volume-06

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rto Porretano (v.). Nell'Ordine cistercense ha il titolo di beato.

Prima di ritirarsi a Signy aveva scritto varie opere: il De contemplando Deo (ibid. 185, 365-80) attribuito a s. Bernardo; il De natura et dignitate amoris (ibid. 185, 379-408) il De Sacramento altaris (ibid. 180, 345-66), che tratta della transuetanziazione, multipresenza del corpo di Cristo, degli accidenti e della duplex manducatio, nell'intento di conciliare le apparenti antinomie dei testi patristici intorno al mistero eucaristico. A quest'opera, nell'edizione del Migne (ibid. 341-44), è premessa la lettera eucaristica di G. a Ruperto di Deutz; Excerpta ex libris s. Gregorii papae super cantica canticorum (ibid. 411-74) e il Commentarius in Cantica Canticorum ex scriptis s. Ambrosii (ibid. 15, 1947 sgg.): due florilegi abilmente compilati; De natura corporis et animae libri duo (ibid. 180, 695-726): nel primo offre un'analisi quasi anatomica del corpo umano sulla falsariga di Costantino l'Africano e dei medici arabi, nel secondo un'antropologia per tre quarti tratta dal De hominis opificio di s. Gregorio Nisseno, nella traduzione latina di Scoto Eriugena; Meditativae orationes (ibid. 205-47) : opera personale, specchio fedele del suo animo fervoroso. Questi ultimi scritti furono certamente terminati a Signy, dove le circostanze imposero un nuovo ritmo alla sua penna: Expositio altera super Cantica Canticorum (ibid. 473-546) : arriva fino al cap. 3, v. 3; l'idea dell'influsso dell'amore sulla conoscenza di Dio comanda tutta l'opera, che s'lapira a Origene, di cui G. aveva sotto gli occhi la parziale traduzione di Rufino, e al celebre commento di s. Bernardo; Expositio in epist. ad Romanos (ibid. 547-694) : vasto commento desunto in gran parte da s. Agostino; Disputatio adversus Abaelardum (ibid. 249-82) : confuta gli errori di Abelardo sui principali dogmi cristiani : importante la dottrina sulla Redenzione. Dopo la condanna dell'audace filosofo, suo antico condiscepolo, G. tentò una elaborazione della teologia nel desiderio di meglio orientare gli spiriti sbandati dall'errore; così nacquero le Sententiae de fide
(perdute), una specie di trattato De Deo Uno et Trino ispirato alla dottrina di s. Agostino e di Boezio; lo Speculum fidei (ibid. 365-98) : originale psicologia della fede, dove il motivo dell'amor ipse intellectus est è dominante; l' Aenigma fidei (ibid. 397-440): concettosa sintesi, soffusa di pietà, sulla trascendenza del mistero trinitario, in antitesi con i tentativi di Abelardo e di Guglielmo di Conches di razionalizzarne il contenuto. Poco prima di morire redasse l'Epistola ad fratres de Monte Dei, detta Epistola aurea (ibid. 184, 307-54), a richiesta dei Cortosini di Mont-Dieu, presso cui aveva trascorso giorni deliziosi per il suo spirito: è un vero trattato de vita solitaria, basato sulla tricotomia urigeniana degli psichici (incipienti), gnostici (proficienti), pneumatici (perferti). Presso attribuita a s. Bernardo, godette della popolarità delle opere del s. Dottore; utilizzata da s. Antonio da Padova, Davide di Augusto, Ruysbroeck, Taulern, soltanto nel 1662 fu restituito al vero autore dal Tissier, seguito subito dal Mabillon. La Vita Bernardi (ibid. 185, 225-66), redatto con vigile senso critico, arriva fino al 1130 ; la morte impedì a G. di terminare questo sincero omaggio al suo grande amico. Altri scritti gli furono attribuiti, particolarmente la Disputatio catholicorum patrum adversus dogmata Petri Abaelardi, ma è opera "cuiusdam sbbatis nigrorum monachorum - (Goffredo d'Auxerre, ibid. 185, 596 ).

Uomo della tradizione, G. visse in costante comunione d'ideali con i Padri creando intorno a sé un "pavadisus claustralis», un clima caldo e luminoso, in cui è avvolta l'origine e lo sviluppo della sua dottrina spirituale. Pur soggiogato dalla forte personalità di s. Bernardo, conservò la sua autonomia dottrinale, che si riflette in atteggiamenti e movenze inconfondibili. Questo Cistercense, cui non fece difetto né il genio né l'arte, il cui lirismo religioso fu sorretto da una singolare purezza di vita, dopo otto secoli d'immeritato oblio, vede ristabilirsi intorno alla sua persona e alla sua opera quell'atmosfera d'ammirazione di cui gli furono prodighi i contemporanei e la sua candida figura avanza vicino a quella del suo grande amico, il Dottore Mellifluo.

BibL.: I. Rivière, Le dogme de la Redemption, Parigi 1905, pp. 330-32, 463-65; A. Poncelet, La vie ancienne de Guillaume de St-Thierry, in Mélanges G. Kurtb. II, Liegi 1908, pp. 8592; P. Rousselot, L'identification formelle d'amour et d'intellection chez Guillaume de St-Thierry, in Pour l'histoire du problème de l'amour au moyen dge, Münster 1908 tristampato a Parigi 1935), pp. 96-102; A. Adam, Guillaume de St-Thierry; sa vie et ses oeuvres, Bourg 1923 (il vero inisiatore degli studi su G.): A. Wilmart, Le série et la date des ouvrages de Guillaume de St-Thierry, in Revue Mabillon, 14 (1924), pp. 157-67; L. Malevez, La doctrine de l'image et de la connaissance mystique chez Guillaume de St-Thierry, in Recherches de science, relig., 22 (1932), pp. 178-205, 257-79; M.-M. Davy, Les trois étapes de la vie spirituelle d'après Guillaume de St-Thierry, ibid., 23 (1935), pp. 569-88; id., La psychologie de la foi d'après Guillaume de St-Thierry, in Recherches de théol. soc. et médioc., 10 (1938), pp. 1-53; id., L'amour de Dieu d'après Guillaume de St-Thierry, in Revue de science, relig., 28 (1938), pp. 319-46; id., Autèse et vertus selon Guillaume de St-Thierry., in Revue d'osrét. et de myst., 19 (1938), pp. 223-44; id., La connaissance de Dieu d'après Guillaume de St-Thierry, in Recherches de science, relig., 28 (1938), pp. 430-56; P. Halász, De perfectione vitae spiritualis sec. Gulielmum a S. Theodorica, Zirc (Ungheria) 1941. A tutti gli studi della Davy sono rivolte critiche severe dallo specialista I.-M. Dechanet, Avis sources de la spiritualité de Guillaume de St-Thierry, Bruges-Parigi 1940; id., Guillaume de St-Thierry: l'homme et son oeuvre, ivi 1942, pp. 177180 (opera fondamentale); id., Amor ipse intellectus est. La doctrine de l'amour-intellection chez Guillaume de St-Thierry, in Revue du moyen dge latin, 1 (1942), pp. 349-74; I. De Chellinck, L'Essor de la littérature latine au XIVe siècle, I, BruxellesParigi 1946, pp. 186-87; E. Gilson, Notes sur Guillaume de St-Thierry, in La tédologie mystique de st Bernard, $2^{e}$ ed., Parigi 1947, pp. 216-32 (sintesi suggestiva). La Davy ha curata una poco riuscita edizione, con note e traduzione, dell'Epistola aurea; dom Dechanet prepara l'edizione critica delle principali opere. M. R. Thomas, Pour comprendre Guillaume de StThierry, in Collectanea Ordinis Cisterciensis, 9 (1947), pp. 2-15. Ulteriori riferimenti bibliografici presso lo stesso Dechanet, nell'opera citata. I. De Ghellinck, Le mouvement théologique du XIVe siècle, $2^{e}$ ed., Bruges 1948, passim (v. l'indice); L. De Simone, G. di St-Thierry, in Sapienza, 2 (1949), pp. 431469.

