volume-07

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la recente cronologia "bassa") si affermarono nella stessa zona i Semiti, già da tempo presenti alla periferia delle città in condizioni di nomadiamo, e fondarono l'Impero babilonese, che, attraverso varie dinastie intramezzate da invasioni straniere, durò fino ca. al 1500 , per cedere poi ad un lungo periodo di dominazione non semitica (i Cassiti : ca. 1500-1150). Al nord nel frattempo andava affermandosi l'Impero assiro, che con Teglathphalasar (1113-1093) si estese da un lato fino al Golfo Persico, dall'altro fino al Mediterraneo. Dopo un lungo periodo di prosperità gli Assiri caddero nel 612 ad opera dei Medi e dei Babilonesi; questi ultimi conobbero un ultimo periodo di fioritura dal 612 al 538 , anno in cui anche il loro Impero ebbe fine per opera di Ciro.

Con la conquista di questo, l'I. passa a far parte dell'Impero persiano e vi rimane, sotto la dinastia degli Achemenidi, fino alla conquista di Alessandro Magno (331 a. C.). Dopo la morte di lui e la divisione del suo Impero, l'I. andò ai Seloucidi, che vi governarono dal 312 fino al 140 a. C. Quindi la regione tornò a far parte dell'Impero persiano, prima sotto gli Arsacidi ( 140 a. C. 226 d. C.) e poi sotto i Sassanidi (226-637 d. C.). Durante questa fase della dominazione persiana, vi furono periodiche lotte prima con Roma e poi con Bisanzio nel nordest, dove i Romani avevano costituito dall'epoca di Traiano (sec. II d. C.) una provincia di Mesopotamia.

La battaglia di Qādisijjah (637 d. C.) segna la conquista araba dell'I. e la sua inclusione nell'Impero islamico. L'amministrazione araba distinse le due province dell'I. propriamente detto al sud e della Mesopotamia (al-Gazirah) al nord. Facendo perno sui campi fortificati di Kūfah e di Başrah, destinati a divenire importanti città, gli Arabi si spinsero oltre nella conquista dell'Asia centrale. Sotto il quarto califfo 'Alī (656-61), che portò la sua residenza a Kūfah, l'I. divenne centro dell'Impero e della lotta contro l'antagonista Mu'āwijah; questa lotta, che terminò con la vittoria di Mu'āwijah e con l'avvento per ca. un secolo della sua dinastia, gli Umajjadi ( 66 mathrm{I}-730 ), lasciò tracce profonde nell'I. : mentre il centro dello Stato si sposava in Siria, l'I. divenne sede turbolenta del movimento politico-religioso favorevole ad 'Alī, la B^{′} 'alī, e dell'altro movimento eternitosso uscito dalla vicenda, il bāriǧismo (v. isLĀM, Le sētte). Violenta si affermò la discordia tribale. Alcuni grandi governatori umajjadi (Zijād b. Abihi, al-Hağğăg, Hālid al-Qasrī) riuscirono tuttavia a contenere le agitazioni, promuovendo al contempo lo sviluppo economico del paese, legato essenzialmente ai canali di irrigazione. L'opera continuò nei primi tempi della dinastia 'abbāside (750-

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'Irāq - 1) Patriarcato di Babilonia; 2) Archidiocesi; 3) Diocesi di Rito caldeo; 4) Archidiocesi dei latini; 5) Archidiocesi dei Siri; 6) Missione; 7) Confini di Stato; 8) Oleodotto; 9) Ferrovie.
1258), che portò proprio nell'I. il centro dello Stato, costruendovi la nuova capitale Bagdad; nei secc. Ix e x la regione raggiunse alta prosperità, incrementata dal commercio che vi s'irradiava verso l'Oriente e l'Occidente; i grandi fattori di agitazione si attenuavano o scomparivano nella nuova situazione politica. Poi, la decadenza del califfato 'abbāside fu anche decadenza dell'I. Pur permanendo la sovranità nominale dei califfi, vi si affermarono dinastie di diversa origine, tra cui prevalsero i persiani Buwajhidi e i turchi Selğūqidi. Quindi, nel 1258, il califfato scomparve sotto l'ondata dei Mongoli, che portarono nell'I., con la distruzione dei canali d'irrigazione e l'abbandono di ogni opera di sviluppo economico e commerciale, un lungo periodo di decadenza. Dinastic mongole si succedettero nella regione; poi vi passò sopra l'ondata di Tīmūr Lang (Tamerlano: 1393). Nel 1509 l'I. fu annesso alla Persia dallo Sāh Ismā'Il. Infine, nel 1534, fu conquistato da Solimano il Grande agli Ottomani, sotto cui rimase, pur tra alterne lotte con la Persia, fino alla fine della prima guerra mondiale (1918).

