ano, quindi, sul territorio svizzero, quella del Lemano fino all'Aubonne.
La diocesi aveva come metropolita l'arcivescovo di Vienne nel Delfinato. I vescovi ebbero a lottare, durante il medioevo, contro i conti del Genevese, i quali tentavano di esercitare ancora, come in passato, la loro sovranità sulla città di Ginevra. Ma dopo che essi furono assorbiti dai conti di Savoia la lotta proseguì contro di questi, ma a detrimento della diocesi, che finì per divenire un appannaggio della casa Savoia, che vi nominava o membri della sua famiglia o suoi protetti.
Tra i vescovi di Ginevra si ricordano: alla metà del sec. v Salonio, figlio di s. Eucherio (del quale più tardi a torto si è fatto un Salomone vescovo di Ginevra); Guido di Faucigny (1078-1120); Arduzio di Faucigny (1135-85), che fu uno dei grandi vescovi del medioevo; Roberto di Ginevra (1276-67); Pietro di Faucigny (13111342); Ademaro Fabri (1383-88); Giovanni de Brogne (1423-26), morto cardinale d'Ostia; Amedeo di Savoia, l'antipapa Felice V, che resse la diocesi dal 1444 al 1451.
All'epoca della "riforma» il vescovo, Pietro de la Baume, si vide costretto ad abbandonare la sua città episcopale (1535). Egli aveva avuto il torto di appoggiarsi quasi esclusivamente sul duca di Savoia, principe cattolico senza dubbio, e avente l'alta sovranità su Ginevra, però mal visto dal partito, di giorno in giorno più importante della città, posta sulle rive del Rodano, che si era legata da vincoli di comune borghesia con diversi cantoni svizzeri. Il Capitolo si trasferì ad Annecy. Pietro de la Baume divenne arcivescovo di Besançon. Anche i suoi due immediati
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(fid. dilsuri)
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Tav. CVIII

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In alto a sinistra: CATTEDRALE DI S. PIETRO (sec. xi) successivamente ampliata e restaurata - Ginevra. In alto a destra: TORRE NON FINITA DELLA COLLEGIATA DI S. NICOLA (sec. xiv), ora cattedrale - Friburgo. In basso: CATTEDRALE DI LOSANNA (sec. xim), restaurata alla fine del sec. xix.
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(fol. Guidolli)

(par rietoolo di mare, A. P. Frato)
In alto: LA GROTTA DI LOURDES. In basso: MALATI A LOURDES.
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successori morirono nella Franca Contea, e il terzo a Torino; quindi gli antichi vescovi di Ginevra si stabilirono ad Annecy. Da questo luogo mons. Claudio de Granier (1573-1602) già si interessò alla conversione del Chablais, opera nella quale si rese illustre soprattutto il prevosto del suo Capitolo, s. Francesco di Sales, il quale gli successe nella cattedra episcopale (1602-22).
La diocesi di Ginevra venne soppressa con il Concordato fra Pio VII e Napoleone (1801) e venne riunita a quella di Chambéry. Tuttavia, per non lasciar cadere il nome di una diocesi resa illustre da s. Francesco di Sales, il titolo di vescovo di Ginevra venne aggiunto a quello del vescovo di Chambéry.
Nel 1814 la città di Ginevra, che era diventata francese nel 1798 , venne dichiarata indipendente e poi incorporata alla Svizzera nel 1815 . Nel 1815-16 però 27 comuni savoiardi e francesi vennero ugualmente riuniti alla Confederazione; questa fece osservare alla S. Sede come non fosse logico che un vescovo francese esercitasse la sua giurisdizione sopra un territorio divenuto svizzero, e portasse il titolo di vescovo di Ginevra, città elvetica. La S. Sede accolse tale richiesta e riunì la città sulle rive del Rodano con le località circostanti alla diocesi di Losanna, il vescovato svizzero più vicino (1819), invitando l'arcivescovo di Chambéry a passare al vescovo di Losanna il titolo di vescovo di Ginevra (1821).
La diocesi di Ginevra aveva come patrono s. Pietro. Patrona principale della diocesi di L., G. e F. è la S. Vergine, sotto il vocabolo della Natività; patroni secondari: s. Nicola di Mira e s. Francesco di Sales.
Monumenti. - A Ginevra, la cattedrale di S. Pietro (oggi protestante), costruita nel sec. XII sul luogo dove sorgeva una piccola chiesa del iv sec., sostituita da una più grande nel 515 , ingrandita nel x sec. A Losanna, la Cattedrale (anche essa oggi protestante), il più bell'edificio gotico di tutta la Svizzera, costruita fra il 1170 e la fine del xiri sec., sulle rovine di una antica chiesa romanica dell'xi sec. Essa venne consacrata, nel 1275, da papa Gregorio X, alla presenza di Rodolfo di Asburgo. A Friburgo, la Cattedrale, iniziata verso la fine del sec. xili, sul luogo di una chiesa romanica, consacrata nel 1182. Fra le antiche chiese abboziali si segnalano quelle di Hauterive (Cistercensi), a 7 km . da Friburgo (Cottineau, I, col. 1375), e, nel cantone di Vaud, quelle di Romainmétier ( 6666 , II, coll. 2497-98) e di Payerne (ibid., coll. 2239-40), un tempo monasteri cluniacensi (la prima è oggi tempio protestante, e la seconda è sconsacrata).
Friburgo possiede una Università cattolica, fondata nel 1889 ; le nuove costruzioni, moderne, delle tre Facoltà di teologia, diritto e lettere, s'inaugurarono nel 1941. Vedi tav. CIX.
BibL.: M. Schmitt, Mémoires historiques sur le diocèse de Lausanne, pubblicate e annotate da J. Gremaud, 2 voll., Friburgo 1858-59; i primi capitoli vanno corretti e integrati con le opere di M. Besson, Recherches sur les origines des évêchés de Genève, Lausanne et Sion, ivi 1906; id., Contribution à l'histoire du diocèse de Lausanne sous la domination franque, ivi 1908; id., Nos origines chrétiennes, ivi 1921, che riassume le due opere precedenti. Su Ginevra cf. in particolare: Canonico Fleury, Hist. de l'Eglise de Genève, 3 voll., Parigi-Ginevra 1880-81; G. Mercier, Le Chapitre de St-Pierre de Genève, Annecy 1890; G. Goyau, Une ville-Eglise, 2 voll., Parigi 1919; O. Kermin, Le transfert de Chambéry à Fribourg de l'évêché de Genève, Ginevra 1920. Per bibl. precedente al 1907, cf. A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia di Savoia, VIII, Torino 1907, pp. 44-87.
Luigi Waeber
· LOSCHI, Antonio. - Umanista, n. a Vicenza ca. il 1368 , m. ivi nel 1441 . Studiò a Verona e a Firenze : poi entrò nella corte dei Visconti e vi divenne cancelliere. Allora con l'azione diplomatica, lettere, epistole metriche e invettive, difese la politica vicscontea fino ad azzuffarsi con il suo amico Coluccio

LOSCHI, Antonio - Versi per Pandolfo Malatesta, Da un codice contenente i poeti elegitici latini - Biblioteca Vaticana, cod. Pol. lat. 910, fol. 1190.
