volume-07

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ro giorni sono descritti con ricchezza di particolari (discorsi, guarigioni, conversioni, ecc.) nella cosiddetta storia della persecuzione di Decio, raccontata nel romanzo storico, noto sotto il titolo di Passio Polychronii (BHL, 4733; cf. H. Delehaye, Recherches sur le légendue romain. La passion de st Polychronius, in Analecta Bollandiana, 51 [1933], pp. 34-71 [introd. critical, 71-98 [ed. critica]), di cui si hanno tre redazioni ognuna con peculiarità proprie che vanno dalla fine del sec. v al principio del sec. viI (gentile comunicazione personale di P. Fraschi de' Cavalieri che ne ha pronta l'edizione; cf. anche P. Guidi, "Coemeterium Cyriacae" o "Coemeterium Laurentii", in Riv. di arch. crist., 26 [1950], pp. 163, 166; il testo pubblicato dal p. Delehaye rappresenterebbe l'ultima redazione).

Che nel suo complesso il dramma di L. descritto nella predetta Passio sia leggendario non c'è dubbio, tuttavia alcuni particolari, come l'incontro con Sisto II, la presentazione al tiranno dei poveri, il supplizio della graticola con il sarcasmo, nella sua versione più antica : ascum est, versa et manduca, già sono noti da alcuni passi di s. Ambrogio (De officiis, I, 41, II, 28; Epist. XXXVII, 36-37: PL 16, 90-92, 149-50, 1139; Inno De s. Laurentio: PL 17, 1254-55) e sfruttati con variazioni retoriche da Prudenzio (Peristephanon, II), s. Agostino (Serm. 302-303: PL 38, 1385-1400), s. Massimo di Torino (Hamil. 71: PL 57, 679-80, cf. anche le altre omelie

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(da R. Garrossi, Vetri arnati con figure in oro, Roma 1252, tux. 28, 7)
Lorenzo, santo, martire - S. L. seduto tra gli apostoli Pietro e Paolo. Vetro dorato (fine del sec. iv-inizio sec. v).
attribuite a s. Massimo, ibid., 675-82), s. Pier Crisologo (Serm. 135: PL 52, 565-67), s. Leone Magno (Serm. 85 : PL 54, 486), e da alcune formole liturgiche contenute nei Sacramentari romani, nel Missale Gothicum (ed. H. M. Bannister, Londra 1917, pp. i11-12) e soprattutto nell'Oraziouale visigotico (cf. ed. J. Vives, Barcellona 1946, pp. 370-72).

Il carne posto da papa Damaso nella basilica di S. L. al Verano sembra invece ignorarli e compendia in un verso le torture inflitte a L. (Verbera, carnifices, flammas, tormenta, catenas); anche l'iscrizione che si leggeva in S. L. in Damaso, già attribuita a Damaso, accenna alla sola pena del fuoco (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 167-68). E però possibile che il testo delle due iscrizioni fosse cosil generico perché probabilmente stavano sotto un ciclo di storie di s. L.

I particolari circa l'arresto e la comparsa di s. L. davanti al giudice, male accordandosi con l'applicazione fulminea del decreto di persecuzione di Valeriano (episcopi et presbyteri et diacones in continenti animadvertantur) nei riguardi di Sisto e consoci, sono stati considerati come dati leggendari, reminiscenze di altri testi agiografici accomodate a s. L. per collegare la sua passione con quella dei martiri del 6 ag. e in certo qual modo per giustificarne il ritardato martirio. I testi studiati e i raffronti fatti da P . Franchi de' Cavalieri e dal p. H. Delehaye sono al riguardo senz'altro significativi, però non tolgono a priori la possibilità che in Roma esistesse una vera e propria tradizione, esposta con evidenti abbellimenti retorici da s. Ambrogio, circa la tragica cattura e la fine di s. L. proprio per mezzo del fuoco, supplizio che si sa inflitto, sempre sotto Valeriano, a s. Fruttuoso e ai suoi diaconi Eulogio e Augurio a Tarragona. D'altronde il verbo animadvertere adoperato nel decreto di persecuzione nella redazione ciprianea può riferirsi anche ad altre forme di esecuzioni capitali, oltre la "decollazione". Certo è che il supplizio della graticola è diventato il motivo iconografico peculiare a s. L., come si rileva dalla medaglia di Successa (fine sec. Iv), qualora se ne ammetta l'autenticità, dal mussico del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (ca. metà sec. v) e in seguito da innumerevoli altri monumenti. Anche l'origine spagnola attri-
buita dalla Passio Polychronii (ed. cit., p. 91) a s. I. ha carattere leggendario. Da notare che il prefazio della Messa XII del cosiddetto Sacramentario leoniano (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, p. 98) lo dice "civis" romano.
II. Culto. - Il centro propulsore del culto prestato al protodiacono L. è stato il suo sepolcro all'Agro Verano su cui Costantino (314-35) fece costruire una basilica comunicante con la sottostante cripta mediante gradus ascensionis et descensionis (Lib. Pont., I, p. 181). Nella stessa località sorsero poi altre basiliche: cioè la molor (non ancora identificata), quella ad corpus di Pelagio II (579-90) e l'altra di Onorio III (1216-27; cf. W. FranklE. Josi-R. Krautheimer, Le esplorazioni nella basilica di S. L. nell'Agro Verano, in Riv. di Arch. crist., 26 [1950], pp. 9-50). Dal sec. xit la basilica di S. L. al Verano è annoverata tra le Patriarcali (v. bastiche).

Nell'àmbito dell'Urbe si ebbe nell'antichità e soprattutto nel medioevo tutta una fioritura di chiese e cappelle (ca. 35) dedicate a s. L. (cf. C. Huelsen, Le chiesa di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 280-97), le quali sorsero su tutti i luoghi dove, secondo la fantasia popolare, si sarebbero svolte le principali scene del martirio di s. L. Meritano un particolare ricordo il titolo eretto da papa Damaso sulla propria casa paterna, l'attuale S. L. in Damaso (cf. F. Lanzoni, I titoli presbiteriuli di Roma antica nella storia e nella leggenda, in Riv. arch. christ., 2 [1925], pp. 201-202) e quello di Lucina dedicatogli da Sisto III (432-40), donde il nome di S. L. in Lucina (cf. ibid., p. 204), o anche, a cominciare da s. Gregorio di Tours, di basilica ad craticolam (cf. B. Pesci, L'itinerario romano di Sizerico arciv. di Canterbury, ibid., 13 [1936], pp. 51-55). Va pure ricordato il S. L. in Palatio, oratorio privato del papa nel patriarchio lateranense. Secondo il Grisar, l'orazione in onore di s. L. nel ringraziamento della Messa dovrebbe provenire da quello che il papa recitava in questo oratorio prima dell'esilio avignonese; ma è forse più probabile che si sia voluto associare s. L. ai "Tre Fanciulli" tutti vittime del fuoco (cf. H. Grisar, Il Sancto Sanctorum ed il suo tesoro sacro, Roma 1907, p. 32; J. A. Jungmann, Mis. serum sollemnia, II, Vienna 1949, pp. 338-39).

