volume-06

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 Note di teologia ibädita, ibid., pp. 299-312.

## HARLAY DE CHAMPVALLON, FRANCOIS de. -

Prelato francese, n. il 14 ag. 1625 a Parigi, m. il 6 ag. 1695 a Conflans. Arcivescovo di Rouen nel 1651, fu trasferito nel 1671 alla sede di Parigi.

Abile parlatore e predicatore, di carattere ambizioso, cortigiano compito, imbevuto d'idee gallicane, era per-
sona particolarmente grata a Luigi XIV. Presiedette l'Assemblea del clero francese del 1681 che redasse i quattro articoli gallicani. Fu sempre profondamente avverso all'autorità del papo. Sostenere che un vescovo, una volta confermato dal pontefice, poteva agire nell'ambito della sua diocesi, nel modo in cui gli sembrasse più opportuno, senza doverne rendere ragione al vescovo di Roma.

Bibl.: Pastor, XIV, v. indice; v. pure la bibl. alla voce Gallica. nesimo. Silvio Furlani
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Ida $G$. Unilita. La via ordente si
biondi de L. H., Parig. 1671. HARMEL. LÉON-PIERRE-Louis-RHIAHN.

HARMEL, Léon-PierRe-Louis. - Industriale cattolico, realizzatore e propugnatore di riforme sociali, n. a Neuville-les-Wissigny (Ardenne) il 17 febbr. 1829, m. a Nizza il 25 nov. 1915. Dal 1854, assumendo la direzione della filatura, che il padre aveva fondato nel 1841 a Val-de-Ilois, presso Reims, cercò di attuare nella propria industria quelle realizzazioni pratiche che impramessero all'organizzazione dell'impresa un carattere associativo e cristiano. Precorrendo i tempi, egli fu convinto della necessità di fare appello, nell'organizzazione e nell'assistenza di fabbrica, allo spirito di iniziativa e di cooperazione dei lavoratori, piuttosto che all'autorità e al paternalismo.

Esperimentò nella propria industria di Val-de-Ilois una "Cassa di assegni familiari", una "Cassa mutua assistenziale ", un "Centro di studi sociali "; attuo il " Consiglio di fabbrica" con larghe funzioni consultive; costrui un villaggio operaio nel quale un'organizzazione democratica di tipo cooperativo assicurava ai lavoratori assistenza religiosa, intellettuale e materiale, affiutandoli con l'ambiente di lavoro e risvegliando il loro senso di responsabilità.

Profondamente religioso, fu terziario francescano dal 1860 e fondò una confraternita di vittime volontarie per la conversione del mondo operaio. Espose pubblicamente le sue idee in numerosi congressi dell'Unione operaia e, coerente al suo principio fondamentale : il bene dell'aperalo per mezzo dell'operaio, si adoperò in ogni modo per preparare i lavoratori francesi alle loro responsabilità e ai loro compiti.

Collaborò con l'« Opera dei circoli cattolici operai», fondata da A. de Mun (v.), con il quale però polemizzi in seguito, non approvandone l'accentuato paternalismo e cercando di portare l'opera verso idee più democratiche. Diede vita all'importante "Associazione cattolica degli industriali del nord", dalla quale derivano tutte le organizzazioni attuali di imprenditori cattolici. Organizzò pellegrinaggi di lavoratori francesi a Roma nel 1887, 1889 e 1891 e cooperò alla diffusione in Francia dei principi sociali dell'encicl. Rerum novarum (1891). Nell'ambiente industriale del suo tempo alcuni accettarono le sue idee come un baluardo contro il diffondersi dei movimenti estremisti, parecchi criticarono il suo sistema organizzativo e la sua fiducia nell'iniziativa e nella collaborazione operaia. La vitalità dei suoi principi fu riconosciuta solo più tardi: dopo la seconda guerra mondiale essi sono alla base della politica sociale cattolica di impresa.

Opere: Manuel d'une corporation chrétienne (2a ed., Touré 1879); La démocratie chrétienne (ivi 1897); Catechismo del padrone (trad. Masson, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Siena 1897).

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BibL.: G. Guitton, L. H., 2 voll., Parini 1927; id., La vie ardente et fécondc de L. H., ivi 1929; id. L. H. et l'initiative ouvrière, ivi 1929: E. Lecanuet, La vie de l'Eglise sous Lénu XIII, ivi 1930, pp. 413-19.

Francesca Duchini
HARNACK, Adolf von. - Teologo protestante. n. a. Dorpat (Livonia) il 7 maggio 1851, m. a Heidelberg, il 10 giugno 1930. Professore a Giessen, Marburgo e, nel 1888, a Berlino, fu dal 1890 influente membro dell'Accademia di Berlino e nel 1905 direttore generale della Biblioteca reale. Educato in una famiglia ortodossa luterana (il padre Teodosio era autore di un libro, scritto dal punto di vista ortodosso, sulla teologia di Lutero), si staccò dalle tradizioni della casa paterna, per aderire alla teologia di A. Ritschl, tipico rappresentante della Germania liberale di Bismarck. Da Ritschl prese la diffida della metafisica, che lo portò alla condanna della filosofia greca come elemento formativo della Chiesa antica e da Ritschl imparò anche l'interpretazione moralistica dei concetti escatologici, come regno di Dio, ecc. Ritschl aveva formulato la sua teologia in contrasto con la cosiddetta scuola di Tubinga (F. Chr. Baur e discepoli), che aveva adoperato la dialettica hegeliana nel campo della storia ecclesiastica e spiegata la formazione della Chiesa cattolica come la sintesi fra giudeo-cristianesimo e cristianesimo ellenistico. Con l'adesione al punto di vista di Ritschl, l'H. vide unilateralmente gli elementi greci nella formazione del cristianesimo antico e non riconobbe l'importanza del giudeo-cristianesimo, come del resto anche la sua teologia non aveva comprensione per la religione giudaica né per il Vecchio Testamento, fatto importante, perché spiega la sua adesione posteriore alla teologia antigiudaica di Marcione.
H. voleva essere e rimanere un teologo. Non era veramente un filologo (il famoso Wellhausen, critico del Vecchio Testamento, scrisse su un libro di H.: "Per me il punto debole di H. è quello che secondo lui è la sua forza: la filologia i) e questa mancanza di senso filologico lo fece cieco anche di fronte ai problemi della scuola comparativa delle religioni, sviluppata in massima parte da filologi classici. Ma mancò a lui anche ogni comprensione per la filosofia, nemmeno sotto la forma dello storicismo di Dilthey. Così rimase nell'ambito di una forma di cristianesimo protestante e liberale, che però si stava sempre più disgregando. Quando la teologia di Barth cominciò ad attaccare le posizioni del vecchio liberalismo, l'H., una volta capo di una corrente fortissima del protestantesimo tedesco e protetto dal favore di Guglielmo II (anche contro i dirigenti delle Chiese protestanti), era già assai isolato. Il suo liberalismo progressivo l'allontanò del resto sempre di più da ogni forma di Chiesa; in una lettera ad E. Peterson, esprimeva apertamente la sua simpatia per il cristianesimo delle sette (quacquerismo) e così non è de meravigliarsi che le Chiese protestanti in Germania non parlino più con entusiasmo dell'autore dell'una volta molto famoso libro sull'Essenza del cristianesimo ( $1^{2}$ ed., Lipsia 1900).

