volume-06

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ioco di competizioni, di alleanze, di reticenze e di ardimenti, fatto con suprema scaltrezza; con esso H. elimind, uno dopo l'altro, i suoi principali avversari, alcuni dei quali, come RimSin, re di Larsa, Zimrilim, re di Mari, ed il sovrano d'Ešnunna, erano alla sua altezza. Il dominio di Babilonia si estese così su tutto il territorio di Sumer e d'Akkad e sul medio Eufrate (Mari e dipendenze); la sua influenza si estese ancora più lontano verso il nord e l'ovest, e l'irradiazione culturale oltrepassò i limiti dell'influsso politico.

Il conquistatore
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(da B. Francis Arger. The code of Hammurabi, Chicago 1921) Hammurabi - Particolare del codice di H.
seppe amministrare, concaliare, far regnare la giustizia. Tutta la sua corrispondenza, specialmente quella con il governatore di provincia Sin-idinnam, con Samaš-hasir, gerente di demanio, e con altri alti funzionari come Balmunamhe, è molto suggestiva. Personalmente o per mezzo di Lú (Awil)-Ninurta, che funge da primo ministro, H. segue tutti gli affari importanti. Questa corrispondenza, che adesso è completata da quelle della corte di Mari (periodo assiro e periodo nazionale) e d'Assiria (Samsi-Addu e Išme-Dagan) permette di comprendere la vita degli Stati mesopotamici in una delle più brillanti epoche della loro storia. Si sono fatte numerose ipotesi sull'epoca esatta di H., e le estreme conclusioni vanno dal sec. xxiI al xviri a. C. Le recenti scoperte di Mari hanno costretto a rivedere alcuni sincronismi che parevano acquisiti. I nuovi scavi e i nuovi testi scoperti, le conquiste dell'orientalismo in questi ultimi anni in tutto il Medio Oriente, costringono a riesaminare il problema cronologico nel suo insieme, così come le cronologie particolari, assolute e relative. Alcuni sono inclini ad avvicinare H., ponendolo al sec. xviri o perfino al xvir. Questa tendenza incontra sempre più il favore degli esperti. Nel suo insieme, tale opinione, che comporta numerose varianti, ha grandissima probabilità : molti la credono perfino dimostrata; tuttavia alcuni dotti preferiscono attualmente conservare le date tradizionali e mantenere H. al sec. xx o al xix.
II. Il codice di H. - Il monumento più importante dell' attività legislativa di H. è il suo codice. L'esemplare principale è un blocco alto m. 2,25,

Il codice ha un prologo ed un epilogo, redatti in dialetto e stile poetico, ed un corpo di leggi (diviso dai moderni in z8a paragrafi), scritto nel dialetto e stile della cancelleria reale, chiaro e preciso senza tecniciamo. La parte legislativa si può dividere in tre grandi sezioni; diritto alla proprietà, diritto familiare, diritto sociale (criminale e civile). Questa divisione non è del tutto adeguata secondo i concetti moderni, ma è comoda.

Il codice di H. è stato per lungo tempo considerato come un documento quasi unico e si è stati inclini a vedervi una specie di miracolo, attribuendo a H. una originalità che non possiede. Le scoperte in questi ultimi anni (1945-47) del codice di Ešnunna (o codice di Bilalama) e del codice di Lipit-Ištar, il primo in accadico, il secondo in sumerico, anteriori a quello di H. rispettivamente di ca. due secoli e di un secolo e mezzo, e di provenienza l'uno dal nord est, l'altro dal sud della Babilonia, obbligano a rivedere questo giudizio. Il codice di H. rientra nella grande tradizione giuridica sumero-accadica o mesopotamica. Tutti i grandi sovrani sumerici o accadici si erano dichiarati legislatori, e la loro attività giuridica è provata dagli atti e disposizioni di leggi, come quelle di Urukagina (fine della dinastia di Lagaš). L'originalità di H. è stata di essere legislatore d'Impero e di entrare nella tradizione giuridica completandola, armonizzando i

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costumi, estendendo il diritto e la legge a tutti i sudditi del suo vasto Impero. Ben inteso, vi era anche la giurisprudenza creata dai giudizi dei tribunali, dalle disposizioni amministrative, dalle decisioni provenienti dal potere sovrano del re.

E impossibile qui anche solo abbozzare il confronto con le altre legislazioni : raccolta delle leggi assire, codice hittita, costumi di Nuzi. Queste partecipano del diritto mesopotamico, modificare però dagli usi e dai diritti particolari delle civiltà che le hanno prodotte.

Né è possibile istituire un confronto particolareggiato con il diritto israelita. Basti osservare che il diritto mesopotamico è quello di un paese commerciale, che vive di produzione, di scambi e di transito, in ogni ordine. La preoccupazione è di garantire la giustizia e la sicurezza in una civiltà insieme stabile e «aperta». Il diritto israelita è influenzato, certo, dal diritto mesopotamico, ma anche dagli usi dei nomadi e semi-nomadi (in questo si avvicinerebbe al diritto consuetudinario di Nuzi); è il diritto di un piccolo popolo minacciato dai grandi Imperi, che cerca di preservare la sua fede, le sue tradizioni e la sua integrità, e perciò lo si potrebbe chiamare quasi un diritto "presezionista» e "chiuso». Inoltre il diritto israelita ha un carattere di monoteismo teocratico particolarissimo. Lasciando da parte ciò che è rivelazione e monoteismo in Israele, si può dire che H . ha cercato, mantenendo lo spirito religioso, di stabilire una distinzione tra tutto ciò che appartiene all'autorità sacerdotale o clericale e ciò che spetta all'autorità civile. Il re, capo religioso, è sovrano dei due ordini, poiché la religione è il loro fondamento, ma le funzioni devono essere distinte. Vi è del pari un abisso tra il monoteismo giudaico e l'unificazione religiosa tentata da H .

L'età di H. è anche quella d'Abramo (anche se non si ammette l'identificazione, estremamente dubbia, di Amrafele [v.] con H.; ed anche se Abramo e H. non sono esattamente contemporanei). Quest'età fu quella delle prima civiltà babilonese classica, nella quale la cultura mesopotamica, ricca d'un lunghissimo passato, raggiunse una delle sue espressioni più alte: età classica, non solamente per l'Oriente antico, ma per l'intera umanità.

Altri personaggi che portano il nome di H. sono stati rivelati dalle lettere di Mari.

