminara, il più grande controversista del sec. xiv, maestro di greco del Petrarca e antesignano dell'Umanesimo; Simone Atumano, dottissimo biblista; i cardd. Olivieri Caraffa, Bandinello Saulio, Francesco Armellino Medici e Alessandro Cesarini, tutti del sec. xvi; Andrea Candida (1552-74) che eresse il Seminario, e Ottaviano Pasqua (1574-91), che raccolse le memorie dei suoi predecessori.

La cattedrale di G. è uno degli edifici più interessanti della Calabria. Fu costruita dai Normanni; la nave centrale poggia su 24 colonne, provenienti dall'antica Locri. Ha un magnifico coro intagliato.

In diocesi, in comune di S. Luca, trovasi il santuario della Madonna di Polsi, di origine basiliana, uno dei più celebri e frequentati della regione, le abbazie basiliane di s. Nicodemo di Mammola e di s. Nicola di Buttamo.

Sono originari di G. i ss. Ieiunio e Antonio, basiliani; il b. Antonio capp., il ven. Girolamo, domenicano; il ven. Bonaventura Perna, conventuale. Mammola, ridente cittadina della diocesi, celebre per il monastero basiliano di s. Nicodemo, che vi mori nel 990 , ha dato i natali ad Apollinare Agresta e Giuseppe Del Pozzo, generali dell'Ordine basiliano, e a Gian Crisostomo Scarfò, monaco basiliano e scrittore apprezzato del sec. xviri.

La d. di G. misura 2500 kmq .; ha 20 vicariati, con 73 parrocchie, 107 sacerdoti diocesani e regolari, una popolazione di 148.700 cattolici su 149.000 ab.

BibL.: Ughelli, IX, pp. 303-08; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1742, pp. 305-308; O. Pasqua, Vitae Episcoporum Eccl. Hieracensis, ivi 1753; M. Malerbi, Vitae Episcoporum Hieracensium, ivi 1753; B. Morisciano, G. (Chiesa di) in Enciclop. dell'Ecrl., IV(11843), coll. 621-23; P. Scaglione, Storia di Locri e di G., Napoli; 1836; G. B. Raso, Cenno storico*uilla città di G. dall'ira vulgare ai tempi nostri, ivi 1882; Lanzoni, p. 218; D. Zangari, Per la storia di G., in Riv. crit. di cultura col., 1921, pp. 320-26; A. Oppedisano, Cronistoria della d. di G., Gerace Superiore 1934; Cottineau, I, col. 1274; D. Vendula, Rationes decimarum Italiae nei secc. XIII-XIV, Apulia, Calabria, Lucania (Studi e testi, 84). Città del Vaticano 1939, pp. 235-40.

Francesco Russo
GERALDO di SaUVE-MAJEURE: v. GERARDO di SAUVE-MAJEURE.

GERALDTON, Diocesi di. - In Australia (Western Australia). Il territorio di questa diocesi fu scoperto nel 1848 ed eretto in diocesi suffraganea di Adelaide il 30 genn. 1898; nel 1913 fu resa suffraganea di Perth.

I primi cattolici furono irlandesi, che venivano visitati saltuariamente da qualche sacerdote benedettino, proveniente da Perth. Il primo vescovo, mons. William B. Kelly (1857-1921), con tenacia si diede all'organizzazione della sua vastissima diocesi; l'opera fu continuata dai successori. Vi si trovano pochi aborigeni per i quali a Tardun sono state erette due istituzioni. La popolazione totale è di 28.752 mathrm{ab} ., di cui 8082 cattolici. Vi sono 14 parrocchie, 33 chiese, 16 sacerdoti diocesani, 2 religiosi, 18 fratelli, 123 suore. Nelle varie scuole (28) si educano 1310 alunni. Vi è pure un ospedale.

BibL.: Centenary of the catholic Church in Western Australia 1846-1946 (senza numerazione); Australasian Catholic Directory, Sydney 1948, pp. 303-306. Saverio Paventi

GERAPOLI: v. ASIA MINORE.
GERARA (ebr. Gérär, Settanta T'spæó). - Antica città del Neghebh in Palestina, sulla via per l'Egitto, a sud-est da Gaza e ad ovest di Bersabea (Gen. 10, 19; 20, 1). Capoluogo di un principato detto, per anticipazione, filisteo. E ricordata nella Bibbia per il soggiorno dei patriarchi Abramo (Gen. 20, 1-18) ed Isacco (Gen. 26, 1-26) e per la sconfitta subita dagli invasori beduini che, giunti fino a Maresa, furono dal re Asa (ca. 900) respinti e inseguiti sino a G. (II Par. 14, 9).

