da Baisio e di Alberto Gandino. Fu proposto a vescovo di Torino, ma escluso, come pare, per il sus: stato di coniugato, per quanto, come è dato sapere, si trattasse solo di matrimonio rato.
Scrisse un commento al Decretum di Graziano (De primo et secundo decreto), edito nella collezione Tractatus universi iuris (III, II, ff. $136^{\mathrm{v}}-39^{\mathrm{c}}$ [l'opera però gli è contestata]); glosse, aggiunse, alla Glossa di Accursio, altre glosse sul Digestum vetus e Additiones ad Summam Azonis. Il Diplovataccio cita dei commenti al Digestum vetus e novum; Giovanni Andrea parla di Quaestiones statutorum.
Scrisse ancora vari trattati di diritto, tra cui : De ordinatione causarum (in Tractatus ex universi iuris interpretibus collecti, IV, Lione 1549, f. 21 sgg.); De testibus (ibid., X, f. 85 sgg.); De tormentis et quaestionibus (in Tractatus universi iuris, XI, 1, f. 241 sgg.); De iure emphiteutico (ibid., VII, f. 185 sgg.), Tractatus guarantigis secundum morem civitatis Tuscie (ibid., VI, II, ff. $33^{8} \mathrm{v}-339^{\mathrm{v}}$ ). Quest'ultimo trattato gli viene contestato (il cod. Ott. lat. 1726, ff. $65^{\mathrm{C}}-70^{\mathrm{V}}$ ('attribuisce ad un "de Aguglionibus de Florentia") o per lo meno è ritenuto interpolato.
Biel.: F. K. v. Savigny, Storia del diritto romano nel medioevo, II, trad. it. di E. Bollati, Torino 1837, pp. 430-36; J. F. Schulte,
Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts..., II, Stoccarda 1877, pp. 160, nota 1, 167, 186; E. Besta, Pouti, legislazione e scienza giuridica dalla caduta dell'Impero romano al sec. XVI, Milano 1922, pp. 476, 824, 842; P. Palazzini, Sunidi alla storia del diritto nei secc. XV-XVI, Pano 1949, pp. 35-36, 49. Pietro Palazzini
GUIDO Terreni. - Teologo e canonista, n. a Perpignano alla [fine ${ }^{\mathrm{v}}$ del sec. xili (1260 ?), m. ad Avignone il 21 ag. 1342.
Ebbe il titolo di Doctor Parisiensis e fu chiamato alla corte papale di Avignone in qualità di teologo. Nel 1318 divenne generale dei Carmelitani e nel 1321 vescovo di Majorca, da cui fu trasferito alla sede di Perpignano (Elmensts) nei Pirenei nel 1332.
Trattò di filosofia, teologia e diritto: scrisse commenti ad Aristotele, Commentaria in libros de Antima, Commentaria in XII libros Metaphysicorum, Commentaria in VIIIlibros Physicorum; una Summa de haeresibus, Quaestiones ordinariae e Quaestiones disputatae, De vita et moribus Jesu Christi, De perfectione vitae, Quatuor unum (pubblicato poi sotto li titolo Concordia Evangeliorum a Colonia nel 1531), ecc. Il De iure seu Correctorium Decreti Gratiani è senza dubbio l'opera sua più importante.
Bibl.: B. M. Xiberg, G. T. Carmelita de Perpignano, Barcellona 1923; A. van Have, Pralegomena, 2 ed., Malines-Roma 1945, pp. 346, 484; I. Mel$\operatorname{sen}, G . T .(1260$ ?-1342) iurista, Roma 1939.
Cosimo Petino
G UIGNEBERT, Charles-Albert-Honoré.Storico, n. a Ville-neuve-St-Georges nel 1867 , m. a Pa-
rigi il 27 ag. 1939. Professore di storia nei Licei di Evreux, Pau, Tolosa, Voltaire; poi, dal 1906, incaricato e, dal 1919, ordinario alla Sorbona, trattò la storia del cristianesimo, massimo nelle sue origini e nei primi secoli del suo sviluppo, seguendo le teorie preconcette della critica razionalista, talora moderatamente e con indizi di comprensione obiettiva del fatto cristiano, più spesso settariamente fino al nichilismo. La sua opera Jésus (Parigi 1933) fu definita "una congiura contro la verità ", tanto vi sono ricantate con sussiego le fole dei simbolismi, delle allucinazioni collettive, dei miti, che avrebbero a poco a poco nobilitata la figura di Gesù e dato origine al cristianesimo.
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Scrisse: Tertullien (Parigi 1902); Modernisme et tradition catholique en France (ivi 1908); La primauté de Pierre et la venue de Pierre à Rome (ivi 1909); L'évolution des dogmes (ivi 1910); Le problème de fésus (ivi 1914); La vie cachée de fésus (ivi 1922); Dieux et religion (ivi 1927; in collaborazione con G. Bellot, M. Hollebecque, J. Toutain e A. Lods); Comme on fabrique des reliques des saintes et saints (ivi 1927; in collaborazione con A. Loroulet). Queste e tutte le altre opere sono state poste all'Indice con decreto del 12 luglio 1933.
Bibl.: J. Huby, Le "fésus" de M. G., in Etudes, 1933, II, pp. 428-43; P. Dor, Le Royaume de fésus et la Passion selon M. G., Parigi 1939; J. G. H. Hoffmann, Les vies de fésus et le fésus de l'histoire, Uppsala 1947, pp. 128-32. Celestino Testore
GUIGONE I (Guigues). - Venerabile priore generale dei Certosini, n. a St-Romain-sur-Château (diocesi di Valence) nel ro84. Avviato alla carriera ecclesiastica, entrò presto tra i Certosini, e già nel 1110 era fatto priore della Grande Certosa. Dietro il suo esempio, molti abbracciarono la vita certosina, per cui egli si vide costretto a fondare nuove certose in diverse diocesi della Francia. Il governo della Grande Certosa, che egli costruì dalle fondamenta, e la vigile cura delle altre fondazioni, non gli impedì di attendere agli studi.
Scrisse, in latino, le Consuetudini dei Certosini, in cui raccolse quelle norme che s. Bruno aveva dato a viva voce; la Vita di s. Ugo, vescovo di Grenoble, per suggerimento di Innocenzo II; il Trattato della Vita contemplativa; il Trattato della verita e della pace e numerose lettere.
M. in fama di santo il 27 luglio 1137.
BibL.: Opere: PL 153, 594-784; PP. Maurini, Hist. litt. de la France, XI, Parigi 1739, p. 646; R. Ceillier, Hist. générale des auteurs eccl., XIV, Parigi 1863, pp. 302-10; N. Molin, Historia Curtusiana, Tournai 1903; F. Bohic, Chronica Ord. Cortusienis, ivi 1912; S. Autore, Guigues, in DThC, VI, in. 1964-66; A. Wilmart, Les écrits spirituels des deux Guigues, in Revue d'ascétique et de mystique, 5 (1924), pp. 59-79, 127-58; id., Autcurs spirituels et textes dévots du moyen âge, Parigi 1972, pp. 217-60. Francesco Russo
GUIGONE II (Guigues). - Priore generale dei Certosini, n. all'inizio del sec. xir. Entrato tra i Certosini, vi si affermò per virtù e per sapere, tanto che fu eletto priore generale. Rinuozzò all'alto ufficio nel 1176 e m. in fama di santo il 27 sett. 1188.
