3^{\mathrm{a}}$ ed. 1906-20. Altre opere: Die Samariter und ihre Stellung in der Weltgeschichte (Monaco 1854); Die vier Frauen im Stammbaum des Herrn bei Matthäus, in Theologische Quartalschrift, 41 (1859), pp. 408-47; Die Einheit des Enthasravangeliums (Ratisbona 1863); Die Einheit der vier Evangelien (ivi 1868); Das alte Israel und die bildenden Künste (Würzburg 1889).
BibL.: A. Erhard - H. Schell, Gedenkblätter zu Ehren des hochw. geistlichen Rathes Dr. T. G., Würzburg 1897; F. Lauchert, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie, XLIX, p. 500 sg.; id., s. v. in LTNK, IV, col. 706. Arduino Kleishaus
GRIMMELSHAUSEN, Hans Jakob Christoffel von. - Scrittore tedesco, n. a Gelnhausen, o ivi presso, verso il 1620 (1625?), m. a Reuchen il 17 ag. 1676. Di povera famiglia protestante, partecipò alla guerra dei Trent'anni e solo nella maturità poté sistemarsi in una vita più tranquilla.
L'immenso marasma dei tempi, che si rifletteva nello spirito dei contemporanei, di volta in volta, sotto gli aspetti della sfiducia, del cinismo o della rivolta violenta e corrosiva, trovò nel G. il poeta in cui si fondevano afflato morale potente e aderente sensibilità: nel 1868 uscì, in 3 libri, il capolavoro del G.: Der abenteurliche Simplicius Simplicissimus. Imperniato su momenti autobiografici (si tratta di un ragazzo ingenuo che la guerra sbatte fra le più impensate e pericolose avventure, in alternative di miseria e di ricchezza, di scherno e di gloria fino al porto della vita meditativa e ascetica), teso su fila picaresche - il G. conobbe certo, rimaneggiate in tedesco, alcune delle più celebri novelle spagnole del genere esso è poi materiato di elementi che si potrebbero chiamare realistici e così intimamente avvolto dal problema morale e specificamente religioso dell'autore (che, molto probabilmente, si convertì dopo il '6o al cattolicesimo) da poter essere considerato un primo Bildungsroman, informato a una concentrata volontà di costruire un mondo spirituale migliore. A questa stessa volontà, ma con aspetti più comuni del gusto dell'epoca, quale la satira violenta e la tendenza scopertamente didattica, si informano anche gli altri numerosi scritti del G.
BibL.: Edizioni: G.s Werke, 3 voll., Berlino 1922. Studi: J. H. Scholte, Probleme der G. Forschung, Groninga 1912; G. Koennecke, Quellen u. Forschungen zur Lebensgeschichte G.s. 2 voll., Weimar 1926-28; W. Schuchardt, Studien zu G., iudet. sein Sprachstil, Berlino 1928; L. Norbisrath, Humor, Satire, Komik in G. s Simpl., diss., Bonn 1941. Gastone Pettenati
GRIMMINCK, Carolus Ludovicus. - Mistico fiammingo, n. da famiglia patrizia a Ypres il 28 maggio 1676 , m. a Watou il 12 nov. 1728. Ordinato prete nel 1700 , fu incaricato della cura d'anime in varie parrocchie della Fiandra.
Spinto sulla via della mortificazione, della povertà, del distacco e del disinteresse assoluto, cedendo a una ispirazione divina nel 1714 si ritirò come eremita nella solitudine del Monts-des-Cats, per unirsi più liberamente a Dio. Le sue note spirituali, sparse negli appunti sugli Esercizi del 1713,1721, 1723, nelle lettere, negli estratti da s. Agostino e s. Teresa, dànno il quadro commovente della sua fedele e continua ascesa, che lo portò fino ad una continua contemplazione.
BibL.: R. Perarn, Un mystique flamand, Charles G.. Lilla 1923; P. Optatus, De Bronnen van Karel G.s Spiritualiteit, in Ons Geestelijk Erf, 22 (1948), pp. 369-76. Alberto Ampe
GRINGORE, Pierre. - Poeta, n. forse in Normandia fra il 1470 e il 1480 , m. nel 1539 (?). Ha scritto per il teatro, ha composto poemi e satire; sul piano religioso accetta i dogmi della Chiesa, ma non rivive il sentimento mistico-ascetico (trasan-
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dati sono i suoi versi alla Vergine). Se beffa il mondo clericale, non lo fa per opposizione alla fede, ma perché si sente convinto gallicano nella difesa dei diritti del re contro il papa (le sue punte più acute sono contro Giulio II).
Bibr.: Ch. Oulmont, La poćile morale, politique et dramatique à la scelle de la Renaissance. P. G., Parigi 1911. Sui problemi religiosi dell'epoca: J. Viénot, Histoire de la réforme française des origines à l'édit de Nantes, ivi 1926. Per particolari aspetti : W. Dittmann, P. G. als Dramatiker, Berlino 1023; Ch. B. Baskervill, P. G.'s pageants for the entry of Mary Tudor into Paris, Chicago 1932.
Massimo Petrocchi
GRISAILLES. - S'intende per g. o una pittura che imiti la scultura impiegando soltanto toni grigi o un primo abbozzo nel quale il bianco della tela funga da chiaro e le ombre siano rese con una tinta grigia.
Usata specialmente nell'arte decorativa, la pittura detta a g. si trova frequentemente già in manoscritti del sec. xv e in vetrate; in particolar modo servi a decorare mobili nel xvir. Rinomato in questo genere d'arte fu l'olandese E. de Witt. La gamma dei grigi è naturalmente assai vasta e non bisogna credere che le g. siano quindi soltanto in bianco e nero, poiché infatti sfruttano anche impasti con colori Jcleu, rosa, bruni, violacei.
Gilberto Ronci
GRISAR, Hartmann. - Gesuita, storico, archeologo e apologista, n. a Coblenza il 22 sett. 1845 , m. a Innsbruck il 25 febbr. 1932. Dopo i primi studi in Coblenza, passò a Münster, a Innsbruck, nel convitto dei Gesuiti, poi a Roma nel Collegio Germanico-ungarico. Ordinato sacerdote, entrò a Roma nella Compagnia di Gesù il 24 nov. 1868. Andato in Austria nel 1870 , venne chiamato alla cattedra di storia ecclesiastica nella Facoltà teologica di Innsbruck.
Nella Storia di Roma nel medioevo di Ferdinando Gregorovius mancava l'elemento principale, costituito dal fatto che Roma è il centro della Chiesa cattolica; H. G. si accinse a riprendere il tema e stabili il disegno della sua opera quasi come «una storia civile del papato nel medioevo sullo sfondo della storia di Roma». Divise la materia in sei volumi: il $1^{\circ}$ dal sec. IV al vi, il $2^{\circ}$ da Gregorio Magno all'èra carolingia, il $3^{\circ}$ da questa alla lotta delle Investiture, al tempo di Gregorio VII, il $4^{\circ}$ fino alla caduta degli Hohenzäufen, il $5^{\circ}$ fino a tutto il tempo della residenza papale in Avignone, il $6^{\circ}$ fino ai papi del Rinascimento per ricollegarsi alla Storia dei papi dalla fine del medioevo del suo collega nell'Università di Innsbruck, Ludovico von Pastor.
