i cerebrali; nervoso, sistema). Come non può dubitarsi che, ben inteso in condizioni di spontaneità, il gesto e la parola siano personali all'individuo e manifestazioni del suo io psico-fisico, cosi ciò deve ritenersi egualmente certo per la scrittura. Punto pratico della questione rimane il problema del valore indiziale dei singoli segni e dell'entità e qualità del diagnosticabile dai segni grafici. Perciò, pur confessando fede nel valore scientifico della g., si ritiene che, come già nel corso del suo sviluppo storico, il futuro dovrà fare giustizia sommaria di molta materia attualmente considerata buona e riportare in confini più modesti ma più saldi alcune conclusioni pratiche che a un esame veramente critico appaiono artificiose costruzioni preventive e che, se pure in mano a cultori particolarmente abili giungono a collimare con la realtà, sembrano derivare più da un particolare intuito di chiaroveggenza (v.) che dall'applicazione di canoni dedotti con metodo scientifico.
Scienziati di valore furono attratti dalle caratteristiche di serietà e dalla possibilità di inquadrare lo studio della g. con metodo scientifico e portarono a essa il contributo della loro opera; basterà qui ricordare A. Binet, Ch. Richet, C. Lombroso, E. Morselli.
Dalle predette basi scientifiche della g. deriva il giudizio che di essa può darsi dal punto di vista morale. Essa, a meno che non voglia, ad es., della chiromanzia (v.), trasmodare nella predizione del futuro comportamento libero dell'individuo, sorpassando le ragionevoli precisioni generiche della condotta dell'individuo, arguibili dalle circostanze e dalle
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(da M. F'oberg, L'Eucharistie dans l'art, Parigi 1918, p. 121) Gral - Un cavaliere in adorazione del S. G. Miniatura d'un Romanzo
sue tendenze psico-somatiche, non può assolutamente catalogarsi tra le cosiddette arti divinatorie e scienze occulte condannate da Sisto V con la bolla Coeli et terra del 5 genn. 1585 (Bullarium Romanum, VIII, Torino 1863, pp. 646-50) e negli altri documenti ecclesiastici relativi alla divinazione e magia (v.) in genere. Per ciò il suo studio teorico e la sua applicazione pratica sono moralmente lecite, pur auspicando che essa non sia abbandonata in mano ai ciarlatani e agli empirici, ma abbia come soli cultori individui di adeguata competenza nelle scienze biologiche, psicologiche, costituzionalistiche, mediche.
Bibl.: C. Lombroso, G., Milano 1893; R. Donnini, Il carattere rivelato dalla scrittura, Perugia 1925; R. Astillero, $G$. scientifica, $2^{\circ}$ ed., Milano 1928; J. Crepieux-Jomin, Les bases fondamentales de la graphologie, Parigi 1929; M. Leibl, G. psicologica, Milano 1935; id., Caratterologia grafologica, ivi 1942; R. Ambrosi, Impariamo a conoscerci, Verona 1943; G. Moretti, G. pedagogico, Padova 1947; id., Trattato di g., $7^{\circ}$ ed., ivi 1948; id., G. delle attitudini umane, ivi 1948; S. La Calla, s. v. in Enc. Ital., XVII, pp. 641-43. Giuseppe de Ninno
GRAL. - E il nome di una coppa leggendaria, dotata di virtù soprannaturali, nella quale, secondo la saga celtico-francese, Gesù avrebbe consumato l'ultima cena, e che Giuseppe di Arimatea, dopo avervi raccolto il sangue sprizzante dalle ferite del Crocifisso, avrebbe portato seco in Gran Bretagna quando andò a compiervi opera di missionario. Il nome stesso di G. e S. G., meglio che da sanguis realis, pare debba derivarsi dal medio latino gradalis $=$ piatto, benché il carattere, ch'esso pure ebbe, di dispensiere inesauribile di vivande, tolto al noto motivo fiabesco del tavolino magico, abbia fatto mettere il vocabolo in relazione con gradatim.
La leggenda del G., sorta forse al principio del sec. xir in Spagna o nella Francia meridionale dall'unione di elementi orientali e cristiani, ebbe tosto grande diffusione e penetrò per tempo in leggende profane illustri, come quella di Parsifal e, mediante l'introduzione di questo ultimo tra i "cavalieri della tavola rotonda", in quella di re Artù, come appunto la si trova nel più antico poema che sia rimasto intorno al G., quello di Cristiano di Troyes, e nel più insigne, quello di Wolfram von Eschenbach.
In questi poemi la preziosa coppa ha assunto il carattere di una gemma eccezionale, uno smeraldo di un sol pezzo, custodita in uno splendido tempio sopra un monte inaccessibile, il Monsalvato, e sotto la guardia dei casti ed umili templari. Nel Venerdí Santo essa viene sollevata in alto dagli angeli che vi depongono un'Ostia
consacrata da Dio medesimo. Specialmente nel poema tedesco il $G$. assunse un più profondo significato mistico ed etico, e divenne il compendio della Grazia divina e della felicità terrena, simbolo a un tempo di purificazione e di redenzione, e mèta di ansioso e ardue ricerche di cavalieri, nei quali si compiva così l'unione perfetta degli ideali cristiani e cavallereschi.
La leggenda del G., la quale tende, nella sua origine, a mostrare come la fede cristiana sia stata portata direttamente dall'Oriente alle regioni settentrionali d'Europa, fu detta giustamente dal Bertoni «un grande tentativo fatto dall'eresia per combattere la supremazia di Roma nella storia della propaganda della dottrina della Chiesa, e per sostituire un'altra autorità a quella di s. Pietro ".
Bibl.: W. Golther, Die Sage vom heil. G.. Halle 1899; id., Parsifal in der deutschen Literatur, Berlino e Lipsia 1929; G. Bertoni, Materiali per la storia della leggenda del S. G. in Francia, Roma 1930. Bruno Vienola
GRAMATICA (della Gramatica), Antiveduto. - Pittore romano; di famiglia originaria da Siena. N. ca. il 1571, m. a Roma il 13 genn. 1626. Le sue prime opere lo dimostrano manierista orientato verso il Barocci; in un periodo più avanzato appare quale un caravaggesco di scarsa grazia ma di notevole vigore.
Del suo primo periodo si conserva la pala dell'altar maggiore nella Chiesa di S. Stanislao a Roma con il Salvatore tra Santi polacchi (ca. 1594); il suo tardo periodo può illustrarsi con la Visione di s. Romualdo della chiesa dei Camaldolesi presso Frascati, suo capolavoro (ca. 1619), con la Notività della chiesa di S. Giacomo in Augusta a Roma (ca. 1620) e con S. Luca che dipinge la Vergine della chiesa dei SS. Luca e Martina a Roma (ca. 1624), copiato da un quadro tradizionalmente attribuito a Raffaello, oggi conservato nell'Accademia di S. Luca. Molti quadri gli sono stati ultimamente attribuiti, talvolta con scarso fondamento. La pala d'altare a S. Maria della Scala a Roma, dipinta da A. G. nel 1602, si vede ora sostituita da una copia settecentesca.