Generalmente è identificata con Tell Gemmeh, 13 km . a sud di Gaza, dove negli scavi del 1922 e 1927 fu ricono-
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(da T. C. L., Puglia, Lacania, Calabria, Milano 1222 63. 12:1) Gerace. diocesi di - Interno della Cattedrale, iniziata nel 1030.
sciuta una stratificazione da Thutmosis III (1480) sino al periodo persiano ( 460 a. C.), con resti importanti di ceramica filistea e con molti pesi, che fecero pensare ad un grande emporio granario per il Neghebh. Molti palestinologi preferiscono ancora identificarla con Tell elSert'ah, 30 km . a sud-ovest di Beji Gibeln, più in armonia con i dati biblici (II Par. 14, 9), con le indicazioni bizantine (Onom., 60, 8) e con il disegno della carta di Madaba.

BibL.: K. Galling, Biblisches Reallexikon, Tubinga 1937, p. 179 .

Donato Baldi
GERARCHIA ECCLESIASTICA. - E il complesso delle persone che partecipano della potestà della Chiesa. Gerarchia è una parola greca (la\% ἀ α γ ἐ ) che significa sacro principato.

Il potere conferito da Gesù Cristo alla Chiesa (v.) si divide in potestà di ordine e di giurisdizione; la prima ha per scopo immediato la glorificazione di Dio nell'offerta del sacrificio della Messa e la santificazione delle anime nell'amministrazione dei Sacramenti; la seconda ha per fine diretto il governo dei fedeli in ordine al conseguimento della vita eterna e si esplica nell'infallibile insegnamento delle Verità rivelate (magistero), nella promulgazione delle leggi canoniche (potestà legislativa), nella decisione delle cause sorte tra i fedeli (potestà giudiziale) e applicando sanzioni penali contro i trasgressori delle leggi (potestà coattiva). Questi poteri sono da considerare come diverse funzioni dello stesso sacrum imperium, di cui è insignita la Chiesa come società perfetta.

La giurisdizione si divide : a) in potestà di fòro esterno, quando è diretta principalmente al bene comune, re-

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golando le relazioni sociali dei membri e producendo effetti giuridici pubblici; e di fôro interno, quando è diretta principalmente al bene privato, regolando i rapporti delle coscienze con Dio e producendo effetti prevalentemente morali; 8) in potestà ordinaria quando ipso iure è connessa con un ufficio, e delegata, quando è data a una persona per commissione. La potestà ordinaria si suddivide in propria, se è congiunta con un ufficio ed esercitata in nome proprio, e vicaria, se è legata ad un ufficio ma esercitata a nome di altri.

Dal duplice potere sacro ha origine una duplice gerarchia : di ordine e di giurisdizione (cf. can. 108 § 3). La gerarchia di ordine è costituita da quel complesso di persone, che sono insignite del potere di offrire il sacrificio e di amministrare i Sacramenti, conferito con l'ordinazione sacramentale. La gerarchia di giurisdizione è costituita dalla serie di quelle persone, che sono munite del potere d'insegnare e di governare loro trasmesso secondo le norme giuridiche. In tutte e due le gerarchie vi sono dei gradi fondamentali, che hanno le loro origine nel diritto divino: l'episcopato, il presbiterato, il diaconato nella gerarchia di ordine; il papato e l'episcopato nella gerarchia di giurisdizione. Vicino ai fondamentali vi sono diversi gradi secondari, che furono istituiti dalla Chiesa : ad es., nella gerarchia di ordine si trovano i quattro gradi, che risultano dagli Ordini minori (ostiariato, lettorato, esorcistato, accollitato).

Le due gerarchie sono realmente distinte, sebbene strette da mutua relazione. Si distinguono per l'origine: infatti l'Ordine è conferito da apposito Sacramento, mentre la giurisdizione è concessa per missione canonica; differiscono inoltre per proprietà, perché il valido uso dell'Ordine, nella maggior parte dei casi, non può essere tolto, mentre la giurisdizione può essere revocata.

