nne priore. Più tardi (1184), abate di Fontaine St-Jean (diocesi di Sens), poi di Châlla (diocesi di Senlia, 1187). Eudes di Sully, arcivescovo di Parigi, lo destinò al seggio arcivescovile di Bourges il 23 nov. 1200. Durante il suo episcopato conservò i costumi austeri del chiusiro. S'utirò la collera di Filippo Augusto eseguendo la sentenza d'interdetto d'Innocenzo III al momento del rinvio della regina Isambert. Morì il io genn. 1209, mentre, all'appello d'Innocenzo III, si preparava a partecipare alla crociata contro gli Albigesi. Fu sepolto nella cattedrale di Bourges, canonizzato da Onorio III il 17 maggio 1218. Festa al io genn.
Bibl.: Tre vite conservate di cui una d'un contemporaneo, in Anal. Balland., 3 (1884), pp. 274-361; v. anche Hist. littér. de la France, XXI, Parigi 1847, pp. 575-76; BHL, I, pp. 1283-84; Acta SS. Iannarii, I, Parigi 1863, pp. 628-39; P. Férat, Fac. de théologie de Paris, I, Parigi 1894, pp. 357-59; P. Stephan Steffen, Der hl. Wilhelm. Erzbischof. von B., Bregenz 1907, e in Cistercienzer Chronik, 19 (1907), pp. 1-13, 38-48, 71-82.
Clemente Schmitt
GUGLIELMO il Bretone. - Francescano, teologo e biblista, vissuto nel sec. xiri, di cui parla nella sua cronaca fra' Salimbene da Parma, che l'incontrò a Lione nel 1248 (cf. Cronica, ed. F. Bernini, I, Bari 1942, pp. 333-34).
E autore di un'opera assai stimata, usata e tracopiata nel medioevo e che viene variamente citata: Summa difficilium vocabularum Bibliae ex glassis sanctorum, oppure Summa, o Vocabularium o Liber Britonis. Sollecito sempre di ricercare il vero senso delle parole, per meglio comprenderne il valore e la forza, egli espone in mezzo a dissertazioni storiche, fisiche ed etimologiche, punti di vista preziosi e interessanti. Scrisse pure: Pastillae super prologos Bibliae, e Correctio seu castigatio quorumdam locorum S. Scripturae.
Bibl.: E. Levesque, Guillaume Britain, in DBs. III (1938), coll. 1373-74.
Celestino Testore
GUGLIELMO da Cabriano. - Giureconsulto del sec. xir. Di origine bresciana, il suo nome raramente si trova citato per disteso, ma quasi sempre espresso con la sigla W. Glossatore. Abbastanza noto al suo tempo, fu probabilmente, secondo l'opinione del Sarti, arcivescovo di Bologna.
Di G. si ricordano le Glosse (manoscritti di Bamberga, Parigi e Monaco) e una Summa al Digestum novum, ricordata dal Pillo. Altri scritti, come, ad es., i Casi alle Istituzioni, comunemente attribuiti a G., sono dalla critica ritenuti non autentici.
Bibl.: C. F. von Savigny, Storia del diritto romano nel medioevo, trad. it. di E. Bollati, II, Torino 1857, pp. 124-25.
Cosimo Petino
GUGLIELMO di Champeaux. - Filosofo, n. nel 1070 ca., m. vescovo di Châlons sur Marne nel 1121. Ebbe maestri Manegoldo di Lautenbach a
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Parigi, poi Anselmo di Laon, in fine Roscellino a Compiègne. Insegnò prima alla scuola della cattedrale di Parigi e poi a S. Vittore.
Da Roscellino G. di C. fu messo a contatto con la questione degli universali. Roscellino era nominalista; di lui in particolare scrive Giovanni di Salisbury nel Polycraticus, VII, 12 (ed. C. I. Webb, II, p. 142) : "Fuerunt et qui voces ipsas genera dicerent esse et species, sed eorum iam explosa sententia est et fere cum auctore suo evanuit n. Il nominalismo aveva condotto Roscellino a pensare la S.ma Trinità come tre dèi. G. di C. vi oppose il suo realismo e si trovò anch'egli nelle necessità di conciliare la propria tcoria filosofica con il mistero della S.ma Trinità, come appare da un passo significativo delle Sentenze: "Vides has duas voces unum scilicet et idem duobus accipi modis, secundum indifferentiam et secundum identitatem eiusdem prorsus essentiae : secundum indifferentiam, ut Petrum et Paulum idem dicimus esse in hoc quod sunt homines : quantum enim ad humanitatem pertinet sicut iste est rationalis et ille, et sicut iste mortalis et ille. Sed si veritatem confiteri volumus, non est sedem ustriusque humanitas sed similis quum sint duo homines. Sed hic modus unius ad naturam divinitatis non est referendus" (Guillelmi Campellensis Sententiae vel Quaestiones XLIIII, in G. Lefèvre, Les variations de G. et de la question des universeaux, Lilla 1898, pp. 14 e 25). In questo testo sono accennati due momenti dal pensiero o piuttosto della espressione del pensiero di G. di C. Il primo momento, quello della identità essenziale, fu abbandonato da G. di C. sotto la pressione del suo scolaro Abelardo, il quale pretendeva di vederci anche una professione di panteismo: «Erat autem (G. di C.) in ea sententia de communitate universalium, ut camdem essentialiter rem totam simul singulis suis inesse adstrueret individuis, quorum quidem nulla esset in essentia diversitas sed sola multitudine accidentium varietas " (Historia calamitatum, cap. 2: PL 178, 119). Le ultime parole del passo citato fanno capire che il realismo di G. di C. originava dalle parole boeziane del De Trinitate "Sed numero differentiam accidentium varietas facit ", e se poteva meritare l'accusa di ridurre l'individuazione agli accidenti, ponendo nella realtà (e nella prima e anche nella seconda maniera) l'essenza estrinsecamente individuata, escludeva però ogni professione di panteismo. Appunto per togliere questo equivoco circa il panteismo, G. di C. della seconda maniera parlò di indifferenza essenziale anziché di identità essenziale: con l'avvertenza surriferita a proposito di Dio uno e trino: dove, conicependo l'essenza divina quasi un universale delle tre persone divine, bisogna guardarsi dal pensarla in esse persone moltiplicata. Qui si è nella identità, non già nella sola indifferenza. Il secondo momento del pensiero di G. di C. si svolge da s. Vittore. Di questa scuola e del suo carattere mistico G. di C. può dirsi un iniziatore.
Opere principali, oltre la già citate Sententiae: De Sacramento altaris (frg. in PL 163, 1039-40); De origine animae (dubbia; frg., ibid. 1043-44); Dialogus seu altercatio cuiusdam christiani et iudaei de fide catholica (ibid. 1046-72); De essentia et substantia Dei et de tribus eius personis (frg. in V. Cousin, Fragments philosophiques, II, Parigi 1863, pp. 328-35).
