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onda C. di M. (14-15 marzo 1923). - Fin dal 25 dic. 1922 il card. Gasparri, segretario di Stato, nonostante certe opposizioni che cominciavano a serpeggiare in mezzo ai cattolici inglesi, aveva scritto al card. Mercier : il papa Pio XI «autorizza Vostra Eminenza a dire agli anglicani che il S. Padre approva ed incoraggia le vostre conversazioni e prega con tutto il cuore il buon Dio a benedirle».

I partecipanti anglicani ottennero anche l'approvazione delle più alte autorità ecclesiastiche della Chiesa anglicana. Dando inizio alla seconda C. di M., il 14 marzo 1923, il card. Mercier poteva ben dire: "Questa volta non soltanto noi cattolici romani abbiamo l'assicurazione scritta che il S. Padre ci approva, ci incoraggia, ci benedice, ma sappiamo anche che i nostri 3 confratelli anglicani giungono qui con l'approvazione degli arcivescovi di Canterbury e di York, i quali, dopo aver consultato i vescovi inglesi che sono sotto la loro giurisdizione, li mandano a M. a loro nome». Nella prima seduta del 14 marzo, il card. Mercier propose di prendere come tema delle discussioni il Memorandum redatto dagli anglicani (cf. J. de Bivort de la Saudée, op. cit., pp. 58-60). Il cardinale lesse il primo punto in cui gli anglicani pongono l'accento sulla diversità di condizioni della Chiesa d'Inghilterra all'inizio del sec. xvi e della Chiesa anglicana a quei giorni, riguardo tanto alla estensione geografica che alla consistenza numerica. Il dott. Robinson lesse, allora, il primo paragrafo del punto 2 del Memorandum, relativo alla posizione che la gerarchia cattolica d'Inghilterra verrebbe ad assumere nell'eventualità che si realizzasse l'unione di Roma con la Chiesa anglicana. I partecipanti
alle conversazioni si posero poi ad esaminare insieme la questione della giurisdizione e degli Ordini. Mons. Van Roey fece presente che la rettificazione proposta dalla Conferenza di Lambeth avrebbe potuto ottenersi con l'imposizione delle mani sub conditione, in primo luogo per l'arcivescovo di Canterbury stesso o mediante il suo legato e poi da parte dell'arcivescovo per i suoi suffraganti. I partecipanti alle conversazioni passarono poi al paragrafo 2 del punto 3 del Memorandum e infine al punto 4 dello stesso Memorandum.
3. Terza C. di M. (7-8 nov. 1923). - A questa conversazione parteciparono 5 cattolici e 5 anglicani. Da parte cattolica erano: il card. Mercier, mons. Van Roey, mons. Batiffol, p. Portal, M. Hemmer, curato di St-Mandé. Da parte anglicana: lord Halifax, il vescovo Gore, il dott. Frere, il dott. Armitage Robinson, il dott. Kidd, scarden del Keble College.

La questione cosi importante del primato papale occupò tutta questa terza C. di M. : primo a prendere la parola fu il dott. Robinson, che lesse una relazione da lui preparata sulla Posizione di s. Pietro nella Chiesa primitiva secondo la testimonianza del Nuovo Testamento (cf. J. de Bivort de la Saudée, op. cit., pp. 86-95). La discussione verté su parecchi punti di tale relazione. Subito dopo fu il dott. Kidd a leggere il suo primo memoriale sull'Uso dei testi relativi a s. Pietro fino all'anno 461 (loc. cit., pp. 109-27). Rispose mons. Batiffol, discutendo ciascun paragrafo (ibid., pp. 118-28). Nella seduta pomeridiana il dott. Kidd presentò il suo secondo memoriale intitolato: Fino a qual punto l'autorità del papa è stata ripudinta in Inghilterra al tempo della riforma. M. Hemmer rispose che non era il caso di discutere sull'elenco dei testi ufficiali dei parlamenti e dei sinodi provinciali ecclesiastici. Tutti i presenti si trovarono d'accordo nell'ammettere che le nuove discussioni avevano fatto raggiungere dei felici risultati, ma che, tuttavia, era necessario approfondire la dottrina riguardante le rivendicazioni dei romani pontefici.
4. Quarta C. di M. (19-20 maggio 1925). - Il 25 dic. 1923 il dott. Randall Davidson, arcivescovo di Canterbury, pubblicò una lettera, diretta agli arcivescovi e metropoliti della comunione anglicana, per far conoscere le C. di M. come un episodio del movimento generale di riavvicinamento delle Chiese in seguito all'Appello di Lambeth (J. de Bivort de la Saudée, op. cit., pp. 135-39). Il card. Mercier e lord Halifax rimasero delusi per l'ecnessivo riserbo dell'arcivescovo di Canterbury. Varie furono le reazioni che si ebbero nella stampa. La lettera del dott. Davidson esigeva degli schiarimenti; perciò il 18 genn. 1924 il card. Mercier pensò bene di pubblicare una pastorale sulle C. di M. (loc. cit., pp. 140-52). A Roma e in tutta l'Europa l'impressione fu migliore di quanto si pareva sperare. Il 7 febbr. il card. Mercier poteva dire: «Da Roma ho ricevuto una splendida lettera privata del card. Gasparri : essa conferma gli incoraggiamenti della prima, ma la S. Sede desidera per il momento di non assumere una posizione ufficiale». Tuttavia, questo atteggiamento riservato di Roma non doveva durare a lungo. Nell'allocuzione concistoriale del 24 marzo 1924, il Pontefice esprimeva in modo speciale tutta la sua simpatia per tale nuovo sforzo in favore dell'unione delle Chiese. Il giorno successivo al Concistoro, il card. Gasparri, in una lettera riservata al card. Mercier, parlava chiaramente del significato dell'approvazione data dal S. Padre nell'allocuzione precedente.

La quarta C. di M., che ebbe inizio il 19 maggio 1925, veniva così ad assumere un'importanza assai superiore a quella delle precedenti. I partecipanti cattolici ed anglicani erano gli stessi della terza. Argomento della discussione era lo studio di mons. Van Roey, dal titolo L'episcopato e il papato dal punto di vista teologico (loc. cit., pp. 155-66) e quello del can. Hemmer: Le relazioni tra il Papa e i vescovi considerate sotto l'aspetto storico (loc. cit., pp. 175-211). Fu ugualmente in questa conversazione che il card. Mercier, agendo "come autore privato", lesse il memoriale di dom L. Beaudoin su La Chiesa anglicana unita, con assorbita (loc. cit., pp. 212-24). L'autore sviluppava quella che a lui sembrava essere la formola

