sulla vita sociale come i maestri, questi statuti contemplavano accanto alle grandi organizzazioni già esistenti una nuova associazione di Azione Cattolica (non più una sezione) e cioè il «Movimento Maestri di Azione Cattolica». L'organizzazione magistrale ebbe così il suo definitivo cesetto: da una parte la grande associazione di massa, professionale e presindacale, richiedente la semplice adesione ai principi cattolici, dall'altra un movimento di animatori alla pari delle altre associazioni di Azione Cattolica, che impegnasse ad una speciale e diretta collaborazione con l'apostolato gerarchico della Chiesa. I maestri che, quali militanti, si sentono chiamati ad una più impegnativa attività apostolica, si iscrivono al «Movimento di Azione Cattolica» e ne ricevono la formazione specifica; ma lo staturo stesso del movimento li indirizza tutti alla «Associazione Italiana M.C. (A.I.M.C.) dove tra i colleghi e con i colleghi svolgono ogni attività esterna. All'A.I.M.C. compete la vasta e multiforme azione professionale; l'affermazione e l'irradiazione sociale. I m. c. hanno avuto la maggioranza in tutte le competizioni democratiche per gli organismi elettivi del settore specifico (fondacato magistrale, terza sezione del Consiglio superiore della pubblica istruzione, Ente nazionale assistenza magistrale) fino a raggiungere una percentuale dell' 80 \% sui votanti.
L'organizzazione del Movimento Maestri di A. C. è diocesana e si articola in gruppi al centro-diocesi e in nuclei nei centri minori; le nomine dei presidenti e dei vice presidenti competono all'autorità ecclesiastica, come per gli altri rami di Azione Cattolica. Iniziative principali del Movimento Maestri sono i corsi di formazione e le scuole di apostolato nazionali, regionali, diocesane. Organo del Movimento è il mensile Lettera fraterna completato dal Sussidiario per i dirigenti e da La Via per i diplomandi dell'Istituto Magistrale. L'organizzazione delI'A.I.M.C. è diocesana con coordinamento provinciale e si articola in sezioni locali che fanno capo ai consigli diocesani, provinciali, nazionali. Gli organismi dirigenti sono eletti dai soci. Il Congresso nazionale elegge ogni tre anni il Consiglio nazionale. Attività e iniziative importanti nazionali e periferiche dell'A.I.M.C. sono il Centro studi, il Segretariato di Assistenza magistrale, l'Ufficio presindacale, l'Ufficio educazione popolare con il suo centro di tecnica didattica, le ormai tremila scuole per adulti analfabeti e semianalfabeti sparse in tutta Italia e la cattedra ambulante di cultura popolare, le attività specifiche per i direttori e ispettori, per i giovani maestri, per le maestre di Scuola materna, la casa editrice Il Maestro, la rivista mensile per educatori, L'indice d'oro, che tratta di arte e letteratura per ragazzi, la Villa «Il Maestro» che ospita i convegni e le riunioni del'Associazione e i maestri di passaggio per Roma.
L'A.I.M.C. pubblica il mensile Il Maestro per tutti i soci, il bimestrale Dirigenti A.I.M.C. per i dirigenti, il mensile Notiziario sindacale.
BibL.: Statuto dell'Azione Cattolica Italiana, Roma s. a.; Statuto Regolamento dell' Associazione Italiana M. C., Roma 1945.
Maria Badaloni
## MAESTRI OSTIARI DI «VIRGA RUBEA».
I m. o. di «v. r.» sono ecclesiastici della cappella pontificia che hanno in essa e nelle funzioni e processioni pontificie la cura e la custodia della croce papale. Essi, in tali occasioni, si recano a prendere la detta croce nell'anticamera d'onore del Palazzo Apostolico e la recano nella sala dei paramenti, ove la consegnano all'ultimo uditore di Rota, che la porta, nel corteo, dinanzi al papa. Giunto il corteo in cappella, l'uditore riconsegna la croce papale al m. o. di «v. r.», che sempre gli sta al fianco e che durante tutta la cerimonia la pone in cornu Evangelii in apposito zoccolo forato. Finita la funzione, il m. o. di "v. r. " restituisce la croce all'uditore di Rota, che
la porta fino alla sala dei paramenti, ove il m. o. di «v. r. ", presala, di nuovo la riporta nell'anticamera d'onore.
I m. o. di «v. r. " formano collegio e sono nominati dal papa con biglietto di monsignor maggiordomo, da cui poi dipendono. Sono famigliari del papa e, mentre in passato furono numerosi, attualmente sono due. Vestono sottans, fascia con fiocchi, collare di seta pannacea, mantellone di saia o scotto di egual colore, calze di seta nera e scarpe con fibbie.
Questi ecclesiastici si chiamano ostiari perché per gran tempo ebbero affidata la custodia della porta (latino ostium) della sala dei paramenti, cioè di quella stanza ove sopra di un letto (residuo di antiche usanze pontificie) sono collocati i paramenti, che deve assumere il pontefice. Hanno poi aggiunta anche la denominazione «a virga rubea» portando essi una verga o bastone lungo ca. 2 palmi, coperto di velluto rosso, ornato all'estremità e nel mezzo di cannelli di lastra d'argento. Gli ostiari sono presenti nella famiglia pontificia fin dal suo primo sviluppo. Come collegio si trovano già organizzati nel sec. xir : 2 maestri uscieri «de virga rubea», si trovano ricordati in un ruolo sotto Paolo IV (1555). Gli Statuti dei m. o. di «v. r. " furono confermati da Clemente X con la cost. In apostolicae Sedis dignitatis culmine, del 5 dic. 1671 (edita in Roma dalla Stamperia della R. Camera Apostolica nel 1671 ).
BinL.: cod. Vat. lat. 12344, pp. 70-71; F. Buonanni, Gerar chia ecclesiastica, Roma 1720, p. 452; G. B. Gottico, Acta selecta convenientolia, ivi 1753, p. 272; G. Marini, Degli archiati pontifici, ivi 1784, p. 114; G. Maroni, Dizionario di erodis, storico-eccl., XLI, p. 191; T. Ortolan, Cour Romaine, in DThC, III, coll. 1981-82.
Guglielmo Felici
MAESTRO DEL SACRO PALAZZO. - Titolo di un dignitario della Corte pontificia, le cui incombenze hanno subito vari cambiamenti. Solo studi moderni condotti (dal Denifle, Altaner, Ehrle, Creytens) sulle fonti autentiche (cost. Cum de diversis d'Innocenzo IV, ripetuta e abbreviata da Bonifacio VIII [2, V, 7, in VI] e la Vita d'Innocenzo IV di N. di Carbio) hanno fatto piena luce sulle origini e sui primi sviluppi di questa carica, creata da Innocenzo IV nel secondo anno del suo pontificato (1244-45). Nell'interesse di quelli che da tutto il mondo confluivano alla sede apostolica, nonché degli stessi curiali, il papa istituì nella sua Corte, allora a Lione, uno studio generale, comprendente teologia, diritto canonico e civile (romano), studio che seguiva la corte, dovunque questa si trovasse.
