volume-06

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i 1921); S. Callisto papa e martire; Iscrizione encaristica in S. Lorenzo (1922), ecc.

Una sintesi di tutta l'archeologia cristiana, secondo i risultati dei migliori archeologi della "scuola romana", specialmente Bosio, Marchi, De Rossi, Garrucci, Wilpert, diede nel manuale I monumenti cristiani dei primi sei secoli (Roma, 2 voll.: I, I monumenti iconografici e architettonici [1923]; II, Trattato di epigrafia cristiana latina e greca del mondo romano occidentale [1920]); già preceduti dal vol.: Principi e problemi di critica agiografica. Atti e spoglie dei Martiri (ivi 1919). E innato preparava altre opere.

Fu membro dell'Accademia di religione cattolica dell'Arcadia, della Società di cultori di. archeologia cristiana, della Pontificia accademia romana di archeologia e della Pontificia commissione di archeologia sacra.

Bibl.: F. Rinaldi, Necrologia, in Civ. Catt., 1923, II, pp. 171-72.

Romano Fausti

## GROTTAFERRATA : v. SANTA MARIA DI GROTtAFERRATA.

GROTTESCHE. - Decorazioni parictali in stucco od affresco, raffiguranti forme vegetali, figure umane o animali spesso di strane fogge, ed esseri antropomorfi, disposti in modo leggiadro e fantastico.

Le primitive decorazioni, rinvenute a Roma nei sotterranei della Domus aurea di Nerone (grotte), diedero il nome a questo genere d'ornamento e furono di modello, per il disegno e per il colore, alle forme successive. Le prime p. risalgono al tardo Quattrocento: l'appartamento Borgia in Vaticano e la libreria Piccolomini a Siena ne offrono esempi dovuti all'arte del Pinnuricchio. Luca Signorelli dipinse g., con scene della Dinina Commedia, nel duomo d'Orvieto; Filippino Lippi a Roma e a Firenze.

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(fot. Alinari)
COPERTA ANTERIORE IN PELLE E ARGENTO DEL BREVIARIO GRIMANI (fine sec. xv) con il ritratto del doge Antonio G. padre del cardinale - Venezia, Biblioteca di S. Marco.

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A sinistra: CHIESA DI S. FRANCESCO VISTA DALL'ABSIDE. Edificio iniziato da fra' Bevignate nel 1250, terminato nel 1292. A destra: BENTIVOLIO VESCOVO DI GUBBIO CEDE IL TERRENO PER EDIFICARVI LA NUOVA CATTEDRALE (1188-04). Pergamena dell'Archivio della Cattedrale.

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L'oro e le tinte vivaci sono gli elementi essenziali delle g. che, con i loro motivi gai ed eleganti, arricchiscono le forme architettoniche raggiungendo nel Cinquecento il vertice massimo di eleganza e di preziosità, sul modello degli ornati delle antiche "grotte". Ne fu un esecutore perfetto Giovanni da Udine, buon discepolo di Raffaello, che lasciò opere piene di armonia specie nelle decorazioni a stucco della villa che fu dei Medici, poi detta Farnesina a Roma. Altri esempi di decorazione a g. sono quelli lasciati dal Poccetti, da Cristoforo Gherardi, da Simone Mosca, da Benedetto da Rovezzano, dall'Allori, dal Feltrini, dal Cosini, dal Vasari. A mano a mano che si procede nel tempo le g. subiscono notevoli trasformazioni; la decorazione si fa prevalentemente architettonica perdendo gran parte di quell'elemento coloristico cosí caratteristico degli esempi antichi. Malgrado i successivi tentativi di rielaborazione - affermatisi nel Settecento, con carattere piuttosto naturalistico - non venne più raggiunto quello stile raffinato e lo splendore cromatico propri del Quattrocento e del Cinquecento.

BibL.: P. T'roesca. Affreschi decorativi in Italia sino al sec. XIX. Milano 1017, v. indice; G. Ferrari, Lo stucco nell'arte italiana, ivi s. a., v. indice.

Pietro Gazzola
GROU, Jean-Nicolas. - Gesuita, maestro di spirito, n. il 24 nov. 1731 a Calais, m. il 13 dic. 1803 a Lullworth in Inghilterra. Entrato nella Compagnia nel 1746 vi avolse da principio un'attività letteraria, di cui furono frutto le versioni della Repubblica, delle Leggi e dei Dialoghi di Platone da lui pubblicati. Soppressi i Gesuiti in Francia, il G., dietro invito dell'arcivescovo de Beaumont, passò a Parigi
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(per cortesia del prof. E. Josi)
Grossi Gondi, Felice - Ritratto.
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GrottesChE - Decorazione di una sôlta del Palazzo dei Penitenzieri, già dalla Rovere (primi del sec. XVI) - Roma.
(1766) dove, rinnovando la sua vita spirituale, attese esclusivamente a scritti ascetici.

Primo frutto di questo nuovo orientamento fu la Morale tirée des Confessions de st Augustin (Parigi 1786), seguito dal celebre scritto Caractères de la vraie devotion (ivi 1789); inoltre le Maximes spirituelles (ivi 1789) e La science pratique du Crucifix dans l'usage des Sacrements de la Pénitence et d'Eucharistie (ivi 1789), uscite al momento della Rivoluzione Francese. G. voleva restare a Parigi per esercitarvi il ministero sacerdotale, ma fu costretto ad esulare nel 1792 in Inghilterra, dove fu ospite della famiglia di Tomaso Weld, a Lullworth Castle. Sono di quel tempo le Méditations en forme de retraite sur l'amour de Dieu (Londra 1796; vers. it., Torino 1919) e l'Intérieur de Jésus et Marie (2 voll. 1815; vers. it., Milano 1861). Questo fu pubblicato dopo la sua morte da un manoscritto imperfetto e non riveduto dall'autore (1813); soltanto nel 1862 si poté stampare l'edizione autentica a cura del gesuita p. Cadrès. Delle molte altre opere scritte dal G. la più preziosa, ricavata da particolari trattatelli ed istruzioni, è il Manuel des âmes intérieures (Parigi 1833; vers. it., Torino 1918).

BibL.: Sommervogel, III, coll. 1868-82; A. A. Cadrès. Notice sur la vie et les ouvrages du p. 7.-V. G., Parigi 1862; I. de Bonniot, Le p. G. chez M. Cousin, in Etudes, 42 (1888, 10), pp. 369-94; 46 (1886, 1), pp. 30-64; S. H. Fisbee, The interior of Jesus and Mary, I, Londra 1891, pp. 1-16. Arnaldo Lanz

GROUARD, vicariato apostolico di. - La missione è situata nella parte sud occidentale del Gran Nord Canadese. La sua evangelizzazione cominciò per mezzo di cacciatori che parlando di Dio ai selvaggi e sposando delle indiane insegnarono loro ed ai figli le preghiere e le verità principali della fede. Dopo il 1818 il territorio fu visitato da parecchi preti secolari e nel 1841 arrivarono gli Oblati di Maria Immacolata. Lo slancio di questi missionari riuscì a conquistare al cattolicesimo parecchie tribù. Furono fondate nuove stazioni lungo la grande strada fluviale che va verso l'Oceano Glaciale e costruite numerose cappelle provvisorie. L'8 apr. 1862 Pio IX dismembrò dalla diocesi di S. Bonifacio de la Rivière Rouge (oggi Manitoba) le zone di Atabaska e Mackenzie per erigerle in vicariato apostolico affidato agli Oblati di Maria Immacolata; il 30 luglio 1901 venne suddiviso nei vicariati di Atabaska e di Mackenzie. Il 15 marzo 1927 una parte del territorio di Atabaska fu unito a Makenzie e le regioni dei Laghi degli Schiavi e di Yukon furono erette nel vicariato di G.

