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e Giustiniano e l'imperatrice Teodora con il loro seguito. Mirabile è il loro
splendore coloristico, le figure sono assorbite dallo spazio bidimensionale, astratto, che le circonda. Con essi l'arte bizantina appare costituita nei suoi fondamentali caratteri. Il quarto pannello conservato, con due figure virili che si son volute identificare con il prefetto Leonzio ed il vescovo Giovanni, è ancora più legato dei precedenti ai musaici del S. Vitale.

Scarsi i musaici greci pervenuti databili all'epoca dell'iconoclastia: del sec. vir sembra quello dell'abside di S. Sofia a Salonicco, con la Vergine ed il Bambino. E un'opera di tecnica incerta e rozza, con strani apporti provinciali. L'accentuazione del movimento, del linearismo è presente pure in un vasto musaico della vòlta con il Pantocrator, la Vergine, angeli ed Apostoli in disposizione circolare (forse di epoche diverse [secc. viII-15]). Cessato il movimento iconoclasta e ripresasi la rappresentazione delle immagini, i provincialismi che erano spontaneamente affiorati nell'arte greca, trovatasi isolata dal centro artistico costituito ormai definitivamente da Costantinopoli, non cessarono del tutto, se si ritrovano nella decorazione musiva della chiesa del convento di S. Luca nella Focide ( 998 -1050), che presenta iconograficamente uno dei più completi sistemi dell'arte bizantina. Il Pantocrator occupava il centro della cupola; restano invece nella colotta la Pentecoste, nell'abside la Madonna, nelle tribune e nel nartece le feste, santi, martiri, profeti ricoprono ogni parete dell'edificio. Notevoli gli echi dei musaici di S. Sofia a Salonicco, dovuti alla comune presenza di quegli apporti provinciali che dànno quasi un carattere preromanico a queste immagini. Però lo speciale carattere della decorazione musiva di S. Luca è dato dai rapporti di essa con la pittura di icone, da cui derivò un'accentuata energia coloristica. L'in-
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Grecia - S. Teodoro, musaico del monastero di Nea Moni (sec. XI).

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GRECIA
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A sinistra: AIACE E ACHILLE GIUOCANO AI DADI. l'ittura vascolare di Exechias (metà del sec. vi a C.) - Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco. A destra: ATENA. Dipinto vascolare attico (ca. 470) - Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco.

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(fol. Minori)
A sinistra: STELE FUNERARIA TROVATA AL PIREO (sec. Iv a. C.) - Atene, Museo nazionale. A destra: VERSIONE GRELA DELLA BIBBIA: Libro di Giobbe con catena. La miniatura rappresenta Giobbe che risponde ai tre amici - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 749 f. $63^{\circ}$ (sec. ix).

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(par cortesia del prof. V. Mermet)
S. LUĆA

Dipinto nella sagrestia dello cattedrale - Toledo.
S. FRANCESCO

Particolare del quadro: Seppellimento del Conte Orgaz - Toledo, S. Tomè.

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fluenza esercitata da quest'arte è vastissima : strette relazioni la legano al posteriore rivestimento musivo di S. Sofia in Kiev, del 1073.

I musaici della chiesa di Dafni, del 1080, appartengono alla corrente aulica della pittura bizantina della II età dell'oro, e sono imparentati con quelli delle lunette di S. Sofia a Costantinopoli delle chiese di Nicea e di Chio.

Dalla seconda metà del sec. xir è conservata, nonostante le devastazioni dovute agli incendi, l'abside della chiesa di Serres, in Macedonia, con la rappresentazione della Comunione degli Apostoli : i caratteri provinciali sono nuovamente accentuatissimi, e si tenta persino un illusionismo plastico, con una notevole sobricta del gioco lineare. Sono contemporanci numerosi musaici portatili, alcuni dei quali sono tuttora conservati nei monasteri delle Meteore e dell'Athos. Il rifiorire dell'arte bizantina nella III età dell'oro trova quasi completamente spenta l'arte musiva greca: forse solo a Salonicco sussistevano ancora botteghe di maestri di musaico. Uno degli ultimi monumenti della loro arte è costituito dalla decorazione della Chiesa dei SS. Apostoli di Salonicco, con Giuria della Vergine e figure di santi (1312-15), in cui alla dipendenza di modelli costantinopolitani si congiungono tracce dell'arte macedone.
b) La pittura ad affresco. - Si possiedono pochissimi documenti relativi alla pittura ad affresco: le più antiche vestigia pervenute, nel S. Demetrio di Salonicco, risalgono al sec. vir. Del sec. xi sono conservati nella cripta della chiesa dei SS. Anargiri a Castoria, di S. Luca in Focide, nel diaconico della basilica di Cabaca in Tessaglia, alcuni affreschi di tradizione provinciale ed orientale. Recentemente venne scoperta e restaurata la decorazione della chiesa della Madonna dei Fabbri, a Salonicco, di gusto intellettualistico, con studio dell'antico e con effetti tardo-ellenistici, prossimi ai musaici di Dafni. Questo eccezionale ritrovamento, dando un documento rarissimo della pittura murale aulica di Salonicco, in cui è attestata fin dalla fine del sec. ix una intensa attività pittorica, permette anche di trarre illazioni su quella che doveva essere la pittura ad affresco della stessa capitale. Coevi sono un frammento della chiesa della Keravlidena a Chio e resti di pitture nel Partenone, trasformato in chiesa nel sec. vi, anch'essi di raffinata eleganza.

Dal sec. xiv in poi diventa predominante in G. l'influenza della pittura cretese ad affresco e di icone. Questa si diffonde nella Morea, nell'Attica, giunge nella stessa Salonicco, Castoria. I maggiori monumenti di essa sono conservati a Mistrà, presso Sparta, nella chiesa di S. Demetrio (sec. xiv), nella chiesa della Madonna del Vrontochion ( 1350 ca.), e soprattutto nelle due chiese del Peribleptos e della Pantànassa, rispettivamente del sec. xiv e del 1428. Un'altra serie di pitture, databili con sicurezza, sono possedute dai conventi delle Meteore, nella Morea meridionale. Analoghe pitture si hanno nei conventi del Monte Athos, dove però la corrente artistica macedone giunge a maggiore evidenza, e vi raggiunge una notevolissima affermazione con il pittore Emanuele Panselino, di Salonicco, profondamente imbevuto di cultura artistica italiana e largamente imitato nonostante il prevalere dell'arte cretese.