Le due gerarchie, per altro verso, sono in mutuo rapporto, prima perché la giurisdizione, in via ordinaria, suppone l'Ordine, mentre l'esercizio dei poteri d'Ordine è diretto dalla giurisdizione, poi perché tutte e due provengono da Dio, a cui direttamente o indirettamente orientano le anime dei fedeli.

Quei membri della Chiesa, che entrano a far parte della duplice gerarchia si dicono chierici (dal gr. χ λ η̂ ρ ° ς= sorte, ossia in sortem Domini vocati), tutti gli altri invece si chiamano laici (dal gr. λ χ ἀ ς : popolo). La Chiesa portando nel suo seno, realmente distinti per diritto divino, superiori e sudditi, è una società ineguale, in cui, cioè, i membri non hanno uguali diritti e doveri.

I singoli gradi e i poteri della duplice gerarchia sono trattati alle voci: ACCOLITATO; DIACONO E ARCIDIACONO; esorcista e esorcistato; infallibilità della chiesa e del papa; lettorato; ordine sacro; ostiariato; papa, PAPAYO, PRESHTERATO; SUdDIACONATO; VESCOVO.

BibL.: L. P. Cellot. De hierarchia et hierarchis, Rouen 1641; F. Hallier. De hierarchia ecclesiastica, Parigi 1646; D. Peuvin. De ecclesiastica hierarchia, VII, ivi 1865, pp. 494-636; VIII. ivi 1867, pp. 1-170; G. Semeria. Dogma, gerarchia e culto nella Chiesa primitiva, Roma 1902; Ph. Maroto. Institutiones iuris canonici, Madrid 1918, §§ 694-727; E. Ruffini, La gerarchia della Chiesa negli Atti degli Apostoli, nelle Lettere di s. Paolo, Roma 1921; M. D'Herbigny, Theologica de Ecclesia, I, 3² ed., Parigi 1927, pp. 203-45; L. Billot, De Ecclesia, I, Roma 1927, Theses 15-24; Ann. Dorsch. De Ecclesia, II, 2^{°} ed., Innsbruck 1928, pp. 238-41; A. Ottaviani, Institutiones iuris publici ecclesiastici, I, Roma 1936, passim; A. Vellico, De Ecclesia Christi, ivi 1940, pp. 549-603; S. Romani, Institutiones iuris canonici, I, ivi 1941, pp. 186-96. Antonio Piolanti

GERARD, Jean-Baptiste. - Missionario, n. a Bousières-aux-Chênes, diocesi di Nancy, il 13 marzo 1831, m. a Boma (Basutoland), il 29 maggio 1914, in fama di santità. Nel 1852 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata. Dal 1853 fu missionario tra gli Zulu nel Natal ed accompagnò nel 1862 mons. Francesco Allard (1806-95) per fondare la missione del Basutoland. Poste con ardua fatica le fondamenta a Boma (Basutoland) iniziò nel 1876 la missione nel nord del paese, mentre il p. Marcellino Deltour (1843-1905) continuava l'opera di Boma. Il G. pub-
blicò i primi scritti cattolici in sesuto : abbecedario, catechismo, storia sacra, traduzione del Vangelo di s. Luca. L'ostruzionismo dei pagani e dei protestanti fin dal 1833 non permise che un lento progresso dell'opera missionaria. Però il G. poté ancora vedere gli inizi della grande ondata di conversione inaugurata sotto mons. Giulio Cénce (1865-1944) nel 1910. E stato introdotto il processo di beatificazione.

BibL.: J.-C. Zeltner. Le père Gérard, apôtre du Barutoland, in Etudes Oblates, 7 (1948, iil), pp. 196-210.
Giovanni Rommerskirchen
GERARDESCA, beata. - Mistica, n. a Pisa ca. il 1210 da Gherardo della G. Ricevuta la prima educazione in un monastero di claustrali, ritornò nella propria casa lasciandosi indurre ad unirsi in matrimonio. Dopo qualche anno di santo coniugio, i due sposi, ancora senza prole, decisero di separarsi, entrando l'uno nel monastero dei Camaldolesi di S. Savino, l'altra vivendo quale oblata in una cella presso lo stesso monastero. Qui G. trascorse tutto il resto di sua vita, esercitandosi nella preghiera, nella penitenza e nelle opere di carità. Fu favorita di sublimi visioni e straordinarie rivelazioni. Se ne ignora il giorno e l'anno della morte, avvenuta ca. il 1261 (1269 ?). Fu sepolta nella chiesa di S. Savino. La sua vita, scritta verosimilmente dal confessore, si conosce da un antico codice, alquanto mutilato, già conservato dalle monache di S. Silvestro.

