ma, in Studi romani, I (1913), p. 251, tav. 25, 2.
Enrico Josi
MALANG, vicariato apostolico di. - Nella parte estrema orientale di Giava (Indonesia), comprende tre distretti civili : Pasuruan, Bosuki e l'adiacente isola di Madura.
In data 12 dic. 1922 l'evangelizzazione di questo territorio, dismembrato de facto dal vicariato apostolico di Batavia, fu affidata ai Padri carmelitani dell'Antica Osservanza, i quali, secondo la prassi di Propaganda, avrebbero dovuto lavorare sotto la giurisdizione dell'Ordinario di Batavia, finché lo stesso territorio non avesse raggiunto un conveniente sviluppo. Raggiunto questo, il 27 apr. 1927 fu distaccato anche de iure dal vicariato di Batavia (oggi Djakarta) ed eretto in prefettura apostolica, rimanendo affidata ai predetti Padri carmelitani. Il 15 marzo 1939, fu elevato a vicariato apostolico.
L'islàm costituisce un grande ostacolo per l'espansione della religione cristiana. Vi sono scuole maomettane dappertutto. Nel distretto di Pasuruan già da tempo si sono installati pastori protestanti, ma è quasi irrilevante il numero dei loro adepti, i quali, specie se indigeni, si mostrano indifferenti in fatto di religione.
Il vicariato ha una superficie di 24.409 kmq . con 8.625 .000 ab., redunati, prevalentemente, nei cosiddetti dessa (poesi più o meno grandi), ove sono innumerevoli e vaste piantagioni di tabacco, riso, caffè, rubber e canna da zucchero. Vi sono varie ed importanti raffinerie per quest'ultimo prodotto. La popolazione ha domicilio poco stabile, perché emigra continuamente da un dessa all'altro,
secondo le circostanze e le possibilità di lavoro. Il numero dei cattolici è di 4976, serviti da 23 sacerdoti con 29 chiese, di cui 11 parrocchie, coadiuvati da 2 comunità religiose maschili e 10 femminili. Ha 97 scuole e 5 istituzioni di carità e beneficenza.
BibL.: Archivio S. Conar. de Prop. Fide, pos. prot. n. 1188/27; MC, 1930, pp. 430-31; AAS, 19 (1927), p. 304; 31 (1939), pp. 213214:5
Edoardo Pecoraio
MALANKARESI. - La { }⁶ parola è per sé sinonima con malabaresi, ma viene adoperata per significare i cattolici di rito siro-occidentale della costa malabarica per distinguerli da quelli di rito siro-orientale chiamati malabaresi (v.). Ambedue sono della stessa origine. M. si chiamano quei fedeli che dal 1930 si sono convertiti dal monofisismo alla Chiesa cattolica.
I monofisiti o giacobiti dell'India derivano da uno scisma che ebbe luogo nel 1653 fra i malabaresi. In quell'anno quasi tutti i cattolici orientali dell'India, scontenti del severo regime dei vescovi fatini gesuiti, si staccarono temporaneamente dalla Chiesa cattolica. Quelli che sotto la guida dell'arcidiacono Tommaso de Campo si ostinarono nella separazione passarono all'ubbidienza del patriarca giacobita di Antiochia. L'arcidiacono chiese aiuto a lui e questi inviò nel 1665 un vescovo giacobita. Tommaso fu consacrato vescovo e dovette anatematizzare Nestorio e accettare il monofisismo severiano. I suoi aderenti passarono anche al rito del patriarca antiocheno, cioè a quello siro-occidentale. Una parte dei giacobiti dell'India si riunì con gli anglicani nel principio del sec. xix. La loro netta separazione dai propri corre-ligionari si fece nel 1837. Agli inizi del sec. xx un'altra divisione colpì i giacobiti dell'India. Ca. la metà si sottrasse nel 1909 all'ubbidienza del patriarca antiocheno per dichiararsi indipendente e diede in seguito al proprio metropolita il titolo di katholikds. Da quest'ultimo gruppo provengono i cattolici m. Per uscire dall'isolamento causato dalla rottura con Antiochia cominciarono delle trattative con Roma che si conclusero nel 1930. Due vescovi si convertirono: Mār Ivanios vescovo di Betania e Mār Teofilos vescovo di Tiruvalla. Fino alla fine del 1931 già 35 sacerdoti, 19 religiosi, 6 seminaristi, 39 suore e 4700 fedeli erano passati alla Chiesa cattolica. L'11 giugno 1932 Pio XI con la cost. Christo Pastorum Principi eresse una provincia ecclesiastica immediatamente sottomessa alla S. Sede. Mār Ivanios fu nominato metropolita di Trivandrum e Mār Teofilos suo suffragatoo come vescovo di Tiruvalla. Nel 1937 un altro vescovo, Mār Severios, si fece cattolico.
La Chiesa malankarese ebbe un rapido sviluppo. Essa conta oggi già 58.557 fedeli, 113 sacerdoti, 34 religiosi (Confraternita dell'imitazione di Cristo di Betania), 291 chiese e cappelle. Esistono due congregazioni di suore ; quella di Betania per l'educazione della gioventù femminile con 18 membri e quella delle Figlie di Maria per l'insegnamento del catechismo ai poveri con 18 suore e 24 novizie.
Vi sono 66 scuole, e un piccolo seminario di S. Luigi per la formazione del clero. I teologi studiano nei seminari interrituali; 12 carmelitani e 8 francescani collaborano con il clero indigeno. I giacobiti sono tuttora ca. 300.000 e 100.000 "riformati ", gruppo che ebbe origine nella seconda metà del secolo scorso.
BibL.: M. Ivanios. The Malabar reunion, in Pax, 114 (1931): Placidus a S. Joseph. De fontibus iuris ecclesiastici syro-malanbaremium commentarius historico-canonicus (S. Congregations per la Chiesa orientale, codificazione canonica orientale, fonti, 2ᵃ serie, S), Città del Vaticano 1937; E. Tisserant, Syro-Malabare (Eglise), in DThC, XIV, 11, coll. 3089-3162; G. Ettumanov Karon, in L'Oriente cristiano e l'unità della Chiesa, Roma 1942, p. 34 sg .
Guglielmo de Vries
Il Rito malankarese. - Non è altro che il rito dei siri-occidentali accettato in India dai malabaresi distaccati dall'unione con Roma. Nel 1665 Tommaso Parambil ricevette l'ordinazione episcopale da Mār Gregorios, arcivescovo siro giacobita di Gerusalemme.
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(du R. P. Strong, Mitis a diogonaie, petruation and treatment of tropical dircoses, I. Landra 12(3, p. 17, fig. 3 lvan modifcike)1 Malaria - Ciclo sporogonico (A) nell'anofcle, e ciclo schizonico (B) nell'uomo, del parassita malarica. A - In basso, maturazione e fecondazione dei gometri: formazione dell'oocinete o vermicolo (a). In alto, oocisti e formazione degli sporozoiti. B - In alto, formazione dei gametociti. In basso, varie fasi della schizoponia.