Bibl.: Fonti : Abelardo, Historia calamitatum, cap. 2: PL 178, 119 sgg.; Lettera di ignoto scolaro in Ph. Jaffe, Bibl. rerum germanic., V. Berlino 1869, n. 160, p. 282 sgg.; E. Michaud, Guillaume de C. et les écoles de Paris au XIIr siècle, Parigi 1867; $2^{\circ}$ ed., ivi 1868; M. Grabmann, Die Gesch. der scholastischen Methode, II, Monaco 1911, p. 141 sgg.; Manitius, III, passim; Uberweg, II, pp. 209-11, 701-702 (bibl.); A. Manners, Da Guglielmo d'Auvergne a s. Tommaso d'Aquino, I, $2^{\circ}$ ed., Milano 1945, p. 80 sgg.
Amato Manners
GUGLIELMO di Conches. - Scolastico, n. a Conches (Normandia) nel 1080, m. nel 1145. Appartiene alla scuola di Chartres.
Le sue opere principali sono la Philosophia mundi e il Drogmaticon philosophiae. La prima ebbe diverse edizioni, nelle quali però è attribuita ad altri autori (Beda, Guglielmo di Hirschau, Onorio di Autun. Cf. PL 172
e 190); la seconda fu pubblicata con il titolo Dialogus de substantiis physicis confectus a Willelmo Aneponymo, (Strasburgo 1367) e va talora sotto il titolo di Philosophia serunda. Un brano inedito della Philosophia (forse in una terza redazione) è stato pubblicato da C. Ottaviano (v. bibl.). Scrisse inoltre Moralium dogma philosophorum (Uppsala 1929) e glosse inedite sulla Consolatio di Boezio e sul Timeo.
G. è un platonico e si interessa soprattutto di filosofia della natura. Sua principale fonte di ispirazione è il Timeo, che interpreta in senso creazionistico. Il demiurgo è identificato con il Padre, le idee con la Sapienza divina, il bene con lo Spirito Santo. Ritrattò poi un suo tentativo di interpretare l'anima del mondo come lo Spirito Santo. Per la sua dottrina trinitaria, che tende ad interpretare le Persone divine come caratteristiche dell'attività creatrice divina (potenza, sapienza, bontà) fu attaccato da Guglielmo di St-Thierry, amico di s. Bernardo.
Bibl.: H. Flatten, Die Philosophie des Willaibn v. C., Coblezas 1902; M. Grabmann, Handschriftliche Forschungen..., zum Schriftum des Wilhelm v. C., Monaco 1935; C. Ottaviano, Un brano inedito della Philosophia di G. di C., Napoli 1935; J. M. Parent, La doctrine de la création dans l'école de Chartres, Parigi-Ottawa 1938 (con brani inediti delle Glosse a Boezio e al Timeo).
Sulla Vostra Roviglia
GUGLIELMO di Cun (de Cuneo, de Cugno). Giureconsulto del sec. xiv. Di nazionalità francese, non italiana, come si riteneva un tempo, insegnò diritto civile a Tolosa dal 1316 al 1317 e forse a Orléans. Ebbe frequenti rapporti con la corte papale di Avignone e fu eletto vescovo di Comminges; morì nel 1335 .
Gli si attribuiscono corsi di letture sul Digestum vetus e sul Codex, opere assai esaltate dal Diplovataccio e frequentemente citate da Bartolo. Appartengono pure a G. di C. due trattatelli : De muneribus e De securitate.
Bibl.: F. C. von Savigny, Storia del diritto romano nel medioevo, trad. it. di E. Bollati, II, Torino 1895, pp. 379-80; P. Fournier, Guillaume de C., ligiste, in Hist. littér. da la France, XXXV (1923) pp. 361-82; A. van Hove, Prolegomena, 2 e ed., Malines-Roma 1945, p. 520.
GUGLIELMO II, imperatore di Germania e re di Prussia. - N. il 27 genn. 1859 a Potsdam, m. il 4 giugno 1941 a Doorn (Olanda). Figlio di Federico III di Prussia e di Vittoria Adelaide Maria Luisa, divenne re di Prussia ed imperatore di Germania alla morte del padre, nel 1888. Salito al trono, si trovò ben presto in conflitto con Bismarck, del quale non tollerava, per la propria concezione egocentrica della regalità, l'eccessiva autonomia nella condotta della politica interna ed estera dell'Impero.
Soprattutto su due punti l'Imperatore ed il cancelliere di ferro si scontrarono violentemente: in politica interna G. intendeva emanare varie disposizioni di carattere sociale e non voleva rinnovare la legge contro i socialisti, intenzioni queste che non erano gradite a Bismarck; in politica estera, l'abile edificio diplomatico costruito dal cancelliere, onde assicurare alla Germania l'amicizia della Russia (il cosiddetto Trattato di contrassicurazione del 1887) non veniva valutato in tutta la sua importanza dall'Imperatore, ed era considerato inconciliabile con gli impegni verso le potenze componenti, insieme alla Germania, la Triplice Alleanza. La collaborazione tra l'Imperatore ed il suo cancelliere si dimostrò di giorno in giorno sempre più difficile : nel marzo 1890 Bismarck fu costretto a dare le dimissioni. Il mancato rinnovo del Trattato di contrassicurazione con la Russia favorl l'alleanza di Pietroburgo con Parigi. Le inconsulte dichiarazioni fatte spesso dall'Imperatore, in occasione di discorsi e di interviste a giornali, allarmarono inoltre l'Inghilterra, che temeva l'espansionismo tedesco. A rafforzare questi timori contribuirono tanto la costruzione di una potente
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marina da guerra, attuata dal Tirpitz, quanto l'interesse dimostrato dalla Germania verso l'Africa e verso la Turchia (ferrovia Berlino-Bagdad) e l'aperta simpatia dimostrata ai Boeri che combattevano contro l'Inghilterra nel 1899. Questi atteggiamenti influirono, e determinarono in un certo qual senso, lo scoppio della prima guerra mondiale. Di tendenze assolutiste, G. non revocò, sebbene io avesse promesso, il sistema elettorale prussiano a tre gradi e non tenne conto della mozione per la pace approvata dal Reichstag nel 1917. Alla fine della guerra abdicò e si rifugio in Olanda, dove rimase in esilio fino alla morte. Durante il regno di G. migliorarono sensibilmente le condizioni della Chiesa cattolica. Le leggi residue del Kulturhampf vennero a poco a poco abolite. Nel 1904 venne pure parzialmente revocata la legge contro i Gesuiti.
Bibl.: W. Mommsen, Politische Geschichte von Bismarck bit zur Gegenwart, 1850-1933, Francoforte sul Meno 1935, pp. 107-90; E. Eyck, Das persönliche Regiment Willelnes II., Zurigo 1948. Sulle relazioni con la Chiesa cf. J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, II, Monaco 1934, pp. 466-74; III, ivi 1936, pp. 94-104. Silvio Pariani
GUGLIELMO di Hindernissen. - Carmelitano, priore a Malines, poi a Bruxelles, capo, insieme ad Egidio Cantor, della setta degli «uomini d'intelligenza" (homines intelligentiae) esistente a Bruxelles all'inizio del Quattrocento. L'origine della setta rimonta forse alla poetessa Blommaerdine, la cui mistica panteista fu combattuta nel secolo precedente da G. Ruysbrock (cf. Anal. Boll., 4 [1885], p. 286).