BibL.: F. Ranieri, Vita della b. G., Venezia 1736; G. Sainati, Vita della b. G., vedova pisane, oblata camaldolese, Pisa 1838; id., in Vite di cinque beate pisane, Monza 1876; id., in Vite dei santi, beati e servi di Dio nati nella diocesi pisana, ivi 1884, 138-160; I. B. Vittorelli e D. A. Costadoni, Annales Camal-
dulenses, V. Venezia 1760, pp. 97-98, 100-102; gli Acta SS. ne parlano nel t. VII il 29 maggio, dopo la vita di s. Bona perché alla b. G. fu rivelata la celeste glorificazione di s. Bona. Felice da Maroto

GERARDO, santo. - Vescovo di Toul, n. a Colonia nel 935, m. a Toul il 23 apr. 994. Era giovane chierico del Capitolo di S. Pietro, quando l'arcivescovo Brunone, fratello dell'imperatore Ottone I, lo designò per la sede di Toul. Fu consacrato a Treviri nel 963 . Si distinse per la carità verso i poveri e i pellegrini, costruendo l'ospedale di Toul. Difensore della Chiesa contro le ingerenze laicali, e dei poveri contro la rapacità dei signori, poco mancò cadesse vittima di un attentato di questi ultimi a Manoncourt-en-Vermois. Compose un regolamento circa l'amministrazione della giustizia e del commercio. Ricostruì nel 181 la Cattedrale, fondò il monastero di St. Gengoult. Dotò la sua città di insigni reliquie. Fu canonizzato da Leone IX (2 maggio 1050). Festa il 23 apr. (a Toul il 24).

BibL.: La Vita scritta da Widrico per invito di papa Leone IX in Acta SS. Aprilis, III, Anversa 1675, pp. 207-12; MGH. Scriptores, IV, p. 490 sgg.; B. Picart, La vie de si Gérard de T., Toul 1700; E. Martin, Hist. des diac. de Toul, Nancy et si Dié, I, ivi 1900, pp. 159-79; W. Wattenbach-Holtsmann, Deutsch-lands-Geschichtspaellen im Mittelalter, I, II, Berlino 1939, pp. 188189; A. Schütte, Handbuch d. deutsch. Heiligen, Colonia 1941, p. 139 .

Clemente Schmitt
GERARDO d'AbRÉville. - Maestro di teologia a Parigi già prima del 1257 e fino alla sua morte nel 1272. Ci restano di lui dei sermoni, Qaestiones disputatae, e 19 Quodlibeta (cod. Vat. lat. 1015 della Biblioteca Vaticana, e cod. lat. 16405 della Bibliothèque nationale di Parigi). Aderisce all'agostinianismo, come risulta dalle Quaestiones de cogitatione del ms. 177 di Bruges.

Con Guglielmo di S. Amore e Nicola di Lisieux, ebbe parte nella lotta contro gli Ordini mendicanti, specialmente nel secondo periodo (1268-72), quand'egli

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divenne il capo più autorevole del partito avverso ad essi. Nel 1269 diede in luce il Contra adversarium perfectionis Christianae, confutato da s. Tommaso, da s. Bonaventura e da G. Peckan. "Geraldi o "Geraldini " presero a chiamarsi gli avversari dei Mendicanti.

