D. L. G., Roma 1940; A. Tamborini, D. L. G., Como 1943.
Leonardo Mazzucchi
GUANTI. - L'introduzione dei g. (chiroteca) nella liturgia si deve al desiderio di rendere l'abbigliamento episcopale sempre più distinto e solenne. Amalario, all'inizio del sec. IX, nulla ci dice sull'uso dei g. da parte dei vescovi, tuttavia un inventario dell'abbazia di St-Riquier dell'831 ne attesta l'uso: "Wanti castanci auro parati». Il Magani (L'antica liturgia romana, III, Milano i899, p. 170) cita altri documenti del sec. x ed una precisa attestazione liturgica nel Sacramentario di Ratolfo di Corbie (m. nel 986) : "Tunc ministrentur ei ( $=$ al vescovo che sta parandosi per la Messa) manicae... postea detur

Guarri - Mano di s. Plechtomo rivestita di g. Particolare del busto reliquilario in argento (1480) - Oldenzaal (Olands), chiesa di S. Plechtomo.
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(da I. Brson. Jis tirurgione fisauduna, Friburgs in Br. DIC. p. E3) Guanti - G. pontificale (sec. xiliI). Friburgo in Brisgovia, Cattedrale.
ei anulus in dextra manu, desuper manica $\%$. L'uso pertanto appare introdotto in Francia e passa ben presto a Roma: nel 1070 Alessandro II ne concedeva il privilegio all'abate di S. Pietro in Ciel d'oro di Pavia. Ai termini wantus e manica, presto si sostituì quello bizantino di chiroteco, oggi usato.
Nella consacrazione del vescovo vengono consegnati al termine della Messa, e sono usati soltanto dai vescovi ed altri prelati aventi il privilegio, nella Messa pontificale dall'inizio al Lavabo (nel rito ambrosiano sino all'Offertorio) e quando, alla fine, dànno la benedizione papale (S. Congregazione dei Riti, 3605, 9). In origine erano bianchi, generalmente di seta: dal sec. xill vennero confezionati anche negli altri colori liturgici, eccettuato il nero, essendo proibiti nella Messa per i defunti e nel Venerdì Santo. Nella parte superiore hanno ricami con simboli di Gesù Cristo. L'orazione con la quale vengono consegnati al non-eletto indica che non hanno lo scopo di riparare dal freddo, bensi quello di conservare pulite le mani.
Bbbl.: X. Barbier de Montault, Les gants pontiflemes, Tours 1877; G. Brson. I paramenti sacri, Torino 1914, pp. 137-41; P. Batiffol. Rites et insigues pontificaux, in Revue des jeunes, 19 (1925), p. 133 sig.
GUARDA, diocesi di. - Nel Portogallo, suffraganea di Lisbona. Il primo riferimento storico si trova negli atti del Concilio di Lugo (569) e il primo vescovo storicamente noto è Odorio, presente al Concilio di Braga (572).
E assai oscura la storia della diocesi durante l'invasione araba e fino al trasferimento della sede di Idanha (Egitania) a G., autorizzata da Innocenzo III. Pare che i primi vescovi dopo la restaurazione, prima ancora della traslazione, abbiano vissuto nella cittadina di Penamacor.
La ragione del cambiamento della sede è dovuta al fatto che Idanha rimase inabitata a quel tempo ed il re fondatore di G., Sancho I, volle assicurare alla nuova città un'importanza simile al suo valore strategico.
Il Duomo, che è il più pregevole monumento artistico della città, è stato costruito dal 1390 al 1540.
Attualmente ha una superfice di $664 \mathrm{kmq} . ; 424.512$ ab., quasi tutti cattolici, distribuiti in 356 parrocchie, 312 sacerdoti diocesani e 6 regolari; due seminari, 2 comunità religiose maschili e 24 femminili (1949).
Bbbl.: Eubel, III, p. 190; Silva Leal. Memorias para a historia eclesiástica do Bispoolo do G. e Catologo das Bispos de Idanha e G., in Coll. de Acad. Real de Hist., Madrid 1722; J. Gama e Castro. Diocese e distrito da D., Guarda 1903; F. De Almeida. Historia da Igreja em Portugal, Lisbona 1913; C. Oliveira. Apanamentos para a manografia da G., 1940; E. Pereira. A catedral do G. e o seu retábulo, 1940; Bipstre, O culto de N. S. na diacese da G., Guarda 1948; Gama Barros. Historia da Administracão pública em Portugal, Lisbona, $2^{\text {a }}$ ed., in corso.
J. Silva Saraiva
## GUARDAROBA DI SUA SANTITA : v. FAMIGLIA PONTIFICIA.
GUARDI, Francesco de'. - Pittore, n. il 5 ott. 1712 a Venezia, m. ivi il I genn. 1793. Fu scolaro
del fratello maggiore Giovanni Antonio (1698-1760), ma si formò particolarmente sugli esempi di Sebastiano e Marco Ricci e, in minor misura, di G. B. Tiepolo, suo cognato.
Famoso soprattutto come vedutista, ove eccelle per la libertà del tocco veloce, l'intuitiva sintesi prospettica del paesaggio e la sensibilità di colorista, il G. dipinse ancora quadri di soggetto religioso notevolissimi. In questi ultimi, dalla forma nervosa, risultante da una pennellata impetuosa, frammentata e descrittiva, il G. interpreta in modo originale il Magnasco e Sebastiano Ricci. Tra i dipinti di soggetto religioso: due Crocifissioni nella raccolta Brass a Venezia; la Madonna col Bambino e santi, pala di altare nella parrocchiale di Vigo D'Anaunia, e, capolavoro, le tele con Storie di Tobioio nella parrocchiale dell'arcangelo Raffaele, in Venezia.
Bbbl.: G. A. Simonson. Fr. G., Londra 1904; P. Panizza. Fr. G., Trento 1912; G. Damerini, L'arte di Fr. G., Venezia 1912; G. Finocu, Fr. G., Firenze 1923; id., Fr. G. as a figure painter, in The Burlingtow magazine, 46 (1925), p. 224; A. Morassi, Fr. G. as a figure painter, ibid., 53 (1929) p. 293; M. Tinti, Fr. G., Parigi 1930; R. Palluschini, I disegni del G. al Museo Correr di Venesia, Venezia 1943; M. Goering. Fr. G., Vienna 1944.
## Luigi Grassi
## GUARDIA D'ONORE DEL SACRO CUORE.
- Associazione di fedeli che si propongono di rendere un particolare culto di gloria, amore e riparazione al S. Cuore di Gesù, con l'«ora di guardia», scelta a piacere da ciascuno, in cui offrono a questo scopo le ordinarie occupazioni, gluculatorie e preghiere, tenendosi, o realmente o almeno in ispirito, uniti a Gesù nel S. Tabernacolo.