Con la fondazione dell'Accademia di Belle Arti di Atene, ebbe luogo quella che fu detta la rinascita dell'arte nazionale e che dopo le esperienze dei movimenti neoclassici e romantici costitui gruppi artistici
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(fot. B. Grargiadis, Sparta)
Grecia - Natività. Particolare dell'affresco nella chiesa del Peribleptos (metà del sec. xiv) - Mistrà.
nelle maggiori capitali europee, soprattutto a Parigi.
3. Scultura. - Benché anch'esse di grandissima importanza, le opere di scultura di origine greca dall'epoca paleocristiana e bizantina non consentono per ora di precisare l'importanza dell'apporto greco nella costituzione e sviluppo dell'arte bizantina dell'Impero di Oriente. Si possono notare in esse numerosissimi influssi, variazioni stilistiche considerevoli : ma restano assorbite dallo sviluppo comune della plastica medievale. Dall'Arco di Gaterio a Salonicco (298), all'ambone proveniente dalla stessa città (Museo di Costantinopoli) il plasticismo si attenua, diventa pittorico e si riveste di decorazioni fantastiche ed immateriali, colate sugli elementi plastici senza tener conto della loro struttura. Capolavoro di questo gusto è il mirabile portale della basilica di S. Demetrio a Salonicco, ora nel Museo bizantino di Atene, dove le trine decorative incidono i pilastri e l'archivolto come in un ricamo al tombolo o una trina. Analogamente a quanto accade nell'interno di S. Sofia e di S. Sergio a Costantinopoli. Abbondanti le tracce di decorazione architettonica, pressocché ovunque : il S. Demetrio di Salonicco conserva, fra l'altro, magnifici capitelli a tralci di vite e di acanto. Anche la scultura a tutto tondo è presente nei Musei di Sparta e di Atene, dove statuette del Buon Pastore sono avvicinabili per stile al sarcofago di Giunio Basso a Roma. Dei secc. iv-v è un rilievo frammentario con La Natività e la fuga in Egitto, del Museo di Atene, e una raffigurazione di Cristo

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sotto spoglie di Orfeo che ammansa le fiere. Mentre procede la decorazione delle chiese (capitelli, transenne, ecc. soprattutto con motivi floreali) ha larga diffusione la scultura ad agemina, che consente ampie possibilità decorative e corrisponde alla mancanza di una coscienza plastica. Contemporaneamente, nei secc. viII e IX, nelle lastre inserite nelle pareti della piccola cattedrale di Atene, nelle chiese dell'Athos, nelle chiese di Skiipou e di Tebe, sono introdotti dall' Oriente disegni decorativi di tema barbarico e composizioni zoomorfe. Durante i periodi di decadenza di Costantinopoli la G. sembra accogliere maggiormente elementi occidentali, perfino longobardi. Nella II età dell'oro la scultura ageminata tenta effetti monumentali, di netto carattere aulico (S. Luca in Focide, Dafni). Nella decadenza si accentuano gl'imprestiti dall' Occidente ed ai materiali pregiati si sostituisce, per la decorazione degli edifici religiosi e per le immagini devote, la scultura in legno, che diede anch'essa autentici capolavori di ca-
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(per caricoia di mons. A. P. Frolas)
G greco - Veduta della città di Toledo - Nuova York, Metropolitan Museum.
rattere decorativo.

Anche per la scultura, come per la pittura, la fondazione dell'Accademia nel 1837 favorì una ripresa di contatti con il mondo occidentale : la tradizione della plastica classica ed ellenistica, soprattutto nei monumenti sepolcrali, è rivissuta con tracce di gusto neoclassico, mentre le nuove generazioni partecipano alla formazione del gusto internazionale o europeo che è attuale nell'arte moderna.

Bbac.: Per l'arte bizantina in genere, v. bibl. s. v. Bizantina arte, in Enc. Ital., VII (1930), p. 165, ed Enc. Cast., II, col. 1695. Cf. inoltre: S. Bettini, L'architettura bizantina, Firenze 1937; id., La pittura bizantina, ivi 1937-38; id., La scultura bizantina, ivi s. d. Per l'architettura: G. Millet, Daphni, Parigi 1899; id., Monuments byzantins de Mistra, ivi 1910; id., L'école grecque dans l'architecture byzantine, ivi 1916; A. Struch, Mistra, Vienna 1910; G. Gerola, Monumenti veneti dell'isola di Chio, Venezia s. d. Per la pittura: G. Millet, oltre ai già citati, cf. Monuments de l'Athos, ivi s. d.; G. Sotiriou, Die byaantiniache Malerei des XIX. Jahrhunderts in Griechenland, Ellenika, I, pp. 95-117; E.Dies-O.Demus, Byzantine nomais in Greece : Hinias Locus and Daphni, Cambridge 1931. Per la scultura: Laurent, Delphes chrétien, in Bull. de corr. hellénique, 23 (1899), p. 250; G. Sotiriou, La sculpture sur bois, in Mélanges Didel, Parigi 1930, pp. 170-80; A. Goldschmidt, Die byzantinischen Elfenbeintholpturen, Berlino 1930. Eugenio Battisti
X. Ordinamento scolastico.

La G. moderna, nata con il Trattato di Adrianopoli dopo la sconfitta turca a Navarino nel 1827, capì che soltanto una forte generazione di intellettuali poteva conservare l'indipendenza o almeno le aspirazioni di indipendenza del popolo greco. Con la
fondazione della Società archeologica di Atene nel 1837 si tentò di rivolgere la mente al glorioso passato dei Greci antichi e per la stessa ragione si favorì la fondazione dell'Istituto archeologico germanico di Atene nel 1872 e della Scuola americana di studi classici di Atene nel 1882, della Scuola di archeologia di Atene nel 1909 e di altre scuole archeologiche. Ben presto si capi che nella educazione d'un popolo greco indipendente non era possibile prescindere dalla sua religione grecoortodossa. Con il passar degli anni si associò a questi due pilastri della educazione il terzo: l'insegnamento della morale che si può definire l' insegnamento del vivere civile che non deve essere un contrasto all'antico ideale della Grecia antica ed alla religione greco-ortodossa ma una specie di applicazione pratica di ambedue. L'istruzione greca è gratuita ed obbligatoria dai 6 ai 14 anni d'età e si divide in statale e in privata. L'insegnamento della ginnastica, della storia della Grecia, della morale e della religione è obbligatorio in tutti i tipi di scuole. L'intero sistema scolastico comprende i giardini d'infanzia, le scuole primarie, le scuole secondarie e le scuole superiori.

I giardini d'infanzia ( $\nu \eta \pi \iota \alpha \gamma \omega \gamma \varepsilon i \alpha$ ) hanno la durata di 2 anni. Le scuole elementari ( $\Delta \eta \mu \circ \tau \iota \alpha \dot{\alpha}$ ) hanno la durata di 6 anni e sono divise in sezioni se il numero degli scolari è superiore a 40 . Queste scuole sono divise in diurne e serali. L'istituzione delle scuole elementari serali è prevista per quegli scolari che non hanno potuto terminare la scuola elementare diurna. E sufficente il numero di 5 scolari per l'istituzione di questa scuola. L'insegnamento secondario viene impartito nei ginnasi ( $l^{\prime} \mu \nu \nu \dot{\alpha} \sigma \iota \alpha$ ), nei licei ( $\Delta \iota \tau \alpha \xi \iota \alpha$ Aó $\pi \varepsilon \iota \alpha$ ), nelle scuole commerciali ( ${ }^{\prime} \varepsilon \mu \varepsilon \sigma \rho \iota \alpha \alpha i$ E $\chi \circ \lambda \alpha i$ ) e nelle scuole cittadine ( ${ }^{\prime} \Lambda \alpha \tau \iota \alpha \dot{\alpha}$ $\Sigma \chi \circ \lambda \varepsilon i \alpha$ ). I ginnasi si dividono in ginnasi di tipo antico e in ginnasi di tipo nuovo. Le scuole commerciali comprendono: le scuole pubbliche ( $\Sigma \chi \circ \lambda \alpha i$ $\Delta \eta \mu o \sigma \nu \nu \tau \eta \eta \eta \tau o \iota)$, le scuole autonome (I $\sigma \dot{\sigma} \tau \iota \mu \circ \iota$ $\pi \rho \dot{\alpha} \varsigma$ $\Delta \eta \mu o \sigma i \alpha \varsigma$ ), le scuole pareggiate ( ${ }^{\prime} \rho \mu \circ \tau \alpha \gamma \varepsilon i \varsigma \alpha \rho \delta \varsigma \Delta \eta \mu o$ $\alpha i \alpha \varsigma$ ), che si dividono in medie e in pratiche, e finalmente gli istituti tecnici commerciali ( $\operatorname{I} \rho \alpha \dot{\alpha} \sigma \tau \iota \alpha \alpha$ ( $\mathrm{E} \mu-$ mopıal $\Sigma \chi \circ \lambda \alpha i$ ). Le scuole cittadine hanno la durata di tre anni e seguono questi indirizzi: agricolo, industriale, commerciale e di economia domestica. Le scuole superiori comprendono: Accademia nazionale di educazione fisica, Scuola superiore di agricoltura, Scuola

