Page 775
metologica e avidi di novità. Difatti il gùntherismo attraversò, come impetuosa corrente, tutta la Germania, conquistando ingegni non mediocri (il medico J. H. Pabst, il canonico viennese J. E. Veith, l'abate benedettino Th. Gangauf di Augusta), salendo sulle migliori cattedre, per opera di illustri docenti (I. Merten di Treviri, J. B. Baltzer e P. J. Elvenich di Breslavia, J. Nep. Erlich di Pviga, C. Werner di St. Pälten, P. Knoodt e B. I. Hilgers di Bonn, A. von Schmidt di Salisbury), attivandosi la simpatia dialte personalità ecclesiastiche (mons. Arnoldi vescovo di Treviri, card. Diepenbrock di Breslavia, card. Schwarzenberg di Salisburgo, e, in un primo momento, il card. D'Andrea, prefetto della S. Congregazione dell'Indice) e sembrava che l'avventura intellettuale del güntherismo dovesse ertere lungo corso. Ma dalle fin della rinascente scolastica sorsero avversari agguerriti (p. ex., F. X. Dieringer, J. Clemens, H. Denzinger, J. Kleutgen, I. Schwetz, J. B. Korschthaler) ed il Viale Prelà, nunzio a Vienna, che aveva subito definito il sistema di G. una «via pericolosa», informò la S. Sede. Dopo 6 anni di accurate indagini e di clamorosi dibattiti (la S. Congregazione dell'Indice ammise dei pubblici difensori del sistema nelle persone di Gangauf, Baltzer, Knoodt), il is giugno 1857 venne la condanna nel breve di Pio IX Eximiam tuam, diretto al card. Geissel, arcivescovo di Colonia. Ne rimasero colpiti gli errori trinitari, cristologici, antropologici e cosmologici di G. e rigettata la teoria dell'evoluzione del dogma (Denz-U, 1655-58). Un mese dopo G. si sottomise, mandando al Papa una bella professione di fede, redatta dal can. Veith, il genio benefico nel movimento. Molti seguirono l'esempio del maestro. Baltzer invece si ribellò e nel 1860 fu personalmente colpito nella lettera di Pio IX Dolore hand mediocri all'arcivescovo di Breslavia (Denz-U, 1655, n. 1). Il Concilio Vaticano condannò definitivamente l'errore (ibid., 1783, 1795-96, 1800, 1805, 1816, 1818).
BibL.: 1. Sorg. Die Unhaltbarbeit des spekulativen Systems der Güntherinner, Grax 1851; F. Dieringer. Dogmatische Erörterungen mit einem Güntherianer, Magonza 1852; J. Schwetz. Theologia dogmatica catholica, Vienna 1852 (2 voll.: combutte in ogni punto G.); I. Clemens, Die spekulative Theologie A. G. und die butholische Kirchenlehre, Colonia 1833; F. Michelis, Kritik der Güntherschen Philosophie, Paderborn 1854: E. von Lassack, Zu G. und Antigüntheriourliteratur, Monaco 1855 (presioso per la bibl. dei primi tempi); G. Savarese, Introduzione alla storia critica della filosofia dei SS. Padri, Napoli 1896 (combatte il disprezzo di G. per i Padri); J. B. Kathschthaler, Zwei Thesen für die allgemeine Koncil und Dr. Mayer, Salisburgo 1868 (mostra la presunzione di Mayer di voler presentare delle tesi güntheriane da definire al Concilio Vaticano); I. B. Franzelin, De Deo Triun, Roma 1869, pp. 277-90 (profonda confutazione dell'errore trinitario); F. Knoodt, A. G., 2 voll., Vienna 1881 (ampio biografia scritta da un discepolo entusiasta); I. B. Franzelin, De Divino Traditione et Scriptura, 3a ed., Roma 1882, pp. 304-309 (confuta l'evoluzionismo dogmatico di G.); A. Vacant, Etudes théologiques sur les Constitutions du Concilo du Vaticau, I, Parigi 1893, pp. 128-34; J. Bellamy, La théologie catholique au XIX* siècle, ivi 1904, pp. 36-38; G. Goyau, L'Allemagne religieuse: Le catholicisme, I, ivi 1902, pp. 43-53; I. Hachnik, Historia Philosophiae, Olmuta 1909, pp. 120-23; Uberweg, IV, pp. 249-62. 699; E. K. Winter, A. G., in Zeitschrift für die gesamte Staatswissenschaft, 88 (1930), p. 290 sgg.; Ed. Winter, A. G. und die baroch-romantische, paternal-familiale E. K. Winters, in Theologische Quartalschrift, 111 (1930), p. 339 sgg.; id., Die geistige Entsichelung A. G. und seiner Schule, Paderborn 1931; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, 2a ed., Milano 1939, pp. 312-14; L. Orban, Theologia Güntheriana et Concilium Vaticanum, I, Roma 1942; II, ivi 1950 (studia G. alla luce dei sessi dello Schwetz e degli acto del Concilio Vaticano : largo uso di documenti inediti); Hurter, V, coll. 10981101; F. Lauchert, s. v. in Cath. Enc., VII, coll. 83-88 (ampia bibl.); F. M. Gaetani, s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 275; P. Godet, s. v. in DThC, VI, coll. 1992-93. Antonio Piolanti
GÜNTHER (Ligurinus) di PAIRs. - Monaco cistercense, poeta e storico, n. verso la fine del sec. xII, m. nel monastero alsaziano del suo Ordine a Pairis ca. il 1220. La sua squisita cultura classica gli meritò di essere chiamato a precettore del principe Corrado, quartogenito dell'imperatore Federico I.
Compose tra il 1180-86 il poema Solimanus, che canta la prima Crociata e la liberazione di Gerusalemme (o So-
lima, donde il nome al poema) e che dedicò al principe suo discepolo (cf. Ligurinus, X, v. 649), servendosi come fonte della Historia Hierosolimitana di Roberto di Reims. Tra il 1186-87 compose un secondo poema di 6526 versi : Ligurinus, che canta le lotte di Federico I in Italia, servendosi dell'opera di Ottone di Frianga e di Rahewin (Gesta Federici), e dedicandolo all'Imperatore. Il titolo di Ligurinus deriva dal nome Ligures, con cui l'autore indica i Lombardi, contro i quali Federico combard. Fattosi monaco a Pairis ca. il 1200 , compose dalle notizie fornitegli dal proprio abate, Martino, che vi aveva preso parte, la Historia captae a Latinis anno 1204 Constantinopolese. Suo pure un trattato: De oratione, ieiunio et eleemocyna.
BibL.: Opere: PL 212, 93-476. - Studi: Manitius, III, pp. 698-701. Sulla questione se il Ligurinus, pure cizande più volte il Solimanus, come opere dello stesso autore, sia da attribuirsi a G. di P., cf. J. Schwarz, Der Ligurinus, Friburgo in Br. 1911; J. Sturm, Der Ligurinus, ivi 1911: O. Drinkwitdor, Ist G. von P. der Verfasser des Ligurinus?, in Studien u. Mitteil. zur Gesch. des Benedikt. Ordens u. seiner Zueige, 33 (1914), pp. 671-83; E. Ottmar, Das Carmen de Friderice I... u. seine Beziehungen zu Günther's Ligurinus, in Neues Archiv., 48 (1926), pp. 463-72. Celestino Testore
GUNTUR, DIOCESI di. - Fu costituita in data 13 febbr. 1940 distaccandone il territorio dalla diocesi di Nellore e fu affidata al clero indigeno. Fa parte dell'India sud-orientale e precisamente della provincia di Madras. Si affaccia sul golfo del Bengala ed è suffraganea della sede metropolitana di Madras. Misura kmq. 9211 ed abbraccia tutto il distretto civile di G. Confina con le diocesi di Nellore, Hyderabad e Bezwada.