Antonio Padanti

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GUGLIELMO di Shoreham (de Schorham). Saccrdote inglese, n. presso Sevenoaks nel Kent verso la fine del sec. xili. Nel 1313 divenne rettore di Chart Sutton nella stessa contea. E sconosciuto l'anno della sua morte. Probabilmente è l'autore della prima versione inglese completa del libro dei Salmi, che si trova in un manoscritto con varie poesie, alcune delle quali portano il suo nome nel colophon.

I Salmi sono scritti in dialetto merciano (dell'Inghilterra centrale), non in quello del Kent, ma questo non sembra un motivo sufficente per dubitare della paternità di G. I Salmi contengono anche 11 cantici, oltre il Credo atanasiano. Le poesie vennero pubblicate dalla Percy Society nel 1849 , ed i Salmi, curati dal prof. Bülbring, apparvero nel 1891. L'opera di G. ha un grande valore di devozione e non manca di meriti letterari notevoli, benché non eminenti.

Bibl.: A. W. Ward-A. R. Waller, Cambridge History of Engl. Liter., I, Cambridge 1907, p. 323; M. Ott, Willism of Shoreham, in Cath. Enc., 12 (1912), p. 638. Enrico Rope

GUGLtELMO II, re di Sicilia, detto il Buono. N. nel 1153, m. il 18 nov. 1189. In età di 13 anni succedette al padre G. I, restando sotto la reggenza della madre Margherita di Navarra fino al 1161. Ebbe gran parte nelle contese fra papato e Impero in Italia al iempo di Federico Barbarossa, dimostrandosi apertamente favorevole al pontefice Alessandro III, contribuendo in particolare a raggiungere la pace di Venezia del 1177, ove l'Imperatore gli riconosceva il titolo di re.

Fu ambita la sua allenza dalle altre grandi potenze italiane, quali Genova e Venezia; lo stesso Barbarossa cercò di trarlo dalla sua parte. Almaste inconcluse le trattative per il matrimonio con la figlia dell'imperatore bizantino Manuele Comneno, che gliela aveva offerta, sposò la principessa Giovanna d'Inghilterra, figlia di Enrico I. Mirò a una politica espansionistica, agevolato da felici spedizioni militari specialmente contro i musulmani e l'Impero greco: nel 1171 assediava Alessandria, nel 1175 occupava Tunisi, nel 1180 stipulava una pace di 10 anni con Abû Ja'qûb Jûsuf, e nel 1181-82 compiva incursioni sulle Baleari. Nei torbidi dell'Impero bizantino alla morte di Manuele Comneno, occupò Durazzo e Tessalonica. Si interessò dei Luoghi Santi e prese parte ai preparativi della III Crociata, obbligando nel 1188 il Sabalino, che puntava su Tripoli, a ritirarsi. - Vedi tav. LXXXVIII.

Bibl.: Romualdo di Salerno, Chronicon, in MGH, Scriptores, XIX, p. 436; E. Chalandon, Histoire de la domination normande, II, Parigi 1907, p. 359 e passim; id., Tono Caminine et Manuel I Caminine, ivi 1912, pp. 271, 276, 297 e passim (v. indice); E. Jordan, L'Allemagne et l'Italie aux XIIe et XIIIe siècles, ivi 1939, pp. 112-15 e passim (v. indice).

Alberto Ghinato
GUGLIELMO di Tiro. - Appartenne probabilmente a famiglia italiana, forse romana, ma egli n. a Gerusalemme verso il 1130-35. Compì i suoi studi letterari e teologici in Occidente: l'ampia cultura classica è dimostrata dai molti riferimenti a scrittori antichi che presenta la sua opera. Egli conosceva pure il greco e l'arabo. Verso il 1160 ricompare a Gerusalemme alla corte di re Amaury I che lo ebbe caro e lo fece canonico e poi arcidiacono della chiesa di Tiro; fu quindi educatore di Baldovino che, diventato re nel 1174, lo fece suo cancelliere e nel 1175 gli procurò la sede arcivescovile di Tiro. Partecipò notevolmente alla vita politica del Regno: fu ambasciatore a Costantinopoli ripetutamente e ed anche a Roma dove fu poi per il Concilio del 1179.

Il suo ultimo ricordo documentario è del 1185, ma nel 1184 era ancora in vita. La sua opera principale è la Historia rerum in partibus transnominis gestarum in 23 libri, rimasta però incompleta. E opera veramente monumentale: sintetizza nei primi libri quanto era fornito dalla tradizione storiografica sulla prima Crociata, in seguito è fonte originale ed autorevole. Equilibrato nei
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(da F. Benda, Vita et oblius sanctissimi contesoris Guilelmi
Vercellensis..., Napoli 1861) GUGLIELMO da VERCELLI - Il Santo in orazione; nello sfondo il convento di Montevergine. Stampa del 1281.
giudizi, specie nei rapporti con l'Impero bizantino, alieno dal raccogliere il fantastico dei primi scrittori della Crociata, si astiene anche dal fanatismo di altri scrittori. La sua visione storica delle Crociate è una sintesi che ha dominato lungamente fino alla revisione critica del sec. xix. G. scrive con garbo, persino con eleganza: si può dire uno dei migliori storici medievali. Un'altra opera sulla storia dei principi orientali, in cui antingere forse a storici arabi, non si è conservata; la utilizzarono però Guglielmo di Tripoli e Giacomo di Vitry.

Bibl.: Oltre che in PL 201, l'opera storica di G. è edita nel Recueil des historiens des Croisades. Hist. Occidentaux, I. Parigi 1844, II, ivi 1859, pp. 489-639; segue un'analisi cronologica di G. e dei suoi continuatori, pp. 641-731, a cura di A. A. Beugnot, però non è edizione del tutto soddisfacente. Su G., v. H. Prutz, Studien über W. v. Tyrus, in Neues Archiv, 8 (1883), pp. 93-132; id., Kulturgeschichte der Kreuzzüge. Berlino 1883: Manitius, III, pp. 430-39; A. C. Krey, William of Tire. The making of an historian in mediore, age, in Speculum, 16 (1941), pp. 149-66. Francesco Cognasso
GUGLIELMO di Tocco. - Storico domenicano, n. nel Beneventano ca. il 1238, m. tra il 1323 e il 1325. Predicatore generale (1288), priore di Benevento (1291) e inquisitore generale del Regno di Napoli (1300), deve però la sua fama all'alacrità e amore con cui raccolse i documenti riguardanti s. Tommaso d'Aquino, in vista del processo di canonizzazione, e alla Vita s. Thomae de Aq. Ord. Praed., che è ritenuta la prima biografia del Santo. Venne edita in Fontes vitae s. Thomae Aq. a cura di D, Prümmer, II, Tolosa 1912-24, pp. 65-160.

