ino, L'« Ercole» di A. L., in Rivista d'arte, 11 (1929), pp.110113; F. Schottmüller, s. v. in Thieme-Becker, XXIII, pp. 345-47. Alberto Neppi
LOMBARDI, Carlo. - Canonista, n. a Dronero (Cuneo) il 29 dic. 1858, m. a Roma il 18 dic. 1908.
Compì gli studi ecclesiastici nel Seminario Romano; sacerdote nel 1881, conseguì la laurea in utroque iure nel 1889. L'anno successivo fu nominato professore supplente per il testo canonico nella Facoltà legale dello stesso Seminario, nel 1893 professore effettivo di istituzioni canoniche e nel 1901 trasferito all'insegnamento del testo canonico. Successivamente fu nominato difensore del vincolo alla S. Congregazione del Concilio (1902). Consultore della Commissione per la codificazione del diritto canonico (1904), professore di economia politica all'Accademia dei Nobili ecclesiastici (1906), uditore della S. Rota (1908).
Fra le sue opere, le principali sono: Iuris canonici privati institutiones ( 3 voll., Roma 1897-99; 2ᵃ ed., 1901); De iudicii in genere (ivi 1899); La scienza della religione (ivi 1901).
Augusto Moreschini
LOMBARDI, famiglia. - Dinastia folta di architetti e scultori, originari del Canton Ticino e al cui cognome Solari venne quasi sempre sostituito quello generico di Lombardo o L. Essi ebbero Venezia per massimo centro di attività, ma il loro gusto, eminentemente decorativo, sia nell'edilizia sia nella plastica, si diffuse, durante gli ultimi decenni del Quattrocento e i primi del secolo successivo, in tutto il Veneto, in Lombardia, a Ferrara e nelle Romagne, con un insieme di qualità artigiane che ricorda il fenomeno dei Cosmati (v.), nella regione laziale.
Il più notevole dei L., per originalità d'invenzione e perizia esecutiva, fu Pietro di Martino, n. a Carona,

(fot. Alinari)
Lombardi, famiglia - Facciata della chiesa dei Miracoli, opera di Pietro L. - Venezia.
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(fol. Andrione)
Lombardi, famiglia - Figura giacente di Guidarello Guidarelli, opera di Tullio L. - Ravenna, Istituto di Belle Arti.
sul lago di Lugano, verso il 1435 , e m. a Venezia nel giugno 1513. Assorbite talune eleganze della scultura fiorentina coeva, iniziò la sua attività di plastico con il sepolcro Roselli al Santo di Padova (1464-67), cui seguirono, a Venezia, quelli, più complessi e adorni, di alcuni dogi, nelle chiese dei SS. Giovanni e Paolo, dei Frari, ecc., che rimangono tipici di una tendenza fiorita e leggiadra, detta "lombardesca", non certo profondamente icastica e struttura. Meglio il suo genio sereno si esprimeva nell'ambito architettonico, con opere oltremodo significative di quel processo di aggiornamento classico che subì l'edilizia gotica veneziana, senza rinunciare alle originarie, orientali policromie. E il suo capolavoro, in tale campo, è la chiesa di S. Maria dei Miracoli (1481-89), dove l'uso dei rivestimenti marmorei a più colori, degli oculi, dischi, paraste e fregi è accoppiato ad una nitida e semplice funzionalità di strutture lineari. Collaboratori feracissimi e fedeli di Pietro L. furono i figli Tullio (n. verso il 1433 e m. a Venezia il 17 nov. 1532) e Antonio (n. ca. il 1458 e m. forse a Ferrara nel 1516). Il primo ha prodotto numerose opere nel Veneto ed a Mantova, fra le quali, più che il rilievo del S. Antonio e il cuore dell'avaro nell'Arca del Santo, a Padova, e il Bacco e Arianna del Museo Estense di Vienna, emerge, per la compostezza della linea e l'abbandono elegiaco, la statua funebre del giovane guerriero Guidarello Guidarelli nel Museo civico di Ravenna. Antonio ha lasciato, fra l'altro, il rilievo con un Miracolo di s. Antonio nell'Arca del Santo, a Padova, che per purezza di forme sembra anticipare moduli neo-classici (1505), ed ha svolto una rigogliosa attività a Ferrara, dal 1506 al 1516 , attorno ai famosi "camerini d'alabastro" del duca Alfonso I, nel Castello Estense, con fregi plastici opulenti, conservati in gran parte nel Museo Stieglitz a Leningrado (un aitante Marte seduto trovasi nella Galleria Estense di Modena). Figlio di Antonio fu Girolamo, detto anche da Ferrara (n. a Ferrara ca. il 1504 e m. ca. nel 1590), che subì l'influenza di Andrea e di Jacopo Sansovino; lavorò dapprima con successo per la Libreria e per la Loggetta sansoviniane a Venezia (15321540), quindi, trasferitosi a Loreto nel 1543, per quella S. Casa, dove si ammirano soprattutto di lui le quattro statue di profeti. Verso il 1550 passava a Recanati e fondeva colà in bronzo alcune fra le sue opere migliori: il ciborio, a foggia di tempietto
romano, per l'altar maggiore del Duomo milanese, il tabernacolo della cattedrale di Fermo e i rilievi delle imposte per la S. Casa di Loreto, a cui collaborò il figlio Antonio (n. ca. il 1550 e m. nel 1610). Lavori apprezzabili in marmo eseguirono, sempre a Loreto, con austero gusto sansovinesco, anche i fratelli di Girolamo, Aurelio (n. a Venezia nel 1501 e m. a Recanati il 9 sett. 1563), e Ludovico (n. ca. il 1507 e m. nel 1575 ).
Bm.: L. Plinincio, Venerzioniscle Bildbauer der Renaissance, Vienna 1921; id., Deux reliefs en marbre de Pietro L., in Gaz. des beaux artt, 1930. pp. 1-10; id., Pietro L. e alami barbarilievi veneziani del 100, in Dedalo, 10 (1920-30), pp. 461-87; id., Per il guarto centenario della morte di Tullio L. ..., ibid., 12 (1932), pp. 901-24; A. Callegari, Pietro L. e il lombardismo nel basso padocano, ibid., 9 (1926-29), pp. 357-83; A. Venturi, Pietro L. e alami barbarilievi del Quattrocento, in L'arte, I (1930), pp. 191-205; A. Moschetti, s. v. in Thieme-Becker, XXIII, pp. 341-43.
Alberto Neppi
LOMBARDIA. - I. Geografia. Come regione naturale la L. abbraccia il territorio delimitato dalla cresta della zona centrale delle Alpi e dal corso del Po fra Ticino e Mincio; ma i confini politici (con la Svizzera) e amministrativi, mentre ne escludono la parte settentrionale alpina (Canton Ticino, svizzero), vi includono lembi oltre il Ticino (Lomellina), il Po (Oltrepò pavese, Gonzaga e Sermide) e il Mincio (Goito ed Ostiglia). Solo nella Valtellina la L. raggiunge lo spartiacque alpino, che oltrepassa con la piccola ( 307 kmq .) sporgenza della Val Livigno. E una delle più ampie, e la più popolosa, fra le regioni italiane, e come densità di abitanti non è superata se non dalla Campania e dalla Liguria, notevolmente meno estese.