Il capoluogo della diocesi conta ca. 85 mila anime, di cui 1100 professano la religione cattolica. Tutta la diocesi ha $2.277 .283 \mathrm{ab}$. e la quasi totalità è di lingua e di stirpe telugu: stirpe che deriva dal ceppo dravidico, cosi importante nella storia del Deccan tra il 235 a. C. e il 220 d. C. La stragrande maggioranza degli ab. segue l'induismo, vi sono 183.298 maomettani, 260.000 protestanti e 36.859 cattolici con più di 3000 catecumeni. Il territorio della diocesi di G. abbraccia il solo distretto civile omonimo, il quale si suddivide in 9 differenti Taluks. Ecclesiasticamente la missione è divisa in 23 parrocchie regolarmente costituite con residenza del parroco e territorio ben delimitato. Le chiese sono 25 e 169 le cappelle.
Il personale che svolge attività missionaria risulta così composto: 42 sacerdoti indigeni, 124 suore per la maggior parte indiane, 145 catechisti e 45 catechiste, 164 maestri e 147 maestro. Vi è un seminario minore che attualmente (statistiche del 1950) conta una ventina di alunni; una diecina di giovani si preparano al sacerdocio nei Seminari maggiori di Kandy, Alwaye, e Trichinopoly. L'istruzione alla gioventù viene impartita in 89 scuole elementari con un totale di 7074 alunni, 3 scuole medio con 988 studenti, 3 scuole superiori con ca. 1500 alunni, 2 scuole industriali con 104. La diocesi mantiene anche 5 orfanotrof con 299 bambini e 434 bambine, i ospedale con 210 letti. Possiede inoltre una tipografia. La scarsita di mezzi finanziari e il ristretto numero di sacerdoti impediscono un lavoro più vasto ed un rendimento più proficuo.
BibL.: Catholic directory of India, Burma and Cestos, Madras 1939, p. 305 sg.; AAS, 32 (1940), pp. 396-98; Archivio di Prop. Fide, Relativi quinquennalis (1940-43); id., Prospectus status Missionis Gunturensis anni 1930; MC, 1950, pp. 225-26.
Pompeo Borgna
GURK, Diocesi di. - Città e diocesi austriaca, comprendente tutto il territorio confederale della Carinzia ( 9533 kmq .), con 497.000 ab., di cui 455.000 cattolici. Le parti cedute nel 1918 sono amministrate da Maribor, Lubiana e Udine. La minoranza slovena, ca. il $10 \%$, gode ogni libertà religiosa e culturale. Comprende 26 decanati e 327 parrocchie, con 372 sacerdoti diocesani e 122 regolari, un seminario, 20 comunità religiose maschili e 33 femminili (1949).
Storia. - Nell'attuale territorio diocesano esistevano nei secc. iv-vi le diocesi di Virunum e di Teurnia. Dopo
## Page 776

(fot. Bildarchiv d. 8 Nationalbibliothek)
GURK, diocesi di - Cattedra per l'intronizzazione del duca di Carinzia costituita con frammenti d'epoca romana e romanica. Zollfeld.
i profondi sconvolgimenti delle migrazioni barbariche cominciò di nuovo la penetrazione cristiana, partendo dalle due grandi metropoli Aquileia a sud e Salisburgo a nord. Carlomagno designò come frontiera ecclesiastica per le zone di influenza e missione la Drava (811; cosí fino al 1782). Date le difficili comunicazioni con Salisburgo, gli arcivescovi inviarono (secc. viII-x) dei corepiscopi per garantire la regolare predicazione e missione. Consolidarasi la situazione religioso-politica (secc. $\mathrm{x}-\mathrm{xI}$ ) e andato in disuso il corepiscopato, Gebardo I, autorizzato da Alessandro II (2I marzo 1070) e da Enrico IV (4 febbr. 1072), fondò nel mezzo della Carinzia, a G., un vescovato servendosi dei vasti beni del monastero fondatovi da s. Emma nel ro43, che venne perciò soppresso. G. divenne il primo dei tre "Eigenbistümer " di Salisburgo (v.), il cui arcivescovo ebbe dal 1155 al 1933 il diritto di nomina dei vescovi di G., alternativamente con l'Imperatore. Il vescovo di G. era una specie di expositus, un quasi vicario. Verso il 1123 si introdusse a G. la vita canonica; il 17 luglio 1131 il vescovo Hiltipolt riusci ad ottenere un minuscolo territorio diocesano; sin dal 1162 i vescovi di G. furono principi dell'Impero. Un primo notevole incremento ebbe la diocesi con l'aggiunta del distretto di Millstatt (1775), e di quasi la metà della Carinzia, anche oltre la Drava, nel 1782; dal 1786 la residenza è nella capitale, Klagenfurt, e finalmente, con la nuova circoscrizione del 1859, tutta la Carinzia venne a costituire una unità politica ed ecclesiastica.
La Carinzia, sin dall'antichità terra di incroci e di contatti di culture e di popoli, oltre alle sue bellezze naturali, è straordinariamente ricca di arte, anche sacra. In alcuni luoghi esistono ancora vetusti centri di culto, ad es., nella valle della Möll, sopra un grande cono isolato (Danielsberg) dove si susseguirono culti preistorici, celtici, romani, cristiani (un'antichissima chiesa di S. Daniele profeta); sull'Ulrichsberg, l'antico "Mons Carantanus", da cui il paese prende nome, le rovine di
un tempio romano si sovrappongono ad uno celtico, e sopra di essi si erge la chiesa romanico-gotica di S. Ulrico, ecc. Per l'epoca romana, Teurnia, Virunum, gli antichi "rifugi", ecc. (v. austria, Storia del cristianesimo).
Alcune chiese risalgono all'epoca carolingia, come Karnburg, ove esisteva una Pfalz (residenza) imperiale (888), e S. Peter in Friesach; molte altre, anche alpesiri e campestri, hanno un nucleo preromanico o romanico (Flattnita, chiesa alpina romanica a cupola; v. ibid., col. 427 sg.); enorme la ricchezza in affreschi, spesso anche in chiese sparse; basta vedere i due volumi di W. Frodl, Die romanische Wandmalerei in Kürnten (Klagenfurt 1942) e Die gotische Wandmalerei in Kürnten (ivi 1946).