Il primo documento che ricordi il dies natalis di s. L., è la Depositio Marryrum: "IIII id. Aug. Laurenti, in Tiburtina (ed. R. Valentini-G. Zuccheri, Codice topografico di Roma, II, Roma 1942, p. 23). In ordine di precedenza, sin dalla fine del sec. iv la festa di s. L. veniva subito dopo quella dei ss. Apostoli Pietro e Paolo, essendo considerato come il duce della vittoria di Roma sul paganesimo e degno riscontro di s. Stefano (cf. Prudenzio, Peristephanou, II, vv. 2-4 e passim), ragione per cui s. Agosti no chiama il 10 ag. dies Romae solemnissimus qui magna frequentia populi celebratur (Serm. XIII, del 10 ag. 401, edito dal Denis, riprodotto in G. Morin, Miscellanea agostiniana, I, Roma 1930, p. 55; cf. anche il Sermo 703, del 10 ag. 425-30: PL 38, 1395), cui fa eco il prefazio della XII Messa del cosiddetto Sacramentario leoniano: "de beati tamen solemnitate Laurentii peculiarius prae caeteris Roma laetatur" (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, p. 98; E. Bourque, Etude sur les Sacramentaires Romains, Città del Vaticano 1949, pp. 138139). L'importanza di s. L. si rivela anche dall'ordine stazionale; Settuagesima: s. Lorenzo;
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(da R. Garrossi, Vetri arnati con figure in oro, Roma 1252, tux. 28, 7) Lorenzo, santo, martire - S. L. stauroloro. Frammento di vetro dorato (fine del sec. iv-inizio del v).

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Sessagesima: S. Paolo; Quinquagesima: s. Pietro. I neofiti erano condotti, dopo Pasqua, il lunedi, a S. Pietro, il martedl, a S. Paolo, il mercoledi a S. Lorenso. Tra i monumenti di quest'epoca che attestano l'alta considerazione in cui era tenuto s. L. si devono ricordare vari vetri dorati e principalmente quello in cui il martire è seduto fra Pietro e Paolo, e quello del Museo nazionale di Firenze in cui s. L. è raffigurato dopo s. Paolo e prima di s. Sisto II (cf. G. Bovini, Monumenti figurati paleocristiani conservati a Firenze, Città del Vaticano 1950, pp. 18-22).

Preceduta da una solenne vigilia che si teneva nella basilica del Verano (cf. Vita s. Melaniae senatoris Romae, 5, ed. M. Rampolla del Tindaro, S. Melania giuniare senatrice romana, Roma 1905, pp. 5-6 e nota a pp. 266268), la festa di s. L. era seguita da un'ottava. Difatti il cosiddetto Sacramentario leoniano contiene le Messe della vigilia ( 3 formulari, il I, X, XII) e dell'ottava, e io formulari per la Messa del giorno natalizio (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, pp. 94-99). Quando la vigilia fu trasportata al 9 ag., venne in uso la celebrazione di una Messa mane prima, distinta da quella publica in die come si rileva dai Sacramentari gelosiano (ed. H. A. Wilson, Oxford 1894, pp. 189-91) e gregoriano (ed. H. Lietzmann, Münster in V. 1921, pp. 85-86), dal Comes Evangeliorum di Würzburg (ed. G. Morin, in Rec. bénéd., 28 [1911], p. 312) e da altri Capitulario (cf. Th. Klauser, cit. sotto, pp. 34-35, 80, 120). La vigilia è detta in leinio s. Laurentii nel Lezionario di Capua (codex Foldensis del 546) e nel Capitolo Evangeliorum di Napoli del sec. viI (cf. G. Morin, Liber Comicus, Maredsous 1893, pp. 429, 433). Per questa vigilia Amalario segnalava l'esistenza in Roma, al suo tempo, di duo nocturnalia officia (cf. Liber de Ordine anthiphouarii, 61: ed. J. M. Hanssens, Amalarii Opera liturgica, III, Città del Vaticano 1950, p. 97). La Messa matutina scomparve poi nella maggior parte dei Gelasiani del sec. VIII (cf. P. De Puniet, Le Sacramentaire Romain de Gellone, Roma [1938], pp. 126*-28*, 130*). Nel Capitulario Evangeliorum, tra cui il più antico quello di Würzburg, le 4 settimane (talvolta 5 ) che seguivano la festa di s. L. erano chiamate : «Ebdomada I, II, III, IV, post. S. Laurenti» (cf. Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum, Münster in V. 1933, pp.35-36, 81-83, 161-63).

Nel Canone della Messa romana il nome di L. segue quello di s. Cipriano, mentre nell'Ambrosiano sta tra Sisto e Ippolito (cf. V. L. Kennedy, The Saints of the Canon of the Mass, Città del Vaticano 1938, pp. 68-69, 124-28), gruppo che si riscontrerà poi in vari monumenti iconografici (v. Ippolito, santo, martire). Anche nella liturgia mozzrabica s. L. (ro ag.) è unito ai ss. Sisto e Ippolito (cf. M. Förstin, Le Liber Mozarabicus Sacramentorum, Parigi 1912, p. 389; J. Vives-A. Fábrega, Calendarias hispánicos anteriores al siglo XIII, in Hispania sacra, 2 [1949], pp. 353, 365, 371, 377; però nel Liber Comicus è con il solo Sisto: cf. ed. G. Morin, Maredsous 1893, p. 265).

Le suggestive circostanze del suo martirio largamente divulgate da s. Ambrogio, da Prudenzio, da s. Agostino, e altri, l'eco dei prodigi operati da s. L. presso il suo sepolcro o altrove (celebre la guarigione avvenuta a Ravenna e ricordata da s. Agostino: Sermo 322) e la diffusione delle sue reliquie (Brandea, sanctuaria, limature della graticola) diedero dalla fine del sec. Iv in poi un notevolissimo impulso al suo culto fuori dell'Urbe A Cartagine e a Ippona la festa di s. L. è attestata dai già ricordati sermoni di s. Agostino, in due dei quali il Santo si lamenta della scarsa presenza dei fedeli (Denis XIII del 401; e nel 303 dei Maurini, tenuto tra il 425 e il 430 ); a Sidi-Ferruch un'iscrizione musiva ricorda l'erezione di una chiesa tra il 449 e il 538 (cf. E. Diehl, Inscriptiones Christianae latinae veteres, I, Berlino 1924, n. 1829). A Ravenna, secondo la testimonianza di s. Agostino (Sermo 322, del 25 apr. 425: PL 38, 1144), si era da poco cretta una « memoria» in onore di s. L., le cui dedicazione è probabilmente avvenuta sotto Placido Valentiniano (cf. E. Diehl, op. cit., n. 1792); nella stessa città è pure conservata la più antica raffigurazione del martirio di L. in una lunetta del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia che risale a ca. la metà del sec. v (cf. G. Bovini, Il cosiddetto mausoleo di Galla Placidia in Ravenna, Città del
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(fot. Bullez)
Lorenzo, santo, martire - Martirio di s. L. Affresco del tempo dell'abate Ugo (1109) - Absida dell'abbazia cluniscense di Berge-la-Ville.

