gli interessi individuali che giunsero fino all'esasperazione, e dai particolarismi regionali: l'Ovdinatio dell'817 aveva associato al trono Lotario, primogenito dell'Imperatore, e assegnato la Aquitania e la Germania ai due cadetti Pipino e Luigi. Per compiacere alla seconda moglie Giuditta, sposata nell'819, l'Imperatore fece una quarta parte per il figlio avuto da lei, Carlo (detto poi il Calvo), nei territori già assegnati agli altri figli (829) : costoro, con l'aiuto di Wala ch'era stato allontanato dalla
corte per favorire Bernardo di Settimania, complottarono contro il padre. Lotario per un istante gli strappò persino il potere (830). Ma L. riuscì ad allontanarlo, e, in una terza spartizione, tolse a Pipino l'Aquitania per darla a Carlo. I figli di L. si sollevarono una seconda volta contro il padre e le forze delle due parti si scontrarono in Italia. Abbandonato dai suoi soldati a Retfeld (il «campo della menzogna»), presso Colmar, il 24 giugno 833, L. fu fatto prigioniero dai suoi propri figli, nonostante gli sforzi di mediazione del papa Gregorio IV.
Nell'abbazia di S. Medardo a Soissons, davanti a una dieta presieduta da Lotario, l'Imperatore fu accusato di aver turbato la pace e violati i giuramenti; costretto a una confessione pubblica, dovette spogliarsi degli abiti e delle insegne reali, rivestire il costume dei penitenti e fu rinchiuso in un carcere (i ott. 833). L'eccesso di questa umiliazione modificò i sentimenti dei figli Luigi e Pipino verso il padre; lo ristabilirono sul trono e l'aiutarono a respingere in Italia Lotario, di cui non vedevano di buon occhio la preminenza.
Nuovamente incoronato nell'835, L. regnò fino alla sua morte, avvenuta nell'839. Se da una parte ebbe da provare ancora l'ostilità del figlio Luigi il Germanico, dall'altra si riconciliò con Lotario e, dopo la morte di Pipino, nell'839 poté procedere a un'ultima spartizione. Luigi, sempre in rivolta, non ebbe niente oltre quanto aveva prima ricevuto; Lotario, fatto imperatore, divise con Carlo il resto dell'Impero, seguendo una linea di demarcazione costituita dalla Mosa, dalla Saona e dal Rodano. Soluzione fragile, poiché alle rivalità dei principi s'aggiungevano ora le tendenze all'autonomia dell'Italia, dell'Aquitania e della Catalogna, e alla frontiera le incessanti incursioni dei Saraceni e dei Normanni.
BibL.: A. Kleineluets, L'Empire carolingion, ses origines et ses transformations, Parigi 1002; E. Lavisse, Histoire de France, II, parte 1*, ivi 1903; F. Lot-L. Halphen, Le vigne de Charles le Chauve, I, ivi 1900, pp. 1-10; F. Lot - F. L. Ganshof, Les destinées de l'Empire en Occident, 2* ed., ivi 1941: Fliche-Martin-

(1st. Enc. Catt.)
LUDOVICO II. PIO, RE DEI FRANCHI, IMPERATORE - T'avola genealogica dei Carolingi che hanno concesso privilegi all'abbazia di S. Gallo, posta in appendice alla Vita di Carlomagno, scritta da Eginardo - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 339 f. 7°.
## Page 988
Frutaz. VI, nn. 219-90; G. Calmette, L'effondrement d'un Empire et la naissance d'une Europe, Parigi 1941; L. Halphen, Charlemagne et l'Empire carolingien, ivi 1947 (con bibl.): H. Fichtenau, Das Karolingische Imperium. Soziale und geistige Problematik jenes Grossreiches, Zurigo 1949; L. Halphen, A traxers l'histoire du moyen âge, Parigi 1950, pp. 58-74.
Dircrro - Sotto Carlomagno vi era stata una compenetrazione dei poteri civili e religiosi con prevalenza del potere civile su quello religioso. Sotto L. la situazione si capovolge: è la Chiesa che cerca di avere la supremazia e mettere al suo servizio l'autorità dello Stato. L. cooperò a questa azione col promuovere il progresso religioso e morale della cristianità con una riforma generale che doveva reprimere degli abusi che da lungo tempo esistevano nella Chiesa. La sua attività legislativa viene conservata in capitolari che comprendono materia religiosa e civile; restano anche alcuni capitolari Missarum e un capitolare per il monastero di S. Croce del Poitou fondato dalla b. Radegonda. Due sono stati trasmessi sotto il nome di Capitula, poiché uno contiene canoni desunti dai vari concili e l'altro frammenti tratti dalla legislazione romana. Alcuni di questi capitolari riguardano anche l'Italia. Ne la legislazione di L. si propugnano queste principali riforme: l'amministrazione dei beni ecclesiastici d'ora innanzi spetta unicamente alla Chiesa; i vescovi siano eletti liberamente; i monasteri sono autorizzati a scegliersi degli abati regolari, cessando almeno provvisoriamente il regime della commenda; gli abati sono obbligati solo a quelle prestazioni militari che sono sanzionate nelle leggi. Anche nel campo morale vengono promosse varie riforme, specialmente riguardo alla castità dei vescovi e al ratto delle vergini (cf. Cap. I, pp. 275-85). Il medesimo spirito, che si manifesta talvolta anche con le stesse parole, si ha nell' Admonitio ad omnes regni ordines (ibid., pp. 303-307).
Bibl.: A. Seelinger, Die Kapitularien der Karolinger, Monaco 1893; A. M. Koeniger, Beiträge zu den frönhischen Kapitularien und Szvoden, in Archiv f. hathal. Kirchenrecht, 87 (1907), pp. 393-406; E. Besta, Storia del diritto italiano, I, Milano 1923, pp. 229-47.
Giuseppe Damisio
LUDOVICO II, re d'Italia, IMPERATORE ROMANO. - Figlio di Lotario I imperatore, n. verso l'820, m. presso Brescia il 12 ag. 875 . Nell'844 il padre lo inviò in Italia, assistito dal prozio Drogone vescovo di Metz, con il titolo di re dei Longobardi : aveva l'incarico di riaffermare l'autorità imperiale, specialmente in Roma, in confronto dei papi e dell'aristocrazia locale, e di provvedere alla difesa della penisola contro il persistente pericolo delle invasioni arabe. Dopo aver fatto atto di autorità a Pavia, proseguì per Roma : ivi impose al papa Stefano IV ed al popolo romano il giuramento di fedeltà all'imperatore; dal Papa fu consacrato ed incoronato re d'Italia. In questa occasione gli fece omaggio il principe di Salerno, Siconolfo. Andò allora a stabilirsi nella capitale italica Pavia, ma l'aggressarsi del pericolo arabo lo costrinse a ritornare in Francia per provvedere ad armamenti importanti.
