lo Stato nei confronti delle scuole private furono fissate in un decreto-legge del 17 genn. 1942. In pratica, le scuole cattoliche godono di una grande libertà, e ve ne sono molte, sebbene il loro numero sia insufficente al bisogno.
Nelle scuole statali è obbligatorio l'insegnamento religioso. Quanto il governo apprezzi l'opera della Chiesa nella educazione della gioventù lo prova, tra l'altro, la Convenzione firmata il 3 marzo 1932 dai vescovi e dal governo e ratificata dal Parlamento il 6 luglio dell'anno seguente, con la quale sono affidate ai parroci delle campagne la fondazione, l'organizzazione e la direzione di «scuole presbiteriali» sussidiate dello Stato.
Una legge emanata nel luglio 1947 minacciò di turbare in qualche modo la buona armonia esistente tra governo e scuole private cattoliche. La legge dispone che "la storia, le geografia di H. e l'istruzione civica non potranno essere insegnate che da professori haitiani».
I Prères de l'instruction chrétienne si rifiutarono di attenersi a tale disposizione nelle loro scuole; hanno fondato però un juvenat per le vocazioni indigene, che permetterà loro di avere professori propri haitiani; da parte sua il governo non ha imposto ai predetti religiosi l'applicazione della legge.
La Convenzione del 25 genn. 1940 regola molte e importanti questioni circa i beni della Chiesa in H., e l'organizzazione e amministrazione delle fabbricerie parrocchiali. Con essa sono riconosciuti alla Chiesa cattolica ed ai suoi istituti (diocesi, seminari, parrocchie, congregazioni religiose) la personalità giuridica e il diritto di proprietà e della libera amministrazione dei propri beni.
I vescovi sono gli amministratori dei beni delle rispettive diocesi (art. 2) ed hanno l'alta sorveglianza sui beni parrocchiali e la loro amministrazione.
Questa è affidata al parroco e al direttore del Consiglio dei Notabili, assistiti da un Consiglio di fabbrica (art. 8), la cui composizione e le cui funzioni sono minuziosamente descritte negli artt. 9-33.
I beni di una chiesa parrocchiale non possono essere usati che a vantaggio della medesima (art. 4). Gli edifici
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destinati al culto, gli episcopi, le case parrocchiali e loro annessi, i seminari e gli edifici destinati all'insegnamento sono esenti da imposte (art. 5); i beni immobili delle chiese non possono essere venduti, alienati o commutati senza l'autorizzazione delle autorità ecclesiastiche superiori (art. 42). Si riconosce alla Chiesa il diritto di fare questue per fini religiosi e caritativi (art. 7).
Notevoli sono le prestazioni dello Stato alla Chiesa. Per ciò che riguarda le chiese parrocchiali, le prestazioni sono date dal Comune (art. 53), per chiese cattedrali, palazzi vescovili e seminari diocesani dal Governo (artt. 59-62).
Questo inoltre - in esecuzione dell'impegno di cui all'art. 6 della convenzione addizionale al Concordato, in data 17 giugno 1862 - passa un sussidio annuo al Seminario di St-Jacques, nella diocesi di Quimper, in Francia, dove si preparano i sacerdoti francesi che desiderano recarsi ad esercitare il sacro ministero in H. (nella Repubblica, su ca. 300 sacerdoti, solo una quarantina sono baitiani; gli altri sono nella grande maggioranza di origine francese), ed alla Scuola apostolica e Seminario minore di Port-au-Prince. Altre prestazioni sono fissate in questa Convenzione e nell'altra del 6 febbr. 1861 per l'arcivescovo di Port-au-Prince ed i vescovi delle altre diocesi, per i vicari generali, i parroci ed i vicari parrocchiali.
Agli stessi il Presidente della Repubblica Elia Lescot, in un decreto-legge del 12 genn. 1943, estese il diritto alla pensione civile, confermata con decreto della Giunta del governo di H. in data 28 ag. 1950.
Ippolito Rotoli
IV. Ordinamento scolastico. - La scuola rurale è il centro della educazione della gioventù di H., dove si impara oltre all'ortografia, aritmetica e geografia, l'igiene, il cucito, il ricamo, la falegnameria, le tessitura, l'agricoltura pratica e l'allevamento. Esistono 563 scuole rurali dello Stato, ros scuole primarie cattoliche, 6 licei nazionali diretti da religiosi. L'educazione dei maestri viene curata nella "Scuola di scienze applicate e di agricoltura e e nei corsi estivi per maestri che sono obbligatori.
L'Università di H., fondata nel 1921, continua le tradizioni della Scuola nazionale di medicina, chirurgia e farmacia, fondata nel 1863 e della Scuola nazionale di diritto, fondata nel 1859.
L'educazione del clero cattolico viene curata nell'Ecole Apostolique Notre-Dame à l'Archevêché a Port-au-Prince, nel Grand Séminaire de St-Jacques a Lam-paul-Guimiliau, nel Collège St-Martial a Port-au-Prince e nel Seminario minore Ecole Apostolique a St-Pol de Léon.
Bibl.: A. Bruno, Istituzioni d'insegnamento superiore, in Boll. di legist. scolastica comp., 2 (1942), pp. 116-17; H. Rivlin, s. v. in Encyclopaedia of modern education, Nuova York 1942, p. 108; Lara Lind, Un esperimento nelle H., in L'osservatore romano, 29-30 ag. 1949.
Miroslav Stumpf
HAITO (Hatto). - Vescovo di Basilea, n. da nobile famiglia della Svevia nel 763. A cinque anni fu ricevuto nel monastero di Reichenau, dove fece grandi progressi nello studio tanto che l'abate Waldo (786-806) lo mise alla direzione della scuola monastica. Quando questi, nell'806, fu trasferito all'abbazia parigina di S. Dionigi, H. ne prese la successione; ma quasi contemporaneamente fu fatto vescovo di Basilea.
Spiegò molto zelo nella ricostruzione della Cattedrale e nella riforma del clero; ricostruì anche la chiesa abbaziale di Reichenau. Carlomagno, che ne aveva grande stima, nell'811 gli affidò una missione diplomatica a Costantinopoli. A causa di malattia nell'823 si dimise dalla doppia carica di vescovo e di abate e passò il resto dei suoi giorni come semplice monaco a Reichenau, dove m. il 17 marzo 836.
Scrisse diverse opere tra cui l'Hodoeporicon, specie di diario della sua missione in Oriente; Libellus de visione et obitu Wetini monachi Augiensis (PL 105, 771-80;
MGH, Poetae Latini medii aevi. Poetae Latini aevi Carolini, II, pp. 267-75), che potrebbe figurare tra le fonti della Divina Commedia; il Capitulare della sua diocesi (PL 105, 763-68; MGH, Legum Sectio II Capitularia Regum Francorum, I, pp. 363-66; Mansi, XIV, 393-98).