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Questa località ebbe origine dalla stazione S. Bernardo ( 15 giugno 1882 ), in cui si raccolsero indiani e meticci e prese nome dal vicario apostolico mons. E. Grouard quando ancora era in vita. Egli fu un grande benemerito della civilizzazione. N. il 2 febbr. 1840 a Brulon, appena sacerdote (4 maggio 1862) con il p. E. Petitot prese la via dell'ovest del Canadà. Il 21 nov. 1863 divenne obiato di Maria Immacolata e l'anno dopo iniziò il suo ministero che poi raccontò nei Souvenirs de mes soixante ans d'apostolat dans l'Atabaska-Machenzie (Lione 1923). Il 18 ott. 1890 fu promosso vicario apostolico di Arabaska-Mackenzie. M. il 7 marzo 1931 .

La missione di G. ha una superfice di kmq. 224.596 (uguale a quella delI'Inghilterra e della Scozia insieme). Il territorio è formato da una vasta pianura rotta solo da qualche collina e dalla catena dei monti Saw-ridge; è ricoperta da grandi foreste e da praterie coltivate ad avena, orzo, biada, patate e legumi che giungono a perfetta maturazione nonostante la rigidità del clima. Il termometro scende sino a 40 e 50 gradi sotto
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Grouard, vicariato apostolic di - Missione S. Agostino. Sede episcopale e noviziato.
zero: l'inverno è lungo e rigido, i corsi d'acqua restano gelati sino ai primi di maggio. L'estate è limitata ai mesi di luglio e agosto. Le vie di comunicazione sono abbastanza sviluppate. Le slitte sono ancora in uso nelle stazioni missionarie di Vermillon e Wabaska; nelle altre zone sono sostituite con vetture a cavalli ed automobili. Gli ab. sono 60.000 , in maggior parte bianchi di origine inglese e francese; gli indigeni ascendono a poche migliaia ed hanno costumi assai primitivi. Dalla relazione annuale del 1949 si hanno i seguenti dati statistici: cattolici 20.714, di cui 18.760 di rito latino e 1954 di rito greco; scismatici 2262 ; ebrei 28 ; protestanti 29.580 ; atei 1137 . Vi sono 8 sacerdoti secolari, 57 oblati di Maria Immacolata e 4 redentoristi; fratelli 25 ; suore 208; catechisti 21 ; maestri 100. Quasi-parrocchie 25 ; stazioni primarie 24 , secondarie 118 . Scuole: elementari 31 con 2372 ragazzi; medie 30 con 682 alunni; superiori 15 con 254 alunni; ospedali 5 con 173 letti; farmacie 6 con 7226 consultazioni annue; orfanotrofi 4 con 236 bimbi. Vi si stampano 3 periodici con un migliaio di copie complessivamente. Esistono anche parecchie associazion di carità e di Azione Cattolica.

BibL.: AAS, 19 (1927), pp. 267-68; Arch. Prop. Fide, Relazione straordinaria (1927), pos. prot. n. 3657/27; id., Relazione quinquennale (1929), pos. prot. n. 4441/49; id., Status Missionis (1929), pos. prot. n. 4902/49; GM, p. 283; MC, 1930, p. 10. Antonio Mazza
GRUAMONTE. - Scultore attivo a Pistoia nella seconda metà del sec. xir, noto per aver firmato assieme con il fratello Adeodato l'architrave con la Cavalcata e l'Adorazione dei Magi sulla porta della chiesa di S. Andrea a Pistoia (1166). A lui si attribuiscono inoltre l'architrave scolpito di S. Bartolomeo in Pantano (1167) e l'altro, alquanto più tardo, di S. Giovanni Furecivitas, sempre a Pistoia.

Lo scultore mostra chiaramente di appartenere alla corrente iniziata da quel Guglielmo (v.) che scolpì il pulpito di Pisa ora a Cagliari; ma l'aver firmato insieme con il fratello Fopera di S. Andrea rende particolarmente difficile ricostruire una sua distinta personalità. Nella Cavalcata e nell'Adorazione le figure si staccano dal fondo damascato, vestite di panni ammatassati aderenti ai corpi,
e tutto rivela l'intento di raggiungere principalmente effetti di luce e di ombra. Ai manierismi di G. si possono allora ricondurre altre opere dalla sua derivate, e a lui è in particolare legato l'altro scultore contemporaneo, Biduino (v.).

Bibl.: B. C. K., s. v. in Thieme-Becker, XV, p. 118; P. Toesca, s. v. in Enc. Ital., XVII, p. 1007. Gilberto Ronci
GRUBER, Hermann Joseph. - Gesuita, pubblicista, n. a Kufstein (Tirolo) il 5 febbr. 1851, m. a Valkenburg (Olanda) il 18 maggio 1930. Dopo avere atteso sette anni ( $1881-87$ ) alla cura pastorale in mezzo ai Tedeschi, ad Arlon e a Berna, si diede esclusivamente alla missione di scrittore, studiando in modo particolare le correnti filosofiche dei suoi tempi e l'azione nefasta della massoneria.

Oltre ad una nutrita collaborazione a parecchi periodici di cultura (Stimmen aus Maria Lauch, Stimmen
der Zeit, Civiltà Cattolica, Theologie und Glaube, Theologisch praktische Quartalschrift, ecc.) e alle varie enciclopedie ecclesiastiche, scrisse, sul positivismo, Aegatio Comte, der Begriinder des Positivismus (Friburgo i. Br. 1889; trad. it., S. Vito al Tagliamento 1893); Der Positivismus von Tode Comtes bis auf unsere Tage (ivi 1891; trad. it., Roma 1899). Frutto di pazienti indagini, condotte ed esposte con serenità di giudizio e cura costante della verità, tanto da essere lodato dagli stessi avversari, sono le opere: Die Freimaurerei und die öffentliche Ordnung (ivi 1893); Der "Giftige Keru" oder die wahren Bestrebungen der Freimaurerei aktenmässig nachgewiesent (Friburgo in Br. 1899); Mazzini, Freimaurerei und Revolution (ivi 1901; trad. it., Roma 1901). Riuscì pure e smascherare ad Amsterdam il massone, presunto convertito, Paolo Rosen: Schwindler und Beschwindelte (ivi 1891), e i falsi trucchi di Leo Tasil: Leo Taxils Palladinans-Homon (3 voll., Bataille, Margiotta, Miss Diana Vaughan, ivi 1897-98); Betrug als Ende eines Betrugs, die Kundgebung Leo Taxils vom 19. Aug. 1897 (ivi 1897).

