volume-07

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� a Münster in Vestfalia ("Regno di Sion", 1535) e la bigamia di Filippo d'Assia che L. con Melantone e con il Butzer aveva giustificato con il richiamo al Vecchio Testamento in un parere segreto, che invece divenne di pubblico dominio e portò L. imbarazzato a ricorrere a smentire ed a teorizzare «la bugia d'emergenza e d'utilità» ( 1539 -40).

Di tale situazione si valse Carlo V, quando, accordatosi segretamente con il Papa, si preparò ad agire con la forza contro i novatori, dopo aver attratto nella sua orbita Filippo d'Assia, sotto la minaccia d'un processo per bigamia, gli Hohenzollern del Brandenburgo, Maurizio di Sassonia, invidioso del cugino elettore e bramoso della dignità elettorale. Restaurato il cattolicesimo nel ducato di Cleve, con l'assecondare il colpo di mano di Maurizio sui territori del cugino difeso dagli smalcaldici, riuscì a sconfiggere ed a far prigioniero l'elettore di Sassonia (Mühlberg, 24 apr. 1547) e poco dopo lo stesso Filippo d'Assia. La Lega smalcaldica era distrutta ed i principi si impegnavano ad eseguire le decisioni della prossima dieta. Però il partito luterano era ancora saldo nel nord e Carlo V, alla Dieta d'Augusta (1548), dovette limitarsi ad imporre ai luterani un regime ecclesiastico cattolicizzante fino alle decisioni del concilio, a cui i principi s'impegnavano a partecipare (interim d'Augusta, 1548). Codesta riforma, vista con diffidenza dal Papa, non trovò adesione sentita né tra i cattolici né tra i luterani: permise tuttavia la restaurazione delle istituzioni cattoliche in territori luterani, soprattutto in Sassonia, dove però dette origine ad una vivace polemica tra gli accomodanti melantoniani ed i rigidi luterani (psecioluterani) a proposito degli atti di culto cattolici ritenuti da Melantone religiosamente indifferenti ( adiaphora 1).

Nel frattempo era morto L. per un'arteriosclerosi cardiaca (il suicidio è leggenda diffusa su documenti tardivi nel sec. xvir). Egli negli ultimi anni s'era ritirato sempre più in disparte, lasciando ad altri, teologi e principi, la direzione del movimento. Era fisicamente soffé-

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rente, amareggiato dai disordini sopravvenuti nelle nuove Chiese, dalle scissioni tra i suoi seguaci, dall'inclinazione di molti di loro per Zuinglio e Calvino, dei rudi interventi di principi e magistrature cittadine nella vita delle Chiese. L'idea della vicina fine del mondo gli veniva spesso sulle labbra e sulla penna. Incrollabile era rimasto fino all'ultimo nella convinzione di possedere il vero Vangelo e che il papato fosse l'Anticristo. Per la convocazione del Concilio a Trento aveva scritto nel marzo 1545 la sua invettiva più violenta: Contro il papato in Roma fondato dal diavolo, ed aveva messe in circolazione nove tra le più volgari caricature disegnate nella bottega di Luca Cranach, illustrate con versi sarcastici sotto il titolo: Ritratto del papato ad opera di M. L.
III. Il consolidamento del luteranesimo. L'umiliazione del luteranesimo fu di breve durata : un nuovo tradimento di Maurizio di Sassonia rianimò la resistenza al nord; si riorganizzò la Lega smalcaldica, in alleanza con la Francia; Carlo V, sorpreso senza esercito ad Innsbruck nel 1552, dovette rinunciare al suo programma di restaurazione cattolica e permettere che il fratello Ferdinando, nominato re di Germania, concedesse, a Passavia, libera pratica della propria religione a tutti gli aderenti alla Confessione augustana fino alla prossima Dieta, che fu tenuta ad Augusta (1555). Questa nel suo "recesso" sancì tale concessione senza limitazione di tempo; rimasero in possesso dei luterani i beni secolarizzati da loro fino al 1552 ; l'unica limitazione alla loro espansione politico-territoriale venne posta con il "reservatum ecclesiasticum" per cui i vescovi e gli abati che volevano farsi protestanti potevano farlo "senza diminuzione del loro onore", perdendo però il loro ufficio; il tribunale camerale sarebbe stato composto d'un ugual numero di cattolici e di protestanti. Il luteranesimo era cosi ufficialmente riconosciuto, pur ristretto a minoranza nella Dieta e con l'impegno generico del ritorno all'unità religiosa, qualora il Concilio, al quale i luterani nel 1552 per un momento avevano partecipato, riuscisse a ristabilirla.
IV. Il luteranesimo fuori di Germania. - Intanto il luteranesimo aveva dilagato non soltanto nei 4 / 5 della Germania, costituendovi zone compatte o isole sparse, secondo i bizzarri confini dei territori autonomi, ma pure nelle regioni a nord e a est. Più che per vasto e profondo moto di coscienza, qui s'era instaurato per l'azione autoritaria dei signori del luogo e presentava pertanto un aspetto nettamente conservatore nella dottrina, nell'organizzazione, nel culto, ricollegandosi al L. della fase de La Messa tedesca ed al Melantone dell'Istruzione ai visitatori del 1529. Il primo territorio del nord-est "riformato " fu quello dell'Ordine teutonico, la Prussia, che il gran maestro Alberto di Brandeburgo trasformò in ducato, aderendo più tardi alla Confessione augustana, e costituendo a Königsberg con l'Osiandro un centro di pensiero luterano; seguirono la Livonia, per influsso dell'arcivescovo di Riga, fratello del duca di Prussia, la Curlandia e la Samogizia. Solo parzialmente, perché contrastato anche da hussiti, calvinisti, antitrinitari italiani, il luteranesimo s'affermò con il re Sigismondo II in Polonia (Dieta di Petrikau, 1556). Carattere eminentemente politico-nazionale ebbe il luteranesimo in Scandinavia. In Svezia si instaurò fin dal 1527 (Dieta di Westeräs) ad opera del re Gustavo Wasa, iniziatore d'una dinastia nazionale contro l'unione con la corona danese, e dei predicanti Olaf e Lorenzo Peterssen, conservando elementi cattolici, sia nell'organizzazione, rimasto sulle antiche basi episcopali, sia nella liturgia. In Danimarca e Norvegia tale instaurazione fu l'opera comune della monarchia e della nobiltà, cupide dei beni ecclesiastici e gelose dell'autonomia del clero. In Danimarca, con l'appoggio del re Federico III, il Tausen fece approvare dalla Dieta di Copenhagen (1530) la dottrina e la liturgia di
L. ("Confessio havnica "); la riforma della struttura ecclesiastica, con il re supremo moderatore della Chiesa, e con sopraintendenti al posto dei vescovi, come in Sassonia, si ebbe nel 1536 sotto Cristiano III e ad opera del Bugenhagen. Lo stesso sistema si stabili in Norvegia, dal 1547. Negli altri paesi a sud e a ovest, il luteranesimo si ridusse più a correnti di idee e a gruppi di insiduri che a costituire Chiese compatte entro territori definiti. Nei Paesi Bassi invece le Chiese inizialmente luterane finirono per andare al calvinismo, e nell'Ungheria ben presto prevalsero calvinisti ed antitrinitari. Rimasero luterani, qui come in Polonia ed in Croazia, i gruppi tedeschi, anche per ragioni etnico-nazionali. A partire dal 1540 fino al 1575 l'espansione del luteranesimo è dunque rallentata dalla Riforma cattolica e dalla concorrenza sempre più attiva del calvinismo. Nei secc. XVII-Xviri il luteranesimo non ha incrementi sostanziali ma, se mai, diminuzioni e nei secc. XIX-xx il suo influsso culturale ed organizzativo è strettamente connesso con quello della cultura e della politica tedesca: la sua espansione è dovuta ai nuclei tedeschi emigrati nei paesi extraeuropei, specie negli Stati Uniti d'America.
V. L'elaborazione del dogria luterano. - Mentre nei paesi cattolici si dispiega l'opera di rinnovamento e di restaurazione cattolica, nei territori luterani vivaci polemiche teologiche sorgono presto a turbare la vita delle Chiese, che praticamente si identifica con quella dei territori. Per motivi di dottrina e di ordine sociale la generazione che ha tenuto dietro a L. e Melantone sottolinea l'importanza dei principi dogmatici, si preoccupa di stabilire una nuova ortodossia, ne accentua il valore religioso e quindi non solo dà rilievo alle professioni di fede formulate durante la lotta (Confessione augustana, Apologia della confessione augustana, Articoli smalcaldici, catechismi di L.) ma si preoccupa di precisarne il senso in maniera univoca. In questa elaborazione teologica si fanno naturalmente sentire la maggiore e diversa esperienza religiosa e chiesastica, la pressione della polemica avversaria, le esigenze della propria apologetica, lo spirito litigioso di scuola. Così quasi ogni articolo della Confessione augustana diventa oggetto di controversia : a proposito degli "adiaphora", cioè degli arti di culto ritenuti indifferenti in coscienza, si contrappongono ai "filippisti", cioè ai seguaci di Melantone, i rigidi luterani (Flacio, Nicola di Amsdorf); Osiandro, appoggiato dal Brenz, riprende l'idea cattolicizzante della giustificazione intrinseca contro quella estrinseca della Confessione augustana; il Maior (donde controversia moloristica) sostiene contro L. e l'Amsdorf che le buone opere sono necessarie alla salvezza; gli antinomisti Poach e Otto, scolari di L., negano, vivacemente contrastati, l'obbligatorietà dell'osservanza del Decalogo, cioè della legge morale per la salvezza; il melantoniano Pfeffinger nelle sue Ricerche sulle liberta dell'umana solere (1555) sostiene contro il Flacio e l'Amsdorf la parte attiva (sinergismo) dell'uomo nell'opera della sua salvezza. A proposito della "Cena" i "gnesioluterani" accusano di «criptocalvinismo" i melantoniani che inclinano alla interpretazione meramente simbolica dell'Eucaristia; le suggestioni calviniste provocano controversie sulla Predestinazione; la stessa cristologia è posta in questione e proposito della comunicazione delle proprietà specifiche tra natura umana e natura divina in Cristo e l'onnipresenza di Cristo nell'Eucaristia. Persino sul testo della Confessione augustana si discute, contestando i rigidi luterani l'edizione "vatiata "data alle stampe nel 1541 da Melantone con modifiche, incriminate come devianti dal pensiero originario di L. e delle Chiese. Le controversie sono condotte con aspre denunce e controdenunce d'eresia, che potevano portare all'esilio dei soccombenti, e risulta minacciata non soltanto l'unità dottrinale del luteranesimo, ma quella stessa politico-organizzativa, proprio nel momento in cui il cattolicesimo riprende vigore combattivo. Il pericolo è avvertito da teologi, tra cui l'Andrea ed il Chemnitz, e da principi, che riescono a dar vita, non senza forti pressioni politiche, a una serie di "concordie" regionali che si concluse con l'approvazione da parte di tutti i principi luterani e dei loro teologi d'una "formola di concor-