È autore dell'opera ascetica intitolata Liber de quatripertito exercitio cellae (PL 153, 787-884). Forse gli si deve attribuire anche un'altra opera, che figura tra quelle di s. Agostino: Scelte Paradisi seu Tractatus de modo orandi et de vita contemplativa (PL 40, 996-1004).
BibL.: PL 153, 785; R. Ceillier, Hist. génér. des auteurs eccl., XIV, Parigi 1729, pp. 402-10; Hurter, II, col. 59, nota 3; S. Autore, Guigues, in DThC, VI, in, coll. 1966-67; A. Wilmart, Autcurs spirituels et textes dévots du moyen âge, Parigi 1932, pp. 218-80. Russo Francesco
GUILLORÉ, François. - Gesuita, maestro di spirito, n. il 25 dic. 1615 a Croisic (Nantes), m. a Parigi il 29 giugno 1684. Avendo chiesto al padre generale d'essere applicato alle missioni rurali, vide il suo desiderio esaudito, e dal 1656 fu occupato nei ministeri spirituali e nella predicazione.
Nel 1673, trasferito al noviziato di Parigi, vi passò il resto dei suoi giorni nelle confessioni, nella direzione spirituale dentro e fuori della comunità e nelle confraternite e associazioni caritative (come quella dei magistrati a Parigi), opere di preservazione, di assistenza ai prigionieri, simili alle future società di S. Vincenzo.
G. è annoverato tra i più eminenti autori spirituali del sec. xvir; le sue opere con molte edizioni, versioni e ristampe avevano già raggiunto, lui vivente, 60.000 esemplari. Le più note sono: Maximes spirituelles pour la conduite des dmes (Parigi 1670); Les secrets de la vie spirituelle, qui en découvrent les illusions (ivi 1673; ed. Watrigant, ivi 1922); Les progrès de la vie spirituelle selon les différents états de l'âme (ivi 1673); Conférences spirituelles pour bien mourir à soy-meme et pour bien aimer
Jésus (ivi 1683); Retraite pour les dames (ivi 1684); Les oeuvres spirituelles du p. F. G. (ivi 1684).
BibL.: Sommervogel, III, coll. 1937-40; A. Klass, Un grand spirituel du XVIIe siècle, le père F. G. Vie, notes intimes, lettres, Tolosa 1938.
Arnaldo Laco
GUILMANT, Félix-Alexandre. - Organiata e compositore, n. a Boulogne-sur-Mer il 12 marzo 1837, m. a Mendon (Parigi) il 29 marzo 1911. Con il padre, organiata a S. Niccolò, studiò i primi elementi di musica che completò poi alla scuola di Gustavo Carulli : a Bruxelles si perfezionò nello studio dell'organo con il Lemmens.
A 20 anni era maestro di cappella a S. Niccolò e poi maestro d'organo al Conservatorio. Nel 1871 andò organista alla Trinità in Parigi ove si fece apprezzare molto. Viaggiò in Italia, Spagna, Inghilterra e Russia riportando ottimi successi. Esecutore potente ed originale, fu anche compositore, rivelando doti di contrappuntista e armonista profondo ed efficace. Confondatore nel 1894 della Scbola cantorum, vi fu maestro d'organo. Nel 1896 passò al Conservatorio. Il G. fu anche un grande raccoglitore di musiche per organo. Gli Archives des maitres de l'orgue (con studi biografici di André Pirro) sono una raccolta di maestri francesi dei secoli precedenti, mentre l'Ecole classique d'Orgue ( 25 fascc.), spaziano in campo più vasto. I suoi lavori originali sono numerosi pezzi d'organo, Messe, salmi, inni ed un oratorio.
Scopo dei G. era di rimettere in efficenza la musica francese e creare, insieme al Franck, D'Indy, Bordes ed altri una scuola francese d'organo.
BibL.: Ch. Montpière, G. F. A. maître d'orgue, Parigi 1913. Silverio Mattei
GUINEA. - La G. portoghese comprende una piccola striscia continentale tutta chiusa nel territorio della G. francese, con l'adiacente Arcipelago delle Bissagos: in complesso $36.125 \mathrm{kmq}$. con 430 mila ab. (per lo più negri e mulatti; 1400 Europei). Produce arachidi, cotone, gomma, legnami e olio di palma. Capoluogo della colonia è S. José de Bissan ( 6 mila ab.).
La G. spagnola risulta anch'essa di un distretto continentale chiuso nel territorio dell'Africa equatoriale francese e delle Isole Fernando Po, Annobon, Corisco e le due Elobey nel Golfo di G. : in complesso $26.649 \mathrm{kmq}$. con 175 mila ab. (negri bantù, 2500 bianchi). Produce cacao (F. Po), banane, caffè, palme di cocco e legnami (R. Ntuni). Capoluogo è S. Isabel, nell'Isola F. Po (8000 ab.).
Per le cartine delle circoscrizioni ecclesiastiche della G. spagnola, v. illustrazione africa, coll. 379380 ; per quelle della G. francese e portoghese, v. ibid., coll. 381-88.
BibL.: L. A. Carcalho Viegas, G. portuguesa, Lisbona 19361939; A. de Unzueta y Yuste, G. continental española, Madrid 1944, id., Islas del Golfo de G., ivi 1945. Giuseppe Caraci
Evangelizzazione della G. - Nel sec. xv i Portoghesi cominciarono a stabilire il loro dominio sulla G., che in termini più larghi comprendeva le coste occidentali dell'Africa, dal Capo Verde al Capo Frio. Essa dal fiume Niger era divisa in G. settentrionale e meridionale. Ai colonizzatori seguirono subito i Francescani.
Nel 1462 p. Alfonso Bolano fu nominato prefetto della missione di G. La storia ricorda il Battesimo di due re nel 1489 e 1491 . Dal 1532 la G. dipese dalla diocesi di Santiago di Capo Verde. Le missioni si restringevano ai posti occupati dai Portoghesi sulla costa e specialmente a Bissau, Cacheu e Elnona. Altri tentativi di evangelizzazione dei popoli della G. furono fatti nel sec. xvir. I Gesuiti si stabilirono dal 1604 al 1642 in Sierra Leone; ad essi successero i Cappuccini spagnoli dal 1644 al 1688. I Cappuccini francesi tentarono per poco tempo (dal 1635 al 1644) l'evangelizzazione a Rufisque e nella Costa d'Oro, dove i Francesi avevano eretto
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qualche posto di commercio. Si ebbero ancora le missioni dei Cappuccini spagnoli nel Regno di Arda (Dahomey) dal 1659 al 1661 e nei Regni di Benin e Owery dal 1651 al 1695 . Sempre alla fine del sec. xvir si trovano i Domenicani nel Regno di Isigni e gli Agostiniani nel Regno di Ouidah. Ma tutti questi tentativi non condussero ad una missione stabile. Nel sec. xviri rimanevano soltanto alcune stazioni portoghesi visitate dai missionari delle Isole di Capo Verde e la nuova prefettura apostolica del Senegal eretta nel 1763 per le piccole colonie francesi di S. Luigi del Senegal e di Gorge. Le attuali missioni nella G. sono sorte da smembramenti successivi del vicariato apostolico delle Due G., creato da Gregorio XVI nel 1842.