Tale pia pratica, che risponde al desiderio manifestato dal S. Cuore a s. Margherita Maria, perpetua d'ora in ora in tutto il mondo, giorno e notte, gli omaggi e la riparazione offerti al Redentore sul Calvario da Maria s.ma. da s. Giovanni e da s. Maria Maddalena, i quali diventano i modelli spirituali per la pia devozione. Alla loro scuola gli associati si distinguono in tre gradi : le anime consolarrici, le anime riparatrice e le anime vittime. Le prime imitano Maria Maddalena; s. Giovanni le seconde, Maria s.ma le terze.
La G. d'o. del S. C. ebbe inizio nel monastero delle Suore Visitandine di Bourg-en-Bresse per opera di suor Maria del S. Cuore, nata Costance Bernaud, il 13 marzo 1863, coadiuvata dalla prima zelatrice dell'opera, la serva di Dio Maria Deluil-Martiny, poi fondatrice delle Figlie del Cuore di Gesù, uccisa il 27 febbr. 1884 a Marsiglia, da un anarchico. Approvata ed eretta in confraternita dal vescovo diocesano, l'associazione fu da Pio IX arricchita d'indulgenze e privilegi. Leone XIII la elevò alla dignità di arciconfraternita ( 26 nov. 1878). In Italia il primo centro fu stabilito dal p. Giovanni Bacchichetti dei Ministeri degli infermi, nella chiesa dei SS. Vincenzo ed Anastasio a Roma (1871). Dal 1879 la G. d'o. del S. C. in Italia viene retta dall'Ordine di S. Camillo. Pio X, come già i papi precedenti, volle nominarsi prima guardie d'onore e si dichiarò «proteitore perpetuo» dell'arciconfraternita romana. L'Associazione, che sotto il pontificato di Leone XIII si era estesa a 18 nazioni, continuò a diffondersi in tutto il mondo, specialmente nel primo decennio del sec. xx.
Bbbl.: G. Delrio, La G. d'o. del S. C. di Gesù e l'encirl. - Annum Sacrum e di Leone XIII, Sassari 1902; anon., Maunaletto delle G. d'o. del S. C. di Gesù, Roma 1939. Arnaldo M. Lanz
## GUARDIANE ADORATRICI DELL'EUCARISTIA, dette Soeurs de Saint-Aignan. - Istituto
religioso femminile, fondato nel 1853 da mons. Dupontoup, vescovo di Orléans. Il 15 nov. 1892 ebbe il decreto di lode e il 15 marzo 1897 quello di approvazione.
Le costituzioni, approvate in via di esperimento nel 1901 e definitivamente il 28 ag. 1908, furono conformate al Codice ed approvate nel 1924.
Scopo speciale dell'Istituto è l'adorazione della S.ma Eucaristia; ma le suore si occupano anche dell'educazione
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(per cortesia del dett. G. Imbrighi)
Guardia nobile pontificia - G. n. all'uscita della basilica di S. Pietro - Roma.
della gioventù, della cura e assistenza agli ammalati poveri, agli indigenti e ai diseredati.
Nel 1947 le suore erano 140 distribuite in 8 case.
Bibl.: Archivio S. Congregazione dei Religiosi, D. 3. Agostino Pugliese
GUARDIA NOBILE PONTIFICIA. - E il primo, in ordine di dignità, dei corpi armati pontifici. Le G. n. p. furono istituite da Pio VII con motu proprio dell'11 maggio 1801, con la denominazione di G. n. del corpo (Cohors practoria e viris nobilibus Pontifici protegendo), chiamandovi a costituirla "cavalleggeri", "lance spezzate" (antiche milizie dello Stato Pontificio, disperse dall'occupazione francese) e cavalieri della primaria nobiltà. La G. n. del corpo iniziò il suo servizio nel giorno del Corpus Domini del 1801.
Attualmente è ordinata secondo il "regolamento" di Benedetto XV del 20 apr. 1918.
La G. n., in origine di due compagnie, attualmente consta di una sola. Il suo organico comprende: un capitano comandante con il grado di tenente generale (che è sempre un principe romano ed è insignito dell'Ordine supremo di Cristo) ; un tenente; un brigadiere generale, diciannove esenti o colonnelli, un aiutante, otto cadetti con grado di tenenti colonnelli, tra cui si scelgono l'archivista ed il tesoriere, e ca. 50 uomini divisi in capitani, tenenti e sottotenenti. Vi sono poi esenti e guardie onorarie.
Ufficio giornaliero della G. n. è di rimanere con un distaccamento di 6 guardie e di una tromba d'ordinanza, comandato da un cadetto agli ordini di un esente, in permanenza nelle anticamere pontifice, durante le udienze, per rendere gli onori e scortare
Sua Santità quando esce dai suoi privati appartamenti. Quando Sua Santità prende la sedia gestatoria ed incede in forma solenne la scorta è fatta dagli ufficiali e dagli esenti.
L'esente della G. n. di servizio è responsabile della custodia della Sacra Persona del papa e, in segno di speciale ed alta giurisdizione, tiene il bastone del comando. Egli ha il rango, insieme al comandante ed ai tenenti, di cameriere segreto di spada e cappa partecipante e fa quindi parte della famiglia pontificia (v.), resta presso la S. Persona del Pontefice durante le udienze ed in antico cavalcava alla destra della sua carrozza. Da lui dipendono anche i distaccamenti di servizio giornaliero degli altri corpi armati del Palazzo apostolico.
Dal momento in cui il sommo pontefice, caduto malato, riceve il S. Viatico, una sentinella del corpo monta la guardia alla porta della camera da letto di Sua Santità e non viene rimossa che quando ogni pericolo viene a cessare. In caso di morte del sommo pontefice, un distaccamento del corpo veglia giorno e notte, senza interruzione, nella stanza ove giace il sacro Cadavere e non lo abbandona se non quando sia stato deposto nel sepolcro. Solo in tale caso la G. n. porta il lutto, che consiste nel ricoprire con un velo nero la bandoliera, la dragona, lo stendardo e le due trombe.
Le G. n. dipendono dal segretario di Stato per l'organizzazione, dall'amministrazione dei beni della S. Sede per l'amministrazione, dal maggiordomo e dal maestro di camera per il servizio straordinario ed ordinario giornaliero.
La nomina delle nuove G. n. è sottoposta alla deliberazione del consiglio d'ammissione, che presenta il suo decreto al segretario di Stato, affine di ottenere dal sommo pontefice l'approvazione e la nomina dei concorrenti idonei. Le G. n. devono avere una nobiltà di almeno 100 anni e vengono scelte tra la nobiltà dell'antico Stato pontificio. Il capitano comandante, in casi speciali, può sottoporre all'approvazione sovrana la facoltà di far concorrere per la nomina a G. n. anche individui nativi di altre province italiane e che abbiano la nobiltà.
Una G. n. comune effettiva è scelta da Sua Santità a portare, quale corriere di gabinetto, la partecipazione della nomina al neo-cardinale, residente all'estero. Sempre come corriere di gabinetto è anche destinata per le spedizioni straordinarie, che possano occorrere presso sovrani.
Pio VII il 31 maggio 1820 benedisse nella Cappella Paolina del Palazzo Quirinale lo stendardo della G. n., stendardo che anche attualmente è di seta bianca e reca al centro, ricamato in oro, lo stemma del pontefice regnante.