Bibl.: J. A. Fabricius, Bibliotheca mediae et infimae Latinitatis, I, Firenze 1838, p. 33; PL 105, 761-62; L. Vautrey, Histoire des évêques de Bâle, I, Einsiedeln 1884, pp. 61-68; C. Schrodl, s. v. in Kirchenlexikon, V (1888), coll. 1454-56; F. J. Schaefer, s. v. in Cath. Euc., VII, pp. 113-18.
Francesco Russo
HAJDUDOROGH. - Grossa borgata del nordest della pianura ungherese, dove nel 1873 il vescovo ruteno di Mukacevo erigeva un vicariato episcopale per quella popolazione rutena acesavi dalla Podcarpazia e magiarizzatasi. La parte della liturgia orientale cantata dal popolo era stata tradotta in ungherese, e si era persino domandato nel 1900 a Leone XIII di poter adottare l'ungherese quale lingua liturgica. Nel 1912, su domanda personale di Francesco Giuseppe a Pio X, H. veniva eretta a diocesi, l'unica diocesi ungherese di rito bizantino, con parrocchie staccate non soltanto dalle diocesi rutene di Prjasev (8) e di Mukacevo (70), ma anche (85) da tre diocesi romene (rito romenobizantino) di Transilvania, ancora ungherese.
L'attribuzione di 72.000 fedeli romeni a una diocesi magiara produsse una enorme commozione in Transilvania e in Romania, e si sentì persino il grido di Los san Rom! Si notò però l'atteggiamento moderatore di uomini politici quali Al Cuza e Nicolae Iorga. L'emozione si calmò nella guerra.
Nel 1919 tutte le parrocchie romene tornavano alle proprie diocesi. L'uso previsto del greco nella liturgia non venne attuato. Nell' Annuario del 1918 i fedeli erano 217.640; nel 1932 (e 1926 : Janin), erano 142.000, con 106 sacerdoti.
Bibl.: Statistica con censi storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932, pp. 221-27; J. Georgesis, La presse périodique en Roumanie, Oradea 1936, pp. 76-92.
Federico Tailliez
HAJJÜGH, JêHǓdHĀN BEN DĀWĪDH. - Grammatico giudeo del sec. x, considerato come il primo espositore della grammatica ebraica. Ben poco si sa della sua vita (anche il nome è tramandato sotto forme diverse), trascorsa in Spagna a Cordova.
Di H. si conservano quattro opere, scritte in arabo, sulla grammatica ebraica. Fra esse eccellono le due riguardanti lo studio del verbo ebraico, sul quale formulò per primo la teoria del trilitterismo. Ebbe molto influsso specialmente attraverso 'Abhrāhām ibn 'Ezzā' fr. 1871 'ezzX' ABKĀHĀM BEN MĒ'IN.
HĀLĀKHĀH (da hälakh "camminare»). - Nel linguaggio rabbinico, è la norma statuita che va seguita nella prassi religioso-giuridica; è norma statuita per la prassi e non in linea teorica. La $h$. è il risultato delle discussioni ed interpretazioni che tendono a conciliare la prassi corrente con la lettera della Legge, anzi a trovare nella Legge un appoggio per la prassi.
Il divieto di uscire dalla propria dimora nel giorno di sabato per raggiungere distanze notevoli (Jer. 17, 20 sgg .) viene allargato diventando una proibizione di portar fuori degli oggetti nel giorno sabatico dall'ambiente di stabile dimora. Si cambia quindi la vocalizzazione nel testo che dice "non uscirà " in "non farà uscire"; il divieto appare quindi come contenuto nella Scrittura. Le forme legali si evolvono. Vi sono di quelle che diventano un ricordo puramente storico, così, p. es., il simbolico atto di levarsi la scarpa all'atto del passaggio di proprietà da una persona all'altra (Ruth 4, 7-8). Altre norme sorgono dall'uso costante di una specie di giurisprudenza popolare e diventano così prassi religioso-giuridica che i dot-
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tori tendono a conciliare con la lettera della Legge. E il costume popolare che ascende al valore di legge.
Notevole il fatto che nella versione aramaica alla parola mišpät (diritto) corrisponde bilbēt $\bar{a}$, termine che comprende tutte le prescrizioni a carattere religiosogiuridico, mentre nelle fonti talmudiche al termine mišpät che riguarda le norme puramente giuridiche corrisponde la parola din, il cui equivalente arabo significa religione.
BibL.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midrat, $2^{4}$ ed., Monaco 1921, p. 4 sgg.; S. Bieloblocki, Halache, in Enc. Tud., VII, coll. 836-48.
Eugenia Zolli
HALIFAX, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi nel Canadà (America settentrionale). Il 15 febbr. 1842, il papa Gregorio XVI eresse la diocesi di H., smembrandola da Québec. Pio IX gli conferiva il titolo di arcidiocesi con la creazione della provincia ecclesiastica il 4 maggio 1852. Questa è formata dalle diocesi di H. (sede metropolitana), Charlottetown (Ile-du-Prince-Edouard) e Antigonish (Nouvelle Ecosse).
Il territorio civile della sede metropolitana comprende tutta la penisola della Nuova Scozia (meno tre contese) e anche le Isole Bermude (possedimento inglese nell'Atlantico). La popolazione totale è di 391.000 ab., il numero dei cattolici è di 82.000 ; 95 sacerdoti e 49 religioni (Eudisti, Congregazione di S. Croce, Oblati di Maria Immacolata) esercitano il sacro ministero nelle 64 chiese con sacerdote residente e nelle 52 missioni con chiesa. Vi sono inoltre 1 seminario, 2 collegi per ragazzi, 5 collegi per ragazze, I orfanotrofio, I ospedale. La superficie totale dell'arcidiocesi di H. senza le suffragance è di 13.900 mq .
BibL.: Arch. della S. Congr. de Prop. Fide, Decreti della S. C. dall'a. 1800 all'a. 1819 , fol. $328^{\circ}$. ; Bullarium Romanum, XVIII, p. 90; Pio IX, Ad Romanum Pontificem, 4 maggio 1832: Int. Pont., VI (parte 19, p. 131); Le Canada ecclésiastique, Montréal, 1930, pp. $469-76$.
Gastone Carrière
HALIFAX, Charles Lindley Wood, visconte di. - Uomo politico inglese, n. il 7 giugno 1839 a Londra, m. il 19 genn. 1934 a Doncaster, Hickleton Hall. Ebbe fin da giovane viva sensibilità per le questioni religiose, alle quali si dedicò per tutta la vita. Già nel 1866 in una lettera a padre Doussot, da lui conosciuto qualche anno prima durante un soggiorno a Roma, tracciò a chiare linee il compito prettososi: lavorare instancabilmente per attuare di nuovo l'unità di tutta la cristianità e particolarmente quella delle Chiese cattolica ed anglicana. L'anno dopo, nel 1867, H. fu nominato presidente dell'English Church Union, l'Associazione fondata nel 1859 per ricostituire l'unità nella Chiesa d'Inghilterra. H. tuttavia comprese che l'unità nazionale non era l'unità vera, che invece doveva consistere nella «unione visibile con la Chiesa latina dalla quale quella anglicana si era separata dopo il sec. xvı». Nel 1890 a Funchal, nell'Isola di Madera, H. fece la conoscenza del lazzarista francese Portal.