Bibl.: Della bibl. immensa dedicata a H. ed alla prima dinastia di Babilonia, basti citare: Th. Böhl, King Hammurabi of Babylon in the setting of his time (about 1700), Amsterdam 1946. Sul codice di H.: edito princeps: V. Schell, in Mémoires de la Délégation en Perse, IV, Textes diamites-sémitiques, $2^{\circ}$ serie, Parigi 1902; ristampato a parte nel volume La loi de Hammourabi, $3^{\circ}$ ed., ivi 1908. Le più recenti traduzioni sono quelle di W. Eibirs, Die Gesetzstete Chammurabis (Der Alte Orient, 31, xxivv), Lipsia 1932; [A. Deimel], Codex Hammurabi, transcriptio et versio latino, $3^{\circ}$ ed. di A. Pohl e R. Follet, Roma 1930. Sul codice di LipitIstar, ca. 130 anni prima di H.: F. R. Steele, The Lipit-Johtar law code, in American journal of archaeology, 51 (1947), p. 158 sgg. Sul codice di Bilalama (o d'Eśnunna, o di Tell Harmati, ca. 2 secc. prima di H.: A. Goetze, The laws of Eshnunna, in Sumer, 4 (1948), p. 63 sgg.; M. Th. de Liagre Böhl, Het akhadische wetboek van Bilalama, Koning van Esjnunna, in Jaarbericht van het vooraziatisch genootschap "Ex Oriente Lux», 11 (1949-50), Renate Follet

HAMON, André-Jean-Marie. - Sulpiziano, teologo e oratore, n. a Le Pas (Mayenne) il 18 maggio 1795, m. a Parigi il 16 dic. 1874. Professore di teologia nel Seminario di S. Sulpizio (1820-25), indi rettore in quello di Bordeaux, con il titolo anche di vicario generale (1825-51), passò a reggere, fino alla morte, la parrocchia di S. Sulpizio a Parigi. Rifiutò i vescovati di Montauban e di Mans.

Ampio favore incontrarono, ed ebbero numerose edizioni e versioni, le biografie: Vie du card. de Cheverus (Parigi 1837), Vie de Marie River (ivi 1852) e, soprattutto, la Vie de st François de Sales (2 voll., ivi 1854; $39^{\text {a }}$ ed. ivi 1929) per l'accuratezza delle ricerche e della stesura e per l'unzione tutta particolare, con cui si espongono i
fatti. Uguale successo ben meritato ebbero e conservano ancora le Méditations pour tous les jours de l'année (3 voll., ivi 1872 ; $150^{\circ}$ migliaio, ivi 1929; vers. it., 4 voll., Torino 1918). Giova pure ricordare: Troité de la prédication (Parigi 1846); Notre-Dame de France, ou Histoire du culte de la ste Vierge en France ( 7 voll., ivi 1861-66) e Retraites pastorales ( 2 voll., postumi, ivi 1889 ).

Bibl.: L. Brandereau, Vie de M. H., Parigi 1877; Hurter, V. col. 1824.

Celestino Testore
HAMON, Auguste. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a St-Père-en-Retz (Loira inferiore) il 2 genn. 1860, m. a Parigi il 26 giugno 1939. Professore di lettere nel Collegio di S. Ignazio a Parigi (18961899), vi rimase come scrittore fino al 1908, quando fu nominato collaboratore al periodico Etudes. Fu nello stesso tempo rettore, a due riprese, della casa di Rouen (1908-16 e 1931-35). Passò gli ultimi anni a Parigi.

Oltre ad una nutrita collaborazione a vari periodici, specialmente a Etudes, a Revue d'ascétique et de mystique e a parecchie opere di ascetica, lasciò: Un maitre de la vie mystique. Le p. René de Maunigny (2ed., Parigi 1921); Les Auxiliatrices du Purgatoire (2 voll., ivi 1919-21); ma soprattutto il suo nome è legato ai volumi ben documentati della: Histoire de la dćvation ou Sacré-Cueur: I. Vie de ste M.-M. Alacoque (Parigí 1007; $5^{\circ}$ ed., ivi 1923; vers. it., Torino 1920); II. L'mube de la dćvation (ivi 1925); III. Paray-le-Monial (ivi 1927); IV. Luttes indéctes (ivi 1931); V. Rayal triomphe (postumo, ivi 1940).

Bibl.: J. Lebecion, Le p. A. II. (1860-1935), in Revue d'hist. de l'Eglise de France, 25 (1939), pp. 419-21.

Celestino Testore
HAMONTANUS (Kaluebrexner), Gérard. Certosino, n. ad Hamont (Brabante) al principio del sec. xvi, m. a Colonia il 2 ag. 1566. Dopo essere stato avvocato e notaio ad Aquisgrana, entrò nella certosa di Colonia, dove, per la sua grande virtù, fu eletto priore ( 1536 ) e, negli ultimi anni della vita, vicario provinciale. Il suo convento, ch'egli riusci a salvare dalle minacce dei protestanti, divenne rifugio di preti cattolici e specialmente di Gesuiti, e centro di cultura ecclesiastica.

Indusse a scrivere il suo confratello Lorenzo Surio; contribuì alla versione latina e all'edizione delle opere di G. Taulero (Colonia 1547), pubblicò quelle di G. di Ruysbroek (ivi 1549) di cui fece le prefazioni, e una serie di opuscoli di Dionigi il Certosino (ivi 1550). Scrisse alcune opere di devozione: Exercitia quoadone pia et salutifera de Psalterio gloriosae Virginis Mariae (ivi s. a.) ed altre rimaste manoscritte. A lui è dai più attribuito l'Hortulus devotionis, apparso anonimo a Colonia nel 1541.

Bibl.: Th. Petreius, Bibliotheca Carthusiana, Colonia 1609, pp. 97-104; J. F. Foppena, Bibliotheca Belgica, Bruxelles 1739, p. 350 sg.; J.-N. Paquot, Mémoires pour servir à l'hist. litt. des Pays-Bas, I, Lovanio 1765, p. 271 sg.; J.-J. Thonissen, s. v. in Biographie nationale de Belgique, 8 (1884-85), col. 675 sg.; Chronologia Caribusiae Coloniensis, pubblicata da J. J. Merlo, in Annalen des hist. Vereins f. d. Niederrhein, 45 (1886), p. 42; E. de Seyn, Dict. des écrivains belges, II, Bruges 1931, p. 1093.

Renate Orazi Ausende
HAN, Ulderico. - Tipografo tedesco, originario di Ingolstadt, m. a Roma prima del 1480. La sua attività si svolse in Roma dal 1467 al 1471, poi da quest'anno al 1474 associato con Simone Cardella, indi di nuovo da solo fra gli aa. 1475-78; gli sono attribuite oltre 60 edizioni.

Fra esse è il libretto Meditationes del card. Giovanni da Torquemada (Turrecremata), datato 31 dic. 1467, primo libro con figure stampato in Italia e del quale si conoscono soltanto 4 esemplari in biblioteche pubbliche di Manchester, Madrid, Vienna e Norimberga. Sottoscrisse sue edizioni anche con il cognome latinizzato di Gallus e con l'appellativo di Barbatus.

Bibl.: K. Haehler, Die deutschen Buchdrucker des XV. Jahrhunderts im Auslande, Monaco 1924, pp. 18-22; L. De Gre-

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zori, La stampa a Roma nel sec. XV, Roma 1933, pp. 13-14, 43-49. Per le Meditationes: L. Donati, Meditationes Johannis de Turrecremata, Dicagazione prima, in Maso Finiguerra, 4 (1939), pp. 3-68; L. De Gregori, Il chiasto della Minerva e le "Méditationes, del card. Turrecremata, Roma 1940; L. Donati, Dicagazione seconda, in Studi di bibliografia e di argomento romano in memoria di Luigi De Gregori, ivl 1949, pp. 99-128; G. Avanzi, L'illustrazione libraria con particolare riguardo al libro italiano, ivl 1950, pp. 13-14 e 34. Giannetto Avanzi

HANAFITA, RITO : v. ABÙ HANIFA.
HANANI (ebraico: Hānānī). - 1. Profeta, che rimproverò al re Asa la mancanza di fiducia in Dio, quando, contro Baasa re d'Israele ( $910-887$ ), invocò l'aiuto di Benadad, re di Damasco. Asa, irritato, lo fece incarcerare (II Par. 16, 7-10). Probabilmente è il padre del profeta Iehu (I Reg. 16, 1-7; II Par. 19, 2; 20, 34).
2. Altri 4 israeliti del Vecchio Testamento. Un levita, figlio di Heman, capo della $18^{a}$ classe dei cantori (I Par. 25, 4-25). Un sacerdote, figlio di Emmer, che rimandò la donna straniera sposata in esilio (Esd. 10, 20). Un fratello di Neemia, cui questi affidò il governo di Gerusalemme (Nah. 1, 2; 7, 2). Un sacerdote, che partecipò alla consacrazione delle mura di Gerusalemme (Nah. 12, 35).