Vaticano 1950, pp. 45-52). A Milano, nel corso del sec. v venne dedicata a s. L. la grandiosa Basilica (forse la «Porriana») eretta nel sec. Iv. A Costantinopoli giunsero reliquie di s. L. sotto Teodosio il Giovane (408-50) e l'imperatrice Pulcheria (m. nel 453) vi eresse una chiesa in suo onore. Inutile continuare l'enumerazione di chiese erette in onore del martire, poiché dal sec. v in poi e soprattutto durante il medioevo non ci fu diocesi o città che non ne contasse più d'una; basti dire che nella sola diocesi di Milano ve n'erano fino a 43 (cf. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia, I, Milano, Firenze 1913, p. 775).

Bial.: Acta SS. Augusti, II, Anversa 1880, pp. 485-532; Martyr. Hieronymionum, pp. 413-32; Synax. Constantinop., coll. 881-82; Martyr. Romanum, p. 332; Tillemont, IV, Venezia 1732, pp. 38-45, 596-601; P. Franchi de' Cavalieri, S. L. e il supplicio della graticola, in Römische Quartalschrift, 14 (1900), pp. 159-75; id., "Assun est, versa et manduca», in Note asbseraSche, V, Roma 1915, pp. 65-82; id., Un recente studio sul luogo del martirio di s. Sisto II, ibid., VI, Roma 1920, pp. 147-78: L. Duchesne, Le sanctuaire de St-Laurent, in Mélanges d'archéol. et d'hist., 39 (1921), pp. 3-24; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2° ed., Bruxelles 1933, passim; J. Zellier, Sur une mosaïque du mausolée de Galla Placidia, in Comptes rendus de l' Acad. des Inscriptions, 1934, pp. 45-53; A. Muñoz, La basilica di S. L. fuori le mura, Roma [1944]; M. Armellini, Le Chiese di Roma dal sec. IV al XIX, ed. tiveduta e aggiornata da C. Cecchelli, 2 voll., Roma 1947, passim.
A. Pietro Frutaz
III. Iconografia. - Nell'arte cimiteriale L. è effigiato in Roma nell'arcosolio di Celerina nel cimitero di Pretestato (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1881, tav. 39, 2; cf. le riserve del Wilpert, Pitture, pp. 379580) e in Napoli nel cimitero detto di S. Gennaro (H. Achelia, Die Kattebomber von Neapel, Berlino 1936, tav. 41). Venne poi effigiato nel musaico di S. Maria di Capua Vetere (R. Garrucci, op. cit., tavv. 256-57). Il moltiplicarsi degli edifici di culto in suo onore ne sviluppò e diffuse l'iconografia.

Gli attributi del Santo diacono furono la croce, quale stauroforo, il libro e la graticola suo strumento di martirio. Stauroforo appare già in uno dei vetri dorati, sopra ricordati. Nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna s. L.

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Lorenzo, santo, martire - Martirio di s. L. Scuola di Lorenzo Monaco - Vaticano, Pinacoteca. (fot. Andreas)
è rappresentato crocifero, tra la graticola arroventata e l'armadio contenente i sacri testi. Analogo riferimento alla lettura del Vangelo si ha nell'arco trionfale della bisilica a lui dedicata, in Roma, del sec. vi : in onorevole vicinanza a Gesù Cristo, stringe in mano la croce e il libro dei Salmi con le parole del v. 111, 9: «Dispersit, dedit pauperibus». Con la croce è pure effigiato in un affresco del sec. vi nella catacomba di Albano.

Nei secoli successivi gli sviluppi iconografici della raffigurazione di s. L. vanno cercati nelle miniature dei Sacramentari, tra i quali quelli di Udine, di Ivrea, di Lucca, dei secc. IX e XI; notevole la miniatura del Sacramentario di Drogone, del sec. IX, ove in una grande lettera "D" sono raffigurati s. L., nell'atto di distribuire i beni della Chiesa ai poveri, e il suo martirio. La graticola si è trasformata in un'enorme macchina sorretta in bilico sulle fiamme da due solidi montanti e comandata a distanza da due sbirri, per mezzo di lunghe catene. Altri sbirri, agli ordini del giudice che assiste all'esecuzione, si affrettano ad alimentare il braciere con nuova legna.

Roma possiede pure, ai primi del Duecento, durante it papato di Onorio (1216-27), oltre ad un musaico nella cappella del "Sancta Sanctorum", tre cicli con episodi della vita del Santo, dipinti : 1) in un portico laterale trasformato oggi in sagrestia, 2) nell'atrio e 3) nella parete interna d'ingresso della basilica sulla Via Tiburt na, in parte purtroppo restauratissimi, e ormai quasi scomparsi nel 1943; ma di cui restano copie del 1639 in un codice Barberiniano Vaticano (4403). Intatto invece è il ciclo che Masolino ed aiuti dipinsero nella chiesa della Collegiata di Castiglione d'Olona presso Milano, dei primi decenni del Quattrocento; e poco dopo la metà del secolo, quello che l'Angelico compì valendosi di moltissimi aiuti nella cappella di Niccolò V in Vaticano. In entrambi, gli episodi principali sono costituiti dalla consegna a L., da parte di papa Sisto II, del tesoro della Chiesa, dell'elemosina ai poveri, del giudizio davanti all' Imperatore e del martirio, pur con qualche variante. In 8 episodi è il ciclo nella chiesa di Berching, per opera della scuola pittorica di Ratisbona, con la scena della prigionia di papa Sisto, dell'arresto e quindi dell'interrogatorio, della fustigazione, della tortura e del martirio del Santo. Nella stessa chiesa il ciclo è ripetuto negli sportelli della pala dell'altar maggiore. Nell'arte moderna il Santo è raffigurato di consueto in dalmatica con l'attributo specifico del martire, la graticola. Così in una tavola del Ghirlandaio nella Pinacoteca di Monaco, in un quadro del Tiziano per Filippo V di Spagna, all'Escuriale, in un altro di Andrea d'Assisi nella Pinacoteca di Perugia, in un altro di Alvise Vivarini nell'Accademia di Venezia, in un altro del Pinturicchio nel duomo di Spello. Oltr'Alpi, la raffigurazione del Santo è ripetuta in varie statue lignee, conservate in musei ed in raccolte private a Francoforte, a Stoccarda, ecc. Notevole il mirabile quadro di Matthias Grünewald a Francoforte.

Bibl.: K. Künstle, Ibonographie der Heiligen, I, Friburgo 1926, pp. 396-98; E. Münz, s. v. in Realenc, der christl.

Alterthümer, II, pp. 282-86; H. Leclercq, s. v. in DACL, VIII, it, coll. 1926-29.

