Machiavello di Gian Federico Christ (Lipsia 1731), con il Missus thesium Machiavellisticarum di C. F. Feuerlein (1742), con il Rousseau, riecheggiante la tesi del Gentili, relativa al presunto smascheramento, operato dal M., delle male arti dei principi, in pro dell'ideale repubblicano. Scritti, tuttavia, meno noti dell'Antimachiaval di Federico di Prussia, con prefazione del Voltaire (Commentaires politiques et historiques sur le traité du Prince de M. et sur l'Anti-Ma-
chiavel de Fréderic II), violenta requisitoria, ricalcante, in fondo, le tradizionali censure, e nondimeno più tardi inficiata dal sospetto di insincerità.
Con l'Ottocento si può dire s'inizi il periodo della vera e propria valutazione del M. Dalla rivendicazione del Foscolo, attraverso inneggiamenti e lumeggiamenti (G. Ferrari, De Sanctis, ecc.) si saluta nel M. l'araldo delle idealità nazionali, finché, dall'ultimo scorsio del sec. xix in poi, si erranno sempre più fite analisi, investigazioni, precisazioni critiche, fra le quali restano cospicue le fatiche del Tommasini (v. bibl.) e del Villari (v. bibl.). La critica recente, che prende le mosse dalle considerazioni del Croce sul M., quale assertore dell'autonomia della politica, dibattendo e giudicando in vario senso le questioni sollevate da una più attenta e paziente e coordinata lettura dell'opera del M., persegue, in Italia e all'estero, la non agevole fatica d'interpretazione e sistemazione, riaffermando, comunque, l'attualità e l'importanza dei temi ch'essa propone ed impone alla meditazione degli studiosi.
Bibl.: Ormai fitissima, la letteratura sul M. Vedasi: O. Tommasini, La vita e gli scritti di N. M. nella loro relazione col machiavellismo, 3 voll., Torino 1883-1911; P. Villari, N. M. e i suoi tempi, Milano 1912; F. De Sanctis, Storia della letterat. ital., Bari 1912, pp. 67-112; B. Croce, Elementi di politica, ivi 1915; G. Condorelli, Per la storia del nome "Stato". Il nome "Stato" in M., in Arch. giurid., 89 (1923, fasc. 2); F. Chabod, Intraduz. al "Principe", Torino 1944; id., Del Principe di N. M., Milano 1926; E. Ercole, La politica di M., Roma 1926; Rivista d'Italia, 15 giugno 1927 (Scritti di C. Bonost, F. Molla, G. Mazzoni, M. Scherillo, V. Cian, A. Galletti, F. Ercole, A. Panella, P. Carli, R. Caggese); F. Chabod, Sulla composizione de "Il Principe" di N. M., in Archirione romanismo, 11 (1927), pp. 380 382; G. Mosca, Il Principe di M. quattro secoli dopo la morte del suo autore, in Saggi di storia della scienza politica, Roma 1921, p. 111 sg.; F. Battaglia, Studi sulla politica di M., in Nuovi studi di dir. econ. palit., 1 (1927-28), pp. 36-45, 122-31; G. Aries, Politica ed economia nel pensiero di N. M., in Educazione fascina, 7 (1929), nn. 7-8; O. Ferrara, M., Milano 1930; A. Scolari, Il concetto di libertà in N. M., in Atti dell'Atcad. St. Lett. di Verona, 2° serie, 10 (1932), pp. 49-58. M. Marchesini, Saggio sul M., Firenze 1933; C. Curcio, M. nel Ritoramento, in Riv. internaz. di Jôn. del dir., 14 (1934, fasc. 1); C. Cariotis, Il pensiero politico di N. M., Catania 1934; G. Gentile, Religione e virtù in N. M. L'etica di M., in Studi nel Rinascimento, 2° ed., Firenze 1936, pp. 129-42; F. Collotti, M. La Stata, Messina 1939; M. Stiera, Lettura di M., Milano 1942; U. Spirito, M. e Guicciardini, Firenze 1944; A. Gramsci, Note sul M., sulla politica e sulla Stata moderna, Torino 1949; B. Croce, Una questione che forte non si chiederà mai. La questione del M., in Quaderni della " Critica", luglio 1940, n. 14; G. Quidri, N. M. e la costruzione politica della sua confezza morale, ibid., 1950; F. Alderisio, M. L'arte dello Stato nell'azione e negli scritti, 2° ed., Bologna 1950. Per la fortuna di M. fuori d'Italia v.; C. Chordi, La pensée de M. en France, Parigi 1935; N. Orsini, Bacone e M., Genova 1936; M. Praz, M. in Inghilterra Roma 1942. Sugli antimachiavellici: A. Sorrentino, Storia dell' antimachiavellismo europeo, Napoli 1936; A. Panella, Gli antimachiavellici, Firenze 1943.
Rodolfo De Mattei
MACHIAVELLISMO. - Il termine "m.", entrato ormai, dopo secolare impiego usuale, anche nei lessici politici, ha stimolato indagini curiose, non peranco chiuse, sulla sua prima origine e divulgazione. Se Barthélemy Saint-Hilaire confermò l'attribuzione a Pierre Bayle (1647-1706) della «création de ce mot», il Tommasini non mancò di rilevare già esistente il termine in un opuscolo di G. Giorgio Betlimgen, del 1638, pur pensando che la prima diffusione si dovesse cercare in Francia, "in seno alle turbulenze della Riforma e della Lega", mentre secondo altri furono i Gesuiti che crearono la parola "m."; e altri ancora, come il Benoist, risalgono all'inizio del Seicento, specialmente francese, per rintracciare, se non proprio il termine in questione, verbo e sostantivo ad esso connessi. Ma si può ben ritenere che il termine corresse già tra la fine del ' 500 e il primissimo Seicento. Se si « machiavellisti» si riferisce già il protestante Gentillet fin da quei primi strali polemici ( 1576 ) che contribuirono a dar l'avvio all'esecuzione ufficiale del segre-
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tario fiorentino, il Campanella e altri scrittori a cavallo tra il XVI e il XVII sec. hanno familiari le voci "machiavellizzare", "machiavellisti", "m.".
Comunque, con questo termine si convenne contrassegnare, in sede di politica, un canone di governo che, mirando essenzialmente al rigido "interesse di Stato", non esita a sacrificare ogni istanza morale dinanzi alle esigenze del mero utilitarismo pratico, con l'aggravante di subdoli espedienti strumentali : quelli che taluni capitoli del Principe (capp. 15-18) delucidavano con uno scoperto scientificmo che non poteva non apparire, nell'ambiente dottrinale ispirato alla cultura erasmiana, riformista e controriformista, per lo meno brutale disimpegno di superiori categoric di valori etici.
"M." fu, dunque, per definizione, e per secolare convenzione di linguaggio, tutt'uno con intrigo, frode, simulazione, spicciolo reddito contingente, e insomma ricerca del "successo" a scapito del "bene". In verità, i graduali approfondimenti critici, viti a redimere il Machiavelli da uno sbrigativo quanto spietato connotato di volgare cinismo, tendono a distaccare il pensiero del segretario fiorentino dalla sua sfortuna, e a svuotare di carattere infomante aggettivi e sostantivi relativi al Machiavelli; benche l'ormai invocibile stagionatura di tali termini nell'accezione comune abbia, di recente, consigliato taluni al preferenziale impiego di «machiavelliano ", anziché di "machiavellico ", ove ci si voglia riferire a un genuino enunciato dello scrittore, senza alcun pregiudiziale corico incriminatorio.