Il I vol., dal titolo Storia di Roma e dei papi del medioevo, parte $1^{\circ}$, Roma sul finire del mondo antico, cominciò ad uscire in dispense nel 1898; nel 1900 si ebbe la prima edizione italiana, seguita da quella tedesca nel 1901, dalla francese nel 1906, dalla seconda edizione italiana nel 1908, dalla inglese nel 1911-12 e dalla terza italiana con introduzione di A. Bartoli nel 1930.
Il G. iniziò con una limpida descrizione di Roma nel momento dell'agonia del paganesimo, descrivendo poi lo stato dell'Urbe e del papato, al tempo della dominazione gotica, per passare ai rapporti di Roma con la corte bizantina e i Goti, fino al ristabilimento del potere imperiale, in Italia; quindi al periodo di Narsete e dei primi esarchi fino alla decadenza continua dello Stato romano, mentre, al contrario, aumenta sempre più lo sviluppo della vita della Chiesa. L'autore, con una sapiente scelta di illustrazioni, mette sotto gli occhi del lettore l'evidenza della trasformazione cristiana nella città, dando contemporaneamente la storia delle istituzioni e l'evoluzione della vita civile e religiosa, fondendola con quella dei monumenti.
Il G. accompagnò questo volume, purtroppo rimasto l'ultimo della serie da lui vagheggiata, con gli Analecta Romana (Roma 1899), che contengono quindici disser-

(da Der Grosse Herder, $\mathrm{F}[1855]$,
(ed. sec.)
Grisar, Hartmann - Ritratto.
tazioni su singoli temi attinenti alla storia di Roma e che nel suo volume non aveva potuto svolgere diffusamente, ma aveva trattato precedentemente in alcuni periodici speciali quali la Zeitschrift für katholische Theologie (diss. 1, 2, 3, 4 e 9), la Civiltà Cattolica (diss. 5, 12, 13, 14, 15), la Römische Quartalschrift (diss. 10-11), gli Studi e documenti di storia e diritto (diss. 6); [inedita era invece la 7 . Si ebbero così i suoi Analecta Romana. Le prime 5 dissertazioni si riferiscono alle fonti: Liber Pontificalis, lettere dei papi e collezioni dei loro documenti; sillogi delle iscrizioni romane, gli Ordines romani e i formulari delle processioni, stazioni e Messe papali; le origini del Martirologio romano, cioè il primitivo calendario romano, e il Martirologio geronimiano. Le 4 dissertazioni seguenti si riferiscono ai sepoleri dei principi degli Apostoli, alle prerogative della Sede di Pietro al tempo di Leone Magno, trattazione inedita e tema col quale il G. apre il volume della sua Storia; a Ontario I e al VI Concilio. Poi vengono 3 dissertazioni che illustrano monumenti della Roma cristiana, quali la porta di S. Sabina; l'antica basilica di S. Pietro e il mosaico dell'oratorio lateranense di S. Venanzio; 2 dissertazioni contengono studi relativi a chiese di Roma: S. Croce in Gerusalemme, l'oratorio della S. Croce al Laterano, S. Pudenziana, S. Maria Maggiore, S. Anastasia e SS. Apostoli. La serie si chiude con l'esame della famosa statua in bronzo di S. Pietro nella Basilica Vaticana che il G. attribuisce all'inizio del sec. vi.
Intorno a Gregorio Magno e al suo pontificato il G. pubblicò una monografia nella parte $3^{2}$ della $1^{2}$ edizione italiana della Storia e poi nella collezione 1 Santi (Roma 1904).
Veramente storico fu il suo discorso nel Congresso degli scienzati cattolici, tenuto a Monaco di Baviera nel sett. 1900. H. G. si levò coraggiosamente contro le accuse che la scienza cattolica rimanesse indietro per ciò che riguardava gli studi storici, che si mancasse di critica e si avesse paura della verità; dimostrò che si doveva stare in guardia sia contro la eccessiva condiscendenza a dubitare e a negare (ipercritica), sia contro la troppa ansietà a voler difendere tutte le cosidette tradizioni ("piùm est credere"), compromettendo così il credito e la stima alla S. Chiesa. Egli concluse ripetendo la massima ciceroniana che il sommo pontefice Leone XIII aveva ricordato nell'aprire ai dotti gli Archivi Vaticani: «ne falsum dicere audeat, ne verum dicere non audeat».
Durante il periodo romano H. G. fu attivo socio della Pontificia eccademia romana di archeologia, della Società dei Cultori di archeologia cristiana e collaboratore del Nuovo bullettino di archeologia cristiana, come, ad es., con gli articoli: Note archeologiche sulla Mostra di arte sacra antica a Orvieto, in N. bull. di arch. crist., 3 (1897), pp. 5-44; Una scuola classica di marmorarii medievali, ibid., 2 (1896), pp. 42-57; o studi nella Römische Quartalschrift e nella Festschrift zum Efflunderijährigen Tebblizm des deutschen Campesants, 1897 (Das römische Pallium und die ältesten liturgischen Schärpen, pp. 83-114).
Il G. comprese tutta l'importanza del contributo che alla storia di Roma portavano le scoperte archeologiche, cosi notevoli e inesauribili dalla metà del sec. xix. Egli ne aveva subito il fascino durante i suoi anni giovanili, prima al Collegio Germanico e poi durante il noviziato a S. Andrea al Quirinale. E se durante la sua permanenza
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ad Innsbruck la sua feconda attività lo aveva reso uno dei più assidui e preziosi collaboratori alla Zeitschrift für katholische Theologie di cui fu uno dei fondatori fin dal 1877, egli, chiamato a Roma dal card. Hergenröther, si dedicò da allora profondamente allo studio dei monumenti cristiani di Roma, delle sue biblioteche, dei suoi archivi, dei suoi musei, della sua campagna. Frutto inestimabile delle sue disturne ricerche sono le cronache che, sotto il titolo Archeologia, egli profuse nella Civiltà Cattolica durante il lungo suo soggiorno romano che lo rese uno dei più profondi conoscitori della Roma antica, sia classica che cristiana.
A lui si deve l'esatta indicazione topografica di S. Maria Antiqua, confermata dalla scoperta del 1900.
Al G. spetta il merito di aver provato che la memoria apostolica in Catacuudus era localizzata nella Basilica stessa e non nella cosiddetta platonix ad occidente di essa che era il luogo della sepoltura del martire s. Quirino. Egli scopri un privilegium dell'a. 1521 relativo alla basilica di S. Sebastiano da lui stesso rinvenuto nell'Umbria (Die römische Sebastianushirche und ihre Apostelgruft im Mittelalter, in Römische Quartalschrift, 9 [1895], pp. 409-61). A lui il merito - cosa dalle molte spine come ogni nobile attività umana - del tesoro del Sancta Sanctorum, di cui dette una mirabile illustrazione in duplice edizione: Il Sancta Sanctorum ed il suo tesoro sacro (Roma 1907); Die römische Kapelle Sancta Sanctorum und ihre Schatz (Friburgo 1908).
