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heologica, 21 (1949), pp. 42-76; A. Grillmeier, Der Gottessohn im Totenreich. Sateviologische und christo-

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logische Motivseruna der Desconsulahre in der älteren christlichen Oberlieferung, in Zeitschrif für hath. Theol., 71 (1949), pp. 1-23 (importante per la teologia dei Padri); 1. De Ghellinck, Patristique et moyen-dog. Recherches sur les orizines du Syndale des Apôtres, I, 2r ed., Gembloux 1949. pp. 214-16, 238 n. (giudizio sicuro sulle opere citate sopra). Per il valore teologico dell'articolo: s. Tommaso, Sum. Theol., 3⁴, q. 52, con i classici commenti e i trattati di teologia dogmatica. Cf. inoltre: H. Quillet, Descente de Jésus aux enfers, in DThC. IV, coll. 265-619.

Mareolino Daffara
2. Arte. - Relativamente tardi si inizia la rappresentazione di questo soggetto nell'arte cristiana. Testimonianze letteraric lo fanno risalire a ca. il sec. vi, quando appare la sua prima figurazione conosciuta in una delle colonne scolpite del ciborio di S . Marco a Venezia. Più tardi, nel sec. viII, la rappresentazione del Cristo che discende al 1. è in un affresco di S. Maria Antiqua a Roma. Questa già si collega all'iconografia bizantina e bizantinaggiante che giungerà fino al sec. xili ed oltre, come dimostrano il saltcrio della coll. di Chlondof ed altri dello stesso tipo (secc. Ix-x; cf. Kondakof [v. bibl.]) di Parigi e i contemporanei già nella Biblioteca imperiale di Pietroburgo e in Vaticano (Urù, lat. xi, oppure le scene in affreschi e musaici (spesso comprese nel ciclo della Passione) come il musaico di Dafni, particolar-
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(fol. Alinaris
Limbo - Discesa di Gesù al I., affresco di B. Angelico e collaboratori. Firenze, Convento di S. Marco.
merre, in una successione di episodi ove viene, in genere, rappresentato il momento dell'apparizione di Cristo che tende la mano ad Adamo affiancato da Eva : a questi che sono i soli personaggi delle prime miniature si aggiungono poi Satana legato, talvolta David e Salomone, e i giusti liberati. Nell'Europa settentrionale, dove le prime opere note non sono anteriori al sec. xi, ci si stacca invece da questo schema, come mostrano l'Antependio di Klosterneuburg e il Salterio di Ermanno di Turingia e si tende a farlo divenire un episodio del Giudizio Universale (ad es., S. Giacomo di Guéresc).

La produzione, abbondante soprattutto nei secc. xixiI, tende poi a diminuire nei secoli seguenti fino ad essere completamente trascurata dopo il ' 200 . Tra le più belle figurazioni del sec. xv va ricordato l'affresco del Beato Angelico nel Convento di S. Marco; nel sec. xvi trattano ancora questo soggetto il Dürer e il Bronzino.

Bibl.: N. P. Kondakof. Le miniature di un salterio del I X rec. della coll. Chlondof, Mosca 1878 (in russo); H. Leclercq, Lindes, in DACL. IX, coll. 1049-54; K. Künste, Ikonographie der Christlichen Kunst, II, Friburgo in Br. 1928, pp. 464-500. Maria Donati
come osserva s. Gregorio di Nissa (PG 46, 177-80), deve distinguersi da quella degli adulti che hanno, per propria colpa, trascurato il Battesimo; tuttavia non saranno ammessi alla felicità soprannaturale, come pensavano i pelagiani, contro cui si pronunziarono il Concilio di Cartagine nel 418 (Denz-U, 102 nota 4) e s. Agostino (De anima et eius origine, 12, 17: PL 44, 505). Il l. dei bambini dura eternamente, poiché deceduti con il solo peccato originale sono fissati in quello stato per sempre. Questa dottrina fu chiarita dai grandi teologi del sec. xiri. - Vedi tavv. XC-XCI.

Bibl.: V. Bolgoni. Stato dei bambini morti senza Battesimo, Macerata 1787 (dottrina rigida); J. Didiot, Morts sans baptême, Lilla 1896; D. Stockum, Das Loas der ohne die Taufe sterbenden Kinder, Friburgo in Br. 1923; P. I. Toner, s. v. in Cath. Enc., IX, pp. 226-29; A. Gaudel, s. v. in DThC, IX, coll. 760-72; A. Michel, Salut des enfants morts sans baptême, in L'Ami du clergé, 28 (1948), pp. 22-43 (cf. ibid., 41 [1931], pp. 497-512); I. Lelièvre, Surt des enfants morts sans baptême, in La pensée catholique, 2 (1948), pp. 43-50; A. Michel, Encore le sort des enfants mort sans baptême, in L'Ami du clergé, 61 (1951), pp. 97-101.

Mareolino Daffara
LIMBURGO, Diocesi di. - Città e diocesi della Germania. La diocesi comprende il ducato di Nassau e la città di Francoforte, a cui si aggiunse nel 1884 la provincia di Biedenkopf e il territorio di Homburg.

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Limburgo, diocesi di - Chiesa di S. Martino (distrutta il 6 nov. 1944) - Venlo.

La dotazione della diocesi veniva dichiarata miserabile da Leone XIII. Dopo il Concordato del 13 ag. 1929 furono annessi alla diocesi 6 distretti parrocchiali di Francoforte ovest e la provincia di Wetzlar. E suffraganea di Colonia.

La diocesi su 1.527 .250 ab. conta 606.900 cattolici, 431 parrocchie, 520 sacerdoti secolari e 204 sacerdoti regolari, 27 comunità religiose maschili e 180 . femminili (Ann. pont., 1931, p. 247); a ginnasi-convitti e una Facoltà teologico-filosofica a Francoforte.

La curia vescovile risiede nell'antico convento dei francescani, costruito già ai tempi di s. Francesco. Attualmente sono in diocesi 6 monasteri francescani, uno cistercense, uno cappuccino, uno degli Oblati, uno dei Pallottini, due case dei Gesuiti, tre dei PP. dei SS. Cuori di Gesù e di Maria, due dei Salesiani e 9 dei Fratelli della Misericordia. Nella diocesi hanno sede 19 comunità di suore, fra le quali le monache benedettine di Eibingen, le Suore Pallottine e le Suore di Dernbach.