In seguito ad
una deliberazione dei vescovi americani nel Concilio plenario di Baltimora del 1833, il quale aveva rivolto il pensiero ai negri cattolici della colonia della Liberia, il vicario generale della diocesi di Filadelfia, Eduardo Barron (1801-74) accompagnato dal p. John Kelly e dal catechista Pindar, parti nel 1841 per l'Africa e giunse nel febbr. 1842 a Capo Palmas. Venuto in Europa per
cercare del personale, il Barron fu nominato vicario apostolico del nuovo vicariato della G. superiore e inferiore e di Sierra Leone, eretto l'8 ott. 1842, chiamato comunemente vicariato delle due G. Accompagnato da sette padri della Congregazione dell'Immacolato Cuore di Maria del p. Libermann, ritornò il 30 nov. 1843 in Africa; ma dopo la morte di quasi tutti i missionari il Barron rinunciò ( 1845 ). Nel 1846 il vicariato fu affidato alla suddetta Congregazione del p. Libermann. Il vicariato apostolico delle Due G. comprendeva tutta l'Africa occidentale tra la prefettura del Senegal e il fiume Orange, senza limiti precisati verso l'interno, salvo i diritti del vescovo di Loanda. Successivi smembramenti restrinsero il vicariato al territorio di Gabon e questo nome di Gabon fu dato in seguito al vicariato apostolico delle Due G.
Dal vicariato delle Due G. furono staccati: i. Fernando Po; 2. Sierra Leone, eretto vicariato apostolico nel 1858 e nel 1950 in diocesi (v. FRETOWN e 80); 3. Dahomey; 4. Senegambia, eretto vicariato apostolico nel 1863 (v. DARAR); 5. Costa d'Oro, eretto vicariato apostolico nel 1879; 6. Cimbebasia (v. BILVA PORTO e WINDHORR); 7. Nigeria superiore (v. OHDO KADUNA e JOS); 8. Congo francese (v. Pointe NOIRE e BRAzEaville); 9. Nigeria inferiore, eretta a prefettura apostolica nel 1889 ed elevata a vicariato con il nome di Nigeria meridionale nel 1920; nel 1934, distaccate le due prefetture apostoliche di Benue e Calabar, ebbe il nome di OnitshaOwerri; dalla prefettura di Calabar, dal 1947 vicariato apostolico, fu distaccata nel 1938 la prefettura di Ogoja; 10. Camerum (v. Yaounde e foumbAn); i1. Dal 1890 l'antico vicariato apostolico della Due G. fu ristretto al territorio di Gabon e ricevette anche questo nome, che fu mutato nel 1947 in Libreville (v.). v. anche KANKAD, prefettura apostolica di, e KONAKRY, vicariato apostolico di.
Biol.: L. Kilger. Die Missionen in Oberguinea und in Ooafrika wach den ersten Propagandamaterialien 1622-70, in Zeit-
schrift für Missionenwisschaft, 20 (1930), pp. 297-311; id., Die Missionstorrasite in Benin, ibid., 22 (1932), pp. 305-19; GM, pp. 237-36; S. J. Federici. The collaboration of xowrable Liberman and bishop Barron, in Records of the American Cath. Hist. Society, 53 (1942), pp. 65-85.
Giovanni Rommerskirchen
GUINIGELLI, Guido. - Figlio di Guinicello di Magnano e di Guglielmina Ghisolieri, sposo di Beatrice della Fratta, giudice e poeta, n. a Bologna fra il 1230 e il 1240 , banditonel ' 74 come parteggiante per i ghibellini Lambertazzi, e morto in esilio a Monselice prima del ' 76.
Appena 24 le sue Rime, comprese due frammentarie (v. Rimatori del dolce stil novo, a cura di L. Di Benedetto, Bari 1939) sicilianeggianti le più, morali o realistiche alcune, di corrispondenza due (per lode ammirata a Guittone, per ammonimento adeguoso a Bonagiunto), poche ma notevoli quelle nuove e innovatrici. Egli innova il concetto dell'amore come fatto spirituale che purifica e sespinge a perfezione e fa cosi partecipi della vera aristocrazia, quella dalla gentilezza dell'animo e della elevatezza della mente. Il innovo soprattutto il modo di cantare, avvivandolo dell'entusiasmo per il concetto e del gusto per la immagine ch'ei true spesso dalla scienza, di cui è maestro, e riveste poi d'incantato splendore. Quanto ai motivi, amore è luce che estasia o forza che conquide; ma anche se eleva, può far obliore il Creatore per la creatura che tiene "d'angel sembianza".
Biol.: G. Salvadori. L'iniciatore dello Stil Novo, G. G., in Liriche e saggi a cura di C. Calcaterra, III, Milano 1933. pp. 341-56; N. Sapogno, Il Trecento, ivi 1938, pp. 18-22; F. Flora, Storia d. lett. it., ivi 1948, pp. 71-73. Alberto Chiari
GUINIGI, Paolo. - Signore di Lucca, n. ivi nel 1376 da Francesco, banchiere e mercante, e da Filippa Serpente, m. a Pavia nel 1432. Erede della fortuna di Castruccio Castracani, fu signore di Lucca dal 1400 al 1430 .
Si circondò di una piccola ma sfarzosa corte, nella quale erano presenti scrittori ed artisti. A Jacopo della Quercia affidò la costruzione dell'urna sepolcrale della sua prima moglie Ilaria del Carretto. Attese alla costruzione del famoso Palazzo dei Borghi.
Favori il commercio e l'artigianato, accativandosi la simpatia dei sudditi. Gregorio XII gli conferì il 25 maggio 1408 la Rosa d'Oro, che tuttora si conserva in Lucca. L'imperatore Sigismondo riconobbe il 31 ag. 1413 la sua signoria. Il 12 luglio 1418 concluse la pace con Braccio da Montone, che aveva invaso il suo territorio.
Nella lotta tra Firenze, Venezia e Filippo Maria Visconti, simpatizzò per quest'ultimo, sostenendo l'urto di Niccolò Fortebracci, inviattogli contro dai Fiorentini; a lui oppose Francesco Miorza che, il 15 ap. 1430 , lo tradì facendolo prigioniero insieme ai suoi figli.
Biol.: S. Bongi, Di P. G. e delle sue ricchezze, Lucca 1871; E. Lazzareschi, Francesco Sforza e P. G., in Miscellanea di studi storici in onore di G. Sforza, Torino 1923; L. Fumi-E. Lazzareschi, Corteggio di P. G., Lucca 1923; A. Campano, Bratri Persiani vita et gesta, in RIS, XIX, parte 4v, Bologna 1929.
Romualdo Paolucci
GUISA, famiglia. - Casato ducale francese che prese il nome dal castello e città di G. nella Francia settentrionale (dipartimento dell'Aisne). Deriva da un
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ramo cadetto dei duchi di Lorena, che cominciò ad avere importanza alla corte di Luigi XII e Francesco I con il duca Claudio sposo ad Antonietta di Borbone. Suo figlio Francesco, n. a Bar il 17 febbr. 1519, m. a Orléans il 24 febbr. 1563, sposò Anna d'Este figlia di Ercole II duca di Ferrara. Si segnalò come generale nelle ultime campagne di Francesco I e in quelle di Enrico II contro gli Asburgo.