Il vessillifero di S. Romana Chiesa, carica ereditaria nella famiglia dei marchesi Patrizi Naro Montoro, aveva il grado e la divisa di capitano dei cavalleggeri e nelle solenni cavalcate papali incedeva sempre tra i due capitani della detta guardia. Attualmente esso possiede il grado e la divisa di capitano della G. n. e fa parte della famiglia pontificia insieme al comando della G. n. Il vessillo di S. Romana Chiesa è custodito nel quartiere delle G. n. nel Palazzo Vaticano.
Bibl.: G. Moroni, s. v. in Dizionario di erudizione storicoecclesiastica, XXXIII, pp. 115-37; Prima centenario della G. n. del corpo di Sua Santità. Memorie e documenti, Roma 1901; La G. n. del corpo di Sua Santità nella sua storia e nella sua missione, ivi 1922; P. Dalla Torre, I Corpi armati pontifici, in Vaticano, Firenze 1946, p. 293 sgg. Guglielmo Felici
GUARDIA PALATINA D'ONORE. - E uno dei corpi delle forze armate pontifice, espressione del tributo di fedeltà del popolo romano al sommo pontefice. L'istituzione della G. p. d'o. fu fatta da Pio IX con dispaccio del segretario di Stato, card. Antonelli, del 14 dic. 1850 , entrato in vigore il 1 genn. 1851. Con tale dispaccio veniva ufficialmente emanato il primo regolamento costitutivo della G. p. d'o., risultante dalla fusione della Milizia urbana del popolo romano e della Guardia civica scelta, che venivano soppresse. La G. p. d'o. fu riformata dallo stesso Pio IX con altro dispaccio del 7 sett. 1859 e con re-
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golamento disciplinare del 28 dic. 1859, emanato dalla Segreteria di Stato. Un altro dispaccio della segreteria di Stato rimetteva in data 17 ott. 1829 al comandante della G. p. d'o. la riforma organica e le modificazioni dei vigenti regolamenti, che, approvati da Leone XIII, dovevano entrare in vigore il i genn. 1893. Il regolamento vigente, entrato in vigore il i genn. 1935, fu approvato da Pio XI il 31 dic. 1934 e rimesso al corpo con dispaccio del card. Pacelli, segretario di Stato.
La G. p. d'o. è composta di ufficiali, di nomina sovrana (si arriva al grado di ufficiale attraversando tutti i gradi inferiori) distinti in tre categorie: in servizio attivo, al seguito (che compiono solo servizio soltuario assegnato dal Comando), ed in ritiro; s' è poi la truppa che a sua volta comprende : un aiutante sottufficiale (che ha l'incarico di porta-
bandiera), sottufficiali (marescialli e sergenti), caporali, guardie effettive (di compagnia e di deposito) e guardie allievi. La G. p. d'o., divisa ora in due batraglioni (sebbene il regolamento ne preveda ancora uno solo), ha complessivamente una forza di ca. 500 uomini,

(per cortesia del dott. G. Imbrighi)
GUARDIA PALATINA D'ONORE - G. p. davanti alla facciata della basilica di S. Pietro - Roma.
compreso il colonnello comandante e gli ufficiali, tra cui il cappellano con il grado di maggiore o tenente colonnello ed il vice-cappellano con il grado di capitano. Tutti i componenti il corpo devono essere nati o residenti in Roma. Lo stato maggiore della G. p. d'o. fa parte della famiglia pontificia (v.).
La nomina del comandante (che può essere scelto anche fuori del corpo) e l'avanzamento degli ufficiali sono fatti con il consenso sovrano. Le nomine delle guardie sono fatte dal cardinale segretario di Stato e dopo che esse abbiano prestato il prescritto giuramento.
La G. p. d'o. dipende direttamente dal cardinale segretario di Stato, è destinata al servizio del sommo pontefice e prende posto nell'anticamera, dopo la guardia nobile, con un picchetto di 6 guardie al comando di un sergente o di un caporale. L'ufficiale di servizio occupa invece un'altra sala, insieme all'ufficiale della Guardia svizzera. La G. p. d'o. presta servizio nei pontificali e nella cappella pontificia con un distaccamento proporzionato al posto che deve occupare. Per tali servizi è a disposizione del maestro di camera.
Durante il periodo di sede vacante è a disposizione del cardinale camerlengo e del maresciallo del Conclave (art. 2 del regolamento vigente).
La G. p. d'o. ha la sua bandiera bianca e gialla frangiata ed ornata in oro, che è l'unica superstite delle bandiere reggimentali, date da Pio IX nel 1859 all'esercito pontificio; al centro vi si pone lo stemma del pontefice regnante. E il solo corpo armato pontificio che abbia una banda musicale.
Bibl.: G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, XIX, p. 25; XLI, p. 142; L, pp. 202-23, 242, 248280; LIII, p. 230; LV, p. 260; LVIII, p. 6; LIX, pp. 11, 76; LXVII, p. 163; LXXXII, pp. 42, 46, 74-75, 143; LXXXIV, p. 28; M. Usai, La G. p. d'o. di San Santitá, Roma 1942; Pe-
deltà palatina (numero unico a cura del Comando della G. p. d'o.), Roma [1945]; P. Dalla Torre, I corpi armati pontifici, in Vaticano, Firenze 1946, p. 245 sgg.; N. Del Re, Cento anni di fedeltà, Roma 1950.
Guglielmo Pelici
GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA. - E un corpo di soldati svizzeri, in servizio nella Città del Vaticano (Cohors pedestris Helvetiorum a sacra custodia Pontificis).
Fin dal sec. xiv alcuni soldati svizzeri si trovavano al servizio della S. Sede nello Stato pontificio, come negli altri Stati. Nel sec. xv si fa menzione di loro nei vari possessi dei sommi pontefici.
Stato IV (14711484) tentò, come sembra, varie volte di accordarsi con gli Stati federali od i vari Stati svizzeri per effettuarvi dei regolari reclutamenti.
Giulio II ebbe poi l'idea di formare un corpo stabile e disciplinato di soldati svizzeri alla dipendenza diretta della S. Sede per l'immediata custodia della Sacra Persona del S. Pontefice e dei Sacri Palazzi Apostolici. Infatti, il 21 giugno 1501 , comunicò agli Stati "confederatis Superioris Alemanniae" di aver dato l'incarico a Pietro Von Hertenstein, "cubandario nostro", di condurre a Roma 200 sol-
dati svizzeri per la custodia del Palazzo Apostolico, munendo lui ed il capitano Gaspare de Silinon di un lasciapassare per il viaggio. Il 21 genn. 1506 giunsero a Roma 150 soldati svizzeri che, guidati dai due suddetti, per Porta del Popolo andarono a Piazza S. Pietro, ove il Sommo Pontefice li benedisse dalla loggia di Paolo II. Questa data e questo ingresso solenne sono ormai ritenuti dalla G. s. p. come la regolare fondazione del corpo, della quale nel 1906 fu celebrato il quarto centenario.