Particolari su quel cambiamento di rito non sono stati trasmessi. La lingua siriaca rimase la lingua principale, ma l'arabo cedette il posto al malayalam come lingua secondaria.
Si conoscono le edizioni seguenti: Messale (con 5 anafore, Pampakuda 1886); Rituale (ivi, circa lo stesso tempo); Ufficio feriale (Kottayam 1898); Ufficio festivo (ivi 1920); Settimana Santa, Quaresima, Rogazioni del digiuno di Ninive (Pampakuda 1931, 1932, 1933); Messale (con 18 anafore, ivi 1931).
Nel 1930 Măr Ivanios con un suo gruppo si riuní a Roma e conservò il suo rito. In questa occasione Roma per la prima volta riconosceva la legittimità dell'aggiunta : * Qui crucifixus es pro nobis * al canto del Trisagio. Fu pubblicato un Messale a Pampakuda (2 anafore) nel 1934. In questi ultimi anni i cattolici subirono un doppio influsso rituale, quello proveniente dai latini e quello, non meno forte, dei malabaresi già assai latinizzati.
BbR., G. B. Howard, The christines of st. Thomas and their liturgies, Oxford 1864 (nell'appendice, versione della Messa e di sei anafore).
Alliomo Rara
MALARIA. - Con il termine generico di m. s'indica un gruppo di infezioni dell'uomo e degli animali causate da protozoi del genere Plasmodium.
Sommario: I. Aspetti storici e sociali. - II. Distribuzione geografica. - III. Epidemiologia e patologia. - IV. Lotta antimalarica.
I. Aspetti storici e sociali. - La m., sin dalle epoche più remote, ha sempre costituito un grave ostacolo al progresso umano sia rispetto alla popolazione, sia rispetto alla economia e all'agricoltura.
Nel sec. iv a. C., lo spopolamento del Lazio e della Etruria, causato dalla m., era pervenuto a compromettere grandemente la forza militare di Roma. Attenuatasi durante il periodo imperiale, la m. divenne più tardi il miglior alleato di Roma contro le invasioni barbariche e la successiva invadenza imperiale. Ostrogoti ed Unni furono decimati dalla m. alle porte di Roma, e sorte simile ebbero fra il 964 e il 1167 gli eserciti germanici. Nei tempi moderni, alcune guerre napoleoniche furono influenzate dalla m. Nella prima guerra mondiale, sul solo fronte del Piave, dall'apr. all'ag. 1918, furono accertati 22.67 I casi di m., e molto ebbero a soffrire per la stessa causa le truppe di altre nazioni, specialmente nei paesi balcanici e in Africa. Nella seconda guerra mondiale, la m. non ha mancato di sconvolgere i piani militari, come causa di depressione del morale delle truppe. In molte zone, specialmente durante le prime fasi della guerra, vi sono stati più uomini annientati dalla m. che dalle azioni nemiche. Lo sviluppo agricolo di molte regioni è stato per lungo tempo impedito dalla m. L'Italia può dirsi ormai redenta da questo flagello, ma poco più
di mezzo secolo fa le condizioni a questo riguardo erano tali da indurre G. B. Grassi a scrivere che l'unità d'Italia era stata raggiunta materialmente, ma che in realtà vi erano ancora due Italic: l'una prospera, l'Italia non malarica, l'altra decadente, l'Italia malarica. Le imprese coloniali hanno sempre trovato nella m. uno degli ostacoli più gravi. L'apertura del canale di Panama ha trovato una delle sue maggiori difficoltà, oltre che nella febbre gialla, nella m. All'epoca della colonizzazione francese in Algeria, la mortalità per m. aveva raggiunto cifre tali che si propose, nel 1835 , l'abbandono della colonia.
Ancora ai nostri giorni, estese aree del continente africano, dell'India, dell'America tropicale e molte isole del Pacifico non possono essere sfruttate a causa della m., ancora imperante allo stato endemico, la quale falcia annualmente milioni di vite umane, mantiene in uno stato di indebolimento organico generale e d'inerzia psichica le popolazioni, abbassa il rendimento lavorativo degli individui ed ostacola la penetrazione della fede.
II. Distribuzione geográfica. - La distribuzione geografica della m. umana è strettamente legata a quella delle zanzare del genere Anopheles, che ne operano la trasmissione. Presentemente la m. si estende dal 32° di lat. sud (Argentina) sin al 60° di lat. nord (Russia). Estese zone di m. endemica si trovano fra il 45° di lat. nord e il 30° di lat. sud, nell'America centrale, nella parte più settentrionale dell'America meridionale, nell'Africa centrale, nell'Europa sud-orientale, nella Mesopotamia, nella Persia, in India, nel Ceylon, in Cina, nell'Indocina, nel Siam, nella Malesia, nelle Filippine e in molte altre isole del Pacifico. Una vasta zona libera da m. si estende nel centro e nel sud dell'Oceano Pacifico includendo le Isole Caroline, Marshall, Ellice, Samoa, Figi, Marquesas, la Nuova Caledonia e la Nuova Islanda. E notevole il fatto che le Isole Figi e la Nuova Caledonia siano libere da m., mentre le vicine Nuove Ebridi sono intensamente malariche. La diffusione della m. in rapporto all'altitudine è legata all'influenza esercitata da questo fattore sulla vita degli anofeli. Le specie anofeliche che possono vivere ad altezze considerevoli sul livello del mare sono relativamente poche. In linea generale la m. si riscontra ad altezze considerevoli più nelle regioni tropicali che in quelle temperate, ma i limiti di diffusione dal punto di vista della altitudine sono assai ampi. Dall'area più depressa del globo rappresentata dalla valle del Mar Morto, a 400 m . sotto il livello del mare, si giunge a quote elevate come El Tungo presso Quito nell'Equatore ( 2460 m .) e sembra che a Quito stesso ( 2850 m .) si siano verificati casi di m. autoctona. In Bolivia la m. endemica è comune a 25002600 m . di altezza e si riscontra sino a 2770 m . nella regione di Cochabamba. Anche nelle Ande la m. raggiunge altezze considerevoli. In Africa la m. è presente nella catena dell'Atlante sino a 2500 m ., in regioni coperte dalla neve per più della metà dell'anno. Casi autoctoni sono stati segnalati in Etiopia, ad Addis Abeba ( 2450 m .), a Londiani, nel Kenia ( 2600 m .). Nell'Imalaia la m. giunge ai 2300 m . di altezza. In Europa raramente si è riscontrata al di sopra dei 1000 m .
