ici |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| 1948 | 2.200 .000 | 15.800 | 999 |
| 1949 | 3.000 .000 | 20.000 | 1200 |
Se si può con certezza concludere la cred.bilità di una rivelazione quando sia garantita anche da un solo miracolo, a L. se ne hanno tanti, e ancora recentemente l'attuale presidente dell'Ufficio medico di L. parlava del miracolo permanente delle piscine di L., "que aucun des malades qu'on y plonge ainsi, quelle que soit la gravité de leur état, n'en éprouve de mal, ni n'en ressente aggravation" (F. Leuret-H. Bon, p. 105). E l'esistenza stessa di questo Santuario mondiale, basato sulle visioni di una fanciulla quattordicenne e ancora pieno di vitalità dopo quasi un secolo, è già di per sé un vero miracolo, quale nessun'altra religione può vantare. Per la diocesi di L., v. tarres. - Vedi tav. CX.
BibL.: Numerose deposizioni di testimoni oculari in L. Cros, Histoire de N.-D. de L. d'après les documents et les témoins, 3 voll., essenzialmente finiti nel 1879 , ma pubblicati soltanto a Parigi nel 1925-26, e in Revue d'astétique et de mystique, 10 (1929), pp. 3174; A. Larruy, N.-D. de L. par ses premiers chapeloins pp. Zompé et Dubué, N.-D. de Garaison (Hautes-Pyrénées) 1931 (canticre la ristampa dei preziosi articoli del p. Dubué scritti nel 1868-69 per gli Annales de N.-D. de L.); H. Lasserre, N.-D. de L., Parigi 1869, con una infinita di altre edizioni e traduzioni (l'autore drammatizza troppo; v. P. Moniquet, Les origines de N.-D. de L. Examen critique de divers écrits de M. H. Lasserre, ParigiRoma 1901); J.-B. Estrada, Les apparitions de L. Sumerites d'un témoin, Tours 1899; C. M. House, L. Quellenmässige Geschichte der Erscheinungen und der Gnadenslätte, Lovanio 1930, trad. it. Roma 1947, ecc.
Anche per le guarigioni esiste una vasta bibl.: G. Bertin, Histoire critique des éedwements de L., Parigi 1902; le pubblicazioni dei presidenti dell'Ufficio medico di L.; Boisserie, Mareland, Vallet, ecc.; Azevedo do Souto, L. e a medicina, Coimbra 1923; H. Monnier, Etudes médicales de quelques guérison survenues à L., Parigi 1930; N. Mittler, Des guérisons dites «miraculeuses» aux guérisseurs et à leur clients, ivi 1940; F. Leuret-H Bon, Les guérisons miraculeuses modernes, ivi 1950; R. Le Bec-F. Leuret, Raisons médicales de croire aux miracles, ivi 1950. In senso contrario: E. Aigner, Die Wahrheit über eine Wunderheilung von L., Francoforte s. M. 1909; id., L. im Lichte deutscher medizinischer Wissenschaft, Monaco 1910; id., Ein Lourdeswunder vor Gericht, Francoforte s. M. 1913.
Clemente M. House
LOU TSENG-TSIANG (Pietro Celestino), abate. - N. a Sciangai il 12 giugno 1871, m. a Bruges (Belgio) il 15 genn. 1949. Fu nominato interprete alla legazione cinese a Pietroburgo nel 1892, ove rimase per quattordici anni e sposò una giovane belga, nel 1899, con la dispensa dall'impedimento di mista religione, perché egli era protestante e la giovane cattolica. Nominato ministro in Olanda, si trasferì ad Amsterdam e nel 1911 ritornò a Pietroburgo come
ministro ed ivi abbracciò la religione cattolica, ricevendo il Battesimo sotto condizione il 23 dic. 1911.
Dopo la fondazione della Repubblica cinese fu chiamato ad essere il primo ministro degli Affari esteri della nuova Repubblica. Coprì tale carica con brevi intervalli dal 1912 al 1919 e dopo la Conferenza della pace di Versailles si ritirò dalla vita politica. Più tardi, accettò solo per breve tempo l'incarico come ministro plenipotentiario in Svizzera nel 1926. Mietagli la moglie, chiese di entrare nell'abbazia di S. Andrea di Bruges, ove il 15 genn. 1929 emise i voti e il 29 giugno 1935 ricevette l'ordinazione sacerdotale. Il 18 maggio 1946 fu nominato abate titolare di S. Pietro a Gand e ricevette la benedizione abbaziale il 12 ag. seguente. Fu uomo di altissima rettitudine e di preziose esperienze politiche. Coltivò una profonda pietà filiale verso i suoi genitori e nella sua vita monastica trasformò questa pietà confuciana in un amore filiale verso il Divino Padre e verso la Madonna. Egli assipicava l'incontro della civiltà orientale con la civiltà occidentale mediante il cristianesimo. Lasciò due scritti: una breve storia autobiografica Souvenirs et pensées (Parigi 1945, vers. it. Brescia 1947) ed una breve riflessione filosofico-teologica: La rencontre des Humanités et la découverte de l'Evangile, postuma, Parigi 1950.
BibL.: Wu-Ching-Hioung, Dom Lou, in vix spirituelle, Parigi 1950.
Stanislao Lokusing
LOVANIO, Università di. - Fondata il 9 dic. 1425 dal papa Martino V dietro richiesta di Giovanni IV, duca di Brabante, per attirare verso la capitale del Ducato i giovani dei Paesi Bassi i quali si dirigevano a Colonia e soprattutto a Parigi. Fin dal 7 marzo 1432 il papa Eugenio IV concesse l'erezione d'una Facoltà di teologia.
Dal 1425 al 1797 l'Università conservò le sue originarie caratteristiche religiose e civili, continuando a dipendere sia dall'autorità della S. Sede che da quella dei poteri nazionali, e restò l'unica università dei Paesi Bassi fino alla fondazione di quella di Douai ( 1560 ) per le province vallone e di quella di Leyda ( 1575 ), per le province protestanti del Nord costituiteai indipendenti. Nella Facoltà teologica si segnalo per il suo insegnamento Adriano Floriszoon, più tardi Adriano VI. Sotto Carlo V (1506-55), L. divenne un centro importante dell'Umanesimo; vi si fissò e sviluppò l'industria del libro. Fu visitata da Tommaso More; vi risiedette Erasmo; G. Busleyden vi fondò il famoso Collegium Trilingue; fu alla testa della lotta contro Lutero e contò teologi eminenti, come Driede, Latomus, Tappes, Hessels; pubblicò un'edizione della Volgata (1547), una versione olandese della Bibbia (1548) e un Index dei libri proibiti (1547). Partecipò al Concilio di Trento e favoril'erezione di nuove diocesi sotto Filippo II (M. Dierckx, Deoprichting der nieuwe bisdommen in de Nederlanden onder Pilipe II, Anversa-Utrecht 1950).
Il periodo spagnolo dell'Università (1555-98; 16331715) è contrassegnato da torbidi e guerre incessanti, eccetto il tempo degli arciduchi Alberto e Isabella (1598-1633). Tuttavia si ebbero allora la revisione della Volgata, e l'edizione della Poliglotta plantiniana e si conti-

(par cortina di mens. Gianarco Locuoto) Lou Tseng Tsiang (Pietro Celestino), abate - Ritratto.