Bibl.: F. Noyck, s. v., in Thieme-Becker, XIV, pp. 497 498; R. Longhi, Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia, in Proposizioni, 1943. pp. 5, 32, 54. Witold Wehr
GRAMONT, Antoine-Acénor-Alfredo de, principe di Bibache, duca di Gouche. - Ministro francese, n. il 14 ag. 1819 a Parigi, m. ivi il 18 genn. 1880. Legatosi con Luigi Napoleone Bonaparte, divenne dopo il colpo di Stato ministro plenipotenziario a Cassel, a Stoccarda (marzo 1852), e a Torino (genn. 1853).
In quest'ultima sede rimase oltre quattro anni e prese parte alle trattative che portarono all'entrata del Piemonte nell'alleanza anglo-francese ed alla partecipazione sarda alla guerra di Crimea. Passò in seguito a Roma, dove rimase fino al 1861. Ambasciatore a Vienna dal 1861 al 1870, passò al Ministero degli esteri ed è in buona parte dovuto alla sua inabile condotta durante la candidatura di Leopoldo di Hohenzollern al trono di Spagna lo scoppio della guerra franco-prussiana. Quale ministro degli Esteri comunicò nel 1870 alla corte di Roma il ritiro delle truppe francesi dallo Stato pontificio e tentò inutilmente una triplice alleanza austro-italo-francese. Caduto il secondo impero tentò invano di giustificare il suo atteggiamento durante la crisi finale del medesimo, ma le sue affermazioni furono unanimemente contraddette.
Bibl.: L. Thouvenel, Le secret de l'empereur. Correspondance entre M. Thouvenel, le duc de G. et le général comte de Flahaut 1860-63, Parigi 1889; A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dict. des parlementaires français, III, pp. 232-53; L. Mordini, s. v. in Dic. del Risorg. ital., III, p. 249; E. Bourgeois-E. Clermont, Rome et Napoléon III, Parigi 1907, passim; F. Valsecchi, Il Risorgimento e l'Europa. L'alleanza di Crimea, Milano 1948, passim. Silvio Furlani
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SAGRESTIA DELLA CERTOSA. Particolare della vòlta a stucchi. Opera di Fra Manuel Vasquez (n. 1697-m. 1765).
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VEDUTA D'INSIEME.
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GRAMONT (Grandmont), Gabriel de. - Cardinale, m. a Balma (Tolosa) il 26 marzo 1534. Vescovo di Conserans (St-Lixier) nel 1523, poi di Tarbes nel 1524; nel 1532 di Poitiers, donde poco dopo passò alla sede di Tolosa.
Inviato francese presso Clemente VII nel 1530 , col compito di controbattere l'influenza di Carlo V, fu creato cardinale l'8 giugno 1530. Enrico VIII di Inghilterra asserì d'aver avuto da lui, quando fu in Inghilterra nel 1527, il primo dubbio sulla legittimità del suo matrimonio con Caterina d'Aragona; ma ciò non è verosimile. E vero invece che Francesco I nel 1532 per ragioni politiche lo incaricò di favorire l'offerta del divorzio di Enrico.
BibL.: Eubel, III, p. 21; A. Cisconius, Vitae et res gestos Pontificum Ilumenorum et S.R.E. Cardinalium, III, Roma 1677, col. 519; Pastor, IV, it. pp. 456. 479. Antonio Cistellini
GRAMSCI, Antonio. - Uomo politico e scrittore, n. ad Ales (Cagliari) il 23 genn. 1891, m. a Roma il 27 apr. 1937. Fu dal 1924 segretario del Partito comunista italiano; arrestato dal governo fascista l'8 nov. 1926, passò il resto della sua vita in prigione; malato per gli stenti subiti, m. in una clinica.

(per cortesia dei doti. W. Whert)
Gramatica, Antiveloito - Il Salvatore tra i ss. Stanislao e Adalberto. In basso a. Giacinto. Quadro dipinto verso il 1954 Roma, pala dell'altar maggiore della chiesa polacca di S. Stanislao.
Oltre gli articoli su l'Ordine nuovo lasciò, inediti, i suoi quaderni scritti in carcere : sia da essi sia dalle Lettere dal carcere ( $5^{\mathrm{a}} \mathrm{ed}$., Torino 1948) si può ricostruire la sua assidua polemica tesa a portare la teorica comunista dal meccanissimo del materialismo storico al "neoumanesimo" della filosofia della prassi. Acute pagine o semplici spunti ha vergato sui rapporti tra nord e sud e tra città e campagna durante il Risorgimento, sulla formazione degli intellettuali e la loro parte nel sistema classista, sulle classi "subalterne", sulla letteratura popolare, sul cosmopolitismo della controriforma, sul Machiavelli. I suoi limiti nell'esame della storia della Chiesa cattolica sono nell'immistione che fa tra Chiesa "politica" e Chiesa istituto religioso: secondo G. "il papato ha colpito il modernismo come tendenza riformatrice della Chiesa e della religione cattolica, ma ha sviluppato il popolarismo, cioè la base economico-sociale del modernismo" (Il risorgimento, Torino 1949, pp. 72-73). In realtà al G. sfugge l'unità del Corpus Christi mysticum, mentre non sfugge al suo realismo sociale l'unità culturale della Chiesa cattolica, la cui forza consiste nel sentire "la necessità dell'unione dottrinale di tutta la massa religiosa" e nel lottare "perché gli strati intellettualmente superiori non si stacchino da quelli inferiori" (Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, ivi 1948, p. 7); su questo piano spiega l'opposizione dei cattolici al Croce: "i cattolici capiscono molto bene che il significato e la funzione intellettuale del Croce non sono paragonabili a quelli dei filosofi tradizionali, ma sono quelli di un vero riformatore religioso, che per lo meno riesce a mantenere il distacco tra intellettuali e cattoliciomo e quindi a rendere, in certa misura, difficile anche una forte ripresa clericale nelle masse popolari" (op. cit., pp. 182-83). Il G. intende però il cattolicesimo come una cattiva funzione sociale da superare e non come unione spirituale di credenti. Per G. nell'età moderna, ad opera del liberalismo, il cattolicesimo su un piano religioso non sarebbe ormai in gran parte che una superstizione. Con la Restaurazione il cattolicesimo, da posizioni integrali nel campo della cultura e della politica, sarebbe disceso a partito contrapposto ad altri partiti (Note sul Machiavelli, Torino 1949, p. 233 sgg.).
BibL.: Abbondante bibl. in S. F. Romano, a. v. in Enc. Ital., Appendice II, pp. 1073-76, a cui si aggiunge: E. Passerin, Posizioni e polemiche tra storia e sociologia, in Studium, 44 (1948), p. 22 sgg.; M. Sancipriano, L'umanesimo assoluto di A. G., in Humanitas, 4 (1949), p. 689 sgg.; M. Aloisi, G., la scienza e la natura come storia, in Società, 6 (1950), pp. 385-410.
Massimo Petrocchi
GRAN, ARCIDIOCESI di: v. STRIGONIA, ARCIDIOCESI di.
