volume-06

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Sede a Enrico II d'Inghilterra, per trattare la riconciliazione con s. Tommaso di Canterbury.

Nel 1178 veniva eletto cardinale diacono del titolo dei SS. Cosma e Damiano, e nello stesso anno rinviato a Enrico II per lanciare la scomunica contro il Re. Tornato a Roma, seguì il fuggiasco Alessandro III a Venezia e fu compagno inseparabile di peregrinazione anche dei successivi pontefici, che lo incaricarono di diverse altre missioni. Alla morte di Celestino III si attendeva la tiara, ma fu eletto Innocenzo III, che pure si servì di lui per uno missione di pace fra Genova e Pisa. Non si conosce l'anno della morte, da porsi nei primi anni del sec. xili (sottoscrisse a un atto del 1205).

BibL.: I. Palatius. Fasti cardinalium, I, Venezia 1703, coll. 333-33; Eubel. I, p. 3.

Alberto Ghinato
GRAZIE: v. INDULTO; PRIVILEGIO; RESCRITTO.
GRAZIE. - Dal lat. Gratiae, gr. $\chi \dot{\alpha} \rho \imath \tau \varepsilon \varsigma$, sono dèe simbolo della bellezza, donatrici di gioia e in genere di quanto allieta la vita. Esiodo (Theog., 907) le fa figlie di Zeus e della oceanina Eurinome (cioè, secondo l'esegesi della scuola naturistica, del cielo e

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![img-12.jpeg](img-12.jpeg)

Grecia - Cartina ecclesiastica storica (sec. IX) : 1) Sedi metropolitane; 2) Sedi arcivescovili; 3) Sedi vescovili; 4) Basiliche e monumenti cristiani antichi; 5) Monasteri.
dell'aurora) e ne dà i nomi: Eufrosine ( $=$ Allegrezza), Aglaia ( $=$ Splendore), Talia ( $=$ Floridezza).

Per questo loro significato di integrale letizia esse sono concepite come inseparabili e, come tali, rappresentate in un primo tempo tenentisi per la mano, vestite di lungo chitone, in seguito abbracciate e nude, ma di una nudità non procace, che giustifica l'epiteto dato loro da Orazio (Od., I, 4, 6) di decentes nel quale sono associate le idee di avvenenza e di costumatezza. Pindaro (Ol., 14, 1) le esalta come datrici di saggezza, di bellezza, di splendore. In Atene erano venerate ai piedi dell'Acropoli, ma la sede principale del loro culto era ad Orcomeno di Beozia. Per l'affinità del numero i Greci hanno spesso associato divinità femminili in gruppi ternari (cf. J. E. Harrison, Prolegomena to the study of greek religion, Oxford 1922, p. 286), e per quella del significato le G. sono spesso associate alle Ore patrone delle tre stagioni del1'anno, alle Ninfe e alle Muse. Loro attribuito sono i dadi, i fiori, gli strumenti musicali.

Bibl.: Stoll-Furtwängler, Charis, in W. H. Roscher, Lexikon, f. col. 879 ; Escher, a. v. in Pauly-Wissowa, III, col. 2190 agg.; P. Decharno, La mythologie de la Grèce antique, Parigi 1878, p. 217 sgg.

Nicola Turchi
GRAZZINI, Anton Francesco. - N. a Firenze il 22 marzo 1503 , ivi m. il 18 febbr. 1584. Fu speciale e scrittore; fondò con altri nel 1540 l'Accademia degli Umidi, tra i quali si nomò il Lasca, e della Crusca nel 1582 .

Meglio che nelle rime serie (Firenze 1741) riusci nelle giocose e più che alle opere di cultura (Lezioni alla Croce) si dette a quelle di briosa fantasia: dalla Guerra dei mostri (solo I canto) e dalla Nanea alle 3 farse (integra una sola, Il frate) e dalle 7 commedie anteriori al '66 (La gelosia, La spiritata, La strega, La pinsochera, La sibilla,

I parentadi, L'arzigogolo) ai 3 incompiuti cicli di novelle (Le cene, 1540-50 ca.). Di contro all'umanesimo latineggiante e al canone delle imitazione, difese il volgare e volle la rappresentazione della vita. Ma nelle commedie non riusci a liberarsi dalla influenza della tradizione e nelle novelle da quella del Boccaccio; e benché in epoca di riforma cattolica, non riguardo a convenienze morali né risparmio i religiosi.

Del G. sono all'Indice: La seconda ccon, decr. 7 ott. 1746; Scelta di prose e pussie italiane (Londra 1765), decr. 26 genn. 1767.

Bibl.: G. M. Bisciosa, La vita del Lasca, nella ed. delle Cene, Milano 1816; G. B. Magrini, Di A. F. G. detto il Lasca e delle sue opere in prosa e in rima, Imola 1879; G. Gentile, Delle commedie di A. F. G. detto il Lasca, Pisa 1896; A. Chiari, La fortuna del Boccaccio, in Questioni e correnti di storia letteraria a cura di A. Alberto Chiari

GRÉA, Marie-Étienne-Adrien. - Fondatore dei Canonici Regolari dell'Immacolata Concezione, n. a Lons-le-Saunier (Jura) il 18 febbr. 1828, m. a Rotaliez (Jura) il 23 febbr. 1917.

Diplomato all'Ecole des Chartes, abbraccio la carriera ecclesiastica; e preso dall'ideale generoso di restaurare la santità del clero e le pratiche religiose nelle parrocchie, pensò di istituire una Congregazione di Canonici Regolari che all'apostolato diretto delle anime congiungessero le obbligazioni della vita comune monastica. Le regole, da prima approvate ( 1887 ), furono in seguito rivedute e modificate in nuove costituzioni nel 1907, che mutavano i punti essenziali dello statuto primitivo. La prova dolorosa fu cristianamente sopportata e la fondazione continuò; ma il G. da quel momento, tentato invano di riprendere con qualche compagno la vita religiosa da lui ideata, si ritirò a Rotalier.

Bibl.: P. Benoit, Les Chanoines Réguliers de l'Immaculée Conception, Arras 1902; F. Vernet, Don G., 1828-1917, Parigi 1938.

Celestino Testore
GREAT AWAKENING: v. BISVEglio.
GREAT FALLS, Diocesi di. - Città dello Stato di Montana negli Stati Uniti. Comprende le seguenti contee della parte orientale dello Stato di Montana: Big Horn, Blaine, Carbon, Carter, Cascade, Choteau, Custer, Dawson, Daniels, Fallon Fergus, Hill, Garfield, Golden Valley, Judith Basin, Liberty, Mc Cone, Musselshell, Park, Petroleum, Phillips, Powder River, Prairie, Richland, Roosevelt, Rosebud, Sheridan, Stillwater, Sweet Grass, Treasure, Valley, Wibaux, e Yellowstone. Il nome della diocesi è molto appropriato perché ivi il fiume Missouri compie un salto

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di ca. 28 m . in una serie di cascate che vengono sfruttate per energia elettrica e per irrigazione. La regione è molto ricca di minerali.

