volume-06

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, all'inizio del giorno festivo (il giorno festivo ha inizio dopo il tramonto del sole del giorno che precede la festa).

Si celebrava anticamente "l'uscita del sabato" con un banchetto in comune, alla fine del quale, all'entrata della sera, si portava, come alla fine di ogni celebrazione della mensa in comune, un lume acceso e droghe accese. A questo punto si recitavano i testi scritturali (Ps. 144, 67, 91; Gen. 27, 28-29), atti ad invocare benedizione, abbondanza e illibatezza di costumi nel periodo entrante, ad allontanamento di influssi malefici. "Separazione" fra tempo sacro e profano, tra Israele e le genti lontane da Dio. Il distinguere, il separare, suppone intelligenza, e così la menzione della $h$. fu inserita nelle preghiere delle " 18 benedizioni ", e precisamente in quella in cui si domanda al Signore il dono dell'intelligenza.

Nel medioevo si era diffusa la credenza popolare che alla fine del sabato le anime dei malvagi tornavano alle pene ed è così che nel cerimoniale fu inserita la recita di Ps. 91.

Bibl.: I. Elbogen, Der jüdische Gottesdienst in seiner geschichtlichen Entwicklung, Francoforte 1924, pp. 120-22. Sulla h. nell'arte v. R. Wischnitzer-Bernstein, Symbole und Gestalten der jüdischen Kunst, Berlino 1935, p. 91.

Eugenio Zolli
HABIRU. - In numerosi documenti dell'antico Oriente, vari per età e provenienza, si fa menzione di gruppi e di persone chiamate H .

All'epoca di Hammurabi (v.), si trovano a Larsa come soldati mercenari, a Babilonia pure come mercenari, nei testi di Mari come bande di ladroni nomadi, ad Alitar come prigionieri. Più tardi, nelle iscrizioni foltite, li si vede ancora ingaggiati come mercenari; nelle tavolette di Nuzi essi si mostrano come una classe di individui che non hanno tutti i diritti civili e prestano la loro opera come servi. Nei testi di el-'Amârnah i H. figurano come bande che operano sia come assoldati presso i principi, sia per conto proprio. Si trovano pure in qualche testo assizo e babilonese dei sect. xili e xi a. C.

Inoltre documenti egiziani dell'epoca dei Ramses (XIX dinastia) parlano di 'pr (cf. E. A. Speiser [v. bibl.], p. 38, nota 93) e testi ugaritici recentemente trovati recano ugualmente il nome 'pr.

Da ciò risulta che dei H. si incontrano dall'Asia Minore fino all'Egitto e al Golfo Persico in un periodo che va dal sec. xviII all' xi a. C. Le caratteristiche comuni sono le seguenti : dovunque appaiono stranieri che volentieri formano bande di mercenari al servizio dello Stato, oppure prestano servizio a privati, come a Nuzi. Laddove poi l'autorità si fa meno sentire, essi agiscono da predoni, oppure da guerrieri indipendenti. In maggioranza i H. provengono dai confini del paese dove sedentari e nomadi si incontrano e si mescolano; se poi non appartengono al tipo dei grandi nomadi, appartengono almeno ai semi-nomadi, capaci di servire come truppe ausiliarie, oppure a proprio vantaggio, in qualità di lavoratori, abili anche nell'organizzare il saccheggio. Nelle loro file si hanno avventurieri provenienti da ogni parte, fuggiaschi indesiderabili nelle loro terre d'origine.

La denominazione H. ha preso significati diversi. Dapprima fu un semplice appellativo, che da una parte significava i semi-nomadi, dall'altra i corpi di truppa,

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oppure le bande di tipo sia Gum, sia Rezzu, di cui questi semi-nomadi erano l'elemento principale. Il nome venne cosi a connotare lo stato sociale di queste genti, finché i H. più o meno si fissarono nei grandi Stati; ma non assimilati ai cittadini, vivendo una vita più o meno simile a quella dei cosacchi, o alla maniera dei lavoratori coloniali raggruppati insieme nelle metropoli d'oggi, prestando i loro servizi, ed anche la loro libertà, per poter vivere. Infine, in seguito al reclutamento principale di queste bande e di questa classe sociale, il nome ha preso un carattere semietnico, e i H., soprattutto nella regione hittita, hanno fatto afflire dei sacrifici in proprio nome, hanno avuto i loro propri dèi e perfino il loro dio cponimo: Habiri.

L'ideogramma che designa i H. è SA-GAZ, che delle volte si trova semplificato in GAZ, oppure corrotto in SAG-GAZ, e significa "predone».

Il nome H., suono fonetico corrispondente, è stato interpretato in maniere differenti. La forma ' $p r$, fornita dai testi egiziani e ugaritici, pare escludere ogni etimologia che supponga un h primitivo come prima radicale (la h è una trascrizione cuneiforme di ', essendo impossibile l'inverso). Dunque la radice è ' $p r$, che può anche apparire sotto la forma 'br (cf. W.-F. Albright [v. bibl.], p. 32; E. A. Speiser, p. 40 sgg.). Sembra che la vocalizzazione imponga a questa forma il valore stativo di "qualcuno che sta passando, andando da un luogo all'altro" ( = nomade), e non il valore attivo, "uno che altraversa" (cf. E. A. Speiser, p. 40, nota 26).

Si possono identificare H. ed Ebrei? Ecco la risposta prudente di R. de Vaux : "... riguardo al problema dei H., per il quale Ras Shamra ha portato un nuovo clemento..., la concordanza con gli Ebrei diventa più difficile ad accertarsi».

Sembra che gli Ebrei, per il loro modo di vivere e per i loro costumi conservati anche dopo l'essersi definitivamente stabiliti in un posto, primitivamente siano appartenuti ai H., ma non tutti i H. siano Ebrei.

Bibl.: E. Dhorme, Les nouvelles tablettes d'el-Amarna, in Revue biblique, 33 (1924), pp. 12-16; id., La question des Habiri, in Revue d'histoire des religions, 118 (1938), pp. 170-87; E. A. Speiser, Ethnic movements in the Near East in the second millennium b. C. L'Annual of the American society of oriental research, 13), Nuova Haven 1931-32, p. 13; J. Levey, in Revue d'histoire des religions, 110 (1934), p. 36; id., H. and Hebrews, in Hebrew union college annual, 14 (1939), pp. 287-623; J. De Koning, Sindü̈n ower de El-Amarnabriessen en het Oude Testament, Delft 1940, v. indice.

Renato Follet
HACELDAMA. - Nome di quel campo che il Sinedrio (perché era finita l'argilla?) comperò da un vassio con 30 monete d'argento che il traditore Giuda (v.) aveva ricevuto per il suo delitto e che poi, disperato, gettò contro il Santuario (elç waśv: il solo edificio). Così narra Act. 1, 19 (infatti nel testo di Mt. 27, 8 il nome H. è spurio, essendo proprio della sola Volgata e di pochi codici dell'Italia [b, c]).