Le origini della città risalgono ai tempi dei Romani. La prima cattedrale fu costruita nel sec. IX, dedicata a s. Giorgio e consacrata dall'arcivescovo Hetti di Treviri. La seconda basilica fu costruita dal conte Corrado Kurzibold verso il 910. Ancora oggi viene celebrata nella cattedrale la sua commemorazione funebre. La cattedrale odierna, di forme gotiche primitive, fu consacrata nel 1235. Essa ha sette torri ed è uno dei migliori esemplari della sua epoca in Germania, e fu fatta costruire dal conte Enrico von Isenburg. Il Capitolo, nel suo periodo più florido, contò 58 canonici, dei quali 30 residenti. La vita comune però decadde già nel xiri sec. L'amministrazione ecclesiastica fino al 1794 era diretta dall'ufficio dell'arcivescovo di Treviri dislocato in Coblenza. In quell'anno l'ultimo ufficiale Ludovico Beck, un febro-
niano, si ritirò, davanti all'invasione francese, riparando a Limburg, e da allora L. ebbe la funzione di amministrazione ecclesiastica dipendente da Treviri per i decanati rurali della riva destra del Reno, Dietkirchen, con 27 parrocchie, Cunostein-Engers con 51 parrocchie, e Camp con 9 parrocchie. Nel 1802 l'arcivescovo Clemente Venceslao elevò tale ufficio di L. a vicariato generale retto dal Beck. Dopo la morte di Clemente Venceslao nel 1812, il Beck amministrò il vicariato generale come vicario capitolare. Dopo la sua morte, nel marzo 1816, gli successe, per decreto di Dahlberg, un reggente del vicariato nella persona del parroco Corden, il quale da Pio VII l'8 luglio 1818 fu poi nominato vicario apostolico. Solo con la bolla Ad dominici gregis custodiam (11 apr. 1827) fu eretta la nuova diocesi di L., con un Capitolo composto di un decano, cinque canonici e due vicari.

BibL.: M. Höhler, Geschichte des Bistums L., Limburgo 1908: W. Nicolay, Aus der Vorgeschichte des Bistums. L., Friburgo 1927; B. Merkel, s. v. in LThK. VI. pp. 274-75. Bruno Wuestenbere

LIMERICK, diocesi di. - Diocesi e città capoluogo della contea omonima nell'Eire. Comprende la maggior parte della contea di L. e una piccola porzione di quella di Clare.

Ha una popolazione di 117.560 ab., dei quali 114.650 cattolici. Conta 48 parrocchie servite da 119 sacerdoti diocesani e 165 regolari; un seminario diocesano (St. Munchin's Diocesan Seminary) e il Sacred Heart College, tenuto dai Gesuiti; 12 comunità religiose maschili e 22 femminili.

Dopo s. Patrizio, che evangelizzò la regione, vennero s. Senan, abate di Scattery Island, e s. Munchin, fondatore di un monastero e di una scuola a Mungret, ben presto divenuta assai fiorente. I Danesi occuparono L.; ma ne furono espulsi alla fine del sec. x da Brian Borvilime. L. divenne capitale del Regno di Thomond, ed ebbe il suo vescovo dipendente da Canterbury. Verso il irio divenne vescovo di L. l'abate di Bangor, Gillebert; nel Sinodo di Rathabreasal vennero determinati i confini della diocesi. Sotto il vescovo Donato O' Brien (11791207) venne eretta la cattedrale S. Maria e Scattery Island venne unita a L. Nel 1460 si distinse il vescovo Cornelio O'Dea. Nei secc. xvi e xviI L. ebbe molto a soffrire e dal 1702 al 1720 la sede rimase vacante. Sotto l'episcopato di mons. Ryan (m. nel 1864) si costruirono molte chiese e conventi e nel 1856 si pose la prima pietra della nuova cattedrale dedicata a s. Giovanni.

BibL.: J. Begley, The diocese of L. ancient and medieval, Dublino 1906; id., The diocese of L. in the 16th and 17th centurion, Londra 1928: Irish Catholic Directory and Almanach 1930, Dublino 1930, pp. 304-11. Enrico Joni

LIMINA APOSTOLORUM. - Tutti i vescovi residenziali sono tenuti a recarsi in tempi periodici determinati a venerare le tombe (limina) degli Apostoli ed a presentarai al successore di Pietro.

Questo uso è di origine remotissima, risalendo ai primi secoli eristiani; in esso dapprincipio si manifestava la devozione verso le reliquie degli Apostoli, poi, con il progressivo determinarsi e intensificarsi dell'esercizio dell'autorità pontificia, prevalse il dovere di riferire al Supremo Pastore sulle condizioni del proprio gregge e di riceverne le direttive opportune. Sisto V, con la bolla Romanus Pontifex del 20 dic. 1585 , stabilì tale visita periodica come obbligo giuridico.

Le visite ad limina, a partire dal i genn. 1911, sono quinquennali e cadono negli anni in cui il vescovo è tenuto a rimettere alla S. Sede (S. Congr. Conclatoriale) le relazioni sullo stato della diocesi. Il primo anno di ciascun quinquennio è destinato alle relazioni, e quindi alle visite, dei vescovi d'Italia; il secondo ai vescovi di Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svezia ed Irlanda; il terzo ai restanti vescovi di Europa; il quarto alle relazioni dei vescovi di America; il quinto a quelli d'Africa, Asia, Australia ed Isole adiacenti. Per i vescovi extraeuropei l'obbligo della visita è limitato ad ogni decennio. Tutti sono tenuti, salvo grave impedi-

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In alto: BASSORILIEVO CON S. GIORGIO. Scuola lombarda del sec. xv - Genova, Palazzo in Piazza dell'Amico. In basso: LA CUOCA DI B. STROZZI - Genova, Galleria Brignole.

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(fat. Ene. Catt.)
In alto: DISCESA AL LIMBO. Miniatura di Exultet (ca. 1000) - Bari, Archivio della Cattedrale. In basso: GESU VINCITORE DEL DEMONIO. Miniatura di Exultet (sec. xit) - Roma, Biblioteca Casanatense.

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(mu U. Hillel, Monóigura da Bapbai, in Monenoula Píad, II, 1895, iur. 25)
(du V. Leraguais, Les poculliers mis. des Bidd. pabl. de Fouare, Mácou 19.10-11, iur. 180)
A sinistra: DISCESA AL LIMBO. Musaico (fine sec. xI) - Dafni, chiesa del monastero.
A destra: DISCESA AL LIMBO. Salterio di Salisbury (inizio sec. xiv) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. Lat. 765, f. 15.

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(fut. Musei civici di Torino)
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(fut. Musei civici di Torino)
In alto: RELIQUIARIO IN RAME CON SMALTI DI LIMOGES, parte anteriore. In basso: RELIQUIARIO IN RAME CON SMALTI DI LIMOGES, parte posteriore (sec. XIII) - Villeneuve (Aosta), chiesa parrocchiale.

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mento, ad adempiervi personalmente o per mezzo del loro coadiutore (cann. 341-42), tranne i vicari apostolici, i quali, come missionari e ordinariamente impediti, possono delegare un procuratore a Roma (can. 299).

Bibl.: Werra-Vidal, II, p. 739 seg.; I. Chelodi-P. Cipretti, Ins canoniram de person's, Vicenza-Trenio 1942, p. 298 seg. Vittorio Bartoccetti

LIMITE. - Il 1. (greco π ε ́ ρ α ς, lat. terminus, ted. Grenze) è definito da Aristotele «il punto estremo di una cosa: quel punto primo, cioè, al di là del quale non si trova nulla, e al di qua del quale c'è tutto di essa" (Met., V, 17, 1022 a 4-5; trad. di A. Carlini, Bari 1928, p. 174).