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dia " elaborata nel monastero di Berg, presso Magdeburgo, nel 1577, e poco dopo, con la pubblicazione ufficiale del Libro di concordia contenente tutti i testi dogmatici luterani (1581). Si ha un compromesso tra le correnti melantoniana e luterana; circa il peccato originale, il libero arbitrio e le forze umane prevale il concetto di Melantone con il riconoscimento d'una qualche conoscenza naturale di Dio e della capacità di compiere i doveri civili con le forze naturali; la giustificazione è riaffermata, contro l'Osandro, estrinseca; circa le buone opere è riconfermata la concezione della Confessione augustana, cioè che non sono meritorie, ma doverose per comando divino e come frutto dello Spirito Santo in noi; a proposito di Legge e Vangelo è riaffermato, contro Melantone, la funzione della legge di gettare nella disperazione e di ammonire i rigenerati; nella Cena è veramente presente il corpo del Signore secondo il concetto di L.; a proposito della persona del Cristo è respinta la cristologia nestorianizzante di Zuinglio; gli "adiaphora" sono ritenuti modificabili e sopprimibili, salvo che ehi vi si opponga ne faccia una questione di coscienza; a proposito della Predestinazione e dell'elezione divina si distingue la prescienza divina, che ha per oggetto tanto il destino di salvezza che quello di dannazione, dalla Predestinazione, che ha in vista solo la beatitudine, con la ripulsa quindi della dottrina calvinista; infine vien confermata la condanna delle cresie e sotte (anabattisti, mistici schenckfeldiani, neoariani, antitrinitari).