In sostituzione di una precedente chiesa, costruita da s. Emma (m. nel ro45), i primi vescovi eressero una grandiosa cattedrale ( 1160 - 1220 ca., con cripta, due torri alte 60 m .; un atrio e sopra di esso la cappella vescovile) in stile romanico, l'esterno in blocchi di marmo ben squadrato (assai interessante per la conoscenza dei segni degli scalpellini; cf. J. Löw, Die romanischen Steiumetzzeichen am Gucher Dom, in Carinthia, I [1930], p. I sg.). La cripta misura 20,2.20 m., con 100 colonnine di marma, sarcofago della fondatrice s. Emma (1174), resti di affreschi, ecc. L'interno a tre navate con alti pilastri, è oggi coperto con vòtte gotiche, in porte dipinte (fine sec. xv, inizio sec. xivi). Molti affreschi, fra cui S. Cristoforo (ca. 1380), i 24 Seniori (ca. 1480), ecc. Sei enormi tavole di legno scolpito e dipinto, con scene della vita e dei miracoli di s. Emma (ca. 1500, L. Paniketti) : i miracolati riprodotti con crudo verismo. Grandioso altare maggiore, in legno dorato, alto 16 m ., con più di 76 figure in grandezza naturale, nel centro l'Assunzione (di M. Hönel, 1626-32); altare della N.ma Croce, in pionibo, con la celebre Pietà impressionante di G. R. Donner (1741), di cui sono pure alcuni pannelli del monumentale pulpito. Porto principale, scolpita in legno e dipinta (ca. 1218). Innumerevoli oggetti sacri minori.
Ma più importanti sono tre grandi cicli pittorici conservati : 1) romanico (1220, rinnovato nel 1268), nella cappella vescovile, con la Gloria di Cristo e di Maria (Trono di Salomone), e vetrata dipinta dell'epoca; 2) gotico primitivo ( 1549 ca.), nell'atrio, storie del Vecchio e Nuovo Testamento; 3) gotico ( 1458 , Corrado di Friesach), dipinto su tela (ro metri per lato), con 100 quadretti per metà scene del Vecchio, per metà del Nuovo Testamento, e che serve da velo quarestinale (il più grande che si conosca) per coprire l'altare maggiore.
E pure da notare Strassburg, residenza vescovile fino al 1787 , cittadina unita al grandioso castello-palazzo (romanico, gotico, barocco), chiesa collegiata con le tombe dei vescovi, chiesa dello Spirito Santo, gotica (1337), a cupola, per l'Ospedale vescovile. A Böckstein la residenza estiva, di G. G. Hugenauer (1780), costruzione celebre uno sub tecto.
Singolare è la città di Friesach, dal sec. viII al 1803 territorio salisburghese, con le mura, il fossato e quattro castelli a difesa, fra cui il Petersberg con chiesa esistente già nel 927; grande chiesa collegiata romanica; primo convento domenicano di oltralpe (1217, S. Giacinto) con enorme chiesa gotica ( 70 m . di lunghezza), sede ed ospedale dell'Ordine teutonico dal 1213, ecc.
Santuari principali : Maria Saal, fondata verso l'870 dal corepiscopo s. Modesto, ivi sepolto, oggi grandioso insieme fortificato; Maria Wörth, sul lago omonimo, fondato dal vescovo di Frisinga, Waldone, verso il 900, il quale vi depose (cripta carolingia) i ss. Primo e Feliciano; l'attuale costruzione gotica è del sec. xiv. Heiligenblut ( 1301 m .) di fama mondiale per il panorama, al piede del Grossglockner ( 3798 m .); l'attuale chiesa gotica (1483) assai notevole per una reliquia del Preziosissimo Sangue, portatavi dall'Oriente, si dice, da s. Briccio. Celebre la grandiosa tavola nella chiesa di Ober-Vellach, di Jan Scorel (1520). Altri santuari : Maria Rain, nominato nel 927, oggi tutto barocco; St. Leonhard, con cattedrale gotica francese, costruita da s. Ottone, vescovo di Bamberga (1106-99); essa ha un'enorme catena di ferro intorno all'edificio (vetrate storiate del tempo). Luggau (dal
## Page 777

(fot. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)
In alto: CHIESA PARROCCHIALE DI OSSIACH, già del monastero benedettino fondatovi (ca. il 1028) e soppresso nel 1783. In basso: CRIPTA DEL DUOMO (1174).
## Page 778

(per cortesia del prof. E. Jusl)
HENOCH. Affresco del sec. xir - Roma, basilica di S. Croce in Gerusalemme.
## Page 779
1635 Servi di Maria), Maria Hilf (Guttaring), 1725-27, che domina dal suo monte il centro del paese.
Non si possono tacere, come specialità, i molti ossari (Karnes), diffusi dappertutto, e spesso assai caratteristici; con sotterraneo per le ossa e cappella abridata sopra; le costruzioni romaniche in genere rotonde, le gotiche a 6 o a 8 angoli. L'ossario di Pisweg è tutto affrescato (acc. xir), quello di Metnitz ho all'esterno una celebre Danza macabra (ca. 1500). Nella parte orientale, sin dall'invasione turca (massimo 1470-1529) molte chiese fortificate, ad es., Diex, Hohenfeistritz, ecc.
Come curiosità da notare fra i tanti castelli, quello di Hochosterwitz, insieme pittoresco, con una serie di 14 porte-torri, palazzo, chiesa; stato attuale 1570-86; appartiene ai conti Khevenhüller. - Vedi tav. LXXXIX.
BibL.: Anzitutto da nominare la rivista Carinthin, I, fondata nel 1810 , ricchissima di studi e notizie di ogni genere (la Carinthin, II, tratta le scienze naturali). Fonti: Monumenta historica ducatus Carinthius, 3 voll., Klagenfurt 1806-1904, pubblicati da A. v. Jaksch; Necrologium Gureense, in MOH. Necrologia, II, pp. 448 454; Chronicon Gureense, ibid., Scriptores
XXIII, pp. 8-10. Studi : A. v. Jaksch, Geschichte Kärntens bis 1335, 2 voll., Klagenfurt 1928-29; Mayr-Kaindl-Pirchegger, Geschichte und Kulturleben Deutschösterreichs, 3 voll., Vienna 1929-37; E. Klebcl, Zur Geschichte der Kirchen und Pforren Kärntens, Klagenfurt 1930; K. Ginhart, Die Kunstdenkmäler Kärntens, 8 voll., ivi 1930-32; K. Ginhart e B. Grimschitz, Der Dom zu Guth, Vienna 1930; I. Löw, Kl. Gurbet Domfährer, $3^{2}$ ed., ivi 1930, in base all'Archivio capitolare di G.; E. Tomek, Kircheogeschichte Österreichs, 2 voll., Innsbruck 1935-49; A. Lamprecht, Heilige und Heiligenreliguien in Kärnten, Klagenfurt 1936; W. Frodl, Die romanische Wandmalerei in Kärnten, ivi 1942; id., Die gotische Wandmalerei in Kärnten, ivi 1946; G. Graber, Volksleben in Kärnten, Graz 1949; V. Paschinger, Landeshunde von Kärnten, Klagenfurt 1949; X. Braumüller, Geschichte von Kärnten, ivi 1949.
Giuseppe Löw
GURU : v. INDUISMO.
GURY, Jean-Pierre. - Gesuita, moralista e casuista, n. a Mailleroncourt (Haute-Saône) il 23 genn. 1801, m. a Mercoeur (Haute-Loire) il 18 apr. 1886, mentre predicava una missione. Insegnò teologia morale nello scolasticato di Vals (Le Puy) dal 1834 al 1847; lo stesso anno fu chiamato a Roma per il medesimo incarico all'Università Gregoriana; ma già l'anno seguente, per i moti rivoluzionari, tornava a Vals, continuandovi il suo insegnamento fino alla morte.