Tale nozione quindi è derivata originariamente dall'estensione, in cui la superficie, la linea e il punto sono 1 . rispettivamente del volume, superficie e linea. In seguito, come notano lo stesso Aristotele e s. Tommaso nel suo commento al luogo citato, il concetto di 1. viene trasferito al movimento, all'azione, al tempo, come il punto di partenza e il punto di arrivo di essi o di una determinata loro parte, e ancor più genericamente viene applicato a qualunque entità non infinita. In questo senso il 1. non è che la negazione di ulteriore perfezione e, secondo la tesi tomistica, ha il suo principio nella potenza limitativa dell'atto (s. Tommaso, In V Met., lect. 19).

Aristotele non anche un altro senso di 1., cioè "l'essenza, la quiddità di ciascuna cosa : giacché questo è il termine della cognizione; c se della cognizione, anche della cosa" (Met., loc. cit., 9-10); infatti, spiega s. Tommaso nel commento citato, «incipit cognitio rei ab aliquibus signis exterioribus quibus pervenitur ad cognoscendam rei definitionem; quo cum perventum fuerit, habetur perfecta cognitio de re». Al contrario Kant chiama concetto-l. (Grenzbegriff) il concetto di noumeno, in quanto esso limita la validità oggettiva dell'intuizione sensibile, indicando così che più conoscenza non può estendere il suo dominio a ciò che pensa l'intelletto. Nondimeno della possibilità di tale noumeno non è possibile rendersi conto positivamente, ma solo problematicamente, perché ci manca ogni possibilità di intuizione diversa dalla sensibile; e quindi il territorio al di là della sfera dei fenomeni per noi è vuoto. "Il concetto di noumeno è dunque solo un concetto-l. per circoscrivere le pretese della sensibilità e di uso perciò puramente negativo" (Critica della ragion pura, Analitica dei principi, III; trad. di G. Gentile e G. Lom-bardo-Radice, I, Bari 1924, p. 251). Una nozione simile si ritrova anche in Lange, Riehl, Ardigò, Hoffding, ed altri della corrente positivista; mentre altri, come Paulsen, Max Wundt, Heidegger, Carabellese, attribuiscono al concetto di noumeno anche un senso più positivo.

Nell'analisi matematica la nozione di 1. ha importanti applicazioni. Si dice che un insieme numerico o una funzione hanno un 1. o estremo, inferiore o superiore, quando è possibile determinare un valore l tale che tutti i valori dell'insieme o funzione siano non minori, o rispettivamente non maggiori, di l. Se una funzione in un certo intervallo ha un minimo o un massimo, questi coincidono con il l. inferiore o superiore; si dà però anche il caso che un insieme o una funzione abbiano un 1. estremo, senza
che l'insieme abbia un termine primo o ultimo, o senza che la funzione assuma effettivamente un valore minimo o massimo, in quanto che nell'estremo non si verifica più la definizione di elemento dell'insieme o del valore della funzione; p. es., l'insieme delle frazioni proprie non ha un elemento ultimo, pur avendo l'unità per 1. superiore; la funzione frac{operatorname{sen} x}{x}, non definibile nel punto x=0, ha però in esso il 1. superiore i. In simili casi si applica l'idea di tendenza al 1., che storicamente risale al metodo di esaustione di Eudosso e dei geometri greci e che con Cavalieri e Wallis ha offerto il fondamento logico del calcolo infinitesimale, integrando il concetto aristotelico di infinito potenziale: si dice che l è il limite della funzione y di x, per x tendente ad a, se, scelto un numero positivo z piccolo x piacere, si può determinare un intorno σ di a tale che, per ogni punto di σ distinto da a, il corrispondente valore di y differisca da l, in valore assoluto, meno di z : cioè lim, y(x)=l, se y-l <z per x-a<0. Tale definizione con opportuni adattamenti formali serve a precisare anche il significato di tendenza all'infinito (positivo o negativo) e di tendenza ad un 1. finito o infinito, per x tendente all'infinito ovvero a zero.

Bibl.: Per il concetto-l. di Kant, cf. A. Riehl, Der philosophische Kritizismus, 2² ed.. I, Lipsia 1908; M. Wundt, Kant als Metaphysiker, Stoccarda 1924. Per il concetto matematico cf. G. Loris, Storia delle Matematiche, II, Torino 1933, pp. 250 256 e 409-14; III, ivi 1933, pp. 377, 383, ecc.; F. Severi, Lezioni di analisi, I, cap. 5, 2^{text {a }} ed., Bologna 1938, specialmente pp. 129 146. Filippo Selvaggi

LIMOEIRO, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Cearà in Brasile.

Su di una superficie di ca. 20.000 kmq., la diocesi conta 295.000 ab., di cui 260.000 cattolici, distribuiti in 12 parrocchie, servite da 19 sacerdoti diocesani e 8 regolari; ha 1 seminario, 1 comunità religiosa maschile e 4 femminili.

La diocesi fu creata da Pio XI con la cost. apost. A d Dominicum dell'8 maggio 1938, per smembramento dell'arcidiocesi di Fortaleza. Fu elevata a cattedrale la chiesa dedicata alla B. Maria Vergine sotto il titolo dell'Immacolata Concezione. La diocesi è suffraganea di Fortaleza.

Bibl.: AAS, 30 (1938), pp. 334-36. Virgilio Battezzati
LIMOGES, diOCESI di. - Città e diocesi nei dipartimenti della Haute-Vienne e della Creuse. Ha una superficie di 11.085 kmq . con una popolazione di 522.442 ab. dei quali 475.000 cattolici; conta 480 parrocchie, servite da 335 sacerdoti diocesani e 7 regolari, 3 comunità religiose maschili e 76 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 247).

E l'antica capitale dei Lemovices, situata in alto sulle rive della Vienne a 2 km . dalla città attuale. I Romani la chiamarono Augustoritum; essa si estese poi nella pianura oggi occupata dal faubourg St-Martial. Nel medioevo L. fu composta della Cité, residenza del vescovo con la Cattedrale, monasteri ecc. e del Château, residenza del visconte e della popola-

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zione civile; furono come due città distinte, recinte da mura, con amministrazione autonoma e talvolta in lotta tra loro.

Il più antico elenco dei vescovi di L. è quello autografo del cronista Ademaro, monaco di S. Marziale, che va fino al rogo; fu continuato nel sec. xili da un altro monaco della stessa abbazia e va fino al 1294. Gregorio di Tours dà s. Marziale (v.) primo vescovo di L. come uno dei sette vescovi inviati da Roma alla metà del III sec. (Historia Francorum, I, 30) il quale è ricordato al 30 giugno nel Martirologio geronimiano (L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2ᵃ ed., Parigi 1910, pp. 104117). Altri vescovi noti sono Enrico, mandato in esilio (m. nel 485), Rurico I e II; i loro epitalli furono dettati da Portunato (Carm., IV, 5), come quello di Exocuis (ibid., IV, 6); Lupo, che firmò la fondazione del monastero di Solignac nel 622; Stadilo (846-60), che incoronò Carlo il Calvo re di Aquitania; Aldo, che intervenne al Concilio di Soissons (866).