Questo luteranesimo della Formola di concordia, che viene elaborato a sistema nelle facoltà teologiche con l'ausilio della logica e metafisica aristotelico-scolastica e con la valorizzazione di manuali di Gesuiti spagnoli, integrandosi sempre più con una giustificazione razionale delle basi della fede-credenza, rimane aperto a influssi cattolici (il dogma come verità da credere fondamento dell'appartenenza alla Chiesa; i preamboli razionali della fede; le esigenze etiche della vita cristiana; la Chiesa visibile con un sistema gerarchico-normativo) ed a influssi calvinisti (nella dottrina dell'Eucaristia, in quella della Predestinazione, in talune tendenze democraticopresbiteriane nel governo ecclesiastico): questi influssi riportano non di rado singoli teologi al cattolicesimo oppure li sospingono verso il più radicale e conseguente calvinismo. Suggestioni dottrinali, sempre combinate con calcoli politici, conducono principi potenti, come gli Hohenzollern del Brandenburgo e di Prussia e l'elettore palatino del Reno, ad aderire al calvinismo, che arriva nel sec. XVII ad abbracciare nella Germania un buon terzo dei protestanti. La presenza di questa terza confessione in Germania sarà una delle cause della guerra polirico-religiosa dei Trent'anni (1618-48), che, dopo aver messo in pericolo le basi economico-politiche del luteranesimo con l'Editto di restituzione del 1629, conferma i principi della Dieta d'Augusta del 1533, estendendone i vantaggi anche ai calvinisti e sanzionando l'ulteriore espansione del luteranesimo con lo spostare l'anno normale di sanatoria al 1632 .
VI. Gli elementi di dissoluzione nel luteranesimo. - La stabilizzazione della situazione giuridica e dei suoi rapporti con le altre confessioni cristiane non ferma però il fermento interno delle tendenze teologiche e delle correnti spirituali, né costituisce una barriera efficente contro la penetrazione nelle Chiese delle idee filosofiche e politiche delle età susseguenti. Dell'ortodossia ufficiale si mostrano insofferenti i mistici : Sebastiano Franck (m. nel 1542), lo Schwenckfeld (m. nel 1561), il Weigel neoplatonizzante (m. nel 1588), ma soprattutto Giacomo Böhme (1575-1624) ed il boemo Angelo Silesio (m. nel 1677) che finisce nel cattolicesimo. Più organizzata e vasta è la reazione all'irrigidimento dogmatico dei teologi, alla mondanizzazione delle chiese territoriali burocratizzate, al cristianesimo di mera consuetudine di molti fedeli, rappresentata dal pietismo di gruppi fautori di un cristianesimo attivo,
fatto di fervore affettivo e di impegno morale, concretato in una "praxis pietatis ". Esso è una riforma nella riforma, che si rifà ai mistici luterani, e nella riaffermazione delle opere come sostanza della vita cristiana rivela l'influsso del cattolicesimo post- tridentino, mentre nella svalutazione del dogma vi si fa sentire l'illuminismo (v.).

L'iniziatore è Filippo Giacomo Spener (1635-1705) con il suo scritto programmatico Pia desideria ovvero Viva aspirazione ad un miglioramento a Dio gradito della vera Chiesa evangelica (1675), che agì con l'appoggio della corte sassone e dominò l'Università di Lipsia; il realizzatore fu Augusto Ermanno Francke (1663-1727), che agì da Halle assicurando la vittoria del pietismo nella Germania del nord e fin nella Svezia e nei paesi baltici e creò scuole, case per ortani, seminari per insegnanti e predicatori, istituti editoriali biblici. Un movimento a sé nel pietismo è rappresentato dalla "comunità dei fratelli" (" Herrenhüter") promossa dal conte Zinzendorf (m. nel 1760); nella sua proprietà di Herrenhut in Slesia: essa volle essere una "ecclesiola" nella Chiesa luterana; coltivò particolarmente la devozione affettiva ed il cristianesimo del cuore. Le esigenze politiche dello Stato burocratico unitario combinate con lo spirito adogmatico, portarono il re di Prussia Federico Guglielmo III a imporre con la forza un'unione delle Chiese calviniste con le luterane (la cosiddetta "unione vecchio-prussiana", 1817) a cui però si ribellarono diversi luterani che mantennero il loro luteranesimo quale "Chiesa libera" (Preihirche) cioè senza pubblico riconoscimento. In questi gruppi particolarmente s'affermò il movimento di risveglio del sec. XIX, con l'affermazione del dogma rivelato quale base della Chiesa, contro l'esegesi razionalista della Bibbia e le interpretazioni idealistiche della teologia cristiana: esso costituì il "neoluteranesimo", accentuatore degli elementi conservatori nella dottrina, nel culto, nella struttura della Chiesa, aperto alle esigenze ecumeniche, particolarmente vive nel primo e secondo dopoguerra del sec. XX, preoccupato di differenziarsi delle correnti razionalistiche ed individualistiche, di rivendicare piena autonomia di organizzazione di fronte allo Stato, e perciò sempre più incline a riconoscere la convergenza di interessi dottrinali e chiesastico-organizzativi con il cattolicesimo, rispetto al quale sono cessate in molti le antiche diffidenze.
VII. CONSISTENZA NUMERICA DEL LUTERANESIMO. Dal punto di vista statistico i luterani erano calcolati prima dalla II guerra mondiale ca. 62 milioni, cosi distribuiti : 1) Chiese territoriali e Chiese libere: in Germania, 16 milioni; nel resto dell'Europa: 21 milioni; nel Nordamerica: 4 milioni; altrove: 130.000 . 2) Chiese unite nei territori originariamente luterani: 21 milioni; 3) Luterani non organizzati in chiese, negli S.U.A.: ca. 10.000 .
VIII. Valutazioni. - Gli elementi contrastanti della personalità di L., forza immaginativa, passionalità veemente, tenerezza d'affetti, concretezza d'organizzazione, virulenza e volgarità di linguaggio, sensibilità poetica e musicale, slanci mistici ed odi implacabili, suggestionabilità e pervicacia, esaltazioni e depressioni, hanno offerto per secoli materiale all'esaltazione apologetica dei seguaci ed alla denigrazione degli avversari. L'ambientamento storico-teologico e psicologico, frutto degli studi dell'ultimo cinquantennio, anche di cattolici come il Denifle, il Grisar, il Cristiani, il Lortz, riduce la novità della dottrina di L., ne ritrova i motivi fondamentali nella teologia del tardo medioevo, accentua gli elementi psicopatici del suo carattere a spiegazione delle sue contraddizioni, distingue in L. quello ch'era esigenza religiosa, vivo senso cristiano, aspirazione ad un rinnovamento della pietà cristiana dalle formole in cui L. l'ha espresso, dalle istituzioni che ha promosso, e sottolinea gli influssi estranei che vi hanno interferito. La molteplicità dei motivi

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della personalità di L. ha permesso e permetterà pertanto sempre di interpretarlo unilateralmente, come mistico insofferente della teologia, oppur come espressione dell'anima tedesca, ovvero come eversore della Chiesa e distruttore della coscienza dogmatica.

Il luteranesimo, poi, costituitosi in struttura chiesastica e dogmatica, ha improntato il costume e la vita delle popolazioni che l'hanno ricevuto, con il suo biblicismo, con la sua pietà affettiva, espressa nella musica corale e nella ricea innologia, con il rilievo religioso dato alle professioni civili ed il carattere quasi sacerdotale attribuito al principe ed al paterfamilias, ma anche con il distacco tra religione e morale derivante dalla concezione pessimistica della concupiscenza invincibile, con la rinuncia all'azione sociale per l'attuazione dei principi evangelici nella convinzione che economia e politica sono realtà profane, soggette al Maligno, opponendo una debole e spesso inefficace resistenza alle forze acristiane del razionalismo teoretico, del laicismo politico, dell'economismo puro, del nazionalismo radicale.