Tra i due uomini s'iniziarono conversazioni sulla unione, conversazioni che si allargarono fino a comprendervi anche la S. Sede. Lo stesso H. si recò poi a Roma, dove fu ricevuto da Leone XIII. L'unione parve prossima, ma s'infranse sullo scoglio della validità delle Ordinazioni anglicane. La bolla Apatolicae curae del 1896 pose fine a questi primi tentativi di H., il quale tuttavia non disperò delle possibilità di attuare l'unione. Infatti dopo l'appello di Lambeth del 1920 H . intavolò un ampio scambio d'idea, di carattere ufficioso, tra la Chiesa cattolica e l'anglicana: nelle Conversazioni di Malines (1921-25) una delegazione cattolica presieduta dal card. Mercier ed un'altra anglicana capeggiata da H. constatarono la identità teologica su molti punti, ma l'accordo mancò sulla definizione del primato del Papa.
Impresse i suoi pensieri e anche il suo interiore tormento in Leo XIII and Anglican Orders (Londra 1912),
A call to reunion (ivi 1922), Reunion and the Roman Primacy (ivi 1925), Further considerations on behalf of reunion (ivi 1926), The conversations at Malines 1921-25 (ivi 1927), The conversations at Malines: documents (ivi 1930).
BibL.: F. Datin, Lord H. et la réunion des Eglises, in Etudes, 173 (1922), pp. 533-44; G. Celi, Le conversazioni di Malines, in Cte. Catt., 1928, ii, pp. 223-34, 417-28; iil, pp. 193-205; J. Schrygens, Les conversations a Malines. A propos de la mort de Lord H., in La revue générale, 67 (1954), pp. 409-24; J. G. Lockhart, C. L. Vincent H., 2 voll., Londra 1936; J. De Bivort de la Saudée, Anglicans et catholiques. Le problème de l'union anglo-romaine (1833-1933), Parigi 1940, passim; 16., Documents sur le problème de l'union anglo-romaine (1901-17), ivi 1949.
Silvio Purlani
HALLAHAN, Margarete. - Religiosa del Terz'Ordine domenicano, n. a Londra da genitori irlandesi il 23 genn. 1802; m. l'11 maggio 1868. Orfana a 9 e 10 anni del padre e della madre, entra subito in un lungo periodo di servizio domestico, prima in Inghilterra (1813-26), poi a Bruges nel Belgio (1826-42). Ritornata in Inghilterra (1842), matura l'idea di farsi domenicana e di fondare una congregazione di suore, trovando in ciò l'appoggio del benedettino p. Ullathorne, in seguito vescovo di Birmingham.
Nel 1844 ha inizio a Coventry quella che sarà detta la Congregazione inglese di S. Caterina da Siena. La H. attese anche a varie altre istituzioni educative e caritative, lasciando alla sua morte numerose fondazioni: 3 conventi, 4 chiese, scuole, case e orionotrofi, sì da meritarsi l'appellativo di "madre di tutti". E pure ritenuta uno dei principali strumenti della Provvidenza per la restaurazione del cattolicesimo e delle sue principali devozioni nell'Inghilterra del secolo scorso. Da vari anni sono in corso i processi per la sua beatificazione.
BibL.: F. B. (A. T.) Drone, Life of mother M. H..., Londra 1869; W. Gumbley, Mother M. H., ivi 1938: Dominican Sisters, Stone and the catholic revival, ivi 1949. Abele Redigenda
HALLEL. - Termine rabbinico, che significa "inno, lode" (ebr. hallel "lodare", donde alleluia [v.]), usato per indicare dei gruppi di Salmi a scopo liturgico. Celebre è il " $h$. egiziano" ( $h$. mišrī: cf. Bērāhhöth, 56a), composto dai salmi 113-18 (Volgata 112-17), che gli Ebrei cantavano nelle neomenie, nelle tre grandi solennità (Pasqua, Pentecoste, Tabernacoli) e nella festa della Dedicazione.
Era questo il $h$. per eccellenza.
Si chiamava così per il suo contenuto laudativo (cf. il primo versetto ebraico) e per il fatto che si iniziava al canto del hallelii fáh; si diceva "egiziano", perché caratteristico della Pasqua ebraica; si cantava nel Tempio durante l'immolazione dell'agnello, simbolo della liberazione dalla servitù d'Egitto (cf. 114, i ebr.), e si recitava in casa nella cena pasquale. Durante la quale, il $h$. si divideva in due parti : la prima (113-14 ebr.) si recitava $n$ si cantava all'inizio, la seconda (115-18 ebr.) alla fine, quando si passava la quarta ed ultima coppa rituale (cf. 116, 12-13 ebr.). Volendo aggiungere una quinta coppa di vino, si cantava il salmo 136 (Volg. 135), chiamato, per il suo contenuto, "il grande $h$." ( $h$. haggádhál: cf. Pēsāhím, 118a).
L'uso del $h$. è molto antico, come si può arguire dal Talmud, in cui si fa questione del suo autore (Pēsähím, 117a), ma non è possibile precisarne le origini.
Sembra che si cantasse già al tempo del re Iosia (II Par. 35,15) ed anche del re Ezechio (II Par. 30,21). Accenna poi a quest'uso Sap. 18, 9, dove «livos (laudes) è traduzione di $h$. Anche Gesù e i suoi Apostoli cantarono il $h$. nell'ultima Cena (Mt. 26, 30; Mc. 14, 26: 'lqvvipawvzc. [hymmo dicto] cioè la seconda parte del $h$.).
Il nome di "grande $h$." si estendeva pure all'intero gruppo di salmi 120-36 (Volg. 119-35); mentre un $h$. speciale, detto anche "piccolo $h$. ", era costituito dalla serie degli ultimi cinque salmi, inni di lode contraddistinti dal duplice Alleluia (146-50; Volg. 145-50) : faceva parte integrante della preghiera del mattino.
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I discepoli di Hillél invece chiamavano "piccolo $h$." il primo salmo del " $h$. egiziano ", e i discepoli di Šammaj l'intera prima parte di esso (II3-14), forse in relazione alle seconda, più lunga (II5-18). E da notare che la composizione dei $h$. non è sempre stata la stessa; vario, anche nel nome, secondo i tempi e le scuole rabbiniche.
Si distingue dunque un triplice h.: l'ordinario o egiziano, il grande e il piccolo. Forse il prestigio del termine influi sulla versione Volgata di I Par. 16,36.
Dato l'uso che ne fece il Signore nell'Ultima Cena, il $h$. ha avuto importanza anche nello sviluppo della liturgia cristiana, della Messa e dell'ufficiatura: cf. i Vespri del Giovedi Santo, del Sabato Santo, e i Vespri domenicali; il salmo poi 118 (Volg. 117) è il salmo pasquale per eccellenza, e conseguentemente il salmo della domenica (I salmo a Prima, soggetto a varie norme per questa sua natura liturgica).