Da una basilica detta St-Pierre-du-Sépulcre si accedeva ad una cripta, mèta di pellegrinaggio, che era divisa in tre ambienti : nel primo vi erano i sarcofagi di s. Marziale e di due suoi compagni sacerdoti, Alpiniano e Stratocliano, nella seconda una matrona Valeria, nella terza un duca Stefano. Il santuario fu servito fino al ix sec. da ecclesiastici, tra i quali il primo ebbe il titolo di moxyrarius, nell'848 si costituì il monastero, si eresse la basilica del S.mo Salvatore trasportandovi il corpo di s. Marziale. La dedica avvenne nell'852, l'edificio venne ricostruito all'inizio del sec. XI e consacrato il 19 nov. 1028. Nel 1535 il monastero venne secolarizzato e i monaci mutati in canonici; tutto fu distrutto dalla Rivoluzione Francese. Una leggenda narra che s. Marziale, recatosi al tempio pagano di L., avrebbe spezzato le statue delle divinità pagane e consacrato l'edificio a s. Stefano. Nel rorz il vescovo Odoino damoll la chiesa per farne una nuova che fu incendiata da Ademaro visconte di L. Restaurata, venne consacrata da Urbano II il 29 dic. 1095. Bruciata dagli abitanti del Château nel 1105, venne riparata. La vòlta della cripta è decorata da una colossale figura di Gesù Cristo, da una piccola immagine della Maddalena e dai simboli degli evangelisti Luca e Giovanni (L. Bourdery, Peintures de la crypte de la cathédrale de L., in Bulletin de la Société archéologique du Limousin, 46 [1916], p. 59 sgg.). La Cattedrale fu rifatta nel 1273 sul tipo di quelle di Clermont Ferrand e di Narbona. Il coro fu finito nel 1327; il transetto nel 1499. La facciata venne decorata dai vescovi Filippo di Montmorency e Villiers de l'Isle-Adam (1517-30); il successore Giovanni di Langeac (1532-41) fece il jubé; le ultime campate della navata e il nartece furono iniziate solo nel 1876. L'alto campanile è del xili sec. Nell'interno della Basilica sono le tombe del card. Rainaldo de la Porte, vescovo di L. dal 1294 al 1316, del vescovo Giovanni di Langeac (1532-41) e di Bernardo Brun vescovo di Puy, Noyon, e Auxerre (1350). Le vetrate del sec. xv rappresentano l'Annunciazione, s. Marziale e s. Valeria. La chiesa possiede alcuni preziosi smalti.

La chiesa di St-Pierre-du-Queyroix (del Quadrivio), pur conservando elementi del sec. xili nella parte inferiore della facciata, venne quasi del tutto ricostruita
durante i secc. xiv, xv e xvi e poi nel xix. La torre (xiliXIV) è una caratteristica locale che si ritrova nella cattedrale e in St-Michel-des-Lions. Nell'interno la navata presenta i pilastri cilindrici e belle vetrate di J. Pénicaud (1510), molto restaurati.

La chiesa di St-Michel-des-Lions, iniziata nel 1364, fu prolungata nel sec. xvi. Il suo campanile fu eretto nel 1373, nello stesso tipo di quello di St-Pierre-du-Queyroix, ma più snello ed elegante, e raggiunge 55 m . di altezza. L'interno è a tre navi a pilastri; le vetrate del sec. xv raffigurano scene della vita della B. Vergine e di s. Giovanni Battista. Nell'altare maggiore del 1889 in stile xv sec. sono conservate le reliquie di s. Marziale, venerate fino alla Rivoluzione nella chiesa omonima.

La chiesa StcMarie fu già de Domenicani e conserva un portale del sec. xili. L'antico Palazzo episcopale (1766-86) contiene il Museo municipale e l'annesso giardino è ora giardino pubblico. L'antico Séminaire des Ordinands dal 1819 passò all'amministrazione civile.

Caratteristici sono i due ponti di St-Etienne e di St-Martial del sec. xili.
L. fu conosciuta sotto i Merovingi per i suoi prodotti di oreficeria e per le sue zecche.
L. è molto nota anche per l'industria della porcellana, sviluppatasi dopo la scoperta del caolino in St-Yrieix nel 1768. Tuttavia nel campo artistico L. ebbe fama universale soprattutto per l'arte dello smalto, fiorita fra le sue mura fin dal sec. xi. Fu infatti sulla metà del sec. xir che la scuola di smalti limosina acquistò con i suoi splendidi prodotti, elaborati da artisti sia laici che religiosi soprattutto nelle abbazie di Grandmont, S. Marziale e Solignac, un assoluto prevalere sulle scuole delle altre regioni di Francia e di tutta Europa esercitando anche sulle italiane influssi determinanti. Tale prevalenza essa mantenne fin verso la metà del sec. xiv. Ancora nel Cinquecento s'ebbe una seconda fioritura nell'arte dello smalto limosina, ma seguendo tecniche del tutto diverse da quelle medievali. Allora acquistarono fama anche alcuni artisti locali quali Nardon Pénicaud, Pierre Courtela, i Masbarreaux e i tre Jean Pénicaud, Léonard Limousin e Conly Monilher. Poi nel xviri sec. ebbe inizio un periodo di sensibile decadenza fin che si giunse al 1875 , quando sorse una nuova attività locale tendenze a rinoscitore anche nell'arte dello smalto le glorie del passato, con Dalpayrat, Lot, Blancher, Bourdery e poi Bonnaud e Joubaud. La locale Societé archéologique et historique du Limousin organizzò il Museo nazionale Adrien Dubouché fin dal 1867 che contiene ceramiche, sculture, pitture e smalti dal sec. xiv al xix.

Alla diocesi di L. appartiene l'abbazia di Solignac (l'antico Solemniacum) a sud di L. sulla Briancc. L'abbazia fu fondata nel 631 da s. Eligio il quale insieme al suo discepolo s. Tilion ne fece la culla dell'oreficeria limosina. La chiesa consacrata nel 1143 presenta una facciata con doppio piano di archetti; su uno dei portali è scalpito l'Eterno Padre tra i simboli degli evangelisti Giovanni e Luca. Ebbe in antico tre torri campatorie. Presenta quattro cupole e una navata centrale molto larga. Sotto l'abside si apre la cripta. Gli stalli del coro sono decorati con le opere di misericordia (sec. xv). La chiesa conserva frammenti del reliquario di s. Caterina, in bronzo deco-

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rato e smalti (sec. xili), e un reliquario del capo di s. Théan in bronzo dorato su un busto ligneo del sec. xv. Gli edifici monastici del sec. xili furono ricostruiti nel 1720; saccheggiati durante la Rivoluzione, furono di recente restaurati e accolgono una casa di riposo, una colonia di vacanze e altre opere cattoliche, sotto il titolo Centre d'action sociale de Solignac. - Vedi tav. XCII.