Bibl.: I. Opere : a) ed. incompleta di Wittenberg, 19 voll., 1239-38; b) J. G. Walch, 24 voll., Halle 1740-53; c) di Erlingen. con voll., 1826-86 ( 67 voll. op. in tedesco, 33 voll. op. in latino) con unito M. Luthers Briefwechsel, a cura di E. L. Enders, 18 voll., 1883-1923; d) ed. critica di Weimar, dal 1883 (finora 36 voll.), con le edd. parziali: Die deutsche Bibel ( 7 voll.); Tücherden ( 6 voll.), Briefwechsel (in corso). - II. Elenco degli scritti: G. Buchwald, L. Kolendarium, 2² ed., Lipsia 1929; G. Kawerau, L.s Schriften nach der Reihenfolge der Jahre, 2² ed., ivi 1929. - III. Fonti: Melantone, pref. al II vol. delle opere latine, 1346 (in Corpus Reform., VI, pp. 139-70); J. Mathesus, ed. Lösche, 1898; F. Cochleus, Comment. de actis et scriptis M. L., Ingolstadt 1949. - IV. Biogr. catroliche: J. Döllinger, Die Reformation, 3 voll., Ratisbona 1846-48; H. Denifle-A. M. Weiss, L. und Luthertum, 2 voll., Magonza 1904-1909 (del I vol., vers. it., L. e il luteranesimo nel suo primo colloopa, Roma 1910) con supplem.: Die abenländischen Schriftausleger, Friburgo in Br. 1909: H. Grisur, L., 3 voll., 3² ed., ivi 1924-25, con ampia bibl.; id., M. L. I. Leben u. sein Werk, 3² ed., ivi 1927 (vers. it., Torino 1933); id., Lutherstudien, 6 fasce., ivi 1921-23; J. Lortz, Die Reformation in Deutschland, 3 voll., ivi 1941; Pastor, IV e V; J. Paquier, Luther, in DThC, IN, coll. 1146-1333. - V. Biogr. protestanti: J. Köstlin-G. Kawerau, L., 2 voll., 3² ed., Berlino 1903; H. Bülmer, L. in Lichte der neueren Forschung, 3² ed., Lipsia 1918; O. Scheel, L., finora 2 voll., 4² ed., Tubinga 1921-30; X. D. Duijnster, L. in de Kritiek, 3 voll., Tilberg 1927-29; M. Härlimann, L., dargestellt von seinen Freunden u. Zeitgenossen, Lipsia 1933; P. M. Reiter, L.s Unwelt, Charakter u. Psychose. Ein hiebes.psychiatr. Studie, 2 voll., Copenaghen 1937-41. VI. Pensiero di L.: A. Jundt, Le developpement de la pensée religieuse de L. jusqu'en 1317, Strasburgo 1905; L. Cristiani, Da luthérusione au protestautisme: d'oulation de L. de 1317-26, ivi 1911; E. Seeberg, L.s Theologie in ihren Grundzügen, Lipsia 1940. - VII. Luteranesimo: cf. le storie generali della Riforma: L. Ranke, J. Döllinger, F. Bezold, J. Janssen, G. Wolf, P. G. Imbert de la Tour, L. Pastor. a) Per le fonti: Corpus Reformatorum, Lipsia, dal 1840; Deutsche Reichstagsakte, Münster in V., dal 1893; Nuntiaturberichte aus Deutschland, ed. W. Frie.densburg, 10 voll., Gotha 1890-1908; O. Clemen, Flugschriften aus den ersten Jahren der Reformation, 4 voll., Berlino 1907-10; Quellen u. Forschungen zur Reformationsesch., Lipsia, dal 1911; Corpus Catholicoeum, ed. J. Greving e A. Ehrard, Münster, dal 1919. b) Per la dottrina: M. Bendiscioli, La Confessione augustana, testo introd. comm., Como 1943. c) Struttura sociologica e sviluppi; F. Uhlhorn, Geschichte der deutschen-loth. Kirche, Tubinga 1911; L. Fendt, Der lutherische Gottesdienst im XVI. Fhdt., Bonn 1923; E. Trülisch, Sociologia delle sétre e della mística protestante, trad. it., Milano 1931; W. Elert, Morphologie des Luthertums, 2 voll., Monaco 1931-32; H. Weind, Die deutsche wang. Kirche, Bonn 1954. d) Aspirazioni ecumeniche: W. Stählin, Katholisierende Neigungen der evang. Kirche, Ber. lino 1947; K. Adam, Una sancta in hathal. Sicht, Düsseldorf 1948; J. Lortz, Die Reformation als relig. Anliegen heute, Treviri 1948. e) Il luteranesimo fuori di Germania: T. B. Wilson, History of Church and State in Norway, Londra 1903; G. Jürgensen, Reformation in Denmark, Copenaghen 1910; L. Arhu. sew, Die Einführung der Reformation in Liv-, Est-und Kurland, Berlino 1921; H. Helmquist, Die schueedische Reformation, ivi 1925.

Mario Bendiscioli
LUTGARDA (LuItGARDA, LiutGARDA), santa. N. a Tongres negli ultimi decenni del sec. XII (1 182 ?),
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(Int. Jan Stesv) Lutgarda, santa - La Santa ai piedi del Crecifisso. Onera di M. H. Braun (1710), gruppo già sol ponte di Carlo IV - Precis.
m. ad Aywières, presso Couture-St-Germain, il 16 giugno 1246.

Di nobile famiglia, era stata destinata dal padre al matrimonio, ma prevalsero i consigli della madre e in età di poco più che 12 anni ( 1194 ?) entrò nel monastero delle Benedettine di 2. Caterina presso St-Trond. Re spinse e superò vari attentati alla sua castità, come un tentativo di rapimento. Fu dotata di doni soprannaturali, visioni, miracoli. Per consiglio di Cristina Mirabilis (v.), nel 1206 passava fra le monache cistercensi di Aywières.

Una delle sue caratteristiche fu la devozione alle anime dei Purgatorio. Ebbe strette relazioni con i Frati predicatori e con il card. Giacomo da Vitry che nel 1217 le scriveva una lettera (cf. Anal. Bull., 65 [1947], p. 312).

Bibl.: La Vita fu scritta dal contemporaneo Tommaso da Cantimpré, canonico regolare e poi domenicano, che fu anche confidente della Santa, e fu edita in Acta SS. Iunii, IV, Parigi 1867. pp. 187-210; Martyr. Romanum, p. 241; BHL, 4950.

Alberto Ghizara
LÜTOLF, Alois. - Storico svizzero, n. il 23 luglio 1824 a Gettnau (cantone di Lucerna), m. l'8 apr. 1879 a Lucerna. Sacerdote nel 1850 , fu professore a S. Gallo nel 1852 e parroco a Lucerna nel 1856. Professore di storia della Chiesa, di archeologia e di patrologia al Seminario di Lucerna nel 1868, fu presidente della Società storica dei cinque cantoni nel 1876. Si dedicò particolarmente allo studio della storia ecclesiastica svizzera ed a quello dei miti e della letteratura antico-tedesca. Tra le sue opere si ri-

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(fot. Jilnari)
In alto: INGRESSO E PONTE DEL CASTELLO DI CASTRUCCIO (sec. xv-xvi) - Sarzana. In basso: PARTICOLARE DELLA CHIESA DI S. PIETRO (sec. xil) - Portovenere.

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![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(Jul. Charle's Artois)
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(Jul. Gessy Muller)
In alto: VEDUTA DELL'ABBAZIA BENEDETTINA DI ECHTERNACH.
In basso: VEDUTA DELLA CITTÀ DI LUSSEMBURGO.