Costretto a lasciare Roma, i suoi studi si rivolsero su Lutero. La grande opera Luther uscì a Friburgo in Br. (1911-13; ed. inglese 1913-17); più tardi 6 fascicoli di Lutherstudien (ivi 1921) quindi Der deutsche Luther im Weltkrieg und in der Gegenwart (ivi 1924); infine Martin Luthers Leben und sein Werk (ivi 1926, con ed. ungherese nel 1929, inglese nel 1930 e francese nel 1931 ; it. Torino 1933).
Nel 1924 apparve la sua monografia Die Statzinen und ihre Perihopen in römischen Missale. Liturgiegeschichtliche Studien aus der römischen Stadtgeschichte, in Miscellanea Ebrle (Studi e testi, 38), II, Roma 1924, pp. 101140. Si tratta di studi della storia della liturgia in rapporto con la storia della città di Roma; un primo gruppo è costituito dalle Messe con elementi locali della Stazione; un secondo gruppo dalle Messe con elementi agiografici; il terzo gruppo dagli usi romani per spiegare la Messa stazionale. Poi le stazioni della Settimana Santa, delle tre domeniche prima della Quaresima, delle Tempora, dell'Avvento, del Natale, della Pasqua, della Pentecoste. Sviluppò poi lo stesso argomento in Das Missale im Lichte der römischen Stadtgeschichte (Friburgo in Br. 1923).
Il suo ultimo scritto è un omaggio alla S. Vergine di cui fu sempre devotissimo: Marienblüten. Systematische Marienlehre aus dem grossen Marienwerk des Petrus Canisius (ivi 1930). Egli scrisse l'autobiografia in Religionswissenschaft in Selbstdarstellungen (ivi 1927), pp. 37-56.
Bibl.: Necrologi: H. G., in Zeitschrift für katholische Theologie, 96 (1932), p. 145 sgg.; H. G., in Cin. Catt., 1932, L.pd. 367-71; J. Griser, H. G., in LThK, IV, coll. 707-708. Enrico Josi
GROENENDAEL ("Valle verde»). - Monastero (lat. Viridis vallis) sito a 8 km . da Bruxelles, nella foresta di Soignes. Nel 1304 era un semplice romitaggio. Con il favore del duca di Brabante, Giovanni III, nel 1343 vi si ritirarono tre sacerdoti
della Collegiata di S. Gudula, di cui due, Francone di Coudenberg (m. nel 1386) e Giovanni di Ruysbroeck fondarono nel 1350 una prepositura di Canonici Regolari di S. Agostino, subordinandosi all'abbazia di S. Vittore di Parigi.
Il celebre mistico Ruysbroeck ne fu il priore fino alla morte (1381). G. diede origine a nuove fondazioni: i priorati di Rubea Vallis o Rouge Cloitre (1374), di Sette Fontane(1389), di Corsendonck (1398), di Bethleem (1407), la prepositura di Eemsteyn (1382). Nel 1400 ca. contava 20 religiosi di coro e altrettanti conversi e "donati". La Congregazione di Windesheim, approvata nel 1395 , si incorporò nel 1412 G ., che rimase semplice priorato.
Il card. Pietro d'Ailly e il papa Eugenio IV concessero a G. favori e indulgenze; Carlo V la visitò spesso. Saccheggiato dai calvinisti, fu poi restaurata dalle autorità imperiali (sec. 2vr). Il
priorato windesheimiano di G. era in decadenza quando fu definitivamente soppresso dalla legge del 15 fructidor 1796. I suoi religiosi si erano distinti come copisti e scrittori: la Biblioteca di G. era molto ricca.
Il Virilogium di Jean Jonchère (m. nel 1510), cronaca di G., è perduto. La storia di G. è seguita, con gran copia di notizie sui religiosi e benefattori, dai due obituari o necrologi, il primo dei quali fu iniziato nel 1386 da Francone Zeedelere (m. nel 1401) di Lovanio; il secondo fu redatto dal 1401 al 1414 da Sayman van Wijc (m. nel 1438). I due preziosi registri furono continuati da altri religiosi; il più antico fino al 1750 , il secondo fino al 1623. Sono stati editi criticamente dal gesuita Marc Dykmans.
Bibl.: J. Gielemans. Primordiale monasterii Rubeas Vallis, ed. dei Bollandisti in Anecdota ex radicibus hagiographicis Ioannis Gielemans (Subsidia hagiographica, 3), Bruxelles 1895. Cf. inoltre: H. Passerius, De origine monasterii Viridis Vallis una cum vitis b. Ioannis Ruobrochii primi prioris huius monasterii et aliquot cooxtuncorum eius, in Analecta Bollandiana, 4 [1883], pp. 237-332; M. Dykmans, Obituaire du monastère de G. dans la forêt de Soignes, public avec une introduction et des notes, Bruxelles 1940; E. de Moreux, Hist. de l'Eglise en Belgique, III, Bruxelles 1943, pp. 344-48.
Antonino Romeo
GROENLANDIA. - E la maggiore isola (2175 kmq.) della terra. Il nome (Grönland $=$ «terra verde») le fu dato dai Normanni che primi vi si stabilirono nel sec. x. Solo poco più di 300 mila kmq. lungo le coste sono liberi dall'immensa e potente caltre di ghiaccio che tutta l'ammanta e ne maschera il rilievo.
Sulla meno inospite e fredda costa occidentale vivono 20.013 ab.; appena 1371 su quella orientale, tutti indigeni (Eschimesi), eccetto 369 europei. Dei minuscoli centri abitati nessuno raggiunge i 1000 ab.; il capoluogo Godthäb (costa O.) ne ha 744. Le occupazioni prevalenti sono la pesca, la caccia (balene, foche, ursi) e l'allevamento (renne, ovini, volpi polari). A Ivignoi si estrae criolite, ad Arsuk carbone. La G. è una colonia danese, sulla quale continua, dal maggio 1940, l'occupazione nordamericana.
Bibl.: S. Jensen, G., Copenaghen 1920; M. Vahl, G., Co-penaphen-Londra 1930; V. Stafansson, G., Nuova York 1942. Giuseppe Caraci
Storia civile e religiosa. - Scoperta verso l'a. 1000 da Erik il Rosso. Pochi anni dopo vi fu
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introdotto il cristianesimo dalla Norvegia e costituito il vescovato di G. (1124) con sede a Gardar, nelle vicinanze dell'odierna Julianehaab. Dipendente dapprima dall'arcivescovo di Amburgo-Brema, poi da quello di Lund, la diocesi fu sottoposta alla metà del sec. xir alla giurisdizione dell'arcivescovo di Nidaros (Drontheim). Nel sec. xiII Gardar contava 16 chiese e 2 conventi, nel 1926 furono scavate le rovine della cattedrale di S. Nicola, eretta nel 1150 dal vescovo Arnaldo. Nel 1261 il re di Norvegia Haakon Haakonsson proclamò la propria sovranità sulla G., ma dopo la grande peste del 1348 , che infuriò in tutta Europa, le comunicazioni tra la G. e la Norvegia divennero sempre più rade. Contemporaneamente i coloni scandinavi rimasero dissanguati dalle continue lotte con
gli Eschimesi pagani, i quali distrussero quasi tutte le chiese; né fu più possibile il ripopolamento.