Eugenio Battisti
IV. Nel rolglore. - Il Santo gode di un vasto e vivo culto popolare, sia in Italia che all'estero. In relazione agli attributi del suo martirio, è invocato contro gli incendi e le scottature : in Sicilia applicano addirittura una stampa popolare con l'immagine del Santo sulla parte bruciata. E pertanto anche protettore dei pompieri, dei carbonai, dei cuochi, rosticcieri e pasticcieri. Nella mattina della sua festa, o avanti l'alba o sul punto di mezzogiorno, il popolo cerca, scavando in terreni adatti (campi, giardini, boschi, strade appartate) i cosiddetti "carboni di s. L.", ai quali si attribuiscono svariate virtù terapeutiche, specie contro le bruciature e le lombaggini, ma anche contro le stregonerie, il malocchio e i temporali. Ridotti in polvere e mescolati col vino questi carboni vengono ingollati per guarire dalla febbre quartana. Si pongono sotto al capezzale dei bambini e se ne fanno come dei brevi. Poiché la data della sua festa (ro ag.) cade nel periodo della pioggia di stelle, le stelle cadenti vengono chiamate "lagrime di s. L.", in quanto si crede che il cielo pianga la morte del Santo, o anche che siano le lacrime sparse dal Santo mentre veniva arrostito nella graticola.

Nella metterologia popolare si ritiene che l'estate raggiunga per il giorno di s. L. il massimo del caldo, ma poi presto declini, onde il proverbio : «s. Antonio dalla gran freddura - s. L. dalla gran caldura - l'uno e l'altro poco dura ". Si traggono in tal giorno anche i pronostici per il tempo che farà in autunno: se è bello, sarà bello anche l'autunno e sarà buona l'annata per il miele e per il vino; se è brutto, i topi di campagna abbonderanno e faranno gravi danni.

Poiché la festa ricorre in un periodo in cui sono finite le grandi fatiche campestri e i contadini hanno ormai realizzato i frutti dei raccolti, in molte città e paesi si fa grande sagra e festa per quel giorno. A Udine si tiene la maggiore fiera annuale, con spettacoli, corse, tombola; e si crede che per s. L. maturino le noci e le nocciole. Sagre e feste hanno luogo anche a Cervia (Romagna), a Veglia (Istria) e nella Champagne, dove a Soulaine, presso Bar-sur-Aube, si fa l'ankade, corrispondente alle nostre "albare" o mat. tinate. S. L. è protettore delle città di Alba, Chiavenna, Fano, Genova, Ancona, Viterbo e di molte città dell'Europa centrale e settentrionale.

Le vicende del Santo hanno ispirato anche poemetti e canti popolari : due cantari in sestine, l'uno su la nascita e la fanciullezza, l'altro sulla sua passione e morte, contenuti nel ms. Ambrosiano c. 35 sup. sono stati pubblicati dal De Bartholomaeis (v. bibl.). Un canto narrativo in endecasillabi epici vive tuttora in Romagna e Toscana. - Vedi tav. CVI.

Bibl.: G. Pitrè, Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo 1881, pp. 340-41; G. Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzosi, ivi 1890, pp. 173-74; P. Franchi de' Cavalieri, S. L. e il supplizio della graticola, in Römische Quartalschrift, 14 (1900), pp. 129-76; V. De Bartholomaeis, Cantari glullareschi sulla leggenda di s. L., in Scritti di storia, di filologia e d'arte (Nezze

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Fedele-De Fabritiis), Napoli 1908; P. Wrede, Laurentius (bl.), in Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V, Berlino e Lipsia 1932-33, coll. 924-32; A. Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1937, p. 486; U. Cianciolo, Contributo allo studio dei cantori sacri, in Archivum Romanicum, 22 (1938), fasc. 11-111, p. 49 dell'estratto; V. Ostermann, La vita in Friuli, II, 2² ed., Udine 1940, p. 436. Paolo Toschi

LORENZO, ANTIPAPA. - Dopo la morte di papa Anastasio I, fu acclamato pontefice da una parte del clero e dalla maggioranza del Senato, simpatizzante con Bisanzio, mentre i suoi avversari, più numerosi, eleggevano il diacono Simmaco ( 22 nov. 498).

Con l'intervento di Teodorico, re degli Ostrogoti, che si decise per papa Simmaco, L. si sottomise e poco dopo fu nominato vescovo di Nocera nella Campania. Minacce e promesse lo avevano forse determinato ad accettare queste dignitoso allontanamento. E certo che nel 501 tornò allo scisma, cercando di conquistare adepti fra i suoi partigiani e tra gli avversari di papa Simmaco; fu perciò scomunicato dal cosiddetto Sinodo delle Palme del 23 ott. 521 .

Ciononostante mantenne la sua posizione, fino al 505 quando, fatto segno ad una battaglia attiva e letteraria e costretto dal re Teodorico, si ritirò in un podere del patrizia Testo, l'istigatore dell'opposizione, dove passò il resto della vita tra le austerità della penitenza. Il clero, che lo aveva seguito nello scisma, a poco a poco tornò all'ubbiclenza di papa Simmaco; ma vi fu anche chi rifiutò sino alla fine di sottomettersi; è noto l'atteggiamento del diacono l'ascasio. Le conseguenze dello scisma furono superate pienamente con l'elezione di Ormisda.

Bist.. Lib. Pont., I, p. 46; Jaffé-Wattenbach, I, p. 100; E. Schnürer, Die politische Stellung des Papsttums zur Zeit Theodorichs des Grotsen, in Hist. Jahrbuch, 9 (1888), pp. 231-83; G. Pfeilschifter, Der Ostgotenbänig Theodorich der Grotes u. die katholische Kirche, Münster 1896, p. 56 sgg.; R. Cessi, La scisma laurenziuna e le origini della dottrina politica della Chiesa di Roma, in Archivio della società romana di storia patria, 42 (1919), pp. 5-229; id., Dalla scisma laurenziuna alla pacificazione religiosa con l'Oriente, ibid., 43 (1920), pp. 209-321; L. Duchesne, L'Eglise au V'Ir siècle, Parigi 1925, p. 109 sgg.; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, trad. it., II. 3² ed., Roma 1930, p. 29 sgg.; Fr. X. Seppelt, s. v. in LThK, VI, col. 416 sgg.; Fliche-MartinFrutze, IV, p. 336 sgg. Lucchesio Spätling

LORENZO da Bologna. - Teologo dell'Ordine dei Servi di Maria, n. a Bologna nella prima metà del sec. xiv, m. dopo il 1392. Nel 1360 era lettore di teologia; nel 1370 ca. andò a Parigi, dove espose le sentenze, consegui la liceriza in teologia (1374) e probabilmente anche la laurea. Nel 1379 era già in Italia con l'ufficio di vicario del priore generale e il 2 giugno dello stesso anno fu accolto nel collegio dei maestri della Facoltà teologica di Bologna. Nel 1387 venne nominato vescovo di Traù, ma continuò a risiedere a Bologna.

Nel periodo del suo insegnamento a Parigi (tra il 1372 e il 1374) redasse il commento alle sentenze, edito nel sec. xvi dal p. Domenico Dotti : Ordinatissimi ac ingeniosi doctoris Laurentii Opimi Bononienus Ordinis Servarum egregia super quattuor libros sententiarum Paristis habita (Venezia 1532). Da Pietro Lombardo prese liberamente alcuni spunti per trattare ampiamente temi di maggiore importanza e attualità, ad es., la natura della processione del Verbo, il duplice invio dello Spirito Santo, l'Unione ipostatica, la giustificazione e il merito.