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cordano: Die Schweizergarde in Rom im 16. Jahrhundert (1859); Sagen, Bräuche und Legenden aus den fünf Orten (1865); Josef Eutych Kopp (1868); Die Glaubensboten der Schweiz vor St. Gallus, in Forschungen und Quellen zur schweizerischen Kirchengeschichte (1871); e un volume in continuazione di Y. E. Kopp, Geschichte der eidgenössischen Bünde (V, 2, 1882), uscito postumo.

BibL.: J. Schmid, Erinnerungen an Dr. A. L., Lucerna 1880. Silvio Furlani
"LUX ALMA IESU MENTIUM». - Inno delle Lodi nella festa della Trasfigurazione; tratto dal Jubilus rythmicus de Nomine Iesu della prima metà del scc. xiri, di autore ignoto, falsamente attribuito a s. Bernardo (v. Iesu decus angelicum).

Sul Tabor Gesù rivelò ai tre Apostoli che ve lo avevano seguito la sua divinità, e la sua faccia risplendetta come il sole. Questa luce divina ispiri sentimenti di fiducia nel chiedere a Gesù che illumini le menti, fughi le tenebre e infonda carità e dolcezza.

BibL.: G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, pp. 296-97; U. Chevalier, Repertoriom hymnologicum, II, Lovan in 1897, p. 56; C. Albin, La padcie da Bréviaire, I, Les hymnes, Lione s. a., p. 100; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, pp. 151-52.

Silverio Mattei
"LUX ECGE SURGIT AUREA». - Inno delle Lodi del giovedi, composto da Prudenzio, che consta delle strofe 24-27 del II inno del Cathemerinon.

Dallo spettacolo della natura il poeta trae, con limpida ispirazione, grandi lezioni morali ed alti motivi di spiritualità. Quando la luce sorge a fugare le tenebre sparisce la cecità, che per tanto tempo ha tenuto l'uomo nel buio del peccato. Questa luce renderà puri e allontanerà il male. Venga essa dunque in ogni anima, perché risplende nel suo candore, e nella pienezza della luce si compiano tutte le buone azioni.

BibL.: Belli, p. 50; S. G. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, I, Parigi 1884, pp. 224-31; Chevalier, p. 58; Albin, pp. 55-57; F. Vanderstuyf, Les hymnes de l'Ordinaire du Bréviaire romain, Parigi 1912, p. 94; Mirra, p. 71. Silverio Mattei

LUXEUIL, abbaZia di. - Nella diocesi di St-Cloud nel dipartimento della Haute-Savoie in Francia. L., antico borgo celta, fu stazione termale in età romana.

Nel 582 il monaco irlandese s. Colombano fondò a L. un monastero che divenne ben presto un centro di studi molto stimato. Introdottavi poi la Regola benedettina, fu posto sotto la diretta dipendenza della S. Sede e favorito da Carlomagno; gli abati ebbero il titolo di principi dell'Impero. La decadenza cominciò alla fine del sec. 27; Carlo V incorporò la Signoria di L. alla Franca Contea, riunita poi alla corona di Francia nel 1678. L'abbazia venne soppressa nel 1790 dalla Rivoluzione Francese. Le chiese abbaziale di S. Pietro fu eretta tra il 1328-40; è a tre navate con l'abisde principale a cinque nicchie e le due absidi laterali quadrate; gli stalli del coro, scolpiti nel 1345 per la cattedrale di Besançon, furono ceduti a L. nel 1675 . Nel transetto è una statua di S. Pietro del sec. xiII. A sud della chiesa sorge il chiostro con annessi edifici abbaziali in parte dell'inizio del sec. xvir. L'antico palazzo abbaziale oggi serve da preghierio e da municipio. A L. nacque Giovanni Jouffroy (1412-73), poi abate di L., vescovo di Albi e cardinale. Poche sono le notizie sulle scrittoriane di L. e della sua duplice biblioteca monastica, quella cioè comprendente i libri corali e l'altra degli autori profani. Non è pervenuto alcun catalogo antico e i manoscritti furono dispersi negli incendi subiti più volte e nel periodo della commenda. Mabillon, visitandola nel 1683, non trovò che pochi manoscritti. Nel 1790 questi erano ridotti a 33 secondo una lista allora fatta dal priore dom Vautherot (L. Ecrement, Essai historique sur la ville et l'abbaye de L., Lure 1865, p. 136); altri 13 erano a Vesoul; uno fu venduto a Londra nel 1859 , un altro figura a Berna, e uno nella biblioteca di Pierpont Morgan.

L'antiquissimum lectionarium Gallicanum scopertovi da

Mabillon (Iter germanicum, Amburgo 1717, p. 11) riapparve in una vendita nel 1875 e venne poi in possesso della Biblioteca nazionale di Parigi (ora Ms. lat. 9427). E stato di recente edito dal p. P. Salmon (Le lectionnaire de L., Roma 1944) il quale ha dimostrato che esso venne redatto per una chiesa secolare che l'autore ritiene sia quella di Langres (id., Le lectionnaire de L. Ses origines et l'église de Langres, in Revue bénédictine, 53 [1941], p. 103; id., La liturgie langroise au. XV-XIV siècle d'après le ms. 789, in Miscellanea liturgica in honorem L. C. Mohlberg, I, Roma 1948, pp. 443-50).

BibL.: E. De Beauséjour, Le monastère de L. L'Eglise abbaziale, Besançon 1891; H. Baumont, Etude historique sur l'abbaye de L. (590-1790), Luzzuil 1896; H. Leclercq, s. v. in DACL. IX, coll. 2722-87; Cottineau, I, coll. 1684-85. Enrico Ioni
"LUX O DECORA PATRIAE». - Inno delle lodi nell'Ufficio dei ss. Cirillo e Metodio, composto per l'occasione della estensione della loro festa alla Chiesa Universale (1880), dal pianista Leonetti, con aggiunta una strofa dei Salviati, segretario della S. Congregazione dei Riti, il tutto emendato dal Tripepi e dal Caporara.

E un entusiastico saluto ai due santi fratelli, lustro e decoro della patria, e Roma, che abbraccia tutte le genti e vede i suoi figli sparsi per il mondo intero, plaude ai due evangelizzatori slavi. Chiude una ispirata preghiera perché conservino la loro terra nella fede da essi predicata. Alla nobiltà dei concetti si accoppia una classica eleganza di forma.

BibL.: Chevalier, p. 61; Albin, pp. 302-306; V. Terreno, Gli inni dell'Ufficio divino, Mondovì 1932, p. 234; Mirra, p. 223. Silverio Mattei

LUZA (ebr. líz "mandorlo ", Settanta { }^{°} AouÇá). Nome primitivo d'una località cananea, ca. 17 km . a nord di Gerusalemme, alla quale più tardi fu imposto il nome Bethel (v.) o "casa di Dio" in ricordo della visione della scala e degli Angeli ivi avuta da Giacobbe mentre si recava da Bersabea a Haran (Gen. 28, 11-28). Era situata quasi al centro della Palestina, e nella divisione della Terra Promessa venne a trovarsi ai confini delle tribù di Ephraim e di Beniamin (cf. Ios. 16, 1 sgg.; 8, 3).