Frutto del suo studio sono due opere rimaste assai celebri : Compendium theologiae moralis ( 2 voll., LioneParigi 1850) e Casus conscientiae ( 2 voll., Le Puy 1862). Il Compendium, che segue le orme di H. Busenbaum e s. Alfonso de' Liguori e si appoggia ai lavori del card. Th. de Gousset, si distingue per doti particolari : brevità, praticità, chiarezza, ordine e concatenamento delle questioni : nozione concisa ed esatta dell'argomento, esposizione dei principi generali e loro applicazione, questioni particolari e pratiche di uso immediato. Per questo fu accolto con grande favore in Europa e fuori, tanto che l'autore stesso ne pubblicò 17 edizioni. Non mancarono critiche fondate e spesso infondate. Alle prime rispose con gli aggiornamenti arrecati alle successive edizioni, moltiplicatesi anche fuori di Francia; teneva anzi pronto un'opera di maggior mole, che però avrebbe richiesto per
la stampa energie superiori alle sue; il lavoro fu altrimenti compiuto da suoi colleghi, quasi tutti Gesuiti; per l'Italia: A. Cercià (Napoli 1854), A. Ballerini (Torino 1866), G. Melandri (Roma 1872), D. Palmieri (Prato 1894), R. Tummolo (Napoli 1919), T. A. Jorio (ivi 1934); per la Francia: A. Dumas (Lione 1874), A. Bulot (Parigi 1905); per la Germania: A. Seitz (Ratisbona 1853); per la Spagna: V. Casajoana (Barcellona 1882), J. B. Ferreres (1902); per gli Stati Uniti : L. Sabetti (Nuova York 1887); molte di queste edizioni e adattamenti contano numerose edizioni fino ai nostri giorni. Alle seconde rispose difendendo le fonti, alle quali aveva attinto.
Altre tempeste afflissero il G., scoppiate nel Parlamento francese e in Germania, nelle quali egli fu citato come il solito esempio, ma più recente, della perfida morale dei Gesuiti; ma quelle asserzioni false e infondate furono facilmente controbattute.
BibL.: Sommervogel, III, coll. 1926-29; Hurtez, V, coll. 1384 1385; [J. Desjardins], Vie du rez. p. 7.-P. G., Parigi 1867; H. Noldin, recensione delle varie edizioni francesi, tedesche, ecc., in Literar. Handweiser, 59 (1875), coll. 74-78, 107-11, 207-13; B. Duhr, $\mathcal{F e}-$ suiten-Fabeln, $4^{2}$ ed., Friburgo in Br. 1904, pp. 474-83, trad. it., II, Firenze 1908, pp. 18-25; A. Brou, Les fésuites de la légende, II, Parigi 1907, pp. 312-15.
Celestino Testore
GUSMINI, Giorgio. - Cardinale, n. a Gazzaniga (Bergamo) il 9 dic. 1855 , m. a Bologna il 24 ag. 1921. Studiò nel Seminario romano e nell'Università di Padova, ove conseguì la laurea in lettere. Dopo essere stato arciprete di Clusone e di S. Alessandro in Colonna a Bergamo, svolgendo un'intensa attività religiosa e sociale, fu eletto da Pio X nel 1910 vescovo di Foligno ove rinnovò completamente la diocesi, dimostrando ardente zelo pastorale. Benedetto XV, l'8 sett. 1914, due giorni dopo la sua elezione al pontificato, lo volle suo successore nella sede arcivescovile di Bologna e nel Concistoro del 9 dic. 1915 lo creò cardinale del titolo di S. Susanna. Durante la guerra 1915-18 e nell'immediato dopo guerra il G. svolse un'infaticabile attività, esortando e confortando, contribuendo soprattutto alla ripresa spirituale e alla risoluzione dei più gravi problemi.
Di lui rimangono, oltre a pastorali assai apprezzate, numerose pubblicazioni, tra le quali si ricordano le seguenti : Seminario storico della letteratura italiana (Bergamo 1893); La vita spirituale (conferenze ascetiche in quattro volumi; ivi 1900); Vertova e la sua insigne Parrocchiale (ivi 1904); La perfezione sacerdotale (brevissime meditazioni per tutti i giorni dell'anno, Torino 1917); Mons. Giuseppe Piazza (nel XXV anniversario della morte, Bologna 1918); Metodo per preparare i fascicoli ai SS. Sacramenti della Confessione e della Comunione (ivi 1919); La parrocchia e la vita parrocchiale dei nostri giorni (ivi 1920).
BibL.: F. Vistulli, Trittico di cardinali bergamaschi (Agliardi, Cavagni [Cavagniz], G.), Bergamo 1945, pp. 117-96.
Mario De Camillis
GUSTAVO II ADOLFO, re di Svezia. - N. il 19 dic. 1594 a Stoccolma, m. il 16 nov. 1632 a Lützen, combattendo contro le truppe del Wallenstein in
## Page 780

(par cartasia del doti, B. Degendart)
Gustavo II Adolfo, re di Svezia - Ritratto, Incisione di
ritirata. Successo al padre Carlo IX nel 1611 mentre la Svezia si trovava in guerra con la Danimarca e la Russia, il giovane sovrano concluse la Pace di Knāred (1613) con i Danesi e quella di Stolbova (1617) con i Russi. Onerosa fu la pace con Cristiano IV, ma essa permise al re, libero ormai dal pericolo danese, di rivolgere tutta la sua attenzione al Baltico.
La Pace di Stolbova, con cui fu sottratto alla Russia ogni sbocco al mare, pose infatti le fondamonts della futura politica estera del Re, che assicurò alla Svezia il predominio sul Baltico dopo la vittoriosa guerra con la Polonia che, ad intervalli, si protrasse per ben nove anni, fino all'armistizio di Altmark (1629). Il Baltico era ormai diventato un lago svedese : la Polonia aveva infatti riconosciuto a G. A. il possesso della Livonia e di alcuni territori prussiani, nonché il diritto di percepire i dazi all'imboccatura della Vistola. L'andamento della guerra dei Trent'anni, che aveva nel frattempo registrato la sconfitta di Cristiano IV e l'invasione degli imperiali nella penisola dello Jutland, spinse G. A. ad intervenire in Germania. Già nel febbr. 1629, nel convegno di Ulfobäck (Svezia meridionale), il re di Svezia aveva proposto a Cristiano IV un'alleanza. Respinta l'offerta, G. A. sbarcò in Germania, vicino a Peenemünde, nell'estate 1630. La Francia, che riteneva suo interesse indebolire la casa d'Asburgo, concesse alla Svezia dei sussidi (Trattato di Bärwalde, genn. 1631). Oltrepassata l'Elba, G. A. si spinse fin nella Germania meridionale, battendo in ripetute battaglie gli imperiali ed occupando Magonza, Francoforte, Augusta e Monaco.
Con G. A. la Svezia divenne una grande potenza europea, e tale rimase fino alla morte di Carlo XII. L'intervento del Re nella guerra dei Trent'anni salvò il protestantesimo dal dissolvimento come potenza politica, ma è dubbio se il Re fosse mosso ad interve-
nire in Germania per il motivo meramente ideale di difendere la fede luterana, o se piuttosto non intendesse creare un vasto impero svedese sulle rive del Mar Baltico, che si estendesse alla Norvegia, parte della Danimarca, la Pomerania, il Méklemburgo e le terre sulle rive del Baltico cedute dalla Russia e dalla Polonia, ed assumere il titolo di imperatore di Scandinavia.
