lcosa, ma è dato da una certa presenza dell'ente a se stesso che non corrisponde al suo grado o funzione: "Omnis modus, in quantum modus bonus est; et sic potest dici de specie et ordine. Sed malus modus, vel mala species vel malus ordo, aut ideo dicuntur, quia minora sunt quam esse debuerunt; aut quia non his rebus accomodantur quibus accomodanda sunt; et ideo dicuntur mala quia sunt aliena et incongrua" (Sum. Theol., 1², q. 5, a. 5 ad 4).
L'esistenza del m., fisico e morale, è oggetto della continua esperienza sia nella natura come nella vita dell'uomo (difetti, malattie, sciagure private e collettive...). Il m. morale è in se stesso ambiguo, perché può spesso presentarsi come un bene apparente (piscere, abilità, volontà di vendetta); perciò il m. morale nella sfera della vita dei singoli e della storia dell'umanità forma il problema più arduo della nostra esistenza il cui significato positivo o negativo resta sospeso alla possibilità di vincere il m. Perciò la soluzione definitiva del problema del m. si trova soltanto nella religione e più precisamente nella religione rivelata secondo i suoi due momenti della Divina Provvidenza e dell'Incarnazione salvifica.
Il creazionismo cristiano insegna che tutto ciò che Dio ha creato è in sé buono (Gen., 1, 31) e che anche l'uomo nel suo principio fu dotato di una rettitudine naturale (Eccle. 7, 30) secondo i dettami della sua ragione: il m. indica quindi una situazione posteriore degli esseri dovuta al difetto dei medesimi e non a Dio: s. Tommaso, che segue lo Pseudo Dionigi, afferma che il m. propriamente non è qualcosa, né per sé esiste ( dot{τ} τ dot{τ} varkappa α α v dot{η} varkappa α α v α dot{α} θ dot{α} α dot{α} α ν α dot{α} α dot{α} ν dot{α} dot{γ} dot{τ} dot{τ} dot{τ} dot{α} dot{α} dot{α} dot{ε} dot{ε} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{ε} dot{ε} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{\
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che la materia è creata da Dio, dichiara anche che la materia è informe, preesistente alla creazione e principio del disordine dalla quale pertanto deriva ogni m. (De opificis mundi, 3, 22; ed. L. Cohn, Berlino 1896, I, 7, 17 sgg.). Può percio Filone difendere Dio da ogni solidarietà con il m. che ha il suo principio nelle passioni dell'uomo e specialmente nella mathrm{s} β şs (orgoglio; In Flaccum, 11, 92; ed. Cohn-Wendland, Berlino 1905, VI, 136, 22).
Ricca di spunti teologici, ma meno sistematica, la dottrina di Filone non ebbe seguito nel pensiero cristiano occidentale ch'è rimasto, per il problema del m., sulla scia del neoplatonismo di s. Agostino e specialmente dello Pasudo Dionigi mirabilmente commentato da s. Tommaso. La trattazione del m. divenne nelle ultime scuole del pensiero greco un argomento pressoché obbligatorio. Raccoglie la tradizione neoplatonica Proclo nei tre trattati di cui resta soltanto la versione latina (128s) di Guglielmo di Moerbeke: De Providentia et Fato et eo quod est in nobis; De decem dubitationibus circa Providentiam; De malorum subsistentia (ed. V. Cousin, Parigi 1820, 2⁴ ed. 1864). Nel Rinascimento il Pomponazzi si attiene in linea di massima alla dottrina di s. Agostino notando la differenza fra i filosofi e i teologi : mentre questi riducono indirettamente a Dio e alla sua provvidenza anche il m., quelli invece si smarriscono in opinioni senza numero. In Spinoza, che mette in forma rigorosa il monismo metafisico di G. Bruno, sia il bene come il m. «...nihil etiam positivum in rebus in se scilicet consideratis indicant, nec aliud sunt praeter cogitandi modus, seu notiones, quas formamus ex eo, quod res ad invicem comparamus...». Dopo un'ampia disamina dell'essenza dialettica del m. seguono le definizioni : 1) «Per bonum id intelligam, quod certo scimus nobis esse utile»; 2) "Per malum autem id, quod scimus impedire, que minus boni dicuius simus compotes" (Ethica, parte 4ᵃ, pref. : ed. G. Gentile, Bari 1933, p. 179 sg.). Nel sec. xvir lo scatenarsi del giansenismo pone il problema del m. nell'ultimo suo significato teologico della possibilità di liberazione dal peccato e dalla dannazione eterna; alle accese controversie dei teologi, Voltaire opponeva il suo cinismo agnostico affermando che per spiegare il mistero del m. nell'uomo, del dolore e delle passioni, a nulla giova ricorrere ad un nuovo mistero quel'è la dottrina del peccato: "Un mystère ne fut jamais une explication: c'est une chose divine et inexplicabile" (Remarques sur les "Pénsées" de M. Pascal, in Oeuvres, XXXII, Parigi 1783, p. 300). La concezione illuministica del m. ebbe la sua struttura teoretica nell'idealismo critico: in questo tuttavia operano in forma negativa e positiva anche motivi derivati dalla concezione protestantica del peccato e della libertà. Il tentativo sistematico di un ottimismo razionalista a sfondo teologico e conciliante nella spiegazione del m. è la Theodicea di Leibniz, che nel titolo stesso indica il tema di conciliare "la bonté de Dieu, la liberté de l'homme et l'origine du mal" (cf. specialmente la critica al determinismo assoluto di Hobbes e di Bayle: Oeuvres, ed. P. Janet, II, Parigi 1900, p. 370 sgg.). La filosofia moderna, specialmente a partire da Kant, ritorna alla concezione del manicheismo ma in modo da liberarsi dal dualismo ontologico; cosi la situazione si capovolge in un ottimismo razionalista in cui tuttavia il singolo resta travolto e sacrificato perché trionfi la Ragione universale. Secondo Kant l'uomo è "cattivo per natura" in quanto nella sua natura specifica (in seiner Gattung betrachtet) egli ha l'inclinazione al m. : quest'inclinazione insita alla natura umana è detta da Kant il « m . radicale " (radikales Bösé) e costituisce il succedaneo illuminista alla dottrina cristiana del peccato originale come lo stesso Kant ammette (cf. Die Religion innerhalb der Grenzen der blossen Vernunft, parte 1², cap. 2 : ed. K. Vorländer, Lipsia 1937, p. 28 sgg.). Nell'idealismo il m. è il momento dialettico (negativo) necessario per il divenire della storia umana in cui si esplica l'attività della Ragione assoluta : per Hegel la distinzione fra il bene e il m. rappresenta la cosiddetta "coscienza infelice" dell'esistenza immediata, distinzione che va percio superata nell'ammissione di un "divenire necessario" dello Spirito assoluto (Phänomenologie des Geistes, ed. J. Hoffmeister, Lipsia 1937,
p. 536 sgg.). Pertanto gli «individui cosmicostorici» come gli unici strumenti di tale Spirito, sono sottratti nel loro agire alla distinzione di bene e m. "Essi sono i più illuminati e sanno meglio di tutti quel che bisogna fare e ciò ch'essi fanno è giusto" (Vorlesungen in die Philos. der Weltgesch., ed. G. Lasson, Lipsia 1930, p. 76). Il m. in ultima istanza è per Hegel il cosiddetto liberum arbitrium del soggetto singolo che pretende di far valere la sua "particolarità" ch'è contrapposta all'« universalità" (Allgemeinheit) ch'è il bene (Philosophie des Rechts, §§ 139-40, ed. Gans, Berllino 1840, p. 179 sgg.).