Quivi Abramo aveva eretto un altare e invocato il nome di Jahweh (Gen. 12, 8; 13, 3-4) : un altro cippo eresse Giacobbe a ricordo della visione avuta e della divina appartizione, che poi rievocò al suo ritorno da Haran con rito solenne, ricevendo conferma delle promesse già fattegli dal Signore. Probabilmente in questa occasione venne mutato il nome di L. in quello di Bethel (cf. Gen. 35, 1-15), celebre nella storia d'Israele.

Lo stesso nome L. fu dato ad una città nel paese degli Hittiti, costruita in seguito all'occupazione israelita di L.-Bethel da un cananeo che aveva indicato la via agli Ebrei per impadronirsi di quella città: lasciato libero con la sua famiglia, se ne andò nel paese degli Hittiti e vi fondò una città cui diede nome L. (cf. Indic. 1, 22-26).

BibL.: A. Legendre, Bethel, in DB, I, coll. 1672-80; L. Fonck, Bethel, in Lex. Bibl., I, coll. 638-41. Per l'identificazione di L. con Bethel cf. A. Fernández, El limite septentrional de Benjamin, in Biblica, 13 (1932), pp. 49-60. Gaetano Stano

LUZIO, Alessandro. - Storico, n. a S. Severino Marche il 25 sett. 1857, m. a Mantova il 22 ag. 1946. Si diede al giornalismo politico, polemizzando sui fogli moderati con socialisti e massoni, e a studi di storia letteraria. Dal 1882 al 1893 diresse la Gazzetta di Mantova.

Esule a Vienna, in seguito ad un processo, ne approfittò per studiare il Risorgimento sulle fonti austriache e combattere leggende e diffamazioni dettate da passioni politiche. L'importanza eccessiva data all'inedito e la dispersione in brevi confutazioni e polemiche gli impedirono spesso la creazione di opere storiche di ampio respiro e gli sollevarono contro molti nemici. Un particolare im-

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pegno egli pose nel demolire il mito della massoneria, promotrice e massima autrice del Risorgimento nazionale; dimostrò infatti che essa riapparve e rifiorì solo dopo che il problema unitario era stato da altri affrontato a risolto.

Rientrato in Italia, fu creato nel 1899 sovrintendente dell'Archivio di Mantova, e nel 1917 di quello di Torino; si adoperò quindi per rendere gli archivi di Stato sempre più accessibili agli studiosi, che non sempre però gli riconobbero tale merito, e per procurare agli archivi stessi doni di privati.

Tra le sue opere principali vanno ricordate : Le cinque giornate di Milano nelle narrazioni di fonte austriaca (Roma 1899); A. Salvatti e i processi del Ventuno (ivi 1901); Il processo Pellico-Maroncelli (Milano 1903); I martiri di Belfiore (ivi 1905); Felice Orsini (ivi 1914); Carlo Alberto e Mazzini (Torino 1925); Garibaldi, Cavour, Verdi (ivi 1924); La massoneria e il Risorgimento italiano (2 voll., Bologna 1925); e, oltre all'edizione dei carteggi cavouriani ( 9 voll., ivi 1926-33), il grosso volume Aspromonte e Mentana (Firenze 1935).

Bibl.: P. Neri, recensione di Carlo Alberto e Mazzini, in Rivista storica italiana, 41 (1924), pp. 303-19; E. Sestan, Vita del Risorgimento, in Leonardo, 1927, pp. 288-90; Ad A. L. gli archivi di Stato italiani, Firenze 1933, cf. specialmente pp. 2735, 37-49; G. C. Buraggi, A. L., in Bollettino storico bibl. subal. pino, 1947, pp. 103-107.

Fousto Fonzi
LUZZAGO, Alessandro. - Nobile bresciano, una delle più significative figure della Riforma cattolica a Brescia, n. nell'ott. 1551, m. a Milano il 7 maggio 1602, assistito dal card. F. Borromeo.

Laureato in teologia a Padova (1586), avrebbe voluto entrare fra i Gesuiti, suoi maestri, ma, anche per accontentare il padre, non fu né religioso né sacerdote, bensì un apostolo laico e spese tutto il suo tempo nel rianimare le istituzioni pie bresciane e nel crearne delle nuove.

Le principali sue fondazioni sono: le Scuole della dottrina cristiana; la Compagnia di S. Maria della misericordia dei prigionieri, improntata allo statuto della Confraternita romana di S. Giovanni Decollato; la Congregazione dello Spirito Santo, per organizzare le forze morali dei gentiluomini più zelanti della città; la Casa di Dio pei mendichi. Infuse nuova vita nella pia istituzione degli Avvocati per la cause dei poveri, fondata da Domenico Bollani. In tutta l'attività apostolica del L., secondo lo spirito della Compagnia di Gesù, si scorge una costante subordinazione della contemplazione all'azione. La sua causa di beatificazione fu iniziata dal p. Bartolomeo Fornoni; se ne conservano gli atti nell'antisacrestia della chiesa della Pace di Brescia.

Bibl.: O. Hermanni, Vita di A. L., gentilhunmo bresciano. Brescia 1608 e 1622 , Roma 1891 (biografia fondamentale); E. Girelli, Vita del ven. A. L.. Brescia 1903; P. Tacchi-Venturi, Scomusciuti particolari circa il sacro deposito del ven. A. L., in Brixia Sacra, ivi 1911, pp. 365-68; A. Frugoni, L'opera di riforma cattolica del nobile A. L. di Brescia, in Momenti della rinascita e della Riforma cattolica, Pisa 1943, pp. 73-119.

Felice da Marcio
LUZZATTO, Mosè HajJM. - Poeta e cabalista ebreo, n. a Padova nel 1707, m. in Palestina nel 1746. Già da bambino compose poesie ebraiche. Molto giovane si occupò di studi cabalistici. Talune poesie redatte in stile biblico dimostrano una tendenza al sabbatianesimo. Per la sua intensa vita mistica si convinse di aver dei colloqui con un essere celeste o maggidh ("narratore», "annunciatore»), con Adamo, i Patriarchi, Mosè, il profeta Elia ed altri. Le «rivelazioni» furono da lui inserite nei suoi scritti cabalistici. L. fu capo di una scuola per lo studio dello zōhar (v.).

Una lettera scritta da un suo scolaro e che parlava delle sue visioni arrivò casualmente al capo della lotta contro il sabbatianesimo, Mosè Chagis, ad Altona; questi a sua volta si rivolse nel nov. 1729 al rabbinato di Venezia perché si opponesse all'aresia luzzattiana. L. si
mise in corrispondenza con Chagis. Questi, non soddisfatto delle dichiarazioni avute, cominciò a gettare l'allarme fra i rabbini italiani che risposero con molta pacatezza. In seguito ad una scomunica da parte del Cahagis, L. promise di rinunciare alla sua attività cabalistica. Andatagli male il commercio, tornò agli studi prediletti. Scomunicato dal rabbinato di Venezia nel 1733 si mise a viaggiare all'estero, incontrando opposta accoglienza; a 40 anni si recò in Palestina per i suoi studi cabalistici.