Bibl.: E. Tobac-J. Coppens, Les prophètes d'Israël, I, $2^{2}$ ed., Malines 1932, p. 142; A. Vaccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, pp. 119, 125, 199 sg., 212, 225 sg.; A. Médebielle, EidrasNébence (La Ste Bible, ed. L. Pirox, 4), Parigi 1949, pp. 176, 327 sg., 3.5 . Francesco Spadafora

HANBALITA, RITO. - Una delle quattro grandi scuole o riti o sistemi giuridici dell'islamismo ortodosso, risalente al giurista e teologo Abmad b. Hanbal ( $780-855$ d. C.). Questo dottore visse a Bagdad sotto i primi califfi 'abbāsidi e si distinse per lo studio approfondito della tradizione (hadit) storico normativa, attribuita a Maometto e ai suoi compagni, sulla quale egli raccolse un imponente corpus di ca. 30 mila numeri (Musnad).

Sia nella elaborazione giuridica sia in quella teolo logica Ibn Hanbal assunse un atteggiamento rigidamente conservatore, fondato sui dati positivi della rivelazione e della tradizione, alieno al massimo da ogni intervento del criterio personale (ra'), quale era stato invece accettato in varia misura dai precedenti riti hanafita a šāfi'ita. In teologia egli si trovò cosí ad avversare strenuamente le dottrine dei mu'taziliti, miranti a una interpretazione razionale dei punti controversi della rivelazione (liberazbiletto dell'uomo, rapporto fra la persona di Dio e i suoi attributi, creazione nel tempo del Corano); e quando il favore di alcuni califfi tentò di imporre il mu'tazilismo come dottrina di Stato, la resistenza di Ibn Hanbal gli attirò persecuzioni e prove da cui solo l'avvento di nuovi sovrani devoti alla ortodossia tradizionale valse a liberarlo. Circonfuso da un'aureola di santità anche per questa coraggiosa resistenza alla persecuzione politica, Ibn Hanbal morí a Bagdad e ivi fu sepolto.

Il suo sistema, letteralista, rigorista e conservatore, è rimasto in minoranza per numero di seguaci rispetto agli altri tre ortodossi, ma segna nella storia religiosa e sociale dell'islām un tratto altamente caratteristico, per la tenace intransigenza delle dottrine e le personalità dei suoi assertori, del fondatore ai grandi dottori hanbaliti dei tempi medievali e moderni. Emergono tra questi il siriano Ibn Tajmijjah (1263-1328), fecondissimo polemista, teologo e moralista; e, in epoca più recente, il fondatore del movimento wahhābita d'Arabia, Muhammad ibn 'Abd al-Wahhāb (sec. xviII). Questa grande reviviazenza di puritanesimo, che ha messo capo allo Stato e alla dinastia oggi dominante in Arabia, ha infatti le sue radici nel sistema hanbalita che è tuttora la dottrina ufficiale, in diritto e teologia, nell'Arabia sa'udiana. Lo hanbalismo è inoltre seguito dai sunniti del 'Omān, della Costa dei Pirati, dell'al-Ahsā, e ha nuclei di seguaci nel 'Irāq, in Siria e Palestina. Anche nell'India musulmana, seguono il r. h. i cosiddetti $A h l$ al-hadit (egente del
hadit", che è del resto la denominazione storica datasi dai hanbaliti sin dal più antico periodo), detti da alcuni autori europei "wahhābiti indiani». Il numero totale dei hanbaliti odierni può calcolarsi sui 3 milioni.

Recenti studi hanno messo in rilievo, in contrasto con il rigorismo morale e lo stretto conservatorismo del sistema hanbalita, alcuni lati di sorprendente equilibrio e concretezza insieme della sua teologia, come nel problema della volontà dell'uomo nei rapporti della onnipotenza divina, in cui, sia pure per diversa via e con altre finalità, la posizione hanbalita viene ad essere non molto lontana da quella dei mu'taziliti, i loro fiorissimi avversari del periodo delle origini, oggi da tempo estinti.

Perla bibl. v. islám. Francesco Gabrieli
HANCHUNG, Diocesi di. - Si trova nella Cina settentrionale nella parte sud-occidentale nella provincia civile dello Shensi. Fu eretta in vicariato apostolico il 2 giugno 1887 per divisione del vicariato apostolico dello Shensi ed ebbe il nome di vicariato apostolico dello Shensi meridionale. Fu affidata al Seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Roma per le Missioni Estere. Il 3 dic. 1924 ebbe il nome di vicariato apostolico di Hanchungfu, e, fusosi nel 1926 il Seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo con l'Istituto delle Missioni Estere di Milano, la missione di H. passò al nuovo Istituto pontificio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e dei SS. Ambrogio e Carlo per le Missioni Estere. Nel 1928 cedette parte del suo territorio per l'erezione della prefettura apostolica di Hinganfu. L'11 apr. 1946, con la istituzione della gerarchia episcopale in Cina, H. fu elevata a diocesi suffraganea di Sian.

Ha una estensione di 16.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su di una popolazione totale di 1.500 .000 ab., i cattolici erano 18.679 , i catecumeni 414 , i protestanti 2000 , i maomettani 50.000 , il resto pagani, buddhisti, taoisti e confucianisti. Oltre al vescovo italiano, vi erano pure 25 sacerdoti italiani e 8 sacerdoti secolari cinesi. Nel Seminario preparatorio studiavano 12 alunni, 56 in quello minore e 2 nel Seminario regionale del Honan con sede a Kaifeng. Tra il personale ausiliario figuravano 2 fratelli laici italiani, 51 suore di cui 15 italiane e il resto cinesi, 23 catechisti, 91 maestri, 20 battezzatori e 2 medici. Sul vasto territorio, diviso in 14 distretti, erano sparse 14 stazioni primarie e 107 secondarie, 22 chiese e 72 oratori o cappelle. Le opere annoveravano i ospedale con 50 letti, 6 ambulatori medici, 3 orfanotrof con 148 ragazze, 2 ospizi per vecchi con 44 ricoverati, I leibrosario con 18 degenti, 2 brefotrof con 41 bambini, I collegio maschile con 16 alunni e 1 femminile con 22 alunne, I asilo infantile con 63 assistiti. Le 20 scuole elementari avevano complessivamente 1883 alunni e le 22 medie 446 scolari.