La dottrina della setta è apparentata a quella del libero spirito (v.) : ripudiava i prececti della Chiesa e i mezzi di santificazione (Sacramenti); le si rimproverava anche la comunanza delle donne. Come i gioachimiti, accettava tre ère: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, aspettando quest'ultima in cui doveva regnare lo spirito libero e effettuarsi la salvezza di tutti gli uomini e anche dei demoni ! Nel 1410 Pietro d'Ailly, vescovo di Cambrai, alla cui diocesi Bruxelles apparteneva, intentò un processo alla setta che compì nel 1411; i suoi atti sono quasi l'unica fonte per la sua storia. G. di H. ritratto e fu condannato a tre anni di carcere, dopo i quali doveva essere rinchiuso a vita in un convento carmelitano fuori della diocesi. Sulla sorte degli altri aderenti alla setta non ci sono state tramandate notizie.
Bibl.: Fonti : gli atti del processo del 1411 furono editi da : St. Baluzius, Miscellanea, II, Parigi 1769, pp. 277-97; Mansi, II, pp. 288-93; C. Du Plessis d'Argentru, Collectie indictorum, I, it, Parigi 1724, pp. 201-209; P. Fredericq, Corpus documentorum Inquisitionsis neerlandicae, I, Gond 1889, pp. 267-79. Latoratura: A. Jundt, Histoire du paesthisme populaire au moyen dge, Parigi 1875, p. 111 sgg.; H. Ch. Les, History of the Inquisition, II, Nuova York 1888, p. 405 sg.: L. Oliger, De secta spiritus libertatis in Umbria, Roma 1943, p. 86. Livario Oliger
GUGLIELMO di Hirsau, beato. - Bavarese, m. il 4 luglio 1091 a Hirsau. Fu da piccolo oblato al monastero di S. Emmerano a Ratisbona; nel ro69 fu chiamato quale abate dai monaci del restaurato Hirsau, tuttavia non si fece ordinare prima della morte del suo predecessore Federico, ingiustamente deposto. Sotto il suo governo prudente e moderato, Hirsau cominciò a rifiorire. G. lavorò indefessamente per ottenere da Enrico IV e dal papa Gregorio VII, a cui fece una visita personale, l'esenzione piena del suo monastero, che diresse fino al 1075.
Sul modello delle Constitutiones Cluniacenses compose le Constitutiones Hirsaugieuses (cf. M. Fischer, Studien zur Entstehung der Hirsauer Konstitutionen, Tubinga 1910). Il numero dei monaci crebbe tanto da rendere necessaria la costruzione di un altro monastero (1083-92), e numerose colonie monastiche poterono essere mandate a Erfurt, a Magdeburgo, in Stiria e in Carinzia. Fu uno dei promotori dell'Istituto degli Oblati nell'Ordine benedettino. Dopo l'incontro con papa Gregorio VII e la visita del suo legato Bernardo di Marsiglia, G. e i suoi monaci divennero vigorosi difensori della riforma gregoriana in
Germania. Fu uomo di buona cultura e lasciò alcune opere: Dialogi de Musica (PL 150, 1147-78; ed. critica di H. Müller, Francoforte 1885) e Astronomia (stampato soltanto il prologo: PL 150, 1639-42). Fino alla decadenza del monastero di Hirsau G. godé pubblica venerazione. Festa il 5 luglio.
Bibl.: Vita in Acta SS. Iulii, II, Anversa 1721, pp. 148-55; PL 150, 889-924; MGH, Scriptores, XII, pp. 209-25; P. Giseke, Die Hirsauer im Investiturstreit, 1883, pp. 6-96; A. Brackmann, Die Anfänge von Hirsau in Papsttum u. Kaiserium, Monaco 1926, pp. 215-32. Lucchesio Spätling
GUGLIELMO di Hothum (Hozum, Hendon). Teologo domenicano, m. a Digione il 27 ag. 1298. Nel 1269 commentava le Sentenze di Pietro Lombardo a Oxford, nel 1280-82 era magister theologisse a Parigi, poi superiore provinciale del suo Ordine per l'Inghilterra, nel 1296 arcivescovo di Dublino. Nel 1284, dopo la condanna di Richard Knapwell, difese questo autore e la sua dottrina dell'unicità delle forme sostanziali contro l'arcivescovo francescano Peckham.
Opere: un Quodlibet che fu disputato in Parigi nel 1280, una Quaestio disputata e una Quaestio in vesperis, inoltre alcuni Sermanes (tutte inedite).
Bibl.: A. G. Little e F. Pelster, Oxford theology and theologium 1080-1301, Oxford 1934, pp. 83-87; F. Pelster, s. v. in LThK, X, col. 899; M. de Wolf, Storia della filosofia mediev., vers. it., II, Firenze 1945, p. 191 sg. Anneliese Maier
GUGLIELMO II il Rosso (Rufus), re d'InghilTERRA. - Terzo figlio e successore di Guglielmo il Conquistatore, n. tra il 1056 e il 1060 , m. il 2 ag. 1100. Nella politica estera seguil l'indirizzo paterno, ma ebbe successo solo relativamente alla Scozia. Nell'interno si dimostrò dispotico, anche nei riguardi della Chiesa. Specialmente dopo la morte di Lanfranco (v.) di Pavia, trascurava le nomine alle sedi vescovili e alle abbazie, prendendo inoltre le entrate o imponendo gravi imposte alle Chiese.
Gravemente ammalato nel 1093, prometteva a s. Anselmo di Bec un mutamento di condotta. Ma dopo la guarigione continuò come per l'innanzi, venendo spesso in conflitto con Anselmo, che nel 1097, contro la volontà del Re, venne a Roma e soltanto dopo la morte di G. II fu richiamato in patria dal successore Enrico I. G. fu ucciso a tradimento in una caccia nel New Forest. Fu un despota vizioso, falso, crudele, che non seppe cattivarsi la stima e l'affetto dei sudditi.
Bibl.: Eadnarn, Vita Anselmi e Historiae novorum, in Anglia, ed. M. Rule, ivi 1884; Guglielmo di Malmesbury, De gestis regum, ed. G. Stubbs, ivi 1887-89; Peterborough Chronicle, ed. C. Plummer, 2 voll., ivi 1899-99; E. A. Freeman, Reign of William Rufus, 2 voll., Oxford 1882; I. Belloc, Breve storia d'Inghilterra, vers. it., I, Roma 1934, pp. 117-21. Lucchesio Spätling
GUGLIELMO da Malavalle, santo. - Fondatore della Congregazione degli Eremiti, detti Guglielmini o Guglielmiti, m. presso Siena il 10 febbr. 1157. Si pensa che sia nato in Francia, in epoca che non si può precisare; monaco intorno al 1153 nella piccola isola di Lupocavio presso Pisa, nel 1155 si ritirò in una squallida valle (Malavalle) presso Siena, ove morì. Canonizzato da Innocenzo III nel 1202, se ne celebra la festa il 10 febbr. Il corpo si conserva a Castiglione di Pescaria, il capo è venerato nella chiesa dei Gesuiti ad Anversa.