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nuò la lotta contro i calvinisti, sebbene alcuni dottori, come Bsio, ne subissero l'influenza. Cosí pure l'arrivo dei Gesuiti a L. originò una serie di conflitti tra essi e l'Università, sia sul piano giuridico che su quello dottrinale. Il maggiore risolto alla vecchia istituzione lo conferí il prof. Giusto Lipsio, ritornato definitivamente al cattolicesimo. Col re Filippo IV (1633) ricominciò per i Paesi Bassi un periodo di guerre con i re di Francia e L. ne soffrí molto, mentre la tranquillità interna dell'Università fu turbata per la pubblicazione dell'opera postuma Augustinus, del vescovo di Ypres, Cornelio Giansenio (v.). Altre correnti di idee agitarono il corpo insegnante, a proposito della morale lassista, mentre nella Facoltà delle arti si diffondevano le idee cartesiane (Fromando), e nel diritto canonico mathrm{Ze}- ger van Espen sosteneva opinioni contrarie ai diritti della S. Sede. Tuttavia l'Università, nella sua maggioranza, non desistette dal difendere la più stretta ortodossia ed espulse dal suo seno coloro che non accattarono la bolla Unigenitus (1729).
Col periodo austriaco (1715-94) si ha un'ingerenza sempre maggiore dello Stato sull'Università. Giuseppe II infatti vi eresso il suo famoso Seminarium generale, finito in un fallimento, e trasportò a Bruxelles le Facoltà di diritto, di medicina e delle arti. Appena ristabilita nelle sue prerogative, il 1° marzo 1790, l'Università venne soppressa e saccheggiata dal Francesi il 25 ott. 1797; la Biblioteca fu venduta all'asta, i professori dispersi, le rendite confiscate, demoliti o malridotti molti suoi collegi.
Il governo olandese tentò di farla rivivere sotto forma di università di Stato (1816-30), aggiungendovi un collegio filosofico per il clero. Assicurato dopo la rivoluzione belga la libertà d'insegnamento, i cattolici belgi poterono farla risorgere, per merito dell'episcopato e del clero secolare che seppero creare nella popolazione un movimento di simpatia ed ottenere i fondi necessari. Col 1° dic. 1835 , l'Università riprese il processo o l'uso a L. di parte dei suoi antichi edifici.
Tra i rettori magnifici che hanno presieduto alla sua attività due specialmente meritano di essere ricordati : il primo è F.-X. de Ram, insigne storico, che dette all'Università la sua nuova organizzazione; come rappresentante dell'episcopato, egli ebbe praticamente in mano l'amministrazione dell'alma mater; ne ampliò gli orizzonti, perché insieme con la Facoltà di teologia si ebbero quelle di diritto, di medicina, di filosofia e di lettere e scienze; e più tardi vi si aggiunsero i Politecnici, gli Istituti di agronomia e di commercio, l'Istituto superiore di filosofia; sempre con il desiderio di reclutare il più gran numero di professori tra i migliori cattolici laici della nazione.
Non meno importante fu il rettorato di mons. Ladeuze, brillante esegeta e patrologo. Il 25 ag. 1914 si ebbe la devastazione di L. e l'incendio della Biblioteca per opera degli eserciti tedeschi; ma segul tosto la sua mirabile riforitura: la personalità civile dell'Università, l'estensione dell'insegnamento delle scienze e della medicina, le nuove cliniche universitarie, il nuovo centro universitario di Heverlé, lo sdoppiamento linguistico. Se tale straordinario sviluppo ha costretto ad accettare la sovvenzione dallo Stato, tuttavia non ne restò intaccata l'indipendenza riconosciuta alle Università libere.
Numerosi professori della restaurata Università si sono distinti per i loro lavori: in teologia, mons. Beelen,
mons. Lamy, il can. Ladeuze e Van Hoonacker; in diritto, i proff. Thomissen, Van den Heuvel, Van Bieriliet, Poulet; nelle scienze sociali, Perin, Vliebergh, Brants; in medicina, Van Beneden, Van Gehuchten, Ide (scoperta della funzione delle vitamine); nella scienze, Gilbert, Henry, Dumont (scoperta del bacino carbonifero della Campine), Vierendeel, Carnoy, Grégoire, Bieurge (studi sulla cellula, la botanica); in filosofia e lettere, il can. David, il prof. Willems, il prof. Nève, mons. de Harles (orientalista), mons. Mercier (Istituto superiore di filosofia), il can. A. Cauchie (Revue hist. ecclés.). L'Università si distingue soprattutto per il numero di riviste e collezioni scientifiche, che da essa emanano: Ephemerides theologicae Lovanienses; Revue d'histoire ecclésiastique; Le Muséon; Analecta Lovaniensia Biblica et Orientalia; Revue philosophique de Louvain; Les philosophes belges; Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium; Spicilegium Sacrum Lovaniensc (in collaborazione con i Gesuiti e i Domenicani di L.); La Cellule; Les lettres romanes; Studia Hellenistica; Recueil des travaux de philosophie et lettres; la collezione Dissertationes ad gradum magistri in sacra theologia vel in iure canonico; la Sylloge exceptorum e dissertationibus ad gradum doctoris in theol. vel in iure canonico; Revue médicale de L.; Annuaire de l'Université; Leuconse Bijdragen; Monumenta humanistica Lovaniensia; Material for the study of the old English drama; Lovanium.
Nell'ultimo anno accademico 1949-50 il numero degli studenti si è elevato a 7678 . Rettore dell'Università, dal 1940, è mons. Van Wacyenbergh. Durante la seconda guerra mondiale si ebbe a deplorare una nuova totale distruzione della Biblioteca ( 17 maggio 1940) e la rovina di parecchi istituti in seguito a bombardamento aereo nel maggio 1944; ma subito dopo la liberazione il rettore si è accinto con ardore a far risorgere gli edifici distrutti e a ingrandire anche di più la secolare istituzione.
Bibl.: Privilegia Academiae Lovaniensi concessa, edd. varie 1597, 1644, 1728; A. Verhaegen, Les cinquante dernières années de l'Université de Louvain, Logi 1884; V. Brants, L'Université de Louvain. Coup d'oeil sur son histoire et ses institutions, Bruxelles 1900; L. van der Essen, Une institution d'enseignement supérieur sous l'ancien régime. L'Université de Louvain à travers cinq siècles, ivi 1927, 2° ed. ivi 1945; id.-J. Declereq, E. Lousse, Louven, ivi 1927; A. Simon, L'Université catholique de Louvain, in Un siácle de l'Eglise catholique en Belgique 1830-1930, II, Courtrai 1941, pp. 99-121. Sullo fonti manoscritte, v. L. De Woehr, Inventaire des Archives de l'Université de Louvain 14261797 aux Archives générales du royaume à Bruxelles, Lovanio 1927. Giuseppe Coppens
LOW CHURCH ("Chiesa bassa "). - Il nome di L. C. fu inteso da principio come opposto a High Church ("Chiesa alta") e comprese anche gli appartenenti alla "Chiesa lata" o "latitudinari». Ebbe origine prima del movimento di Oxford tra quegli anglicani ai quali poco importava se i vescovi erano giurati o non giurati, perché il vescovato era solo da essi considerato come forms esistente di governo ecclesiastico.