Bibl.: Quéif-Echard, I, p. 222; P. Prümmer, op. cit., pp. 57-64; I. Taurisano, Discepoli e biografi di s. Tommaso, Roma 1924, pp. 34-44; H.-M. Laurent, Fontes vitae s. Th. Aq., IV, S. Massimino (Var) 1934, pp. 345-55. Abele Redigonda
GUGLIELMO da VERCELLI, santo. - Fondatore degli eremiti di Montevergine, n. a Vercelli verso il 1085, m. nel monastero di Guglielto presso Nusco

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(Avellino) nel 1142. Dedicatosi fin da giovinetto ad ura vita di penitenza e pellegrinaggi, dopo un mancato viaggio in Terra Santa, si stabili a Montevergine, detto anche "Mons Virgilii" e "Mons Virginis", presso Avellino, dove intorno al rir4 fondò un romitorio che, per la fama di lui e l'appoggio del re Ruggero II, si trasformò in grande cenobio, da cui nel rirg ebbe origine la Congregazione monastica benedettina, che ne portò il nome.

Insieme ad alcuni discepoli e con il favore dello stesso sovrano, G. edificò altri monasteri, anche femminili, in varie città e paesi dell'Italia meridionale, tra cui quello di Guglielmo, dove morì, mentre le sue istituzioni si sviluppavano smpiamente. Se ne celebra la festa il 25 giugno, giorno della sua morte.

Bibl.: Acta SS. Innii, VII, Parigi 1867, pp. 112-39; C. Mercuro, Una leggenda medievale di I. G. da V., in Rivista storica bened., I (1906), pp. 312-33; 2 (1907), pp. 74-100, 343-70; E. De Palma, Intorno alla laggenda: De vita et obitu I. Guilielmi, in Irpinia, 4 (1932), pp. 59-75; Martyr. Romanum, p. 254.

Martino Bertagna
GUGLIELMO di Volpiano, santo. - Abate benedettino di S. Benigno di Digione, n. nel 962 dal conte Roberto di Volpiano nell'Isola S. Giulio d'Orta (Novara), m. il $1^{\circ}$ genn. 1031 a Fécamp.
G. entrò giovanissimo a S. Genuario di Lucedio presso Vercelli, dove più tardi si fece monaco; studiò a Vercelli e a Pavia; segul nel 987 l'abate Maiolo a Cluny. Nel 988 fu affidata a lui la riforma di St-Sernin (presso Avignone) e nel 989 quella di S. Benigno di Digione, dove fu eletto abate nel 990 e ordinato sacerdote del vescovo Brunone.

Fervente discepolo di s. Benedetto, suscitò presto un nuovo spirito tra i suoi monaci, il cui numero aumentò tanto che egli poté estendere la sua riforma ad altri monasteri della Lorena, di Francia e d'Italia. Fra questi fu l'abbazia di Fruttuzria (v. ivrea) che G. fondò nel 1003 con l'aiuto dei suoi fratelli e del re Arduino, suo zio, e che divenne un fiorente centro di riforma cluniacense; di là lo spirito di G., verso il 1070 , si estese anche a St. Blasien e a Siegburg in Germania. In G. la forterza si congiunse con la prudenza, e l'austerità della disciplina con la dolcezza del cuore. Per il popolo mostrò carità illimitata; intrul scuole d'alta cultura, ma non tralasciò l'educazione del popolo; diede un forte impulso all'arte, in particolare all'architettura romanica in Borgogna, Normandia e Piemonte; il suo capolavoro rimane la chiesa di S. Benigno di Digione. Il suo culto non è stato approvato, ma viene commemorato nei Martirologi dell'Ordine benedettino il $1^{\circ}$ genn.

Bibl.: Vita scritta da Rodolfo il Glabro: PL 142, coll. 697-720; altra vita edita da E. Bougard, Chronique de l'abbaye de St-Bénigne, Digione 1875, pp. 139-78 (cf. Neues Architc, 49 [1932], pp. 281-331); G. Chevalier ha pubblicato sette sermoni e un piccolo trattato De contemplatione divina, ibid., pp. 213 241. Studir. J. Cruso-Mouchet, Histoire de st Guillaume (d'Ivrée) de la famille d'Ardolu roi d'Italie, abbé de St-Bénigne de Dijon, Torino 1859 (buona biografia); E. Sackur, Die Cluniacenter, II, Halle 1894 (v. indice); V. Mortet, Recueil des textes relatifs a l'histoire de l'architecture et a la condition des architectes en France au moyen âge, $X I^{2}-X I I^{2}$ siècles, Parigi 1911, p. 5 24; Cottinesu, I, pp. 966-68. Lucchesio Spätling-*

GUGLIELMO di Vorillon (Vorillong, Forleon, Valle Rullonis). - Scotista francese del sec. xv, n. a Vorillon nella Costa del Nord, m. a Roma ca. il 1464. Religioso francescano a Dinant nel 1429 insegnava a Parigi come baccelliere sentenziario.

Nel 1462, dibattendosi in Roma, alla presenza del papa Pio II, la questione "de sanguine Christi", fu invitato a parteciparvi. La sua opera principale è il Super quattuor Lib. Senten, iuxta doctrinam s. Bonaventurae et Scoti, commentario compiuto nel 1429-30 e edito più volte (Lione 1484, 1495, 1499; Parigi 1503; Venezia 1496, 1519). Ad esso può aggiungersi il Repertorium seu vademecum vel collectionarium opinionum in Scoto nullatenus signatarum ex quattuor Lib. Senten. (Padova 1842-47), anch'esso di grande importanza per la critica testuale.

Bibl.: Wadding. Annales, 1464, 1: 1470, 10; id., Scriptores, p. 108; Sbaralea, I, p. 351: H. Denifle-E. Châtelain, Chartularium Univers. Parisiencit, IV, Parigi 1897, 2330, 2; 2625, 2; 2633, 4; Grant McColce-H. W. Miller, St. Bonaventure Mayron Vorilong and the Doctrine of a plurality of Worlds, in Sperulum, 12 (1937), pp. 386-89; F. Prince, W. von Vorillon, ein Skotist des 13. Jahrh., in Franz. Stud., 8 (1921), pp. 48-66. I. Brady, The "liber de anima" of William of Wavrouillon, in Mediaeval Studies, 10 (1948), pp. 225-97. Giovanni Odostdi

GUGLIELMO di Ware. - Francescano inglese, forse maestro di Duns Scoto, m. intorno al 1300. Fu probabilmente baccelliere in teologia a Oxford e vi commentò le Sentenze intorno al 1290; poi dottore a Parigi (contraddice F. Pelster, Handschriftliches zu Skotus etc. in Franzisk. Studien, 10 [1929], pp. 1-32).