GRANADA, diocesi di. - Diocesi, con città dello stesso nome, nel Nicaragua, nell'America centrale. Ha una superfice di 29.500 kmq., con 300.000 ab. dei quali 299.000 cattolici; conta 31 parrocchie, con 24 sacerdoti diocesani e 24 regolari, un seminario, 4 comunità religiose maschili e 4 femminili (1949).
La diocesi fu creata con decreto della S. Congregazione Concistoriale del 2 dic. 1913 per smembramento della diocesi di Guatemala; le furono assegnate le quattro province civili di G., Riva, Chontales e San Juan del Norte; è suffraganea di Managua. Il primo vescovo fu mons. José Candida Pinol y Batres.
Bibl.: AAS, V (1913), pp. 548-49; Cath. Enc., Supplemento, p. 346. Enrico Josi
GRANATA, arcidiocesi di. - Chiesa metropolitana nell'Andalusia meridionale, con suffraganei i vescovadi di Almeria, Cartagena, Guadix, Jaen e Malaga. Ha una superfice di $8448 \mathrm{kmq}$. con 682.000 ab. dei quali 680.000 cattolici. Conta 246 parrocchie servite da 325 sacerdoti diocesani e 97 regolari, 13 comunità religiose maschili e 93 femminili (1949). Il Seminario fu arricchito dai fondatori e dotato generosamente da Carlo V; poi da Leone XIII eretto in Università pontificia con le tre solite facoltà. Si ricorda inoltre l'insigne Collegio-Seminario del S. Monte fondato nel 1610.
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Granata. Arcidiocesi di - L'Innracolato, Scultura di Alonso Cano (1656) - Sagrestia della Cattedrale.
E leggendaria la sua fondazione nel sec. I da parte di s. Cecilio, ma nel Concilio Iliberitano (ca. 300) troviamo presente il suo vescovo. Soppressa la diocesi nel sec. vir con l'invasione maometana, risorse nel 1492 con la conquista della città per opera dei sovrani Ferdinando e Elisabetta e in virtù della bolla d'Innocenzo VIII fu eretta in metropoli. Nel 1525 si incominciò la costruzione della Cattedrale con pianta gotica, che fu poi modificata con elementi barocchi e del Rinascimento ed arricchita da pitture magnifiche di Alonso Cano (autore pure della graziosa facciata e di parecchie statue), Giovanni di Siviglia ed altri maestri. Accanto alla Cattedrale vi sono due famose cappelle funerarie: una contiene l'artistico sepolcro reale dei su ricordati Ferdinando e Elisabetta; nell'altra è deposto il prode F. Pérez del Pulgar, il quale durante l'assedio della città entrò da solo e inchiodò nella principale moschea una pergamena con le parole « Ave Maria», incendiando pure la vicina Alcaceria. Nella sagrestia vi sono cimeli di gran valore, negli archivi preziosi codici e una ricca collezione di libri corali. La Cattedrale è dedicata a s. Cecilio e alla Madonna delle Angustie e gode da molti secoli del titolo di "apostolica" e il suo Capitolo di quello di "eccellenza". - Vedi tav. LXXV.
Bibl.: F. Bermudez de Pedraza, Historia eclesiástica de G., Granata 1638; H. Florez, España Sagrada, XII, Madrid 1904, p. 79 sgg.: Anuario religioso español 1947, ivi 1947, pp. 378-79. Giuseppe M. Pou y Marti
GRAN BRETAGNA. - Questo nome si applica spesso, con inopportuno traslato, per indicare tanto il Regno Unito di G. B. e Irlanda del nord ("United Kingdom of Great Britain and Northern
Ireland "), che è uno Stato europeo, quanto il « British Commonwealth ", che è il complesso di unità politiche, distribuite su tutta la terra, dipendenti e gravitanti attorno al primo. Propriamente la G. B. è invece l'isola maggiore dell'arcipelago britannico, che comprende, a sua volta, con la Scozia (Scotland), l'Inghilterra (England), topenimo usato anch'esso, in senso generico, quale sinonimo di G. B. L'argomento sarà quindi trattato sotto la voce ingHilterRa. Cf. anche irlanda; scozia.
GRANDE CHARTREUSE, LA. - I. Storia. Nel ro84, s. Bruno insieme con sei compagni, tra i quali Landuino, per suggerimento di s. Roberto di Molesme e anche, sembra, di Seguino di Escotay, abate di La Chaise-Dieu, si recò presso il vescovo Ugo di Grenoble il quale li condusse in una delle sue terre deserte sul massiccio di Chartreuse, cedendone la proprietà a Bruno e ai suoi compagni; essi vi costruirono, al principio, semplici capanne disposte intorno ad un oratorio; in seguito, con l'aiuto del vescovo di Grenoble, si costrui il primo monastero che servì poi da modello. Unito alla chiesa si trovava un piccolo chiostro che immetteva al refettorio, alla sala del Capitolo e alla foresteria; poi un chiostro più ampio il quale dava accesso alle celle dei monaci, separate le une dalle altre e costituite da tre piccoli ambienti per la vita eremitica.
Questa era dedicata alla contemplazione, allo studio e alla trascrizione di manoscritti, secondo la testimonianza degli abati benedettini Guiberto di Nogent e Pietro il Venerabile i quali si spinsero fino alla G. C. a visitare gli anacoreti.
Nel rogo s. Bruno fu chiamato a Roma da Urbano II, e alla G. C. rimase Landuino con quei monaci che non avevano seguito Bruno. Nel 1099 Landuino visitò s. Bruno che si era ritirato in Calabria alla "Torre" e ottenne da lui una lettera per gli eremiti rimasti alla G. C., lettera che, sotto la denominazione di testamento di s. Bruno, costituisce il primo nucleo della legislazione certosina.
Più tardi, nel 1127, vennero redatte le "consuetudines" approvate da Innocenzo II nel 1133. Nel 1142 si tenne alla G. C. il primo Capitolo generale e venne stabilito che il priore della G. C. fosse il Generale di tutto l'Ordine; primo fu s. Anselmo, settimo priore della G. C. Nel 1259 il Capitolo approvò gli "Statuta antiqua" dettati dal p. Riffier; nel 1368 si ebbero i "Nova statuta" del de Reynald; nel 1508 la "terza compilazione" redatta dal du Puy. Una nuova collezione degli statuti surata dal p. Carasse fu approvata dal Capitolo nel 1581; essa venne ristampata nel 1679 dal p. Le Masson. Ma tutte le modifiche non intacearono mai l'essenza delle norme stabilite da s. Bruno, onde la sentenza: Cartusio numquam reformata quia numquam deformata. Soppresso il monastero con la Rivoluzione Francese nel 1790, i monaci vi fecero ritorno nel 1816. Espulsi di nuovo nel 1904, essi si trasferirono a Farneta presso Lucca; di recente sono tornati alla G. C.
A 2 km . dal monastero, in mezzo ad un bosco, si trova la cappella di Notre-Dame de Casalibus (1440) e, poco più oltre, sotto una roccia, la cappella di s. Bruno, ricostruita nel 1840 e restaurata nel 1820 ; si crede che essa occupi il posto dell'eremo primitivo.