La forma 'Axé $\lambda \delta \alpha \mu \alpha \chi$ è composta dal nome aramaico (estraneo alla lingua ebraica) ḅoq̆́d "campo" e dèmd (ebr. dam) "sangue»; la consonante finale si aggiunge come in $\Sigma \varepsilon \iota \rho \alpha \dot{\alpha} \chi$ (Eccli., proemio) e 'I $\omega \alpha \dot{\varepsilon} \chi={ }^{\prime} \mathrm{I} \omega \alpha \dot{\varepsilon}$ "Giuseppe " (Lc. 3, 26) per la pronuncia volgare della consonante (G. Dalman, Grammatik des jüd.-paläst. Aramäisch, $2^{\text {h }}$ ed., Lipsia 1905, p. 202, n. 3).

Occorre evitare tre errori : a) il nome H. non è connesso al verbo siriaco dèmek "dormire", sicché H. significhi "cimitero"; tale verbo infatti si trova solo nella lingua siriaca, né ha altro significato che quello primitivo di "dormire"; b) A. Schulz (Biblioche Zeitschrift, 7 [1909], p. 153 sg.) non pensa al sangue di Cristo, ma al sangue di Giuda (versato con gli intestini); ma non si sa quale sia stato il luogo del suicidio; c) quanto è detto da s. Pietro: "questi (Giuda) prese possesso del campo" non esige che Giuda da vivo abbia comperato quel podere; metaforicamente infatti un uomo morto si può dire proprietario del luogo dove il suo corpo è sepolto.

Della ubicazione di questo podere informano gli autori dei primi secoli. Secondo s. Girolamo, è "sul versante meridionale del Monte Sion"; ma Eusebio (III, 38, 21; 39, 26), di cui traduce il testo, dice $\dot{\varepsilon} v$ [taχaioq voS $\Sigma \lambda \dot{\alpha} \nu$ Gpsoq, "a settentrione". L'Itinerarium Placentinum legge: "uscendo da Sion venimmo nel campo, che fu acquistato con il prezzo del Signore" (26: CSEL, 39, p. 177, 10). Un'altra recensione dice di trovare il luogo "uscendo da Siloe" (26: loc. cit., p. 208, 9). Adamnano e Beda cercano "illum agellulum, qui hebraice Acheldemach vocitatur" sul versante occidentale del monte Sion (19: loc. cit., p. 243, 17; 307, 18). Consentono gli autori odierni: G. Dalman, Orte und Wege Jesu, Gütersloh 1924, p. 351; G. Perrella, I Luaghi Santi, Piacenza 1936, pp. 297-302.

Urbano Holzmeister
HADAD. - In tutta l'Asia antica occidentale il dio della tempesta, del fulmine e della pioggia era una delle più cospicue divinità del pantheon di ciascuna delle numerose nazioni che vi abitavano. Questo dio era chiamato dagli Azamei H. e dai Babilonesi e Assiri Adad o Addu, mentre i Sumeri avevano il nome di Iškur per designarlo. Ma altre nazioni di quelle regioni lo adoravano sotto altri nomi. Esso apparteneva anche al pantheon degli Elamiti, degli Urartei (Biainei), degli Hurriti, dei Cananei, degli Hittiti e delle numerose altre schiatte dell'Asia Minore.

Dappertutto si riteneva che fosse lui a scagliare il fulmine che schianta ed incendia gli alberi della foresta, a mandare la pioggia che può essere tanto benefica quanto malefica, e a far spirare il vento e l'uragano. Perciò lo si raffigurava con la folgore trifida in una mano e con l'ascia e il martello nell'altra. Spesso è rappresentato in piedi sulla schiena di un toro, che era il suo animale sacro, poiché si riteneva che il tuono non fosse altro che il muggito del toro di H. Presso i Cananei esso era il dio principale e portava perciò il nome di Baal, ossia "signore" per eccellenza. Dio principale esso era pure presso gli Hittiti: l'Impero hittite stava sotto la protezione del loro dio della tempesta. I Babilonesi e Assiri lo adoravano specialmente quale dio della mantica, nella quale era associato al dio del sole Samaš, poiché i fulmini e tutto ciò che avviene nel cielo costituiscono fenomeni dai quali si può stabilire il futuro.

Bibl.: G. Furlani, La religione babilonese e assira. I. Bologna 1928, pp. 227-35.

Giuseppe Furlani
HADEWIJCH, beata. - Mistica brabantina; è la figura più notevole della letteratura in dialetto thiois alla fine del sec. xir e all'inizio del xiri. Probabilmente era oriunda di Anversa; mancano particolari concreti sulla sua vita.

Le sue opere la mostrano penetrata di spirito cavalleresco, da essa probabilmente attinto alla nobiltà della sua nascita e della sua educazione. H. dovette crescere in un ambiente thiois, ove era in voga la letteratura cortese e dove poté subire l'influenza dei trovatori provenzali. D'altra parte, la conoscenza del latino le diede la possibilità di accedere agli scritti dei grandi autori spirituali in voga nel medioevo. S. Agostino era il suo autore prediletto; conosceva Guglielmo di St-Thierry e la spiritualità cistercense. Fin dall'età di 11 anni H. si consacrò alla Minne (l'« Amore» divino). In età più matura visse, sembra, in uno di quei liberi raggruppamenti di "fenomen religioase" che hanno preceduto i veri e propri beghinaggi. In questo circolo di vergini devote e mistiche, che essa condusse alla conquista suprema della Minne, H. godé di grande autorità. Ma, come tutti i mistici, vi conobbe anche la contraddizione. Una lista di perfetti «amici di Dio" che essa ha lasciato, mostra che essa ebbe relazioni, e almeno conoscenze lontane, in diversi paesi d'Europa e fino in Palestina.

Sia in prosa che in poesia H. ha lasciato scritti notevoli. Le sue Strophische Gedichten, o raccolta di "poesie

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strofiche», sono un ringiovanimento e, per il loro contenuto mistico, una trasfigurazione di ciò che la poesia cortese aveva prodotto di meglio in Provenza.
d'Amore che canta H. è l'amore nella sua più alta realtà : Dio stesso. Nessun accento dunque è forzato, tutta la fedeltà cavalleresca è giustificata e, nel disinteressato servizio di questo 'Tutto dell'Amore, nulla è di troppo. H. adopera la strofa e la rima con arte consumata. Si è detto, a ragione, che mai la lingua olandese ha rivestito un manto più regale.

Ad H. è anche attribuita una raccolta di poesie rimate, Rijngedichten, ma la maggior parte di esse ha un valore minimo e denota chiaramente una generazione più tarda di quella della poetessa.

La sua prima raccolta di prose sono le sue apocalittiche Visioenen ("Visioni»). Forse per il suo stesso direttore spirituale, H. vi ha annotato, in età più avanzata, le sue esperienze mistiche degli anni precedenti. All'opposto delle visioni di s. Mechtilde e di s. Brigida, non vi si trova alcuna considerazione di ordine sociale, storico e politico-religioso. La mistica ascesa dell'anima alla conformità divina vi prende il carattere di una completa assimilazione a Cristo.