Della G., terra inospitale, nessuno più voleva sentir parlare, né i vescovi nominati dai papi intendevano risiedervi. Verso il 1520 l'energico arcivescovo di Nidaros, Erik Valkendorf, volle inviare in G. una spedizione per riconquistarla alla civiltà ed alla Chiesa, ma, caduto in disgrazia presso il re Cristiano II, il suo proposito non poté essere attuato. Solo nel 1721 questa terra artica rientrò nel consorzio civile per merito del pastore protestante norvegese Hans Egede, che condusse una spedizione sulle coste della G. occidentale. Nel 1776 Cristiano VII di Danimarca dichiarò il commercio con la G. monopolio di Stato. Dopo il Trattato di Kiel (1814), che portò il distacco della Norvegia dalla Danimarca, la G. rimase sottoposta alla sovranità danese, ma, alla fine della prima guerra mondiale, tra Copenaghen ed Oslo si ebbe una disputa per la sovranità sulla G. orientale, divergenza risolta nel 1935 dalla Corte permanente internazionale di giustizia, che ne attribui la sovranità alla Danimarca.
Bibl.: E. Beauvois, La chrétienté du Groenland au moyen age, in Revue de questions historiques, 71 (1902), pp. 538-82; J. Richter, Evangelische Missionsgeschichte, Lipsia 1927, pp. 260261; L. Preuss, The dispute between Denmark and Norway over the Sovereignty of East Greenland, in The American Journal of International Law, 26 (1932), pp. 469-87; E. Wolgast, Die Grönlandfrage, in Zeitschrift für öffentliches Recht, 12 (1932), pp. 329-84; K. Berlin, Les droits du Danemark sur le Groenland, Parigi-Copenaghen 1933.
Silvio Furlani
GROLIER, Jean, visconte d'Aiguisy. - Bibliofilo, n. a Lione nel 1479 da famiglia italiana, m. nel 1565. Fu per lungo tempo in Italia, dal 1510 al 1529, come tesoriere del Ducato di Milano; dal 1457 fino alla morte fu tesoriere generale delle finanze del Regno di Francia.
Formò una cospicua biblioteca di scrittori latini e italiani, di ca. 3000 opere e tenne rapporti con letterati ed eruditi del suo tempo. La sua fama è collegata alle molte eleganti legature da lui fatte eseguire per i suoi libri e che costituiscono uno dei più notevoli esperimenti di questa forma d'arte, dette appunto «G.». Sono legature in marocchino dai piatti con fregi geometrici (rettilinei, rettangolari, romboidi, incurvati) con vari intrecci floreali e simmetrici, variamente colorati, dapprima sem-
plici poi sempre più ricchi e vistosi; al centro o al piede del piatto anteriore recano impressa in oro la frase «Io, Grolierii et amicorum». La Biblioteca G. fu venduta e dispersa nel 1676; delle sue legature si conoscono oggi oltre 600 esemplari esistenti in raccolte pubbliche e private.
Bibl.: A. J. V. Le Roux de Lincy, Researches concerning 3. G., his life and his library. With a partial catalogue of his books, a cura di R. Portalis e di C. Shipman, Nuova York 1907; T. Gottlob, Grolier-Studien, in 3060 -boch der Einbandkunst, 2 (1928), pp. 63-99, con aggiunte di G. D. Hobson, ibid., 3-4 (1931), pp. 61-89; J. Rosenthal, Grolier's Bibliothek, in Philobiblon, 6 (1933), pp. 201-14; S. Dahl, Histoire du livre, Parigi 1935. pp. 125-29. Giannetto Avanzi
GROLLIER, Pierre-Hendi. - N. il 30 marzo 1826 a Montpellier, nel 1847 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata e nel 1852 andò nel nord-ovest canadese. Nel territorio del fiume Mackenzie
Formò una cospicua biblioteca di scrittori latini e italiani, di ca. 3000 opere e tenne rapporti con letterati ed eruditi del suo tempo. La sua fama è collegata alle molte eleganti legature da lui fatte eseguire per i suoi libri e che costituiscono uno dei più notevoli esperimenti di questa forma d'arte, dette appunto «G.». Sono legature in marocchino dai piatti con fregi geometrici (rettilinei, rettangolari, romboidi, incurvati) con vari intrecci floreali e simmetrici, variamente colorati, dapprima sem-
zie assicurò alla missione cattolica il vantaggio sulla missione protestante fondando le stazioni di Fort Fond du Lac, Fort Simpson, Fort Rae, Fort Norman, Fort Good Hope, Fort Mac Pherson. A Fort Good Hope stabili il centro dei suoi viaggi apostolic i tra gli Indiani del territorio di Mackenzie. Ivi m. di morte prematura, esaurito dagli strapazzi e dalle privazioni, il 4 giugno 1864.
Bibl.: anon., Notices uécrologiques O.M.I., I, Parigi 1868, pp. 169-76; K. Roberts, Held, Narr oder Heiliger? Heiliges Hebdeatum des Eismissionors G., Würzburg 1941.
Giovanni Rommerskirchen
GROOT, HUIG van (Grozio). - Giurista olandese, n. a Delft il 16 apr. 1583, m. a Rostock il 28 ag. 1645. Studiò lingue e letterature classiche a Leida, indi, recatosi in Francia con il gran pensionario Oldenbarneveldt in ambasceria presso Enrico IV, si addottorò in legge ad Orléans (1598).
Avvocato all'Aia, vi scrisse il De iure praedue commentarius (postuma, Aia 1868), di cui dette al pubblico solo una parte anonima, e il Mare liberum (Leida 1609), contro le pretese inglesi al dominio dei mari. Pur continuando a coltivare gli studi storici, giuridici e letterari (curò infatti edizioni di Marziano Capella [1599], di Teocrito, Mosco, Bione e Simanio [1604], di Lucano [1614], scrisse un Liber de antiquitate Reipublicae Botanicae [Leida 1610]), entrò nella vita politica. Nel 1607 fu avvocato generale delle province di Olanda, Zelanda, Frisia occidentale, nel 1613 fece parte di una ambasceria in Inghilterra, sia per dirimere conflitti relativi al commercio indiano, che per perorare presso Giacomo I la causa dei rimostranti. Sempre nel 1613 divenne pensionario di Rotterdam. Nelle lotte politico-religiose del tempo fu dapprima favorevole all'intervento dello Stato in questioni religiose, anche contro le decisioni sinodali, in nome dell'interesse pubblico, come sostenne nel De imperio summorum potestatem circa sacra (Parigi 1614). Seguace dell'arminianesimo, propugnò moderazione e tolleranza in nome di un ideale umanistico di libertà che lo ricollega ad Erasmo e lo oppone sia alla luterana giustificazione per la sola fede che alla calvinistica dottrina della predestinazione. Si professò rispettoso del dogma, subordinando ad esso la ragione, pur non ritenendo quello contrario a questa. Ri-
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vendicazione della funzione redentrice del Cristo è la sua Defensio de satisfactione Christi adversus Socinm (Leida 1617). Il suo atteggiamento tollerante lo guidò successivamente verso un ideale di universalismo religioso, di cui lo Stato doveva farsi strumento. La vittoria dei gomaristi al Sinodo di Dordrecht (1618), e la conseguente condanna degli arminani, portarono alla morte delI'Oldenbarnevelde e alla condanna di G. al carcere a vita (1619). Riuscito a fuggirne

(fol. Agenda romana Oldati di Maria Immacolata)
Grollier, Pierre-Henri - Ritratto.