Schleiermacher nell'intento di fondere in unità le concezioni di Kant e Spinoza riduce il m. nella coscienza umana all'influsso della sensibilità che scuscola l'attività spirituale nel senso della "concupiscenza" luterana (Der christliche Gloube, parte 1°, sez. 3^{text {a }}, S 79 sgg.). In senso inverso all'ottimismo razionalista, Schopenhauer vede nel dolore il contenuto e il significato del reale e di tutta la natura che celebra dovunque la morte ("dolore del mondo", Weltschmerz : cf. Die Welt als Wille u. Verst., IV, § 63; ed. Reclam, I, Lipsia, p. 467 sgg.). Seguono Schopenhauer, E. von Hartmann, Drews, Nietzsche, Spengler, Klages. A queste due principali direzioni risalgono le varie forme di ottimismo e pessimismo anticristiano della cultura moderna e contemporanea (relativismo, "volontà di potenza ", storicismo, freudismo, esistenzialismo di sinistra...).
Il fondamento dogmatico della dottrina cattolica sul m. è anzitutto nella definizione della creazione unica da parte di Dio del IV Concilio Lateranense (a. 1215) contro gli Albigesi che difendevano il dualismo manicheo: "Firmiter credimus et simpliciter conficmur quod unus solus est verus Deus... qui sua omnipotenti virtute simul ab initio temporis utramque de nihilo condidit creaturam, spiritualem et corporalem... Diabolus vero et alii daemones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali. Homo vero diaboli suggestione peccavit" (Denz-U, n. 428). Il problema del m. è quindi, nella sua genesi storica, la caduta, la colpa e la pena dell'umana libertà; come ora la salvezza dal m. è il divino aiuto della Redenzione e della Grazia alla volontà indebolita che deve lottare contro la crescente tendenza al m. della concupiscenza e dell'orgoglio. V. bene; ottimismo; pessimismo, e gli autori citati.
Bim.: R. Eisler, s. v. Bös, in Wörterb. d. philos. Begriffe, 4² ed., Berllino 1927, I, p. 227 sgg.; W. D. Niven, Good and evil, in Ens. of rel. and Eth., VI, p. 318 sgg. Per la filosofia greca, E. Schröder, Platina Abbiunaliung IIè88v vā wosa, Rostock 1916; H. Diels, Der antike Pessimismus, I, Berlino 1921; C. M. Chilcott, The Platonic theory of evil, in Classical Quarterly, 17 (1923), pp. 27-31; W. Ch. Green, Mora: Fate, Good and Evil in grevb thought, Baltimore 1944. Sullo sviluppo della dottrina cristiana, J. Festugière, L'idéal religieux des Grecs et l'Evangile, Parigi 1932, p. 66 sgg.; R. Jolivet, Le problème du mal chez st Augustin (Archives de philos., 8), ivi 1930, p. 1 sgg.; E. Gilson, L'esprit de la philosophie médiévale, ivi 1932, p. 111 sgg.; Th. Demon, Le mal et Dieu, ivi 1943. Sul pensiero moderno: E. Zeller, Über die Freiheit des menschlichen Willens, das Bös, und die moralische Weltordnung, in Kleine Schriften, II, Berlino 1910, pp. 327-419; F. Klimke. Der Monismus, Friburgo in Br. 1911, p. 193 sgg.; R. Tsanoff, The nature of evil, Nuova York 1931; E. S. Brightman, A Philosophy of Religion, ivi 1946, pp. 240-75.
Cornelio Fabro
MALEBRANCA da Orvieto, Ugolino: v. uoolino malabranca da orvieto.
MALEBRANCHE, NICOLAS. - Teologo, filosofo e scienziato, n. a Parigi il 6 ag. 1638, m. ivi il 13 ott. 1715. Nel 1660 entrò nell'Oratorio fondato dal card. De Beroulle, protettore di Cartesio. Nel 1664, ordinato sacerdote, la lettura del Traité de l'homme di Cartesio, pubblicato allora dal Clerzelier, lo orientò con passione filosofica verso il sistema cartesiano.
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Nel 1674-75 pubblicò la Recherche de la vérité, in 6 voll., sua opera principale (composta nel 1668-74, trad. latina 1691, inglese 1694; ed. definitiva 1712). La teoria delle idee in essa contenuta provocò una lunga polemica, tra molte altre, con Antonio Arnauld (cf. Des versies et des fausses idées, 1683) : la raccolta delle Réponses del M. (1648-1704) uscì nel 1709. Nel 1680 uscì il Traité de la nature et de la Grèce: unitato dal Leibniz, esso trovò avversari tanto nel Bossuet che nell'Arnauld (1685), il quale ottenne la sua condanna all'Indice (1690). Nel 1683 inoltre pubblicò le Méditations chrétiennes et métaphysiques ( 2ᵃ ed., 1699) e il Traité de morale ( 2ᵇ ed. 1684; 3ᵃ ed. 1697, accresciuto dal Traité de l'amour de Dieu; 4ᵇ ed. 1704); nel 1688 gli Entretiens sur la métaphysique et sur la religion ( 2ᵇ ed., 1692, con gli Entr. sur la mort; 5ᵃ ed. 1711); nel 1708 l'Entretien d'un philosophe chrétien avec un philosophe chinois sur l'existence et la nature de Dieu; nel 1715 le Réflexions sur la prémotion physique. Nel 1699 fu chiamato all'Académie des Sciences; notevoli in questo campo le sue memorie: sulla comunicazione dei movimenti ( 1682 ; 2ᵃ ed. 1699 : applica ai «piccoli vortici» o movimenti atomici la legge di attrazione universale); sulle diverse grandezze apparenti del sole e della luna all'orizzonte e al meridiano ( 1693 , in polemica con il cartesiano H. Régis); sulla luce, i colori e il fuoco (letta all'Accademia il 4 apr. 1699). Collaborò con De l'Hôpital per il calcolo differenziale, e si occupò anche di entomologia. Opere ascetiche: Conversation chrétienne (1675); Petites méditations chrétiennes (1677); Petites méditations pour se disposer d'l'unibilité et à la Pénitence (1677); Traité de l'infini créé; Traité de la Confession et de la Communion (postumo, 1769, con la ristampa della memoria sulla possibilità della transustanziazione [1682]). La sua morte, dopo lunga malattia, fu preceduta da una vivace discussione con il filosofo inglese Berkeley (v.). Tenne corrispondenze filosofiche di storica importanza con il p. André, cartesiano, con il matematico J. J. Dortous (d'Ortous) de Mairan (16781771) intorno allo spinozismo, con Leibniz intorno ai fondamenti della metafisica e all'armonia prestabilita. Scrittore forbito e disciplinato, godé immense fama ai suoi tempi e attraverso i secc. XVII-xix come il «Platone cristiano»; è rimasto uno dei classici della filosofia francese ed europea.