Infine, nelle sue lettere (Brieven), H. si rivela la grande maestra, piena di slancio cavalleresco, che trascina una scelta gioventù alla conquista mistica della Minne. Qui, più che altrove, questa geniale mistica manifesta, accanto al suo vivo senso realista, il solido e profondo intellettuslismo che sta alla base della sua vita e della sua opera. Se le sue liriche ne fanno il più grande poeta del medioevo blisis, le sue lettere ne fanno il più grande proautore. Le sue frasi, pur sempre meravigliosamente equilibrate, sono costruite secondo il movimento vivo del pensiero e del sentimento e abbondano di espressioni lapidarie.

Nelle letterature delle lingue madri europee, H. non ha eguali nel medioevo, e nella storia della spiritualità cristiana è la sola che abbia, in tale misura, concepito e sviluppato l'ascesa mistica a Dio in funzione del sentimento cavalleresco.

Bibl.: Edizione critica e commento di J. Van Mierlo, H., Visionen, 2 voll., Lovanio 1924, e H., Strophische Gedichten, 2 voll., Anversa 1942, e H., Brieven, 2 voll., ivi 1947. Studi : id., H., une mystique flamande au trexième siècle, in Revue d'acétique et de mystique, 5 (1924), pp. 269-89; 381-404; R. Guarnieri, H., Cinque visioni, con testo brabantino, traduzione e premessa, Brescia 1947.

Leonzio Reypens
HADIT : v. IELAM.
"HAEC EST DIES QUA CANDIDAE". E l'inno delle lodi nell'Ufficio di s. Teresa di Gesù : l'autore non è noto; ma l'inno compare la prima volta nell'Ufficio della Santa, stampato nel 1629 (K. Kastner, Prahtischer Brevier-Kommentar, II, Breslavia 1924, p. 307.

L'autore si ispira evidentemente al passo di Cant. 4, 8: "Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, coronaberis».

Bibl.: G. Belli, Gli inni del Breviario romano tradotti, Roma 1857, pp. 320-21; V. Terreno, Gli inni del Divino Ufficio tradotti, Mondovi 1932, pp. 71-73; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 235.

Silverio Mattei
HAECKEL, ERNEST HEINRICH. - Biologo, n. a Potsdam il 16 febbr. 1834, m. a Jena il 9 ag. 1919. Studiò medicina a Würzburg e scienze naturali a Vienna ed a Berlino. Dopo numerosi viaggi a scopo scientifico, trascorse il 1859 ed il 1860 a Napoli ed a Messina per studiare la fauna del Mediterraneo.

Scrisse in questo tempo, Die Radiolarien, eine Monographie (Berlino 1862), che gli diede la cattedra di zoologia a Jena. Negli anni seguenti pubblicò numerosi lavori scientifici fra cui Beiträge zur Naturgeschichte der Hydromedusen (Lipsia 1865); Zur Entwicklungsgeschichte der Syphonophoren (Utrecht 1869); Das System der Medusen (Jena 1879), ecc.; e inoltre opere di indole generale, che, tradotte in molte lingue, ebbero vasta diffusione: Generelle Morphologie der Organismen (Berlino 1866); Natürliche Schöpfungsgeschichte (ivi 1868), tradotto
in italiano da D. Rosa (Torino 1892), ecc. Nel 1877 fu pubblicato a Lipsia i suoi Studien zur Gastrea-Theorie, compendio e complemento della sua dottrina scienti-fico-filosofica.

L'H. fu uno dei più eminenti rappresentanti del materialismo scientifico. Darwiniano convinto, vide nella embriologia il chiarimento della evoluzione. Dalla monera, ammesse informe di materia vivente, fino all'uomo è una catena ininterrotta (monismo), per stadi che sono temporaneamente rappresentati nello sviluppo embriologico di ogni singolo essere. "L'omagenesi è una ricapitolazione della filogenesi", è questa la "legge biogenetica fondamentale "già espressa dal Serres e dal Müller e vista dall'italiano Tommasi nel primo periodo della sua attività scientifica (S. Tommasi, Istituzioni di fisiologia, Torino 1852).

A parte le falsificazioni di cui fu accusato, la necessità degli schemi prefissi ed il rigore dogmatico partarono H. ad immaginare ed inventare forme e tipi di animali mai esistiti, per cui, dopo i primi entusiasmi, la sua dottrina finì con l'apparire priva di ogni spirito critico. Egli afferma a priori che il secondo principio della termodinamica deve essere sacrificato perché l'aumento costante dell'entropia condurrebbe alla creazione del mondo, e quindi contraddice al primo. I suoi «alberi filogenetici», intesi a mostrare le connessioni storiche fra le classi e i tipi animali, secondo un rigido monofiletismo, eran tali che lo stesso Darwin, meno imprudente, dopo averne ammirato l'originalità, aggiungeva: "Je vousra audacia talvolta mi fa tremare". Al Congresso di Cambridge (1898), per parlare sull'origine dell'uomo, dispose sul palco gli scheletri delle scimmie antropomorfe in posizione eretta, artificio di cui aveva bisogno per insinuare il loro quasi bipedismo, mentre è noto che i primati superiori, arboricoli, sono quadrupedi sul terreno. Simili artifici servirono al H. per insinuare la somiglianza degli embrioni di uomo a mammiferi, ritoccando e schematizzando le figure. A questo modo H. forzò la mano ai fatti, entrando quindi in polemica con embriologi esperti; fra i quali W. His nei primi tempi, F. Keibel negli ultimi.

La biologia odierna ha ormai riconosciuto che il problema dell'inizio della evoluzione è altrettanto insolubile quanto quello dell'origine della vita e che non è possibile considerare la vita come semplice conseguenza di casuali aggregamenti atomici ed il pensiero una secrezione del cervello, come pretendeva il materialismo dell'H.

Bibl.: A. Gemelli, L'enigma della vita e i nuovi orizzonti della biologia, Firenze 1914, p. 91 929; (vasta bibl.): id., Le falsificazioni di E. H., Firenze 1922; K. Hauser E. H., sein Leben, seine Wirkung, seine Bedeutung für den Geisteskampf der Gegenwart, Godesburg 1900; H. Schmidt, E. H., Leben und Werke, Berlino 1926

Giacomo Mossa-Luigi Seremin
HAEFTEN, BENEDIKT van. - Priore del monastero benedettino di Afflighem, in Belgio, n. a Utrecht nel 1588, m. ad Afflighem il 31 luglio 1648. Studiò filosofia e teologia a Lovanio; nel 1609 entrò tra i Benedettini di Afflighem; vi professò solennemente nel 1611 e vi ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1613. Ne divenne priore nel 1616 e preposto nel 1618 in successione a Mattia Hovius, arcivescovo di Malines. Sotto di lui l'abbazia di Afflighem raggiunse una notevole prosperità temporale e spirituale. Aderendo al movimento di riforma, partito dalla Lorena, nel 1628 fondò la Congregazione belga della Presentazione di Maria, in cui si prescriveva l'astinenza perpetua, la sveglia alle 2 di notte e il lavoro intellettuale e manuale. Ma la nuova Congregazione, osteggiata dall'arcivescovo di Malines, ebbe fine nel 1654.