Inquadrato nella storia della teologia protestante tedesca, si vede ora quanto siano superate le idee direttrici del suo grande Lehrbuch der Dogmengeschichte ( $1^{2}$ ed., Tubinga 1886, 1888; $4^{2}$ ed., 1910). Conservano il loro valore ancor oggi due grandi pubblicazioni di H.: Geschichte der altchristlichen Literatur bis Eusebius. I. Die Überlieferung und der Bestand (Lipsia 1893). II. Die Chronologie (ivi 18971924). Volumi di grande erudizione, ma che sono più un repertorio che una storia dell'antica letteratura patristica. L'altra pubblicazione è la Mission und Ausbreitung des Christentums in den ersten drei Jahrbunderten ( $1^{2}$ ed., ivi 1902, $4^{2}$ ed., 1924). Importante per il materiale raccolto, inaccettabile nella parte che spiega la diffusione del cristianesimo antico. Scrisse inoltre Marcion. Das Evangelium vom fremden Gott ( $1^{2}$ ed., ivi 1921; $2^{2}$ ed., 1924).

Marcione è, in questo libro, in contrasto con la tradizione antica, distaccato dalla gnosi. Nel dualismo di Marcione l'H. vede una specie di luteranesimo, avvicinandosi in questo punto, senza saperlo, al giudizio di Moehler sulla dottrina luterana. H. era un grande organizzatore. A lui spetta il merito di aver organizzata l'edizione dei Griechisch christlichen Schriftsteller, senza però assumersi la responsabilità dell'edizione di un testo patristico greco in questa serie. Nella collezione dei Texte und Untersuchungen, che affianca la pubblicazione della raccolta, ha pubblicato gran parte delle sue indagini.
H. era un pubblicista fertilissimo e scrittore brillante, ma disposto spesso ad emettere ipotesi poco fondate. Amava veramente i più antichi scrittori cristiani. Disse a Peterson: "La Chiesa antica è la mia vera moglie, tutto il resto non erano che concubine per me"; il che fa comprendere che non aveva vero interesse né per il medioevo, né per la fase classica del protestantesimo. Personalmente un uomo che poteva affascinare, rassomigliava nell'umanismo della sua persona più ad Erasmo che ad una delle figure classiche del protestantesimo tedesco. Nei suoi studi sul Nuovo Testamento proseguiva una strada più tradizionale. Il ritorno alla tradizione lo mise in questo campo in contrasto aperto con la scuola comparativa delle religioni.

Bibl.: Un elenco di tutte le pubblicazioni di H. in Fr. Smend, A. van H., Verzeichnis seiner Schriften, Lipsia 1927 e per il periodo 1927-30 un secondo elenco dello stesso autore, ivi 1931. Una valutazione molto critica, per non dire sarcastica, dell'attività di H., ma non priva d'interesse, si trova nel libro del teologo protestante (Jesol, amico di F. Nietzsche, Fr. Overbeck, Christentum und Kultur, Basilea 1919. Dal punto di vista cattolico scrisse su H. il p. J. de Ghellinck, Patristique et moyen age, III, Bruxelles-Parigi 1948, p. 3 sg. Per il carteggio con Peterson, v. E. Peterson, Theologische Traktate, Monaco 1931, p. 293 sg. Per la biografia: A. von Zahn-Harnack, A. von H., Berlino-Tempelhof 1936.

Erik Peterson
HAROSETH. - Simbolica composta di frutta, di rito nella cena pasquale giudaica. La Miānāh prescrive (Pésāhím, II, 8; X, 3), che per la cena pasquale si prepari una polta o pasta semiliquida, che si chiama hdrōseth (da heres neoebraico "fango "). Questa pasta veniva cotta a base di "datteri, fichi, mandorle", cui si mescolavano vino, aceto, cinnamomo. Per il suo colore biondo-rossastro essa richiamava alla memoria quel fango, con il quale gli Israeliti nella terra d'Egitto erano costretti a preparare i mattoni (Ex. 1, 14). Era abitudine che il capo della famiglia nella cena pasquale intingesse in questa composta azimi ed erbe amare e le porgesse ai commensali. Non vi è dubbio che Gesù Cristo abbia seguito quest'uso: offrendo a Giuda «il boccone" o parte dell'agnello dopo averlo "intinto" (Jo. 13, 26) allude ad un'abitudine, di cui tacciono le fonti storiche (Tolmnd, 116 a; ed. L. Goldschmidt, II, Berlino 1901, p. 726).

Bibl.: H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum N. Test., IV, Monaco 1928, p. 63 sg.). Urbano Holzmeister
HARRACH, Ernst Adalbert. - Conte, cardinale, n. il 4 nov. 1598 a Vienna, m. ivi il 25 ott. 1667. Dopo aver studiato nel Collegio dei Gesuiti di Neuhause presso Krumau (Krumlov) e nel Germanico di Roma, fu consacrato arcivescovo di Praga nel 1624 e creato cardinale due anni dopo.

Per oltre quarantun anni diresse la restaurazione cattolica in Boemia. Fondò nuovi seminari, consacrò chiese ed istitui i due vescovati di Leitmeritz e Königgrätz. Nel compimento della sua opera gli furono di grande aiuto predicatori francescani e domenicani, nonché i Gesuiti.

Bibl.: F. Kräsl, Arnob̄t hrabè H., Kardinal, Praga 1886; Pastor, XIII-XIV, passim, v. indice: B. Jenšovský, H., in Ene. Ital., XVIII, p. 379 con bibl. Silvio Furlani

HARRĀN: v. HARAN.
HARRINGTON, JAMES. - Scrittore politico inglese, n. a Upton nel genn. 1611, m. a Westminster

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l'1 i sett. 1677. Fu a lungo in Olanda e viaggiò poi per studio in Danimarca, Germania, Italia e Francia.

Di principi repubblicani, rimase tuttavia devoto a Carlo I tanto da destare la diffidenza dei parlamentari. Nel Commonwealth of Oceana ( 1656 ) presentò in forma utopistica le sue riflessioni sulla politica. Considerò la proprietà terriera fondamento dell'autorità statale. Favorevole in teoria alla democrazia, propugnò tuttavia una forma mista di Stato, in cui la limitazione della proprietà privata e un regolare avvicendamento nelle magistrature garantivano l'equilibrio politico e il libero sviluppo dell'individuo.

Biel.: Per Commonwealth of Oceana v.: ed. H. Morley, Londra 1887: H. F. Russel Smith, H. and his Oceana, ivi 1914. Cf. inoltre R. Koebner, Oceana, in Englishle Studien, 68 (1934), e la prefazione di R. De Mattei alla trad. it. di Oceana, Roma 1947. Sergio Cotta

HARRIS, James Rendel. - Archeologo inglese, n. a Plymouth nel $1852, \mathrm{~m}$. a Birmingham il $1^{\circ}$ marzo 1941. Fu dal 1882 al 1892 professore alla John Hopkins University di Baltimora.