avverturosamente dopo due anni con l'aiuto della moglie, riparò a Parigi, dove riprese in sede teorica la sua azione, combattendo le dottrine pelagiane nella Disquisitio an Pelagiana sint ea dogmata quae mosc sub eo nomine traduntur (Parigi 1622); il De veritate religionis Christinase (Leida 1627), la Via ad pacem ecclesiastricum (Parigi 1642), il Venum pro pace ecclesiastrce contra Rivetum (Amsterdam 1642) riprendono il tema a lui caro della intesa politica fondata sulla comunanza degli ideali cristiani, avvicinandolo alle posizioni cattoliche. Nelle Amontationes in libros Evangeliorum (ivi 1641), ad Vetus Testamentum (Parigi 1644) e ad Novum Testamentum (postume, ivi $1646-50$ ) riprende l'obiettivo di Erasmo di una critica scientifica della Bibbia intesa a ripristinare la vera dottrina cristiana. Né dimenticò gli studi storici, pubblicando una Dissertatio de origine gentium Americanarum (Amsterdam 1642) ed una Dissertatio altera sullo stesso argomento (Parigi 1643). Fin dal 1634 cra stato nominato ambasciatore di Svezia a Parigi, ma, non avendo avuto fortuna nel nuovo incarico diplomatico, se ne fece esonerare nel 1645 . Noto soprattutto per il De iure belli ac pacis (ivi 1625), fu salutato per quest'opera padre del giusnaturaliamo moderno. Obiettivo di essa è la fondazione di una scienza del diritto universalmente valida, onde garantire una base teoreticamente sicura alla pacifica convivenza delle nazioni; a tal fine G. distingue stato e legge di natura da stato le legge civile, ius naturale da ius voluntarium. Il primo nasce da un bisogno naturale dell'animo umano, l'appetitus societatis, secondo quanto aveva già affermato Aristotele, e non è quindi derivabile empiricamente dagli atti e dalla volontà umana, come il secondo. Fondato solo mediatamente sulla volontà divina, in quanto questa è pur sempre fonte della natura umana, esso è valido e etiamsi daremus... non esse Deum" (Proleg., § 11) ed è "adeo immutabile ut ne a Deo quidem mutari queat" (I, 1, § ro). Lo stato di natura è quindi retto da questo ius naturale assoluto, ed è condizione di pace, libertà e comunione di beni. Con lo sviluppo della società attraverso patti consensuali si ha il trapasso allo stato civile. Nasce questo da libero contratto al fine di armonizzare gli interessi, regolandoli con lo ius civile, il cui fondamento ultimo, attraverso il patto, è sempre il diritto naturale. La sovranità dello Stato, nata dal contratto, è superiore quindi alle singole volontà. Ma questo dominium eminens deve esser esercitato nell'interesse comune e per garantire l'attuazione del diritto naturale. Nel campo internazionale, mancando un ente supremo, le norme non hanno carattere imperativo ma consensuale ed il loro fondamento è appunto la giustizia naturale. Del G. sono all'indice omnia opera theologica (decc. 10 magg. 1757).
Bibl.: J. Ter Meulen, Concise bibliography of H. Grotius. Leida 1925, continuata in Gratians (2 fascc., ivi 1928-29); W. S. M. Knight, The life and works of H. Grotius, Londra 1925; G.
Gurvitch, La philosophie du droit de H. Grotius et la théorie moderne du droit international, in Revue de métaphysique et de morale, 34 (1927), p. 365 sgg.; E. Wolf, Grosse Rechtsdenker der deutschen Geistesgeschichte, Tuhinys 1939; A. Corsano, U. Grozio, l'umanista, il teologo, il giurista, Bari 1948; A. Droetto, Grozio e il concetto di natura come principio del diritto, in Rivista internazionale di filosofia del diritto, 22 (1948), pp. 374-493; G. Fasol, U. Grozio tra medioevo ed età moderna, in Rivista di filosofia, 41 (1030), pp. 174-90.
Sergio Costa
GROOTE, Geert (Gerardus Magnus). - Mistico olandese, n. a Deventer (provincia di Overijsel) nel 1340, m. ivi il 20 ag. 1384. Fece i primi studi nella città natale; a 15 anni si recò all'Università di Parigi, ove fu promosso ( 1358 ) magister artium. Continuò i suoi studi per ca. altri 10 anni a Parigi, a Praga e a Orléans. Tra le molte scienze che studiò, tra cui la fisica, la morale, l'astrologia, la teologia, il suo gusto lo inclinava principalmente al diritto, sia romano sia canonico. G. era lodato quale uomo "ingenio acerrimus velut alter Augustinus». Probabilmente nel 1374 (secondo il gesuita J. van Ginneken, nel 1370) ebbe luogo l'evento determinante della sua vita: la conversione da una vita piuttosto rilassata e mondana alla vita interiore ed ascetica, sotto l'influsso del certosino Enrico Egher Kalkar. Trascorse alcuni mesi alla certosa di Munnikhuizen presso Arnhem, e si consacrò allora totalmente al servizio di Dio. Uomo energico, di notevole susterità e fermezza, impiegò i suoi beni e i redditi dei suoi canonicati per l'opera della sua vita: la propagazione della devotio moderna, corrente di riforma cattolica che si incanalò nelle fondazioni di cui G. fu, se non l'organizzatore, certamente il padre spirituale e il grande promotore. Le sorelle e i fratelli della Vita comune, e un po' più tardi i Canonici Regolari di Windesheim (v.), si svilupparono parallelamente e dominarono tutta la spiritualità del sec. xv. G., ordinato diacono nel 1377, predicò in molte città d'Olanda contro gli abusi dilaganti.
Scrisse vari trattati e lettere in latino e in olandese, fra cui quelli contro la simonia, contro i "focaristi" (preti concubinari), sul Matrimonio (che giudica con eccessiva severità), ecc. Il suo ardore gli procurò molte noie da parte principalmente di religiosi degli Ordini Mendicanti, i quali criticavano le sue fondazioni perché vi si viveva in comune ma senza i voti religiosi (eccettuata la Congregazione di Windesheim, la quale però sorse dopo). G. ebbe grande stima per il b. G. Ruysbroeck, priore di Groenendael, andò a visitarlo, e tradusse in latino il suo capolavoro Die Cierheyt der Gheestelike Bruiocht (De excellentia nupitorum spiritualium). Verso la fine della sua breve vita gli si proibì di predicare con il pretesto che questa attività pastorale era riservata ai sacer-
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doti. G. ebbe l'idea di farsi ordinare presbitero, ma fu prevenuto dalla morte. Mentre infieriva a Deventer un'epidemia, G. contrasse il male al capezzale di un discepolo ammalato, e mori di soli 44 anni.