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ideale per la riconciliazione: unione, non assorbimento della Chiesa anglicana da parte della Chiesa romana. L'opera di dom L. Beauduin conteneva delle osservazioni veramente suggestive: è bene osservare però che essa non esprimeva che il pensiero privato di un teologo e che, inoltre, secondo gli accordi intercorsi tra i cattolici e gli anglicani a M., non doveva far parte dei processi verbali delle conversazioni. La quarta C. di M. si chiuse con una discussione sul memoriale del dott. Gore intitolato: L'unità nella diversità (loc. cit., pp. 225-52). In esso si proponeva una distinzione tra i dogmi fondamentali e quelli che non sono tali: solo cosí era possibile la riconciliazione con Roma, seguendo la fede dei primi concili. Mons. Batiffol, in una relazione dal titolo Risposto al memorandum del dott. Gore (loc. cit., pp. 233-49), giustamente ed esplicitamente affermava l'impossibilità di una tale distinzione tra i vari dogmi.
5. Quinta C. di M. (II-I2 ott. 1926). - Nel periodo intercorso tra la quarta e la quinta C. di M., il p. Woodlock, gesuita inglese, pubblicò degli articoli nel Church Times ed uno, il 10 ag. 1925, nella rivista Etudes. Quest'ultimo articolo era scritto, sotto forma di "commento piuttosto acre, per quanto raddolcito dalla rivista", - come ebbe ad esprimersi il p. Dudon che allora era redattore della rivista, "ad un discorso pronunziato da lord Halifax nell'Albert Hall il 9 luglio 1925. L'atteggiamento assunto dal p. Woodlock esprimeva sempre più le divergenze esistenti tra alcune personalità cattoliche inglesi (sostenute dal card. Merry del Val) da una parte, e i partecipanti cattolici alle C. di M., dall'altra. Questa situazione, alla quale venne poi ad aggiungersi la morte del card. Mercier avvenuta il 23 genn. 1926, seguita subito dopo da quella del p. Portal, spiega perché la quinta C. di M. ebbe sin dall'inizio "quasi l'aria di un avvenimento in liquidazione». Da parte cattolica vi intervennero i tre che ancora vivevano; da parte anglicana vi presero parte : Halifax, Kidd e Frere. Gli altri due mancavano. Questa quinta conversazione ebbe come scopo di riassumere i punti posti in discussione tra cattolici ed anglicani dal 1921 al 1926 e redigere un testo che ne desse in succinto il risultato. Da tale testo risulta che "cattolici ed anglicani si sono trovati d'accordo sui seguenti punti : Gesù Cristo ha fondato una sola vera Chiesa; è sua volontà che tutti i credenti vivano uniti tra di loro in una società, la cui unità e continuità siano visibili e sensibili; è dovere di tutti collaborare per conservare questa unità"; questa unità deve essere "una fede comune». C'è accordo inoltre sulle dottrine definite dai primi concili ecumenici e sugli articoli dei differenti Credo: Simbolo degli Apostoli, Simbolo di Nicea, Simbolo di s. Atanasio. La tradizione non è misconosciuta presso gli anglicani, perché essi ammettono che la Scrittura ha bisogno di essere interpretata, che aperta soltanto alla Chiesa di darne l'interpretazione, la quale sia norma per tutto ciò che riguarda la fede e i costumi.

Dallo scambio di spiegazioni avvenute, risulta inoltre che i 39 Articoli non costituiscono, come temevano i cattolici, un ostacolo insormontabile per una intesa tra le due Chiese.

Se si passa poi alla questione dei Sacramenti, risulta ugualmente dalle vicendevoli spiegazioni un'impressione assai incoraggiante relativamente alla dottrina che li riguarda come mezzi di Grazia e di vita spirituale.

I partecipanti alle C. di M. si sono trovati anche d'accordo nell'affermare che secondo la comune dottrina la gerarchia deve discendere direttamente dagli Apostoli mediante la successione, ininterrotta, dei vescovi, loro successori e continuatori; che il papa non può abolire l'episcopato: sarebbe un attentare alla costituzione della Chiesa prendere un atteggiamento che, pur senza abolirlo teoricamente, lo annullasse di fatto.

Quanto alla speciale posizione del papa nella Chiesa, le divergenze di credenze e di opinioni sono più gravi e più difficilmente riducibili; non sono però tanto radicali da escludere in seguito la possibilità di riprendere la questione con nuovi elementi di discussione e con buona speranza di facilitare l'accordo di spirito e di sentimento.

Nel campo dogmatico i cattolici delle C. di M. non hanno offerto speranza alcuna di eventuali concessioni; nel campo disciplinare, invece, hanno dato grandi speranze che certe divergenze potrebbero essere accettate da Roma in caso di unione.

Le C. di M. hanno dato a tutti i loro partecipanti l'impressione che, realizzandosi man mano l'accordo dottrinale, si renderebbe più agevole, per quanto delicata, anche l'intesa disciplinare. Gli anglicani sono disposti a fare dei sacrifici per l'unione. I cattolici, da parte loro, sono ugualmente disposti a concedere a coloro che eventualmente si convertissero quella libertà che non recasse pregiudizio all'unità stessa, di cui conoscono il duro prezzo attraverso un'esperienza lunga e dolorosa di 4 secoli di separazione.

La sera del 12 ott. 1926 terminò la quinta C. di M.
Nel movimento di convergenza della Chiesa cattolica e della Chiesa anglicana, le C. di M. costituiscono una tappa, di cui è difficile misurare tutta l'ampiezza. Se hanno potuto ingenerare in alcune personalità anglicane, come il card. Bourne e il p. Woodlock, il timore di un rallentamento momentaneo delle abituali conversioni individuali, hanno, per lo meno, realizzato il primo scopo desiderato : si sono chiariti i punti di accordo e si è sgombrata la strada che condurria un giorno, è da sperarsi fortemente, all'unità cristiana. I metodi seguiti nelle C. di M. sono, d'altra parte, quelli stessi che la S. Congregazione del S. Uffizio ha caldamente consigliato in un documento emanato il 20 dic. 1949 : Istruzione agli Ordinari sul movimento ecumenico. Ciò che forse è ancora più degno di ammirazione è l'atmosfera nella quale si sono svolti tali incontri. Come ebbe ad esprimersi uno dei rappresentanti della Chiesa anglicana, il dott. Robinson, le C. di M. durarono "ore e ore sui maggiori argomenti che dividono", tuttavia, neanche "un solo istante fu turbata la cordialità dei rapporti e delusa la fiducia nell'avvenire ".

Bibl.: Fonti manoscritte: Archivio d'Hirldsten (proprietà del conte Halifax); Archivio dell'arcivescovado di M.; Fondo Batiffol (corrispondenza e note di mons. Batiffol conservate a Parigi dalla sig.ra Louis Batiffol). Fonti stampate: lord Halifax, Notes on the Conversations at M. 1921-23, points of agreement, Londra-Oxford 1928; The Conversations at M. 1921-23, original documents, ed. lord Halifax, Londra 1930; The Conversations at M. 1921-23, Londra-Oxford 1930. Studi: Ch. Lindley Wood Viacount Halifax, A call to reunion arising out of discussions with card. Mercier, Londra 1922; id., Further considerations on behalf of reunion, ivi 1923; id., Reunion and the Roman Primacy, ivi 1923; id., Catholic reunion, Londra-Oxford 1928; id., Reunion and the Roman Primacy, ed. riveduta, Londra-Oxford 1933; J. Spenser Jones, Catholic reunion, Oxford 1930; R. Leeming, De vasto Oxonicum et de Anglo-Catholicis, Roma 1934; G. L. Prestige, The life of Ch. Gore. A great englishman, Londra 1935; G. K. A. Bell, Bishop Randall Davidoun, archbishop of Canterbury, 2 vol., Londra 1936; M. J. Congo, Cbrdizans dénuis. Principes d'un "secundnisme" catholique, Parigi 1937; E. Otmeadow, Francis card. Bourne, 2 voll., Londra 1944; R. Kothen, Catbaliques et anglicans, vingt ans après les Conversations de M., Lilla 1946; H. Hemmer, M. Portal, prêtre de la Mission, 1883-1916, Parigi 1948; J. de Bivort de la Saudée, Anglicans et catholiques. Le problème de l'Union anglo-romaine (1833-1933), Parigi-Bruxelles 1949.