Del suo Commento alle Sentenze, che si conserva in parecchi manoscritti, sono snte edite alcune questioni sull'Immacolata Concessione (Quaracchi 1904); De unitate Dei (a cura di F. Muscat, in Antonianum, 2 [1927], pp. 335-30); sul motivo dell'Incarnazione (a cura di J. M. Bissen, in Etudes Franciscaines, 46 [1934], pp. 218-22, G. di W. afferma la sua indipendenza da Aristotele, particolarmente riguardo la teoria delle realtà spirituali, ma abbandona molte tesi dell'ugostinismo medievale (necessità dell'illuminazione per la conoscenza intellettuale; composizione ilemorfica nelle sostanze spirituali). Ammette una certa distinzione fra essenza ed essere.

BibL.: E. Longpré, Guillaume de W., in La France franciscaine, 3 (1922), pp. 71-82; H. Spettmann, Die philosophogeschichtliche Stellung des Willolm e. W., in Philos. Jahrbuch, 40 (1927), pp. 401-13 e 41 (1928), pp. 42-49; L. Amonos, La teologia come ciencia práctica en la escuela franciscana en los tiempos que proceden a Escoto, in Arch. hist. doctr. et litter. du moyen âge, 9 (1934), pp. 261-303; E. Magrini, La produzione letter. di G. di W., in Miscell. franctuc., 36 (1936), pp. 312-52; 38 (1938), pp. 411-29.

Sofia Vonni Bovighi
GUGLIELMO di York, santo. - Noto anche con il nome di G. Fitzherbert o G. di Thwayt, m. l'8 giugno 1154. Nel 1130 era canonico e tesoriere del Capitolo cattedrale di York. Eletto vescovo di questa città nel 1142, contro la candidatura del cistercense Enrico Murdac, la sua elezione fu impugnata come simoniaca e lo stesso s. Bernardo intervenne nella polemica. Fu tuttavia consacrato a Winchester il 26 sett. 1143.

Eletto pontefice Eugenio III, cistercense, per le mene degli avversari G. fu deposto ritirandosi a Winchester, dove visse alcuni anni e fu sostituito da Murdac. Alla morte di Eugenio III, di s. Bernardo e del suo avversario, G. ottenne da Anastasio IV di poter tornare (1154) a York. Trovò ancora degli oppositori, che furono sospettati colpevoli della sua morte avvenuta due mesi più tardi. Onorio III lo dichiarò santo il 18 marzo. Festa l'8 giugno.

Bibl.: Acta SS. Innii, II, Parigi 1867, pp. 134-44; BHL. 8909-15; S. Bernardo, Epistolae, nn. 285-86: PL. 182, 422-25; T. F. Tout, William of York, in Dictionary of National Biography, XIX, pp. 173-76; D. Knowles, The Case of st. William of York, in Cambridge historical journal. 5, 1-16), pp. 162-77, 212-14; Martyr. Romanum, p. 228-29. Stainislao Majarelli

GUGLIELMO PINCHON, santo. - Vescovo di St-Brieuc. N. ca. il 1184, m. a St-Brieuc il 23 luglio 1234. Fu ordinato sacerdote verso il 1206, vescovo di St-Brieuc nel 1220, prosegul i lavori di costruzione della Cattedrale, intrapresi sotto il vescovo Pietro (m. nel 1212).

Entrato in conflitto con il duca di Bretagna, Pierre de Dreux detto Mauclerc, a proposito della soppressione del tiergage, e del rifiuto di restituzione delle decime infeudate (Assemblea di Redon, 1227), fu colpito, con la perdita dei suoi beni. Il conflitto si estese a tutta la Bretagna che fu colpita d'interdetto (bolla di Gregorio IX, 23 maggio 1228). G. si ritirò a Poitiers dove suppll il vescovo ammalato fino alla sottomissione del duca (bolla d'assoluzione di Gregorio IX, 30 maggio 1230), indi rientrò a St-Brieuc. Fu sepolto nella sua Cattedrale. Innocenzo IV lo canonizzò a Lione il 15 apr. 1247. Con s. Brieuc egli è il patrono principale della diocesi. Festa il 29 luglio.

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(da A. G., Storia della marina pontifcia, Roma 1886) GUGLIELMOTTI, Alberto - Riratto.

Bibl.: La Vita di Goffredo il Calvo, contemporaneo, in Acta SS. Iulii, VII, Parigi 1868, pp. 133-36; L. G. de la Devison, Vie, miracles et vertus de st G., St-Brieuc 1827 e 1876; J. Arnault, St Guillaume, St-Brieuc 1934; J. Levron, Pierre Mauclerc, Parigi 1935, pp. 84-87, 105-106. Clemente Schmitt GUGLIELMOTTI, Alberto. - Domenicano, al secolo Francesco, n. in Civitavecchia il 4 febbr. 1812, m. a Roma il 29 ott. 1893.

Divenuto sacerdote nel 1834 , si diede con successo all'insegnamento delle scienze fisiche e matematiche, compresa l'astronomia, esercitando nello stesso tempo importanti cariche conventuali, finché divenne teologo della Casanatense. Solo nel 1862 potè finalmente tutto dedicarsi agli studi prediletti.

La pubblicazione di Le missioni domenicane nel Tonchino (Roma 1844) sollevò fiere critiche per la cattiva veste italiana; perciò il G. decise, oltre all'insegnamento scientifico ed agli esperiementi sul comportamento delle correnti elettriche effettuati durante l'istallazione dei parafulmini sulla Torre delle Milizie, di rinnovare da capo a fondo la sua formazione e le sue cognizioni filologiche e storiche fino a diventare scrittore forbito. Nel 1863 visitò l'intero Levante, Gerusalemme, l'Egitto e Malta; nel 1868 fu a Vienna, Praga, Berlino, Colonia, nel Belgio, a Parigi ed a Londra, raccogliendo vasti e preziosi materiali e facendo tesoro di acute e fondamentali osservazioni.

Frutto di tanti studi fu una produzione di inconsueto valore. S'ebbe in primo luogo un saggio che, sebbene favorevolmente accolto, non soddisfece l'autore e fu ritirato: Storia della marina militare pontificia dal sec. VIII al XIX (Roma 1856); l'opera fu più tardi parzialmente ripubblicata con aggiunte ed emendamenti sotto il titolo di Storia della marina pontificia nel medioevo, dal 728 al 1499 (Firenze 1871). Seguirono il Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto (ivi 1872), autentico capolavoro ch'ebbe ben undici edizioni, La guerra dei pirati ecc. (Firenze 1876), la Storia delle fortificazioni nella spiaggia romana (Roma 1880), La squadra permanente della marina romana (Roma-Voghera 1882), La squadra ausiliaria a Candia ed alla Morea (ivi 1883), chiudendo nel 1884 con Gli ultimi fatti della squadra romana dell'Egitto a

Coffa (ivi). Opere tutte fuse, coordinate e ristampate sotto il titolo generale di Storia della Marina pontificia (ro voll., Roma 1886-93) insieme ad un allegato Atlante delle cento tavole, con i tipi della Stamperia vaticana e per volere di Leone XIII. Forma classica, metodo critico, sicurezza e libertà di giudizio, sano e sereno patriottismo, costituiscono le tipiche caratteristiche di quella mirabile ricostruzione storica, dove si tratta non solo di storia della marina pontificia, ma anche di quella italiana, e specialmente dell'arte militare marittima, che il G. conosceva da maestro. Insieme con la Storia, a mutuo completamento, nacque il Vocabolario marino e militare (RomaVoghera 1889), che, scrisse il Manfroni, è indubbiamente l'opera più poderosa della scienza navale italiana. Al Vocabolario lavorò il G. sino agli estremi giorni lasciando inedito un Supplemento ed insieme le Tavole attiche volgarizzate, l'Archeologia navale, l'Epistolario ed un Giornale di viaggio.