Secondo alcuni, G. compose (in olandese [J. van Ginneken] o in latino [F. Kern]) il suo diario spirituale, che conterrebbe in gran parte l'essenziale dei tre primi libri del De imitatione Christi. Ma tale attribuzione è ancora controversa.
G. ha indubbiamente dato origine a un gran movimento di riforma cattolica, e ha propagato l'esercizio della vita interiore sulla base di una spiritualità eclettica che si preoccupa anzitutto del lato pratico e ascetico. Fu chiamato perciò il «Padre di tutti i devoti».
BibL.: Tommaso da Kempis, Vita Gerardi Magni, [ed. M. J. Polal, VII, pp. 31-112; R. R. Post, De Moderne Devalie, G. G. en zijn stichtingen, Amsterdam 1940; J. von Ginneken, G. G.'s Levensbeeld, Ivi 1942; F. Kern, Die Nischfolge Christi oder Das Buch vom inneren Trost von G. G., Otten 1947. Cf. B. Spaapen, De Verspreinding van de Geert Groote-Thesis v. Pater van Ginnecken, in Oat Geestelijk Erf, 22 (1948), pp. 377 seg. Per gli scritti di G. : J. G. J. Ticeke, De Werken van G. G., Nimega 1941. Per la spiritualità : Dr. De Boer, Studie over de Spiritualiteit van G. G., Bruxelles-Nimega 1938. Le lettere di G. furono edite da W. Mulder, Gerardi Magni Epistolae, Anversa 1933.
Ludovico Moercels
GROPPER, Johann. - Teologo e giurista, n. a Soest (Westfalia) il 24 febbr. 1503, m. a Roma il 13 marzo 1559. Compiuti gli studi a Colonia, ebbe varie cariche importanti, fra cui quelle di cancelliere del principato vescovile, scolastico di s. Gereone, decano in Soest e dal 1547 preposito e arcidiacono di Bonn.
Codificatore del diritto del principato ecclesiastico di Colonia e compilatore dei decreti del Sinodo provinciale del 1536 , con azione intelligente e coraggiosa seppe opporsi alle mone dell'arcivescovo apostata Hermann von Wied salvando il cattolicesimo a Colonia. Nelle controversie religiose rappresentò la tendenza moderata, cui s'opirò nelle diete e colloqui a cui prese parte: Augusto (1530), Hagenau, Worms (1540), Ratisbona (1541) e nell' Interim di Augusta ( 1548 ), del quale fu il redattore principale. La sua dottrina sulla duplex institia fu rigettata dal Concilio di Trento (1546). Nel 1551 accompagnò a Trento l'arcivescovo Adolfo von Schauenburg. Rifiutò recisamente la porpora, a cui voleva elevarlo Paolo IV nel 1555. Nel 1558, eletto arcivescovo di Colonia Gebhard von Mansfeld di dubbia ortodossia, si recò a Roma per impedirne la conferma; dovette in quell'occasione difendersi dall'accusa di errori dogmatici, ma ciò non gli sottrasse la fiducia del Papa, che se ne servì come di consigliere e ne esaltò le virtù nell'elogio funebre, che tenne in occasione della sua tumulazione nella chiesa di S. Maria dell'Anima.
Opere: Canones Concilii provincialis Coloniensis, con aggiunto l'Enchiridion (Colonia 1538); Antididagma (ivi 1544); Wahrhaftige Antwort und Gegenberichtung (ivi 1545); Capita institutionis ad pietatem, (ivi 1546); Von warer Gegenwertigkeit des Leybs und Bluts Christi (ivi 1548); Institutio Catholica (ivi 1550).
BibL.: W. van Gulik, Johannes G. Ein Beitrag zur Kirchengeschichte Deutschlands, besonders der Rheinlande im 16. Jahrhundert, Friburgo in Br. 1906; S. Ehara, Johannes G. und seine Rechtfertigungslehre auf dem Konzil von Trient, in Römische Quartalschrift, 20 (1906, II), pp. 175-88; J. Schmidlin, s. v. in LThK, IV, coll. 710-11; K. Schottenloher, Bibliographie zur deutschen Geschichte, I, Lipsia 1933, pp. 302-303, e V, ivi 1939, p. 106; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, pp. 306, 313, 319, 326.
Grootper, Kaspar. - Nunzio apostolico tedesco, n. a Soest (bassa Germania) nel 1519, m. a Colonia il 19 marzo 1594.
Fratello di Johann, dopo avere ricoperto cariche ecclesiastiche in patria, nel 1558 si portò a Roma e fu nominato uditore di Rota. Il 19 luglio 1573,
fu inviato da Gregorio XIII nunzio nella Germania sud-occidentale, con l'incarico della visita apostolica e di trattare per l'elezione del giovane duca Giovanni Guglielmo di Cleve a coadiutore del vescovo di Münster. Sopraggiunta la morte del vescovo e sortano una lotta per la successione, il G. non seppe spiegare adeguata abilità diplomatica. Nel 1577, anche per motivi di salute, egli fu sostituito nella sua missione dal nunzio Bartolomeo Portia.
BibL.: J. Hansen, Nuntiaturberichte, I-II, Berlino 1892-94; W. E. Schwarz, Die Nuntiatur-Korresp. K. G., Paderborn 1898; Pastor, IX, v. indici.
Piero Sannazzaro
GROSOLI, Giovanni. - Conte, senatore, n. a Carpi il 20 ag. 1859, m. ad Assisi il 20 febbr. 1937.
Entrato ancor giovanissimo nelle Opere cattoliche, che egli sviluppò in Ferrara, dove risiedeva, nel 1902 fu chiamato da Leone XIII alla presidenza dell'Opera dei Congressi, in un momento particolarmente difficile per le intemperanze di d. Romulo Murri e l'insorgente modernismo. Il G. non riuscì a contemperare le discordanti correnti e nel 1904 dovette rassegnare le dimissioni. Si dedicò allora alla stampa cattolica, ma anche in questo campo l'opera sua non incontrò l'approvazione della S. Sede e dovette ritirarsi.
Papa Benedetto XV lo riportò invece in piena luce, conferendogli - insieme con il marchese Crispolti e il conte Dulla Torre - la direzione dell'Azione Cattolica italiana e ritirando la sconfessione comminata al cosiddetto "trust" dei giornali cattolici che facevano capo al G. (Avvenire d'Italia, Momento, Corriere d'Italia, Corriere di Sicilia, Italia).
Dopo la prima guerra mondiale fu tra i fondatori del Partito popolare, e all'avvento del fascismo, illudendosi di poter conciliare il movimento cattolico con il regime, si adoprò per la costituzione del Centro nazionale. Deluso nelle sue speranze e gravemente colpito nelle risorse economiche dal crollo di istituti bancari a cui aveva dato vita, trascorse nel nascondimento e nella preghiera i suoi ultimi anni. Dal 3 ott. 1920 era senatore del Regno d'Italia.
BibL.: G. Minozzi, G. G., Amatrice 1945.