La spedizione organizzata negli anni seguenti riusci a respingere i Saraceni minaccianti Benevento; però Bari e Taranto rimasero saldamente nelle mani del nemico. Lo stesso papa Leone IV nell'anno 849 prese parte ad una spedizione per cacciare i Saraceni da Ostia. L. riusci a sistemare i due principati di Salerno e di Benevento per servirsene come baluardi. Ritornato a Roma nella primavera dell' 850 , L. fu per disposizione paterna incoronato imperatore da Leone IV, e governò negli anni seguenti l'Italia come collega del padre, ma in proprio nome. Assemblee di vescovi e di conti gli diedero modo di esaminare le condizioni del Regno, provvedendo ai bisogni dell'amministrazione; il matrimonio con una patrizia italiana, Ermengarda, lo inserì meglio nella vita del paese. Secondo le disposizioni di Lotario, attese con continuità a sorvegliare la Curia papale, controllando le elezioni di Benedetto III e di Niccolò I. Dopo la morte del padre, nell'855, rimase solo imperatore, ma non riusci
dai fratelli ad ottenere una equa distribuzione dei domini, né ad imporre loro la sua autorità. Solo Lotario II gli cedette nell'859 i vescovati di Ginevra, Losanna, Sion per averne aiuto nella sua vertenza matrimoniale con il Papa; morto nell'862 l'altro fratello, Carlo, partecipò alla spartizione dei domini, occupando Arles, Emburn, Grenoble. Nella questione matrimoniale del fratello Lotario, L. cercò prima di costringere il papa Niccolò I, anche con la violenza, a secondare le pretese di Lotario per la separazione dalla consorte legittima, ma poi si riconcilio con il Papa e si accontentò di tentare un accordo pacifico. La minaccia saracena lo costrinse ad una nuova grande spedizione in Puglia nell' 866 ed allora si studiò di procurarsi l'alleanza dell'Imperatore bizantino, ma le trattative per un accordo matrimoniale fallirono. Nell'85 L. riusci a strappare Bari agli Arabi, poi un'insurrezione a Benevento lo immobilizzò; fatto prigioniero, riebbe la libertà a condizione di non più tornarvi. Egli si fece sciogliere dal Papa dal giuramento imposto e nell'872 nuovamente si fece incoronare in Roma.
Bibl.: A. Kleinclausz, L'Empire carolingien, ses origines et ses transformations, Parigi 1902; I. Gay, L'Italie meridionale et l'Empire byzantin, ivi 1904, pp. 60-108 e passim; L. M. Hartmann, Geschichte Italiens im Mittelalier, III, Gotha 1911, pp. 231-301; L. Halphen, Chorlomagne et l'Empire carolingien, Parigi 1947. Francesco Cognasso
LUDOVICO III, re di Provenza, IMPERATORE ROMANO. - N. nell'882, m. il 5 luglio 928. Apparteneva alla famiglia carolingia, essendo figlio di Ermengarda, figlia dell'imperatore Ludovico II e moglie di Bosone, conte di Vienna, che nell'879 fu fatto re di Provenza. Morto Bosone (887), la Provenza fu occupata da Carlo il Grosso, mentre Ermengarda fuggiva in Borgogna con il figlio L.
Nell'889 L. venne riconosciuto in Provenza come re. Quando nell'899 Berengario I fu sconfitto dagli Ungari, alcuni grandi italiani invitarono L., ed a Pavia il 12 ott. 900 lo riconobbere re; nel go: fu incoronato imperatore a Roma da Benedetto IV. Durante il ritorno fu minacciato da Berengario I, che aveva ricostituito le sue forze, e si impegnò a partire dall'Italia, non ritornandovi più. In realtà vi ricomparve nel 905 c . riuniti i suoi partigiani, riusci ad occupare Pavia e Verona, dove però venne catturato da Berengario, che lo lasciò libero dopo averlo fatto accecare (21 luglio 905). L. ritornò in Provenza, dove continuò a regnare sino alla morte ( 5 luglio 928 ).
Bibl.: R. Poupardin, Le royaume de Provence sous les Carolingiens, Parigi 1901, pp. 93-95, 114, 118, 124-29 e passim (r. indice); G. de Manteyer, La Provence du premier an doucième siècle, ivi 1908, pp. 99-101; G. Schioparclli, I deplomi italiani di L. III e di Rodolfo II (Fonti per la storia d'Italia, 37), Roma 1910; G. Fasoli, I re d'Italia, Firenze 1949, pp. 61-70.
Francesco Cognasso
LUDOVICO IV di Baviera, IMPERATORE. - Alla morte di Arrigo VII (24 ag. 1313) gli elettori dell'Impero si divisero tra L. di Baviera nipote per parte della madre di Rodolfo I d'Asburgo e Federico il Bello duca d'Austria figlio di Alberto I pure d'Asburgo. L. sconfisse l'avversario a Gammelsdorf ed il 25 nov. 1313 fu incoronato ad Aquisgrana, ma Federico si fece incoronare a Bonn. Allora la guerra riarse vivace e fu chiusa solo dalla battaglia di Mühldorf (28 sett. 1322) in cui Federico fu sconfitto e fatto prigioniero da L.
Del lungo conflitto trasse profitto il papa Giovanni XXII (1316-34) per affermare la supremazia pontificia sull'Impero: già nel 1317, a norma di una decretaio di Clemente V, dichiarò vacante il trono imperiale e ne affidò il vicariato al re di Napoli Roberto d'Angiò. Quando dopo Mühldorf L. di Baviera inviò in Italia un vicario imperiale per portare aiuto ai capi del partito ghibellino, Matteo Visconti e Cangrande della Scala, il Papa riafermò il diritto della S. Sede di decidere della validità della elezione imperiale ed intimò a L. di adire il giudizio papale sotto pena di scomunica. L. di Baviera, che era divenuto il protettore dei Francescani spirituali ribella-
## Page 989
tisi al Papa per le bolle circa la povertà del Cristo, nella protesta di Francoforte del 5 genn. 1324 accusò Giovanni XXII di cresia. Il Papa, dopo una proroga di due mesi, lanciò la scomunica contro L. (23 marzo 1324), e la confermò l'i i luglio 1324.
Le scomuniche papali miscro in agitazione i nemici di L., ma questi si accordò con il suo prigioniero Federico d'Austria (che però morì già nel 1326), e decise di scendere in Italia per assumere la corona imperiale. Egli subiva l'influsso di Marsilio da Padova che nell'opera famosa Defensor pacis aveva riaffermato l'indipendenza dell'Impero dalla S. Sede.
Dopo aver preso la corona di re d'Italia a Milano (31 maggio 1327) L. si recò a Roma accompagnato da un codazzo di novatori antipapali ( 7 genn. 1328). Per combattere il papato si affermò che l'Impero era di origine popolare, e l'i i genn. 1328 un'assemblea del popolo romano riunita sul Campidoglio conferì a L. la corona imperiale. Fu incoronato in S. Pietro il 17 genn. da vescovi ribelli al Papa. A nuove bolle di Giovanni XXII che lo dichiaravano decaduto dai suoi domini ( 3 apr. 1327) ed cretico ( 23 ott.), L. rispose convocando un'assemblea di luici ed ecclesiastici ( 14-18 apr. 1328 ) che depose Giovanni XXII e lo sostituì con Pietro Rainalducci di Corvara, frate minore, che prese il nome di Niccolò V. Questi fu consacrato ed incoronato il 22 maggio 1328. L. di Baviera cercò di aiutare il suo antipapa a crearsi una gerarchia fedele, ma con scarso esito. Già nell'ag. 1328 L. abbandonò Roma, seguito da Niccolò V: questi però rimase a Pisa mentre l'Imperatore risaliva in Germania. L'antipapa si affrettò ad abiurare i suoi errori e ad umiliarsi ai piedi di Giovanni XXII (1330).