BibL.: Per fonti od opere su G. A. ef. S. E. Bring, Svorigen historin till nära dagar. XV: Källar och litteraturförteckning, Stoccolma 1934. p. 371 sgg. Inoltre v. G. Droysen, Gustaf Adolf, 2 voll., Lipsia 1869-70: S. Ehoes, Papal Urban VIII. und Gustav Adolf, in Historisches Jahrbuch, 16 (1893), pp. 236341: D. Schäfer, Die Zusammenhunf Gustav Adolphe mit Christian IV, von Dänemark zu Ulfobäck 1629, in Preussische Jahrbücher, 103 (1901), pp. 39-62: A. Leman, Urbain VIII et la rivalité de la France et de la nation d'Autriche de 1631 à 1633, Parigi 1920, passim: J. Paul, Gustaf Adolf, 3 voll., Lipsia 1927 1932: N. Ahnlund, Gustav Adolf den store, 2a ed., Stoccolma 1932: id., "Kejserdömel Sbandimstien-, in Historisk Tidskrift, 24 (1934), pp. 266-71: id., Axel Oxenstierna intill Gustav Adolfs dōd, Stoccolma 1940: E. Marquardt, Das Bild Gustav Adolfs in den Augen der Zeitgenossen und der Nachwelt, in Die Welt als Geschichte, 7 (1941), pp. 135-59. Silvio Furlani
GUTBERLET, Konstantin. - Teologo e filosofo, n. a Geismar il 10 genn. 1837, m. a Fulda il 27 apr. 1928. Compì gli studi a Roma nel Collegio Germanico e nell'Università Gregoriana (1856-62), sotto la guida di P. Liberatore e di P. Perrone. Tornato in patria dedicò la sua attività di professore al Seminario diocesano di Fulda, con il quale condivise le varie peripezie durante il Kulturkampf e restò operosamente collegato fino alla morte, insegnandovi successivamente matematica, scienze naturali, esegesi e filosofia.
Il suo nome è legato, con quello di J. Pohle, alla fondazione, avvenuta nel 1888, del Philosophisches Jahrbuch, organo di quella Görres-Gesellschaft cui fecero capo, verso la fine del secolo scorso, le correnti più vive della filosofia cattolica tedesca. Attraverso la sua vasta operosità scientifica, che si ispira al realismo tradizionale e alla neoscolastica, egli prese posizione contro il materialismo e il determinismo di cui si impregnava la cultura positivistica del tempo.
Opere principali: Lehrbuch der Philosophie (Münster 1878; 4a ed. ivi 1906-1909; Das Gesetz von der Erhaltung der Kraft u. seine Beziehung zur Metaphysik (ivi 1885); Die Willensfreiheit und ihre Gegner (Fulda 1893; $2^{a}$ ed. ivi 1904); Der Mensch, 2. Ursprung und 2. Entwicklung (Paderborn 1896); Der Kampf um die Seele (ivi 1898); Psychophysik (Magonza 1905); Der Kosmos (ivi 1908).
BibL.: K. A. Leimbach, K. G., eine Lebensskizze zu seinem goldenen Priesterjubiläum entsorfen, Fulda 1911. Autobiografia in: R. Schmidt, Die Philosophie der Gegenwart in Selbstdarzt., IV, Lipsia 1932, pp. 47-74: B. Jansen, K. G., in Stimmen der Zeit, 113 (1928), pp. 385-87: A. Gemelli, C. G. e la rinascita filosofica tedesca, introd. all'opera di G., L'uomo, trad. di L. Bongiosnni, Torino 1927, I, pp. 1-22.
Bianca Magniou
GUTENBERG, JoAnNes. - Prototipografo, inventore della tipografia a caratteri mobili, n. a Magonza fra gli aa. 1395 e 1399; il cognome originario "Gensfleisch" fu soppiantato da "Gutenberg" proveniente da una proprietà nobiliare paterna. Pochissimo si conosce del periodo giovanile. Documenti d'archivio comprovano che nel 1434 egli risiedeva a Strasburgo, ove si ritiene esulato fin dal 1424 per motivi politici. Nel periodo 1436-39, G. si trova associato con tre cittadini di Strasburgo per porre in opera alcune invenzioni industriali; una di queste si riferiva ad un'« arte nuova» della quale conservava il segreto. E tradizione che i primi esperimenti siano stati compiuti nel monastero di S. Arbogaste presso Strasburgo, poi in casa di Andrea Dritzelin, uno dei soci, che in questo tempo venne a morte. Ne segui, nel
## Page 781
1439, un processo fra gli eredi Dritzehn e G. in cui questi ebbe sentenza favorevole; dagli atti processuali si rileva che G. aveva impiantato un torchio e che in casa di Dritzehn si trovavano forme, pagine e arnesi per stampare libri. La permanenza di G. a Strasburgo è documentata fino al 1444, anno in cui lo si suppone ritornato a Magonza, dove effettivamente ebbe inizio l'arte della stampa.
Secondo G. Zedler la prima stampa di G. sarebbe un frammento dell'Ars grammatica di Elio Donato, libretto didattico assai diffuso nel medioevo, al quale si vorrebbe assegnare la data di stampa 1444 . Secondo la tradizione, invece, il più antico prodotto a stampa di G. sarebbe un frammento di un poema tedesco sul Giudizio universale, denominato Weltgericht, o anche Sibyllon Buch, scoperto a Magonza nel 1892 e al quale si assegna la data di stampa 1445 . Di poco posteriori sarebbero altri frammenti del Donato databili fra gli aa. 1446 e 1447 e un supposto Calendario astronomico calcolato per l'a. 1448 e, quindi, ritenuto stampato verso la fine del 1447. Recenti studi, condotti sulla scorta di alcuni frammenti di prove di stampa magantine, tendono invece a qualificare il supposto Calendario come una Tavola dei pianeti e conseguentemente a postdatarlo al 1458 o 1459.
Verso il 1450 G. si associa con Giovanni Fust, ricco maguntino, che apporta un notevole contributo finanziario alle imprese editoriali. Al periodo 1450-55 vanno assegnate alcune piccole stampe fra cui le cosiddette Lettere d'indulgenza contenenti una bolla papale di Niccolò V , conosciute in undici edizioni diverse e che rappresentano i più antichi prodotti tipografici con data.
Fra la fine del 1453 e i primi del 1456 appare la grande Bibbia in due volumi, detta di 42 righe o anche "Mazarina", ritenuta tradizionalmente, e per gran parte, opera di G. Durante la sua stampa si ha l'intervento di uno terzo socio, Pietro Schöffer, valente tecnico, che indusse Fust ad eliminare G. dall'officina e dalle sue imprese editoriali. Ciò è comprovato da un processo intentato contro G. per inadempienze contrattuali, in cui egli rimase soccombente, come è testimoniato in un atto notarile del 6 nov. 1455, noto come "Helmaspergersche Notoriatsinstrument ".