BibL.: J. Bystorf, Lexicon Chald. talm. et rabb., Basilca 1640. pp. 613-16; H. Grätz, Die Halleluja und Hallel-Psalmen, in Manntschrift für Geschichte und Wissenschaft des Yodenthums, 28 (1807). pp. 193-215; G. King, The Hallel, in The expositor, 9 (1889, 1). pp. 121-35; C. A. Briggs, The book of Psalms, Edimburgo 1906, introd., § 35; F. Vigoroux, in DB. III, col. 404; la Jewish Encyclopedia (VI, coll. 176-78), l'Encyclopedia Judaica (VI), coll. 875-78) forniscono esempi di melodie ebraiche; J. Calés, Le livre des Psoames, I, Parigi 1936, pp. 31, 61; II, ivi 1936, pp. 369-531. Per i rapporti tra il rituale ebraico della Pasqua e la primitiva liturgia eucaristica: M. Righetti, Le origini della liturgia cristiana, § xiv, in La scuola cattolica, 44 (1916, 1), pp. $590-95$.
Igino Cecchetti
HALLER, Albrecht von. - Scrittore e scienziato, n. a Berna il 16 ott. 1708, m. ivi il 12 dic. 1777. Anatomista e fisiologo illustre, si occupò pure di matematica, filosofia, politica.
Come scrittore deve la sua fama al poema Die Alpen (1729) nel quale configura il " mito " del buon alpigiano, uomo felice che l'ignoranza preserva dai mali della città, vero alunno della natura. Il poema è una tappa importante del naturalismo preromantico, negatore del peccato originale, della Redenzione e dell'ascesa a Dio attraverso la Grazia. In H. difatti "la bontà naturale dell'uomo, che trova in terra nella naturale felicità il suo premio, è la prima, mitica forma d'una dottrina dell'immanenza dei valori " (Antoni, v. bibl.).
BibL.: A. Pacinelli, A. von H., in L'opera di un maestro, Torino 1920, p. 224 sgg. (con la bibl. precedente a p. 349); S. d'Issay, A. von H., Ligiaia 1930; C. E. Engel, La littérature alpestre en France et en Angleterre au XVIIIe et XIXe siècle, Chambéry 1930, v. indice; M. Hochdoerfer, The conflict between the religious and the scientific views of A. von H., Lincoln (Debraska) 1952; C. Antoni, La lotta contro la ragione. Firenze 1942, p. 16 sgg. Precisa indicazione della bibl. più recente in J. Körner, Bibliographisches Handbuch des deutschen Schriftums, Berna 1949, pp. 202-203.
Massimo Petrocchi
HALLER, Johannes. - Storico protestante, n. il 16 ott. 1865 a Keinis (Estonia), m. il 17 genn. 1948 a Tubinga. Compiuti gli studi universitari a Dorpat, Berlino e Heidelberg, fu dal 1892 al 1897 a Roma, all'Istituto storico prussiano. Ordinario di scienze ausiliarie della storia a Marburg (1902-1904), passò in seguito ad insegnare storia a Giessen (fino al 1913) ed a Tubinga.
Conoscitore profondo della storia del medioevo e dell'età moderna, acquistò notorietà con la pubblicazione di fonti sul Concilio di Basilea (Concilium basiliense. Studien und Quellen zur Geschichte des Konzils von Basel, 5 voll., Basilea 1896-1904). L'opera sua fondamentale è però la storia del papato come idea e realtà attraverso i secoli, che giunge fino ai tempi di Innocenzo III (Das Papsttum. Idee und Wirklichkeit), di cui uscì a Stoccarda il I vol. nel 1934, seguito dalle due parti del II vol. nel 1938 e 1939. Autore di pregevoli sintesi (Die Epochen der deutschen Geschichte, Stoccarda 1923; Tausend Jahre deutsch-französische Beziehungen, ivi 1930), si ricordano tra i suoi ultimi studi: Piero da Monte, ein Gelehrter und päpstlicher Beamter des 15. Jahrhunderts (Roma 1941), e Pseudobildors erstes Auftreten im deutschen
Investiturstreit (in Studi gregoriani, II, Roma 1947, pp. 91-101).
BibL.: E. Wittenberg-N. Ahnlund, 7. H., in Historisk Tidskrift, $2^{\circ}$ Serie, 11 (1948), pp. 34-37. Silvio Forlani
HALLER, Karl Liddetid. - Storico e giurista, n. a Berna il $1^{\circ}$ ag. 1768 ; m. a Solothurn il 21 maggio 1854. Professore di diritto nell'Università di Berna, dopo un viaggio in Italia nel 1818 , si converti dal protestantesimo al cattolicesimo, attirandosi persecuzioni, che lo fecero emigrare in Francia.
Scrisse: Lettre de H. à sa famille pour lui déclarer san retour à l'Eglise catholique, apostolique et romaine (Parigi 1821); Histoire de la résolution religieuse, ou de la réforme protestante dans la Suisse occidentale (1837); c, la più importante, Restauration de la science politique au théorie de l'état social naturel, apposée à la fiction d'un état civil factice ( 6 voll., Winterthur 1816-25; $2^{\circ}$ ed. ivi 1820-34). Qui egli, interprete della reazione tedesca alla Rivoluzione Francese, contrappone allo Stato pubblicistico e istituzionale degli illuministi uno Stato feudalepatrimoniale, sostenendo che la sovranità viene da Dio e che l'unico criterio della legittimità dello Stato si trova nei mezzi di potenza di cui esso dispone. Concetto quest'ultimo, che troverà poi la sua attuazione nella politica di Bismarck.
BibL.: E. Reinhard. K. L. v. H., Colonia 1915; W. H. v. Sonntag, Die Staatsauffassung C. L. v. H. s, Jena 1929; B. Croce, Etica e politica, $3^{e}$ ed., Bari 1945; cf. anche J. Körner, Bibliograph. Handbuch des deutsch. Schriftums, Berna 1949, p. 232. Michele Lecce
HALLER, Leonhard. - Teologo, n. a Norimberga all'inizio del sec. xvı e m. ad Eichstätt il 23 marzo 1570. Esercitò il ministero sacerdotale a Monaco nel 1533; l'anno seguente ad Augusta, nella chiesa di S. Ulrico, predicò contro Lutero. Ad Eichstätt ricoprì varie cariche, finché nel 1540 dal vescovo Moriz von Hutten fu nominato suffragatoio di quella diocesi e consacrato vescovo titolare di Filadelfia. Quale rappresentante del vescovo Martin von Schaumberg partecipò, dal 16 luglio 1562 al 15 luglio 1563 , al Concilio di Trento, e strenuamente si oppose alla concessione in Germania del calice ai laici (XXII coss.).
Si ha di lui: Grund und Kundschaft aus göttlicher Geschrift und den bl. Vätern, dass Fleisch und Blut Christi in der bl. Mess woltalpiglich geepfert werd (Eichstätt 1553) e traduzioni in tedesco di alcuni scritti di Hoffmeister e del card. Stanislao Hosius.