Trovò nel Sinai, intorno al 1890 , frammenti biblici, tra cui uno dell'Epistola ai Corinti; passo poi al Haverford College; insegnò a Cambridge, a Woodbrooke presso Birmingham e dal 1918 fu curatore dei manoscritti alla Ryland Library di Manchester. Durante un suo nuovo viaggio al Sinai acquistò una collezione di papiri greci di Birmingham, che furono studiati e pubblicati da J. Enoch Powell (The R. H. Papyri, Cambridge 1936). Fra le sue opere vanno ricordate i Biblical fragments from mount Sinai, e The Diatessaron of Tasian (Cambridge 1890).

Biel.: anon., s. v. in Encycl. Britannica, XI, p. 217; anon., s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 380 . Aristide Calderini

HARRISBURG, diOCESI di. - Città e diocesi dello Stato di Pennsylvania negli Stati Uniti d'America. La diocesi fu creata il 3 marzo 1868 dal papa Pio IX per smembramento della diocesi di Filadelfia. Essa comprende le contee di Dauphin, Lebanon, Lancaster, York, Adams, Franklin, Cumberland, Perry, Iuniata, Mifflin, Snyder, Northumberland, Union, Montour e Columbia, tutte nello Stato di Pennsylvania.

La diocesi ha una superfice di 7565 miglia con una popolazione di 1.139 .996 ab. dei quali 110.673 cattolici (1949). Conta 84 parrocchie, 8 cappelle, 16 missioni, 17 stazioni, 126 sacerdoti diocesani e 61 regolari, I seminario, 7 comunità religiose maschili e 16 femminili; 10 "high schools" diocesane e parrocchiali; nel 1946 vi furono 530 conversioni.

Il primo vescovo di H. fu mons. J. F. Shanahan consacrato il 12 luglio 1868 e m. il 24 sett. 1886. La diocesi è suffraganea di Filadelfia. Patroni della diocesi la B. V. M. Assunta in Cielo e s. Patrizio.

Biel.: M. Kenny, s. v. in Cath. Enc., VII, p. 143, e Supplement, pp. 362-63: The official Catholic Directory, 1947, Nuove York 1947, pp. 490-95. Enrico Josi

HARTFORD, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Connecticut negli Stati Uniti di America, fondata da Gregorio XVI il 18 sett. 1843.

La diocesi si estende in tutto lo Stato di Connecticut; ha una superfice di 4899 miglia ${ }^{5}$ con una popolazione di $1.709 .242 \mathrm{ab}$. dei quali 670.000 cattolici ( 1949 ).

Conta 279 parrocchie, 3 cappelle, 690 sacerdoti diocesani e 141 regolari; i seminario diocesano (The St. Thomas Seminary of Hartford); in comunità religiose maschili e 33 femminili, 7 "colleges $\times, 7$ "high schools" diocesane e parrocchiali, 114 scuole elementari parrocchiali; nel 1946 vi furono 1403 conversioni. Gli immigrati da varie nazioni sono cosi numerosi che si hanno nelle diocesi non poche parrocchie francesi, italiane, lituane, polacche, slovacche, slovene, tedesche, ungheresi e perfino missioni per fedeli della Siria e per i Maroniti. Immigrati cattolici irlandesi penetrarono nella zona del Connecticut fino dalla seconda metà del sec. xvi. Ma
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(per curticia del p. Dutino da Milano G. F. M. Cap.) Hartmann, Anastasius - Riratto. Tela di Melchior Paul von Deschwanden (1836) - Wesemlin (Lucerna), Convento dei
Fratl Cappuccini.
il primo sacerdote cattolico che vi si fisso fu il rev. B. O. Cavanaugh nell'ag. 1828. Il primo vescovo di H. fu mons. W. Tyler dal 1844 al 1849.

La Cattedrale è dedicata al patriarca s. Giuseppe; la diocesi è suffraganea di Boston.

Biel.: T. S. Duggan, s. v. in Cath. Enc., VII, pp. 144-46, e Supplement, p. 363: The Official Catholic Directory, 1947, Nuova York 1947, pp. 496-508. Enrico Josi

HARTLEY, David. - Filosofo, n. ad Armley (Yorkshire) il 30 ag. 1705; m. a Bath il 28 ag. 1757.

Notevole esponente della corrente materialistica dell'illuminismo inglese, H. fonda un associazionismo psicofisico, che nella seconda metà del Settecento si svilupperà con il Priestley in un rigoroso materialismo monistico. Richiamandosi a Locke (v.), H. mira a ridurre la duplicita delle fonti della conoscenza all'unità della sensazione, eliminando la riflessione e giustificando le relazioni poste dalla coscienza tra i diversi dati sensibili mediante il ricorso alla legge dell'associazione. In tal modo è aperta la via, mercé una spiegazione fisico-meccanica della sensazione, ad un'interpretazione materialistica dei fatti psichici. Opera principale di H.: Observations on man, his duty, his frame, and his expectations (a voll., Londra 1749).

Biel.: Th. Ribot, Quid D. H. de associatione idearum sensorit. Parigi 1872: G. S. Byner, H. and 3. Mill. Londra 1881; B. Schoenlaute, H. and Priestly dir Begrinder des Associationismus in England, Halle 1882; M. Heider, Studien über D. H., Bonn 1913 .

Vittorio Sainti
HARTMANN, Anastasius. - Vescovo titolare di Derbe, n. il 24 febbr. 1803 ad Altwis (Hitzkirch, Lucerna), entrò nel noviziato dei Cappuccini di Baden (Aargau) il 17 sett. 1821; ordinato sacerdote il 24 sett. 1825 , predicatore, direttore di spirito e maestro dei novizi, lettore di filosofia e di teologia, nel 1841 docente di controversie teologiche nel Collegio missionario S. Fedele da Sigmaringa in Roma, di cui fu vice rettore fino alla partenza nel 1843 per la missione di Agra (India).

Nel 1845 fu nominato primo vicario apostolico di

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Patna ove diede vigoroso impulso all'azione missionaria, erigendo chiese, stazioni, istituti scolastici ed assistenziali, e provvide alla cura religiosa delle truppe irlandesi ed alla difesa della religione cattolica contro i missionari protestanti. Nel 1849-54 amministrò contemporaneamente il vicariato apostolico di Bombay, sconvolto da fazioni intestine; resistette vittoriosamente allo scisma indo-lusitano di Goa; nel 1854 ne fu nominato vicario apostolico, ed anche amministratore apostolico di Punach. Malandato in salute ritornò in Europa nel 1856; a Roma lavorò presso Propaganda per una nuova sistemazione generale delle missioni in India e contribuì alle trattative per un concordato con il Portogallo; come procuratore interinale delle missioni dell'Ordine, riorganizzò il loro funzionamento. Nel 1860 ritornò in India come vicario apostolico di Patna, risollevò questa missione da recenti rovine; difese i diritti delle scuole cattoliche e a Calcutta nel 1865 tutelò le leggi del matrimonio cristiano presso il governo inglese. Affranto dalle fatiche, morì di colera nella sua residenza di Kurjee, sobborgo di Patna, il 24 apr. 1866. Nel 1906 è stato iniziato il processo di beatificazione.