Fu inviato da Enrico II nel 1557 a Roma per dirigere la guerra che Paolo IV aveva iniziato contro gli Spagnoli del duca d'Alba nel territorio romano; ma dovette tornare in Francia dopo la sconfitta di San Quintino. Fu allora nominato luogotenente generale del Regno. Prese parte alla guerra contro gli Spagnoli e gl'Inglesi e nel 1558 riconquistò Calais. Durante il Regno di Francesco II, il G., insieme con il fratello cardinale, ebbe di fatto il governo della Francia, e il loro potere fu rafforzato dal fallimento della congiura ugonotta di Amboise. Ma tale predominio declinò sotto Carlo IX a causa della politica di equilibrio fra le due fazioni adottata da Caterina de' Medici. F. continuò tuttavia ad essere il capo riconosciuto dei cattolici; dopo che con l'attacco di Vassy ( 1562 ) ebbe inizio la guerra civile, F. tolse agli ugonotti Rouen, batté il Coligny a Dreux, ma durante l'assedio di Orléans fu ucciso da un colpo di pistola sparatogli a tradimento da un ugonotto.
Bibl.: Pastor, VI, p. 406 sBE.; v. anche caterina de' medici; ugonotti.
Enrico I, duca di G., figlio di Francesco e di Anna d'Este, n. il 31 dic. 1550, m. a Blois il 23 dic. 1588. Successe al padre come capo dei cattolici nella lotta contro gli ugonotti. Nel 1567 militò in Ungheria contro i Turchi. Ebbe poi parte preminente nelle guerre civili di Francia. Nel 1569 combatté gli ugonotti a Jarnac, a Moncontour e all'assedio di Poitiers. Dopo aver inutilmente aspirato alla mano di Margherita di Valois, sposò Caterina di Clèves. Il suo prestigio, indebolito dall'accordo della corte con gli ugonotti, si risollevò dopo la strage di s. Bartolomeo.
Nel 1575 riportò in combattimento una ferita al viso onde gli fu dato il soprannome di Balafré. Nel 1576 promosse la "santa unione" o Lega dei cattolici. Nel 1584 Enrico III, preoccupato della sua potenza, lo prescrisse. Il G. allora concluse un'alleanza con Filippo II (Trattati di Joinville e di Péronne). Dal 1585 ebbe inizio la guerra che fu detta dei tre Enrichi. Il popolo di Parigi, nella "giornata delle barricate, ( 1588 ), si sollevò in favore del G., ma questi non osò impadronirsi della persona del re e lo lasciò fuggire dalla città, accontentandosi della carica di luogotenente generale del Regno. Enrico III lo invitò alla riunione degli Stati generali a Blois e qui lo fece uccidere dalla sua guardia guascone (i Quarantacinque). E. di G. fu uomo di grande coraggio e di smisurata ambizione; se la guerra implacabile che condusse contro gli ugonotti strinse intorno a lui il popolo in grande maggioranza cattolica, le intese con la Spagna furono il primo germe dei dissensi che pochi anni dopo portarono sul trono Enrico di Borbone.
Bibl.: P. Rohiquet, Paris et la Ligue, Parigi 1886; H. Mariéjol, in E. Lavisse, Histoire de France, VI, ivi 1905, passim; P. O. de 'Tôme, Philippe II et Henry de Guise, in Revue historique, 167 (1931), p. 323 sgg. Per altra bibl. cf. la voci bartolones, notte di san; caterina de' medici; ugonotti.
Contemporaneamente a questa prevalenza negli affari della Francia i G. ebbero larga parte negli uffici ecclesiastici. Con un congegno ininterrotto di commende e di rinunce a tempo opportuno, tennero per tutto il sec. xvi le chiese di Metz, Reims, Lione ed altre in Francia e rappresentanti nel Collegio cardinalizio. Giovanni, figlio di Renato re di Sicilia e duca di Lorena, vescovo di Metz il 20 ott. 1505, ebbe il cardinalato da Leone X il 28 maggio 1518, e morì il 10 maggio 1550 . Tenne anche l'amministrazione di Reims e di Lione che trasmise al nipote

(fol. Giraudon)
Guisa, famiglia - Ritratto di Carlo di G., detto card. di Lorena, disegnato da F. Clouet - Chantilly, Museo Condé.
Carlo, diventato arcivescovo di Reims a 14 anni. Questi, fratello del duca Francesco, fu creato cardinale a 23 anni ad istanza del re Enrico II il 27 lulio 1547; fu presente al Concilio di Trento nel 1562 1563 dove ebbe larga parte nelle dispute a proposito della costituzione della Chiesa, sostenendovi le dottrine di Costanza e Basilea; morì ad Avignone il 26 dic. 1574. Suo fratello Lodovico, vescovo di Metz il 2 giugno 1558, fu creato cardinale da Giulio III il 22 dic. 1553 e mori il 29 marzo 1578. Un secondo Lodovico, fratello questo del duca Enrico, arcivescovo di Reims nel 1574, fu creato cardinale da Gregorio XIII il 21 febbr. 1578, ma non venne mai a Roma e non ebbe titolo cardinalizio. Fu ucciso insieme col fratello per ordine di Enrico III, a Blois, il 24 dic. 1588. Figlio del duca Enrico fu Carlo che successe nel vescovado di Metz al card. Lodovico il 18 luglio 1578 ed il $1^{\circ}$ luglio 1592 ebbe in amministrazione quello di Strasburgo. Sisto V lo creò cardinale il 20 dic. 1589; m. il 24 nov. 1607.
Bibl.: Pastor, V-IX, v. indice; H. O. Evennet, The cardinal of Lorraine and the Council of Trent, Cambridge 1630.
Roberto Palmarocchi
GUITMONDO di Aversa. - Teologo benedettino, n. in Francia all'inizio del sec. XI, m. ca. il 1095. Sui particolari della sua vita i documenti sono scarsi e incerti. Discepolo di Lanfranco di Bec, divenne monaco nell'abbazia di La-Croix-Saint-Leoufroy, poi andò probabilmente in Inghilterra, invitatovi da Guglielmo il Conquistatore, che forse lo propose come vescovo per qualche sede dell'isola e poi per la metropolitana di Rouen. Recatosi a Roma, divenne un
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fervido fautore di Gregorio VII, da cui forse fu creato cardinale; partecipò all'elezione di Vittore III e sotto Urbano II fu certamente vescovo di Aversa.