Fatto sta che "m." è rimasto, e prevedibilmente rimarrà, nel parlare corrente sinonimo di politica astuta, di tecnica normativa a base d'interessi celati ed egoistici. Beninteso, sotto questo punto di vista, può ben parlarsi di un "m." avanti lettera, e appaion giustificate le indagini in tal senso : se D. Saint-Hilaire accennò ad anticipi di m. in Aristotele (Pol., VIII, 9) e perfino in Platone (Rep., Gorgist), recenti esami del pensiero politico anteriori a quello del segretario fiorentino hanno potuto lumeggiare non pochi precedenti di quella che nel Machiavelli fu formulazione precisa e consapevole. Allo stesso modo, dal Scicento in poi, si riconobbe che il concetto di "ragion di Stato" era noto all'antichità e insomma già diffuse prima della fortuna ufficiale della locuzione e della teorica relative. Appunto, a "ragion di Stato", come a "dispotismo", "tirannide" e simili, si suole altresì allacciare il concetto di "m.".
Contro l'interpretazione meramente utilitaria della politica, contro la legittimazione dottrinale dell'inclemente interesse di Stato, contro quel "m." sul quale, diceva il Voltaire, praticamente non si fonda nulla, permanente è stata - religione o non religione - l'insurrezione dell'umano sentire. A tal concetto della politica reagisce l'anelito eterno verso un sempre maggiore agganciamento della vita civile ai solidi, e universalmente validi, cardini di un ordinamento giuridico in regola con un ordinamento morale. Per es., al noto dettame del Principe, relativo alla liceità della violazione dei patti giurati, reagisce il principio acquisito pacta sunt servanda; al distacco fra utile e giusto reagisce il ciceroniano punto fermo della coincidenza fra utile e honestum; alla dissociazione di etica e politica reagisce il miraggio dell'identificazione dei due termini.
Ne segue che, se una storia dell's antimachiavellismo" è stata fatta e si farà ancora, la si dovrà interpretare come storia della reazione sviluppatasi (non importa, se apprezzabilmente o meno) contro quello che sembrò il più appariscente e urtante contrassegno di una scienza politica cinica nel suo utilitarismo, ufficialmente (se non poi effettivamente) avvallata dal segretario fiorentino.
Locuzioni, "m." e "antimachiavellismo", sono peraltro destinate a durare, in quanto, appunto, oggentivazioni di atteggiamenti mentali ormai perfino indipendenti dalla stessa vera lezione del Machiavelli.
Bial.: Sulla genesi del termine: B. Saint-Hilaire, Machiavellisme, in M. Bloch, Dict. gén. de polit., II, Parigi 1874, pp. 239-41; O. Tommasini, La vita e gli scritti di N. Machiavelli, ecc., Torino 1883, I, p. 4; G. Anolfino, G. A. Palazzo scrittore politico colabrese, ecc., Napoli 1892, p. 4; G. Benoiat, Le machiavellisme, III, Après Machiavel, Parigi 1936, p. 3; A.
Sorrentino, Storia dell'antimachiavellismo europeo, Napoli 1936, p. 27. Sul m., O. Tommasini, op. cit., I, pp. 3-75; G. Benoiat, op. cit., I, II, III; F. Meda, Il m., in Rivista d'Italia, 30 (1927), pp. 224-36: J. Maritain, La fine del machiavellismo, in Quaderni di Roma, 1 (1947), pp. 19-31, 124-41; E. Castelli, M. e cristianesimo, in L'manesimo e m., Padova 1949, pp. 8-16. Sul premachiavellismo cf. B. Croce, Prima del Machiavelli, Bari 1944; R. De Mattei, Politica e morale prima del Machiavelli, in Giorn. critico d. filos. ital., 9 (1930), pp. 36-67. Rodolfo De Mattei
MACHIQUES, vicariato apostolico di. - Situato ai confini occidentali del Venezuela, comprende i distretti o provincie, che fanno parte dello Stato di Zulia: Paez, Mara (solo in parte), Perija, Colon.
Il territorio fu evangelizzato la prima volta dai Cappuccini spagnoli di Valencia nel 1694. Ad essi si unirono in seguito alcuni Padri di Navarra: il lavoro fu duro, ma l'attività del bravi sacerdoti riusci a costituire varie cristianità, soppresse durante la guerra di indipendenza venezuelana, che costrinse i missionari ad abbandonare la regione. L'evangelizzazione fu ripresa nel 1919 ad opera dei Cappuccini di Castiglia, ai quali fu poi affidato il vicariato apostolico eretto per amenderamento della diocesi di Zulia il 26 maggio 1943. Gli abitanti sono bianchi, occupati per la maggior parte nelle compagnie petrolifere e indigeni, raggruppabili in tre categorie secondo il loro grado di civiltà: semiciviliizzati, selvaggi mansueti e selvaggi feroci. I semiciviliizzati abitano di preferenza nei distretti di Paez e Mara : sono quasi tutti battezzati, ma assai dediti a superstizioni e ad abitudini corrotte da cui difficilmente sanno distaccarsi. I selvaggi mansueti vivono negli altopiani di Perija, in borgate distanti tra loro vari giorni di cammino : hanno case miserabilissime, costruite con pali e grandi foglie d'albero, dormono su stuoie e vestono un pezzo di stoffa tessuto con rozze fibre. I selvaggi feroci, chiamati motilones, sono sparsi nel Colon: hanno fama di feroci per le uccisioni causate tra i lavoratori, i pastori e gli agricoltori; odiano i bianchi per i maltrattamenti da loro ricevuti quando vennero impiantate le compagnie di petrolio.
I dati statistici del 1950 sono i seguenti : 35.000 ab., di cui 32.270 cattolici ed il resto pagani; sacerdoti cappuccini 10, coadiuvati nel ministero da 5 fratelli e 15 suore; stazioni primarie 5 con relative chiese, secondarie 14; scuole elementari cattoliche 63 , con 2614 alunni; dispensari 8 , con 8119 consultazioni annue.
Bial.: AAS, 36 (1944), pp. 41-42; Archivio S. Congr. de Propaganda Fide, Relazione con sommario, pos. prot. n. 328/43; id., Carteggio vario, pos. prot. nn. 460/43, 966/43, 1112/43; id., Relazione annuale 1946, pos. prot. n. 2913/46; MC, 1950, p. 60. Antonio Mazza
MACHMAS (ebr. Mihmāš e Mibmās; gr. Mazyús; arabo Mubmās). - Villaggio a 13 km . a nord di Gerusalemme, celebre per le gesta valorose di Jonathan (v.) figlio di Saul, contro i Filistei venuti a combattere Israele (I Sam. 13, 5-7. 15 sgg.; 14, 1-23). Dopo l'esilio fu ripopolato con beniaminiti (Esd. 2, 27; Neh. 7_{63} 31 ).