Bist.. S. Berrado, Il dottor ordinatissimo ven. L. Opimo dei Servi di Maria vescovo di Traù, Bologna 1932; C. Berti, La santificazione dell'anima e il merito secondo maestro L. da B. dell'Ordine dei Servi di Maria, Gembloux 1939.

Antonio Piolanti
LORENZO da Brindisi, santo. - Cappuccino, n. a Brindisi il 22 luglio 1559, m. a Belem, presso Lisbona, il 22 luglio 1619. Entrò nel noviziato di Verona della provincia veneta il 18 febbr. 1575 , predicò per tutta la vita, lettore di scienze sacre (1587-90), ministro provinciale della Toscana (15901592), del Veneto (1594-96), della Liguria (1613-
1616), commissario generale in Boemia e Austria (1599-1602, 1606-10), e in Baviera-Tirolo (1611-13), più volte definitivo generale, ministro generale (1602-1605). Pio VI lo dichiarò beato il 23 maggio 1875; fu canonizzato da Leone XIII l'8 dic. 1881. Festa il 23 luglio.
I. Vita. - Si distinse sin dalla gioventù per fervore mistico e rigidezza ascetica. Di ingegno pronto, fu avido di sapere, soprattutto scritturale; ritenne tuttavia d'aver ricevuto da Maria S.ma la conoscenza singolare della lingua ebraica e aramaica. Impegnò costantemente la sua scienza nell'azione apostolica, iniziando con successo la predicazione all'indomani (1583) dell'ordinazione sacerdotale; l'ultimo quaresimale lo tenne a Milano l'anno precedente la morte (1618). Con il magistero della parola, in italiano, tedesco ed ebraico, diretta, sotto varie forme, ai fedeli, persone religiose, protestanti, ebrei, in Italia, Boemia, Austria, Germania, divulgò e illustrò ampiamente la verità cattolica. Per la sua perizia nella lingua e cultura ebraica, dal 1584, per incarico di Gregorio XIII, tenne agli Ebrei di Roma lezioni apologetico-esegetiche, che riprese per tre anni anche sotto Clemente VIII; con essi polemizzò pure in varie altre città d'Italia e a Praga.

Nel 1599 stabilì e diresse in Austria-Boemia il primo drappello di Cappuccini, richiesti dall'arcivescovo Zbinec Berka di Praga, per la restaurazione e la difesa della fede contro le sète protestanti. Fondò i conventi di Vienna, Graz e Praga, centro della sua attività. Nella battaglia di Stuhlweissenburg (Alba Reale) in Ungheria ( 9-14 ott. 1601) delle armate imperiali contro l'esercito turco di Maometto III, entrò animoso nella mischia, trascinando i soldati alla vittoria di cui gli venne attribuito in gran parte il merito. Nel settore religioso della politica era fautore d'una
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(per cortesia del p. Ilarino da Milano, O.F.M Capr.) Lorenzo da Brindisi, santo - Quadro di P. Labruzzi. Montughi, convento dei Cappuccini.

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difesa energica dei diritti delle comunità cristiane contro i soprusi dei protestanti. Indusse il Consiglio aulico di Rodolfo II a punire la faziosità dei luterani di Donauwörth (1607); nello stesso anno sfidò dinanzi alla corte il predicante luterano P. Leiser; l'episodio ebbe sèguito nella Lutheranismi Hypotyposis ( 3 voll.), composta in poco più di un anno; più tardi (sett. 16ro) si scontrò con un altro ministro protestante del duca di Sassonia, in merito al culto della Madonna. Lavorò con successo alla costituzione di una Lega degli Stati cattolici contro l'Unione dei principi protestanti, ottenendo, dopo una ambasciata a Madrid, l'appoggio di Filippo III (1609-10). Rimase a Monaco presso il duca Massimiliano di Baviera, in funzione di nunzio apostolico e di ambasciatore del Re di Spagna. Nel Commentariolum de rebus Austriae et Bohemiae (Roma 16ro), s. L. si fece relatore disinvolto delle proprie imprese in quelle regioni e in Baviera. Ritornato in Italia ( 1613 ) s'adoperò, tra l'altro, per incarico di Paolo V, a scongiurare una guerra già iniziata tra Spagna e Savoia a proposito della successione di Mantova. Una ultima e difficile missione lo portò, pur in gravi condizioni di salute, da Napoli (ott. 1618 -luglio 1619) a Belem (Lisbona) presso Filippo III come difensore della nobiltà e delle popolazioni del Regno napoletano, contro le malversazioni e il malcostume del viceré P. Giron, duca di Ossuna.

Nelle cariche sostenute nell'Ordine e soprattutto come ministro generale nella visita ai conventi in Svizzera, Francia, Fiandre, Spagna, Italia, compiuta a piedi, turtelò con severità l'austera disciplina cappuccina e incitò i suoi frati allo studio e alla predicazione.

II. SCRIrti e dottrina. - Tra le Opera Omnia ( 9 voll., Padova 1928-44) sono degne di nota: 1) Explanatio in Genesim. Comprende il commento dei soli primi iI capitoli del Genesi; in essa dà prova della sua perizia nella letteratura rabbinica e in quella patristica e scolastica, che gli permette di discutere da maestro le varie sentenze; vi espone vari argomenti di teologia e filosofia (ad es., la giustizia originale, il libero arbitrio, la creazione, l'onnipresenza e immutabilità divina). L'esegesi moderna può trarre profitto da quest'opera che figura tra le migliori del tempo. 2) Oratoria. E la parte prevalente nella sua produzione ( 9 tomi sui 13 dell'intera edizione) e comprende il Quadragesimale primum, Quadr. secundum, Quadr. tertium, Adventus, Domenicalia, Sancto rale, Mariale; in un complesso di 638 tra sermoni e frammenti si trova disposto, in un latino di buon gusto, il materiale, piuttosto dottrinale che pratico, della predicazione laurenaiana, che veniva abilmente volgarizzato secondo le diverse contingenze. 3) Mariale. Per il contenuto teologico merita un posto a parte tra i predicabili. Nella prima sezione contiene 60 sermoni disposti dall'autore secondo un piano organico; nella seconda sono state raccolte altre 24 prediche sulle feste liturgiche mariane. Con materiale biblico e tradizionale, s. L. svolge i principi, divenuti ora fondamentali, della mariologia; quello primario della maternità divina di Maria S.ma e quelli secondari della singolarità della Madonna nella Grazia, nei privilegi, nella gloria, nel culto; della convenienza, della eminenza, della analogia o somiglianza con Cristo. E ritenuto come uno dei trattati più completi e originali di mariologia. 4) Lutheranismi Hypotyposis, in tre volumi, che delin:ano la vera fisionomia, nei suoi tratti essenziali e caratteristici, e la genesi storica e dottrinale, di tutto il luteranesimo, considerandolo nella persona del fondatore (parte introduttiva), nella dottrina e setta luterana (parte centrale), in quella del suo avversario P. Leiser (parte complementare).