Scrisse: Confessio de sancta Trinitate, Christi humanitate Corporisque ac Sanguinis Domini nostri veritate (PL 149, 1425-1502) : limpida e succinta esposizione dei tre Misteri; Epistola ad Eefastum (ibid., 1501-58) : vi tratta del Mistero trinitario illustrato con il paragone del globo solare, che diffonde luce e calore. Questi due scritti sonn antecedenti, come risulta dalla critica interna, all'importante opera, cui è legato il nome di G.: De corporis et sanguinis Domini veritate libri tres, che segue, nelle sue grandi linee, lo sviluppo del De sacra cocna di Berengario di Tours (v.), contro cui è diretta. Il primo libro si apre con preziosi ragguagli sull'origine e le diramazioni dell'eresia berengariana e risponde alle domande mosse dall'interlocutore. Tutta l'opera infatti si svolge in forma di dialogo tra l'autore e Rogerio, che è forse il futuro abate di Montebourg. Il secondo libro scioglie le difficoltà di Berengario; il terzo adduce le prove positive della tesi cattolica, in opposizione alle due sètte berengariane degli umbratici e degli impanotares. La dottrina di questo trattato è completa e, tolte alcune incertezze sulla sorte delle specie consunte dal fuoco o rose dai topi, è limpida e precisa; la dimostrazione procede sicura, puntando costantemente sulla Rivolazione e sul consenso universale della Chiesa. Queste doti spiegano la fama, di cui G. ha sempre goduto : ancora vivente era più noto dello stesso s. Anselmo di Aosta (Epistolorum lib. I, ep. 16: PL 138, ro82 : «fama Lanfranci et Guitmundi plus mea per orbem volat»); Pietro il Venerabile giudicò il suo trattato inferiore a quello di Algero di Liegi (v.), ma superiore (melius, perfectius) al libro di Lanfranco (Adversus Pretrobrusianos: PL 189, 788); Guglielmo di Malmesbury lo dice «nostri temporis eloquentissimus» (Gesta regum Anglorum, III: PL 179, 1257). Nel sec. xvi Erasmo curò la prima edizione del De corporis... veritate (Anversa 1530) per opporlo, insieme con l'opera di Algero, alle innovazioni dei Sacramentari (Zuinglio, Carlostadio, Ecolampadio) e nello stesso intento fu ristampato da Giovanni Ulimmer (Lovanio 1561). Accolto poi nelle grandi collezioni patriottiche di Parigi e di Lione, passò nel Migne (PL 149, 1427-94) e nello Hurter (Sanctorum Patrum opuscula selecta, XXVIII, Innsbruck 1879).
Confuso con Witmondo di St-Evroul o con Cristiano Drutmaro (forse perché portava anche il nome di Christianus), a G. furono attribuite le opere di questi autori. Orderico Vitale lo fa autore di un'Oratio ad Guillelmum I Anglorum regem cum recusaret episcopatum (PL 149, 1509-12), che è certamente una creazione dello storico, che imita Tito Livio.
Bim.: A. Sevestre, s. v. in Dictionnaire de patrologie, II, coll. 1836-47; I. Schnitzer, Berengar von Tours. Seine Leben und seine Lehre, Monaco 1891, pp. 330-70; Hurter, I, coll. 10331034; G. Maria, La finale inédita de la lettre de Guitmond d'Aversa a Erfast sur la Trinité, in Revue béndélerine, 18 (1911), pp. 9399; F. Vernet, s.v. in DThC, VI, col. 1989-92; id., Eucharistie, ibid., V, coll. 1227-28; M. Ott, s. v. in Cath. Enc., VIII, p. 80; I. De Ghellinck, Eucharistie, ibid., coll. 1233-36, 1238-39; M. Lepin, L'idée du sacrifice de la Messe d'après les théologiens depuis l'origine jusqu'à nos jours, $2^{e}$ ed., Parigi 1926, pp. 18. 103-106, 141-42; I. Geiselmann, Die Eucharistielehre der VorschoSastik, Paderborn 1926, pp. 375-84 e passim; P. Shaughnessy, The eucaristic doctrine of Guitmond of Aversa, Roma 1939; M. De la Taille, Mysterium Fidei, $3^{e}$ ed., Parigi 1931, passim; P. De Pasquale, Quamam sit mens Guitmundi Aversani de transubstantiatione et speciebus eucharistieis, Napoli 1939; L. Ramirez, La controversia eucaristica del siglo XI: Berengario de Tours a la lux de sus contemporaneos, Bogotá 1940, pp. 43-51; F. Holböck, Der eucharistische und der mystische Leib Christi, Roma 1941, pp. 13-15 e passim; I. De Ghellinck, Le monscment théologique au XIIe siecle, $2^{e}$ ed., Bruges 1948, pp. 76, 77, 78, 430, 466, 481; H. De Lubac, Corpus Mysticum. L'Eucharistie et l'Eglise au moyen âge, $2^{e}$ ed., Parigi 1949, passim. AntonioPisberti
GUITTONE da Arezzo. - N. ad Arezzo da Viva di Michele, camarlengo del Comune, nel 1225 ca. Guelfo, subl l'esilio tra il 1259 e il 1260; ammaestrato dai propri desiderò lenire i dolori altrui e, dopo aver convenientemente sistemato i suoi dal
lato economico, entrò nell'Ordine dei Cavalieri di S. Maria, a cui fece dono della parola autorevole, dell'esempio austero e, infine, dei beni ancora avanzatigli con atto rogato il 7 sett. 1293 in Arezzo.
Rimangono di lui poco più di 300 poesie (amorose, politiche, morali, religiose) e 36 lettere dei suoi ultimi anni. Rozza o dura la lingua; volutamente oscura, spesso, la forma e industriosamente artificiosa; continua e stretta l'imitazione prevenzale. Non mancano però note di delicatezza nei nostalgici conti d'amore, vigore di accenti nei versi politici e, in quelli morali e religiosi e nelle lettere, elevatezza di pensiero e di sentimento; sempre poi evidente l'impronta di anima solitaria, anche in arte, nella singolarità degli artifici, nella rudezza della forma, nella veemenza degli affetti.
Bim.: Opere: Lettere di frate G. d'A., a cura di F. Meriano, Bologna 1922; F. Egidi, Un trattato d'amore inedito di G. d'A., in Giorn. stor. lat. ital., 97 (1931), pp. 49-70; Le vine di G. d'A., a cura di F. Egidi, Bori 1940, Studi: A. Pellizzari, La vita e le opere di G. d'A., Pisa 1906; F. Torraca, Fra' G., in Studi di storia letteraria, Firenze 1923, pp. 108-22; A. Schiaffini, G. d'A., in Tradizione e poesia, Roma 1943, pp. 37-81; G. De Robertis, Studi, Firenze 1944, pp. 24-31. Alberto Chiari
GUIZOT, François-Pierre-Guillaume. - Uomo politico francese, n. il 4 ott. 1787 a Nîmes, m. il 12 ott. 1874 a Val-Richer (Calvados). Calvinista, figlio di un avvocato giustiziato durante la Rivoluzione, passò la fanciullezza, insieme alla madre, a Ginevra, dedicandosi allo studio delle letterature tedesca, inglese ed italiana, delle lingue classiche e delle scienze esatte. Venuto in seguito a Parigi, fu precettore in casa dell'ex-ministro svizzero presso il governo francese Stapfer, e sposò nel 1812 Pauline de Meulan, matrimonio che, per le relazioni della moglie con il partito regalista, gli aprì poi la carriera politica.
