n la lettera sopra menzionata, ottenne il magistero. Nel 1347 lo stesso Pontefice gli ordinò di lasciare la cattedra a Gerardo de Scholaribus; tornato quindi in Italia rioccupò il posto di cathedraticus principalis nel convento di Bologna.
G. da R. fu tra i primi professori della facoltà teologica di Parigi ad insegnare il nominalismo; fu questa forse la causa del ritardo, con cui gli fu conferito il magistero. Gli Agostiniani presero posizione contro questa corrente filosofica, e nei Capitoli generali del 1345 e 1348 emisero decreti per impedirne la diffusione nell'Or-
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dine. Ma G. non venne molestato e continuò la sua attività di maestro e di scrittore, dedicandosi però di preferenza, negli ultimi anni della vita, al campo esegetico. Nel 1357 fu eletto priore generale dell'Ordine.
In filosofia G. da R. è un assertore deciso d'un nominalismo che si preoccupa di accordare con la fede. Sostiene un concettualismo logico che distingue, e differenza di quello psicologico di tanti suoi contemporanei, tra essere soggettivo e oggettivo; rigetto, contro Occam, la pluralità delle forme nell'uomo e ammette il valore dimostrativo delle prove dell'esistenza di Dio e della spiritualità dell'anima.
In teologia è avversario irreducibile delle tendenze pelagiane che serpeggiano nel nominalismo, insiste con dovizia di documentazione sulla necessità della Grazia per compiere le opere in ordine alla salvezza, anche per l'initiam fidei. Sul peccato originale, sulla giustificazione, sulla predestinazione segna il ritorno ad un rigido agostinismo. E ingiustificata l'accusa di aver precorso Lutero: le sue posizioni estremiste non sorpassano i limiti di questioni disputabili.
La sua personalità esercitò un'influenza rilevante. A Wittenberg i nominalisti seguirono la sua via anziché quella di Occam; Capreolo ricorse spesso a lui (doctor authenticus) e sulla dottrina della Grazia si studiò di accordarlo con s. Tommaso. Nel sec. xxi nell'Università di Salamanca esisteva una cathedra Gregorii. Suoi immediati discepoli furono Ugolino Malabranca di Orvieto (v.), Bonsembiante Baduario di Padova e Giovanni da Basilea. Nel suo Ordine l'influsso fu prevalentemente teologico: l'infiltrazione nominalista venne presto eliminata.
Bibl.: J. Würdndürfer, Erhennen und Wissen nach Gregor von Rimini (Beiträge, 20, 1), Münster 1917; F. Stcgmüller, Gratia sanans: zum Schichsal des Augustinismus in der Salmantiaenscrachule, in Grabmann-Mausbach, Aurelian Augustinus, Colonia 1930, pp. 394-409; P. Vignaux, Justification et prédestination au XIV' siècle, Parigi 1934, pp. 141-73; M. Schiller, Prddestination, Siinde und Freiheit bei Gregor von Rimini (Forschungen zur Kirchen-und Geistesgeschichte, 3), Stoccarda 1934.
Ugo Mariani
GREGORIO, cardinale prete dei SS. APOSTOLI: v. VITTORE IV, ANTIPAPA.
GREGORIO il Taumaturgo, santo. - N. verso il 213 da genitori pagani in Neocesarea, nel Ponto, m . verso il 270 . Il suo nome originale era Teodosio. Dopo lo studio del diritto a Berytus fece la conoscenza di Origene a Cesarea, si converti alla religione cristiana e rimase per 5 anni con il suo diletto maestro; di lui ha dato un ricordo nel suo bellissimo discorso di congedo e di ringraziamento. Ritornato al suo paese, divenne vescovo della città nativa. Fece molto per la conversione del Ponto (cf. A. Harnack, Die Mission und Ausbreitung des Christentums, $4^{\text {a }}$ ed., II, Lipsia 1924, p. 757 sg.). Partecipò al primo Sinodo (Eusebio, Hist. eccl., VII, 28) contro Paolo di Samosata (264-65). Autore di una regola della fede ("Ex $\theta \varepsilon \sigma \iota \varsigma$ тĕs $\pi \hat{\imath} \sigma \varepsilon \varepsilon \iota \varsigma$ ), pubblicò inoltre una epistola canonica (PG 10, 1040-48) che divenne di grande importanza per la questione della Penitenza nella Chiesa. Una metafrasi dell'Ecclesiaste è citata da s. Girolamo (Comm. in Eccl., 4; cf. anche De vir. ill., 65), ed è dunque opera sua, anche se è ascritta in manoscritti a Gregorio Nazianzeno (PG 10,987 sg.). Autentico anche il libro, A Teopompo, sulla impassibilità e possibilità di Dio, conservato solo in lingua siriaea (cf. P. Lagarde, Analecta Syriaca, Lipsia 1858, p. 46 sg.; J.-B.-F. Pitra-Martin, Analecta sacra, IV, Parigi, pp. 103-20, 363-76). Di dubbia autenticità sono: A Filagrio, sulla uguaglianza dell'essenza, rimasto in lingua siriaea sotto il suo nome (P. Lagarde, op. cit., p. 43 sg.; J.-B.-F. Pitra-Martin, op. cit., pp. 100-63, 360-63), in lingua greca attributo a Gregorio Na-
zianzeno e Gregorio Nisseno (PG 37, 383-86; 46, 1101-1108); il trattato Sull'anima, diretto a Taziano (PG 10, 1037-46), che va anche sotto il nome di Massimo il Confessore (cf. A. I. Lewis, Studia Sinaitica, Londra 1894, p. 19; Einarson, Classical philology, 1933, p. 129 sg.); sei omelie, conservate in lingua armena. Perdute diverse lettere ed il Dialogo con Aeliano. Festa il 17 nov.
Bibl.: Edizione del discorso di gratitudine di P. Koetschau, Des Gregorius Thaumaturgos Dashrede an Origmes (Sammlung ausgewählter Quellenschriften, 9), Friburgo 1894. Sulla esposizione della fede cf. C. P. Caspari, Alte und neue Quellen zur Geschichte des Taufsymbols, Christiania 1879, p. 10 sg.; F. Kattenbusch, Das apostolische Symbol, I, Lipsia 1894, p. 338 sgg. Studi: V. Ryssel, Gregorius Thaumaturgos, Lipsia 1880; Bardenhewer, II, p. 315 sg.; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 76, 163, 262; W. Teller, The cultus' of st. Gregory Thaumaturgos, in Haro. theol. review, 19 (1936), p. 223 sgg.; G. Graf, Geschichte der christlich-arabischen Literatur, I (Studi e testi, 118), Città del Vaticano 1944, p. 308 sg. Sulle omelie attribuite a G. cf. Anal. Boll., 44 (1925), p. 86 sgg.
Erik Peterson
GREGORIO IV, Tay. - Katholikos armeno (1173-93), dotto e pio. Promosse, insieme con lo zio s. Nerses il Grazioso, lo svincolamento della Chiesa armena dagli equivoci circa il Concilio di Calcedonia. Nel Sinodo armeno di Hromklay (1179) indusse i 33 vescovi armeni a sottoscrivere la professione di fede cattolica redatta da s. Nerses il Grazioso. Quando questa lettera di comunione arrivò a Bisanzio, Manuele I Comneno era morto. Se il legame con i Greci ebbe poco successo per questa morte, quello con Roma fu invece coronato con l'ambasciata armena a Lucio III, a Verona (1184), che confermò la integrità della professione di fede di G. e gli inviò l'anello, il pallio, la mitra, e i libri rituali. Le relazioni di comunione proseguirono sotto Clemente III.