Nonostante le sue opere principali venissero poste all'Indice, ebbe seguaci ferventi fra gli stessi oratoriani, quali i pp. Thomassin, B. Lamy, Roche, Lelevel, Fedé, suoi contemporanei ; continuatori e apologeti, come il p. André, l'abate de Lamion, C. Leport de la Morinière ; imitatori, come l'italiano p. Giovenale (Trento 1686) e i cosiddetti egocentristi o solipsisti del sec. xviII (A. Collier).
La dottrina della Recherche de la vérité deriva da due problemi teorico-storici; quello degli stessi Oratoriani (Gibieuf, 1630; Martin, 1671) per un ritorno all'agostinianismo e ai suoi motivi di interiorità, di volontarismo e di ideologia platonica; e quello dell'occasionalismo postcartesiano (Geulincx [v.], Clauberg e altri), nascente dalla analisi dei rapporti tra spirito e materia, anima e corpo, e risolto con i postulati delle cause occasionali e dell'armonia prestabilita. M., aborrendo dalle conclusioni panteistiche a cui dall'occasionalismo era pervenuto Spinoza, cercò di fondere le due correnti nella loro comune ispirazione platonica. La sua ispirazione originale consiste nell'attribuire alla volontà umana, come libero arbitrio e amore del vero e del bene, il consenso necessario per la formulazione dei giudizi e ragionamenti da parte dell'intelletto, puramente contemplativo e passivo, e cioè una parte dei poteri dell'intelletto agente. Questo consenso, sostituito, o identificato, all'assenso teoretico, vince lo scetticismo dell'astensione dal giudizio, e l'errore, le cui fonti sono di natura pratica: ma è portato soltanto verso l'evidenza intellettiva. Perciò i sensibili, le immagini e lo spazio puro (étendue en soi) non sono che idee, dall'uomo accettate come fa per quelle della scienza. Il mondo dei corpi esiste solo come ipotesi probabile, induttiva; ad essi l'uomo attribuisce l'estensione da lui intuita, come
attribuisce alle altre anime la sua vita spirituale. La credenza in una relazione diretta dell'anima con il mondo spaziale, in cui si troverebbero localizzate le cause delle impressioni sensibili, è erronea: le qualità sensibili e anche la durata dei fenomeni sono passioni del soggetto, le quali vengono estese dal giudizio a corpi supposti, ma non derivano da questi, né sono forme sostanziali. Il mondo dei sensi allude certamente al mondo dei corpi: ma esso è vero, o falso, per le idee (chiare e distinte) che se ne hanno, o per l'errore di consensi confusi (I. I). Lo stesso discasi per l'immaginazione in rapporto ai fenomeni del sistema nervoso: ai quali essa corrisponde nel tempo e nell'intenzione e nelle leggi naturali e divine che rappresenta, ma è superiore e da essi indipendente nell'attività produttiva. A questa M. dedica uno studio accurato delle forme psicologiche, patologiche e letterarie, con particolare critica, per eccessi di immaginazione, di Seneca e di Montaigne (I. II).
Sensi ed immagini non sono dunque effetti di realtà corporee, ma modificazioni del pensiero, il quale è l'unica forma essenziale dello spirito. Il pensiero ha come oggetti le idee, per sé sempre chiare e distinte, ma non prodotte dall'anima, bensì presenti ad essa come intuite in Dio; mentre l'anima non ha in sé, e da sé, che un'autocoscienza immediata della propria vita volitiva e arbitraria, affine alla coscienza dell'infinito come idea negativa. Le idee sono state prodotte da Dio come forme universali e archetipe, partecipi della sua essenza (ma non della sua sostanza) : egli propone all'anima, che da lui dipende, i casi singoli di esse, in relazione alle inclinazioni della volontà. L'uomo vede dunque tutto in Dio, e conosce Dio nelle sue idee, che per lui sono oggettive (per Dio solo soggettive). Anche l'estensione in cui si localizzano i corpi è un'idea di Dio, l'étendue intelligible, anzi tutte le idee di cose corporee sono sue modificazioni e ad essa subordinate (1. III).
Questa teoria venne contestata dai critici come simile allo spinozismo; ma più vennero criticati, a partire dallo Arnauld, l'idealismo obiettivo e il motivo pragmatico assegnato alla distinzione tra idee vere e false. Il metodo a cui perviene il M. è infatti fondato (I. VI) sull'esercizio del potere di attenzione, come legame tra volontà e conoscenza, e sullo svolgimento dell'idea dell'infinito, come avente la sua forma positiva in Dio e nell'estensione: le scienze che meglio corrispondono a questi requisiti essendo le matematiche, la logica viene quindi identificata con la matematica. Le formole iniziali sono quelle stesse del metodo cartesiano (evidenza, chiarezza e distinzione, progresso dal semplice al complesso, analisi completa), ma il loro svolgimento è d'indole pratica. Il metodo aristotelico, esaminato nel De coelo (VI, 2, 5, ), viene dichiarato privo di chiarezza e distinzione; ma è certo che la rinuncia al realismo, sia classico che moderno, apre la via all'idealismo soggettivo, berkeleyano.
I II. IV e V della Recherche sono dedicati a un'analisi profonda delle inclinazioni o movimenti spirituali (verso il bene: curiosità; verso l'essere e il benessere: desiderio di sapere; verso i propri simili: amicizia) e delle passioni o legami tra lo spirito e gli oggetti sensibili, donde l'amore e l'errore.
A questa psicologia il Traité de morale aggiunge un'altra dottrina caratteristica di M.: la causa generale occasionale che unisce alle idee gli atti volitivi (come cause occasionali reciproche), e le fa diventare sensibili, è il Cristo come mediatore universale tra Dio e l'uomo. Il Cristo è la Ragione, che dà alla vita un'ordine immutabile e rende superflua la ricerca dell'ordine di natura. L'amore dell'ordine, o cattrà, in forma libera, abituale e dominante, integra l'insufficienza del libero arbitrio e costituisce la virtù. All'amore dell'ordine da parte dell'uomo, o benevolenza, seccorre l'amore unitivo da parte di Dio, la Grazia: ma essa lascia libero lo spirito. Il sistema dei doveri verso Dio, la società e se medesimi segue questi principi, ma è ispirato da tutte tre le Persone divine. La metafisica di M. svolge la prova dell'esistenza di Dio come suggerita dall'idea dell'infinito nella sua percezione: ma questa idea non rappresenta Dio in sé, la cui sostanza è superiore e trascendente ad ogni idea.