Diedero essi subito prova della fedeltà al Sommo Pontefice poiché nel sacco di Roma del 1527 ne caddero 147.
I sommi pontefici stipularono altre capitolazioni o tacite rinnovazioni delle precedenti per il reclutamento delle G. s. p. Più volte esse furono congedate o disciolte, subendo le vicende della S. Sede.
Pio X, con un nuovo regolamento del 13 marzo 1914, riorganizzò il corpo, che si compone di 6 ufficiali (tra cui il capitano comandante), un cappellano, 15 sottufficiali e 115 guardie (alabardieri), scelte tra i nativi dei Cantoni svizzeri, eccetto il Ticino. L'incarico del reclutamento e del completamento del corpo è affidato al capitano. Le reclute giurano sopra la bandiera della compagnia servizio fedele al sommo pontefice ed ai suoi legittimi successori e in caso di sede vacante al S. Collegio dei cardinali. Tale giuramento si effettua ogni anno con pittoresca cerimonia nel cortile del Belvedere nel Palazzo Vaticano.
Il capitano comandante, che ha il grado di colonnello, fa parte della nobile anticamera pontificia ed è di diritto cameriere segreto partecipante di spada e cappa (v.). Il tenente ed il sottotenente con il grado di maggiore sono di diritto camerieri d'onore di spada
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e cappa (v.). Tutti i suddetti ufficiali ed il cappellano fanno parte della famiglia pontificia (v.).
Benedetto XV, con dispaccio del cardinale segretario di Stato del 20 maggio 1919, decise spettare alla G. s. p. la precedenza sulla Guardia palatina d'onore.
Alla G. s. p. è affidata la custodia della Sacra Persona del Sommo Pontefice. Essa poi custodisce di giorno e di notte la residenza del papa, specialmente agli ingressi esterni. Presta servizio in tutte le cappelle papali ed in altre funzioni e per questo riceve gli ordini anche da monsignor maggiordomo. In tempo di sede vacante essa sta agli ordini del cardinale camerlengo fino all'ingresso dei cardinali in Conclave, che da essa è custodito. Da quel momento fino alla elezione del nuovo sommo pontefice la G.s.p.ha per suoi superiori i cardinali capi d'ordine ed il maresciallo del Conclave.
Nella legge fondamentale dello

Guardia svizzera pontificia - Giuramento della G.s.p.
Stato della Città del Vaticano (7 giugno 1929) fu riconfermata la diretta dipendenza della G. s. p. dal sommo pontefice (art. 2), ma fu inoltre stabilito che il governatore dello Stato della Città del Vaticano, ai fini della sicurezza e della polizia, può richiedere anche l'assistenza della G. s. p. in quanto sia necessaria (art. 7).
La G. s. p. veste tutt'ora il caratteristico costume, attribuito a Michelangiolo.
BibL.: G. Moroni, Svizzeri, Guardia pontificia, in Dizionario di erudizione storico ecclesiastica, LXXII, pp. 137-63; L. Repond, Le costume de la Garde suisse pontificale et la Renaissance italienne, Roma 1917; R. Durrer, Die Schweizergarde in Rom..., Lucerna 1927; G. Castella, La garde fidéle du S. Père. Les soldats suisses au service du Vatican de r 306 à nos jours, Parigi 1935; P. Dalla Torre, I corpi armati pontifici, in Vaticano, Firenze 1946, p. 225968 .
Guglielmo Felici
GUARENTIGIE, Legge delle : v. legge delle GUARENTIGIE.
GUARIENTO Padovano. - Pittore, figlio di Arpo, è documentato a Padova dal 1338 al 1365 ; nel 1365 è chiamato a Venezia per gli affreschi in Palazzo Ducale; è già morto nel sett. 1370.
Tra le numerose opere assegnategli dalle fonti o attribuitegli con certezza si ricordano: a Padova, le decorazioni della Reggia carrarese, di cui restano alcuni frammenti di affreschi (all'Accademia) e numerosi pannelli del soffitto della cappella (Museo) e gli affreschi del coro della chiesa degli Eremitani (in parte distrutti nella seconda guerra mondiale) condotti assieme ad aiuti; a Bassano (Museo) un Crocifisso, unica opera firmata; un Crocifisso del Museo Fogg di Cambridge (U.S.A.), ecc. L'ultima e più celebrata opera è l'affresco col Paradiso dipinto nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale e i cui resti, molto danneggiati dall'incendio del 1577 e coperti poi dalla grande tela del Timoretto, sono stati staccati nel 1904 e collocati in una sala vicina. Tra le attribuzioni discusse è quella di un importante polittico, datato 1344, della collezione Czernin a Vienna (dato anche alla cerchia di Giusto de' Menabuoi).
Personalità di non grande rilievo, nonostante la rinomanza goduta presso i contemporanei, il G., più che un innovatore, va considerato un artista che fonde in maniera personale le caratteristiche di diversi stili: il bizantinismo della pittura veneziana, le ricerche plastiche della nuova cultura giotesca e un linearismo decorativo dovuto all'arte gotica, alla quale risale anche il gusto per le composizioni macchinose e sovraccariche di dettagli.
BibL.: G. Fiocco, s. v. in Thieme-Becker, XV, pp. 172-73 (con bibl. precedente); R. van Marle, The development of the italian schools of painting, IV, L'Aia 1924, p. 116; A. Moschetti, G. pitrore padovano del sec. XV, in Atti e memorie Accad. di Padova, 40 (1924), p. 10; L. Colotti, Studi sulla pittura del Trecento a Padova: G. e Semitec. colo, in Rivista d'arte, 12 (1930), pp. 323-80; A. Fitzgerald, G. di Arpo, in Memoires of the Amer. Acad. in Rom., 9 (1931), p. 166; E. Sandberg Vecelà, Semitcculo and G., in Art in America, dic. 1933. p. 3; R. Longhi, Viatire per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, pp. 7, 46; L. Colotti, I pimolites, III, I padani, Novara 1947, p. LIV.
Nolfo di Carpegna G UARINI, Battista. - Poeta, n. a Ferrara nel 1538, m. a Venc-
zia il 7 ott. 1612. Entrato nel 1567 alla corte di Alfonso II d'Este, ebbe incarichi diplomatici a Venezia, a Torino e nel 1574 una duplice legazione in Polonia. Fu prescelto a oratore per l'omaggio di Ferrara ai pontefici neocletti: nel 1512 a Gregorio XIII, nel 1605 a Paolo V, e per gli elogi funebri al card. Luigi d'Este e all'imperatore Massimiliano II.