La Bassa L., corrispondente alla parte centrale della pianura padano-veneta, si mantiene quasi dovunque al di sotto dei 200 m . e si divide a sua volta in alta e bassa pianura. Quest'ultima beneficia delle risorgive, spiccianti al contatto con l'alta pianura: agricoltura e allevamento (prati irrigui) vi hanno consentito la più elevata produttività raggiunta in Italia. L'alta pianura, formata da depositi alluvionali grossolani e permeabili (brughiere o groane), preferisce le colture industriali (gelso, lino) e la

(fol. Anderson)
Lombardi, famiglia - Un miracolo di s. Antonio, opera di Antonio L. Padova, chiesa del Santo.
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(propr. Enc. Catt.)
Lombardia - 1) Confini di Stato: 2) confini di regione: 3) confini di province: 4) limiti di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) pieri; 9) badie.
vite, che si ritrovano, insieme con l'olivo, nella zona collinare, attorno ai laghi e nelle basse vallate prealpine ed alpine. La cintura montuosa, che chiude a N. la L., si estolle fin oltre i 4000 m . (Bernina), ma fa posto a numerosi valichi (sette i più importanti, dal Gottardo allo Stelvio), che mettono in comunicazione la pianura padana con l'Europa centrale. Le prealpi (luganesi, bergamasche, bresciane), distese dal Lago Maggiore al Garda, sono separate dalla zona propriamente alpina per mezzo di una serie di profonde valli (Morobbia, S. Jorio, Valtellina, Corteno).
La L. è la regione italiana che presenta il più elevato sviluppo di industrie: in queste è impegnato il 47,5 \% della sua popolazione attiva (contro il 28,6 \% nell'agricoltura, che tuttavia ne rappresenta una delle basi economiche). Tutti i rami d'industria vi sono in fiore, ma in primo luogo il tessile (con le cotonerie alla testa), cui seguono, in ordine di importanza, il siderurgico, il metallico, il meccanico, il chimico, l'alimentare (latticini), ecc. La zona di più intensa concentrazione industriale corrisponde alle provincie di Milano, Varese e Como, con assoluta prevalenza della prima. Anche per il commercio la L. è alla testa delle regioni italiane: ca. 1/3
degli addetti a questa attività in Italia sono concentrati in L.
La popolazione è assai inegualmente distribuita, come appar chiaro dagli estremi della sua densità. Quasi tutti i principali centri urbani della L. sorgono nella zona di
| Provincie e <br> capoluoghi <br> (popolazione <br> del 1949 in 10000b.) | Nume- <br> ro dei <br> comuni) | Super- <br> ficie | Popolazione | | |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| | | | Censimento <br> 1936 | { }_{193} e Gonnato 1949 | |
| | | | | assoluta | densita <br> a kmq. |
| Bergamo (107) | 235 | 2.759 | 605.810 | 650 | 236 |
| Brescia (151) | 192 | 4.749 | 744.571 | 819 | 172 |
| Como (76) | 217 | 2.067 | 501.752 | 524 | 254 |
| Cremona (72) | 112 | 1.756 | 369.515 | 368 | 210 |
| Mantova (58) | 70 | 2.339 | 407.977 | 407 | 174 |
| Milano (1287) | 245 | 2.759 | 2.175 .400 | 2389 | 866 |
| Pavia (67) | 186 | 2.966 | 492.303 | 490 | 165 |
| Sondrio (14) | 73 | 3.208 | 142.919 | 141 | 44 |
| Varese (59) | 119 | 1.119 | 396.232 | 443 | 370 |
| L. | 1449 | 23.722 | 5.836 .479 | 6231 | 262 |
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pianura o al margine di essa. Tolto Sondrio, tutti i capoluoghi di provincia (oltre Monza e Busto Arsizio) superano i 50 mila ab. Due di essi (senza contare Milano, che ha ormai sorpassato il milione) contano oggi fra le città con più di 100 mila ab. (Brescia e Bergamo).
BibL.: A. Brenns-C. Cantó, Grande illustrazione del Lombardo Veneto ecc., Milano 1838-61; G. Graziani-S. Grande, L. col Canton Ticino, Torino 1924; G. Dainelli-N. Tarchiani, L., Firenze 1927; P. Parpagliola, L'Italia negli scrittori italiani e stranieri, II: la L., Roma 1929; L. V. Bertarelli, Guida d'Italia del T.C.I.: L., 2ᵃ ed., Milano 1930; D. Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, iti 1931. Giuseppe Caraci
II. Storia civile e religiosa. - Il nome L. (medievale «Longobardia »), introdotto dai Bizantini per indicare, in contrapposto con Romania, i territori occupati dal sec. vi dai Longobardi, dopo l'888 fu applicato alla Marca carolingia d'Italia; sotto i Visconti furono dette L. anche le Valli Ticinesi e la Valtellina; i territori di Bergamo, di Brescia e di Mantova vennero aggregati più tardi alla L.; ma già sotto i duchi vasti territori al di là del Po e verso l'Appennino fecero parte della L., che ora comprende nell'oltrepò solo la provincia di Pavia. Nell'antichità essa corrisponde alla parte orientale della Transpadana (XI Reg. Augustea) e, dall'Oglio al Mincio, alla parte occidentale della Venetia ( X reg. Augustea), mentre la provincia di Pavia era Liguria, circoscrizione, questa, che sotto Diocleziano comprese anche quasi tutta la L. attuale.
La L. ora è divisa nelle 9 provincie di Milano, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona e Pavia; tra le diocesi 9 esistevano già nel 1300, e cioè Milano, Lodi, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Pavia e Bobbio; Bobbio fu poi abolita (v. Bobbio).
Le tradizioni, tardive, in gran parte leggendarie, dicono che a Milano lo stesso apostolo Barnaba avrebbe introdotto il cristianesimo; a Pavia s. Ermacora, vescovo di Aquileia, avrebbe inviato i ss. Siro ed Evenzio ad evangelizzare. In realtà risulta, soprattutto dai cataloghi dei vescovi, che a Milano la diocesi sarebbe stata istituita ca. il 200, a Brescia ca. il 300, a Pavia alla metà del sec. Iv o poco prima; a Bergamo, a Lodi, a Como alla metà del iv, e più tardi a Cremona. I primi vescovi sarebbero : a Milano Anatolio, a Brescia Clateo, a Bergamo Namo, a Pavia Siro, a Como Felice, a Lodi Bassiano. Il cristianesimo pertanto entrò in L. come istituzione organizzata non prima dell'inizio del sec. III, e vi si affermò nella totalità del territorio solo nella 2ᵃ metà del sec. IV; l'iscrizione cristiana datata più antica finora nota è milanese, del 244 (CIL, V, 618I). Incerta, in parte leggendaria, e fondamentalmente tardiva è anche la tradizione dei martiri nella regione lombarda, che vorrebbe riportarli all'età neroniana, mentre è da attribuire al sec. III. I nomi dei martiri principali saranno ricordati sotto i singoli nomi dei luoghi; altrettanto sarà fatto per i vescovi più illustri delle singole diocesi, ma due nomi non possono qui essere dimenticati, perché ebbero, soprattutto il primo, larga risonanza lombarda, anzi italiana : s. Ambrogio (374-97), che estese la provincia ecclesiastica fino al distretto oggi svizzero di Coira, e s. Carlo Borromeo (1560-84), il principale artefice della «Controriforma» lombarda.