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di scienze economiche e commerciali, Politecnico nazionale Metsowos, Scuola Pantios di scienze politiche, Scuola di Belle Arti, l'Università d'Atene fondata nel 1837, l'Università di Salonicco fondata nel 1926 e l'Università di Corfu fondata nel 1824 e rinnovata nel 1865. - Vedi tavv. LXXVII-LXXIX.

Bib.: Ministero della pubblica istruzione, Bollettino di legislazione scolastica comparata, Roma, 2 (1942), pp. 29, 95, 211, 486; 1948, pp. 164-67.

Miroslav Stumpf
GRECO, Domenico Theotokopuli, detto il. Pittore, n. a Candia il $1^{\circ}$ ott. del 1541, m. a Toledo il 7 apr. 1614. Venuto in Italia, a Venezia, fu discepolo forse di Tiziano ma conobbe anche l'arte di J. Bassano, del Tintoretto, dello Schiavone, del Veronesc e, a Parma, quella del Correggio e del Parmigianino.

A Roma, dove fu dal 1570 al 1572 ca., vide le opere di Michelangelo. Fu anche a Napoli e forse a Malta; nel 1576 parti da Genova per la Spagna; nel 1577 era certamente a Toledo ove trovò un ambiente congeniale al suo temperamento. Qui, nel 1577, dipinse per la chiesa di S. Domingo el Antiguo l'Assunzione della Vergine, la Riearrezione, i ss. Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, l'Adorazione dei pastori, opere ancora nel posto originario, meno l'Assunzione, ora nell'Istituto d'arte di Chicago. Questo Assunzione è uno dei dipinti più ticianeschi del Greco. Nel 1579 gli venne proposto di lavorare per l'Escuriale e vi dipinse tre quadri rappresentanti s. Ildefonso, s. Pietro e s. Francesco, oltre alla pala con S. Maurizin e la legione tebana. Tra le sue opere del periodo spagnolo le più famose sono l'Espalio per la cattedrale di Toledo (1572) e l'Imunazione del conte d'Orgoe dipinta per la chiesa di S. Tomé pure a Toledo, certamente compiuta nel 1584. Tra le opere del periodo italiano, in cui l'artista si andava formando su esemplari veneziani, si citano: il trittico con L'Annunciazione della Galleria di Modena, Gesh in casa di Marta (Venezia, già collezione Brass), La guarigione del cieco (Dresda e Parma); i Mercanti raccolati dal Tempio (Richmond, collezione Cook); L'Annunciazione (Firenze, Raccolta Contini), Il ragazzo con la candela (Galleria di Napoli). Ma della sua attività anteriore anche a queste opere, e cioè nel vivo dei suoi primi anni veneziani, sono di recente venuti in luce numerosi esempi, conseguenti alla fortunata scoperta del Polittico (firmato) della Galleria Estense di Modena. Con il loro ausilio viene oggi confermata l'ipotesi sulle origini del G.: uno studio ampio della grande pittura veneziana - di suo il G. portava la magia di certi segreti cromatici orientali - e del suggestivo linearismo parmense.

Tra le opere della maturità si ricordano, oltre quelle già nominate, La Pentecoste (Madrid, Prado, ove sono altre sue numerose tele); Gli Apostoli (Toledo, Museo provinciale); L'Adorazione dei pastori (Nuova York, Museo metropolitano); La veduta di Toledo (Toledo, Museo del G.), e, tra i ritratti, quello de L'inquisitore Nino de Guenara (Nuova York, Winterthur, raccolta Reinhart).

Se si potesse parlare per lui di manierismo, si dovrebbe parlare di manierismo del colore, che in lui giunge ad effetti allucinatori come nell'arte orientale del medioevo. Ed il colore vi è commentato da una linea fantasticamente decorativa per cui i suoi quadri dànno il senso di sorprendenti istintive anticipazioni di atteggiamenti che all'arte moderna derivano da presupposti teorici. - Vedi tav. LXXX.

Bib.: A. L. Mayer, Domicio Theotocopuli El G., Monaco 1926; id., El G., Exposition organisée par la Gazette des Beaux Arts, Parigi 1937 (con bibl.): H. Legendre-A. Hartmann, El G., Oeuvres complètes, ivi 1937; R. Longhi, Viatire per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, passim. Cf. inoltre: J. Goysnes, El G. pintor místico, Madrid 1936; R. Pallucchini, Il polittico del G. della R. Galleria Estense e la formazione dell'artista, Roma 1937; M. Gómez Moreno, El G., Barcellona 1943; A. Morcosi, Due primizie del G., in Emporium, 1947; R. Pallucchini, Some early works of the G., in The Burlington Magazine, 1948, pp. 130-37; L. Goldscheider, El. G., $2^{\circ}$ ed., Parigi 1949; U. Galetti-E. Camesasca, s. v. in Enc. della pittura ital., I, Milano 1950, pp. 1206-12; R. Pallucchini, La giovinezza del Tintoretto, Milano 1950, pp. 58-59.

Vincenzo Golaio

GRECOMELKITI : v. MELKITI.
GRECO (COLLEGIO) PONTIFICIO : v. COLLEGI ECCLESIATICI, IX. Greco Pontificio.

GREDT, Joseph August. - Filosofo benedettino, n. a Lussemburgo il 30 luglio 1863, m. a Roma il 29 genn. 1940. Già sacerdote, fu discepolo, a Roma, di Satolli e di Lepidi (1886-88) ed entrò poi nell'abbazia benedettina di Seckau (Stiria, Austria). Nel 1896 fu chiamato al Collegio di S. Anselmo in Roma quale docente di filosofia e tenne questacarica fino al 1939, insegnando e difendendo il tomismo puro.

Nella rinascita degli studi tomistici dovuta all'impulso di Leone XIII, mentre molti si limitavano ad Aristotele, s. Tommaso e al Gaetano, il G. ebbe il merito di sfruttare per primo l'opera dei commentatori posteriori, innanzitutto di Giovanni di s. Tommaso.