Tornato in Germania, L. continuò la lotta con il Papa: questi aveva l'appoggio dei Re di Francia e di Napoli, mentre L. aveva l'aiuto del Re d'Inghilterra. La questione papale-imperiale venne infatti a legarsi con il grave conflitto anglo-francese.
Il papa Benedetto XII (1334-42), desideroso di una conciliazione, riprese le trattative con L., ma la corte francese intervenne per farle fallire. Nel 1338 gli elettori a Rense proclamarono che il consenso loro era titolo sufficente per l'elezione imperiale; L. poi si trovò a Coblenza a colloquio con Edoardo III d'Inghilterra e lo nominò vicario imperiale.
Nel 134 I L. venne finalmente ad un accordo con il Re di Francia e parve vicina la conciliazione con Avignone, ma il nuovo papa Clemente VI riprese la politica antiimperiale ed intimò a L. di abdicare entro tre mesi (1343). L. spaventato offrì di dimettersi e parlò di abdicare, ma le condizioni messe dal Papa furono respinte dagli elettori. Clemente VI tuttavia riusci a creare in Germania un movimento contro L. e a favore di Carlo re di Boemia; nel 1346 L. fu dichiarato dal Papa decaduto e quattro elettori clessero Carlo di Boemia incoronato a Bonn.
Si profilava una guerra civile quando L. morì improvvisamente durante una caccia, l'i i ott. 1347.
Biol.: C. Müller Die Kampf Ludwigs des Baiern mit der römischen Curie, 2 voll. Tubinga 1870-80 (fondamentale). Un riassunto con indicazione bibliografica in G. Mollat, Les Papes d'Auignon, Parigi 1912; 9* ed. ivi 1930. Francesco Cagnasso
LUDOVICO Sforza detto il Moro, duca di Milano: v. sforza, famiglia.
LUDOVICO di Tolosa (Ludovico d'Angiò), santo. - Figlio secondogenito di Carlo II re di Napoli, fratello di Roberto d'Angiò e pronipote di s. Luigi IX re di Francia, n. a Nocera dei Pagani (o a Brignoles in Provenza?) nel 1274, m. a Brignoles il 19 ag. 1297. A quattordici anni fu mandato a Barcellona come ostaggio per la liberazione del padre, fatto prigioniero da Pietro d'Aragona. Rimase in Catalogna fino al 1294. Durante la prigionia, Celestino V lo promuoveva all'arcivescovato di Lione ( 7 ott. 1294), ma senza effetto.

LUDOVICO DI TOLOSA, santo - S. L. di Tolosa incorona re Roberto d'Angio. Dipinto di Simone Martini (1317) - Napoli, Pinacoteca.
Durante una infermità, fece voto di entrare tra i Francescani presso i quali aveva completata la sua formazione anche scientifica. In conseguenza rinunciò in favore del fratello Roberto ai diritti di successione sul Regno di Napoli. Ordinato sacerdote nell'estate del 1296, nella notte di Natale dello stesso anno effettuava il suo voto; ricevette dal generale Giovanni de Murro l'abito francescano ed emise i voti nelle sue mani, senza compiere il noviziato, con il consenso di papa Bonifacio VIII che già gli aveva proposto la sede vescovile di Tolosa e lo consacrava il 30 dic. successivo. Nel febbr. del 1297 partiva da Roma alla volta della sua sede, andando però prima a Parigi ove s'incontrò con Filippo IV il Bello. Giunse a Tolosa alla fine d'apr. o ai primi di maggio. Nel breve suo episcopato rifiutae soprattutto la sua carità. Partito per visitare, in Catalogna, la regina Bianca, sua sorella, di ritorno si fermò in Provenza ove stava il padre Carlo II ed ivi, a Brignoles, il 19 ag. dello stesso anno moriva di tisi, a soli 23 anni di età. Il corpo, secondo il suo testamento, fu trasportato nella chiesa francescana di Marsiglia e nel 1423 trasferito da Alfonso di Aragona nella cattedrale di Valenza. Nel 1307 s'iniziava il processo, che Giovanni XXII conchiudeva il 7 apr. 1317 con la canonizzazione. Festa il 19 ag. Sembra che abbia scritto alcuni sermoni e un trattato sulla musica.
Biol.: Fra le Vite antiche importante quella del contemporaneo e confidente Joh. de Orta, in Anal. Boll., 9 (1890), pp. 281 241; Acta SS. Augusti, III, Parigi 1867, pp. 775-882; B. Kleinschmidt, St. Ludwig v. Toulouse in der Kunst, in Archivum Franete. Historicum, 2 (1909), pp. 197-215; M. R. Tsynber, St. Louis of Toulouse and the process of canonisation in the XIVth century, Manchester 1929; C. Vielle, St Louis d'Aigou, Vanves 1930; A. Heysse, De vita s. Ludovici ep. Talassoni contenta in codd. Paris. Nat. lat. 5376 et Ottob. lat. 1316, ibid., 40 (1947), pp. 118-42. Processo canonizot. et legendae variar, in Anal. Franciec., VII, Quaracchi 1951.
Alberto Ghinato
LUDOVICO da Vicenza. - Predicatore francescano, della nobile famiglia Volpe, n. a Vicenza nei primi decenni del sec. xv, m. il 21 apr. del 1507 ca.
Appartenne all'Osservanza e fu discepolo di s. Bernardino da Siena; nel 1455 da Callisto III fu costituito
## Page 990
predicatore apostolico per la Crociata contro i Turchi, nel 146I fu vicario generale dell'Osservanza. Per incarico del Capitolo tenuto a Ferrara nel 1481 scrisse una biografia ufficiale di s. Bernardino, ridotta nel Capitolo del 1484 a lezioni liturgiche per il Breviario francescano: è la prima delle Vite di s. Bernardino in Acta SS. Maii, V, Anversa 1685, pp. 262-72.
BibL.: Acta SS. Aprilis, II, Parigi 1865, p. 838; Wadding, Annales, XII, p. 335; XIII, p. 220 sgg.; XIV, p. 6 sgg.; A. Berengo-Morte, S. Bernardino da Siena nelle Venezie, Verona 1944, p. 3 sgg.
Alberto Ghinato
LUDOVICO BERTRÁn, santo: v. luigi berTRÁn, santo.
LUDOVICO FRANCESCO d'ARGENTAN. Scrittore ascetico cappuccino della provincia di Normandia, n. ad Argentan il 26 apr. 1615 , m. a Rouen l'8 luglio 1680. Fu lettore di filosofia (1641), ministro provinciale ( 1665-68,1678-80 ), commissario generale nelle regioni belghe conquistate da Luigi XIV (1674-75), predicatore instancabile.
Dal manoscritti del compagno di spirito J. Ber-nières-Louvigny (v.) compose Le chrestien intérieur (Rouen 1660; molte edizioni e versioni; vers. it. Venezia 1661) in cui tratta della vita d'unione con Dio; più tardi uscì il II vol., sulla vita purgativa e illuminativa (Rouen 1676).