Salutati, che difendeva invece quella fiorentina; ed ambedue dimenticarono in quel momento, sebbene non volessero riconoscerlo, la loro soprannazionale fraternità nella sapienza.
Più in armonia con l'universalità degli ideali umanistici poté sentirsi quando, sotto i pontificati di Alessandro V, Giovanni XXIII, Martino V, Eugenio IV, fu assunto nella Curia romana, per la sua diplomazia e per stilare lettere apostoliche in quel latino ciscroniano, al quale fin da giovane aveva mirato come all'espressione perfetta della cattolicità, e nel quale aveva ricavato una Inquisitio artis in orationibus Ciceronis. Sicco Polenton incontrerà in questa sua religione ciceroniana i diciotto libri Scriptorum illustrium latinae linguae. L'opera di L. più curiosa è la tragedia giovanile (forse del periodo fiorentino) Achilles. Interessa non per i pregi artistici, ma perché in essa, più che in opere analoghe del vecchio Mussato e di Gregorio Correr e di Leonardo Dati, l'imitazione di Seneca è già ricondotta al freno delle due unità, e perciò, come osserva uno specialista, W. Cloertz, la questione se la Poetica di Aristotele fosse conosciuta o no prima del Cinquecento, finisce a gravitare tutta, o quasi tutta, su questa sola tragedia.
BibL.: A. de Luschis, Carmina quae supersunt fere omnia, Padova 1828: G. Da Schio, Sulla vita e sugli scritti di A. L. sccentino, uomo di lettere e di Stato, commentarii, ivi 1838: V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 24-25 (bibl. a p. 66); A. Vallone, Supplemento bibliografico (1931-45), Milano 1949, p. xili. Per la questione della Poetica, fondamentale è W. Cloertz, Beiträge für Litteraturgeschichte der Mittelalters und der Renaissance, II, Halle a. S. 1800, pp. 91-147. Giuseppe Toffanin.
LOS RIOS, vicariato apostolic oi. - Nelle regioni meridionali dell'Ecuador, eretto per dismembrazione della diocesi di Guayaquil, il 15 luglio 1948.
Ha una superficie di 5950 kmq . con 200.000 ab., tutti cattolici. Conta 20 parrocchie, 3 stazioni primarie e 20
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secondarie, servite da 8 sacerdoti diocesani e 2 religiosi, coadiuvati da 2 comunità religiose femminili. Ha due istituti scolastici. Le opere di carità (salii, arfanotrofi, ospedali, ecc.) sono in via di formazione. Alla missione attesero da prima alcuni sacerdoti secolari della diocezi di Guayaquil, poi i Padri di Maryknoll (Stati Uniti) e ora vi lavorano i sacerdoti dell'Istituto spagnolo per le Missioni Estere (Burgos), a cui il vicariato è affidato.
BibL.: MC, 1920, p. 47; AAS, 41 (1949), pp. 16-17; Arch. S. Congr. Prop. Fide, Esposizione circa cost. Missionem de - Los Rios v. pos. prot. n. 3190/47: Documenti di Propaganda, pos. prot. nn. 2164 / 48, 2900/48, 3698/48.
Antonio Mazza
LOS von ROM
(Via da Roma). Il L . v . R. fu un movimento politico, culturale e religioso antiromano, sorto a Vienna nel 1897 sotto il pretesto che il cattolicesimo fosse il principale impedimento per raggiungere l'unione di tutti i popoli di razza tedesca. La Chiesa cattolica dopo il

Lot - Fuga di L. Dipinto di Rubens (1625) - Parigi, Louvre.
LOT. - Figlio di Aran della discendenza thareita e nipote di Abramo (v.), insieme al quale emigrò da Haran di Mesopotamia in terra di Canaan, portando con sé la sua famiglia e un buon numero di servi e armenti (Gen. 12, 4 sgg.). Dopo avere accompagnato suo zio Abramo in Egitto, ritornò in Canaan, presso la località di Bethel (ibid. 13, I sgg.). Ma, essendo sorto un litigio tra i pastori di L. e quelli di Abramo, questi, per togliere ogni motivo di dissidio, decise la separazione dei due gruppi, lasciando al nipote l'opzione del territorio. L. scelse la contrada più fertile, la zona del Giordano nei pressi del Mar Morto, e si stabilì con la sua famiglia in Sodoma (v.; ibid. 13, 5-13). Nello scontro avvenuto nella valle dei Siddim tra i quattro re orientali e i cinque re o capi della Pentapoli palestinese, anche L. fu preso prigioniero e deportato con i suoi
1870, per il prevalere nelle sfere politiche austriache del liberalismo, forma nuova del vecchio giuseppinismo, ebbe in Austria numerose restrizioni sia nel campo culturale come in quello strettamente religioso; e, pur senza avere un suo Kulturhampf (v.), la Chiesa austriaca ebbe anni di lotta. Come risultato di questo stato di cose sorse il movimento del L. v. R., il quale fu ideato, preparato, guidato e sorretto da uomini rappresentativi della cultura germanica laica, che si proponevano, mediante tale separazione religiosa da Roma, di riunire tutti i Tedeschi in modo da poter procedere uniti alla conquista di tutti i rami del sapere moderno. Il protestantesimo germanico appoggiò fortemente questo movimento allo scopo di imporre ai paesi austro-ungarici l'unione del Reich tedesco sotto l'Impero degli Hohenzollern.
La prima dichiarazione di questo movimento si ebbe a Vienna il 12 dic. 1897 ad opera di alcuni studenti, i quali fecero una manifestazione davanti alla sede del Partito popolare al grido di L. v. R. Capi del movimento furono G. v. Schönerer, V. Eisenkolb e F. Meyer, uno dei capi del comitato per il coordinamento del movimento evangelico in Austria. Il principale centro fu Innsbruck, dove sorse la Lega Ulrich-Hutten (Ulrich-Hutten-Bund) e i giornali Der Scherer, Pfeile aus der Ebernburg e Mitteilungen an die deutsche Tagespresse zur Forderung der L.v. R.-Bewegung. A questi giornali furono aggiunti anche opuscoli di propaganda. L'organo fondamentale del movimento fu il Die Wartburg (dal 1905). I risultati della campagna furono piuttosto modesti. A gran fatica, attraverso una clamorosa propaganda, giunse a raccogliere 10 mila adepti (1900). Il movimento fu arginato dallo zelo dei vescovi, del clero e degli Ordini religiosi, e dall'organizzazione delle forze cattoliche nel campo politico con il Partito cristiano-sociale, che presto divenne il Partito più forte nel parlamento cisleitano (v. dottirina sociale cristiana).
BibL.: C. Goyau, L'Allemagne religieuse. Le catholicisme. IV, Parigi 1909, passim; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII. III, Milano 1931, passim; K. Algermissen, s. v. in LThK, VI, coll. 652-54; v. anche austria.