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Le prove dell'esistenza dei corpi sono per rivelazione : dal dolore, dalla sintesi tra visione intellettuale e sentimento, dall'ordine delle idee nello spazio intelligibile. La creazione di essi da parte dell'Essere infinitamente perfetto non è però necessaria, e quindi non permette dimostrazione. La creazione è libera come ogni atto di Dio, e rappresenta il picno svolgimento del suo essere. Le idee sono i suoi infiniti attributi, e l'estensione intelligibile non solo ne è uno, ma contiene la possibilità della creazione di infiniti mondi possibili (v. leBEntz). L'esione divina verso il mondo dei corpi è di ordine provvidenziale, e si occupa così dell'infinitamente grande come dell'infinitamente piccolo, dell'ordine e dell'armonia come delle combinazioni degli eventi. La stessa Provvidenza divina regola l'unione dell'anima e del corpo secondo il sistema delle cause occasionali, che subordina il corpo all'anima nello stato di Grazia: e governa il mondo delle anime.
La religione insegna a vincere il peccato, o inversione di rapporti fra corpo e anima. La Provvidenza dona alla Chiesa, conservatrice della religione e promotrice dell'amor di Dio, l'infallibilità. Ma la fede che essa nutre è sottoposta alla Ragione incarnata nel Cristo: la ragione ecclesiastica è la ragione umiliata a Dio. Gli atti di culto come espressione dei desideri umani di Grazia (amore attuale) sono la causa occasionale particolare della stessa Grazia divina, quella che determina gli atti della Provvidenza verso gli uomini e l'efficacia dei Sacramenti (amore abituale). L'amore di Dio deve essere disinteressato e rivolto a Lui per se stesso. Esso salva l'anima nella morte, riducendo questa a semplice separazione dal corpo e al ritorno della volontà nella beatitudine della verità ideale in Dio; mentre la sua condanna sarebbe di essere sottoposta al mondo materiale; esisterebbe ancora in Dio, ma come negazione di se medesima, come i demoni e l'Inferno, che sono negazione della sua luce. Queste formole paradossali spiegano l'opposizione incontrata dal M., assai più che le ingenue tendenze contemplative del suo platonismo.
Bibl.: Edizioni: Oeuvres, Parigi 1712; Oeuvres choisies, ed. J. Simon, 2 voll., ivi 1842: 4 voll., ivi 1871: Recherche de la verité, I-II, ed. Roustan, ivi 1932 (ed. correnti: Garnier, Flammarion); Conservatior chrétienne, ed. Bruler, ivi 1929; Méditations chrétiennes et métaphysiques, ed. Gouhier, ivi 1928: Entretiens sur la métaphysique, ed. Fontana, 2 voll., ivi 1922; Entretien vese un philos. chinois, ed. Le Moine, ivi 1908; Traité de morale, ed. H. Joly, ivi 1882. Antologie: H. Gouhier, M., ivi 1929; M. Novaro, M., pensieri metafisici, Lantiano 1911; G. Colombo, M., Milano 1944. Traduzioni italiane : della Ricerca, Pavia 1820; delle Meditazioni cristiane e metafisiche e del Trattato dell'amor di Dio, Modena 1944. Cortispondenza: con il Maizan, in V. Cousin, Fragments philosophiques, Parigi 1845; con il Leibniz, ibid., e in Gehrhardt, L.'s Philos. Schr., I, 313-62. Studi: S. Gordil, Défense du sentiment du p. M., Torino 1748; V. Cousin, Fragm. de philosophie, mod., I. Parigi 1845, pp. 404-87; Fr. Bouillier, Hist. de la philosophie caribléneuse, II, ivi 1868, pp. 15-207; L. Ollé-Laurune, La philosophie de M., ivi 1870-72; J. André, De la vie du r. p. M., Parigi 1886; M. Novaro, Die Philos. des N. M., Berlino 1893; F. Pillon, L'évolution de l'idéalisme au XVIII e siècle: M. et ses critiques, in L'année philes., 3 (1894), pp. 109-206; A. Weissmann, L'influenza del M. sulla filosofia del Leibniz, Innsbruck 1895; H. Joly, M., Parigi 1901; V. Jgram, Le Christ dans la philosophie de M., ivi 1924; H. Gautier, La philosophie de M. et son expérience religieuse, ivi 1926; id., La vocation de M., ivi 1929; L. Lubbas, La Grière et la liberté chez M., ivi 1934; A. A. Luce, Berkeley and M., Oxford 1934; autori vari, M., Milano 1937; A. Del Nisco, L'attualità di M., in L'attualità dei filosofi classici. Età moderna, ivi 1943. Fascicoli commemorativi con monografie e bibliografie in Revue de métaph. et mor., 1916 e 1938; Revue philos.: Archives de philos.; Riv. di filos. neo-scolastica, 30 (1938).
Santino Caramella
MALEDIZIONE. - La m. è figlia dell'ira e consiste nell'imprecare del male ad altri.
Essendo formalmente una sentenza, la m. può essere anche condizionata e si spiegano in tal modo le formole rituali conclusive dei patti nell'antichità, esempi delle quali si trovano anche nella Bibbia (Lec. 26, 14-45; Deut. 11, 26-29). Rientra nel quadro della bestemmia la m . rivolta ad esseri in quanto sono opera di Dio; ciò difficilmente si verifica secondo s. Alfonso: se invece la m. termina alle creature in sé considerate, essa si pre-
senta come un atto irragionevole perché vano e perciò illecito (Sum. Theol., 2ᵃ-mathbf{2}^{mathrm{er}}, q. 76, aa. 2-6); la sua spiegazione psicologica si trova in quella generale del prevalere della passionalità (ira, odio...), che impedisce il dominio delle facoltà superiori. Maledire invece gli esseri sotto l'aspetto specifico della loro nocività (occasione di peccato o di altra grande disgrazia) non comporta disordine morale, perché non è irragionevole opporsi anche affettivamente a ciò che è male, causa od occasione di esso. Sotto questo aspetto sono da considerarsi certi esorcismi che usa la Chiesa nel suo Rituale (v., p. es., tit. II, cap. 2 per il rito del Battesimo).
Una forma speciale di m., che ebbe grande portata storica nella vita del popolo ebreo, è l'ebraico ḥerem (v.), che deriva dalla radice hrm e designa ciò che è maledetto da Dio e condannato allo sterminio, sia esso persona o cosa, in onore di Dio.
Bibl.: per la m. nella Bibbia, v. H. Lesêtre, Malédiction, in DR. IV, coll. 617-19; R. Fernandez, El herem biblico, in Biblica, 5 (1924), pp. 3-23, Per la m. in genere, cf. D. M. Frümmer, Manuale theologiae moralis, II, 4^{mathrm{r}-5ᵛ} ed., Friburgo in Br. 1928, n. 534 .
Costante Scarpellini
MALEFICIO : v. MAGIA; MALOCCHIO.
MALERMI (Malerbi, Manebri), Niccolò. Consaldolese, n. ca. il 1422, m. a Venezia nel 1481. Fu abate di S. Michele di Lemo, di S. Mattia e di S. Michele di Murano a Venezia.