Bibl.: Sacra Rituum Congregatio, Positiones super virtutibus, Roma 1798; Bonaventura de Cocceglio, Vita del b. L. da B., 2° ed., ivi 1783; Lorenzo d'Aosta, Vita di s. L. da B., ivi 1881; Hieronymus a Fellerte, De s. L. a B. activitate apostolica ac operibus testimoniormm eleuchus, Venezia 1937; Girolamo da Parigi, S. L. da B. L'uomo e il tanto ecc., Roma 1937; A. Dasse-ville-I. Udulutsch, Bibliography of st. L. of B., in Round table of franc. research., 13 (1948), pp. 124-48; Sacra Rituum Congregatio, Positio super concessione tituli doctoris et extensione eiudam tituli ad neio. Ecclesiam... Roma 1940; autori vari, S. L. da B. Studi (Miscellanea Laurentiana, 1), Padova 1951.

Ilarino da Milano

LORENZO di Canterbury, arcivescovo, santo. Non si conosce la data e il luogo della nascita; m. il 2 febbr. 619 a Canterbury. Nel 595 passò da Roma in Inghilterra a predicare la religione cattolica.

La sua idea era di sostituire ai vecchi usi celtici gli usi romani e fondere l'elemento celtico con quello anglosassone. Nel 601 si recò a Roma per chiedere al papa Gregorio il Grande nuovi missionari. Al suo ritorno a Canterbury si accordò con s. Agostino di Canterbury e da questa collaborazione nacque quel carattere monastico che la Chiesa cattolica d'Inghilterra conservò fino a Enrico VIII. Il 26 apr. 604 venne consacrato da s. Agostino secondo arcivescovo di Canterbury. Fra le conversioni che contribuirono al consolidamento della sua opera è quella di Ildebaldo (Eadbald), figlio di s. Etelberto.

Bibl.: Beda, Historia ecel. gentis Anglorum, Oxford 1896. 1. I, capp. 27, 33; 1. II, capp. 4-7; Acta SS. Februaril, I, Anversa 1658, pp. 289-94; W. Hunt, Lawrence or Laurentius of Canterbury, in Dict. of Not. Biographic, XI, p. 689; Martyr. Romanum, p. 46 .

Miroslav Štumpf
LORENZO il Corazzato, beato. - Monaco ed eremita, n. a Fancllo presso Foggia, m. a Subiaco il 16 ag. 1243 .

Per un omicidio, involontario, andò in pellegrinaggio di penitenza a S. Giacomo di Compostella; tornato nel 1209, si rese monaco a Subiaco il 6 dic., e si diede a vita eremitica in una grotta presso la caverna di s. Benedetto, dove visse per 33 anni, cibandosi di erbe e di qualche tozzo di pane somministratogli dai pastori. Straordinarie furono le sue macerazioni : portava intorno al corpo catene e anelli di ferro e al di sopra una specie di "corazza"; in capo aveva un elino interamente munito di punte di ferro. Imparò a leggere e scrivere e compose un Liber orationum. Per insistenza del card. Ugolino (poi Gregorio IX) mitigò le asprozze delle sua penitenza. Per comando della B. Vergine costrui una chiesa più ampia sulle rovine di un'altra edificata da s. Benedetto ( 1226 ) ed una casa dove poi visse con i suoi discepoli. Ebbe il dono della profezia e dei miracoli. Già da Martino V si trova chiamato "santo" in un privilegio concesso ai monaci di Subiaco nel 1426. Festa il 17 dic. nell'Ordine benedettino.

Bibl.: Acta SS. Augusti, III, Venezia 1752, pp. 302-309; BHL, 713; L. W. Gnandt, Vita s. Cleridonioc, C. Laurentii anastbarctae, necnon et servi Dei Hippolyti Pugnetti monachi, Innsbruck 1502; id., Liber Orationum b. Laurentii Lorianti, Paderborn 1903; A. Zimmermann, Kalendarium benedictinum, II, Metten 1934, pp. 580 e 582.

Ambrogio Mancone
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(Ist. Alloari)
Lorenzo di Credi - La Vergine che adora il Bambino - Firenze, Galleria degli Uffizi.

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(da P. It Ancona, la miniatura fiorentina, Firenze BII)
Lorenzo Monaco - Iniziale miniata del corale Laurenziano 3. Firenze, Biblioteca Medicina Laurenziana.

LORENZO di Chedi. - Pittore, scultore e orato, n. a Firenze nel 1456 o nel 1459-60, m. ivi il 12 genn. 1537.

Tra le sue opere più antiche sono l'Autoritratto (1488) della Collezione Widener di Filadelfia, la Venere (il solo quadro profano scampato all'incendio della vanità del 1497, per influsso della predicazione del Savonarola) e la giovanile Annunciazione (entrambe agli Uffizi), che possono dare la misura delle sue possibilità e delle sue derivazioni d'll'ambiente verrocchiesco e da quello d'oltralpe; sulla sua formazione infliui molto anche lo stesso Lconardo e a'cune opere (come il Ritratto di Ginevra dei Benci, nella Galleria Liechtenstein di Vienna) hanno spesso oscillato nell'attribuzione all'uno o all'altro.

Artista non grande e talvolta monotono, specialmente nella ripetizione degsi schemi delle sue Ma.lonne, egli seppe tuttavia infondere nei suoi dipinti un senso di compostezza, espressione della sua serietà e della sua onestà di mestiere. Tra i quadri più noti sono la Madonna fra s. Giuliano e s. Nicola (oggi al Louvre), eseguita ca. il 1503 per la chiesa di Cestello; la Madonna e 4 santi in S. Maria delle Grazie a Pistoia, che gli veniva pagata nel 1510, e, presso a poco dello stesso tempo, il S. Bartolomeo su un pilastro in Orsanmichele e l'Adorazione dei pastori per S. Chiara (ora agli Uffizi); nel 1523 firmava il S. Michele, nella sagrestia del duomo di Firenze. Il colore smaltato, il particolarismo tutto suo gli valsero le lodi del Vasari; e lo si ritrova spesso a far parte di commissioni, come di quella del 1491 per l'esume del progetto per la facciata di S. Maria del Fiore, del 1498 per quello della cupola e del 1504 per la collocazione del David di Michelangelo.

Bibl.: Venturi, VII, 1, pp. 797 seg.; G. Gronau, Credi, in Thieme-Becker, VIII, pp. 73-77; M. Trombetti Brioli, Disegni mediti di L. di C., in L'arte, 1931, pp. 320-32; H. Comstock, L. di C. Madonua acquired by Nelson Gallery, in Connoisseur, 1926, p. 275.

LORENZO de' Medici: v. medici, famiglia.
LORENZO Monaco. - Pittore italiano, n. a Siena nel 1370 o 1371, m. nel 1425. Svolse principalmente la sua attività a Firenze, ove si recò circa ventenne, entrando nel convento camaldolese di
S. Maria degli Angeli; nel 1402 risulta essersi recato anche a Roma.