Filippo Caraffa
famigliari; Abramo, con un manipolo di valorosi, si diede ad inseguire gli invasori fino a Dan sui confini settentrionali della Palestina, e dopo un fortunato attacco notturno li ricacciò oltre Damasco, liberando così L. e riscattando i suoi averi (ibid. 14, 1-16). L., pur vivendo fra gente peccatrice, si conservò giusto e merito, anche per le preghiere di Abramo, di scampare dall'eccidio di Sodoma (cf. Sap. 10, 6; II Pt. 2, 6-8).
Avvertito da due angeli in sembiante di pellegrini, che ospitò nella sua cosa e difese dagli attentati dei Sodomiti, si mise in salvo con la sua famiglia fuggendo da Sodoma, prima che la città e gli altri paesi della Pentapoli fossero subissati dal cataclisma descritto in Gen. 19. Si rifugiò nella cittadina di Segor (Sÿar) e Bala (probabilmente sul limite sud-est del Mar Morto, presso l'odierna es-Sâfijieh), che fu risparmiata in grazia delle sue preghiere. Ma la moglie di lui, attardatasi per via (meno esattamente la Volgata: "respiccensque usor eius post se") contro l'espresso monito degli angeli, fu "tremutata in una statua di sale" (Gen. 19, 26), ossia, come spiegano comunemente gli esegeti moderni, venne soffocata e ricoperta dalle esalazioni saline sprigionatesi per l'azione del fuoco che incendiò la Pentapoli. In seguito, non sentendosi sicuro in Segor, L. si rifugiò con le sue due figlie su un monte, e quivi dimorò in una spelonca (ibid. 19, 30); dal duplice incesto trassero origine i Moabiti e gli Ammoniti (v.), che perciò nella S. Scrittura sono anche chiamati "figli di L." (Deut. 2, 9. 19; Ps. 82, 9); l'ignominioso atto non può essere, a rigore di termini, imputato a L., che in quel momento soggiaceva agli effetti del vino; le vere colpevoli furono le figlie (Gen. 19, 31-38). Nondimeno per questo fatto L. è lasciato ingloriosamente nell'ombra, e la Bibbia non fa menzione della sua morte. Secondo una tradizione, la tomba di L. sarebbe presso l'attuale villaggio di Beni Na'im, ad est di Hebron. Anche nei libri talmudici la figura di L. è posta, per lo più, in una luce sfavorevole.
Molti critici razionalisti, negando ogni verità al racconto biblico, sostengono che L. non sia altro che un eponimo immaginario ad indicare il preteso comune capostipite dei due popoli di Moab e Ammon; anzi alcuni (come H. Ewald e A. Dillmann) l'identificano arbitraria-
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mente con Lotan, figlio di Seir, uno dei capi della tribù horita, sottomessa dai discendenti di Esaù (Gen. 36, 20).
Il nome di L. è legato alla tragica sorte di Sodoma e Gomorra (s i giorni di L. , Lc. 17, 28-31). Anche la denominazione che gli Arabi dànno al Mar Morto (bahr Lilt, = lago di L. -), sta a perpetuarne il ricordo. Nei dintorni a sud-ovest del Mar Morto si vedono anche oggi numerose colonnine di sale, assai caratteristiche, e la fantasia popolare ha ravvisato l'infelice moglie di L. in una prominenza salina a forma di colonna del Gebel Usdum (monte di Sodoma), alta 15 metri. Già Flavio Giuseppe accenna ad una statua o colonna di sale, esistente al suo tempo, che si voleva fosse la salma pietrificata della donna (vi sono riferimenti anche in Clemente, I Cor. 11, 11; Ireneo, Haer., IV, 31; nella Peregrinatio Etheriae; numerosi dettagli favolosi nel =carme di Sodoma = falsamente attribuito a Tertulliano: PL. 2, 1104). Anche Sap. 10, 7 accenna alla statua di sale, nella quale fu tramutata l'infelice donna, come a permanente documento dello sterminio dello Pentapoli : ma da ciò non si può dedurre che la "statua" fosse in piedi al tempo dell'agiografo.
Gesù adduce l'esempio della moglie di L. per esortare alla costanza e alla vigilanza (Lc. 17, 32).
Bun.: G. Bonaccorsi, s. v. in DB. II, coll. 363-67; J. Jacobs, s. v. in Jcu. Euc., VIII, pp. 185-87; D. J. Bornstein, s. v. in Euc. Jod., X, coll. 1123-26; I. Schuster-G. B. Holzammer, Manuale di storia biblica: il Vecchio Test., trad. it., Torino 1942, pp. 265-72; H. Zschokke, Die biblischen Frauen. Friburgo in Br. 1882, p. 73 sgu. Gaetano Stano
LOTARIO I, imperatore, re d'Italia. - Primogenito di Lodovico il Pio e della regina Ermengarda, n. verso il 785 , m. a Prüm il 28 sett. 855 . Nel luglio 817 il padre Lodovico gli conferì in Aquisgrana il titolo di imperatore e nell'822 gli affidò il Regno d'Italia. Dopo l'Assemblea di Attigny, venne a Roma e il 5 apr. dell'823 fu consacrato imperatore da Pasquale I. L'anno successivo ritornò a Roma per

(fol. Euc. Catt.)
Lotario I, imperatore, re d'Italia - Miniatura (sec. IX-x) contenuta nel Martirologio di Vandelberto di Prüm - Biblioteca Vaticana, cod. Pal. lat. 438, fol. IV.

(per cortesia dei dott. A. Lipynsky)
Lotario I, imperatore, re d'Italia - La grande e Croce dell'Impero * (sec. IX) - Norimberga.
sedare i tumulti scoppiati e con la "Costituzione romana" regolò i rapporti fra Papato ed Impero e stabili norme per l'elezione del papa. Poi a Corteolona (maggio 825) sancì i capitolari relativi all'amministrazione del Regno italico, alla disciplina ecclesiastica ed all'ordinamento delle scuole.
Quando Lodovico il Pio (Worms, ag. 829) volle modificare la divisione dell'Impero per favorire l'ultimogenito Carlo il Calvo, L. insorto con i fratelli contro il padre, gli fece annullare la nuova divisione (Compiègne, maggio 830). Nella nuova Assemblea di Nimega (831), ottenuta la conferma del possesso d'Italia, vi ritornò; ma essendosi rinnovate le scissioni in Francia, i suoi migliori partigiani volevano osservata la Costituzione dell'817, come efficace guarentigia dell'unità dell'Impero e della pace del mondo cristiano. L. ripassò le Alpi, insieme con papa Gregorio IV, e a Rothfeld concorse con i fratelli all'umiliazione del padre nell'Assemblea di Compiègne (ott. 833), presieduta dallo stesso L. Lodovico fu deposto; ma sei mesi dopo questi era ristabilito sul trono e L., dopo breve resistenza, dovette sottomettersi (834) e ritornare in Italia. Nella nuova divisione (Worms, giugno 838) a L. fu riconosciuta l'Italia e una striscia di territorio limitata ad occidente dal Rodano, dalla Saona e dalla Mosa. Importante il Trattato stipulato da L. con Venezia, conosciuto con il nome di Poctum Latharii (22 febbr. 840) che sanciva i mutui rapporti nella regione. Morto il padre ( 20 giugno 840 ), L. rivendicò a sé l'Impero nella forma voluta dalla Costituzione dell'817, ma dopo la battaglia di Fontenay (25 giugno 841) rinunziò alla lotta e si accordò finalmente con i fratelli con il trattato di Verdun (ag. 843). E rimasto celebre il suo capitolare De speditione contra Saracense facienda. L., affranto dai rimorsi e dalle delusioni, morì nel monastero di Prüm in abito monastico e gli successe il figlio Lodovico II cui aveva affidato il Regno d'Italia sino dall'844.