Il 1918 segna l'inizio della nuova storia dell'I. Ma già da qualche tempo si era avviato il risollevamento economico della regione, sia per opera dell'amministrazione turca, sia per l'interesse che le
risorse economiche e la posizione geografica dell'I. destavano nelle grandi potenze europee. In particolare per l'Inghilterra, l'I. costituiva una essenziale via di congiungimento tra il Mediterraneo e l'Oceano Indiano; all'inizio della guerra mondiale, gli Inglesi sbarcarono nel Golfo Persico e nel 1917 conquistarono Bagdad. Nel 1920 l'I. fu affidato al mandato britannico e nel 1921 fu costituito regno sotto Fajsal, figlio dello sceriffo del Hiğàz Husajn e noto per un precedente fallito tentativo di regnare in Siria (v.). Fajṣal regnò dal 1921 al 1933. Il suo governo segnò fasi decisive del progresso del nuovo Stato in sede economica (importante soprattutto lo sfruttamento delle risorse petrolifere) ed amministrativa. D'altronde, vi furono sin d'allora periodiche agitazioni, rivelanti i contrasti che tuttora rendono difficile la vita del paese: essi sono dovuti ai problemi delle minoranze etniche (Armeni, Curdi) e religiose (cristiani, ebrei, jazidi). Altre difficoltà causarono i rapporti con l'Inghilterra, tendendo l'I., come gli altri Stati arabi del dopoguerra, ad ottenere l'indipendenza. Questa fu sancita, con la fine del mandato,

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dal Trattato del 1932, pur conservando l'Inghilterra notevoli diritti economici e militari. A Fajsal successe Gäzi (1933-39), sotto cui si ripeterono contrasti ed agitazioni politiche. Nel 1939 salì al trono Fajsal II, di 6 anni, sotto la reggenza dello zio 'Abd al-Ilāh. Scoppiata la seconda guerra mondiale, la propaganda italo-tedesca ebbe buon gioco : nel 1941 prese il governo, con un colpo di stato, Rašīd 'Āli al-Kajlānī, che nominò un nuovo reggente (Saraf) e si oppose agli sbarchi inglesi a Başrah; gli Inglesi marciarono allora su Bagdad, il governo di Rašīd 'Āli al-Kajlānī fu rovesciato e fu reintegrato il reggente di prima. Nel 1943 l'I. dichiarò guerra alla Germania; nel 1945 aderì alla Lega tra gli Stati arabi.

Tra gli avvenimenti postbellici, sono rimarchevoli le insurrezioni curde del 1945 e 1947, che testimoniano il permanente stato di agitazione delle minoranze. Nel 1948 è stato concluso a Portsmouth un nuovo trattato anglo-'irāqeno, che però è stato successivamente ripudiato dall'I. sotto la pressione di agitazioni popolari. Sciolto il Parlamento, si sono tenute nuove elezioni e si sono succeduti diversi governi. L'ultimo, presieduto da Tawfīq as-Suvajdī ( 5 febbr. 1950), mostra tendenze favorevoli alla ripresa delle trattative con gli Inglesi, come pure al recente progetto di unione siro-'irāqena.