Secondo la tradizione, G. con una modesta dotazione di caratteri, che appaiono collegati a quelli delle stampe surricordate, continua da solo la sua attività tipografica dando in luce piccoli libretti, alcuni calendari e un'altra bolla di Callisto III, che recenti studi tendono invece ad attribuire a ignoti tipografi maguntini, forse operai di G. e Fust, operanti in concorrenza e nascostamente. Controversa è pure l'assegnazione a G. di un'altra Bibbia, detta di 36 righe, databile fra gli aa. 1457-58, in cui pare abbia avuto una notevole parte il tipografo Alberto Pfister di Bamberga. Un ultimo libro, il Catholicon di Giovanni Balbi, stampato a Magonza nel 1460 , possiede titoli più attendibili per essere assegnato a G.
Dopo questo anno non si hanno ulteriori notizie dell'attività tipografica di G., che nel 1465 figura quale uomo di corte dell'arcivescovo e principe elettore Adolfo II di Nassau.
G. mori in Magonza, verosimilmente il 3 febbr. 1468 , secondo un'annotazione manoscritta rintracciata in un incunabolo da F. W. Roth nel 1915. Il suo nome non compare in nessuna delle opere, dei libretti e dei frammenti che gli si attribuiscono, ma è indubbio che le prove raggiunte, pur attraverso una scarsa e frammentaria documentazione e ad una unanime e costante tradizione, lo designano come il solo e vero prototipografo mondiale.
Biel.: Copiosissima la bibliografia gutenberghiana, antica e moderna, mai raccolta, peraltro, in volume. Fondamentale è l'opera di A. Ruppel, 7. G., sein Leben und seine Werke, Berlino 1939; nuova ed. ivi 1947. Per recenti contributi italiani si veda M. Ferrigni, G., Milano 1940; G. Avanzi, G. G. e l'arte della stampa, Roma 1941. Per le edizioni di Magonza si veda S. De Ricci, Catalogue raisonné des premières impressions de Mayence (1443-67), Magonza 1911, opera che necessita di revisione e di aggiornamento. Per nuovi risultati della critica gutenberghiana si veda C. Wehmer, Mainzer Probedrache in der Type des sogenannten astronomischen KalenGiannetto Avanzi
GUTHRUM (Godrum). - Re dell'Inghilterra orientale. Negli annali inglesi viene citato per la prima volta nell'a. 875 come uno dei tre re danesi che invocero le isole britanniche.
Sconfitto a Edington nell'878 da Alfredo, passo ad Aller in Sommersetshire. Ivi si converti al cristianesimo prendendo il nome di Aethelstan. Alcuni storici lo identificano con Gormr. Intorno al suo nome sono state create nei paesi scandinavi numerose leggende, fra le quali alcune insinuerebbero che la sua conversione sia stata una finzione.
Biel.: K. Norgate, s. v. in Dictionary of national biography, VIII, pp. 827-28.
Miroslav Stumpf
GUTJAHR, Franz Seraph. - Esegeta, n. il 13 sett. 1854 a Preding nella Stiria, m. il 4 giugno 1929 a Graz. Sacerdote nel 1877, fu poi prefetto del Seminario vescovile e dal 1896 fino al 1925 professore del Nuovo Testamento all'Università di Graz.
Le sue opere principali sono: Die 4 heiligen Evangelien übersetzt und erblärt (Graz 1903-1905); Die Glaubwürdigkeit des irenäischen Zeugnisses für die Abfassung des 4. kanonischen Evangeliums (ivi 1904); Einleitung zu den Schriften des Neuen Testaments ( $7^{\text {a }}$ ed. ivi 1925). La sua opera più pregevole è il commento alle Epistole di s. Paolo, rimasta purtroppo incompleta: Die Briefe an die Thessaloniker und Galater ( $2^{\mathrm{a}}$ ed. Graz 1912); Der f. Brief an die Korinther (ivi 1907, $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1916-21); Der zweite Brief an die Korinther (ivi 1917); Der Römerbrief (ivi 1923-27). Le opere si distinguono per la profondità e la tendenza conservatrice.
Arduino Kleinhans
GUYART, MARIE: v. MARIA DELl'INCARNAZIONE.
## Page 782

(da J. Calvet, La littérature religieuse de Francais de Sales à Fénelon, Parigi 1628, p. 260) Guyon, Jeanne-Marie - Ritratto da incisione di Broen.
GUYON, Jeanne-Marie. - Quietista francese, n. a Montargis il 13 apr. 1648 , m. a Blois il 9 giugno 1717. Vedova nel 1679 si dà ad una vita di carità, indirizzata però in modo disordinato e fantasioso. La sua mobile psicologia viene definitivamente orientata verso la teorica quietista dal barnabita p. Francesco La Combe che fu suo direttore spirituale dal 1681 al 1688.
Il quietismo del La Combe era di ispirazione molinosista (egli fu a Roma negli aa. 1673-74), ma in M.me G. non vengono accettati gli eccessi sensualistici del Molinos quanto invece sviluppati e stilisticamente raffinati i motivi dell'amor puro di Dio: l'annichilazione di se stessi, l'annegamento in Dio vengono intensamente riaffermati dalla G. con la relativa teorica della non-obbligatorietà degli atti espliciti di carità e della indifferenza per la salvezza nello stadio contemplativo.
Tra gli scritti più importanti della G. sono il Moyen court et très facile pour l'oraison (Grenoble 1685) e l'Explication de l'Apocalypse pubblicata nel 1686 a Vercelli, dove la G. aveva seguito il La Combé lettore di casi di coscienza nel vescovato di Vercelli e confessore del ve-
scovo quietista Vittorio Agostino Ripa. Il quietismo molinosista e quello italiano passarono cosi, attraverso il tramite della G., nel pensiero religioso di Fénelon, che fu strenuo difensore della persona e della teoria della G. che egli conobbe solo nel 1689 , cioè dopo le esperienze italiane (Correspondance de Fénelon, IX, Parigi 1828, p. 186); naturalmente un pre-quietismo esisteva già nel Fénelon (cf. F. Fénelon, Pages nouvelles pour servir à l'étude des origines du quietisme avant 1694, pubblicate da M. Langlois, ivi 1934), ma fu la G. che lo guidò verso una cosciente teorica quietistica; peraltro Fénelon non arrivò a certi eccessi : rimase contrario a reprimere in sé gli atti virtuosi e affermò la necessità, nella "quiete ", di opporsi al male.
Di straordinaria importanza, molto più ampia di quanto non si supporrebbe a prima vista, fu la fortuna mistico-letteraria della G. Letta, anzi saccheggiata nei secc. xvili e xix, la sua opera, specialmente in quel non sentirsi umiliati dal peccato, nel riconoscere un'innata bontà nell'uomo, nel concepire una divinità senza inferni e paradisi, passa direttamente nell'umanitarismo massonico e poi nel misticismo romantico.
Bibl.: L. Guerrier, Madame G., Parigi 1881; M. Dessou, Geschichte der neueren deutschen Psychologie, Berlino 1897, p. 301 sgg.; M. Masson, Fénelon et Madame G., Parigi 1907; H. Delacroix, Etudes d'histoire et de psychologie du mysticisme, ivi 1908, p. 118 sgg.; E. Scillière, Madame G. et Fénelon précurseurs de 7.-7. Rousseau, ivi 1918; P. Dudon, Le quietiste espugnol Michel Molinos, ivi 1921, v. indice: J. H. Leuba, Psychologie du mysticisme, ivi 1930, op. 106-45; V. Lugli, La Bruyère, Genova 1935, p. 276 sgg.; K. Muth, Fénelon und Frau von G., in Hochland, 36 (1938-39), pp. 21-31, 120-34; E. Argeret, Madame G., une aventurière mystique, Parigi 1941; M. Petrocchi, Il quietismo italiano del Seicento, Roma 1928, p. 81 sg.