Nel 1850 primi a evangelizzare la zona furono il gesuita De Smet con altri compagni, mentre nel Montana gli stessi padri avevano stabilito missioni per gli indiani fino dal 1841. La diocesi fu eretta da Pio X il 18 maggio 1904 e primo vescovo ne fu mons. M. C. Lenihan (m. nel 1943). La diocesi è suffraganea di Portland in Oregon. La cattedrale di S. Anna fu dedicata il 15 dic. 1907.

La diocesi ha una superficie di 94.158 miglia con una popolazione di 288.600 ab. dei quali 40.200 cattolici, distribuiti in 57 parrocchie, con 158 chiese, 34 cap pelle, 104 missionari, servite da 83 sacerdoti diocesani e 21 regolari. Nella dioce-
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GRECIA - 1) Contini di State; 2) Contini di circoscrizione ecclesiastica cattolica; 3) Ferrovie.
si sono quattro comunità religiose maschili (Premostratensi, Cappuccini, Gesuiti, Redentoristi) e dieci femminili; per l'educazione della gioventù vi sono: il College of Great Falls, 6 High Schools parrocchiali e 2 private; 13 scuole elementari parrocchiali; nel 1946 vi furono 261 conversioni.

BibL.: J. Mrdin, s. v. in Cath. Enc., VI, pp. 734-35: The Official Catholic Directory 1947, Nuova York 1947, pp. 476-80. Enrico Josi
GRECHE, Versioni della Bibbia: v. grecia: VII. le versioni greche della bibbia.

GRECHETTO, Giovanni Benedetto Castiglione, detto il. - Pittore genovese, n. a Genova nel 1610 (?), m. a Mantova nel 1665. Ebbe una educazione manieristica che superò, passando dalla scuola di G. B. Paggi a quella di G. A. De Ferrari. Viaggiò molto, recandosi a Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Venezia, e Mantova, dove fu invitato (ca. 1639) dal duca, e vi operò lungamente.

La sua cultura figurativa si arricchì di esperienze diverse su opere dello Strozzi, del Van Dyck, dei Bassano e di Giovanni Rosa; ma la sua individualità di fresco colorista e decoratore, il suo dinamismo pittorico estroso e il nobile gusto cromatico sono degni della grande stima che di lui ebbero i contemporanei. Trattò scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, quadii di genere, soggetti mitologici, nature morte. Tra le numerose opere, il Prescpe in S. Luca, il Crocifisso in S. Maria della Cella in Sampierdarena e la Cerere in Palazzo Doria, a Genova. Il G. fu anche incisore, e, come tale, inventò il monotipo.

BibL.: P. K., s. v. in Thieme-Becker, VI, p. 164 (con bibl.); G. Delogu, G. B. Castiglione, "Il G. ", Bologna 1928; id., Pittori minori liguri lombardi piemontesi del Seicento e Settecento. Venezia 1931, v. indice; A. Morassi, Mostra della pittura del Seicento e Settecento in Liguria, Milano 1947, p. 63. Luigi Grassi

GRECIA. - Il regno che comprende la parte meridionale, più articolata, della regione balcanica,
le isole ioniche ed egee (meno Imbro e Tenedo), Creta, la Macedonia orientale e la Tracia occidentale.

Sommario: I. Geografia. - II. Preistoria e storia fino al cristianesimo. - III. Religione. - IV. Storia civile dal cristianesimo ad oggi. - V. Storia ecclesiastica. - VI. La scurŕ̀. - VII. Le versioni greche della Bibbia. - VIII. Letteratura. - IX. Archeologia ed arte. - X. Ordinamento scolastico.

## I. Geografia.

E lo Stato più meridionale e più insulare d'Europa: $132.562 \mathrm{kmq}$., di cui $108.707(82 \%)$ in terraferma.

Il paese è quasi interamente coperto di montagne (Olimpo m. 2985; Pindo m. 2575), tra le quali si aprono poche e piccole pianure, più spesso in forma di bacini chiusi, che le difficili comunicazioni isolano gli uni dagli altri. Il clima è mediterraneo o sublitoraneo, con inverni miti e piovosi, estati calde e asciutte, cui l'accentuato rilievo, il vicino mare e le frequenti brezze imprimono un carattere meno eccessivo. Più che di boschi, la montagna calcarea è rivestita di macchie e di magri pascoli : l'arativo rappresenta appena il $10 \%$ e le colture arboree il $3 \%$ della superfice territoriale. L'agricoltura resta, ciò nonostante, la base dell'economia greca; insufficienti al consumo interno i cereali, i prodotti più importanti sono il tabacco (primo posto in Europa), l'olivo e soprattutto la vite (passolina di Corinto e sultanina di Creta). Nell'allevamento prevalgono caprini ed ovini. Modesta l'importanza della pesca. Risorse minerarie non mancano (ferro, piumbo, argento, zinco, ecc.), ma il loro sfruttamento industriale è inceppato, oltre che dalla deficenza di capitali, dalla insufficenza di forza motrice (poca lignite, modesta capacità idroelettrica). Lo squilibrio della bilancia commerciale è attenuato dai proventi del commercio marittimo, favorito da una buona marina mercantile ( 1,3 milioni di tonn. di stazza), molto attiva soprattutto nel Mediterraneo orientale.

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| Regioni (e province, o nónai) | Superfice in kmq. | $\begin{aligned} & \text { Popopolazione } \\ & \text { (consumento } \\ & \text { ott. } 1940 \text { ) } \end{aligned}$ | Densità a kmq. | Centri abitati più importanti (e popolazione in 1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Continental | 108707 | 7347002 | 67 |  |
| Epiro (Arta, Giánnina, Thesprotia, Prévesa) | 9552 | 367695 | 38 | Giánnina (20) |
| Macedonia (Calcidica, Cavala, Drama, Ftórina, Kilkis, Kozáni, Pella, Salonicco, Serres, Monte Santo) | 34603 | 1731889 | 50 | Salonicco (225) |
| Tracia (Ebros, Rhodopi) | 8586 | 354816 | 41 | Komotini (33) |
| Tessaglia (Larissa, Trikkala) | 13488 | 577247 | 43 | Lárissa (30) |
| G. continentale (Attica-Beozia, Etolia-Acarnania, Ftio-tide-Fócide) |  |  |  |  |
| Poloponneso (Acaia, Arcadia, Argolide-Corinzia, Elide, Laconia, Messenia) | 20835 | 1853085 | 89 | Atene (487) |
| Insularit | 21643 | 1173541 | 54 | Patrasso (79) |
| Eubea | 23855 | 1288729 | 54 |  |
| Isole ionie (Cefalonia, Corfu, Zante) |  |  |  | Calcide (22) |
| Isole asiatiche dell'Egeo (Chio, Lesbo, Sano) | 4297 | 179533 | 42 | Corfü (34) |
| Isole dell'Egeo, già italiane | 1947 | 223452 | 115 | Mitilene (29) |
| Cicladi | 3901 | 311751 | 79 | Rodi (55) |
| Creta (Iráklion, La Canca, Lasiti, Rétimo) | 2682 | 115913 | 43 | Hermupolis (18) |
| Regno di G. | 2649 | 141654 | 53 | Iráklion o Candia (42) |
| 1949 (valutazione) | 8379 | 442339 | 53 |  |
|  | 132562 | 7780000 | 55 |  |

Dopo la seconda guerra mondiale furono assegnate ( 15 sett. 1947) alla G. le isole italiane dell'Egeo, incorporate nel Regno e suddivise in quattro province (Rodi, Calino, Scarponto e Coo).