M. compare nella descrizione profetica di Isaia che vede l'esercito assiro marciare su Gerusalemme (Is. 10, 28-9).. Jonathan Maccabeo, vinto Bacchide generale grecosiriano, ca. il 158 a. C. vi pose la sua residenza amministrando la giustizia (I Mach. 9, 73). Un'iscrizione musica in greco, datata verso il sec. vi, parla di un Valentino, il quale con la moglie ed i figli contribuirono all'erezione e all'allellimento della chiesa locale. Non lontano da M., a est, sui fianchi del Wâdi es-Suwejnit, nome che ricorda il Sene biblico, dove combatté Jonathan, vi sono resti di un monastero, identificato comunemente con quello di Firmino, con l'iscrizione del battistero in sinteco.
Bial.: L. Heidet, s. v. in DB. IV, coll. 207-11; M. MarcoffI. Chitty, Notes on monastic research in the judacan wilderness, 1916-19, in Palestine explorations fund, quart, stat., 61 (1929), pp. 167-71 (per il monastero); A. Mallon, Une église byzantine à Mikhmas, in Biblica, 12 (1931), pp. 117-19; R. W. Hamilton, Byzantine church at Mukhmas, in Quarterly of depart. of antiquities in Palestine, 1 (1932), pp. 103-104 (per la chiesa); A. Fernández, El paso de Michmas, in Problemas de topografia
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(per cortesia delle Suore Grige di Montréal). MacKEnZIE, vicariato apostolicci di - Grotta della Vergine di Lourdes ( 70 fatitudine) a Paulartuk, Viaggio di S. E. G. Breynat, vgario apostolicc, e di suor Anna Lusignan, Superiora provinciale delle Suore Grige di Montréal (1939).
palestinense, Barcellona 1936, pp. 126-33; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 386. Bellarmino Bagatti
MACHPERSON, James. - Letterato scozzese, n. a Ruthven il 27 ott. 1736, m. a Belville il 17 febbr. 1796.
E il famoso manipolatore dei canti d'Ossian (Ossian è il nome di un leggendario guerriero e bardo gaelico) che suscitarono tanto entusiasmo nei romantici. La materia del ciclo di Ossian è formata di canti gaelici e scozzesi di cui il M. pubblicò nel 1760 un primo volume, cui fecero seguito Fingal alla fine del 1761 e Temora nel 1765. Dopo la morte del M. si stabilí che egli aveva inventato molte parti dell'Ossian. In Italia l'Ossian venne tradotto dall'abate Melchiorre Cesarotti (cf. ed. moderna, a cura di G. Balsamo Crivelli, Torino 1924).
Bibl.: T. B. Saunders, Life and letters of 7. M., Londra 1906; P. Van Tieghem, Le préromantisme, Parigi 1924, pp. 195287.
MAGHTOTZ: v. MESBOP.
MACINGHI STROZZI, Alessandia. - Gentildonna, n. a Firenze nel 1407, ivi m. l'11 marzo 1471. Sposò a 16 anni Matteo Strozzi, che, bandito dai Medici nel 1434, morí a Pesaro l'anno seguente, lasciandole 5 figli dei quali i 3 maschi, appena adolescenti, dovettero esulare come il padre.
Le 74 lettere scritte da A. a Filippo e Lorenzo, fra il ' 47 e il ' 70 , tramandano la sua figura maternamente tenera, cristianamente forte, capace di affrontare avversità e dolori «non con animo di donna ma di uomo» e rispecchiano i costumi dell'età sua. Intorno a questa vedova, che difende il focolare ai figli esuli e non si dà pace finché non riesce a liberarli dal bando, s'intravvede il mondo quattrocentesco : faccende domestiche e intrighi politici; "cambi e europei e interessi privati; cronaca fiorentina e cose di Fiandra e di Catalogna, di Venezia e di Napoli, ed anche quanto ha di più sano l'Umanesimo. Vivaci e pittoriche sono le lettere che descrivono le figlie, i generi, le fanciulle disponibili per le nozze di Lorenzo e Filippo; liriche quelle riguardanti il distacco da Matteino (il minore dei figli) e la sua morte in esilio; argute quelle allusive ai Medici, ai Pazzi, ai Pitti. La prosa di A. ha sapore di pane casalingo: «Non guatate al mio bello scrivere; s'io fossi presso di voi, non fare' queste letteracce, che dire' a bocca i fatti mia e voi e' vostri». Però nell'immediatezza del discorso familiare, A. imprime la nobiltà dell'animo e l'alta fede in Dio.
Bibl.: Opere: Lettere di una gentildonna fiorentina del sec. XV ai figliuoli esuli, a cura di C. Guasti, Firenze 1877; Una lettera di A. M. S., a cura di I. Del Lungo per le nozze StrozziCorsini, ivi 1890 ; Lettere ai figliuoli, con prefazione di G. Papini, Lanciano 1914. Studi: G. Franceschini, Le lettere di A.M.S., Firenze 1899; M. D'Andrea, Una gentildonna fiorentina del 1400 , Napoli 1907; I. Del Lungo, La donna fiorentina del buon tempo .onico, Firenze 1926, pp. 307-11: F. De Blasi, Le scrittrici italiane dalle origini al 1740, I, ivi 1930, pp. 69-71; II, ivi 1930, pp. 6373. Maria Sticco
MACKENZIE, vicariato apostolicci di. - Situato nelle regioni centrosettentrionali del Canadà, eretto il 30 luglio 1901 per smembramento del vicariato di Athabasca-M. La sua vasta estensione e gli ardui sistemi di montagne che lo attraversano, essendo di svantaggio all'opera di evangelizzazione, indussero la S. Congr. de Propaganda Fide, nel 1907, a staccare da M. il distretto di Yukon, che con altri distretti dismembrati dalla diocesi di New Westminster fu eretto in prefettura apostolica (oggi vicariato apostolico di Whitehorse). Tale mutilazione fu però compensata il 15 marzo 1927 con l'annessione al vicariato del distretto di Athabasca, fino allora appartenente a Grounrd.
Il territorio di M. è coperto da foreste e poco si presta alla coltivazione a causa della rigidezza del clima. La popolazione è composta da Esquimesi e Ind., che abitano rispettivamente le rive dell'Oceano glaciale artico e la parte meridionale del territorio, attendendo alla pesca e alla caccia, uniche risorse di vita. I bianchi, sparsi un po' dovunque, sono impiegati nelle miniere aurifere e nei servizi aerei e fluviali. Attualmente si sta tentando di organizzare l'agricoltura nella zona occidentale, e ciò per iniziativa dei missionari appoggiati dal governo, il quale sta anche organizzando sanatori forniti di attrezzature moderne per prevenire e curare la tubercolosi che va mietendo numerose vittime tra Indiani ed Esquimesi. Nel vicariato non esistono grandi centri. La popolazione si aggira sui 14.000 ab., di cui 8202 cattolici ed il resto protestanti e pagani. I Padri Oblati di Maria Immacolata ne curano l'evangelizzazione. Oggi il problema delle distanze è stato felicemente risolto con l'aviazione, messa a diretto servizio dei missionari. Secondo i dati statistici del 1950, i sacerdoti ammontano a 60 , i fratelli coadiutori a 48 e le suore a 96 . Vi si contano 11 scuole elementari, a medie e 4 professionali; 16 dispensari, 8 ospedali con 800 letti e 4 orfanotrofi con 11 posti.