Bibl.: L. Aližan, Sissouan (in armeno), Venezia 1899, p. 466 sgg.; Fr. Tournébize, Histoire politique et religieuse de l'Arménie, I, Parigi 1912, p. 257 sg.; P. Tekoyan, Contracerses christologiques et l'Arméno-Cilicie (Orientalia Christiana Analecta, 124), Roma 1939, passim.
Garahed Amadunl
GREGORIO di Tours, santo. - I. Vita. - N. a Clermont (Francia) ca. il 538 , m. a Tours il 17 nov. 594. Appartenente ad una delle più nobili famiglie della Gallia, di gente senatoria da parte del padre e comitale da parte di madre, ebbe per genitori Fiorenzo e Armentaria. Il padre morì mentre egli era ancora in tenera età, e la sua educazione fu compiuta dalla madre e dallo zio Gallus. Giorgio Fiorentino fu il suo nome primitivo, mutato in G. più tardi, forse quando fu assunto all'episcopato. Era imparentato con molti vescovi della Gallia. Egli ricorda, all'età di otto anni, una visita al prozio s. Nicezio vescovo di Lione, presso il quale esercitò più tardi l'ufficio di diacono, ricevuto nel 563 . Una malattia lo condusse alla tomba di s. Martino a Tours, dove ottenne la guarigione e si fermò qualche tempo presso il vescovo Eufronio, cugino della madre. Alla morte di questo, il clero ed il popolo di Tours lo elessero e richiesero come vescovo, mentre egli era a Reims, ove fu anche consacrato nel 573 .
Resse la sua chiesa in un periodo burrascoso e fu sempre tenuto in grande stima dai diversi re (Sigeberto, Childerico, Gontrano, Childeberto), che si disputarono la metropoli; da essi ottenne spesso benefici per la sua città, come la deposizione del pessimo conte Leudasto nel 580 , la grazia per il conte di Bordeaux, complice in una congiura contro il Re, nel 585 , l'esenzione dalle imposte nel 589. Per di costituzione un po' inferma, la si trova spesso in viaggio per interessi della sua diocesi : a Poitiers, Nantes, Bordeaux, Lione, Châlon, Autun, Reims, Soissons, Metz,
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Coblenza, Orléans, Parigi ecc. Non è probabile un viaggio a Roma attestato dal suo biografo del sec. vir. Fu spesso in relazione con il vescovo Fortunato di Poitiers, che gli dedicò più di una composizione poetica. Si occupò pure della manutenzione degli edifici sacri, restaurando ed ornando di pitture la basilica di S. Martino, ingrandendo l'oratorio di S. Stefano, costruendo ad Artone una chiesa a S. Gabriele.
Dopo la sua morte fu inumato nella basilica di S. Martino, ove, nel sec. vir, s. Ouen gli eresse un mausoleo distrutto nel sec. IX e rifatto nell'zi.
Il culto di s. G. si estese ben presto, rendendolo uno dei santi più popolari della Francia, con il suo predecessore s. Martino. Festa il 17 nov.
II. Opere. - La formazione letteraria di G. fu quella che al suo tempo si dava alle persone di alto rango. Cominciò a studiare a 8 anni. Conobbe gli autori classici, fra i quali amò particolarmente Virgilio, di cui si riscontra spesso l'influenza nei suoi scritti. S. Avito, vescovo degli Arverni, lo iniziò agli studi ecclesiastici.
Ebbe una grande passione per lo scrivere, e lasciò svariate opere, che egli elencava, compendiandole cosi : «Decem libros historiarum, septem miraculorum, unum de vitis Patrum scripsi, in Psalterii tractatum librum unum commentatus sum; de cursibus etiam ecclesiasticis librum scripsi». Fra i libri agiografici particolarmente notevole il De vitis Patrum ( 23 santi del secc. IV, v e vi), una delle precipue fonti della sua Historia Francorum, e 14 libri dei Miraculis s. Martini.
L'opera principale a cui è legato il suo nome è la Historia Francorum, la cui importanza è capitale, essendo l'unica fonte letteraria dell'antica storia dei Franchi, senza la quale quasi nulla si soprabbe delle antichità di quel popolo. Divisa in 16 libri, nel primo si dà un rapido sguardo alla storia universale per inquadrarvi la storia dei Franchi. Il secondo incomincia dalla conversione di Clodoveo e conduce la storia, con i II. III e IV, fin ai tempi di Sigeberto (575). I libri successivi, dal V al X, sono quasi un commentario di memorie personali, fatti di cui egli stesso fu in parte spettatore. Intreccia la storia ecclesiastica alla civile; vi intesse aneddoti, scene di vita domestica, ragguagli di opere, di personaggi importanti, di opere d'arte, elementi di folklore, ecc., che dànno a tutta l'opera, nonostante la rozzezza dello stile, le sgrammaticature, la corrotta ortografia del tempo e il limitato senso critico dell'epoca, un tono personale e una vivezza pittoresca di colorito.
Le edizioni delle opere di G., particolarmente della Historia Francorum, si contano numerose, dalla prima del 1512 fino ad oggi. Le principali sono quelle di T. Ruinart, Sancti Georgii Florentii Gregorii episcopi Turonensis opera omnia..., Parigi 1679 , riportata in PL 71. L'edizione critica più notevole è in MGH, Scriptores rerum Meroyingicarum, I, Gregorii Turonensis opera, ed. W. Arndt e Br. Krusch.
BibL.: G. Monod, Etudes critiques sur les sources de l'histoire mérovingienne, I, Parigi 1872; P. de Hérouville, La culture classique de st Grégoire de Tours, in Etudes, 126 (1911), pp. 787-805; Br. Krusch, Die Unzuverlänzigkeit der Geschichtschreibung Gregors von Tours, in Mitteilungen des Instituts f. öst. Gesch., 1931, pp. 486-90; V.-M. Leroquois, Les Sacramentaires et les Missels des bibliothèques publiques de France, III, Mâcon 1924, p. 371 (indice); id., Les Bréviaires... V, ivi 1034, p. 129 (indice); H. Leclercq, Grégoire de Tours, in DACL. VI, coll. 1711-93; G. Vinay, San G. di T. Saggio (Studi di Letteratura latina medievale, 1), Carmagpola 1940; R.-A. Meunier, Grégoire de Tours et l'histoire morale du centre-ouest de la France, Poitiers 1946. Alberto Ghinaro
GREGORIO d'Ungheria: v. marignolli, gioVANNI de.
GREGORIO di Valenza: v. valencia, GREGORIO di.
GREGORIO II Vkajasser. - Katholikós armeno (1085-1105). E il primo della serie della famiglia Pahlaw, che dopo sei secoli ripristinava il sacerdozio emerito della famiglia Parthew di s. Gregorio Illuminatore.