III. Epidemiologia e patologia. - La lotta contro la m. è stata per lungo tempo lotta contro un nemico sconosciuto, finché Laveran nel 1880 scoprì per primo la presenza di protozoi del genere Plasmodium nel sangue di persone colpite da m. ed al parassita diede il nome di Oscillaria malarica. A Golgi, Marchiafava e Colli si deve la scoperta di differenti specie di parassiti malarici causa di diversi tipi di infezione malarica (terzana, quartana, perniciosa) e del loro sviluppo nei globuli rossi. Nel 1898 G. B. Grassi riusci a provare, insieme ai suoi collaboratori Bignami e Bastianelli, che la m. umana è trasmessa esclusivamente dalle zanzare del genere Anopheles e che contro di esse si doveva dirigere la lotta contro l'insorgere e il diffondersi della malattia.
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I parassiti causa della m. umana appartengono al genere Plasmodium della famiglia dei Plasmodidi. I Plasmodidi possono definirsi come parassiti delle cellule sanguigne e di altre cellule dell'argonismo nel cui ciclo vitale si ha una fase asessuata (schizogonia), che si compie in un ospite vertebrato, e una fase sessuata (anfigonia), che si svolge in un insetto vettore. Alcune specie di Plasmodidi causano oltre la m. umana, quella delle scimmie, dei pipistrelli, degli uccelli, dei rettili e anche di anfibi. Quelle specifiche dell'uomo sono il Plasmodium vivax, il P. malariae, il P. falciparum (immaculatum-) causa rispettivamente della terzana benigna, della quartana e della terzana maligna o estivo-autunnale.
L'infezione malarica si manifesta nell'uomo con i vari tipi febbrili, con tumore di milza e anemia. Nel corso dell'estivo-autunnale, più raramente nell'infezione terzanaria e nella quartanaria, si possono verificare accessi emoglabituarsi con emissione di urina contenente albumina ed emoglobina: ciò è frequente nei paesi tropicali. In tutte le specie di m. si verificano recidive con ricomparsa dei sintomi clinici e dei parassiti che potevano essere scomparsi dal sangue.
Dalle recidive si distinguono le recrudescenze, termine spesso usato per attacchi che sopravvengono entro i due mesi dall'infezione primaria, mentre con quello di ricorrenze si indicano gli attacchi che sopravvengono dopo un intervallo di 7-8 mesi. In seguito ad un numero più o meno grande di recidive, ma anche per infezioni ripetute, si delinea il quadro della malaria cronica caratterizzata dal tumore di milza, da alterazioni del fegato, dei reni, del midollo osseo e che culmina con la cacheasia accompagnata da estremo decadimento di forze e da anemia intensa.
L'epidemiologia della m. è legata a fattori numerosi e variabili. In linea generale il persistere della m. in una data località è necessariamente collegato a fattori interdipendenti e cioè : a) alla presenza di portatori di gametociti esposti alla puntura di anofeli suscettibili ai parassiti malarici; b) alla presenza di anofeli vettori abbastanza numerosi e associati in grado sufficiente con l'uomo; c) alle condizioni ambientali, particolarmente di temperatura e di umidità, adatte alla sopravvivenza del parassita malarico nell'anofele; d) alla presenza di individui sani esposti alla puntura di anofeli infetti. Per conseguenza l'infezione malarica in una data località può assumere aspetti diversi a seconda delle variazioni che si possono verificare in uno o più dei fattori suddetti.
IV. LOTTA ANTIMALARICA. - Per questa lotta, di capitale importanza fu la scoperta che l'Anopheles maculipennis, vettore principale della m. in Europa, non era una specie omogenea, ma un gruppo di specie e di razze

(da R. P. Strong, Stiis's dogmosis prevention and treatment of tropical diseases, Londra 1955, p. 37)
Malaria - Anopheles ( overline{text { ) }} ) del gruppo maculipennis.
e cioè: l'A. maculipennis maculipennis, la forma tipica del gruppo e che fu indicata con la semplice denominazione typicus, l'A. messeae, l'A. melanoon melanoon, l'A. melanoon subalpinus, l'A. labranchiae labranchiae; l'A. labranchiae var. atroparvus e l'A. elutus (sin. sacharovi). Si vide che queste specie e razze erano biologicamente diverse e quindi non ugualmente trasmettitrici della m . Fu possibile quindi spiegare la regressione della m . che si era verificata in alcune regioni, il fenomeno, rimasto per lunghi anni inesplicabile,
dell'anofelismo senza m., e furono additate nuove basi per la lotta antimalarica. Là dove prevalevano l'A. maculipennis tipica, che non punge l'uomo, l'A. messeae, l'A. melanoon melanoon, l'A. labranchiae var. atroparvus, che possono pungere l'uomo solo in particolari condizioni, la m. era assente o non permaneva allo stato intensivo o era lievemente endemica. Ma dove prevalevano l'A. elutus (sacharovi) e l'A. labranchiae labranchiae, specie strettamente associate all'uomo e che

(fot. Istituto Superiore di Sanitá) Malaria - Anopheles gambiae ( overline{text { ) }} ).
si nutrivano quindi ripetutamente di sangue umano, la m. era sempre allo stato endemico più o meno grave. La prevalenza dell'una o l'altra specie o razza del gruppo maculipennis era legata soprattutto ai caratteri delle raccolte idriche dove si svolgeva la vita larvale. L'A. elutus (sacharovi), e l'A. labranchiae labranchiae tollerando un certo grado di salinità delle acque, prevalevano nelle regioni ricche di acque salse dove la m. raggiungeva, per conseguenza, la maggior intensità.
La bonifica integrale risanava le zone malariche anche senza indurre una notevole riduzione nel numero degli anofeli, che poteva anche aumentare, e ciò perché nelle terre prosciugate e restituite all'agricoltura la percentuale dei cloruri nell'acqua andava diminuendo gradualmente in seguito ai lavori colturali ed all'irrigazione. Gli ambienti idrici diventavano così propizi allo sviluppo delle specie e delle razze del gruppo maculipennis, poco adatte a trasmettere la m. e che finivano col prendere il sopravvento sulle due più pericolose, il labranchiae e l'elutus. La regressione della m. nell'Agro Romano e Pontino fu quindi dovuta, oltre che ad altri fattori (migliorate condizioni economiche ed igieniche dei lavoratori, misure profilattiche, nuovi mezzi terapeutici), alla graduale scomparsa del vettore malarico principale, il labranchiae, in seguito alla bonifica integrale. Con tale bonifica nell'Agro Pontino non era risolto il problema malarico in Italia, specie per l'Italia meridionale e le isole dove l'A. labranchiae prevaleva sulle altre specie del gruppo maculipennis, sia nelle acque dolci che nelle acque salse. Per di più la seconda guerra mondiale distrusse quanto l'opera dell'uomo aveva fatto nell'Agro redento. Causa le inondazioni provocate a scopo bellico lungo il litorale tirrenico, molte aree tornarono allo stato paludoso, l'acqua delle zone inondate tornò a presentare un certo grado di salinità in seguito al diffondersi del cloruro di sodio dal terreno sottostante, ricomparve il nefasto A. labranchiae, raggiungendo i sobborghi di Roma e la m. divampò nuovamente.