La popolazione ( 7,8 milioni di ab.) è costituita per l'87 $\%$ da Greci, con minoranze turche, albanese, slave ed arnone. Un terzo di essa è considerata urbana; ma dei centri abitati due soli superano i 100 mila ab. (Salonicco e Pireo) e due i 50 mila (Patrasso e Volo), mentre la capitale ha superato ormai il milione (se considerata unita al suo po.to, il Pirce).

La G. è costituita in Regno indipendente dal 1830 (parentesi repubblicana 1923-24); la Costituzione del 1911 è ora in via di revisione.

Biel.: O. Maull, Griechisches Mittlmeergebiet, Breslavia 1922: J. S. Roncek, Economic geography of Greece, in Eranom. geography, 11 (1935), pp. 91-104; J. H. Schultzo, Neugriechenland, Gotha 1937: A. Billy, La Grèce, Grenoble 1937; G. N. Cofinas, La Grèce économique, Bruxelles 1939; A. R. Butti, The modern Greeks, Londra-Nuova York 1945; I. Hunter, This is Greece, Londra 1947.

Giuseppe Caraci

## II. Preistoria e storia fino al Cristianesimo.

Dalle origini alla conquista romana. Pressoché assente il paleolitico, la preistoria greca ha inizio con il neolitico (dalla metà del iv millennio ca.), i giacimenti del quale sono localizzati nella parte orientale del continente, in quella nord-orientale del Peloponneso e a Creta. La civiltà cretese è notevolmente diversa da quella continentale (v. egEA, RELIGIONE) e questa (i suoi monumenti principali sono le ceramiche) si può dividere con relativa approssimazione in due epoche, la prima delle quali, denominata da Sesklo in Tessaglia, sembra provenire da immigrazione, la seconda, denominata da Dimini, pure in Tessaglia, piuttosto da evoluzione dalla prima, non escludendo con questo un nuovo afflusso di genti. La patria dei neolitici (Traci, Pelasgi) sarebbe da ricercare per la prima ondata nell'Asia Minore (e l'itinerario avrebbe seguito le vie della Tracia e della Macedonia), per la seconda nella Mesopotamia (l'ingresso in G. sarebbe comunque avvenuto dal nord).

La cultura neolitica scompare con l'età dei metalli (dalla metà del III millennio ca.) : nuovi invasori vengono ora dai mari meridionali e orientali (Cari, Lelegi, Ciclopi della posteriore mitologia greca), e, successivamente, dal settentrione. Son questi ultimi gli Arioeuropei (o Indoeu-
ropei), che costituirono dal sec. xit ca. la civiltà micenea, sotto l'influsso culturale e, almeno per tre secoli, anche politico, di Creta. Assurti a grande potenza, i Micenei (Achei), a partire dalla metà del sec. xv ca., conquistarono le isole del Mare Egeo e Creta stessa, e giunsero a stabilirsi sulle coste dell'Asia Minore (guerra di Troia dell'inizio del sec. xit ca.).

Con l'età del ferro (dal sec. xit ca.), forse in seguito a nuove migrazioni ( $v$ invasione dorica $v$ ) la civiltà micenea scompare (non repentinamente) ed ha inizio un periodo oscuro (il medioevo greco, fra il 1000 e l'800 ca.) nel quale si viene formando la configurazione politica e la civiltà della G. dell'età storica. La prima unità politica della quale furono i villaggi che, raggruppati per regione, formavano uno Stato di cui la regione appunto era l'eponima. Ben presto, dapprima nella porzione orientale del continente, nelle isole e sulle coste dell'Asia Minore, i villaggi si unirono entro cinte fortificate, e si costituì così la polis, la città-Stato. La monarchia patriarcale, che fu la prima forma di governo, cede rapidamente e senza urti il posto, per l'evolversi delle condizioni economiche e sociali, al governo aristocratico, il quale a sua volta, per l'estendersi territoriale degli Stati, per lo sviluppo assunto dal commercio e dalle industrie, formatosi nuove classi sociali accanto a quella dei proprietari terrieri, finisce per trasformarsi in democratico. Una delle più importanti cause determinanti della mutazione è la codificazione del diritto (legislazioni di Draconte, Solone, Fedone, Filolao, ecc.), per la quale, poiché tutti sono uguali di fronte alla legge, ogni cittadino ha il diritto di partecipare all'amministrazione della cosa pubblica. Talvolta la democrazia fu, per il rilassamento che segue ogni aspra lotta politica, in crisi, e si ebbe, per periodi più o meno lunghi, il governo di uno solo (tirannide): tale Palatrato ad Atene. Attraverso questo sviluppo politico-sociale passarono tutte le città-Stato, con la sola eccezione di Sparta (v.).

Mentre il territorio ellenico era travagliato dalla formazione delle poleis, che governavano sè e la regione circostante, non si arrestava il processo di diaspora nel bacino dell'Egeo, iniziato alcuni secoli avanti dai primi invasori arioeuropei, e in tutto il Mediterraneo : fra l'vili e il vi sec. le coste d'Asia Minore, la Sicilia, l'Italia meridionale si popolano di colonie greche, che, indipendenti dalla madre-patria, conservano pure con essa un rapporto quasi filiale. L'indipendenza di quelle d'Asia Minore (Ionia, per il gran numero di colonie ioniche) fu in pericolo fin dalla metà del sec. vi ca. Creso (361-46) impone un tributo in cambio dell'indipendenza. Ma vinto Creso dai Persiani e scomparso l'impero lidio, la dominazione si fa effettiva e cruda. Un tentativo di rivolta, capeggiato