Il primo, prestandosi a interpretazioni quietiste, fu proscritto ( 26 luglio 1689); comparvero tuttavia altre edizioni (quella purgata [Pamiers 1781] rifonde in uno i due volumi); la versione italiana fu ristampata con l'approvazione ecclesiastica (Torino 1899). Fu pure messa all'Indice ( 7 luglio 1728) l'edizione italiana (Genova 1670 ecc.) di Les exercices du chrestien intérieur (Parigi 1664 ecc.).
Senza incidenti, invece, si diffusero in continue edizioni, traduzioni, rimaneggiamenti, riduzioni, le Conférences théologiques et spirituelles du chrestien intérieur sur les grandeurs de Dieu (Parigi 1674; trad. it. Parma 1683); Conférences... sur les grandeurs de Jésus Christ HommeDieu (ivi 1676; trad. it. Vercelli 1778); a questo seguirono, per le insistenze dell'amico ed ammiratore s. Giovanni Eudes, le Conférences... sur les grandeurs de la très sainte Vierge Marie, Mère de Dieu (Rouen 1680; trad. it. Vercelli 1778); con una esposizione teologica, apologetica ed ascetica illustrante in modo piano e fervido le verità delle fede a nutrimento della vita spirituale e contemplativa.
BibL.: Edouard d'Alençon, Louis F. d'A., in DThC, IX, col. 961 sgg.; id., S. Jeanner Eudes et p. Ludovicus Franciscus Argentoniensis, in Analecta Ord. Min. Capuccinorum, 41 (1923), pp. 247-49; P. Lefèvre, L'oeuvre du p. L. F. d'A., in Etudes franche., 49 (1937), pp. 675-93; id., La doctrine du p. L. F. d'A., ibid., 50 (1938), pp. 194-219; 51 (1939), pp. 113-32, 243-66; R. Neurtevent, L'oeuvre spirituelle de Jean de Bernères, Parigi 1938, passim; Melchior a Polibelura, Historia generalis Ord. Min. Capuccinorum, parte 2², I, Roma 1948, pp. 253-54, 265-66. Barino da Milano
LUDOVISI, Ludovico. - Cardinale, n. il 27 ott. 1595 a Bologna, ivi m. il 18 nov. 1632. Educato a Roma nel Collegio Germanico dei Gesuiti, ritornò nel 1612 a Bologna, dove lo zio card. Alessandro L. era andato come arcivescovo, per frequentare gli studi giuridici presso quella università, e n'uscì addottorato nel 1615. Dallo zio, divenuto papa con il nome di Gregorio XV (1621-23), fu fatto cardinale e poco dopo anche arcivescovo di Bologna (1621).
Investito d'un notevolissimo numero di "benefizi ecclesiastici e arricchì in modo favoloso la sua famiglia; acquistò e costruì splendide ville (a Frascati e a Roma), per il cui abbellimento impegnò l'opera dei migliori artisti del tempo. Fu amante della letteratura e dell'arte. Fu di grande aiuto allo zio nell'elaborazione del nuovo regolamento per l'elezione del papa da farsi a scrutinio segreto e con voto scritto, nell'istituzione della Congregazione di Propaganda Fide, e in tutti gli affari di governo. Ma se immense furono le ricchezze del L., come era di tutti i cardinali nepoti del tempo, immensa fu pure la sua carità. Provvide generosamente ai poveri, agli ospe-
dali, ai conventi e a tutte le opere di beneficenza esistenti in Roma, dove eresse la chiesa di S. Ignazio, spendendovi 200.000 studi; altre numerose fece costruire a sue spese dentro e fuori Roma. Molero di podogra, lasciò Roma il 27 marzo 1632 per raggiungere Bologna su ordine di Urbano VIII, e là fu colto dalla morte.
BibL.: Pastor, XIII, pp. 43-53, 1009-14 e passim, e la bibl. ivi citata. Gennaro Auletta
LUDWIG-MISIONSVEREIN. - L'« Associazione missionaria del re Lodovico s fu fondata nel 1838 dal re Lodovico I di Baviera, e nel 1839 si uní all'Opera della Propagazione della Fede lionese, da cui si rese indipendente nel 1844 con proprio statuto e consiglio e con il diritto di mandare il denaro alle missioni.
Dal 1848 ebbe un'edizione propria degli Annali della Propagazione della Fede. Si occupò in modo speciale della diaspora nella Germania e degli emigrati tedeschi dell'America del nord. Nel 1923 fu incorporata come ramo bavarese alla Pontificia opera della Propagazione della fede, ritenendo però il suo nome. Dal 1918 pubblica la rivista Die Weltmission der hetholischen Kirche.
BibL.: Th. Roemer, The L.-M. and the church in the United States 1838-1918, Washington 1933; W. Mathbser, Der L.-M. in der Zeit König Ludwigs I. von Bayern, Monaco 1939. Giovanni Rommerskirchen
LUDWIGSLIED ("Canzone di Ludovico»). E un canto laudativo in gloria del re Ludovico III di Franconia, nipote di Carlo il Calvo, composto in dialetto franco-renano verso la fine del sec. ix e certamente, come si rileva dal contesto, prima della morte del Re, avvenuta nell'882; esso rappresenta, si può dire, l'unico monumento poetico di contenuto storico in antico alto tedesco. L'avvenimento che diede occasione al canto è quella stessa battaglia di Saucourt in Picardia (3 ag. 881) vinta dal diciassettenne sovrano sopra i Normanni, la quale si sviluppò in Francia a leggenda eroica, dando materia al poema di Germond e Jsembart.
Il breve componimento, conservatosi in un unico manoscritto, originario dell'abbazia di St Amand nella Francia settentrionale, scoperto una prima volta dal Mabillon nel 1696, perdutosi in seguito, riscoperto nel 1837 da Hoffmann von Fallersleben, ed ora nella Biblioteca civica di Valenciennes, consta di 27 strofe impari, di due o tre versi, composti di due emiatichi legati fra loro, sull'esempio di Otfrido, dalla rima o dalla semplice assonanza. Esso presenta, in una cornice essenzialmente mistica, Ludovico ancora fanciullo, rimasto orfano del padre, e della cui educazione prende cura Dio stesso, che poi ne tenta la virtù provocando l'invasione dei Normanni, lo chiama alla difesa del suo prediletto popolo dei Franchi, lo assiste nella battaglia e lo guida alla vittoria. Il canto, il cui autore è lecito supporre sia stato un ecclesiastico, è caldo di sentimento religioso e fremente di orgoglio nazionale, ha un'andatura serrata, un'espressione vigorosa e densa, e atteggia a volte la robusta semplicità dell'epica popolare.
J. G. Herder ne compose una versione quasi letterale in tedesco moderno, inserendola nel libro V delle sue Stimmen der Völker in Liedern (Lipsia 1778-79).
BibL.: H. Naumann, Das L. und die verwandten lateinischen Gedichte, Halle 1932; P. Lefranca, Rhytmus Teutonicus on L. f. Parigi 1945.