La scoperta del D.D.T. (p-p { }²-diclorodifeniltricloroetano) e della sua lunga azione residua permise di avere ragione sulla m. che dilagava minacciosa in Italia. La campagna antianofelica condotta nell'Agro Pontino tra il 1945 e il 1947, e che consisté nel trattamento degli abitati con il D.D.T., ebbe per risultato la scomparsa dell'A. labranchiae e parallelamente la scomparsa della m. E insieme con gli anofeli scomparvero anche altri pericolosi insetti domestici (mosche, pulci, cimici, pidocchi, ecc.) subdoli propagatori di germi patogeni per l'uomo. Con il D.D.T. la lotta antimalarica è entrata in una nuova fase per la rapidità e per l'indipendenza da altri mezzi ausiliari, come la bonifica integrale, non sempre attuabili.
La Sardegna e altre regioni d'Italia hanno seguito presto l'Agro Pontino nella redenzione della m. che presto sarà, per l'Italia, un triste ricordo del passato.
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(da it. P. Strong, Stitt's diagnosis, perruation and treatment of tropical diseases, Londra 1866, p. 27) Malaria - Stadi di sviluppo dei gasseri Anopheles, Culex, Aedes. Si noti la diversa posizione assunta dalle larve dei tre generi rispetto alla superficie dell'acqua. A destra : diversi aspetti dei palpi nei maschi ( δ ) e nelle femmine ( varphi ) dei tre generi.
Importanti successi nella lotta antimalarica a mezzo del D.D.T. vengono segnalati da tutte le parti del mondo. In Grecia, la regione d'Europa più colpita dalla m., questa malattia non costituisce più un serio problema per le autorità sanitarie. Nell'Argentina, nella Bolivia, nel Brasile, nel Perù, nel Venezuela, nell'India la curva dei casi di m. e della relativa mortalità è in discesa. Anche per il continente africano si è sulla buona via.
BibL.: G. B. Grassi, Studi di uno zoologo sulla m., in Atti della R. Acc. dei Lincei (Mem. Classe scienze fis. matem. e natur., 5° serie), 1900, p. 3; A. Celli, La m., Torino 1934; L. La Voco, Le malattie trasmesse dagli artropodi e i recenti sviluppi della entomologia medica, in Rend. Ist. Sup. di Sanitá, 5 (1942), pp. 335-541; R.R. Strong. Stitt's diagnosis, prevention and treatment of tropical diseases, Londra 1945; A. Misaindi, E. Mosno, M. Alessandrini, La lotta antiamofetica nell' Agro Pontino. Rapporto per gli anni 1943-47, in Rend. dell'Ist. Sup. di Sanitá, II (1948, III), pp. 759-90; G. Gramiccia, Sulle recenti scoperte relative ad alcune forme di sviluppo degli sporozoiti di Plasmodium cynomolgi e di Plasmodium vivax, ibid., II (1948, iv), pp. 841-57; M. P. Boyd, Malariology, Filadelfia e Londra 1949; E. J. Panigana, Lutte antipaludique par les insecticides à action permanente. Résultats des grandes campagnes, in Bull. Org. Mond. de la Santé, 3 (1951), pp. 557-618.
Lidia La Face
MALASPINA, Alessandro di Mulazzo. - Navigatore, n. nel 1754 a Mulazzo nella Lunigiana, entrò al servizio della marina spagnola e, dopo una visita alle Filippine, compì un viaggio intorno al mondo (1781).
Al ritorno propose al governo spagnolo una grande spedizione scientifica nell'Oceano Pacifico. Partito da Cadice il 30 luglio 1789, si diresse all'estuario del Plata dove compì i primi rilievi idrografici, poi, girato il Capo Horn e penetrato nel Pacifico, risalì tutte le coste americane fino a 60° latitudine nord, con frequenti soste per osservazioni, misure e ricerche; eseguì centinaia di rilievi di sezioni costiere mal note (ad es., delle Isole Galapagos), ed anche misure di altezze di montagne prossime al mare, misure di gravità e ricerche idrografiche di varia specie. Tornata ad Acapulco, la spedizione traversò il Pacifico, visitando le Marianne e le Filippine, dove furono delineate ca. 100 carte e piani costieri originali, poi, per le Nuove Ebridi, l'Australia, la Nuova Zelanda e le Tonga, rientrò al Callao (23 luglio 1793) e finalmente fece ritorno in Spagna nel sett. 1794. Accolto dapprima con grandissimi onori e divenuto autorevole familiare a corte, fu relegato nel forte di S. Antonio della Coruña per l'ostilità mostrata verso l'inetto ministro di Carlo IV, Godoy, che lo aveva accusato di cospirare contro lo Stato. Liberato solo nel 1802 per richiesta di Napo-
leone, il M. si ritirò in Italia e morì a Pontremoli il 9 apr. 1810. La prigionia del M. ed il suo rimpatrio impedirono che l'immenso materiale raccolto da lui e dai suoi collaboratori fosse elaborato e pubblicato. La relazione del viaggio fu pubblicata solo nel 1883 ; del materiale cartografico parte andò disperso, parte rimase inedito; solo alcuni materiali furono pubblicati o servirono di base ad opere nelle quali spesso il M. non è neppure citato.
BibL.: C. Caselli, A. M. e la sua spedizione scientifica intorno al mondo, Milano 1929; E. Bona, A. M. Sue navigazioni ed esplorazioni, Roma 1935.
Roberto Almaglà
MALATESTA, FAMIGLIA. - Il più antico documento dei M. riguarda un acquisto di beni fatto nel 1136 da un M. Nel 1197 Gianni di M. ed altri consanguinei giurarono fedeltà ai consoli di Rimini, e nel 1216 ne ottennero la cittadinanza.