Le vicende preistoriche e storiche della L. sono quanto mai complesse e varie : improbabile la presenza dell'uomo nel paleolitico; caratteristiche invece le abitazioni umane nel neolitico; quelle, ad es., del basso cremonesse (Vhò, Cella Dati) e poi del mantovano e del bresciano; importante l'età eneolitica con le palafitte del lago di Varese e poi le terremare fra Adda e Mincio, poi l'età del bronzo (Cascina Ranza, Albairate). Celebre per

(fol. Alinari)
Lombardia - Avansi della villa di Catullo - Sirmione.
l'età del ferro la stazione di Golasecca, presso Sesto Calende, e altre del comasco, del milanese, del pavese, del mantovano. Nel 500 ca. vi penetrano gli Etruschi (Mantova, Melzo!); nel 400 i Galli che dànno il nome loro a tutta la regione padana. Nella seconda metà del sec. iti a. C. vi penetrano i Romani, che vi si affermano nella prima metà del sec. in, ma per essi la L. non rappresentò una circoscrizione unica e caratteristica. Né le vicende delle guerre contro i popoli alpini e l'organizzazione imperiale e più tardi le lotte ariano-cattoliche interessarono tutta la regione, ma molto spesso solo una parte di essa.
Contesa, occupata e angariata dai barbari o dai loro antagonisti Eruli, Goti, Bizantini e infine Longobardi, la L. fu spesso in preda al saccheggio e nelle sue pianure campo di battaglia ai diversi contendenti. Abbandonata talvolta dalle altre autorità, trovò unico presidio ed aiuto, anche per la tutela della vita civile, nei suoi vescovi, che divennero spesso attori e talvolta vittime di ogni ordine nuovo. Così, mentre nel 569 il vescovo milanese Onorato si vede costretto a trasferirsi a Genova, in Pavia, nuova sede in odio a Milano del governo longobardo, a poco a poco si colma, con la convivenza, la distanza fra vincitori e vinti, ma rinascono sotto altra forma i contrasti nella lotta fra cattolici ed ariani.
Nel 645 la Chiesa ambrosiana recupera il vescovo e rinunciando a movimenti scismatici, che l'avevano allontanata da Roma, si fa paladina della conversione dei Longobardi al cattolicesimo contro Pavia, reccoltato dell'arianesimo. La regina Teodolinda, che ebbe la sua residenza prediletta a Monza, contribuì alla vittoria del cattolicesimo, finché al sopravvenire dei Franchi di Carlomagno, invocati dalla Chiesa di Roma, l'ultimo re longobardo, Desiderio, si arrende (774) in Pavia al vincitore.
Convivono così per un secolo in L. Longobardi, Franchi e Romani fino all'888, quando la L., staccata dall'Impero carolingio, dà nome alla Marca orientale, suddividendosi nei "comitati» di Milano, Pavia, Seprìo, Bergamo, Lodi, Cremona, Mantova, cui si aggiungono Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Nel sec. ix si svolge la lotta tra i vescovi lombardi e la feudalità laica, che a poco a poco è sopraffatta dai primi, sicché i vescovi, e segnatamente il metropolita milanese, diventano i perso-
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naggi politici più importanti della regione: è il tempo di Ansperto e dei re Ottoni di Germania, che qui si appoggiano al clero per vincere l'opposizione dei signori feudali, e allora si inizia la nuova lotta del popolo contro i vescovi feudatari: nel 933 Milano si ribelle al vescovo Landolfo; poco dopo Cremona al vescovo Oldecico. Si prepara il sorgere del Comune, talora favorito, talora avversato dall'autorità vescovile.
Durante i secc. xi-xir l'evoluzione dal regime feudale al comunale in L. è compiuta e i vescovi partecipano al compromesso generale col risultato di abbandonare ormai il dominio temporale, fonte di disordini, di soprusi e talvolta di immoralità; tali soprusi danno origine al moto creticale dei Patarini, che attecchisce soprattutto a Milano e contribuşce e deprimere l'autorità vescovile.
Seguono le lotte dei Comuni lombardi fra loro: Milano contro Lodi e Como; Pavia contro Tortona; Cremona contro Crema; Bergamo contro Brescia. Milano riesce a coordinare con la forza intorno a sé le attività di una schiera sempre più larga di città vicine, finché Federico Barbarossa, intervenendo per interessi suoi in L., crede utile di provocare i rancori delle città minori contro la città dominante; ne viene nel 1162 la distruzione di Milano, con la collaborazione di Pavia, di Como e di Lodi.
Ma la Legg lombarda rinsalda di nuovo i legami dei Comuni contro l'Impero e a Legnano ( 1176 ) il Barbarossa è sconfitto. Con la pace di Costanza si ritorna ad un accordo fra le parti, vescovi compresi, ma poi all'interno dei Comuni si accentuano le fazioni in lotta fra loro (tra l'altro dei valdesi contro i cattolici, questi ultimi sostenuti dagli Umiliati), finché a Cortenova (1237) i Comuni sono battuti da Federico II : è il tempo delle lotte fra guelfi e ghibellini, onde a Bergamo combattono i Colleoni e i Suardo, a Pavia i Beccaria e i Langosco, a Como i Rusca e i Vitiani, a Lodi i Vignati e i Vistarini, a Milano i Visconti e i Torriani. Frattanto il comune di Milano aumenta per concessioni imperiali, territori e privilegi, rispettando altrove in L. i grandi feudi ecclesiastici, finché nel 1294 Matteo Visconti ottiene dall'Imperatore la nomina a vicario imperiale per la L., essendo a lui soggette Milano, Como, Bergamo, Lodi, Cremona, Piacenza, Pavia e inoltre Novara, Tortona, Vercelli ed Alessandria. Nasce così il ducato di Milano, cioè la signoria lombarda, che dà unità alla regione e prepara un grande Stato nel centro della valle del Po, tendendo verso Genova e verso Bologna. Poi il ducato è spezzato nel particolarismo cittadinesco, cui sembra opporsi per breve tempo Francesco

Lombardia - Abbazia cisterciense di Piona (sec. xi) - Colico, sul lago di Como.