Bibl.: Oltre a quella delle voci a cui si rinvia nel testo, cf., Ph. W. Ireland, 'Iraq. A study in political development, Londra 1957 (con bibl.); M. V. Seton Williams, Britain and the arab slater, ivi 1948, pp. 17-47; C. Brockelmann, Histoire des peuples et des états islamiques, trad. franc. di M. Tacerout, Parigi 1949, specialmente pp. 407-14, 428 (l'originale tedesco non comprende gli avvenimenti dopo il 1939). Sui problemi delle minoranze: A. H. Heurani, Minorities in the arab world, Londra 1947, pp. 91-105. Sabatino Moscati
III. Storia ecclesiastica. - Poiché l'I. fino alla conquista araba faceva parte dell'Impero persiano, per la storia religiosa, v. PERSIA. Il cristianesimo è in seguito rappresentato dai nestoriani (v.); col sec. xvı risorge una comunità cattolica con i caldei (v.). Al presente la popolazione è prevalentemente ( 79 \% ) araba. L'islamismo è la religione di Stato. Prevalgono gli šī'iti. Però la famiglia reale e i ceti dominanti sono sunniti.
I. Situazione legale dei cristiani. - La Costituzione del 1924 garantisce per tutti, nell'art. 13, la libertà religiosa. L'art. 18 promette a tutti i cittadini ugua-
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(da D. Gribaudi, L'Asia anteriore, in Geografia Universale, IV, Torino 1926, p. 212) { }^{text {a }} Ināq - Rovine del Palazzo di Cosroe (sec. vi) - Ctesifonte.
glianza riguardo ai pubblici impieghi. Nella pratica però per un cristiano è molto difficile occupare un posto alto. L'art. 16 garantisce alle comunità il diritto di avere scuole proprie. Gli artt. 78-80 trattano dello statuto personale e garantiscono alle diverse comunità propri tribunali religiosi. In questi ultimi tempi si nota nella legislazione una pericolosa tendenza al laicismo, che mette in rischio i privilegi delle comunità, come avviene in Turchia. Nel 1940 è stata emanata una legge che sottomette le scuole cattoliche al controllo dello Stato. Nel 1947 è apparsa una legge sui tribunali religiosi, che li fa dipendere dal controllo statale.
2. Situazione delle scuole. - Malgrado la sfavorevole legge scolastica del 1940, la situazione delle scuole cattoliche è sensibilmente migliorata in questi ultimi anni. E vero però che la maggioranza delle scuole delle comunità sono ancora nelle mani del governo e condotte secondo lo spirito musulmano. Le scuole dei missionari godono peraltro di sufficente libertà. La scuola superiore dei mathrm{Ge}- suitia Bagdad fiorisce molto ed è frequentata dai figli delle più cospicue famiglie musulmane. Dal 1944 i Domenicani hanno a Mossul una scuola superiore.
3. Situazione delle comunità cattoliche. - Esiste nell'I. una delegazione apostolica con residenza a Bagdad. La comunità più importante è quella dei caldei, che conta ca. 160.000 fedeli. Essi appartengono al patriarcato di Babilonia, che ha come diocesi patriarcali Mossul e Bagdad, e alle quattro diocesi di Ker-

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kūk, Akra, Amadia e Zāḥō. I siri cattolici hanno le diocesi di Bagdad e Mossul con 23.000 fedeli; gli armeni la diocesi di Bagdad con 2500 fedeli; i melkiti il vicariato patriarcale di Bagdad con ca. 250 fedeli; i latini la diocesi di Bagdad con 750 fedeli. Tra i missionari europei sono i Carmelitani Scalzi, i Domenicani, i Gesuiti e le Suore della Presentazione.

Cristiani non cattolici. - I siri monofisiti o giacobiti sono 12.000 , gli armeni monofisiti 15.000 , i nestoriani 30.000 e gli "ortodossi" di origine bizantina 230.

Per altre notizie v. caldei; nestoriani.
BibL.: G. de Vries, Cattolicismo e problemi religiosi nel prossimo Oriente, Roma 1944, pp. 73-101; Annuario pontificio, 1930, v. indice.