{ }² - Bibl.: B. Simson, Jahrbücher des fränk. Reichs unter Ludwis dem Frommen, Lipsia 1874 (v. indice); E. Dümmler, Gesch.
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d. Ostfrühisischen Reichs, 2² ed., ivi 1887 , passim (v. indice); L. M. Hartmann, Gesch. Italiens im M. A., I, ivi 1897, pp. 194301; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat Pontifical, Parigi 1911, p. 96 sgg.; A. Solmi, Capitolare di L. dell'anno 823 relativo all'ordinamento scolastico in Italia, in Rendic. Ist. stor. land., 56 (1923), pp. 823-33; G. Romano-A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, Milano 1940, pp. 460-668; R. Cessi, Il «Pactum Latharii» dell'820, in Atti Ist. ven. di sc. lett. e arti, Classe scienza morali e lett., 99 (1939-40), pp. 1111-49; F. Lor.-F. Ganshof, Les destinées de l'Empire en Occident de 768 à 282 , Parigi 1941, p. 536 sgg. e passim. Innocenzo Giuliani
LOTARIO III di Suplinburgo, imperatore ROMANO, re di Germania. - Eletto a Magonza il 30 ag. 1125, m. nel Tirolo a Breitwang il 4 dic. 1137. Era di piccola nobiltà, ma era salito in potenza grazie alla protezione di Enrico V, che egli aveva aiutato nella ribellione contro il padre. La ricompensa era stata il Ducato di Sassonia e, poi i Margraviati di Meissen e Lusazia; però più tardi aveva osteggiato l'Imperatore. Su di lui alla morte di Enrico V mise gli occhi l'arcivescovo di Magonza, Adalberto, per combattere la candidatura di Federico di Svevia, nipote del defunto imperatore. Alla sua elezione assistettero alcuni legati apostolici e L. fu considerato come il protetto della Chiesa. La sua elezione determinò malcontento in varie regioni della Germania; Federico di Svevia dichiarò la sua opposizione e L. procedette contro di lui aspramente, mettendolo al bando dell'Impero. Federico cedette allora i suoi diritti al fratello Corrado, che si fece eleggere re dai suoi fedeli e poi scese in Italia per farsi riconoscere re ed incoronare a Milano.
La lotta tra i due rivali durò assai a lungo; solo nel 1135 Federico e Corrado di Svevia si rassegnarono a riconoscere la superiorità di Lotario. Questi era riuscito vincitore grazie all'appoggio del papa Innocenzo II. Infatti, quando nel 1130 , alla morte di Onorio II, il corpo cardinalizio si divise e si ebbero le due elezioni di Innocenzo II e di Anacleto II, L., seguendo l'esempio dei re di Francia e di Inghilterra, riconobbe come vero papa Innocenzo II, che aveva il favore influente di s. Bernardo. Nel Convegno di Liegi (1131) L. ed Innocenzo II si accordarono: il Papa riconobbe L. come re e promise di incoronarlo imperatore, dopo che fosse stato dalle forze regie ricondotto in Roma, esecianzione l'antipapa. Innocenzo II rifiutò però di abbandonare il Concordato di Worms, come L. desiderava.
L. scese in Italia nel 1132 e condusse con s. Bernardo il Papa in Roma, dove egli venne incoronato imperatore a S. Giovanni in Laterano (4 giugno 1133) poiché S. Pietro era occupato dai partigiani di Anacleto II. Nuovamente allora si discusse circa il Concordato di Worms, ma Innocenzo II e s. Bernardo furono rigidi nel difenderlo. Fu regolata invece la questione dei beni matildini: L. li doveva tenere in feudo e così dopo di lui il genere duca di Baviera; alla loro morte sarebbero tornati alla S. Sede.
L. ritornò in Italia nel 1136, seguendo l'appello di Innocenzo II, rimasto isolato di fronte al blocco formato da Anacleto II e dal suo protettore Ruggero II, re di Sicilia. Questa volta fu necessario evitare del tutto Roma : a S. Severo L. ed Innocenzo II investirono concordi ed insieme Rinaldo d'Alife del Ducato di Puglia; poi si spinsero sino a Bari, ma Ruggero II si ritirò in Sicilia evitando la lotta, e la spedizione di L. falli. Morì nel viaggio di ritorno in Germania.
Biel.: E. Berheim, Lathar III. und das Wormser Kauhardat, Strasburgo 1874; M. Bernhardi, Zubehörer d. deutschen Reichs unter Lathar von Supplinburg, Lipsia 1879; G. Schneidernck, Die Wahl Lathars III., Halle 1892; F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie, Parigi 1906, passim. v. indice; P. P. Palumbo, La scienza del MCXXX, Roma 1942, pp. 465 6gg.
Francesco Cognasso
## LOTTA DI CLASSE : v. CLASSI.
LOTTI, Antonio. - Organista e compositore, oriundo veneziano, n. ca. il 1667 , m. a Venezia il 5 genn. 1740. Ammesso nel 1687 , come cantore,
nel coro della basilica di S. Marco sotto la direzione di S. Legrenzi, vi fu in seguito secondo organista e nel 1704 primo organista.
Pubblicò molte opere profane per i teatri di Venezia e Dresda (Giuction, Giove in Argo, Ascanio e Teofane), ma la parte più importante della sua produzione riguarda la musica sacra. Tra i maestri veneziani del sec. 2viti, egli è l'unico, che volle e seppe ribellarsi alla maniera allora comunemente accettata di scrivere musica per la Chiesa. La produzione musicale sacra di quel tempo ondeggiava incerta tra la fredda esecelazione accademica e lo stile teatrale, con interminabili introduzioni, a soli di voci e di strumenti, sfoggianti fioriture d'ogni specie, disdicevoli al culto liturgico. Il L. propugnò con energia e competenza un ritorno alle tradizioni della polifonia vocale classica, senza però mortificare lo spirito del suo tempo e senza trascurare l'impiego dei mezzi tecnici fino allora raggiunti. Su tale argomento dovette sostenere acri polemiche ed ebbe contrasti vivaci con i suoi colleghi ed anche con Benedetto Marcello, suo alunno. Si hanno di lui un discreto numero di orativi (II vota crudele, Il ritorno di Tobia, Giove e Giuditta, ecc.) messe, mottetti a 4 , a 10 e a 12 voci.