Tra i diversi scritti di H. meritano speciale menzione: Den lusthof der Christelijke lecrurghe beplant (Anversa 1622); Propugnaculum reformationis Ordinis S. Benedicti, (ivi 1634); Benedictus illustratus sive dispositionum monasticarum libri XII, quibus s. p. Benedicti Regula et religiosorum rituum antiquitates variae dilucidantur (ivi 1644). Bibl.: M. Ziegelbauer, Historia littoraria Ord. S. Benedicci, III, Assiusta 1724, pp. 377-79; U. Bierliand, Dom Bendis van H., in Revue bénédictine, 6 (1889), pp. 302-309.

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HÄFFELIN, Kasimir von. - Cardinale, n. il 3 genn. 1737 a Minfeld (Palatinato), m. il 27 ag. 1827 a Roma. Cappellano di corte del Palatinato nel 1767, si trasferì a Monaco nel 1778 presso l'elettore Carlo Teodoro di Baviera. Vescovo titolare di Chersoneso nel 1787, fu a Roma dal 1796 al 1798 per la gestione di affari dell'Ordine dei Cavalieri di Malta. Vi ritornò nel 1803 quale incaricato di trattative con la S. Sede per la conclusione di un Concordato con la Baviera.

Le tendenze giuseppiniste dell'elettore Massimiliano Giuseppe e soprattutto del suo ministro Montgelas non poterono però venir condivise dalla S. Sede, cosicché le trattative si trascinarono per alcuni anni e furono infine interrotte nel 1809, dopo l'occupazione di Roma da parte dei Francesi. Accreditato presso la corte di Napoli fino al 1813 , ritornò con la restaurazione a Roma ed iniziò nuove trattative con il card. Consolvi, che portarono alla firma del Concordato bavarese del 1817. Nell'apr. 1818 Pio VII creò H. cardinale.

BibL.: H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrhundert, I-II, Magonza 1887-89, passim; J. Schmalim, Papstgesch. der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, pp. 226-37; vers. franc., I, 1, Parigi 1938, pp. 279-96. Silvio Furlani
HAFFNER, Paul Leopold. - Vescovo di Magonza, n. a Horb in Württemberg il 21 genn. 1829, m. e Magonza il 2 nov. 1899. Professore nel Seminario di Magonza durante il «Kulturkampf» diventò al fianco del suo vescovo Ketteler anima del movimento cattolico, servendosi delle sue ricche doti di oratore, giornalista e scrittore.

Si rese celebre con i suoi discorsi ai congressi cattolici (Katholikentage), specialmente quello del 1877; fu uno dei fondatori della Görres-Gesellschaft di cui dirigeva la sezione filosofica; dal 1864 fu membro del comitato dirigente per l'edizione delle Frankfurter Zeitgemässen Broschüren. Nei suoi scritti sull'ordine sociale cristiano segue le tracce del vescovo Ketteler di cui diventò anche successore nella sede vescovile di Magonza nel 1886, dopo una vacanza di 9 anni.

Scritti principali: Die deutsche Aufklärung (Magonza 1864); Der Materialismus in der Kulturgeschichte (ivi 1865); Grundlinien der Philosophie (2 voll., ivi 1881 1883); Der Versuch eines Dilettanten (sotto lo pseudonimo di Minranov, ivi 1879); Wie machen wir's, dass wir kommen in Abrahams Schoo (sotto lo stesso pseudonimo, ivi 1879); Sozialer Katechismus (sotto lo pseudonimo di Artur v. Hohenberg [ivi 1879, nuova ed. di F. Kirchesch del 1925]).

Bibl.: P. Schneiderhan, P. L. H., in Katholik, 95 (1915), pp. 7-20; K. Hofmann, s. v. in Staatslexikon, II, coll. 968-69. Jaroslav Skarvada
HAGEN, Johannes Georg. - Gesuita, astronomo, n. a Bregenz (Austria) il 6 marzo 1847, m. a Roma il 6 sett. 1930. Professore di matematica negli Stati Uniti d'America, prima a Prairie-du-Chien (Wisconsin), dove eresse un osservatorio rudimentale per lo studio delle stelle variabili ( $1880-87$ ), e poi a Georgetown (Washington), come direttore dell'Osservatorio (1887-1906), venne successivamente chiamato da Pio X, nel 1906, dietro suggerimento dell'arcivescovo di Pisa, Pietro Maffi, poi cardinale, a dirigere la Specola vaticana.

Accanito lavoratore, felice e rapido organizzatore, contribul alle scienze matematiche e astronomiche con una serie poderosa di articoli e memorie in numerosi periodici scientifici (Astronomicol Journal, Astrophysicol Journal, Astronomische Nachrichten, Atti della Pontificia accademia delle scienze, ecc.) e di opere di valore duraturo. Si ricordano: Synopsis der höheren Mathematik (4 voll., Berlino 1891-1931); Index operum Leonardi Euleri (ivi 1896); Atlas stellarum variabilium ( $7^{\mathrm{a}}$ serie; I-VI, Berlino 1899-1908; VII, Roma 1927, seguite da numerose ag-
giunte); La rotation de la terre. Ses preuves mécaniques anciennes et nouvelles (Roma 1911); La rotation de la terre. Continuation des expériences (ivi 1912); Die veränderlichen Sterne (2 voll., Friburgo in Br. 1913-24). L'opera capitale rimane il Catalogo astrografico ( 10 voll., Roma 1921-28), nel quale sono contenute le coordinate rettilineari di quasi 500.000 stelle, appartenenti alla zona del cielo assegnata alla Specola vaticana. La quale veniva così a prendere il quinto posto tra gli osservatori che avevano assolto per tempo il loro impegno nel fotografare la parte del cielo loro affidata. Il p. H. lavorò pure intorno alle nebulose oscure, ai colori delle stelle, alla caduta dei gravi.

In occasione del suo $80^{\circ}$ genetliaco, Pio XI lo volle onorare di una sua visita, donandogli una medaglia d'oro, coniata espressamente per lui (cf. Civ. Catt., Cronaca, 1927, I, pp. 535-36).

Bibl.: M. H. Dunn, J. G. H., in Revue des questions scientifiques, 99 (1931), pp. 5-37, 204-31; J. Stein, P. G. G. H., Commemorazione, in Atti della Pontificia Accad. delle scienze dei Nuovi Limiri, 84 (1930-31), pp. 66-84 con bibl. completa.

Celestino Testore
HAGEN, Martin. - Gesuita, esegeta, fratello dell'astronomo Johannes Georg, n. a Bregenz (Austria) il 23 maggio 1855, m. a Valkenburg (Olanda) il 12 luglio 1923. Professore di ebraico e di S. Scrittura, prima a Ditton Hall (1891-95), poi a Valkenburg (1895-1907) e infine scrittore e collaboratore del Cursus Scripturae Sacrae, fondato e diretto dal p. R. Cornely.