Le origini cristiano di H. sono legate a quelle di tutto lo Shensi, che ha per capitale Sian (v.). Tra i Padri gesuiti che qui lavorarono nel sec. xvir devono ricordarsi il Faber e il Motel, il primo dei quali m. a pochi chilonfetri da H. in fama di santità ( 1659 ); tra i Padri francescani, succeduti ai Gesuiti, il b. Giovanni da Triora (m. nel 1816) e il Martinelli, qui arrestato nel 1860 e tradotto prigioniero a Canton. Dopo la erezione della missione autonoma, il vero fondatore e organizzatore ne fu mons. Pio Giuseppe Passerini, appartenente al Seminario dei SS. Pietro e Paolo di Roma e che governò il vicariato dal che è al 1918. Negli ultimi trent'anni la missione ha sofferto più volte nel personale e nelle opere a causa di incursioni e saccheggi di soldati comunisti, che avevano il loro quartiere generale nella missione di Yenan, a nord dello Shensi.

Bibl.: GM, p. 195; MC, 1920, pp. 138 sg., 300-301; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, p. 149 sgg.; Arch. di Prop. Fide, H., relazione al 30 giugno 1949. Adamo Pucci

HÄNDEL, Georg Friedrich. - Musicista, n. ad Halle il 23 febbr. 1685, m. a Londra il 14 apr. 1759.

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(per carissia del dott. B. Digenhart) Händel, Geolog Friedrich - Ritratto, incisione contemporance di Georg Friedrich Schmidt.

Superando l'ostilità paterna compí gli studi musicali sotto la guida dell'organista Zachow; s'iscrisse come studente di giurisprudenza nell'Università di Halle, ma nel 1703 si trasferí ad Amburgo ove fece rappresentare la prima opera teatrale, Almira(1705). Dal 1706 al 1709 fu in Italia, a Firenze, Roma, Venezia e Napoli, ove conobbe i grandi maestri Alessandro e Domenico Scarlatti e Arcangelo Corelli; nel 1710
fu maestro di cappella nella corte di Hannover, ma alla fine dello stesso anno si trasferí a Londra, ove rimase per tutta la vita che fu ricca di lotte, cadute e trionfi.

Sono note le vicende della sua carriera teatrale in rapporto alle difficoltà finanziarie dell'Accademia reale di musica da lui fondata ed alle rivalità economico-artistiche del Bononcini prima e del Porpora poi. Alla copiosa produzione teatrale segul la creazione di una nuova forma drammatica in cui il genio di H . ha lasciato il suo segno perenne. Il Saul e Israele in Egitto (1738-39) furono i primi saggi di questa personale concezione dell'oratorio; segul il Messia, eseguito a Dublino nel 1742 con grande successo, che non si rinnovò in Inghilterra. Egualmente poco fortunati furono l'oratorio profano Ercole e il Belsazar (1744), ma fu trionfalmente accolto il Givda Maccabeo (1747) scritto a celebrazione della vittoria del duca di Cumberland sui partigiani degli Stuart. Frutti di una inesauribile vena creativa furono gli oratóri composti dal 1747 al ' 31 : Giosué, Salomone, Susanna, Teodoro, Ielte. Negli ultimi anni il musicista fu colto dalla cecità, ma fu confortato dall'ammirazione ormai indiscussa e universale: fu sepolto, in segno di grande onore, nell'al-bazia di Westminster. L'opera di H., pregevole anche nel campo della musica strumentale, eccelle nell'oratorio, in cui la fantasia ebbe modo di spiegarsi con una mirabile grandiosità di architettura e pienezza di espressione: l'epica drammaticità dei cori e l'intenso lirismo melodico delle parti solistiche si fondono nell'armoniosa e salda unità artistica della composizione sempre improntata a caratteri di nobile e solenne vigore stilistico.

Bibl.: F. Chrysander, G. F. H., Lipsia 1838-67, biografia fondamentale: R. Rolland, H., Parigi 1901; Newman Flower, G. F. H., Londra 1923; H. Leichtenstitt, H., Berlino 1924; J. Müller-Blattau, G. F. H., Potsdam 1934; Percy M. Young, H., Londra 1947.

HANEBERG, Daniel Bonifatius. - Vescovo, n. a Lenzfried (Baviera) il 16 giugno 1816, m. a Spira il 31 maggio 1876. Dopo aver studiato filologia e teologia all'Università di Monaco, fu ordinato sacerdote nel 1839 e divenne professore ordinario di esegesi dell'Antico Testamento all'Università di Monaco.

Entrato nell'Ordine di s. Benedetto nell'abbazia di s. Bonifacio nel 1850 , cinque anni dopo vi divenne abate. Nel 1864 eletto vescovo dal Capitolo del duomo di Treviri, rifiutò la nomina. Lo stesso fece i due anni successivi, quando gli furono offerte le sedi di Colonia e di Eichstätt. Fu chiamato a Roma da Pio IX per preparare il Concilio Vaticano. Nel 1872 accettò l'amministrazione
della diocesi di Spira, che quale vescovo resse fino alla morte. Tra le sue opere si ricordano: Die religiösen Altertïmer der Bibel (Monaco 1869), Geschichte der biblischen Offenbarung (ivi 1850) e l'edizione dei Camones s. Hippolyt (ivi 1870).

Bibl.: A. Lindner, Die Schriftsteller im heutigen Königreish Bayern, II. Ratisbona 1880, pp. 216-69; Ph. Funk, D. B. H., in Hachland. 23 (1929-36), pp. 134-68.

HANGCHOW, ARCIDIOCESI di. - La provincia civile del Chekiang, nella Cina centro-orientale, fino al 14 ag. 1838 fece parte, insieme con le province del Kiangsi e del Fokien, del vicariato apostolico del Fokien (v. FOGCHOW); in quella data furono eretti due distinti vicariati : quello del Fokien e quello del Chekiang e Kiangsi. Il Fokien rimase ai Frati Predicatori, mentre il Chekiang e Kiangsi fu dato ai Lazzaristi.

Il 27 marzo 1846 anche la missione lazzarista fu divisa per dar vita a due distinti vicariati: del Chekiang e del Kiangsi. Il ro maggio 1910 il Chekiang fu ulteriormente diviso nei vicariati apostolici del Chekiang occidentale e del Chekiang orientale. Il 3 dic. 1924 il primo prese il nome di vicariato apostolico di H., il secondo di vicariato apostolico di Ningpo. Da allora H. non subí altre divisioni: solo nel giugno 1940 cedette il distretto di Kinhwa alla prefettura apostolica di Lishui (v.). Con la istituzione della gerarchia episcopale in Cina, l'i 1 apr. 1946, H. fu elevata a sede arcivescovile-metropolitalna della provincia ecclesiastica del Chekiang con le diocesi suffraganee di Ningpo e Taichow, cui il 13 maggio 1948 si aggiunse quella di Lishui, e il 3 marzo 1949 quella di Yunghia. H. rimase sempre affidata alla Congregazione della Missione, che vi manda i religiosi della provincia di Parigi.