Bibl.: Sul G. manca un lavoro completo. F. Ballerini, A. G. (Ricordi, lettere, aneddoti, aforismi), Roma 1894; A. Alfani, Elogio, Firenze 1895; C. Calisse, Commemorazione del p. A. G., Civitavecchia 1895; I. Taurisano, Antologia del mare (dalle opere del p. G. con appendice di lettere e del Giornale di viaggio), Firenze 1912; M. Tosi, Il fondatore della filologia e della scienza marinara, in Giornale d'Italia, 5 febbr. 1912; id., La vita e le opere del F. G., in Nuova Antologia, 250 (1913, iv), p. 604 sgg. Innocenzo Taurisano
GUI, BERNARD (Bernardus Guidonis). - Inquisitore, storico e vescovo domenicano francese, n. a (Hérault) il 30 dic. 1331. Insegnò teologia in vari conventi; dal 16 genn. 1307, e probabilmente fino al 24 luglio 1324 , esercitò l'ufficio d'inquisitore nel 'Tolosano. Nel frattempo (1317-18) compì missioni pacificatrici nella Lombardia e Toscana, nonché nelle Fiandre, e fu inoltre procuratore generale dell'Ordine. Il 26 ag. 1323 venne promosso alla sede vescovile di Tùy (Galizia-Spagna) e il 20 luglio 1324 trasferito a quella di Lodève (Hérault).

Per la sua vasta produzione, specialmente storica, la ricca e minuta informazione e lo studio dell'esattezza, il G. è considerato uno dei più notevoli storici del primo Trecento, come pure il migliore storico domenicano del medioevo. Scrisse di storia religiosa e civile, d'agiografia, di diritto, liturgia e teologia : oltre 30 opere, di cui buona parte ancora inedite, o parzialmente o difettosamente pubblicate. Per una visione generale abbastanza completa si consultino gli studi del Delisle e del Thomas (v. bibl.). Basterà qui ricordare i Flores chronicorum o Catalogus pontificum Romanorum (di cui manca ancora un'edizione critica completa); il prezioso manuale per gli inquisitori : Practica inquisitionis haereticae pravitatis (ed. C. Douais, Parigi 1886; ed. parziale G. Mallat, Parigi 1926-27); la Legenda s. Thomae de Aq. (ed. D. Prümmer, in Fontes vitae s. Thomae Aq., III, Tolosa 1928) e il De quatuor in quibus Deus Praedicatorum Ordinem insignivit, iniziato da St. di Salagnac (ed. T. Kasppeli, Roma 1949 [Man. Ord. Praed. hist., 22]).

Bibl.: Quétif-Echard, I, pp. 576 a-580 b; L. Delisle, in Notices et extraits des manuscrits de la Bibl. Nat., XXVII, II, Parigi 1879, pp. 169-455 (con fac-simili); A. Thomas, in Histoire littéraire de la France, XXXV, Parigi 1921, pp. 139-232; G. Mallat, s. v. in DHG, VIII (1935), coll. 677-81; id., s. v. in DDC, II (1937), coll. 779-81. Abele Redigonda

GUIANE. - Si dà genericamente il nome di G. a quella vasta (ca. 900 mila kmq.) regione montuosa dell'America meridionale chiusa fra i bassi corsi dell'Orinoco e dell'Amazzoni e limitata ad O. dal Cassiquiare. Si tratta di un insieme di antichi rilievi ormai spianati e ridotti ad una serie di tavolati, profondamente incisi dai fiumi e inclinati verso N., dove scendono al mare su d'una stretta fascia alluvionale piatta e malsana, mentre volgono all'interno il fianco più ripido (massima altezza 2632 m . nei M. Roraima). Dato il clima (equatoriale, piovosissimo), il paesaggio dominante è la foresta: i fiumi sono numerosi e ricchi d'acqua, ma interrotti da

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![img-4.jpeg](img-4.jpeg)

Gutane - 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica cattolica; 3) Ferrovie.
rapide e cascate. Verso l'interno, ancora mal conosciuto, con il diminuire delle precipitazioni, alla foresta si sostituisce la savana.

La scarsa popolazione (in complesso, forse, un milione di ab., i a kmq., in media) consta in prevalenza di negri e asiatici (Indiani, Malesi, Cinesi), ivi trasportati per i lavori delle piantagioni (canna da zucchero, caffè, cacao, palma da cocco). Cospicue le risorse forestali, ma tuttora sostanzialmente intatte, e quelle minerarie, fra le quali sfruttate sinora solo l'oro, i diamanti e la bauxite. L'allevamento ha larghe possibilità, ma è ancora agli inizi.

Prescindendo dalle zone nord-occidentale e meridionale, che rientrano nei confini del Venezuela e del Brasile (più di 1/2 del totale), la G. è divisa fra Gran Bretagna, Olanda e Francia, che vi occupano i soli territori sudamericani dipendenti da potenze europee.

La G. inglese è la più settentrionale, fra i fiumi Orinoco e Corentyne, la più vasta ( $231.774 \mathrm{kmq}$.), la più popolosa ( 381 mila ab.) e la più evoluta economicamente. Piantagioni ed industria estrattiva consentono una notevole esportazione di bauxite, oro, riso, rhum, diamanti, ecc. Anche l'allevamento (bovini) è fiorente. Il capoluogo è Georgetown ( 78 mila ab.).

La G. olandese, o Suriname, fra i fiumi Corentyne e Maroni ( 156 mila kmq. con 208 mila ab., di cui $1 / 3$ indigeni) è dal 1948 membro dell'Unione Olandese. Le piantagioni, un tempo fiorenti, decaddero con l'abolizione della schiavitù; di recente vi si è determinata una certa ripresa economica nell'industria mineraria (estrazione della bauxite). Il capoluogo è Paramaribo ( 73 mila ab.).

La G. francese, tra i fiumi Maroni ed Oyapock, è la più piccola ( 91 mila kmq.), la meno popolata ( 37 mila ab., senza gli indigeni) e la più arretrata economicamente. Piantagioni, silvicoltura ed industria estrattiva (oro) vi sono in decadenza. Dal 1947 è stata trasformata in dipartimento francese. La capitale Cayenne ( 12 mila ab.) fu tristemente celebre per la sua colonia penale, ora soppressa.

BibL.: P. Corbin, Les colonies francaises d'Amérique, Parigi 1924, v. indice: A.R.F. Webber, Centenary history and handbooh of British G., Georgetown 1931; J. Warren Nystrom, Surinam. Nuova York 1942; A. Tras, Suriname 1900-40, Daventer 3946. Giuseppe Caraci
I. Il vicariato apostolico della G. britannica. - Subito dopo la scoperta della G. i Portoghesi ne intrapresero la evangelizzazione, i cui frutti andarono
perduti allorchć verso il 1620 il territorio fu occupato dagli Olandesi protestanti, che chiusero l'accesso ai missionari cattolici. Nel 1796 gli Inglesi si impadronirono della zona e si mostrarono più tolleranti. Nel 1813 ne ottennero la cessione definitiva. Nel 1819 fu eretto il vicariato apostolico delle Antille e, su richiesta del governatore civile inglese, nel 1826 furono inviati ${ }_{2}^{2}$ prima il p. Tommaso Hynes e poi due altri missionari, che eressero la prima chiesa a Brickdam.