BibL.: A. Strauss. Vivi scriptis, eruditione ac pietate insignes, Eichstätt 1799, pp. 157-64; G. Constant, Concession à l'Allemagne de la Communion sous les deux espèces, Parigi 1923, pp. 284. 296-98, 335, 841.
Ambrogio di Santa Teresa
HALLER, Michael. - Compositore e teorico, n. a Neusath il 13 genn. 1840, m. a Ratisbona il 4 genn. 1915. Entrato nel Seminario di questa città, vi fu ordinato sacerdote nel 1864; perfezionò poi lo studio della musica precedentemente iniziato nel monastero di Metten. Fu quindi professore di contrappunto e composizione nella scuola di Ratisbona.
Scrisse molta musica sacra, fra cui messe da 2 a 8 voci che ottennero grande successo per la purezza dello stile polifonico e l'armonia delle parti. Altri pezzi sacri e profani portarono la sua fama oltre il campo strettamente chiesastico. Scrisse anche un Trattato di composizione musicale sacra (trad. it., Torino 1884), un Fademecum für den Gesangsunterricht, ed altre monografie sulla modulazione del canto sacro che ebbero larga diffusione ed autorità.
BibL.: necrologio in Musica sacra, 49 (1915), p. 38 sg.; G. B. Katschthaler. Storia della musica sacra, trad. it., $3^{2}$ ed., Torino 1926, p. 215.
Silverio Mattei
HALLERSTEIN, Augustin von. - Gesuita, missionario e astronomo, n. a Lubiana il 27 ag. 1703, m. a Pechino il 29 ott. 1774. Già durante il viaggio
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per la Cina (1735-39) ebbe campo di esercitare il suo zelo a Lisbona, Mozambico, Goa e Malacca; giunto, poi, a Pechino, preceduto dalla fama di matematico, fu invitato dall'Imperatore alla corte, fatto mandarino di $2^{\circ}$ grado, membro del Tribunale delle matematiche, del quale fu nominato presidente dopo la morte del p. I. Kögler. Fu anche visitatore (17511758) e a due riprese provinciale ( $1757-62 ; 1766-73$ ) della missione cinese. Del prestigio che godeva presso l'Imperatore si servì soprattutto per rendere meno aspra l'applicazione delle leggi di persecuzione. Morì d'un colpo apoplettico all'annunzio della soppressione della Compagnia di Gesù.
Compì molti visggi scientifici per rilievi topografici, e compose un numero rilevante di opere di matematica, astronomia e cartografia; parte da solo, parte con la cooperazione dei pp. I. Kögler e A. Pereira. I suoi lavori, quasi tutti esposti in ampie lettere, per mezzo di cui manteneva contatto non solo con i Padri, ma anche con i migliori scienziati di Europa, sono pubblicate in gran parte in Philosophical Transactions (Londra 1746-52); Noyi Commentarii Academiae Petropolitanae... pro a. 1767-63 (pp. 503-12); Nova acta Academiae Petropolitanae (XIX [Hist.], p. 70 sgg.; [Memor.], p. 630 sgg.); e in : anon., Mémoires concernant l'histoire des Chinois (IX, p. 440 sgg .); M. Hell, Observationes astronomicae, ab a. 1717 ad a. 1732 a patribus S. 7. factae et a p. A. H... collectae (Vienna 1768, p. 382 sgg.), e in opere varie concernenti la Cina.
BibL.: Sommervogel, IV, coll. 49-52; A. Huondas, Deutsche
Fesuitemmissionäre des 17. u. 18. Jahrh., Friburgo in Br. 1899, pp. 187-88; J. Stein, Missionarie en astronom, in Studien, 109 (1928), pp. 433-51, 110 (1928), pp. 113-28, 404-30; L. Pfister, Notes biogr. et bibliogr. sur les Fesuites de l'ancienne Chine, Saianqui 1932. pp. 733-60.
Celestino Teaneve
HALLESISMO. - Il commerciante genovese Agostino Maria Trucco (1865-1940) chiamò Hallesint (da Halles $=$ mercati alimentari, e int $=$ internazionali) un suo progetto di consorzio per gli scambi : da cui il nome di h., attribuito dalla pubblica voce alla dottrina e al movimento culturale e realizzativo (scuola economica italiana) che ne seguirono allo scopo di fare dell'economia applicata una scienza positiva, capace di soluzioni autonome ai problemi che le sono propri.
Leggi di tale scienza sono principalmente le unificazioni contrattuali nascenti dagli usi o precorse dall'intelligenza, che storicamente segnarono sempre il progresso economico negli scambi, nell'assicurazione del risparmio, e nella circolazione delle monete e dei simboli. Sulla via di un ulteriore perfezionamento e unificazione di questi contratti deve quindi trovarsi la soluzione delle attuali questioni sociali : esse sono, in realta, unicamente questioni morali ed economiche, da risolvere rispettivamente con mezzi morali e con mezzi economici.
Questi ultimi sono da riconoscere non già negli espedienti di politica economica cui sono costretti i governi (calmieri, prezzi politici, dogane, dumping, controlli, ammassi, premi, ecc.): bensì nelle innovazioni di tecnica contrattuale capaci di suscitare, facilitare e garantire la formazione del risparmio, la razionale distribuzione dei capitali e l'apertura degli sbocchi commerciali, con cui unicamente si realizzano il diritto al lavoro e il giusto prezzo, cioè la giustizia sociale.
Tali innovazioni scaturiscono principalmente dal riconoscimento che le tre specie di beni tra cui lo scambio si opera, cioè i beni passati, presenti e futuri, non presentano, come è indispensabile, un egual grado di commerciabilità. Difatti i simboli dei beni futuri offerti dall'impresa non trovano, a causa dei rischi che li accompagnano (d'investimento, di immobilizzazione e di evalu tazione), specialmente tra plaghe geografiche lontane, il collocamento proporzionale alle rispettive capacità di risparmio e d'incremento produttivo. Da ciò la faticosa e disordinata formazione di capitali nuovi e, soprattutto,
la riduzione dei consumi, che rendono necessari gli espedienti delle politiche economiche.
Le proposte pratiche, già affioranti in più di un tentativo di organizzazione economica mondiale, si concretano nella unificazione del contratto di scambio, da realizzarsi, in una prima fase, nel campo creditizio e monetario, ad opera di un ente intermediario-contraente con carattere giuridico di fondazione universale, agente attraverso gli istituti bancari già esistenti, con elevatissimo grado di automaialità, sul tipo dell'unione postale universale. Utilizzare i suoi servizi sarà libero e volontario.
Tale fondazione emetterà, in forza di apposita convenzione stipulata con i singoli governi (i cui rappresentanti costituirebbero il consiglio generale) due titoli standard: uno di investimento (cartelle fruttifere); l'altro di pagamento (assegni infruttiferi), ambedue illumiztamente vendibili e rimborsabili. Con la vendita delle cartelle si estingueranno gli assegni, mentre con l'equivalente monetario di questi verranno acquistati titoli pubblici e industriali (a scopo patrimoniale e non di rivendita, a differenza delle trustee); e si faranno depositi bancari a copertura della circolazione delle cartelle, trasformando il reddito greggio degli investimenti in reddito ridibato, cioè esente da rischi.