È celebre per l'edizione della Bibbia in volgare: Bibbia dignamente vulgarizzata per il clarissimo religioso duon Nicolao de M. veneziano et dil Monasterio de S. Michele di Lemo abbate dignissimo ( 2 voll. in-fol. a 2 coll., Venezia 1471, con i tipi di Vendelino da Spira). E rarissima. L'edizione di N. Jenson uscita due mesi dopo (detta l'edizione di ott.) riproduce quella del M. per il Nuovo Testamento ma se ne allontana per il Vecchio. Il M. si è servito di versioni manoscritte del Trecento, probabilmente (certo per gli Atti) di D. Cavalca (secondo altri di J. Passavanti), ritoccandole e rendendole più omogenee, ma spesso deturpandole sotto l'aspetto letterario. Per i libri salomonici utilizzi Niccolò di Lira. Ebbe a collaboratore il fiorentino Girolamo Squarciafico. Fino al 1567 si fecero più di 30 edizioni. C. Negroni ristampò l'opera nel 1882 a Bologna.
M. scrisse anche: Historia monasterii S. Matthiae et alia plura ad chronicon Ordinis pertinentia, il cui manoscritto andò perduto, e Le vite di tutti li santi coll'aiuto del fiorentino G. Squarciafico (Venezia 1475).
Bibl.: M. Foscarini, Della letteratura veneziana, I, Padova 1732, pp. 170-71: J. B. Mittarelli - A. Costadoni, Annales Camal-
dolenses, VII, Venezia 1762, pp. 286-88; C. Negroni, Prefazione alla Bibbia volgare, Bologna 1882; E. Teza, Le Bibbie italiane del M. e del Diodati racconciate nel Settecento, Padova 1905; I. Carini, Traduzioni italiane della Bibbia, in F. Vignarous-L. Bacuez, Manuale biblico, I, S. Pier d'Arena 1912, pp. 262-72. Bonaventure Mariani
MALESE, FEDERAZIONE. - Sostituisce dal 1° febbr. 1948 l'Unione Malese, proclamata il 1° apr. 1946 e formata dagli stessi possessi e protettorati britannici onde risultava, prima della seconda guerra mondiale, la British Malaya, meno Singapore, eretta a Colonia. La F. M. è ora governata da un alto commissario, assistito da due consigli, esecutivo e legislativo, mentre ogni Stato gode di una larga autonomia amministrativa.
La popolazione ( 4,9 ab. nel 1947) è costituita per più della metà da Malesi, per ca. 2 / 5 da Cinesi e per il resto da Indiani e da Europei.
L'economia del paese si fonda in sostanza sulla produzione del caucciù e sull'estrazione dello stagno (rispettivamente 2 / 5 e 1 / 3 del fabbisogno mondiale nell'anteguerra), ma può fare assegnamento anche su di una ricca e varia attività agricola (riso, palma del cocco, tabacco, frutta tropicali, piante tessili) e forestale (riserve ancora quasi intatte), mentre l'industria mineraria coltiva anche ferro, carbon fossile, tungsteno, fosfati, bauxite, oro, ecc. La pesca marittima rappresenta un'altra cospi-
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(propf. Enc. Gutt.)
Malese, Federazione - 1) Confini di Stato; 2) confini di provincia; 3) confini di circoscrizione ecclesiastica.
| Stati | Superficie in kmq. | Popola- <br> zione <br> assoluta <br> (1941) <br> (1900 <br> ab.) | Densità <br> a kmq. | Capoluogo e relativa popolazione in 1000 ab. |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Penang | 285 | 247 | 868 | Georgetown (165) |
| Wellesley | 751 | 172 | 228 | Butterworth |
| Malacca | 1657 | 236 | 142 | Malacca (45) |
| Perak | 20.670 | 993 | 48 | Kuala Kangsar |
| Selangor | 8180 | 702 | 86 | Kuala Lumpur (138) |
| Negri Sembilan | 6680 | 296 | 44 | Kuala Pilah |
| Pahang | 35.790 | 222 | 6 | Kuala Lipis (4) |
| Johore | 18.980 | 738 | 39 | Johore Bharu (22) |
| Trengganu | 13.080 | 211 | 16 | Kuala Trengganu (16) |
| Kelantan | 14.890 | 390 | 26 | Kota Bharu (15) |
| Kedah | 9430 | 516 | 55 | Alor Star (19) |
| Perlis | 800 | 58 | 72 | Kangar (2) |
| F. M. | 131.193 | 4781 | 37 | |
cua riserva. In promettente sviluppo le industrie di trasformazione (gomma, metallurgia, meccaniche, ecc.).
La capitale della F. M. è stabilita a Kuala Lumpur, al centro di un distretto industriale dei più attivi.
BibL.: L. B. Wheeler, The modern Malaya, Londra 1928; H. Burkill, A dictionary of the economic products of the Malay Peninsula, ivi 1935; V. A. Chelliah - A. Mc Leish, Malaya and Singapore, ivi 1948.
Giuseppe Caraci
Evangelizzazione. - La città di Malacca, espugnata nel 1511 da Alfonso de Albuquerque, era stata creata dai Portoghesi centro di tutto il commercio tra Europa-India e l'Estremo Oriente con una colonia portoghese abbastanza importante. La cura delle anime fu esercitata da un sacerdote secolare. Nel 1548 i Gesuiti, nel 1549 i Domenicani, nel 1583 i Francescani fondarono case nella città. Nel 1557 fu eretta la diocesi di Malacca, suffraganea di Goa. La città europea ben presto acquistò un aspetto cristiano con le sue chiese e i suoi conventi.
Malacca fu punto di partenza per le missioni nelle Molucche, nella Cocincina e nel Siam. Nella Malesia stessa l'opera dei missionari si limitò ai Portoghesi e
ai loro schiavi, mostrandosi i Malesi maomettani refrattari al Vangelo. Gli Olandesi espugnarono Malacca nel 1641, cacciarono i Portoghesi e i loro missionari, lasciando andare in rovina chiese e conventi, Il vescovo della diocesi di Malacca, la quale del resto era per lo più vacante, prese residenza nel Timor portoghese. Nel 1787 mons. Garnault, vicario apostolico di Siam, con il suo piccolo gregge fuggi da Quadch (Siam), all'isola Penang, fondandovi un seminario; nel 1807 i missionari di Parigi riaprirono ivi il loro Collegio generale. Nel 1830 i medesimi missionari iniziarono una missione in Singapore. La città fu presa nel 1795 dagli Inglesi, i quali poi nel 1824 si impadronirono di tutta la penisola di Malacca, facendola divenire un punto centrale di commercio. Mons. Courvèzr, vicario apostolico del Siam, nel 1838 prese ivi residenza. La diocesi di Malacca fu soppressa nel 1838 per il breve Multa praeclare e la penisola di Malacca fu annessa al vicariato apostolico di Ava e Fegu, nel 1840 al vicariato apostolico di Siam, e nel 1841 fu eretta in vicariato apostolico indipendente del Siam occidentale. L'opera missionaria dei missionari di Parigi nelle loro stazioni di Singapore, Malacca e Penang fu ristretta ai Cinesi e gli Indiani, perché gl'indigeni malesi opponevano una resistenza quasi insormontabile all'evangelizzazione. Nel 1888 la diocesi di Malacca fu ristabilita come suffraganea di Pondichéry, però non più sotto il patronato portoghese; soltanto una chiesa in Malacca e una in Singapore furono annesse alla diocesi di Macao. E vero che più tardi la missione poté stabilirsi pure negli Stati malesi, ma in gran parte si restringe ai Cinesi ed Indiani immigrati. L'organizzazione scolastica sotto i Fratelli delle Scuole cristiane e le Dame di S. Mauro è particolarmente ben sviluppata, e sta prendendo un nuovo slancio cessata l'occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale.