Renzo U. Montini
GROSSATESTA (Greathead), Robert. Teologo e filosofo inglese, n. a Stradbrosk (contea di Suffolk) ca. il 1175 , m. a Lincoln nel 1253. Studio a Lincoln ed a Oxford, dove nel 1222 fu eletto cancelliere dell'Università. Maestro di teologia nello studium dei Frati Minori di Oxford (1224-35), arcidiacono di Leicester (1229-32), nel 1235 fu nominato vescovo di Lincoln (donde la denominazione medievale di Lincolniensis). Nel governo della diocesi, che allora era la più grande d'Inghilterra, sostenne aspre lotte per l'attuazione di un vasto piano di riforme; resistette anche ad Innocenzo IV, quando questo Papa gli chiedeva la collazione di benefici per chierici d'altri paesi.
L'opposizione fu piuttosto frutto di zelo intempestivo, che indice di ribellione, poiché il G. era un fervido assertore del primato romano; gli storici anglicani pertanto a torto lo considerano come un precursore del protestantesimo.
Sebbene il G. non abbia studiato, come sembra probabile, a Parigi, tuttavia le sue relazioni con Alessandro di Hales e con Giovanni della Rochelle (de Rupella) lo collegano al movimento intellettuale di quel centro, ai cui programmi chiaramente s'ispira. I suoi numerosi opuscoli filosofici (ca. 27, la cui edizione critica fu curata da L. Baur, Die philosophischen Werke des Robert Grosseteste, Bischofs von Lincoln [Beiträge zur Geschichte der Philosophie und Theologie des Mittelalters, 9], Münster 1912) toccano problemi di metafisica, di psicologia, soprat-
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(fet. Alivoli)
Grosseto, diocesi di - Cattedrale. Opera di Sozzo di Pace di Rustichini (n. 1294). Il campanile, del 1402, fu restaurato nel 1912.
tutto di filosofia della natura (astronomia, cosmologia, fisica, ottica), in cui ebbe discepolo e continuatore Ruggero Bacone.
Ma la fama del G. è legata alle sue numerose traduzioni dal greco, che incisero, in parte, nel movimento generale del pensiero medievale : il Testamento dei dodici Patriarchi; le Lettere di s. Ignazio di Antiochia (recensione media); le opere dello Pseudo-Dionigi con gli scoli di Massimo; il De fide orthodoxa di s. Giovanni Damasceno; vari opuscoli peculo-oristotelici; l'Etica o Nicomaco di Aristotele (compiuta ca. il 1243, è la prima trad. latina) con i commenti di Eustrazio di Nicco, di Michele di Eleso e di Aspasio. In questo lavoro fu coadiuvato da Giovanni di Basingstoke (m. nel 1252) e da Nicola il Greco (m. nel 1279 ).
Il suo ricco epistolario, prezioso per la storia, è stato edito da H. R. Luard, Roberti Grosseteste, episcopi quondam Lincolniensis, epistolae (Londra 1861). Con la sua straordinaria attività il G. s'impose all'ammirazione dei connazionali, che sollecitarono a Roma la sua canonizzazione (mai avvenuta), e del celebre cronista Salimbene, che lo definì « unus de maioribus clericis de mundo " (Cronica fratris Salimbene de Adam Ordinis Minorum, in MGH, Scriptores, XXXII, p. 233).
Birl.: Hurter, II, coll. 330-33; A. Gatard, s. v. in DThC, VI, coll. 1885-87; I. Felten, Robert Grosseteste, Bischof von J.ícaln, Friburgo in Br. 1899; F. S. Stevenson, Robert Grosseteste, Bishop of Lincoln, Londra 1899; L. Baur, Des philosophische Lebenswerk des Robert Grosseteste, in Dritte Vereinsschrift für 1910 der Görresgesellschaft, Colonia 1910, pp. 64-67; id., Die Philosophie des Robert Grosseteste (Beiträge zur Geschichte der Philosophie und Theologie des Mittelalters, 18), Münster 1916; E. Franceschini, R. G. e le sue traduzioni latine, in Atti del reale Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 93 (1934), pp. 1-138; id., Grossetest's translation of the $\mathrm{R} \varrho \delta \lambda \sigma \gamma o s$ and $\mathrm{X} \chi \dot{\alpha} \lambda \alpha$ of Maximus to the writings of the Pseudo-Dionysius Aerop., in The journal of theol. studies, 34 (1933), pp. 335-63; id., La revisione moorbohana della "translatio Lincolniensis" dell'Etica niohomachea, in Riv. di filosofia ueoscol., 30 (1938), pp. 50-62; U. Gemba, Il commento di R. G. al "De mystica theologia" dello Pseudo-Dionigi, Milano 1942; M. De Wulf, Storia della filosofia medievale, II,
trad. it. di V. Miano, Firenze 1942, pp. 35-38, 80-85 (con diffusa esposizione del pensiero filosofico del G.); A. Callus, The Date of Grosseteste's Translations and Commentaries on PseudoDionysius and the Nicomachean Ethics, in Recherches Th. anc. médievale, 14 (1947), pp. 186-210; I. De Ghellinck, Le mouvement théologique du XIIr siècle, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Bruges-Parigi 1948, pp. 386-93 (sulla traduzione del De fide orthodoxa del Damasceno, con riferimento agli studi del p. Hocedez). Antonio Piolenti
GROSSATORES. - Dai termini « grossa», luculentior scriptura e "grossare», in mundum redigere seu luculentius nitidiusque scribere, presero nome i g. della Cancelleria pontificia.
Nell'ordinamento della Cancelleria di Innocenzo III appartenevano al secondo ufficio, che, ricevute dal primo le minute, redigeva i documenti nella forma in cui dovevano essere spediti. Nell'ordinamento di Bonifacio VIII, con il nome di scriptores litterarum apostolicarum, erano nominati dal vicecancelliere e dipendevano da un rescribendarius e da un distributor notarum grossandarum, eletto ogni sei mesi fra i notai apostolici; ne sorvegliava il lavoro un correttore. Con l'andar del tempo scompare il nome di g., ma ne rimane naturalmente la funzione negli scriptores.
BibL.: E. Ottenthal, Die päpstlichen Kanzlei Regeln, Innsbruck 1888, passim; M. Tangi, Die päpstl. Kanzleiordnungen e. 1700-1300, ivi 1894, passim; C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. aggiornata da G. C. Bascapè, Firenze [1942], p. 84.
Carmelo Trasselli
GROSSETO, diOcesi di. - Città, capoluogo di provincia e diocesi della Toscana. La diocesi comprende 38 parrocchie con ca. 100.000 cattolici, 62 sacerdoti diocesani e 29 regolari e un seminario.
La diocesi fu creata dal papa Innocenzo II il 9 apr. 1138 per soppressione di quella di Roselle. La diocesi rimase vacante dal 1858 al 1867. Dal 1925 il vescovo è delegato apostolico per la parte toscana dell'abbazia dei SS. Vicenzo ed Anastasio alle Tre Fontane. E ricordata la prima volta quale feudo della famiglia Aldobrandeschi.
La Cattedrale, dedicata a s. Lorenzo, fu eretta tra il 1190 e il 1250, ma venne ricostruita da Sozzo di Pace Rustichini senese nel 1294 e più volte, in seguito, restaurata. A sinistra si erge il campanile ( 1402 ) anch'esso ripetutamente rifatto. La facciata è a fasce di marmo bianco alternate con fasce rosse di marmo di Caldana. Sull'architrave Gesù Cristo tra i quattro Evangelisti; nella lunetta Madonna col Bambino tra due angeli, copia di C. Maccari dall'oratorio di S. Bernardino in Siena di Giovanni d'Agostino.