Il sistema, caratterizzato da un funzionamento decentrato e automatico e da specifiche provvidenze atte a disciplinare in ogni luogo e tempo le velocita della circolazione monetaria, libera le oscillazioni dei prezzi da interferenze arbitrarie, eliminando le cause fondamentali della lotta di classe e del vincolismo economico, rispettivamente costituite dalla svalutazione monetaria e dalla diversa altezza dei prezzi reali del lavoro nei vari paesi.
Il disordine monetario ed economico ha cosi gravemente compromessa la pubblica e la privata moralità, che una rinascita spirituale appare oramai strettamente connessa a un ordinamento razionale del credito e degli scambi. Mettere il risparmio di tutti a disposizione di tutte le buone volontà di lavoro, è forse, oggi, l'atto di giustizia e carità sociale più illuminato ed urgente.
Bibl.: Tra le opere di A. M. Trucco, costituenti la Biblioteca Hallesint: la rorriera dell'umanità, Milano 1910; La separacitur dell'economia dalla Stata, Roma 1916; H., ivi 1920; Fondamenti di legislac. economica applicata, ivi 1922; La ideale moneta di canta, ivi 1924; Ritorrezione della moneta di renta, ivi 1929. Cf. inoltre: N. Manetti Cusa. H., ivi 1937; id., Economia razionale, ivi 1946; M. Baronci, Il microba della guerra, ivi 1944; id., Il Vangelo oggi, ivi 1947; G. Di Domenico, Il piano bollesina di rinnovamento economico, ivi 1944; S. Fiorenzani, Roma a Brettua Wands, ivi 1943; A. Peroni, Corso di economia sociale razionale, Milano 1949.
Mario Baronci
HAMANN, Johann Georg. - Filosofo, n. a Königsberg il 27 ag. 1730, m. a Münster il 21 giugno 1788.
Dopo una disordinata vita giovanile, la lettura della Bibbia operò in lui una "conversione" di schietto sapore pietistico (1758). Questo senso dell' «illuminazione» mistica rimase poi perenne nella sua vita e convisse con l'esaltazione della sensualità quale "arma delle tridità". In una età illuministica lo H. ha sentito la propria missione (Bestimmung) in un modo tipicamente antirazionalistico (anche ogni affare più comune diviene preghiera); in una età meccanicistica non ha creduto all'astratto concetto di un Dio "caricatore" dell'universo una volta per sempre, ma ha sentito la divinità come uno spirito sempre "presente".
Anzi nelle sue varie lettere, aforismi, libelli (tra le sue cose più importanti o gustose : Gedanhen über meinen Lebenslauf; Golgatha und Scheblimini; Aesthetica in nuce; Abaelardi Virbii chimitriache Sinfälla...; Des Ritters von Rosenereuz letzte Willensmeynung..., ecc.) appare un cosciente irrazionalista : l'esistenza è di gran lunga superiore alla ragione, la storia è un "libro sigillato" che la ragione stessa non può aprire, la religione è al di là dell'umano tentativo gnoseologico (a un certo momento però la fede sembra essere ridotta ad organo apprensivo), il "genio" dell'individuo supera l'astrato ragione. Sul piano politico lo H. è contro il paternalismo burocratico e il
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(da R. de Logoterio, Miniatures inédites de l'Hortus deliciarum, in Gazette archéol., 1884, loc. 17) A sinistra: CROCIFISSIONE. Miniatura dell'Hortus deliciarum, f. $150^{v}$ (1230) - Parigi, Biblioteca nazionale. A destra: LA CHIESA. Miniatura dell'Hortus deliciarum, f. $225^{v}$ (1230) - Parigi, Biblioteca nazionale.
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(1st. Kunsthist. Mss. Vienne)
RITRATTO DI JONN CHAMBERS
Vienna, Museo.
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dispotismo illuminato. Il suo ermetismo poi gli fa scorgere nelle insondabili vitalità della lingua gli elementi unificatori e determinatori della Nazione.
Spirito irrequieto, amante del «mistero» (fu denominato «mago del nord») lo H. ha avuto immensa fortuna tra le successive generazioni romantiche: il suo frammentismo e il suo ermetismo avevano difatti contribuito alla crisi della chiarezza geometrica e dello spirito di sistema, elementi centrali del razionalismo illuministico.
Bibl.: Schriften, ed. da F. Roth, 8 voll., Berlino 1821-43; C. H. Glidemcister, 7. G. H.s des Magus im Norden Leben und Schriften, 6 voll., Gotha 1837-73; Sibylliniche Blätter des Magus ausgewäblt u. eingelsstet von R. Unger, Jena 1905; M. Petri, 7. G. H.s Schriften u. Briefe, 4 parti, Hannover 1879-74; v. inoltre H. J. G., Tagebuch eines Christens, a cura di I. Nadler, Vienna 1949. Studi: H. Weber, H. und Kant, Nördlingen 1903; J. Blum, La vie et l'oeuvre de 7. G. H., Parigi 1912; R. Unger, H. und die Aufbldrung, Halle 1923; J. Nadler, Die Hamannausgabe, ivi 1930; L. Bianchi, H. und Herder, Bologna 1930; A. Gerbi, La politica del romantirismo, Bari 1932, pp. 64-114; E. Metzke, 7. G. H.s Stellung in der Philosophie des 16. Jahrhunderts, Halle 1934; l'introd. di S. Lupi a J. G. H., Stvitti e frammenti di estetere, Firenze 1938; C. Antoni, La lotta contro la ragione, ivi 1942, pp. 122-30; R. Croce, Storia dell'estetica per saggi, Bari 1942, pp. 136-60; P. Klossowski, Les méditatione bibliques de H., Parigi 1948.
Massimo Petrocchi
HAMILl, Jean-Baptiste du: v. duHamel, JeanBAPTISTE.
HAMILlIN, Octave. - Filosofo, n. a Lion d'Angers (Maine-11-Loire), il 22 luglio 1856, m. a Hucker (Landes) l's sett. 1907 in un generoso tentativo di salvataggio. Insegnò nell'Università di Bordeaux (dal 1895), quindi (dal 1903) alla Sorbona.
H. è fra i più cospicui rappresentanti del neocriticismo francese. Discepolo del Renouvier ha in comune con lui il punto di partenza, ma giunge a risultati che lo avvicinano a Hegel non meno che al suo maestro. Il mondo è essenzialmente un complesso di relazioni e la realtà si determina per via del processo costruttivo delle categorie, forme razionali del reale. Il metodo analitico (Renouvier) va pertanto integrato con il metodo sintetico (Hegel) : esso si sviluppa in una serie di posizioni dialettiche in cui si afferma, insieme discriminandosi, il reale, e il cui termine ultimo è la costituzione dell'essere compiuto, per sè esistente e personale, Dio. H. si accota cosí dal monismo idealistico hegeliano, avvicinandosi alla posizione teista.