(fot. Eniz)
Sforza fino alla pace di Lodi (1434). Con Ludovico il Moro la L. ha ancora qualche momento di splendore, prima che con la sua caduta essa diventi preda degli stranieri, che la considerano il fulcro della egemonia del Mediterraneo. Difatti per l'esito della lotta tra Francesco I e Carlo V, per quasi 200 anni, la L. rimane legata alla Spagna dalla quale dipende politicamente, economicamente e moralmente; neppure i beni ecclesiastici resistono al fiscalismo di oltralpe.
All'inizio del sec. xviri Vienna si sostituisce alla Spagna in L., sicché da allora questa regione (pur rientrando nel più generale movimento del riformismo illuminato italiano) è legata agli interessi austriaci fino al 1796 , quando l'esercito francese entra in L. inaugurando un periodo di predominio francese; si crea così la Repubblica Cisalpina, Valtellina compresa, e poi la Repubblica Italiana (1802) e quindi (1805) il Regno Italico, fino al ritorno degli Austriaci, dopo il Congresso di Vienna (1815). E il periodo in cui, nei contrasti con l'Austria, si maturano in L. i primi fermenti rivaluzionari con la Giovane Italia (1821); nel 1848 con le cinque giornate di Milano e le dieci giornate di Brescia la rivoluzione esplode, ricacciando al Mincio gli Austriaci; il voto dei lombardi fu allora per l'annessione al Regno di Sardegna, ma l'armistizio di Salasco riportò gli Austriaci nella regione. Riprenderanno allora le congiure, culminate nell'insurrezione del 1853 , fino alla guerra del 1859 e alla creazione del Regno d'Italia, di cui la L. entrò allora a far parte; dopo di che la regione lombarda fu una delle più attive e benemerite dello Stato italiano.
Lo spirito religioso cattolico è ancora largamente vivo in tutta la L. e specialmente a Bergamo e in tutta la regione bergamasca. Tale larga diffusione di spirito religioso ha tutta una lunga storia, che risale ad episodi di lotte religiose, di epidemie, di guerre e di pericoli e si manifesta col sorgere e col fiorire di quasi 150 santuari soprattutto dedicati alla Vergine, che sono caratteristici specie nella plaga collinosa e montagnosa della regione.
Si ricordano, rimandando anche alle varie località, tra quelli che hanno tradizioni più antiche: S. Maria del Sacro Monte di Varese, che risale all'età ambrosiana e fu celebre soprattutto al tempo della lotta antiariana; S. Maria dell'Aiuto, a Mantova, venerata fin dal sec. viII; S. Pietro presso Civate, ai piedi dei Corni di Canzo, santuario fondato per un voto dell'ultimo re longobardo, Desiderio (m. nel 774); S. Maria delle Grazie di Brescia, con una immagine venerata del Natale, e la Madonna di Campione sul lago di Lugano sono del sec. xili; san-
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(fei. Allinari)
Lombardia - Frammento di ambone (sec. xI) - Como, Museo civico.
tuari del sec. xv sono S. Maria dei Miracoli presso S. Celso a Milano, S. Maria dei Miracoli a Brescia, l'Incoronata a Lodi la B. Vergine di Caravaggio, la Madonna di GalleG. Maria della Croce a Crema, la B. Vergine dei a Savonno, il santuario di S. Girolamo Miani a Vercurago (Lecco), intitolato dal fondatore dei Somaschi, e ancora sono dell'inizio del sec. xVI la Madonna di Tirano, la B. Vergine dell'Aiuto di Busto Arsizio, quello della Madonna delle Lagrime di Treviglio, sorto in ricordo della salvezza ottenuta nel 1522 dalle minacce del maresciallo Lautrec, S. Maria delle Grazie a Milano, e il santuario dell'Addolorata di Rho; del sec. xvir sono la Madonna della S. Casa di Treviso (Valtellina), la Madonna del Bosco presso Merate, la B. Vergine di Lezzeno sopra Bellano. S. Maria delle Grazie presso Mantova. Un certo numero di questi santuari sono sui monti : la Madonna del Ghisello presso Asso in Valassina, S. Maria della Cornabusa presso Cepino in Valle Imaga, ricavato in parte in una grotta; la Madonna della Seriola sul Montisola in mezzo al lago d'Iseo e il santuario dell'Alpe di S. Colombano, presso Bormio, quasi a 2500 metri sul livello del mare.
Bibl.: moderni scritti completi sulla L. non esistono, tranne che articoli di enciclopedie o studi su singole città: C. G. M. Reina, Descrizione corografica et historica della L., Milano 1712; L. Parpagliolo, La L. negli scritti italiani e stranieri, Roma 1929; C. Cattaneo, L. antica e moderna, Firenze 1948 (ristampa). Tra gli scritti speciali : E. Rota, L'Austria in L. e la preparazione del movimento cisalpino, Milano 1911; A. Visconti, La pubblica amministrazione nello Stato milanese durante il predominio straniero (1341-1793), Roma 1913; C. Morandi, Idee e formazioni politiche in L., dal 1746 al 1814, Torino 1927; Lenzoni, pp. 971-1031; Codice diplomatico di L., a cura di L. Schiaparelli, I. Roma 1929; F. Valsecchi, L'assolutismo illuminato in Austria e in L., 2 voll., Bologna 1931-34; F. Chabod, Per la storia religiosa dello Stato di Milano durante il dominio di Carlo V, in Annuario Ist. storico it. per l'età moderna e contemporanea, ivi 1938, pp. 1-261; L. romana, pubblicazioni dell'Istituto di studi romani, Sezione lombarda, I-II, Milano (1938-39); A. Calderini, L. preistorica e pretestorica, Roma 1945; R. Thomsen, The Italic regions from Augustus to the Lombard invasion, Copenhagen 1947. Per la bibl. della L. religiosa del Cinquecento cf. carlo borromeo, santo.
Aristide Calderini
III. Regione conciliare. - La regione ecclesiastica conciliare lombarda si estende dentro i confini della provincia ecclesiastica milanese e non dappertutto coincide con i confini della regione amministrativa civile. Essa raggruppa attorno alla sede metropolitana di Milano i vescovati suffraganci di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia.
Caratteristica dell'arcidiocesi di Milano è la persistenza attuale del cosiddetto rito ambrosiano che, riordinato da s. Carlo Borromeo, rivela la sua prettà marca latina, pur distinguendosi dal rito romano in peculiarità rilevanti. Fanno eccezione i distretti di Monza, Trezzo d'Adda e Ghignolo Po, e i paesi di Civate, Varenna e Sesto Calende. Viceversa il rito ambrosiano è pure seguito da alcuni paesi della diocesi di Bergamo, nella Valle Cannobina della diocesi di Novara e in alcune località aviazzre nei pressi del lago di Lugano.