Bibl.: Necrologia in Mitteilungen aus den deutschen Provinzen, 12 (1930-31), pp. 181-83; cf. anche P. Pirri, La massoneria americana e la riorganizzazione della massoneria in Europa, in Civ. Cult., 1930, iv, pp. 207-208; 1931, 1, pp. 21-36 (è proposito di una intervista di capi massoni con il p. G.). Celestino Teatore

GRUEBER, Johann. - Gesuita, esploratore, n. a Linz il 28 ott. 1623, m. a Sarospatak (Ungheria) il 30 sett. 1680. Invitato ad andare in Cina dal p. B. Diestel, con l'incarico di trovare una via di terra per raggiungere quell'Impero, partirono insieme da Venezia sulla fine del 1656 e attraverso Smirne, l'Asia minore e l'Armenia, raggiunsero Ormuz e, per via mare, Macao, nel 1658.

Nel 1659, assegnato all'osservatorio di Pekino, quale aiuto al p. A. Schall, si guadagnò la stima dell'Imperatore e, due anni dopo, fu incaricato di ritentare la prova, riuscita la prima volta solo per metà, di trovare una via di terra tra la Cina e l'Europa. Partito da Pechino, con il p. A. d'Orville, il 13 apr. 1661, attraverso Hsi-ning, Lahsa, il Nepal, raggiunse Agra nel marzo del 1662. Morto quivi il d'Orville e sostituito con il p. E. Roth,

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attraverso l'India, la Persia e l'Asia minore raggiunse Roma il 20 febbr. 1664.

Smesso il nuovo disegno di raggiungere la Cina attraverso la Russia, ne attuò invece un altro, dirigendosi verso l'Asia minore, ma, caduto ammalato a Costantinopoli, tornò sui suoi passi. In seguito lo si trova cappellano militare delle truppe imperiali in Transilvania e si sa che morì a Sarospatak.

Del G. restano, oltre parecchic lettere inedite, una relazione del viaggio da Pekino, attraverso il Tibet, pubblicata dal p. A. Kircher, nella sua China.... illustrata, Amsterdam 1667, pp. 64-78; relazione e lettere in M. Thevenot, Relation de divers voyages curieux, IV, Parigi 1672, pp. 1-23; varie lettere inedite in C. Wessels, New documents relating the journey of Fr. G., in Arch. histor. S. J., 9 (1940), pp. 281-302.

BibL.: C. Wessels, Early Jesuit travellers in Central Asia (1603-1721), L'Aia 1924, pp. 164-204; F. X. Weiser, P. T. G., Vienna 1927.

Celestino Testore
GRÜNEWALD, Mathis. - N. probabilmente ad Aschaffenburg nella seconda metà del xv sec., operante dal 1500 al 1528 nelle città del medio Reno, specialmente a Magonza, fu citato nel 1531 da Melantone, accanto al Dürer ed al Cranach, come uno dei più grandi pittori tedeschi. Solo uno delle sue opere è firmata non monogrammaticamente, e solo recentemente fu proposta l'identificazione dell'artista con Mathis Gothardt-Neithardt, sulla scorta di alcuni documenti e del testamento.

Le sue prime opere, fra cui il Cristo oltraggiato del 1503, che rivela già una assoluta coerenza artistica, mostrano, soprattutto per l'uso delle figure chiare su sfondo azzurro cupo, analogie con le opere di Holbein il Vecchio, tracce di influenze nuntcgnesche e leonardesche, quasi certamente filtrate attraverso la pittura fiamminga con cui G. sembra in stretta relazione, specie per l'amore del macabro e del fantastico derivatogli dal Bosch.
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(da E. Hxidrich, Die altdeutsche Malerei, Jena 1831, far. 186)
Grünewald, Mathis - La Vergine e S. Giovanni. Particolare della Crocifissione di Isenheim (1512-16) - Colmar, Museo.
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(per carlssia del dott. B. Degenhart)
Grünewald, Mathis - Cristo cade sotto la croce. Karlsruhe, Pinacoteca.
M. G. è in certo senso il pittore tedesco più lontano dal gusto del Rinascimento italiano; la sua pittura è caratterizzata da un acceso colorismo, da un realismo talvolta brutale e da una eccezionale potenza di espressione. Delle sue opere sono rimasti parecchi disegni e 14 tavole, fra cui meritatamente celebre la pala a sportelli della collegiata di Isenheim (1511), la Madonna di Stuppach (1517-19) e la Crocifissione di Aquisgrana (1520).

BibL.: H. A. Schmid, s. v. in Thieme-Becker, XV, pp. 134137 con bibl.: F. Knapp, G., Lipsia 1935: G. Nicco, Per l'interpretazione dell'arte di M. G., in L'arte, nuova serie, 3 (1932), pp. 200-20.

Eugenio Battisti
GRYPHIUS, Andreas. - Drammaturgo, protestante, n. a Glogau l'ir ott. 1616, m. ivi il 16 luglio 1664, autore di cinque tragedie, fra le quali Papinianus, Carolus Stuardus e Cardenio und Celinde, e di alcune commedie, fra cui Peter Squentz e Horribilicribrifax, le une e le altre composte quasi esclusivamente su modelli stranieri e distinte da uno stile ampolloso e da un'esagerata predilezione per l'orrido.

Con un profondo senso religioso, a sfondo rigidamente luterano, egli portò tuttavia nell'opera sua una concezione austera e virile, sebbene troppo pessimistica, della vita, riuscendo anche talvolta a dare ordine e nesso agli avvenimenti e carattere ai suoi personaggi : troppo poco per esser detto, come fu dai suoi contemporanei, lo Shakespeare tedesco, abbastanza per essere, anche per noi, il migliore del tempo suo.

BibL.: W. Harring, G. und das Drama der Jesuiten, Halle 1908; W. Flemming, A. G. und die Bühne, ivi 1921; W. Schieck, Studien zur Lebensanschauung des G., Greifswald 1924; F. Gundolf, A. G., Heidelberg 1927. La bibl. più recente è in J. Körner, Bibliographisches Handbuch des deutschen Schriftums, Berna 1949, pp. 194-93.

Bruno Vignola
GSELL, Stéphane. - Storico e archeologo, n. a Parigi il 7 febbr. 1864, m. ivi il $1^{\circ}$ genn. 1932. Fu allievo della Scuola francese di Roma dal 1886 al 1890. In questo periodo (1889) diresse, con ottimo metodo, gli scavi fatti eseguire a Vulci dal proprie-

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tario principe Giulio Torlonia e li pubblicò nella collezione della Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome, Fouilles dans la nécropole de Vulci (Parigi 1891).

Poco dopo, apparvero due sue pregiate tesi per il dottorato in lettere: Essai sur le règne de l'empereur Domitien (ivi 1893); e De Tipasa Mauretaniae Caesariensis urbe; questa dissertazione latina però fu subito modificata dal G. con il suo studio Tipasa, ville de la Mauretanie eisarienne (in Mélanges d'archéol. et d'hist., 14 [1894], pp. 291-450); ivi egli, giovandosi delle esatte indicazioni topografiche contenute nella Passio della martire Salsa, allora studiata dal Duchesne, illustrava la basilica della stessa Santa da lui identificata. Tipasa è pure trattata nelle Recherches archéologiques en Algérie (Parigi 1893) e nelle Promenades archéologiques aux environs d'Alger (ivi 1926).