Guglielmo de Vries
IRGANO I: v. GIOVANNI IRCANO.
IRGANO II. - Sommo sacerdote e re-etnarca dei Giudei dal 63 al 40 a. C.

Era figlio di Alessandro Ianneo e della regina Alessandra, che durante il suo regno ( 76 -67) lo nominò sommo sacerdote. Di natura timida ed infingarda, I. successe alla madre nel regno, ma solo per tre mesi; poiché, sconfitto dal suo dinamico fratello minore, Aristobulo II (v.), fu costretto a ritirarsi a vita privata, cedendo il sommo sacerdote ed il regno a costui. Ma poco dopo, istigato dall'idumeo Antipatro (v.), I. iniziò ribellioni contro Aristobulo. Nel 65 a. C. il legato romano Scauro favorì Aristobulo, che in seguito venne osteggiato da Pompeo. Occupata da questo Gerusalemme (autunno del 65), Aristobulo fu condotto a Roma prigioniero con i figli, mentre I. fu nominato di nuovo sommo sacerdote ed etnarca (non più né) dei Giudei. Ma il vero capo della Giudea era il suo protettore Antipatro, mentre si faceva sentire sempre più l'ingerenza dei Romani.

Seguirono tristi anni per la Palestina, dilaniata dalle sommosse di Alessandro, figlio di Aristobulo, poi da quelle di Aristobulo stesso, che nel 56 era fuggito da Roma. Sostenuto dai Romani e da Antipatro, I. mantenne una parvenza di autorità, che in pratica si limitava agli uffici del sommo sacerdozio. Gabinio, proconsole della Siria (57-55 a. C.), gli tolse perfino il titolo di etnarca, restituitogli poi da Giulio Cesare. Nel 40 Antigono, figlio di Aristobulo, unitosi ai Parti, ebbe in suo potere lo zio I., cui tagliò le orecchie per renderlo inabile all'ufficio liturgico. Quando i Parti si ritirarono dalla Palestina condussero con sé I. in Babilonia, donde Erode, appena affermatosi nel regno, lo fece tornare. Ma poi nel 30 a. C. lo fece uccidere, sopprimendo così l'ultimo osmanco.

BibL.: F. Schürer, Geschichte der jüdischen Volkes, I, 4* ed.,. Lipsia 1901, pp. 291 sgg., 338 sgg.; Obst, s. v. in Pauly-Wissowa, Suppl. IV, coll. 788-91; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 3* ed., Torino 1938. p. 346 sgg.

Angelo Penna
IRELAND, JOHN. - Il più popolare dei vescovi americani, accanto al card. Gibbons, n. a Burnchurch (Irlanda) l'1 s ett. 1838, m. a S. Paolo di Minnesota il 25 sett. 1918. Dopo essersi trasferito con i suoi genitori negli Stati Uniti (1852), tornò per i suoi studi in Francia. Ordinato prete il 21 dic. 1861, fu cappellano militare durante la guerra civile; nel 1875 fu eletto vescovo titolare di Maronea e coadiutore del vescovo Grace di S. Paolo di Minnesota, cui successe dopo le di lui dimissioni (1884).

Zelante vescovo nella sua diocesi, che dotò del seminario (1886), di collegi, di scuole ecc., fu anche l'organizzatore della nuova provincia ecclesiastica. Temperamento ardente ed audace si orientò decisamente verso le questioni d'attualità, specialmente verso la questione sociale ed il nuovo indirizzo democratico. Con questo suo temperamento vanno spiegate certe proposizioni ardite, che si trovano nei suoi numerosi discorsi. Fu uno dei principali sostenitori delle scuole parrocchiali contro il monopolio statale ed ebbe gran parte nella fondazione dell'Università cattolica di Washington.

La sua opere principale è The Church and the century (2* ed., Nuova York 1908), tradotta in molte lingue, che è una esaltazione della Chiesa ed un invito ai fedeli di tutti i paesi a lavorare per la conquista cristiana.