Compose molte monografie di discipline sacre, storiche, linguistiche, naturali, rimaste per lo più manoscritte. Si meritò il titolo di «Canisio del Hindustan», oltreché per la sua attività, per il Masihi Tálim, seu Catechismus hindustanus (Bombay 1852) che ebbe più edizioni; e per la traduzione in lingua urdù del Nuovo Testamento (Patna 1864). Fondò nel 1850 il giornale The Bonbacy Catholic Examiner, in cui pubblicò le sue apprezzatic lettere pastorali.

Bim.: Antoine Marie, Vie de mgr H. A., Friburgo in Br. 1876, vers. incl., Calcutta 1868: Autobiographia, ed. A. Jann. Indembold 11077. De sevei Dei A. H. vine et operibus, in A. H., Institutiones thailogiae pastoralis, Assisi 1932, pp. v-sLxIII; a cura del p. Addehino Jann è stata iniziata nel 1939 la collazione Mionmenta Anastasiana, che comprende finora 3 voll. (Lucerna 1939-48), in cui saranno pubblicati gli scritti e i documenti che lo riguardano: Catalogus et status conservam, in Analecta Ord. Min. Capucrimorum, 61 (1945), p. 58. Ilarino da Milano

HARTMANN von der Aue. - Poeta tedesco, n. ca. il 1170 , m. fra il 1210 e il 1220 . Per il suo tramite, parecchio afflui in Germania di quanto lo spirito francese aveva rielaborato, arricchendolo di vita cavalleresca, del mondo mitico e favoloso celtico.

Restano quattro poemi epici: Ereh (ca. 1190) e Ixsein (poco dopo il 1200) del ciclo di Artù; Gregorius auf dem Stein (del decennio intermedio) e il capolavoro Der arme Heinrich. Grazie a essi lo sviluppo dell'arte segna, per il gusto del tempo, dal punto di vista formale, un passo ulteriore verso la perfezione. Quale Minnesänger, H. fu invece un debole lirico; si segnalò tuttavia per essersi rivolto, quando erano massimi gli onori tributati alla Minne cortigianesca, all'amore di Cristo (recandosi anche, da crociosa, in Terra Santa), nonché alla Minne forese, divenendo così antesignano della futura niedere Minne, cioè dell'amore per le creature umili e semplici.

Bim.: Edizioni: Sämtliche Werke, a cura di F. Bach, 3 voll., $2^{2}$ ed., Lipsia 1934; i Lieders, in Des Minnesangs Fräbling di K. Lachenann e M. Haupt, XXI, $4^{2}$ ed., ivi 1888. Studi: H. Piquet, Etudes sur H. van A., $2^{2}$ ed., Parigi 1927; H. Drube, H. und Chrétien, Münster 1931; H. Sparnaay, H. van A., 2 voll., Halle 1932-38; F. Politi, La lirica del Minnesang, Bari 1948, pp. 93-99. Giovanni Guerra

HARTMANN, Eduard von. - Filosofo, n. a Berlino il 23 febbr. 1842, m. il 5 giugno 1906 nel sobborgo di Gross-Lichterfelde, dove visse nella meditazione e nella solitudine.

Le linee fondamentali della sua filosofia si trovano già tutte nella prima opera Philosophie des Unbewussten (Berlino 1869; $2^{2}$ ed., Sachsa 1904). Vi è evidente la derivazione dallo Schopenhauer ripensato attraverso motivi schellingtoni ed anche hegeliani. Non può intendersi appieno il pensiero dello H. senza tener conto anche delle teorie scientifiche (soprattutto di quella dell'evoluzione) e del materialismo delle scienze a cui egli reagisce.

Nel Principio assoluto o Inconscio si trovano inconsapevoli di sé, compresenti ed opposti, la volontà e l'intelletto. Ed è qui che, rifacendosi allo Schelling, lo H. si discosta dallo Schopenhauer, il quale invece deriva la rappresentazione dalla volontà. Lo H. osserva che non è possibile una volontà senza un'idea del fine a cui essa tende; dunque anche l'intelletto, oltre alla volontà, è un dato originario. Ma non è contraddittorio ammettere che la volontà abbia un'idea del suo fine e nello stesso tempo considerarla come una forza cieca? H., infatti, costruisce il suo sistema su un'antitesi: dal volere derivano l'esistenza irrazionale del mondo, il male e l'infelicità degli esseri finiti; dall'intelletto, invece, la finalità e l'unità reale nel suo sviluppo. Scopo ultimo dell'evoluzione e del processo della storia attraverso la lotta dei due elementi originari, è la dissoluzione dell'esistenza degli esseri finiti, della volontà di vivere. La liberazione dalla irrazionale esistenza (e con essa dal male e dal dolore) si attua attraverso la coscienza e lo sviluppo della civiltà per quattro momenti: a) etico, come superamento dei fini individuali in quelli universali; b) estetico, come rivelazione dell'armonia del reale al di là della sua irrazionalità; c) religioso, come aspirazione della coscienza a liberarsi dal finito; d) filosofico, come universale libertà della coscienza da tutti gli inganni prodotti dalla volontà di vivere. In breve, la finalità suprema dello sviluppo cosmico, attraverso il dramma delle esistenze finite, è l'annientamento del volere razionale e l'affermazione del solo intelletto. Questo processo di redenzione è processo di autoriscatto dell'Assoluto stesso il quale, attraverso l'evoluzione, si autolibera dell'elemento irrazionale che lo costituisce e si attua come puro e pieno intelletto.

La filosofia di H. presenta scarsa originalità, ed il punto in cui egli si allontana dallo Schopenhauer comporta contraddizione : se l'Inconscio è costituito dalla volontà e dall'intelletto, il suo sviluppo come processo di annientamento dell'irrazionale è processo di annientamento di una parte di se stesso. Inoltre, la liberazione dall'irrazionale è liberazione dal mondo, che dell'irrazionale è l'effetto, attraverso il mondo stesso: le esistenze finite sono strumenti e vittime dell'Assoluto, che per attuarsi come puro intelletto deve sacrificare e distruggere il mondo. Il panteismo di H. è acosmismo.

Opere principali, oltre la già citata Ph. d. U.: Phänomenologie des sittlichen Bewusstseins (Berlino 1879; $2^{2}$ ed., ivi 1886); Religionsphilosophie (ivi 1882, $3^{2}$ ed., ivi 19061907); Aesthetik (ivi 1886-87); Das Grundproblem der Erkenntnisscheorie (ivi 1889); Geschichte der Metaphysik (ivi 1899-1900); System der Philos. im Grundriss (8 voll., Sachsa 1906-1909).

Bim.: Bibl. completa delle opere, in ordine cronologico, in Kantstudien, 17 (1912), p. 501 sgg. Studi: A. Bonstelli, La filosofia dell'Inconscio di E. v. H., Roma 1876; A. Faggi, La filosofia dell'Incosciente, Firenze 1891; A. Drews, E. v. H., Philosophisches System im Grundriss, $2^{2}$ ed., Heidelberg 1906; L. Ziegler, Das Weltbild H., Lipsia 1910; T. Moretti Costanzi, Prefazione alla trad. ital. del Kant padre del pessissimo, Roma 1930. Altre indicazioni in Uberweg, IV, pp. 331 sgg., 707-708 e in W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexikon, I, pp. 449-54.