BibL.: R. de Lasceyrie, Etudes sur les contes et vieantes de L. antérieurs à l'an mille, Parigi 1874; C. Simon, La Viesante de L. avant le XVe siècle, ivi 1883; P. Laforest, L. au XVIIe siècle, Limoges 1862; Eubel, I, pp. 313-14; II, p. 193; III, p. 239; L. Duchesne, Fustes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2° ed., Parigi 1907, pp. 47-53; J. Marquet de Vasselot, Les enanos limonites de la fin du XV' siecle et de la première partie du XVI', ivi 1921; R. Fage, La cathédrale de L., ivi 1926; C. de Montcabrier, Le Musée d. Dubouché, ivi 1930; Cottinesu, I, 1616-20; Guide de la France chretienne et missionnaire, 1948-49, ivi 1948, pp. 339, 609-11, 1642. Enrico Josi

LIMON, vicariato apostolicO di. - Nella Costarica. La missione di L. fu promossa nel 1880 dal secondo vescovo di S. Giuseppe di Costarica, mons. Augusto Thiel, quando visito alcuni gruppi di indi tra i monti di Talamanca, dove in seguito risiedettero, per breve tempo, alcuni sacerdoti secolari. Nel 1894 presero cura della zona i Padri lazzaristi tedeschi, ai quali fu poi affidato il vicariato apostolico di L., eretto il 26 febbr. 1921.

Il suo territorio era inizialmente ristretto alla provincia di L., ma il 1° apr. 1927, con decreto della S. Congregazione Concistoriale, fu aggiunta la parrocchia di Turrialba e parte della provincia civile di Heredia. Presentemente la missione ha una superficie di 10.651 kmq . La popolazione è mista : nella pianura predominano i Neri, oriundi dall'isola di Giamaica, portati a Costarica per la piantaqione delle banane e la costruzione delle strade ferrate; a Turrialba predominano invece gli europei ed i meticci, discendenti dagli antichi colonizzatori spagnoli. Gli indi sono ridotti a tre tribù : i Chirippo, i Cabezar ed i Bribri.

I dati statistici (1950) sono: ab. 75.250 , di cui 60.000 cattolici ed il resto pagani; sacerdoti nazionali 4 , esteri 6 ; stazioni primarie 3 , secondarie 50 ; scuola elementare e professionale.

BibL.: AAS, 13 (1921), p. 252 sgg.; 19 (1927), p. 412; Archivio S. Congr. Proc. Fide, Relazione quinquennale, 1930, pos. prot. n. 2120/39; MC, 1930, p. 25. Antonio Mazza

LINARES, diOCESI di: v. MONTERREY, DIOCESI di.
LINARES, diOCESI di. - Diocesi e città capoluogo della provincia omonima nel Cile.

La diocesi, ora di una superficie di 12.380 kmq ., conta 161.371 ab., dei quali 160.000 cattolici, distribuiti in 14 parrocchie, servite da 23 sacerdoti diocesani e 25 regolari; un seminario, 8 comunità religiose maschili e 14 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 248).

Fu creato da Pio XI con la cost. apost. Notabiliter aucto del 18 att. 1923, per smembramento dalla diocesi della S.ma Concezione della provincia civile di L.; erigendo a dignità di cattedrale la chiesa parrocchiale dedicata a s. Ambrogio. E suffraganea di Santiago del Cile.

BibL.: AAS, 18 (1923), pp. 203-207. Enrico Josi
LINCOLN, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Nebraska (U.S.A.), comprende la parte dello Stato di Nebraska, situata a sud del fiume Platte.

Si estende per 23.844 miglia quadrate, con 426.147 ab., dei quali 39.695 cattolici. Conta 141 parrocchie e 15 cappelle, 155 sacerdoti diocesani e 21 regolari, un seminario, 3 comunità religiose maschili e 17 femminili, 9 high-schools parrocchiali; nel 1949 si ebbero 269 conversioni. La diocesi fu creata da Leone XIII il 2 ag. 1887; primo vescovo fu mons. T. Bonacum (1887-1911); a lui successero mons. J. H. Thien (1911-17), mons. C. J. O'Reilly (1918-23), J. L. Beckman (1924-30); L. B. Kucera, vescovo attuale il 30 giugno 1930. La diocesi è suffraganea di Omaha; la Cattedrale è dedicata a Maria s.ma.

BibL.: T. F. Meehan, s. v. in Cath. Enc., IX, p. 266; The Official Catholic Directory 1930, Nuova York 1950, pp. 410-12. Enrico Josi

LINCOLN, AbrahAm. - Uomo di Stato americano, n. a Big South Fork (Kentucky) il 12 febbr. 1809, m. a Washington il 15 apr. 1865. Di origini umilissime, trascorse una giovinezza nomade e avventurosa, durante la quale esercitò i più disparati mestieri per procurarsi da vivere. Autodidatta, nel 1837 divenne avvocato nello Stato dell'Ulinois e in breve si mise in luce per la sua probità e abilità. Entrato sin dal 1832 nella vita politica,
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(da Harvard, A. L. the man of people, Nuria York 1865) Lincoln, Abrahass - Ritzato.
fu per alcuni anni deputato al Congresso federale.

Dopo una parentesi di attività privata, tornò alla politica nel 1854, richiamatovi dall'aspro conflitto tra schiavisti e abolizionisti, che nel decennio successivo doveva scavare una tragica divisione in seno alla Confederazione. Combatté le misure miranti ad estendere la schiavitù ai nuovi Stati che andavano costituendosi, e alla ragione economica, su cui sostanzialmente si fondava la politica schiavista degli Stati meridionali (costituendo per essi la schiavitù, oltre che una radicata istituzione, il fondamento su cui poggiava la loro economia), oppose una ragione umanitaria e l'ideale democratico, che esigevano se non la soppressione immediata di tale piaga, almeno che essa fosse circoscritta.

Le correnti abolizioniste diedero vita al Partito repubblicano, che raccogliendo i suoi aderenti negli Stati settentrionali, si contrappose al Partito democratico, dominato dagli Stati del sud. L. vi aderì, suggerendo in un primo tempo una politica di moderazione. Divenutone il leader, la sua vittoria nelle elezioni presidenziali del 1860 provocò la ribellione dei sette Stati meridionali, che fondarono una Confederazione indipendente. Nonostante gli sforzi di L. per risolvere pacificamente la crisi e preservare l'unità del paese, la tensione via via più grave rese inevitabile lo scoppio della guerra civile o di secessione. L. vi entrò dapprima in nome dell'unità nazionale. Solo in un secondo tempo, anche per rendere insostenibile un riconoscimento europeo della Confederazione meridionale (Francia e Inghilterra favorivano gli Stati secessionisti nell'intento di dividere permanentemente gli Stati Uniti), la trasformò in lotta contro la schiavitù e il 1° genn. 1863 emanò il proclama di emancipazione dei 4 milioni e mezzo di negri, allora negli Stati Uniti. Rieletto alla presidenza nel 1864, fu colpito a morte il 14 apr. 1865 , quando la guerra stava ormai per concludersi vittoriosamente, da un fanatico secessionista.