Si ammette un suo viaggio, dopo il 1074, a Roma con proposito di unione con Gregorio VII papa, e per venerare le reliquie degli Apostoli. Il Papa vi accenna in una lettera del 7 dic. 1074; come anche allude a una ambasciata da parte del katheliés nella lettera del 6 giugno 1080 diretta a G. In essa gli propone l'accertazione del Concilio di Calcedonia e la correzione di alcuni errori.
Questo è, secondo L. Aliëan, l'inizio dell'epistolario pontificio con la Chiesa armena.
Durante il lungo periodo del suo patriarcato, G. riformò e aggiornò il Martirologio armeno, aggiungendo nuovi santi della Chiesa romana e greca; perciò fu nominato Vhajasser, cioè Filomartire.
Bibl.: Manai. X, 149; XX, 311; L. Aliëan, S. Neres il Gratioso e l'epoca (in armeno), Venezia 1873, pp. 22-34; Matthieu d'Edesse, Chronique, trad. di E. Dulaurier, Parigi 1828, p. 230 sgg.; Fr. Tournabize, Histoire politique et religieux de l'Arménie, I, ivi 1910, pp. 1663-7.
Carañod Amadani
GREGORIOS AKYNDINOS: v. akindinos, GREGORIOS.
GREGORIUS, Cardinalis. - Canonista del sec. XI-XII, cardinale, m. il 21 nov. 1113. Compose tra il 1104 e il 1106 una Collectio, chiamata «Polycarpus», dedicata a Diego, vescovo di Compostella.
Riporta, oltre a passi desunti dal Corpus iuris civilis, molti testi del Decretum di Burcardo e delle altre collezioni italiane gregoriane. Un'altra recensioni di questa collezione è stata fatta negli aa. 1130-40 con l'inserzione di molti falsi documenti. Edizioni parziali della collezione a modo di estratti si hanno in A. Mei, Neue bibliotheca Patrum, VII, 3, Roma 1888, pp. 1-76; in PL 56,346; in F. Theiner, Disquisitiones criticas in praecipuas canonum et decretalium collectiones, Roma 1836, p. 356 sgg. (sono riferite le rubriche della collezione).
BibL.: H. Hüffer, Beiträge zur Geschichte der Vargrationischen Kirchenrechtsquellen, II, Münster 1862, pp. 87-109; P. Fournier-G. Le Bras, Histoire des collections canoniques, II, Parigi 1931, pp. 169-82; C. G. Mor, Il Dapesto nell'età preirueriana, in Per il XIV centenario delle Pandette e del Cadice di Giustiniano, Pavia 1934, pp. 672-75, 693-94; A. Van Hove, Prolegomena, $2^{e}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 240, 327, 421.
Cosimo Petino
GREGOROVIUS, Ferdinand. - Storico tedesco, n. il 19 genn. 1821 a Neidenburg (Prussia orientale), m. a Monaco di Baviera il $1^{\circ}$ maggio 1891. Di famiglia oriunda polacca (Grzegorzewski) nella quale era tradizionale la carriera del pastore protestante, fu inviato a studiare al ginnasio di Gumbinnen e, poi, per la teologia, a Königsberg.
Giovanissimo lo sfiorò l'idea della rivoluzione polacca : del resto fu e si sentì sempre un patriota prossiano. Nel 1845 pubblicò un romanzo; nel 1851 un saggio sull'imperatore Adriano. Nel 1852, venuto a Roma, incominciò i suoi studi di biblioteca e d'archivio, per la Storia della città di Roma nel medioevo, che cominciò a scrivere tre anni più tardi e terminò nel 1871. Nel 1889 pubblicò una Storia di Atene nel medioevo, ben diversa, come opera di scienza e come opera d'arte, da quella di Roma. Tra le opere poetiche son da ricordare gli Anni di viaggio in Italia, prose che si possono dire liriche e, tra le minori, una traduzione dell'anacreontico siciliano Giovanni Meli. L'ultima opera del G. fu un tentativo di sintesi su Le grandi monarchie, apparso sulla Nuova antologia pochi giorni prima della sua morte, in cui tende a presentare la Prussia come erede della tradizione di impero universale che si inizia con la civiltà egiziana ed assira e definisce la vera idea germanica di costituire l'impero della libertà morale, della verità, del dovere e del lavoro sotto la forma più umana a.
Il G. amò sinceramente l'Italia e soprattutto Roma, della quale fu cittadino onorario. Il suo nome rimane legato alla storia dell'Urbe ch'egli condusse dalla conquista di Alarico (410) fino al Sacco (1527), e che fu posta all'Indice nel 1874 per la sua medenziosità anti-cattolica. Le scoperte archeologiche e documentarie ed i nuovi studi che si sono susseguiti hanno resa antiquata in molti punti quest'opera, dove spesso il poeta prende la mano
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(da Gregorovius, Nelle Puglie, Firenze 1857)
GREGOROVIUS, FERDINAND - RITrATIO.
al critico; nell'interpretazione di alcuni avvenimenti è poi da rilevare una visione del tutto personale.
G. vedeva nella cosiddetta riforma luterana "la più grande opera nazionale del popolo tedesco" (Wanderjahre, VI, p. 128), "la rinascita del cristianesimo, la nuova formazione del mondo della cultura attraverso la vitalità nazionale tedesca, la liberazione dell'intelletto umano, del sapere e del diritto della personalità, della scienza e dello Stato dalle costrizioni di un'autorità soprannaturale ". Perciò l'educazione protestante e il patriottismo tedesco, che innegabilmente emergono, nonostante lo sforzo di rimanere imparziale, insieme con il suo razionalismo dànno alla Storia una tendenziosità che ne diminuisce la serenità scientifica.
Nonostante ciò l'opera del G. resta ancora un grande tentativo di sintesi, che non può ignorarsi da chiunque voglia conoscere la storia di Roma medievale. Nulla però impedisce di considerarla anche come un poema epico in prosa: se ne è autorizzati dallo stesso autore il quale nel suo Diario ne parla spesso come di un'opera d'arte più che di scienza, narrandone il momento romantico dell'ispirazione sul Ponte dei Quattro Capi, l'entusiasmo, il travaglio della creazione. La sua Storia di Roma fu un parto geniale dell'amore romantico che il G. nutrì per la vecchia città, quasi cristallizzata nella sua stratificazione monumentale, che egli ebbe ancora modo di ammirare prima del 1870.
Opere principali: Geschichte des römischen Kaisers Hadrian (Königsberg 1851); Euphorion, eine Dichtung aus Pompei (Lipsia 1858); Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, vom V. bis zum XVI. Jahrhundert (Stoccarda 18591872 [all'Indice, 5 febbr. 1854], molte edd. successive; tra le molte tradd. it. la migliore, con copiose aggiunte bibliografiche e con i risultati degli ultimi studi, è quella curata da L. Trompeo, in 16 voll., Città di Castello 1938-44); Die Insel Capri (Lipsia 1868); Corsica (Stoccarda 1869, trad. it. Roma 1912); Lucrezia Borgia (Stoccarda 1875, trad. it. Milano 1932); Alcuni cenni storici sulla cittadinanza romana (Roma 1877); Wanderjahre in Italien (Lipsia 1880-83 [all'Indice il vol. V, 15 dic. 1882], trad. it. Roma 1906-1909); Die Grabdenkmäler der Päpste (Lipsia 1881 [all'Indice, 27 giugno 1881], trad. it. Roma 1931); Athenäti, Geschichte einer byzantininischen Kaiserin (Lipsia 1882 [all'Indice, 10 luglio 1882], trad. it. Torino 1882); Der Kaiser Hadrian, Gemïlde der römisch-hellenischen Welt
zu seiner Zeit (Stoccarda 1884, trad. it. Roma 1910); Kleine Schriften (Lipsia 1887-92); Geschichte der Stadt Athen im Mittelalter (Stoccarda 1889); Le grandi monarchie ossia gl'imperi universali nella storia, in Nuova antologia, 115-20 (1891); Gedichte (Lipsia 1892); Römische Tagebücher (Stoccarda 1892, trad. it. Milano 1895).