Giacomo de Bivort de la Saudée
III. Codice di M. - Nel grande movimento suscitato dalle encicliche sociali leoniane s'inserisce la Unione internazionale di studi sociali, fondata a M. nel 1920 e posta sotto la direzione del card. Mercier prima e poi, dal 1926, del card. Van Roey, con lo scopo di studiare i problemi sociali alla luce della morale cattolica; di comunicare al pubblico, e specialmente agli uomini d'azione, direttive e risoluzioni da essa deliberate; di creare all'occorrenza un ufficio di consultazioni sociali. A uno scopo simile aveva mirato, tra il 1884 ed il 1891, l'analoga Unione sorta a Friburgo (Svizzera), sotto la direzione del card. Mermillod.

L'idea di una ricostruzione balenò ad un uomo di Stato belga, veterano della prima Unione, il ministro Hellaputte, dopo un colloquio con E. Duthoit, professore dell'Università cattolica di Lilla e presidente delle "set-

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(fol. Anderson)
In alto: COSIMO DE' MEDICI PROTETTORE DELLE ARTI e allegorie varie. Affresco di Giorgio Vasari - Firenze, Palazzo Vecchio. In basso: OTTAVIO FARNESE CREATO SIGNORE DI PARMA DA GIULIO III. Affresco di Taddeo Zuccari (1566) - Caprarola, Palazzo Farnese, sala dei Fasti.

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MADONNA IN TRONO E SANTI. Tritico in S. Zeno ci Verona.

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timane sociali» di Francia; essa fu benevolmente accolta dal card. Mercier, che si incaricò di raccogliere le adesioni, estese, dal nucleo iniziale francobelga, a personalità dell'Austria, Canadà, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Stati Uniti dell'America del Nord, Svizzera. Dopo lunghi studi e saggi provvisori, nella sessione del 1924 si deliberò di compilare una «sintesi sociale sotto l'aspetto cristiano e cattolico»; un ap-
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(per cortesia dell'Istituto
l'ilia Proliva Mallinckrodt)
Mallinckrodt, Pauline von Ritarito.
posito comitato l'abbozzò e la sottopose alla sessione nel 1925; riesaminato ancora nel 1926, fu data alle stampe nel 1927. E questo appunto il codice sociale, detto comunemente "di M.", dalla città in cui fu elaborato.

Benché gli articoli siano stati per lo più approvati all'unanimità, risultano spesso da considerazioni differenti, la cui opposizione, più recisa in origine, fini poi con lo sparire in una formola abbastanza ampia, per lasciare a ciascuno una certa libertà di opinione. Così si spiega il carattere generico di parecchie soluzioni. Tuttavia le conclusioni accolte - raggruppate in una introduzione ed in sette capitoli (la vita famigliare, la vita civica, la società professionale, la vita economica, le associazioni private, la vita internazionale, la vita soprannaturale coronamento della vita terrena) - lasciano scorgere la dottrina comune della quale sono compenetrate, insieme con le idee cristiane di giustizia e di carità. Senza misconoscere il valore dell'iniziativa personale e riconoscendo allo Stato la sua parte legittima, appare la cura di disciplinare individui e nazioni per mezzo dei corpi di cui fanno parte - associazioni libere, famiglia, professione, Società delle nazioni, Chiesa - piuttosto che per mezzo dell'unione diretta e coercitiva del potere politico.

La 1^{text {a }} ed. del codice (Rovigo 1927) fu seguita da un'altra, più aggiornata e adattata ai tempi (Roma 1933), nuovamente riveduta in una terza (ivi 1950). Inoltre l'Unione ha pubblicato un volume documentario su ca. 1500 atti dell'espiscopato universale (La hiérarchie catholique et le problème social depuis l'encyclique "Rerum novarum" 1891-1931, Parigi 1931) e un Codice di morale internazionale ( 15 luglio 1937; nuova ed. aggiornata, Roma 1950), andando incontro ad un sentito bisogno di chiarificazione di idee in tale materia. Un codice analogo è quello cosiddetto "di Camaldoli", compilato tra il 1943 ed il 1945 da un gruppo di studiosi italiani sotto la guida di mons. Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo. E poi del 1946 una "dichiarazione» di principi regolatori delle iniziative individuali e statali, promossa dalla «Rural life conference» e sottoscritta da 28 personalità cattoliche, 35 protestanti e 12 ebraiche del Nord-America.

BibL.: il C. di M., oltre che in italiano, è stato tradotto in spagnolo, tedesco, polacco, olandese, inglese, portoghese e, parzialmente, in cinese. Cf. Ministero per la Costituente, Codice sociale a cura di F. Pergolesi (Testi e documenti costituzionali, 41). Firenze 1946, e i testi sopra citati. Ferruccio Pergolesi

MALINOVSKIJ, Nikolaj Platonović. - Teologo russo, figlio di un sacerdote, m. il 28 genn. (vecchio stile) 1917 nella diocesi di Vologda, dove nacque. Dal 1885 insegnò teologia dogmatica, morale, fondamentale e comparativa nel Seminario di Charkov, nel 1889 divenne sacerdote, nel 1894 ispettore del Seminario di Stavropol, ca. il 1903 rettore di quello di Podol'sk e più tardi di quello
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(per cortesia dell'Istituto
l'ilia Proliva Mallinckrodt)
Mallinckrodt, Hebmann von Ritratto.
di Vologda. Già rettore ed arciprete, difese il 9 apr. 1904 la sua tesi (presentando come materia i due primi volumi della sua dogmatica) nell'Accademia ecclesiastica di Mosca, ottenendo il grado di maestro in teologia.