Il primo maestro noto, ad insegnare teologia in questa scuola fu il domenicano Bartolomeo da Vicenza (detto anche da Breganza), al quale, promosso nel 1252 vescovo di Limassol (Cipro), successe un arcidiacono di Durham (Inghilterra). Nelle relative bolle essi sono detti «regens» e "docens» apud sedem apostolicam. Difatti nei documenti pontifici il titolo Magister S. Palatil appare solo a partire dal sec. xiv. Altro titolo nel sec. xili è lettore ( = professore) del S. Palazzo, usato per Giovanni Pecham e il suo successore Matteo d'Acquasparta ed altri frati minori. Il titolare nel sec. xili non era ancora del ruolo dei curiali formanti la "famiglia " pontificia. Egli risiedeva anche dopo nel suo convento, e dal sec. xv nel Vaticano, qualche volta nel Quirinale. Dal 1306 in poi la carica era, con qualche eccezione, generalmente affidata ad un maestro dell'Ordine domenicano, al quale rimase poi esclusivamente. Cassata però nei primi anni del Cinquecento la scuola del S. Palazzo, altri incarichi furono attribuiti ai titolari: da Leone X fino al 1925, egli dava l'imprimatur ai libri stampati in Roma; fin dal sec. xv rivedeva i sermoni da tenersi in certi giorni dai procuratori generali degli Ordini mendicanti nelle cappelle pontificie; era anche presidente del Collegio teologico di Roma. Appartiene anche oggi di diritto al S. Uffizio, come pure è prelato ufficiale della S. Congregazione dei Riti e teologo di fiducia del S. Padre.
## Page 1077
Bibl.: N. de Carbio, Vita Innocentii IV, in St. Baluzio, Miscellanea, ed. J. D. Mansi, I, Lucca 1761, pp. 194, 206, nn. 16 e 41; H. Deniffe, Die Entstehung der Universitätro des Mittelalters, Berlino 1885, pp. 301-304; F. Paganotti, Niccolò da Calvi e la sua Vita d'Innocenzo IV, in Arch. della R. Soc. rom. di st. patrizi, 21 (1898), pp. 7-120; B. Altaner, Der Hl. Dominibus, Breslavia 1922, pp. 201-207; F. Ehrle, L'egustizismo e l'aristotelismo nella scolastica del sec. XIII, in Xenia tòomistica, III, Roma 1923, pp. 517-88, specialmente 576-79; R. Creytens, Le studium Romanae Curiae et le multire du Sacré Palats, in Arch. Fratrum Proedic., 12 (1942), pp. 5-83; cf. R. Locuerta, ibid., pp. 84-97; A. Walz, Compendium historiae O. P., 2² ed., Roma 1948, p. 282.
MAESTRO DI CAMERA. - Praefectus cubiculi Sanctitatis Suae (presso la Corte imperiale romana: magister admissionum), in italiano « m. di c. del Papa o di S. Santità o o introduttore o introducitore. E il secondo dei prelati palatini, dopo il maggiordomo, con il quale intende, giusta le rispettive attribuzioni, a dirigere e fare osservare il cerimoniale della Corte pontificia, delle udienze, della Camera segreta o Anticamera. Ha l'incarico di introdurre alla presenza del pontefice i personaggi e quanti vengono ammessi.
Gode del titolo di eccellenza e nei secc. xvI-xix spesso era rivestito della dignità arcivescovile (cf. Notizie di Roma per l'anno 1725, Roma 1725, p. 231; Notizie per l' 2,1766 , ivi 1766 , p. 319 sgg.). L'ufficio cessa con la morte del papa. Al patriarchio lateranense nel primo sviluppo della famiglia pontificia le funzioni di m. di c. pare fossero devolute al cosiddetto secundicarius (v. retmicerus). Il sotto-m. di c., che si trova qualche volta membro della famiglia pontificia, si chiamava proximus ab admissione. L'appellativo stesso di m. di c. non è poi stato sempre specifico dell'ufficio, a cui oggi è annesso. Sotto Niccolò III (1277), ad es., sono ricordati cinque m. di c., l'ultimo dei quali è l'auditor camerae. Nel periodo avignonese l'ufficio prese consistenza e dal sec. xv in poi è conservato la serie cronologica dei m. di c. (cf. sotto Pio IV: Th. R. v. Sickel, Ein ruolo di famiglia des Papstes Pius IV., Innsbruck 1893, p. 35; per l'elenco completo, G. Moroni, s. v., XLI, pp. 132-39). Nel sec. xvir per indicarlo si adopera la dizione di « m . di c. di N. Signore». Ha cospicue attribuzioni e prerogative e sostituisce il prelato maggiordomo in sua assenza, mentre a sua volta è sostituito dal coppiere (v. famiglia pontificia). Tra le altre prerogative ha quella di custode del sigillo pontificio (anulus piscatoris) : alla morte del pontefice lo consegna al cardinale camerlengo, che lo fa spezzare. Si ha memoria di questa usanza fin da Innocenzo X (1644-55).
E coadiuvato nelle cerimonie di anticamera e di udienza dai camerieri segreti partecipanti (cubicularii intimi seu secreti).
Bibl.: cod. Vat. lat. 3028 (c. 1383), ff. 1-102; Vat. lat. 3040, ff. 1-99; Vat. lat. 8193, parte 2² (sec. xvII-xviII), ff. 547-79; Vat. lat. 12353 (secc. xvII-xviII), ff. 50-51; D. Sestini, Il m. di c., Firenze 1625 ; P. L. Colletti, Del primisario della S. Apostolica e di altri ufficiali maggiori del S. Palazzo Lateranense, Roma 1766; F. de' Medici, Regolamento per il servizio interno dell'anticamera pontificia, ivi 1843; R. Ruffo della Scaletta, La famiglia pontificia, in Vaticano, Firenze 1946, pp. 169-70; Anonario pontificio, 1931, Città del Vaticano 1951, pp. 916, 937. Giuseppe Palazzini
MAESTRO DI CASA. - E uno dei dignitari della famiglia pontificia, cui è affidato, o almeno lo era, il governo del personale della famiglia pontificia, alle dipendenze del maggiordomo. Oggi ha sotto di sé il personale subalterno dei SS. Palazzi Apostolici.
Alessandro V (1410) creò questa nuova carica, cui affidò parte delle attribuzioni di pertinenza fino allora del vice-domino, e poi del camerlengo. Il nuovo investito si chiamò magister domus pontificiae, che in italiano venne poi tradotto con l'appellativo di m. di c. del Papa. Lo si trova nei ruoli della famiglia pontificia sotto Pio II (1438). Era un prelato, che ordinariamente, diveniva poi cardinale, il quale aveva la sovraintendenza del Palazzi Apostolici assieme al maestro del S. Ospizio.
Nei secc. xvir e xvili ebbe attribuzioni diverse. Si trova talora questa dignità affidata ad un laico, e talora ad un ecclesiastico. L'ordinamento per il sec. xix venne determinato dalle disposizioni emanate da Pio VI. Queste disposizioni furono rivedute e confermate da Leone XII e da Gregorio XVI nel secolo scorso.