La sua nomina a docente nella Ecole supérieure des lettres d'Alger determinò la sua dedizione per l'Africa. L'ampiezza e la precisione delle sue note sui monumenti cristiani che allora tornavano in luce in Algeria, e da lui immediatamente studiati, costituiscono un modello di chiarezza e di precisione, raramente raggiunto. Tali sono le sue Notes d'archéologie algérienne nel Bulletin du Comité, del 1899; la Chronique archéologique africaine del 1891; L'exploration archéologique dans le département de Coustantine, in collaborazione con H. Graillot, in Mélanges d'arch. et d'hist., 13 (1893), pp. 461-541 e 14 (1894), pp. 17-86, 501-609, dove apparvero pure le sue Chroniques africaines: 15 (1895), pp. 301-50; 16 (1896), pp. 441-90; 18 (1898), pp. 69-140; 19 (1899), pp. 35-83.

Le due memorie sugli Edifices chrétiens de Thélepte e sugli Edifices chrétiens d'Anumaedara (Haidra) apparvero negli Atti del II Congresso internazionale di archeologia cristiana del 1900 (Roma 1902, pp. 197-239); furono ri-
pubblicate, quale omaggio alla sua memoria, con note di A. Saumagne nella Revue tunisienne, 1932, pp. 5-56, 277-300, e a parte a Tunisi nel 1933. Di capitale importanza, nei suoi Monuments antiques de l'Algérie (a vell., Parigi 1901), è il trattato inserito nel vol. II dedicato agli edifici del culto cristiano (pp. 114-343), e sarebbe sommamente benemerito chi ne compisse un aggiornamento, o meglio una continuazione.

L'Atlas archéologique de l'Algérie (Parigi-Algeri 19021911) illustra 10.000 nomi, in un testo a due colonne di sio pagine in-fol. L'esattezza delle informazioni, nella loro sobrietà, mostrano con quanto scrupolo lo G. aveva assiduamente percorso tutto il territorio dell'Algeria, non tralasciando i minimi avanzi monumentali. Pubblicà inoltre l'illustrazione del Musée de Philippesville (Parigi-Algeri 1898) e quella del Musée de Tebessa (ivi 1902). Nel 1916 uscirono i suoi Textes relatifs à l'histoire de l'Afrique, I. Hérodote (ivi 1916). Intanto, secondo il piano già vagheggiato fin dal tempo della illustrazione di Tipasa, preparò e pubblicò le Inscriptions latines de l'Algérie, I (Parigi 1922). Notevole e riassuntivo è il suo studio su Le christianisme en Oranie avant la conquête arabe, edito nel Bulletin du cinquantenaire de la Société de géographie et d'archéologie de la province d'Oran, 1928, pp. 17-32. Pregevole è anche la sua trattazione su La Tripolitaine et le Sahara au IIIe siècle, in Mémoires de l'Académie des inscriptions et belles lettres, Parigi 1926. Ma l'opera veramente monumentale della G. è la sua Histoire ancienne de l'Afrique du Nord (8 voll., Parigi 1913-28), che, per la sua morte, è rimasta interrotta alla fine della Repubblica romana.

BISL.: P. Romanelli, s. v. in Enc. Ital., XVII, p. 1023; E. Michon, s. v. in Comptes-rendus de l'Académie des inscriptions et belles lettres, 1932, pp. 7-13; C. Picard, s. v. ibid., 1947, pp. 22-86; E. Albertini, in Revue africaine, 1932, pp. 20-53 con bibl.

GUADAGNINI, Giovanni Battista. - Arciprete di Cividate in Valcamonica, giansenista del gruppo pavese, amico intimo di Pietro Tamburini (v.) ed uomo erudito, n. nel 1723, m. nel 1807. Gioberti nel Gesuita moderno parla di lui come di un cultore di storia ecclesiastica.

In ordine di tempo le sue opere principali sono: De antiqua paroeciarum origine (Brescia (1782) nella quale dimostra la veneranda antichità dei parroci sostenendo la loro origine divina, la successione dai settantadue di- $z \mathrm{ecpeli}$ e la potestà data loro direttamente dal Redentore; Difficoltà sopra il pio esercizio della Via Crucis (Venezia 1786) che dedica a mons. Scipione De' Ricci, vescovo di Pistoia, proponendo i motivi che ne dovrebbero escludere la pratica liturgica e negando le dottrine vigenti nella Chiesa sulle indulgenze; Nuovo esame di alcuni testi del Concilio di Trento relativi all'azeduzione... (Pavia 1787), dove difende l'opinione che l'assoluzione dai peccati riservati da parte di un sacerdote che non ne ha la facoltà è bensì illecita ma valida; Risposta al libro dello stato dei bambini dell'ob. G. Balgeni (ivi 1788); De tollenda ecclesiastici calendarii pereuni stabilitate (ivi 1788); Apologia di Arnaldo da Brescia libri due (ivi 1790). Con queste e altre pubblicazioni storiche, critiche, polemiche (di cui buona parte all'Indice) e in particolare con l'apologia di Arnaldo da Brescia G. pone la sua voce e la sua autorità di studioso non solo nel secondare il piano di riforma ecclesiastica del giansenismo, ma nel negare al papa e ai vescovi diritti divini e potere direttivo nella Chiesa, preferendo nell'amministrazione patrimoniale dei beni ecclesiastici i magistrati lici alle dipendenze dei principi.

BISL.: L. Valle, Il giansenismo all' Università di Pavia nell'ultimo quarto del sec. XVIII, Milano 1007; C. A. Iemolo, Il giansenismo in Italia prima della ricaluzione, Bari 1928, pp. 376-41; D. Federici, Echi di giansenismo in Lombardia e l'epistolario Pujati-G., in Archivio storico lombardo, 4 (1940), Locc. $1^{\circ}$ e 20; A. Trujoni, Letture del giansenista G. (1713-1807), in Ricerche religione, 19 (1948), pp. 107-33.

Benvenuto Matteucci
GUADAGNO : v. LAVORO.
GUADAGNOLO, Filippo. - Dotto orientalista della Congregazione dei Chierici Regolari Minori, n. a Magliano (Abruzzi) ca. il 1596 ; insegnò arabo all'Università di Roma, dove m. il 27 marzo 1656.

Mirò a far conoscere la lingua della quale era più studioso pubblicando: Breves institutiones arabicae linguae (Roma 1642) e preparando un Thesaurus seu Dictionarium arabicum (manoscritto); e a far penetrare il catolicesimo nel mondo arabo con due lavori apologetici: Apologia pro Christiana religione (Roma 1631, in arabo ivi 1637), Considerazioni contro la religione maomettana (in arabo, ivi 1649) e contribuendo alla traduzione della Biblia arabica (ivi 1671).

BISL.: L. Allatius, Apes urbanae, Roma 1633, p. 228; Sommervogel, VIII, pp. 1227-39.

GUADALAJARA, ARCidiocesi di. - Arcidiocesi e città nello Stato di Jalisco nel Messico.

Ha una superfice di 52.000 kmq , ed una popolazione di $1.407 .680 \mathrm{ab}$., dei quali 1.379 .680 cattolici; conta 128 parrocchie servite da 632 sacerdoti secolari e 64 regolari, due seminari, 32 comunità religiose maschili e 130 femminili (1949).

La diocesi fu creata da Paolo III il 13 luglio 1548 per smembramento dalla diocesi di Michoacán; il vescovo però ebbe residenza a Compostella nella provincia di Tepic; Pio IV la trasferì a G. nel 1560.