BibL.: G. Rosa, recensione della Storia di Roma, in Archivio storico italiano, $3^{a}$ serie, 23 (1876), p. 489 sgg.; anon., La storia delle città di Roma nel medioevo di F. G., in Civ. Catt., 10 serie (1877, II-IV), v. indice; D. Gnoli, F. G., in Nuova antol., 16 giugno 1891; S. Munz. F. G. und seine Briefe an Gräfin Ersilia Cnctoni Locatelli, Berlino 1896; H. Simonsfeld, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie, XLIX, Lipsia 1904, pp. 524-32; G. Pozzi, F. G. e l'Italia, in Nuova ria. stor., 7 (1923), p. 336 sgg.; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, trad. it., Roma 1930. Prefazione e passim.
Carmelo Trasselli
GREGORY, Caspar René. - Teologo e critico protestante, n. a Filadelfia (U.S.A.) il 6 nov. 1846. Studiò ivi e a Princeton nel Seminario presbiteriano. Si dedicò alla critica neotestamentaria e divenne nel 1884 libero docente, nel 1889 professore straordinario e nel 1891 professore onorario a Lipsia. A 68 anni s'arruolò volontario nella guerra e cadde il 9 apr. 1917 a Neufchâtel-sur-Aisne. Era molto stimato come uomo per la sua indole sociale. Collaborò con C. Tischendorf, dopo la cui morte compose, in 18 anni di lavoro, i Prolegomena all'8a ed. (critica maior) del Testamentum Graece di L. F. C. Tischendorf, Lipsia 1884-94.
Questi Prolegomeno, notevolmente aumentati con materiali nuovi acquistati in molti viaggi, pubblicò poi sotto il titolo: Textkritik des Neuen Testaments, Lipsia 19001909. Intradusse una nuova denominazione dei manoscritti neotestamentari. Riguardo alla storia del testo del Nuovo Testamento si avvicina molto alla teoria di West-cott-Hort; secondo G. i codici Vaticano e Sinaitico rappresentano un buon testo del sec. it, equivalente quasi al testo originale. Voleva pubblicare un'edizione critica del Nuovo Testamento, ma ne fu impedito dalla morte. Come concepisse quest'edizione lo mostra la sua opera Vorschläge für eine kritische Ausgabe des Neuen Testaments (Lipsia 1911). Il testo, giusta le sue dichiarazioni, sarebbe stato poco differente dal testo di Westcott-Hort.
Altre opere: Canon and text of the New Testament (Edimburgo 1907); Das Freer-Logion (Lipsia 1908); Einleitung in das Neue Testament (ivi 1909); Wellhausen und Johannes (ivi 1911); Die Coridethi-Evangelien (con G. Beermann, ivi 1913); Zu Fuss in Bibellanden (pubblicato da H. Guthe (ivi 1919).
BibL.: L. Pirot, s. v. in DBs. III, coll. 1369-71.
Arduino Kleinhans
GRENOBLE, diocesi di. - Città, capoluogo del dipartimento dell'Aère, tutto compreso nella diocesi stessa, oltre il cantone di Villeurbaine del dipartimento del Rodano. Ha una superfice di 8200 kmq . con una popolazione di ca. 700.000 ab. dei quali ca. 400.000 cattolici.
La diocesi è divisa in due arcidiaconati; il primo, di G., comprende i circondari di G. stessa e di St.-Marcellin, il secondo, di Vienne, comprende i circondari di Vienne, della Tour-du-Pin e del cantone di Villeurbaine. Si hanno poi 47 decanati con 598 parrocchie e 150 vicerati, serviti da 275 sacerdoti secolari e 80 regolari, con due seminari, 13 comunità religiose maschili e 60 femminili (1949).
Il nome primitivo della città di G. fu "Cularo"; esso fu mutato in "Gratianopolis" al tempo dell'imperatore Graziano ( $367-83$ ), donde poi G.
Il primo vescovo di G. fu s. Donnino, presente nel 381 al Concilio di Aquileia; la lista dei primi trentasette vescovi è attribuita al vescovo s. Ugo; i più noti sono "Ceretius", ricordato al 6 giugno nel Martirologio geronimiano e menzionato nella lettera sinodale di Eusebio di Milano a Leone I (PL 54, 887, 946); "Victurius" presente nel 518-23 al Concilio di Lione; Claro che in-
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(1st. Jirchises photographiques)
Grenoble, diocesi di - Interno della Cattedrale (sec. xi) con molti restauri posteriori.
tervenne nel 650 al Concilio di Chalon-sur-Saône e firmò per s. Dionigi nel 654 il privilegio di Clodoveo II; Bernardo, eletto nel 869 , ricordato in lettere di Luigi II e Lotario II; Isacco, ricordato in atti dal 892 al 922.
La diocesi è suffraganea di Lione; protettrice è la B. M. V. Assunta in cielo.
La cattedrale di Notre-Dame, costruita nel sec. xi, fu più volte rinnovata; il suo altar maggiore in marmo (sec. xvi) proviene dalla Grande-Chartreuse.
Notevole è la chiesa di S. Lorenzo, costruita nel sec. xit sopra una cappella merovingica che ne forma la cripta, sotto la parte orientale. La volta è sostenuta da venti colonne di provenienza romana. I capitelli con le loro decorazioni ad animali affrontati, a tralci di vite, ricordano nella loro rozzezza quelli di S. Vitale in Ravenna; l'abside è inquadrata da colonnine sovrapposte (J. J. A. Pilot, Notice sur l'église de St-Laurent de G., Grenoble 1864; L. Maitre, L'oratoire mérovingien de StLaurent de G., in Revue de l'art chrétien, $5^{\text {a }}$ serie, 3 (1907), pp. 217-25). In lavori di restauro eseguiti nella cripta apparvero iscrizioni cristiane, una delle quali dell'a. 520 (M. Raymond e Ch. Giraud, La chapelle St-Laurent d G., in Bulletin archéologique du Comité, 1893, p. 12). Altre iscrizioni cristiane di G. sono in CIL, 12, pp. 273-91, nn. 2309-14. In G. fu ordinato prete s. Giovanni Vianney. Presso G. nacque Pietro Terrail, signore di Bayard, "il cavaliere senza macchia e senza paura». L'ultimo connestabile fu Lesdiguières (1343-1627) detto "la volpe del Delfinato ". La Biblioteca di G. possiede 14.000 manoscritti e 700 incunaboli. Notevole è anche il Museo di G., con stoffe copte dal sec. v al vir. G. è sede d'una fiorente Università. Vedi tav. LXXXIV.