Si può considerare come uno degli interpreti più vivaci del lato buono ed imitable dell'americanismo; il cristianeggiatore del progresso nordamericano.

BibL.: F. J. Schaefer, St Paul, in Cath. Eoc., XIII, coll. 568-69; H. Schumacher, s. v. in LThK, V, col. 588; G. Toniolo, Democrazia cristiana, concetti e indirizzi, I. Città del Vaticano 1949. p. 164; II, iv; 1949. pp. 106, 233.

IRENE, santa, martire: v. Agape, IRENE e CHIONE, sante, martiri.

IRENE di Portogallo, santa, martire. - Del sec. VII, ricordata al zo ott. dal Martirologio romano, la sua vita presenta caratteri leggendari. Monaca in un monastero presso Thomar (Portogallo), sarebbe stata fatta decapitare da Britaldo, signore del luogo, che non aveva potuto piegarla alla colpa. Il suo corpo, gettato nel Nabbo, attraversa lo Zezere sarebbe giunto a Scallabis, colonia romana sulle rive del Tago, la quale da allora avrebbe preso il suo nome: Santarem (S. Irene). Senza fondamento è la sua identificazione con s. Irene martire, compagna di Agape e Chionis.

BibL.: Acta SS. Octobris, VIII, Parigi 1866, pp. 909-12; V. Guimarães, Thomar S. Iria, Lisbona 1937 (cf. la recensione in Annal. Bull., 27 [1976], p. 440 sg.); B. de Chiffici, Hagincrophie hispanique, in Annal. Bull., 66 (1948), p. 307. Alberto Ghinato

IRENEO, santo, martire. - Vescovo di Sirmio, è commemorato il 6 apr. nel Martirologio geronimiano che riferisce il vero dies natalis.

Esiste la Passio molto antica, degna di fede e probabilmente composta sui protocolli giudiziari. Secondo questa, I., ancora in giovane età, era vescovo di Sirmio durante la persecuzione di Diocleziano. Condotto al tribunale del preside della Pannonia, Probo, essendosi rifiutato di sacrificare, nonostante le preghiere di parenti ed amici, fu sottoposto ai tormenti. Chiuso in carcere, dopo un nuovo interrogatorio fu condannato alla decapitazione ed il corpo gettato nella Sava. M. nel 304. Iscritto nel Martirologio romano al 25 marzo.

BibL.: Tillemont, V, pp. 230-34; Acta SS. Martii, III, Parigi 1865. pp. 553-55; Martyr. Romanum, p. 112. Testo della Passio in Anagredhite Martyrevaltea di G. Kinopf, 3* ed. Tubinga 1929. pp. 103-105. Agostino Amore

IRENEO, santo. - Vescovo di Lione, n. ca. il 135-40, m. ca. il 200; festa il 28 giugno.
I. VITA. - I dati storicamente certi della vita di s. I. sono pochi. Con ogni probabilità era originario di Smirne o dei dintorni. Infatti, nella sua infanzia, come egli stesso attesta (Adv. haer., III, 3-4; Ep. ad Flor., in Eusebio, Hist. eccl., V, 20, 4-8), vide e ascoltò s. Policarpo, famoso vescovo di quella città e discepolo di s. Giovanni. Si ritiene comunemente che, nella giovinezza, sempre nell'Asia Minore, stringesse relazioni personali con altri testimoni oculari degli Apostoli. Nel 177 o 178, durante la persecuzione di Marc'Aurelio, si trovava a Lione come sacerdote di quella Chiesa; e come tale ebbe dai martiri l'incarico di portare al papa Eleuterio una lettera riguardante il montanismo (Eusebio, ibid., V, 4, 1). Dopo il martirio del vescovo quasi nonagenario Fotino, avvenuto nel 178 , gli successe nella sede di Lione. Nella controversia quartodecimana, che originò un acceso contrasto tra papa Vittore (189-99) e l'episcopato dell'Asia Minore, I. si distinse quale pacificatore (Eusebio, ibid., V, 24, 9).