Nel 1239 M. da Verucchio, capo della parte guelfa, fu podestà di Rimini, invano combattuto dai ghibellini. Suo figlio M. (il Mastin vecchio - di Dante) fu espulso dalla città, ma poté tornarci nel 1265 . Nel 1271 difese la marca di Ancona contro Guido di Montefeltro, che sconfisse e prese prigioniero. Valido aiuta nella lotta contro i ghibellini gli diedero i figli Giancigtro (colui che nel 1283 o 1284 uccise la moglie Francesca da Polenta e il fratello Paolo) e Malatestino dall'Occino (il + Mastin nuovo-). A M., m. nel 1312, successe Malatestino (m. nel 1317), che tenne Rimini e dette Cesena al nipote Uberto, e Pesaro, Fano, Sinigaglia al fratellastro Pandolfo. A Malatestino seguì Pandolfo (m. nel 1326) che, battuto ed esiliato dal card. Del Poggetto, tornò a Rimini dopo la sconfitta di costui. Fu però in seguito spodestato dai cugini M. II e Galeotto. Essi riformarono gli statuti in modo da consolidare la Signoria, ma poiché lo fecero senza consultare la S. Sede, che rivendicava l'alta sovranità sui loro territori, ne nacque una lunga guerra, finché nel 1343 i M. si riconobbero vassalli della Chiesa. A M. II successero M. Ungaro e Pandolfo, nel 1364, insieme con lo zio Galdotto che sopravvisse loro. Pandolfo II (m. nel 1373) fu capostipite dei M. di Pesaro (ai quali appartenne Parisina); i loro domini passarono nel 1445 al fratello di Francesco Sforza, Alessandro. A Galeotto successero Pandolfo III (m. nel 1427), che servì come condottiero Gian Galeozzo Visconti, e Carlo (m. nel 1429), che fu governatore di Milano alla morte del Visconti e si rese benemerito dell'unità della Chiesa durante la scisma, portando a Costanza la rinunzia di Gregorio XII. Alla morte di Carlo i domini dei M. pervennero ai tre figli di Pandolfo III: Galdotto Roberto, che morì nel 1432 in odore di santità; Donigino, detto M. Novello, che favorì letterati ed artisti e fondò la Biblioteca Malatestiana di Cesena (alla sua morte Cesena fu devoluta alla Chiesa); Stoccadorno Pandolfo (n. nel 1417, m. nel 1468), tipica figura del Rinascimento, entusiasta della cultura classica e delle arti (fece costruire il Tempio Malatestiano di Rimini), valoroso guerriero, ma di costumi dissoluti e in fama di slealtà e di ferocia. Egli conquistò molte terre, ma nella guerra contro Pio II non riusci a conservare che Rimini. Quando mori, il dominio doveva tornare alla Chiesa, ma un suo figlio illegittimo, Roberto, s'impadroni con un inganno di Rimini, e appoggiato dalla Lega di Milano, Firenze e Napoli, la difese contro Paolo II. Divenuto poi condottiere della Chiesa, nel 1482 batté e Campomotto Alfonso d'Aragona. Morì nello stesso anno, e Sisto IV investi di Rimini suo figlio Pandolfo IV, ma questi non poté mantenere a lungo la Signoria, che gli fu dapprima tolta da Cesare Borgia, e poi dovette cedere a Venezia.
BibL.: L. Tononi, Storia civile e sacra di Rimini, 9 voll., Rimini 1860-82; Ch. Triarte, Un condottiere au XVe siècle, Parigi
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1882; E. Hutton, Sizismondo Pandolfo M., Londra 1900; A. F. Massera, Note malatestiane, Firenze 1911; G. Soranno, Pio II e la politica italiana nella lotta contro i M., Padova 1911; C. Ricci, Il Tempio Malatestiano, Milano 1922; G. Soran50, s. v. in Ent. Ital., XXI, p. 1002 sg.; L. Bignami, Splendori ed ombre alla corte dei M. di Rimini, Milano 1942; R. Weiss, Il primo secolo dell' Cmanesimo, Roma 1949, pp. 67-102.
Roberto Palmarocchi
MALATESTA, Onofrio. - Teologo dell'Ordine dei Minimi, n. a Palermo l'8 sett. 1665 , m. a Roma il 7 genn. 1749. Religioso a sedici anni, insegnò per oltre un ventennio filosofia, teologia e S. Scrittura. Si distinse anche come oratore.
Opere principali : La crusca de la Trinacria, Vucobulariu sicilianu (4 voll. pubblicato solo in parte, Palermo 1706); la parte manoscritta, di cui si fecero copie, esiste tuttora; e il più voluminoso vocabolario dialettale (alla cui compilazione il M. impiegò undici anni), che servì di guida agli scrittori posteriori; inoltre, Vita s. Alivae virginis et martyris (Roma 1716); Notizie storiche della chiesa di S. Andrea delle Fratte (inedita, nella Biblioteca Casanaterae, in Miscellanea Terribilini delle chiese di Roma).
Bial.: A. Mongitore, Bibliotheca sicula, I, Palermo 1708, pp. 250-53; V. Morillaro, Nuovo dizionario siciliano italiano, II, Palermo 1844, p. vi; L. Vigo, Conti popolari siciliani, Catania 1827, p. 83; G. Roberti, Disegno storico dell'Ordine dei Minimi, III, Roma 1922, pp. 674-77.
Gennaro Moretti
MALATTIE, ASSICURAZIONE contro le. - L'assicurazione contro le m. è l'ultima ad inserirsi nei moderni sistemi di assicurazione sociale, e ciò si spiega per un complesso di motivi che possono cosi sintetiazarsi : la generalità del rischio, che è comune a tutti gli uomini ed in certo senso ordinario (quando il rischio è specifico per determinate lavorazioni si ha l'assicurazione contro le cosiddette m. professionali, combinata con quella contro gli infortuni sul lavoro); l'incidenza individuale, per lo più di durata relativamente breve e di peso economico non eccessivo (salvo qualche m. cosiddetta sociale per la vastita di diffusione, l'intensità degli effetti, il lungo decorso e l'onere economico della cura, come, ad es., la tubercolosi, per la quale si può provvedere a parte); le provvidenze predisposte per i poveri con l'assistenza sanitaria gratuita a cura dei Comuni o di altri enti pubblici; le particolarità di organizzazione tecnica e finanziaria. Tuttavia anche per questo ramo assicurativo (non ignoto alle antiche corporazioni di mestiere) non mancano tentativi ed un progressivo avviamento ad una sistemazione legale generalizzata.
Anzitutto è da far menzione delle "società di mutuo soccorso" di costituzione volontaria tra gli operai, le quali, disciplinate da una legge del 1886, hanno avuto in Italia uno sviluppo considerevole. Se ne contavano tra le 6 e le 7 mila nel decennio 1894-1904, ma nel 1948 erano ridotte a poco più di 700 , superate per la massima parte dalle nuove, più vaste e potenti istituzioni.
L'intervento pubblico si è manifestato in vari Stati su tre direttive: del sussidio degli enti volontari, riconosciuti e controllati; dell'assicurazione obbligatoria, ma limitata a determinati settori; della generalizzazione dell'obbligatorietà, adottata in alcuni grandi Stati, precorritrice la Germania e preminente l'Inghilterra. Né sono mancate alcune convenzioni internazionali (entrate in vigore dal 1928).
Limitatamente all'Italia, il trattamento di m. era previsto dal Codice di commercio del 1882 per i marittimi (art. 537); ora lo è sempre per i marittimi dal Codice della navigazione (art. 336; per il personale della navigazione

Malatesta, famiglia - Rocca dei M. (1437) - Rimini.
aerea, v. l'art. 909), e, più in generale, per tutte le categorie dei lavoratori, dal Codice civile (art. 2110 ; in caso di m., se la legge o le norme collettive non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un'indennità nella misura e per il tempo determinato da norme legislative, collettive o d'uso, e in mancanza di queste secondo equità; analogamente per un tempo determinato si ha diritto alla conservazione del posto ed il periodo d'assenza va computato nella anzianità di servizio, agli effetti del trattamento in occasione della risoluzione del rapporto di lavoro). Infine, la Carta costituzionale ha proclamato il principio del diritto dei lavoratori a che siano prevenuti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di m. (oltre che d'infortunio, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria), attraverso organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato, rimanendo tuttavia libera l'assistenza privata (art. 38).