BibL.: J. G. Nicolay e J. Hay, A. L.: complete works, 12 voll., Nuova York 1905; C. Sandburg, A. L., the prairie years, 2 voll., ivi 1926; id., A. L., the mar years, 2 voll., ivi 1939 ; J. G. Randall, L. the president, 2 voll., ivi 1942. Per altra bibl. v. autori vari : Literary history of the United States, ivi 1948, bibl. p. 613 sg. Per la fortuna di L. in Italia cf. M. Petrocchi, Miti e suggestioni nella storia europea, Firenze 1930, pp. 70-90. Gabriele Musatti

LINDANO (latinizzato da Van der Linden o Lind), Wilhelm. - Controversista, n. a Dordrecht nel 1525, m. a Gand il 2 nov. 1588. Nel 1554 divenne professore nella recente Università di Dillingen, dove

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(de Baldwin Brown, The arts in early England, V, Londra 1951) Lindomarne - L'evangelista Giovanni. Miniatura dell'Evangeliario di L. (ca. 700) - Londra, British Museum.
rimase fino al 1557 , quando Filippo II e il vescovo di Utrecht lo nominarono vicario generale per la Frisia e inquisitore.

Nel 1563 fu consacrato vescovo della nuova diocesi di Roermond, ma per varie difficoltà poté prenderne possesso solo nel 1569 . Zelante per l'attuazione della riforma tridentina, incontrò tali difficoltà che nel 1578 fu costretto a esulare in Spagna e a Roma, dove strinse amicizia con il card. Baronio. Nel 1588 fu trasferito alla sede di Gand, vacante dal 1575 per la morte di Cornelio Giansenio, ma poco dopo l'insediamento morì.
L. è uno dei maggiori controversisti del sec. xvı. Le sue opere (più di 60) toccano molti campi : dei lavori intorno alla S. Scrittura (sul decreto tridentino per la Volgata, sulla correzione della Volgata, su varie questioni ermeneutiche, commenti e parafrasi di vari testi scritturali) si ricordano specialmente: Panoplia evangelica libri V (Colonia 1560) l'opera principale di L.; inoltre : Apologeticum ad Germanos (Anversa 1568), rimaneggiato in relazione alle dottrine calviniste e ivi ripubblicato nel 1570-78; Stromata pro defensione Cancilli Tridentini (Colonia 1575); Concordia discors (ivi 1583).

Bib.: E. Amann, s. v. in DThC, IX, coll. 772-76; W. Schmetz, Wilhelm van der Lindt. Münster 1926. Igino Rogger

LINDE, Justin Timotheus Balthasar. - Giurista ed uomo politico tedesco, n. il 7 ag. 1797 a Brilon (Vestfalia), m. il 9 giugno 1870 a Bonn. Professore straordinario di diritto a Giessen nel 1823, fu chiamato nel 1829 a Darmstadt quale consigliere ministeriale. Cancelliere dell'Università di Giessen nel 1833, contribuì all'erezione della Facoltà cattolica di teologia presso quella scuola superiore.

Consigliere segreto di Stato nel 1836, da cattolico convinto svolse accorta opera di mediazione per la buona armonia tra Chiesa e Stato. Rinunciò alla carica nel 1847 , perché non condivideva la politica del governo dell'Assia, favorevole al Ronge ed al movimento cattolico-tedesco.

Deputato ai Parlamenti di Francoforte e di Erfurt nel 1848-49, rappresentò in seguito i principati di Liechtenstein, di Reuss e di Assia-Homburg nella Dieta federale tedesca. Rinomate sono le sue opere di diritto processuale civile: Abhandhungen aus dem deutschen gemeinen Civilprozess (2 voll., Bono 1823-29); Lehrbuch des deutschen gemeinns Civilprozesses ( 7^{text {h }} ed., ivi 1830); Uber die Lehre von den Rechtsmitteln (2 voll., Giessen 1831-40).

Bib.: J. F. von Schulte, Die Gesch. der Quellen u. der Literatur des hnnos. Rechts, III, 1, Stoccarda 1880, pp. 360-66; R. v. Linde, s. v. in Kirchenlex., VII, coll. 2063-65. Silvio Furlani

LINDISFARNE. - Isolotto sul Mare del Nord, oggi detto Holy Island (Isola Santa).

Su invito del re Osvaldo, s. Aidano, monaco e poi vescovo di Jona, vi fondò un monastero ca. il 655 , che ben presto divenne il centro religioso della Northombria, da cui parturono i fondatori di chiese nelle regioni orientali dell'Anglia. Da L. uscirono s. Ceadda di Lichfield e suo fratello Cedd (Caelin Cynibill) e i ss. Edilham, Egberto, Ethelvino, il re Oswy, i vescovi Cellach, Diuma, Jaruman e 'l'rumhere.

Variz volte saccheggiato dai Danesi (794, 866, 870, 875), fu priorato benedettino di Durham nel 1093. Successori di Aidano furono gli scozzesi Finano (651) che costruì una chiesa in legno "more Scotiorum» dedicata a s. Pietro (Beda, Hist. eccl., III, 10-15); Colman (661) che dopo il Sinodo di Whitby si ritirò a Jona dove morì ca. il 675. A lui seguirono Tuda (664), Eata (678), Cutberto (685), Edberto (688), Eudfrido (698), Ethelwold (724), Cinewulfo (740), Ighaldo (780), Egberto (803), Heathored (821), Eegred (830), Eanbert (845), Eardulfo (854).

Il codice noto sotto le denominazioni di Evangeliario di L. o di Cutherto, o Libro di Durham, si conserva nel British Museum (Cotton Mv. Nero d. IV). Esso fu scritto ca. il 700 a L. da Eufrid in onore di s. Cutberto. E composto di 258 fogli contenenti il testo in oncisle dei quattro Vangeli nella versione di s. Girolamo, in doppia colonna con interlineatura in sassone. Ogni Vangelo è preceduto dalla rappresentazione dell'Evangelista, e ogni pagina è decorata. La tavola delle festività con speciali lezioni tradisce che esso è copia di libri liturgici napoletani. Infatti nel 668 erano venuti a L. Teodoro di Tarso e Adriano abate nel monastero dell'isola di Nisida (tra Pozzuoli e Napoli); Teodoro consacrò a L. la chiesa lignea in onore di s. Pietro. Le miniature che ornano il testo sono frutto invece delle scuole locali (G. Baldwin Brown, The arts in early England, Londra 1921, pp. 329396).