Di educazione dichiaratamente senese, a Firenze si accostò agli Orcagna, ma risenti maggiormente, verso la fine, delle correnti del gotico internazionale. Le miniature con mezze figure di santi recentemente attribuitegli (A. M. Ciaranfi, L. M. minintore, in L'arte, 1935, pp. 265317) mostrano già quella fusione di elementi senesi e fiorentini che sono una caratteristica dell'arte sua. Si ricordano tra le opere più note: La Vergine con santi della Pinacoteca di Siena; la Madonna in trono con santi e angeli del Museo di Berlino (ca. il 1402-1403); La Pietà dell'Accademia di Firenze (1404); La Madonna con 4 santi nel duomo di Empoli (datata 1404); la Vergine dell'Onilità nella collezione Berenson (datata 1405), che rivelano una ricerca di consistenza plastica che si attenua con gli anni, a mano a mano che il pittore indulge a un più spinto goticismo. Tra le pitture di questo secondo periodo si indicano L'agonia nell'arte del Louvre (1408), le miniature del corale 3 della Laurenziana, la pala per Monte Uliveto, ora agli Uffizi (1406-10), l'Incoronazione degli Uffizi (1413) e la pala d'altare e affreschi con Storie di Maria nella cappella Bartolini in S. Trinita (ca. il 1420-22).

Pittore tra i più importanti nel momento di passaggio dal Trecento al Quattrocento, influenzò molti degli artisti fiorentini del tempo suo. - Vedi tav. CVII.

Bibl.: W. Suida, s. v. in Thieme-Becker, XXIII (1920), pp. 391-93; G. Pudelko, The stylistic development of L. M., in The Burlington magazine, 1938, pp. 237-49; ibid., 1939, pp. 7681; E. S. Vavala, Reconstruction of a predella, in Art in America, 1939, pp. 104-11; M. Davies, L. M. Coronation of the Virgin -, in La critica d'arte, 1949, pp. 202-10; W. M. Milliken, Miniatures by L. M. and Francesco del Churico, in The bulletin of the Cleveland Museum of art, 1950, pp. 43-46. Gilberto Ronci
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(per cortesia del p. Ilarino da Milano, 6.F.M Cup.)
Lorenzo da Parigi - Frontespizio di Le Palais d'amour divins. Parigi 1613-14 - Exemplare conservato a Friburgo in Svizzera nel convento dei Cappuccini.

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LORENZO da Parigi. - Scrittore e predicatore cappuccino. Entrò nell'Ordine il 7 ott. 1581. Fu guardiano, definitore, custode generale, lettore di filosofia e di lingua cbraica (16ir); m. a Meudon il 12 apr. 1631 .
S. Francesco di Sales nella prefazione al Traité de l'amour de Dieu e il card. G. Bona (v.) in Via compendii, cap. II (De amore Dei) lo lodano come maestro della scienza e dell'arte dell'amore di Dio per il suo Le palais d'amour divin de Jésus et de l'âme chrétienne, ad toute personne taut religieuse que séculière peut apprendre à aimer Dieu en vérité (Parigi 1602, 1603, 1613, 1614); di altri volumi in progetto sullo stesso argomento comparvero soltanto Les tapisseries du divin amour ou la Passion de N. S. Jésus Christ (ivi 1631), in cui un'incisione del primo libro rappresenta, forse per la prima volta nella iconografia, Gesù Cristo che mostra all'anima peccatrice il suo cuore attraverso il costato aperto.

Bibl.: Edoardo d'Alençon, Un précurseur de la dération au Sacré-Cœur. Le p. L. de P., in Annales franciscaines, 17 (18901892), pp. 433-42, 481-86; Ubaldo d'Alençon, La spiritualité franciscaine, in Etudes francisc., 39 (1927), pp. 458-59; Melchiorre da Pohladura, Historia generalis Ord. Min. Capucinorum, II, I, Roma 1948, pp. 203, 206, 252.

Ilarino da Milano
LORENZO della Resurrezione. - Mistico, carmelitano scalzo, al secolo Nicola Herman, n. in Hériménil (Lorena) nel 1614, m. a Parigi nel 1691. Fratello laico nel Carmelo di Parigi dal 1640 , vi trascorse il resto della vita nelle più umili occupazioni domestiche.

La sua dottrina non è altro che la rivelazione della sua esperienza mistica. Questa si trova esposta in tre brevissime collezioni: Massime spirituali, Trattenimenti, Lettere. Caratteristica della dottrina di fra' L. è la somma semplicità. Tutto riduce alla continua amorosa presenza di Dio e alla fuga di ogni turbamento. Tuttavia non si dimostra affatto nemico degli esercizi ascetici, anzi mette come fondamento di tutto una grande purezza di cuore e un vuoto totale dalle creature. Il totale abbandono in Dio lo portava ad espressioni alquanto iperboliche, p. es., quando diceva che avrebbe desiderato nascondere a Dio le proprie azioni buone, per poterlo servire senza ricompensa. A cagione di queste caratteristiche fra' L. fu assai stimato anche in ambienti proclivi al quietismo (Fénelon) e tra i protestanti.

Edizioni: Le tre suddette collezioni furono pubblicate a due riprese dall'abbé de Beaufort nel 1692 e 1694 con due elogi, che ne sono il complemento necessario. Nel 1699 e 1710 furono inserite in collezioni di tendenza quietista. D'allora in poi si moltiplicarono le edizioni in lingua inglese, che hanno tuttora gran diffusione tra i protestanti. L. Van de Bossche curò un'edizione del testo francese (Bruges 1934) che servì a rivalutare L. della R. tra i cattolici. Questa è stata seguita da una nuova edizione (Parigi 1947), curata da S. M. Boucheraux, con una prefazione di Francesco de S. Maria.

Bibl.: L. Van de Bossche, in Le Carmel, 14 (1928-29), p. 43 192.

Bartolomeo M. Xiberta
LORENZO da Ripafratta, beato. - Domenicano, n. a Ripafratta (Pisa) il 24 marzo 1359, m. a Pistoia il 28 sett. 1457. Ricevette l'abito religioso a Pisa nel 1379 (ca.). Fu con il b. Giovanni Dominici uno dei più attivi riformatori dell'Ordine in Italia.

Per molti anni maestro dei novizi a Cortona, ebbe discepoli s. Antonino, il b. Angelico e il b. Pietro Cappucci. Fu pure priore del convento di Fabriano: in tale città si distinse per la cura degli appestati. Fu vicario della Congregazione dei conventi riformati (1443). Ammirato per la saggezza e la prudenza dei consigli, per lo zelo apostolico e la santità della vita, morì quasi centenario. S. Antonino ne tese un magnifico elogio (in una lettera in data I ott. 1457). E sepolto nella chiesa di S. Domenico a Pistoia. Il suo culto fu approvato da Pio IX (4 apr.1851). Festa il 28 sett.

Bibl.: V. Marchese, Cenni storici del b. L. da R. e tre lettere inedite di s. Antonino, Firenze 1851; Année dominicaine,

II, Lione 1884, pp. 627-30; A. Mortier, Histoire des maitres généraux de l'Ordre des Frères Prèrheurs, IV, Parigi 1909, pp. 1222, 118-60, 648; I. Taurisano, Catalogus hagiographicus O. P., Roma 1918, p. 39.

Abete Bedipanda
LORENZO Veneziano. - Pittore, documentato dal 1356 al 1379. Fu a Bologna, a Padova e forse a Treviso.