Michele Federico Sciacca
HARTMANN, Felix von. - Cardinale, arcivescovo di Colonia, n. a Münster in Vestfalia il 15 dic. 1851, m. a Colonia l'11 nov. 1919. Ordinato sacerdote nel 1874 , si applicò agli studi giuridici in Roma (1874-80), poi al ministero per dieci anni ( 1886 -90), e fu in seguito segretario del vescovo di Münster e vicario generale; alla morte del proprio vescovo fu eletto vicario capitolare (1910) e quindi il 6 giugno 1911 vescovo della stessa diocesi. Il card. Fischer lo volle e l'ottenne (9 apr. 1913) suo cooperatore con diritto di successione a Colonia e, divenuto arcivescovo di questa città, il 25 maggio 1914, fu elevato alla porpora con il titolo di cardinale prete di S. Giovanni a Porta Latina. Come presidente delle Con-

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ferenze episcopali di Fulda fu per molti anni alla testa dell'episcopato germanico.

Si mostrò vindice indefesso dell'ortodossia cattolica contro gli errori di Ermanno Schell, del Kraus e del movimento cosiddetto Referinkatholizismus, che ebbe i suoi corifei nello Herhard, nel Müller e nello Schnitzer. Si prodigò in opere di carità cristiana durante il primo conflitto europeo (1914-18). Al suo zelo si deve l'Opera che sorse a Paderborn a beneficio di tutti i prigionieri che si trovavano in Germania. Ai sacerdoti prigionieri ottenne dall'Imperatore il trattamento riservato agli ufficiali. Nel campo della carità promosse una specie di confederazione tra tutte le Opere di beneficenza in Germania.

Nell'azione sociale curò di evitare ogni esagerazione e di conservare incondizionata fedeltà alle direttive di Roma. Così nella difficilissima questione dei sindacati cristiani seguì immediatamente la linea di condotta segnata da Pio X nell'encicl. Singulari quadam del 24 ag. 1912, di tolleranza cioè verso i sindacati cristiani con le dovute cauzioni indicate nello stesso documento pontificio, quantunque fino a quel giorno egli avesse seguito un indirizzo alquanto diverso nelle Kölnische Volkzeitung.

Promosse con solenni celebrazioni il $12^{\circ}$ centenario dell'inizio dell'evangelizzazione della Germania ad opera di s. Bonifazio (1919) e gettò le basi della celebre associazione Neudenischland, che tanto bene fece tra la gioventù tedesca.

Bibl.: Frequenti menzioni nelle cronache della Civ. Catt. dal 1910 al 1920. Cf. inoltre: O. Schilling, Die deutsche Sozialpolitik und die Enzyklika "Rerum novarum", in II XL anniversario dell' encicl. "Rerum novarum", Milano 1931, pp. 441-54; F. Vito La sviluppo della politica sociale in Germania e le direttive della "Rerum novarum", ivi 1931, passim; G. Jaspari, Le direttive politiche del Centro germanico (1871-1928), in Rivista interu, di scienze sociali e discipline ausiliare, 37 (1931, II), pp. 181-96; ibid., in. pp. 97-132.

Pietro Palazzini
HARTMANNUS di San Gallo. - Benedettino, maestro nell'abbazia di S. Gallo, di cui divenne abate nel 924. Fu discepolo di Nothero Balbulo ed è ricordato nella cronaca Casus S. Galli di Ekkeardo IV che lo chiama "praeter sapientiae doctrinalem dotem, religionis tenacissimus" (MGH, Scriptores, II, p. 102, 5).

Di lui rimangono una quindicina di inni ecclesiastici in vario metro e in lingua latina, tra cui pregevole un carme in onore di Cristo, in strofe saffiche. Brevi versi salutano la venuta in S. Gallo dei re Corrado e Carlo III.

Suo omonimo fu un monaco della stessa abbazia, che verso la fine del sec. x o agli inizi dell'xi, seguendo l'esempio di Ekkeardo I, scrisse, pure lui in latino, una vita di s. Wiborsda, religiosa che aveva subito il martirio nelle vicinanze di S. Gallo, durante una invasione degli Ungari nel 925. Detta composizione è giudicata da Corrado di Fabaria, continuatore dei Casus S. Galli, "luculento satis sermone" (MGH, Scriptores, II, p. 166). Ad essa va aggiunto un epitafio in onore della Santa, forse posteriore.

Bibl.: ed. in MGH, Poetue latini Medii Aevi, Poetue latini aevi Carolini, IV, pp. 317-49. Studi: Manitius, I, p. 606; A. Schubiger, Die Sängerschule St. Gallens von achten bis zwofften Jahrh., Einsiedeln 1858. Sull'autore della vita di s. Wiborsda, MGH, Scriptores, IV, pp. 452-57; cf. Manitius, II, p. 208.

Lanfranco Fiore
HASIDHISMO ("Pietismo»). - Movimento religioso creato da Rabbí Jiśrǎ'èl Ba'al Šēm Tōbh (16991760). L'epiteto di "signore del buon nome" sta ad indicare chi è a conoscenza delle permutazioni degli elementi fonetici che compongono il nome divino e si serve per bontà di cuore di tale mezzo per ottenere guarigioni. Il h. rappresenta una mutazione di indirizzo nella vasta corrente del pensiero cabalistico (v. cabala), mistico e speculativo nel seno dell'ebraismo, dando così alla pietà e alla vita religiosa degli Ebrei nell'Oriente europeo (Russia, Polonia, Ungheria, Lituania) un nuovo indirizzo.

Il fondatore Šēm Tōbh è considerato un uomo che, partendo dai suoi rapporti con il divino, vive con e per
i suoi consimili; non era dotto, né apparteneva alla gerarchia dei rabbini dotati di acume. Fu maestro di piccoli prima, poi oste in una regione solitaria, tra i Monti Carpazi. Tra i monti imparò a stare in sacro timore dinanzi al dono della rivelazione; ivi comprese che il servizio di Dio offre sempre il vero attraverso mutazioni, nutrendo sempre lo spirito e l'anima. Nell'architettura di legge etica e formola religiosa scoprì l'uomo reale. Egli ed i suoi seguaci, i capi spirituali di singoli gruppi di pietisti, si chiamano "giusti", yaddisim, per cosi indicare la loro possibilità di intervenire presso Dio per i loro fratelli dolenti come intrepidi intercessori.

Hanno il coraggio di domandare a Dio con insistenza un cambiamento nelle sorti del popolo oppresso. Parlano in primo luogo come rappresentanti dei pii, la cui vita, anima e corpo, è permeata di amor di Dio, ed è a nome di essi che intervengono per allontanare malattie, povertà, incomprensioni nella vita famigliare, peccati.