Opere principali: Elementa philosophiae aristotelicothomisticae (2 voll., $1^{\circ}$ ed., Roma 1899-1901; $7^{\circ}$ ed., Friburgo 1937); De cognitione sensuum externorum ( $1^{\circ}$ ed., Roma 1913; $2^{\circ}$ ed., ivi 1924); Unsere Aussenwelt (Innsbruck 1921); Die aristotelisch-thomistische Philosophie (2 voll., Friburgo 1935).

Bib.: Micoll. Philos. r. p. Iosepho G... oblata, in Studia Anselmiana, 7-8, Roma 1938; Acta Pont. Acad. Romanae S. Thomae At., nuova serie, 6 (1939-40), pp. 266-71. Giovanni Moller

GREEN, Thomas Hill. - Filosofo inglese, n. a Birkin (Yorkshire) il 7 apr. 1836, m. a Oxford il 26 marzo 1882. Dal 1878 fino alla morte tenne la cattedra Wite di filosofia morale nel Balliol College.
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(Ed. Anderson)
GrecO - La Trinità col Cristo morto - Madrid, Galleria del Prado.

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Si può considerare il fondatore dell'idealismo inglese d'ispirazione kantiana e hegeliana (Mc Taggart e Bradley), ripensato attraverso quello di Berkeley con influenze del fenomenismo dello Hume. Infatti, secondo il G., ciò che si chiama "reale» non è che l'insieme delle percezioni aventi una connessione costante (che però è soltanto di natura spirituale e conoscitiva), il cui fondamento è una Coscienza universale. L'attività conoscitiva delle coscienze individuali e finite è sforzo di adeguare l'unica Coscienza universale, come l'attività morale è sforzo con cui i soggetti cercano di raggiungere il fine supremo. L'azione è etica quando l'uomo realizza perfettamente il fine determinato e, nello stesso tempo, ne sente l'inadeguatezza rispetto all'irraggiungibile fine ultimo. La Coscienza universale, di cui parla G., non è Dio personale, ma impersonale Causa prima e assoluta.

BNL.: Opere: Works, 3 voll., a cura di R. L. Nettleshin, Londra 1883-88 (non sono comprese le Lectures on the principles of political obligation, pubblicate postume, ivi 1901), di cui notevoli l'Introduction to Hume's Treatise on human nature (ivi 1874) e i Prolegomena to ethics (ivi 1882, 2+ ed. 1884; trad. it. di C. Goretti, Milano 1923). Studi: W. H. Fairbrother, The philosophy of T. H. G., Londra 1896; H. Singwick, Lectures on the ethics of G. Spencer and Martienu, ivi 1902; C. Goretti, L'opera e il pensiero di T. H. G. (introd. premessa alla trad. it. cit., pp. 1-27); N. Abbagnano, L'idealismo inglese e americano, Napoli 1926.

Michele Federico Sciacca
GREEN BAY, diocesi di. - Città dello Stato di Wisconsin, Stati Uniti d'America. Eretta da Pio IX il 3 marzo 1868 per smembramento della diocesi di Milwaukee, comprende le contee di Brown, Calumet, Door, Florence, Forest, Kewaunee, Langlade, Manitowoc, Marinette, Oconto, Outagamie, Shawano, Waupaca, Waushara, Winnebago, tutte nello Stato di Wisconsin.

La diocesi ha una estensione di 10.85 I miglia quadrate, con una popolazione di ca. 550.000 ab . tra i quali molti emigrati prima dall'Irlanda, dalla Germania, dal Belgio e più tardi dalla Polonia e dalla Boemia. I cattolici sono oltre 204.100, distribuiti in 173 parrocchie, 39 cappelle, 44 missioni, 6 stazioni, servite da 229 sacerdoti diocesani e 132 regolari; 2 Colleges e università, 18 High Schools diocesane e parrocchiali, 113 scuole elementari parrocchiali. Nel 1946 vi furono 732 conversioni. Nella diocesi sono 8 comunità religiose maschili e 19 femminili.

Primo vescovo di G. B. fu mons. J. Melcher (m. nel 1873). La Cattedrale è dedicata a s. Francesco Saverio. La diocesi è suffraganea di Milwaukee.

BNL.: P. F. Meehan, s. v. in Cath. Enc., VI, p. 177; The Official Catholic Directory 1947, Nuova York 1947, pp. 481-89. Enrico Josi

GRÉGOIRE, HENRI. - Vescovo costituzionale francese, n. il 4 dic. 1750 a Vého (Lorena), m. il 26 maggio 1831 a Parigi. Studiò teologia al Seminario di Meta e fu ordinato sacerdote nel 1775. Vicario a Merimont e curato ad Emberménil, fu eletto nel 1789 deputato agli Stati Generali. Dell'ordine del clero, si aggregò fra i primi al Terzo Stato e la notte del 4 ag. 1789 si fece fervente patrocinatore dell'abolizione dei privilegi ecclesiastici e sostenne soprattutto la soppressione delle annate.

Imbevuto di idee gallicane, fu tra i più strenui sostenitori della costituzione civile del clero, si illuse di poter conciliare la religione cattolica con l'estremismo delle nuove idee e presto per primo il giuramento richiesto. Eletto vescovo costituzionale nei dipartimenti di Sarthe e di Loir-et-Cher, optò per la sede di Blois (1790). Troppo tardi G. si accorse dell'errore commesso: solo nella seduta del 17 brumaio dell'anno II, quando il vescovo di Parigi, Gobel, impaurito dalle minacce dei rivoluzionari, venne alla tribuna ad abiurare la propria fede ed a deporre le insegne episcopali, G. rifiutò sdegnosamente di seguirne l'esempio ed in nome della libertà dei culti proclamò il diritto di rimanere fedele alla religione.

Dopo la caduta di Robespierre parlò a favore della libertà religiosa e, sebbene le sue parole incontrassero l'opposizione dell'Assemblea, la Convenzione approvò tuttavia poco appresso una legge che garantiva il diritto di celebrare pubblicamente i culti. Questo lato positivo della condotta del G. viene però oscurato dalla lotta continua che egli condusse contro la S. Sede e contro i cattolici rimasti fedeli al Capo visibile della Chiesa. Rimase sostenitore risoluto della Chiesa costituzionale; formò un Comité des évêques réunis; fundò un apposito giornale, gli Annales de la religion; diede impulso all'elezione di vescovi secondo quanto prescriveva la legge sulla costituzione civile del clero; estese tale legge alle colonie francesi d'America e vi costituì nuove diocesi con titolari da lui nominati. Dopo il Concordato del 1801 G. dovette rinunciare all'amministrazione della diocesi di Blois. Lasciò la Francia insieme al giansenista Degola, suo amico, e compì un viaggio attraverso l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania. Ritornato in patria, fu nominato senatore a vita da Napoleone, ma, menore del Concordato che aveva per sempre distrutto ogni sua speranza di staccare la Chiesa francese da Roma, si oppose sistematicamente alla politica imperiale. Dopo la restaurazione si presentò candidato alle elezioni della Camera nel 1819 e riusci deputato, ma per il suo passato l'elezione stessa fu annullata. In punto di morte non volle ritrattare il giuramento prestato alla costituzione civile del clero e non ebbe quindi sepoltura religiosa. Scrisse moltissimo: l'Histoire des confesseurs, des empereurs, des rois et d'autres princes e l'Histoire des sectes religieuses si trovano all'Indice (decreti 11 giugno 1827 e 18 ag. 1828).