Godeva di grande autorità e dirigeva nella parte civile tutto quanto poteva richiedersi per il buon andamento della casa o del Palazzo Apostolico. Da lui dipendevano i sedieri (v.) ed il servizio di sala, le forniture, le cucine, le scuderie, la floreria, ecc.
Quando nel 1929 furono sottoscritti i Patri Lateranensi, e fu di conseguenza creata la Città del Vaticano, con il suo governatorato, il governatore a poco a poco assunse varie mansioni, già appartenenti al m. di c. Altre mansioni passarono al maestro di camera (v.) ed altre all'Amministrazione dei beni della S. Sede (v.).
Bibl.: V. famiglia pontificia. In particolare: F. M. Renazzi, Notizie storiche degli antichi vicedomini del patriarchio lateranense e dei moderni prefetti del S. Palazzo-Apostolica, Roma 1784, p. 20 sgg.; G. Moroni, XLI, pp. 131-60. Giuseppe Palazzini
MAETERLINCK, Maurice. - Poeta, n. a Gand da ricca famiglia fiamminga il 29 ag. 1862 , m. a Nizza il 6 maggio 1949. Avviato alla carriera forense, un non lungo soggiorno a Parigi (1886) fu sufficiente per far convergere le aspirazioni letterarie, da lui già condivise con gli amici G. Le Roy, C. Van Leberghe, E. Verhaeren, sul simbolismo rappresentato da Villier de l'Isle-Adam. Premio Nobel di letteratura nel 1911.
Un volume di versi, Serres chaudes, ed una fiaba drammatica, La princesse Maleine, pubblicati nel 1889 segnarono la sua definitiva consacrazione all'attività letteraria. Essa fu in un primo tempo soprattutto teatrale, con L'intruse (1890), Les aveugles (1890), Les sept princesses (1890), Pelléas et Melisande (1892: musicato poi da Debussy e presentato nel 1902 all'Opéra Comique), Aglanoine et Edyssette (1896) e "piccoli drammi per marionette" come Alladines et Palomides, Intérieur, La mort de Tintuigles (1894), Ariane et Barbe Bleue (uscito nel 1899 in traduzione tedesca, e messo in musica da Dubas nel 1907). Teatro della vita interiore preso dalla vivacità del simbolismo e anche del fatalismo e del pessimismo. E tentativo di comprendere o almeno rispecchiare le soggete, inafferrabile anima al fondo del mondo e delle cose, come i contemporanei saggi Le trésor des humbles (1896), La sagesse et la destinée (1898) e la stessa Vie des abeilles (1901), piuttosto celebrazione e presentazione, come di un "oggetto conosciuto e amato" dello "spirito del mondo " quale si manifesta in un umile alveare, che non monografia scientifico-divulgativa.
Altri libri seguirono dello stesso genere (L'intelligence des fleurs, 1907; La vie des termites, 1927; La vie des formés, 1930); quasi a ribadire il risolversi nell'amore per la natura e, in genere, in una più ottimistica visione della vita, del trepido e vago misticismo del primo M., sul quale s'era fatta sentire l'influenza di J. Ruysbroeck ("l'admirable": nel 1891 ne aveva tradotto L'ornement des noces spirituelles). A quest'ultima fase del suo pensiero e della sua arte appartengono i drammi e le féeries più fortunati: Monne Vanna (1902); Seyselle (1903), Le miracle de st Antoine (1904), L'oiseau bleu (1908), Marie Magdeleine (1909), d'una religiosità alquanto equivoca.
Bibl.: M. Lecot, Bibliographie de M. M., Bruxelles 1939. Cf. inoltre: G. de Ghali, M. M., Torino 1931; A. Bailly, M., Parigi 1931; G. Harry, La vie et l'oeuvre de M. M., ivi 1932; M. Lecot, Les caractères principaux du génie de M. M., Bruxelles 1938; C. Leblanc, La mia vita con M. (Ricordi), a cura di U. Bernardini, Lecce-Verona 1947.
Enzo Bottasso
M. e la religione. - Tutte le opere del M. sono permeate da una sua filosofia sofistica e inconsistente, ma ferma e costante nel suo atelamo, nella sua irreligione, nel suo disprezzo di ogni morale. La Rivelazione soprannaturale non esiste, "non c'è mai stata"; Dio è creazione della ragione umana : "perché l'uomo avrà paura del Dio, che egli stesso ha creato?"; la dottrina di Cristo non è
## Page 1078
che un ramo mutilo della grande religione madre, il buddhismo; la morale è una specie di istinto superiore mal definito, una "ragione mistica ", senza, cioè, né obbligazioni, né sanzioni; l'immortalità dell'anima è soltanto la sua fusione nella coscienza universale; la responsabilità delle proprie azioni, desideri, pensieri, gli uomini non l'hanno, perché altrimenti cesserebbero di essere uomini per diventare altrettante divinità; non c'è nessuna finalità nella vita, perché la finalità è la negazione dell'essere, della vita, di tutto. Donde un fatalismo pesante, un pessimismo stroncatore. "Non si teme e non si dispera se non quando si crede seriamente ». Questa la ragione, per cui la Chiesa ha condannato tutte le sue opere con decreto del 26 genn. 1914 (cf. M. Lecat, Le Masterlinkianisme, 2 voll., Bruxelles 1937-41; G. Casati, L'Indice dei libri proibiti, II, Milano 1936, pp. 159-80).
Celestino Testore
MAFFEI, Andrea. - Poeta e traduttore, n. a Molina in Val di Ledro (Trentino) il 19 apr. 1798, m. a Milano il 27 nov. 1885 . Si perfezionò nella lingua tedesca a Monaco di Baviera, ivi condotto da un suo zio paterno, l'abate Giuseppe, autore di una Storia della letteratura italiana.
Con le sue numerose versioni dei maggiori poeti stranieri, dal Gessner allo Schiller, dal Goethe al Milton e al Byron, contribuì alla loro diffusione nella cultura italiana dell'Ottocento, studiandosi di renderli nell'espressione come, se "per ventura fossero nati italiani, avrebbero significato i loro pensieri ". In collaborazione con il Monti tradusse brani della Tunisiade del Pirker e della Messiade del Klopstock. Le sue liriche possiedono una romantica compostezza di affetti, da cui non va disgiunto un senso di lieve malinconia. Fu marito della contessa Clara Carrara Spinelli, nel cui salotto milanese convenivano i più noti artisti e letterati dell'epoca.
BibL.: Edizioni : Opere edite ed inedite, 10 voll., Milano 1847 1852; Versi editi ed inediti, 2 voll., Firenze 1858. Studi : E. Tvea, A. M., in Atti della R. Acc. della Crusca, 1887, p. 49 sgg.; E. Nencioni, Saggi critici di letteratura italiana, Firenze 1911, pp. 293301; E. Benvenuti, A. M. poeta originale e traduttore, Trento 1911; A. Riezuti, A. M., in Educatori e poeti, Roma 1914, pp. 147-69; G. Mazzoni, L'Ottocento, parte 17, Milano 1943, pp. 662-63. Sulla contessa M.: R. Barbiera, Il salotto della contessa M. e la società milanese, 15² ed., Milano 1925. Lanfranco Fiore
MAFFEI, Bernardino. - Cardinale, n. a Bergamo nel 1514, m. a Roma il 1° ag. 1553. Studiò diritto a Padova e divenne segretario del card. A. Farnese, presso il quale rimase anche quando questi fu eletto pontefice (Paolo III), ed ebbe affidata l'educazione del cardinale nipote, Alessandro Farnese.