Il 12 apr. 1837 fu eretto il vicariato a-
cvetto il vicariato a-
cvetto il vicariato a-
cucupato degli Olandesi pro-
testanti, che chiusero
vicariato apostolico delle isole inglesi, danesi e olandesi, al quale il 20 marzo 1850 fu unita l'Isola Barbados. Nel 1847 vi si recarono le Orsoline, a cui negli anni successivi si aggiunsero altre. Il 6 ag. 1856 il vicariato apostolico venne affidato ai Gesuiti, che fondarono nuove chiese, eressero nuove scuole ed anche ospedali. Nel 1943 fu istituita l'Azione Cattolica sotto il titolo di Steord of the Spirit. Ha una superficie di kmq. 216.926 e tutto il territorio è colonia inglese. La popolazione è di 375.819 ab., composta in maggioranza di indiani e africani. Gli aborigeni sono assai pochi. Quasi tutti parlano l'inglese. I cattolici sono ca. 48.474. Degli indiani quasi $785 \%$ sono induisti e il $15 \%$ musulmani. Il resto della popolazione è protestante, divisa in varie sètte. L'Isola di Barbados ha 192.991 ab. con soli 2500 cattolici e gli altri tutti protestanti. Le statistiche del 1949 dànno i seguenti dati i cattolici 52.500 , catecumeni 700, sacerdoti indigeni 4, sacerdoti stranieri 31, suore indigene 42, suore straniere 45, catechisti 67 , seminaristi maggiori 1.

Bibl.: MC, 1930, pp. 31-62.
Saverio Paventi
II. Il vicariato apostolico della G. francese. - La G. venne occupata dai Francesi nel 1604. Cappeliani di navi e qualche sacerdote di passaggio attesero da principio all'assistenza religiosa. Nel 1651 fu eretta ed affidata ai Gesuiti la prefettura apostolica delle isole e dei paesi di terra ferma in America, soggetti al re di Francia. Ben presto i Padri si stabilirono a Cayenne e nel 1731 ottennero che la G., distaccata dagli altri territori suddetti, venisse eretta in prefettura apostolica.

Cacciati i Gesuiti dai territori francesi (1762), essi riuscirono però a restare a Cayenne insieme con un sacerdote secolare inviato dalla corte di Francia e nominato parroco per tutta la G.; finché nel 1775 la prefettura fu affidata ai sacerdoti alunni del Seminario dello Spirito Santo, fondato a Parigi dall'abate Poulard des Places. Dispersi anche costoro dalla Rivoluzione, la prefettura apostolica della G. non poté funzionare regolarmente se non dopo il 1817 , cioè dopo il ristabilimento del Seminario predetto. Anche quando la Società dello Spirito Santo divenne Congregazione religiosa, i Padri continuarono la loro missione nella G. Espulsi dalla colonia nel 1893, dovettero cedere a sacerdoti del clero secolare la

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prefettura apostolica riprendendola soltanto nel 1925. Il vicariato fu eretto il 10 genn. 1933. L'estensione della missione è di kmq. 116.000 , con una popolazione totale di 42.700 ab., di cui 36.000 cattolici, 200 protestanti, 1500 musulmani, 5000 pagani.

Il clero è rappresentato da 7 sacerdoti secolari e da 15 padri dello Spirito Santo. Vi sono inoltre 2 fratelli: laici e 73 suore. Le parrocchie sono 16, le chiese 6, le cappelle 32; vi è un ospedale, 4 orfanotrofi, i lebbrosario, 4 scuole elementari e i media. In più, varie conforornite ed associazioni laiche. I costumi del popolo lasciano molto a desiderare.

BibL.: AAS, 25 (1933), pp. 234-35; Archiv. Prop. Fide, Relazione quinquennale 1940, pos. prot. n. 1742/40; id., Relazione anmale 1948, pos. prot. n. 4680/48; id., Relazione quinquennale 1948, pos. prot. n. 4683/48; MC, 1950, p. 52. Antonio Mazza
III. Il vicariato apostolico della G. olandese. - Il territorio è sotto il dominio dell'Olanda che dopo alterne vicende se ne impossessò definitivamente nel 1816. Prima i Francesi, nel 1640, avevano occupato le foci del fiume Suriname, poi subentrarono gli Inglesi e gli Olandesi. I missionari portoghesi vi avevano iniziato l'evangelizzazione ma la cupidigia dei nuovi colonizzatori e il loro fanatismo protestante ne distrussero ogni traccia. Solo nel 1775 i cattolici ebbero il permesso di riprendere l'evangelizzazione e Propaganda vi inviò due sacerdoti secolari, che non ebbero successo. Dopo 17 anni vi si recarono un altro sacerdote secolare e un francescano ma non riuscirono a dare inizio ad una vera azione missionaria.

I veri fondatori della missione furono i sacerdoti Wennekers e Van der Horst, inviati dall'arciprete di Haarlen (1817), che prima tra i vecchi cattolici e poi tra i pagani raccolsero buoni frutti. Ad uno dei suddetti sacerdoti furono concesse le facoltà di prefetto apostolico, che vennero poi cerse a tutta la costa dell'America meridionale dal Suriname al Brasile per i luoghi non soggetti ad altro Ordinario e all'Isola di Curaçao. Dal 1825 al 1865 la storia registra nomi di altri 18 sacerdoti, tutti inviati dall'Olanda, che lavorarono in mezzo ad ogni genere di difficoltà e all'opposizione dei protestanti.

Il vicariato apostolico della G. olandese fu eretto il 12 sett. 1842 per la elevazione della prefettura apostolica che datava dal 22 nov. 1817. Nel 1865 vi giunsero i Redentoristi olandesi che trovarono 12.000 cattolici. Si diedero subito ad un lavoro metodico in mezzo ai vari gruppi etnici erigendo scuole ed opere di carità (il ven. p. Donders si dedicò all'apostolato dei lebbrosi). Il numero dei cattolici al presente raggiunge i 34.000 e dei catecumeni i 132 su di una superfice di kmq. 142.822 . Vi sono 43 sacerdoti con 59 fratelli e 182 suore delle quali 25 indigene. Catechisti 44, protestanti 48.683 , ebrei 910 , musulmani 55.534 , indii 33.784 , confucianisti 1641 , pagani 23.210 . Distretti 10, quasi parrocchie 5, stazioni primarie 9, secondarie 10, edifici sacri 64, ospedali i con 80 letti, dispensari 8 , orfanotrofi 2 con 52 bambini, 2 asili per vecchi e i per lebbrosi; scuole elementari 22 con 732 alunni, medie 33 con 8159 alunni, superiori 4 con 3170 alunni, professionali 12 con 319 alunni, magistrali 27 con 2087 alunni.