Le Sammlung ausgezeichneter Kompositionen für die Kirche d. S. Lück (Ratisbona 1907) riporta 4 messe, mottetti vari (Vere languores a 3 voci, Gaude Maria, Ave Regina caelorum, Regina coeli, Salve Regina a 4 voci e il noto Minzere a 4 voci); altre composizioni figurano in altre raccolte (Proske, Rochlitz, ecc.).
Bib.: F. Caffi, Lettera... ad E. Cicogna intorno alla vita ed al comporre di A. L., Venezia 1835; O. Chilesotti, Sulla lettera critica di B. Marcello contro A. L., Bassano 1885; C. Spitt, A. L. in seiner Bedentung als Opcrchomponist, Monaco 1918.
Lavinio Virgdi
LOTTINI, Giovanni. - Teologo domenicano e commissario del S. Uffizio, n. a Jolo (Prato) il 22 luglio 1860 , m. a Roma il 5 genn. 1951.
Sacerdote ( 1883 ) e lettore ( 1884 ), cominciò a insegnare filosofia e teologia nel convento di Fiesole, ove fu pure per alcuni anni lettore primario e due volte priore ( 1892 1895 e 1902-1905). Dal 1896 fu professore di filosofia nel Seminario diocesano locale e, nel periodo 1898-1901, vicario generale della sua Congregazione di S. Marco. Dal 1901 dottore della S. Universitas theologica Florentina. Il 7 sett. 1905 Pio X lo nominò primo socio del commissario del S. Uffizio e alle date 14 sett. 1906 e 21 ag. 1909, rispettivamente visitatore apostolico alla Congregazione di S. Marco e alle diocesi pugliesi di Lecce, Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi e Oria. Il 15 nov. 1919 fu eletto alla carica di commissario del S. Uffizio, che conservò fino alla morte. Religioso detto, semplice e più.
Lasciò buoni manuali scolastici; da ricordare: Introductio ad s. theologiam seu de veritate catholicae fidei (Firenze 1902); Institutiones theologiae dogmaticae specialis ex Summa Theol. s. Thomae Aquin. (3 voll., ivi 1904; 2² ed., Roma 1908-10); Compendium philosophine scholasticae ad nentem s. Thomae Aquin. ( 3 voll., 3² ed., ivi 1911-12); Divi Thomae Aquin. ord. praed. Summa Theologica in breviorem formam redacta ( 3 voll., Roma-Torino 1925-27); L'imitazione di Cristo, trad. it. ( 3² ed., Roma 1950).
Bibl.: M. Castellano, P. G. L., in L'osservatore romano. 11 febbr. 1951, p. 2; id., P. G. L., in La stella di S. Domenico, 47 (1951), n. 2, pp. 30-32; id., P. G. L., in Bollettino del Terziario domenicano, febbr. 1951, pp. 2-3.
Abelc Redigenda
LOTTO, LORENZO. - Pittore, n. a Venezia (?) nel 1480 ca., m. a Loreto nel sett. 1556. Già nelle opere più giovanili, la sua personalità si rivela nell'acuta ricerca di ogni vibrazione luminosa. Capolavoro di questa prima attività, svolta fra Treviso e le Marche, è il polittico di Recanati, del 1508.
Nel 1509 è a Roma, dove l'adesione non convinta ai modi raffastleschi reca un temporaneo squilibrio alla sua arte (Deposizione di Jesi; Trasfigurazione di Recanati), ma lo porta ad una visione largamente cinquecentesca. A Bergamo (1513-26), passa dalla compostezza
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(fol. Andrion)
Lotto, Lorenzo - Vergine in trono e santi- Ancona, Pinacoteca.
della pala di S. Bartolomeo ( 1516 ) alle audaci fantasie delle pale di S. Bernardino e di S. Spirito (1521), fra le più alte espressioni del suo genio. Di questo periodo si ricordano il Congedo di Cristo dalla Madre a Berlino, lo Spasalizio di s. Cisterina della Galleria Carrara a Bergamo, la Sacra conversazione, ora nella Galleria Borghese a Roma, gli afireschi della cappella Suardi a Trescore Balneario e quelli di S. Michele al Pozzo Bianco a Bergamo. Le stesse acutezze cromatiche si rivedono nelle opere dipinte nelle Marche (pala del Museo di Jesi del 1526; Annunciozione, ivi; Annunciazione o Recanati). Nel 1529 l'andata a Venezia segna con la pala del Carmine un accostamento a Tiziano, momentaneo perchè subito dopo, tornato nelle Marche, torna ad espressioni di romanticismo nordico nella pala di S. Lucia a Jesi, in cui le predelle mostrano una libertà impressionistica di tocco di una modernità sconcertante. Capolavori di questi anni sono la grande Crocifissione di S. Maria in Telusiano a Montesangiuolo (1531), la Sacra conversazione di Vienna, la pala di Cingoli (1539). Il ritorno e la prolungata permanenza nel Veneto (fra Venezia e Treviso) dal 1540 al 1549 segnano un nuovo accostamento a Tiziano (pala di S. Zanipolo, del 1542; S. Girolamo del Prado), da cui però la personalità del L. non appare soverchiata, ma solo frenata nei suoi impeti romantici. Di questo tempo sono pure alcuni dei più belli fra i molti ritratti lotteschi (Milano, Brera). Poco rimane delle moltissime opere che il L. eseguì negli ultimi anni nelle Marche, dov'era stato chiamato nel 1550 a dipingere la grande pala dell'Assunta per S. Francesco di Ancona, ora assai guasta. Nelle ultime, che si trovano nel Palazzo Apostolico di Loreto, dove il pio artista nel 1547 si era fatto oblato dalla S. Casa, le forme sono come consumate nell'atmosfera rarefatta. Questa estrema sensibilità ad ogni vibrazione luminosa è il carattere dominante nei variatissimi aspetti che l'opera del L. assume di volta in volta, riflettendo la varietà delle esperienze della sua nomade vita e il suo spirito romantico.
Bibl.: B. Berenson, L. L., 2ᵃ ed., Londra 1901; Venturi, X, iv, Milano 1929, p. I sgg.; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Cinquecento, Novara 1944, p. xxvir sgg. (con bibl.); R. Longhi, Cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, pp. 17 sgg., 62. Emma Zocca
LOTZE, Rudolf Hermann. - Filosofo, n. il 23 maggio 1817 a Bautzen, m. il 1° luglio 188 r a Berlino. Studiò medicina e filosofia all'Università di Lipsia e vi conseguì la docenza per le scienze mediche (1839) e per la filosofia (1840). Dal 1844-81 tenne la cattedra di filosofia dell'Università di Gottinga. Nel 1881 passò a Berlino.
Per la sua formazione il L. era legato da una parte alla filosofia idealistica, dall'altra all'indirizzo delle scienze positive del suo tempo. La conciliazione fra queste due tendenze divenne il motivo dominante del suo pensiero. Fondamentalmente egli riprende la soluzione del Leibniz (v.). Le leggi meccaniche sono universalmente valide e sufficienti anche per la spiegazione empiriologica della vita organica; esse si pongono però ulteriormente come mezzo e strumento per la realizzazione del bene. A principio di ognuno dei grandi periodi della storia dell'universo, Dio pone condizioni iniziali che sono i punti di partenza della realizzazione di un piano divino. La materia inoltre è soltanto la forma di apparenza spaziotemporale di una realtà spirituale, consistente in una moltitudine di io monadiformi, il cui carattere sostanziale rimane tuttavia per il L., incerto.