Il vescovo F. Galindo y Chávez (m. nel 1702) fondò il seminario nel 1699 e vi istituì la biblioteca; il vescovo A. Alcade, trasferito da Yucatán alla sede di G. nel 1771, vi fondò l'università e l'ospedale S. Miguel de Belén. Il papa Pio IX elevò G. ad arcidiocesi il 19 marzo 1863; sue suffraganee sono le diocesi di Aguas Calientes, Colima, Tepic e Zacatecas.

La cattedrale, dedicata a Maria S.ma Assunta in cielo, venne iniziata nel 1571, terminata nel 1618 e consacrata nel 1716; nella sacrestia si ammira un quadro della S.ma Vergine del Murillo.

Ad ovest della città e contigua al seminario si ammira la chiesa di S. Monica, dal caratteristico e sfarzoso esterno. Altre chiese notevoli sono quelle di S. Francesco, con facciata barocca e due cupola (1550); la chiesa del Carmine, il cui interno è decorato con allegorie tratte dalla S. Scrittura; inoltre le chiese di S. Filippo Neri e di S. Agostino.

La città di G. fu fondata nell'apr. 1530 da Cristobal

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de Oñate, che la chiamò Espiritu Santo, ma nel 1542 ne mutò il nome in G. perché patria del suo compagno Nuño de Guzmán.

Biol.: D. R. Lowcree, s. v. in Cath. Enc., VII, pp. 42-43; anon., v. v. in Enc. Eur.-Am., XXVI, pp. 1494-1501. Enrico Josi

GUADALUPA. - G. è la maggiore ( 1509 kmq .) delle Piccole Antille.

Con le vicine isole Maria Galante, Les Saintes, Petite Terre, Désirade, G. Bartolomeo e la parte francese di S. Martino (in complesso 1780 kmq., con 270 mila ab., per lo più mulatti e negri; i bianchi sono appena l' $8 \%$ ), forma dal 1947 un dipartimento francese. Capoluogo e Basse-Terre ( 14 mila ab.), ma il centro più importante, ed anche il migliore porto è Pointe-à-Pitre ( 45 mila ab.), ambedue nell'isola G. Le isole producono canna da zucchero (se ne estrae il rhum), banane, caffè, cacao, znanassi e vaniglia, che sono i principali articoli d'esportazione. Poco sfruttate le pur estese e ricche foreste: discreto l'allevamento (bovini). Per la cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche, v. ill. ANTILLE, I, coll. 1449-50.

Bibi.: -Innuoive de la Guadeloube et dépendances, Basse-Terre (annuale). J. Gutimann, The tiles of G., in Geogr. Review, 25 (1945), pp. 182-203.

Giuseppe Caraci
La diocesi di G. - Dell'isola di G., scoperta da C. Colombo nel 1193, gli Spagnoli si disinteressarono, mentre i Francesi ne presero possesso nel 1633 , sbarcandosi 500 coloni accompagnati da 4 padri domenicani. Nello stesso anno fu costituito un prefetto apostolico per le missioni domenicane nella G. e isole adiacenti. Nel 1646 arrivarono i Cappuccini, che posero il loro centro principale nell'isola di S. Cristoforo, e 2 anni dopo i Gesuiti, espulsi poi nel 1764. I Carmelitani giunsero nell'isola nel 1681 e vennero autorizzati ad assumere parrocchie. Nel 1789 vi erano nell'isola 32 parrocchic e 33 missionari per 101.971 ab., di cui 13.466 bianchi, 3044 di colore e 85.461 schiavi. Sotto la Rivoluzione Francese il cattolicesimo soffrì molto: vennero soppressi i prefetti apostolici e limitate le attività dei religiosi. Dopo parecchi tentativi di accordo con il governo di Parigi, nel 1821, con il gradimento dell'autorità civile, si poté finalmente nominare un prefetto apostolico. Il territorio venne eretto in diocesi suffraganea di Bordeaux il 27 sett. 1850 , passata sotto la giurisdizione della S. Congregazione di Propaganda Fide nel 1909 e affidata alla Congregazione dello Spirito Santo il 4 marzo 1912. La diocesi ha una superfice di kmq. 1780 e conta 312.000 ab., quasi tutti cattolici. I protestanti sono 1400 ed i pagani ca. 300.

Dai dati statistici del 1949 risulta che nella G. lavorano 53 padri dello Spirito Santo e 3 domenicani; 6 fratelli e 209 suore; 213 catechisti. Le parrocchie sono 38, i distretti parocchiali 3. Le scuole si suddividono in 7 elementari con 834 ragazzi; 2 medie con 719 alunni; 2 superiori con 472 alunni; 38 chiese, 11 cappelle, i ospedale e 2 farmacie, 3 asili, i rivista Clarits con 5000 copie di tiratura.

Bibi.: Archivio Prop. Fide, Relazione quinquennale 1945, pos. prot. n. 658/46; id., Status missionis 1949, pos. prot. n. 4928/49; GM, pp. 293-94; MC, pp. 128-29. Antonio Mazza

GUADIX, diOcesi di. - Città e diocesi nella Spagna, in provincia di Granata, di cui è suffraganea. Ha una superficie di $4735 \mathrm{kmq}$., con 180.000 ab., tutti cattolici; conta 74 parrocchie servite da 68 sacerdoti diocesani e 4 regolari, i seminario, i comunità religiosa maschile e 13 femminili (1949). G. è l'antica Acci nell'Andalusia, inclusa oggi tutta nella provincia civile di Granata, meno 6 parrocchie che appartengono a Almeria.

Scartata come leggendaria la sua fondazione da s. Torquato, uno dei cosiddetti "vescovi apostolici" discepoli di s. Giacomo, e non essendo provata l'esistenza del suo discepolo s. Atanasio, la prima notizia storica è la presenza del vescovo s. Felice nel famoso Concilio Iliboritano (ca. 300); conata pure che il vescovo s. Liliolo assistette al III Concilio di Toledo nel 389, dove si fece la solenne riconciliazione della nazione visigotica con la Chiesa cattolica. Nonostante l'invasione agarena del sec. viri, questa diocesi rimase fino alla conquista degli Al-
mohadi, cosi che nel Sinodo di Cordova dell'839 viene nominato il vescovo Quirino. Nel sec. xv appaiono alcuni presuli titolari, ma vinti i mori di Granata nel 1492, i sovrani chiamati "Cattolici" ristabilirono con approvazione pontificia questa sede, nominando per suo primo vescovo il francescano Garcia de Quijada, il quale riunì con G. l'antica Basti (Baza), fondata nel sec. iv. La Cattedrale, eretta prima in una moschea tolta ai maomettani, ebbe dal 1597 un edificio d'architettura cristiana, completamente terminato nel 1799. Bella cupola; la facciata è un esemplare perfettissimo dello stile di rinnovamento dell'epoca; cosi pure l'artistico coro è forse il più bel barocco di quella regione. Vi sono conservate insigni religio; pitture del Rosales, sculture di Ruiz del Peral e Alcudia e alcuni paramenti del tempo d'Isabella Cattolica del più puro stile del Rinascimento italiano. Il patrono della diocesi è s. Torquato. La Cattedrale è dedicata alla S.ma Annunziata.