Al Cursus, infatti, appartengono le sue opere principali : Lexicon biblicum (3 voll., Parigi 1905-11); Atlas biblicus (ivi 1907); la $6^{\mathrm{a}}, 7^{\mathrm{a}}, 8^{\mathrm{a}}$ ed. aggiornata e compiuta del Compendium introductionis historicae et criticae in utriusque Testamenti sacros libros del p. Cornely (ivi 1909, 1911, 1914) e il volume complementare: Realia biblica geographica, naturalia, archaeologica (ivi 1914); la $2^{2}$ ed. aggiornata e compiuta del Commentarius in Prophetas minores del p. J. Knabenbauer ( 2 voll., ivi 1924). Al lavori esegetici, l'H. volle aggiungere anche alcune opere ascetiche, frutto dei suoi ministeri spirituali: Das Herz Jesu, die Gnadensonne an der Wende des Jahrhunderts (Kevelaer 1899; vers. it. Vicenza 1901); Die göttlichen Tugenden (ivi 1909); Die sittlichen Tugenden (ivi 1910).
Bibl.: L. Koch, Jesuiten-Lexikon, Paderborn 1934, col. 732. Celestino Testore

## HAGG : v. ISLAM.

HAGGÄDHÄH ("narrazione»). - Cerimoniale ebraico per la celebrazione della sera di Pasqua.

I testi sono antichi e si trovano, con varianti, nelle composizioni liturgiche del periodo gā'ōnico (v. cǎ'ōnM); le loro origini risalgono al periodo antecedente. Il cerimoniale si inizia con quattro domande poste da un bimbo sul perché di cose e riti insoliti. Segue l'evocazione storica dell'esodo dall'Egitto, il ricordo dei prodigi compiuti da Mosè per ordine di Dio, salmí di lode (131-18) o hallél (v.); la cena con consumazione di pane azzimo ed erbe amare, la benedizione per il cibo, la seconda parte dei salmi di lode (cf. Mt. 26, 30; Mc. 14, 26). I vari testi narrativi sono contenuti già nella letteratura talmudica. Vengono recitati in seguito i Ps. 134-36 (hallél « grande ») e il magnifico inno L'anima di ogni essere sitzente, inno che nel medioevo veniva considerato composto dall'apostolo Pietro. Posteriormente si aggiunsero alla fine della h. vari componimenti poetici. Le edizioni illustrate della $h$. sono spesso di altissimo pregio artistico per le silograde.
H. designa, in senso generale, i detti e gli scritti omiletici destinati a edificare con esempi e racconti, in opposizione alla háläkháh (v.); mentre la háläkháh forma l'essenza della Mišnāh, la h. è fondamentale nel Midhrās (v.).

Bibl.: A. Spanier, s. v. in Enc. Jud., VII, pp. 788-94; R. Wischmitzer-Bernstein, ibid., pp. 794-813; id., Symbole und Gestalten der jüdischen Kunst, Berlino 1935, p. 93 agg. Eugenio Zolli

HAGHIA TRIADA: v. EGEA, RELIGIONE.

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HAHN-HAHN, IDA. - Scrittrice tedesca, n. a Trassow (Mecklenburg-Schwerin) il 22 giugno 1805 , m. a Magonza il 12 genn. 1880 nel convento del Buon Pastore, da lei fondato nel 1852. Dopo una giovinezza vissuta in tristi circostanze, e separatao nel 1829 dal marito, vagabondò per l'Europa (diari e racconti ne divulgarono il nome).

Compose da donna "emancipata" anche poesie e romanzi che offrono solo una concezione del mondo anticristiano e manifestano una profonda irrequietezza; la quale, però, denotava nello stesso tempo un intimo bisogno di pace. Il 26 marzo 1850 , infatti, si convertiva al cattolicesimo sotto la guida di W. Keitelcr, parroco in quel tempo a Berlino; allora il passaggio graduale, che era venuto delineandosi, dall'individualismo ad una morale religiosa, si compì per intero. Alle liriche byronione sottentrarono le lodi alla Vergine (Unserer lieben Frau, 1851) e canti sacri (Das Jahr der Kirche, 1854); una notevole serie di romanzi (Maria Regina, 2 voll., 1860; Doralice, 2 voll., 1861), Peregrin (2 voll., 1864); inoltre Bilder aus der Geschichte der Kirche (4 voll., 1853-66), e versioni di libri ascetici.

BibL.: Edizioni : Gesammelte Schriften (romanzi del primo periodo), 21 voll., Berlino 1851 sgg.; Gesammelte Werke (del secondo periodo), 45 voll., Reisbona 1902 e sgg. Studi : M. Helene, Gräfin I. H.-H., Lipsia 1869; P. Haffner, Gräfin I. H.-H., Francoforte 1880; A. Töpker, Beziehungen I. H.-H.s zum Menschentum der deutsche Romantik, Münster 1937. Giovanni Guerra

HAI (ebr. $h d$ - $A j$ sempre con l'articolo «la rovina»; Settanta l'al). "Città cananea a est e vicina a Bethel e Bethaven (Gen. 12, 8; Jos. 8, 9; 12, 9), un po' al nord di Machmas (Is. 10, 28), identificata nelle rovine di et-Tell, situato a 2 km . a est di Bejtin (v. bethel) e a 2 a nord di Dejr Diwān sulla via Mubmas-Bejtin.

Il primo attacco degli Israeliti falli per la trasgressione di Achan (v.) sull'interdetro di Gerico, ma, punito il colpevole ed espiata la colpa, fu ripresa l'azione coronata da vittoria: gli abitanti furono sconfitti, il Re impiccato e la città incendiata e ridotta ad un ammasso di macerie (Ios. 7-8). Dopo l'esilio risorse nelle vicinanze un piccolo villaggio con il nome di 'Ajāk (Neh. 11, 31) ma al tempo di Eusebio (Onom., 4, 27) il luogo si mostrava deserto.

Gli scavi eseguiti negli aa. 1933-35 rivelarono i resti imponenti di una vasta città, con palazzo reale, santuari, case, protetta da una triplice cinta di mura con documenti ceramici d'occupazione dal in al in millennio a. C., quando, per ragioni ignote, la città fu smantellata e la popolazione annientata. Per otto secoli H. rimase abbandonata e soltanto fra il 1200 e il 1000 nella periferia si riformò, per la durata di ca. 150 anni, un piccolo villaggio. Il rapporto del risultato degli scavi sollevò subito il problema della storicità del racconto di Giosuè. La critica indipendente le dichiarò senz'altro leggendario (R. Dussaud, A. Lods) o di carattere etiologico (M. Noth), sorto nell'ambiente beniaminita per spiegare la configurazione e lo stato archeologico del paese. W. F. Albright propende a leggervi il racconto storico della conquista di Bethel avvenuta nel sec. xir. ma trasferita dai Betheliti sul vicino Tell per motivi etiological. La posizione dei cattolici fu o di negare l'identificazione di hā-'Aj con et-Tell (Simons) o di attesa prudente del risultato completo degli scavi (A. Fernández). L'archeologo P. Vincent mantiene l'equazione topografica di hā-'Aj $=$ et-Tell e inquadra il racconto biblico nelle conclusioni archeologiche. Al tempo di Giosuè l'antica fortezza cananea, smantellata e abbandonata da secoli ma ancora potente e ammirabilmente situata, fu trasformata in un bastione di difesa provvisorio dai Cananei e specialmente dagli abitanti di Bethel $(8,17)$, decisi a impedire e fermare l'avanzata vittoriosa degli Israeliti nell'interno del paese. Il racconto, poi, vittorioso di tutta l'azione sarebbe stato rivestito con i colori narrativi degli altri capitoli relativi alla conquista.