Nominato vescovo di Massa Marittima (1547), poi arcivescovo di Chieti (1549) e cardinale, ebbe influenza decisiva nella elezione di Giulio III (1550), sotto il quale lavorò attivamente per la riforma del conclave e della Università Romana. Compilò un elegante Commentarium in Ciceronis epistolas e, frutto di lunghe ricerche, pubblicò una vasta opera, De inscriptionibus et imaginibus antiquorum numismatum.
BibL.: P. Bonamici, De claris pontificum epistolarum scriptovibus, Roma 1753, p. 237; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, VII, II, Modena 1772, p. 214; Concilium Tridentinum, I, II, IV, X, Friburgo in Br. 1901-37, v. indice (contiene la corrispondenza del M. con Marcello Cervini); Pastor, V-VI, v. indice.
Piero Sannazzaro
MAFFEI, GIAMPIETRO. - Gesuita, umanista e storiografo, n. a Bergamo nel 1535, m. a Tivoli (Roma) il 21 ott. 1603.
Già professore di eloquenza a Genova e segretario della Repubblica (1563-64), entrò fra i Gesuiti nel 1565 e già nel 1567-68 insegnava eloquenza al Collegio Romano. La versione in latino squisito dell'opera del p. E. Acosta, Rerum a Societate Jesu in India gestarum (Dilinga 1571), con un'appendice di lettere di missionari, gli procurò l'invito a Lisbona da parte del card. Enrico di Portogallo, perché con il ricco materiale colà radunato descrivesse la conquista portoghese e l'avangelizzazione del-
l'India. Vi preparò, infatti (1572-81), l'opera: Historiarum Indicarum libri XVI (Firenze 1588; vers. it. classica di F. Serdonati, 2 voll., Fi-renze-Venezia 1589 ). Frattanto aveva pubblicato: De vita et miraculis s. Ignatii (Roma 1585) e preparava Le vite di XVII santi confessori (ivi 1609). Incaricato di comporre la vita di Gregorio XIII e raccolto un ampio materiale informativo e documentario (conservato nell'Archivio Boncompagni e descritto dal Pa - square stor, IX, pp. 816 922), la consegnò finita ai revisori nel 1597. Però non venne stampata, ma manipolata, con assai mutazioni e alterazioni, da Paolo Teggla, segretario di casa Boncompagni. Questo deprecato rifacimento non venne alla luce; e l'opera di M., di sui codici Barberinizni, giudicati più autentici ed esenti da manomissioni, comparve finalmente per cura di C. Coquchines : Annali di Gregorio XIII (2 voll., Roma 1742). Ebbe pure l'incarico di comporre la vita di Clemente XIII e molto materiale raccolse (conservato nel fondo Borghesiano dell'Archivio Vaticano [III, 129 B]); ma ne stese i primi soli tre libri, usciti postumi con il titolo, non posto dall'autore: Historiarum ab excessu Gregorii XIII libri tres, Sixti P pontificatum complexi (Bergamo 1746), il che fece credere all'incarico di scrivere le vite dei successori di Gregorio XIII, mentre l'opera descrive le missioni compiute dall'Aldobrandini prima del pontificato. Queste ultime due opere conservano ancora, anche dopo le ricerche e gli studi posteriori, il valore di fonti principali e indispensabili.
BibL.: Opera omnia latina scripta, a cura di P. A. Serassi, 2 voll., Bergamo 1747 (nel vol. I la vita del M. descritta dal Serassi). - Studi : Sommervogel, V, coll. 293-302; G. Tiraboschi, Storia della letter. ital., VII, Venezia 1796, p. 987 sgg.; per la questione M. Teggla, cf. P. Pirri, Gli "Annali Gregoriani" di G. P. M., in Arch. hist. S. 7., 16 (1947), pp. 36-97.
Celestino Testore
MAFFEI, ScIPione. - Erudito, poligrafo, poeta tragico, n. a Verona il 1° giugno 1675 , m. ivi l'ri febbr. 1755. Nel 1710-50 con A. Zeno e A. Vallisnieri fondò il Giornale dei letterati, accompagnato con le Osservazioni letterarie (1737-40). Pubblicò la raccolta: Teatro italiano, ossia scelta di dodici tragedie per uso delle scene, premessa una storia del teatro e difesa di essa (Verona 1723). La sua tragedia Merope rimase per tutto il ' 700 il modello della tragedia italiana.
Delle molte opere, nelle quali trattò i più svariati argomenti, le principali restano: Istoria diplomatica (Mantova [ma, Verona] 1727), che segna una pietra miliare negli studi paloografici, perché dall'esame di manoscritti della Biblioteca capitolare di Verona trasse la persuasione che le scritture latine non rappresentano individualità a sé stanti, ma sono trasformazioni successive di un'unica scrittura, la romana, manifestantesi nelle tre forme maiuscola, minuscola e corsiva; Verona illustrata (2 voll., Verona 1731-32), in quattro parti : storia di Verona, storia letteraria e notizie di più che ottocento scrittori veronesi da Catullo al Bianchini, i monumenti più importanti, gli anfitrstri in generale e quello di Verona in particolare. Complemento di quest'opera può considerarsi il Museum Veronense (ivi 1749); Istoria teologica delle dottrine e delle opinioni.... (Trento 1742) contro i giansenisti; Dell'impiego del denaro (Verona 1744) in favore del prestito ad interesse.
## Page 1079

Maffi, Pietro - Ritratto.
libu.: Le opere di M. si trovano raccolte in 21 voll., Venezia 1790: Opere drammatiche e poesie, a cura di A. Avena, Bari 1428. - Studi : Studi Maffeiani, Torino 1900, con appendice di V. Doro; L. Traube, Vorlesungen und Abhandlungen, I, Monaco 1909; A. Scolari, Il * Consiglio politico di S. M., in Atti Accademia agric, scienze e lett. di Verona, 3° serie, 9 (1932), pp. 3888; F. Andreotti, Considerazione dogmatica dello dottrina di S. M. nella - Storia teologica*, Rovigo 1940; L. Rossi, Un precursore di Mantesquieu: S. M., Milano 1941; G. Ferretto, Nato storico-bibliografiche, Città del Vaticano 1942, pp. 223, 234, 276-78; M. Petrocchi, Miti e suggestioni nella storia europea, Firenze 1950, p. 17 sge.
Maffri, Pietro. - Cardinale, arcivescovo di Pisa, n. a Corteolona (Pavia) il 12 ott. 1858, m. a Pisa il 17 marzo 1931. Compì i suoi studi nel Seminario di Pavia, dove, appena ordinato sacerdote (1881), insegnò filosofia, dedicandosi insieme con successo alle scienze fisiche, specialmente all'astronomia, geodinamica e metereologia. Ne sono prova parecchie pubblicazioni; notevoli : Nei cieli. Pagine di astronomia popolare (Como 1898; 5^{text {a }} ed., Torino 1928) e la Rivista di scienze fisiche e matematiche (1900-912) da lui iniziata e subito accolta con molto favore.