II. Gygax. - Sebbene avesse imparato a parlare la lingua "barbara" - latina o celtica - del suo paese d'adozione (Adv. Haer., I, pracf. 3), I. rimane uno scrittore di lingua greca e di cultura ellenistica. La sua attività letteraria, abbastanza varia, presenta un carattere esclusivamente polemico e apologetico. Una parte delle sue opere è perduta (De cognitione adversus graseos, De schismate ad Blastum, e altre). Rimangono tuttavia: 1) Detectio et eversio falso cognominatae gnoseos, più conosciuta sotto il nome di Adversus haereses. L'opera comprende 5

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A sinistra: FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI S. EUGENIO (metà del sec. xitit) con restauri moderni - Derry.
A destra: CAMPANILE E FIANCO DELLA CATTEDRALE (fine del sec. xiv), con restauri moderni - Dungannon, contea di Tyrone nell'Irlanda del nord.

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A sinistra: LA VERGINE CON IL BAMBINO E QUATTRO ANGELI. Miniatura dal Libro di Kells, f. 7 (seconda metà sec. viI - inizio sec. Ix) - Dublino, Biblioteca del Trinity College. A destra: CANONE EUSEBIANO. In alto i quattro simboli degli Evangelisti. Dal Libro di Kells, f. 3 (seconda metà sec. viI - inizio sec. Ix) - Dublino, Biblioteca del Trinity College.

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(Ist. Enc. Catl.)
Irenzo, santo - Frammento dell' Adversus haereses - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 423, f. 403 (sec. x).
libri : il I espone i diversi sistemi gnostici; i tre successivi li confutano basandosi rispettivamente sulla ragione, sulla tradizione e l'imegnamento degli Apostoli, sui detti del Signore e dei profeti; il V determina i punti dottrinali che mettono in rilievo il significato e il destino del mondo corporale, soprattutto della carne, che la gnosi prende particolarmente di mira. Dell'originale greco si conserva una numero considerevole di frammenti. L'opera è poi integralmente conservata in una traduzione latina strettamente letterale, che data forse dei sec. III ed è certamente anteriore s s. Agostino. Restano inoltre i II, IV e V in una fedele traduzione armena e una ventina di frammenti in lingua airisca. 2) Demonstratio apostolicae praedicationis, conservata in una versione armeno. Non è un'opera polemica, né, come frequentemente si dice, una catechesi, ma una apologia delle principali verità cristiane, basata sull'adempimento delle profecie dell'Antico Testamento. 3) Frammenti di vari scritti, principali: lettera indirizzata al suo amico di giovinezza, il prete romano Florino, che era passato alle gnosticismo (Eusebio, ep. cit., V, 20), e la lettera a papa Vittore sulla data di Pasqua (id., ibid., 24).
III. Pensiero. - I. ha dato la migliore e più originale confutazione dello gnosticismo; in questo consiste la sua maggiore importanza per l'epoca in cui scrisse. Ma la sua opera sorpassa di molto le circostanze che la provocarono e conserva un valore permanente, sia per la ricchezza di informazioni che per l'importanza della dottrina.

Riguardo alla materia raccolta nell'Adversus haereses, I. ha descritto i sistemi dei principali capi gnostici o eresiarchi affini, quali Valentino, Marco, Simone, Menandro, Saturnino, Basilide, Carpocrate, Cerinto, Cerdone, Marcione, Taziano, e le dottrine di parecchie sète, come gli zbiorili, i nicolsiti, gli ofti, i cainiti ed altri. Queste informazioni non hanno tutte lo stesso valore: quelle che riguardano le origini e i primi stadi dell'evo-
luzione delle diverse sette vanno prese con precauzione, mentre appare sempre più chiaramente, alla luce delle scoperte di documenti autenticamente gnostici, che I. era bene informato sulle dottrine gnostiche quali esse si presentavano nella seconda metà del sec. II.