Bibl.: Archivio Prop. Fide, Ponenza n. 38, pos. prot. n. 44929; id., Pon. n. 9, pos. prot. n. 80279; id., Relazione quioguarante 1949, pos. prot. n. 4683/49; MC, 1950, pp. 13-14.
Antonio Mazza
MACKINTOSH, James. - Uomo politico e pensatore inglese, n. ad Aldourie (Scozia) il 24 sett. 1765, m. a Londra il 3 maggio 1832.
Discepolo spirituale di Shaftesbury (v.) e di Smith (v.) e seguace della dottrina dell'associazionismo dello Hartley (v.), ne fece una particolare applicazione alla morale nello scritto A general view of the progress of ethical philosophy, pubblicato prima nella Encyclopaedia Britannica (Londra 1830) e successivamente rieditato ( 4ᵃ ed., 1872) e tradotto in francese ( 1834 ). Il M. difese le idee di libertà provenienti dalla Francia nell'opera Vindicine Gallicae, or defence of the French Revolution (Londra 1791), scritta contro le Reflections on the French Revolution del Barke. Uscl postuma (Londra 1834) la sua History of the Revolution in England (ivi 1688).
Bibl.: v. la Notice of the life, writings and speeches, premessa alla History of Revel.; R. I. Mackintosh, Biography, a voll., Londra 1836.
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MAGNABB, Vincent. - Teologo e predicatore domenicano, n. a Portaferry (Irlanda) l'8 luglio 1868, m. a Londra il 17 giugno 1943. Insegnò per un quarantennio filosofia, teologia dogmatica ed esegesi nel convento di Londra. Si deve a lui l'introduzione dell'insegnamento di s. Tommaso nell'Università londinese. Fu scrittore originale e fecondo (una trentina di lavori) e controversista personalissimo. Nelle note conferenze all'Hyde Park si guadagnò una grande popolarità e fu considerato uno degli uomini più eminenti del clero cattolico dell'Inghilterra.
Tra le opere principali : Infallibility (Londra 1925); The New Testament witness to st Peter (ivi 1928; trad. it., Brescia 1943); The New Testament witness to Our Blessed Lady (Londra 1930; trad. it., Brescia 1939); The Church and reunion (Londra 1937); Frontiers of faith and reason (ivi 1937); A life of Our Lord (ivi 1938); Mary of Nazareth (ivi 1940).
Bibs.: V. McNabb, Once enfants Dieu merci !, trad. franc., Parigi 1947, pp. v-xi; G. Vosté, Il p. V. McN., in Analecta S. Ord. Fr. Proedicatorum, 26 (1943), pp. 183-86; R. Frascisco, P. V. McN., in Fides, 48 (1948), pp. 52-55; A. Timbé-Atkinson, Profilo di un predicatore: il p. V. McN., in Vita cristiana, 18 (1949), pp. 327-38; C. Falconi, Un pulpito ad Hyde Park, in Ecritria, 9 (1950), p. 370 . Abele Redigenda
MACON, diocesi di: v. autun, diocesi di.
MACONI, Stefano. - Certosino, n. a Siena nel 1350 ca., m. nel convento di S. Maria delle Grazie a Pavia il 7 sett. (o ag.) 1424. Nel 1376 entrò a far parte della "comitiva" di s. Caterina da Siena di cui divenne uno dei segretari abituali : l'accompagnò nei suoi viaggi e ne fu ambasciatore a Firenze (1377). Per obbedire alla volontà della Santa si rinchiuse nella certosa di Pontigliano (1381), di cui fu priore ( 1382-89 ). Da allora si dette ad attuare la riforma dell'Ordine, secondo il desiderio di s. Caterina. Per espressa richiesta di Gian Galeazzo Visconti fu priore generale (1389-1410), per cui dovette trasferirsi a Seitz (Austria). Fu di nuovo priore a Pontigliano (1410), e poi a S. Maria delle Grazie a Pavia. E beato per il suo Ordine.
Nel 1411 inviò a fra' Tommaso Caffarini (v.) la sua deposizione per la canonizzazione di s. Caterina (ed. Brescia 1496; Acta SS. Aprilis, III, Anversa 1675, pp. 968973, e varie altre tra cui la più recente in Il processo Castellano, a cura di M.-H. Laurent [Foates vitae s. Catharinae Senensis, 9], Milano 1942, pp. 257-74). Nell'apr. 1419 tradusse in latino il Dialogo della Divina Provvidenza che la Santa gli aveva dettato in volgare poco prima di morire, traduzione che per molto tempo fu attribuita a Raimondo da Capua (ed. Brescia 1496; Colonia 1553, 1596, 1601; Ingolstadt 1583; cf. I. Taurisano, Dialogo della Divina Provvidenza, Roma 1947, pp. xxiv-xxix). La critica moderna ha inoltre definitivamente attribuito al M. il volgarizzamento della Leggenda minore di s. Caterina da Siena scritta da Tommaso Caffarini, e da lui fatto tra il 1417-21 (ed. F. Grottanelli, Leggenda minore di s. Caterina e lettere dei suoi discepoli [Collezione di opere inedite a rore, 26], Bologna 1686). Di M. sono pubblicate anche varie lettere (cf. F. Grottanelli, op. cit., v. indice.)
Bibl.: La più antica vita del M. è quella di Bartolomeo da Siena, De vita et moribus b. S. M., Milano 1826; C. Le Couteulic, Annales Ord. Cartasiensis, VII, Münster 1890, pp. 519-27 e passim (cf. vol. V. Indices, ivi 1893, pp. 17 e 142); L. Le Vasseur, Ephemerides Ord. Cart., III, ivi 1891, pp. 27-42; L. Ferretti, Nel quinto centenario della morte del b. S. M., in Studi domenicani, 2 (1924-25), pp. 23-24. Per la critica delle opere v. le prefazioni delle opere sopra citate. - Renata Orazi Ausenda
MACRINA, santa. - Nonna di s. Basilio Magno, da non confondersi con l'omonima sorella dello stesso Santo.
N. a Neocesarea nel Ponto, fu discepola di s. Gregorio il Taumaturgo. Scoppiata la persecuzione di Dio-
cleziano si rifugiò insieme con il marito ed altri cristiani sui monti, dove visse per 7 anni sopportando ogni disagio e lavorando per procacciarsi il cibo necessario. Si ignora l'anno della morte. Sconosciuta ai Martirologi greci, fu inserita in quello romano dal Baronio ed è commemorata il 14 genn.
Bibl.: S. Basilio, Ep. ad Neocassar. : PG 32, 752; Ep. adversus Eustath. : PG 32, 825; S. Gregorio Nazianzeno, In laudem Basilii, 4-9: PG 36, 50 agg.; Acta SS. Januari, II, Parigi 1863, p. 234 sgg.; Martyr. Romanum, p. 21. Agostino Amore
MACRINA (la giovane), santa. - Sorella maggiore di s. Basilio Magno, fu educata molto severamente dalla madre e più tardi l'aiutò nel governo della numerosa famiglia e del cospicuo patrimonio.