Le conferenze episcopali della regione lombarda sono convocate e presiedute ogni anno dall'arcivescovo di Milano o in sua voce dal vescovo più degno e più anciano della regione (S. Congregazione dei Vescovi e Regolari, 24 ag. 1889; S. Congregazione Concistoriale, 13 febbr. 1919 e 22 marzo 1919; S. Congregazione del Concilio, 21 giugno 1932), il quale, coadiuvato dal segretario delle conferenze, ne coordina il lavoro e ne rimette le deliberazioni alla S. Congregazione del Concilio, per la necessaria approvazione e le eventuali osservazioni.
Poiché tutta la regione forma una sola provincia ecclesiastica, il decreto del is febbr. 1919 la esime dall'obbligo di tenervi il concilio plenario regionale; perciò essa segue le norme comuni del can. 283 e sgg. quanto alla convocazione e alla presidenza del concilio provinciale.
Il tribunale regionale con competenza matrimoniale ha sede in Milano ed è tribunale di primo grado per le diocesi lombarde sopra enumerate, di secondo grado o di appello per i tribunali regionali di Torino e di Venezia (motu proprio: Qua Cura, 8 dic. 1938; Normae della S. C. Greg. dei Sacramenti, 10 luglio 1940). Tribunale di appello per la regione lombarda è il Tribunale regionale figure.
Bibl.: G. B. Castiglioni, Del ius metropolitico della Chiesa di Milano, Milano s. d.; Gr. Carli, Del diritto ecclesiastico metropolitano d'Italia e particolarmente di Milano e d'Aquileia, ivi 1786; L. Muratori, De antiqua iure metropolitane Mediolunensis in episcopum Ticinensem, s. n. t.; F. Roberti, De processibus, I, Roma 1940, pp. 227-29; C. Sartori, Enchiridion canonitum, ivi 1947, pp. 46-48; Annuario pontificio, 1950, pp. 122, 150, 162, 168 241, 253, 260, 296.
Agostino Pugliese
IV. Arte. - Gli albori dell'arte in L. coincidono con l'avvento della civiltà romana in questa regione (gli

(fei. Allinari)
Lombardia - S. Inserio distribuisce le elemosine. Rilievo di G. A. Amadeo (1447-1522) - Cremona, Cattedrale.
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scarsi oggetti dell'epoca preromana ritrovati in terra lombarda, con le loro forme primordiali, le ornamentazioni grossolane, appartengono piuttosto alla storia del costume che a quella dell'arte). La civiltà artistica della Roma imperiale ha lasciato monumenti importanti a Milano nelle Colonne di S. Lorenzo, a Brescia nei resti del tempio di Vespasiano, a Sirmione nei ruderi d'una grande villa, e in numerosi musaici pavimentali, e in statue e in bronzi, fra i quali è famosa la Vittoria di Brescia.
Il retaggio dell'arte romana, specie nelle forme architettoniche austere e negli aspetti figurativi idealistici del tardo Impero, rimase vivo per tutto il Medioevo, anche se talvolta fu commisto o precariamente sopraffatto da elementi importati dall'Oriente e dalle invasioni barbariche. Bastino, a provarlo, l'architettura solenne della basilica di S. Lorenzo in Milano (sec. v-vi) strettamente collegata a quelle di Ravenna, ed i musaici paleocristiani dell'annessa cappella di S. Aquilino. E così a Brescia, la massiccia chiesa di S. Salvatore (sec. viII) denuncia nella sua salda struttura la funzione dell'arte tardo-romana con elementi longobardi; più evidenti questi ultimi, nelle decorazioni scolpite in uno stile che si è allontanato dalle figurazioni naturalistiche per aderire ad un mondo di fantasia, talvolta astratto, come indicano d'altronde i resti delle sculture nei musei di Pavia, di Como, di Brescia ancora, di Milano. Un monumento eccezionalmente importante dell'epoca paleocristiana è la cappelletta di Castel. saprio (Varese) con i suoi affreschi, rinvenuti pochi anni fa.
Nell'architettura dei secoli dall'viri all'xi, che vede nascere in L. costruzioni assai interessanti, i Maestri Comacini, oriundi dalla regione del lago di Como, ebbero un ruolo notcvolissimo. A quest'epoca appartengono S. Pietro in Civate, S. Pietro d'Agliate, S. Vincenzo in Galliano; Milano, le parti più antiche di S. Eustorgio, S. Babila, S. Celso, nonché le absidi di S. Ambrogio e S. Vincenzo in Prato. I segni dello stile di questo periodo, tendente a raggiungere larghi effetti decorativi, appaiono tanto nelle sculture, che sono di carattere quasi sempre ornamentale, quanto nelle suppellettili sacre, come negli avori e negli argenti dei tesori nelle chiese di Monza, Brescia, Milano. Monumento unico di rutilante bellezza è l'antependio argenteo, gemmato e smaltato, opera di Vuolvinio (sec. IX), che si conserva nella basilica di S. Ambrogio a Milano, ed in cui gli elementi bizantini si sposano a quelli dell'arte oltremontana.
Nell'epoca romanica (sec. XI-sec. XIII) tutte le arti, dall'architettura alla pittura, prendono una più solenne grandiosità, un più marcato senso plastico, e ritornano più decisamente alla tradizione romana. Capostipite e modello per l'architettura religiosa lombarda in questo periodo è la basilica di S. Ambrogio, con la solenne volta della sua navata centrale, con il suo pronao armonioso. Su questo esempio si modellano, con varianti e modifiche nell'evoluzione del tempo, le chiese di S. Michele, di S. Teodoro, di S. Pietro in Ciel d'oro a Pavia; mentre le chiese di S. Fedele e di S. Abbondio in Como costituiscono soluzioni da essa indipendenti ed altrettanto geniali, come del resto appaiono anche nelle fabbriche civili di quel tempo, dal Palazzo della Ragione in Milano, ai Broletti di Brescia, di Monza, di Como. Ma particolarmente nella scultura l'arte romanica lombarda assume, con un rinnovato senso plastico e monumentale, aspetti notevoli : così nel ciborio di S. Ambrogio a Milano, in quello della chiesa di S. Pietro in Civate, nella facciata di S. Michele in Pavia, e in molti altri edifici. Tali tendenze si manifestano, del resto, anche nelle opere pittoriche, come nell'importante ciclo d'affreschi di S. Vincenzo in Galliano (ca. 1007), nelle pitture parietali di Civate, in quelle delle Torre d'Ansperto a Milano, e nella decorazione absidale in musaico di S. Ambrogio, a Milano ancora, per citare le principali.
Vasta fu insomma la fioritura dell'arte romanica in L., ed agli esempi citati s'avranno ancora da aggiungere altri, come la Rotonda di S. Lorenzo ed il Palazzo Bonacciolsi in Mantova, come il Duomo con il Torrazzo

(1st. Orlandini)
Lombardia - S. Dorotea, Miniatura di scuola Lombarda (sec. xv) dall'Oficiom B. Mariae Virginii - Modena, Biblioteca Estense, ms. a. R. 7. 3., c. 244.
ed il Battistero a Cremona, come S. Eustorgio a Milano: architetture solenni e severe, spesso fiammeggianti di bel laterizio.