L'opera principale del M. è la sua Teologia dogmatica ortodossa ( 4 voll., I, 1² ed., Charkov 1895, 2² ed., Serghiev Posad 1910; II, Sta-vropol-Gubenskij 1903; III-IV, Serghiev Posad 1909. Esistono Annotazioni e correzioni ai voll. III-IV, Serghiev Posad 1914). Pubblicò inoltre un Manuale di scol. dogmatica ( 2 voll., 1² ed., Kamonets-Podol'sk 1904-1906; 2² ed., Serghiev Posad 1911-12) e, in maniera ancora più compendiata, un manuale di dogmatica per le classi superiori delle scuole medie (ivi 1912). Altre opere: Le indolgence e tasse dei papi infallibili per i peccati (1905); Su Dio Redentore (1906); Sui Sacramenti come mezzi di santificazione dell'uomo (1908).
M. è compilatore e raccoglitore di un ampio materiale; egli coltiva anzi tutta la teologia comparativa e polemica, confuta largamente le obbiezioni degli avversari; è più scolastico e speculativo dei suoi antecessori autori di una dogmatica russa (come Macario e Silvestro). Tutto questo gli si obbiettò da parte dei teologi russi progressisti (ad es., Svetlov).

Bibl.: A. I. Vvedenskii. Contributo alla questione della riforma della dogmatica ortodossa, in Bogoslovskij Vestnik (Nunzio teologico), 1904, II, pp. 179-208 (in occasione della dissertazione del M.); N. Malinovskij. Discorso tenuto prima della difesa della dispertezione magistrale, ibid., pp. 248-53; id., La disputa magistrale di N. M., ibid., pp. 244-73; B. Schultze, La nuova soteriologia russa, in Or. Chr. Per., 11 (1945), pp. 170-71; 12 (1946), p. 146 sgg. Bernardo Schultze

MALLINCKRODT, Hermann von. - Domo politico tedesco, n. il 5 febbr. 1821 a Minden (Vestfalia), m. il 26 maggio 1874 a Berlino. Il padre era protestante, la madre cattolica: il giovane M. fu educato nella religione della madre. Frequentate le Università di Berlino e di Bonn, iniziò nel 1844 una brillante carriera nell'amministrazione statale prussiana fino alla carica di consigliere di governo.

Deputato alla Dieta prussiana nel 1852, fece parte della frazione cattolica, donde uscì alcuni anni dopo il partito del Centro, e ne divenne ben presto uno dei membri più influenti. Sostenne la necessità dell'istruzione confessionale "perché chi abbandona il punto di vista confessionale (sia cattolico che protestante), abbandona il punto di vista fideistico-positivo in genere, il che porta all'indifferenza religiosa, e così si compie il primo passo verso l'irreligiosità». Alla Dieta rimase fino al 1863. Per il suo conservatorismo non fu rieletto per alcuni anni, ma ritornò in Parlamento nel 1868 e vi rimase fino alla morte. Partecipò eloquentemente, durante il Kulturkampf, ai dibattiti sulle leggi anticattoliche di Bismarck.

Bibl.: H. Pfülf, H. von M. Die Geschichte seines Lebens, 2² ed., Friburgo in Br. 1901. Silvio Furlani

MALLINCKRODT, Pauline von. - Fondatrice delle Suore della Carità cristiana, n. a Minden (Vestfalia) il 3 giugno 1817, m. a Paderborn il 30 apr. 1881.

Direttrice a Paderborn di una scuola infantile e di un istituto per i bambini ciechi, non avendo potuto

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affidare questi ultimi alla Società del S. Cuore di s. Maddalena Sofia Barat, perché il governo prussiano non ammetteva congregazioni straniere, fondò essa stessa una nuova congregazione che, oltre a curarsi dei piccoli ciechi, attendesse anche alla educazione delle giovani. La M. ne fu subito la prima superiora. Il Kulturhampf obbligò le sue religiose ad esulare; cosi poterono aprirsi nuove case negli Stati Uniti, che essa visitò in seguito, animandole del suo spirito. Il decreto di lode del 13 apr. 1859 aggiunse al titolo della Congregazione quella di "Figlie della b. Vergine Maria dell'Immacolata Concezione"; e l'Istituto ebbe in breve un'ampia diffusione. Della M. si sono introdotti nel 1933 i processi per la beatificazione.

Bib.: Karczer Lebensabriss unserer teuren würdigen Mutter und Stifterin, Paulina von Mallinchrodt, von ihr selbst ver fasst. Paderbon 1889 (Entratti dalle sue note spirituali, da una breve. ma incompleta autobiografia, fino all'anno 1857, e da altre notizie personali); A. Hüffer, Pauline von Mallinchrodt. Ein Lebendbild, 2⁴ ed., Münster i. V. 1904; P. W. Mayer, Pauline von Mallinchrodt. Zu ihrem jugendlichem Seelenbils nach Schlüters Aufzeichnungen, ivi 1924; A. Schnittdiel, Pauline von Mallinchrodt, Paderbon 1949; M. E. Pietromarchi, Madre Pauline di Mallinchrodt fondatrice delle Suore della Carità cristiana..., Roma 1951.

Celestino Testore
MALLON, Alexis. - Gesuita, orientalista e biblista, n. a La Chapelle-Bertin (Haute-Loire) in Francia l'8 maggio 1875, m. a Gerusalemme il 7 apr. 1933. Entrò nella Compagnia di Gesù nel 1893. Insegnò le lingue egiziana e copta dapprima nella Università di S. Giuseppe a Beirut, poi a Roma nel Pontificio istituto biblico dal 1910 al 1913-14. Fu il primo superiore della casa del medesimo Istituto a Gerusalemme, dove diresse gli scavi di Telejlāt Gassūl fino alla sua morte.

Oltre a numerosi articoli principalmente in Biblica e in Mélanges de l'Université St-Joseph, scrisse : Grammaire copte avec bibliographie, chrestomathie et vocabulaire ( 3ᵉ ed., Beirut 1926); La religion des Egyptiens, in J. Huby, Christus, Parigi 1916, pp. 604-87; Les Hébreux en Egypte ([Orientalia, 3], Roma 1921); Toutankhamon, son tombeau, son siècle (ivi 1924); Teleilāt Ghassiil, I. Compte rendu des fouilles de l'Institut biblique pontifical 1929-32, in collaborazione con R. Köppel e R. Neuville (ivi 1934); The religion of ancient Egypt (Londra 1934).

BibL.: R. Neuville, Le r. p. A. M., in Journal of the Palestine Oriental Society, 14 (1934), pp. 237-42. Stanislao Lyonnet

MALMESBURY. - Denominazione corrotta dell'abbazia benedettina di Maidulfsburg nel Wiltshire in Inghilterra.

Fu fondata nel 669 da Adelmo, nipote del re Ina e discepolo del monaco irlandese Maidulfo. Adelmo ne fu il primo abate nel 672; egli ampliò la chiesa dedicata al s.mo Salvatore e ai ss. Pietro e Paolo e costruì altre due chiese dedicate alla B. Maria Vergine e a s. Michele.

Nel 958 il re Edwy danneggiò l'abbazia ed espulse i monaci, mentre il re Edgar nel 974 li riammise e restaurò gli edifici; la chiesa abbaziale fu abbellita con due imponenti torri, il monastero fiorì e da esso uscirono Pecthelm, primo vescovo di Whithorn, Etelardo vescovo, prima di Winchester e poi di Canterbury, Elfric, vescovo di Crediton, Giovanni Scoto Eriugena, Faricio di Arezzo, G. Somerset detto di M. (v.). L'abbazia fu sciolta nel 1539.