Bibi.: P. Suárez, Historia del obispado de G. y Baza, Madrid 1696: T. Tarraga, Historia de G. y Baza, Guadix 1854: H. Florez, España Sagrada, VII, Madrid 1650, pp. 1-52: Anuario religioso español, Madrid 1947, pp. 381-82.
Giuseppe Pou y Marti
GUAJARAMIN. - Prelatura nullius e città nello Stato del Matto Grosso in Brasile.

Ha una superfice di 60.000 kmq., con 15.000 ab., dei quali 10.000 cattolici; conta 1 parrocchia con 2 sacerdoti diocesani e 2 regolari, i comunità religiose maschile e i femminile.

La prelatura fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Aulmarum cura del $1^{\circ}$ marzo 1929, per smembramento dalla diocesi di S. Luigi de Cáceres e dalla prelatura di Porto Velho, elevando a chiesa prelatizia la chiesa di N. S. del Perpetuo Soccorso; la prelatura è suffraganea di Cujabá.

Bial.: AAS. 22 (1930), pp. 444-46. Enrico Josi
GUALA, Luigi Maria Fortunato. - Sacerdote torinese, moralista, n. a Torino il 14 ott. 1775 (S. Agostino) dall'avv. Giovanni Giuseppe e Scolastica Gastinelli, m. ivi il 6 dic. 1848. Iniziato alle opere di apostolato dal servo di Dio Pio Brunone Lanteri di cui divenne il fedele collaboratore. Sacerdote il 16 febbr. 1799, teologo collegiato dell'Università, fu rettore della Congregazione degli artisti, eretta nella chiesa di S. Francesco (1808), e direttore di una delle "Conferenze di morale" ( 16 dic. 1814). Merito precipuo di questo umile sacerdote, di cui son rimaste poche notizie biografiche, è di aver dato un nuovo indirizzo alla formazione dei sacerdoti subalpini sia con la fondazione, nel 1817, del Convitto ecclesiastico (v.), sia con la pratica degli esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano (tenuti principalmente, anche per laici, nel santuario di S. Ignazio a Lanzo) e la diffusione delle opere ascetiche di s. Alfonso e della sua dottrina morale.

Uomo di sapere e di prudenza, fu il consigliere dei personaggi più noti del mondo religioso e politico subalpino dell'epoca, e l'amico benefico dei poveri, degli ammalati, dei carcerati e degli artigiani. I suoi più illustri discepoli furono s. Giuseppe Cafasso e s. Giovanni Bosco.

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Bibl.: G. Colombero, Vita del servo di Dio d. Giuseppe Cafasso, Torino 1895, pp. 41-66; L. Nicolis di Robilant, Vita del sen. Giuseppe Cafasso, I, Torino 1924, pp. xxxili-11.; v. anche la bibliografia della voce convitto ecclesiastico.
A. Pietro Frutaz

GUALA, Pietro Francesco. - Pittore, n. a Casale Monferrato il 21 sett. 1698, m. a Milano il 7 febbr. 1757. Pochissime notizie biografiche sono pervenute di questo pittore che i suoi contemporanei proclamavano "famoso e celebre".

Le sue opere esposte alle mostre del Settecento italiano di Firenze nel 1921 e particolarmente dell'arte barocca piemontese di Torino nel 1935 e 1938 hanno posto giustamente l'accento della sua personalità, mentre recenti studi ne hanno fatto conoscere la vasta produzione disseminata in chiese, palazzi e musei principalmente del Piemonte. La sua pittura è vibrante di luce, viva di tocco, ricca di colori. Oltre che pittore di soggetti sacri e mitologici il G. fu abile decoratore e vivace ritrattista. Niente di più spiritoso e vivo infatti dei ritratti dei
Canonici di Lu e del conte Filippo Sanazzaro. Secondo affermazioni dei primi biografi il G. nell'età avanzata entrò nell'Ordine dei Minimi e morì a Milano, lasciando incompleto l'affresco grandioso dell'Assunta nella vùlta della sacrestia del bel tempio di S. Francesco di Paola di quella città.

Bibl.: B. C. K., s. v. in Thieme-Becker, XV, pp. 162-63; N. Gabrielli, L'arte a Casale Monferrato dal sec. XI al XVIII, Torino 1935, pp. 85-88, 93-103; R. Carità, P. F. G., ivi 1949. Gennaro Moretto

GUALANDI, Giuseppe e Cesare: v. piccola MISSIONE AI SORDOMUTI.

GUALAQUIZA, vicariato apostólico di: v. MENDEZ Y GUALAQUIZA, vicariato aPOSTOLICO di.

GUALDO TADINO: v. tadino.
GUALTERIO, Filippo Antonio. - Statista e storico, n. in Orvieto il 6 luglio 1819, m. a Roma il 10 febbr. 1874.

Noto per dotte pubblicazioni storiche ed archeologiche, fu intendente generale dell'esercito pontificio nel Veneto durante la campagna del 1848 ; e l'anno successivo, rifiutata la sua adesione alla Repubblica romana, si trasferì prima a Firenze e quindi a Torino, dove compose il libro su Gli ultimi rivolgimenti italiani (Firenze 1851), che gli diede vasta rinomanza. Assolse importanti missioni per conto del Cavour, ebbe gran parte nella rivoluzione toscana del 1859 e nell'inourrezione perugina dello stesso anno, preparò l'annessione dell'Umbria al Regno di Sardegna. Deputato di Cortona e prefetto in diverse importanti sedi, fu ministro dell'Interno nel gabinetto Menabrea nell'autunno del 1867, non senza avere assunto forti responsabilità riguardo al moto contro lo Stato pontificio, che si concluse con Mentana.

Vittorio Emanuele II lo volle ministro della Real Casa, e nell'esercizio di tale carica suggerì al sovrano le nozze del principe ereditario con la cugina Margherita. Aperto avversario del Rattazzi, e inviso al Lanza, all'avvento del ministero Lanza-Sella si ritrasse a vita privata, adoperandosi per una pacifica soluzione della "questione romana». Sconfessato, perdette la ragione e morì appena cinquantaquattrenne.

Bibl.: P. Catizzani, Cenni biografici di F. A. G., Orvieto 1910.

Renzo U. Montini
GUALTIERO di Bruges. - Francescano, n. nel 1225, m. nel 1307. Fu provinciale di Francia e vescovo di Poitiers (1279-1306).

Insegnò a Parigi intorno al 1267-69; è autore di un Commento alle Sentenze (ca. 1261-65) ed. di estratti, di E. Longpré, in Arch. d'hist. dactr. et littér. du moyen âge, 8 (1933]), e di Quaestiones disputatae (E. Longpré, Lovanio 1928).

E fedele discepolo di s. Bonaventura che segue nelle dottrine dell'illuminazione, dell' inna-tezza-della conoscenza di Dio, della composizione ilemorifica dello sostanze spirituali.

Bibl.: E. Longpré, Gaudière de B. G. F. M. et l'augustinizese Istoricafia au XIIIe siècle, in Miscellanea Ehrle, I, Roma 1924, pp. 190-218; id., Le Commentairesurles Sentences du b. Gauthier de B., in Etudes d'hist. litt. et dactr. du XIIIe siècle, 2 (1932), pp. 5-24.