Gli caposti dottrinali dell'Adversus haereses, nonostante rivestano una forma assai debole e abbiano digressioni e ripetizioni spesso fastidiose, tuttavia rivelano un pensiero fermo e coerente, per non dire sistematico. Si scoprono infatti presso I. tre temi fondamentali; quello della Chiesa, quello del mondo corporale e della carne umana, e quello della ricapitolazione. Al primo si riconnettono i punti di vista molto noti di I. sulla autorità dottrinale della Chiesa, sulle regole di fede, la successione dei vescovi, l'apostolicità delle Chiese particolari, specialmente della Chiesa romana; il celebre testo dell'Adv. haer. (III, 3, I) sulla «potentior principalitas» della Chiesa di Pietro e Paolo, mette ancora a prova la sagacità degli esegeti. Il tema del mondo corporale inspira quasi tutti gli altri sviluppi dottrinali d'I.; infatti è proprio a proposito della materia e specialmente della carne dell'uomo, che il I. V dell'Adv. haer. esamina successivamente le dottrine dell'unicità del Creatore, della creazione, della Incarnazione e della salvezza di tutto l'uomo. Ma l'idea maestra che realmente guida e domina tutte le speculazioni d'I. è quella della ricapitolazione della carne umana e della totalità del mondo materiale nel Cristo, prototipo dell'umanità ed esemplare iniziale della creazione; questa grandiosa concezione abbraccia tanto i disegni nascosti di Dio quanto la loro realizzazione storica per mezzo della Incarnazione redentrice del Cristo; in essa si inseriscono le tesi, care ad I., del Cristo nuovo Adamo, di Maria nuova Eva, della divinizzazione dell'uomo totale mediante la Grazia, della sua salvezza finale in un mondo materiale completamente restaurato. Solo un passo guasta alquanto questa bella sintesi ed è quello sul millenarismo proposto nell'Adv. haer. (V, 32-35); è significativo però che gli ultimi studi a questo riguardo mettano in dubbio l'autenticità di questi capitoli, i quali in tutta ipotesi non si accordano perfettamente con la dottrina della ricapitolazione né con lo stile solito di I.

Bibl.: Edizioni : dell'Adv. haer. e vari frammenti : a cura di R. Massuet, Parigi 1710 , riprodotta in FG 7; a cura di A. Bieren, 2 voll., Lipsia 1848-23; a cura di W. W. Herver, 2 voll., Cambridge 1827 (ristampato, ivi 1948); a cura di U. Mannucci, 2 voll., Roma 1907-1908; a cura di E. Ter-Minassianiz (terra armeno dei II. IV e V: Texte und Untersuchungen, 35), Lipsia 1910; della Demonstratio: a cura di K. Ter-Merkertechion e S. G. Wilson: PO 12. Studi : prima del 1944, abbondante rassegna in F. Versé, s. v. in DThC, VII, 2410-2333 e B. Al-taner-A. Ferrua, Patrologia, Roma 1944, pp. 87-89. Dal 1944 in poi: 1) studi letterari: S. Lundström, Neue Studien zur lateinischen Irenäusibereetzung, Lund 1948; a proposito di Adv. haer., III, 3, 1; W. L. Know, in Sourn. theol. studies, 47 (1946), pp. 180-84; R. Jacquin, in Aunee théol., 9 (1948), pp. 92-99 e 328-39; C. Mahormann, in Vigiliae christ., 3 (1949), pp. 101-19; P. Galtier, in Rev. hist. ecrl., 44 (1949), pp. 411-28; 2) dottrinali : D. Unger, Christ's role in the universe according to st. Irenaeus, in Francheus studies, 26 (1945), pp. 3-20 e 114-37; J. I. Huchban, St. Irenaeus on the atonement, in Theol. studies, 7 (1946), pp. 525-57; J. Danielou, St Irénée et les origines de la théologie de l'histoire, in Rech. science relig., 34 (1947), pp. 227-31; H. Holstein, L'exhomalogèse dans el'Adversus haereses - de st Irénée, ibid., 25 (1948), pp. 282-88.