Bibl.: A. Auvergne, Chronologie des évêques de G., Grenoble 1900; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I. $2^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1907, pp. 230-32; Eubel, I, pp. 267-68; II, p. 161 ; III, p. 222; IV, p. 197; Cottineau, I, col. 1361; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948-49, Parigi 1948, pp. 354, $578-83,1028-30$.
GRESEMUNDT, Dietrich. - Umanista tedesco, n. a Spira nel 1475, m. a Magonza nel 1512. Fu da giovane a Roma, studiò giurisprudenza in università italiane, si addottorò a Ferrara; visse poi a Magonza prima canonico, nel 1506 vicario spirituale, nel 1508 protonotaro dell'arcivescovato.
Amico di Wimpheling e degli umanisti di Heidelberg, colto, ma di poco talento, scrisse: In septem artium liberalium defensionem dialogus (1494); De favore germanico diebus gestalibus carnisprivbi dialogus (1495), contro la "pazza usanza" del carnevale; De violata iuxta Moguntiam S. Cruce historia et carmen (edito postumo da J. Wimpheling, 1514). Johannes Trithemius ne narra la biografia nel Catal. virorum illustrium (in M. Freher, Trith. Opera hist., I, Francoforte 1601, p. 176) scusandosi di aver posto accanto a famosi nomi antichi quello di un giovane; Beatus Rhenanus parla di lui in una lettera a J. Reuchlin (in Reuchlius Briefwechsel, Tubinga 1875, p. 115) e gli indirizza una lettera (Arg., pridie idus ianmarii 1510) conservata in Pumponii Losti opera (Strasburgo 1516, f. LIII).
Bibl.: I suoi scritti in G. Chr. Joannis, Scriptores historiae Moguntiacae, III, Francoforte s. Meno 1727, pp. 393-420.
Alba Cori
GRETSER, JAROB. - Teologo gesuita, n. a Markdorf (Baden) il 27 marzo 1562, m. ad Ingolstadt il 28 genn. 1625. Entrato nella Compagnia di Gesù a Landsberg, studiò all'Università di Ingolstadt, ove più tardi insegnò filosofia ( $1589-92$ ) e poi teologia scolastica e morale, succedendo al suo maestro Gregorio di Valencia. Nelle polemiche con i protestanti ebbe di fronte Junius, Wittaker, Hunnius, Dresser, Pappus, Reinack, contro i quali scrisse molte opere, che gli conferiscono un posto importante nella controversia.
L'opera maggiore è la difesa del Bellarmino: Controversiarum R. Bellarmini amplissima defensio (Ingolstadt 1607-1609). Altro lavoro fondamentale è il De Cruce Christi (ivi 1598-1605), vera miniera di erudizione. Sono inoltre da ricordare: De iure et more prohibendi, expurgandi et aboleudi libros haereticos et vocelos (ivi 1603), composto in favore dell'Index expurgatorius, fatto pubblicare da Filippo II e stampato ad Anversa nel 1571, che aveva suscitato il più forte risentimento da parte degli scrittori protestanti; Dissertatio pro sacratissima Corporis Christi solennitate et sacrosanctae Eucharistiae cultu (ivi 1612).
Il G. ha lasciato complessivamente 233 opere sulle questioni più disparate, che si conservano nell'edizione unica curata da P. G. Kolb (17 voll., Ratisbona 1734-42).
Bibl.: Sommervogel, III, coll. 1745-1809; P. Bernard, s. v. in DThC, VI, coll. 1866-71; B. Dahr, Gesch. der Studien in den Ländern deutscher Zunge, I, Friburgo in Br. 1907, pp. 669-71. Niccolò Del Re
GRIBALDI, Matteo. - Giurista e riformatore italiano, n. a Chieri, in Piemonte, dalla famiglia dei Gribaldi Mofa, agli inizi del sec. xvi e m. a Farges (Svizzera) nel sett. 1564. Insegnò diritto nelle Università di Perugia, Tolosa, Valenza e Grenoble. Quando sia avvenuta precisamente la sua completa adozione alla Riforma non è dato conoscere con sicurezza; è certo però che i suoi sentimenti dovettero vacillare ben presto, se si pensa che in quel tempo il protestantesimo era molto diffuso in Piemonte. Ma fu forse durante il periodo del suo insegnamento a Padova ( 1548 - 55 ), ove conobbe Pier P. Vergerio, con il quale fu poi in rapporti di intima amicizia, che si decise senz'altro per la Riforma.
Ebbe relazioni epistolari e personali con Calvino, di cui fu in seguito tenace avversario nel campo dottrinale e che ne lo ripagò con continue contumelie, denigrazioni ed accuse di eresia, soprattutto per aver egli pubblicamente riprovato il processo e la morte dello spagnolo Michele Serveto (v.).
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Lasciata definitivamente Padova il 22 apr. 1555 per le ingiunzioni dei reggitori veneti, il G. si rit. ${ }^{\circ}$ in Svizzera, da dove poi si diresse a Tubinga, essendo stato chiamato dal duca Cristoforo del Württemberg ad insegnare in quell'Università. Recatosi tuttavia, prima di raggiungere Tubinga, a Ginevra, fu da Calvino convocato inutilmente a colloquio il 29 giugno. Ma presto anche la residenza di Tubinga non fu più sicura per lui, avendolo Calvino ed il suo fedele Beza posto con ogni mezzo in cattiva luce agli occhi del Duca; invitato perciò a difendersi dalle accuse, che si abbondantemente gli erano piovute addosso, ed a chiarire esplicitamente il suo pensiero, il G. richiese tre settimane di tempo per rispondere; nel frattempo, però, stimò più opportuno riparare a Farges, da dove tuttavia si giustificò per iscritto in una lettera inviata al senato accademico dell'Università. Accusato nondimeno dal Duca, la Signoria di Berna intendi a suo carico un processo, per cui dovette comparire davanti ai predicatori bernesi che lo costrinsero a firmare il 20 sett. 1557 una confessione di fede. Bandito da Berna, dopo un periodo di esilio a Friburgo, tornò ad insegnare a Grenoble, ove fu richiamato nel 1559; ma l'anno seguente dovette lasciar nuovamente la città, perché lo Studio non poteva più disporre dei fondi necessari per il suo stipendio. Da questa data si perdono le tracce del G. e di lui si saprà solo che peri vittima della peste quattro anni più tardi a Farges.
Il G. è considerato il corifeo dell'antitrinitarismo italiano, le cui teorie furono da lui esposte una prima volta ( 1554 ) nella chiesa italiana di Ginevra e quindi in una lettera indirizzata successivamente ai capi di questa.
Di tutta la sua produzione giuridica notevole è l'opera: De methodo ac ratione studendi in iure civili (Lione 1541), ove trovasi delineato il metodo analitico dell'insegnamento del diritto secondo la pratica delle scuole talione, e noto come mos italicus ius docendi.