Allo studio unl una vita pastorale feconda; seguì, come vicario generale, a Ravenna il suo vescovo mons. Riboldi, eletto cardinale (1901); nel 1902 fu consacrato vescovo e dato come ausiliare al nuovo arcivescovo mons. Conforti; nel 1903, promosso arcivescovo di Pisa; nel 1904, nominato direttore dell'Osservatorio vaticano, che contribuì a trasformare in uno dei migliori e più forniti di Europa e si vide affidato l'incarico di stendere una parte della carta celeste, quando questa fu suddivisa fra i vari osservatòri dei due emisferi; nel 1907, creato cardinale.
Con queste cariche le sue benemerenze andarono moltiplicandosi : le pastorali e i discorsi ebbero ampia risonanza in tutta l'Italia; per la solida preparazione dei seminaristi fece rinascere la Facoltà teologica; promosse la Azione Cattolica nell'arcidiocesi e nell'Italia, lavorando perché tutto il movimento cattolico riavesse l'antica unità di organizzazione, donde sorse la Giunta centrale; restaurò le chiese monumentali di S. Paolo a Ripa d'Arno, di S. Caterina e S. Francesco; ricostruì nel Duomo il pergamo di Giov. Pisano; pure nel Duomo riportò le spoglie di Arrigo VII e a S. Caterina le reliquie del 11. Giordano da Rivalto. Splendido modello di carità nelle ore più gravi della patria, fautore di svariate opere per i bisognosi, massime durante e dopo la prima guerra mondiale, rese inoltre preziosi servizi alla Chiesa e alla Patria durante gli anni del dissidio tra i due poteri. Stipulati i Patti Lateranensi, fu invitato a benedire le nozze del principe ereditario Umberto di Savoia con Maria José del Belgio ( 8 genn. 1930) e lo stesso giorno fu insignito del collare della S.ma Annunziata.
Opere principali, oltre i numerosi articoli su Scuola Cattolica e Rivista di scienze fisiche e matematiche: La carta del cielo per mezzo della fotografia (Milano 1892); Il p. fr. Denza, tributo di riconoscenza e di amore (ivi 1895); La stella dei Magi (ivi 1895); Commemorazione di A. Volta (Monza 1899); Riflessioni sui nostri dimeri davanti alla scienza moderna e alla Fede ( 2ᵃ ed., Pavia 1899); Scritti vari, Siena 1904; Lettere pastorali, omelie, discorsi (I vol. [1904-11], Torino 1911; II [1912-19], ivi 1919), che trattano i più vari argomenti e le questioni più impellenti del tempo e commemorano figure di dotti e di santi; Conversazioni manzoniane con il mio clero (2 voll., Torino 1923).
Bibl.: G. Cazzani, Il card. P. M., arciv. di Pisa, in Vitae Pensiero, 22 (1931), pp. 260-77; I. Felici, Il card. M., RomaMilano 1931; U. Gietti, Cose viste, III, Milano 1936, pp. 34-41. Celestino Testore
MAFRIANO. - Alto dignitario della Chiesa giacobitica. In siriaco, m. significa "quello che fa frutto ", ed il titolo venne applicato alla dignità creata nell'inizio del sec. viI quando i giacobiti, scacciati dalla Persia verso la fine del sec. v, vi ritornarono di nuovo. Il m. aveva sotto la sua giurisdizione tutti i fedeli residenti in Persia. La sua importanza superò talvolta quella dello stesso patriarca. Dal 1859 la dignità del m. non è più effettiva.
Bibl.: J. S. Aasemani, Dissertatio de Monophysitis, in Bibliotheca Or., II, Roma 1721, p. 31 sg.; cf. anche p. 414 sg. Guglielmo de Vries
MAGALOTTI, Lorenzo. - Scrittore, n. a Roma il 13 dic. 1637, m. a Firenze il 2 marzo 1712. Iniziò la sua attività come matematico e medico, e, quale segretario dell'Accademia del Cimento, pubblicò nel 1666 i Saggi di naturali esperienze.
La sua varia curiosità umana e culturale (era stato allievo dei Gesuiti al Seminario Romano e nel 1691, per alcuni mesi, nella Congregazione dei Filippini in Roma) si riflette in una copiosa produzione che va dalle relazioni di viaggi alle Lettere familieri contro l'ateismo, dai rapporti diplomatici (v. la scelta di E. Fslqui, Scritti di corte e di mondo, Roma 1945) alle cosiddette Lettere sopra i buccheri (cf. ed. a cura di M. Praz, Firenze 1945), dal canzoniere La donna immaginaria alle Lettere scientifiche ed erudite (sui fiori, sugli odori, sul veleno delle vipere, ecc.).
Scrittore finissimo, di una lieve e serena sensibilità che si riversa su tutte le cose e gli uomini che egli vede e descrive, il M. sente il problema religioso soprattutto come impulso etico-umano. Egli sottolinea però intensamente la dignità della ragione : «i sensi fanno più guerra alla fede, che la ragione» (Delle lettere familiari contro l'ateismo, II, Bologna 1821, p. 142), proprio perché nessuna contraddizione logica è postulata dalla fede nel cristianesimo.
Brat.: Edizioni : Opere di L. M., Milano 1806: Varie operette, ivi 1823. Studi: S. Fermi, Bibliografia magalottiana, Pia-
## Page 1080

(per coricsis del Superiore della Casa degli Escripiti del Sacro Cuore, Roma)
Magdala - Veduta.
cenza 1904; L. Montano, prefazione a Le più belle pagine di L. M., Milano 1924; G. Raimondi, M., ivi 1929; F. Flora, Storia della letteratura italiana, II, ivi 1942, pp. 818-27; E. Palqui, Mapalottiana, Saggi tre, Urbino 1949.
Giorgio Petrucchi
MAGALOTTI, Ugolino, beato. - Eremita del Terz'ordine di S. Francesco, n. presso Camerino sull'inizio del sec. xiv, m. ivi l'ri dic. 1373.
Rimasto orfano di madre, fu piamente educato dal padre e ancora giovanetto trovava le sue delizie nella lettura dei libri sacri. Mortogli anche il padre, si ascrisse al Terz'ordine di S. Francesco; diede tutto il suo ai poveri e si ridusse a vita eremitica, affliggendo il suo corpo con aspre penitenze. Visse molti anni in contemplazione, in fama di gran santità. Il suo culto fu approvato da Pio IX il 4 dic. 1855 e Leone XIII ne approvò la Messa e l'Ufficio il 9 dic. 1882.
RisL.: Leone da Chery, L'aureola serafica, IV, Quaracchi 1900, p. 430-31; C. Ortolani (Ciro da Pesaro), Santità france-scamo-picena. Dizionario biografico, Pesaro 1932, p. 203 sg.; I. Beschin-G. Palazzolo, Martyrologium Franciscanum, Vicenza 1939, p. 476.