BibL.: La Société des Missions-Etrangères dans l'Indochine Occidentale, in Annales de la Société des Missions-Etrangères, 31 (1937), pp. 98-106; A. L. Farinha, A expensáo de Fe no Estremo Oriente, Lisbona 1946.
Giovanni Rommerskirchen
MALESPINI, Celio. - Letterato, n. a Venezia nel 1531, m. ivi ca. il 1610. Discendente, se non falsò anche questo, dai M. di Lunigiana. Noto avventuriero, tentò la fortuna in vari modi e luoghi, anche come soldato di ventura; poi, per usare un verbo a lui caro, scavalcò a Venezia e mise la mano sulla stampa che allora lusingava i suoi pari, come settant'anni prima aveva illuso i sapienti.
Aiutato da un suo singolare istinto di falsario, mandò fuori libri di tutti i colori, ma senza la fantasia, qualche volta geniale e perfino onesta, d'un Dolei, d'un Doni, d'un Ruscelli o d'un Sansovino. Eppure la sua disonestà fu anche benefica alla poesia, quando dal manicomio di Ferrara gli vennero a mano certe ottave che erano i primi canti della Gerusalemme Liberata. Li pubblicò indegno. mente con il titolo Goffredo (Venezia 1579). Ma di li venne l'edizione quasi completa dell'Ingegneri e una più onesta edizione sua. Scrisse anche duecento Novelle (ivi 1609), le più, naturalmente, rubate, ma tutte giovevoli alla conoscenza del costume, e tutte impresse del suo "candido " cinismo.
BibL.: Edizioni : Novelle scelte, con pref. e a cura di E. Allodoli, Lanciano 1915. Studi: G. E. Saltini, Di C. M., ultimo novellierestaliano in prosa del sec. XVI, in Atti della Società Colombaria di Firenze, 5 (1907), pp. 181-226; L. di Francia, Novellistica, II, Milano s. d., pp. 154-68. Giuseppe Toffanin
MALEVANSKY, Silvestro. - Vescovo e teologo russo, n. nel 1828 , m. nel 1908. Dopo essere stato rettore dell'Accademia di Kiev, nel 1885 fu creato vescovo. lianevense. Coltivò specialmente lo studio della tradizione e lasciò un'opera in cinque volumi, dal titolo Compendio di teologia dogmatica ortodossa, con l'esposizione storica dei dogmi (Kiev 1892-98).
BibL.: Th. I. Titov, Preosvjascenii Sil'vestr byvdii episkop Kanavshii, Rektor Kiovshoi duhhoonoi Ahademii, in Trudy Kiossk. dukhovn. Ahad., 1 (1909), pp. 136-46. Maurizio Gardillo
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MALHERBE, François de. - Poeta e grammatico, n. a Caen nel 1555, m. a Parigi nel 16 ott. 1628. Il padre e quattro dei suoi fratelli furono protestanti, egli restò cattolico. Segretario del duca di Angoulême, lo seguì in Provenza; tornò in Normandia dopo la sua morte e cominciò a comporre versi di scarso valore, come Les larmes de st-Pierre (su imitazione del Tansillo). Nel 1600 presentò ad Aix un'ode a Maria de' Medici, A la reine sur sa bienvenue en France.
Raccomandato dal card. du Perron, entrò a corte nel 1605 , come gentiluomo di camera di Enrico IV. Fu protetto da Maria de' Medici durante la reggenza, e da Luigi XIII. L'importanza di M. consiste nella sua riforma della lingua e della tecnica poetica. Attraverso la critica dei poeti della Pléiade e dei contemporanei, egli fissò il nuovo linguaggio, libero da neologismi ed arcaismi, privo di idiotismi, le cui caratteristiche sono purezza di espressione, chiarezza ed ordine sintattico. Riguardo alla versificazione, egli formulò regole precise, semplificando il metro e dando la preferenza a quelli di struttura regolare. Boileau, nell'Art poétique, riconobbe il valore delle innovazioni di M. che preludevano, in realtà, alla poesia classica francese. Come poeta, M. ha minor valore, poiché manca di fantasia e di sentimento. I suoi versi, tecnicamente perfetti, hanno un ampio movimento ritmico ed una loro particolare armonia, spesso troppo oratoria, talvolta forte ed efficace.
Bild.: Le opere di M. furono pubblicate postume, dagli amici, due anni dopo la sua morte; del 1638 è l'edizione delle Oeuvres complètes, e del 1862-69 (Parigi) quella moderna a cura di L. Lalumm. Studi: Ch.-A. Sainte-Beuve, in Tableau de sa poésie française au XVIe siècle, Parigi 1843, passim; F. Brunot, La doctrine de M., ivi 1891; A. Coutsosn, M. et ses sources, Liegi 1904. Bibl. recente in J. Giraud, Manuel de bibliographie littéraire pour les XVIe, XVIIe et XVIIIe siècles français, Parigi 1930, pp. 123-34.
Costanza Ponguali

Malese, Federazione - Chiesa parrocchiale - Pahang.
presto a costituire per l'islamismo la fonte primaria di ogni elaborazione giuridica.
Mentre quindi Abû Hanîfah costruiva nel 'Irâq un sistema giuridico che accanto a tali testi faceva una sua parte al criterio personale e alla deduzione analogica (qijâs), Mâlik poggiò quasi esclusivamente la sua dottrina sulla tradizione risalente al profeta. Il suo insegnamento è giunto attraverso il Kitâb al-muwatya' (La via spianata), la più antica opera giuridica islamica giunta sino a noi con certa autenticità, e che riflette la legge religiosa, il diritto ed il rito quali vigevano nel sec. in dell'égira nell'ambiente medinese. Altre fonti indirette ma non meno importanti per la dottrina mâlikita sono la Mudawmonah di Saḥnūn, contenente le risposte del discepolo di Mâlik ibn Qâsim, a dei quesiti postigli da Saḥnūn stesso, e le parti relative a Mâlik del Kitâb ihtilâf al-fuqahâ' di aṭ-Tabari. Il r. m., che fondò la sua autorità su questa continuità geografica e ambientale con l'esempio e l'insegnamento del profeta, si diffuse da Medina e dal Higaaz essenzialmente verso occidente. Con il sec. iv.v. dell'egira (secc. xr-xrr d. C.) esso aveva conquistato per intero il Magrib (Africa settentrionale a ovest dell'Egitto) e la Spagna, soppiantandovi le scuole minori di al-Awzá'i e di Dâwûd al-Iṣfahânî (sâhirita), e affermando un primato che detiene ivi tuttora incontrastato. Tutta la storia non solo religiosa, ma politica e sociale dell'Africa del nord e della Spagna musulmana è fortemente improntata dalla prevalenza, e in certi periodi totalitaria onnipotenza del mâlikismo, senza la quale mal si spiegano importanti fenomeni di quella storia, come gli Imperi almoravide e almohade. Fuori di quella zona, forti gruppi mâlikiti si hanno oggi nell'Arabia orientale e nell'Eritrea di sud-ovest, in alcune regioni del Delta, dell'Alto Egitto e del Sudan (benché qui ufficialmente il sistema dominante sia il hanafta). Il numero complessivo dei seguaci del r. m. può oggi calcolarsi in una trentina di milioni. Francesco Gabrieli
MALINES (in fiammingo MECHELN), ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia d'Anversa.