Ha una estensione di ca. $32.000 \mathrm{kmq}$. Al 30 giugno 1947 la popolazione totale si aggirava sui 6.000 .000 di ab., di cui 30.000 cattolici e 2.000 catecumeni. Il personale missionario, oltre all'arcivescovo, contava 48 sacerdoti secolari cinesi e 19 lazzaristi francesi; 3 alunni latinisti e 2 filosofi studiavano, per questa arcidiocesi, nel Seminario di Ningpo. Le suore erano 115 , di cui 94 cinesi. Tra le opere figuravano 2 orfanotrofi con 400 ricoverati; 3 ospedali con 50 letti; 22 ambulatori medici, che nell'esercizio 1946-47 avevano dato 2.680 .353 consultazioni; 4 laboratori. Le 3 scuole medie avevano 669 alunni, le 22 elementari 2779 scolari. Precedenti statistiche riportavano un numero abbastanza grande di catechisti, maestri e battezzatori, 2 medici e 13 infermieri.

Al tempo della predicazione dei nestoriani (sec. viI) erano in H. alcune migliaia di cristiani, poi massacrati nel sec. viri. Sotto l'antica missione francescana H. fu una delle sedi suffragance dell'arcidiocesi di Khandailo, poi distrutte sotto la dinastia dei Yuan. Vi fu costruita la Cattedrale per generosità di una dama armena, e un'altra chiesa dal vescovo Andrea da Perugia. Il b. Odorico da Pordenone portò in H., dalle Indie Orientali, le reliquie del b. Nicola da Tolentino. Nel sec. xvi il cristianesimo rientrò nel Chekiang per opera di Leone Ly e Michele Yang, letterati cinesi, battezzati dal p. Matteo Ricci. I Gesuiti fondarono in città e provincia diverse residenze (1610-80). Degni di menzione i pp. de Rocha, Trigsult, Froses, Cattaneo, Ribeiro, Martini, Diaz, Verbiest e Intorcetta, quasi tutti morti e seppelliti in H., nella cripta tuttora esistente del cimitero "Ta Fang Tsin». Gravi persecuzioni attraversò la missione nel 1691, rinnovatesi sotto l'imperatore Yong Tzheng (fu allora convertita in pagoda la chiesa costruita dal p. Martini nel 1661, e che poté essere ricuperata solo nel 1860); parimenti nel 1790 e nel secolo seguente, in specie tra il 1858 e il 1864. Nel 1838 (quando fu eretto il vicariato apostolico del Chekiang e Kiangsi) non esistevano più che pochi nuclei di fedeli: H., Tsofupang (Kiashing), Chuchow e Ningpo.

Bibl.: AAS, 32 (1940), p. 506; GM, p. 195 sg; MC, 1950, pp. 374-75; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1946, Sciangsi 1948, passim.

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HÄNIS : v. arabia.
HANKOW, ARCIDIOCESI di. - Il vicariato apostolico del Hupeh, che dal 2 apr. 1856 comprendeva tutta l'omonima provincia civile, nella Cina centrale, in data II sett. 1870 fu diviso in tre distinti vicariati: del Hupeh occiduo-settentrionale, del Hupeh occiduo-meridionale e del Hupeh orientale, che il 3 dic. ebbero rispettivamente il nome di Laohokow, di Ichang e di H. Quest'ultimo subj una prima divisione il 12 dic. 1923, dando vita alle tre prefetture apostoliche di Puchi (v.), di Wuchang e di Hanyang (v.); quindi una seconda il 18 luglio 1929, con l'erezione della missione sui iuris di Hwangchow, oggi diocesi con il nome di Kirchow, e da ultimo una terza il 17 giugno 1937, allorché fu eretta la prefettura apostolica di Suihsien (v.). Con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, l'i i apr. 1946, H. fu elevata a sede arcivescovile metropolitana della provincia ecclesiastica del Hupeh, con le diocesi suffragance di Hanyang, Ichang, Kichow, Laohokow, Shihnan e Wuchang. E affidata all'Ordine francescano dei Frati Minori che vi manda per il lavoro apostolico i religiosi italiani della provincia veneta.

Negli attuali confini l'arcidiocesi di H. misura 12.120 kmq . Al 30 giugno 1948 la popolazione totale era di ca. 3 milioni di ab., di cui cattolici 35.072 e catecumeni 12.206 , il resto pagani e seguaci del buddhismo ( 2 milioni ca.), del taoismo ( 600.000 ca .) e del confucianismo ( 300.000 ca.). Il personale missionario, oltre all'arcivescovo, contava 14 sacerdoti secolari cinesi e 56 padri francescani minori; 5 religiosi laici francescani e 7 fratelli maristi. Gli alunni del Seminario preparatorio erano 48, di quello minore 2 e del regionale per l'Hupeh, che ha sede in H. ed è affidato ai Francescani Minori, 2. Le suore, appartenenti a 4 istituti diversi, erano 183, di cui 85 cinesi; v'erano pure 309 catechisti, 335 maestri, 119 battezzatori, 16 medici e 131 infermieri. Il territorio era diviso in 7 distretti o vicariati foranei con 29 parrocchie, 92 zrazioni primarie e 317 secondarie, 29 chiese e 63 cappelle. Tra le opere si contavano 4 ospedali con 316 letti, 22 ambulatori, 3 orfanotrofi con 183 ricoverati, i ospizio per vecchi con 12 degenti. Le 34 scuole elementari istruivano 3727 bambini, le 3 medie 2534 alunni e le 18 di preghiera e primi elementi 544 ascoltatori.
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HANGCHOW, ARCIDIOCESI di - Chiesa di Chekiang.
(fot. Fides)

La prima predicazione cristiana nel Hupeh risale al sec. xvir, per opera dei Gesuiti, ma fu soffocata dalle persecuzioni e non ebbe sviluppo: il 18 febbr. 1820 fu quivi strangolato il b. Francesco Regis Clet, sacerdote lazzarista. Nel 1835 il b. Giovanni Gabriele Perboyre, sacerdote anch'egli lazzarista e quivi pure strangolato l'i i sett. 1840 , trovava solo 200 cristiani nelle tre grandi città di H., Hanyang e Wuchang. Il movimento verso la chiesa cattolica si accentuò, nella missione di H., specialmente dopo il 1900 e ancora più dopo la caduta dell'Impero. Le bande brigantesche arrecavano danni e vittime, tra cui il p. Melotto nel 1923, ma più ancora ne arreco la guerra tra il Giappone e la Cina e quella mondiale.

Bibl.: AAS, 17 (1925), pp. 23-25; GM, p. 196; MC, 1930, pp. 359-60; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, p. 119 sgg.; Arch. di Prop. Fide, Relazione H. al 30 giugno 1948. Adamo Pucci

HANNOLIED : v. ANNONE.
HANOI, vicariato apostolico di. - Si trova nel Tonkino sud-occidentale (Viet-nam) ed ha una superficie di 4600 kmq . Dalla divisione del vicariato apostolico del Tonkino nel 1678 si ebbero i due vicariati del Tonkino orientale e occidentale e da questo ultimo venne distaccato, il 17 marzo 1846, quello del Tonkino meridionale. Nel 1901, infine, se ne stralciava il vicariato apostolico del Tonkino marittimo.