L. è autore di poesie occasionali, di drammi allegorici, di 150 salmi che imitano quelli biblici, di una Poetica e Retorica, di una Metodologia talmudica, di un trattato di morale (Mēsillatē, pōōrím, "Sentiero dei resti", con trad. tedesca di J. Wohlgemuth, Berlino 1908 e Francoforte s. M. 1925), di dialoghi di contenuto filosofico, religioso, di logica, ecc.

Bibl.: U. Cassuto-S. H. Horodezby-I. Heinemann, s. v. in Enc. Jud., X, coll. 1240-49. Eugenio Zolli
LUZZATTO, Samuel David. - Dotto ebreo, uno dei fondatori della scienza del giudaismo, n. a Trieste il 22 ag. 1800 , m. a Padova il 30 sett. 1865 . Si rese noto nella sua comunità per talune composizioni poetiche in ebraico. Nel 1825 pubblicò un lavoro sui sinonimi ebraici. Nel 1829 fu nominato docente per Bibbia, grammatica, storia e teologia ebraica al Collegio rabbinico di Padova. Molte sventure familiari e la posizione malsicura del Collegio resero difficile la sua esistenza laboriosa.

Tra le sue opere giovanili vanno ricordate: le traduzioni italiane delle preghiere ebraiche secondo il rito tedesco e il rito italiano (Vienna 1821-22, 1829); un commento al Pentateuco (ivi 1846-47); Prolegomeni ad una grammatica ragionata della lingua ebraica (Padova 18531869); la traduzione italiana con commento ebraico di Isaia (ivi 1855-67); Elementi grammaticali del caldeo biblico e del dialetto talmudico-babilonese (ivi 1865); la traduzione italiana di tutta la Bibbia, eseguita da L. insieme ai suoi discepoli (Rovigo 1866-67; il Pentateuco separato, ivi 1872); la traduzione italiana del Pentateuco con commento ebraico (Padova 1871-76); commenti ebraici (Firū̄̄̄m) a passi scelti di Geremia, Ezechiele, Powerbi, Giobbe (Leopoli 1876). L. pubblicò anche un suo canzoniere e molte dissertazioni di interesse scientifico. Frutto del suo insegnamento : Calendario ebraico per 10 secoli (1849); Lezioni di teologia morale israelitica (1862); Lezioni di teologia dogmatica israelitica (1864); Discorsi storico-religiosi agli studenti israeliti (1870). La sua Autobiografia uscì postuma (1882). L'importanza dei suoi epistolari in ebraico e in italiano è molto notevole dal punto di vista scientifico.

Bibl.: Vari autori, S. D. L. Ein Gedenkbuch, zum 100 Geburtstage, Berlino 1900; U. Cassuto, s. v. in Enc. Jud., X coll. 1249-54. Vari contributi nelle annate della rivista Rassegna di Israel.

LWANGWA, vicariato apostolico di. - Nella parte nord-orientale della Rhodesia settentrionale, affidato alla Società dei missionari d'Africa (Bianchi). Deriva dai vicariati apostolici di Bonguccio e di Nyassa, dai quali il 23 maggio 1933 una porzione di territorio fu distaccata ed eretta in missione sui iuris con il nome di L., che il 1° luglio 1927, con confini modificati, fu elevata a vicariato apostolico e l'8 marzo 1951 combiò il nome in quello di Abercorn.

Ha una superficie di 107.653 kmq., con 197.891 ab., di cui 39.153 cattolici. Conta 9 parrocchie, servite da I sacerdote diocesano e 28 regolari, coadiuvati da I comunità religiosa femminile; 148 scuole (di cui I normale) e 10 opere di carità e beneficenza, con parecchie associazioni di Azione Cattolica (Ann. Pont., 1951, p. 679).

Bibl.: AAS, 16 (1934), pp. 16-17; 30 (1938), pp. 10-12; GM, p. 230; MC, pp. 236-37; Archivio S. Congr. de Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 3742/49. Carlo Corvo

LWOW, Diocesi di: v. LeOpoli, Diocesi di.
LYDENBURG, diocesi di. - Nella parte orientale del Transvaal. Eretto il 12 giugno 1923 in pre-

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fettura apostolica con territorio distaccato dall'allora vicariato del Transvaal (ora arcidiocesi di Pretoria e diocesi di Johannesburg), e affidato ai missionari del S. Cuore di Gesù. Fu elevato a vicariato apostolico il 9 dic. 1948, e a diocesi l'11 genn. 1951 con l'istituzione della gerarchia ecclesiastica nella Unione Sud-africana.

Ha una superficie di 79.393 kmq ., con 795.000 ab., di cui 7650 cattolici. Conta 14 parrocchie e 18 chiese, con stazioni primarie e secondarie, servite da 30 sacerdoti regolari, coadiuvati da 2 comunità religiose maschili e 5 femminili; 38 scuole (di cui 2 professionali) e 7 istituzioni di carità e beneficenza, tra cui 3 ospedali e due orfanotrof (Ann. Pont., 1951, p. 679).

Bibl.: G M, p. 273; AAS, 13 (1923), pp. 492-93; 41 (1949), pp. 167-68; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4748/49; The catholic directory of South Africa, Città del Capo 1930, pp. 298-308. Saverio Paventi

LYDGATE, John. - Monaco benedettino, n. nel 1370, m. nel 1451. Fu autore prolifico e prolisso.

Parafrasò il De casibus virorum illustrium del Boccaccio nella sua opera principale: The fall of princes, poema in "rima reale" (stanza di sette decasillabi, già adottata da Chaucer e forse derivata dal chant royal francese). Altre sue opere sono The story of Thebes e The Troy book, derivato da Guido delle Colonne e in cui si legge un elogio di Chaucer. Per desiderio di Enrico V scrisse una Life of our Lady. Le opere di L. hanno interesse divulgativo ed edificante, ma scarsa originalità.

Bibl.: F. J. Snell, The age of Chaucer, Londra 1901, passim; The Cambridge bibliography of English lit., I, Cambridge 1940, pp. 230-32.

Augusto Guidi
LYDIA. - Nome, o soprannome, di una donna convertita da s. Paolo durante la terza missione apostolica, a Filippi (v.), presso il Gangite, ove era il luogo di preghiera degli Ebrei; ospitò poi l'Apostolo con Luca e Sila ("noi»; Act. 16, 14 sg.).
L. era mercante di porpora, ossia di lana e di tessuti tinti di porpora; proveniva dalla città di Thyatira nella regione asiatica di Lidia. "Temeva Dio", ossia adorava il vero Dio degli Ebrei. "Ascoltato" l'annunzio evangelico di Paolo, aderì interiormente, ché «il Signore le aveva aperto il cuore per comprendere le verità dette da Paolo». Battezzata con la sua famiglia, L. invitò Paolo e i suoi collaboratori così: "‘ Siccome m'avete stimata credente nel Signore, venite a stare in casa mia". E ci fece dolce violenza».