Per il Malmesburiense itinerarium, v. Itinerari.
BibL.: T. Perkins, The abbey churches of Bath and M., Londra 1901; J. Round, The Knight-service of M. abbey, in English historical review, 1917, pp. 249-52; R. R. Luce, Pages from the history of M., Devises 1930; Cottineau, II, col. 1720.

Enrico Josi
MALMIGNATI, Giulio. - Letterato ed uomo politico, n. a Lendinara, da nobile famiglia, verso la fine del sec. xVI, m. ca. la metà del sec. XVII.

Imitanere del Tasso, compose un poema eroico dedicato a Luigi XIII, l'Enrico ovvero Francia conquistata, che tratta degli avvenimenti verificatisi nel periodo delle guerre religiose in Francia, dalla morte di Enrico III alla conversione di Enrico IV. L'intreccio è alquanto mac-
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(da J. Leipoldt, Die Religionen in der Unwelt des Uechtstieatums in Büdersiten zur Religionsgeschichte, 2-31, Lopio 188, 89. 189) Malocchio - Il m. accocato e tenuto a lode da animali apotropaici, nel vestibolo di un edificio pagano d'età degli Antonini. Roma, Palazzo dei Conservatori.
chinoso; ma vi acquista particolare importanza l'elemento soprannaturale delle visioni divine e dell'aiuto celeste, da cui il protagonista viene assistito in ogni sua azione. Forse, ma la questione è controversa, alcuni episodi del poema servirono di spunto al Voltaire per la composizione della sua Henriade. Inoltre il M. fu autore di due tragedie: l'Orduura, ambientata in un favoloso Oriente, e il Clorindo, di genere pastorale.

BibL.: A. Marasca, La Henriade del Voltaire e l'Enrico di G. M., Città di Castello 1885; S. Pellini, L'Enrico ovvero Francia conquistata, poema di G. M., in L'Atenze veneto, 16 (1892), pp. 137-55; A. Belloni, Gli epigoni della Gerusalemme liberata, Padova 1893, pp. 218-27; id., Il Seicento, Milano 1930, pp. 209-11; E. Boyer, Voltaire et l'Italie, Parigi 1898, pp. 133182; A. Cappellini, Polisani illustri e notabili, Genova 1938, p. 43.

Lanfranco Fiore
MALOCCHIO. - Superstiziosa credenza popolare suggerita da istintiva impressione o da casuali sfortunate coincidenze per le quali si ritiene che da taluni individui emani un malefico influsso in danno di persone o di cose. In genere l'occhio è considerato come il principale organo che getta il malo influsso donde l'epiteto "iettatore" (da jettare, "gettare" nel dialetto napoletano) applicato a chi lo lascia.

Il m. può essere attribuito a una incolpevole e disgraziata deformità dello sguardo o del corpo, ma anche a positiva perfidia di chi lo getta. I Latini lo dicevano in questo caso intidia da in-videa "guardo contro" (è noto lo scongiuro lanciato contro l'invidioso, sul pavimento della Taberna dei pescivendoli di Ostia [reg. IV, isola 5° ] : "invidioso, ti acceco !"); i Greci lo dicevano [lā̃̃̃̃̃̃̃̃̃̃̃, di ignota etimologia sul quale è ricalcato il latino fascinum.

Il m. provocato da invidia può essere esercitato in danno di persone e di cose. Come rimedio si adoperava presso gli antichi (e nella prassi attuale) l'oro, metallo incorruttibile (Plinio, Nat. hist., XXXIII, 4); rami di corallo (surcāh) che come rossi e puntuti infilano il malo influsso e lo annullano (ibid., XXXII, 2) l'ambra (sloinum) capace di elettrizzarsi per sfregamento (ibid., XXXVII, 3); il fascinum e la cyprea amuleti riproducenti i genitali, per deviare gli sguardi maligni e rabbonirli con il sorriso provocato dall'esibizione; questi amuleti chiusi entre una custodia (bulla) venivano appesi al collo dei bambini, i quali del resto erano sotto la speciale protezione della dea Cunina (Tertulliano, Ad nat., II, 11); la ruta (ibid., XIX, 27); lo smilace e altre piante spinose, per infilare e trattenere il malo influsso (Dioscoro, IV, 1, 39); l'ā̃azo (bascāo) contro la lode soversiola che è stimolo all'invidia (Servio, Ad Ecl., VII, 27); per deprecare il possibile danno

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di questa lode i Latini aggiungevano un avverbio: prae fisciue! cioè «sia senza fascino, non ne venga male !n.

Il m. contro le cose si dirigeva contro i campi o contro il gregge del vicino ed era chiamato incantesimo (da cantus) perché eseguito con una formola magica modulata. La legge delle Dodici Tavole (tav. VIII, i, S, Bruns) proibisce di far passare con questo mezzo sul proprio campo i frutti del campo del vicino; Virgilio (Ecl. VIII, 99) accenna al m. fascinatore degli agnelli.

Bibl.: O. Jahn, Uber den Aberglanben des bösen Bliks bei der Alten, in Berichte der Kist. Bösen Gemllsch. zur Wissens. zu Leipzig, 7 (1835), p. 28 sg.; N. Valletta, La jettatura, Roma 1891; P. Bienkowski, M., in Eranos Vindobouensis, 1893, p. 285 sg.; F. T. Elworthy, Evil Eye, in Enc. Rel. Ethics, V, pp. 608-15; J. G. Frazer, The Golden Bough, VI e IX, Londra 1914, passim; S. Seligman, Die Zauberkraft des Auges, Amburgo 1922. Nicola Turchi

MALOU, Jean-Baptiste. Teologo e vescovo belga, n. a Ypres il 30 giugno 1809, m. a Bruges il 23 marzo 1864. Alunno dell'Accademia dei nobili ecclesiastici e del Collegio Germanico, si laureò magna cum laude alla Università Gregoriana (1835) e divenne nel 1837 professore di teologia dogmatica nella risorta Università cattolica di Lovanio, dove si distinse per il metodo e l'erudizione.

Opere: La lecture de la Ste Bible en langue vulgaire (2 voll., Lovanio 1846); Bibliotheca ascetica, in qua praestantissima SS. PP. opuscula exhibentur ad usum cleri (19 voll., ivi 1847-50); Recherches historiques sur l'auteur de l'Imitation (Bruxelles 1848), che rivendica l'opera a Tommaso da Kempis. Eletto, nel 1849, vescovo di Bruges, allo zelo unl uno studio indefesso, con cui produsse le opere alle quali è legata la sua fama di teologo: Du culte du St Sang de 7.-C. (Bruges 1850); Iconographic de l'Immaculée Conception (Bruxelles 1856); La fausseté du protestantisme (ivi 1857, tradotto in varie lingue); L'Immaculée Conception de la bienheureuse Vierge Marie, considérée comme dogme de foi (ivi 1857, tradotto in italiano). Questo trattato è come un pannello di quel celebre trittico teologico (Perrone, Passaglia, M.), in cui si illustrò con acume il privilegio di Maria, negli anni che prepararono e seguirono la definizione (1854).