Felice da Mareto
MAGDALA. - Località, la cui ubicazione è discussa, nei dintorni del lago di Genesareth. Nel testo critico dei Vangeli non ricorre il nome M., ma è supposto in quello di Maria Magdalena, cioè "di M.".
In Mt. 15, 39 si legge che Gesù, dopo la seconda moltiplicazione dei pani, "licenziate le turbe, salì nella barca e venne nei confini di Magadan». Questo nome (Maz̧a8áv), attestato dai codici B S D e dalla Volgata, è sostituito con Magdala (Mazy8a λ dot{α} ) nei codici della famiglia K (textus receptus). Nel passo parallelo di Mc. 8, 19 si legge nei migliori codici Dalmanoutha, in qualche secondario Magdala ( Θ 209) o altre varianti: Mageda (Taziano, 565), Melegada (D*) Dalmounai (W).
L'opinione più comune (Dalman, Heidet, Abel, Mader, Ricciotti) identifica M. con l'attuale villaggio arabo di el-Meğdel, ca. 4 km . a nord-ovest di Tiberiade (v.). I talmudisti conoscono in questa zona una città che chiamano Migbdal-Nünäjäa ( "Torre del pesco "). Gli ellenisti sembra l'abbiano tradotta con Tarichea ("Pesce salato "). Al tempo della guerra giudaica, secondo Fl. Giuseppe (Belt. Jud., II, 23, 3-8; III, 10, 1-10), Tarichea contava 40.000 ab., 230 (o 330 ) navi da pesca, un ippodromo. Fu conquistata da Vespasiano. Dopo che Erode Antipa fissò la sua residenza a Tiberiade ( 26 d. C.), Tarichea diminuì d'importanza.
Altri, con Eusebio e s. Girolamo (Onomasticon), cercano M. sulla riva orientale presso Gerasa (v.), oppure, con van Kasteren (Dalmanoutha, in DB, II, coll. 12091211), a sud-est del lago. Un'ingegnosa congettura di J. Sickenberger fa derivare il nome strano di Dalmanoutha da Magadan, attraverso una glossa morginale (in Zeitsch. d. deutschen Palästina Vereins, 57 [1934], pp. 281-84 ).
Il contesto di Mc. 8, 10-13 sembra deporre in favore della Galilea: infatti in quella località erano presenti i farisei, per sottrarsi ai quali Gesù "si allontanò al di là "del lago (elç tò mépav, nella Perea ?).
BibL.: L. Sczepański, Geographia Palaestinae antiquae, Roma 1928, p. 208 sg.; L. Heidet, s. v. in DB, IV, coll. 539-42; A. E. Mader, s. v. in LThK, VI, col. 773; G. Ricciotti, Gius. Flavio tradotto e commentato. La guerra giud., II, Torino 1937, p. 363; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 375 e 476.
Fiorro De Ambroggi
MAGEDDO. - Già potente città della Palestina (ebr. Méghiddâ[n]; Settanta Maz̧e8 dot{ω} o Maz̧e88 dot{ω} α; egiz. M'ktj; el-'Amârnah Mahiddu; assiro Magidü), identificata con Tell el-Mutesellim, sul contrafforte della catena orientale del Carmelo, a 30 km . a sud di Caifa, dominante la via carovaniara che dall'Egitto, per il passo di M., immetteva in Mesopotamia.
Sotto le sue mura Thutmosis III batté la coalizione dei re della Siria e Palestina e la città, come appare dalle lettere di el-'Amârnah, restò in seguito fedele alla sovranità faraonica. Giosuè ne uccise il re (Ios. 12, 21), ma M., quantunque assegnata ai Manassiti (Ios. 17, 11; I Par. 7, 29), restò cananea fino alla battaglia di Sisoro "nelle arcque [Cisou] di M. " (Iudc. 5, 19). Fortificata da Salomone (I Reg. 9, 15), divenne sede amministrativa di prefettura (ibid. 4, 12). Due re di Giuda, Ochozia e Iosia, vi trovarono la morte (II Reg. 9, 27; 23, 39).
Incorporata nella provincia assiriaca, M. andò sempre declinando; non aveva più importanza storica al tempo ellenistico. I Romani stabilirono il campo della legio VI ferrata ai piedi del colle dove sorse nel sec. iv un villaggio con il nome di Legron o Legia, oggi Leğğân. Il nome M. rientra nella formazione di

(da R. S. Leman - U. Sàlpiom, Magiédu I, Chicago MB, p. II, MagedDo - Zona di scavi: edificio 338 visto dal nord; si secondo piano le mura della città.
## Page 1081
Armagedon, campo di battaglia dei re della terra contro l'Onnipotente (Apoc. 16, 16).
Il tell, di forma ovale irregolare ( 385 m . su 230 ), con una superficie di più di 5 ettari, parzialmente esplorato da una società tedesca negli anni 1903-1905, fu con metodo tecnico scoperto in numerose campagne dal 1925 al 1939 dall'Istituto orientale dell'Università di Chicago. Attraverso i piani di 20 strati archeologici, è stata rintracciata, con più o meno certezza, l'evoluzione storica della città dalla fondazione (fine del v millennio) sino alla estinzione ( 350 a. C.), nelle varie fasi d'occupazione della civiltà conanea, lyckos, egiziana, filistea e israelita. Oltre alle prime abitazioni trogloditiche ed al primo villaggio arcaico, rappresentato da resti di pavimenti con curiosi disegni di animali e di caccia e da un piccolo tempio (strato xix), è di sommo interesse l'architettura delle massicce mura in pietra costruite nel III millennio e la cinta della città con porte del II millennio.
In una zona, detta sacra, al primitivo tempio successero altri tre uguali nelle dimensioni e nel piano, vicino ad un grande altare circolare di pietra con gradinata. Nel Palazzo del governatore furono pure riconosciuti cinque diversi periodi e sotto al quinto fu scoperta la ricca collezione di oggetti preziosi con più di 200 avori con incisioni e disegni. In uno di questi è rappresentato un principe, forse il re di M., che celebra la sua vittoria su un carro trainato da cavalli e scortato da prigionieri nudi.
La città israelitica, con le sue mura massicce e la porta a tenaglia con tre rientranti, con un perfetto sistema idraulico per rifornirsi d'acqua alla fonte fuori le mura, interessa molto per la scoperta di un complesso di scuderie, capaci di contenere ca. 400 cavalli. Vi è un corridoio centrale, affiancato da stalle con pilastri all'entrata al doppio scopo di reggere il soffitto e di legarvi i cavalli, mangiatoie di pietra tra i pilastri e nel pavimento un condotto di scarico per le immondizie. Nel Palazzo del governatore fu notato un graffito con il cosiddetto nodo a stella di David. Un frammento di stelo ricorda il passaggio del faraone Sesac, che nella sua iscrizione nel tempio di Karnak si gloria della presa della città di M. Il ricco e abbondante materiale, raccolto specialmente nella necropoli, permette una conoscenza assai precisa dell'industria del metallo nelle varie epoche di Canaan, una classificazione della ceramica e lo studio degli scarabei raggruppati per strati.