Intorno alla vita del Santo si hanno poche notizie ed anche incerte, essendo stato confuso da biografi tardivi con altri santi e monaci coevi ed omonimi. Si crede che in gioventù G. si dedicasse alla milizia e conducesse vita peccaminosa. Recatosi in pellegrinaggio di penitenza a Roma, dal papa Eugenio III gli sarebbe stato imposto, per la remissione dei peccati, di pellegrinare fino a Gerusalemme. Passati otto anni in Terra Santa, si recò nell'Italia centrale, ove divenne istitutore di monaci.
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BibL.: Una vita del Santo, scritta dal discepolo e monaco Alberto, ma tramandata in forma parzialmente mutila ed altrove ampliata, fu edita da G. de Waha, Lirgi 1693. Un'altra vita, scritta da Teobaldo, monaco francese forve del sec. xim, è riportata in Acta SS. Februarii, II, Parigi 1864, pp. 451-72.
Tomaso Toschi
GUGLIELMO di Malmesbury. - Storico benedettino (al secolo G. Somerset) dell'abbazia di Malmesbury nel Wiltshire, dove fu anche bibliotecario; n. ca. il rogo; si ha ancora notizia di lui nel 1143; poi se ne perdono le tracce. E il principale storico inglese del sec. xir.
La sua produzione è considerevole. Si ricordano: Regalium sive De rebus gestis regum Anglorum, dal 449 al 1127; Historiae novellae libri tres, dal 1127 al 1143; De gestis Pontificum Anglorum, fino al 1125; Vita s. Dunstani episcopi; Liber de antiquitate Ecclesiae Glastonensis ecc. Molte altre opere sono ancora inedite.
Edizioni : il De rebus gestis regum Anglorum, le Historiae novellae e i primi quattro libri del De gestis Pontificum Anglorum furono pubblicate da Enrico Savile, a Londra nel 1596 e a Francoforte nel 1601; il quinto libro del De gestis Pontificum e la Vita s. Dunstani furono pubblicati da H. Warthon nel t. II dell'Anglia sacra, Londra 1691, e da Tommaso Galeus nel t. XV della Scriptorum Anglorum Syllogæ, Oxford 1691, in cui inserì anche il Liber de antiquitate Ecclesiae Glastonensis. Edizioni più recenti sono quelle di PL 179, 955-1772 e di W. Stubbs, 2 voll., Londra 1887-89.
Bibl.: J. A. Fabricius, Bibliotheca mediae et infimae latinitatis, III, Firenze 1858, pp. 143-44, 152; PL 179, 941-44; W. de Gray Bloch, Life and writings of William of M., Londra 1874; K. Norgate, England under the Angevin Kings, ivi 1887; N. R. Ker, William of M. handwriting, in Engl. histor. rev., 54 (1944), pp. 371 -76.
Francesco Russo
GUGLIELMO de la Mare. - Filosofo e teologo francescano, m. nel 1298. Insegnò a Oxford; è autore di un Commento alle Sentenze (che comprende però solo i primi due libri), e di Quaestiones disputatae: l'una e l'altra opera ancora inedite. E noto soprattutto per il suo Correctorium fratris Thomae, che raccoglie, sotto 118 capi, tesi tomistiche e ad ognuna fa seguire una confutazione condotta dal punto di vista bonaventuriano.
Il Correctorium divenne quasi testo ufficiale nell'Ordine francescano dopo il Capitolo generale di Strasburgo del 1282 e, si potrebbe dire, bersaglio quasi altrettanto ufficiale dei contrattacchi tomistici. Uno di tali contrattacchi (che si fregiavano del titolo di Correctoria e attribuivano all'opera di G. de la M. quello di Corruptorium); il Correctorium corruptorii "Quare", trascrive ad uno ad uno i passi di G. e ad essi fa seguire la difesa di s. Tommaso, sì che in questo contrattacco tomistico (del quale possediamo una ed. critica) possiamo trovare anche il testo di G. de la M.
G. segue fedelmente la dottrina di s. Bonaventura; anzi il Longpré sostiene che il di lui commento alle Sentenze è in realtà un commento al Commento di s. Bonaventura.
BibL.: E. Longpré, G. de la M., Amiens 1922; P. Glorieux, Le Correctorium Corruptorii "Quare», Kain 1927; F. Pelster, Les declarutiones et les quaestiones de G. de la M., in Reck. th. anc. et méd., 3 (1931), pp. 397-411.
Sofia Vanni Rovighi
GUGLIELMO di Melitone. - Quarto maestro francescano di teologia a Parigi. Successe nella cattedra a Odo Rigaldi nel 1248. Fu poi maestro a Cambridge e nel 1256 fu incartcato da Alessandro IV di completare la Summa di Alessandro di Hales, ma la morte (1257) lo sorprese prima che potesse compiere questo lavoro.
I suoi scritti (Commenti alla Scrittura e QQ. de Sacramentis) sono ancora inediti, salvo un Tractatus super Missam (a cura di W. Lampen, Quaracchi 1931).
BibL.: P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIIe siècle, II, Parigi 1934, pp. 34-36; B. Pergamo,
De quaestionibus ineditis fr. O. Rigaldi, fr. Guilelmi de Melitone... circa naturam theologiae, in Arch. Frane. hist., 29 (1936), pp. 4654 e 308-64.
Sofia Vanni Rovighi
GUGLIELMO da Modena. - Cardinale di Curia e diplomatico pontificio presso varie famiglie reali, n. verso il 1184 nel Piemonte, m. il 31 marzo 1251 a Lione. Appartenente all'Ordine cartusiano, entrò nel 1209 nella Cancelleria papale e fu vice-cancelliere negli aa. 1220-22; dal 1222 al 1234 vescovo di Modena, nel 1244 fu nominato cardinale vescovo di Sabina.
La sua attività diplomatica si svolse particolarmente nelle province baltiche. Nel 1225-26 provvide alle condizioni della Chiesa nell'Estonia e Lituania, e nella Pasqua del 1226 convocò un sinodo provinciale a Riga. Negli anni seguenti svolse intensa attività apostolica in Danimarca, Prussia, Polonia e Pomerania. Nel 1247 incoronò Hakon, re di Norvegia.
Il pio cardinale era uno strenuo difensore e patrocinatore dell'idea missionaria; per questo fu largo di simpatie verso i due Ordini mendicanti e missionari, il domenicano e il francescano.
Bibl.: G. A. Doumer, Kord, Williche von Sabina... päpstlicher Legat in den nordl. Lündern, Helsinki 1929. Tomaso Toschi
GUGLIELMO di Moerbeke. - Domenicano fiammingo, n. ca. il 1215 , m. nel 1286. Il suo nome è legato alle traduzioni latine di Aristotele e dei suoi commentatori, che iniziò a Tebe e a Nicee e con cui contribuì efficacemente alla conoscenza, presso i latini, del vero e integrale pensiero aristotelico. Fu penitenziere e cappellano alla Corte pontificia dopo il 1260; nominato arcivescovo di Corinto nel 1278. Gli anni trascorsi presso la Curia pontificia, in stretto rapporto culturale con s. Tommaso d'Aquino e altri scolastici, segnano il periodo della sua più feconda attività di traduttore. Per incarico di s. Tommaso rivide e corresse, sui manoscritti greci, le versioni aristoteliche greco-latine già esistenti e tradusse ex novo altre opere, con una rigorosa fedeltà che permette di ricostruire il testo greco originale, a volte perduto.