BibL.: Edizioni: P. Glorioux, Une question inédite de G. d'A. sur l'Immaculic Courcption, in Rech. de théol. anc. et médićc., 2 (1930), pp. 261-62; S. Clasen, Fractures G. de. Hébaticville contre advers. perf. cbrist., in Arch. franc. hist., 31 (1938), pp. 276 309; 32 (1939), pp. 89-200; M. Grabmann, Ouvertio G. de 286. (1 117.3 de unit. intell., cuc.. in Acta Pont. Arnd. Rom. S. Thomor Ag., Torino 1941, pp. 1-18. - Studi : M. Bierbaum, Bettel. andra a. Wolvgeistlichkeit un der Univers. Paris, Münster 1920, pp. 343-61; P. Glorioux, La littćr. quodlibetique. I. Kain 1925. pp. 110-27; II. Parigi 1931, pp. 92-94; id., Rebert. des maîtres en théol. de Paris au XIV siécle, I. 101 1933, pp. 356-60; id., Les polémiques contra Geraldinus, in Rech. de théol. anc. et médéc., 6 (1934), pp. 3-41; 7 (1935), pp. 129-53; D. Cornet, Les dicm. histor. des IV et VIe - Quodlibets de G. d'A., in Mélanges d'orthéol. et d'hist. de l'Ecole frongare de Rome. 58 (19411946), pp. 178 -205.

Bruno Nardi
GERARDO da Bologna. - Teologo carmelitano, m. nel 1317. Fu il primo del suo Ordine a conseguire il magistero nell'Università di Parigi, dove insegnò nel 1507. Superiore generale (dal 1297 fino alla morte), diede un forte indirizzo scolastico a tutto l'Ordine.

Scrisse molto: un commento alle Centenze, a quodlibeti, questioni ordinarie sulle virtù e una Summa di teologia rimasta incompleta.

Segue una tendenza eclettica con spiccata preferenza per l'intellettualismo di Goffredo da Fontaines: sarà questa la caratteristica della scuola carmelitana parigina fino a Giovanni Baconthorp.

BibL.: B. Xiberta, De scriptosibus scholasticis soec. XIV ex Ord. Carm., Lovanio 1931, pp. 74-110; M. De Wulf, Storia della filosofia medievale, III, vers. it. di V. Miano, Firenze 1948. pp. 103-104. Bartolomeo Xiberta

GERARDO (Gerardino) di Borgo San Donnino. - Insegnava la grammatica quando prese l'abito francescano. Già seguace delle teorie gioachimite, fu mandato a Parigi per studiare teologia (1248).

Nel 1252 pubblicò senza licenza la Concordia Novi et Veteris Testamenti dell'abate calabrese, con il Liber introductorius ad Evangelium aeternum. Quest'ultimo lavoro dà una falsa idea del Vangelo eterno, che non è più lo spirito dei due Testamenti, ma è materializzato nella triplice opera di Gioacchino: Concordia, Expositio in Apocalypsim e Psalterium decem chordarum.

L'opera offriva un'occasione ad un'offensiva pericolosissima contro i Mendicanti nell'Università, e fu censurata da Alessandro IV (1255). G. tornò in Sicilia; contumace e mandato di nuovo a Parigi, fu condannato dal ministro generale, s. Bonaventura, al carcere perpetuo e m. 18 anni dopo impenitente. Angelo di Chiarino afferma che fu uno dei principali compagni del b. Giovanni da Parma.

BibL.: Fonti: Cronica fratris Salimbene de Adam Ordinis Minorum, e cura di O. Holder-Epper, in MGH, Scriptores, XXXII, pp. 236-38, 460-62; Angelo da Chiarino. Historia septem tribulationem, a cura di F. Ehrle, in Archiv f. Liter. u. Kirchengeschichte, 2 (1886), pp. 283-84. - Studi: F. Ehrle, Das Evangelium aeternum und die Commission zu Anagni, ibid., 1 (1885), pp. 57-70; Gratien de Paris, Histoire de la foudaiton... des Frères Miners, Parigi 1928, p. 210; G. Bandatti, Ginacchinismo e franceseanesimo nel Dugento, S. Maria degli Angeli 1924, pp. 67-85 e passim (v. indice).

Giacomo Cambell
GERARDO di Brogne, abate, santo. - N. ca. l'898 a Namur, di nobile famiglia franca, m. il 3 ott. 959. Mentre era al servizio del conte Berengario di Namur, fondò nei suoi possessi di Brogne, nel 914, una collegiata di canonici che più tardi trasformò in abbazia benedettina dopo una missione compiuta a St-Denis, dove egli stesso si fece monaco nel 919.