In antitesi all'ideale ascetico dei grandi rabbini, il h. propugna la gioia, la sacra gioia, quale forza vivificatrice dello spirito, quale sacra via che conduce a Dio. Nella gioia l'uomo si dona interamente a Dio, raggiungendo cosil la comunione con lui; anche la gioia nella vita quotidiana va inscrita nella sfera religiosa. La percettistica viene avvolta in una vivide luce mistica. La preghiera diventa un canto ed un pianto che sgorgano da un cuore commosso. I pietisti, rimproverati dagli avversari, ritardano talvolta l'ora della preghiera, in attesa che il cuore trabocchi della sete di Dio. Il mangiare ed il bere diventano azioni sacre, elemento di comunione con Dio; anche nel cibo, come in tutto ciò che circonda l'uomo, si calano scintille lucenti nate dall'infrasgersi della luce primiera contro la caducità e la caduta dell'uomo. L'uomo è chiamato a liberare da ogni creatura le scintille sacre e ad accoglierle in sé. Questa è la meta del suo vivere e del suo agire. Il mezzo di redenzione della luce primiera è il desiderio di comunione con Dio. Le scintille redente vengano così ricondotte alla fonte prima e l'uomo più esplica una funzione corredentrice nella vita.

Questo modo di vivere da parte del "piow non mira alla redenzione della persona propria. V'è qualche cosa di più : la maestà divina, l'immanenza di Dio, è la sposa divina divisa dal suo re e condannata ad essere sempre in esilio, sempre raminga. E la corrente pietista, nutrita dalla forza interiore dei "giusti", si riversa per un secolo sulle sventure sociali e la decadenza religiosa dell'infranto e sofferente ebraismo nell'oriente d'Europa. C'è chi pensò ed un confronto con il francescanesimo.

Nel 1772 il gä' $\delta$ n di Vilna, Elia, pronunciò una grande scomunica contro i pietisti a causa del loro separatismo sinagogale e dei cambiamenti nella liturgia e nella macellazione rituale, perché di sabato e nei giorni festivi vestivano di bianco anziché di nero.

E merito indiscusso di Martin Buber di aver fatto conoscere all'occidente di Europa il h. sino dal 1906 in una serie di pubblicazioni: Rabbi Nahman (1906); Legenden des Baalschem (1907); Mein Weg zum Chassidismus (1918); Der grosse Magghid (1922); Das verkorgene Licht (1924); Chassidische Bücher (1927), una specie di corpus dei racconti hadidhici; Erzählungen der Chassiden (1949).

Bibl.: S. Dubnow-S. A. Hordecky: Chassidismus, in Enc. 7ud., V, coll. 359-86; A. Rosenberg, Die drei Phasen jüdischer Frömmigkeit, in Orientierung, 18 (1950), pp. 194-96. Eugenio Zolli

HASPINGER, Joachim. - Cappuccino e noto patriota tirolese, n. a S. Martino Casies il 27 ott. 1776, m. a Salisburgo l'11 genn. 1858.

Imperennò come sacerdote e come soldato l'anima popolare tirolese nella difesa della patria contro la dominazione napoleonica (1809-10), e fu per questo dal popolo stesso soprannominato Rot-Bart, cioè Barbarossa. Di quegli eventi memorabili lasciava un importante diario (Tagebuch), che venne edito postumo (Vienna 1903) e che costituisce preziosa fonte storica. Visse poi, per particolari circostanze e con speciale indulto, da prete secolare, fruendo a partire dal 1836 d'una modesta pensione decretatagli dal governo austriaco. Ancora nel 1848 funse da cappellano delle bande di studenti tirolesi, che si opponevano alle truppe garibaldine.

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(per cortesia del p. Ilarino da Milano O. F. M. Cep.)
Haspinger, Joachim - Ritratto. Litografia.
Bibl.: A. von Schallhaver, Biographie des Tiroler Heldenpriesters 7. H., Salasburgo 1836; J. Herzer, 7. H., Innsbruck 1909; A. Schuler, $H_{0}$ sagenumwobener Datoninsstab, iv) 1948. Ilarino da Milano

HASSE, Johannes Adolph. - Musicista, n. a Bergedorf il 25 marzo 1699, m. a Venezia il 16 dic. 1783. Fatti gli studi ad Amburgo, nel 1721, fu scritturato al teatro di corte a Brunswig, per il quale compose alcune opere. Venne poi in Italia e a Napoli si perfezionò alla scuola del Porpora e dello Scarlatti.

Pieno successo ebbero le sue prime opere scritte in italiano. Nel 1727 si recó a Venezia ove insegno al Conservatorio. Nel 1734 fu a Dresda, poi a Parigi e Vienna e Milano, di nuovo a Vienna dove si stabili definitivamente. C. So sono le sue opere, composte in stile italiano, ricche di melodia. Oltre molta musica sacra, messe, inni e mottetti, scrisse 14 oratóri, veri modelli del genere per la limpidezza della dizione musicale.

BibL.: F. S. Kandler, Cenni storico-critici intorno alla vita di G. A. H., Venezia 1820: T. Mantovani, Nel centenario di H., in Gazzetta musicale, 48 (1899), p. 45; W. Müller, 7. A. H. als Kirhencomponist, Lipsia 1911; L. Kamienski, Die Oratorien van 7. A. H., ivi 1911; B. Zeller, Das Recitativo accompagnato in den Opera $H^{2}$ c., Hallo 1912.

Silverio Mattei
HASSLER, Franz Leo. - Organista e compositore, n. a Norimberga nel 1564, m. a Francoforte s. M. l'8 giugno 1612. Studiò a Venezia con A. Gabrielli e, dopo un breve soggiorno in Augusta, fu maestro di Rodolfo II di Boemia. Dal 1601 al 1608 fu a Norimberga, poi a Francoforte.

Scrisse canzoni a 4 voci ( 1590 ), canzoni sacre, madrigali a 5 e 8 voci; messe da 4 a 8 voci, Sacri Concentus a 5 e 12 voci ( 1601 ). Molta di questa musica è stampata in collezioni moderne. La musica di H. è di stile prettamente italiano e conserva tutta la freschezza della scuola veneta.

Bibl.: G. B. Katschthaler, Storia della musica sacra, trad. it., $3^{2}$ ed., Torino 1926, pp. 93, 123, 129; R. Schwartz, F. L. H. unter dem Einfluss der italienischen Madrigalisten, in Zeitschrift für Musikwissenschaft, 9 (1889), pp. 128-30. Silverio Mattei

HASSUN, Antonio. - Cardinale e patriarca armeno cattolico di Cilicia dal 1866 al 1880 , n. a Costantinopoli il $1^{\circ}$ giugno 1809 , m. a Roma il 28 febbr. 1884. Nel 1825 si recó a Roma e poté entrare nel Collegio Urbano. Nel 1833, ordinato sacerdote, rientrò in patria.

Nel 1842 fu consacrato vescovo coadiutore cum iure successionis del primate di Costantinopoli mons. Marusci, morto il quale nel 1846, H. si fece proclamare primate non senza lo stupore del pubblico, che sino allora si valeva del privilegio di presentazione di tre candidati alla S. Sede. H. eresse varie chiese, e fondò la Congregazione delle Suore Armene dell'Immacolata Concezione.

Il Sinodo episcopale del patriarcato di Cilicia, presieduto da mons. Valerga, il 14 sett. 1866, elesse H. a successore di Gregorio Pietro VII, dopo aver espresso il desiderio di vedere unite le due sedi, patriarcale e primaziale, nella persona di H. il quale mise in pratica la cost. apost. Reversurus del 12 luglio 1867.