Non è attualmente possibile un elenco definitivo delle traduzioni ex novo di G. e delle sue revisioni: in molti casi egli retrocede da traduttore a semplice revisore, in altri risulta revisore o autore di versioni finora ritenute da lui indipendenti. Tipico il caso, vivamente discusso, della "translatio Lincolniensis" dell'Ethica Nicomachea, nella quale E. Franceschini riconobbe (1934) la revisione di G.; recente (1947) l'attribuzione e G. (fatta da L. Minio-Paluello) dell'unica versione latina medievale della Poetica di Aristotele. Gli studiosi sono tuttavia concordi nell'assegnare a G. la versione del 1. XI (K) della Metaphysica di Aristotele; dei primi tre libri delle Meteore; dei 11. III e IV del De coelo; di buona parte dei 21 ll. De animalibus; dei 11. III-VIII della Politica; della Rhetorica. Risale pure a G. la versione dei Commenti (testo aristotelico compreso) di Ammonio al Pe rihermeneias, di Simplicio ai Predicamenta e al De coelo, di Alessandro d'Afrodisia alle Meteore e al De sensu, di Giovanni Filopono al 1. III del De anima, di Temistio al De anima. Particolare importanza, filosofica e filologica, hanno le sue versioni di Proclo : della Zvarycluen; 920, 2071; (Elementatio theologica), dei Commenti al Parmenide e al Timeo (parziale) e di tre opuscoli dei quali è perduto il testo originale. Tradusse inoltre opere di Galeno, Ippocrate, Archimede, Tolomeo, ecc.
Bibl.: E. Franceschini, Aristotele nel medioevo latino (Atti IX Congresso nazionale di filosofia), Padova 1935; G. Lacombe, A. Birkenmajer, M. Dielong, E. Franceschini, in Corpus philosophorum medii aevi... Aristoteles latinus, parte $1^{2}$, Roma 1939; M. Grabmann, G. di M., ivi 1946 (frequenti citazioni delle fonti; ampia bibl.); L. Minio-Paluello, G. di M. traduttore della Poetica di Aristotele, in Riv. di filos. neoscolastica, 39 (1947), pp. 1-17. Edoardo Preto
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GUGLIELMO Nasone (Guilelmus Naso). - Decretalista dell'Università di Bologna, dove prima fu alunno di Alano di Galles. Era professor Decretorum nell'a. 1222 .
Tra i glossatori del Decretum di Graziano si trova Willelmus, che da alcuni è ritenuto il nostro G. N., mentre altri atrifuiscono le glosse a Guilelmus Guascus.
Circa l'a. 1234 scrisse un Commento o Lettura alle Decretali di Gregorio IX, analizzando con metodo esegetico i singoli capitoli. L'opera è tuttora inedita : frammenti sono stati editi dal Trifone, che ha recensito anche tutti i codici cassinesi, contenenti opere di G. N. (Gli scritti di G. N. conservati nello Biblioteca di Montecassino, in Rivista di storia del dir. ital., 2 [1929], pp. 242-60). Tra le sue opere vi sono glosse alle Compilationes antiquae, Allegationes e reportationes alle Decretali di Gregorio IX, una Summa relativa alle stesse e distinctiones e repetitiones sul Decretum e sulle Decretali.
Bibl.: J. F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur der casonischen Reclits, II, Stoccarda 1877, pp. 78-80; St. Kuttner, Repertorium der Kanonistik (1140-1234), Prodromus corporis glossarium, I (Studi e testi, 71), Città del Vaticano 1937, pp. 32-33, 452; A. von Hove, Prolegomena, $2^{2}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 429, 447, 477, 489.
Pietro Palazzini
GUGLIELMO di Newburgh. - Ecclesiastico e cronista inglese, detto anche G. parous (little), n. nel 1136 a Eridlington (contea di York) e m. a Newburgh presso Coxwold ca. la fine del sec. xir o l'inizio del seguente.
Era entrato ancor fanciullo tra i Canonici regolari di Newburgh. Già vecchio, verso il 1196 cominciò la sua Historia recum Anglicarum (detta pure Hist. Anglicana), opera in 5 libri che abbraccia il periodo ro66-1198 e che, quantunque spesso inesatta nella cronologia e basata su fonti altrimenti note, è di particolare importanza specialmente per il regno di Enrico II. Le informazioni sonogeneralmente sicure, data l'attendibilità delle fonti usate. Per la sua imparzialità e il fine intuito con il quale considera e giudica gli eventi umani, G. merita un posto notevole tra gli storici del sec. xir. Si attribuiscono a lui anche tre sermoni.
Bibl.: ediz.: La migliore edizione dell' Hist. rer. Anglic. è di R. Howlett in Chronicles of the reigns of Scephen etc., con la continuazione d'un anonimo fino al 1298 , trorla dagli Annales Furesicutes, I, Londra 1884, pp 3-408; II, ivi 1885, pp 415500; R Pauli, prefazione ed edirione parziale in MGH, Scriptores, XXVII, pp. 221-28. Sermoni: ed. Th. Acarne Scriptores hist. Anglic., XI, Oxford 1719. Studi: H. E. Salter, Willism of N., in The cuglish historical review, 22 (1907), pp 510-14; R. Janche, Guilelmus Neubegensis. Ein pragmatischer Geschichtsschreiber des 13. Jahrh., in Zeaner historische Arbeiten, ed. A. Cartelliers und W. Judesch, I, Bonn 1912.
Stanislas Malarelli
GUGLIELMO di Nottingham, senior. - Francescano inglese, m. al Capitolo di Metz nella primavera del 1250. Nel 1239 vicario provinciale d'Inghilterra, nel 1240 divenne provinciale. Come tale nel 1244 sottoscrisse la Costituzione di Enrico III per la Università di Oxford, con la quale si costituì un tribunale speciale per gli studiosi e che è la base per la giurisdizione del Cancelliere.
G. era studioso diligente della S. Scrittura, e sembra che abbia studiato a Oxford sotto Grossatesta, di cui era amico. Promosse energicamente gli studi di teologia e l'osservanza della Regola francescana nella sua purità originale. Difese con successo gli interessi del suo Ordine nella Curia romana contro i Domenicani. Dai suoi frati era molto stimato ed amato, e quando il generale dell'Ordine, Giovanni da Parma, nel Capitolo del 1248 lo voleva deporre, per cagione a noi ignota, incontrò la generale disapprovazione dei frati inglesi, che lo elessero di nuovo. Nel 1250 andò come legato dal Papa.
Scrisse un commentario agli Evangelí, chiamato Unum ex quatuor o anche: De Concordia Evangeliorum, il quale ha per fondamento l'opera di Clemente di Langthon, ed era molto stimato nel medioevo, come dimostra il gran numero dei manoscritti.

Suo fratello Agostino, anch'esso frate minore, era primo economo di Innocenzo IV e accompagnò il nipote del Papa, il Patriarca d'Antiochia, nella Siria, dove divenne vescovo di Landicea.