Opere principali : Essai sur les éléments principaux de la représentation (Parigi 1907; nuova ed. ivi 1925); L'éducation par l'instruction (ivi 1902); La philosophie analytique de l'histoire de Renouvier (ivi 1899); Le système de Descartes (ivi 1910); Le système d'Aristote (ivi 1920).
Bibl.: A. Etcheverry, L'idéalisme frangais contemporain, Parigi 1934, pp. 45-98; L. J. Beck, La méthode synthétique d'H., ivi 1935; E. Bréhier, Histoire de la philosophie, II, fasc. iv, $3^{e}$ ed., ivi 1948, pp. 1031-63 (bibl.).
Andrea Ferro
HAMILINUS di Verulamidm. - Benedettino, m . nel rite ca., fu discepolo del b. Lanfranco e priore (ca. 1093) dell'abbazia di St. Albans (Hertfordshire, Inghilterra).
Scrisse un libretto De monachata, nel quale espone molte consuetudini monastiche e che in piccola parte è stato pubblicato da E. Martène e U. Durand, in Thesaurus novus anedoctorum, V, Parigi 1717, coll. 1453-56, estratto da un manoscritto Bigotiano.
Bibl.: anon., Bibliothèque générale des écrivains de l'Ordre de si Benoît, Bouillon 1777, p. 457; W. Dugdale, Monasticon Anglicanum, II, Londra 1819, p. 209, nota b; Th. D. Hardy, Descriptive Catalogue of materials relating to the history of Great Britain and Ireland, II, ivi 1865, p. 93; Th. Walsingham, Gesta abbatum monasterii S. Albani, ed. H. T. Riley, I, ivi 1867, p. 64.
Renata Orazi Ausenda
HAM-HEUNG, vicariato apostolico di. Situato nella Corea nord-occidentale, si affaccia sul golfo della Corea orientale. Ha una estensione di kmq. 49.375 e una popolazione di 2.500 .000 ab.
Eretto il 5 ag. 1920 con un territorio distaccato dal vicariato di Seul, fu denominato vicariato apostolico di Wonsan, dalla città omonima, e affidata ai Benedettini di S. Ottilia di Baviera, quivi arrivati nel febbr. 1909. Il 19 marzo 1922 la S. Sede vi aggiunse le province civili di Yenki (questa, oggi, diocesi suffraganea di Moukden) e di Ilan, appartenenti allora al vicariato apostolico della Manciuria settentrionale.
I Benedettini, intanto, vi fondarono un'abbazia, intitolata a s. Benedetto, che, eretta in abbazia nullius (l'odierna Tokwon) il 12 genn. 1940, incorporò una piccola parte di territorio del suddetto vicariato, inclusa la città stessa di Wonsan. Il vicariato, allora, venne affidato al clero secolare coreano, mutando il nome di Wonsan in quello primario (grapponese) di Kanko e in quello secondario (coreano) di H.-H. Quest'ultimo, finalmente, il 12 luglio 1950, è divenuto l'unico nome ufficiale. Furono i Padri della Società per le Mission: Estere di Parigi a scrivere, per primi, pagine splendide di storia missionaria in Corea, fin dalla prima metà del sec. XIX ed in specie il p. Bret, che nel 1894 si stabilí a Wonsan. Questo vicariato ha 8067 cattolici; 427 catecumeni; 5 sacerdoti nazionali e II esteri; 5 suore native e 3 estere; 6 seminaristi maggiori; 8 stazioni primarie e 43 secondarie; 6 chiese e 15 cappelle.
Bibl.: M. E. P., Le catholicisme en Corée, Hongkong 1924, pp. 73. 97-99; MC. 1946, pp. 182-83; id., 1950, p. 397; AAS, 12 (1920), pp. 363-64; 14 (1922), pp. 199-200; 32 (1940), pp. 323 345.
Edoardo Pecoraio
HAMILTON, diocesi di. - Città e diocesi nel Canadà (America settentrionale). Questa località fu eretta in diocesi il 17 febbr. 1856, per amembramento dell'arcidiocesi di Toronto, di cui è suffraganea, e comprende le contee di Brant, Bruce, Grey, Haldimand, Malton, Wellington, Wenthorth e una parte della contea di Dufferin, tutte nella provincia di Ontario.
Il primo vescovo fu J. Farrell (1820-73). Vi sono nella diocesi 68 chiese con sacerdote residente, 35 missioni con chiesa, 1 seminario, 3 orfanotrofi, 3 ospedali, 3 collegi e 81 scuole catoliche. La cura delle anime è affidata a 102 sacerdoti diocesani e 56 religiosi (Basiliani di Toronto, Gesuiti, Resurrezionisti). La Congregazione dei Resurrezionisti dirige il Collegio di S. Girolamo in Kitchener. La popolazione totale conta 505.951 ab. mentre i cattolici sono $64.847 . \mathrm{Il}$ territorio della diocesi è di 9000 kmq .
Bibl.: Archivio della S. Congr. de Prop. Fide, Acta S. C. de Prop. Fide, 219 (1855), foll. 489r-490; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1930, pp. 223-34; The Ontario Catholic year book and directory, Toronto 1950, v. indice.
Gastone Carrière
HAMILTON, Alexander. - Statista americano, n. nell'isola di Nevis (Antille) l'ir genn. 1757, m. a Nuova York il 12 luglio 1804. Di ingegno precoce, fu mandato a studiare a Nuova York, dove lo colse lo scoppio della guerra d'indipendenza. Schieratosi decisamente, come pubblicista, poi come soldato, per le colonie e contro l'Inghilterra, nel 1777 divenne aiutante di campo di Washington, carica che copri per quattro anni. Finita la guerra vittoriosamente, fu delegato dello Stato di Nuova York al Congresso continentale e poi all'Assemblea di Filadelfia (di cui fu uno dei promotori), che elaborò la nuova Costituzione federale.
Per assicurarle i voti del suo Stato, pubblicò con la collaborazione di Madison e Jay una serie di articoli che, apparsi in un giornale, e raccolti poi con il titolo The federalist, divennero una classica esegesi della Costituzione americana. Fautore di uno Stato forte, unitario, H. combatté le correnti rivoluzionarie e democratiche, che volevano lasciare massima autonomia ai singoli Stati, a spese del governo centrale. Nominato ministro del Tesoro, attuò una energica politica di risanamento econo-
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mico allo scopo di consolidare l'autorità federale. Lontano dall'illuminismo, ispirato a un vigoroso realismo e a una politica di potenza, si scontri con Jefferson, ministro degli Esteri, e leader della corrente democratica. Dopo una lunga lotta, si dimise nel 1795. Ucciso in duello da un avversario politico, lasciò una traccia incancellabile nella storia politico-economica degli Stati Uniti e al suo insegnamento ancora si richiamano le correnti conservatrici del paese.
Bibl.: A. Bein, Die Staatsidee A. H.s in ihrer Entstehung und Entwicklung, Monaco-Berlino 1927; N. Schachner, A. H., Nuova York 1946. Per altra bibl. v. autori vari, Literary history of the United States, ivi 1948, pp. 236-40. Gabriele Musatti
HAMILTON, William. - Filosofo, n. a Glasgow l'8 marzo 1788, m. a Edimburgo il 6 maggio 1856. Dopo aver studiato nella città natale e a Oxford, fu dapprima avvocato, quindi (dal 1821) professore di storia, poi (dal 1836 fino alla morte) di filosofia nell'Università di Edimburgo.