Professore di storia moderna alla facoltà di lettere (1812), divenne due anni dopo segretario generale del Ministero degli interni ed ebbe importante parte nella preparazione della legge sulla stampa del 23 ott. 1814. Durante i Cento Giorni si rifugiò a Gand e, con la seconda restaurazione, fu segretario generale al Ministero della giustizia, sino al 1816. Fautore di una politica rigorosamente costituzionale, contrario tanto ai reazionari quanto ai liberali, passo nettamente all'opposizione contro l'azione dei ministeri assolutiati. Fuori così della politica militante, pubblicò una serie di opere storiche, di carattere programmatico alcune, di carattere piuttosto genericoculturale altre. Caduti i Borboni (1830), fu deputato e lo rimase ininterrottamente fino al 1848 . Ministro dell'istruzione pubblica dal 1832 al 1837 , preparò la legge sull'istruzione primaria (1833), che sta alla base del successivo ordinamento scolastico francese. Ministro degli esteri nel 1840 , inviò nel 1845 Pellegrino Rossi a Roma per trattare con la S. Sede un accomodamento sull'allontanamento dei Gesuiti dalla Francia, e rimase fino alla caduta della monarchia di luglio il vero dirigente della politica francese. Contrario a qualsiasi riforma della legge elettorale, che avrebbe, secondo lui, rotto l'equilibrio delle forze interne, G. determinò con la sua ostinazione la rivoluzione parigina del febbr. 1848, che lo costrinse a rifugiarsi in Inghilterra. Ritornò in Francia l'anno dopo ma non partecipò più alla vita politica. Nel 1862, presiedendo la riunione di una società prorogatante, si espresse a favore del mantenimento del potere temporale del Papa e contro l'intervento francese in Italia. Pur non essendo cattolico, sostenne la necessità di una stretta alleanza tra l'autorità civile ed il clero per fronteggiare la crisi morale e politica del paese.
Tra le opere si ricordano: Hist. de la révolution d'Angleterre (a voll., Parigi 1826-27); Hist. de la République d'Angleterre et d'Olivier Cromwell (ivi 1854); Hist. du protectorat de Richard Cromwell et du rétablissement des Stuaris (ivi 1856); Hist. générale de la civilisation en Europe ( $5^{\text {e }}$ ed., ivi 1845); Hist. de la civilisation en France ( $5^{\text {e }}$ ed., ivi 1845); Mémoires pour servir à l'histoire de mon temps, 9 voll. (ivi 1858-68).
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Bibl.: A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dict. des parlementaires franguts. III, pp. 291-95; A. Bardoux, G., Parigi 1894: Ch. H. Pouthas, G. pendant la Restauration, 1814-30, ivi 1923; R. Lemoine, La foi G..., Abeville 1933, Sul G. storico cf. E. Fueter, Storia della storiografia moderna, II, trad. it., Napoli 1944, pp. 205-209 Silvio Furlani
GULFĀ (ispahān). - Città di una colonia armena dell'Impero persiano.
Quando nel 1605 lo scià persiano 'Abbās conquistò l'Armenia Maggiore, deportò diverse migliaia di famiglie arnene in Persia, come elemento produttivo e civilizzatore. Queste vi fondarono una città chiamata la Nuova G., che presto si sviluppò industrialmente e culturalmente. Nel sec. xvir ordini religiosi occidentali vi aprirono le loro missioni, nel 1625 i Carmefitani, poi i Cappuccini, i Gesuiti e Domenicani. Nel 1722 lo scià Nādir perseguitò i cristiani, molti dei quali emigrarono da G. verso la Russia e l'Occidente. Nel 1828 la S. Congregazione di Propaganda Fide mandò in G. il missionario armeno G. Derderian, il quale nel 1834 ottenne dalle scia un decreto di protezione per la comunità armena cattolica. I Lazzaristi assunsero la cura degli Armeni, e Pio IX nel 1850 creò in G. la sede vescovile dipendente dalla sede primaziale di Costantinopoli.
Bibl.: G. B. Tavernier, Fiteggi, I. Bologna 1690, cap. 6; Papasian. Storia eccles., Venezia 1848 (in arm.); Eadgarian. Storia eccles., Venera 1872 (in arm.); A. Alexandrian, Histoire abrégée des vïzes, Beirut 1908, p. 80; S. Der-Movsessian, Storia armena, II. Venczia 1922 (in arm.), v. indice. Serafino Akchan
GUILU, vicariato apostolicci di. - E situato nella parte settentrionale dell'Uganda (Africa orientale britannica) ed è affidato alla Congregazione dei Figli del Sacro Cuore di Gesù (Missioni africane di Verona).
Ha una superfice di ca. 81.425 kmq.; comprende l'intero West Nile, i distretti di Acoli, di Karamoja e quasi tutto il distretto di Lango, eccettuata la parte meridionale di esso, la quale appartiene al vicariato apostolico del Nilo Superiore. Ha una popolazione di ca. 1.038 .000 ab. (censimento del 1948). Deriva dal vicariato apostolico di Bahr-el-Ghazal (oggi, in parte, prefettura apostolica di Bahr-el-Gebell, donde fu distaccata ed eretta la prefettura apostolica di Nilo Equatoriale ( 12 giugno 1923), che subì una rettifica di confini nel 1927 e il ro dic. 1934 fu elevata a vicariato apostolico. Il $1^{\circ}$ dic. 1950 esso ebbe mutata il nome in quello di G.
Conta 150.135 cattolici, di cui 149.843 indigeni e 292 esteri con 10.315 catecumeni, ca. 86.000 protestanti, 36.580 musulmani e 755.000 pagani; 10 sacerdoti indigeni, 38 sacerdoti esteri con 24 fratelli laici missionari di Verona, 7 fratelli del S. Cuore della Provincia di Nuova Orleans (U.S.A.) e 2 zaveriani di Baltimore, 48 suore delle Pie Madri della Nigrizia (suore di Verona) e 16 suore indigene con 1 noviziato e 8 novizie; i seminario maggiore regionale con 32 alunni (di cui 11 di G.), i seminario minore con 56 alunni e i seminario preparatorio con 28 alunni; 536 catechisti e 10 catechiste; 377 maestri diplomati e 39 maestre diplomate; 10 quasi-parrocchie con 6 stazioni principali; 58 chiese e 282 cappelle; 10 dispensari con 134.650 consultazioni annue; i orfanotrofio con 15 orfani; i lebbrosario con 15 ricoverati; 3 asili infantili con 47 bambini e 48 bambine; scuole : elementari 104 con 13.654 alunni e 85 alunne; secondarie 5 con 300 alunni e 19 alunne; tecniche i con 82 alunni; magistrali 5 con 143 alunni e 30 alunne; per catechisti 3 con 107 alunni e 16 alunne; di preghiere 340 con 6193 alunni e 4158 alunne. Vi sono inoltre numerose scuole elementari e una tecnica privata. Nel 1949 si sono avuti 7911 battesimi di adulti, 5977 di bambini e 3966 in articulo mortis $n$. Fiorenti le associazioni laicali di carità e di Azione Cattolica.
Bibl.: AAS, 15 (1923), pp. 490-91; 27 (1935), pp. 393-94; Archivio delle S. Congé. de Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 3243/49; MC, 1950, p. 191; A catholic directory of East Africa, Mombasa 1950, pp. 38-42. Carlo Corvo
GUNDISALVI, Domenico (Gundissalinus). - Filosofo spagnolo, arcidiacono di Segovia, vissuto alla corte dell'arcivescovo di Toledo ca. il 1150.