Sofia Vanni Rovichi
GUALTIERO di Burles: v. burLEICH WALTER.

GUALTIERO di Chatton. - Teologo francescano inglese, n. a Chatton (Norwich) nella seconda metà del sec. xili, m. ad Avignone probabilmente nel 1343 .

Dalla scuola francescana di Oxford, di cui fu il $53^{\circ}$ reggente, passò nel 1333 ad Avignone, dove godette per la sua dottrina il favore di Giovanni XXII, Benedetto XII e Clemente VI, che lo nominò penitenziere papale e gli affidò il vescovato di St-Axaph; del quale però G. non prese possesso, perché il vescovo, che la reggeva, non era morto, come ne era corsa la voce. Cooperò anche alla bolla Redemptor noster del 28 nov. 1336, con cui si promulgarono le nuove Costituzioni francescane.

Rimangono di lui due opere: un Commentarius Sententiarum, più esteso nella prima parte, più riassuntivo nelle altre tre, per cui queste si ritengono piuttosto un reportatio di qualche sinuno, e De paupertate evangelica.

E difficile dire con certezza a quale scuola filosofica e teologica appartenga; e vari sono i giudizi degli studiosi; certo però G. si rivela un forte e sottile critico di Occam e della sua scuola.

Bibl.: E. Longpré, G. di C. Un maestro francescano di Oxford, in Studi fraucessani, 9 (1923), pp. 101-14; C. Michabài, Die vielfachen Redaktionen einiger Kommentare zu Petrus Laubardus, in Miscellanea Ehrle, I (Studi e testi, 37), Roma 1924, pp. 219-64; D. L. Douie, Three treatises on evangelical poverty, in Arch. Franc. hist., 24 (1931), p. 345; 25 (1932), pp. 36-58, 210-40; L. Bandry, Gauthier de Chatton et son commentaire des Sentences, in Arch. d'hist. doctrin. et littér. du moyen âge, 18 (1943-45), pp. 337-69.

Celestino Testore
GUALTIERO di Mortagne. - Filosofo e teologo medievale, maestro di retorica e di filosofia a S. Genoveffa di Parigi dal 1126 al ' 44 , m. vescovo di Laon nel 1174.

Era allora dibattuto il problema degli universali e Giovanni di Salisbury presenta G. come autore della teoria degli status, una delle teorie realistiche, che uniscono però l'universale al singolare. "I seguaci di G. di M. - dice Giovanni di Salisbury - distinguono diversi status e dicono, p. es., che Platone, in quanto Platone, è individuo; in quanto uomo, è specie; in quanto animale, genere... " (Metalogicon, II, cap. 17). G. è autore anche

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di uno scritto De Sancta Trinitate e del $7^{\circ}$ trattato (De coningio) della Summa sententiarum di Ugo di S. Vittore.

BibL.: H. Willner, Des Adelard von Bath Trahtat De eodem et diverso (Beiträge zur Gesch. der Philos. des M. A., 1), Münster 1903; Uberweg, II, p. 211. Sofia Vanni Bovighi

GUALTIERO (WALTER) di REINAU: v. WALTER di REINAU.

GUALTIERO di San Vittore. - Priore dei Canonici regolari di S. Agostino nell'abbazia di S. Vittore presso Parigi, n. all'inizio nel sec. xir, m. dopo il 1180 .

Successe nel priorato a Riccardo di S. Vittore (m. nel 1173), senza ereditarne lo spirito e la moderazione. Irriducibile avversario dell'uso della dialettica in teologia, subito dopo il Concilio Lateranense del 1179 scrisse il dialogo Contro quatuor Labyrinthos Frumine in 4 II., in cui fa un'aspra requietoria contro Abdardo, Gilberto Porretano, Pietro Lombardo e Pietro di Poitiers, ai quali attribuisce errori sulle principali verità della fede, qualificando le loro speculazioni di "purtidae ranarum gar-
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Guam - Chiesa cattolica.
chiatates v. Anche s. Agostino e s. Giovanni Damasceno vi sono trattati da eretici. L'opera, tanto superficiale e inesatta nella documentazione quanto ingiusta nei giudizi, è rimasto inedita, eccetto il l. II, stampato da B. Geyer, Die Sententine divinitatis (Beiträge zur Gesch. der Philosophie und Theologie des Mittelalters, 7), Münster in V. 1909, pp. 173-99. Molti frammenti furono editi da C. Du Boulay, Historia Universitatis Parisiensis, II, Parigi 1665, pp. 629-70, 402, 506 e riprodotti in PL 119, 1127-72.

BibL.: I. Kuhn, Einleitung in die katholische Dogmatik, Tubinga 1820, p. 448; Hurter, II, col. 95; P. Godet, Gauthier de Saint-Victor, in DThC, VI, i, coll. 1171-72; F. N. Studeny, Walter of St-Victor and the Apologia de Verbe Intarnato, in Gregorianum, 18 (1937), pp. 279-85; I. De Ghellinck, L'estor de la littérature latine au XIIe siècle, I, Bruxelles - Parigi 1946, pp. 74-75; id., Le mouvement théologique du XIIe siècle, 25 ed., Bru-ges-Parigi 1948, pp. 260-63; 404-405. Antonio Piolanti

GUALTIERO di SPIRA: v. WALTER di SPIRA.
GUAM. - La più meridionale e la più grande ( 234 kmq .) delle Isole Marianne, ceduta nel 1898 dalla Spagna agli Stati Uniti, i quali nel 1922 si impegnarono a non fortificarla, data la minaccia che avrebbe potuto rappresentare per il Giappone ( 2400 km . in linea d'aria).

La popolazione dell'isola ( 60 mila ab. nel 1947, dei quali 24 mila indigeni chamorros) si dedica alle colture tropicali (banane, agrumi, canna da zucchero) ed a quella del mais, che si venno sempre più estendendo; discreta importanza ha anche l'allevamento. Il capoluogo Agaña ( 10 mila ab.) ha molto sofferto per le vicende della recente guerra (l'isola fu occupata dai Giapponesi nel dic. 1941 e ripresa dagli Statunitensi nell'ag. 1944). V'è una grande base navale nel porto di Apra, cui sovrintende il governatore, ch'è in pari tempo comandante navale del settore occidentale del Pacifico. G. è unita da collegamenti aerei diretti con gli Stati Uniti ( 42 ore), le Filippine ed il Giappone. Per la cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche v. ocRania.

BibL.: Report of the naval governor of G., Washington (annue); L. Thompson, G. and its people, Nuova York 1941. Giuseppe Caraci

Vicariato apostolico di G. - Comprende tutte le isole Marianne o dei Ladroni. Il primo missionario
le approdò in questo arcipelago fu il gesuita Diego Sanvitores, ucciso dai selvaggi nel 1672.