Più che nelle idee strutturali del suo sistema l'originalità del L. si paless nella trattazione di alcuni particolari. Nella sua Medizinische Psychologie, oder Physiologie der Seele (Lipsia 1832) egli cerca di chiarire i rapporti fra anima e corpo per via di una descrizione e interpretazione dei dati empirici, inclusi quelli della psicopatologia. E con questa opera che egli divenne uno dei precursori della moderna psicologia sperimentale. Nella sua Logik (ivi 1843) egli sviluppa il concetto di Geltung (valore), caratterizzando con esso la forma di esistenza delle significazioni e contenuti del pensiero. Con ciò egli recò un elemento costruttivo di prima importanza ai filosofi del neokantismo delle scuole di Marburgo (H. Cohen, P. Natorp) e di Heidelberg (W. Windelbund, H. Rickert). Un influsso ancora maggiore ebbe l'introduzione del concetto di «valore» nella speculazione filosofica. Secondo il L. l'uomo possiede nella facoltà di sentire e di discernere i valori un mezzo di rivelazione dell'essere altrettanto potente che i primi principi dell'ontologia e della logica. L. tentò di fatto di appoggiare il suo teismo e finalismo su considerazioni assiologiche. Con le sue concezioni di validità e di valore L. esercitò un considerevole influsso sulla filosofia posteriore. I suoi discepoli più notevoli furono Gust. Teichmüller, Julius Bergmann.
Altre opere principali : Mikrokasmos, 3 voll. (Lipsia 1836-64; trad. it., Pavia 1911-14); Gesch. der Aesthetik in Deutschland (Monaco 1868, Lipsia 1913); System der Philosophie, I, Logik (ivi 1874); II, Metaphysik (ivi 1879; trad. franc. di Duval, Parigi 1883).
Bibl.: E. v. Hartmann, L.s Philosophie, Lipsia 1888; L. Ambrosi, L. e la sua filosofia, Roma 1912; M. Wentscher, H. L., Heidelberg 1913; O. Kraus, Die Grundlagen der Werttheorie, in Zahrbuch d. Philos., 2 (1914), pp. 1-48; J. W. SchmidtJaping, L.s. Religionsphilosophie in ihrer Entwicklung, Gottinga 1925.
Beda Thum
LOUDUN, Orsoline di. - La comunità fondata nel 1626 dalle Orsoline di Poitiers (Congregazione di Bordeaux) a L., città della diocesi di Poitiers, con un pensionato per fanciulle, fu celebre per le possessioni diaboliche che durarono dal 1632 al 1638. Suor Giovanna degli Angeli (al secolo Jeanne de Belcier) fu la priora della nuova comunità, composta di 17 religiose appartenenti all'alta aristocrazia, tra cui una parente di Richelieu.
Il decano dei canonici di S. Croce, Mignon, fu scelto a cappelluno dell'Istituto, carica che ambiva il canonico Urbano Grandier, parroco di S. Pietro a L. Molto influente per le sue qualità, di condotta morale ambigua, Grandier aveva molti nemici : esiliato per sempre da L.
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riuscì a tornarvi, suscitando malumore nella città. Nel 1632 suor Giovanna degli Angeli accusò invasamento diabolico, con manifestazioni tipiche; le apparivano il priore di Fresne e il Grandier, delle cui vicende tutti parlavano. In breve tempo tutte le religiose si sentirono sozzase, con eccessi spaventosi : raccontavano le stesse visioni, pronunciavano il nome di Grandier che avrebbe scatenato l'inferno nel monastero, lanciando dal muro di cinta un mazzo di rose. Mignon, con due parroci vicini, l'11 att. iniziò gli esorcismi in pubblico alla presenza di medici e di autorità, senza alcun risultato. Da un'inchiesta ordinata in qualità di metropolita dall'arcivescovo di Bordeaux, Henri de Sourdis, risultò che non si trattava di ossessione, ma piuttosto di isterismo : furono pertanto sospesi gli esorcismi e comminate severe pene a chi si frammettesse nella faccenda. Arrivò però a L. J. M. de Laubardemont, intendente militare e consigliere di Luigi XIII, fiduciario di Richelieu, con l'incarico di sopprimere Grandier; furono iniziati gli interrogatori, e i demoni, che da qualche tempo non molestavano più nessuno, ebbero di nuovo libero campo e s'impossessarono non soltanto delle suore, ma anche di alcune ragazze. Grandier fu condannato al rogo che salì il 23 ag. 1655 , nonostante che due suore avessero ritratto le accuse. L'ossessione continuò anche dopo la morte di Grandier: il p. J. J. Surin, gesuita addetto agli esorcismi, ne uscì ossesso, tanto che i superiori lo allontanarono da L. Finalmente nel 1638 , quando Richelieu sospese le pensioni, gli esorcisti si dispersero e le ossesse ritrovarono la loro serenità.
Il fatto è molto strano e lascia perplessi, come quello anteriore di Aix che condusse al rogo per «magia» l'abbé Jacques Gaufridy (1612). Gli storici odierni non ascrivono la responsabilità delle ossessioni a Grandier, il quale non entrò mai nel monastero. Molte riserve impongono il modo con cui si svolsero i fatti e le persone che vi presero parte. Gli esorciati, alle dipendenze della autorità civile, si trasformarono in docili funzionari. Mentre i cattolici speravano di ricavarne un mezzo facile per convertire gli eretici e i «libertini», questi negevano la fondatezza delle ossessioni di L. Da parte delle religiose non sfugge il carattere epidemico del fenomeno. Suor Giovanna è una figura complessa che non presenta caratteri di provata santità; fu dominata dal desiderio di fare parlare di sé in tutta la vita.
BibL.: J. J. Görres, La mystique divine, naturelle et diabolique, trad. fr., V, Parigi 1862, pp. 486-502; A. Bless, Précis d'histoire sur la ville et les possédées de L., ivi 1877; M. Lecanu, Histoire de Satan, ivi 1882, pp. 377-82; H. Bremond, Histoire littéraire du sentiment religieux en France, V, ivi 1920, pp. 178-251, 327-400.
Mario Gasperi
LOUISMET, SAVINIEN. - Teologo mistico benedettino, al secolo Irenée, n. a Sens (Francia) il 4 apr. 1858 , m. a Buckfast il 19 genn. 1926. Compì i suoi studi alla scuola della Cattedrale, poi al Seminario minore di Auxerre.