BibL.: Per gli scavi tedeschi: G. Schumacher, Tell el-Mutesellim, I. Bericht über die Ausgrabungen, Lipsia 1908; C. Watzinger, Tell el-Mutesellim, II. Die Funde, ivi 1929. Per gli scavi americani: R. M. Engberg-G. M. Shipton, Notes on the calcolithic and early bronze age pottery of Megiddo, Chicago 1934; H. C. Mey, Materials remains of the Megiddo cult, ivi 1932; R. S. Lamon, The Megiddo water system, ivi 1935; R. S. LamonG. M. Shipton, The Megiddo I, season of 1913-34, ivi 1939, da completarsi con gli studi di P. G. L. Guy e R. M. Engberg, Megiddo Tombs, ivi 1938; G. Land, The Megiddo II, seasons of 1933-39, ivi 1948. Per il riassunto: G. M. Shipton, Guide to Megiddo, Gerusalemme 1944, edita dal Dipartimento delle antichità di

(da G. Land, Megiddo, Trerios, Chicago 1810, tav. 1, Rp. 50) MagedDo - Avorio raffigurante una scena di omaggio a un principe cananco in trono.

Ida Antonio de Herrera, Historia generale de los Herhos de los Castellanos en los Islas e tierra firme del Mar Grosso, Madrid 1881; Magellano, Ferdinando - Ritratto di M. Particolare del frontespizio della Historia general di A. de Herrera.
Palestina, completata da G. E. Wright, The discoveries at Megiddo 1933-39, in Bibl. archeologist, 13 (1950), pp. 28-46. Donato Baldi
MAGELLANO, FERDINANDO. - In portoghese Fernão de Magalhã̃o, navigatore portoghese, n. nel 1480 a Villa de Sabrosa nella provincia di Traz-os-Montes da nobile famiglia, m. nell'isola di Matan il 27 apr. 1521.
Adolescente fu alla corte del re Manuel come paggio e fu probabilmente istruito nelle matematiche, nella geografia, nelle scienze nautiche; a 25 anni, per desiderio di farsi un nome, si arruolò volontario nella grande spedizione alle Indie, guidata da Francisco de Almeida (1505), nella quale, pur senza una posizione di rilievo, si segnalò in molti fatti d'arme, tra i quali la battaglia di Diu dove rimase ferito. Nel 1509 fu con la piccola squadra di Diego Lopez de Sequeira ad esplorare la penisola di Malacca, partecipò alla presa di questa città, rimase poi a Malacca sotto il governo dell'Albuquerque, e, divenuto ormai familiare con gli alti comandanti (Antonio de Abreu, Francisco Serrão, ecc.), acquistò larghe conoscenze sui paesi dell'Asia di sud-est, sull'Indonesia, sulle Isole delle Spezie. Certo pochi erano meglio informati di lui, quando, nel 1513, tornò a Lisbona, ma non per riposarsi, perché l'anno dopo si trovava nel Marocco alla presa di Azamor dove fu ancora ferito. Fatto oggetto di accuse, risultate poi infondate, si alienò tuttavia la corte dalla quale ritenne, forse con ragione, di essere stato trattato con poco riguardo, e si ritirò a vita privata, dedicandosi a studi di cosmografia sotto la guida dell'astronomo Ruy Faleiro. Ma le informazioni ricevute dal Serrão sulle prodigiose ricchezze delle Isole delle Spezie - le Molucche - accesero di nuovo il suo spirito, tanto più che, essendo la posizione di queste isole tuttora mal certa, non si sapeva con esattezza se esse ricadessero nell'emisfero di pertinenza portoghese o in quello di pertinenza spagnola (secondo la demarcazione del Trattato di Tordesillas, 1494); anzi i calcoli del Faleiro propendevano piuttosto per la pertinenza alla Spagna. M. e Faleiro lasciarono allora il Portogallo (1517) e presentarono al governo spagnolo il progetto di raggiungere le Molucche per la via dell'Atlantico, progetto che era già stato del resto da altri formulato. Tale progetto fu dapprima scartato dalla Casa de Contratación di Siviglia, che aveva la suprema direzione di tutte le imprese marinare, ma fu visto di buon occhio dal giovane re Carlo I; le relative capitolazioni furono stipulate il 22 marzo 1518; la massima parte delle spese furono assunte da M., Faleiro e dal mercante Christobal de Haro; ma il Faleiro non partecipò alla spedizione. Furono armate 5 nart tutte di piccolo tonnellaggio, con 265 uomini, in gran parte
## Page 1082
spagnoli; vi erano tuttavia almeno 25 italiani tra i quali Antonio Pigafetta vicentino (v.), principale narratore della grande impresa.
La spedizione partì da S. Lucar il 20 sett. 1519, traversò l'Atlantico, seguì verso sud le coste dell'attuale America meridionale, alla ricerca di un passaggio al Mare del Sud (è inconsistente la notizia che M. ne conoscesse già l'ubicazione), giunse il 31 marzo a S. Giuliano in Patagonia, dove furono trascorsi 5 mesi dell'inverno australe; durante questo periodo una nave si perdette, un'altra più tardi disertò, tornando in Spagna. Le tre navi superstiti, che avevano ripreso il viaggio a fine ag. 1520 , arrivarono solo il 21 ott. alla bocca del sospirato stretto e ne uscirono il 28 nov.: allo stretto, denominato de Todos los Santos, rimase poi ben a ragione il nome dello scopritore, M.
Il M., che ben sapeva di essere disceso troppo a sud, risalì prima lungo le coste sudamericane fino a ca. 37° latitudine sud, poi di qui, il 15 dic., volse a nordovest ed ebbe a traversare l'intero Oceano Pacifico, dal quale nessuno poteva sospettare l'enorme estensione, seguendo una lunghissima diagonale e senza incontrare alcuna terra, salvo due isolate prive di risorse. Gli stenti e le sofferenze dell'imprevista traversata furono etroci; l'equipaggio stremato raggiunse solo il 6 marzo 1521 l'Isola di Guam nelle Marianne, e indi passò all'arcipelago di S. Lazzaro (Filippine) prendendone possesso in nome del re di Spagna; ma qui, imprevistamente, il M. cadde in un conflitto con gli indigeni nell'Isola di Matan, dopo essersi stremamente battuto. Le due navi rimaste (una era stata bruciata per mancanza di equipaggio) raggiunsero dopo molte peripezie l'Isola di Tidor nelle Molucche e vi caricarono spezie, ma una di esse, guasta da avarie, fu catturata dai Portoghesi, in conclusione la sola nave ammiraglia, la "Victoria", al comando dello spagnolo Sebastiano del Cano poté, attraversando l'Oceano Indiano e poi girando a sud del Capo di Buona Speranza, far ritorno in Spagna a S. Lurar, il 6 sett. 1522 con soli 18 superstiti.
Questa prima circumnavigazione del globo ebbe importanza soprattutto dal punto di vista scientifico; la carta del mondo ne risultò addirittura rivoluzionata. Fonti dirette principali sono la relazione di Antonio Pigafetta, il Roteiro del pilota Albo e un altro diario attribuito a Leone Pancaldo di Savona. Il M. fu a torto giudicato un traditore per essere passato al servizio della Spagna; questi trasferimenti erano allora un fatto ordinario. Egli fu uomo di alta competenza nautica, di grande coraggio, energico fino alla crudeltà, uso a chiedere agli altri quello che esigeva da se stesso; dei discussi e discutibili suoi errori lo lavò la morte veramente eroica.