Nel Trecento il rigoglioso sviluppo continua, ma agli elementi romanici si aggiungono, e poi si sovrappongono, quelli gotici, quasi sempre, peraltro, temperati da un senso di misura e d'equilibrio classico. Soltanto nel duomo. di Milano, iniziato nel 1386 , l'architettura gotica trova una sua espressione di sapore nordico: e ne resta anche l'unico esempio in Italia, originale e mirabile. Altrove l'armonioso equilibrio della tradizione romanica prevale sugli elementi gotici, come nel duomo di Monza, edificato da Matteo da Campione sulla fine del Trecento, in cui s'avverte l'influsso toscano. Una ripresa, infatti, di contatti artistici con la Toscana si effettua in quell'epoca. E la scultura lombarda, dominata da Balduccioda Pisa, che crea, tra l'altro, la mirabile area di S. PietroMartire nella Chiesa di S. Eustorgio in Milano s'impone anche sull'arte dei Maestri Campionesi fiorente in L.
Ma soprattutto fu di gran momento il soggiorno di Giotto a Milano, il quale lavorò nel Palazzo Ducale nell'ultimo periodo di sua vita (affreschi purtroppo perduti), ed indirizzò il gusto verso la nuova pittura toscana. Suoi seguaci lavorano in L., creandone una nuova scuola; e Giovanni da Milano n'è la personalità più spiccata. Sonofrutto di questo indirizzo pittorico i bei cicli di Viboldone, di Verremate, di Mocchirolo, di S. Maria in Solaro, nei quali s'avverte tuttavia quello spirito del gusto "lombardo ", cortese ed arieggiante al nord, che sul finire del Trecento fu noto nella miniatura come ouvrage deLombardie. Giovannino de Grassi, pittore e scultore, rap. presenta sullo scorcio del sec. xiv l'artista che meglio. impersona il "naturalismo gotico lombardo " e la corrente. del "gotico internazionale ".
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Il gusto gotico perdurò in L. anche per buona parte del Quattrocento. Ci furono momenti in cui esso dominò il campo dell'arte, specialmente con la costruzione imponente del duomo di Milano, che continuava nelle sue linee ascensionali, i suoi archi rampanti, le sue ogive, le sue sottilissime guglie. A Como sorgeva la facciata del Duomo, d'uno strano gotico fiorito. A Milano stessa, ancora poco dopo la metà del secolo, si costruiva in "gotico", come la navata di S. Maria delle Grazie, S. Pietro in Cessate ecc. E presso Pavia sorgeva la Certosa, gotica nelle sue linee principali.
Fu subito dopo le metà del secolo che il Rinascimento s'infiltrò in L.: Michelozzo costrui a Milano il Palazzo Mediceo e la cappella Portinari, il Filarete l'Ospedale maggiore ordinato da Francesco Sforza; Leon Battista Alberti formò i modelli per il tempio di S. Sebastiano e per la basilica di S. Andrea a Mantova. Ma soprattutto fu l'attività del Bramante che decise il mutamento del gusto dal gotico al rinascimentale. Le sue opere a Milano in S. Maria della Grazie, a Pavia nel Duomo, a Vigevano nel Castello, ad Abbiategrasso nella facciata di S. Maria, costituiscono le pietre miliari del nuovo stile architettonico : in cui non v'è peraltro una mera trasposizione toscana bensì un accorto adattamento alla tradizione lombarda. Guiniforte Solari, che edificò nelle sue linee sostanziali la certosa di Pavia; Giovanni Antonio Amadeo, cui si deve la Cappella Colleoni a Bergamo; Giovanni Battaggio che costruisce l'Incoronata di Lodi e S. Maria della Croce in

Lombardia - S. Benedetto in trono fra s. Bonaventura e s. Ludovico, arcivescovo di Tolosa. Dipinto di A. Previtali (1534). Bergamo, Cattedrale.
Crema; Cristoforo Solari che erige il transetto del duomo di Como; Giangiacomo Dolcebuono che fabbrica il monastero maggiore e trasforma l'interno di S. Maria presso S. Celso, sono i maggiori rappresentanti del nuovo stile architettonico ricco e pittoresco.
Alcuni di codesti architetti furono altresì scultori, cosi l'Amadeo, e dei primissimi: fu il suo uno stile misto di gotico e classico, con molte analogie nordiche nel gusto del profondo intaglio, dal senso "roccioso" dei panneggi. Altri eccellenti scultori annoverò la L. d'allora in Benedetto Briosco, in Cristoforo Solari, nei Mantegazza, nei Rodari. Così nella pittura, ancora legata al "gotico internazionale " per tutta la prima metà del Quattrocento - ne sono esponenti gli Zavattari con la cappella di Teodolinda a Monza, nonché Leonardo da Besozzo e Michelino da Besozzo - il nuovo stile del Rinascimento toscano si fa strada a poco a poco. Masolino da Panicale, per verità ancora tutto intriso di spiriti goticheggianti, opera nella Collegiata e nel battistero di Castiglione Olona, e le sue creazioni, tra le più squisite dell'epoca, formarono l'humus di ulteriori sviluppi. Dall'arte toscana e da quella mantegnosa trasse alimento Vincenzo Poppa da Brescia, con cui si costituisce la scuola pittorica lombarda del Rinascimento. La sua figura dominò per quasi mezzo secolo, sino agli inizi del Cinquecento, seguita dal Butinone, dallo Zenale, dal Civerchio, dal Borgognone. Negli ultimi decenni del Quattrocento si svolge in L. l'opera del Bramante anche quale pittore. Il suo ascendente a Milano ed a Bergamo fu notevolissimo, come si vide specie in Bartolomeo Suardi detto il Bramantino, architetto (Mausoleo Trivulzio, Milano) e pittore squisito, la cui attività si esplica sino ai primi decenni del Cinquecento. Gran peso ha negli sviluppi della pittura lombarda l'arte di Andrea Mantegna, che lavora presso la corte del Gonzaga a Mantova, dove lascia quel monumento d'imperitura bellezza che è la "Camera degli sposi".
La presenza di Leonardo a Milano segna l'inizio d'una nuova era pittorica. Gli artisti guardarono a lui come ad un nuovo sole, quale egli era, e le sue opere, come la Vergine delle rocce, il Cenacolo, la Sala delle Asse, il monumento equestre allo Sforza, i ritratti, furono altrettante rivelazioni. Una schiera di giovani si raccolse intorno a lui; e tra essi primeggiarono il Boltraffio, il Giampietrino, Andrea Solario, Cesare da Sesto, Cesare Magni. Bernardino Luini raggiunse una dolcezza serena che segnò pagine indimenticabili nella pittura lombarda della prima metà del Cinquecento; e Gaudenzio Ferrari vi aggiunse, a sua volta, altre squisitezze come può vedersi specialmente nella chiesa di Saronno.