BibL.: Archivio di Prop. Fide, Relazione anmale, prot. pos. n. 3808/48; A. Freitag, Emigranten voor God. Wereldbetelensis van het Wederlandse Minieureb, I, Steyl-Telegen 1949, pp. 114-229; MC, 1950, p. 53. Giovanni Maria del S. Cuore

GUIBERT, Joseph-Hippolyte. - Cardinale, n. il 13 dic. 1802 ad Aix in Provenza, m. l'8 luglio 1886 a Parigi. Ordinato sacerdote, entrò nella Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata e svolse proficua azione missionaria nelle Cevenne, e la proseguì fino al 1835 quale rettore del santuario di Notre-Dame-du-Laus nelle Alpi. Quindi in Corsica fu vicario generale del vescovo di Ajaccio, Casanelli d'Istria, e fondò e diresse il grande ed il piccolo Seminario.

Recatosi a Parigi per trattare con le autorità politiche a proposito dei suoi due Seminari, G. fece ottima impressione a re Luigi Filippo, il quale lo nominò, benché riluttante, vescovo di Viviers. Trasferito nel 1877 alla sede arcivescovile di Tours, partecipò al Concilio Vaticano e nel 1871, dopo l'uccisione dell'arcivescovo Darboy, ebbe il governo dell'arcidiocesi di Parigi. Creato cardinale da Pio IX nel Conciatore del 22 dic. 1873, si oppose con fermezza dal 1877 in poi alla politica anticattolica della Terza Repubblica.

BibL.: J. Papuelle de Fellenay, Vie du card. G., Parigi 1896; H. De Lacombe, Le card. G., in Le correspondant, 209 (1902), pp. 1060-75; 210 (1903), pp. 45-74; J. Schmidlin, Papstgeschichte der newesten Zeit, II, Monaco 1934, passim. Silvio Furlani

GUIBERTO di Gembloux. - Agiografo e abate benedettino, n. ca. il 1125 , m. dopo il 1213 . Monaco a Gembloux e a Tours, ca. il 1187 divenne abate di Florennes e nel 1194 di Gembloux, da cui si ritirò nel 1204.

Celebrò in varie opere le glorie di s. Martino di Tours: Vita s. Martini (ed. parziale in A. Pitra, Analecta sacra, VIII, Montecassino 1881, pp. 584-91): profissa composizione ritmica; De laudibus s. Martini opuscula duo (ibid., pp. 582-600); Quatuor epistulae de cultu s. Martini apud Turonenses (ed. in Analecta Bollandiana, 3 [1884], pp. 217-37); Ep. de s. Martino (ed. H. Delehaye, ibid., 7 [1888], pp. 256-382, con erudita introduzione).

Ammiratore di s. Ildegarda, fu suo ospite (1177-79) e tenne con essa rapporti epistolari (PL 211, 1287-1312). Scrisse inoltre la storia dell'incendio dell'abbazia di Gembloux (ibid., 160, 657-62) e una Epistola ad Idam ubbetissam Montis S. Roberti (ed. dei Bellandisti, Catalogus cadicum hagiograf. Biblioth. regiae Bruxellensis, I, Bruxelles 1886, pp. 557-61).

BibL.: Hurter, II, coll. 241-42; H. Delehaye, Guibert de Gembloux, in Revue des quats. hist., 46 (1889), pp. 5-90; A. Manser, Wibert von G., in LThK, X, col. 856; I. de Ghellinck, L'essor de la littérature latine au XIIe siècle, Bruxelles-Parigi 1946, pp. 107199. Antonio Piolanti

GUIBERTO di Nogent. - Teologo e abate benedettino, n. nel 1053 presso Beauvais, m. a Nogent nel 1124. Monaco a St-Germain di Flay (detto perciò Flaviscense), ebbe frequenti contatti con s. Anselmo, allora priore di Bec, del quale si considerò discepolo. Eletto, nel 1104, abate di S. Maria di Nogent-sous-Coucy (diocesi di Laon) vi rimase fino alla morte, dedito allo studio e alla predicazione.

Le sue numerose opere furono edite e annotate da L. D'Achary (Parigi 1651), riprodotte dal Migne (PL 156): Quo ordine sermo fieri debeat (ibid., coll. 21-32); Maralium in Gen. Il. Io (ibid., coll. 32-340); Tropologiae in prophetae Osee et Anax ac lamentationes Jeremiae (ibid., coll. 341-488); De Incarnatione contra Iudaeos (ibid., coll. 489-528); De buccella Indae data et de veritate dominici corporis (ibid., coll. 529-57); De laude S. Mariae (ibid., coll. 538-78); De virginitate (ibid., coll. 579-607); De pignoribus sanctorum (ibid., coll. 608670); Gesta Dei per Francos sive historiae hierevolumitanae (ibid., coll. 680-837); De vita sua (ibid., coll. 838962). Vero tipo d'intellettuale, tra i più distinti del suo tempo, nelle varie trattazioni mostra versatilità d'ingegno e sicurezza d'informazione; particolarmente interessante la sua dottrina cristologica, eucaristica e mariana. Per la storia della prima Crociata è prezioso il Gesta Dei per Francos; il De vita sua è una autobiografia (la più originale del medioevo) ricca di particolari anche sui contemporanei (s. Anselmo, Anselmo di Laon).

BibL.: Vitae synopsis: PL 156, 17-18; B. Monod, Le moine Guibert et son temps, Parigi 1905 (traduzione dell'cstobiografia); G. Bourgin, Guibert de Nogent, ivi 1907; I. Griselmann, Die Stellung des Guibert von Nogent in der Eucharistielehre der Fräscholastik, in Theologische Quartalschrift, 110 (1929), pp. 66-84; 279-305; J. De Ghellinck, Eucharistie, in DThC, V, tt, coll. 1244-45; id., L'essor de la littérature latine au XIIe siècle, II, Bruxelles-Parigi 1946, pp. 117-18 e passim; id., Le mouvement théologique au XIIe siecle, $2^{\text {e }}$ ed., Bruges 1948, pp. 230-31; B. Smalley, William of Middleton and Guibert of Nogent, in Recherches de théologie an-

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cienne et médiévale, 16 (1949), pp. 281-91; A. Piolanti, Mater unitatis : de spirituali Virginis maternitate sec. nonnullos saec. XII scriptores, in Marianum, 11 (1949), p. 428. Antonio Piolanti

GUIBERTO di Ravenna, antipapa. - Era cancelliere imperiale per l'Italia ed aderi all'antipapa Cadalo nell'elezione dell'ott. 1061; ma fini con il riconoscere Alessandro II nel ro64 e fu nominato arcivescovo di Ravenna. Quando Gregorio VII diede inizio alla lotta per le investiture, G. sostenne subito in Italia le parti di Enrico IV, e con il romano Cencio e con il card. Ugo Candido fu l'oppositore più ostinato del grande Pontefice, riuscendo più di ogni altro a rendergli precaria quella base terrena, necessaria alla sua opera riformatrice. A Pavia si assunse l'iniziativa della sua deposizione; dopo Canossa spinse Enrico IV contro il Pontefice. E quando, il 7 marzo 1080, Gregorio depose l'Imperatore e lo scomunicò, il 25 giugno l'Assemblea di Bressanone gli contrappose G., con il nome di Clemente III. Protetto dalle armi tedesche e da un movimento imperialista italiano, gli fu permesso di stabilire almeno saltuariamente la dimora a Roma, dopo essersi impadronito di S. Pietro e di Castel S. Angelo. Il risentimento dei Romani per il sacco dei Normanni, attribuito a una chiamata da parte di Gregorio VII, e un forte partito nella nobiltà e nello stesso clero romano gli agevolarono la lunga resistenza ai successori, Vittore III e Urbano II, e la dimora in Roma, donde solo nel rog8 i Pierleoni lo potevano scacciare. G. vedeva ancora l'elezione di un quarto pontefice, Pasquale II, prima di finire, nel suo ultimo rifugio di Civita Castellana, la vita tenacemente spesa in una lotta che non era quella per il bene della Chiesa, nell'autunno del 1100.