Oggi nella biblioteca di Grenoble si trovano 36 volumi della dispersa biblioteca della G. C.; essi formano quattro Bibbie complete: una delle quali è del tempo di s. Bruno. In una di tali Bibbie sono contenute copie delle prime donazioni ricevute per l'ingrandimento della G. C.
BibL.: Cottineau, I, coll. 1322-24. Enrico Josi
II. Artz. - Dell'edificio originario rimane la chiesa, oggi Capitolo, e una parte del chiostro costruito nel sec. xir da s. Antelmo. Una ricostruzione generale del Convento distrutto dagli incendi venne intrapresa durante il 1550 dal $50^{\circ}$ Generale dell'Ordine, Innocenzo Le Masson.
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Il Convento si compone essensialmente di due corpi di fabbrica disposti ai lati della chiesa ed è dominato da dieci campanili di varie altezze. A sinistra della porta d'ingresso è un edificio che serve ad ospitare i visitatori poveri; le donne non sono ammesse nel recinto del Convento e vengono ricevute in un edificio separato, detto l'infermeria. Un cortile quadrangolare s'apre davanti alla porta d'ingresso; in esso sono due vasche alimentate dalla sorgente che prende il nome da s. Bruno. Oltre il cortile si giunge a un corridoio lungo 130 m . col quale comunicano tutte le gallerie che mettono in comunicazione le varie parti del Convento. A destra e a sinistra del corridoio vi sono anche delle grandi sale per accogliere i visitatori stranieri. Oltre sono la cappella domestica, la chiesa, il refettorio, la cucina, la dispensa, alcune celle, nonché l'alloggio del p. Generale e la biblioteca ricca di oltre 6000 volumi. La chiesa, ricostruita dopo l'incendio del 1474, ha linee sero. plici ed eleganti ed una copertura a volta molto alta e elanciata di linee. Sotto la biblioteca è una cappella con un altare decorato da un curioso musaico composto con frammenti di radici di alberi diversi. Nella sala capitolare sono i ritratti dei primi cinquanta Generali dell'Ordine e 22 quadri raffiguranti la vita di s. Bruno i cui originali, dipinti dal Le Soeur, sono al Louvre.
Il grande chiostro rettangolare è sorretto da 130 arcate che seguono nella loro disposizione le accidentalità del terreno e sono di varia epoca. Le più antiche sono a sesto acuto, le più recenti, a tutto sesto, risalgono al sec. xvir. Nel mezzo del chiostro è il cimitero e da presso la Cappella dei Marti fondata nel 1382: di faccia è un'altra cappella dedicata a s. Luigi costruita dal re Luigi XIII. Nel Convento sono ospitati 40 padri e 20 fratelli che vivono in 60 celle che s'aprono in due corridoi lunghi ben 220 m . ciascuno. - Vedi tov. LXXVI.
Bibl.: G. Boutrrais, La G. C., Grenoble 1881: F. A. Lefebvre, Si-Bruno et l'Ordre des Chartreux, Parigi 1883: Cottineau, I, coll. 717-718, 1922-24; M. Allemand, Chartreuse la Grande, in Enc. Ital., IX, p. 944.
Emilio Lavagnino
GRANDERATH, Theodor. - Gesuita, canonista e storico, n. a Giesenkirche (Renania) il 19 giugno 1839, m. a Valkenburg (Limburgo olandese) il 19 marzo 1902. Fu professore nel Collegio di DittonHall (Inghilterra), prima di diritto canonico (18741876) e poi di dogmatica e apologetica (1876-87).
Passato a Exseten (Olanda) per compiere la Collectio Lucensis fondata dal p. G. Schneemann, ne pubblicò il settimo ed ultimo volume: Acta et decreta Sancti Oecumenici Concili Vaticani (Friburgo in Br. 1890). Consacratosi ormai agli studi su questo Concilio, scrisse : Constitutione dogmaticae SS. Oecumenici Concilii Vaticani ex ipsis eius actis explicatae atque illustratae (ivi 1892) e passato a Roma, dove Leone XIII mise a sua disposizione gli Archivi Vaticani, compose l'opera sua capitale: Geschichte des Vatikanischen Concils von seiner ersten Ankündigung bis zu seiner Vertagung nach den authentischen Dokumenten ( 3 voll., ivi 1903-1906, postumi, per cura del p. K. Kirch, che completò anche l'ultimo; vers. franc., 3 voll., in 6 parti, Bruxelles 1907-10, con un'appendice di documenti [ivi 1914]). L'opera, studio diretto

(per cortesia di manı, A. P. Frutaz)
GRANDE RISVEGLIO: v. RISVEGLIO.
GRANDE VEICOLO: v. BUDDHISMO.
GRANDI, Achille. - Sindacalista e parlamentare, n. a Como il 24 ag. 1883, m. a Desio il 27 sett. 1946.
Di professione tipografo, fin dal 1907 partecipò con lo studio e l'apostolato all'organizzazione del nascente movimento sindacale cattolico. Dopo aver diretto l'Unione del lavoro di Como e costituito il Sindacato italiano tessile, diede vita nel 1919 alla Confederazione cosiddetta "bianca", costituita dalle unioni sindacali cattoliche. Fu uno dei fondatori del Partito popolare italiano, per il quale venne eletto deputato nel 1919, 1921 e 1924, nel collegio di Como-Sondrio. Assunta nel nov. 1922 la direzione della Confederazione italiana lavoratori, condusse una lotta accanita contro i soprusi del monopolio sindacale fascista. Partecipò all'azione di opposizione parlamentare detta dell'Aventino. Soppressa dalla dittatura la Confederazione "bianca", tornò a fare il tipografo, partecipando tuttavia all'attività antifascista clandestina, fino a che, nel luglio 1943, fu chiamato dal governo Badoglio a reggere come commissario governativo la Confederazione lavoratori dell'agricoltura. Sostenitore convinto dell'unità sindacale, nel 1945, dopo che le trattative con le organizzazioni sindacali prefasciste si conclusero con il patto di Roma, diverse segretarie generale della Confederazione generale italiana del lavoro in rappresentanza della corrente democratica cristiana. Contemporaneamente aveva fondato e diretto le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (v.), Membro di diritto della direzione centrale della Democrazia cristiana, componente della Consulta nazionale, venne eletto deputato per il collegio di Milano all'Assemblea costituente, di cui fu anche vice presidente.
Bibl.: I 236 deputati alla Costituente, Roma 1946, p. 287; G. Gronchi, Commemorazione di un maestro del sindacalismo, in La conquista del lavoro, 3 (1950), p. I 299. Augusto Moreschini GRANDI, Ercole: v. de roberti, ercole.
GRANDI, Francesco. - Pittore, n. a Roma il 21 apr. 1831, m. ivi nel 1891. Scolaro di Lodovico Venuti e dell'Accademia di S. Luca, fu tra i più attivi pittori di soggetti sacri che abbia avuto Roma durante il sec. xix.