A casa di L. Paolo si recò pure dopo la liberazione dal carcere (Act. 16, 40). Da questi passi e da Phil. 4, 3, non segue ciò che pensa E. Renan, ossia che Paolo abbia sposato L.

Bibl.: E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi 1926, pp. 486-91. Pietro De Ambroggi
LYELL, Charles. - Grande geologo n. a Kinnordy (Scozia) il 14 nov. 1797, m. a Londra il 22 febbr.

1875. Nel 1830-33 pubblicò la prima edizione del suo corso di lezioni tenuto al Collegio reale di Londra, avente il titolo Principles of Geology, in cui i fenomeni e gli avvenimenti fisici e biologici del passato sono identificati con quelli esogeni ed endogeni che attualmente avvengono sulla superficie della terra (legge "delle cause attuali" o "dell'uniformismo", le cui basi furono gettate da Giovanni Arduino nel 1775 e da Hutton nel 1785). Altre importanti pubblicazioni riguardano i suoi viaggi in Europa e negli Stati Uniti. Opera particolarmente notevole è quella dal titolo Elements of Geology (Londra 1838).

Fu apologista dell'evoluzione alla quale attribuì un profondo significato religioso : egli ammetteva, infatti, "un'azione della Sapientissima Causa prima efficente, azione immediata, regolare e permanente, ma infinitamente varia ". "Non possiamo pensare che questo mondo sia luogo di prova e di coltura morale per uno degli animali inferiori né alcuno di questi attingerebbe conforto e gioia dalla fede nella vita avvenire. All'uomo, invece, è concessa questa fede così conforme alla sua ragione e rispondente ai sentimenti religiosi impressi da natura nel suo cuore. Questa dottrina tende ad elevarlo, su per la scala dell'essere, moralmente e spiritualmente..." (The geological evidences of the antiquity of man, ecc., Londra 1863, p. 505).

Bibl.: Comitato geologico d'Italia, Cenno necrologico, C. L., in Boll. c. comit. geol. d'Italia, 6 (1875), p. 120; C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, Brescia 1906, p. 336; M. Gortani, s. v. in Enc. Ital., XXI, pp. 711-12.

Carmelo Maxia
LYONNARD, Jean. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Remoulin (diocesi di Nîmes) il 27 dic. 1819, m. a Vals (Le Puy) il 9 genn. 1887.

Adottò come forma particolare della propria ascesi e quale scopo dei suoi ministeri l'apostolato mediante la santificazione del dolore, soprattutto in pro degli agonizzanti. Perciò diffuse le Arciconfraternite del Cuore agonizzante e, per poter esercitare un'azione più regolare e continua, istituì con la cooperazione della signora Trapadoux l'Istituto delle Religiose del Cuore agonizzante (1859) e propagò la sua idea per mezzo degli scritti.

Oltre, infatti, ai numerosi articoli composti per il Messager du S. Coeur de Jésus, scrisse l'opera sua principale, assai sovente ripubblicata e tradotta: L'apostolat de la souffrance (Parigi 1865, vers. it. Torino 1942), preceduta e seguita da altre: Décation au Coeur agonisant de Jésus (Avignone 1850); Décation au Coeur compatissant de Marie (ivi 1850); Le Coeur agonisant de Jésus et les agonisants de chaque jour (Parigi 1852); L'intercession perpetuelle au Coeur compatissant de Marie pour les quatre-vingt-mille agonisants, qui meurent, chaque jour (ivi 1867); L'oeuvre du salut des mourants (Le Puy 1883).

Bibl.: R. Plus, Le p. L. d'après ton memorial, Tolosa 1936. Celestino Testore

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MA: v. CIbble.
MAACHA. - Nome biblico di nove personaggi, d'ambo i sessi, dal primo dei quali prese nome un ramo degli Aramei (v.). I principali sono :

1. M. figlio di Nachor fratello di Abramo (Gen. 22, 24), da cui discende un ramo degli Aramei, che si stanzió tra l'Hermon e i monti di Basan a oriente del Giordano e formò il regno di M. o Maachati. Questa regione fu assegnata da Giosuè alla tribù di Manasse, ma di fatto i Maachatiti non poterono essere estirpati. Al tempo di David il Re di M. strinse alleanza con altri re aramei contro Israele, ma fu sconfitto da Ioab presso Medaba nella tribù di Ruben (II Sam. 10, 6.8; I Par. 19, 6 sg.).
2. M. consorte di Roboam re di Giuda e madre di Abia (I Reg. 15,2; II Par. 11, 20-22), detto «figlia» di Absalom : era in realtà sua nipote, giacché Absalom ebbe una sola figlia (II Sam. 14, 27) di nome Thamar (suo padre, secondo II Par. 13,2, si chiamava Uriel, di Gabua : il nome di M. è alterato in Michala).

Abusò dell'influenza che ebbe prima sul marito e poi sul figlio Abia per favorire l'idolatria, innalzando nel tempio un simulacro (miphleseth "abbominio", Volg. Priapus) ad 'Ašhrāh. Re Axa successore di Abia infranse e bruciò quell'idolo, e per essere più libero nella sua riforma religiosa rimosse M., principale fautrice del culto idolatrico, dal suo rango di gëbhhrāh o regina madre (I Reg. 15, 11-15).

Gaetano Stano
MAASBODE. - Quotidiano cattolico (" Il Messaggero della Mosa »), pubblicato a Rotterdam dal 1° ott. 1868.

Inizialmente settimanale, divenne quotidiano nel 1885 , e dal 1909 al 1942 uscì con edizioni del mattino e della sera. Soppresso dai Tedeschi che occuparono l'Olanda nel 1942 (già nel bombardamento tedesco di Rotterdam, il 14 maggio 1939, aveva avuti devastati gli uffici e le macchine), riprese le pubblicazioni nel maggio 1945. Oltre al M. la stessa società pubblica sei quotidiani cattolici locali ed alcuni settimanali. Dalla sua fondazione il giornale si occupa di problemi politici, sociali, morali, culturali ed economici, specialmente con la diffusione della dottrina proposta nelle encicliche e negli altri documenti dei romani pontefici.

Giaiano G. Sioavonhuis
MAASIA. - Dei numerosi personaggi di questo nome, circa una ventina, ricordati nel Vecchio Testamento, i principali sono :

1) Un levita della stirpe di Merari, cantore e custode del santuario al tempo di re David (I Par. 15, 18.20); 2) il figlio di Adata, uno dei maggiorenti che coadiuvò il sommo sacerdote Ioiada (v.) a detronizzare la regina Athalia e mettere sul trono il re Ioss (II Par. 23, 1); 3) un figlio, o, come altri suppongono, un servo del re Achaz, ucciso da Zechri dell'esercito del re Phacee (v.) durante l'invasione siro-efraimita del Regno di Giuda (II Par. 28, 7); 4) il governatore di Gerusalemme