I. L'Arcidiocesi. - Si estende per una superficie di 6115 kmq . comprendendo le due provincie civili di Anversa e del Brabante; conta 3.093 .819 ab., 895 parrocchie, servite da 3186 sacerdoti secolari e 2129 regolari, tre seminari, 216 comunità religiose maschili e 1099 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 261).
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Fin dal vir sec. il cristianesimo penetrò nella regione per opera di s. Eligio di Tournai, dell'apostolo delle Fiandre s. Amando, continuata poi dai ss. Lamberto, Uberto, Villibrordo e Rombaldo, martirizzato a M. nel 775 ca. Nel luogo dove sorge l'attuale Cattedrale fu già un priorato agostiniano; M. fu alle dipendenze della diocesi di Cambrai fino al 1559. Il papa Paolo IV con la bolla Super universi orbis ecclesias del 12 maggio 1559 creò l'arcidiocesi di M. e subito dopo Pio IV ne elevò l'arcivescovo a primate. Primo pastore di M. fu il card. Granvella ( 1561 ); seguirono J. Houchin, il cardinale inglese Will, Levino Torrentius, morto subito dopo la nomina, quindi M. van den Hove (1595-1620), il quale costruì il Seminario e riunì il III Concilio provinciale ( 1607 presieduto da Rithovius vescovo di Ypres). Egli divise l'arcidiocesi in 339 decanati, che salirono a 400 nel 1606 e a 423 nel 1623. A lui segui G. Boonen (1623-54), colpito d'interdetto "ab ingressu ecclesiae " e sospeso "ab officio et exercitio pontificalium " il 19 dic. 1652 per il suo contegno riguardo alla bolla In eminenti. Sottomessosi con lettera del 1° ag., venne assolto il 21 ott. successivo. Segui A. Creusen (1657-66) che represse i seguaci delle teorie gianseniste più del suo successore A. De Berghes (16701689). Molto energici furono Umberto de Precipiano (1690-1710) e il card. T. Filippo di Alsazia (1716-99), che fu il primo a scrivere una lettera dottrinale nel senso della bolla Pastoralis officii di Clemente XI (18 ag. 1718). Si ebbe quindi il card. de Franckenberg (1739-1801) arrestato il 19 sett. 1797 e deportato in Germania per la sua opposizione al giuramento del clero posto dal governo francese (A. Verhaegen, Le card. de Franckenberg, Lilla s. a., pp. 334-63). La bolla Qui Christi Domini vices del 29 nov. 1801 soppresse tutte le antiche circoscrizioni ecclesiastiche; M. ebbe allora come suffraganea Tournai, Namur e Liegi, e poi anche Asuisgrana, Treviri e Magonza. Il card. Franckenberg si dimise e morì a Breda nel 1804. Successe il francese mons. de Roquelaure che riorganizzò il Seminario e si ritirò nel 1807 (P. Verhaegen, La Belgique sous la domination françoise, IV-V, Bruxelles 1929). Passato il Belgio sotto il regime olandese, salirono alla sede di M. mons. de Méan e poi mons. Sterckx (1831-67) poi cardinale (Henry, Le card. Sterckx, archevêque de M., ivi 1868). Quindi si ricordano i cardd. Dechamps (1867-83), Goossens (1883-1906), Mercier (v.; 1906-26) e l'attuale G. E. van Roey.
Sue suffraganee sono ora le diocesi di Tournai, Liegi, Namur, Gand e Bruges.
Momomenti. - La cattedrale S. Rombaldo ha la nave e il transetto del xiri sec., il coro della fine del xiv sec. Nell'interno nei pilastri della nave centrale sono le statue del 12 Apostoli; la cattedra lignea (1723) ha scolpita la conversione di s. Norberto. Nel transetto è un Crocifisso di Van Dyck (1627) più volte restaurato. La torre non finita si erge per oltre 97 m . e contiene un carillon con 44 campane (J. Laenen, Histoire de l'église métropolitaine de St-Rombaut à M., 2 voll., Malines 1919). La chiesa di S. Giovanni è del sec. xv; il gruppo policromo della S.ma Trinità è dello scultore Van den Wekere; all'altare maggiore è il trittico con l'Adorazione dei Magi, capolavoro di Rubens (1619), sugli sportelli nell'interno a destra S. Giovanni Ev. immerso nell'olio bollente, a sinistra la Decollazione di s. Giovanni Battista; all'esterno S. Giovanni Ev. a Patmos e S. Giovanni Battista che battezza Gesù Cristo. La chiesa Notre-Dame-au-delà-de-la-Dyle è in stile gotico con transetto del 1545, ma fu finita solo a metà del sec. xviri. Nell'interno si ammira il trittico dipinto da Rubens (1618) per la corporazione dei peschendoli con la Pensa miracolosa. La chiesa del Gran Beghinaggio fu eretta dall'architetto J. Francart (m. nel 1651) autore anche della chiesa di Notre-Dame di Hanswijck. Nivelles deve la sua origine al monastero ivi fondato nel 645 dalla moglie di Pipino di Landes, la cui figlia Geltrude fu la prima badessa. La chiesa di S. Geltrude risale al sec. xi e fu rimaneggiata nel sec. xviri; resta ancora il portale antico; sull'altare è una grande cassa in rame contenente il grande reliquiario metallico di s. Geltrude decorato di statuette, opera di oreficeria di Jacquemont de Nivelles e di Colars di Douai (1272-92)
su disegno di Jacqueney d'Auchin; nel tesoro poi si conservano la coppa detta di s. Geltrude (xiv sec.), e un reliquiario di Odelardo (xiv sec.). A Tirlemont la chiesa di S. Germano risale in parte al ix sec. con restauri di parecchie epoche e con grande campanile quadrato. A Licrre, la chiesa di S. Gommario in stile gotico (1425-1515) con campanile ottagono e vetrate in parte del sec. xv. A Hoogstraeten la collegiata di S. Catarina in stile gotico fondata da Antonio di Lalaing ( 1540 ), con vetrate carazzi fiamminghi del sec. xvi. A Diest la chiesa gotica di S. Sulpizio (14161436) con cattedra in legno scolpito e la chiesa del Béguiouge del xir sec. Ad Hal la chiesa gotica di NotreDame (1341-1409). Avansi dell'abbazia cistercense di Villers (1147), rovinata dalla Rivoluzione Francese.