Nella basilica di S. Paolo fuori le mura dipinse nella navata maggiore due grandi affreschi con S. Paolo che parla al papalo e S. Paolo cacciato dal Tempio; altri due ne dipinse nella nave trasversa di S. Giovanni in Laterano con Papa Silvestro che riceve la donazione di Costantino e il Vespignani che presenta a papa Leone XIII i piani per
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il restauro della Basilica. Altre sue pitture sono in S. Maria in Aquiro. Nel 1869 portò a compimento gli affreschi del Fracassini in S. Lorenzo fuori le mura, purtroppo perduti nella loro quasi totalità durante la seconda guerra mondiale. Dipinse anche, nella cupola del duomo di Vercelli, scene della vita di s. Eusebio e numerosi quadri per le chiese, non solo di Roma, avvalendosi di schemi figurativi tradizionali interpretati secondo i modi del più moderno ma ragionevole naturalismo.
Il G. fu anche pittore di soggetti profani, come in alcuni ambienti del teatro di Fano di cui dipinse anche il sipario, nonché disegnatore d'arazzi e ritrattista (ritratti di Pio IX e di Leone XIII).
Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XIV, p. 307. Emilio Lavagnino
GRANDIN, Vitale. - N. I'8 febbr. 1829 a St-Pierre-la-Cour, diocesi di Laval, nel 1853 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata, nel 1854 andò nel nord-ovest canadese, nel 1857 fu nominato coadiutore di St-Boniface e nel 1871 vescovo di St-Albert, ove m. il 3 giugno 1902.
Numerose lettere pubblicate nelle Missions O.M.I. dànno notizie del suo operato. Come vescovo di St-Albert fu arrenuo difensore degli interessi cattolici del nordovest; contribuì all'elevazione culturale della diocesi stabilendo gli Indiani in sedi fisse, provvedendo ai bisogni degli immigrati cattolici, ed erigendo scuole. Nella lotta tra il condottiero dei meticci Riel e il governo anglo-canadese nel 1885 con prudenza e fermezza s'adoperò per la tutela dei diritti di ambedue le parti. E considerato come il «santo del nord-ovest». La sua causa di beatificazione è in corso.
Bibl.: E. Jonquet, Mgr G. O.M.I., premier écéque de StAlbert, Montréal 1903; Streit, Bibl., III, p. 839.
Giovanni Rommerskirchen
GRAND ISLAND, diocesi di. - Diocesi negli Stati Uniti d'America, nel Nebraska. La diocesi venne eretta il giorno 8 marzo 1912 con il nome e residenza in Kearney, per smembramento dalla diocesi di Omaha e come suffraganea di Dubuque. In data 11 apr. 1917 la sede veniva trasferita a G. I., e costituita suffraganea di Omaha; a cattedrale fu eretta la chiesa di S. Maria.
La diocesi si estende per 14.875 kmq . con una popolazione di $296.076 \mathrm{ab}$., di cui 29.753 cattolici distribuiti in 53 parrocchie, con 83 sacerdoti diocesani, 3 regolari, un seminario, una comunità religiosa maschile, e 23 femminili (1949). Nel 1946 si ebbero 245 conversioni.
Bibl.: AAS, 4 (1912), p. 337; 9 (1917), pp. 230-31; The Official Catholic Directory 1947, Nuova York 1947, pp. 468-70. Enrico Josi
GRANDMAISON, Léonce de. - Gesuita, teologo e apologista, n. a Le Mans il 31 dic. 1868, m. a Parigi il 15 giugno 1927. Entrò nella Compagnia di Gesù (1886) già con il pensiero, non mai più illanguidito, di difendere con la penna e con i libri la Chiesa e Gesù Cristo dagli assalti della incredulità e del razionalismo nelle varie sue forme e fasi; al che dovevano poi servirgli l'ingegno aperto, l'applicazione costante, la profonda conoscenza acquistata della teologia, della storia delle religioni, della psicologia. Professore di teologia apologetica a Fourvière, Canterbury, Ore Place, fu chiamato alla redazione degli Etudes nel 1908. Da quest'anno al 1919 ne assunse la direzione; e già nel igro fondava le Recherches de science religieuse, quale supplemento tecnico e scientifico degli Etudes, dirigendole fino alla morte. Lavoratore instancabile, prese parte a tutte le più vive e spinose questioni dottrinali, specialmente modernistiche, del suo tempo.
Dei suoi scritti assai numerosi, diffusi in Etudes, Recherches, Revue pratique d'apologétique, Revue d'ascé-
tique et mystique, ecc., e dei suoi libri, vanno soprattutto ricordati per lo squisito senso della misura e la serena comprensione dell'animo umano: La religion personnelle (Parigi 1927; vers. it. Brescia 1927); La crise de la Foi chez les jeunes (Parigi 1927) ambedue studi preziosi di psicologia religiosa; Le dogme chrétien, sa nature, ses formules, son développement (ivi 1928), Ecrits spirituels (3 voll., postumi, ivi 1933-35), conferenze, ritizi, tridui, ridotti e schemi, tenuti dal 1912 al 1927, all'Associazione di S. Francesco Saverio, da lui fondata fra signore desiderose di apostolare. Ma l'opera principale, a cui attese tutta la vita, studiando, ricercando e riferbendo la materia e profondendovi non solo la sua cultura, ma tutto il suo amore e la sua pietà, fu Jésus-Christ, sa personne, ses messages, ses preuves ( 2 voll. postumi, a cura di J. Lebreton, ivi 1928), preparata già dall'articolo JésusChrist, in DFC, II (1914), coll. 1288-1538, e del volume Jésus-Christ dans l'histoire et dans le mystére (Parigi 1927). L'opera non è, strettamente parlando, una «vita» di Gesù; ma è di natura apologetica e vuole rispondere alla domanda di Gesù agli Apostoli: "Chi dite voi ch'io sia?", esaminando e discutendo le fonti per la vita del Salvatore, l'ambiente in cui visse, la religione annunciata, la natura della sua persona, le prove da lui addotte per dimostrare le proprie asserzioni. In questo schema logico e classico il G. profuse la sua piena conoscenza dell'argomento, nulla scansando di ciò che fu detto contro, tutto esaminando con acume e con pienezza. L'opera ebbe molte edizioni e versioni: il p. J. Hulp ne pubblicò una edizione ridotta (Parigi 1930; vers. it. Brescia 1944).
Bibl.: J. de Geuser, Bibliographie, in Rucher, de science relig., 18 (1928), pp. 281-95. Vita: H. de Perrault, Le p. L. de G., In Memoriam, in Etudes, 192 (1927, III), pp. 5-21; J. Lebreton, Le p. L. de G., son oeuvre scientifique in Rucher, de science relig., 17 (1927), pp. 385-413; id., Introduction alla edic. del JésusChrist, I, Parigi 1928, pp. viI-xxxv; id., L. de G., le directeur des Etudes et des Rech. sciene. relig., in Etudes, 212 (1932, int), pp. 257-75; id., Le p. de G., Parigi 1932 (trad. it. Brescia 1936). Celestino Testore
GRAND RAPIDS, diOCesi di. - Città nello Stato di Michigan (Stati Uniti d'America) : eretta da Leone XIII il 12 maggio 1882 per smembramento della diocesi di Detroit. Nella popolazione rurale molti erano emigrati dal Belgio, dall'Olanda, alcuni dalI'Islanda, più tardi dalla Polonia.