Morto il fidanzato destinatole dai genitori, M. decise di vivere in verginità, e più tardi, libera da ogni cura familiare, si ritirò in un monastero. Ivi visse in penitenza e nell'esercizio delle virtù operando anche parecchi miracoli. Alla morte fu assistita dal fratello s. Gregorio Nisseno, che ne curò la sepoltura accanto a quella dei genitori e ne scrisse lo splendido elogio. Nel Martirologio romano come nei Sinossari greci è commemorata il 19 luglio.
Bibl.: S. Gregorio Nisseno, In mortem sororis: PG 46, 960-1000; Acta SS. Infii, IV, Parigi 1868, pp. 589-604; Martyr. Romanum, p. 296 sg. Agostino Amore
MADABA. - Città (ebr. Mêdhbhâ'; Settanta Ma:8aßá e Ma 8aßá; Volgata Medaba; stele di Mesa : M h a b^{′} ) di Giordania, 8 km . a sud-est di Hesebon (v.). E ricordata per la prima volta in un canto di vittoria degli Amorriti sui Moabiti (Num. 21, 30), insieme a Hesebon e Diban, sicché sembra già un luogo di importanza. Conquistata la regione dagli Ebrei, Mosè dette la città alla tribù di Ruben (Ios. 13, 9. 16). Nella guerra di Ammon contro Israele, durante il regno di David, l'armata aramea chiamata dagli Ammoniti si accampò presso M., ma fu sconfitta da Ioab (I Par. 19, 7). Mesa (linn. 7-8) si vanta d'averla presa agli Israelti, che l'avevano occupata sotto Amri. Era sotto i Moabiti al tempo di Isaia, che ne predice le sventure (Is. 15, 2).
Giovanni Maccabeo, andato dai Moabiti per trovarvi appoggio nella guerra contro Bacchide, fu ucciso dai figli di Iambri, potente famiglia di M. Gionata e Simone vendicarono l'affronto in occasione di un solenne matrimonio che si celebrava nei dintorni di M., a Nadabah, probabilmente l'odierno et-Tejm (I Mach. 9, 36-

(fol. Enc. Catt.) Madara - Iscrizione repolcrale nabatea del tempo del re Areta proveniente da M. - Roma, Museo Lateranense, parete A, 2.
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Madaba - Carta geografica della Palestina (sec. vi). Pavimento musivo scoperto nel 1897 in una basilica di M. Riproduzione esistente nel Museo Lateranense (primo segmento).
42). G. Ircano, verso il 128 , prese la città dopo un assedio di quasi 6 mesi (Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XIII, 9, 1). Un'iscrizione sepolcrale del tempo del re Areta (7 a. C.-40 d. C.), ora al Museo Lateranense, fa conoscere un governatore nabateo della città.
L'identificazione dell'antica città con la moderna, rioccupata nel 1880 dai cristiani, è sicura per il nome sempre rimasto, per la posizione che combina bene con i dati letterari e per i resti rinvenuti.
Biel.: L. Heidet, Médaba, in DB, IV, coll. 902-907; F.-M. Abel. Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 381-82, 394; N. Gluek, Explorations in Easter Palestine, I, in The annual of American Scouts of oriental research, 14 (1933-34), p. 6; L. Harding, Recent discoveries in Transjordan, in Palmt. explor. quarterly, 80 (1948), p. 119.
Bellarmino Bagatti
Archeologia. - Le esplorazioni nella città di M. hanno messo in luce un gruppo di edifici cristiani.
Nella parte nord della città si trovò una prima chiesa divisa in tre navate da colonne corinzie e preceduta da un nartece: quella che ha rivelato un musaico pavimentale rappresentante una pianta della Palestina accompagnata da 140 leggende dichiarative in greco, secondo l'Onomasticon di Eusebio di Cesarea; il musaico è stato attribuito all'età giustinianea (M.-J. Lagrange, La mosaïque géographique de M., in Revue biblique, 6 [1897], pp. 165-84; E. Stevenson, Di un insigne pavimento in musaico esprimente la geografia dei luoghi santi scoperto in una basilica cristiana di M. nella Palestina, in Nuovo Bull. di arch. crist., 3 [1897], pp. 45-102; J. Germer-Durand, La carte mosaïque de M., Parigi 1897; H. Lammens, M., la ville des mosaïques, in Etudes, 73 [1903], pp. 721 736; 74 [1898], pp. 44-61; A. Jacoby, Das geographische Mosalk von M. Die älteste Karte des heiligen Landes, Lipsia 1905). Una seconda chiesa si rinvenne lungo la via del Foro, in forma caratteristica con rotonda e abside: era dedicata dalla città di M. alla B. Vergine Immacolata per la salvezza e il premio di tutti i benefattori vivi e defunti del Santuario, come insegnano le iscrizioni in musaico rinvenute (G. B. De Rossi, Conferenze di archeologia cristiana, in Bull. arch. crist., 5ᵃ serie, 3 [1892],
p. 245; M. Séjourné, Médeba, in Revue biblique, 1 [1892], p. 640; E. Michon, L'inscription en mosaïque de Médeba, et la mosaïque de K'obr-Hiram, in Bulletin de la Société nationale des antiquaires de France, 1896, pp. 96-98). Una terza chiesa dedicata a s. Elia fu pure trovata a poca distanza dalla precedente; era a pianta rettangolare, con tre navate e abside inscritta nell'intento del rettangolo; munita di cripta, decorata di pavimento a musaico; nella parte absidata due gazzelle si appressano all'albero della vita; nel resto, tra decorazioni geometriche e animali, tre medaglioni contengono tre iscrizioni in musaico. Nel pavimento della chiesa si rinvenne una grande epigrafe musiva. Dalle epigrafi si ricava che i lavori furono compiuti alla fine del sec. vi a cura del presbitero della chiesa elianea Sergio e al tempo del vescovo Sergio.
La chiesa di S. Elia fu restaurata all'inizio del sec. vir da un presbitero Leonzio, come attesta un'iscrizione (M. Séjourné, L'Elianée de M., in Revue biblique, 6 [1897], pp. 652-94; E. Kalinka, Inschriften aus Syrien, in Jahreshefte des österreich. archäologischen Institutes, 3 [1900], p. 22). Ad oriente della chiesa elianea apparve un quarto edificio a tre navate munito di atrio, abside e pastoforii. Ad occidente della elianea si rinvennero avanzi di un'abside sopraelevata ora demolita, insieme con uno dei muri laterali. A sud della Via del Foro si riconobbero i resti di un sesto edificio absidato con muri perimetrali e capitelli corinzi. A sud dell'acropoli, tra le vestigia d'una basilica si rinvenne una lastra decorata appartenente ad una recinzione.