## GUGLIELMO
di Nottingham, iunior. - Francescano inglese, m. il 5 ott. 1363 presso Basilea. Lettore dopo il 1312 e reggente di teologia a Oxford, ove trascrisse molte opere di Ni coló(v.) da Gorham a spese di suo fratello Sir Rugh of Nottingham. Viene molte volte confuso con G. di N. senior. Fu il $17^{\circ}$ provinciale d'Inghilterra, mentre il senior fu il $4^{\circ}$.
Nel 1322 era presente al Capitolo generale dell'Ordine a Perugia e sottoscrisse con gli altri ministri provinciali la famosa lettera nella quale i Francescani dichiararono che la dottrina "de paupertate Christi" non era eretica ma sana e cattolica. Questo atto costituì l'inizio della rivolta di tutto l'Ordine contro Giovanni XXI (H. Holzapfel, Handbuch der Geschichte des Franzishanerordens, Friburgo in Br. 1909, p. 69).
Gli è attribuita l'opera Determinatio pro lege Christianorum e un commento alle sentenze del Lombardo. Del resto ad entrambi i Guglielmo dallo Sbaralea ed altri vengono ascritte molte opere che però sono incerte.
Biel.: Wadding. Scriptores, p. 106; Sbaralea, parte $2^{2}$, I, pp. 343-44; A. G. Little, The Grey Friars in Oxford, Oxford 1892, pp. 126 sgg., 136, 139, 155, 185, 182-83, 187; C. Balif., A propos de quelques ouvrages faussement attribués à 3. Duns Scot, in Rech. de théol. anc. et médiév., 2 (1030), pp. 160-88. Arduino Kleinhans
GUGLIELMO di Occam : v. occam, guglielmo.
GUGLIELMO I, principe di Orange, conte di Nassau, detto il Taciturno. - N. a Dillenburg (Nassau) il 24 apr. 1533, ucciso a Delft il ro luglio 1584. Primogenito di Guglielmo di NassauDillenburg e di Giuliana di Stolberg, entrambi luterani, divenne, undicenne, il più ricco signore dei Paesi Bassi per eredità dal cugino Renato di Nassau; onde Carlo V volle fosse allevato nel cattolicesimo a Bruxelles. Sensibile piuttosto alle questioni politiche che non a quelle squisitamente religiose, ebbe i primi contrasti con Filippo II per il ritiro delle truppe spagnole dalle province per le quali era stato nominato statolder dal Re (Olanda, Zelanda, Utrecht) e per il richiamo del card. Granvelle (1564).
Piuttosto tollerante verso i non cattolici, anche per influsso della seconda moglie, figlia di Maurizio di Sassonia, eccessiva tolleranza che provocò un biasimo di papa Pio IV (1565), tutta l'azione di G. fu piuttosto quella, politico-nazionale, di un signore che voleva garantire ai suoi territori l'autonomia, eventualmente fino all'indipendenza, dentro e, se non possibile, fuori dal quadro dei domini asburgici, che non quella di un capo religioso. A figurare anche come capo religioso fu portato dalle circostanze, per cui la lotta per l'indipendenza delle Province Unite venne ad identificarsi con una lotta per la libertà dei calvinisti e protestanti. Il conflitto con Filippo II, latente dal 1564 , si fa aperto dal 1568 , in presenza della politica di forza del duca d'Alba e poi di Aless
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sandro Farnese. Solo nel 1573 passa decisamente al calvinismo, mentre la guerra già divampa da 5 anni, tra alternative di successi e sconfitte, ché G. non è sempre un generale all'altezza dei suoi avversari. Tuttavia, l'entrata in Bruxelles (sett. 1577) è un successo clamoroso, che gli merita l'elezione a capo delle Province Unite, ciò che non impedisce, dichiarata la decadenza di Filippo II, che gli Stati si orientino verso Francesco duca di Angiò. Ma l'abile politica di G., dietro le quinte, esautora il principe francese e quando egli muore ( 1584 ) il valore dell'aiuto francese è già scontato agli occhi degli insorti. Poco dopo però anche l'Orange cade vittima di un fanatico subornato, dicesi, dal Farnese.
Bibl.: R. Putman, Willian the Silent, 2 voll., Nuova York 1895; E. Heyck, Wilhelm von Oranien, Bielefeld 1908; A. van Schelven, Willem van Oranje, Haarlem 1933; C. V. Wedgwood, William the Silent, William of Nassau, Prince of Orange, 1557 1584, Londra 1944.
Ernesto Sestan
GUGLIELMO II, principe d'Orange, conte di Nassau, statolder delle Province Unite dei Paesi Bassi. - Figlio di Federico Enrico, n. a L'Aja il 27 maggio 1626, m. il 6 nov. 1650 . Nel 1647 G. successe al padre, in un momento in cui i contrasti, apparsi tra gli Stati Generali e il potere esecutivo, rendevano la situazione interna più che mai difficile. Sebbene la Pace di Vestfalia assicurasse al paese la massima prosperità politica ed economica, queste lotte interne turbarono lo statolderato del giovane principe. Egli si trovò quindi ben presto coinvolto nel dissidio con il rafforzato partito pacifista, i cui esponenti esigevano l'immediato licenziamento delle truppe mercenarie assoldate per la guerra precedentemente sostenuta.
Il conflitto giunse alla sua fase drammatica quando G. II non esitò più ad impiegare la forza per ridurre all'obbedienza gli Stati. Fiducioso nell'appoggio delle masse popolari, nel luglio 1650 egli ordinava l'arresto di sei deputati di città olandesi, tra cui Giacomo de Witt, Sorgomastro di Dordrecht, fautore della sovranità della provincia d'Olanda, sotto la cui guida l'opposizione si era scatenata; nello stesso tempo inviava un corpo armato contro Amsterdam, dove maggiormente ferveva la resistenza. Questi energici provvedimenti ebbero il loro successo, e G. riuscì a domare ogni residuo di ribellione; senonché di li a poco altri incidenti scoppiarono. Infatti nell'accordo stipulato con il card. Mazarino (allora in lotta contro la Fronda) lo Statolder aveva pattuito che tra le eventuali conquiste realizzate dagli Olandesi sugli Spagnoli, a lui personalmente dovessero essere devolute Anversa e il ducato di Brabante ( 29 ott. 1650). Una nuova rivoluzione sembrava incombere sul paese, quando G. morì improvvisamente.
Bibl.: G. Groen van Prinsterer, Archives ou Correspondances de la Maison d'Orange-Nassau, $2^{\circ}$ serie, III, IV, V, Utrecht 1839-61; A. Le Fèvre-Pontalis, Vingt années de république parlementaire au $X V I I^{e}$ siècle, Parigi 1884; A. Waddington, La République des Provinces-Unies, la France et les Pays-Bas espagnols de 1630 a 1650, 2 voll., ivi 1895. Per altra bibl. sull'epoca, E. Préclin-V. L. Tapié, Le XVIIe siècle, $2^{\circ}$ ed., ivi 1949, p. 38 sgg .