L'interno è a croce latina con 3 navi divise da pilastri, restaurato nel 1540 , nel 1666-69 e nel 1858-65. Il fonte battesimale è del senese Antonio di Ser Ghino del 1474; nel transetto, a destra, un Crocifisso in legno, del sec. xv; a sinistra la venerata cappella della Madonna delle Grazie, con dossale di Antonio di Ghino, che contiene la tavola dell'Assunta, ritenuta opera di Matteo di Giovanni, mentre nel presbiterio si trova parte di un trittico di Sano di Pietro con s. Antonio e s. Girolamo. Altre chiese sono quella di S. Francesco, a una sola navata, con due Crocifissi lignei, l'uno dell'inizio del sec. xiv, l'altro del xv: a fianco della chiesa chiostro con putesle; la chiesa di S. Pietro con abside romanica. G. possiede un Museo civico, le cui sale furono danneggiate dalla guerra, e un ragguardevole Museo sacro contenente opere d'arte già nel Duomo, nella chiesa della Misericordia e altrove. Le più notevoli sono la Madonna delle ciliegie capolavoro di Stefano di Giovanni detto il Sassetta (1392-1450); la Madonna dell'uccellino attribuito a Pietro Lorenzetti; una tavoletta con Crocifisso, le Vergine e s. Giovanni (prima metà del sec. xiv); una Madonna detta della Sanitá (sec. xiv), proveniente da un oratorio demolito, ecc.; vi sono pure corali del sec. xiri e una tazza bizantina col sacrificio d'Isacco.
Bibl.: R. Barbaresi, Bibliografia della provincia di G., Siena 1930; P. Guidi, Rationes decimarum Italiae nei secc. XIII e XIV, Tuscia: I. La decima degli aa. 1274-80 (Studi e testi, 58). Città del Vaticano 1932, pp. x -LV e passim, 141-44; M. Giusti e P. Guidi, Rationes decimarum.... Tuscia: II. Le decime degli aa.
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(fol. Alinari)
Grosseto, diocesi di - Fonte battesimale. Opera di Antonio di Ser Ghino (1474) - Cattedrale.
1793-1704 (Studi e testi, 98). Città del Vaticano 1942, pp. 182, 187, 189-90; Eubel, I, pp. 268-69; II, p. 161; III, p. 222; IV, pp. 197-98.
Enrico Josi
GROSSI, Tommaso. - Poeta, n. a Bellano (Como) il 23 genn. 1790, m. il 10 dic. 1853 a Milano, dove trascorse tutta la vita esercitando la professione di notaio.
Esordi con la commedia in dialetto milanese Giovanni Maria Visconti e con altri componimenti in vernacolo, tra cui La fuggitiva. Ma la fama maggiore gli venno dalla poesia italiana (come la novella in ottave L'Idde. gonda [1820], il poema I Lombardi alla prima Crociata [1826], poi ancora una novella in versi, Ulrico e Lida [1830-37]) e dal romanzo Marco Visconti (1834). "Tenere e poderoso poeta » lo chiamò il Manzoni, e il G. fu infatti artista ricco di sentimentalismo e ampio di costruzioni letterarie, ma debole nell'intimo, scarso di problemi morali, sebbene sempre sincero e limpido, specie in alcune parti del Visconti.
Bibl.: Edizione: Le opere di T. G., Milano 1862. Studi: F. De Sanctis, Letteratura italiana nel sec. XIX, Napoli 1897, pp. 13-40; G. Brognoligo, T. G., Messina 1916; B. Croce, Una famiglia di patrioti e altri saggi storici e critici, Bari 1919, pp. 216-18; M. Chini, Le teorie dei romantici intorno al poema epico e $i$ "Lombardi" di T. G., Lanciano 1920; E. Flori, Scorci e figure del Romanticismo, Milano 1938, pp. 33-161, 217-23, 287-93. Per gli studi precedenti, vedi A. Vismara, Bibliografia di T. G., Como 1881.
Giorgio Petrocchi
GROSSI-GONDI, Felice. - Gesuita, letterato e archeologo, n. a Roma il 16 sett. 1860 , m. ivi il 31 marzo 1923. Entrò nella Compagnia di Gesù il 13 sett. 1881, e compiuti gli studi teologici conseguì la laurea in lettere nell'Università di Roma. Insegnò lettere italiane e classiche nell'Istituto Massimo di Roma e nel Collegio di Mondragone (Prascatl); quindi, dal 1914, archeologia cristiana nella Pontificia Università Gregoriana.
Alle antichità classiche si era già dato specialmente con una completa ricerca storico-epigrafica (tesi di laurea) sui Comites nell'epoca romana (dalla fine della Repubblica fino a metà del sec. vi): il loro progressivo sviluppo durante l'Impero segna la graduale trasformazione di tutto l'ordinamento civile e militare, ma il Mommsen stesso ne aveva trattato solo in parte; E. De Ruggiero inserì lo studio del G.-G. nel suo Dision. epigraf. d'antich. romane. Aveva pure indagato l'antica topografia e i monumenti del territorio tuscolano e suburbano, che illustrò in parte nel Bullettino d. Commiss. archeol. comun. di Roma (1898-1916), in parte sulla Civ. Catt. (ed. a parte: La villeggiat. tuscal. di M. T. Cic., Roma 1905), e completò nei 2 voll.: La villa dei Quintili e la villa di Mondragone (ivi 1901) e Il Tuscolano nell' etic classica (ivi 1908). Questioni sussidarie per la storia dell'arte espose nel manuale Sulle soglie dell'arte (Roma 1912; $2^{\circ}$ ed., postuma, Torino 1925). Di archeologia cristiana scrisse articoli su argomenti allora di attualità ed altri in Civ. Catt., Röm. quartalschrift, N. bull. di arch. crist., Atti d. Pont. accad. r. di arch. e altrove: taluni ripubblicati in opuscoli con ampie aggiunte. Principali sono: Leggenda e storia di Costantino nell'arte; La battaglia ad Saxa Rubra; L'arco di Costantino ( $2^{\circ}$ ed., Roma 1913); Scoperte a S. Sebastiano sull'Appia; Tomba, spoglie, altare di S. Sebastiano; Il «Refrigerium» ad Catacumbas. Origine della basilica e del monastero (ivi 1913-19); Catacombe tuscolane; Iscrizione agingrafica in S. Prassede; S. Fabiano papa e martire: tomba e spoglie ( $2^{\circ}$ ed., ivi 1916); La Dormitio B. Marino V.; Scoperte archeol. del I e II ventennio del sec. XX; Chiese di Roma dopo il 1870; Stef. Ant. Morcelli e la sua Africa cristiana (Chiari 1921); S. Callisto papa e martire; Iscrizione encaristica in S. Lorenzo (1922), ecc.
Una sintesi di tutta l'archeologia cristiana, secondo i risultati dei migliori archeologi della "scuola romana", specialmente Bosio, Marchi, De Rossi, Garrucci, Wilpert, diede nel manuale I monumenti cri