Ebbe rapporti con le corti dei Gonzaga, dei Della Rovere, dei Savoia, dei Medici e, in favore di questi ultimi, scrisse il Trattato della pubblica liberta (Venezia 1818). Documento della sua vita di corte è l'opera Il Segretario (ivi 1594). Nella sua casa di S. Bellino (Padova), raccolte le "poche reliquie del suo naufragio", si dedicò alle lettere e nel 1590, in emulazione alla Aminta tassiana, pubblicò a Venezia il Pastor fido (v. ed. a cura di G. Brognoligo, Bari 1914), tragicommedia pastorale, ammiratissima (nel Seicento e Settecento se ne ebbero ca. 80 edizioni), da lui tenacemente difesa contro i letterati aristotelici nel Campendio della poesia tragiconuica (1601). Nato nel mezzo di una società cortigiana, il Pastor fido, nelle vicende drammatiche, nella molle grazia e nella musicalità della poesia, è morbosamente e raffinatamente sensuale; per l'ideale della donna alla maniera platonica esso riflette il petrarchismo del Cinquecento (v. anche del G. le Rime, Venezia 1598). Mancò al G., scettico nella vita, l'intimo dramma religioso, e la sua opera, che apre la via al melodramma, soggiace all'artificio del puro estetismo.
BibL.: Opere, 4 voll., Verona 1737-38; V. Rossi, G. B. e il Pastor fido, Torino 1886; G. Toffanin, La fine dell'umanesimo, ivi 1920, pp. 141-58; F. Flora, Storia della lett. ital., II, in Milano 1948, pp. 771-78.
Giovanni Fallani
GUARINI, Guarino. - Religioso teatino, architetto, n. a Modena il 17 genn. 1624, m. a Milano il 6 marzo 1683 . In giovane età divenne chierico regolare teatino e, dal 1639 al 1645 , fu a Roma nel Convento di S. Silvestro. Tornato a Modena, ebbe dai confratelli, nel 1648 , l'incarico di soprintendere ai la-
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vori di rinnovamento della chiesa di S. Vincenzo e in questo suo primo lavoro collaborò con il p. Bernardo Castagnini, che lo iniziò nella pratica della costruzione. Eletto preposto di S. Vincenzo, in seguito alla ferma opposizione della corte ducale (che gli avrebbe opposto il Castagnini) fu costretto a lasciare Modena. Dopo essere stato a Guastalla e a Parma, si trasferì a Messina dove, nel r660, ebbe l'incarico della costruzione delle chiese dell'Annunziata, di S. Filippo, dei Somaschi, distrutte in seguito al terremoto del 1908.
Da Messina G. passò a Parigi, dove si dedicò alla stesura del suo libro Placita philosophica e dove venne nominato professore di teologia. Nella capitale francese, nel r662, iniziò, per incarico dei Teatini, la ricostruzione della chiesa di Ste-Anne-la-Royale, con pianta a croce greca e cupola a tamburi. Fu poi a Torino, dove si dedico alla pubblicazione delle sue opere: Del modo di misurar le fabbriche (1674); Trattato di fortificazione (1676); Disegni di architettura civile ed ecclesiastica (1686). L'architettura civile, altra opera del G., fu pubblicata dopo la sua morte. Elette nel 1668 ingegnere del duca di Savoia, Carlo Emanuele II, ebbe da lui l'incarico della costruzione della cappella della S. Sindone (annessa al duomo di Torino) che egli coronò con la sua caratteristica cupola. Si dedico inoltre alla costruzione del Collegio dei nobili e, per i Teatini, portò a termine la chiesa di S. Lorenzo. Nel 1679. per volere di Emanuele Filiberto, iniziò la facciata di Palazzo Carignano, che ha il corpo centrale curvilineo, ed assunse la direzione dei lavori della grande chiesa di S. Filippo già iniziata dal Bettini e quindi in massima parte rimoneggiata dallo Iuvara. Progettò infine una sistemazione del Palazzo Madama, il Palazzo Graneri, il Palazzo Provana di Collegno, l'altar maggiore della chiesa di S. Niccolò a Verona, il S. Gaetano di Nizza, il S. Filippo a Casale.
La sua arte si contrappose alle influenze francesi allora dominanti; introdusse elementi gotici e ispanomoreschi fondendoli in un assieme plastico monumentale, ricco di ritmi armoniosi.
Bib.: C. Bricarelli, s. v. in Thieme-Becker, XV, pp. 174-76; A. E. Brinckmann, Theatrum usium Pedemontii, Düsseldorf

(1ot. Alinari)
Guariento padovano - Crocifisso con firma di G. Bassano, Museo civico.
1931, passim; M. Labò, s. v. in Enc. Ital., XVIII, pp. 26-27; C. Ceschi, Progetto del G. e del Vittone per la chiesa di S. Gaetano a Nizza, in Palladio, 3 (1941), pp. 171-77.
Pietro Gazzola
GUARINO, santo. - Della nobile famiglia dei Guarini, cardinale e vescovo di Palestrina, n. ca. il ro8o a Bologna, m. il 6 febbr. 1158 in Palestrina.
Entrò verso il 1104 nell'Ordine as gostiniano nel monastero di Mortara e dopo 40 anni di austera vita claustrale fu nominato cardinale e vescovo
di Palestrina e consacrato da papa Lucio II.
Per la sua vita straordinaria, subito dopo la morte fu dichiarato santo dal pontefice Alessandro III. Festa il 6 febbr.
BibL.: Agostino da Pavia, Vita, in Acta SS. Februarii, I, ed. Anversa 1658. pp. 914-16.
Tomaso Toschi
GUARINO il Veronese. - Umanista, n. a Verona nel 1374, m. a Ferrara il 4 dic. 1460. Allievo a Padova di Giovanni Conversino da Ravenna e a Costantinopoli del Crisolora, al ritorno in patria, insegnò lettere classiche a Firenze, Venezia, Verona, finché nel 1429 fu chiamato a Ferrara dal principe Nicolò III d'Este per l'istruzione del figlio Lionello. Ivi il G. prese ad insegnare grammatica, retorica e storia sia all'Università, sia nella propria casa. In questa, come già a Verona, istituì una specie di convitto, dove accorrevano discepoli da tutte le parti, anche dall'estero; gratuito per gli studenti poveri e condotto con intimo spirito di famiglia.
Alla cultura classica, per la quale si leggevano e commentavano autori pagani e cristiani, ben armonizzati insieme, si accoppiavano le esercitazioni fisiche (ginnastica, caccia, danza, nuoto); attuando così l'esercizio di tutte le facoltà spirituali e fisiche dell'alunno e formandolo sano e colto ad un tempo. Egli continuava poi l'opera sua con la corrispondenza particolare con gli alunni, predicando loro consigli ed incitamenti appropriati alle varie circostanze. Questo rende assai interessante l'abbondante epistolario (edito da R. Sabbadini, 3 voll., Venezia 1915-19).
Senza voler considerare i tempi a lui anteriori come oscurati dall'ignoranza, non si può tuttavia negare che il G. esercitò sulla cultura ferrarese un notevole influsso, sia riguardo alle tradizioni del convitto, sia riguardo al classicismo, perché seppe coltivare lo studio degli autori, non come fine a se stesso e per solo gusto estetico, ma per la vera formazione alla vita, vigilandolo e permeandolo di spirito religioso. Le pratiche di pietà, infatti, erano frequenti e il G. precedeva i suoi scolari con l'esempio.