BibL.: A. Fernández, Comment. in librum Iosas, Parigi 1933, pp. 115-19; W. F. Albright, in Bulletin of the American
schools of oriental research, 56 (1934), pp. 2-15; 57 (1935), pp. 27-30; 74 (1939), pp. 13-18; M. Noth, Bethel und Ai, in Palästinopinhrbuch, 31 (1935), pp. 7-20; J. Marquet-Krause, Le deuxième campagne des fouilles à Ap (1024); Rapport sommaire, in Syria, 16 (1935), pp. 323-45; R. Dussaud, Note additionelle, ibid., pp. 346-445; A. Lods, Les fouilles d'Ai et l'épigge de l'entrée des Israélites en Palestine, in Mélanges F. Cumont, Bruxelles 1936, pp. 847-57; L.-H. Vincent, La Bible et l'archéologie dans l'équation 'Ai $=$ et-Tell, in Revue biblique, 46 (1937), pp. 258-66 (il rapporto più esteso); J. Simons, Een opmerking over het Ai - problem, in Jaarbericht Ex Oriente Lux, 9 (1941), pp. 157-62.

Donato Baldi
HAICHOW, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nella parte settentrionale della provincia civile del Klangsu, in Cina. Fu cretta il 9 giugno 1949 per divisione della parte di territorio che la diocesi di Shanghai aveva a nord delle missioni di Nanchino e di Haimen e fu affidata ai Gesuiti della provincia di Francia, che si sono colà ritirati passando la diocesi di Sciangai al clero secolare cinese.

Si estende per ca. 40.000 kmq . Al momento della crezione aveva ca. 8.000 .000 di ab. di cui cattolici 8500 e catecumeni 590 .

Eccettanti uno o due posti fondati nel 1900 e qualche infruttuoso tentativo compiuto verso il 1910 , l'evangelizzazione di questo territorio non è cominciata che dal 1920. La lingua speciale, la mentalità profondamente superstiziosa, l'avidità di guadagno, il brigantaggio inveterato e le guerre, che dal 1926 si sono succedute quasi senza interruzione, rendono questa regione molto ingrata e quasi impossibile alla conquista cristiana. Vi ha infierito la guerra con il Giappone e vi infierisce la dominazione comunista. Vi erano 17 distretti con a capo un missionario: in sono stati completamente distrutti e solo 6 rimangono in relativa attivita. Cinque padri sono stati uccisi e cinque altri, dispersi da oltre due anni, o sono morti o sono prigionieri dei comunisti.

BibL.: AAS, 41 (1949), pp. 586-87; MC, 1950, p. 338. Adamo Pucci
HAÏDRA. - Nome arabo d'una cittadina romana detta Ammaedera o anche Ammaedara in un'iscrizione (CIL, 8, 11532), "Ad Medera" nell'itinerario di Antonino e nella tavola peutingeriana, Ammetera da Procopio (De aedif., VI, 6). Un'iscrizione cristiana di Roma del sec. Iv ricorda una Victorina de regione Adnederensium (E. Diehl, Inscriptiones christ. latimne veteres, Berlino 1925-31, n. 4454).

Fu fondata durante la dinastia Flavia nella parte meridionale dell'Africa proconsolare, sulla strada che univa Cartagine a Tebessa; ebbe il nome di "Colonia Flavia Augusta emerita Ammaedera ". Il cristianesimo vi fu fiorente dal sec. in poiché il suo vescovo Eugenio fu presente alla Conferenza di Cartagine del 256; più tardi Sperato assisté a quella del 411 ; nell'epoca bizantina si ricorda il vescovo Crescenziano (CIL, 8, 11645).

Tra i monumenti di H. relativi al cristianesimo va subito ricordata la lastra marmorea ansata (m. $2,50 \times 0,53$ ) rinvenuta nel 1934 e posta da un "Marcellus illustra" in onore di un imponente gruppo di martiri locali, "qui persecutione Diocletiani et Maximiani divinis legibus passi sunt" (L. Poinssot, in Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques, febbr. 1934, pp. xitiXVIII).

S. Gsell illustrò un gruppo di rovine di cinque edifici cristiani identificati in H. e cioè un edificio cristiano di m. $21,15 \times 8,60$; nel quale si rinvenne un blocco di marmo con l'iscrizione: "Hic habentur memoriae sanctorum Pantaleonti Iufiani et comitum ", del sec. v-vi (CIL, 8, 10515); una seconda chiesa nella cittadella bizantina m. $13,20 \times 5,60$ con il principio dell'inno "Gloria in excelsis" inciso nell'abside (ibid., 8, 462), con abitazione annessa. Una terza chiesa sbsidata e al nord della cittadella, una quarta più piccola (m. 8,38 $\times 8,65$ ) ad est della città, con annesso edificio ritenuto per monastero; ivi fu trovato nel 1934 un blocco di pietra, già cippo funerario, nel quale si ricavò un ricet-

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tacolo per reliquie con l'iscrizione: «Hic habentur reliquiae beati martiris et antistis Cypriani depositae a beato Mallo episcopo anno IIII Domini Iustini Imperatoris ". E dunque degli aa. 568-69; le reliquie sono del vescovo di Cartagine s. Cipriano; e Mello è il vescovo di H. (L. Poinzoz, Une inscription mentiannant des reliques de st Cyprien, in Comptes-rendus de l'Académie des inscr. et belles lettres, 1934, p. 249 sgg.). Una quinta chiesa è presso il teatro (m. $16,50 \times 7$ ), con pavimento formato da iscrizioni funerarie, tra le quali una del $14^{\circ}$ anno del Regno di Trasamondo, cioè del 510 - 11 .

Bibl.: S. Gsell. Edifices chréstens de Ammmedara, in Atti del II Congresso internaz. di archeol. crist., Roma 1902, pp. 225-39 (ristampato dalla Revue tunisienne, nuova serie, 1932, pp. 277 300, con note aggiuntive di Ch. Saumagne); J. Mesnago, L'Afrique chréstenne, Parigi 1912, p. 77; H. Leclercq, s. v. in DACL, VI (1925), coll. 2010-32.

Enrico Jesi
HAIMEN, diocesi di. - Si trova nella Cina centro-orientale, a nord del Fiume Azzurro. Fu eretta in vicariato apostolico l'ir ag. 1926, con territorio distaccato dalla missione di Nanchino, che allora comprendeva tutta la provincia civile del Kiangsu, e fu affidata al clero secolare cinese. L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu clevata a diocesi suffraganea di Nanchino.

Ha una estensione di 13.500 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione di circa 5.000 .000 di ab., vi erano 39.744 cattolici e 175 catecumeni. Oltre al vescovo, si contavano 43 sacerdoti cinesi e 3 esteri. Il personale ausiliario era formato da 50 suore indigene e 9 straniere, più un numero non precisato di catechisti, maestri e battezzatori, abbastanza grande negli anni precedenti. Il Seminario minore aveva 13 alunni e pure 13 quello preparatorio. Al Seminario regionale del Kiangsu a Zikawei, presso Shanghai, la diocesi di H. aveva 11 seminaristi, 4 in filosofia e 7 in teologia. Tra le opere, ridotte e ostacolate dalla guerra, figuravano 4 scuole medie con 493 alunni, 52 scuole primarie con 2787 scolari e 75 scuole di preghiera e primi elementi con 1247 ascoltatori. Vi erano pure 2 orfanotrof con 41 ricoverati e 38 ambulatori medici, che durante l'esercizio 1946-47 avevano dato 35.875 consultazioni.