Nel 927 fu ordinato sacerdote, mentre già dal 923 era abate di Brogne. Discepoli e ammiratori furono attratti a lui. Nel 931, per invito del duco Giselberto, riformò il monastero di St-Ghislain ad Hainaut; nel 937 e seguenti, Arnoldo, margravio di Fiandra, gli affidò la
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Ifat. Biblioteca l'aticana!
Gerardo d'Abbéville - Incipit dei Quodlibeta - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. Lat. 1013, f. 1^{°} (sec. xili).
riforma dei monasteri di S. Pietro e S. Bavone a Gand, quindi di S. Bertino, S. Vedario, S. Amando ecc. La riforma si estese ai vescovadi di Cambrai, Liegi, Utrecht. La sua riforma era un ritorno alla pura osservanza benedettina, senza particolari regole, ma non fu duratura per mancanza di continuatori illuminati della sua opera. Festa il 3 ott.

BibL.: Acta SS. Octobris, II, Parigi 1866, pp. 300-20; sulla vita quivi pubblicata: U. Berlière, Etude sur la l'ita Gerardi Bronicosis, in Revue bénédictine, 9 (1892), pp. 157-72; id., Etude des réformes manuel. des X t-X I t siècles, in Acad. royale de Belgique, Bulletin de la classe des lettres, 94 (1932), pp. 137-56; W. Watten-bach-W. Holzmann, Geschichtsquellen, I, 1, Berlino 1938, pp. 111, 133-35; Martyr. Romanum, p. 433.

Clemente Schmitt
GERARDO di Cambrai. - Teologo e vescovo, n. a Liegi ca. il 975 , m. il 14 marzo 1051. Discepolo di Gerberto (Silvestro II), divenne chierico di Reims, poi cappellano di Enrico II, che, nel 1012, lo volle vescovo di Arras e Cambrai.

Uomo attivo, fondò monasteri, assistette a sinodi, celebrò, nel 1025, il Concilio di Arras (atrebatense), i cui atti sono rimasti celebri per una chiara e ampia esposizione, in 18 capitoli, della dottrina sulla gerarchia, sui Sacramenti e particolarmente sull'Eucaristia (PL 142, 1270-1313), che in quel momento era negata da un gruppo eterodosso, imbevuto di manicheismo (i primi sintomi del catarismo). Rimangono di lui anche alcune lettere (PL 142, 1313-23), nella prima delle quali tratta della scomunica.

BibL.: Hurter, I, coll. 1013-14; F. Tocco, L'eresia nel medioevo. Firenze 1884, p. 113; P. Béguinot, La Très Ste Eucharistie, I, Parigi 1902, pp. 318-26; I. Geiselmann, Die Eucharistielobre der Vorscholastik, Paderborn 1926, pp. 284-86. Antonio Piolanti

GERARDO da Cremona. - Traduttore medievale, n. a Cremona nel 1114, m. nel 1187. Tradusse opere scientifiche e filosofiche dall'arabo in latino

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e fu uno dei primi e più efficaci artefici del progressivo contatto del medioevo latino con la cultura, araba, ebraica e greca. Compiuti i primi studi in patria, si recò giovanissimo a Toledo e qui svolse la sua attività, prima discepolo, poi collaboratore, infine principale esponente della celebre scuola di traduttori, promossa dall'arcivescovo Raimondo.

Fra le 70 e più opere, filosofiche, scientifiche, matematiche, tradotte da G., di capitale importanza per lo sviluppo della filosofia medievale sono la Physica di Aristotele, il De coelo et mundo, i primi tre libri delle Meteore (il quarto era già stato tradotto dal greco da Enrico Aristippo, m. 1162), il De gener. et corr., gli Anal. past. con il commento di Temistio, lo pseudoaristotelico Liber de causis (compilazione araba tratta dall'Elementatio theologica di Proclo). Elementi costitutivi della stessa scienza medievale sono le traduzioni del Cunone medico di Avicenna, degli Elementi di Euclide, dell'Almagesto di Tolomeo (già tradotto dal greco, in Sicilia, verso il 1160, mentre la versione di G. fu terminata nel 1175). Tradusse inoltre scritti di Alessandro d'Afrodisia, Archimede, Ippocrate, Galeno, al-Kindī, al-Fārābī, Isaac Israeli, ecc.

BibL.: B. Boncom