Appassionato ricercatore di codici, emendò e curò edizioni di classici (Cesare, Gellio, i due Plini, ecc.), tradusse il primo libro di Erodoto, Isocrate, Plutarco (De liberis educandis, 1476), Luciano, Strabone, occupandosi anche di questioni grammaticali (Regulae grammaticales, 1470) e filologiche.
BibL.: C. de' Rosmini, Vita e disciplina di G. V. e dei suoi discepoli, 2 voll., Brescia 1805-1806; R. Sabbadini, Vita di G. V., Genova 1891; id., La scuola e gli studi di G. V., Catanis 1896; id., Documenti guariniani, in Atti dell'Accademia di agricoltura
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(da C. G., Seritti storici, Prato 1891, 40. f. 1.) Guasti, Cesare - Ritratto con firma autografa.
di Verona, $4^{2}$ serie, 18 (1916), pp. 711-86; G. Bertoni, G. V. fra letterati e cortigiani a Ferrara, Ginevra 1921; F. Bertone, Il metodo di educazione umanistica e di istruzione classica di G. V., in Rivista pedagogica, 22 (1929), pp. 361-401.
Enzo NavarraCelestino Testore
GUASTALLA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Reggio Emilia. Ha una superficie di 319 km 9 , con 70.000 ab. tutti cattolici, 29 parrocchie servite da 73 sacerdoti diocesani e 8 regolari, un seminario, 2 comunità religiose maschili e 33 femminili ( 1949 ).
La diocesi fu creata il 13 sett. 1828 dal papa Leone XII su istanza di Maria Luisa di Parma. Il primo vescovo fu J. Neuschel, ungherese. Fino dal 1471 G. era stata un'arcipretura nullus; prima ancora aveva appartenuto alla diocesi di Reggio Emilia. Il nome è dovuto ai Langobardi i quali all'inizio del sec. vir stabilirono in questo luogo un presidio militare "Warstall». Fu libero comune dal 1 ro6, contea dei Torelli nel 1406; quindi di un ramo dei Gonzaga (1539-1746). Il periodo più florido si ebbe col ducato di Ferrante II nel 1621. Passò al ducato di Parma nel 1748, per il Trattato di Aquisgrana; nel 1800 fu principato per meno di un mese di Paolina Bonaparte, quindi unita al Regno d'Italia. Il trattato di Fontainebleau l'assegnò a Maria Luisa di Parma. La Cattedrale dedicata a S. Pietro è opera di Francesco di Volterra (1575); interno a una sola navata. A sud-est di G. si trova la basilica della Pieve, eretta da Berengario I nel 915 ; venne consacrata nel 997. Urbano II vi riunì un Sinodo nel 1095; Pasquale I il Concilio detto di G. nel 1106. Fu rinnovata nel sec. xili e restaurata nel 1930. Due serie di pilastri la dividono in tre navate, tutte terminanti ad abside.
Bibl.: I. Affò, Istoria della città e ducato di G., 4 voll., Guastalla 1585-87; Cappelletti, XIV, pp. 425-40; F. Kehr, Italia Pontif., V. Berlino 1911, p. 365 ; Cottineau, I, col. 1554. Enrico Josi
GUASTELLA, Cosmo. - Filosofo, n. a Misilmeri (Palermo) il 28 genn. 1854, m. a Palermo l'i i sett. 1922. Si dedicò alla filosofia dopo gli studi di giurisprudenza, ottenendo nel 1903 la cattedra di filosofia teoretica nella Università di Palermo.
Nel 1921-22 pubblicò Le ragioni del fenomenismo (I e II vol., il III usci postumo nel '23), somma di tutte le sue ricerche intese a fondare criticamente il fenomenismo (v.). Ebbe rapporti con Franz Brentano (v.).
Bibl.: F. Albeggiani, Il sistema filosofico di C. G., Firenze 1927 (bibl.); F. Borino, L'infinito attuale e le antinomie nel fenomenismo di C. G., in Riv. di filos. neuscolastica, 32 (1940), pp. 290-94.
Desiderio Gatti
GUASTI, Cesare. - Scrittore, n. a Prato il 4 sett. 1822, m. a Firenze il 12 febbr. 1889. Compiuti gli studi umanistici a Prato, come alunno esterno del collegio Cicognini diretto da Giuseppe Silvestri, di cui fu amico e biografo, si dedicò alla tipografia paterna, e giovanissime pubblicò lavori di filologia, tra cui il Trattato contro l'avversità della fortuna di Arrigo Settimello (1841). Nel 'so fu chiamato a Firenze, archivista dell'Opera del Duomo, quattro anni dopo alla soprintendenza degli Archivi di Stato
toscani, e quindi a segretario dell'Accademia della Crusca. Nel ' 52 sposò Nunzia Becherini, dalla quale ebbe quattro figli. L'opera del G. (6 voll., Prato 1894-1902; VII, Firenze 1912), abbraccia temi di erudizione storica, critica dei testi, filologia e lessicografia e rivela uno scrittore "castigato ed elegante" e più ancora un uomo di singolare pietà.
I suoi studi sul Savonarola (in Opere, I, pp. 109183) e sul Tasso (ibid., V, pp. 803-923), le sue biografie degli uomini illustri - tra le quali è de ricordare il saggio su F. Ozanam (ibid., II, pp. 127-72) - i rapporti e gli elogi letti alla Società della Colombaia e all'Accademia della Crusca, gli scritti d'arte e le ricerche dei documenti sul duomo fiorentino, la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto, quelli su Arnolfo, sul Beato Angelico, sopra i coetanei; L. Mussini, G. Dupré, L. Bartolini, ci dànno una misura del suo metodo di ricerca e dell'acutezza delle sue indagini storiche.
Lungamente attese alle edizioni dei testi, pubblicando Le lettere spirituali e famigliari di s. Caterina de' Ricci (Prato 1851), Le lettere di A. Macinghi-Strozzi (Firenze 1877), Le lettere di Ser Lapo Mazzei (ivi 1880); e molto gli piaque l'arte del tradurre: volgarizzi la Storia di s. Francesco di Assisi, di Emilio Chavin de Malan, la Vita di F. Ozanam e le Lettere ad alcuni giovani del p. Enrico Lacordaire, e, su richiesta del p. Lodovico da Casoria, La stimolo del divino amore attribuito a s. Bonaventura. Nel '66 pubblicò la versione della Imitazione di Cristo "che rimane uno dei documenti più singolari della lingua toscana" (I. Del Lungo). Compose inoltre brevi monografie di s. Margherita da Cortona, s. Rosi da Viterbo, e, in occasione della canonizzazione (1867), la Vita di s. Leonardo da Porth Mauricia. Scrisse più da 40.000 lettere, che si trovano conservate nei dodici volumi degli Sboxzalettere; una scelta di queste fa parte del Corteggio (Opere, VII). La sua vita fu ispirata all'ideale francescano - e terziario egli fu dai vent'anni trovando il segreto del suo programma spirituale nello "stare continuamente alla presenza di Dio e fare tutto a gloria di lui e con il rimettersi volentieri in tutte le cose alla volontà di Dio e non si prender troppo pensiero delle cose del mondo n. Sulla sua ricerca assidua della verità religiosa scrisse il Tommaso: «Il G. ritrova la religione nella storia e la storia nella religione».