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da Policrate di Samo e finito miseramente, offre a Dario l'occasione d'una spedizione nel continente, spedizione che termina con il controllo persiano sull'Ellesponto, sulla Tracia e, forse, sulla Macedonia. Una nuova rivolta, più consistente per la partecipazione delle città dell'Eolia e dell'Ellesponto, della Caria e di Cipro, capeggiata da Aristagora di Mileto e repressa dopo la battaglia navale di Mileto, consiglia Dario di tentare addirittura la conquista della G. Ma il tentativo naufraga con la sconfitta dei Persiani da parte degli Ateniesi e dei Plateesi condotti da Miletiade nella piana di Maratona ( 390 ). Uguale sorte ebbe la successiva spedizione del figlio e successore di Dario, Serse. Dovette egli questa volta scontrarsi con una lega formata da Spartani, Ateniesi, Corinzi ed altri. Dopo il successo alle Termopili che apriva ai Persiani la via alla presa e distruzione di Atene, Serse subì una grave sconfitta navale a Salamina, sconfitta che lo costrinse alla ritirata. Rimanevain Grecia il generale Mardonio, ma anche questi veniva vinto e ucciso dagli Spartani a Platea (479), mentre contemporaneamente la flotta greca disperdeva ancora una volta quella persiana presso il promontorio di Micale. La vittoria era perfezionata con la conquista delle isole e delle città greche d'Asia Minore (vittoria di Cimone sull'Eurimedonte, 469 ca.), e sanzionata dalla pace di Callia ( 448 ca.), per la quale il successore di Serse, Artaserse, riconosceva l'indipendenza delle colonie d'Asia. Parallelamente il dominio greco si consolidava in Sicilia e nell'Italia meridionale a danno di Cartaginesi e Etruschi.

Frattanto Atene, cui era stato demandato il comando della guerra poco dopo le battaglie di Platea e di Micale dalla Lega delicolaitica (478), alla quale partecipavano i peloponnesiaci e nella quale le singole città avevano posizione di federate autonome, fornitrici di navi e di contributi pecuniari, per questa stessa preminenza in seno alla Lega, si avviava a divenire grande potenza. Dopo la battaglia dell'Eurimedonte la Lega, formata dall'Eubea, dalle Cieladi ioniche, dalle citta ioniche e coliche dell'Asia Minore, da quelle dell'Ellesponto, della Propon. tide, della costa tracia e macedone, della Lidia e della Caria, si trasfora lentamente in impero ateniese, e Atene, conscia ormai della sua posizione di dominatrice, entra in conflitto con Sparta. Uniti a quelli di Tebe gli Spartani sconfiggono gli Ateniesi a Tanagra (457). Si affretta Atene a concludere un armistizio con Sparta, per dedicarsi alla sottomissione della Beozia e di altri paesi della G. centrale. Ma, ribellatasi nuovamente la Beozia e sconfitti gli Ateniesi a Coronea (447), la G. centrale riacquista la sua indipendenza. Domata successivamente una rivolta capeggiata dall'Eubea, Atene concludeva con Sparta una pace trentennale ( $448-45$ ), per la quale era riconosciuto lo statu quo fra le due avversarie. Le ostilità si ripresero nel 431: da una parte Atene con pochi alleati, dall'altra Sparta, con il Peloponneso, Megara, la Beozia, la Focide, la Locride e le colonie corinzie del Mare Ionio, seguito assai largo che Sparta era riuscita a procurarsi erigendosi a paladina degli oppressi. La guerra ebbe alterne vicende, e si concluse nel 421 (pace di Nicia) con un nuovo riconoscimento dello statu quo prebellico. Il quale fu ancora una volta turbato per l'esplosione d'un conflitto fra le colonie ateniesi della Magna Grecia e Sirscusa. Atene e Sparta intervennero l'una contro l'altra, e la campagna si concluse disastrosamente per gli Ateniesi (413), dando altresi l'occasione alle città ioniche soggette ad Atene di ribellarsi con l'aiuto di Dario II di Persia e degli Spartani. La sorte delle armi fu dapprima favorevole agli Ateniesi (battaglia navale di Cizico, 4 ro), ma ben presto gli Spartani si ripresero a Nozio (407), e, pur sconfitti alle Arginuse (406), poterono battere definitivamente gli Ateniesi ad Egospotami (405). La guerra finiva (404) sanzionando il netto predominio di Sparta nel mondo greco. Era un cambiamento di padrone, non la liberazione dalla
tirannia ateniese, come avevano sperato le città che si erano rivolte per aiuto a Sparta. Di qui nuovo malcontento, che Sparta non si curò di sedare, guastando anzi i suoi rapporti con la Persia, e rompendoli addirittura per portare aiuto alle città ioniche minacciate da Tissaferne. I Persiani sono sconfitti a Sardi (395). In G. intanto si formava una Lega antispartana, favorita dai Persiani, cui partecipavano le Beozia, Atene, Corinto e Argo, oltre agli ex-alleati di Sparta nella G. centrale e settentrionale. Sconfitta la Lega a Coronea (394), la vittoria spartana fu infirmata dalla sconfitta navale subita poco prima a Cnido ad opera dei Persiani. Tutti abbandonarono allora Sparta, e Atene poteva, con l'aiuto dei Persiani appunto, ricostituire parte del suo Impero. Ma due potenze non potevano evidentemente convivere in G., e un nuovo urto pertanto si profilava fra Sparta e Atene. Questa volta i Persiani entrarono nel conflitto come moderatori, ottenendo con la pace di Antalcida il dominio sulle città greche d'Asia Minore, lo scioglimento di tutte le leghe ad eccezione di quella peloponnesiaca, e riconformando l'autonomia dei singoli Stati greci. Sparta, avvantaggiata da questa situazione, cercò negli anni seguenti di estendere la sua potenza a danno di Tebe. Riuscito il progetto in un primo tempo, ne nacque poi una guerra fra Spartani e Tebani, appoggiati questi ultimi da una lega cui parteciparono anche gli Ateniesi. Sconfitta a Nasso la flotta spartana (376), la potenza ateniese veniva rifiorendo parallelamente a quella tebana, e gelosi d'ossa gli Ateniesi cercarono di riaccostarsi agli Spartani. Ma sconfitti questi nel 371 a Leuttra da Epaminonda tebano anche gli Ateniesi di li a poco ne uscivano indeboliti. Per compire l'opera di conquista Epaminonda tentava nel 362 una spedizione ma cadeva alla testa dei suoi. Aveva così fine l'egemonia tebana e si concludeva allora una pace generale dalla quale a Sparta e Atene rimanevano indebolite, la Lega peloponnesiaca rotta, la G. disorganizzata ${ }^{n}$.