Fra i Santi dell'arcidiocesi si ricordano: s. Itta, fondatrice dell'abbazia di Nivelles; le due sorelle ss. Gudula e Rainelda; s. Liberto, s. Guidone, s. Alberto di Lovanio (1192), s. Maria d'Orignies, s. Vivine fondatrice della abbazia di Gran Bigard, s. Bonifacio vescovo di Losanna, i martiri di Gorcum (1572), s. Giovanni Berchmans (v.). La curia antivescovile pubblica mensilmente dal 1907 La vie diocésaine; dal 1917 i Collectanea Mechlinensis.
Bibl.: P. Clacssens, Histoire des archevêgues de M., 2 voll., Lovanio 1881; A. Kempeneer, Mechlin, in Cath. Eoc., X, pp. 104-105; E. Godenne, Malines jadis et aujourd'hui, Malines 1908.
Enrico Josi
II. Conversazioni di M. - Sono cosi chiamati i convegni tenuti tra il 1921 ed il 1926, tra alcuni esponenti cattolici ed anglicani, in vista di una possibile unione delle due Chiese.
La bolla Apostolicae curae del 13 sett. 1896 sull'invalidità delle ordinazioni anglicane parve dovesse far sfumare per sempre le speranze dell'unione tra la Chiesa romana e quella anglicana. Tuttavia, l'appello in favore dell'unità, lanciato da 252 vescovi anglicani riuniti in assemblea plenaria nella VI Conferenza di Lambeth, svoltasi a Londra dal 5 luglio al 7 ag. 1920, riaccese le speranze di lord Halifax e di p. Portal, che dal 1894 al 1896 avevano attivamente lavorato per riavvicinare Roma e Canterbury (v. oxford, movimento di). Allo scopo di favorire l'unione delle Chiese, i vescovi anglicani dichiaravano di «essere disposti ad accettare dalle autorità delle altre Chiese una specie di commissione che approvasse il ministero del clero anglicano».
Lord Halifax, edotto dalle esperienze precedenti e dal consiglio già dato dal Newmann, nell'ott. 1921 si mise in viaggio per il continente, dove si incontrò con p. Portal, ed insieme si presentarono all'arcivescovo di M. il giorno 19 dello stesso mese. Lord Halifax rivolse al card. Mercier la preghiera di organizzare delle conferenze tra rappresentanti della Chiesa cattolica e rappresentanti della Chiesa anglicana. Il cardinale, alquanto sorpreso della proposta che gli veniva fatta, domandò agli interessati perché non si fossero riuniti prima di tutto alla geografia cattolica inglese. La risposta di lord Halifax fu: «Non è possibile per lo stato d'animo». Il cardinale allora accettò: «Per nulla al mondo - dirà più tardi - vorrei mettere uno dei nostri fratelli separati nella condizione di dover dire che ha bussato con fiducia alla porta di un vescovo e che questi si sia rifiutato di aprirgli».
Lo scopo delle C. di M. fu chiaramente espresso dallo stesso card. Marcier in un discorso tenuto il 25 sett. 1925 a Bruxelles: «Rimuovere con ogni nostro sforzo gli ostacoli che si frappongono all'unione : ecco lo scopo per il quale lavoriamo; quanto all'unione, essa sarà opera della Grazia quando vorrà la divina Provvidenza ".
I. Prima C. di M. (6-8 dic. 1921). - Lord Halifax, il dott. W. Frere, vescovo di Truro, storico delle liturgie,
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il dott. Armitage Robinson, decano di Wells, specializzato in materia patristica, rappresentante del gruppo anglicano, giunsero a M. la sera del 5 dic. 1921. La parte cattolica era rappresentata dal card. Mercier, da mons. Van Roey, allora vicario generale di Sua Eminenza, e dal p. Portal, lazzarista. Il giorno successivo, 6 dic., si aprì la prima conversazione. Ebbe per primo la parola lord Halifax, il quale trattò dell'Appello di Lambeth e poi del suo memoriale (cf. J. de Bivort de la Saudée, Documents sur le problème de l'Union anglo-romaine [19211927], Parigi-Bruxelles 1949, pp. 9-17), di cui aveva dato un esemplare a tutti i partecipanti alle conversazioni. Subito dopo il cardinale iniziò la lettura di tale memoriale e i presenti vi fecero le loro osservazioni. Fu cosi che la discussione passo successivamente dalla questione della Chiesa visibile e invisibile a quella della necessità del Battesimo per divenire membro della Chiesa, dalla questione del Concilio di Trento e dei 39 Articoli a quella del Concilio Vaticano e della sua ecumenicità; fino alle condizioni richieste perché una verità divenga articolo di fede nella Chiesa cattolica.
Nel pomeriggio dello stesso giorno il cardinale terminò la lettura del memoriale; ogni articolo fu allora ripreso e discusso. Dall'una e dall'altra parte si ebbero delle spiegazioni sul Battesimo, sulla Cresima, sull'Eucaristio, sul S. Sacrificio, sulla Comunione sotto le due specie, sui dogmi, sulla giurisdizione dei vescovi, sulla libertà concessa fino a quel momento alle varie Chiese e su quella che si potrebbe concedere loro in futuro, sulla Eatrema Unzione e la Penitenza.
Il giorno successivo, 7 dic., la discussione ebbe come argomento il testo dell'Appello di Lambeth, di cui fece la lettura il cardinale stesso. Nel pomeriggio i partecipanti alle conversazioni udirono dalla bocca del card. Mercier la lettura dei paragrafi 8 e 9 dell'Appello di Lambeth. E precisamente nel paragrafo 8 che i vescovi anglicani, allo scopo di raggiungere l'unione delle Chiese, si dichiarano disposti insieme al loro clero a farsi riordinare secondo il rito romano, se ciò possa servire a realizzare l'unione con Roma, "qualora siano stati, d'altra parte, già raggiunti i termini dell'accordo in maniera soddisfacente». L'ultima seduta della prima C. di M. fu tenuta l'8 dic. Il card. Mercier parlò di quel giusto grado di discrezione a cui tutti i partecipanti alle conversazioni si dovevano impegnare. Prima di allontanarsi dal cardinale, i 3 anglicani gli lasciarono la mano dicendo: «Vostra Eminenza, almeno, non ci disesceia».
2. Seconda C. di M. (14-15 marzo 1923). - Fin dal 25 dic. 1922 il card. Gasparri, segretario di Stato, nonostante certe opposizioni che cominciavano a serpeggiare in mezzo ai cattolici inglesi, aveva scritto al card. Mercier : il papa Pio XI «autorizza Vostra Eminenza a dire agli anglicani che il S. Padre approva ed incoraggia le vostre conversazioni e prega con tutto il cuore il buon Dio a benedirle».
I partecipanti anglicani ottennero anche l'approvazione delle più alte autorità ecclesiastiche della Chiesa anglicana. Dand