Monaco a La Pierre-qui-Vire (1876), sacerdote nel 1882, esercitò per 13 anni il ministero apostolico tra gli Indiani dell'America del nord, affidati ad un'abbazia benedettina. Questa esperienza missionaria presso i Pellerosse produsse una forte impressione sul suo spirito; scrisse le sue esperienze giorno per giorno e ne pubblicò una parte nel 1899. Tornato in Europa, fu nominato, dopo un breve soggiorno a Roma, priore conventuale di Buckfast, in Inghilterra, nel 1902. Poco dopo, essendo stato il monastero eretto in abbazia, egli cedette il posto e visse come semplice monaco fino al termine della sua operosissima vita di studi.
L. trattò della vita mistica in modo originale e con grande semplicità, identificandola con la vita cristiana fervente. Ciò gli attirò delle critiche, ma l'influenza che esercitarono i suoi agili trattati, tradotti in molte lingue, fu notevole e profonda. Opere: Essai sur la connaissance mystique de Dieu, Tours 1922; La vie mystique, Parigi 1922; Miracle et mystique, ivi 1923; La contemplation chrétienne, ivi 1924; Le mystère de fésus, ivi 1925; Initiation mystique, ivi 1926.
LOUISVILLE, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e cirtà nello Stato di Kentucky negli Stati Uniti di America.
Comprende quella parte del Kentucky situata ad ovest delle contee di Carroll, Owen, Roch Castle, Laurel e Whitley e ad est di Breckenridge le contee di Grayson, Edmonson, Varren ed Allen, con una superficie di 10.630 kmq , 905.078 ab., dei quali 132.050 cattolici. Conta 110 parrocchie, 56 cappelle, 3 missioni e 4 stazioni; 158 sacerdoti diocesani e 134 regolari, 14 comunità religiose maschili e 80 femminili, 4 tra seminari e scolasticati religiosi, 6 collegex, 11 High Schools diocesane e parrocchiali, 93 scuole parrocchiali; nel 1949 si ebbero 648 conversioni.
La Cattedrale è dedicata a Maria Assunta.
I primi gruppi cattolici trasferitisi nella regione del Kentucky sullo scorcio del sec. xvili provenienti dal Maryland furono irlandesi, il primo missionario inviatovi fu il francescano irlandese p. Whelan; e il primo sacerdote americano fu il rev. Thayer. Nel 1805 giunsero nel Kentucky i primi Trappisti, l'anno seguente i Domenicani che iniziarono subito la costruzione di una chiesa.
Il papa Pio IX con la sua cost. apost. Ex debito dell's apr. 1808 eresse la sede episcopale di Bardostown e il primo vescovo fu mons. B. J. Flaget con giurisdizione sugli Stati di Kentucky, Tennessee, Michigan, Ohio, Indiana, Illinois, Missouri e parte di Arkansas, Wisconsin e lowa. Il primo Sinodo diocesano vi ebbe luogo il 20 febbr. 1812. Il 10 dic. 1837 il papa Gregorio XVI creò la diocesi di L. suffraganes di Cincinnati con sede nella città di L., fondata il 1° maggio 1780 . Il papa Pio XI con la cost. apost. Universi catholici orbis, del 9 dic. 1937, dismembrava dalla diocesi di L. una parte del suo territorio creando la nuova diocesi di Owenaborn; indi con la cost. apost. Quo christifidelium regimen del giorno successivo separava la diocesi di L. dalla giurisdizione dell'arcidiocesi di Cincinnati erigendola al grado e dignità di metropolitana.
Bibl.: P. M. J. Rock, s. v. in Cath. Enc., IX, pp. 386-89; AAS, 30 (1938), pp. 256-58, 260-62; The Official Catholic Directory, 1930, Nuova York 1950, pp. 94-97. Enrico Josi
LOURDES, SANTUARIO di. - E il più famoso dei molti luoghi onorati, come si crede, da apparizioni di Maria S.ma. Finora nessun altro di questi santuari può vantare un'approvazione da parte dei romani pontefici, quale quello di L. Nel 1876 Pio IX nominò il card. Guibert, arcivescovo di Parigi, suo rappresentante per la consacrazione del nuovo tempio, a cui conferì il titolo di basilica. Leone XIII approvò una festa liturgica dell'Apparizione dell'Immacolata (II febbr.) per la provincia ecclesiastica di Auch (1891), e Pio X l'estese a tutta la Chiesa di rito latino (1907). Pio XI innalzò la piccola Veggente di L. agli onori degli altari (beatificazione nel 1925, canonizzazione nel 1935) e volle che l'Anno Santo della Redenzione fosse solennissimamente chiuso proprio a L. (apr. 1935) con un triduo di Messe ininterrotte alla Grotta, mandando come legato a latere il suo segretario di Stato card. Eugenio Pacelli (oggi Pio XII).
A L. il Cielo ha manifestato di nuovo la sua predilezione per i piccoli : Bernadette Soubirous, una povera analfabeta quattordicenne (ma che dimostrava di averne appena dodici), anche nel catechismo pochissimo istruito, ma innocente e pia, dall' 1 febbr. al 16 luglio 1858 vide - ed essa sola - ben 18 volte, in una grotta o nicchia della roccia di Massabielle (Massabieille = roccia antica) ad occidente di L., sulla riva sinistra del Cave, la Madonna biancovestita, con cintura azzurra, fulgide rose sui piedi nudi, una bella corona di Rosario al braccio.
Soltanto nella terza apparizione, il giovedi 18 febbr., la Madonna cominciò a parlare, non in francese, ma nel genuino dialetto del paese, dando alla fanciulla del «voi». Nella sedicesima apparizione ( 25 marzo), dopo ripetute
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preghiere da parte di s. Bernadette di rivelare il suo nome, pronunció la profonda "autodefinizione", eco celeste del dogma dell's dic. 1854: "Què soy era Immaculado Councepcion" (lo sono l'Immacolata Concezione). Maria Sima é l'unico essere creato che racchiude in sé, in massima perfezione e purezza, il concetto dell's immacolato concepimento ", come Dio l'idea di verità e di vita.
In apparizioni precedenti la Vergine aveva esortato alla penitenza e alla preghiera per i peccatori ( 21 febbr.) e a dire ai sacerdoti che fosse eretta una cappella per venirvi in processione (2 marzo), ed il 25 febbr. la Veggente aveva scavato con le sue mani nella grotta inferiore, sotto il comando della Madonna, quella sorgente miracolosa che poi doveva guarire tanti malati.
Chimicamente l'acqua della sorgente non differisce da quella della fontana pubblica di L.; è comune "acqua potabile". Nondimeno l'autorità civile, che fin da principio prese un atteggiamento ostile alle apparizioni, vietò per co. 4 mesi (dall's giugno al 5 ott. 1858 ) "nell'interesse dell'igiene pubblica" di attingere acqua a questa nuova sorgente, che ancora scorre sempre con l'abbondanza di 85 litri al minuto. Nelle attuali piscine l'acqua viene ordinariamente rinnovata una sola volta al giorno, ed in essa vengono immersi tanti infermi, spesso affetti di malattie contagioas; ma nessuno vi ha mai contratto una nuova malattia o un peggioramento, anzi molti sono guariti. Sedici di tali prodigiose guarigioni, accuratamente esaminate, offrirono al vescovo diocesano Bertrando Severo Laurence di Tarbes (dal 1912 la denominazione della diocesi è "Tarbes e L.") una delle ragioni per poter approvare le apparizioni ed il culto pubblico di "N. Signora della Grotta di L. "o più brevemente "N. Signora di L. ". Questo fece con la coraggiosa pastorale del 18 genn. 1862, cioè appena 4 anni dopo le apparizioni.