Bruno Vignola
LUEGER, Karl. - Uomo politico austriaco, n. il 24 ott. 1844 a Vienna, m. ivi il 10 marzo 1910. Figlio di un bidello del Politecnico, si laureò in legge nel 1866, ed esercitò l'avvocatura. Affacciandosi alla vita pubblica, trovò Vienna e l'Austria in mano di speculatori e di affariati, in massima parte ebrei. Sentì pertanto vivissima avversione verso questo
## Page 991

(fot. Bildarchiv d. ddot{θ}. Nationalbibliothek)
Lueger, Karl - Ritalto.
giogo imposto agli Austriaci ed ai Viennesi e divenne antisemita convinto.
Sotto il comune denominatore dell'antisemitismo si trovarono uniti individui di varia tendenza: cattolici preoccupati della diffusione dell'anticlericalismo e della campagna contro la loro fede, sostenuta dai liberali finanziati dal capitolismo semita; nacionalisti che erano contrari all'ingerenza di altre razze negli affari interni dell'Austria e che consideravano la politica austriaca una questione di esclusiva pertinenza dell'elemento tedesco; appartamenti alla piccola borghesia, artigiani e contadini, i quali correvano il rischio di venire stritolati economicamente dall'apparato affariota. Per combattere il predominio semita ed i partiti da esso dipendenti si costitul l'unione cristiano-sociale del barone di Vogelsang, di cui fece parte pure il L. Eletto consigliere comunale la prima volta nel 1873, il L. eliminò progressivamente dalla vita pubblica della capitale austriaca i liberali e l'influenza semita, finché nel 1897 divenne borgomastro, carica che ricoprì poi fino alla morte. Giunto al potere, sua prima preoccupazione fu quella di sottrarre decisamente l'amministrazione comunale a qualsiasi forma di speculazione. Iniziò pertanto un deciso programma di municipalizzazione dei pubblici servizi, che fece di Vienna una delle capitali meglio amministrate e socialmente più evolute dell'età sua.
Bibl.: F. Stauracz, Dr. K. L., zehn Jahre Bürgermeister, Vienna-Lipsia 1907; S. Jacini, Carlo L. e il movimento cristianossociale in Austria, in Rassegna nazionale, 174 (1910), pp. 170-87;
P. C. Rinaudo. Una capitale cristiano-sociale, in Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, 23 (1910), pp. 223 239: A. E. Frauenfeld, Dr. K. L., in Zeitschrift für Politik, 28 (1938), pp. 77-86; F. Schönsteiner - F. Odehnd, s. v. in Staatlca., III, voll. 1020-64. Silvio Furlani
LUGANO, diOCESI di. - Governata da un amministratore apostolico con carattere vescovile. L'evangelizzazione di queste terre poste tra il S. Gottardo e le regioni del Lago Maggiore, di L. e di Como, è dovuta a vari missionari; l'opera si distingue presumibilmente in due periodi: i) quello milanesecomasco, che va dal sec. Iv al sec. vi; 2) il periodo reto-merovingio, che va dalla metà del sec. vi al sec. viII, per opera dei monaci irlandesi che fanno capo a s. Colombano (m. nel 615) e a s. Gallo (m. nel 645).
Fino al 1° sett. 1884 la parte nord dell'attuale territorio diocesano, con la pieve della Capriasca e Brissago, apparteneva alla diocesi di Milano (l'appartenenza delle valli dette ambrosiane risalirebbe alle donazioni di Attone, vescovo di Vercelli, del 945-48, la cui autenticità è assai dubbia almeno per le prime; cf. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, Torino 1899, pp. 452-53; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, VI, II, Berlino 1914, p. 12), mentre la parte meridionale, meno la pieve della Capriasca e Brissago, si trovava sotto la giurisdizione del vescovo di Como.
L'attuale diocesi, nominalmente unita a quella di Basilea, venne costituita da Leone XIII con bolla Ad Universam del 7 sett. 1883 (Leonis XIII P. M. Acta, VIII, Roma 1889, pp. 301-25). Il primo amministratore apostolico fu mons. E. Lachat (m. il 1° nov. 1886). Fu però sotto il suo successore mons. V. Molo (m. il 15 marzo 1904) che la questione diocesana ticinese venne definitivamente regolata con la Convenzione del 16 marzo 1888 tra la S. Sede ed il Consiglio federale svizzero. La Convenzione non parla esplicitamente di diocesi, ma la designa con la locuzione di erezione della chiesa di S. Lorenzo di L. in cattedrale «riunita canonicamente e a uguaglianza di diritti alla Chiesa di Basilea, il cui Ordinario porterà d'ora innanzi il titolo di vescovo di Basilea e di L. s. Fu evitato il termine di diocesi per riguardo agli ambienti, che fino allora si erano opposti alla creazione di una diocesi autonoma per il Ticino. Principali artefici di questa creazione furono, da parte della S. Sede, mons. D. Ferrata, futuro cardinale (m. nel 1914), e, da parte del governo ticinese, l'on. Martino Pedrazzini. La diocesi dipende direttamente dalla S. Sede, ha la sua cattedrale in Lugano con Capitolo, e propri seminari. Il vescovo-amministratore è liberamente scelta dalla S. Sede "d'intesa col vescovo diocesano" tra il clero ticinese.

(per curissia di don A. Cvdeykrego)
Lugano, diocesi di - Facciata delle cattedrale di S. Lorenzo (sec. xvi) - Lugano.
## Page 992

(per cortesia del parroco di S. Vitale) Lugano, diocesi di - Interno del battistero di Riva S. Vitale (sec. v).
La diocesi ha due riti : il romano, per il territorio già soggetto al vescovo di Como, e l'ambrosiano, per le parrocchie già di giurisdizione dell'arcivescovo di Milano.
Tra i ticinesi si distinsero per santità i beati : Manfredo Settala, sacerdote ed eremita (m. nel 1217); Pietro Berno d'Ascona, gesuita martire (1583); il b. Contardo Ferrini, laico e docente universitario (m. nel 1902); la ven. Francesca Vacchini d'Ascona, vergine (m. nel 1609); e Niccolò Rusca da Bedano, primo parroco di Sessa e poi arciprete di Sondrio, ucciso per la fede nel 1618.
La diocesi possiede vari santuari, tra i più celebri : la Madonna del Sasso sopra Locarno, basilica (apparizione della B. V., 14 ag. 1480). La Madonna dei Miracoli in Morbio Inferiore (approvazione 29 luglio 1594). La Madonna della Grazie in Cattedrale, Lugano (incoronata, Decc. Vat. ro luglio 1939).
Il Ticino diede all'arte lombarda i maestri Comacini e possiede monumenti insigni : il battistero di Riva S. Vitale del sec. v. La cattedrale millenaria di Lugano, romanica lombarda con aggiunte attraverso i secc. fino al xviri. Parecchie chiese romaniche di cui le principali sono S. Vittore in Muralto, S. Nicolao in Giornico, S. Pietro in Biasca (secc. 2I-xII), ecc. La collegiata Bellinzona, del Rinascimento, ricostruita nel sec. xvi.