Mentre la penisola era travagliata dai continui conflitti, a nord si veniva formando lo Stato macedone. Salito al trono, Filippo II (360) rivolse la sua attenzione alla conquista della G. Filippo iniziò le ostilità nel 357 occupando Amfipoli in Tracia e proseguì l'azione per diversi anni, avviandola a conclusione quando, nel 349 , si rivolse contro Atene. I Macedoni riuscirono in un primo tempo ad entrare a far parte ufficiale del mondo greco (346), a sconfiggere poi a Cheronea (338) una Lega beotica e a concludere infine la pace di Demade con gli Ateniesi, per la quale Filippo restava l'effettivo dominatore della penisola. Si apprestava allora egli a iniziare una spedizione contro la Persia, quando cadeva ucciso (336). Gli succedeva il figlio Alessandro Magno. Le tappe della
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(da H. Hordt - H. von Hofmannshut, Grotchen and (Orbis I trituram). Berlioo IIII, tgc. 72)
GrecIA - Veduta di Sparta col monte Tsigeto.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(dn H. Herdt - H. von Hefmannshal. Griechenland [Orbis Tectorum]. Berlioz 12:2 tav 13)
Grecla - Isola fortificata di Burgi, presso Ncuplia.
sua fulminea campagna, dopo che tutte le città della G. avevano fatto atto di sottomissione, contro la Persia sono note : in breve sottomise tutta l'Asia Minore (334); sconfisse Dario III a Isso (333), aprendosi in tal modo le porte alla conquista della Fenicia, della Palestina e dell'Egitto; batté nuovamente Dario a Arbela (331), e, ucciso Dario dal satrapo di Battriana, sottometteva tutto l'Impero e la parte nord-occidentale dell'India. Ritornato dalla spedizione (324), mentre meditava l'organizzazione dello sterminato Impero, moriva a Babilonia (323). Dei successori di Alessandro (diadochi), Antipatro conservava il regno di Macedonia e di G. Morto Antipatro, dopo una serie di lotte nelle quali l'unità dell'Impero si sperdeva tra varie dinastie, il regno di G. passò a Demetrio Poliorcete, cui successe, dopo che Pirro re dell'Epiro gli ebbe tolta la Macedonia (288), il figlio Antigono Gonata. Nel 272 questi era da capo padrone della Macedonia e della G., ma la sua posizione era ormai indebolita per la formazione di nuove leghe : tra queste l'etolica e l'achea. Una serie di guerre si svolse fra i successori di Antigono Gonata e le due leghe. Alla fine Dosone, sconfitti i federati a Sellasia (222), riunì sotto di sé gran parte della G. in una nuova lega ellenica, alla quale parteciparono anche gli Achei, mentre Etoli e Ateniesi se ne tennero fuori.

Alla fine del sec. III Filippo V, successore di Dosone, in accordo con il Regno seleucida, si rivolse contro i Tolomei d'Egitto. Questo fatto provocò l'intervento romano. Sconfitto a Cinocefale Filippo II (197), la Macedonia diveniva Stato vassallo dei Romani e in G. veniva organizzato un sistema di leghe indipendenti. Domata una ribellione scoppiata in G., a capo della quale si era posto Antioco, e sconfitto Perseo, figlio di Filippo, a Pidna (168), la Macedonia venne divisa in 4 Stati vassalli di Roma, e vent'anni dopo ( $148-47$ ) ridotta a provincia, mentre gli Achei, profittando della situazione torbida in Macedonia, so levavano la G. Intervenendo a dorrare la rivolta, i Romani fecero della G. dapprima una parte della provincia di Macedonia (146), più tardi una provincia a sé con il nome di Acaia. L'indipendenza politica ellenica finiva così nell'Impero di Roma. Ma non tramon-
tava la cultura greca, che anzi animava di sé l'intero mondo mediterraneo divenuto romano (v. anche ellenismo).

Bibl.: G. De Sanctis, Storia dei Greci, $3^{2}$ ed., 2 voll., Firenze [1942]: R. Cohen, La Grèce et l'hellénisation du monde antique, $3^{2}$ ed., Parigi 1948, ambedue con ricchissimo bibl.

Mario Camozzini

## III. Religione.

La religione greca nasce dalla fusione della cultura degli invasori ariocuropei con quella autoctona, che, secondo un'espressione oggi corrente ma convenzionale, si chiama mediterranea (per i territori cretesi, minoica). Oltre il significato letterale questa classificazione non ne ha però altri di più profondi, e non risolve alcuno dei problemi che un tentativo di penetrazione dell'intimo della religione greca pone allo studioso.

Se è vero che la civiltà ariocuropea era di tipo patriarcale e quella mediterranea matriarcale, è altrettanto vero che i termini "patriarcato" e "matriarcato", ove non siano applicati a una cultura nota nei suoi elementi e nel suo sviluppo, indicano semplicemente una categoria dai limiti molto vasti entro i quali si possono trovare, e si trovano, notevoli differenze, che si realizzano nel processo di individuazione di quelle culture, che, in senso molto lato, possono dirsi comprese nelle menzionate categorie. Cosi la cultura arioeuropea cra evidentemente un tipo ben definito di cultura patriarcale, alla quale, non conoscendo assolutamente nulla d'essa per il periodo prediaspora, cioè per tutta l'età nella quale soltanto esisteva un "puro" ariocuropeo, non è possibile applicare a priori le categorie di un patriarcato costruito per la maggior parte sugli elementi offerti dai cosiddetti "primitivi" attuali. Lo stesso vale per la cultura minoica, e la constatazione vuol dare rilievo alla difficoltà d'una comprensione "storica" della religione greca, religione che si rende apprezzabile solo in età storica, quando nasce la G., e ciononostante non si presenta come un complesso di credenze e di norme "primitive", ma come un tutto già fissato da un lunghissimo e ignoto travaglio. A questa difficoltà d'ordine storico se ne aggiunge un'altra, ugualmente preoccupante e comune per lo studio di molte religioni antiche, d'ordine psicologico. Abituati (e si potrebbe dire addirittura condizionati) da ca. 2000 anni a una religione che, pur essendo rivelata, è ricca di elementi razionali e possiede addirittura una sua filosofia, è molto difficile per i moderni accostarsi a una religione del tutto anzionale e comprenderla nella sua intima essenza senza anaturarla e senza assumere, almeno in sede di comprensione, un atteggiamento di critica più o meno sufficente, giustificata dalla convinzione che quel tipo di religiosità è "superato".

Una terza e ultima difficoltà d'ordine preliminare si presenta allo studioso: non c'è traccia in G. di libri sacri o di una letteratura spiccatamente religiosa o canonica. "Non c'è nemmeno, neppure nelle scuole filosofiche, una speculazione dottrinale che abbia preso per oggetto un formulario di credenze più o meno ufficiale e fissato; non c'è, infine, nell'Ellade, il bilancio dell'attività costruttrice di profeti e riformatori religiosi" (Picard, v. bibl., p. 10). La teologia era per i Greci la dottrina delle persone e delle opere dei vari dèi, dottrina che solo una volta venne fissata (da Cornuto), e che l'unica personalità che avrebbe potuto sistemarla (Platone) disdegno.