Pure a sud dell'acropoli si è identificata una ottava basilica di m. 36 × 21 con colonne, grandi capitelli corinzi, pilastri, architvavi e tracce di musaici. Presso questo edificio fu trovata un'epigrafe in scrittura e lingua nabatea contenente la data del regno di Areta, ricordato da s. Paolo (II Cor. 11, 32). L'epigrafe è oggi nel Museo Cristiano Pio Lateranense (G. B. De Rossi, Iscrizione in scrittura e lingua nabatea trovata in M., in Dissertazioni della Pontif. Accad. rom. di arch., 2ᵃ serie, 5 [1893], pp. 449454). Poco lontano dagli avanzi monumentali di questa grande chiesa una iscrizione greca in musaico rammenta lo stesso presbitero Leonzio della Basilica Elianea, che avrebbe compiuto lavori nell'edificio nell'anno 605-604 (R. Savignac, Nouvelle inscription grecque de M., in Revue biblique, 9^{text {a }} serie, 8 [1911], pp. 437-40). Per queste chiese v. G. Manfredi, Piano generale delle antichità di M., in Nuovo Bull. di arch. crist., 5 (1899), pp. 149-70 e tav. 7. Un'altra chiesa di M. in onore dei ss. Apostoli fu terminata al tempo del vescovo Sergio nel 578-79, come rivela un'iscrizione a musaico (H. Vincent, Nouvelle mosaïque d'inscription à M., in Revue biblique, 11 [1902], pp. 426-28; id., L'église des Saints-Apôtres à M., ibid., p. 599 ).
Tra i vescovi di M. si conoscono Gaiano I, ca. il 451 ; Gaiano II, ca. il 458 e Sergio, noto per due iscrizioni, l'una del 578-79 e l'altra del 595-96. Enrico Joni
MADÁCH, Imre. - Drammaturgo ungherese, n. ad Alsostregova il 21 genn. 1823, m. ivi il 4 ott. 1864.
Unica sua opera grandiosa è A z ember tragédiáje ("La tragedia dell'uomo"), che ad una profondità filosofica unisce una rara perfezione poetica. I suoi protagonisti principali sono Adamo, Eva e Lucifero; l'opera consiste in una serie di vicende, nelle quali la Provvidenza non permette mai che il male trionfi. Le parole finali del Signore: "The detto, uomo, lotta e confida! " dànno una luce di speranza alla eterna vicenda umana. Questa opera, che a ragione vien definita il Faust ungherese, nonostante la sua eccessiva lunghezza, viene spesso rappresentata in Ungheria e qualche volta anche all'estero. M., morto relativamente giovane, ha lasciato allo stato di progetto molti altri importanti lavori.
BibL.: V. Géza, M. I. e la tragedia dell'uomo, Budapest 1914; J. Barra, I. M., ivi 1942; W. Margenshoff, I. M., die Tragödie des Menschen, Wü̈rabutz 1942.
Alessandro Alessandrini
MADAGASCAR. - E l'unica grande Isola del continente africano (con i suoi 585 mila kmq. di su-
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perficie è la quarta della Terra), dal quale è separata per mezzo del Canale di Mozambico ( 400 km .). Consta di una elevata (da 800 a 2000 m .) platea centrale di vecchie terre, sormontata da cime vulcaniche (Ankaratra: 2607 m .), la quale, mentre scende ripida sulla costa orientale, digrada a terrazze sul lato opposto, dove la orlano ampie pianure alluvionali. Il clima è caldo, assai umido sul versante indiano battuto dagli alisci di SE., arido su quello africano; gli eccessi sono temperati invece con l'altezza nelle regioni interne. Alle rigogliose foreste tropicali che ammantano il primo si sostituiscono, nel secondo, steppe e savane. I territori meglio adatti ai bianchi corrispondono all'altopiano, che del resto occupa i 3 / 4 dell'isola.
Gli ab. (4,3 milioni), in grande maggioranza di origine malese ( 25 mila i Francesi, 15 mila gli stranieri) sono dediti all'agricoltura ed all'allevamento. Riso e manioca sono le colture prevalenti; si produce anche vaniglia, caffè, cacao, tabacco, banane, cotone, ecc. I bovini ( 6 milioni di capi) alimentano l'industria delle carni conservate. Cospicuo il patrimonio boschivo; e presenti, senza dubbio, tutt'altro che trascurabili risorse minerarie (oltre il carbon fossile, ferro, rame, piombo, nichel, amianto, fosfati; anche mica e oro, che sono coltivati); ma solo la grafite dà vita ad una apprezzabile attività estrattiva. L'Isola potrebbe produrre assai di più, se più curata (ap-

(fot. Ene. Catt.) Madaba - Carta geografica della Palestina (sec. vi). Pavimento musico scoperto nel 1897 in una basilica di M. Riproduzione esistente nel Museo Lateranense (secondo segmento).
pena 885 km . di ferrovie e, in sostanza, un unico porto, Tamatave). La capitale Tananarive ( 163 mila ab., di cui 20 mila europei) sorge sull'altopiano a 1300 m . M. è dal 1946 Territorio d'oltremare della Repubblica Francese, con un'assemblea elettiva.
Bibs.: A e G. Grandidior. Histoire naturelle, physique et politique de M., Parigi 1875 agg. (in continuazione); A. Yon, M.: histoire, organisation, colonisation, ivi 1931; P. Launois, M. hier et aujourd'hui, ivi 1947.
Giuseppe Caraci
Evangelizzazione. - Nel sec. xvi e precisamente nel 1540 e nel 1585 i Domenicani tentarono una missione nel M., che finì ben presto con l'uccisione dei missionari. Anche i tentativi fatti dai Gesuiti dal 1613 al 1630 non ebbero successo, benché Andrea Ramaka, figlio di un capo indigeno, fosse stato battezzato in Goa. Soltanto con la fondazione della colonia e fortezza francese di Fort-Dauphin al sud dell'Isola, nel 1642, poté essere iniziata un'attività missionaria regolare. Dopo l'arrivo di un sacerdote secolare nel 1643, i Lazzaristi vi giunsero nel 1648 . Nonostante i grandi sacrifici ( 20 sacerdoti e 10 fratelli caddero vittime del clima micidiale e dei selvaggi indigeni) i frutti furono assai scarsi. Nel 1674, con la fine della colonia francese, la missione ebbe termine. Anche gli altri due tentativi dei Lazzaristi nel sec. xviri, e cioè nel 1724 e nel 1784 , andarono a vuoto.