Bibl.: I documenti relativi alla creazione della diocesi si trovano in parte nel vol. III della Raccolta generale delle leggi del Canton Ticino, Bellinzona 1886-87; A. Mercati, Raccolta di concavästi su materie ecclesiastiche tra la S. Sede e le Autorità civili, Roma 1919, p. 1021 sgg.; A. Peri-Morozini, La questione diocesana ticinese, Einsiedeln 1892; D. Ferrata, Mémoires, I, Roma 1920, p. 90 sgg.; E. Maspoli, La legge ticinese del 26 gens. 1886, Lugano 1924; C. Trezzini, La prima idea d'una diocesi ticinese secondo i Recessi federali, in Zeitschrift f. schweiz. Geschichte, II (1931), p. 150 sgg.; A. Codaghengo, Storia religiosa del Cantone Ticino, 2 voll., Lugano 1941-42; D. Sesti, Il battistero di Riva S. Vitale, in Bollettino storico della Svizzera ital., 4 (1946), pp. 2-11; C. Trezzini, Le dioche de L. dans son origine historique et sa condition juridique, Friburgo 1948.
Alfonso Codaghengo
LUGANO, Placido. - Benedettino olivetano, abate di S. Maria Nova al Foro Romano, n. a Pozzolo Formigaro (Alessandria) il 16 maggio 1876, m. a Roma, colpito proditoriamente, nella notte del 6 ott. 1947 .
Sacerdote nel 1899 , dopo parecchi anni di insegnamento nel Ginnasio benedettino di Settignano fu nel 1906 chiamato da Pio X a Roma come professore di storia ecclesiastica all'Apollinare. Fu consultore della S. Congregazione dei Religiosi (1911) e degli Studi (1913), socio dell'Accademia di religione cattolica (1917).
Iniziò nel 1901 la pubblicazione Spicilegium Montalivetense, cui diede il vol. I, Chronicon Montis Oliveti (1313-1450) di Antonio da Barga (Firenze 1901) e il II, Origine e primordi dell'Ordine di Montaliveto, 13131450 (ivi 1905). Nel 1906 fondò la Rivista storica benedettina, dirigendola attivamente per vent'anni e profondendovi numerosi articoli di studi e di ricerche; e nel 1908 la serie di Monografie di storia benedettina, pubblicandone il I vol. La Congregazione Camaldolese degli Eremiti di Montecorona dalle origini ai nostri tempi (Roma 1908). Da ricordare anche Memorie dei più antichi ministeri e calligrafi olivetani (Firenze 1903); L'abbazia cistercense di Rivolto Scrivia dalle origini al 1300 (Tortona 1916); L'Italia benedettina (Roma 1929); è processi inediti per Francesca Bassa dei Ponziani (2. Francesco Romana) 1440-53 (Studi e testi, 156, Città del Vaticano 1945).
Bibl.: Un quarantenno di sacerderia monastica. Profilo babilografico dell'abate P. T. L., benedettino di Monte Oliveto, a cura degli amici, Roma 1939 (recensiti 449 scritti).
Celestino Testore
LUGO, diocesi di. - Diocesi nella Galizia spagnola; i suoi confini si confondono con quelli della provincia omonima; ha una superficie di 11.512 kmq . con una popolazione di 391.301 ab. dei quali 391.206 cattolici. Conta 639 parrocchie con 617 sacerdoti diocesani e 79 regolari, a seminari, 7 comunità religiose maschili e 16 femminili (1949).
L., l'antica Lucus Augusta, è sede di uno dei più antichi vescovati spagnoli le cui origini risalgono al II o III sec. In principio essa fu suffraganca di Braga, diventò poi metropoli nel 559 ma nel 714 fu invasa dagli Arabi. Riconquistata nel 755 da Alfonso I della Asturie, la diocesi fu ristabilita sotto il vescovo Odoario. Da allora è suffraganea della metropoli di Santiago di Compostella. Tra i monasteri della diocesi merita di essere segnalato quello benedettino di Samos fondato nel 759.
Fra i monumenti artistici di L. è da rilevare la Cattedrale, iniziata nel sec. xir, di stile romanico con aggiunte gotiche, barocche e neoclassiche e le chiese di S. Francesco, con un bel chiostro, e di S. Domenico. L'ostensorio con due angeli adoranti che figura nello stemma di L. è un ricordo del profondo culto della città alla S.ma Eucaristia. Patrono della diocesi è a. Froilano di León. La Cattedrale è dedicata a Maria S.ma.
Bibl.: Enc. Eur. Am., XXXI, pp. 569-77; P. David, Etudes bistoriques sur la Galice et le Portugal du VIe au XIIe siècle. Lisbona 1947, p. 6 sgg.; Annaria religioso español, Madrid 1947, pp. 397-98.
Ignazio Ortiz de Urbina
LUGO, JuAN de. - Cardinale e teologo gesuita, n. a Madrid il 25 nov. 1583 , m. a Roma il 20 ag. 1660. La sua famiglia era nobile e risiedeva abitualmente a Siviglia, dove ritornò nel 1588.
Alunno dei Gesuiti, entrò nella Compagnia a Villagarcía (1603). Compiuti gli studi a Pamplona e a Salamanca, insegnò filosofia a Monforte in Lomera (1612-13), a Medina del Campo (1613-14) ed a León (1614-16), poi teologia a Salamanca (1617) e a Valladolid (1617-21). Chiamato a Roma dal generale Muzio Vitelleschi, tenne la cattedra di dogmatica al Collegio Romano dal 1621 al 1643 , anno in cui fu creato cardinale da Urbano VIII.
Già dal 1633 L. aveva iniziato le sue pubblicazioni; la prima opera stampata furono le Disputationes scholasticae de Incarnatione dominica (Lione 1633), poi quelle
## Page 993

(da Almanacro di Gathn. maggso 1608)
L.rici II. de di Baviera - Ritratto.
De Sacramentis in genere, de venerabili Eucharistiae Sacramenta et de sacrasancta Missae sacrificio (ivi 1636), De virtute et Sacramento Poenitentiae, de suffragiis et indulgentiis (ivi 1638 ), nelle quali rivelò la sua forza di teologo speculativo, mentre nel De iustitia et iure (ivi 1642) si impose come moralista. Ancor oggi quest'opera è ritenuta un modello del suo genere e s. Alfonso (Theol. mor., III, 532) da questa giudicò il L. principe dei moralisti dopo s. Tommaso. Da ricordare inoltre: De virtute fidei dicenue (Lione 1646) e Respassorum moralium libri VI (ivi 1651). Parecchi suoi scritti uscirono postumi, tra cui il De Deo, de angelis, de actibus humanis, de divina Gratia (Colonia 1716), finché tutti gli scritti vennero raccolti in Opera omnia ( 7 voll., Venezia 1718; poi in 8 voll., Parigi 1868-69). Parecchi però rimasero manoscritti.
Le opere di L., nel loro imponente complesso, offrono soluzioni nuove e geniali, di cui molte sono passate in dominio comune, mentre alcune (p. es., sull'essenza del sacrificio della Messa e sul motivo formale della fede) sono rimaste a lui personali.

(fol. Centecras - Madrid)
Lugo, diocesi di - Monastero di Samos.