Primo vescovo ne fu mons. H. J. Richter. Comprende le seguenti contze: Allegan, Antrim, Barry, Benzie, Charlevoix, Cheboygan, Clare, Crawford, Grand Traverse, Emmet, Ionia, Isabella, Kalkaska, Kent, Lake, Lellanau, Manistee, Mason, Mecosta, Missaukee, Montcalm, Mushegon, Newaygo, Oceans, Osceola, Otsego, Ottawa, Roscommon, Wexford. Ha una superfice di 42.839 kmq . con una popolazione di 1.188 .277 ab . dei quali 107.920 cattolici distribuiti in 109 parrocchie, 74 cappelle, 57 missioni, 166 sacerdoti diocesani e 38 regolari; un seminario (St Joseph), 5 comunità religiose maschili e 13 femminili; vi è inoltre un collegio, 33 High-Schools diocesane e parrocchiali, 63 scuole elementari parrocchiali; nel 1946 vi furono 628 conversioni. La Cattedrale è dedicata a s. Andrea. La diocesi è suffraganea di Detroit.
Bibl.: T. T. Meehan, s. v. in Cash. Enc., VI, p. 726; The official Catholic Directory, 1947, Nuova York 1947, pp. 471-75. Enrico Josi
GRANELLI, Giovanni. - Gesuita, letterato ed oratore, n. a Genova il 15 apr. 1703, m. a Modena il 3 marzo 1770. Non ancora sacerdote, insegnò con straordinario successo belle lettere nel Collegio di Padova; indi passò a Bologna, nel Collegio di S. Luigi, per lo studio della teologia, assistendo nello stesso tempo i convinori, per i quali compose le tragedie Sedectis, Manasse, Diane, recitate nel teatro del Collegio dal 1731 al 1733 e ripetute a Parma nel 1736. Il G. vi si dimostra autore destro nella pittura dei caratteri, nella fattura squisita del verso e nella forbitezza dello stile. Dal 1737 si dedicò alla predica-
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zione, restaurando specialmente il genere delle "lezioni sacre", di argomento scritturistico; nel 1761 fu chiamato a Vienna, come predicatore di corte, da Maria Teresa, che vi voleva riprendere la predicazione italiana interrotta. Fu rettore del Collegio di Modena, bibliotecario e teologo del duca Francesco III.
Oltre alle tre tragedie accennate, ne compose una quarta, Seila (1761), ma fiacca e stenta; più celebri rimasero le opere oratorie: Lezioni morali, istoriche, critiche e cronologiche, che trattano la storia del Vecchio Testamento fino alla cattività di Babilonia ( 16 voll., ParmaModena 1765-69); Prediche quaresimali e panegirici (2 voll., Modena 1771), delle quali si ebbero in breve molte edizioni. Le Poesie scelte comparvero postume (ivi 1772).
BibL.: Opere complete: 23 voll., Venezia 1828-31. Studi: S. Bettinelli, Elogio del g. G., nel I vol. della ed. cit., pp. i-28; Sommervogel, III, coll. 1673-77; E. Bertana, Il teatro tragico italiano del sec. XVIII primo dell'Alfieri, in Giornale star. della letter. ital., Supplemento, a (1901), pp. 111-12, 113-16; id., La tragedia (Storia dei generi letterari), Milano a. s., p. 267; M. Corini, Le tragedie di G. G., in Rin. teatrale ital., 9 (1910), pp. 237-70; E. Santini, Storia dell'eloquenza ital., I, Oratori sacri, Palermo 1923, pp. 166-67; G. Natali, Il Settecento, II, Milano 1929, pp. 561-62, 1123-22; $3^{\circ}$ ed., ivi 1930, pp. 933-98., 1130-31.
Celestino Testore
GRANELLO, Tommaso Mabia. - Teologo domenicano, n. a Bologna il 22 ag. 1840, m. a Roma il 24 marzo 1911.
Ricevuto l'abito domenicano a Roma ( 20 ott. 1860), per le vicende politiche del 1866 dovette riparare in Francia. Tornato in Italia, insegnò a Firenze, Bologna e Ferrara (1876), dove fu maestro dei novizi. Fondò e diresse per vari anni (1884-93) la rivista Il Rosario. Memorie domenicane. Fu compagno del commissario del S. Uffizio (1885-96), poi commissario egli stesso (1897) e arcivescovo titolare di Seleucia (1897). Dei molti libri si ricordano: Vita di s. Domenico (Ferrara 1876); S. Pio V (2 voll., Bologna 1877-78); Alcune pagine sulla vita di s. Caterina da Siena (Ferrara 1880); Meditazioni su alcune virtù di s. Caterina da Siena (ivi 1880 ).
BibL.: anon., Il p. T. G., in Il Rosario. Memorie domenicane. 14 (1897), pp. 90, 609-11; anon., Alla memoria di fra' T.M.G., ibid., 28 (1911), pp. 219-24, 230-38; I. Taurisano, Hierarchia Ord. Procd., Roma 1916, p. 78.
Alfonso D'Amato
GRANGIA. - E una organizzazione benedettina e specialmente cistercense, di persone e di beni economici, avente le caratteristiche di una grande azienda agraria di piano, nella quale tutte le figure economiche della produzione, cioè quelle del proprietario, dell'imprenditore e del lavoratore, sono riunite nella persona giuridica dell'abbazia (v.).
Il bene economico è rappresentato dal capitale fondiario che perviene all'abbazia per donazione o acquisto. Le persone sono i monaci e i conversi ai quali si aggiungono i salariati. Le g., composte talvolta di varie cascine, sono indipendenti l'una dall'altra, ma insieme formano una unità sociale alle dipendenze dell'abate e una unità economica dipendente dal cellerario o amministratore dei beni dell'abbazia. L'abate è rappresentato nella g. da un "præpositus prior" (rettore della cappella della fattoria) ed il cellerario da un monaco grangiere o fattore. Questi dirige i lavori agricoli, ed è incaricato degli acquisti e delle vendite inerenti alla sua g.
E importante rilevare che le g. benedettine tutelate da numerose salvaguardie, in verità non sempre rispettate, costituivano, con le costruzioni minori monacali, i soli fabbricati rurali medievali isolati, siti nel centro economico dell'azienda.
BibL.: J. M. Canivez, Statuta Capitulorum generalium Ordinis Cistercienis, II, Lovanio 1934; G. Donna, Lo sviluppo storico delle bonifiche e dell'irrigazione in Piemonte, Torino 1939; F. Gonn, Vita economica delle abbazie piemontesi (Aualeria Gregoriana, 22), Roma 1940; G. Donna, L'organizzazione agricola della g. cistercense, in L'osservatore romano, 3-6 apr. 1943.
Giovanni Donna
## GRAN MAESTRO DEL SACRO OSPIZIO: v. FAMIGLIA PONTIFICIA.
GRAN NAMAQUALAND, vicariato apostolico di: v. keetmanshoop, vicariato apostolico di.