Massimo Petrocchi
GUZZETTA, Giorgio. - Sacerdote, n. a Piana dei Greci (Palermo) il 23 apr. 1682, m. ivi il 22 nov. 1736 in fama di santità. Ordinato sacerdote, entrò nella Congregazione dell'Oratorio di Palermo. Era venerato da tutti per il suo spirito di umiltà, di purezza, di mortificazione.
Nulla possedendo, fondò in Piana dei Greci nel 1716 la Congregazione dell'Oratorio per i sacerdoti di rito greco, e nel 1733, in collaborazione con il p. Antonino Brancato, il Collegio di Maria per l'educazione cristiana della gioventù; infine nel 1734, incoraggiato da Carlo III di Borbone, istituì il Seminario albanese di rito greco per la preparazione di sacerdoti adatti alle missioni in Albania e nel vicino Oriente. Lavorò anche per l'istituzione del vescovato greco in Sicilia, e particolare cure ebbe per la conservazione e il rifiorimento del rito greco cattolico fra i siculo-albanesi.
In una supplica a Benedetto XIV nel 1742, con profetica intuizione dei bisogni apostolici della Chiesa, sottoponeva la grande opportunità che i Gesuiti formassero un ramo di rito greco da impiegare a benefizio dell'Oriente, progetto ritenuto allora pazzesco e temerario, ma oggi tradotto in atto.
Il G. fu l'apostolo degli Albanesi di Sicilia e fervente precursore dell'apostolato per l'Oriente cristiano.
Bibl.: P. d'Angelo, Vita del servo di Dio p. G. G., Palermo 1798; N. Camarda, Biografia del p. G. G., in L'Oreteo, 3 (1822. III); A. Schirò, L'apostolo degli Albanesi di Sicilia, Palermo 1933.
Gaetano Petrone
GYÖR: v. giàVARINO.
## Page 783
HAARLEM, diocesi di. - Città e diocesi in Olanda, suffraganea di Utrecht. La prima menzione della città di H. è nella seconda metà del x sec.; fu residenza dei conti di Olanda alla fine del sec. xi. La diocesi venne fondata nell'a. 1559 dal papa Paolo IV con la bolla Sniper universas e comprese solo la provincia Noord-Holland e una piccola parte della provincia Zuid-Holland. Ca. 20 anni dopo avvenne la "riforma" protestante. Il territorio fu allora amministrato da arcipreti sotto la giurisdizione del vicario apostolico della missione batava. La gerarchia venne ristabilita nell'a. 1853 ; il primo vescovo fu J. F. van Vree (1853-61).
La diocesi ricostituita è più estesa dell'antica, perché, oltre le due province Nord e Zuid Holland (senza il decanato di Hilversum), comprende anche l'isola della provincia Zeeland con una superfice complessiva di 6600 kmq. e 4.100.000 ab., dei quali 1.286.412 cattolici. Questi sono distribuiti in 313 parrocchie, con 832 sacerdoti diocesani e 276 regolari; due seminari, il maggiore in Warmond, fondato nel 1799; il minore in Hegeveld, istituito nel 1817 ; vi sono inoltre 37 comunità religiose maschili e 289 femminili (1949). Dal 1835 si tennero nella diocesi 3 sinodi, l'ultimo nel 1949.
L'antica Cattedrale del sec. xiv, con alto campanile del sec. xv, era dedicata a s. Bavone; ora è occupata dai protestanti. Caratteristica nell'interno è l'alta nave centrale a volta ogivale in rovere, con avanzi di affreschi; pure in rovere sono gli stalli del coro e il pulpito.
La nuova Cattedrale cattolica, pure dedicata al patrono s. Bavone, fu iniziata nel 1883 e terminata nel 1930. Si ricordano pure: la cappella del sec. xiv del convento e ospedale dei Cavalieri di S. Giovanni; la chiesetta del xiri sec. dell'antico beghinaggio. Notevole il Museo municipale, Frans-Hals Museum, dal 1913 disposto nell'antico ricovero dei vecchi ( 1608 ). Contiene le principali opere di Frans Hals e di altri pittori olandesi. Il Museo vescovile fu riazdinato nel 1932.
A Egmond presso il sepolcro di s. Adalberto venne eretta una chiesa dal conte Teodorico II e un'abbazia benedettina nel 950 ; nel 1139 l'abbazia era così fiorente sotto l'abate Walter che il papa Innocenzo II l'arricchì di privilegi; venne allora edificata una chiesa consacrata nel 1143 dal vescovo Artberto; furono ingranditi gli edifici monastici. Riformata l'abbazia nel sec. xv, passò alla Congregazione di Burzfeld; fu unita poi nel 1561 alla mensa episcopale di H.; ma nel 1573 furono scacciati i monaci e rovinata l'abbazia. All'inizio del sec. xx monaci benedettini della Congregazione francese si stabilirono a Oosterhout nella diocesi di Breda, fondandovi un monastero, divenuto così fiorente che in seguito alcuni di essi si stabilirono di nuovo a Egmond fondandovi un nuovo cenobio che la S. Sede riconobbe quale priorato nel 1947.

(par cortesia del sig. G. Vellebrege)
Haarlem, diocesi di - Cattedrale cattolica attuale (1883-1930), dedicata a S. Bavone.

(par cortesia della deet. Emilia Dormi)
Haarlem, diocesi di - Piazza del mercato e monumento a L. J. Coster.
Il papa Pio XII con lettera apostolica del 14 febbr. 1950 ha eretto il priorato di Egmond ad abbazia sui luris, unita alla Congregazione benedettina francese (AAS, 42 [1950], pp. 550-51).
Bibl.: J. Kleyntiens, s. v. in LThK, IV, pp. 763-64; Haarlem, in Kath. Archief, 4 (1949-50), pp. 277-78; Comincau, I, coll. 10311032.
Goffredo Vollebregt
HABACUC: v. ABACUC.
HABANA, diOcesi di: v. SAN CRISTOFORO dell'avana, diOcesi di.
HABERL, Franz Xavier. - Musicista e musicologo, n. ad Oberellenbach il 12 apr. 1840, m. a Ratisbona il 5 sett. 1910. Entrato nel Seminario di Passau, vi fu ordinato sacerdote nel 1862 . Fino al 1867 fu maestro di cappella al Duomo: passò poi a Roma, dove rimase fino al 1870 quale organista di S. Maria dell'Anima, iniziando profondi studi sulla storia della musica religiosa dei secc. xv e xviI, che fu poi il campo della sua maggiore attività.