L'opera di evangelizzazione dei missionari gesuiti si protrasse non senza difficoltà fino al 1767, epoca in cui subentrarono i Recolletti di S. Agostino. Questi vi rimasero fino al $1^{\circ}$ ott. 1906, data di erezione della prefettura apostolica delle Isole Marianne, affidata ai Cappuccini della provincia renowestfalica. Il $1^{\circ}$ marzo 1911, con l'unione delle Isole Marianne e delle Caroline, fu costituito il vicariato delle Isole Marianne e Caroline, divenuto successivamente vicariato delle Isole Marianne, Caroline e Marshall. Contemporaneamente l'isola di G. veniva distaccata dal. le Marianne ed eretta in vicariato distinto. Nel 1915 la missione fu affidata ai Cappuccini della provincia di NavarraCantabria - Aragona, coadiuvati più tardi da una diecina di cappuccini americani della provincia di St. Joseph. Nel 1942 tutti i missionari, americani e spagnoli, furono deportati in Giappone. Rimasero a G., durante il periodo della guerra, solo due sacerdoti indigeni. Finalmente, il 4 luglio 1946, l'arcipelago delle Marianne fu distaccato dal vicariato delle Isole Marianne, Caroline e Marshall ed incorporato in quelle di G. Il numero dei cattolici è di 52.597 ; i sacerdote indigeno; 18 sacerdoti stranieri; 8 suore straniere; 233 maestri; 23 scuole professionali, con 1772 alunni e 1204 alunne. Si stampa un periodico dal titolo Holy Cross, con una tiratura di 500 copie. La residenza dell'Ordinario è nella città di Agaña, capitale di G.

BibL.: AAS, 3 (1911), p. 127; 39 (1947), pp. 164-65; MC. 1930, pp. 465-66. Edoardo Procruso

GUAMA. - Prelatura nullius nello Stato di Parà nel Brasile.

Ha una superfice di 63.000 kmq . con 150.000 ab., dei quali 127.000 cattolici; conta 7 parrocchie, 4 comunità religiose maschili e 2 femminili (1949).

La prelatura venne creata il 14 apr. 1928 con il nome di Gurupy e con residenza nella città di Ourem; con decreto della S. Congregazione concistoriale del 7 febbr. 1934 vennero aggiunte alla prelatura altre 3 parrocchie per smembramento dell'ereidiocesi di Belem de Parà, trasferita la sede della prelatura nella città di Bragança, elevando a dignità prelatizia la chiesa di Maria S.ma del Rosario; alla prelatura stessa venne dato il nome di G.

BibL.: AAS, 26 (1934), pp. 390-91. Enrico Josi
GUANELLA, LUIGI. - Sacerdote e fondatore dei Servi della Carità e delle Figlie di S. Maria della Provvidenza, n. a Fraciscio di Campodolcino (Sondrio) il 19 dic. 1842 e m. a Como il 24 ott. 1915. Fu ordinato sacerdote il 26 maggio 1866 a Como da mons. B. Frascolla, ma dovette attendere per un ventennio l'ora della Provvidenza per l'opera sua, perseguitato nel frattempo dal governo massonico a Savogno e più tardi a Traona; incompreso dai suoi superiori che lo confinarono sul picco alpestre di Olmo.

Anico di d. D. Albertario (v.), ne condivise gli ideali di apostolato e le sorti della persecuzione. Spirito aperto e preveggente, fu pioniere delle più moderne forme di apostolato. Aprì scuole diurne e serali per l'istruzione civile e religiosa del popolo e istituti per l'educazione della gioventù, che raccoglieva anche in oratori, guidando alcune anime fino alla perfezione. Figlio del popolo, al

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(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
Guanella, Luigi - Ritratto.
cui bene consacrò tutta la sua opera, ne patrocinò la causa, seguendo con passione lo sviluppo della questione sociale e operaia, quale veniva delineata dalle direttive dei pontefici e nelle opere del suo amico, prof. G. Toniolo (v.) e di quell'altro insigne sociologo, di cui vegliò le ultime ore, mons. G. Sichirollo (cf. F. Giavarini, Mons. G. Sicihrallo, Rovigo 1936). Sotto lo sguardo della Madonna del Lavoro egli stesso bonificò la plaga malarica del Pian di Spagna (Sondrio), trasformandola in attivo centro di vita attorno alla chiesa e a un ricovero di minorati fisici e psichici che egli ivi fece sorgere. Continuando la sua opera, che aveva affidata alla Madonna della Divina Provvidenza, offri alloggio agli sventurati del terremoto di Messina (1908), che numerosi fece affluire nelle sue case l'amico amatissimo P. G. Beccaro, e a quelli del terremoto della Marsica (1915), che egli stesso settantatreenne raccolse, avviandoli verso le sue case di Roma. Conscio della potenza formativa della stampa, se ne fece apostolo, diffondendola gratuitamente e scrivendo anch'egli una cinquantina di opuscoli su argomenti agiografici, storici, apologetici, pedagogici e di devozione. Pensieroso dello sviluppo del movimento migratorio, inviò dapprima nell'America del nord un sacerdote che assistesse gli Italiani colà emigrati e in seguito, dopo un suo viaggio in America, mandò le schiere dei suoi sacerdoti e delle sue suore. Compensò in parte la mancata realizzazione dell'apostolato missionario con l'opera svolta nella Svizzera protestante, affinché fossero risperte alla penetrazione del cattolicesimo valli, che dalla "riforma" ne erano state escluse. Lo zelo di estendere a tutte le anime la salvezza apportata dalla Redenzione gli suggerì l'idea grandiosa di riunire il mondo intero in una immensa crociata di preghiera per la salvezza dei moribondi, per i quali nelle diverse parti del globo diecine di migliaia di sacerdoti (Arciconfraternita del Transito di S. Giuseppe, con 9 milioni di iscritti : v. AGONizzanti) offrono ininterrottamente a Dio il sacrificio di propiziasione. Fu, per la vita feconda di opere e di fede, venerato dal card. Ferrari (v.) e tenuto carissimo dal papa Pio X (v.), che lo onorava di particolare confidenza.

Non minore affetto e stima ebbe per lui s. Giovanni Bosco che gli fu accanto nel triennio ( 1875 -

1878), e, quasi unico, lo benedisse e lo incoraggiò all'inizio della sua opera. Questa fu avviata a Pianello Lario (Como) con la piccola comunità religiosa di d. C. Coppini (1827-81), volontario del 1848 e segretario di G. Mazzini a Lugano. Nel 1886 fu trasferita a Como quella piccola comunità, seme delle due Congregazioni religiose che, quindi, ne nacquero : quelln delle Figlie di S. Maria della Provvidenza, approvata definitivamente nel 1917, con lo sviluppo di una cinquantina di case in Europa e in America, e quella dei Servi della Carità, approvata nel 1928, che conta attualmente una quarantina di case per ricovero di vecchi, minorati fisici e psichici e per l'educazione della gioventù.

Del G. è introdotta la causa di beatificazione.
Bibl.: F. Foffano, D. L. G., Roma 1919; L. Mazzucchi, La vita, le opere e lo spirito di d. L. G., Como 1920; F. F. Meda, Storie brevi, Milano 1920, pp. 119-35; G. Bologna, D. L. G., Roma 1923: anon., Un servo della Carità, d. L. G., Torino 1930: P. Alfieri Tognini, D. L. G., 2ed., Lacco 1935; G. Prosconi, D. L. G., Roma 1940; A. Tamborini, D. L. G., Como 1943.

Leonardo Mazzucchi
GUANTI. - L'introduzione dei g. (chiroteca) nella liturgia si deve al desiderio di rendere l'abbigliamento episcopale sempre più distinto e solenne. Amalario, all'inizio del sec. IX, nulla ci dice sull'uso dei g. da pa