GRANT, Thomas. - Vescovo, n. a Ligny-lesAires (diocesi di Arras, Francia) il 25 nov. 1816, m. a Roma il $1^{\circ}$ giugno 1870. Frequentò il St. Cuth-vert's College (Urshaw), vicino a Durham, ed il Collegio Ingless a Roma, di cui nel 1844 divenne rettore. Fu segretario del card. Acton.
A nome dei vescovi inglesi si adoperò presso la S. Sede per la restaurazione della gerarchia cattolica nel paese e tradusse in italiano, per la S. Congregazione di Propaganda Fide, i documenti inglesi relativi alla questione. Coadiuvò anche mons. Palma nella stesura della prefazione storica del decreto del 1850 , che appunto ricostituì la gerarchia ecclesiastica cattolica in Inghilterra. Pio IX lo nominò primo vescovo di Southwark : la consacrazione da parte del card. Fransoni avvenne a Roma il 6 luglio 1851. Modesto e semplice, il G. era tenuto in gran considerazione dal governo britannico che varie volte ricorse ai suoi buoni uffici per dirimere conflitti tra la legge civile e quella canonica. Nel nov. 1869 ritornò a Roma per partecipare al Concilio Vaticano. Fu nominato latiniista del Concilio e membro della Congregazione per i Riti orientali e per le Missioni apostoliche.
BibL.: T. Cooper, G., in The dictionary of national biography from the earliest times to 1900, VIII, pp. 403-404, con bibl.
Silvio Furlani
GRAN VARADINO, diOCESt di: v. ORADEA MARE; SATU MARE.
GRANVELLE, Antoine Perrenot de. - Cardinale, n. a Ornans (Franca Contea) il 20 ag. 1517, m. a Madrid il 21 sett. 1586. Era figlio di Nicola, ministro di Carlo V. Studiò a Padova e a Lovanio. Nel 1538 ebbe il vescovato di Arras. Rappresentò Carlo V all' apertura del Concilio di Trento. Dal 1549 fu ministro di Filippo II; che lo inviò nei Paesi Bassi come consigliere di Margherita di Parma. La sua politica mirante ad instaurare un governo assoluto e a distruggere l'eresia protestante lo mise in forte contrasto con la nobiltà indigena e specialmente con Guglielmo d'Orange.
Nel 1560, quando Paolo IV riorganizzò la Chiesa nei Paesi Bassi e vi eresse nuovi vescovati, il G. fu fatto arcivescovo di Malines, e l'anno seguente fu nominato cardinale. Ma ritenuto autore di questa riscossa cattolica, divenne ancora più inviso al popolo e alla nobiltà, che, dopo la rivolta del Quero, riuscì ad allorargli il favore della Reggente e di Filippo II. Dovette percio lasciare il paese e ritirarsi a Besançon. Nel 1565 fu mandato a Roma, e di qui, nel 1571, viceré a Napoli, dove sostenne risolutamente i diritti del re di Spagna, anche contro Gregorio XIII. Nel 1575 tornò a Roma e vi rimase fino al 1579. Fu richiamato poi a Madrid e gli fu affidata la presidenza del Consiglio supremo d'Italia. Durante la guerra portoghese resse il governo della Spagna. Avendo rinunziato all'arcivescovato di Malines, ottenne quello di Besançon ( 1584 ), del quale tuttavia non prese mai possesso. Il G., oltreché abile politico, fu munifico protettore di letterati e di artisti e appassionato raccoglitore di quadri.
BibL.: Correspondance du card. de G., Bruxelles 18781896; A. Wauters, A. P. seigneur de G., in Biographie nationale de Belgique, VIII, ivi 1884-85; H. Pirenne, Histoire de Belgique, III, $3^{\circ}$ ed., ivi 1923, passim; E. de Moreau, Hist. de l'Eglise en Belgique, IV, ivi 1949, v. indice. Roberto Palmarocchi
GRANZOTTO, Claudio. - Francescano, scultore, n. a S. Lucia di Piave il 23 ag. 1900, m. a Padova in concetto di santità il 15 ag. 1947. Semplice muratore fino al 1918 , sotto le armi manifestò la sua inclinazione alla scultura, e di ritorno si iscrisse al-
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iha R. Falcatini e G. Zucchetti, Codice topografca della città di Roma. Roma 1876, tar. 1. t.)
Graphia allegaR urbis - Pianta di Roma nei secc XII-xiv, ricostruita secondo il cod. Laurenziano LXXXIX, inf. 41.
l'Accademia di Venezia ove nel 1930 otteneva il diploma, ricevendo subito numerose ordinazioni dall'Italia e dall'estero.
Ma il 7 dic. 1933 vestí l'abito francescano nell'Isola del Deserto a Venezia, continuando poi anche nella vita religiosa, specialmente nei conventi di Vittorio Veneto e di Chiampo, a coltivare la sua arte, in cui diede veri capolavori. Le opere sue più notevoli sono le sculture eseguite per la chiesa del paese natale, fra le quali l'acquacantiera con la conchiglia portata dal diavolo, la Grotta di Lourdes nel Collegio scrafico di Chiampo, il Cristo morto nella chiesa francescana di Vittorio Veneto ecc.
Bibl.: E. Urbani, Oltre l'arte, $3^{a}$ ed., Vicenza 1950. Alberto Ghinato
GRAPHIA AUREAE URBIS. - Dall'unico manoscritto che l'ha tramandata (Laurenziano LXXXIX, inf. 41, sec. XIII), sembra, piuttosto che opera organica, una giustapposizione di testi differenti per autore ed età.
In una prima parte, a carattere storico, trovano luogo le origini favolose di Roma, da un presunto arrivo di Noè in Italia alla fondazione dell'Urbe: questo inquadramento, mentre indulge all'andazzo del tempo, è qui in parte giustificato dalla preordinazione divina della città eletta alla egemonia del mondo, prima attraverso una potenza militare irresistibile, poi mediante un primato spirituale. Su questo sfondo trova posto il testo dei Mirabilia, con aggiornamenti quasi trascurabili; ma con una più razionale disposizione dell'elemento leggendario, logicamente ravvicinato al momento sul quale s'era abbarbicato come edera tenace. Questa nuova disposizione delle parti dei Mirabilia è frutto di una collaborazione anonima, intesa a rendere l'opuscolo sempre meglio rispondente ai fini di una guida per i visitatori dell'Urbe.
Da questa descrizione interna si passa ex abrupto ad una terza parte costituita da un curioso documento, anch'esso privo di unità organica, che lo Schramm intitolò Libellus de caerimoniis antion imperatoris. Si inizia
questo con un rifacimento di una più antica lista di sette giudici, rappresentanti dell'alta burocrazia del palazzo imperiale. Si riscontrano grossolani errori di etimologie da parte di un erudito poco esperto di greco, e solo un fuggevole richiamo alla realtà apre uno spiraglio alla cronologia del documento: comes untem Caesariani Palatii dictator Tusculanensis est. E un comerssacri Lateranemsis Palatii fu appunto un Alberico di Tuscolo tra il 1026-28, ma, inavvertitamente, si passa dal palazzo imperiale al patriar. chio Lateranense.