Conservò qualche cosa dell'antico spirito puritano, ma senza la dottrina della predestinazione calvinista. Quando sorse il metodismo ne copiò qualche elemento, ma rimase sempre anglicana ed ereditò l'avversione contro Roma degli anglicani, dei puritani e dei meto-
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(per cortesia del prof. E. Jovi)
Lovola, santuario di - Veduta generale del Santuario.
disti. Per la loro insistenza su alcune verità del Vangelo, p. es., sul peccato e sul perdono, i membri della L. C. furono detti "evangelici". Tra essi soprattutto, al tempo della dinastia hannoveriana, il governo scelse molti vescovi, e di qui venne l'importanza che un tempo ebbe la L. C. Durante lo sviluppo del movimento di Oxford, si oppose ad esso per il suo atteggiamento semicattolico. Quando poi vide che anche alcuni ministri anglicani adottavano nel culto cerimonie cattoliche, la L. C. si presentò come assertrice degli usi e costumi anglicani e istituì la "Church Association", che rappresentò nell'anglicanesimo il gruppo più ostile alla Chiesa cattolica e agli anglo-cattolici. Le sue dottrine si possono ridurre a queste : dà poca o nessuna importanza all'episcopato ed alla successione apostolica; è erastiana (v. ERASTO), ma più per ragioni politiche che religiose; è opposta alla teoria dei tre rami. Anche tra i soci della L. C. però si trovano sfumature, sconfinamenti e penetrazioni delle dottrine degli altri gruppi anglicani.
Bibl.: A. D'Alès, Anglicanisme moderne, in DFC, IV, coll. 701-22; F. Thureau-Dangin, Le Renaissance catholique en Angleterre au XIXe siecle, III, Parigi 1906, p. 381; S. L. Ollard, s. v. in Dictionary of English Church history, Londra 1912, pp. 114116, 211-16; W. E. Russell, A short history of the evangelical movement, Londra 1912, passim; G. Coolen, L'anglicanisme d'aujourd'hui, St-Omer 1933, passim; C. Lovera di Castiglione, Il movimento di Oxford, Brescia 1935, passim. Camillo Crivelli
LÖWENSTEIN, Karl Wertheim-Rosenberg, principe di. - Sociologo, n. ad Haid (Boemia) il 21 maggio 1834 , m. a Colonia l'8 nov. 1921. A 73 anni, dopo la morte della seconda moglie, si fece domenicano a Venlo (1918).
Profondamente religioso e di una squisita sensibilità sociale, si pose a disposizione della causa cattolica in Germania, cooperando con il Centro; risolvendo, durante i suoi cinque mandati parlamentari, questioni politiche e sociali difficili; dando, nei suoi estesi possessi, l'esempio di padrone comprensivo e cristiano. A lui si deve la fondazione dell'abbazia di St. Hildegard presso Eibingen (benedettine); e altri conventi e comunità religiose ebbero da lui i mezzi per la loro fondazione e sussistenza.
Ma l'opera più bella ed efficace di tutta la sua vita fu l'organizzazione dei Katholikentage, che diresse abilmente per 30 anni, quale commissario. A cui si deve aggiungere la presidenza della Lega antiduellista, da lui richiamata in vita, e le cure prodigate alla "Freie Vereinigung katholischen Sozialpolitiker».
Bibl.: P. Siebertz, Karl Fürst zu L., Friburgo in Br. 1924; A. Schnütgen, s. v. in Staatslexikon, III, coll. 1036-27.
Celestino Testore
LOYANG, diocesi di. - Nella parte nord-occidentale della provincia civile del Honan, nella Cina settentrionale. Eretta in prefettura apostolica il 25 maggio 1929 con 16 sottoprefetture civili distaccate dal vicariato apostolico di Chengchow (v.), il 28 genn. 1935 fu elevata a vicariato apostolico e l'ri apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, a diocesi suffraganea di Kaifeng. E affidata alla Pia società di S. Francesco Saverio per le Mission Estere di Parma.
Ha una superficie di 25.000 kmq., con 3.000 .000 di ab., dei quali 10.122 cattolici. Conta 24 chiese, di cui 11 parrocchie, servite da 8 sacerdoti diocesani e 25 regolari, coadiuvati da una comunità religiosa femminile. Possiede anche un orfanotrofio (Ann. Pont., 1951, p. 254).
Nel 1909 si stabilì il primo missionario cattolico nell'attuale territorio di L. e soltanto nel 1912 cominciò la predicazione metodica nelle sottoprefetture civili, finché nel 1929 in tutta la regione era annunziato il Vangelo. L'evangelizzazione subì un arresto durante la seconda guerra mondiale per la chiusura dei missionari in campi di concentramento; tale arresto continua anche al presente per le sopraggiunte condizioni politiche in Cina.
Bin.: AAS, 21 (1929), pp. 657-58; 27 (1935), pp. 427-28; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, pp. 223227; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Scianpi 1948, passim; MC, 1950, p. 340 . Adamo Pucci
LOYOLA, santuario di. - E situato in una vallata verdeggiante nella provincia di Guipúzcoa e nella diocesi di S. Sebastiano, nella Spagna. La sua parte principale è la cosiddetta "S. Casa", ossia il palazzo-castello dei L., dove s. Ignazio nacque e passò gli anni della sua infanzia.
Si tratta di un edificio fabbricato fino al primo piano con le massicce pietre del vicino monte Isarraitz; nel secondo piano la costruzione è in mattoni con quattro caratteristiche torrette ai fianchi. Qui venne trasportato s. Ignazio dai soldati francesi, dopo essere stato ferito nella disfatta di Pamplona; nel secondo piano Ignazio si converti, leggendo le Vite dei santi. La casa aveva il suo piccolo oratorio privato, tuttora conservato nel primo piano, con una devota pittura dell'Annunciazione. In questo oratorio s. Francesco Borgia celebrò la sua prima Messa. La S. Casa fu tutta consacrata al culto soltanto nel 1628, previa una trasformazione interna. In quell'anno vi si stabilirono i Gesuiti, i quali la ricevettero in dono da Anna Maria d'Austria, madre di Carlo II. Allora si costruì una grande chiesa, oggi

(per cortesia del prof. E. Jovi)
Lovola, santuario di - Ingresso al castello e fonte di S. Ignazio.
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basilica, su disegno di Carlo Fontana. Sia l'interno che l'esterno sono di un maestoso stile barocco e specialmente la cupola è severa e armonica. La chiess, iniziata nel 1689, fu inaugurata nel 1738 ; essa è posta al centro di un grande edificio finito solo nel 1888, adibito a noviziato dei Gesuiti, se si ceceltus la parentesi 1767 -1817, quando essi furono espulsi dalla Spagna per ordine di Carlo III, fino al tempo del loro ristabilimento sotto Pio VII. Oggi l'edificio serve anche come casa di esercizi spirituali. Recentemente ne è stato costruito accanto un secondo per gli studenti gesuiti. L. è meta di frequenti pellegrinaggi. Tipica la processione che ogni anno muove il 1° mathrm{ag}. da Aspeitia, al cui comune appartiene L.