Tuttavia le fonti per la conoscenza della religione greca non difettano: nella letteratura si trovano riferimenti storico religiosi in ogni autore, riferimenti che hanno riscontro nell'archeologia, nell'epigrafia e nella numismatica, che, complessivamente, costituiscono l'abbondantissimo materiale di ricerca e di studio.

Il primo autore che abbia significato nella storia della religione greca è Omero. Nella sua orbita vive Esiodo, che per altro, e forse per reazione, ripudia gli ideali omerici nella preoccupazione di sistemare

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i dati religiosi alla luce delle sue personali tendenze. Gli elegiaci, i lirici e i tragici dànno abbondanti notizie dei miti e dei riti, e il contributo specifico di questi ultimi è di particolare importanza per la conoscenza della religiosità e della moralità dell'Attica antica (Eschilo soprattutto). Motivo spiccatamente etico è rilevabile in Pindaro, mentre la materia mitica già di Eschilo e di Sofocle trova in Euripide un interprete eccessivamente soggettivo. Una preoccupazione razionalistica è apprezzabile nel tentativo di Erodoto di sistemare la religione secondo uno storicismo preconcetto, dal quale s'era fatto guidare anche Ecateo. Ma gli storici, soprattutto dopo che, da Tucidide in poi, la storia si fa veramente critica, sono fonte di grande valore.

Tra i mitografi, che si rivelano i più degni collaboratori dei poeti e degli esegeti, oltre al già citato Esiodo, sono da ricordare Ferccide, Ellimico e, nel sec. v, quando la mitologia si è in un certo senso specializzata, Erodoro, Socrate e Stesimbroto. Mitografi occasionali sono i filosofi, soprattutto i critici razionalisti della sistemazione mitica, i grammatici, che si servono della materia storico religiosa come mezzo per la spiegazione degli antichi autori, e gli
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(per varietà della dott. E. Gerlini)
storici, poligrafi ecc.
dell'età ellenistica. La tradizione figurativa conserva a sua volta il più notevole valore documentario; anzi, le fonti più antiche su dèi, eroi e culti, sono costituite proprio dal materiale offerto dalle scoperte archeologiche, che sono di continuo arricchite di nuovi risultati. Gli scavi di Atene, di Eleusi, di Olimpio, di Delfi, di Epidauro, di Pergamo, ecc., hanno posto in luce documenti di importanza fondamentale paragonabili a quelli che offre la numismatica (tipi divini, leggende olimpiche e eroiche, feste e cerimonie). Anche l'epigrafia, infine, fornisce ricco materiale di indagine: "atti di consacrazione, racconti della costruzione di edifici di culto - templi, tesori, altari, ecc. - leggi sacre, cronache di templi, decreti ufficiali di fondazioni di città, o quelli di associazioni pie, sia nel dominio cultuale privato, sia in altri vicini alla religione; si aggiungono i rituali, gli oracoli, i cataloghi del personale sacerdotale, i calendari, i processi verbali, ecc." (Picard, v. bibl., p. 19). In questo materiale, che rappresenta in sostanza l'intero patrimonio culturale ellenico, è racchiusa la religione greca. La quale, mentre non sembra essere stata soggetta ad uno svolgimento, ché le principali credenze riscontrabili in Omero sono valide per il cittadino del v o del Iv sec. a. C. (è l'atteggiamento dell'individuo di fronte alla religione, se mai, che muta, non la religione), si compone, come la maggior parte delle religioni, di una mitologia e di un culto. Materia della mitologia, che è «una maniera di espressione al cui posto non si potrebbe scegliere un'altra perché è essa l'unica materia di espressione conforme ai tempi" (così secondo K. Kerényi), sono le opere delle divinità, nelle quali si realizzano ed assumono la loro personalità le figure divine. La principale delle quali è Zeus (v.), il dio del cielo della coiné arioeuropea, re degli dèi e degli uomini. Abitatore, con la sua corte divina, dell'Olimpo, è il protettore della società, della famiglia, del clan, della città e dello Stato.

Sua paredra è Era (v.), sorella e sposa, probabilmente divinità preellenica, come attesterebbero la sua funzione di protettrice di Argo, la localizzazione a Micene del suo tempio più famoso, e l'aver posto nell'Argolide lo svolgimento dei suoi miti più importanti. La sua funzione si esaurisce nel proteggere i matrimoni e le donne maritate. Pure d'origine preellenica sarebbe Atena (v. J. van Windekens, Eléments d'origine pélastique dans la religion grecque, in Le muséon, 83 [1930], p. 97 sgg), figlia di Zeus (già in età micenea è la rappresentazione d'una dea armata, coperta da uno scudo), che, per il mondo ellenico, è la dea della forza attiva ma non esclusivamente guerriera : protettrice di città, degli artigiani, delle donne che vogliono abbigliarsi e di molte altre attività, nelle quali è necessaria la saggezza.

Fratello di Zeus è Posidone (v.), dio del mare e di tutte le acque (sorgenti, fiumi, laghi), ma anche, un tempo, signore della terra (era, secondo un'antichissima tradizione, lo sposo di Demetra), divinità che derivatutta la suaimportanza dal mondo naturale; fatto che la priva del valore morale che è proprio degli altri dèi della G. Accanto a Zeus il dio greco più significativo è Apollo (v.), anch'egli, forse, di origine non greca, il "puro" e il "santo" per eccellenza; colui che sopraintende alle norme che regolano rettamente la convivenza fra gli uomini, il musico, l'ispiratore dei cantori e anche lo svelatore del futuro, dell'ignoto, fratello di Artemide (v.), la dea simbolo della libertà femminile, anch'essa probabilmente di origine non greca, regina delle selve dove vive cacciando e dove nasconde la sua ritrosia, alla quale rinuncia per assistere le partorienti (ma anche per portare ad esse la morte), o per badare ai neonati.

Pure non greca è Afrodite (v.), la cui patria è forse la Mesopotamia, la dea dell'amore, della pace del mare, dalla spuma del quale nasce, e della navigazione tranquilla. Tutti sono schiavi delle sue arti, uomini e dèi, ad eccezione di Artemide, Atena e Estia.

Lontano, ma non per questo estraneo al mondo degli olimpici, è Ermete (v.), divinità antichissima, il cui nome è connesso forse con il mucchio di sassi (erma) : dispensatore di doni agli uomini, dei quali protegge il guadagno, soprattutto l'inaspettato, ma anche il calcolato o il raggiunto con mezzi non tutti leciti. È ladro fin dalla nascita, e fu egli a porre nel cuore della donna «bugie, parole bisinghiere e malizie». Ma è anche protettore delle mandre e dei pastori : spirito duplice che genera negli uomini inquietudine e senso di protezione ad un tempo.