BNL.: C. Noni, Di un libro di M. G. Mafa, giureconsulto chierese del sec. XVI, in Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino, $2^{\circ}$ serie, 35 (1883), pp. 131-61; F. Ruffini, Il giureconsulto chierese M. G. Mafa e Calvino, in Rivista di storia del diritto italiano, 1 (1928), pp. 205-69 e 471-52; id., M. G. M., Antonio Goven e lo Studio generale di Mandovi, in Studi pubblicati dalla R. Università di Torino nel IV centenario della nascita di Emanuele Filiberto, Torino 1928, pp. 277-96; D. Cantimori, M. G. Mafa chierese e l'Università di Tubinga, in Bollettino storico bibliografico subalpino, 35 (1933), pp. 492-502; D. Cantimori-E. Feiss, Per la storia degli eretici italiani nel sec. XVI in Europa, Roma 1937, pp. 81-92; D. Cantimori, Eretici italiani del '300, Firenze 1939, passim.
Niccolò Del Re
GRIESBACH, Johann Jakob. - Teologo protestante tedesco, n. a Butzbach il 4 genn. 1745, m. a Jena il 24 marzo 1812. Fu professore per il Nuovo Testamento a Halle (dal 1773) e a Jena (dal 1775). "Uomo di sommi talenti, sobrissimo giudizio e di massima diligenza" (Gregory), lavorò sulla questione "sinottica", parola da lui creata. Si distinse per i suoi lavori di critica testuale del Nuovo Testamento.
Non risparmiando viaggi, anche in Inghilterra e in Francia, fece una raccolta preziosa di lezioni varianti tratte da manoscritti, dalle traduzioni e citazioni antiche, particolarmente da Origene. Dopo che il principio fondamentale di classificare i manoscritti in famiglie fu introdotto da Bengel nella critica testuale del Nuovo Testamento, Semler e il suo discepolo G. spinsero avanti queste ricerche. G. distinse le tre famiglie : alessandrina, occidentale e costantinopolitana. Fece notare che non basta classificare i codici, ma che anche le parti dei codici possono appartenere a varie famiglie. Elaborò il principio normativo che fra più varianti è da preferire quella che è appoggiata da due famiglie, squalificando con ciò la grande massa dei manoscritti della famiglia costantinopolitana (textus receptus) ed aprendo il cammino a una restituzione più obbiettiva del testo. Fece varie edizioni del Nuovo Testamento greco, più volte ristampate. Il suo giudizio maturo e finale sul testo si trova nella editio minor del 1805 (Gregory).
Biel.: J. C. W. Augusti, Über G.s Verdienste, Breslavia 1812; C. R. Gregory, Textkritik des N. Test., Lipsia 1909, p. 910 sg., 955 sgg.; anon., s. v. in DE. III, col. 348 sg.
Emento Vogt
GRIESINGER, Jakob, detto Alemanno, beato. - Converso e artista domenicano, n. nel 1407 a Ulma, m. a Bologna l'ir ott. 1491.
Figlio del mercante Teodorico di Ulma, G. ebbe un'ottima educazione. Giovane s'addestrò alle arti meccaniche e alla pittura dei vetri. Da un pellegrinaggio a Roma nel 1432 non tornò più in patria, ma s'arruolò a Napoli nell'esercito di Alfonso d'Aragona, partecipò alle infelici battaglie di Gaeta e di Aversa, lasciando - integro e valoroso - dopo 4 anni il servizio militare. A Capua assunse per 5 anni l'impiego d'amministratore nella nobile casa d'un dottore in legge. Nel 1441, passando per Bologna, prese servizio nelle truppe di occupazione sotto il capitano Tommaso Tartaro di stanza al castello di Galliera, ma presto si fece fratello converso a S. Domenico in Bologna. Questo convento, grande centro di studi e di spiritualità, fu per 50 anni illustrato dalle sue virtù e dalla sua arte. "In componendis vitrizia ac eiusdem depingendis optimus artifex", dice di lui fra' Ambrogino. Le sue opere d'arte per S. Domenico, S. Petronio - ivi le uniche conservate nella cappella dei Notai - nel Palazzo Bentivoglio sono elencate da Melloni, Marchese, Wilms e Fischer. In fra' Ambrogino da Soncino (m. nel 1517) e fra' Anastasio da Como ebbe ammiratori, discepoli e continuatori della sua arte. Leone XII confermò il 3 ag. 1825 il culto del b. G. di Ulma. La festa si celebra nell'Ordine domenicano, nelle diocesi di Bologna e di Rottenburg.
Biel.: Acta SE. Octobris, V. Parigi 1886, pp. 793-803; G. Melloni, Atti o memorie degli uomini illustri in santità nati o morti in Bologna, VI, Bologna 1780, pp. 224-82; V. Marchese, Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, I, $4^{\circ}$ ed., Bologna 1878, pp. 423-67; I. Tsuritano, Cat. logg. Ord. Praed., Roma 1916, pp. 46-47; H. Wilms, Der sel. 7. G. aus Ulm, Dülmen 1922; J. L. Fischer, s. v. in Thieme-Becker, XV, Lipsia 1922, pp. 23-24 (con bibliografia). Angela Walz
GRIFFITH, Raymond. - Vescovo domenicano irlandese, n. a Limerick il 15 ott. 1798, m. a Città del Capo il 18 giugno 1862.
Predicatore in Irlanda, e priore di Dublino, fu consacrato nel 1837 vicario apostolico dell'allora eretto vicariato di Capo di Buona Speranza nel SudAfrica.
Il suo governo fu cosi zelante ed energico che dopo soli 10 anni si dovette dividere il vicariato, e nel 1850 suddividere quello occidentale, in cui egli risiedeva e dove non aveva trovato al suo arrivo alcun sacerdote e solo 700 cattolici. Alla sua morte i cattolici erano 30.000 e il vicariato provvisto di chiese, scuole, sacerdoti e religiosi.
Biel.: Actu Capituli prov. Prov. Hiberniae..., a. 1864, p. 2: A. Coleman, The ancient dominiran foundations in Ireland, Dundalk 1902, pp. 59-60; L. Nolan, The Irish Dominirant in Rome, Grottaferrata 1913, pp. 71-73.
Abele Redigonda
GRIMALDI, Francesco. - Architetto e monaco teatino, n. nel 1545 ad Oppido di Lucania e m. probabilmente intorno al 1630. Attivo specialmente a Napoli, egli dovette tuttavia compiere a Roma la sua educazione artistica, mostrando chiari nelle sue opere gli influssi della scuola romana.
La sua prima opera a Napoli fu forse la chiesa di S. Andrea delle Dame ( 1585 -90), cui seguì la chiesa di S. Paolo Maggiore (1590-1603), elevata sulle rovine del tempio dei Dioscuri e che è tra le prime chiese napoletane dell'età barocca. In seguito attese alla costruzione della chiesa della Sapienza (iniziata nel 1614 e compiuta dal Fanzago), di S. Maria degli Angeli e dei SS. Apostoli (iniziata nel 1626, e derivata dalla chiesa del Gesù di Roma). Ma sempre celebrata, anche per il concorso che lo vide vincitore su architetti di gran fama, è la sua cap-
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pella del Tesoro di S. Gennaro, iniziata nel 1608 e sorta come una chiesa indipendente, che doveva in seguito fornire l'ispirazione al Fanzago per alcune delle sue chiese. Iniziata nel 1620 , e simile, secondo le antiche testimonianze, alla cappella del Tesoro, era anche la Trinità delle Monache, compiuta dal Fanzago e ora demolita. Gli è stata inoltre attribuita la demolita chiesa del Gesù di Monteleone in Calabria, e un tempo anche S. Andrea della Valle a Roma. La sua opera rivela un energico sentimento plastico delle forme architettoniche, al di fuori quindi delle correnti del Seicento napoletano. Il G. è stato rivalutato dalla critica più recente, che lo ha definito artista superiore anche al più noto Fanzago (Pane).