Tuttavia le riforme introdotte da essa contro certi diritti tradizionali, segnatamente nella disciplina elettorale dei vescovi, portarono all'insprimento di vecchie animosità fra «Hassunisti» ed «Anti-Hassunisti», e divisero il clero e il popolo cattolico armeno; gli Anti-Hassunisti divennero veri sciamatici «Cattolici Orientali» (3 apr. 1870), con a capo vescovi e clero. Le chiese, le scuole, gli istituti di assistenza furono materia di contesa.

La scomunica del Papa, nel 14 giugno 1872 provocò come reazione l'esilio di H. da parte del governo turco. H. s'imbarcò per Roma nel 1872. Nel 1874 e dietro l'intervento della Francia, agli Hassunisti fu riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità distinta. Lo scisma si prolungò sino all'opera conciliante del delegato apostolico mons. V. Vannutelli, che riusci a guadagnare i capi. L'ultimo, mons. Kupelean, si riconcilió pubblicamente davanti a Leone XIII ( 18 apr. 1879), il quale lo nominò vescovo ordinante a Roma. Nel 1880 H. fu invitato a Roma, e dopo poco creato cardinale; gli succedette mons. Aazreon, suo vicario.

Bobl.: Mansi, XL, coll. 745-1132; Acta Pii IX, parte 1*, vol. VI, pp. 33-35, Roma 1874; R. de Martinis, Juris Pont., parte 1*, t. VI, Roma 1904, pp. 459-65; J. B. Asgian, Les Patriarches arméniens catholiques, Card. H. et Mgr Azarian, in Terre Sainte. 1900-1901; Fr. Tournebize, Arménie, in DHG, coll. 340-42.

Garshed Amaduni
HAUCK, Albert. - Storico della Chiesa, protestante, n. a Wassertrüdingen (Franconia) il 9 dic. 1845, m. a Lipsia il 7 apr. 1918. Parroco a Frankenheim (1874-78), professore di storia ecclesiastica ad Erlangen (1878-89) indi a Lipsia, dove fu anche direttore dell'Istituto archeologico ecclesiastico.

Ccmincio a rivelarsi storico di grande valore con Tertullians Leben und Schriften (Erlangen 1877), che gli meritò la cattedra di professore; ma soprattutto con la Kirchengeschichte Deutschlands, rimasta incompiuta ( 6 voll., dei quali l'ultimo postumo, a cura di H. Böhmer [Lipsia 1887-1920], che si estendeva fino ai tempi di Ludovico il Bavaro); opera di vasta investigazione, di studio critico delle fonti, di belle sintesi; a cui nuoce però la mancanza di serenità nel giudicare l'azione, specialmente politica, del papato. Si occupò pure e con successo della terza edizione della Realencyclopädie für protestantische Theologie und Kirche (24 voll., Lipsia 18961913), per la quale accettò la cooperazione di scrittori di tutte le tendenze. Degne di nota anche : Die Entstehung des Christustypus in der abendländischen Kunst (Heidelberg 1880); Die Entstehung der bischöflichen Fürstenmacht (Lipsia 1891); Der Gedanke der päpstlichen Weltherrschaft bis auf Bonifac VIII, (ivi 1904). Curò la quarta edizione della Dogmengeschichte di H. Schmid (Lipsia 1887).

Bibl.: J. Herzog, s. v., in Realencycl. für protest. Theol. u. Kirche, XXII, pp. xv-xvi; autori vari. Geschichtl. Studien, Frit-

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schrift zum 70. Geburtstag A. H. S., Lipsia 1916; H. Böhmer. Necrologia, in Beiträge zur sachlich. Kirchengesch., 33 (1919). p. 42 sss.

Celestino Testore
HAUPTMANN, Moritz. - Teorico e compositore, n. a Dresda il 13 ott. 1792, m. a Lipsia il 3 genn. 1868. Dopo profondi ed accurati studi entrò nel 1812 quale violinista nella cappella di corte a Dresda; fu poi a Vienna, Pietroburgo, Kassel, e nel 1842 si stabilì a Lipsia, dove fu orginistı nellı chiesa di S. Tommaso e maestro di armonia e contrappunto nel Conservatorio.

Scrisse musica vocale d'indole profana, messe, inni, salmi e mortetti, sonate per violino e organo. Pubblicò inoltre numerosi studi teorici, quali Die Natur der Harmonik und Metrik (Lipsia 1853), Die Lehre von der Harmonik (ivi 1860), Erläuterung zu 7. S. Bach Kunst der Fuge ( $2^{2}$ ed., ivi 1861). Fu confondatore e presidente per tutta la vita della Società Bach e curò la stampa dei primi tre volumi della raccolta completa delle sue opere.

Bibl.: V. Fahler, M. H. Sein Leben und seine Werke, Lipsia 1871. Silverio Mattei
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(da L. Cibrario, Storia e descrizione della B. Badin di Allacombe, II, Torino 1852-11. Iav. I)
Haute-Combe - Piatta dell'Abbazia.

HAURANNE,
Jean: v. saint-cy-
RAN, JEAN DU VER-
GIER DE HAURANNE, abate di.
HAUREAU, Barthélemy. - Storico e letterato, n. a Parigi l'8 nov. 1812, m. ivi il 29 apr. 1896. Passò dal giornalismo alle ricerche erudite, promovendo con successo gli studi letterari e filosofici sugli autori medievali. Dal 1848 fu bibliotecario della sezione manoscritti della Biblioteca nazionale; dal 1862 socio dell's Académie des inscriptions et belles lettres».

Cooperò validamente alla Histoire littéraire de la France nei voll. XXV-XXXII (Parigi 1869-96) con preziose notizie sui teologi, filosofi, canonisti e grammatici medievali; e con molti articoli al fournal des savants, nei voll. XX-XXXVI (1855-96); pregiate le Notices et extraits des manuscrits latins de la Bibliothèque nationale ( 6 voll., Parigi 1890-93); e i voll. XIV-XVI della Gallia christiana (v.; ivi 1856-65). Scrisse pure: Histoire littéraire du Maine (4 voll., ivi $1843-52 ; 2^{2}$ ed., 10 voll., ivi 1870-77); De la philosophie scolastique (ivi 1850); Histoire de la philosophie scolastique ( 3 voll., ivi 1872-80); Notices sur les Mélanges poétiques de Hildebert de Lavardin (ivi 1882); Les oeuvres de Hugues de St-Victor (ivi 1886).

Bibl.: H. Vallon, Notice sur la vie et les travaux de B. H., Parigi 1896; P. Meyer, B. H., in Histoire littér. de la France, XXXIII, Parigi 1896, p. v sgg. Elenco bibliogr. in fournal des savants, 36 (1896), p. 309 sgg.

Celestino Testore
HAURVATAT: v. amEŠa SPENTA.
HAUSSONVILLE, Joseph-Othenin-Bernard de Cléron, conte di. - Uomo politico e scrittore francese, n. il 27 maggio 1809 a Parigi, m. ivi il 27 maggio 1884. Entrato nella carriera diplomatica durante la monarchia orléanista, fu segretario dell'ambasciata a Bruxelles, a Torino ed a Napoli.