Tradusse opere dall'arabo, insieme con Giovanni Ispano (v.GIOVANNI ABEN DANIUT), secondo un metodo di cui è cenno
nella lettera accompagnatoria della traduzione del De anima di Avicenna all'arcivescovo di Toledo: Giovanni Ispano traduceva l'arabo parola per parola in castigliano o spagnolo e G. traduceva parola per parola il castigliano in latino: - me (G. Ispano) singula verba sudgoriter (cioè in castigliano) preferente er Dominico archidiacono singula in latinum convertente ex arabico translatum $\%$. Il G. tradusse a questo modo opere di al-Fārābī, al-Gazzālī, Avicebron (della traduzione del Font vitae di Avicebron [Ibn Gābhīrōl] ottima edizione di C. Baeumker, in Beiträge zur Geschichte der Philos. des Mittelalī., I [1891], fascc. II, III, vI). Il G. fu pertanto mezzo d'unione fra il mondo orientale e il mondo occidentale, venuti a contatto nella Toledo conquistata di recente dai cristiani.
Ma G. contribuì inoltre ai vicendevoli contatti non solo come traduttore, bensì anche con opere personali, ancorché di carattere divulgativo. Si ricordano: De processione mundi (ed. di M. Menéndez y Pelayo, in Historia de los heterodoxos españoles, I, Madrid 1880, pp. 691-711; e di G. Bulow in Beiträge, cit., 24 [1925]); De Unitate (ed. di P. Correro, ibid., I [1891]); De divisione philosophiae (ed. di L. Baur, ibid., 4 [1903]); De anima (ed. parziale da A. Löwenthal, Königsberg 1890); De immortalitate animae (ed. di G. Bulow in Beiträge cit., 2 [1897]). Probabilmente quest'ultima opera è di G. d'Auvergne (cf. A. Masnovo, Da Guglielmo d'Auvergne a s. Tommaso d'Aquino, III, Milano 1945, p. 119-23).
Il mondo orientale, sotto l'influsso del pensiero neoplatonico, si rappresentava l'origine delle cose dall'Uno per intermediari emanazionistici. G., pur insistendo sull'origine delle cose da Dio, parlò al mondo latino cristiano medievale di un intermediarismo creazionistico: donde poi sorsero problemi sulla possibilità almeno, se non sulla realtà, della creazione da parte di creature, sia come causa strumentale sia come causa principale. La posizione di G., benché non rigorosamente conforme al dogma cristiano, avvicinava il pensiero orientale con l'occidentale sulla piattaforma cristianeggiante del De causis, scritto originariamente in arabo, forse dal collega Iohannes Hispanus, tradotto in latino più tardi nella seconda metà del sec. xir da Gerardo di Cremona (altro uomo dell'ambiente taletano), commentato dai rappresentanti più autorevoli del pensiero medievale cristiano (cf. A. Masnovo, loc. cit., pp. 1-28).
All'opera di Toledo, e in particolare di G., non dovette essere insensibile il mondo orientale, se il trattato De anima nel 1300 ottenne due traduzioni in ebraico (sia pure parziali) di due dotti ebrei Gērā̄̄n ben Sābbrnōh e Hillēi da Verona (come risulta da una nota di J. Teicher presentata da C. A. Nallino all'Accademia nazionale dei Lincei).
Bibl.: Oltre le opere citate, cf. Cl. Baeumker, Dominicus Gundissalinus als philosophischer Schriftsteller (Compte rendu du quatrième Congrès scientifique international des catholiques tenu à Fribourg [Sintze] du 16 au 20 aout 1697. Troisième section-sciences philosophique), Friburgo 1898; H. Bedores, Les premières versions talédanes de philosophie, in Revue néosc. de philos., 4 (1938), pp. 374-40.
Amato Mamovo
GUNTARDO, arcivescovo di ColonIA. -'Consacrato il 22 apr. 850 , m. nell'873. Fastoso e mecenate, tenne alla sua corte il poeta irlandese Sedulio Scoto; fece eseguire pitture artistiche e una Bibbia magnifica per la Biblioteca della Cattedrale. Da Fulda chiamò il monaco Meginardo come maestro alla scuola della cattedrale di Colonia.
Nel Concilio d'Aquisgrana dell'862, ch'egli presiedette, permise a Lotario di sposare l'amante Valdrada senza aspettare la risposta di papa Niccolò I, a cui la regina Teutberga si era appellata, confermando il suo operato anche in un sinodo di Meta. Ma nell'863 papa Niccolò I annullò tali decisioni. G. si ribellò contro la sentenza del Papa in un violento memoriale ed esercitando ancora le funzioni episcopali. Solo sotto Adriano II G. fu riammesso alla Comunione, ma soltanto laica, il $1^{\circ}$ luglio 869 a Montecassino.
Bibl.: Vita Radbodi ep. Traiectensis, in MGH. Scriptores. XV, p. 569 ; Annales Xantenses, in MGH. Scriptores rerum Ger-
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manicarum in uam scholarum, XII: MGH, Poëtae latini Medii Aevi, Poëtue latini aevi Carolini, III, p. 221 sg.; Epistolae papae Nicolai I, in MGH, Epistolae, VI, p. 267 sgg.; Epistolae Colonienses, ibid., VI, p. 241 sg.; Fliche-Martin-Fruta2, VI, pp. 330. 401-11. 478.
Lucchesio Spätling
GÜNTHER, ANTON. - Filosofo e teologo semirazionalista, n. a Lindenau (Boemia) il 27 nov. 1783, m. a Vienna il 24 febbr. 1863. Di umili origini, iniziò gli studi a Leitmeritz, passando poi a Praga, ove ebbe i primi contatti con la filosofia di Herder e di Kant. Al termine del corso universitario, perduta la fede, si dedicò al diritto e rimase profondamente colpito dalla superiorità della legislazione ecclesiastica su quella pagana. Privo di mezzi e costretto a lasciare Praga dopo anni difficili si stabili con la famiglia a Vienna ( 1810 ), ove da Michele Korn, parroco di Brunn, venne indotto a studiare la S. Scrittura: fu una lettura salutare e a contatto con il circolo religioso di Schlegel e di s. Clemente Hofbauer completò la sua conversione, rientrando nella Chiesa. Terminato un biennio teologico a Jaur (Ungheria) fu ordinato sacerdote (1820) e nel 1822 entrò nella Compagnia di Gesù e si recò per il noviziato a Starawica (Galizia); ma per ragioni di salute dovette uscirne, conservando dei Gesuiti un ottimo ricordo. Ristabilitosi a Vienna, ebbe dal governo imperiale l'ufficio di consore delle opere di filosofia e di diritto. Rifiutò le cattedre di Monaco, di Bonn, di Breslavia, nella speranza di averne una a Vienna, ma restò deluso molto probabilmente per la novità delle idee che professava.
Infatti, consacratosi tutto alla filosofia, concepí il generoso disegno di armonizzare il pensiero moderno con la fede cattolica, ma imbevuto com'era dei sistemi di Cartesio, di Kant e di Hegel, costruí una sintesi, che non poteva non essere discussa.