Come cardinale lavorò in molte Congregazioni, stimato dai papi Urbano VIII, Innocenzo X e Alessandro VII. La coindanna delle proposizioni di Giansenio tratte dall'Angustinus, fu fatta con le censure da lui proposte (cost. Cum occasione del 31 maggio 1653 e Ad sacrum beati Petri sedem del 16 ott. 1656). L. fu benemerito del Collegio Romano nel quale costituì borse di studio per gli studenti poveri, e che, insieme con la Casa professa del Gesù lasciò erede dei suoi beni. A lui si deve inoltre l'introduzione in Europa della china (pulvis iesuiticus). La salma del L. per suo volere giace nella chiesa del Gesù in Roma, ai piedi di s. Ignazio.
Bibl.: Sommervogel. V, coll. 176-80; IX, coll. 619-20; A. Giaconius, Vitae et gesto Pont. Rom. et S. E. cardinalium, IV, Roma 1601, coll. 634-36; A. Andrade, Varanes ilustres... de la C. de 7., V. Madrid 1666, pp. 637-77; J. Kompel, Kardinal de L. als Mäzen der Chinarinde, I. Aus dem Lebens des Kardinals. Feldkirch 1031; F. Alcafito, De autographo tractatus inediti card. 7. de L. "De Anima", Madrid 1936; L. Gomes Hellin, Proedestinatio apud I. de L. Doctrinae de electione ad gloriam in chealogis S. I. saec. XVI-XVII historica evolutio, Roma 1938.
Arnaldo M. Lanz
LUGOJ, diOCESI di. - Diocesi cattolica unita nel Banato romeno. Fu fondata da Pio IX con la bolla Apostolicum ministerium del 26 nov. 1853 e attribuita quale suffraganea all'arcivescovato unito di Făgăraş-Alba Iulia. Il suo territorio veniva sottratto ai vescovati di Făgăraş e di Oradea Mare. Ebbe quale primo vescovo Alessandro Dobra.
Nella sua giurisdizione ( 32.208 mathrm{kmq}.) ci sono 213 chiese e 233 parrocchie con 20 sacerdoti e 127.763 fedeli su un totale di 1.693 .727 ab.
Petre Vălimăreanu
LUIGI I, re di Baviera. - N. il 25 ag. 1786 a Strasburgo, m. il 29 febbr. 1868 a Nizza. Figlio di Massimiliano Giuseppe dei Due Ponti e di Guglielmina Augusta di Assia-Darmstadt. Il padre era imparentato con Carlo Teodoro, elettore di Baviera, al quale nel 1799 successe nella sovranità su quella regione. Ebbe per precettore Giuseppe Antonio Sambuga, un sacerdote che gettò nell'animo del piccolo L. i primi germi delle sue idee religiose. Nel 1803 frequentò l'Università di Landshut ed ascoltò particolarmente con interesse le lezioni di Giovanni Michele Sailer, il quale tenne un corso sulla morale del sovrano secondo le massime cristiane. Avverso alla Francia, a Napoleone ed alla politica francofila ed anticattolica del conte Montgelas, riuscì nel 1817 a convincere il padre a congedare quel ministro, il quale aveva purtuttavia il merito di aver accresciuto il territorio dello Stato e di aver procurato nel 1806 al suo sovrano il titolo di re.
Salito sul trono alla morte del padre nel 1825 , L. chiamò presso di sé il medico Ringseis, il giurista Schenk ed il suo precettore Sailer, ed iniziò la restaurazione cattolica della Baviera. L'anno successivo l'Università di Landshut fu trasferita a Monaco. Le restrizioni poste dal Montgelas al libero sviluppo della fede e della Chiesa cattolica furono in massima parte abrogate. Furono riaperti i conventi degli Ordini religiosi secolarizzati nel 1803. In linea di massima L. considerò tuttavia la Chiesa subordinata allo Stato, né permise che ritornassero i Gesuiti e che i vescovi comunicassero liberamente con la S. Sede. Funse da mediatore nella soluzione del conflitto sorto tra la S. Sede e la Prussia intorno alla persona del Droste-Vischering. Dopo il 1840 le relazioni del Re con i cattolici peggiorarono sensibilmente. Il Re non fece mistero alcuno della sua passione per la ballerina Lola Montez, giunta a Monaco nel 1846, e la sua condotta venne aspramente stigma-
## Page 994
tizzata dai ministri, dalla Chiesa e dal popolo. Geloso delle sue prerogative reali, L. non volle in alcun modo essere un sovrano costituzionale e rinunciare al gdiverno dello Stato. I moti di Monaco del marzo 1848 lo decisero percio all'abdicazione.
Birl.: A. Düberl, Ludwig I., in LThK. VI, coll. 684-85, (con bibl.); A. Brück, Gesch. der Kath. Kirche in Deutschland im nonostdater. Sehr., II, Magonza 1889, passim; E. C. Corti, L'ultimo re romantica. L. I di Baviera, Milano 1940; F. Schnabel, Storia religiosa della Germania nell'Ottocento, vers. it., Brescia 1944, passim.
Silvio Furlani
LUIGI II, re di Baviera. - N. il 25 ag. 1845 a Nymphenburg, m. il 13 giugno 1886 nel lago di Starnberg. Figlio di Massimiliano II di Baviera e di Maria di Prussia, successe sul trono al padre nel 1864. Scopri il genio di Riccardo Wagner e gli faciliti la rappresentazione delle sue opere.
Temperamento artistico, non aveva alcun interesse per la politica e permise che il governo dello Stato venisse diretto dai suoi ministri, i quali adottarono misure gravemente contrarie alla Chiesa cattolica, fra l'altro sostenendo le mene eretiche e scismatiche del Döllinger. Su consiglio di Bismarck, benché renitente e geloso della autonomia del suo regno anche per ragioni dinastiche, L. offri nel dic. 1870 la dignità imperiale tedesca al re di Prussia. Causa le grandi epese per costruzioni e le stratezze del suo carattere, fu ricordetto dall'esercizio dei poteri sovrani. Mori alcuni giorni dopo questa detronizzazione, insieme allo psichiatra Dudden, che aveva redatto il referto sulla sua fallia. Le circostanze del duplice decesso sono tuttora avvolte nel mistero.
Birl.: A. Düberl, Ludwig II., in LThK. VI, coll. 685-86 (con bibl.): A. Oberdorfer, Il re folle. L. II di Baviera, Milano 1935; W. Richter, Ludwig II., König von Bayern, Zurigo-Lipsia 1939.
## Silvio Furlani
LUIGI II, il Balbo, re di Francia. - Figlio di Carlo il Calvo e di Ermentrude, n. il I nov. 846, m. a Compiègne l'1 1 apr. 879.
Sali al trono di Francia alla morte del padre nell'877. Con lui i Carolingi di Francia rinunciarono definitivamente all'Italia e all'Impero, nonostante lo stesso papa Giovanni VIII fosse andato a Troyes, a rinnovare l'incoronazione fatta dall'arcivescovo di Reims, Incmaro. L. II non regno che per il buon volere dei prelati e dei Grandi, e fu costretto a lasciare praticamente il governo nelle mani dell'arcieappellano di palazzo, l'abate Ugo, e a concedere terre e privilegi ai Grandi del regno. Mori mentre tentava di reprimere una rivolta in Aquitania.