Bib.: I. M. Watterich, Pontificum Romanorum vitae, I, Lipsia 1862, p. 293: Hefele-Leclereq, V. p. 260 sg.; F. Gregorovius, St. della città di Roma nel medioevo, VII, capp. i-2 (ed. romana 1900, II, pp. 366-99); O. Francabandiera, G. arch. di Ravenna, ascia Clemente III. antipapa, Milano 1923; A. Fliche, La réforme grégorienne, 2 voll., Parigi 1924-25, passim (cf. indice); P. Kehr, Zur Geschichte Wiberts von Ravenna, in Sitzungtber. der preussischen Akademie der Wissenschaften (philos. histor. Klasse), 1921, pp. 355-71, 973-88. Pier Fausto Palumbo

GUICCIARDINI, Francesco. - Storico, pensatore e uomo politico. N. a Firenze da Piero e da Simona Gianfigliazzi il 6 marzo 1483, m. il 22 maggio 1540. Conseguita nel 1505 a Pisa la laurea in diritto civile, esercitò con fortuna l'avvocatura finché, nel 1511, venne designato dalla Repubblica fiorentina quale ambasciatore in Spagna presso Ferdinando il Cattolico : legazione che, intrapresa nel 1512 , concludeva nel 1514, rientrando in Firenze, ove, caduta la Repubblica, egli si mise a disposizione di Lorenzo de' Medici. Su istanza di questi, il G. veniva nominato, nel 1516, governatore di Modena, nella qual carica restò sino al 1524 , man mano estendendosi le sue attribuzioni su Reggio (1517-23) e su Parma (1521-22); e successivamente, mercé la protezione di Clemente VII, assumeva la presidenza della Romagna. E durante tale lungo servizio presso il Pontefice che grosse nuvole s'addensano sull'orizzonte italiano, con la ripresa della guerra (1521) tra Francesco I e Carlo V collegato a Leone X. Personalmente, il G. è persuaso che il pericolo vero, per l'Italia, sia nella vittoria degli «imperiali», padroni ormai del Milanese, ed è fautore, durante le varie oscillazioni della politica papale, di una lega degli Stati italiani con il re di Francia, lega stipulata a Cognac nel 1526. Crollata tale politica, sottoposta Roma al sacco (1527), caduti a Firenze i Medici, e insediatasi la nuova Repubblica, il G. cadeva sotto
sospetto ed accusa; nel ' 29 compariva dinanzi agli "otto di guardia", nel ' 30 veniva condannato dalla "Quarantia». Nella fase di ricostruzione del governo fiorentino, il suo programma (Stato misto) fu in contrasto con il programma pontificio favorevole all'assolutismo mediceo, donde la sua estromissione dalla città, con la destinazione al governatorato di Bologna (1531-34). Successivamente, orientandosi la politica medicea verso gli imperiali, al G., ormai sfiluciato e schivato, non restava che ritirarsi nella sua villa di S. Margherita in Montici, dove, dal ' 37 al ' 40 , accudi alla sua Storia d'Italia: primo e serio sforzo di intendere e illustrare nella sua totale complessità la vita secolare della penisola.

Il G., a differenza di altri spiriti aderenti a una pluralità d'interessi (lo stesso Machiavelli, cui spesso e non convenientemente viene raffrontato, è uomo anche d'estri umanistici e letterari) si può dir totalmente legato alla responsabilità politica, sia in sede di azione pratica sia in sede di intima meditazione. Ambasciatore, luogotemente, governatore, la sua vita è un permanente impegno civile, al quale è ammessa un diuturno essere critico e giudizio morale. Sicché, se v'è un politico profondamente documentato è proprio il G., continuamente indotto a tirar somme e ad annotar "ricordi»: senonché codesta copiosità di elementi vissuti e scrupolosamente reggarrati, mentre fornisce intero il quadro della sua riflessione, pub, per avventura, offrire adito o più disparati raccordi, attese la difficoltà di separare i materiali occasionali da quelli essenziali, ai fini di una sicura ricostruzione del suo più autentico mondo etico-politico. E certo la fase arroventata e mutevole di vita fiorentina e italiana (si dica pure europea) del tempo, proiettandosi sulla sua vicenda personale, contribuì ora a pletorizzare ora ad esasperare, in un senso o nell'altro, la sua esperienza. Che, intanto, è essa, fondamentalmente, in quanto vita vissuta, la base e la condizione del suo, frammentario o disteso, argomentare. Assai più della storia, difficile a vagliarsi, la cronaca immediata, la realtà quotidiana è l'humus da cui germoglia il fiore del suo pensiero. Lezione della realtà (mutamenti di regimi, rotture di accordi, giuochi di forse politiche, ecc.), che fatalmente gli darà la misura dei moti umani, dell'imperio degli eventi, dell'istinto del "particulare", e lo educherà alla scuola di quella scienza politica, di cui, dal Machiavelli in poi, si discoprirà sempre più il nudo tecnicismo. Condiscepolo, ma spesso più scaltrito, del Machiavelli, il G. consegue una più ricca serie d'istruzioni : è palese, nel G., il riconoscimento della «region di Stato» (la locuzione ricorre nei suoi scritti, e non in quelli del Machiavelli, al quale tuttavia fu sempre attribuita la paternità della formula); è viva altresi l'intuizione di quel concetto di "classe politica" (efficacia di una minoranza organizzata nella conquista e gestione della cosa pubblica) che solo assai più tardi troverà la sua enunciazione dottrinale; ed è soprattutto lucido, nel G., l'accertamento di un mondo politico degli uomini, frutto, più che altro, di una "prudenza" legata al relativo ed all'utile. Senza dubbio, è il suo freddo temperamento che, conducendolo (anche nella vita privata) a rigorosi equilibri di pensiero, insinuerà un che di scettico e disincantato nel suo dettato. Come non lo eccitano i programmi avveniristici o libreschi ("Quanto diversa è la pratica della teoria !", Ric., 35), come non lo scalda il vagheggiamento d'una "legge agraria", riparatrice dell'iniqua distribuzione della ricchezza (il «tuo e il mio " gli sembra insopprimibile, e l'« equalità » irrealizzabile), così il più delle consuete accezioni esemplari della storia gli sembrano da rivedere tranquillamente (donde le sue correzioni al Machiavelli); e, quanto alla sistemazione dello Stato fiorentino, il suo auspicio si attiene (Dial. del reggim. di Firenze) a quel "governo misto", che costituì la non originale formola del più dei politici del Rinascimento.

La prospettiva del "particulare" apparve (specie nell'Ottocento) ai critici del G. la disinvolta asserzione, se non addirittura l'esasperazione, dell'istanza individua-

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