BibL.: B. C. K., s. v. in Thieme-Becker, XV, pp. 41-42; G. Chierici, Architetura religiosa a Napoli nei secc. XVII e XVIII, in Palladio, I (1937), p. 17 sgg.; R. Pane, Architetura dell'età barocca in Napoli, Napoli 1938, pp. 55-73.
Gilberto Ronci
GRIMALDI, Francesco Maria. - Gesuita, fisico, n. a Bologna il 2 apr. 1613 , m. ivi il 28 dic. 1663.
Religioso nel 1632 , dopo avere insegnato 25 anni belle lettere si consacrò allo studio della fisica e cooperò con il confratello G. B. Riccioli in importanti lavori. A lui si devono: studi sulla rifrazione e sulla dispersione o scomposizione della luce bianca nei colori elementari; la scoperta delle frange di diffrazione, che si osservano quando un fascio di luce attraversa una fenditura sottilissima od un forellino minuto (osservate però anche da Leonardo da Vinci); una teoria ondulatoria della luce, per quei tempi innovatrice; lo studio delle macchie lunari. Le sue opere principali sono: Physico-matheis de lumine, coloribus et iride, aliisque adnexis libri duo (postumo, Bologna 1665) e una Selenographia o Tavola selenografica, riportata dal p. G. B. Riccioli, che diede il nome dal G. a una delle macchie lunari, in Almagestum novum (I, Bologna 1651, p. 204; v. anche parecchie osservazioni del G. riportate ivi a pag. 754 ).
Bibl.: Sommervogel, III, coll. 1833-34; J. Schreiber, Die Mondnomenclatur Ricciolis und die Grimaldische Mondkarte, in Stimmen aus Maria Laach, 54 (1898, 1), pp. 252-72; J. Duhn, Temitenfabeln, $4^{0}$ ed., Friburgo in Br. 1904, pp. 286-87; vers. it., I. Firenze 1908, pp. 256-57.
Giulio Provenzal
GRIMALDI, Giacomo. - Sacerdote, erudito, n. a Bologna ca. il 1560 , m. a Roma il 7 genn. 1623. Entrò giovanissimo al servizio della Basilica Vaticana, quale chierico soprannumerario ( 158 I ), poi sacrista, archivista, chierico beneficiato (1602).
Riordinò l'Archivio della Basilica e, presente alla demolizione dell'ultima parte della vecchia Basilica per il prolungamento della nuova a croce latina e alla traslazione delle reliquie, ne compilò accurate relazioni. Lasciò anche scritti inediti, nei quali descrisse monumenti della Roma cristiana, che venivano distrutti o trasportati : pittore, musaici, statue, iscrizioni, ecc. accompagnando il testo con numerosi disegni da lui stesso eseguiti, o, secondo alcuni, da altri dietro le sue indicazioni. Foce eseguire copia del musaico absidale di S. Pietro, prima che nel 1592 fosse demolito, redigendone atto notarile (il G. era anche pubblico notaio). I suoi disegni degli antichi monumenti cristiani scomparsi sono stati utilizzati da autori posteriori (Bullandisti, Ciampini, Bonanni, Muratori, Mai, Huelzen, ecc.) e dai moderni storici dell'arte. Particolare menzione si deve fare dei sette volumi di grande formato, preparati tra il 1617 e il 1621 , che il G. inviò a Milano al card. Federico Borromeo, suo protettore. Le copiose notizie relative ai monumenti, tratte dall'Archivio della Basilica Vaticana, con prefazioni dello stesso G., sono illustrate con riproduzioni a colori dai monumenti medesimi. Manoscritti originali si conservano in archivi e biblioteche di varie città: Roma (Biblioteca Vaticana, Archivio di S. Pietro, Casanatense), Firenze (Biblioteca nazionale, Marucelliana), Milano (oltre l'Ambrosiana, l'Archivio di Stato), Parigi (Biblioteca nazionale). Nell'Archivio di S. Pietro si conserva un album, contenente disegni a colori o a matita, raccolti dal G., come è indicato dalla dicitura "Veteris
Basilicae Vaticanae diagrammatum foliis num. 41 per Jacobum Grimaldi... collectorem volumen». Opere: di speciale ricordo: Diarium anni 1600 (relativo al Giubileo di detto anno) in cod. Vat. Barb. lat. 2210; Istrumenta authentica translationum sanctorum corporum et sacrarum reliquiarnm e veteri in novum templum S. Petri sub Paulo V P. M. cum multis memoria, epitoplois et inscriptionibus basilicae eiusdem fideliter accuratogue scripta et publicata a. D. 1621 , in cod. Vat. Barb. lat. 2732-33.
Bibl.: G. B. De Rossi, Inscriptions christianae, I. Roma 1837, p. xxi, n. 5; E. Münte, Recherches sur l'oeuvre archbé, de Jacques G., in Bibl. des Ecoles franc. d'Athènes et de Rome, 1 (1887), p. 225 sgg.; H. Grisez, Analecta Romana, Roma 1899, p. 463 sgg.; P. d'Achiardi, in Atti del Congresso internoz. di scienze storiche, III, sez. IV, ivi 1903, p. 244 sgg.; G. Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Città del Vaticano 1942, pp. 103, 181-84.
Carlo Carletti
GRIMANI, Domenico. - Cardinale, n. a Venezia il 22 febbr. 1461 da Antonio, poi doge, e da Caterina Loredan: ebbe il dottorato in arti il 23 ott. 1487 a Padova, acquistò fama di valente filosofo e fu in relazione con Pico della Mirandola, con il Poliziano e con Lorenzo de' Medici. Segretario apostolico e protonotario il $1^{\circ}$ ott. 1491, per opera del padre fu creato cardinale da Alessandro VI il 20 sett. 1493 ed il 13 sett. 1497 nominato patriarca di Aquileia.
Tenne costantemente le parti della sua Repubblica presso Giulio II durante la guerra di Cambrai. Guastatosi con Leone X lascio la Curia, avversò alla morte di questo il partito mediceo e stette in ottime relazioni con Adriano VI. Morì il 27 ag. 1523 a Roma; era allora vescovo di Porto (dal 20 genn. 1511). Fu protettore dei Francescani al momento della divisione dell'Ordine; ed ebbe parte anche nel giudizio di Giovanni Reuchlin. Celebre fu la biblioteca che il cardinale lasciò in gran parte al monastero di S. Antonio di Castello a Venezia, andata poi bruciata e dispersa. Costruì a Roma una villa sul luogo dove sorse poi il Palazzo Barberini e raccolse medaglie, cammei, statue antiche di grande valore, ed inoltre quadri, e comprò il celebre breviario miniato che lasciò alla sua Repubblica insieme con buona parte delle antichità. - Vedi ruv. LXXXV.
Bibl.: G. Coggiola, Il breviario G., Leida-Milano 1908; P. Paschini, D. G. cardinale di S. Marco, Roma 1945.