Birl.: F. Lot, Les derviers Carolingiens, Parigi 1891; E. Lavisse, Hist. de France, II, 1, ivi 1903, pp. 390-91; J. Calmette, L'effondrement d'un Empire et la naissance d'une Europe, ivi 1941; L. Helphen, Charlemagne et l'Empire Carolingien, ivi 1947, con bibl.; Fliche-Martin-Frutas, VI, pp. 441-448. Guglielmo Mollat
LUIGI III, re di Francia. - Figlio di Luigi II il Balbo e di Ansgarde, n. ca. l'863, m. a St-Denis il 10 ag. 882. Durante il suo regno il potere del re continua ad indebolirsi ed il regno a smembrarsi.
Dopo una rivalità conclusasi con una guerra, i Grandi ed i vescovi applicarono la vecchia usanza della divisione ereditaria, eleggendo i due figli di Luigi il Balbo, L. III e Carlomanno. Ma ciò non fu sufficiente, perché L. III dovette ancora tacitare il cugino Luigi il Giovane, figlio del Germanico, cedendogli la Lorena. L. III, che regnava sul nord della Francia, dovette inoltre lottare contro i Normanni venuti dall'estuario della Schelda fino a Reims (vittoria di Saucourt-en-Vimeu) e contro l'usurpatore Besone, che cercava di crearsi un regno in Borgogna e in Provenza, a spese di Carlomanno.
Birl.: v. le opere cit. alla voce precedente; E. Lavisse, Hist. de France, II, 1, Parigi 1903, pp. 391-92; F. Lot e F. Ganshof, Les destinées de l'Empire en Occident, I, ivi 1941, pp. 339-63. Guglielmo Mollat
LUIGI IV, detto d'Oltremare, re di Francia. Figlio di Carlo il Semplice, n. nel 921, m. a Reims, il ro sett. 954.
Ricuperò il trono perduto da suo padre Carlo il Semplice. Ugo il Grande, padre del futuro Ugo Capeto, ritenne una mossa assai abile il non chiedere, nel 936 , la corona usurpata dal padre Roberto e dal cognato Raoul di Borgogna. Facendo richiamare dall'Inghilterra L. d'Oltremare, Ugo sperava di poter governare in sua vece. Ma L. voleva regnare e dovette lottare per tutto il penado del suo regno per affrancarsi da questa tutela : riuscì a scongiurare la coabzione del duco e degli altri grandi, poté staccare da Ugo l'imperatore Ottone I, e anche riconquistare i suoi domini, ottenendo dal Concilio di Ingelleim la scomunica di Ugo, colpevole di aver imposto a Laon un vescovo di sua scelta. Ugo, finalmente sottomesso, non pensò neppure di contestare la corona igiorone figlio di L. IV, Lottario.
Birl.: Ph. Lauer, Louis d'Ontremer, Parigi 1900; E. Lavisse, Hist. de France, II, 1, ivi 1903, pp. 405-408; J. Dhondt, Election et hérédité sous les Carolingiens et les premiers Capétiens, in Revue belge de philologie et d'histoire, 19 (1939), pp. 121-157; A. Fliche, L'Europe occidentale de 335 à 1125 . II, Parigi 1941, pp. 88-90. Guglielmo Mollat
LUIGI V, detto il Fannullone, re di Francia. Figlio di Lotario e di Emma, n. nel 967, m. a Reims il 22 maggio 987 , poté, nonostante i suoi 19 anni, succedere senza opposizioni a suo padre, resistere all'influenza germanica della madre, figlia di Ottone il Grande, e umiliare Adalberone, arcivescovo di Reims. La sua morte prematura, senza eredi, spezzò la forza rinascente dei Carolingi francesi e lasciò campo libero all'ambizione di Ugo Capeto.
Birl.:v. bibl. voci Luigi II, III, IV, e specialmente, F. Lot, op. cit.; E. Lavisse, Hist. de France, II, 1, Parigi 1903, pp. 411412; J. Dhondt, att. cit. sotto Luigi IV. Guglielmo Mollat
LUIGI VI, detto il Grosso, re di Francia. Figlio del re Filippo I di Francia, n. a Parigi probabilmente nel ro81, m. il 1° ag. 1137. Secondo l'uso dei Capetingi, era stato associato alla corona mentre era vivo suo padre, Filippo I, verso il rog8. Soprannominato "il Grosso", a causa della sua obesità, fu anche chiamato "il Battagliero", dai vassalli feudali, ai quali voleva imporre il rispetto della sua autorità di sovrano e signore.
Gli sforzi di L. VI, tuttavia, annunciano «il risveglio del regno" (Luchaire). Egli si vale dei consigli del suo amico Suger, abate di St-Denis, si affranca dalla tutela dei grandi ufficiali (siniscalco, cancelliere), spogliando dalle loro funzioni gli ambiziosi. L. VI dispose di un dominio pacificato e ben amministrato. I preposti alle sue terre reclutano soldati e amministrano la giustizia. L. VI puni i grandi signori dediti al brigantaggio, come il sire di Coucy e il sire di Puiset, con il concorso e l'aiuto dei contadini.
Il Re si assicura anche la fiducia dei borghesi delle città del suo dominio e fuori, sostenendo, ad es., il movimento comunale a Laon contro il vescovo Gaudry, e confermando le carte di franchigia, ad es., a Beauvais (1115). Il Re può anche contare sull'appoggio del clero, di cui incoraggia la riforma, e del Pontefice, che egli sostiene nella sua lotta contro l'Impero. Il prestigio e l'autorità di L. VI si manifestano nel 1124, quando tutti i baroni si raggruppano intorno a lui per resistere all'invasione del regno da parte dell'imperatore Enrico V.
Birl.: A. Luchaire, Louis VI le Gros, Parigi 1890; E. Lavisse, Hist. de France, II, II, ivi 1901, pp. 311-31; A. Longnon, La formation de l'unité française, ivi 1922; H. Waquet, La vie de Louis VI le Gros par Suger, ivi 1929; Ch. Petit-Dussillis, La Monarchie féodale, ivi 1933; id., Les Communes françaises, ivi 1947; R. Fawtier, Les Capétiens et la France, ivi 1942. Guglielmo Mollat
LUIGI VII, detto il Giovane, re di Francia. Figlio di Luigi VI, n. ca. il 1121, m. a Parigi il 18 sett. 1180 . Nonostante le sue pur notevoli qualità di coraggio, di giustizia e di pietà, L. VII non gode di una reputazione eguale a quella di suo padre e di
## Page 995
solito tutto quello che si fece di buono durante il suo regno lo si attribuisce a Suger, il quale riusci a pacificare le contese tra il giovane Re e il conte Teobaldo IV di Champagne, amministrò con prudenza il regno durante l'assenza del Re, partito per la seconda Crociata, e seppe ritardare la rottura e la conseguente separazione fra L. VII e la sua consorte, Eleonora d'Aquitania.
I possessi della corona non si accrebbero, perché l'Aquitania, portata in dote da Eleonora, sfuggi al Re di Francia ed andò ad aumentare la fortuna del suo troppo ricco e potente vassallo, Enrico II Plantageneto, con cui la principessa si rimarito. Si aggravò così la rivalità fra il Capetingio e il Plantageneto. L. VII non conobbe vittorie, ma approfitò delle discordie del suo nemico con i suoi figli, i suoi baroni, ed i suoi vescovi, in particolare Thomas Hecket. Il mancato accordo di L. con l'imperatore Federic