L'attuale denominazione di H. fu data il 3 dic. 1924. Comprende le province di Hadong, Hanan o Philly; parte delle province di Namdinh, Hoabinh, Hungyèn e Sontay. Gli abitanti sono tutti annamiti, eccetto quelli della zona montana che appartengono alla gente "Thai » o "Tho ", dai molti idiomi , e nulla hanno in comune con la lingua annamitica. Vi sono tre religioni : buddhismo, confucianismo e taoismo, ma di religione hanno soltanto il nome, perché ridotte a delle sètte, aventi come dottrina un crasso ateismo e materialismo. Tenacissimo è il culto degli antenati. Alcune sètte protestanti si sono trapiantate dall'America e dalla Francia nella città di H., ma con scarso proselitismo. Agli inizi del sec. xvit vari missionari, tra cui il noto Alessandro de Rhodes, predicarono, con molto successo, il Vangelo nel Tonkino. Nel suo territorio furono ordinati i primi due sacerdoti tonchinesi il 1668; il 14 febbr. 1670 vi fu celebrato il Sinodo tonchinese. La popolazione

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cristiana conta vari martiri, dei quali 28 sono stati beatificati nel 1900 e nel 1906. Si ricordano il b. Teofano Venard delle Missioni Estere di Parigi e la b. Agnese De. Il vicariato di H. è stato sempre affidato alla Società delle Missioni Estere di Parigi, ma con decreto del 18 apr. 1950 è passato al clero secolare viet-namiano.

Su una popolazione di oltre 2.200 .000 ab., i cattolici sono 195.070 , i catecumeni 6924 , i pagani 2.000 .000 . Vi sono 165 sacerdoti annamiti e 57 esteri; 20 fratelli annamiti e 13 esteri; 427 suore annamite e 44 estere; 370 catechisti; i seminario maggiore con 42 alunni e i minore con 110 alunni; 23 sono i distretti; 87 quasi parrocchie, 200 chiese e 546 cappelle. Maestri 1069 ; scuole elementari 212 , con 7285 alunni e 2469 alunne; 4 scuole medie, con 763 alunni e 886 alunne; 2 scuole superiori, con 825 alunni e 496 alunne; i scuola per catechisti, con 43 alunni; 4 ospedali con 140 letti; 4 orfanotrofi con 140 orfani; 2 ricoveri per vecchi con 1003 ospiti; i tipografia, da cui sono editi vari periodici. H., capitale intellettuale del Viet-nam, è la residenza dell'Ordinario.

Bibl.: Archivio di Prop. Fide, Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 1260/41; MC, 1950, pp. 276-77, 481; AAS, 42 (1950), p. 647.

Edoardo Pecorino

HANOTAUX, Gabriel-Albert-Auguste. - Uomo politico e scrittore, n. a Beaurevoir (Aisne) il 19 nov. 1853, m. a Parigi l'ir apr. 1944. Insegnò all'Ecole pratique des Hautes Etudes; fu tre volte ministro degli Affari Esteri, poi ministro plenipotenziario e deputato; accademico di Francia dal 1898.

Scrisse: Histoire du card. de Richelieu ( 1896 sgg .), Tableau de la France en 1614 (1898), Histoire de la France contemporaine (1903-1908), Jeanne d'Arc (1911), Histoire de la nation française (1920-29), Mon temps (1933-44), ecc.

Bibl.: P. Drouot, La - Jeanne d'Arc e de G. H., in Marches de l'Est, Parigi 1913, pp. 234-330; F. L. de la Barre e altri, La vie et l'oeuvre de G. H., Abbeville 1933. Costanza Pasquali

HANXLEDEN, Johann Ernst. - Indologo, n. nel 1681 a Osterkappeln (Germania), m. il 21 marzo 1732 a Palur (India).

Entrato nella Compagnia di Gesù il 30 nov. 1699, si recò presto in India attraverso l'Asia Minore, l'Armenia e la Persia. Arrivato a Goa nel dic. del 1700 , studiò con ottimo successo il malayālam e il sanscrito e compose dizionari di queste lingue. Fra le 14 opere da H. scritte v'è anche una Vita di Gesù in versi malayālam. Finora nessuno scritto suo è stato pubblicato ma alcuni sono stati adoperati, p. es., dal p. Paolino di S. Bartolomeo, carmelitano.

Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 80-82 (elenco degli scritti): A. Hoender, Deutsche Jersuitemnissionäre des 17. und 18. Jahrhunderts, Friburgo in Br. 1899 v. indice; L. Koch, Jesuiten-Lexikon, Paderborn 1934, col. 766.

Giuseppe Wicki
HANYANG, diocesi di. - Nella Cina centrale nella provincia del Hupeh, eretta in prefettura apostolica il 12 dic. 1923 per divisione del vicariato apostolico del Hupeh orientale, oggi arcidiocesi di Hankow (v.) e affidata alla Società, irlandese, di S. Colombano per le missioni cinesi; il 14 luglio 1927 fu elevata a vicariato apostolico e l'ir apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, a diocesi suffraganea di Hankow.

Ha una estensione di ro.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 4.000 .000 di ab., i cattolici erano 55.760 ; il personale missionario, oltre al vescovo, contava 44 sacerdoti, di cui 4 del clero secolare cinese, 7 fratelli laici irlandesi, 18 suore cinesi e 12 estere. I 2 dispensari medici avevano dato, nell'esercizio 1946-47, 29.656 consultazioni; le 10 scuole primarie istruivano 299 alunni. Precedenti statistiche davano il territorio diviso in 4 vicariati foranei con 28 stazioni primarie e 552 secondarie; 32 chiese e 99 cappelle; tra le opere figurava I orfanotrofio con 20 bambini e I laboratorio femminile con 72 allieve.

Le origini cristiane di H. sono comuni con quelle del Hupeh e specialmente con quelle di Hankow da cui la missione fu distaccata.
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Hanor, vicariato apostolic o di - Chiesa di Dsi-on.
Bibl.: AAS, 16 (1924), pp. 35-36; 19 (1927), p. 404; GM, p. 197; MC, 1950, p. 360; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine, Sciangai 1948, v. indice. Adamo Pucci

HAOMA: v. IRAN, religione dell'.
HARAN. - Antichissima città della Mesopotamia nord-occidentale. Fu chiamata dagli Assiri Harrāna, dai Greci Kāṣṣas, dai Romani Carrae o Carrhae, nella Volgata H. Sita sul fiume Balib, era al centro del grande arco che l'Eufrate descrive verso il Mediterraneo, a una giornata a sud-est di Edessa, in una regione fertile dove i re assiri amavano andare a caccia di fiere e di elefanti.

Il nome di H. ha un fascino speciale, perché evoca la storia dei Patriarchi. Abramo (v.), venuto da Ur, visse colà lunghi anni prima di partire alla volta di Canaan (Gen. 11, 3 sg.; 12, 4 sg .); vi si svolsero gli idillici episodi di Rebecca e di Rachele presso il pozzo di H., e la fuga di Giacobbe (Gen. 24, 10; 27, 43; 28, 10; 29, 4).

Grazie alla sua posizione geografica, era un grande emporio e nodo di importanti strade commerciali provenienti dall'Asia Minore, dall'Assiria e Babilonia, dalla Siria e Fenicia. E significativo il nome assiro Harrānu, cioè "via", che soleva essere scritto con un segno cuneiforme rappresentante un crocevia. Non ebbe mai grande influenza politica, ma deve il suo splendore al commercio e, non meno, alla sua qualità di grande centro cultuale del dio della luna, Sin, il quale vi possedeva il magnifico tempio Ebulbul.