Bibl.: Hurter, V, coll. 975-79; anon., Annuaire de l'Université de Louvain, Lovanio 1865, pp. 257-72; I. Bellamy, La théologie catholique au XIXr siècle, 2° ed., Parigi 1904, pp. 45, 272; I. Bitrremieux, La théologie dogmatique à Louvain, in Ephemerides theologicus Lovanienses, 9 (1932), pp. 655-56; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it. di G. Di Fabio, 2° ed., Milano 1939, p. 390. Antonio Piolanti

MALTA. - I. Geografia. - L'Arcipelago di M., che sorge su di una piattaforma sottomarina unita alla Sicilia, da cui dista 90 km ., è costituito dall'Isola omonima ( 246 kmq .) e da quelle di Gozo ( 67 kmq .), Comino, Cominotto e Filfola, nonché da un certo numero di scogli; in complesso 316 kmq .

Ha ossatura calcarea e, sebbene di altezza molto modesta (quota massima 258 m . in M.), il terreno vi è piuttosto accidentato, con incisioni vallive e depressioni che dànno alla costa orientale di M. un decorso tutto a insenature ed a sporgenze. Ad onta dell'aridità del suolo e del clima (siccità quasi assoluta da maggio a sett.), le isole sono fertili di geotaglie, di viti e di agrumi,
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(propr. Enc. Catt.)
Malta - 1) Confine di circoscrizione ecclesiastica.
ma la produzione non basta al consumo interno, poiché la popolazione, quasi triplicata nell'ultimo secolo ( 307 mila ab. nel 1948), raggiunge una densità eccezionalmente elevata ( 971 a kmq .). In tal modo da secoli l'arcipelago dà vita ad una emigrazione volta in particolare alle coste mediterranee (dove si contano ormai oltre 150 mila Maltesi). Gli Inglesi sono poco più di 5 mila ed un migliaio gli stranieri (fra cui gli Italiani). Lingue ufficiali l'inglese e la maltese (quest'ultima, che è un dialetto misto ital scarabo, introdotta nel 1934, in sostituzione dell'italiana). L'unico centro urbano notevole è il capoluogo La Valletta ( 64 mila ab. con i sobborghi).

L'Arcipelago è a mezza via fra Gibilterra e Suez e dispone di un porto naturale vasto e sicuro: di qui la sua importanza militare e la lunga (dal 1798) occupazione britannica. M. è colonia retta da un governatore, assistita da un consiglio e da un'assemblea elettiva di 40 membri.

Bibl.: I. M. Ugolini, M. e la civilté mediterranea, Roma 1933; L. V. Bertarelli, Guida d'Italia del T. C. I.: Sicilia ed isole minori, pp. 493-519, Milano 1937; H. Luke, M., Londra 1949. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - Tolta definitivamente dai Romani ai Cartaginesi nel 218 a. C., M. fu aggregata alla provincia di Sicilia. Nel sec. Iv passò all'Impero d'Oriente, fu per brevi periodi possesso dei Vandali e dei Goti e tornò all'Impero nel 533. Nel sec. Ix fu conquistata dagli Arabi, che la tennero fino al 1091, quando l'occupò il normanno Ruggiero. La dominazione araba lasciò tracce notevoli nella lingua, nella toponomastica e nell'arte, e forti nuclei musulmani rimasero nell'isola, finché ne furono espulsi da Federico II. Nel 1266 M. divenne con la Sicilia dominio angioino, ma dopo la disfatta che Ruggero di Lauria inflisse alla flotta del Re di Napoli nelle acque di M., questa passò agli Aragonesi. Nel sec. xir il forte afflusso di elementi italiani modificò profondamente il dialetto di M. Durante il governo normanno e svevo M. fu spesso concessa in feudo

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a famiglie siciliane; gli Aragonesi invece la unirono al demanio regio, e nel 1428 concessero alla sua comunità gli stessi privilegi di cui godevano Palermo, Messina e Catania. L'ordinamento comunale favori un rigoglioso sviluppo di tutti gli istituti civili. Nel 1530 Carlo V cedette M. all'Ordine di S. Giovanni, che dal 1522 aveva perduto l'isola di Rodi. La cessione fu fatta in piena sovranità, salvo l'annuo tributo simbolico di un falcone. I Cavalieri abbellirono l'isola e la fortificarono, trasformandola in una potente base navale, che li pose in grado di sostenere l'urto incessante delle marine turca e barbaresca.

Nel 1565 M. fu assediata dai Turchi: la strenua resistenza dei Cavalieri e di tutto il popolo permise ad una flotta inviata dalla Sicilia, da Napoli e dalla Toscana di giungere tempestivamente al soccorso, e i Turchi
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Malta - Bastione S. Barbara e Porta Vittoria - La Valletta.
dovettero toglier l'assedio. I rapporti dell'Ordine con la Sicilia furono, nonostante sporadici contrasti, sempre cordiali. Ma nel sec. xvir, e ancor più nel successivo, l'Ordine soppresse a poco a poco le istituzioni comunali, accentrando in sé tutti i poteri, e la perdita delle tradizionali franchige suscitò nella popolazione un crescente malcontento, che dette origine a congiure e a rivolte, soffocate con aspro rigore. Verso la fine del Settecento, divenuto anche il Mediterraneo un campo di lotta fra gli Stati aspiranti all'egemonia continentale, le potenze posero gli occhi su M., che per la sua posizione geografica e per la sua importanza militare poteva costituire per il suo possessore un prezioso punto di appoggio. Nel 1798 l'isola fu conquistata da Bonaparte. Motivo o pretesto per giustificare l'attacco gli fu dato dal fatto che nel dic. 1797 Paolo I di Russia aveva proclamato il suo protettorato sull'Ordine (nel nov. 1798 ne fu eletto gran maestro). I Francesi, favoriti dapprima da una parte della popolazione che mal sopportava il regime autoritario dei Cavalieri, si alienarono ben presto tutte le simpatie con la loro politica che mirava a sovvertire le tradizioni e i costumi degli isolani e offendeva il loro sentimento religioso. Cosí, quando giunse notizia delle disfatte francesi del 1799, il malcontento esplose in aperta rivolta. I Maltesi si rivolsero per aiuto a Napoli, al Portogallo e all'Inghilterra. Truppe inglesi sbarcarono nell'isola e con l'aiuto del popolo, che combatté valorosamente al loro fianco, costrinsero i Francesi a capitolare il 4 sett. 1800. Sebbene nella capitolazione non si facesse parola né dei diritti dei Maltesi né della sovranità del Re di Napoli, l'ammiraglio Nelson aveva confermato che l'isola apparteneva al Re di Napoli, e in nome del Re ne assunse il governo il comandante delle milizie inglesi Alessandro Ball. Ma questi iniziò subito, con ogni sorta di promesse e di lusinghe, un'abile e tenace opera di penetrazione. Il Trattato di Amiens, che aveva sancito il ritorno di M. all'Ordine e la sua neutralità, non ebbe applicazione; gli Inglesi restarono nell'isola, e nel maggio 1814, con il Trattato di Parigi, ne ottennero la piena sovranità. Da questo momento, alla tesi britannica di possedere M. per diritto di conquista i Maltesi opporranno l'affermazione di essersi posti spontaneamente sotto la protezione dell'Inghilterra. Per oltre un secolo M. lotterà per conservare le sue libertà costituzionali e l'insegnamento e
l'uso ufficiale della lingua italiana. Circa la costituzione, dopo il Consiglio di nomina governativa del 1835 , si ebbe la Costituzione del 1849 e quella più larga del 1887 , che componeva di membri elettivi la maggioranza del Consiglio di governo. Quanto alla lingua, dal 1880 il governo inglese incominciò a sostenere il principio della parita delle due lingue, con esclusione di ogni privilegio per l'italiano. Contro le leggi restrittive ispirate da Geraldo Strickland si batté strenuamente il partito nazionalista maltese guidato da Fortunato Miazzi. L'allontanamento dello Strickland dall'isola non mutò l'indirizzo del governo britannico. Dapprima fu abrogata la Costituzione del 1887, ripristinando quella più ristretta del 1849. Le grandi vittorie elettorali dei nazionalisti costrinsero l'Inghilterra a concedere nel 1921 una nuova Costituzione con Istituti elettivi. Ma nel 1933 la Costituzione fu sospesa; il governatore assunse tutta l'amministrazione ed emanò leggi sempre più rigide per l'abolizione dell'italiano nell'uso ufficiale e nell'insegnamento e per l'adozione del maltese e dell'inglese. Nel 1936 la Costituzione del 1921 fu definitivamente abolita.