Personificazione della forza bruta, dio della guerra come fine a se stessa, è Ares (v.) : di scarso contenuto spirituale, la cui poca importanza è uguagliata da quella di Efesto (v.), il dio del fuoco, e, nello stesso tempo, il dio artigiano, che abita i vulcani (l'Etna soprattutto), e da quella di Estia, figlia di Rea e di Crono, la personificazione del focolare, divinità "rappresentata in maniera imperfetta nella sua figura umana, tanto che è sempre evidente che il rispetto e la venerazione vanno al focolare stesso e al suo fuoco, non alla dea" (Nilsson).

Oltre a queste divinità (olimpiche), grande importanza attinsero, ma estranee in un primo tempo alla religione ufficiale, Demetra (v.) e Dionisio (v.).

Meglio che nella mitologia le credenze del complesso della nazione greca si possono rilevare nel culto, che è

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l'esplicazione del lato sociale della religione: tanto più in G. dove la pratica religiosa è sotto il controllo dello Stato. Dal punto di vista del culto appunto si pone in luce la connessione sempre più delineantesi tra fondamento della religione ufficiale e fondamento dello Stato, tanto che la religione greca finisce con il finire della polis. It suo lungo mantenersi fu agevolato dalla posizione paradossale nella quale si posero i critici della tradizione religiosa, critici che fiorirono anche nel periodo di pieno splendore della nazione greca, posizione di detrattori che non cessano di prestare il loro ossequio a quelle stesse divinità contro le quali appuntano i loro strali.

Non è traccia in G. dell'esistenza di una classe sacerdotale: fanno eccezione, forse, i sacerdoti di Zeus dodoneo (v. DODONA, oracolo di), e quelli praticanti nei culti misterici, dove appaiono anche confraternite religiose estranee alla religione ufficiale. Ad Eleusi (v. Eleusini, MIEYENI) il gran sacerdote ed altri subordinati erano forniti esclusivamente da un determinato $\gamma \dot{\varepsilon} v \mathrm{~s} \varsigma$. Ma nulla di ciò nella religione civica. Nella quale l'autorità religiosa era esercitata dal popolo, che, eletti o scelti a sorte, per lo più per un tempo limitato, i sacerdoti li delegava a eseguire le deliberazioni delle assemblee o dei magistrati. Questo non comportava naturalmente incompatibilità fra la funzione di sacerdote e una qualsiasi altra attività : era sufficente che durante le celebrazioni l'officiante si dedicasse solo all'attività sacra. Ad alcuni culti presiedevano sacerdoti, ad altri sacerdotesse, ad altri ancora gli uni e gli altri insieme. Ma in determinate occasioni erano le stesse autorità civili e militari che dirigevano il rito. Il luogo di culto sottostà, naturalmente, a un certo processo evolutivo: originariamente ogni altare è sede della divinità quando venga invocata, e il primitivo altare non è altro che una rozza pietta quadrata, rotonda o elittica. Successivamente si distinguono due tipi di are : il $\beta \omega \mu \hat{\omega} \varsigma$ e l'é $\sigma \chi \dot{\alpha} \rho \alpha$, mentre un terzo tipo, il $\beta \delta \delta \rho \rho \varsigma$, serviva nelle pratiche per le divinità etoniche. Questi altari vengono poi posti al centro d'un sacro recinto ( $\tau \dot{\varepsilon} \mu \varepsilon v o \varsigma$ ) circondato a sua volta da un muro ( $\pi \varepsilon \rho i \beta \circ \lambda \circ \varsigma$ ), e chiuso nell'interno del tempio, che diviene così vera e propria residenza della divinità. L'immagine, che ha dinnanzi un tavolo per le offerte, è collocata in una cella ( $v \alpha \hat{\sigma} \varsigma$ ) talvolta rinserrante in sé un $\dot{\alpha} \delta \cup \tau o v$, che soltanto dal sacerdote e in determinate circostanze poteva essere penetrato, mentre l'afflusso dei fedeli nel sacro recinto sottostà, secondo i riti e le divinità, a precise norme: accesso limitato a determinate occasioni, talvolta soltanto annuali, per quanto, di regola, l'entrata sia consentita giornalmente. Il tempio è di solito dedicato a una sola divinità, e il santuario più importante era all'origine sull'acropoli, ma questo probabilmente solo nell'epoca nella quale la sede acropolitana era l'unico tempio chiuso, mentre si conservano luoghi sacri all'aperto: in boschi, presso sorgenti, fiumi, cime di monti, ecc.

Le pratiche cultuali non differivano molto le une dalle altre : tra esse si comprendevano sacrifici ed offerte, inni e preghiere, cerimonie di espiazione e di purificazione. Si implorava solitamente anzitutto il dio di rendersi presente con un $\dot{\alpha} \mu v o \varsigma \times \lambda \eta \tau \iota \alpha \hat{\sigma} \varsigma$, e si compiva poi il sacrificio. Il quale poteva essere cruento o incruento, sacramentale, se la divinità veniva incorporata dal fedele per mezzo di un pasto, o sacrificale, se l'offerta veniva lasciata alla divinità. Venivano sacrificati animali diversi secondo le diverse divinità; agli olimpi si offrivano animali bianchi, ai ctonii neri. Il rito si eseguiva di solito per ottenere qualche cosa (questo era anche il caso delle purificazioni), in determinate circostanze. Ciò era pure delle processioni, che si praticavano soprattutto in connessione alle divinità "agrarie». L'intensità con la quale si esegue il rito in onore di un dio è testimoniata dal fatto che, nell'atto di culto, la singola divinità riassume in sé tutto il $\delta \alpha \delta o v$, realizzazione questa per lo meno ennteistica.

Per completare lo schematico quadro del culto greco è da notare che i riti, il calendario, i tipi stessi di culto non superarono mai la cerchia delle mura cittadine. Lo spirito estremamente particolaristico del popolo greco fece sì, per tanto, che se, grosso modo, le credenze erano uguali per tutti, la puntualizzazione della fede e della reverenza in questa piuttosto che in quella divinità, dipendeva esclusivamente dall'arbitrio dei cittadini. Forse solo un determinato tipo di organizzazione cultuale assunse valore panellenico, e cioè l'oracolo. Nei tempi più antichi quello di Dodona che, situato nella parte settentrionale della G., "avrebbe potuto guidare le immigrazioni dei Dori", in età più recente quello di Delfi (v.). Qui era venerato Apollo, che si era sostituito, probabilmente, a una divinità autoctona, e che costituì, a un determinato momento, un luogo comune di concorso per tutti i Greci. Da Apollo delfico traggono origine le tradizioni relative ai sette saggi e la raccolta dei precetti delfici, la poesia di Pindare, e tutto quel chiarore di saggezza che emana dall'equilibrio spirituale di Apollo : qui Socrate trova il suo $\gamma \nu \tilde{\omega} \delta \mathrm{t}$ eceutóv.

Tra le feste ufficiali dei festi ateniesi, sono da ricordare in onore di Zeus le Dúpolie (v.), in onore di Atena le Pianòpsie (v.), in onore di Apollo le Targhelie (v.), le Musicchie (v.), le Bituzonia (v.) e le Tauropolie (v.) in onore di Artemide, ed altre ancora.