Gli inizi cristiani in questa missione risalgono al sec. xvir, allorché nel 1638 il gesuita p. Brancati giunse nell'isola di Tsungming, alla foce del Fiume Azzurro, e trovò collaboratore al suo apostolato il medico cinese Siu Ki-yeuen e benefattrice Candida Hiu, pure cinese.

Bibl.: AAS, 19 (1927), p. 88 sg.; GM, p. 199; MC, 1950, pp. 338-39; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim. Adamo Pucci

HAINAN, preffettura apostolica di. - Comprende l'omonima isola tra il mare meridionale cinese e il golfo del Tonchino. Fece parte del vicariato apostolico di Pakhoi, fino al 15 apr. 1929 in cui fu eretta in missione sui iuris e affidata ai Missionari dei SS. Cuori (Picpusiani), che vi lavoravano dal 1923; il 25 maggio 1936 fu elevata a prefettura apostolica.

Ha una estensione di 35.000 kmq . Al 30 giugno 1949 i cattolici erano 3196, i catecumeni 377; i protestanti 6000 e i maonecttani 1200; il resto, 2.400 .000 , pagani. Oltre al prefetto apostolico, vi erano 17 sacerdoti religiosi stranieri e 4 sacerdoti secolari cinesi. Nel Seminario minore studiavano 13 alunni, nessuno al Seminario regionale del Kwangtung in Hong-Kong. Tra il personale ausiliario risultavano: 32 suore, 5 spagnole e 27 cinesi; 16 catechisti, 31 maestri, 1 medico e 9 infermieri. Sul vastissimo territorio erano sparse 8 stazioni primarie e 20 secondarie con 2 chiese e 26 oratiri o cappelle. Le opere contavano 1 ospedale con 60 letti, 6 ambulatori medici, 2 orfanotrof con 134 ricoverati. Le 9 scuole elementari avevano complessivamente 772 alunni.

Il primo annunzio del Vangelo fu portato in questa isola dal Padri francescani nel sec. xvir; ad essi subentrarono i Gesuiti portoghesi di Macao e quindi i Padri della Società delle Missioni Estere di Parigi.

Bibl.: AAS, 21 (1929), p. 652 sg.; 28 (1936), p. 453 sg.; GM, p. 195; MC, 1950, p. 385; Archivio di Prop. Fide, H., relazione al 30 giugno 1949. Adamo Pucci

HAINE, Antoine. - Teologo prevalentemente moralista, n. ad Anversa il 26 sett. 1815, professore onorario dell'Università di Lovanio, m. ivi l'ir nov. 1900.

Opere: Synopsis S. R. E. cardinalium congregationum (Lovanio 1857); De la Cour romaine sous le pontificat de N. S. le pape Pie IX (2 voll., ivi 1859-61); De hyperdulia cisaque fundamento (ivi 1864); Principia dogmatica-moralia universe theologiae sacramentalis (ivi 1875); Principia et errores (introduzione alla teologia, redatta seguendo il Sillabo ed il Concilio Vaticano, ivi 1877); Elementa theologiae moralis (ivi 1881; 11 ed. ivi 1906, a cura di J. Bund).

Bibl.: Hurter, V. II, coll. 2026-27; D. M. Prümmer. Manuale theol. moralis, I, Friburgo in Br. 1931, p. 24. Pietro Palazzini

HAIPHONG, vicariato apostolico di. - Il 13 dic. 1924 l'antica denominazione di Tonkino orientale fu cambiata nell'attuale. Situato nel Tonkino nord-orientale, comprende le province civili: Haiduong, Kien-An, Quang-Yen, Haininh o Moncay. Nel territorio della provincia di Kien-An si trova la città di H. che è il porto di tutto il Tonkino.

Quasi tutti gli abitanti di questo vicariato sono di stirpe annamita, che ripete la sua origine, probabilmente, dalla tribù detta Giao-Chi, diocesa dai monti del Tibet e stanziatasi nel Tonkino settentrionale nel sec. Iv o v a. C. Vi sono altre genti dette Tho e Man che abitano nella parte montuosa della missione, trasferitesi qui dal celeste Impero. Tanto gli annamiti quanto i Tho e Man adorano il cielo e gli spiriti invisibili e specialmente gli eroi e le anime degli antenati. La storia religiosa di questa missione ha inizio dal 1627 con la venuta del p. Alessandro de Rhodes, francese, e del p. Antonio Márquez, portoghese. In seguito, nonostante le persecuzioni quasi ininterrotte, non mancarono mai missionari in questa regione e numerose furono le conversioni. Dal 1862 ad oggi la missione poté prosperare pacificamente. Ha una superfice di 10.000 kmq . con una popolazione di 1.700 .000 ab., di cui 1.600 .000 sono pagani, 100 elevi, 200 protestanti. I cattolici sono 125.566 con 3236 catecumeni. Vi sono 86 sacerdoti annamiti e 23 esteri; 8 fratelli indigeni e 4 esteri; 154 suore indigene e 11 estere; 434 catechisti; 45 seminaristi minori e 14 maggiori; 13 distretti; 55 stazioni principali e 490 secondarie, 233 chiese e 300 cappelle; 668 maestri e 561 maestre; 114 scuole elementari con 3452 alunni e 727 alunne; una scuola per catechisti con 27 alunni; 7 ospedali con 722 letti; 15 orfanotrof con 3228 orfani; due ricoveri per verchi con 452 ospiti; una tipografia da cui è edito un periodico dal titolo $H_{y}$-Vong con una tiratura di 1200 copie. La missione è affidata ai Domenicani della provincia del S.mo Rosario, nelle Isole Filippine. La residenza dell'Ordinario è nella città di H .

Bibl.: Archivio di Prop. Fide. Relatio quinquennalis, prot. n. 3320/35; AAS, 17 (1925), pp. 25-26; MC, 1950, pp. 275-76. Edoardo Pecoraio

Haiti. - I. Geografia. - Isola montuosa, fertilissima, compresa tra Cuba e Portorico; ha una superfice di 76.420 kmq . ed è la seconda delle Grandi Antille.