Siccome nel sito di H. non si sono mai fatti degli scavi, si conosce la sua storia solo dalle abbondanti fonti letterarie. Le origini di H. sono sconosciute. Nei documenti cuneiformi H. è forse già nominata nelle tavole dei commercianti assiri della Cappadocia (inizio del

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II millennio a. C.). Un trattato del sec. xiv a. C. fra il re di Mitanni e il re degli Hittiti mostra che H. apparteneva allora al Regno di Mitanni. Ma poi (secc. xili-xi a. C.) fu sotto il dominio dell'Impero assiro, nel quale godette di certi privilegi. Come già le narrazioni del Genesi, cosi anche i documenti assiri di questi tempi rivelano la presenza di numerose tribù aramaiche che pascolavano i loro nei greggi dintorni della città. Nel susseguente periodo del dominio aramaico (secc. xi-ix a. C.) il santuario di Sin esercitò sempre più la sua influenza su tutto la Siria, si che, quando "la fortezza H. " cadde di nuovo sotto l'impeto dell'espansione assira (secc. IX-viI a. C.; cf. Is. 37, 12), venne ad essere residenza di un governatore assiro, e imperatori assiri non sdegnavano di essere incoronati nel tempio di Sin o di rivolgersi al suo oracolo. Quanta importanza gli Assiri attribuissero a questa città, si vede dal fatto che dopo la distruzione di Ninive ( 912 a. C.) l'ultimo re assiro scelse H. per capitale e cercò di ristabilire di là il suo regno; ma nel 6 io H. e il suo tempio furono distrutti dai Madi. Soltanto l'ultimo re babilonese, Nabonid, oriundo di H. e probabilmente antico sacerdote di Sin, ricostruì nel 555 città e tempio, che sembra da allora essere esistito per molto tempo. Il commercio non pad danno da queste vicissitudini politiche, perché $E_{0} .27,23$ descrive un rivo traffico fra H. e le città fenice.

La schiacciante sconfitta che il console romano Crasso soffrì dei Parti presso H. nel 53 a. C. rese la città per molti secoli tristemente celebre fra i Romani. E non ne fu migliorata la fama, quando nel 217 l'imperatore Caracalla, dopo una visita al tempio di H., fu assassinato non lontano dalla città. H. rimase, nei secoli d. C., una città essenzialmente pagana nella quale il cristianesimo a stento si perd mantenere. La città, che era sopravissuta alle conquiste dei Persi, dei Seleucidi, dei Romani e Parti, continuò anche a vivere dopo la conquista araba. Oggi però non è che un piccolo villaggio, che conserva tuttora l'antico nome nella forma Harrān.

Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB, III, coll. 424-27; F. H. Weissbach, Karrat, in Pauly-Wissowa, X, coll. 2009-21; E. Unger, Harrān, in Reallexikon der Vorgeschichte, V, p. 127 sg ; A. Mec, Geschichte der Stadt Harran, Strasbourgo 1908; K. Preusser, Nordwesopolonische Baudenkmäler, Lipsia 1911, p. 50 sgg.; P. Dhorme, in Revue biblique, 37 (1928), pp. 379 sgg., 481 sgg., 502 sgg.; T. R. O'Callaghan, Aram Noharaim, Roma 1948, passim.

Ernesto Vogt
HARAR, vicariato apostolicd di. - E situato nell'Etiopia orientale ai confini della Somalia francese, britannica e italiana. Eretto il 4 maggio 1846 con il nome di Vicariatus apostolicus Africae ad populos Galle, ebbe un grande apostolo che vi lavorò da quell'anno fino al 1880 , il Massaia.

Il 15 genn. 1894 furono fissati i confini del vicariato dei Galla con il vicariato di Khartum (allora vicariato dell'Africa centrale); il 28 genn. 1913 ne fu distaccata la prefettura apostolica del Kaffa; l'8 sett. 1913 furono modificati i confini con essa, e così pure il 20 febbr. 1925 e il 10 marzo 1926. Il 13 febbr. 1925 fu ceduta la parte della Somalia abissina alla prefettura apostolica di Gibuti. Il 25 marzo 1937, per il riordinamento di tutte le missioni dell'Etiopia ebbe l'attuale denominazione di H. Ha una superfice di 202.000 kmq . e, al momento dell'erezione, aveva una popolazione di ca. 2.000 .000 di ab., di cui 1.000 .000 maometrani, 300.000 dissidenti di rito copto e 200.000 pagani. Sotto l'amministrazione dei Cappuccini fece grandi progressi. Ma la guerra, che impose l'esodo dei missionari italiani, fermò lo sviluppo del vicariato, al quale furono confiscati anche i nuovi e grandiosi stabili dell'episcopio e del Seminario. Se non tutto andò perduto, lo si deve alla provvidenziale esistenza di un certo numero di buoni sacerdoti indigeni di rito latino. Nel 1948 il vicariato contava 1.200 .000 infedeli (tra pagani e musulmani), 300.000 dissidenti di rito copto, 7583 cattolici di rito latino con 51 catecumeni, 13 sacerdoti indigeni, un missionario sacerdote estero e un fratello laico estero, quattro suore estere e 16 indigene, 12 stazioni principali, 56 battesimi di adulti e 323 di bambini amministrati nell'anno, 12 dispensari con 55.000
malati assistiti, parecchi asili con numerosi ricoverati, 15 scuole primarie con 834 alunni di ambo i sessi, 12 chiese, 12 cappelle. Vi è anche l'Azione Cattolica ( 17 centri con 308 soci).

Bibl.: AAS. 5 (1913), pp. 40-41 e 432; 17 (1925), pp. 132-33 e 227; 18 (1926), pp. 372-73; 19 (1937), pp. 362-63; GM, p. 219; MC, 1930, p. 86; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn. 5229/48, $378 / 40$.

HARBIN in Manciuria. - Sede dell'esarca apostolico per i Russi di rito bizantino e per tutti i fedeli di rito orientale, residenti nella Cina. L'ordinariato fu eretto il 20 maggio 1928. Conta ca. 1200 fedeli.

Bibl.: Annuario Pontificio 1930, p. 618; AAS. 20 (1928), pp. 366-67.

Guglielmo de Vries
HARBOR GRACE, DIOCESI di. - Città e diocesi nell'isola di Terranova, eretta dal papa Pio IX il 10 febbr. 1856. Comprende le baie di Concezione, Trinity, Bonavista, Notre-Dame e White con parte del litorale del Labrador.

Le diocesi ha una superfice di 20.000 kmq . ed una popolazione di 143.000 ab. dei quali 25.000 cattolici (1949). Conta 24 parrocchie servite da 28 sacerdoti diocesani; ha un seminario. Primo vescovo della diocesi fu mons. J. Dalton, consacrato il 12 maggio 1856 e m. nel 1869. La Cattedrale è dedicata a s. Giovanni; la diocesi è suffragence di S. Giovanni di Terranova.

Bibl.: F. D. Mc Carthy, s. v. in Cath. Enc., VII, pp. 133134, v Supplement, p. 362.