Accanto alla religione ufficiale, della quale poeti, filosofi, storici e poligrafi sono i portavoce, è riscontrabile in G. una "religiosità popolare", che, non cessando di esistere accanto alla religione civica, saprà assurgere a notevole sublimazione. Trascurando i misteri (v.), punto d'arrivo, nonostante l'antidibissima loro origine, della religiosità popolare, resti di credenze e di pratiche di natura meno precisa sono accertabili soprattutto attraverso Pansania. Nella sua Periegesis si parla di pietre ( $\lambda \varepsilon \rho \mathrm{o}$; $\lambda i \delta \mathrm{os}$ ), ritenute, forse, in origine, provviste di virtù magica, e in seguito connesse a qualche divinità; di venerazione di alberi (l'olivo sull'acropoli di Atene, ad es.) e della loro connessione a determinate divinità (Zeus, Dioniso, Artemide, ecc.); di originario teriomerfismo, documentato sia degli appellativi che portano alcuni dèi in età storica, sia nei miti nei quali le divinità si trasformano in animali o nei culti nei quali il sacerdote porta nome di animale. Elementi più appariscenti della religiosità popolare sono i riti di carattere chiaramente magico: quelli per richiamare la pioggia; i sacrifici annuali ai Venti, alle Nuvole, ai Tuoni; i riti che vogliono provvedere alla fecondazione della terra e degli uomini, ecc.

Alla sfera magica appartiene pure una serie di credenze, che comportano riti eliminatori, in una specie di fluido malefico ( $\mu \lambda \alpha \sigma \mu \alpha$ ) che emanerebbe in determinate circostanze da persone e cose, idea che genera la formazione d'un concetto del puro e dell'impuro, concetti divisi però da una linea di confine abbastanza fluttuante. Ecerto che chi ha avvicinato certe persone o certe cose, chi ha compiuto determinati atti è investito dal fluido che da essi emana, e deve esserne purificato. Particolarmente in precise circostanze : i sacrifici, ad es., devono essere offerti $\delta \gamma \nu \tilde{\omega} \varsigma$ xal $\alpha \alpha \delta \alpha \rho \tilde{\omega} \varsigma$. E bisogna togliere il $\mu \lambda \alpha \sigma \mu \alpha$ che emana dall'aver versato o dall'essere stato toccato dal sangue; dall'essere stata - per una donna in età di concepire - a una cerimonia funebre; dall'aver avvicinato una donna incinta o mestruante; dalla sozzura tutta fisica che proviene dalla congiunzione carnale; dall'aver compiuto un delitto o l'aver avvicinato il colpevole, ecc. Le pratiche per liberarsi dal $\mu \lambda \alpha \sigma \mu \alpha$ erano varie : lustrazioni con acqua, fuoco, fumigazioni, servono a questo scopo, che è testimoniato anche dalla presenza di un cratere d'acqua posto all'entrata dei templi, perché si possa, prima dell'ingresso, purificarsi, dato che si può essere stati colpiti dal $\mu \lambda \alpha \sigma \mu \alpha$ anche senza saperlo; e, d'altra parte, il $\mu \lambda \alpha \sigma \mu \alpha$ può essere trasferito su un animale, su un uomo o su un oggetto.

La caratteristica di tutti questi riti ha fatto parlare qualcuno di un certo loro "predaiamo", non volendo con questo affermare che appartengano a uno stadio della religione greca nel quale non appaiono dèi, ma che essi non implicano alcun dio, l'implicazione non essendo essenziale al rito. E l'idea di tobo, invece, che si esplica nella credenza « in forze soprannaturali utili o dannose che agiscono per contatto o per contagio; si cerca di captare direttamente le forze buone come a respingere o a distruggere quelle cattive».

Nell'ambiente religioso primitivo dovette anche fiorire il culto degli antenati (v. ANTENATI, culto degli; DEFUNTI, venerazione dei), dal quale deriva il culto del-

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l'eroe (v.), come rivelano i culti misterici che, forse in origine riti "agrari", toccano con la loro fondazione i tempi più lontani, si mantengono accanto alla religione civica e sbocciano poi nelle grandi manifestazioni orfiche e eleusine. Una continuità di rapporti fra il defunto e il vivente è attestata dalla festa annuale che si celebrava in onore dei morti : in quel giorno il defunto visitava i vivi e si tratteneva con essi per ritornare a sera alla sua triste dimora. Qui sorge l'idea dell'anima che sopravvive alla morte e che è rappresentata in forma materiale spesso sotto specie di animale, come il serpente o un uccello. Ma il culto al defunto veniva tributato come se egli continuasse a mantenere figura corporea, anche quando verrà introdotto l'uso di cremare il cadavere, uso che avrebbe dovuto portare una concezione più spirituale.

La religione greca, come già notato, si dissolve con il dissolversi della unità politica del paese. Il disperdersi della cultura ellenica nel mondo del Mediterraneo e la facilità con la quale i Greci identificavano le loro divinità con quelle
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(per cortesia della dott. E. Gerlini)
Grecia - Il Palamidion visto dall'Acronaupsia - Nauplia.
dei paesi stranieri, porta alla perdita del carattere genuino delle divinità stesse e dei culti ad essi connessi. Non solo: con la spedizione di Alessandro vengono importanti nuovi culti, e a questi si rivolge il popolo divenuto ormai scettico, come ai culti misterici, greci bensì, questi ultimi, ma posti al di fuori della religione ufficiale, che viene sempre più trascurata a vantaggio d'essi (v. anche ellenismo).

Bibl.: Fondamentali sono i grandi repertori enciclopedici: Pauly-Wisonea, W. H. Rischer, Ausführliches Leschen der griechischen und römischen Mythologie; Ch.-V. Daremberg-E. Saglio, Dictionnaire des antiquités grecques et romaines. Letteratura specifica: M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion. I, Monaco 1941; II, ivi 1950: sostituisce i manuali ormai divenuti classici di Preller, Gruppe, Farnell, ecc.; a pp. 3-12 del I vol., storia degli studi dall'inizio del sec. xix; contiene ricca bibl. Per una bibl. degli aa. 1939-45, v. A. Brelich, Storia delle religioni. Religione greca, rassegna, in Dona, I (1948), pp. 59-88. Cf. anche: W. F. Otto, Die Götter Griechenlands, nuova ed., Francoforte a. M. 1947; Ch. Picard, Les religions préhelléniques, Parigi 1948 (un II vol. sullo religione della G. classica è in preparazione), con ricchissima bibl.; M. P. Nilsson, Religiosità greca, trad. it., Firenze 1949; id., Minoan Mycenaean religion and its survival in Greek religion, 2 r ed., Lund 1950. Mario Camozzini
IV. Storia civile dal crist