Nelle Venezie Giulia e Tridentina, al momento della loro annessione all'Italia, era in vigore la legislazione austriaca (1888) ed ungherese (1891) per l'assicurazione obbligatoria contro le m. (oltre che per altri eventi); tale legislazione fu abrogata, ma in virtù di particolari disposizioni (1925) il sistema assicurativo fu continuato con alcuni adattamenti e modifiche, in attesa di una regolamentazione della materia su base nazionale.
La legislazione sindacale fasciata (1926) previde poi l'istituzione di enti parasindacali (cioè accanto ed aderenti alle associazioni professionali) e tra questi ebbero saliente importanza appunto quelli di assicurazione contro le m., costituiti in virtù di contratti collettivi in armonia ad un principio generale della Carta del lavoro (del 1927, art. 28), e riconosciuti legalmente. Dato il gran numero di essi e le differenze strutturali di dimensione e di sistemi o metodi molto diversi a seconda delle categorie della produzione, a un certo momento si ritenne praticamente conveniente di procedere all'unificazione, creando (con legge del 1943) l'Istituto per l'assistenza di m. ai lavoratori, denominato successivamente (1947) Istituto nazionale per l'assicurazione contro le m. (INAM). I principali enti fusi in questo organismo furono la Cassa nazionale m. per gli addetti al commercio, la Federazione nazionale mutua di m. per lavoratori agricoli, quella analoga per i lavoratori dell'industria, l'Istituto nazionale di assistenza per i lavoratori del credito, assicurazioni, e servizi tributari, le Casse circondariali delle Venezie Giulia e Tridentina. Date le gravi circostanze del periodo bellico e dell'immediato dopoguerra, la sistemazione dell'Istituto è stata piuttosto lenta e faticosa e per qualche aspetto in corso ancora di perfezionamento, a parte il riordinamento generale che potrà aversi con la riforma
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di tutto il complesso delle assicurazioni sociali, da tempo allo studio presso il Ministero del lavoro.
Sono organi dell'Istituto (con rappresentanza, tra gli altri, dei lavoratori, in quelli collegiali) : il presidente, il consiglio di amministrazione, il comitato esecutivo, i comitati di sezione (per l'agricoltura, il commercio, l'industria, il credito e l'assicurazione), il collegio sindacale, i comitati provinciali.
I contributi (in origine a carico sia dei datori di lavoro che dei lavoratori e dell'apr. 1946 a carico soltanto dei primi) variano per la misura e per i metodi di riscossione a seconda dei settori della produzione, ciò che incide, per qualche variante, anche sulle prestazioni. Alla massa dei lavoratori veri e propri (iscritti principali) si aggiungono i famigliari a loro carico (complessivamente ca. 14 milioni al 30 giugno 1949). L'obbligo dell'iscrizione può essere esteso a nuove categorie con provvedimento legislativo. Le prestazioni sono varie : sanitarie (assistenza sanitaria generica domiciliare e ambulatoriale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, ostetrica, ospedaliera, pediatrica); economiche (indennità giornaliero di m ., assegni e sussidi vari, p. es., funerari e di parto); integrative (cure convalescenziorie, cure balneo-termali ; apparecchi di protesi, presidi terapeutici; soggiorno dei figli degli iscritti in colonie marine e montane, sussidi straordinari). L'assistenza si distingue anche in diretta ed indiretta; la prima si ha in natura quando il lavoratore, nel richiedere e nel ricevere le prestazioni, si rivolge all'Istituto e da questo è assistito, senza che egli sia costretto ad anticipare spese (è il sistema preferito dall'Istituto); la seconda (a rimborso) si ha quando il lavoratore si procura per proprio conto le assistenze necessarie, sostenendone le relativa spesa, salvo richiederne successivamente il rimborso, che si effettua da parte dell'Istituto in base a tariffe stabilite per ogni prestazione, secondo la documentazione presentata. Sono determinate le cause di esclusione e di decadenza dal diritto alle prestazioni, il procedimento amministrativo per conseguirle, ecc.
L'Istituto dispone di un'ampia attrezzatura sanitaria, continuamente in aumento, la quale, all'inizio del 1950, si riassumera in 450 poliambulatori e 465 ambulatori, comprendenti 3093 gabinetti medici, con 4693 medici generici e specialisti. A questa attrezzatura di proprietà dell'Istituto si aggiungono 1524 ospedali e case di cura e 1987 gabinetti medici, che, in seguito a convenzioni stipulate con le singole sedi provinciali attendono pure all'assistenza degli assicurati. Al servizio curativo (compiuto da ca. 19.000 medici che hanno aderito ad apposita convenzione, oltre che dagli ambulatori) si aggiunge un servizio di controllo (espletato prevalentemente da medici con rapporto d'impiego). Nell'esercizio 1948 l'Istituto ha assunto in cura oltre 3 milioni e mezzo di casi di m. invalidante. Esso sta estendendo la sua attività anche a fini di prevenzione delle m .
Altri importanti istituti di categoria sono: l'Ente nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti statali (ENPAS); l'Ente nazionale previdenza dipendenti da enti di diritto pubblico (ENPDEDP); l'Istituto nazionale di assistenza per i dipendenti da enti locali (INADEL); l'Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS); la Cassa nazionale di assistenza per gli impiegati agricoli e forestali; un ordinamento legislativo a sé stante (dal 1937) ha la gente del mare. V. anche: infortunistica.
BibL.: v. le trattazioni generali sulle assicurazioni sociali. Inoltre: U. Gobbi, Le società di mutuo soccorso, Milano 1909; A. De Valles, L'assicurazione contro le m., in Trattato di diritto del lavoro diretto da U. Borsi e F. Pergolesi, III, Padova 1938 (con bibl.); Ministero del Lavoro, La previdenza sociale alla fine del 1946, Roma 1947; id., Relazione sulla riforma della previdenza sociale, ivi 1948; A. Levi, Istituzioni di legislazione sociale, Milano 1949. Tra le pubblicazioni ufficiali dell'INAM: I problemi del servizio sociale e i relativi Quaderni; tra altri periodici: Rivista italiana della previdenza sociale, Milano 1948 sgg . Ferruccio Pergolesi
MALAVAL, François. - Quietista, n. a Marsiglia il 16 dic. 1627, m. ivi il 15 maggio 1719.