BNL.: H. Carnot, Mémoires politiques, littéraires et biographiques de G., publies sur le manuscrit original, Parigi 1840; A. Grazier, H. G., civique constitutionnel de Loir-et-Cher (17911801), in Revue historique, 8 (1878), pp. 280-96; 9 (1879), pp. 34-122; id., G. et l'Eglise de France (1702-1802), ibid., 13 (1881), pp. 34-82: 283-332: P. Pisani, G., in DThC, VI, coll. 1834-63 (con bibl.); E. Renard, La mort de l'abbé G., in Etudes, 207 (1931), pp. 173-93; P. Grunebaum-Ballin, H. G., l'ami des hommes de toutes les couleurs, Parigi 1948.

Silvio Furlani
GRÉGOIRE, Pierre (Tholosanus). - Canonista, n. a Tolosa nel 1540, m. a Pont-à-Mousson (Lorena) nel 1597 .

Fu rinomato professore di diritto, definito "utriusque iuris et omnium scientiarum peritia magnus", prima a Cahors (1570-80), poi a Tolosa (1580-82) e, dal 1582, a Pont-à-Mousson, dove fu pure decaho e cancelliere. La sua opera principale, Iuris canonici partitiones in $V$ libros dignatus (Lione 1594), segna un discreto contributo per una trattazione sistematica del diritto canonico. Scrisse pure, tra l'altro: Paratitla iuris canonici (ivi 1595), che è un buon compendio della precedente; Commentaria et adnotationes in Decretalium praenium (cf. Opera omnia, II, ivi 1612); Institutiones breves ac novae rei beneficiariae (ivi 1592); De usuris libri III (ivi 1592); Tractatus de appellationibus (postumo, Urselles 1599). Della sua produzione civilistica l'opera più notevole è Syntagma iuris universi (Lione 1582), che vuol essere una visione panoramica del diritto universale.

BNL.: J. Doujat, Pragmatianum canonicarum libri quinque, II, Venezia 1717, pp. 2. 71: J. F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts, III, Stoccarda 1880, p. 366 sgg.; Hurter, III, col. 332 sg.

Zaccaria da San Mauro
GREGORAS, Niceforo : v. Niceforo gregoras.
GREGORČIĆ, SiMON. - Sacerdote e poeta sloveno, n. a Vrsno il 15 ott. 1844, m. a Gorizia il 24 nov. 1906, colpito da apoplessia durante la celebrazione della Messa.

Poeta dei più noti della Slovenia, molte sue poesie, d'intonazione folkloristica, sono ancora cantate dal popolo: Ritorniamo nel paradiso alpino; Addio, mondo alpino, ecc. La sua lirica è spesso ispirata a un vivo patriottismo e, nella tendenza elegiaca, rispecchia la vita travagliata, la grande sensibilità, la gracilità della salute di G. (cf. Il travaglia [Cluoehn nikar]; Il lamento dell'uc-

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cello prigioniero; Al pastore). Dei suoi componimenti epici sono da ricordare: Il giuramento di Jefte; Il testo. mento del «hajduh»; Il lago di Rabelj. Tradusse metricamente Giobbe, Geremia e i Salmi.

BibL.: D. Sifilteny, S. G., Lubiana 1922; Cf. inoltre: I. Priateli, Slovenožba Knjižennost, Belgrado 1920; I. Grafonauer, Zgudovina novejlego slovenskega slovstva, 2 voll., Lubiana 1909-11.

Giuseppe Petertin
GREGORIANA, ACQUA. - Si prepara con sale, cenere e vino e si usa nella consacrazione della chiesa per scopi esorcistici. La ricorda s. Gregorio Magno (Epist., II, 56) indicandola per la purificazione dei templi pagani d'Inghilterra ed a lui se ne attribuisce il rito; ma probabilmente era già in uso prima (cf. Optato, De schismate Donatist., 66, 6; Vigilio papa, Epist. ad Profuturism, 4).

Ad una miscela di vino e acqua acconnano il Sacramentario gelatiano ed il Missale Francorum: e ad una di sale e cenere, con molte formole esorcistiche provenienti dal rito gallicano, il Sacramentario gregoriano del sec. IX-x. L'attuale formola di benedizione contiene l'Ordo ad aquam benedictam faciendum, l'orazione Sanctif-
care che si trova anche in rituali ambrosiani e visigotici ed una lode dell'acqua presa da una omelia di s. Ambrogio (Expositio Essing. rec. Lucum, 10, 48). L'a. g. si usa con cespo d'issopo, perché anche questo anticamente indicava un mezzo per la purificazione (cf. Lev. 14, 4. 49. 52; Num. 19, 6. 17 sg.; Ps. 50, 8).

BinL.: E. Martène, De antiquis Ecclesiae ritibus. II, Anversa 1736, col. 681 sgg.; J. Catalani, Pontificale Romanum... commentariis illustratum. II, ed. Parigi 1831, pp. 231-33; P. de Puniet, Bénédiction de l'eau, in DACL. II, col. 711; L. Eisenhofer, Handbuch der hath. Liturgih, II. Friburgo 1933, pp. 455468; R. Aigrain, Liturgia, Parigi 1933, p. 149 sgg.

## GREGORIANO, SACRAMENTARIO: v. SACRAMENTARI.

GREGORIANUM. - Rivista trimestrale, strettamente scientifica, edita, dal 1920, dai professori della Pontificia Università Gregoriana, con la collaborazione anche di altri professori gesuiti.

Tratta, nel campo della teologia dogmatica speculativa e positiva, le questioni più atte ad approfondire la conoscenza della dottrina cattolica, e nel campo della filosofia illustra quella filosofia perenne che ha la sua migliore e più chiara espositrice nella Scolastica e particolarmente in s. Tommaso d'Aquino, senza peraltro trascurare lo studio critico degli altri sistemi per coglierne quella parte di vero che possono contenere. I singoli fascicoli contengono articoli di fondo, note e discussioni, recensioni; eventuali bollettini ragguagliano intorno al movimento degli studi nelle varie discipline teologiche e filosofiche.

Celestino Testore
GREGORIANUS, CODEX : v. CODEX GREGORIANUS.

GREGORIO di Agrigento, vescovo, santo. - N. a Pretorion, presso Agrigento, verso la metà d.! sec. vi;
secondo il suo biografo, sarebbe presto andato a Cartagine e di là in Palestina, dove sarebbe entrato in uno dei monasteri dei sabaiti applicandosi allo studio delle Scritture. Passò quindi ad Antiochia e Costantinopoli, poi a Roma dove entrò nel monastero di S. Saba.