Sue opere datate sono la grande ancona del 1357 alle Gallerie di Venezia (Aununciazione e santi), lo Sposalizio di s. Caterina (ivi), l'ancona del 1365 con La morte della Vergine e santi del duomo di Vicenza, la preziosa Consegna delle chiavi a s. Pietro del Museo Correr a Venezia (1370), una Madonna del 1372 al Louvre e altre. Tra le opere attribuite, una graziosa e ricca anconetta già alla mathrm{Ca}^{′} d'oro di Venezia e ora a Milano (Brera).

Formatosi certamente nel clima bizantineggiante della bottega di Maestro Paolo, dal quale deriva l'impianto solenne delle composizioni e il tipico ieratismo di molte figure, L. sviluppo poi uno stile proprio nel quale è una costante ricerca di eleganze lineari e di preziosità cromatiche, di gusto prettamente gotico, cadendo qualche volta nel manierato e nel lezioso. Subisce anche l'influenza della coeva pittura bolognese e di Tommaso da Modena. Per l'accentuato bizantinismo è stato invece tolto a L., per essere restituito a Maestro Paolo, un gruppo di dipinti comprendente un polittico in S. Giacomo a Bologna, uno nel Museo di Worcester, ed altre opere.

Bibl.: L. Testi, Storia della pittura veneziana, I, Bergamo 1909, pp. 208-32; E. S. Vovalà, Maestro Paolo Vencziano, in The Burlington magazine, 57 (1930), p. 160; id., A triptyzon by L. V., in Art in America, 17 (1930), pp. 54-63; R. Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura venceiano, Firenze 1946, pp. 644; id., Il trittico di L. V. per l'Ufficio della suta, in Arte senza, 1947, p. 80; S. Marconi, Restauro di dipinti di L. V., in Bollettino d'arte del Min. p. i., 7 (1949), p. 156. Nolfo Di Carpegna

LORENZO da Villamagna, beato. - Francescano, n. a Villamagna (Chieti) il 15 maggio 1476, m. a Ortona a Mare il 6 giugno 1535. Entrato gio-
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(fot. Istituto centrale del rerieure)
Lorenzo da Viterbo - Particolare dello Sposalizio della Vergine. Viterbo, chiesa di S. Maria della Verità, Cappella Mazzatosta.

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vanissimo nell'Ordine francescano, fu celebre oratore sacro. Dotato anche in vita dei doni dei miracoli e della profezia, il culto, dopo la morte, si mantenne vivo, finché il 28 febbr. 1923 Pio XI lo confermava. Festa il 6 giugno.

BibL.: AAS, 12 (1923), p. 170 sg.; G. D'Agostino, Vita del b. L. da V., Lanciano 1923; id., S. Francesco e i Francescani negli Abruzzi, IV, ivi 1929, pp. 68-73. Alberto Ghinato

LORENZO da Viterbo. - Propriamente L. di Jacopo di Pietro Paolo da V., pittore n. ca. il 1437 a Viterbo e m. dopo il 1476 . Le uniche date riferibili alla sua attività sono quelle del 1469 e del 1472.

Gli affreschi della Cappella Mazzatosta a S. M. della Verità a Viterbo hanno subito notevoli danni nel bombardamento del 1944 e furono ricomposti con metodo nuovo dall'Istituto centrale del restauro di Roma (v. RESTAURo). Sulla vòlta, in ogni vela, stanno le figure di un Profeìs, di un Evangelista, di un Padre e di un Dottore della Chiesa: sulla parete di fondo, l'Assunta; sulla parete destra l'Annunciazione e l'Adorazione del Bambino e su quella sinistra la Presentazione della Vergine al Tempio e lo Spasalizio, sotto il quale appare la data del 1469 con la sigla L. V. I Santi sull'arcone d'ingresso sono invece di un diverso artista. Subito colpisce in questi affreschi la chiara derivazione da Benozzo Gozzoli, che lo dovette introdurre nel nuovo ambiente rinascimentale, dominato dai più grandi fiorentini, attivi verso la metà del secolo, sì che anche per L. da V. si parlò presto di aderentea alla visione di Piero della Francesca. L'influsso evidente di Benozzo hanno indotto R. Longhi a ricercare le primizie del pittore negli affreschi di Palazzo Orsini a Tagliacozzo, databili a poco dopo il 1464 ; e C. Brandi ad ascrivergli, sia pure dubitativamente, alcuni affreschi nell'isola Bisentina del lago di Bolsena, posteriori al 1462. I contatti con Piero della Francesca portarono invece all'attribuzione a L. degli Evangelisti (di cui purtroppo rimane ben poco) affrescati nella vòta dell'antica cappella di S. Michele in S. Maria Maggiore a Roma, per i quali da più parti si insiste sull'attribuzione allo stesso Piero. La fortunata scoperta della tavola, ritrovata a Cerveteri, può infine aggiungere un utile contributo per determinare l'ulteriore evoluzione stilistica di L. Essa rappresenta la Vergine in trono con il Bambino e due santi e reca la firma dell'artista e la data del 1472 ; è questo l'unico dipinto su tavola sino ad oggi noto di questo pittore, che si è rivelato, nel progredire degli studi, come uno dei più importanti nella storia dell'arte dell'Italia centrale.

BibL.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XXIII (1929), p. 394; A. Ronchi (R. Longhi), Primizie di L. da V., in Vita artistica, 1926, pp. 109-14; E. Lavamino-V. Moschini, S. Maria Maggiore, Roma s. 6., p. 94; R. Longhi, in Piero della Francesca, Milano 1946, p. 181; Mostro dei frammenti ricostituiti di L. da V. Catologo, a cura di C. Brandi, Roma 1946; A. Podestà, La ricostruzione degli affreschi di L. da V., in Emporium, 1948, pp. 68-70. Gilberto Ronci

LORENZO GIUSTINIANI, santo. - N. a Venezia da Bernardo Giustiniani e Querina Querini il 1° luglio 1381 , m. ivi l'8 genn. 1456.

A ventun anni (1402) si portò nell'isola di S. Giorgio in Alga, dove da poco tempo si raccoglievano alcuni giovani sacerdoti, nobili veneziani, per dedicarsi alla preghiera ed alla penitenza, e con loro L. (già diacono) fondava nel 1404 la Congregazione dei Canonici secolari di S. Giorgio in Alga. Nella canonica iniziò una vita di penitenza e di preghiera; amò anche esercitare i più umili servigi (la sua «delizia» era questuare per la città). Nel 1407, a ventisei anni, ordinato sacerdote, per volere di Gregorio XII, veneziano, accettò il priorato di S. Agostino di Vicenza con unito quello dei SS. Rustico e Permo di Lonigo; ma dopo cinque anni vi rinunciò a favore della sua Congregazione. Nel 1409 fu eletto priore ad annum di S. Giorgio; così nel 1413, 1418, 1421. Finito l'anno del terzo priorato (1419) scrisse il suo primo lavoro Lignum vitae. Nel 1423, mentre
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(pr. Annuri)
Lorenzo Giustiniani, santo - Ritratto dipinto a tempera, da Gentile Bellini - Venezia, Gallerie dell'Accademia.
in Venezia infieriva la peste, i Canonici di S. Giorgio si prodigarono verso i poveri; L. fu tra i primi. Con il dilatarsi della Congregazione fuori di Venezia si