Bibl.: R. Péroz, La S. Casa de L., Bilbao 1891. Ignazio Ortiz de Urbina

(per cortesia di S. E. mons. Pio Paschini)
Lubiana, diocesi di - Veduta.
LOYOLA, Martín Ignacio. - Francescano, missionario, m. a Buenos Aires nel 1612. Imparentato con la famiglia di s. Ignazio di L., entrò nella provincia francescana di Santiago, passando poi a quella dei Riformati Scalzi di S. Giuseppe.
Nel 1581 si recò nelle Filippine, indi in Cina, ove soffrì prigionia e maltrottamenti; fu quindi costretto a ritornare a Macao, ove fu fatto superiore della Custodia francescana della Malacca (1583); ma per l'opposizione dei Portoghesi dove tornare in patria. A Rome ottenne dal Pontefice vari privilegi e la licenza di tornare in Cina. Ritornò di fatto nella Malacca (1585) e a Macao (1586). A Canton fu nuovamente incarcerato, e dovette lasciare per sempre l'Oriente nel 1588. Dalla Spagna partì nel 1594 per l'America meridionale. Nel 1601 fu eletto vescovo dell'Ascensión, ove nel 1603 convocò un sinodo. Nel 1605 fu trasferito alla sede arcivescovile di Las Charcas.
Bibl.: Fr. d. S. Inés, Crónica de la provincia di S. Gregorio, I, Manila 1892, pp. 260-71; A. Van de Wyngsert, Sintra Franciaroma, II, Quaracchi 1933, pp. 183-213 (ivi è pubblicato un suo Itinerario e una lettera); Streit, Bibl., II, pp. 317, 378 (nn. 1348, 1373).
Alberto Ghinato
LOYSON, Charles. - Apostata e «riformatore» francesec, n. ad Orléans il 10 marzo 1827, m. a Parigi il 9 febbr. 1912. Sacerdote (1851), insegnò filosofia ad Avignone, poi teologia a Nantes, donde passò a Parigi come parroco di S. Sulpizio.
Entrato tra i Domenicani a Sorèze, passò nel 1863 fra i Carmelitani Scalzi, col nome di "père Hyacinthe" con il quale divenne celebre. Predicò nel 1864 a Parigi con grande plauso; ma la novità delle sue idee religiose gli meritò censura da parte dei superiori e fu chiamato nel 1869 a Roma per giustificarsi. Ritornato a Parigi, e dietro nuovi rimproveri del generale dell'Ordine, lasciò l'abito carmelitano (satt. 1869) e in una lettera pubblicò quanto sentiva su una riforma della Chiesa, specialmente sul celibato dei sacerdoti, e si manifestò contrario al dogma dell'infallibilità del Papa. Scomunicato nell'ort. 1869, si separò definitivamente dalla Chiesa, viaggiò in America e Inghilterra, aderì pubblicamente alla setta dei cosiddetti "vecchi cattolici" (1871), contrasse matrimonio (1872) e fu poi eletto parroco dei "vecchi cattolici" a Ginevra (1873-75). Nel 1875, aprì per loro una cappella a Parigi. La riforma del cattolicesimo restò la sua preoccupazione costante sino a proporre negli ultimi anni una conciliazione del cristianesimo con il Corano.
Degli scritti del L. si ricordano: Conférences prèchées à Notre-Dame de Paris (Tolosa 1867); De la réforme catholique ( 5 voll., Parigi 1872-74); Les principes de la réforme catholique (ivi 1878).
Bibl.: V. Martin, Un ennemi du r. p. Hyacinthe, Parigi 1867; Alex. de St-Albin, Le r. p. Hyacinthe de l'Evoneculié Conception G. C. D., ivl 1867; E. Campana, s. v. in Eur. Ital., XXI, p. 232 (con bibl).
Ambrogio di Santa Teresa
LUAN, diocesi di. - Le due provincie civili dello Shansi e dello Shensi, nella Cina settentrionale, stac-
cate dalla diocesi di Pechino il 15 ott. 1696 ed erette in un unico vicariato apostolico, il 3 marzo 1844 furono divise in due distinti vicariati, che presero il nome dalle stesse provincie. Il 17 maggio 1890 il vicariato apostolico dello Shansi fu suddiviso in due: Shansi settentrionale e Shansi meridionale. Quest'ultimo, il 3 dic. 1924, prese il nome di L. dalla città principale, sede dell'Ordinario; il 17 giugno 1932 cedette 13 sottoprefetture civili per dar vita alla missione di Hungtung (v.) e il 25 maggio 1936 ne cedette altre 22 con cui fu costituita la missione di Kiangchow (v.). L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, L. fu elevata a diocesi suffraganea di Taiyüan.
Ha un'estensione di 25.000 kmq . Nel 1948 contava ca. 3.100 .060 di ab., di cui 30.185 cattolici, distribuiti in 20 parrocchie e 166 stazioni con 126 tra chiese e cappelle, servite da 4 sacerdoti diocesani e 39 religiosi, coadiuvati da 51 suore.
Il cristianesimo fu predicato nell'attuale territorio di L., nel sec. XVII, dai Francescani di Kiagchow; nella seconda metà del sec. XIX nuovi centri di fedeli furono costituiti per impulso del coadiutore del vicario apostolico mons. Moccagatta, mons. Gregorio Grassi, morto martire nel 1900 e oggi beatificato, il quale inviò nella regione, appartenente ora a L., i Francescani Recolletti olandesi sotto la guida del p. Poel. Nella persecuzione dei Bozers (1900) sul territorio di L., comprendente allora anche Hungtung e Kiangchow, furono uccisi 1600 cristiani. La guerra dal 1937 al 1945 e gli avvenimenti politici che tennero dietro alla medesima, hanno danneggiato fortemente la vita religiosa di L.: le opere e le scuole, già numerose e fiorenti, tutte sospese e chiuse; i Padri in parte cacciati, in parte costretti all'inattività nei grandi centri.
Bibl.: AAS, 17 (1923), p. 24; GM, p. 202; Arch. di Prop. Fide, Relazione L, 1948; MC, 1950, pp. 326-26. Adamo Pucci
LUANGA, Carlo: v. uganda, martiri dell'.
LUBIANA (Ljubliana), diocesi di. - Diocesi nella Carniola (Jugoslavia) con 543.306 cattolici e 21.635 di altre religioni, comprende 285 parrocchie, in 18 decanati con 486 sacerdoti secolari e 175 regolari. Nelle vicinanze dell'attuale L. sorgeva già nel sec. Iv la città di Emona (Pannonia superiore), sede di un vescovo, che le invasioni avaro-slovene durante il sec. vi distrussero completamente. L'opera di evangelizzazione nel paese fu ripresa da Aquileia e tutta la regione a sud della Drava stette sotto la giurisdizione dei suoi patriarchi.