Deve la sua fama alla Pratique facile pour elever l'âme à la contemplation (parte 1², Parigi 1664; parti 1²
$
begin{aligned}
& text { e } 2², text { ivi }(670) text {, dove si mostra convinto sostenitore del- } \
& text { l'orazione di quiete, in quanto l'anima chiamata alla con- } \
& text { templazione non può più meditare o non medita che con } \
& text { grande inquietudine. Uomo di sincera pietà, il M. fu } \
& text { legato al mondo ecclesiastico romano (fra l'altro fu in } \
& text { corrispondenza con il Molinos) e notissimo nel mondo } \
& text { spirituale del suo tempo. Contro di lui il Segneri scrisse } \
& text { i Sette principi. Nonostante le sue amicizie, la Pratique } \
& text { fu condannata dal S. Liffizia il 10 apr. } 1688 text {. La sua fama } \
& text { di santa vita e l'intervento del card. Bona erano riusciti, } \
& text { nonostante fosse cieco, a farlo chierico (1674). } \
& text { Bibl.: Abbé Dossy, M. aveugle de Marseille, Marsiglia } \
& text { 1869; P. Dudon, Le quietiste espugnal Michel Malines, Parigi } \
& text { 1921, passim: M. Petrocchi, Il quistrimo italiano del Seteento. } \
& text { Roma 1948, v. indice. Massimo Petrocchi }
end{aligned}
MALCHIONE. - Secondo Eusebio (Hist. eccl., VII, 29, 2), era capo della scuola di retorica e grammatica greca ad Antiochia. La formulazione esplicita di Eusebio suggerisce che M. non aveva una scuola privata, come Libanio, ma era a capo di una corporazione di retori o capo di una scuola municipale (del Muatios?). Interessante il fatto che un cristiano in questo tempo potesse accupare ad Antiochia un posto cosi rilevante.
Accanto a questa sua professione, era stato, secondo Eusebio, insignito della dignità presbiteriale, per la sua ortodossia. Difatti nella discussione con Paolo di Samosata riceve la denominazione di presbitero. Sorprende però la coesistenza fra professione retorica e dignità presbiteriale (G. Bardy, [v. bibl.], pp. 279-281). E questa difficoltà si rivela anche nel fatto che M. appare nel secondo Concilio, convocato contro Paolo di Samosata (268), come la persona principale nella discussione con l'eretico. Gli esempi, invocati da Bardy ([v. bibl.], p. 305 sg.) per spiegare il ruolo di M. nel Sinodo, non reggono. Forse ha ragione P. Batiffol, che paragona l'opera svolta da M. a quella dell'odzesseo (giureconsulto) tra i magistrati romani (Origines du règlement des conciles, in Etudes de liturgie et d'archéologie chrétienne, Parigi 1919, p. 94); e se M. è chiamato "sofista", bisogna ricordarsi del lavoro politico che svolgevano i "sofisti" presso i magistrati. In ogni modo M. era un uomo di cultura greca, che introducendo la terminologia filosofica greca nella disputa sapeva convincere il vescovo eretico. E quasi sicure che il Malchione il quale ha sottoscritto la lettera sinodale (Eusebio, Hist. ecel., VII, 30, 2) non sia identico al sofista M. (così anche Bardy [v. bibl.], p. 298).
BibL.: G. Bardy, Paul de Samosate, Lovanio 1929, pp. 279. 308, 319 sg., 232, 481 sg. Erik Peterson
MALCO (M ∂ ∂ ρ mathrm{sc}, Malchus, dal semitico malh = " re ). " Servo del sommo sacerdote Caffa (v.). Recatosi nell'orto degli Ulivi per arrestare Gesù, ricevette da Pietro un fendente, che gli ferì l'orecchio destro. Solo Io. 18, io fa il nome del feritore Pietro e del ferito M. I sinottici (Mt. 26, 51; Mc. 14, 47; Lc. 22, 50), forse perché Pietro era ancora vivo quando scrissero, tacciono il nome del feritore e del ferito. Lc. 22, 51 soggiunge che "Gesù, toccato l'orecchio, lo guari ".
Forse Pietro intendeva troncare il collo a M., il quale, piegatosi, ebbe troncato solo l'orecchio. M. aveva un parente nella corte del sommo sacerdote. Costui domandò a Pietro che rinnegava: "Non ti ho forse visto con lui (Gesù) nel giardino?" (Is. 18, 26-27).
Il nome M. corrisponde all'ebraico Mallâhh (Volgata Malach e Melluch), in I Par. 6, 29 (Volg. 44); Esd. 10, 32; Neh. 10, 4.27; 12, 2. Pietro De Ambroggi
MALCO, santo. - E commemorato nel Martirelogio romano il 21 ott. ma il vero dies natalis è ignoto; non sembra che abbia avuto culto nell'antichità. Verso il 390 s. Girolamo ne scrisse la biografia. M., figlio unico di un colono di Nisibi, per non contrarre matrimonio fuggí di casa e si rifugiò nell'eremo di Calcide presso Aleppo.
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Melco - N. Pietro che toglia l'orecchio a M. Tavola di Nicola Fiorentinn (1445) dal - rotablo - della Cattedrale vecchia - Salamanca.
Dopo alcuni anni trascorsi in preghiera, lavoro e penitenza, nonostante il divieto dell'abate, volle ritornare a casa per rivedere la madre, già vedova, e disfarsi dei beni paterni. Durante il viaggio però fu fatto prigioniero da una banda di predoni saraceni ed assegnato, insieme con una donna, ad un padrone che lo mandò a pascere il gregge. In premio della sua buona condotta, il padrone voleva dargli in matrimonio la sua compagna di cattivita, che però era già sposata. Minacciati ed angustiati, i due prigionieri decisero di fuggire; vi riuscirono, nonostante fossero stati inseguiti, e poterono raggiungere gli alloggiamenti dei Romani in Mesopotamia. Di là M. ritornò alla vita solitaria presso la piccola città di Maronia, distante 30 miglia da Antiochia; ivi appunto lo conobbe s. Girolamo e udí dalla sua stessa bocca il racconto della sua vita.
BibL.: s. Girolame, Vita Molchi: PL 23, 35-62; Teodoreo. Hist. ccel., IV, 25 ; Acta SS. Octobris, IX, Parigi 1863. pp. 59-69; P. Van den Ven, St Yérôna et la vie du moine M. le captif, in Le Muséon, 19 (1900), pp. 413-35; 20 (1901), pp. 208326; Martyr. Ronsonom, p. 467 sg.; W. A. Oldfather, Studies in the text Tradition of st. Yerome's Vitac Patrum, Urbana (U.S.A.) 1943; C. C. Microw, The 35 Vatican manuscripts of st. Yerome's Vita M., in Speculum, 20 (1945), pp. 468-81. Agostino Amore
MALCZEWSKI, JACEK (MALEZEWSILI, GIACINTO). - Pittore polacco, n. a Radom nel 1854, m. a Cracovia nel 1929. Studiò a Cracovia, a Parigi ed infine a Monaco di Baviera dove fu attratto dall'arte di Arnold Böcklin. Nel 1886 tornò a Cracovia e ivi rimase fino alla morte.