Formata prevalentemente da rocce antichissime (scisti cristallini, gneiss, basalti, andesiti), è ricoperta da calcari compatti e da calcari argillosi mesozoici. La regione, percorsa nel centro da una grande catena montuosa, presenta forme morfologicamente mature. Le condizioni climatiche sono molto varie per la diversità e complessità del rilievo. Data l'abbondante piovosità, H. è ricca di corsi d'acqua perenni, seppure a breve corso, data la struttura e la estensione della regione. Durante il dominio francese, che ebbe inizio alla metà del sec. xvir, i negri importati dall'Africa si sovrapposero agli indigeni e agli immigrati

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bianchi. Politicamente l'isola si divide nelle due Repubbliche di S. Domingo e di H. Questa comprende la parte occidentale dell'isola omonima, con una superfice di 27.884 kmq . e una popolazione di ca. 2.500 .000 ab. Mezzo migliaio di Italiani, su 4000 bianchi, vivono nella capitale Port-au-Prince, il maggiore centro dell'isola. Maggiore occupazione l'agricoltura; molto sviluppata la coltivazione del caffè, introdortovi nel 1738 dai Gesuiti. Buone risorse economiche sono la canna da zucchero, il cotone e il cacao. Il maggior traffico è fatto specialmente con gli Stati Uniti, nella cui zona di influenza la Repubblica è posta.

BibL.: B. Ardouin, Géographie de l'isle d'H., Port-au-Prince 1856; P. Torres Lauzas, Die Inseln H., Lipsia 1893; E. Bona H., Roma 1928; E. W. Bliss, The geography of the Republic of H., in Scott. geogr. mag., 1930, pp. 140-52. Gastone Imbrighi
II. Evangclizzazione. - Sotto il dominio spagnolo gli indiani pacifici e poco avvezzi al lavoro, tra i quali i missionari avevano faticato (v. dominicana REpubblica), erano stati estirpati e sostituiti da schiavi negri importati dall'Africa. Nel sec. xvir la parte occidentale dell'isola divenne francese (dal 1659 , giuridicamente dalla pace di Rijswijk nel 1697).

Gesuiti, Domenicani e Cappuccini intrapresero la missione tra gli schiavi, i quali furono guadagnati alla Chiesa, sebbene rimanessero impigliati nel feticismo, nelle stregonerie e nelle superstizioni. Dopo l'espulsione dei Gesuiti nel sec. xviri e dei Domenicani e dei Cappuccini nel corso della lotta per l'indipendenza, la Repubblica di H. (dal 1804) introdusse un regime di Chiesa di Stato, che fu in vigore fino al 1860 . Nel 1860 si conchiuse un concordato e nel 1861 fu eretta la gerarchia ecclesiastica con l'arcidiocesi di Port-au-Prince e le suffragance di Les Cayes, Capo Haitano, Les Gonaives e Porto Pace. Soltanto Port-au-Prince ebbe il suo arcivescovo; le altre diocesi invece furono occupate solo nel corso degli anni, nel 1873, 1893, le ultime nel 1928. Fu innanzi tutto l'arcivescovo Alexis-Jean Guilloux (1819 [1870]-85) ad affaticarsi per il miglioramento del ministero delle anime e delle scuole. Mancando nel paese le vocazioni sacerdotali, si eresse nella Bretagna un seminario speciale per H. dal quale nel corso di 70 anni uscirono più di 520 sacerdoti. Dal 1922 esiste pure un seminario in H. Però, nonostante gli sforzi dei Monifortani in Porto Pace (dal 1871) e degli Oblati di Maria Immacolata in Les Cayes (dal 1942), lo scarsità di sacerdoti rimane grande.

BibL.: L. Boonsud, L'apatolai en H., Prizise 1938; A. Cabon, Le Séminaire St-facques d'H., in Revue d'histoire misc., 11 (1934), pp. 530-50; J. Verschueren, La République H., 4 voll., Wetteren-Parigi 1948. Giovanni Rommerskirchen
III. Circoscrizioni ecclesiastiche. - H. ha una sede metropolitana: Porto Principe ( 3 ott. 1861), con 4 sedi suffragance : Les Cayes ( 3 ott. 1861), Capo Haitano ( 3 ott. 1861), Les Gonaives ( 3 ott. 1861), Porto Pace ( 3 ott. 1861).

Per la cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche, v. ANTILLE.

IV. Condizione giuridica della Chiesa. - Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato sono regolate dai seguenti accordi: 1) Concordato, ratificato il 10 maggio 1860 , con due note reversali annesse; 2) Convenzioni addizionali del 6 febbr. 1861 e del 17 giugno 1862; 3) Convenzione «sui beni della Chiesa cattolica in H. e su l'organizzazione e amministrazione delle fabbricerie parrocchiali », ratificata a Port-au-Prince il 25 genn. 1940.

Il Concordato, stipulato ca. 90 anni fa, assicura all'autorità statale, nella persona del Presidente della Repubblica, molti privilegi, alcuni dei quali oggi del tutto inconsueti : privilegio della nomina dei vescovi, quali potranno esercitare la giurisdizione solo dopo aver ricevuta l'istituzione canonica; la S. Sede può, a suo giudizio, differirla o anche non conferirla; nel qual caso dovrà informarne il Presidente della Repubblica, che procederà alla nomina di un altro candidato (art. 4); giuramento di fedeltà da parte dei vescovi, vicari generali,
curati e vicari parrocchiali e di tutti gli altri membri della gerarchia ecclesiastica e di chi è a capo di scuole e istituti religiosi (art. 5); obbligo per i vescovi di concertarsi con il presidente o con i suoi delegati per modificare le circoscrizioni delle parrocchie (art. 11) e per erigere ordini e istituzioni religiose (art. 12).

Nelle due note reversali annesse si determinano meglio il senso e l'estensione di alcuni articoli del Concordato e si stabilisce che verificandosi il caso in cui il Presidente della Repubblica non professasse la religione cattolica, il Concordato verrà modificato circa i diritti che in esso si attribuiscono ad un presidente cattolico, e che non potrebbero essere esercitati da chi professasse una diversa religione.

Né il Concordato né gli altri accordi disciplinano espressamente alcune materie di vitale importanza per la Chiesa, quali il matrimonio e l'insegnamento; si ha soltanto la disposizione generale dell'art. 17 del Concordato, secondo il quale "tutti i punti concernenti le materie ecclesiastiche, di cui non si fa menzione nel presente Concordato, verranno regolati a norma della disciplina vigente della Chiesa approvata dalla S. Sede».

Non sembra, tuttavia, che di questa disposizione si sia tenuto conto per quanto riguarda la regolamentazione giuridica del matrimonio. Infatti la legislazione haitiana, ricalcata su quella francese, conosce il matrimonio civile ed ammette il divorzio; ed una legge ratificata dal governo il 6 maggio 1949 ne ha facilitato ancora di più la procedura. Va però ricordata una legge del 16 dic. 1929, completata con un avrète presidenziale del 10 genn. 1930, in forza della quale il matrimonio religioso, non soltanto quello cattolico, può avere, sotto determinate condizioni, gli effetti civili.

Circa le scuole, l'art. 23 della nuova Costituzione, entrata in vigore il 23 dic. 1946, proclama la libertà d'insegnamento " conformemente alla legge, sotto il controllo e la sorveglianza dello Stato, cui incombe il dovere d'interessarsi della formazione morale e civile dei cittadini $\%$. Le funzioni dello Stato nei confronti delle scuole private furono fissate in un decreto-legge del 17 genn. 1942. In pratica, le scuole cattoliche godono di una grande libertà, e ve ne sono molte, sebbene il loro numero sia insufficente al bisogno.

Nelle scuole statali è obbligatorio l'insegnamento religioso. Qu