Rimasta vacante la sede di Agrigento e sorta discordia fra gli elettori, il Papa inviò colà, come vescovo, G. Essendo state sollevate accuse contro di lui, G. fu dal papa Gregorio fatto venire a Siracusa, poi a Roma, prima dell'eg. 391; nel 598 era di nuovo nella sua sede ed è ricordato anche nel 603. Si ha di lui un commento in greco dell'Ecclesioste (PG 98, 1181-1228) in dieci libri; altre opere non si sono conservate. Fu venerato nella Chiesa orientale ed è ricordato nei menei e nel Si nassario costantinopolitano al 23 nov.; nel Martirologio romano entrò solo con il Baronio.

BibL.: Si ha di G. una vita greca compilata da Leonzio, egumeno del monastero di S. Saba a Roma (m. 688), ricca di notizie che però vanno prese con cautela (PG 98, 349-716). C. Mercurelli, Agrigento paleocristiana, in Atti della Post. Annad. rom. di archeologia, $3^{2}$ serie, Memorie, VIII (Roma 1948), dov'è riportata e vagliata tutta la bibliografia precedente. Pio Paschini

## GREGORIO

VII, AnAwarZETZI (di AnarZaba). - Katholikós armeno
Katholikós armeno
(1294-1307), celebre per dottrina, per virtù e per attaccamento alla Sede di Roma, si da sacrificare, forse con qualche precipitazione, agli ideali di unità cattolica le peculiarità disciplinari. Ne sono prova gli Atti del Concilio armeno di Sis del 1307, convocato da lui, al quale però non poté presiedere, colto dalla morte; ma i sinodali, 25 vescovi e 17 vartapet, ispirati al memoriale di lui, adottarono, oltre alle definizioni di Calcedonia, le riforme disciplinari.

Pur avendo tolto la scomunica alla sede autocefala di Althamar, C. fu contrastato, per le sue idee troppo innovatrici, dalla fazione orientale ultraconservatrice. L'arcivescovo Stefano Orbelcan ne fu il capo. Ma la fede di G. fu da papa Bonifacio VIII, nel 1298, e da Clemente V nel 1306 approvata; come anche gli Atti del Concilio di Sis (1307) lo furono dal Concilio armeno di Adanà nel 1316 .
G. trasferì per primo, nel 1294, la residenza del patriarcato armeno a Sis, capitale della Cilicia Armena.

BibL.: M. Ciamcian, Storia, III, Venezia 1784, pp. 289-92; 304-44; F. Tournebize, Histoire politique et religieuse de l'Arménie, I. Parigi 1910, p. 307 sgg.; G. Sarkissian, G. Katholikos Anawarzetzileterato, in Pazmorch. 1947, pp. 201 sgg.; 1948, pp. 4 sgg., 116 segg. Garabed Amaduni
GREGORIO VI, Apirat. - L'ultimo katholikós armeno della famiglia Pahlawouni (1194-1203). Questi, insieme col vescovo s. Nerses Lambrouatzl e Leone II, primo re della Cilicia armena, si fece il più tenace paladino dell'Unione.

Morto l'imperatore Manuele Comneno, le trattative coi Greci vennero riprese sotto Isacco II Angelos (11831195) e quindi sotto Alessio III Angelos (1195-1203),

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nel Concilio armeno di Tarso (irgo), di cui fu l'anima s. Nerses Lambronatzi. Fallite le trattative per la poca comprensione dei Greci, G. e s. Nerses dotati di rara lungimiranza strinsero i legami con Roma, suggellati con l'incoronazione di Leone I re, da parte di Innocenzo III, a Tarso, il 6 genn. II98, per mano di Corrado di Wittelsbach; e con la susseguente ambasciata armena a Roma, tra gli aa. 1199-1203. G. ricevette il pallio, e l'esercito armeno le indulgenze dei crociati.

BibL.: G. Galanus, Conciliatio Ecclesiae Armenae cum Romanu, I, Roma 1831. p. 528 sgg.; M. Ciannian, Storia, III, Venezia 1784. pp. 140-71; L. Alisan, Sissouan, ivi 1899, pp. 218. 466-60: F. Tournebize, Histoire religieuse et politique de l'Arménie, I, Parigi 1919, pp. 259-67; Regesta Iunno, III, 1, II, Epistl. 217-20; Mansi, XXII, pp. 197-206. Garabed Amaduni

GREGORIO di Bergamo. - Teologo e vescovo, n. a Bergamo nella seconda metà del sec. XI, ivi m. martire il 9 giugno 1146. Monaco vallombrosano, amico di s. Bernardo, divenne vescovo della sua patria nel 1133 .

Compose, tra il 1130 e 1140 , il Tractatus de veritate Corporis et Sanguinis Christi, trascritto, per conto del Mabillon, da I. A. Casari nel 1686 (il codice è perduto, se ne conserva la copia a Parigi, Bibl. naz. lat. 17, 187), edito per la prima volta da P. A. Uccelli (Scritti inediti del b. Gregorio Barbarigo, Parma 1877, pp. 673-745) e ristampato da H. Hurter (SS. Patrum opuscula selecta, XXXIX, Innsbruck 1879, pp. 1-123).

Quest'opera eucaristica fu meritatamente apprezzata dal Mabillon, perché, se non ebbe la diffusione di quella del contemporaneo Algero di Liegi (v.), ne possiede i pregi : chiarezza d'espressione e sicurezza di dottrina.

BibL.: J. de Ghellinck, Eucharistie au XIIe siecle, in DThC, V, coll. 1236-37; F. Holböck, Der eucharistische und der mystische Leib Christi, Roma 1941, pp. 33-35.

Antonio Piolanti
GREGORIO di Cassano, santo. - Monaco basiliano del sec. x, n. a Cassano allo Ionio ca. il 930 , vesti l'abito monacale nel monastero di S. Andrea di Cerchiara, retto allora da s. Pacomio, al quale successe nel 960 . Scampato ad una incursione saracena, per evitare di essere condotto a Costantinopoli si portò a Roma, dove fondò il monastero di S. Salvatore, dotato splendidamente dall'imperatrice Teofano, che, verso il 990 , lo convinse a seguirla in Germania. Ivi fondò il monastero greco dei SS. Apollinare e Nicola, a Burdschield, presso Aquisgrana, che divenne un centro di irradiazione bizantina per tutta la Germania. Ivi morì nel 1002.

BibL.: La vita di s. G. è nota solo da fonti latine. Se ne ha una doppia redazione in due codici di Vienna: la più breve, mutila, è la più antica, mentre la più lunga, più recente, si fa eco delle leggende sulle origini reali di s. G. e sulla sua parentela con Teofano. Tutte e due le redazioni sono state pubblicate da O. Holder-Egger, in MGH, Scriptores, XV, pp. 1183-99, e in Acta SS. Novembris, 2 (1894), pp. 469-77. Cf. F. Russo, Sulla Vita Gregorii Abbatis, in Boll. d. Badia greca di Grottaferrata, nuova serie, 2 (1948), pp. 192-205.

Francesco Russo
GREGORIO da Catino. - Cronista, n. a Catino in Sabina da nobile famiglia ca. il ro6o e m. nell'abbazia di Farfa verso la metà del sec. XII. Entrato ancor fanciullo a S. Maria di Farfa, dedicò tutta la vita alla ricerca delle memorie del suo monastero.