Carlo De Frede
GUGLIELMO III, principe d'Orange, conte di Nassau, statolder della Province Unite dei Paesi Bassi, re d'Inghilterra, di Scozia e d'Irlanda. - N. all'Aja il 14 nov. 1650, m. a Hampton Court il 19 marzo 1702. Figlio postumo di Guglielmo II d'Orange e di Maria Stuart, figlia di Carlo I d'Inghilterra, ebbe una fanciullezza travagliata; sospeso lo statolderato nelle Province Unite, dove saliva la stella del gran pensionario De Witt, vide occupato da Luigi XIV anche l'avito principale di Orange (1660); ma la restaurazione degli Stuart in Inghilterra rialzò anche le fortune degli Orange in Olanda. Di fronte all'invasione francese, G. fu dapprima nominato capitano generale (1672) e poco dopo, nell'entusiasmo patriottico della difesa contro l'invasore e nel risentir
mento contro il partito plutocratico del De Witt, statolder. G. fino allora quasi sconosciuto, malandato in salute, diede ben presto la misura delle sue qualità di generale e di diplomatico; pur senza molta originalità, seppe neutralizzare gli effetti delle vittorie francesi ed organizzare l'unione degli Stati protestanti e non protestanti d'Europa, preoccupati di un'egemonia francese, e staccare l'Inghilterra dall'alleanza con la Francia (1674).
La pace di Nimega (1678), dapprima conclusa da G. con pochi riguardi verso gli interessi degli alleati, coronò la sua politica, proseguita poi con altri accordi e leghe per garantirsi contro un ritorno offensivo di Luigi XIV, specie dopo la di lui revoca dell'oditto di Nantes (1685): ciò che provocò, pronubo G., la formazione della cosiddetta Lega di Augusta (1686), lega meramente politica, comprendente patenze cattoliche e potenze protestanti. La lega lo assicurava alle spalle mentre egli andava colorendo il suo disegno sull'Inghilterra, dove l'opposizione parlamentare a popolare a Giacomo II non aveva tardato a patre gli occhi, come a successore, su G. e su sua moglie Maria, primogenita di Giacomo II. Pur fra le esitanze degli Olandesi che vedevano il loro primo cittadino (ma non re) divenire re in una nazione vicina, col pericolo che con le forze inglesi egli poi tornasse a imporre il suo dominio anche all'Olanda, G. poü preparare la spedizione militare che nel nov. 1688 sbaceo in Inghilterra e essicurò a sé e alla moglie il trono irglesc. Re in Inghilterra, statolder in Olanda, G. divise la dimora fra i due paesi, cercando di conciliarne gli interessi non sempre concordanti, specie nel campo maritimo-commerciale e coloniale. La chiave di volta della sua comune politica anglo-olandese fu la diffdenca verso la politica di Luigi XIV, specialmente via via che si avvicinava la grossa questione della successione spagnola. Ma la guerra della Lega di Augusta (1689-97), da lui condotte con scarsi successi, non cra riuscita al fine di indebolire sensibil. mente la Francia e la morte gli impediva di vedere più che appena l'inizio di quel duello.
Bibl.: C. F. Sirtema De Graveatica, Guillaume III et Louis XIV, 8 vall., Parigi 1868; L. Serignon, Guillaume III statholder de Hollande et roi d'Angleterre, Parigi 1880; G. Edmundson, The administration of John De Witt and William of Orange, 1631-88, Cambridge 1918; J. N. Clarek, The AngloDutch Alliance and the war against Frcuck, 1688-95, Manchester 1923; M. Bowen, William, prince of Orange, afterwards king of England, Londra 1928; M. C. Trevelyan, William III and the defense of Holland, 1677-74, ivi 1930; 20 ed. ivi 1935.
Ernesto Sestan
GUGLIELMO IV d'Orange-Nassau, statolder delle Province Unite dei Paesi Bassi. - N. a Leeuwarden il I sett. 1711, figlio postumo di Giovanni Guglielmo Friso, principe di Nassau.
Gli avvenimenti della Guerra di successione austriaca e il pericolo che attraversò il paese nel 1747, quando le forze francesi ne violarono i confini, costituirono l'occasione propizia per l'elevazione di G., che fu acclamato entusiasticamente statolder di tutte le province (maggio 1747). G., per ovviare ai disastri della guerra, attese a riorganizzare l'esercito; ma non riusci a fermare l'avanzata nemica: a Lawfeld le forze olandesi, quantunque sostenute dall'esercito inglese del duca di Cumberland, furono battute (luglio 1747). Nel sett. Berg-op-Zoom cadde nelle mani dei Francesi. La Pace di Aquisgrana salvò la situazione esterna; ma all'interno si rinfocolarono le agitazioni sorte a causa delle imposisioni fiscali, mentre perdurava più aspro il contrasto tra la classe della minuta borghesia, che nella elevazione di G. aveva sperato una politica democratica, e l'artstorrazia degli Stati. G. mori nel 1751. Troppo rispettoso delle antiche consuetudini e recito ad ammettere al governo la borghesia, egli, pur essendo riuscito ad abolire l'odioso appalto delle imposte e a migliorare il governo delle Indie, fu in generale mediocre uomo di Stato e di armi.
Bibl.: lettere in: G. Groen van Prinsterer e Th. Bussemaker, Archives de la Maison d'Orange-Nassau, $4^{\circ}$ serie, I,
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Leida 1908. Studi: L. F. De Beaufort, Lexen van Willem IV, Amsterdam 1722; J. Haverkamp, Leven van Willem IV, ivi 1788; L. von Ranke, Briefivechtel Friedrichs des Grassen mit Willahe IV. von Ovanien und dessen Gemahlin Anna, Berlino 1868; P. J. Blok, Geschiedenis van het nederlandche volh, $3^{e}$ ed., 4 voll., Leida 1923-26, v. indice.
Carlo De Frede
GUGLIELMO V d'Orange-Nassau, ultimo statolder delle Province Unite dei Paesi Bassi. - N. da Guglielmo IV, a l'Aja, l'8 marzo 1748. Alla morte del padre (1751) gli Stati Generali lo dichiararono erede e successore, mentre era in età di tre soli anni, e istituirono una reggenza in persona della madre Carolina di Hannover e di Luigi Ernesto di Brunswick, cui fu dato il comando supremo dell'esercito. Nel 1766 G. fu dichiarato maggiore.
In quel tempo il paese rifioriva alquanto. Sposo di Federica Sofia Guglielmina, nipote di Federico II di Prussia, il nuovo statolder rinforzò i vincoli con i pratestanti tedeschi, e sembrava propenso a svolgere una politica di pace; ma la Francia, sfruttando l'entusiasmo che la rivoluzione americana aveva suscitato nel paese e l'attività svolta dal partito democratico del Van der Cappellen, lo spinse contro l'Inghilterra. Il conflitto fu disastroso per l'Olanda, che non era più fornita della potente flotta d'un tempo, e le corrò la perdita di numerose colonie in America e in India. Negli anni successivi continuò il fermento antiorangista; G. cercò di reprimerle; ma respirono ficcamente contro di lui gli Stati d'Olanda. In'ono fu chiesto aiuto agli Inglesi; soltanto per l'intraprendenza della consorte lo statolder salvò il potere. Infatti quella sollecitò il soccorso della Prussia, e un esercito prussiano nel sett. 1787 entrò in Olanda costringendo i più fieri agitatori a riparare in Francia. Nel 1792 scoppiò la guerra con la Francia rivoluzionaria, che si chiuse con l'occupazione nemica ad opera dell'esercito del Pichegru. G., il 18 genn. 1795, s'imbarcò a Scheveningen e fuggì in Inghilterra, dove emanò un proclama per mettere sotto l'autorità inglese le colonie dell'India. La Repubblica batava lo dichiarò decaduto il 23 febbr. Dopo alcuni anni di soggiorno nel Nassau, G., ultimo statolder d'Olanda, si spense il 9 apr. 1806.