Per ovviare agli inconvenienti della lontananza il patriarca Bertold di Andechs già nel 1237 si proponeva
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(per cortena del P. U. serant)
Lubienski, Bernardo - Ritratto.
di creare una sede vescovile a Gornjigrad (Abemburg), ma soltanto il 6 dic. 1461, ad istanza di Federico III imperatore, Pio II fondò la sede vescovile non più a Gornjigrad, bensì nel Castello di L. con le bolle del 6 e 10 sett. 1462, conservandola sotto la giurisdizione metropolitana di Aquileia. Tuttavia gli Ordinari della nuova diocesi, interpretando erroneamente i due decreti pontifici, continuarono a considerarsi soggetti immediatamentealla S. Sede. All'inizio la diocesi di L. comprese 3 parrocchie alle quali per via di fatto se ne aggiunsero altre tredici : diaperse nella Carniola, nella Stiria e nella Carinzia. Questo ordinamento poté durare attraverso lunghi contrasti fino al termine del sec. xvili, quando l'imperatore Giuseppe II volle dare esecuzione al suo programma che i confini delle diocesi fossero gli stessi che quelli delle provincie; la diocesi di L. perdette tutte le parrocchie della Carinzia e della Stiria che furono cedute alla diocesi di Krka (Gurk) e di Lavant, ricevendo in compenso da Gorizia quelle della Carniola, ad eccezione di alcune della Carniola interiore incorporate poi nel 1792. Dal 1788 al 1806 fu anche sede metropolitana (v. Gorizia, arcidiocesi di), poi fu indipendente fino al 1830 quando fu inclusa nella provincia ecclesiastica dell'Illiria. In questo momento ottenne un gruppo di parrocchie già dipendenti da Trieste. In seguito alle vicende belliche, il 25 nov. 1923 passò una seconda volta alle dirette dipendenze della S. Sede, dopo aver perduto, in seguito al Trattato di Rapallo del 1920, quattro decanati nella Nostrargška che vennero a trovarsi in territorio italiano. Secondo il progetto del Concordato fra la S. Sede e la Jugoslavia, la diocesi di L. avrebbe dovuto essere di nuovo innalzata ad arcidiocesi.
Nel 1533 il vescovo era stato insignito da Ferdinando I del titolo di principe. Superato il periodo del protestantesimo, si ebbe per opera dei vescovi Sigismondo Cristoforo, conte di Herberstein (1683-1701), e Ferdinando di Kuenburg (1701-11) la costruzione del Duomo e del Seminario teologico di L. La reazione al rigorismo giansenista e all'ingerenza dello Stato negli affari della Chiesa s'iniatò nella seconda metà del pontificato di Antonio Luigi Wolf (1824-52) il quale fece costruire il Seminario minore e ordinò una nuova traduzione slovena della S. Bibbia e fu grande mecenate della cultura slovena. Ma il rinascimento vero e proprio della vita cattolica venne promosso dai vescovi Giacomo Missia (18841898), più tardi cardinale, e Antonio Bonaventura Jeglic (1898-1930).
* BibL.: A. F. Schumi, Urhunden- und Regesten-Buch für das Herzogtum Krain, 3 voll., Lalbach 1882-84; J. Gronden, Cerkonne raznere pri Slovencih in ustanoviten ljubljanske tleofije, Lubiana 1908; J. R. Kusej, Josef II. und die äussere Kirchenverfassung Inner-Österreichs, Bonn 1908; J. Turk, O polethih ljublanske tleofije (Casopis za zgodovino in narodopise, 32 (1937), p. 73 .
Francesco Dolinar
LUBIEŃSKI, BERNARDO. - Redentorista, n. nei pressi di Varsavia il 9 dic. 1846 , m. ivi il 10 sett. 1933. Discendente da nobile famiglia, trascorse la sua giovinezza in Inghilterra. Entrato fra i Redentoristi e ordinato sacerdote, lavorò per qualche tempo come missionario in Inghilterra, e, tornato nel 1882 in Polonia, fondò a Mosciska la prima casa della sua Congregazione. Celebre per le sue grandi
qualità oratorie, divenne presto uno dei più noti missionari e conferenzieri. A causa dei molti incomodi e sacrifici a 39 anni venne colpito da paralisi parziale alle gambe, ma ciò non gli impedì di continuare a predicare dovunque le missioni per altri 40 anni, contribuendo efficacemente alla rifioritura della vita religiosa in Polonia. Morì in concetto di santità, circondato di un'aureola quasi leggendaria a causa della sua predicazione missionaria.
Bibl.: M. Pirošyński, B. L., Wroclaw 1946. Carlo S2rant
LUBLINO (Lublin), diocesi di. - In Polonia, suffraganea di Varsavia. Con breve di Pio VI del 20 luglio 1790, alla diocesi di Chelm (Culma, nota dal 1254) fu aggiunta una parte della diocesi di Cracovia e la sede vescovile fu trasferita a L. Da quell'anno al 1827 , i vescovi ebbero il titolo di vescovi di Chelm e di L. Pio VII, poi, con la bolla Qremadmodum Romanorum, fece di L. una diocesi a parte, smembrandola dalle diocesi di Chelm, Luceoria, Cracovia, Posnania e Plock, e con altra bolla Ex imposita nobis (2 luglio 1818), ne staccò una parte per fondare la diocesi di Podlachia (v. sjedecè). L. è suffraganea di Varsavia. Il primo vescovo fu Maciej Garnysz, m. nel 1790.
Ha una superficie di 16.904 kmq., con 1.113 .000 cattolici e 244 parrocchie, servite da 502 sacerdoti diocesani e 56 regolari; in più ha 33 sacerdoti nelle diocesi di Lwów, Luck, Pinsk, Wilno, occupate dai Sovieti, e in altre diocesi. Ha io case religiose maschili e 76 femminili; 3 istituti di istruzione ed educazione maschili e 2 femminili; 97 istituzioni di beneficenza e cura; 2 seminari. Centri di pellegrinaggio: Krasnobrod, Radecznica, Chelm-Gorka.
Chiese notevoli sono: S. Niccolò, del sec. x, ricostruita nel sec. XVII; S. Stanislao, del 1342; S.ma Trinità, gotica, del 1395; Nostra Signora del Trionfo, fondata in memoria della vittoria polacco-lituana sull'Ordine teutonico presso Grunwald il 15 luglio 1410. A Zamosc vi è un'accademia, filiale di quella di Cracovia, fondata nel 1593 dal Cancelliere Jan Zamoiski (1541-1605), soppressa nel 1784 dal governo austriaco dopo lo smembramento della Polonia. A Chelm si trova una chiesa escattedrale di S. Giovanni Crisostomo del sec. xili, ricostruita nel xvili, nella quale si venera un'immagine miracolosa della Madonna, dono di Giovanni Casimiro, re di Polonia ( 1648-68 ).