Dal 1820 i protestanti lavorarono con frutto nel M., mentre ai cattolici l'Isola rimase chiusa. Nel 1829 il sacerdote secolare Enrico Solages fu nominato prefetto apostolico delle Isole del Mare del Sud, o Grande Oceano, includendo le Isole delle Réunion e del M.; mori nel 1832 viaggiando verso Tananarive. Il successore Delmond, della Congregazione dello Spirito Santo, riuscì ad erigere la missione nelle Isolette di S. Maria all'est di M. e nelle Isole di Nossibé e Mayotta all'ovest, le quali furono erette in prefettura apostolica nel 1848 . In questo stesso anno il M. fu eretto in vicariato apostolico e nel 1850 assegnato ai Gesuiti, i quali, dopo un breve tentativo del 1856 , riuscirono finalmente nel 1861 a fondare una missione stabile a Tananarive tra gli Hovas. La missione ben presto fece grandi progressi, malgrado le posizioni già conquistate dai protestanti, ai quali aveva aderito la stessa regina Ranavolana II. Nel 1871 i Gesuiti riuscirono ad estendere l'opera missionaria tra i Betsileos a Fianarantsoa. Durante le guerre tra gli Hovas e i Francesi nel 1883 e nel 1895 i missionari per breve tempo dovettero lasciare l'Isola. L'occupazione da parte dei Francesi (nel 1885 protettorato, nel 1896 colonia formata) ebbe al principio risultati favorevoli per le missioni. Nel 1896 e 1898 il M. fu diviso in 3 vicariati apostolici: M. centrale, con le missioni principali delle province Imerina e Betsileo, che rimase ai Gesuiti; M. settentrionale, con le Isole Comore, che fu assegnato ai Missionari dello Spirito Santo; M. meridionale, che fu affidato ai Lazzaristi. I Gesuiti organizzarono nel loro vicariato specialmente le scuole e l'istruzione su larga base, ma il settarismo del governo coloniale con la legislazione del 1905 distrusse in gran parte il loro lavoro. Ciononostante la missione, principalmente nelle provincie centrali, realizzò grandi progressi tra gli Hovas e i Betsileos; le altre tribù, invece, opposero una più grande resistenza all'evangelizzazione. Più tardi sopraggiunsero nuovi istituti missionari : nel 1899 i Padri della Salette, nel 1920 i Premostratensi, nel 1926 i Trinitari, nel 1932 i Cappuccini, nel 1933 i Montfortiani. Nel 1939 M. ebbe il primo vescovo indigeno nella persona di S. E. mons. Ignazio Ramarosandratana, vicario apostolico di Miarinarivo.
Attualmente l'Isola è divisa in 9 vicariati apostolici e 3 prefetture apostoliche: Tananarive ( 1643 prefettura apostolica di M., 1848 vicariato apostolico di M., 1896 vicariato apostolico di M. settentrionale, 1898 vicariato apostolico di M. centrale, 1913 vicariato apostolico di Tananarive) affidato ai Gesuiti; Fianarantsoa ( 1913 vicariato apostolico), affidato ai Gesuiti; Diego Suárez ( 1898
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(prepp. Ecc. Gutt.)
Madagascar - 1) Confini di colonia; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
vicariato apostolico di M. settentrionale, 1913 con il nome di Diego Suárez e Majunga (eretto nel 1923), affidati ai Missionari dello Spirito Santo; Fort Dauphin ( 1896 vicariato apostolico di M. meridionale, 1913 con il nome di Fort Dauphin), affidato ai Lazzaristi; Antsinibé (eretta nel 1913 prefettura apostolica di Betafo, 1918 vicariato apostolico, 1923 con il nome di Antsirabé) e Morondova ( 1938 prefettura apostolica), affidati ai Missionari della Sslette; Ambanja ( 1848 prefettura apostolica delle Isole S. Maria, Nossi-Bé e Mayotta; nel 1858 furono annesse le Isole Comore, l'Isola S. Maria passò al vicariato apostolico di Diego Suárez; nel 1932 fu annesso un territorio nell'Isola M.; nel 1938 con il nome di Ambanja, nel 1951 vicariato apostolico), dal 1932 affidato ai Cappuccini; Tamatave ( 1935 prefettura apostolica di Vatomandri, 1939 vicariato apostolico di Tamatave), affidato ai Montfortiani; Miarinarivo (eretta nel 1933 missio sui iuris e affidata ai Trinitari, nel 1939 vicariato apostolico affidato a vescovo e clero indigeno); Tsiroanomandidy ( 1949 prefettura apostolica), affidata ai Trinitari.
BibL.: P. Lhande, Notre épopée missionnaire M. 1830-1931, Parigi 1932; Chronique des missions confiées à la Congrégation du St-Etprit. Aperçu historique, ivi 1932; V. Hostachy, Une belle mission à M., Lione-Parigi 1935; J. E. Canitrot, Au sud de l'Ile Rouge 7-7. Crousot 18 sett. 1930, Bellevue 1937; Giuseppe della Vergine, I Trinitari nella missione di Miarinarivo, in La Madre
del Buon Rimedio e le Missioni trinitarie, XIV, Roma 1939, pp. 55-60; A. Boudou, Les Yénoites à M. au XIXP siecle, s voll., Parigi 1942; A. Messmer, La préherture apostolique d'Ambanja, in Missionnaires capucins, 27 (1947), n. 125, pp. 9-10; 28 (1948), n. 126, pp. 2-3; n. 127, pp. 8-9.
Giovanni Rommerskirchen
MADAUROS (Mdaourouch).
- Nell'Algeria, dalla fine del sec. I colonia romana di veterani con il nome di Colonia Flavia Augusta Veteranorum. Fece parte della Numidia fino al sec. III d. C. Fu patria di Apuleio e s. Agostino vi studiò la grammatica (Confess., 1, 13, 21; 19,30). Il cristianesimo vi si affermò ben presto come attestano i suoi quattro martiri (v. sotto).
Fu sede vescovile. Tra i suoi vescovi sono noti Placentinus, ricordato negli atti della Conferenza di Cartagine del 411, di cui si è ritrovato un frammento dell'epitafio (P. Meneaux, in Comptes-Rendus de l'Acad. des Inscriptions et belles lettres, 1915, p. 32) e Pudentius del 484. M. era ancora in gran parte pagana al tempo di s. Agostino (Ep. 232 ad Madanreuses idololaitras: PL 33, 1025-29).
A nord-ovest dell'abitato si è ritrovata una basilica cristiana circondata da sepolcri. Nella fortezza bizantina eretta da Salomone, ca. l'anno 539, resta l'iscrizione bilingue con croci greche (CIL, VIII, 16869). Fra la ricca messe epigrafica cristiana si ricordano: l'epigrafe di un presbitero Donatianus, morto nel 540 a M., "per fide catolica... relegatus" in esilio (S. Gsell, Inscriptions latines d'Alpíne, I, Parigi 1922, n. 2759), come il suo collega Liberatus (loc. cit., n. 2760); essi forse appartenevano al clero di Cartagine come "Flavianus presbiter, serbus Dominicus sedis Kartaginiensis" dell'anno 539 o 540; di un Peregrinus "presbiter religionis catolicae" (n. 2762); di un Teodoro diacono, ucciso "a Mauris", tra la fine del iv e l'inizio del v sec. (loc. cit., n. 2764). Caratteristiche le epigrafi di un Felix, preceduta dalle lettere IP \& AM, variamente interpretate (loc. cit., n. 2774); e di Cecilio Emiliano, veterano "catholicae legi fidelissima mente inserviens" (loc. cit., n. 2766).
BibL.: S. Gsell, Monuments antiques de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 227; J. Mesnage, L'Afrique chrétienne, ivi 1912, pp. 338339; S. Gsell, Inscriptions latines de l'Algérie, ivi 1922, p. 181 sgg.; id. "Ch. A. Joly, M., ivi 1922.
Enrico Joni
I Martiri di M. - Sono cosi designati quattro martiri africani: Namphano, Miggin, Sanam e Lucitax, il cui culto è attestato da una lettera del retore pagano Massimo a s. Agostino.