Caratteristiche del suo primo periodo sono le rappresentazioni di scene ispirate all'esilio degli insorti polacchi del 1863, deportati in Siberia, dipinte con acuto realismo. Il M. ebbe eccezionale sensibilità per il colore e una rigogliosa fantasia lirica. Nel secondo periodo della sua attività elaborò un proprio limpido stile, raffigurando immagini simboliche di un neoromanticismo fantastico, nelle quali talvolta inquadra l'argomento sacro. Dipinse anche alcuni ritratti intrecciando in essi di solito figurazioni di carattere allegorico. Le sue opere principali si
trovano al Museo nazionale di Cracovia, e prima della guerra del 1939 erano sparse in raccolte di Polonia.
Bibl.: J. Szydlowski, 7. M., Cracovia 1923; Ad. Heydel, 7. M., ivi 1933; ed anche il catalogo della mostra di J. M. a Leopoli 1926, pubbl. da W. Podlacha, tutte e tre in lingua polacca; v. anche : anon., s. v. in Thieme-Becker, XXIII, p. 589. Witold Wehe
## MALDICENZA : v. Detrazione.
MALDONADO (Maldonatus), Giovanni. - Uno dei fondatori della csegesi moderna, n. a Casas de la Reina (Estremadura) nel 1533, m. a Roma il 5 genn. 1583. All'Università di Salamanca acquistò una solida formazione umanistica, filosofica e teologica sotto la guida di insigni maestri (Dom. Soto, Melchior Cano, Fr. Toledo). Successe poi al Toledo nella cattedra di filosofia, e poco dopo in quella di teologia. Entrato nella Compagnia di Gesù a Roma il to ag. 1562, fu ordinato sacerdote nel 1563 e destinato al Collegio di Clermont, a Parigi, dove insegnò filosofia, e poi teologia ( 1565-77 ).
Il successo fu enorme. Le sue lezioni erano seguite con il massimo interesse non solo dagli studenti, ma anche da professori di altre facoltà, da ecclesiastici e dagli stessi calvinisti. Nel sec. xv la teologia aveva deviato, dandosi eccessivamente a questioni di pura speculazione filosofica. M. invece, adattando le riforme salutari apprese a Salamanca dai maestri domenicani, trattò la teologia fondandole sulla Scrittura, i ss. Padri e la Tradizione ecclesiastica, rendendola così un'arma efficace contro le insidie dell'eresia invadente. Per incarico di Carlo IX lavorò pure direttamente alla riforma cattolica, tenendo missioni e conferenze in pieno ambiente protestante. Per le gelosie della Sorbona, M. fu costretto a lasciar Parigi e la teologia, per ritirarsi a Bourges, dove si dedicò alla compilazione di commenti alla S. Scrittura.
Nel 1578 fu nominato visitatore della Compagnia in Lorena; nel febbr. 1581 partecipò alla Congregazione generale dell'Ordine. Gregorio XIII lo fece trattenere a Roma come membro della commissione incaricata di rivedere e pubblicare la Bibbia greca dei Settanta. Dati gli ultimi ritocchi al suo commento ai Vangeli, il 21 dic. 1582 ne presentava al p. generale Claudio Acquaviva la prima parte, il commento su Matteo. Pochi giorni dopo moriva improvvisamente, appena cinquantenne.
Nei suoi commenti biblici, soprattutto in quello sui Vangeli, che è il suo capolavoro, e uno dei migliori commenti moderni, M. profonde la sua vasta erudizione, esponendo il senso letterale del testo sacro, ed aggiungendovi non poche dissertazioni storico-teologiche.
Tutte le opere di M. sono postume. Le principali sono: Commentarii in 4 Evangelistas (Pont-à-Mousson 1596, 2 voll. in-fol., riprodotto in moltissime altre edizioni); Commentarii in prophetas 4, Ieremiam, Ezechielem, Baruch et Danielem (Lione 1609, ed altre successive edd.); Commentarii in praecipues S. Scripturae libros Veteris Testamenti (Parigi 1643); De caeremonii tractatus, sulle cerimonie della Messa, pubblicato da F. A. Zaccaria in Bibliotheca ritualis (II, II, Roma 1781, pp. 1-210)
Bibl.: Sommervogel, V, coll. 403-12; A. Astrsin, Hist. de la C. d. 7. en la Asistencia de España, II, Madrid 1905, pp. 357-65; E. Ansann, Maldonat, Jean, in DThC, IX, coll. 1772-76; R. Galdos, En el cuarto centenario del nacimiento de M. (1553-1933), in Estudios eclesiásticos, 13 (1934), pp. 73-89; C. Aymonnier, Un ami de Montaigne, le jésuite M., in Rm.hist. de Bordeaux, 28 (1935), pp. 525; J.Iturius, M. en Salamanca, in Estudios celos., 16 (1942), pp. 221 224; R. Galdos, Misrell. de M., Madrid 1947. Antonio Carrozzini
MALE. - E quanto contrasta il bene (v.) e la perfezione di qualche cosa : «Hoc est esse mali quod est privatio boni» (Sum. Theol., I { }², q. 14, a. 10). Nella concezione cristiana che ammette in Dio, sommo bene, la prima origine degli esseri, il m. non è una realtà per sé, né una semplice «privazione» ( dot{ω} ω dot{ε} dot{ε} ), ma indica la privazione qualificata ( μ dot{η} dot{ε} ν, σ τ dot{ε} ρ η η ς ) cioè la mancanza di una perfezione dovuta. Secondo la natura di tale perfezione il m. è fisico o morale.
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Il m. fisico è caratterizzato dall'incompiutezza dell'essere rispetto alla sua struttura e al suo sviluppo naturale; esso è dato dall'impedimento di attingere la perfezione dovuta; dalla distruzione della sua perfezione (il "nocivo ") e nei viventi dalle malattie e dalla morte che è il m. supremo. Il m. morale è nella difformità della volontà con la regola dell'agire e consiste quindi essenzialmente nella rottura dell'ordine della retta ragione (peccato) e nella conseguente privazione del fine ultimo (peno). Il m. quindi è la "caduta" del proprio termine ontologico, è il «difetto" della propria perfezione, è l'incongruenza della propria situazione. Il m. si chiarifica e rivela come privazione precisamente nell'ambito dell'essere e rispetto al bene; esso non consiste, quindi, nell'assenza semplice di qualcosa a qualcosa, ma è dato da una certa presenza dell'ente a se stesso che non corrisponde al suo grado o funzione: "Omnis modus, in quantum modus bonus est; et sic potest dici de specie et ordine. Sed malus modus, vel mala species vel malus ordo, aut ideo dicuntur, quia minora sunt quam esse debuerunt; aut