Biol.: P. J. Blok, Geschiedenis van het nederlandsche volh, $3^{e}$ ed., 4 voll., Leida 1923-26, v. indice; G. Groen van Prinsterer, Archiven en Correspondance de la Maison d'Orange-Nassau, $2^{e}$ serie, III, Leida 1910-15; C. Manfroni, Storia d'Olanda, Milano 1909; altra bibl. in L. Villat, La Révolution et l'Empire, I. Parigi 1945, pp. 309, 380.
Carlo De Frede
GUGLIELMO di Parigi: v. gugLielmo di ALVERNIA.
GUGLIELMO da Pisa. - Scultore attivo a Pisa dal 1159 al 1162 per il pergamo della cattedrale, passato poi a Cagliari per essere sostituito con quello di Giovanni Pisano.
In quest'opera le varie scene, ove sono presentate figure che indossano panni a pieghe parallele sottili e ravvicinate, sapientemente pausate su di un fondo ornato a motivi decorativi, in una chiara visione spaziale, tendono ad effetti pittorici di contrasti di luci. Lo scultore mostra rapporti con l'arte lombarda (per cui si è supposta appunto lombarda la sua origine), con l'arte bizantina, con quella provenzale (sculture nelle facciate di St-Gilles e di St-Trophime), nonché richiami a quello stile pittorico che si ritrova anche nei sarcofagi romani del sec. Iv. L'opera sua viene riecheggiata in quella di molti seguaci, come Graamonte e Biduino, per tacere dei numerosi anonimi che hanno lasciato opere nelle regione.
Biol.: P. Tocsca, s. v. in Enc. Ital., XVIII, pp. 216-17; G. Nisco Fossia, Scultura romanica alla mostra di Pisa, in Belle arti, 1946, p. 88 sgg. Gilberto Rossi
GUGLIELMO Rubió (de Rubione). - Teologo francescano del sec. xiv. Pochi ed incerti i dati biografici. Una tradizione lo dice aragonese, nativo di Villa Franca; un'altra, catalano, nativo di Villa Franca del Panadés (Barcellona).

(1st. Alinari)
Guglielmo da PISA - Pulpito con storie della vita delle Vergine (eseguito tra il 1139 e il 1162) - Cagliari, Cattedrale.
Nel documento di approvazione del suo commento alle Sentenze, con data 25 maggio 1333, in Assisi, è detto minister provincie Aragonie. Compì gli studi probabilmente a Parigi, come insinua l'Explicit II l. Sent. fr. Francisci Ruboi reportatus per fr. G. de Rubione, Partitus, nel manoscritto già nella Biblioteca dei XII Apostoli a Roma. Altra riportazione indica ancora il tempo del soggiorno a Parigi : Explicit reportatio IV l. Sent. sub mag. Francischo de Marchia... facta per fr. G. de R. an. D. 1323 (cod. Chig. B. VII. 113; cod. 531 della chiesa metropolitana di Praga). Si ammette che sia stato fra i discepoli immediati di G. Duns Scoto, ma non se ne può addurre una prova certa. Il suo commento alle Sentenze, dove si fa allusione ad altri suoi scritti, come i Quodlibeta, ora perduti, fu edito a Parigi in due tomi, nel periodo 1517 1518.
Biol.: C. Rubert, Fr. G. R., in Archivo Ibero-Americano, 30 (1928), pp. 5-32; 32 (1929), pp. 145-81; 33 (1930), pp. 5-42; 34 (1931), pp. 161-76, 321-40; L. M. Farré, La concepcid immorulada de la Verge segons Fr. G. R., in Analecta sacra Tarroconovata, 7 (1931), pp. 95-138.
Celestino Piana
GUGLIELMO di Saint-Ámour. - Filosofo e teologo, n. al principio del sec. xim, m. nel 1271. Studiò a Parigi e in quella Università fu magister artium nel 1228; maestro in teologia verso il 1250.
Appartiene al clero secolare ed è famoso per la lotta sostenuta contro gli Ordini mendicanti (Francescani e Domenicani) per impedire ai loro membri l'insegnamento nell'Università, o almeno limitarne il numero ad uno per Ordine. Ebbe come avversari s. Bonaventura e s.Tommaso. In un primo tempo, sotto il pontificato di Innocenzo IV, sembrò che G. avesse partita vinta. Le cose
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cambiarono con l'avvento al trono di Alessandro IV (12 dic. 1254). G. scrisse contro i Mendicanti un Liber de Antichristo et eiusdem ministris e poi (1253-56) un Libellus de periculis novissimorum temporum, che fu condannato da Alessandro IV nell'ott. 1256. Qualche mese prima G. era stato privato di tutti i benefici e dignità. G. fece ricorso alla Curia romana, ma non ottenne nulla e fu esiliato dal regno di Francis. Persisti tuttavia nella sua posizione e si mantenne a contatto con i suoi amici e compagni di lotta di Parigi, Gerardo di Abbéville (v.) e Nicola di Laieus.
BibL.: M. Perrod, Etude sur la vie et les oeuvres de Guillaume de S. A., Parigi 1902; M. Bierbaum, Bettelorden und Weltgeistlichkeit an der Universität Paris, Münster 1920; P. Glorieux, Répertoire des maitres en théologie de Paris au XIIIe siècle, I, Parigi 1933, pp. 343-46.
Sofia Vanni Rovighi
GUGLIELMO di Saint-Thierry. - Teologo cistercense, n. a Liegi ca. il ro85, m. a Signy l'8 sett. 1148. Di distinta famiglia, studiò probabilmente alla scuola di Anselmo di Laon. Entrato nell'abbazia benedettina di St-Nicaise (Reims), ne divenne in seguito monaco e nel rirg fu eletto abate di St-Thierry, presso Reims, ove governò con saggezza. Conquistato dall'affettuosa amicizia di s. Bernardo, sebbene da questi dissuaso, si dimise da abate ed entrò, nel 1135, tra i Cistercensi di Signy (diocesi di Reims), ove trascorse gli ultimi anni in fervida contemplazione, sempre vigile però sui pericoli, che in quel periodo di fermento intellettuale la fede poteva correre. Fu appunto nel 1138, che con una commovente lettera (PL 182, 531-39) provocò il tempestivo intervento di s. Bernardo contro gli errori di Abelardo (v.), condannati poi al Concilio di Sens (1140) e da Roma. Si oppose con pari zelo alle deviazioni dottrinali di Guglielmo di Conches nel De erroribus Guillelmi de Conchis (ibid. 180, 333-40) e di Gilberto Porretano (v.). Nell'Ordine cistercense ha il titolo di beato.
Prima di ritirarsi a Signy aveva scritto varie opere: il De contemplando Deo (ibid. 185, 365-80) attribuito a s. Bernardo; il De natura et dignitate amoris (ibid.