Deputato dal 1842 al 1848 , presentò e sostenne varie petizioni dei protestanti e si dichiarò favorevole al libero esercizio del loro culto. Contrario al secondo Impero,
iniziò una feconda attività di scrittore. Pubblicò una Histoire de la politique extérieure du gouvernement frangais de 1830-48 (Parigi 1850), una Histoire de la réunion de la Larmine à la France (ivi 1854-59) ed un'opera su l'Eglise liumaine et le Premier Empire, 1800-14 (ivi 1863 1870). Repubblicano conservatore, fu eletto senatore a vita nel 1878 . Sedette a destra, si oppose allo scioglimento delle associazioni religiose e fu a favore del mantenimento della legge del 1814 contro il lavoro festivo.

Bibl.: A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dictionnaire des parlementaires frangais, III, Parigi 1890, pp. 321-22. Silvio Fariani
HAUTE-COMBE. - L'abbazia cistercense di H.C., sulla riva sinistra del lago di Bourget (Savoia), fondata nel 1125 da Amedeo III di Savoia, servì da allora di sepoltura per i conti e duchi di Savoia.

Venne ricostruita nel 1743; venduta come bene nazionale nel 1792, fu trasformata in fabbrica di maioliche; venne riscartata nel 1824 dal re Carlo Felice che restaurò la chiesa e gli edifici monastici, opera compiuta nel 1843 dalla regina Maria Cristina. La facciata della chiesa è in stile ogivale; l'interno è tutto occupato da tombe, cenozafi, da oltre 300 statue in marmo di Carzara, in pietra di Seyssel e in legno
dorato. L'altare maggiore è adorno di pitture su legno del sec. xv; gli affreschi della cupola (Gonino e fratelli Vacca), rappresentano episodi della vita di s. Bernardo. Tra le tombe sono notevoli quella di Claudio d'Estavayer, abate di H.-C. e vescovo di Belley (prima metà del sec. xvi); di Luigi I di Vad e di sua moglie Giovanna di Montfort; di Amedeo III, V e VI; del b. Bonifacio, arcivescovo di Canterbury. Il chiostro annesso è ancora in parte del sec. xvi e contiene molti resti di monumenti funerari. A destra della chiesa si trova l'alloggio reale. A nord, invece, Carlo Felice fece costruire una cappella dedicata a s. Felice.

Il monastero passò nel 1922 ai Benedettini di S. Maria Maddalena di Marsiglia.

Bibl.: A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della Monarchia di Sacoia, VIII, Torino 1907, pp. 205-209; G. Perouse, Hautecombe, abbaye royale, Chamblry 1926; Cottineau, I coll. 1383-84.

Enrico Josi
HAUTESERRE: v. DADIN D'HAUTESERRE.
HAÜY, René-Just. - Sacerdote, n. a St-Just (Oise) il 28 febbr. 1743, m. a Parigi il 3 giugno 1822. Insigne cristallografo e mineralogista, è da considerarsi come uno dei fondatori della cristallografia.

Educato nel Collegio di Navarra, dove fu poi professore, vi abbracciò la carriera ecclesiastica. Si occupò dapprima di scienze naturali in genere poi, iniziato dal mineralogista Daubenton, si dedicò completamente alla mineralogia. Dal 1783 fu membro dell'Accademia delle scienze. Nel 1794 ebbe la nomina a conservatore del Museo delle miniere e nel 1802 fu professore di mineralogia al Museo dove succedette a Dolomieu. Fu infine professore di mineralogia all'Università di Parigi fin dalla fondazione.

Deve la sua fama alla legge fondamentale delle troncature razionali, o degli indici razionali, da lui scoperta e che da lui deriva il nome ed alla sua teoria sulla struttura dei cristalli pubblicata nel 1783 (v. cristalli).

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Uomo di rara virtù, anche fra gli onori più alti seppe restare il sacerdote modesto e pio, scrupolosamente osservante dei minimi doveri religiosi (Cuvier).

Bib.: P. Groth, Entwicklungsgeschichte der Mineralogischen Wissenschaften, Berlino 1926; G. Cuvier, Recueil des iloges historiques, lns dans les séances publiques de l'intituit royal de France, III, Parigi 1827, pp. 123-73; C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, vers. it., Brescia 1906, pp. 323-33.

Mario Fornassri
HAVET, Auguste-Ernest. - Erudito e filosofo francese, n. a Parigi l'1 1 apr. 1813, m. ivi il 21 dic. 1889. Le teorie contenute in alcune sue opere, p. es., La modernité des prophètes (Parigi 1850), suscitarono fiere opposizioni. La sua notorietà è affidata a una edizione veramente preziosa delle Pensées di Pascal (pubblicate integralmente ed accompagnate da un ottimo commento, ivi 1852), e all'opera Le christianisme et ses origines (ivi 1872-84; all'Indice, decr. 3 febbr. 1879), in cui si sostiene che la genesi del cristianesimo è da ricercarsi piuttosto nelle dottrine dei filosofi greci che non nel Vecchio Testamento, principalmente per quanto riguarda la formazione di dogmi cristiani. Pubblicò inoltre Jésus dans l'histoire (ivi 1863).

Bib.: M. Vernes, E. H. et son oeuvre religieuse, in Nouvelle rerne, 80 (1801); A. Bardoux, Notice sur la vie et les travaux de M. E. H., in: Séances et travaux de l'Académie des sciences morales et politiques, 38 (1892); L. Horst, L'hypothèse de M. H. sur la modernitit des prophètes, in Revue de l'histoire des religions, 25 (1892), pp. 131-91.

Francesca Guerra-De Bellis
HAWAI (Sandwich), Isole: v. honolulu.
HAWARDEN, Edward. - Teologo e controversista inglese, n. a Croxteth (Lancashire) il 9 apr. 1662, m. a Londra il 23 apr. 1735. Fu allievo e, da sacerdote (1686), professore del Collegio inglese di Douti. Accusato a Roma di giansenismo, pur riconosciuto innocente, si dimise e nel 1707 tornò in Inghilterra, dove con la parola e con gli scritti lavorò per la conversione dei suoi connazionali.

Rimase celebre la controversia che vittoriosamente sostenne contro S. Clarive, alla presenza della regina Carolina, sulla S.ma Trinità. Sono da ricordare di lui : The true Church of Christ, shewed by Concurrent testimonies of Scripture and primitive tradition (Londra 1714); The rule of faith truly stated in a new and easy method (ivi 1721); Charity and truth (Bruxelles 1728); An answer to Dr. Clarke and mr. Whiston concerning the Divinity of the Son and the Holy Spirit (Londra 1729); Opera omnia (Dublino 1808).

Bibl.: Hurter, IV, coll. 1056-58; F. M. Budge, s. v. in Cath. Eur., VII, p. 155; A. Gatard, s. v. in DThC, VI, coll. 20652066.

Vito Zollini
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(da F. Gonin, Souvenir pittoresque de H., Torino 1528, tav. 7) Haute-Couire - Esterno della cappella detta * dei Principi *. Disegno di F. Gonin, litografia di D. Festa (1830).

HAWRĀN: v. AURAN.
HAWTHORNE, Nathaniel. - Romanziere americano,