Bib.: C. Edmons, s. v. in Cath. Enc., IX, pp. 268-70; H. Leclercq, s. v. in DACL, IX, i, coll. 1186-92; A. Graham, L. or Holy Island. Its Cathedral, Priory and Castle (235-1901), Londra 1920; E. Millar, The L. Gospels, ivi 1923. Enrico Jost

LINDSAY, Wallace Martin. - Paleografo e filologo, n. a Pittenweem, in Scozia, il 12 febbr. 1858, m. a St. Andrews il 21 febbr. 1937. Studiò a Edimburgo, a Glasgow, a Oxford; ricoprì la cattedra universitaria a St. Andrews.

Dedicò i suoi studi a problemi molteplici, lasciando un numero notevole di scritti ; ma dove fissò un'impronta veramente stabile fu nel campo della paleografia, del latino arcaico, della lessicografia latina. Tra i lavori paleografici sono degni di menzione: Early Irish minuscule script (Oxford 1910); Early Welsh script (ivi 1912); Notae intinae (Cambridge 1915); Paleoographia latina, raccolta periodica di articoli su problemi singoli di paleografia, arrestatasi però dopo 6 quaderni (Oxford 1922-29) e la bellissima collana dei Monumenta paleographica Veronentia, in collaborazione con E. Carusi, interrotta purtroppo al II fasc. (Città del Vaticano 1929 e 1934). Frutto delle indagini sul latino arcaico sono tra l'altro: The Latin language (Oxford 1894), Early Latin verse (ivi 1922), e le edizioni di Plauto ( 2 voll., ivi 1904) e di Terenzio (sulla collazione dei codici fatta da R. Kauer, ivi 1926). Dei lessicografi pubblicò in edizione critica Isidoro (ivi 1911), Festo (Lipsia 1912) e un corpus di Glossaria latina

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(5 voll., Parigi 1926-32). Da ricordare anche l'edizione di Marziale (Oxford 1903).

Bibl.: H. J. Rose, W. M. I.. (necrologio), in Burzians fohrerdericht, 262 (1938), pp. 13-28, con l'elenco completo delle opere. Alessandro Pratsai

LINGARD, John. - Polemista e storico inglese, n. a Winchester il 5 febbr. 1771, m. a Horbny il 17 luglio 1851. Ordinato sacerdote a York, insegnò nel Collegio di Crookhall, dedicando la sua attività di studioso ad opere di polemica in difesa del cattolicesimo e soprattutto alla raccolta del materiale per la storia religiosa e politica del suo paese.

Della sua vastissima produzione si ricordano soltanto le due opere di maggiore importanza storica: The antiquities of the anglo-saxon Church (Newcastle 1806) e A history of England from the first invasion by the Romans to the commencement of the reign of William III (Londra 1819-30) e la traduzione del Vangelo: New version of the four Gospels (ivi 1836), in sostituzione di quello di Douai.

Bibl.: Hurter, V. coll. 1206-98; E. Bonney, s. v. in Cath. Euc., IX, coll. 270-72; M. Haile-E. Binney, Life and letters of 7. L., Londra 1911; altra bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibliography of English literature, III, Cambridge 1940, pp. 879-80.

Cosimo Petino
LINGAYEN, diOcesi di. - Città e diocesi nelle Isole Filippine, suffraganea di Manila.

Si estende per 9567 kmq . e conta 1.263 .456 ab., dei quali 931.428 cattolici; ha 88 chiese con 75 parrocchie, servite da 65 sacerdoti diocesani e 34 regolari; 3 case religiose maschili e 6 femminili; 16 istituti di istruzione maschili e 6 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 248).

La diocesi fu creata con la bolla Cunctarum omnium Ecclesiarum da Pio XI il 19 maggio 1928 per smembramento dalle diocesi di Manila e Nuova Segovia. La residenza vescovile è in Calasiao, provincia di Pangasinan.

Bibl.: AAS, 22 (1930), pp. 261-61.
Enrico Josi
LINGUAGGIO. - Nel significato proprio e comune, i. è la lingua parlata, mezzo di espressione e comunicazione del pensiero, nell'uomo. In senso derivato l. è riferito anche ai mezzi espressivi di sentimenti e passioni negli animali c, più genericamente ancora, al valore espressivo che le cose assumono con la loro stessa presenza, per la coscienza e il pensiero. L. è infine, come espressione dell'essere nella coscienza, il verbo o logo della mente: la "parola" coincide allora con il "concetto".
I. Filosofia del l. - La scienza che ha lo scopo di ricercare in quale relazione stiano tra sé le parole, i concetti, le cose; donde derivi alle parole il loro valore semantico; che cosa ci sia nel l. di personale e di universale, quale sia l'essenza del l., perché ci sia o ci debba essere il l.

Elementi sparsi di filosofia del 1. sono presenti in Platone (Cratylus, 387 sgg .) e anche nel primo pensiero cristiano. Teofilo d'Antiochia, usando una terminologia stoica, parla (Ad Autolycum, II, 10 e 22) di λ ó γ o ς èv8u8ðertog, il verbo della mente divina, espressione interiore di Dio a se stesso, che diviene λ ó γ o ς mpoo ρ α ρ ι α ós, cioè verbo manifestato, dapprima nella creazione: «Omnia per ipsum facta sunt" (Iv. 1, 3), e poi nell'incarnazione: "Et Verbum caro factum est" (ibid. 1, 14). I trattati di logica medievali, nelle questioni concernenti il valore dei termini, il loro significato, la loro «supposito», la loro relazione con le altre parti del discorso e con i concetti e le cose, contengono talora pareri e apprezzamenti che vanno al di là della semplice logica formale e appartengono alla filosofia del l. (cf. Guglielmo di Ozzam, Comment. in I librum Sententiarum, 2,4, M.; Summa totius logicae, I, 63-77).

Però una vera e propria filosofia del l. è sorta soltanto nel pensiero moderno, e non in forma autonoma. Nella sua breve storia, essa assunse una colorazione ora idealistica, ora positivistica, a seconda della mentalità generale
in cui si sviluppava. In un primo momento o periodo, verso la fine del sec. xviri, W. Humboldt, che per primo usò il termine "Sprachphilosophie ", coerentemente al suo idealismo fondamentale, fece grandi sforzi per dedurre il 1. dall'attività creatrice dell'Io trascendentale. Egli considerò, nei l., più l'attività del soggetto che l'effetto di questa attività, più la facoltà e il potere di esprimersi con parole che il risultato, la lingua, già esistente nel dominio della convivenza sociale. La filosofia del l. mirava a dimostrare dialetticamente come l'Io trascendentale doveva possedere un mezzo di espressione della propria vita intima. L'Humboldt afferrnò che la forza creatrice dello Spirito è la stessa capacità di produrre simboli, di simbolizzare il proprio contenuto immanente : senza parole, la realtà è caotica; creando simboli si crea la realtà : "Die Sprache ist das bildende Organ des Gedankes", op. cit. in bibl., p. 64).