Pio Paschini
GRIMANI, Giovanni, patriarca d'Aquileia. N. a Venezia verso il 1500 da Girolamo e da Elena Priuli; fu nipote del card. Domenico e fratello del card. Marino; ebbe il vescovato di Ceneda il 28 marzo 1520, ed il patriarcato di Aquileia il 23 genn. 1545 per cessione del fratello Marino, ma ne ebbe il possesso solo alla morte di lui ( 28 sett. 1546 ).
Governo la diocesi per mezzo di vicari, non avendovi mai fatto residenza. Causa i suoi contatti a Venezia soprattutto perciò allestiva fu sospettato di idee poco ortodosse, particolarmente dopo il 1549 , quando scrisse una lettera al suo vicario in materia della Grazia e della Predestinazione per cui dovette scusarsi presso Giulio III. Questo gli fu di impedimento per ottenere il cardinalato tanto bramato; perciò sollecitò un nuovo esame sotto Pio IV (1561); ma il responso dell'Inquisizione si presentava sfavorevole, per cui egli portò il caso al Concilio di Trento, che riconobbe la sua ortodossia ( 17 sett. 1563 ). Però non poté avere il cappello e nemmeno il pallio quale metropolita. Il G. fu raccoglitore di medaglie e di antichità, protettore di artisti, costruì a Venezia un palazzo e la facciata di S. Francesco della Vigna. M. a Venezia il 3 ott. 1593.
BibL.: G. De Renaldis, Memorie storiche.... del patriarcato d'Aquileia, Udine 1888, p. 254 sgg.; L. Carcereri, G. G. patriarca d'Aquileia imputato di eresia, ecc., Roma 1907. Pio Paschini
GRIMANI, Marino. - Cardinale, n. a Venezia verso il 1489 , m. a Orvieto il 28 sett. 1545 . Nipote del card. Domenico, fu eletto vescovo di Ceneda nel
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1508 e in tale qualità partecipò al Concilio Lateranense. Il 19 genn. 1517 successe allo zio nel patriarcato di Aquileia. Clemente VII lo creò cardinale il 3 maggio 1527 .
Fu anche amministratore della diocesi di Concordia e dal 1544 vescovo suburbicario di Porto. Rinunziò varie volte all'episcopato di Ceneda e al patriarcato di Aquileia a favore di fratelli e parenti, rientrandone in seguito di nuovo in possesso come amministratore o per diritto di regresso. Rivendicò i diritti di Aquileia e della parte di territorio occupata dall'Austria, alla Dieta di Worms (1521) e al Convegno di Bologna (1529), ed ebbe liti giurisdizionali con la Repubblica veneta per Ceneda. Nella lotta tra Carlo V e Francesco I fece opera di pacificazione al Convegno di Busseto. Nel 1535 fu legato di Perugia, infestata dai Baglioni, e seppe riportare la quiete in tutto il territorio umbro; nel 1544 fu legato di Parma e Piacenza. Fece parte delle varie Commissioni istituite da Paolo III per la riforma degli officiali dello Stato Pontificio, della Cancelleria e per gli affari del Concilio. Partecipò al Conclave nel quale fu eletto Paolo III. Protettore di letterati ed artisti, godeva fama di grande dottrina. Pubblicò anonimo un Commentarium in Epistolas Pauli ad Romanos et Galatas (Venezia 1542).
BibL.: F. Cicouna, Iarrizioni veneziano, I, Venezia 1824, p. 171 sgg.; G. De Rinaldis, Memorie storiche del patriarcato di Aquileia, Udine 1888, p. 214 sgg.; Pastor, V. v. indice; P. Paschini, Storia del Friuli, III, Udine 1936, p. 217 sgg.; id., Il card. M. G. nella diocesi di Concordia, in Mem. stor. foragial., 37 (1941), pp. 71 -88. Piero Sannazzaro
GRIMANI, Vincenzo. - Cardinale, n. a Mantova il 26 maggio 1655 , m. a Napoli il 26 sett. 1710. Diede presto prova di accortezza politica, entrando cosi nelle grazie dell'imperatore Leopoldo, che gli ottenne il cardinalato da Innocenzo XII il 22 luglio 1697. Dal 1708 alla morte occupò la carica di viceré di Napoli e si dimostrò in quell'ufficio zelantissimo nel difendere gli interessi dell'Impero in materia ecclesiastica anche contrastando con l'autorità del Pontefice, che giunse a minacciargli la privazione della porpora.
BibL.: [A. M. Querini], Tiara et purpura veneta, Brescia 1761, pp. 286-87; Pastor, XV, passim. Antonio Cistellini
GRIMLAICO (Grimlaicus). - Autore della prima Regola per i "reclusi", del sec. IX. Non si hanno notizie della sua vita. L'esame della Regola - unico suo scritto conservato - lo farebbe ritenere sacerdote e "recluso" in diocesi di Metz.
La Regula solitariorum, destinata ai «reclusi» o « carcerati» volontari ("carcer retrusionis» è chiamata, nel cap. 14, la loro "cellula", descritta nel cap. 16), più che una serie di prescrizioni, è una guida spirituale del recluso, anche sacerdote. L'autore, che attinge a molte fonti, soprattutto alla Regola di a. Benedetto, si rivela colto, pio e discreto; tratta del distacco dal mondo e della contemplazione; per il progresso spirituale raccomanda molto lo studio (cap. 20: PL 103, 599). Pubblicata da Luca d'Achery (Regula solitaria, Parigi 1655), fu accolta nel Codex Regularam di Luca Holstenio (Roma 1661; Parigi 1663), donde è passata in PL 103, 573-664.
BibL.: PP. Maurini, Histoire littéraire de la France, V, Parigi 1790, pp. 683-87; Hurter, I, col. 864 sg.; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, I, Parigi 1926, pp. 409-11; L. Gougaud, Eruites et reclus: études sur d'anciennes formes de vie religieuse, Abbaye St-Martin-de-Ligugé (Vienne) 1928, pp. 62-63 e passim (cf. id., in Rev. d'hist. eccl., 12 [1911], pp. 587-88). Igino Cecchetti
GRIMM, Joseph. - Esegeta, n. il 23 genn. 1827 a Frisinga, m. a Würzburg il $1^{\circ}$ genn. 1896. Sacerdote il 24 giugno 1850 , nel 1856 professore a Ratisbona di esegesi del Vecchio e Nuovo Testamento fino al 1864, dall'autunno di quest'anno solamente per il Vecchio, e dal 1874 professore di esegesi neotestamentaria a Würzburg.
Sua opera principale è Das Leben f̧esu. Nach den vier Evangelien dargestellt ( 7 voll., Ratisbona 1876-99). Il vol. VII, che lasciò incompleto, fu completato da Giuseppe Zahn. Della $2^{\mathrm{a}}$ ed., cominciata nel 1890 , i 3 primi voll. sono ancora redatti da G. stesso (1890, 1893-95), ma dal vol. IV sino al VI sono dello Zahn (1897, 1900, 1903); $3^{\mathrm{a}}$ ed. 1906-20. Altre opere: Die Samariter und ihre Stellung in der Weltgeschichte (Monaco 1854); Die vier Frauen im Stammbaum des Herrn bei Matthäus, in Theologische Quartalschrift, 41 (1859), pp. 408-47; Die Einheit des Enthasravangeliums (Ratisbona 1863); Die Einheit der vier Evangelien (ivi 1868); Das