Sulla vita del G. e sulla fama di santità è stato introdotto il processo informativo nel 1937, e successivamente sono stati iniziati i processi sugli scritti e sul non culto (1940). Il 3 apr. 1938 la salma dalla Misericordia di Firenze è stata trasferita nella chiesa di S. Domenico a Prato.
Bibl.: I. Del Lungo, G. G., in Pagine letterarie e ricordi, Firenze 1893, pp. 179-80; C. Viani-Modena, Un letterato cristiano: C. G., ivi 1932; V. Crispolti, C. G. l'uomo della paté e della dottrina, artista cristiano della parola, Torino 1935; A. Badiani, C. G. e il nuovo ordinamento del R. Conservatorio di S. Niccolò in Prato, Prato 1937; F. da Porretta, C. G., Firenze 1938; G. Bertini, C. G. nel pensiero e nella vita, Roma 1938; G. B. Nasalli Rocca, C. G., Prato 1939; F. Piccardi, C. G. e la scuola, Firenze 1940; A. Petri, La giovinezza di C. G., ivi 1940; A. Bonelli, C. G. e G. Magnolfi, Prato 1940; L. Sandri, Archivisti italiani: C. G., ivi 1943.
Giovanni Fallani
GUATEMALA. - I. Geografia. - E lo Stato più settentrionale e più popolato dell'America centrale, compreso fra Messico, Honduras e Salvador.
Delle sue due facciate oceaniche, quella sul Pacifico è assai più estesa; l'una e l'altra, ma specialmente quella sull'Adiantico, corrispondono a zone per lo più basse e piatte. L'interno è regione elevata; incisa da valli profonde e dominata da vette vulcaniche (Tajumulco, 4210 m ). Il clima caldo-umido varia con l'altezza; è malsano lungo la costa settentrionale, orlata di lagune.
La popolazione ( 3,7 milioni di ab., distribuiti su 109.744 kmq.) è costituita per il $65 \%$ da Amerindi, per il $30 \%$ di metici. I bianchi sono appena il $10 \%$; gli italiani ca. un migliaio. Il G. è paese agricolo : le colture prevalenti sono quelle del caffè, della canna da zucchero e del banano. Discreta importanza hanno l'allevamento
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e la silvicoltura (mogano, cedro); scarsa $i^{2}$ industria, anche quella estrattiva (sale, oro).
Il G. è una repubblica unitaria, con rappresentanza elettiva unicamerale. Guatemala la Nueva (a 1490 m . d'altezza) ne è la capitale ( 200 mila ab.).
BibL.: P. Landini, G. Condizioni naturali ed ecumeniche, Roma 1925; F. Terrier, Zur Grographie der Republik G., Aushuriga 1937: C. L. Jones, G. Post and present, Minneapolis 1949; J. Munoz - A. B. Ward, G. ancient and modern, Nueva York 1940. Giuseppe Caraci
II. Storia civiLE E RELIGIOSA. La sovranità spagnola sul G. fu proclamata ad Almolonga nel 1524 da Pedro de Alvarado, uno dei luogotenenti di Fernando Cortes. L' evangelizzazione della popolazione indiana, per la più gran parte pacifica, dello Stato attuale del G. fu incominciata poco dopo la conquista, negli aa. 1523 e 1524 dai Francescani, dai Domenicani e dai Mercedari. Presso i bellicosi indiani di Tuzutlan, Bartolomeo de las Casas dal 1537 mandò ad effetto la sua missione pacificatrice, per cui la regione ebbe il nome di Vera Paz. Nel

Guatemala - Cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche. I) Confini di Stato; 2) Confini delle circoscrizioni ecclesiastiche; 3) Ferrovie.
1534 si eresse la diocesi di Santiago de Guatemala.
Il primo vescovo francescano Marroquin (1534-65) s'adoperò strenuamente alla conversione degli indiani e fu autore del primo catechismo nella lingua indigena del paese. In tal modo verso la fine del sec. XVI la conversione del G. era in sostanza finita. Oggi ancora i pacifici indiani agricoltori formano la maggior parte della popolazione del G.
BibL.: Antonio de Remesa, Historia de la provincia de S. Vincente de Chiupa y G., Madrid 1619; nuova ed. ivi 1932; F. Vez-quez-J. Gonzales, Cbrónica de la provincia del Santisimo Nombre de Jesús de G., a voll., Guatemala 1714-16; nuova ed., 4 voll., ivl 1937-44; J. Castro-Serano, La expansión de la Merced en la América colonial, in Anales de la Sociedad de geografia e historia de G., 20 (1948-46), pp. 39-47: Annuario Pontificio 1950, pp. 202. 314. 398 .
Giovanni Rommerskirchen
Nel 1821 venne proclamata l'indipendenza dalla Spagna e l'anno successivo l'annessione all'Impero messicano di Iturbide.
Dal 1824 al 1839 il G. fece parte della Repubblica
federale dell'America centrale ed in questo periodo le relazioni con la S. Sede divennero molto tese a causa della creazione illegale di un vescovato scismatico a S. Salvador. Costituitosi in repubblica, il G., sotto la presidenza di R. Carrera (v.), inviò un plenipotenziario a Roma per firmare un concordato con la S. Sede. Questo Concordato, concluso il 7 ott. 1832 dal card. Antonelli con il marchese Lorenzana di Belmonte, venne ratificato dal Carrera il 24 dic. 1852.
In virtù di esso si dichiarava la religione cattolica religione della Repubblica (art. 1); l'insegnamento impartito in tutte le scuole dello Stato, compresa l'Università, doveva essere conforme alla dottrina cattolica, sotto la vigilanza degli Ordinari diocesani (art. 2); era riconosciuta l'esclusiva competenza dell'autorità ecclesiastica nelle cause concernenti la fede, i Sacramenti, le funzioni sacre e i diritti inerenti al sacro ministero (art. 15); la Chiesa poteva acquistare e possedere beni temporali a qualunque titolo giusto (art. 18).
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(da R. Riccardi, L'America centrale, in Grugnala Universali, vol. 13, parte 81, pag. 261, Torino 1921)
Guatemala - La Tortuga a antichità di Quiriguà, nella valle del Montagua (Valdeavellano).
Questo Concordato non ebbe lunga vita. Il governo che prese il potere in seguito alla cosiddetta rivoluzione liberale nel giugno 1871, non ne tenne conto alcuno; anzi furono copulsi dalla Repubblica l'arcivescovo di G., il vescovo ausiliare, il vicario delegato dell'arcivescovo, i Gesuiti, e una dopo l'altra furono disciolte tutte le fiorenti comunità religiose; tutti i beni della Chiesa vennero incamurati.
Un tentativo di regolare le questioni più gravi e urgenti con la S. Sede fu fatto dal generale Barrios, e il 2 luglio 1884 fu firmato un nuovo Concordato, nel quale alcuni dei principali diritti della Chiesa venivano riconosciuti. Ma esso non fu ratificato, e rimase sempre lettera morta.