In un secondo tempo la filosofia del l. assunse un carattere positivistico e il l. venne considerato come un dato, prescindendo dalle sue cause. Più che di filosofia del l. si trattò di linguistica: si costruì la storia delle parole, si stabilirono gli alberi genealogici, per rintracciare, attraverso le modificazioni, i corpi originari. Applicando poi i metodi della psicologia sperimentale, si illustrò il meccanismo del 1., si fece l'analisi della facoltà linguistica e del suo funzionamento per spiegarne le anomalie e le associazioni.

Seguì una reviviscenza dell'interpretazione idealistica. Il Cassirer (Philosophie der symbolischen Formen, I, Berlino 1923, pp. 3-51) elaborò ampiamente la concezione simbolica del 1. già ideata dall'Humboldt. Da una parte gli antichi filosofi presocratici e Socrate, Platone, Aristotele, avrebbero ritenuto che le sensazioni e le idee fossero simboli intellettuali di oggetti esterni, senza preoccuparsi di controllare se il simbolo avesse una corrispondenza con la realtà simboleggiala; dall'altra i fisici moderni, p. es., Enrico Herzt, riterrebbero che spazio, tempo, massa, forza, materia, energia, ecc. non siano che simboli, abbozzati dalla mente umana, per dominare il mondo dell'esperienza sensibile. Arti, scienze, miti, religioni sarebbero forme dello spirito, creanti, ciascuna per suo conto, i propri simboli, diversi nel modo della derivazione, ma tutti procedenti da un'unica origine; e indicherebbero le vie che segue lo spirito nella sua oggettivazione. Lo spirito trasforma il mondo passivo delle nude impressioni nel mondo della pura espressione spirituale, mediante l'elevazione delle particolarità dell'esperienza a una superiore unità. Gli dèi della Grecia devono la loro formazione a Esiodo e a Omuro: fu l'inizio estetico del pensiero religioso. Il segno o simbolo non è un involucro casuale del pensiero, ma un suo organo essenziale e necessario. Il 1. non solo comunica il contenuto del pensiero, ma raffigura lo stesso contenuto, lo fa essere distinto. Ogni pensiero è definito in quanto viene espresso con una parola. L'acquisto del segno o simbolo rappresenta nello sviluppo dello spirito il passaggio all'oggettivazione. Il 1., la scienza, l'arte e la religione offrono le pietre per edificare il mondo della "realtà e e il mondo dell'« io».

Nel tentativo di fondere insieme le due tendenze idealistica e positivistica, Carlo Bülsler (Sprachtheorie: Die Darstellungsfunktion der Sprache, Jena 1934) si accinse, nel 1934 a Vienna, a uno studio complessivo intorno al 1., considerando nel suo funzionamento e nei suoi rapporti con la vita integrale dello spirito. Egli vi riconosce una triplice funzione: quella espressiva, che manifesta all'esterno i sentimenti e gli affetti del soggetto, e che può esercitarsi anche senza articolazione distinta di parola, comune agli uomini, ai bambini e agli animali; la funzione appellativa, che provoca cioè la reazione nei soggetti a cui è indirizzato il l. e che suscita in chi ascolta i concetti di chi parla; e una funzione rappresentativa, che manifesta all'esterno la complessa vita razionale e spirituale esclusiva dell'uomo. Secondo questi punti di vista, il 1. rappresenterebbe la sintesi di tutto l'uomo, nella sua vita affettiva (funzione espressiva), sociale (funzione appellativa) e spirituale (funzione rappresentativa): la filosofia del 1. potrebbe condurre a una filosofia generale della vita e dell'essere.

In Italia, Giulio Bertoni, in polemica con gli «scienziati » del 1., affermava che l'origine del 1. non è problema

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linguistico, ma problema filosofico e teologico. La comparazione delle lingue non può valere che a scoprire affinità e somiglianze, e qualora anche giungesse a provare l'unità di tutte le lingue attualmente parlate sulla terra, resterebbe sempre il dubbio che al di là di questa unità siano esistite condizioni linguistiche, che nessuna indagine potrebbe chiarire per mancanza di dati. D'altronde l'espressione umana non è soltanto articolata o uditiva. E l. il pianto, è l. il riso, il dolore e la gioia. Percepire è parlare, pensare è parlare. La ricerca dell'origine del 1. s'identifica con la ricerca dell'origine dell'uomo. Il l. è l'anima della lingua, è la lingua ravvivata dal sentimento, dalla fantasia, dall'anima. Il l. si svela nell'accento, nel timbro, nella musica della lingua. Sempre la parola è accompagnata da un moto dell'anima. Chi parla rivela sé a se stesso e agli altri. La lingua è pensiero, esperienza, storia. Tanto pensiero quanto lingua, tanto sentimento quanto I. Quando l'animo è turbato, quando ci si dibatte nello sforzo di chiarire l'indistinto, allora il l. si fa lingua, e si viene liberati dal nostro tormento. Il pensiero costruisce se stesso, costruendo la lingua... Il l. è attività creatrice..., è un fluido arcano che penetra e prende della sua magia le parole e trae lo spirito a configurarsi in esse (Lingua e pensiero, Firenze 1932, pp. 6, 9, 243). Il Cantoni non fa che sviluppare l'interpretazione rigidamente idealistica che del 1. aveva già dato B. Croce, attribuendo al 1. soltanto un valore estetico e un significato meramente espressivo e oggettivo. La scienza dell'arte e la scienza del 1. non sono, per il Croce, due scienze distinte ma una sola; filosofia dell'arte e filosofia del 1. sono la stessa cosa; il l. è suono organato allo scopo dell'espressione; la linguistica, in ciò che ha di riducibile a filosofia, non è se non estetica (Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Bari 1928, pp. 133-66).

Seguono invece l'indirizzo del positivismo tutte quelle odierne interpretazioni della natura del 1. derivanti dal movimento che ebbe nome dal Circolo di Vienna e che costituiscono i diversi centri di metodologia sorti nel vecchio e nel nuovo mondo: Milano, Torino, Londra, Chicago. Questi centri, e gli studiosi che ne fanno parte, mirano a un'analisi positiva del 1. che lo purifichi da ogni scoria, e lo renda atto a descrivere e a trasmettere obbiettivamente e imparzialmente le osservazioni fatte e le deduzioni rigorosamente logiche che se ne possono ricavare. Le parole sono spesso false divinità, che riducono a schia. vitù la stessa ragione; il 1. esercita spesso una funzione lirica, è spesso coinquinato da un ingenuo antropomorfismo (S. Ceccato, Programma per un corso di metodologia, Milano 1946, pp. 3-8). C. Morris negli Stati Uniti e A. G. Ayer in Inghilterra riducono l'attività della filosofia alla determinazione della significanza degli asserti, all'esclusione delle pseudoproposizioni, e all'analisi delle proposizioni significanti : sono significanti quelle proposizioni che sono verificabili da una esperienza, sia realizzabile di fatto, sia almeno logicamente concepibile (v. bibl.).

Appare chiaramente che in una concezione positivistica o neopositivistica del 1., conforme alla posizione antimetafisica fondamentale, non si sospetta nemmeno un'eventuale problematica filosofica del 1. Se quindi è da concedersi un'analisi del 1., che lo purifichi