Roberto Palmarocchi
III. Diocesi. - La diocesi ha una popolazione di 280.000 ab. dei quali 278.000 cattolici; conta 50 parrocchie con 309 chiese servite da 402 sacerdoti diocesani e 384 regolari, un seminario, 45 comunità religiose maschili, 76 femminili (Ann. Pontif., 1951, p. 261).

Nella baia di quest'isola naufragava nel 58 d . C. la nave nella quale s. Paolo con altri prigionieri era condotto a Roma (Act. 28, 1). Gli abitanti del luogo, che s. Luca chiama "barbari" perché ignari della lingua greca e romana, accolsero con benevolenza i naufraghi e presero per un dio Paolo, sia perché era rimasto incolume dal morso di una vipera av. vintasi alle sue mani, sia per la guarigione del padre di Publio, capo dell'isola, da lui operata (Act. 28, 6-9 ).

Sulla costa settentrionale dell'isola di M. si apre verso oriente (direzione da cui proveniva la nave) l'insenatura della baia chiamata "S. Paolo" e nel lato settentrionale della baia vi è l'isolotto di Salmonetta, separato dalla terra ferma da un canale e dove era facile la formazione dei bassifondi sabbiosi (i doppi mari : Act. 27, 41), su uno dei quali andò a sfracellarsi la nave. Una statua eretta presso il canale ed una cappella ricordano il drammatico approdo di s. Paolo, patrono dell'isola, celebrato con la festa del ro febbr.

Il cristianesimo in M. si fa risalire a s. Paolo. Ma Adone confuse il Publio degli Atti con il Publio vescovo di Atene ricordato nel De viris illustribus da s. Girolamo e ne fece il primo vescovo di Malta (H. Quentin, Le martyrologes historiques au moyen âge, Parigi 1908, pp. 416 e 599). Iulianus o Lucianus avrebbe sottoscritto il "constitutum " dei tre capitoli di papa Vigilio nel 553 (HefeleLeclercq, III, it, p. 94).

Lucillo venne deposto dal papa Gregorio I nel 598 (Jaffé-Wattenbach, 1196, 1549). A lui successe Traiano, già abate di un monastero in Siracusa (Jaffé-Wattenbach, 1549, 1887).

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La serie fu interrotta dall'874 al 1095 per l'occupazione saracena. Dopo la conquista normanna il primo vescovo fu Gualtiero, consacrato da Urbano II. La diocesi ebbe per metropolitano il Papa fino al I154, anno in cui una bolla di Adriano IV la pose alle dipendenze dell'arcivescovo di Palermo.

Il papa Pio XII con la cost. apost. Melitensen Ecclesiam del 1° genn. 1944 elevò al grado e dignità di metropolitana la chiesa di M., assegnandole come suffraganea la diocesi di Gozo (AAS, 36 [1944], pp. 161 163). Lo stesso Pontefice con Lettera apostolica del 18 genn. 1950 ha elevato a dignità di basilica minore la chiesa di S. Elena situata in Birchicara (AAS, 42 [1950], p. 716 ).

Da segnalare, tra i vescovi di M.: il card. Corrado Caracciolo (nom. nel 1408), il card. Pietro di Foix nipote di Luigi XI (nom. nel 1489); il card. Giovanni Borgia nipote di Alessandro VI (nom. nel 1497). Furono in seguito nominati, ma rinunziarono alla carica, il card. Raffaele Riario e il card. Andrea della Valle.

Nella cessione di M. all'Ordine, Carlo V si riservò la nomina del vescovo, da scegliere fra tre nomi proposti dai Cavalieri. Ca. il 1574, avendo l'Ordine protestato perché il vescovo aveva avuto facoltà di inquisire contro i Cavalieri, Gregorio XIII istituì il tribunale dell'Inquisizione di M., che durò fino al 1798 . Nel 1584 lo stesso Papa vietò ai Cavalieri militi o fratelli il vescovato, da riservarsi ai preti cappellani dell'Ordine. I rapporti dei vescovi con i Cavalieri furono spesso turbati da contrasti di natura giurisdizionale. I conflitti più aspri avvennero durante i vescovati di Tommaso Gargallo (sec. xvit), di Baldassarre Cagliares (sec. xvir) e di Carmine G. Pel lerano (sec. xviri). Nel 1746 Benedetto XIV regolò le competenze del vescovo e del Capitolo nell'amministrazione della diocesi. Nel 1780 una bolla di Pio VI unì l'arcivescovato di Rodi in partibus al vescovato di M., confermando però questa come suffraganea di quella di Palermo. Nel 1798 era vescovo di M. Vincenzo Labini. I Francesi occupando l'isola dichiararono di garantire il libero esercizio della religione cattolica; ma subito dopo soppressero gli Ordini religiosi e ne confiscarono i beni, abolirono il tribunale dell'Inquisizione, vietarono agli ecclesiastici e al popolo di ricorrere al papa o al metropolitano per quanto riguardava l'amministrazione del culto. Questi decreti contribuirono fortemente ad eccitare gli animi contro i conquistatori. Anche gli Inglesi promisero una piena libertà religiosa. Durante la loro occupazione il Regno di Napoli non rinunziò al patronato ecclesiastico sulla diocesi. Nel 1807 il Re nominò vescovo il maltese Mattei, e Londra dette il suo consenso; ma dopo il Trattato di Parigi, quando nel 1829, alla morte del Mattei, il Re di Napoli reclamò il diritto di scelta del successore, l'Inghilterra glielo rifiutò. Cedendo alle premure inglesi, Gregorio XVI abrogò i diritti metropolitani di Palermo su M., ponendola alle dipendenze dirette della S. Sede. Nel 1831 nominò vescovo di M. e arcivescovo di Rodi Francesco Saverio Caruana. Quando gli Inglesi pretesero, come d'uso in Inghilterra per chiunque fosse investito di cariche civili o religiose, il giuramento di riconoscere la dinastia degli Hannover e di non far nulla contro la religione anglicana, il vescovo rifiutò e la S. Sede approvò il suo operato. La definitiva rottura di ogni legame con il Regno di Napoli ebbe luogo nel 1834, allorché si addivenne ad una permuta dei beni che il vescovato di M. possedeva a Lentini con quelli dei Benedettini di Catania nell'isola. Durante il lungo conflitto fra Maltesi e Inglesi, la Chiesa di M. si schierò con i primi, che difendevano, insieme con le libertà costituzionali e la lingua, la loro religione continuamente insidiata dai governanti britannici. Il contrasto più acuto fu provocato dalla politica anticattolica dello Strickland. La S. Sede ordinò un'inchiesta, che affidò nel 1929 a mons. Rebinson, suddito inglese. Il risultato fu una netta condanna degli atti dello Strickland, condanna che fu divulgata da pastorali dei vescovi di M. e di Gozo (il vescovato di Gozo era stato istituito nel 1864).