In questo periodo sorgono altri artisti, altre scuole: a Brescia operano il Romanino ed il Moretto, il primo formatosi sugli esempi giorgioneschi a Venezia, il secondo piuttosto cresciuto nella tradizione locale dopo del Poppa, da cui già erano scaturiti il Ferramola e Paolo da Cailina. A Bergamo, la figura di Lorenzo Lotto incanala gli spiriti sulla via della rinnovata pittura veneziana; ed a lui fa seguito Giambattista Moroni, ritrattista eccellente. A Cremona, dopo i Bembo, l'arte del Boccaccino, seguita dalla dinastia dei Campi, domina la situazione pittorica. A Lodi Bernardino e Callisto Piazza s'impongono. A Mantova, centro d'arte importante, lavora Giulio Romano e dà una nuova impronta all'arte dell'affresco nel Palazzo del Te. Nella seconda metà del Cinquecento dilaga il Manierismo e il livello dell'arte scade. Né basta a risollevarla la pittura del Tibaldi, o del Figino, o di altri artisti mediocri. Ma presto, per l'energico impulso dei cardd. Carlo e Federigo Borromeo, la pittura
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ebbe nuovi slanci con le opere, tutte improntate all'acceso spirito della Controriforma, di Giulio Cesare Procaccini, del Cerano, del Moraxzone, e infine di Daniele Crespi, l'attivitù dei quali già si addentra nei primi decenni del Seicento.
L'architettura del Cinquecento, dopo l'accennata fioritura che durò fino ai primi decenni di questo secolo, non ha in L. uno spiccato volto proprio. Furono gli architetti immigrati, quali il perugino Galeazzo Alessi, o il bolognese Pellegrino Tibaldi, che diedero l'impronta agli edifici lombardi del tempo, ispirati per lo più alle regole del Vignolo. La scultura ebbe invece momenti di alta bellezza prima con Agostino Busti detto il Bambaja, autore del monumento (poi smembrato) di Gastone di Foix, poi con Leone Leoni le cui opere portano in L. il soffio dell'arte michelangiolesca. Annibale Fontana, infine, con le sue forme ridondanti, già è figlio del Barocco.
Il Seicento, che s'inizia, come s'è detto, sotto gli auspici della fervente attività controriformistica della Chiesa milanese, vede sorgere numerose fabbriche, in gran parte religiose, per opera soprattutto di due eccellenti architeti lombardi, Fabio Mangone e Pier Maria Richini, autore, quest'ultimo, del monumentale Palazzo di Brera. La scultura aderisce agli scopi magniloquenti dell'architettura, nel suo carattere essenzialmente decorativo: non sorgono personalità spiccate (salvo l'accennato Fontana e pochi altri) e solo è da menzionare la dinastia degli scultori lignei Fantoni, da Rovetta presso Bergamo, operanti dalla metà del ' 600 alla metà del ' 700 . Tra gli esempi della scultura decorativa milanese del Seicento va ricordata, anche per la stranezza del suo innesto nel corpo gotico, la parte inferiore della facciata del duomo di Milano.
Nemmeno nella pittura si annoverano nel Seicento lombardo artisti preminenti, quando se ne tolga il Merisi, nativo di Caravaggio, educato per qualche tempo a Milano, ma presto trasferitosi a Roma senza lasciare in patria altro segno della propria arte all'infuori del piccolo " cestello" ora alla Pinacoteca Ambrosiana. Accanto ai pittori della Controriforma, capitanati dal Cerano, altri operarono nella capitale lombarda, come i Fiamminghini, il del Cairo, i Nuvoloni : tra questi ultimi eccellente Carlo Francesco Nuvoloni, detto Panfilo, it quale, per la dolcezza della sua pittura, fu anche chiamato il "Guido Lombardo ". A Bergamo s'ebbe, con Carlo Ceresa, un ritrattista di polso, degno seguace della tradizione moroniana. Sullo
scorcio del Seicento dilaga in L. la pittura "di genere " di paesaggio, di nature morte sotto l'influsso dell'arte fiamminga, spagnola, olandese. Da Genova arriva a Milano Alessandro Magnasco con le sue scene di streghe, di pezzenti, di frati, e offre uno specchio vivo ed impressionante della vita di quel tempo, duramente oppressa dalla dominazione spagnola.
Col Settecento il barocco va gradatamente verso forme più leggere ed accoglienti, si trasforma nel

(Ivi. Alinori)
Lombardia - Appartamento degli arazzi (sec. xviri) - Mantova, Palazzo Ducale.
rococò. L'architettura si fa più gaia, la vita stessa, i costumi lasciano la pesante austerità secentesca. Sorgono più frequenti le ville, le palazzine, i teatri. Numerosi palazzi in tutta la L. testimoniano del nuovo gusto. A Milano la facciata del Palazzo Litta con i suoi stucchi, Palazzo Archinto (distrutto dai bombardamenti del 1943), Palazzo Dugani, Palazzo Clerici con i loro affreschi del Tiepolo riflettono le nuove idealità artistiche. La scultura è tutta intesa a scopi di squisita decorazione, fioriscono gli stuccatori, gli intagliatori, i pittori decoratori.
Ma nella pittura non ci sono figure salienti, oltre a quella, sopra menzionata, del Lissandrino e, per la pittura di animali e nature morte, del Crivellone; e soltanto con la venuta del Tiepolo, che lavora a Milano in più riprese (anche nella chiesa di S. Ambrogio, affreschi distrutti nel 1943) ed a Bergamo nella cappella Colleoni, ecc., il tono si fa più alto. Accanto a lui si schierano vari artisti lombardi, come il Raggi e Cesare Ligari, discendente, quest'ultimo, da una famiglia di pittori da Sondrio. Altro ottimo pittore di quel tempo è Carlo Carboni da Scaria Intelvi, che lasciò affreschi luminosi in L. ed oltralpe. Nella pittura da cavalletto è da ricordare Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, autore di gustosi quadri «di genere ", che opera per lo più a Brescia; Vittore Ghislandi, detto fra' Galgario, ritrattista vigoroso e d'intenso timbro cromatico, che lavora principalmente a Bergamo; e Giuseppe Bazzani, arioso e spigliato pittore di pale d'altare e di quadri "storici", che non si muove da Mantova. A Milano, nella seconda metà del secolo, è operoso l'arca" dico Francesco Londonio, con i suoi paesaggi dolciastri, sul gusto olandese.
Il neoclassicismo fa presto la sua apparenza a Milano, principalmente con l'architetto Giuseppe Piermarini da Foligno, che costruisce il fronte e riforma l'interno del Palazzo Reale tra il 1770 ed il 1776 , e tra il 1776 ed il 1778 edifica il teatro della Scala. Lodovico Pollack continua
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Lomè, vicariato apostolico di - Cattedrale.
questo stile severo, che poi domina sino alla metà dell'Ottocento, incontrastato, con gli architetti Cantoni, Cagnola, Albertolli, Perego ecc. Alla pittura "barocca" si sostituisce quella classicheggiante del Traballesi, del Knoller, e soprattutto quella di Andrea Appiani.