Incaricato verso il 1092 di riordinare l'archivio, pensò di trascriverne tutti i documenti in un solo volume e compilò così il Regestum Parfense o, com'egli lo chiamò, il Liber genoniographus sive chrononialis ecclesiae Parfensis (cod. Vat. lat. 8487 di mano dell'autore, meno gli ultimi 72 fogli scritti dal nipote Todino; ed. I. Giorgi e U. Balzani, 3 voll., Roma 1879-1914), raccolta preziosa di 1324 documenti relativi alla storia non solo di Farfa, ma della Chiesa e d'Italia dall'età longobarda al sec. xi. Ca. il 1103, G. scrisse il Liber largitorius o L. notarins
sive emphitencicus (ed. G. Zucchetti, in Regesta chartarum Italiae, Roma 1931), nel quale registra tutte le concessioni e gli affitti fatti dall'abbazia. Un'altra opera di grande interesse e quella in cui G. meglio esprime le sue doti personali di storico, è il cosiddetto Chronicon Parfense (ed. L. Muratori, in RIS, II, parte $2^{\circ}$, pp. 299-678: PL 127, 333-44; U. Balzani, in Fanti per la storia d'Italia, 53-54, Roma 1903) in cui, scegliendo e condensando il contenuto delle opere precedenti, narra le vicende di Farfa confrontando le tradizioni con i documenti. Ultima delle sue opere, che scrisse già settantenne, è il Flueger chartarum conobii Parfensis, indice dei documenti principali contenuti negli altri tre libri, di grande interesse per le indicazioni topografiche che fornisce. Dubbio è l'attribuzione a G. dell'Orthodoxa defensio imperialis (ed. in MGH, Libelli de lite, imperatorum et pontificum saec. XI et XII conscripti, II, pp. 535-42, cf. p. 702).

BibL.: Oltre le introduzion di U. Balzani nell'ed.cit. del Chronicon F. e di H. Pertz in MGH, Scriptores, XI, pp. 548-90, v. U. Balzani. Le cronache italiane nel medio cto. Milano 1908, pp. 137-44; II. Brunner, Das Registrum Parfense. Ein Britrag zur Rechtsgeschichte der itdiznischen Urkunde, in Mitthrchungen des Instituts für äaterr. Geschichtsforschung, II, Innsbruck 1881, pp. 1-14 Stansdao Majarelli

GREGORIO (Giorgio) Cipriota. - Teologo e letterato greco, n. nel 124: e m. nel 1290. Originario di Cipro, donde il suo nome, compì i suoi studi a Nicea ed a Costantinopoli dove fu allievo di Giorgio Acropolita. Entrò presto a far parte, come diacono, del clero di corte e, sotto Michele VIII Palcologo, si dimostrò uno dei più convinti fautori dell'unione della Chiesa orientale con Roma. Dopo l'ascesa al trono di Andronico II (1288), venne chiamato a ricoprire la carica di patriarca : mutò allora il suo primitivo nome di Giorgio in quello di G., con il quale è generalmente conosciuto, e prese a combattere la politica di Michele VIII e l'accordo del Concilio di Lione. Non riconosciuto dal patriarca di Antiochia ed avversato dagli stessi ortodossi, per le sue idee in materia teologica, nel 1289 abdicò, e morì un anno dopo.

La maggior parte delle sue opere teologiche furono scritte contro Giovanni Beldoz e i suoi seguaci, oppure in favore di amici accusati davanti al Sinodo di Costantinopoli. Queste opere gli valsero il titolo di + colonna dell'ortodossia -. Si hanno di lui anche opere letterarie che ne fanno una dci più caratteristici rappresentanti dell'umanesimo bizantino del sec. xiri. L'autobiografia, che precede il suo epistolario, è un contributo prezioso per la conoscenza della società a lui contemporanea.

BibL.: PG 142, 10-470; Krumbacher, pp. 98 sgg.; F. Cayré, Georges de Chypre, in DThC, VI, coll. 1231-35; M. Jugu, Theologia dogmatica Christinmorum orientalium ab Ecclesia catholica dissidentium, I, Parigi 1926, pp. 429-31; W. Lameere, La tradition monascrite de la correspondance de G. de Ch., in Etudes de philologie, d'archéologie et d'histoire ancienne, II, Bru-xelles-Roma 1937.

Mariano Baffi
GREGORIO Decapolita, santo. - Monaco, promotore della vita monastica, taumaturgo, difensore del culto delle sacre immagini; n. ad Irenopoli in Isauria verso il 780 e m. a Costantinopoli il 20 nov. 842. Nei suoi molti viaggi venne anche in Occidente: Reggio, Napoli, Roma, Siracusa, Otranto.

Iniziato alla vita monacale dopo la fuga dalla casa del padre che gli aveva già trovato una sposa, nelle montagne della sua patria ebbe non poco da soffrire dai monaci fautori dell'iconoclastia, e si ritirò presso lo zio Simeone, igumeno di un altro monastero della Decapoli isaurica, dove rimase per 14 anni.
G. si trattenne anche in altri monasteri orientali, soprattutto a Salonicco ed a Costantinopoli. Un suo discepolo fu s. Giovanni monaco; anche s. Giuseppe l'Innografo subì il suo influsso morale. Durante la lotta iconoclasta G. mandò proprio s. Giuseppe a Roma dal Papa per chiedere il suo appoggio

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contro l'eresia promossa dagli imperatori e dai patriarchi. Ma questi fu catturato durante il suo viaggio verso Roma dai Saraceni e soltanto più tardi poté ritornare a Costantinopoli quando G. era morto. In onore di questi, del monaco sopraddetto s. Giovanni e di s. Bartolomeo, egli edificò un monastero ed una chiesa dove furono trasferiti i resti mortali di G. e del suo discepolo Giovanni accanto alle reliquie di s. Bartolomeo.

A G. viene attribuito un discorro sopra la conversione d'un musulmano (PG 100, 1200 A1212 D), ma l'autenticità di questo opuscolo è discussa. Una vita di G. scritta dal diacono Ignacio, autore delle vite dei santi patriarchi Niceforo e Tarasio, dà anche interessanti contributi ad alcune questioni storiche bizantine del sec. IX, soprattutto inerenti agli Slavi balcanici e alla diffusione dell'iconoclasta; una nuova edizione critica della vita greca di G. con introduzione e stata fatta dal Dvornik competente in tali materie; a lui però è sfuggito il manoscritto di Messina segnalato già nel 1884 da D. G. Lancia di Brolo nella sua Storia della Chiesa in Sicilia (II, Palermo 1884, p. 295). Questo autore dà anche la notizia preziosa che cioè s. Giuseppe l'Innografo compose una poesia (canone) in onore di G., edita nei Menaia (II, Roma 1889, p. 203 sgg.). Un houtahion, pure di s. Giuseppe in onore di G., fu edito da E. Mioni, I houtahia inediti di s. Giuseppe innggrafo, in Bollettino della badia greca di Grottaferrata, nuova serie, 2 (1948), pp. 181-82.

Bial.: Synov. Constantinop., pp. 239-40; C. Van de Vorst. Note sur st Joseph l'Hymnographe, in Analecta Bollandiana, 38 (1920), pp. 148-54; Fr. Dvornik, La vie de st G. le Décapolite et les Slaves macédoniens au IXe siècle, Parigi 1926.