Dal testo della lettera in cui Namphano è detto "archimartyr ", qualcuno ha pensato che i quattro, o per lo meno il primo, fossero i protomartiri dell'Africa; nessuna prova però esiste di ciò. D'altra parte è ancor meno provata l'opinione che ai tratti di fanatici donatisti giustiziati nel sec. iv per aver preso parte ai misfatti dei circoncellioni. Namphano e Miggin infatti sono commemorati nel Martirologio geronimieno, rispettivamente il 18 dic. ed il 16 maggio e 15 giugno. S. Agostino poi, nella lettera di risposta a Massimo, mentre difende la punicira del nome Namphano, non fa alcun cenno, e avrebbe potuto farlo, della pretesa eresia dei martiri.
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Bibl.: s. Agostino, Epist., 16-17, in CSEL, 34, pp. 37-44; J. H. Beater, The martyrs of M. a. D. rèn, in Journal of Theological Studies, 26 (1924), pp. 21-77; Martyr. Hieronyminum, pp. 257, 326, 652; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2° ed., Bruxelles 1933, p. 376 sg.; Fliche-Martin-Frutaz, I, p. 315; Martyr. Romanum, p. 269. Agostino Amore
MADDALENA SOFIA BARAT, santa. - Fondatrice della Società del S. Cuore di Gesù, n. a Joigny (dipart. Yonne) il 12 dic. 1779, m. a Parigi il 24 magg. 1865. Ebbe nel proprio fratello Luigi, più tardi p. Barat, un direttore forte e deciso, che accanto ad un'ampia cultura religiosa e letteraria, le apprese in modo speciale l'umiltà e la generosità.
A 20 anni pensò di entrare al Carmelo; ma il p. J. Varin, che sognava una congregazione tutta dedita all'educazione delle fanciulle, ne la distolse, la entusiasmò della sua idea; cosi il 21 nov. 1800 la B. con due compagne si consacrava a Dio e cosi nacque la Società del S. Cuore. Poco più tardi le religiose si trasferirono ad Amiens. La B. fin dal 2 dic. 1802 fu superiora della comunità; crescendo le fondazioni fu nel 1806 eleita superiora generale e tale rimase fino alla morte. Nonostante i primi anni dovesse superare gravi difficoltà, l'Istituto ebbe presto una splendida fioritura, alla quale la B. cooperò con numerosi viaggi, conferenze, adunanze generali, assidua corrispondenza epistolare. Lasciò, morendo, 86 case in Europa e in America e 3500 religiose.
Fu beatificata il 24 maggio 1908; canonizzata il 24 maggio 1925. Festa il 25 maggio.
Bibl.: anon., Vita di s. M. S. B., tratta dai processi, Firenze 1908, 2° ed., ivi 1925; L. P. Baanard, Hist. de M.ase B., 2 voll., 8° ed., Parigi 1925; G. de Grandmaison, La bienh. mère B., 2° ed., ivi 1925; anon., Educatrice modello e apostola del S. Cuore, Firenze 1925.
Calcatino Testore
MADERNO, Alessandro. - Teologo barnabita, n. a Capolago (Como) il 15 maggio 1617, m. a Roma il 6 apr. 1685 . Insegnò per molti anni teologia nelle scuole Arcimboldi di Milano, poi a Lodi e a Roma.
Nominato provinciale della Lombardia nel 1659, passò a Roma, assistente generale, nel 1655; poi eletto preposto generale nel 1680 . Fu anche consultore del S. Uffizio.
Pubblicò un Cursus theologicus ( 3 voll., Roma 1671 1675), nel quale espose tutti i trattati secondo l'ordine della Summa Theologica di s. Tommaso. Eun manuale destinato agli studenti ed agli insegnanti del suo Ordine, che reca il personale contributo del M. e quello dei teologi barnabiti alle discussioni di tutti i problemi agitati nelle scuole. Non appartiene a una determinata corrente teologica, anzi si fa notare per una franca libertà di fronte

(da P. Lhande, Notre Epojite mien., Puriut 860, p. III) ManagASCAR - Cappella del villaggio di Inserina.

(per carissio del prof. E. Zovi)
Maderno (Mdaourouch) - Epitaffio del presbitero Liberatus morto in colio s mathrm{M}. per la fede cattolica (primo quarto del sec. vi).
a ogni scuola; sarà questa la nota caratteristica dell'indirizzo teologico dei Barnabiti. La dottrina del M. intorno alla virtù eroica fu tenuta presente e qualche volta discussa da Benedetto XIV, nella sua classica opera De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione (ad es., III, 21-23).
Bibl.: Ph. Argelati, Bibliotheca script. medial., II, Milano 1745, p. 828; G. Boffito, Biblioteca barnabitica, II, Firenze 1937, pp. 382-83; Hurter, IV, col. 346; L. Levati-A. Macciò, Menologia dei Barnabiti, IV, Genova 1937, pp. 66-70.
Agostino Amaroli
MADERNO, Carlo. - Architetto, n. a Capolago (Canton Ticino) nel 1559, m. a Roma il 30 genn. 1629. Nipote di D. e G. Fontana, collaborò con essi in varie opere. Dopo la partenza da Roma di D. Fontana proseguì alcune delle costruzioni da lui lasciate interrotte, tra cui il Palazzo del card. Rusticucci a Borgo Nuovo, ora demolito.
Per lo stesso cardinale iniziò nel 1595 il rifacimento dell'antica chiesa di S. Susanna, importante per l'evoluzione del barocco romano. Infatti la facciata (ultimata nel 1603), non solo viene concepita come elemento dominante nella organizzazione edilizia di una piazza, ma assume nuova forza plastica per l'adozione di colonne aggettanti quasi completamente; originale è anche la tra'vata della balaustra lungo il timpano, che accentua il senso di pittoricità e di movimento. Oltre al ricco interno di S. Maria della Vittoria ( 1608 -20) si deve al M. anche il proseguimento di S. Andrea della Valle (1608-22), che sviluppa il modello della chiesa del Gesù; per questa ultima chiesa egli lasciò anche un disegno per la facciata, poi modificato nella realizzazione da C. Rainaldi (v.). Ma l'opera sua più famosa è la facciata della Basilica Vaticana, ingiustamente criticata dalle generazioni immediatamente successive, mentre oggi se ne riconosce la concezione michelangiolesca, nell'adozione dell'ordine unico e nel senso di grandiosa plasticità. La trasformazione della pianta, da croce greca in croce latina, fu, come è noto, imposta, oltre che da ragioni liturgiche, anche dalla tradizione che esigeva di non lasciare scoperto il suolo già occupato dalla primitiva Basilica Costantiniana; anche l'eccessivo sviluppo orizzontale della facciata non deve imputarsi al M., ma all'impossibilità, per ragioni pratiche, di eseguire i due campanili, che nel progetto dell'architetto (ripreso alcuni decenni dopo dai Bernini), avrebbero dovuto introdurre una nota verticale di equilibrio.
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Maderno, Carlo - Facciata della Basilica Vaticana.
Non meno vasta fu l'attivita del M. nell'architettura civile : oltre a lavori nei Palazzi del Quirinale e del Vaticano, si debbono a lui il proseguimento del Palazzo Aldobrandini (poi Chigi) a Piazza Colonna; l'altro Palazzo per la stessa famiglia di fronte a S. Luigi de' Francesi; quello per mons. Varesi a Via Giulia; e il Palazzo Mattei di Giove (1598-1613), che per il contrasto tra la severità delle facciate e l'eleganza decorativa del cortile costituisce una