Sotto i successori di Barrios le misure di vessazione contro la Chiesa continuarono; non mancarono però, sia dall'una che dall'altra parte, tentativi di riavvicinamento, che portarono nel 1936 al felice stabilimento delle relazioni diplomatiche.
Da allora la situazione politico-religiosa divenne di fatto alquanto migliore, né sempre e in tutto le disposizioni di legge contrarie alla Chiesa furono applicate con assoluto rigore. La situazione di diritto però rimase immutata ed è tuttora poco soddisfacente. Anche la nuova costituzione, promulgata l'11 marzo 1945, pur riconoscendo la libertà di qualsiasi professione religiosa, mantiene quasi inalterate le disposizioni della costituzione del 1879, contrarie ai diritti ed agli interessi cattolici, aggravate anzi dalla proibizione fatta a alle società e gruppi religiosi ", si "lore membri in quanto tali ed ai ministri dei culti" di "intervenire in politica e nelle questioni connesse con l'organizzazione del lavoro" (art. 29).
Alla Chiesa cattolica non è riconosciuta personalità giuridica. E vietato a congregazioni religiose ed a istituti o associazioni monastiche di qualsiasi genere di stabilirsi nel territorio della Repubblica (art. 32). L'art. 28 proibisce ogni istituzione a favore di manomorte e, nell'autorizzare la creazione di fedecommessi, esclude esplicitamente ed in modo assoluto le congregazioni religiose e monastiche ed i sacerdoti o ministri di qualsiasi culto o religione.
Nessuna efficacia giuridica è riconosciuta al Matrimonio religioso, la cui celebrazione non può precedere quella dell'atto civile.
Tra i principi fondamentali in materia scolastica la costituzione pone l'affermazione della laicità dell'insegnamento (art. 81). L'istruzione religiosa è permessa negli istituti privati. Questi sono soggetti all'ispezione dello Stato, e per la validità legale degli studi che vi si impartiscono devono ottenere un'autorizzazione espressa e adottare i programmi ufficiali (art. 81).
La legislazione guatemalteca, a differenza di quella di molte Repubbliche del Centro e Sud-America, non
presenta tracce di patronato nazionale in materia ecclesiastica, come, p. es., nella nomina dei vescovi.
BibL.: H. H. Bancroft, History of Central America, 3 voll., S. Francisco 1882-87, passim; Chester L. Jones, G., Past and present, Minneapolis 1940. Sulle relazioni con la S. Sede cf. J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, 4 voll., Monaco di Baviera 1933-30, passim; M. P. Holleran, Church and State in G., Nuova York 1949. Il testo dei Concordati del 1832 e del 1884 in Raccolta di concordati su materie ecclesiastiche tra la S. Sede e le autoritd civili, a cura di A. Mercati, Roma 1919. pp. 810-21 e 1918-21.
Silvio Furiano-Ippolito Ratoli
III. Ordinamento scolastico. - L'art. 18, tit. II, della Costituzione del G. stabilisce che l'istruzione dei bambini dai 6 ai 14 anni deve essere obbligatoria, gratuita e laica. Il carattere della laicità della scuola è inoltre confermato dall'art. 24 della stessa Costituzione (tit. II «De las garantias»), deve si stabilisce che l'insegnamento religioso può essere impartito solo nelle chiese. La Costituzione non vieta, però, la fondazione delle scuole private se queste mantengono il carattere della laicità della scuola.
Lo Stato cerca di diminuire il numero degli analfabeti, di diffondere l'istruzione, particolarmente quella pratica e rurale, favorendo l'istituzione delle scuole pratiche, delle scuole rurali e delle scuole e corsi serali. Il clima tropicale e le scarse comunicazioni hanno indotto lo Stato a fondare numerose scuole per poter istruire la gioventù, composto da $60 \%$ di indios; così un paese di 2.500 .000 ab. ha 3500 scuole statali divise in 1580 maschili e 1920 femminili, alle quali si aggiungono 236 scuole private maschili e 137 scuole private femminili. I maestri vengono formati nelle 22 accademie per maestri e nella scuola normale centrale per professori.
L'istruzione superiore viene impartita nella "Escuela de agricultura ", nell'Accademia di Belle Arti, nel Conservatorio nazionale di musica e nella Universidad Nacional di G., fondata il 15 sett. 1918 dopo la soppressione delle scuole superiori di medicina, diritto a ingegneria con decreto del 2 maggio 1918. L'educazione del clero cattolico viene curata nel "Seminario de Santiago" a G.
BibL.: M. Trabatino, Elementos de instrucción etnica de G., Guatemala 1931: Ministerio de Instrucción pública, Memorias 1226-1946, ivi 1946.
Miroslav Stumpf
IV. Arcidiocesi di G. - Arcidiocesi e città capitale dello Stato omonimo nell'America centrale. L'arcidiocesi, detta anche S. Giacomo de G., ha una superfice di 36.370 kmq . con una popolazione di 1.980 .000 ab., dei quali 1.922 .000 cattolici; conta 65 parrocchie, servite da 47 sacerdoti diocesani e 40 regolari, un seminario, 6 comunità religiose maschili e una femminile (1949).
La diocesi fu creata da Paolo III il 18 dic. 1534 e primo vescovo fu mons. Francesco Marroquin. Benedetto XIV la elevò a metropolitana il 16 dic. 1743. Fra il 1872 e il 1874 vennero soppresse le comunità religiose; di quelle femminili sussistono solo le Sorelle della Caitrà di S. Vincenzo de' Paoli.
La Cattedrale è dedicata all'apostolo s. Giacomo maggiore. Suffraganee di G. sono Quezaltenango e Vera Paz.
BibL.: J. M. Ramirez Colon, s. v. in Cath. Enc., VII, p. 54: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XXVI, pp. 1620-21. Enrico Josi
GUAXUPÉ, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Minas Gerais in Brasile, eretta dal papa Benedetto XV il 3 febbr. 1916 per smembramento della diocesi di Porto Alegre. Fu prima suffraganea dell'arcidiocesi di Marianna, quindi dal 1924 di Belo Horizonte.
La diocesi ha una superfice di 21.000 kmq . con una popolazione di 575.000 ab. dei quali 572.000 cattolici. Conta 47 parrocchie, con 49 sacerdoti diocesani e 34 regolari, un seminario, 12 comunità religiose maschili e 23 femminili (1949).
BibL.: V. s. v. in Cath. Enc., Supplement (1922), p. 355. Enrico Josi
GUAYANA, diOCESI di. - Diocesi nel Venezuela, nell'America meridionale. La sede residenziale è in
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(fot. Alinari)

(fot. Anderson)
In alto: L' "AURORA». Affresco nel Casino della Villa Ludovisi - Roma.
In basso: INCREDULITÀ DI S. TOMMASO - Vaticano, Pinacoteca.
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(fol. Anderson)
CRISTO IN TRONO INCORONA RE GUGLIELMO II.
Musaico del sec. xili - Monreale, Duomo.
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Ciudad de Bolivar, capitale de