Bibl.: A. Theiner, Vetera monumenta Poloniae et Litbuaniae, I, Roma 1860, pp. 58, 73, 261, 673; 7/3; J. Dlugosz, Opera uomia, VI, Cracovia 1887, p. 272; A. Bielowski, Monumenta Poloniae historica, II, Leopold 1872, p. 518; P. Lescoueur, L'Eglise catholique en Pologne sous le gouvernement russe, Parigi 1876; Ks. E. Likowski, Dzieje Kościoła Unickiego na Litwie i Rusi w XVIII i XIX wieku, II, Varsavia 1906, pp. 137-180; Ks. J. Ambrusy Wadowski, Kościely Lubelskie, Cracovia 1907, pp. 39-101, 207356, 407-92; M. Bobrzyński, Dzieje Polski w zarysie, I, Varsavia 1927, pp. 202-209; II, ivi 1927, pp. 77-80; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948 (passim, v. indice).
Adam Macielidski
Università Cattolica. - Fu fondato in base alla decisione presa dall'episcopato polacco, sotto la presidenza di mons. Achille Ratti, poi Pio XI, il 27 luglio 1918, aperta il 9 dic. dello stesso anno, canonicamente eretta dalla S. Sede il 2 luglio 1920. Lo Stato polacco ne riconobbe lo statuto nel 1928 e i diplomi e i gradi, che essa conferiva, nel 1933. Sotto i rettorati successivi del rev. Idei Radziszewski, del p. Giacinto Woroniecki e di mons. Antonio Szymanaki ebbe un magnifico sviluppo e nel 1939 contava per le cinque Facoltà (filosofia, lettere, teologia, diritto civile e canonico) 70 professori e docenti, 1400 studenti, istituti e biblioteche, e si preparava ad aprire la Facoltà di medicina.
Tutto fu interrotto dalla seconda guerra mondiale: tutti i professori furono arrestati e in parte fucilati; nel 1942 gli assistenti alla cattedra, rimasti in libertà, ripresero clandestinamente l'insegnamento fino al 1943, quando il vicerettore rev. Surdacki venne fucilato.
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Dopo il ritiro dalla Polonia della truppe tedesche, i professori rimasti in vita elessero (2 ag. 1944) a rettore il rev. Antonio Slomkowski; il 23 ag. si costituì il Senato dell'Università; il 3 nov. 1944 ricominciò l'insegnamento con soli 23 professori e docenti. Nel 1946, il numero dei professori e docenti arrivava alla cifra di 70. L'Università possiede attualmente le Facoltà di filosofia, teologia e diritto canonico.
Bibl.: A. Woitkowski, Katolichi Unincersytet Lubelshi, in Ateneum Kaptumhic, 45 (Wloclawek 1946), pp. 302 sgg., 300 sgg., 411 sgg. Valeriano Meysztowicz
LUCA d'Armento, santo. - Detto anche di Demenna (Sicilia), suo luogo natale, ed erroneamente di Tauriano. Monaco basiliano vissuto nel sec. x, passato dalla Sicilia in Calabria presso Melicuccà, verso il 960 , per sfuggire all'invasione musulmana. Di qui passò in Lucania; visse per pochi anni nel monastero di S. Giuliano e poi passò al Carbone, fondò l'abbazia dei SS. Elia e Anastasio, e m. il 13 ott. del 993.
BibL.: P. Memiti, Chronicon Carbonense, ms. Bibl. Vaticana; Acta SS. Octobris, VI, Parigi 1869, p. 332-42; D. Martire, Calabria sacra e profana, I, Cosenza 1877, pp. 136-42; G. Robinson, History and Cartulary of the Greek Monastery... of Carbone, in Orientalia Christiana, 15 (1929), pp. 121-275; M. Scaduto, Monachismo basiliano nella Sicilia medievale, Roma 1947, p. xxx. Francesco Russo
LUCA, arcivescovo di Cosenza. - Da alcuni è detto campano, da altri cosentino. Era cistercense a Casamari, quando vi pervenne l'abate Gioacchino da Fiore, per abboccarsi con papa Lucio III, a Veroli. In quella circostanza da questi fu adibito come amanuense e poi preposto come abate alla Sambucina nel 1197.
Fondó l'abbazia di Acquaformosa, arricchita di beni e di privilegi dai Normanni. Eletto arcivescovo di Cosenza nel 1203, ebbe vari e delicati incarichi dai Papi. Innocenzo III gli affidò la predicazione della Crociata in Calabria e in Sicilia; Onorio III e Federico II lo elessero arbitro delle controversie tra Basiliani del Patirion e Florensi di S. Giovanni in Fiore per i pascoli silani. Nel febbr. del 1222 inaugurò solennemente il duomo di Cosenza, da lui ricostruito, alla presenza di Federico II, che gli diede in dono una preziosa stauroteca bizantina smaltata. Morì in concetto di santo nel 1224. Varic opere rimasero manoscritte; la sua biografia di Gioacchino da Fiore è la fonte principale della vita del celebre profeta.
Bibl.: Ughelli, IX, p. 202; A. Menrique, Annales Cistercenses, III, Lione 1649, p. 551; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 325-26; D. Martire, Calabria sacra e profana, II, Cosenza 1878, pp. 5-10; C. Menicucci, Cosenza sacra, iv. 1933, p. 191; M. Borretti, Il duomo di Cosenza, ivj 1933, pp. 22-26. Francesco Russo
LUCA, Evangelista, santo. - Autore del terzo Vangelo (nell'ordine della Volgata) e degli Atti degli Apostoli (v.).
I. La vita. - Nacque ad Antiochia di Siria (Eusebio, Girolamo), da famiglia pagana (Col. 4, 10-11). Esercitò la professione di medico (Col. 4, 14).
I suoi scritti attestano che non ignora il vocabolario tecnico (A. Harnack, Lukas, der Arzt, Lipsia 1906, pp. 122-37): ma se ne serve sempre con discrezione. Si nota l'esattezza dell'osservazione clinica: la sua diagnostica è chiara (Lc. 4, 38); caratterizza perfettamente i disturbi funzionali (ibid. 22, 14); non omette d'indicare, allorché si tratta d'organi pari, quale è il lato colpito dal male (ibid. 6, 12; 22, 50); distingue nettamente la malattia dalla possessione diabolica, anche nei casi in cui sono simultanee (D. Bardet, St Luc médecin et navigateur, in Bulletin de la Société St-Luc, 1949, p. 107 sgg.). Ci si accorge che questo medico è un letterato colto che legge non solo gli scritti medici ma anche i grandi autori ontichi, soprattutto gli storici.
Nel 49050 accompagna l'apostolo Paolo nel suo secondo viaggio missionario da Troade a Filippi
(Act. 16, 10-40). Verso il 57 o 58 segue ancora Paolo da Filippia Gerusalemme, durante il terzo viaggio apostolico (Act. 21, 1-17). Assiste all'arresto ed all'incarcerazione di Paolo (Act. 21,1826,32). Poi, quando il prigioniero è trasferito da Cesarea a Roma, L. lo accompagna (Act., 27,22-8,29 ). Si trova al lato di Paolo, ma forse non in modo continuo, al momento delle due prigionie romane (Col. 4, 24; Phil. 24; II Tim. 4, 11). Alla morte di Paolo, L. lascia Roma. Poi si perdono

184 Writert, Monaci, rev. 128 Luca, Evangelista, santo - Affresco del iv sec. - Roma, cimitero di Commodillo.
le sue tracce. Non si sa cosa vi sia di certo nelle indicazioni che fissano il suo ministero in Acaia (s. Gregorio Nazianzeno), il suo soggiorno prolungato in Beozia (prologhi anonimi), la sua morte nella Tebaide (Simone Metafraste). Testi tardi e contestabili (il più antico è di Teodoro il lettore che scriveva nel 530: cf. C. Henze, Lukas der Muttergottesmaler, Lovanio, 1948) attribuiscono a L. un'icona della Madre di Dio. Ma il vero ritratto di Maria fatto da L. si trova nel racconto del vangelo dell'infanzia, sui dati comunicati dalla Vergine-Madre. L. è simbolizzato nell'iconografia dal boe, perché il suo Vangelo comincia al momento dell'ablazione del sacrificio nel Tempio. S. L. è venerato dalla Chiesa come martire (cf. Martyr. Romanum, p. 48r). Festa il 18 ott.