Giorgio Hofmann
GREGORIO di Elvira, santo. - Fiorito nel sec. Iv, fu acerrimo difensore di Nicea e accanito avversario di Osio di Cordova a cagione della «bestemmia di Sirmio» (357); deciso partigiano più tardi di Lucifero di Cagliari, coinvolto nell'intransigente protesta contro i sinodali di Alessandria (362); finalmente capo dei luciferiani dopo la morte del vescovo di Cagliari (370-71). G. attirò singolarmente sopra di sé l'attenzione, dopo che i lavori di P. Batiffole A. Wilmart hanno ricostruito il suo importante patrimonio letterario.

E il primo vescovo conosciuto di Elvira (presso Granata). Costante difensore dell's homousios ", diventò anche avversario del priscillianesimo. La sua teologia ha valori personali e di iniziatere in non poche questioni.

Si conoscono le sue opere: De fide orthodoxa contra Arianae, potente difesa dell'homousios»; Tractatus de epitalamio, ossia 5 omelie sul Cantico dei Cantici, il più antico commentario latino nel quale per la prima volta in Occidente vengono esposte le nozze fra Cristo e la Chiesa; i cosiddetti Tractatus Origenis de libris S. Scrip-
turae e cioè 20 trattati ritrovati nel 1900 da P. Batiffol e A. Wilmart che trattano il Vecchio Testamento con esegesi allegoristica e vivacità di stile; De arca Noe, intorno alla Chiesa da essa figurata; Expositio in Ps. 92.

La personalità di G. grandeggia vieppiù nella patristica come quella di un accurato e felice coniatore di formole trinitarie. Egli è il primo rappresentante della predicazione omiletica nella Chiesa latina; iniziatore in suggestivi punti dottrinari (come Cristo e la Chiesa, raffigurati dal Cantico dei Cantici, la dottrina dei 7 peccati capitali in antitesi ai 7 doni dello Spirito Santo, la bellezza dell'umanità di Cristo). A G. si sono ispirati posteriormente cospicui personaggi patristici come Apringio di Beja, Izidoro di Siviglia, Beato di Liebana, ecc.

Bial.: Edizioni: De fide orthodoxa: PL 20, 31-50 (sotto il nome di Febadio); Tractatus de epitalamio, a cura di G. Heine, in Bibliotecu ancedatorum seu Veterum Monument. Ecclesiasticorum. Collectio noctisima ex codd. Biblioth. Hispanicarum... Pars f. Monumenta regni Gothorum.... Lipsia 1848, p. 132; Commentarii in Cantica Canticorum. A. Commentarius Gregorio IIliberitana adscriptus. Tractatus Origenis, a cura di G. Batiffol-A. Wilmart, Parigi 1900; più recentemente a cura di A. C. Vega, El Esco-
rial 1944; De arca Noe, a cura di A. Wilmart, in Rev. béndé, 26 (1909), pp. 1-12; Expositio in Ps. 91, a cura di A. Wilmart, ibid., 29 (1912), pp. 274-93. Studi: sulla controversia intorno al Tract. Origenis v. [A. De Santi], La controversia sui + Tractatus + pubblicati dal Batiffol, in Circ. Catt., 18* serie, I (1902, I), pp. 587-89; A. Wilmart, Les Tractatus sur le Cantique attribués à G. de E., in Bullet. de littérature ecclésiast. de Toulouse, 8 (1906), pp. 233-99; P. Lejay, L'héritage de G. d'E., in Rev. béndd., 23 (1908), pp. 435437; A. Wilmart, Un ms. du Tractatus de faux Origène sur l'arche de Nod. ibid., 29 (1912), pp. 43-92; A. Vaccari, Un nuovo scritto di G. d'E. tra gli spari di s. Girolamo, in Bibliva, 3 (1922), pp. 188193; H. Koch, Zu G. von E. Schriften und Quellen, in Zeitschr. für Kircheng., 31 (1932), pp. 238-72. Intorno al simbolo, A. de Aldama, El símbolo toledano I. Roma 1934, passim; J. Madoz, Le symbole du $X I^{e}$ comité de Tablée, Lovanio 1938, passim.

Giuseppe Madoz
GREGORIO l'lluminatore, santo - N. presumibilmente verso il $250-52$ da nobile famiglia arsacide, perciò anche nominato Partheo (parto).

Suo padre Anak, uno dei principali satrapi, indotto dai Sassanidi della Persia (probabilmente dal successore di Artafir, Sapore I [242-72/73]), uccise Cosroe I, re d'Armenia, unico superstite arsacide, ed a sua volta fu massacrato insieme alla famiglia dai fidi di Cosroe I nella fuga verso la Persia. Un solo bambino, salvato dalla nutrice e poi battezzato, fu chiamato G.
G., già adulto, si trovò, nel seguito del re Tiridate, davanti all'arca della dea Anahit. E poiché rifiutò di venerare l'idolo fu sottoposto a molteplici torture; quindi, condotto verso la provincia di Ararat, fu gettato in una fossa-prigione nominata Khorvirap, presso Artafat, perché fosse cibo delle vipere. Un editto condannò tutti i seguaci del cristianesimo (Agatangelo, XII, p. 106 sgg.). Tiridate fu poi colpito da una grave malattia. Sua sorella Khosrovidukht vide in sogno che solo per l'intervento di G., ancora dopo 15 anni dall'editto languente nella prigione, sarebbe guarito il re. Liberato, G. guari

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corpo e anima del monarca e converti la sua corte. Un editto bandi per tutta l'Armenia la fede di G. (295-300: Sozomeno, Hist. eccl., II, 8). Pressato dalle istanze della corte e del popolo, G. fu condotto in Cesarea di Cappadocia con pompa e fu ordinato dall'esarca Leonzio sacerdote e vescovo, e quindi metropolita dell'Armenia. Ciò avvenne nell'estate del 302 o forse prima, ca, il 295 (cf. F. Tournehize, v. bibl.). Di ritorno, accompagnato da uno stuolo di chierici raccolti da Sebaste e da varie città dell'Armenia Minore, G. entrò nella provincia di Taron e nelle acque dell'Eufrate battezzò il Re, la corte e molte migliaia di cittadini. Sui resti del centro pagano di Aštišat, all'Ovest dell'attuale città di Muš, costrul la prima cattedrale (Mojr Yékélstai $=$ "chiesamadre") dell'Armenia, che fino al sec. v fu la sede dei katholikói.

Un lustro di attività di s. G., proprio quando in tutto l'Impero romano infieriva l'ultima persecuzione, si compendia nella distruzione dei templi pagani e degli idoli e nell'erezione di chiese, aiutato in ció dalla forza militare del re Tiridate. G. organizzò tutta la Chiesa armena. Lo storico Agatangelo accenna all'ordinazione di ben 400 vescovi (!), cifra esagerata, dato che nelle epoche successive le sedi note, risultanti anche da sinodi nazionali, non superano $30-40$. Tutte le chiese furono dotate di benefici ecclesiastici, consistenti di 4 campi per quelle dei villaggi e di 7 fabbricati per quel