Maestro di cappella a Ratisbona, nel 1874 vi fondo la celebre Schola cantorum che preparò insigni musicisti, e diede un forte impulso al movimento ceciliano di restaurazione della musica sacra, attuata poi da Pio X. Collaboratore di numerosi periodici, fondò nel 1876 il Cäztlienkolender, trasformato nel 1885 in Kirchenmusicalisches Jahrbuch. Pubblicò Die römische Schola cantorum, und die päpstlichen Kapellsänger bis zur Mitte des 16. Jahrhunderts (Ratisbona 1887); Bibliographischer und thematischer Musikhatalog des päpstlichen Kapellurchiv im Vatican zu Rom (ivi 1888) e continuò la raccolta Musica divina del Proseke. Curò dal X vol. la monumentale edizione dell'Opera annia del Palestrina fatta dalla casa Breitkopf e Härtel di Lipsia; pubblicò anche una parte delle opere di Orlando di Lasso e del Frescobaldi. La nuova ristampa di canti liturgici in aggiunta alla edifio medicea del Graduale Romanum, ritenuta del Palestrina, gli procurò noie fra i dotti, ed indusse la S. Sede a farne sospendere la prosecuzione e la diffusione insieme a molti scritti relativi.
Bibl.: C. Respighi, Nuovo studio su G. Pierluigi da Palestrina e l'emendazione del Graduale romano, Roma 1899; G. B. Katschthaler, Storia della musica sacra, trad. it., $3^{a}$ ed., Torino 1926, pp. 247, 314-15.
Silverio Mattei
HÄBERLIN, Johann Baptist IgNAZ. - Sacerdote, n. il 27 luglio 1760 a Horb, m. il 13 marzo 1827 a Karlsruhe. Ordinato nel 1784, fu in seguito parroco della chiesa di S. Martino a Friburgo e commissario vescovile in Brisgovia. Dal 1810 fu consigliere ministeriale ecclesiastico a Karlsruhe.
Assertore radicale del giuseppinismo, riconosceva alle autorità civili il diritto di amministrare e disporre
## Page 784
dei beni ecclesiastici senza interpellare il Sommo Pontefice. Nel 1812 pubblicò un opuscolo anonimo (An die Souveräne der rheinischen Conföderation über das Recht ihren Staaten eigene Landesbischöfe und eine bischöfliche Diäcesanentheilung nach Gutbefinden zu geben), in cui sosteneva che la rapida riorganizzazione della Chiesa cattolica negli stati della Confederazione renana dipendeva dai singoli sovrani, i quali dovevano procedere, senza l'ausilio di concordati o di concili, alla delimitazione delle nuove circoscrizioni diocesane ed alla nomina dei vescovi.
Bibl.: H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrbundert, I, Magonza 1887, pp. 319-22; E. Göller, Necrologia, in Freiburg. Diäces. Archiv, nuova serie, 28 (1927), pp. 184-87, 197-203.
Silvio Furlani
HABERT, Isaac. - Vescovo e teologo francese, n. a Parigi ca. nel 1600 , m. a Pont-de-Salars, presso Rhodez, il 15 sett. 1668. Laureatosi in teologia alla Sorbona nel 1626, ottenne poco dopo un canonicato nella cattedrale di Parigi. Nominato predicatore del Re, si oppose energicamente al giansenismo, che attaccò nelle sue prediche a Notre-Dame fin dal 1641. Contro H. si levò Antoine Arnauld con uno scritto polemico, cui egli rispose con l'opera La défense de la fey de l'Eglise et de l'ancienne doctrine de Sorbonne, touchant les principaux points de la Grâce (Parigi 1644). Nominato vescovo di Vabres (1645), le occupazioni pastorali rallentarono la sua attività letteraria. Fu autore della lettera che 85 vescovi francesi inviarono nel 1651 a Innocenzo $X$, per chiedere la censura delle dottrine gianseniste sulla Grazia.
Opere: De consensu hierarchiae et monarchiae, adversus paraereticum Optati Galli schismatum fictoris (Parigi 1640), scritta contro l'Optatus Gallus di C. Hersent, e tradotta in francese da L. Giry con il titolo De l'union de l'Eglise avec l'Etat (ivi 1641); la traduzione latina dell'Archieraricon, Liber pontificalis Ecclesiae Graecae (ivi 1643), che costituisce un'ottima fonte di notizie per la liturgia greca; Theologiae graecorum Patrum vindicatus circa universam materiam gratiae libri III (ivi 1646); In b. Pauli epistolas tres episcopales ad Timotheum et Titum et unam ad Philemonem expositio perpetua (ivi 1656).
Bibl.: Hurter, IV, coll. 69-80; J. Jungmann, s. v. in Kirchenlex., V (1888), coll. 1406-1407; P. Férct, La faculté de théol. de Paris. Epoque moderne, IV, Parigi 1900, pp. 311-17.
Niccolò Del Re
HABERT, Johannes. - Compositore ed organista, n. ad Oberplan il 18 ott. 1833, m. a Gmunden il $1^{\circ}$ sett. 1896.
Fondatore e redattore della Zeitschrift für katholische Kirchenmusik, vi sostenne una forte polemica con il Cäcilienverein e F. X. Haberl per il preteso troppo ristretto indirizzo nel campo artistico della musica sacra. Pubblicò una Praktische Orgelschule che ebbe varie edizioni, il libro Beiträge zur Lehre von der musikalischen Komposition (Lipsia 1899), 30 messe, di cui 3 con accompagnamento d'orchestra, 2 requiem, mottetti, ralmi ed altra musica da chiesa, inoltre composizioni profane e cori. Una raccolta delle sue opere fu fatta a Lipsia dalla casa editrice musicale Breitkopf e Härtel nel 1900.
Bibl.: L. Hartl, J. E. H., Ein Lebewbld, Lipsia 1900; A. Hartl, J. H., Linz 1900; G. B. Ratschthaler, Storia della musica sacra, trad. it., $3^{2}$ ed., Torino 1926, p. 214.
Silverio Mattei
HABERT, Louis. - Teologo moralista francese, di tendenze giansenistiche, n. a Blois o nei pressi nel 1635, m. a Parigi il 7 apr. 1718. Divenne dottore del Collegio Navarroico e fu vicario generale di più vescovi.
Oltre la sua collaborazione ad opere di indole pastorale, uscite anonime, scrisse una Theologia dogmatica et moralis (7 voll., Lione 1709-12; 8 voll., Venezia 1770). Quest'opera venne proibita e disapprovata per giansenismo da alcuni vescovi, tra cui Fénelon, che la sottopose a severa critica. Fu impugnata anche da M. Dumas,
dottore della Sorbona, nelle Lettres d'un docteur de la Sorbonne (lett. 4), a cui rispose l'H. con la Réponse à la quatrième lettre d'un docteur de la Sorbonne (1714).
Condannato all'esilio per non aver accettata, se non con gravi riserve, la bolla Unigenitus, tornò dopo la morte di Luigi XIV, dedicandosi ancora alla casistica nel Collegio Navarroico fino alla sua morte.
Bibl.: Hurter, IV, col. 740-41; A. Humbert, s. v. in DThC, VI, 11, coll. 2013-16 (con bibl.); P. Férct, La faculté de théol. de Paris. Epoque moderne, VII, Parigi 1909, p. 212.
Fietro Palazzini
HABHDÄLÄH ("separazione»). - Cerimonia religiosa ebraica alla fine del sabato (e, in forma ridotta, di ogni giorno festivo) ed inizio del periodo di giorni lavorativi : e ciò in corrispondenza alla prassi del qiddûš ("consserazione"), all'inizio del giorno festivo (il giorno festivo ha inizio dopo il tramonto del sole del giorno che precede la festa).
Si celebrava anticamente "l'uscita del sabato" con un banchetto in comune, alla fine del quale, all'entrata della sera, si portava, come alla fine di ogni celebrazione del