II. IL TERzo VANGElo. - Dalla tradizione unanime (frenco, Tertulliano, frammento muratoriano, ecc.), il terzo Vangelo è attribuito a s. L. I dati interni confermano questa affermazione. Si nota facilmente che l'autore è un cristiano proveniente dalla gentilità, le cui preoccupazioni oltrepassano i problemi del legalismo e del ritualismo d'Israele, e che considera con compiacenza il carattere universalista della Redenzione. Riflette una mentalità paolina, ciò che conviene perfettamente ad un uomo che ebbe, come L., rapporti stretti e frequenti con l'Apostolo delle genti. Lo stile rivela un medico e un letterato, il che conferma le indicazioni degli autori ecclesiastici intorno a L.
Non si può precisare con certezza né il luogo né la data di composizione. E però sicuro che il terzo Vangelo è anteriore al libro degli Atti degli Apostoli (ca. 63), che forma il secondo volume della storia della salvezza, dedicato, come il terzo Vangelo, all'« eccellenza» Teofilo. Questo Vangelo è posteriore a quelli di Marco, che visibilmente utilizza, e di Matteo, che suppone. Ciò riporta agli anni 60-63. Sembra che L. abbia redatto il suo scritto a Roma, come notano alcune sottoscrizioni di manoscritti (opinione oggi corrente), o a Cesarea (alcuni moderni): ma non in Acaia (prologhi anonimi, Girolamo) né ad Alessandria (documenti sintani).
L. indirizza il suo lavoro a Teofilo, il quale forse appoggiava il libro e ne copriva le spese, e, per mezzo di quest'ultimo, ad alcuni cristiani discendenti dal paganesimo. Quindi tralascia sovente ciò che è specificamente ebraico, come dimostra il confronto con i passaggi paralleli di Marco. Se fa menzione di usi ignorati dai suoi lettori,
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li spiega. Interpreta all'occorrenza un termine aramaico (Lc. 6, 13) e mette in chiaro le espressioni semitiche oscure (ibid. 21, 20-24: l'assedio e la presa di Gerusalemme dai Gentili sostituiscono "l'abominazione [v.] della desolazione v). Il messianismo non è considerato nelle sue prospettive nazionali, ma nella sua ripercussione mondiale. L. riferisce con compiacenza ciò che è particolarmente favorevole ai Gentili (Lc. 1, 1-10; 17, 11-19). Manifesta considerazione per le autorità romane (ibid. 2, 1-2; 3, I; 7, 2-9).
Non ha in vista scopo polemico alcuno, ma intende mostrare in Gesú il Salvatore di tutti gli uomini, senza distinzione di razza, per mezzo del mistero della Croce. Per ben mettere in luce questo insegnamento, lascia parlare i fatti : è il motivo per cui il suo lavoro sarà innanzi tutto una storia della salvezza presentata letterariamente. Questa storia servirà a rinfrancare la fede dei suoi lettori ( L c. 1, 3-4).
L. si basa su solidi ragguagli. Ha consultato documenti scritti e racconti trasmessi oralmente. La sua dipendenza da Marco è manifesta nelle cosiddette s sezioni marciane (Lc. 4, 31-6, 19; 8,4-9,50; 18,15-21,38). Ma pur utilizzando il Vangelo di Marco, L. conserverà il suo modo personale di redigere. E stato osservato (E. Osty [v. bibl.], pp. 10-16) che L. opera nel racconto di Marco tagli (per preoccupazione letteraria, delicatezza e riverenza religiosa), aggiunte, ritocchi (per gli stessi motivi ed anche per sottolineare i suoi temi favoriti : lode, preghiera, sofferenze di Cristo, universalismo, Spirito Santo, povertà e ascetismo), trasposizioni (per verisimiglianza, simbolismo, ordine letterario e paralleli logici) e introduce insinuazioni (p. es., sul carattere notturno della Trasfigurazione: Lc. 9, 28-37).
Si può supporre che L. abbia trattato con la stessa elasticità e libertà i frammenti del Vangelo di Matteo (o i documenti che gli servirono di base) che, sotto una forma

(101. Maseo hasumate, meromorgal)
Luca, Evangelista, santo - S. L. in atto di ritrarre la Vergine. Scuola di Norimberga (ca. 1487) - Norimberga, Museo nazionale.
o l'altra, sembrano essere giunti a sua conoscenza. Il prologo (Lc. 1, 1-4) allude a saggi frammentari di biografia di Gesù, che non mancavano di valore e che L. ha consultati prima di redigere il proprio lavoro.
L. ha attinto, almeno mediatamente, nel tesoro dei ricordi di Maria (Lc. 2, 19.51). Ha avuto la possibilità di ricevere indicazioni preziose provenienti da ambienti giovannoi (ibid. 9, 54), da Pietro (ibid. 22, 8), da Cleophas (ibid. 24, 18), dal diacono Filippo (Act. 21, 8), particolarmente al corrente di quanto riguardava la Samaria (Act. 8, 5-8; Lc. 9, 52-56; 17, 11-19). Le pie donne (Lc. 8, 2-3, 23, 55), Marta e Mario (ibid. 10, 38) hanno potuto informarlo di episodi che specialmente le riguardavano. Manahen, l'amico d'infanzia di Erode (Act. 13, 1), gli ha forse riferito la comparsa di Gesù davanti al terrarca (Lc. 23, 7-12).
La composizione del terzo Vangelo è molto caratteristica. Il lavoro comporta un prologo ( mathrm{r}, mathrm{r}-4 ), il Vangelo dell'infanzia (1, 5-2, 52), poi la vita pubblica di Gesù nell'inquadramento in quattro parti, tradizionale della catechesi orale: ministero del Precursore ( 3,1-4,13 ), attività di Gesù in Galilea (4,14-9,50), la salita a Gerusalemme (9,51-19, 27), la fine a Gerusalemme (19, 26-24, 53).