Alle stesse confusioni e incongruenze è informato il cerimoniale che segue nel documento, il che lascia adito alla supposizione che l'autore della lista sia lo stesso del ce-
rimoniale. In questo nessuna parte è riservata al clero, e la persona dell'imperatore è più vicina a un Cesare o ad un Ottaviano, che non ad un Costantino, nella figura del quale sembrano confluire le tradizioni antico-testamentarie, cristiane e romane.
Anche nelle tre formole che chiudono questo strano documento (nomina di un patrizio, di un giudice, di un cittadino) è sempre immanente il riflesso dell'idea imperiale romana, in una atmosfera di credenti o di illusi nella reviviscenza di una tradizione ancora efficente e operante, se richiamata in vita da una potente personalità. Si è nel clima storico della renovatio.
Bibl.: S. Keller, Untersuchungen über die Judices sacri Palatii Lateranensis, II, Das sogennante, Verzeichnis der römischen Richter vom Jahre 1000 , in Deutsche Zeitschrift für Kirchenrecht, $3^{a}$ serie, 10 (1901), pp. 194-96; id., Die sieben römischen Pfalzrichter im byzantinischen Zeitalter (Kirchenrechtliche Abhandlungen, a cura di U. Stutz, 14), Stoccarda 1904; K. Schramm, Kultur, Rom und Renonatio, I, Lipsia 1929, p. 190 sgg.; II, ivi 1930, p. 68 sgg.; E. Eichmann, Der sogenn. Sulische Kaiserardo, in Zeitschrift der Szeigen-Stiftung f. Rechtsgeschichte, Kanonist, Abteilung, 27 (1938), pp. 1-26; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topograf. della città di Roma, III, Roma 1946, p. 67 sgg.
Roberto Valentini
GRASSELLINI, Gaspare. - Cardinale, n. a Palermo il 19 genn. 1796, m. a Frascati nel 1875. Ricoprì diverse cariche in Curia, ove fu tra l'altro chierico di Camera e pro-presidente della Congregazione del Censo (1840). Fu inoltre capo di varie delegazioni dello Stato pontificio e governatore di Roma nel 1847, finché non venne nominato commissario pontificio straordinario per le quattro legazioni e pro-legato di Bologna. Strenuo sostenitore dei diritti e dell'autorità del governo, si mostrò sempre avverso a qualsiasi tendenza novatrice. Il 16 giugno 1856 fu innalzato alla porpora da Pio IX con la diaconia dei SS. Vito e Modesto, da cui passò poi a quella di S. Maria ad Martyres.
Di lui restano: Discorso accademico su l'egloga IV di Virgilio (Roma 1838); Discorso sulla storia de' sommi
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pontefici (ivi 1842); Discorso accademico sul giudizio avuto da Gesio Cristo innanzi a Caifasso e innanzi a Pilato (ivi 1844) e Des rapports du ponvoir temporel avec la souveraineté spirituelle des pontifes romaines (Parigi 1865).
BibL.: Maroni, passim, v. indice. Niccolò Del Re
GRASSI, Battista. - N. a Rovellascail 27 maggio 1854, m. a Roma il 4 maggio 1925. Le sue ricerche, iniziatesi nel campo della parassitologia, si sono successivamente estese a vari gruppi animali (chetognati, imenotteri, ditteri, termiti, aracnidi, murenoidi e teleostei) ed hanno aperto fecondi campi di indagine biologica.
Il suo nome è legato alla scoperta del parasita intermedio del plasmodio della malaria che infetta l'uomo ed alla descrizione del suo ciclo di sviluppo. Affronto i più vari problemi, grazie alla sua grande passione per la ricerca ed alla sua vastissima cultura, e si circondò di una valente schiera di collaboratori ed allievi. Ebbe una vivace polemica con R. Ross per la priorita della scoperta della auophelos, quale trasmettitrice della malaria nell'uomo, scoperta che fonti imparziali rivendicano al G. Negli ultimi anni si prodigò per la profilassi antimalarica nelle regioni italiane più colpite dalla malaria.
Fu credente e visse senza ambizioni, umile e povero; riteneva la vita non appartenere al solo ordine chimico-fisico, ma dipendere da un ordine superiore, come si rileva dall'importante suo discorso: La vita come sembra ad un biologo, in Rendic. Acc. Lincci, 1906, II, pp. 219-39.
BibL.: P. De Kruif, I cacciatori di microbi, trad. it., Milano 1932, pp. 344-59; G. Cotronei, L'opera scientifica di B. G., Roma 1937. Giorgio M. Baffoni
GRASSI, Gregorio, beato. - Minore osservante, vescovo e martire in Cina, n. a Castellazzo Bormida (Alessandria) il 13 dic. 1833, m. a T'ai-yuangfu (Shiansi settentrionale) il 9 luglio 1900.
Francescano nel 1848 , sacerdote nel 1856 , nel 1861 parti per la Cina, dove esercitò per 40 anni il suo zelo efficace come semplice missionario e poi come vescovo titolare di Ortosia e coadiutore con diritto di successione, indi vicario apostolico dello Shian-si settentrionale. Nella persecuzione nel 1900, scatenata da Tao-Hsi, madre dell'Imperatore, con l'appoggio dei boxers, fu imprigionato alla sua residenza di Tai-yuangfu il 5 luglio e ucciso in odio alla fede il 9 dello stesso mese. Beatificato da Pio XII, con altri 28 compagni, fra europei e einesi, il 27 nov. 1946. La causa di canonizzazione è stata ripresa il 25 febbr. 1949 (AAS, 41 [1949], pp. 84, 472-73). Per i nomi degli altri compagni martiri, v. cina, III, coll. 1666-67.
BibL.: G. Ricci, Barbarie e trionfi. Le vittime illustri del Sbansi in Cina nella perscruzione del 1900, Firenze 1910, pp. 21 260: 523-621: id., Acta martyrum Sinensium, Quaracchi 1911, v. indice: AAS, 14 (1947), pp. 213-21, 307-11 (discorso di Pio XII).
Celestino Tesuov
GRASSI, Orazio. - Gesuita, n. a Savona ca. il 1583 , m. a Roma il 23 luglio 1654 . Entrò diciottenne nella Compagnia; insegnò matematica a Genova e poi a Roma.
Qui compose il trattato De tribus cometis (Roma 1619) per chiarire la natura delle tre comete apparse nel 1618, cui rispose Mario Guiducci con il Discorso sulle comete (Firenze 1619), redatto in buona parte dal Galilei (v.). Il G. rispose, sotto lo pseudonimo di Lorario Sarsi, con il trattato Libra astronomica ac philosophica (Perugia 1619) e poi una seconda volta con il suo Ratio ponderum libros et libelloe (Parigi 1626). Secondo il Guiducci il G. si mostrò non del tutto alieno dal moto della terra. Fu nel 1626 l'architetto della chiesa di S. Ignazio a Roma e ne preparò il modello per il card. Ludovisi nel 1628-29; sul suo progetto la chiesa fu poi terminata nel 1685