Il romanticismo è capeggiato, nella pittura, da Francesco Hayez, dapprima, poi da Domenico e Gerolamo Induno a Milano, da Giovanni Carnevali detto il Piccio a Bergamo. Da queste fonti traggono alimento i pittori della scapigliatura lombarda, come Daniele Ranzoni, e Tranquillo Cremona, ai quali si affianca lo scultore preimpressionista Giuseppe Grandi.
Concludono lo sviluppo della pittura ottocentesca lombarda Giovanni Segantini con i suoi seguaci Previati, Grubicy ed altri "divisionisti». Nell'architettura il romanticismo assume aspetti per lo più deteriori, con fittizie reviviscenze di stili medievali. - Vedi tavv. CI-CIII.
BibL.: Per gli artisti lombardi in particolare v. le voci relative, nonché Bergaro; Brescia; Como; Cremona; Mantova; Milano. Per la bibliografia generale, a quella data da P. D'Ancona in Enc. Ital., XIX (1924), pp. 438-39 si aggiunga: M. Tarchiani, L'altare d'oro di S. Ambrogio in Milano, in Dedalo, 2 (1921); V. Costantini, La pittura lombarda, Milano 1922; G. Niccodemi, Pittori lombardi, Roma 1922; C. Ricci, La pittura del Cinquecento nell' Alta Italia, Verona 1928; A. Venturi, La pittura del Quattrocento nell' Alta Italia, Bologna 1930; G. Delogu, Pittori minori liguri, lombardi, piemontesi del Seicento e del Settecento, Venezia 1931; G. P. Bognetti-G. Chierici-A. De Capitani d'Arzago, Santa Maria di Castelisprio, Milano 1948; P. Toesca, Il Traccio, Torino 1950 , Antonio Morassi
Lombardo, Pietro: v. pietro lombardo.
lombardo radice, Giuseppe. - Pedagogista, n. a Catania il 28 giugno 1879, m. presso Cortina d'Ampezzo il 16 ag. 1938. Dapprima professore nelle scuole medie, passò dal 1911 al 1922 alla cattedra di pedagogia nella Università di Catania. Nel 1923-24 fu chiamato da G. Gentile alla Direzione Generale delle scuole elementari, collaborando alla loro riforma e tracciandone i nuovi programmi. Dal 1924 alla morte insegnò pedagogia nell'Istituto Superiore di Magistero, ora Facoltà di Magistero, di Roma.
Abbracciò l'insegnamento come una missione; fu banditore di una scuola "serena", che, rispettando la spontaneità e la libertà del fanciullo, fosse in grado di indirizzarlo al culto della patria, della famiglia e della religione. Pur movendosi entro l'orbita del pensiero gentiliano (lo spirito inteso come creatore del proprio mondo, l'unità di maestro e scolaro, la cultura come superamento di ogni metodica), mostrò una più accorta sensibilità, che, nel contatto della scuola, gli fece meglio cogliere
l'anima e il mondo infantile in tutta la sua essenza. Donde quel senso di humanitas che pervade tutta la sua opera.
Diresse tre periodici di pedagogia: Nuovi doveri (1907-11), Rassegna di pedagogia politica e scolastica (1912-13), L'educazione nazionale (1919-33), e scrisse numerosi articoli in diversi periodici, e opere di valore, tra cui: Il concetto dell'educazione e le leggi della formazione spirituale (Palermo 1910); Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (ivi 1913); L'ideale educativo e la scuola nazionale. Lezioni di pedagogia generale (ivi 1916); Athena fanciulla. Scienza e poesia della scuola serena (Firenze 1925); Saggi critici didattici (Torino 1927); Orientamenti pedagogici per la scuola italiana (ivi 1931).
BibL.: E. Forniguino-Santa Maria, L. R. G., in Pedagogia, Roma 1931, coll. 176-83; E. Codignola, Pedagogisti ed educatori, Milano 1939, pp. 270-71 (con utopia bibl. degli scritti del L. R. e su di lui): I. Pizzo, G. L. R., Firenze 1951; E. Codignola, G. L. R., Problemi ed esperienze, ivi 1951.
Sono Samarartano
LOMBEZ, diocesi di : v. auch, diocesi di.
LOMBROSO, Cesare. - Psichiatra e antropologo, n. a Verona il 6 nov. 1835, m. a Torino il 9 ott. 1909. Si occupò prima in modo particolare di studi sul cretinismo e la pellagra, divenne poi (1896) professore di psichiatria dell'Università di Torino e qui stesso, successivamente (1905), ordinario di antropologia criminale. Professó il materialismo e negli ultimi anni s'interessò dei fenomeni medianici, orientandosi verso lo spiritismo.
In rapporto all'impostazione materialista della sua mentalità, volle vedere nell'uomo delinquente un particolare tipo antropologico determinato nel suo operare delinquenziale da anomalie fisiche e psichiche ereditarie, epilessia, malattie mentali. Tale idea non germogliò d'insieme nella sua mente, ma attraverso lunghe tappe e ripetute elaborazioni, dalla prima edizione del suo Uomo delinquente (Milano 1876), fino alla quinta edizione del 1896-97, da cui le sue teorie uscirono definitivamente elaborate, giungendo al concetto del delitto come malattia e di dovere della società di curare il delinquente, in luogo di punizio, riconducendo il reo a divenire membro utile o, nell'impossibilità di ciò, renderlo non dannoso con l'internamento in manicomi criminali. Da tali concetti nacque, per opera di E. Ferri e R. Garofalo, la "Scuola positiva di diritto penale»; con essi il L. nel 1880 fondò l'Archivio di psichiatria e antropologia criminale in cui fu tutto un continuo svolgersi di osservazioni, esperienze, aggiornamenti e sviluppi delle sue teorie. Tra le sue opere maggiori vanno ricordate : Genio e follia (Milano 1864); L'uomo delinquente (ivi 1876; 5ᵃ ed. Torino 1896-97); L'uomo di genio, ( 6ᵃ ed. (vi 1894); Grafologia (Milano 1895); Genio e degenerazione (Palermo 1898); Ricerche sui fenomeni ipnotici e spiritici (Torino 1909 e nuova ed. postuma, ivi 1914).
Per il giudizio scientifico e morale delle sue teorie, v.: antropologia criminale; delinquente.
BibL.: E. Servadio-U. Spirito, s. v. in Enc. Ital., XXI, p. 442; M. Carrara e altri, Medicina legale, II, parte 2ᵃ, Torino 1940, pp. 260-61; V. M. Palmiers, Medicina forense, 2ᵃ ed., Città di Castello 1947, pp. 81-84; A. Pazzini, Storia della medicina, II, Milano 1947 (v. indice); A. Castiglioni, Storia della medicina, II, Verona 1948, p. 625, v. indice.
Giuseppe de Niamo
LOME, vicariato apostolico di. - Nella parte meridionale del Togo (mandato francese). Appartenne, prima del 1860, al vicariato apostolico delle Due Guinee, poi a quello del Dahomey, da cui fu staccato con l'erezione del