Il Vangelo dell'infanzia ha per scopo di stabilire l'origine celeste del Salvatore. Questo racconto, il cui sapore è assai aramaico e del quale è da rilevarsi la profondità religiosa, è costruito sotto forma di un doppio parallelo fra Giovanni Battista e Gesù : il primo è costituito dalle due Annunciazioni (1, 5-25 e 26-38), seguite dal racconto della Visitazione (39-56); il secondo confronta le due natività e riassume l'infanzia di Giovanni, nel deserto, e di Gesù, a Nazareth ( 1,57 -80 e 2, 1-52). Pur essendo d'accordo sui punti essenziali, le relazioni di L. e di Matteo non concordano quasi mai per la scelta degli episodi. Le prospettive dei due Evangelisti sono difatti molto differenti : Matteo concentra la sua relazione intorno ad oracoli del Vecchio Testamento, la realizzazione dei quali, nell'infanzia del Salvatore, stabilisce la sua messianità e la sua divinità. L. mette in evidenza la Vergine Maria, Matteo pone Giuseppe in una luce viva.
Per il racconto della vita pubblica, L. procede cosi : ha inserito le sezioni che gli sono particolari o che gli provengono da altre fonti d'informazione, prima o dopo le sezioni marciane o fra queste. Se fa aggiunte a Marco, non prende tutto Marco, del quale omette passi interi che non rispondono al suo scopo (p. es., Mr. 6, 45-8,26).
Il ministero galilaico è presentato cosi : fino alla scelta dei Dodici ( 4,14-6,11 ), Gesù predica nelle sinagoghe o in mezzo a folle simpatizzanti ma già i ferisei prendono posizione di avversari. Fra la scelta dei Dodici e la loro prima missione ( 6,12-8,56 ), la predicazione di Gesù ed i suoi miracoli provocano l'entusiasmo popolare. A partire dalla prima missione dei Dodici, si è all'apogeo del ministero galileico ( 9,1-50 ) : moltiplicazione dei pani, confessione di Pietro, trasfigurazione. Questa sezione contiene pochi discorsi. Comporta un gran numero di formule volontariamente approssimative, imprecise e vaghe ( 5,12 , 17; 9, 28). La prospettiva geografica è convenzionale, in quanto l'autore è preoccupato di eliminare successivamente dal suo racconto le città galilaiche di cui l'azione gli pare abbastanza precisata, e non esita di fronte a trasposizioni, raggruppamenti di avvenimenti, o al silenzio sulla localizzazione se lo giudica necessario. In tal modo passano sotto gli occhi del lettore Nazareth (4, 16-30), Cafarnao (4, 31-7, 10) e Naim (7, 11-18).
Dopo questa fase in Galilea, L. descrive la salita di Gesù verso Gerusalemme, in una lunga sezione dove si possono ritrovare gli indizi di tre viaggi successivi verso la Città santa (Le. 9, 51-13, 21; 13, 22-17, 10; 17, 1119, 46). Ma rimane molto discreto sulla topografia e la cronologia, di cui non bisognerebbe aumentare qui l'importanza. L., che ritrova Marco solo al cap. 18, 15, ha riunito in questa sezione, che gli è particolare, il
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nucleo principale dell'insegnamento dottrinale di Gesù. I discorsi sono dunque abbondantissimi, le parabole notevoli : il buon samaritano, il figliol prodigo, il ricco perverso, il farisco e il pubblicano, ecc. L'azione è ridotta al minimo, come il quadro esteriore. Ma mettendo tutto questo complesso "sotto il segno di Gerusalemme" e nel contesto di una salita verso la Passione, L. dava un dinamismo acuto a questa sezione del suo Vangelo.
A Gerusalem-
me, L. segue Marco molto da vicino fino alla celebrazione della Cena. Riprende allora maggior originalità. E l'unico che parli del sudore di sangue nel giardino dell'agonia (Lc. 22, 43-44), e dei pellegrini di Emmaus (ibid. 24, 13-35). Non dice nulla circa le apparizioni in Galilea. Questo proviene dallo svolgimento generale della sua narrazione, che è tutta rivolta verso Gerusalemme: il terzo Vangelo va dalla Galilea, attraverso la Samaria, a Gerusalemme; gli Atti mostreranno gli Apostoli che partono da Gerusalemme per evangelizzare la Samaria, poi l'insieme dell' universo.
La storia di Gesù è dunque stata riferita in una forma letteraria. Il

(Isst. 2ndertgen)
Luca, Evangelista, santo - S. L. in atto di ritrarre la Vergine. Affresco del Pinturicchio - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.
Luca, Evangelista, santo - S. L. in atto di ritrarre la Vergine. Affresco del
Pinturicchio - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.
L. scrive in un greco non omogeneo: quasi classico nel prologo, pieno di aramaismi nel Vangelo dell'infanzia, più conforme al greco ellenistico ed allo stile dei Settanta nel corpo del Vangelo, ma non senza un certo numero di espressioni provenienti dal greco classico. L'opera è di un gusto perfetto e rivela nel suo autore una grande delicatezza d'animo.
La Commissione biblica, nella sua risposta del 26 giugno 1912, ha fornito alcune precisazioni sull' autenticità del Vangelo dell'infanzia e del passo sul sudore di sangue (n.3), sulla composizione del Vangelo di L. dopo quello di Matteo e di Marco (n. 5), sulla data di composizione: prima della rovina di Gerusalemme (n. 6), prima degli Atti e dunque avanti la fine della prigionia paolina di cui parlano Act. 28, 30-31 (n. 7), sulle origini (n. 8) e sul valore storico (n. 9; cf. Enchiridion Biblicum, Roma 1927, nn. 410-16).
Bitti.: I commenti cattolici migliori sono quelli di F. Schanz (Tubinga 1882); J. Knabenbauer (Parigi 1896); F. C. Ceulemans (Malines 1899); V. Rose (Parigi 1904); Th. Innitzer (Graz 1912); M.-J. Lagrange ( 3² ed., Parigi 1927); A. Valenzin-J. Huby (ivi 1927); C. Lavergne (ivi 1932); L. Soubigou (ivi 1933); L. Metchal (ivi 1935); E. Oaty (ivi 1948). Tra i non cattolici: F. Godet (Parigi 1888); B. Weiss (Gottinga 1901); A. Harnack (Lipria 1906); J. Weiss (Gottinga 1907); Th. Zahn (Lipzia 1913); A. Plummer ( 4² ed., Edimburgo 1913); E. Klostermann (Tubinga 1929). Studi: E. Mangenot, St Luc. in DB, iv, coll. 376-402; F. Venard, St Luc, in DThG, IX, coll. 971-1000.
Luigi Soubigou
Iconografia. - Si usa raffigurarlo di aspetto maturo, quasi anziano, con Vangelo nella mano; di solito accanto a lui è un toro alato, suo simbolo. Ritenuto sin dal vi sec. pittore dell'immagine della Madonna, s. L. si vede talvolta rappresentato con un ritratto della Vergine nelle mani. Qualche volta è anche raffigurato in atto di dipingere la Madonna, che gli appare con il Bambino Gesù in braccio. Così lo presenta una pala attribuita a Giovanni van Eyck della Pinacoteca di Monaco in Baviera, le copie o repliche della quale si trovano nei Musei di Vienna, di Norimberga e nell'Eremitaggio di Pietroburgo. La stessa scena si vede anche in un quadro attribuito tradizionalmente a Raffaello nell'Accademia di S. L. a Roms. Giorgio Vasari lo dipinse pure nella Cappella della confratrernita di s. L. presso il chiostro della S.ma Annunziata a Firenze.
La più antica raffigurazio