Partendo dal fatto storico del cristianesimo, ammise che Gesù nella sua predicazione enunziò alcuni principi (summa credendorum principio), che, come in germe, contenevano tutti i dogmi: una specie di nebulosa primordiale, da cui lentamente si sarebbe formato il "cosmo dogmatico ". Quest'opus distinctionis è dovuto alla filosofia, che seppe dedurre quanto di virtuale e d'implicito era nascosto nei germi della Rivelazione. La filosofia, nel suo secolare sviluppo, raggiunse gradatamente scintille di verità, che furono definite dalla Chiesa; tali definizioni però sono infallibili in senso relativo, in quanto si sancí non tutta la verità, ma quella particella che allora era raggiungibile. Ai nostri tempi la filosofia è arrivata alla sua maturità, può quindi penetrare qualunque mistero mettendone in chiara luce gli intrinseci elementi costitutivi; la Chiesa, seguendo il progresso del sapere umano, deve confermare le definitive conquiste della filosofia (progresso oggettivo del dogma).
Con tali promesse G. penetra nel santuario della fede e ne razionalizza i misteri. La terra è il riflesso del cielo : da questa s'inizia la salita alle sfere superiori. Il mondo implica tre momenti: lo spirito, la natura, l'uomo. Nell'uomo si riscontrano due essenze, lo spirito ( $\pi \varkappa \varepsilon \tilde{\omega} \mu \alpha$ ) e la natura ( $\varphi$ ó́ $\sigma \iota \varsigma$ ), ognuna delle quali è dotata di conoscenza, di appetito, di coscienza: queste due primav diali sostanze, per sé antiteriche, trovano la loro sintesi nell'uomo, in cui la natura inferiore è unita allo spirito, per la coscienza che questo ha di sé e di quanto apparo tiene alla natura, i cui fenomeni riferisce a sé, in modo da divenire l'unico soggetto di attribuzione: è la personalità umana (dualismo antropologico). La cognizione nello spirito ha questo svolgimento: lo spirito umano in quanto creato è anche limitato, può pertanto conoscere se stesso solo per lo stimolo dei fenomeni esterni, nei quali vede sé come oggetto, ossia come l'antitesi e il contrapposto di se stesso, che discopre poi come realtà identica a sé e da sé causata e dipendente : così, divenuto perfettamente conscio di sé, si costituisce in persona (conscientia sui).
L'uomo è l'immagine di Dio: dall'imagine è facile salire all'archetipo. In Dio, spirito increato, la conoscenza (che è una metafisica esigenza di ogni spirito) non si svolge mediante fenomeni (xatá $\varphi \alpha \gamma \dot{\alpha} \mu \varepsilon v o v$ ), ma immediatamente, per se stesso (xatá $\pi \rho \tilde{\alpha} \gamma \mu \alpha$ ), cioè la sostanza divina (assoluta), non potendosi conoscere per un processo di recettivita positiva, pone se stessa (principio retico) di fronte a sé, come oggetto d'intuizione, in modo perfetto (xatá $\pi \rho \tilde{\alpha} \gamma \mu \alpha$ ), duplicando cioè se stessa, in modo che la nuova sostanza generata dalla prima e ad essa opposta (principio antitetico), sia ugualmente una sostanza e un principio assoluto. In un terzo momento dello Spirito increato, le due sostanze assolute affermano la propria uguaglianza, emanando, per modum unius principii, una terza sostanza assoluta (il principio sintetico, ovvero omotetico). Questo il processo tragonire di tesi, antitesi e sintesi (infineo hegeliano), che costituisce tre sostanze assolute, realmente e numericamente distinte, ognuna delle quali è conscia della sua opposizione e identità con l'altro, per cui ciascuna diventa perfettamente conscia di sé, costituendosi in persona; è la Trinità: Padre, Figliolo e Spirito Santo, tre essenze o sostanze assolute, ipostatizzate, che formano un sol Dio e anche un'unica persona assoluta, non per numerica identità sostanziale, ma per identità specifica e per un'unione organica dinamico-etica (triteismo).
Il mondo è l'inverso della Trinità. Il Padre, pensando se stesso, necessariamente pensi di non essere Figlio e Spirito Santo (natura spirituale), il Figlio di non essere Padre e Spirito Santo (natura fisica), lo Spirito Santo di non essere Padre e Figlio (natura umana), cioè, nell'alfermarsi, Dio necessariamente include l'idea del suo nonio (ossia il complesso delle essenze: spirituale, naturale, umane: triade non divina), che ama del medesimo amore che se stesso, ovvero necessario, percio non può non produrlo: di qui la creazione necessaria (atto integrante la vita introtrinitaria), che è la migliore possibile (ottimismo cosmico); è futta non per egoismo impuro (come pretendono gli scolastici : "creavit ad gloriam suam manifestandam -), ma per amore puro, ossia per rendere felici le creature. Fra queste emerge l'uomo, creato nella giustizia originale, a lui dovuta dalla bontà divina (baisnismo), che necessariamente dona quanto la creatura può ricevere. Il peccato sconvolse il piano primitivo, ma Dio, per un impulso necessario del suo amore, lo redense in Gesù Cristo, che è la sintesi dei due mondi (celeste e terrestre); infatti in Cristo ci sono due coscienze perfette (l'umana e la divina), quindi due persone complete (nestorianismo), che si uniscono intimamente in una subordinazione gerarchico-psicologica: la persona umana ha la coscienza di essere totalmente dipendente da quella divina e quasi abdica alle sue prerogative in favore del principio egemonico, che si trova nella personalità del Verbo: cosí l'umano e il divino, cielo e terra si armonizzano perfettamente nel Redentore (unione (postatica).
Questa sintesi immaginosa fu elaborata in molte opere: Vorschule zur spekulativen Theologie des positiven Christenthums (Vienna 1828-29; due parti: de Creatione e de Incarnatione); Peregrins Gastmahl in eilf Octaven aus dem deutschen toissenschaftlichen Volksleben (ivi 1830); Südund Nordlichter am Horizonte speculative Theologie (ivi 1832); Der letze Symboliker (ivi 1834: sulla polemica tra Moehler e Baur); Thomas a Scrupulis. Zur Transfiguration des Persönlichkeitspantheismus (ivi 1835: contro la filosofia hegeliana); Die Juste-Milieus in der deutschen Philosophie gegenwärtiger Zeit (ivi 1838: contro Baur); Eurysteus und Herahles, metodogische Kritiken und Meditationen (ivi 1843). In collaborazione con Pebst scrisse contro Baader: Tamushöpfe für Philosophie und Theologie (ivi 1833). Insieme con J. E. Veith pubblicò dal 1849 al ' 34 il periodico: Lydia, philosophisches Taschenbuch. L'opera: Lentigo's und Peregrins Briefwechsel (ivi 1857) non fu messa in commercio. Le Gesammelte Schriften di G. furono stampate a Vienna nel 1882.
I titoli sensazionali di queste opere, redatte in uno stile vivo, pervase di misticismo, ricche d'immagini poetiche (talora strane), dovevano incidere negli spiriti romantici della prima metà del sec. xix, non scaltriti nella
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metologica e avidi di novità. Difatti il gùntherismo attraversò, come impetuosa corrente, tutta la Germania, conquistando ingegni non mediocri (il medico J. H. Pabst, il canonico viennese J. E. Veith, l'abate benedettino Th. Gangauf di Augusta), salendo sulle migliori cattedre, per opera di illustri docenti (I. Merten di Trevi