Enrico Josi
HARCOURT, François-Eugène-Gabriel, duca d'. - Diplomatico francese, n. il 22 ag. 1786 a Jouy-en-Josas (Sein-et-Oise), m. il 2 maggio 1865 a Parigi. Entrato nella carriera militare, dette le dimissioni nel 1820. Incaricato dal Comitato filellenico di una missione presso Carlo X per ottenerne l'intervento a favore della causa greca, non ebbe successo. Eletto deputato nel 1827 e nel 1830, diede la propria adesione alla monarchia orleanista dopo la rivoluzicne di luglio.

Nominato ambasciatore a Madrid, rassegnò le dimissioni perché non approvava la politica antiliberale di Ferdinando VII. Pari di Francia nel 1837, fu favorevole all'abbassamento progressivo delle tariffe e contrario al progetto delle fortificazioni di Parigi. Offertagli nel 1848 dal Lamartine l'ambasciata di Londra rifiutò e si recò invece a Roma, dove rappresentò la seconda Repubblica fino al sett. 1849. Nella preparazione della partenza di Pio IX per Gaeta il duca d'H. agi in pieno accordo con il barone Spaur e fu, insieme al barone de Rayneval, uno dei plenipotenziari francesi nella conferenza diplomatica di Gaeta.

Bibl.: A. Robert, E. Bourloton, G. Coughy, Dictionnaire des parlementaires français, III, Parigi 1890, p. 310; G. Mollat, La guation romaine de Pie VI d.Pie XI, lei 1932, passim; A. Capograssi, La conferenza di Gaeta del 1849 e Antonio Rosmini, Roma 1941, passim.

Silvio Furlani
HARDOUIN, Jean. - Erudito gesuita francese, n. a Quimper il 22 dic. 1646, m. a Parigi il 3 sett. 1729.

Insegnò teologia positiva, ma si dedicò con successo a molti altri rami della scienza, tanto da essere considerato come il più dotto della Compagnia dei suoi tempi. Le sue arditezze dottrinali gli procurarono dissensi e polemiche ed una condanna da parte dei superiori religiosi che egli umilmente sottoscrisse. Una condanna dell'Indice colpì dieci anni dopo la sua morte le Opera selecta e le Opera varia (decr. 2 luglio 1737) pubblicate arbitrariamente ad Amsterdam senza quelle correzioni che l'autore vi aveva apportate e Commentarius in Ternum Testamentum (decr. 15 genn. 1742).

Trattò argomenti di storia, filologia e archeologia; la sua memoria però è particolarmente legata alle trattazioni sacre: una dissertazione su Sancti Johannis Chrysostomi epistula ad Caesarium monachum (Parigi 1689), seguita poi dalla Défense de la lettre de st Chrysostome d' Césaire (ivi 1690), un'altra dissertazione su De supremo

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Domini nostri Posclute (ivi 1695), una confutazione delle ordinazioni anglicane: La défense des Ordinations anglicanes refutée (ivi 1727) e parecchie monografie di esegesi biblica. L'opera maggiore però, a cui attese per incarico dell'Assemblea del clero francese del 1678 , è: Acta Conciliorum et epistulae decretales ac constitutiones Summorum Pontificum dall'a. 34 al 1714 (11 voll. in-fol., (vi 1715), che servirono di base alle altre grandi collezioni.

Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 84-111; IX, coll. 456-57; F. H. Reusch, Der Index der cceboteuen Bücher, II, Bonn 1889. p. 894 sgg.; H. Quentin, Mansi et les grandes collections ronctitaires, Parigi 1900. pp. 38-54; P. Bernard, s. v. in DThC, VI, coll. 2042-46 con bibl.; E. Gallotier, Un breton du XVIIe siècle à l'avangarde de la critique, in Annales de Brétagne, 36 (1924). pp. 462-83; 30 (1925), pp. 171-87; J. van Ooteghem, Un commentateur extravagant d'Horace: le P. H., in Les études classiques, 13 (1945), 222-35.

Cosimo Petino
HARDY, Thomas. - Romanziere e poeta inglese, n. a Upper Bockhampton il 2 giugno 1850 e m. a Dorchester l'1 i genn. 1928. La pratica dell'architettura, alla quale si dedicò da giovane, lasciò traccia nella sua opera, sia suggerendogli spunti, situazioni, immagini, sis, e soprattutto, in quanto gli fu di sasilio nella costruzione classica dei suoi intrecci e del suo periodo. Lo scenario dei fatti dei suoi romanzi sono le contee dell'antico Regno del Wessex, particolarmente il Dorset.

Il pensiero di H. è impregnato di positivismo: una inconscia volontà, immanente nel mondo, si manifesta tragicamente nel tessuto della natura e dell'oscura vita umana.

Scrisse: romanzi (Desperate remedies, 1871; The mayor of Casterbridge, 1884-85; Tess of the d'Urbervilles, 1891; Jude the Obscure, 1895; A changed man, 1913); poesie (Collected poems, 1919; le prime liriche risalgono al 1865); il dramma The dynasts, an epic drama of the war with Napoleon... (1931).

Bibl.: L. Johnson, The art of T. H., Londra 1894; F. Olivero, An introduction to T. H., Torino 1930; F. E. Hardy, The life of T. H., 2 voll., Londra 1933 ; A. Castelli, T. H. poeta, Milano 1937.

Alberto Castelli
HÄRIĞITI. - Setta eterodossa musulmana, costituita da un gruppo di seguaci del califfo 'Alī, i quali si staccarono da lui quando egli accettò l'arbitrato con il rivale Mu'āwijah. Il nome b. (arabo hāriğ, plur. ḥawāriğ) è il participio attivo della radice hrä «uscire», ed è stato interpretato generalmente "coloro che escono (dal campo)", che si allontanano. Di recente M. Guidi, fondandosi sul significato della radice nella sūrah 9 del Corano, ha inteso invece "coloro che escono (in campo)", cioè coloro che, secondo i doveri dei buoni musulmani, affrontano la battaglia contro il nemico, considerato infedele.

Sconfitti da 'Alī a Nahrawān (658), i b. continuarono periodiche agitazioni sotto il califfato umajjade; quindi si estinsero progressivamente. Tuttavia un loro ramo di tendenze moderate, gli ibāditi, si diffuse nel 'Omān, a Zanzibar e nell'Africa settentrionale, costituendo anche aggregati politici. Comunità ibādite rimangono tuttora in quelle regioni.

Per le dottrine religiose e politiche, v. istĀM.
Bibl.: G. Levi Della Vida, Khäridjiten, in Handwörterbuch des Islam, pp. 302-306; T. Lewcki, al-Ibādīya, ibid., pp. 179-81; M. Guidi, Sai if., in Rivista degli studi orientali, xi (1944), pp. 1-14; A. S. Tritton, Muslim theology, Londra 1947, pp. 3242; L. Veccia Vaglieri, L'indimato ibädita dell' Omān, in Annali dell'Istituto universitario orientale di Napoli, nuova serie, 3 (1940), pp. 245-82; M. M. Moreno, Note di teologia ibädita, ibid., pp. 299-312.

## HARLAY DE CHAMPVALLON, FRANCOIS de. -

Prelato francese, n. il 14 ag. 1625 a Parigi, m. il 6 ag. 1695 a Conflans. Arcivescovo di Rouen nel 1651, fu trasferito nel 1671 alla sede di Parigi.

Abile parlatore e predicatore, di carattere ambizioso, cortigiano compito, imbevu