Altre ragioni per l'approvazione ufficiale furono: 1) i buoni effetti di ordine spirituale, come conversioni e notevole risveglio delle pratiche religiose; 2) i cambiamenti ben visibili e le estasi della piccola Veggente durante le visioni : "Si trasformava, i suoi lineamenti prendevano un'espressione inconsueta, in sguardo le si accendeva"; 3) soprattutto la testimonianza precisa e sempre coerente di un testimonio veracissimo, incapace di mentire, dunque degnissimo di fede, anche se questo testimone per forza è un individuo solo, perché egli solo ha visto qualche cosa straordinaria, e se si tratta d'una fanciulla di 14 anni (cf. Mc. 16, 14).
Dall'apr. al dic. 1858 molte altre persone a L. e nelle vicinanze ebbero "visioni"; ma erano allucinazioni o inganni diabolici, per mettere in discredito le vere visioni di s. Bernadette, e presto furono dimenticate. La lettera pastorale del 18 genn. 1862 non la menziona affatto.
Nel 1861 il luogo detto Massabielle con i suoi dintorni divenne proprietà della sede vescovile. Nell'ag. dell'anno seguente si ottenne finalmente, con l'intervento personale dell'imperatrice Eugenia, il permesso del ministro dei culti di fabbricare a Massabielle un edificio di culto pubblico. Subito l'architetto Ippolito Duran e l'energico parroco Peyramale cominciarono la costruzione, non di una cappella, come aveva chiesto la Madonna, ma di una chiesa abbastanza grande di stile gotico sulla vetta della roccia santificata. L'opera difficilissima durò pa-
recchi anni. Il 1° maggio 1866 fu celebrata nella cripta la prima Messa, ed il 15 ag. 1871, la prima Messa nella chiesa superiore. Il 2 e 3 luglio 1876 avvenne la consacrazione del nuovo Santuario alla presenza di 35 arcivescovi e vescovi, 3000 sacerdoti e ca. 100.000 fedeli.
La nota statua di marmo, tante volte riprodotta, opera di Giuseppe Fabisch, la quale piaceva molto poco alla Veggente, fu messa nella nicchia delle apparizioni il 4 apr. 1864. Fortunatamente tutta la grotta con il suo delizioso sfondo panoramico è restata nel suo stato primitivo. Dio solo sa

(1st. Guidetti)
Lourdes, santuario di - Veduta generale della spianata con in fondo il Santuario.
lennemente consacrata, anch'essa con il titolo di basilica, il 6 ott. 1901.
Le processioni vespertine o notturne con fiaccole, tanto care ai pellegrini, datano dal 28 ag. 1872 , e le processioni teoforiche del pomeriggio con la commovente benedizione individuale degli ammalati e le fiduciose invocazioni, ripetute dalla folla in varie lingue, rimontano al 22 ag. 1887. Negli ultimi tempi sono accaduti, durante questa benedizione degli infermi, forse più miracoli che durante il bagno nelle piscine o la preghiera davanti alla Grotta.
Il "Bureau des constatations médicales». - Per accertare meglio tali miracoli, il dott. de Saint-Maclou creò, nel 1884, un modestissimo Bureau des constatations médicales (B.C.M.). I suoi successori furono il Boissarie (1892-1917), Marchand, Cox, Abadie-Bayro, Vallet, Leuret. Vallet (1922-47) è il fondatore dell'« Association médicale internationale de L. " (A.M.I.L.). Sotto l'attuale presidente F. Leuret tutto l'ufficio e tutta la procedura sono stati riorganizzati, per volere dell'attuale vescovo mons. P.-M. Théès.
Ora, pertanto, al "Bureau médical de L. " (B.M.L.) è aggiunto un "Bureau d'études scientifiques" (B.E.S.). Inoltre per tutta la Francia è costituita una "Commission médicale nationale" (C.M.N.), alla quale nel 1950 appartenevano 15 medici qualificati.
Se un caso di guarigione prodigiosa viene in L. presentato al B.M.L., non segue mai subito una analoga dichiarazione; ma se il caso lo merita, la persona "miracolata" viene invitata a presentarsi dopo un anno per un esame ulteriore. Così nel 1948 il B.M.L., fra tanti casi, ne aveva riservati 83 per un secondo esame. Di questi se ne presentarono nel 1949 soltanto 15 , e 9 di essi furono trasmessi alla C. M. N. Se anche questa Commissione nazionale è favorevole, il caso va alla competente autorità diocesana; l'Ordinario nomina una commissione ad casum e poi, se crede, si pronunzia, in conformità al Concilio di Trento (sess. XXV).
Ad esempio: nel genn. 1951 un decreto del card. Clemente Roques, arcivescovo di Rennes, riconosce come miracolosa la guarigione di Jeanne Fretel, avvenuta a L. l'8 ott. 1948. Già il prof. Leuret nel 1950 aveva riferito
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le ultime parole del processo verbale di 28 medici : "Il n'y a pas d'explication médicale de cette guérison. Cette guérison échappe aux lois naturelles" (F. LeuretH. Bon [v. bibl.], p. 216).
La stesso autore dedica 18 pagine alla guarigione di un ragazzo cieco e paralizzato di 4 anni. Di essa mons. Carlo de Provenchères, arcivescovo di Aix-en-Provence, dichiarò il 31 maggio 1949: "Nous jugeons et déclarons que la guérison de Francis Pascal, survenue à Laurdes le 31 août 1938, est miraculeuse, et doit être attribuée à une manifestation spéciale de la Bienheureuse Vierge Marie Immaculée, Mère de Dieu. Ce décret sera lu dans toutes les églises et chapelles du diocèse... On chantera un Magnificat pour remercier Notre Mère du Ciel d'un miracle qui manifeste à la fois Sa puissance et Sa tendresse maternelle" (ibid., p. 160 sg.).
Durante l'Anno Santo 1033 Maria Morbidelli, una delle Figlie di Maria della parrocchia di S. Camillo in Roma, da anni costretta a letto per tubercolosi polmonare, ossea ed addominale, si sentì d'un tratto perfettamente guarita dinanzi alla Grotta di L. L'entusiasmo prodotto da tale miracolo fra le compagne condusse alla fondazione del Pio movimento internazionale pro regalitate Marine, ancora fiorente.
Riguardo a due degli ultimi anni il prof. Leuret dà queste cifre imponenti :
| Anor | Pellegrini | Malati | Medici |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| 1948 | 2.200 .000 | 15.800 | 999 |
| 1949 | 3.000 .000 | 20.000 | 1200 |
Se si può con certezza concludere la cred.bilità di una rivelazione quando sia garantita anche da un solo miracolo, a L. se ne hanno tanti, e ancora recentemente l'attuale presidente dell'Ufficio medico di L. parlava d