Bibl.: G. Moroni, Diz. di er. stor. eccl., XLII, pp. 62-93; Eubel, I, pp. 340-44; II, pp. 191-92; III, pp. 243-44; IV, p. 238; A. Mayr, Zur Gesch. der älteren christl. Kirche von M., in Histor. 7abr8., 1896, pp. 472-96; A. Mifsud, Origine della sovranità inglese su M., Malta 1907; F. W. Ryan, M., Londra 1910; Lanzoni, I, pp. 691 654; R. Paribeni, M., un piccola paese dalla grande storia, Roma 1922; P. Pieri, La questione maltese e il governo napoletana, Malta 1929; Esposizione documentata della questione maltese, Città del Vaticano 1930; B. Callini, M. e la politica strichlandiana, Livorno 1931; M. Royal Commission 1931; Report, Londra 1932; A. Scicluna Sorge, M. Visione storica. Sintesi politica, Livorno 1932; A. Marcieca, Stato e Chiesa in M. Nomina dei vescovi, in Archivio storico di M., 6 (1932), pp. 87-92; M. Rossi, La dominazione inglese a M. fino al 1860, Portici 1935; A. V. Laferta, British M., with an introduction by sir H. Luke lieutenant-gocernor of M., Malta 1938; L. Viviani, Storia di M., Torino s. a.; T. Guarnaschelli-E. Valenziani, Saggio di una bibliografia di M. e del S. M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, Roma 1938; R. Valentini, L'espansionismo aragonese nel Mediterraneo come causa della decadenza di M., in Archivio storico di M., 12 (1941), pp. 97-130; id., Funzione storica e dispersione del patrimonio demaniale di M., ibid., 13 (1942), pp. 1-59; E. Michel, Esuli italiani a M. nel 1848, in Nuova rivista storica, 32 (1948), pp. 232 262. Per lo sbarco di s. Paolo, v. Ricciotti, S. Paolo, Roma 1946, p. 502; A. Penna, S. Paolo, ivi 1946, pp. 622-25.

Roberto Palmarocchi-Danato Baldi
IV. Archeologia. - Le prime esplorazioni degli ipogei cristiani di M. furono quelle di G. F. Abela nel 1647; poi occorre discendere fino al Caruana (1881-97), ad A. Mayr (1901), ad E. Becker (1909) e al p. A. Ferrua (1949).

I cimiteri cristiani antichi di M. sono tutti scavati nel caratteristico calcare marmoso dell'isola, usato come materiale di costruzione e che ha consentito l'escavazione di grandi ambienti con tipica tomba o a baldacchino o dietro una finestra. La tomba detta a baldacchino è costituita da un grande sarcofago sopraelevato per due o più corpi, circondato da quattro pilastri sui quali si erge un arco con tetto in piano, il tutto ricavato nel calcare. In uno stesso ambiente si trovano fino a quattro di tali tombe, che si ritrovano talvolta in Sicilia, se ne ha qualche esempio a Napoli e uno solo nel cimitero romano inter duas louras (v.). Talvolta invece si hanno tombe per uno o due corpi ad arcosolio situate in una nicchia nella cui calotta si apre una finestra, tipo esclusivo di M. In alcuni casi più tombe a finestra si trovano in uno spazio absidato con un caratteristico rialzo utilizzato per i banchetti funebri. Alcuni ipogei erano chiusi da massicce porte in pietra a un solo battente. Presso alcuni ipogei cristiani si trovano ipogei giudaici; il cimitero cristiano più esteso è quello detto di S. Paolo, sotto la chiesa di S. Agata.

L'epigrafia è povera. In un ipogeo, presso un arcosolio, si lesse l'epigrafe in latino : «in nomine Domini Jeshus Christi surge et ambulus, + Domine salbum me fac» (A. Heron de Villefosse, Inscription latine chrétienne de M., in Comptes rendus de l'Acad. des inscriptions et belles lettres, 1908, pp. 140-42); altre tre iscrizioni latine cristiane sono riportate in CIL, X, 7498-500. Un'iscrizione greca adopera l'espressione π σ μ η τ ε ρ ° v per un sepolcro bisomo (Corpus Inscrip. Graec., IV, Berlino 1877, n. 9540); in un'altra pure greca il defunto è detto cśua θ dot{η} ς, χ ρ α τ τ α ν ε ς xal λ ε τ ρ δ ς (ibid., 9451). Di recente nel cimitero detto di S. Paolo il p. A. Ferrua ha letto l'iscrizione sepolcrale in greco d'una Leonia, munita del monogramma cristologico.

Bibl.: G. F. Abela, Descrizione di M.... con le sue antichitd ed altre notizie, IV, Malta 1647; A. A. Caruana, Ancient pagan tombs and christian cimeteries in the island of M. explored and surveyed from the year 1881 to year 1897, ivi 1898; A. Mayr, Die altchristliche Begräbnistatten auf M., in Röm. Quartalschrift, 12 (1901), pp. 216-43; 252-584; id., Die Insel M. im Altertum, Monaco 1909; E. Becker, M. satterranes, Strasburgo 1913; H. Leclercq, s. v. in DACL, X, t. coll. 1332-42; A. Ferrua, Le catacombe di M., in Cic. Catt., 1949, III, pp. 505-13.
V. ARTE. - L'arte fiorì in M. soprattutto negli edifici sorti con lo stabilirsi dell'Ordine di S. Giovanni. La chiesa conventuale dell'Ordine dedicata a s. Giovanni fu eretta da G. Cassar tra il 1573-77. E ad una sola navata con cappelle laterali delle varie lingue dell'Ordine; è son-

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