BibL.: O. Koelliker, Die erste Umsegclung der Erde durch F. de Magellanes, Monaco-Lipsia 1908; J. Denucé, Magellan. La question des Molucques et la première circumnavigation du globe, Anversa 1911; G. Toribio de Medina, El descubrimiento del Oceano Pacifico. F. de Magellanes, Santiago del Cile 1920; P. Pastells, El descubrimiento del Estrecho de Magellanes, Madrid 1920; C. Manfredi, Relazione del primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta, Milano 1928; A. Magnaghi, Il pianilfero del 1523 della Biblioteca nazionale di Torino, Firenze 1929; R. Baumgardt, Fernando Magellan. Die Geschichte der ersten Weltumsegelung, Berlino 1938 (trad. franc., Parigi 1943).
Roberto Almagia
MAGER, AloIs. - Benedettino, filosofo e psicologo, n. a Zimmern presso Rottweil (Svevia) il 21 ag. 1883, m. a Salisburgo il 26 dic. 1946. Entrato nel 1903 a Beuron e sacerdote nel 1909, continuò gli studi sulla filosofia neoscolastica a Lovanio, sulla tedesca e sulla psicologia sperimentale a Monaco.
Dal 1924 fu per 22 anni professore di filosofia alla Facoltà teologica di Salisburgo, dando impulso alla vita universitaria cattolica e alle Settimane di cultura superiore, di cui curò l'edizione delle relazioni dal 1931 al 1937.
Gli studi a Lovanio, concentrati poi nella dissertazione Aristoteles und die spanische Mystik, determinarono il suo indirizzo scientifico e l'interesse predominante : la mistica, ove diventò un'autorità riconosciuta : l'opera Mystik als seelische Wirthlichkeit. Eine Psychologie der Mystik (Graz-Salisburgo 1946) è un vero manuale di ascetica e mistica ed il suo testamento spirituale-scientifico.
Altre opere da menzionare: Die Enge des Bessusstseins (Stoccarda 1919); Die Staatsidee des hl. Augustinus (Manaco 1920); Wandel in der Gegenwart Gottes (Augusta 1921); Theosophie und Christentum (Berlino 1922 e 1926); Neue Versuche zur Messung der Geschwindigheit der Aufmerksamkeitsscanderung (Lipsia 1925); Vorlesungen über experimentelle Psychologie (Beuron 1929); Um Konnere. reuth. Neueste religionspsychologische Dokumente (Würzburg 1931); Christus und der Forscher (Augusta 1931); Mystik als Lehre und Leben (Jensbruck 1934); Der hl. Thomas Erklärungen zu den drei Büchern des Aristoteles "Uber die Seele" übertrugen und eingeleitet (Vienna 1937). Fu inoltre collaboratore assiduo di molte riviste, p. es., Benedikttnische Monatschrift (1919-46), Theol. Revue, Etudes Carmelitaines, Gloria Dei, Lexihon für Theologie und Kirche.
BibL.: J. Uttenweiler, Poter A. M., in Beuedikt, Monatschrift, 23 (1947), pp. 148-55; V. Reimann, A. M. zum Gedenken, in Salzburger Nachrichten del 30 dic. 1946, p. I sg.; J. Dilleroberger, A. M. zum Gedenken, in Salzburger Elterablatt, del 9 genn. 1947, p. I sg.; A. Gemelli, A. M., in L'Osservatore Romano del 23 genn. 1947, p. 3 e del 30 marzo 1947, p. 3. Adalberto Metzinger
MAGGI, Sebastiano, beato. - Domenicano, n. a Brescia nel 1414, m. a Genova nel nov. 1496. Religioso in patria nel 1430 , fu priore in molti conventi (Bologna, Mantova, Milano, Brescia, Cremona, Vicenza) e due volte vicario generale della Congregazione riformata di Lombardia ( 1480-81,1495-96 ); fondò a Milano il convento de "La Rosa", ora demolito.
Predicatore efficace, consigliere prudente, rigido osservatore della Regola, si dedicò con zelo alla restaurazione della disciplina monastica. Fu amico e confessore di G. Savonarola. Il suo corpo incorrotto si venera in S. Maria di Castello a Genova. Il suo culto fu approvato da Clemente XIII (15 apr. 1760). Festa il 16 dic.
Bibl.: G.B.M.C., Notizie spettanti alla vita del b. S. M., Brescia 1764; T. Ghilardi, Vita del b. S. M., Genova 1844; A. Mortier, Histoire des moltres généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs, IV, Parigi 1908, possim; Amée domestique, nuova ed., I, Lione 1909, pp. 380-400; I. Taurisano, Catalogue hagiographicus O. P., Roma 1918, p. 48; A. D'Amato, Vicende dell'osservanza regolare nella Congregazione dion. di Lombardia negli anni 1469-72, in Archivum Fratrum Praed., 15 (1945), pp. 60, 90, 96, 100. Alfonso D'Amato-Abele Redigenda
MAGGIO, MESs di. - Pratica di particolari devozioni in onore della B. V. Maria in ogni giorno del m. di m. a lei consacrato.
Già nel medioevo a Mantova ed a Parigi si consacravano a Maria S.ma i primi giorni di m.; il b. Enrico Seuse si distinse per tale devozione; nel sec. xvi s. Filippo Neri raccoglieva in tale mese i giovani attorno ad un'immagine della Vergine, animandoli ad adornarla con i primi fiori della bella stagione e con atti di virtù; a Napoli nella real chiesa di S. Chiara si dedicava ogni sera un'ora di canti sacri in onore della Madonna, seguita dalla benedizione eucaristica. Ma nella forma attuale la pia pratica fu proposta dal gesuita Annibale Dionisi, che stampò Il mese di Maria o sia il m. di m., consegrato a Maria coll'esercizio di vari fiori di virtù (Parma 1726). L'esercizio consisteva nell'esporre e adornare con fiori e lumi una devota immagine di Maria S.ma nella stanza più frequentata della casa, nel recitare insieme dinanzi ad essa la Corona del rosario o le litanie della B. Vergine, leggendo dopo di ciò una breve considerazione per ogni giorno ed un esempio ed estraendo a sorte un "forretto" o atto di virtù da praticare, un ossequio ed una gualulatoria. Il mese si chiudeva con l'offerta del cuore a Maria.
Il p. Dionisi non fece che dar forma ad un pio uso che già vigeva in parecchie congregazioni mariane di
## Page 1083
studenti, specialmente a Roma nel Collegio Romano, ed a Milano nella Cappella dell'Università di Brera. Fu merito del p. A. Muszarelli (1786) ottenere che i più insigni membri dell'episcopato italiano introducessero nelle loro diocesi il m . di m . in maniera che la devozione divenisse comune tra i fedeli. Ferrara fu la prima città che diede forma pubblica al m. di m. celebrato solennemente nella chiesa di S. Michele, di S. Crispiño ed in quello dei PP. Ministri degli Infermi. Affermatasi e divenuta presto popol