Fedele al carattere tradizionalmente psicologico del pensiero inglese, H. ritiene fondamentale (sulle orme del Reid e in antitesi allo scetticismo di Hume) l'attestato istintivo della coscienza, che pone un'irriducibile dualità tra il mondo oggettivo e il soggetto percipiente; ma, conscio dell'insegnamento di Kant, vuol togliere a quell'attestato il carattere dell'immediatezza, mostrando come il conoscere non sia assoluto e incondizionato, bensì sempre limitato e relativo. "Pensare è porre condizioni» (to think is to condition): questa è la proposizione fondamentale della gnoseologia di H. Ossia: conoscere un oggetto è riferirlo a qualcosa che lo condiziona e lo limita. La stessa forma logica del giudizio (che lo H. assume kantianamente come tipica forma del conoscere) dimostra la relatività del pensiero per il suo porsi come espressione dell'unità sintetica di due termini. In questa asserzione della relatività del pensiero come pensiero del finito e del condizionato, assume nella mente di H . particolare rilievo il concetto di causa-effetto, in quanto esso rappresenta

(da G. Contenau, C'ort de l'áta occidentale anaisnac, Parigi 1859; HammurabI - Parte superiore della esita in diorlso di H.
quasi il paradigma dell'attività condizionatrice del pensiero conoscitivo.
E invero, il concetto di causa-effetto esprime quel reciproco riferimento dinamico delle determinazioni oggettive del conoscere, che non è esplicito nelle rappresentazioni meramente spazio-temporali e lo è meno ancora nei concetti logico-metafisici di "tutto " e "parte", "genere" e "specie", e via dicendo. E evidente pertanto, in questa accentuazione del concetto causale, il ricordo dell'Audilita trascendentale kantiana. La quale è peraltro fraintesa da H. in questo : ch'egli non vede nell'attività del pensiero un processo sintetico puro, che costruisce la scienza dei fenomeni; ma considera un fenomeno la stessa coscienza, in quanto in realta essa non pone, ma subisce dall'esterno le condizioni del suo sapere. Il concetto non si fa cosi, per H., categoria, ma resta piuttosto un compromesso empirico tra l'intelletto e l'osservazione sensibile. Onde, quando H. sostiene con Kant che non si dà conoscenza dell'incondizionato, egli dimostra di interpretare troppo letteralmente il pensiero kantiano, poiché in effetti con quell'affermazione pretende di negare al pensiero non solo la possibilità di trascendere il fenomeno, ma altresi quella di porsi il problema del fenomeno: cosicchè si preclude la via per intendere non soltanto la Critica della ragion pratica e la Critica del giudizio, ma anche il senso più profondo della stessa Critica della ragion pura. Di conseguenza, le contradizioni antinomiche implicite nel pensiero dell'incondizionato e dell'assoluto (di cui è pur immanente nello spirito umano la più viva esigenza) non trovano per H. altra soluzione che l'atto di fede : di una fede, però, che, lungi dall'esprimere la profonda spiritualità dell'esistenza umana attraverso il suo riferimento alla pura spiritualità divina, rappresenta piuttosto la finclo rinunzia del pensiero di fronte alle difficoltà del suo pensare. Ciò spiega la fragilità della polemica di H. contro l'idealismo postkantiano, e particolarmente contro Schelling (v.); e spiega anche la scarsa vitalità dei tentativi teologici dello stesso H. e del suo discepolo e prosecutore Mansel.
Accanto a questa fondamentale gnoseologia psicologistica si pone, nel pensiero dello H., l'elaborazione formalistica di una logica dei concetti, i cui rapporti vengono limitati, in senso antiaristotelico, alla sola relazione della quantità : onde ogni giudizio esprime il rapporto di estensione tra due concetti nello schema di un'equazione reversibile. Ne risultano un matematismo deduttivo e una logica calcolatrice, che ricordano il nominolismo di Hobbes (v.), ma hanno ormai scarsa importanza.
Opere principali di H.: Discussions on philosophy and literature (Londra 1852), Lectures on metaphysics and logic, postuma (4 voll., ivi 1859-60).
Bibl.: J. Stuart Mill, Examination of sir W. H.s philosophy, Londra 1865; W. H. Monk, Sir W. H., ivi 1881; F. Nasen, Die Erkenntnislehre H.s. Strasburgo 1911; S. V. Rasmussen, The philosophy of sir W. H., Copenaghen-Londra 1927; T. T. Segerstadt, The problem of knowledge in Scottish philosophy, Lund 1935. Vittorio Sainati
HAMMURABI (Hammurapi). - Sesto re della prima dinastia babilonese, figlio di Sin-muballit; regnò 43 anni.
1. Vita. - Babilonia, sotto la prima dinastia, di origine amorrita, rappresentava l'avamposto dell'invasione amorrita, venuta dall'Occidente e con una serie di marche stabilentisi su tutti i paesi lungo l'Eufrate. Con H. essa divenne l'erede di tutta la civiltà sumerosocadica, antica di oltre mille anni, erede a sua volta delle grandi civiltà preistoriche (Gemdet Nasr, Uruk, Obejd, e più anticamente ancora Ḩalaf a nord, Eridu a sud). Gli Amorriti ricevettero questa eredità del passato, direttamente o indirettamente, la rimodellarono e vi lasciarono la loro impronta in modo così potente e duraturo che Babilonia divenne la grande metropoli spirituale, la cui irradiazione s'impose agli stessi nemici ed attraversò i secoli.
L'opera di H. in politica estera fu di stabilire la potenza di Babilonia e di farne il centro di un impero.
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Altri tentativi di egemonia erano stati fatti prima di lui ed avevano avuto risultati più o meno brillanti ed effimeri. Ma all'inizio del secondo millennio i tempi erano maturi; secoli di vita comune avevano fatto compenetrare le popolazioni tra di loro, armonizzare le tradizioni, e l'introduzione del nuovo elemento amorrita, già assimilato dai primi re della dinastia, senza aver perduto il suo mordente, permettere un rinnovamento. Occorreva ormai l'azione di un abile uomo politico per organizzare la conquista, di un guerriero per completarla, d'un uomo di Stato e d'un legislatore per renderla stabile. H. fu tutto ciò. La corrispondenza dello stesso H. c quelle dei successivi re di Mari e d'Assiria per quest'epoca, fanno assistere ad un gioco di competizioni, di alleanze, di reticenze e di ardimenti, fatto con suprema scaltrezza; con esso H. elimind, uno dopo l'altro, i suoi principali avversari, alcuni dei quali, come RimSin, re di Larsa, Zimrilim, re di Mari, ed il sovrano d'Ešnunna, erano alla sua altezza. Il dominio di Babilonia si estese così su tutto il territorio di Sumer e d'Akka