Danzano van Den Eynde
IRÉNIKON. - Rivista trimestrale, edita dal 1926 (dal 1941 al 1945 sostituita da alcuni fascicoli col titolo: Questions sur l'Eglise et son unité, ed. a Gembloux) dai Benedettini del priorato di Amay-Chevetogne (Belgio).

Ma, come scopo, di lavorare per il ritorno alla Chiesa cattolica dei cristiani separati, specialmente degli Orientali «ortodossi». Dando per una parte ai dissidenti un'idea

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esatta e chiara della dottrina cattolica e, d'altra parte, facendo maggiormente conoscere ai cattolici i valori autenticamente cristiani conservati anche nell'"ortodossia" e nel protestantesimo, J. cerca di promuovere una corrente di simpatia vicendevole, che prepari il terreno al ritorno dei differenti gruppi cristiani nell'ora voluta dalla Provvidenza. Ogni numero contiene un'ampia bibliografia ed una cronaca degli avvenimenti ecumenici.

BibL.: L. Beauduin, L'oeuvre des moines blindlertins d'Amaysur-Mense. Pricuré d'Amay 1937. Ilario Marot

IRINGA, vicariato apostolico di. - E situato nell'Africa Orientale Britannica, nella parte meridionale del Tanganyika a nord del lago Nyassa, ed è affidato all'Istituto missioni Consolata. Deriva dal vicariato apostolico di Dar-es-Salaam, dal quale il 3 marzo 1922 fu distaccata una parte di territorio ed eretta in prefettura apostolica con il nome d'I. L'S genn. 1948 questa veniva elevata a vicariato apostolico senza alcuna mutazione né di nome né di confini.

Il vicariato ha una superfice di ca. 50.000 kmq . Nell'anno 1948 aveva una popolazione di ca. 310.000 ab., di cui 23.317 sono cattolici ( 23.133 indigeni, 155 esteri, 29 di stirpe mista), 2465 catocumeni, 30.000 protestanti, 7200 maomettani, ca. 247.000 pagani; 2 sacerdoti indigeni, 36 missionari esteri, 12 fratelli laici esteri, 65 suore indigene, 54 suore estere, 213 catechisti, 34 maestri e 36 maestre, 10 seminaristi maggiori, i seminario minore con 22 alunni, 15 stazioni principali, 3 stazioni secondarie, 7 chiese, 10 cappelle, 1 ospedale con 30 letti, 13 dispensari con 89.504 consultazioni nell'anno, 12 orfanotrofi con 255 tra orfani e orfanelle, 4 ricoveri per vecchi, un lebbrosario, 5 asili infantili, una maternità e una scuola d'ostetricia, 27 scuole elementari con 3770 e 2 scuole medie con 196 alunni dei due sessi; due scuole professionali con 69 alunni, 182 scuole di preghiere. L'Azione Cattolica è ai primi passi in 5 stazioni. - Vedi tav. XII.

BibL.: AAS, 14 (1922), pp. 221-22; 40 (1948), pp. 306-307; MC, 1950, p. 183; Agenzia intern. Fides, Supplemento 5 marzo 1949; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 3797/48. Carlo Corvo

IRISH ECCLESIASTICAL RECORD. - Rivista mensile pubblicata a Dublino, fondata dal card. Cullen nel 1864 e apparsa la prima volta nell'anno
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Iper cortesia dei Padri Missionari della Consolata) Ininga, vicariato apostolico di - Saggio ginnico degli allievi indigeni della scuola di Ndabulo - Iringa (Tanganyika Territory).
successivo. Subi una interruzione nel period, 1877-79, ma riprese regolarmente nel 1880.

Pubblica articoli su problemi di teologia, storia, letteratura e filosofia, oltre una serie di Notes and queries in materia di teologia, diritto canonico e liturgia. Di quando in quando riporto anche una scelta dei documenti più importanti degli AAS. Ha un indice degli articoli e delle note apparse nella rivista dal 1865 al 1922 (Londra 1925).

BibL.: W. H. Gratton-Flood, Periodical literature: Ireland, in Cuth. Enc., XI, p. 682. Benigno Mellet

IRISH MONTHLY. - Rivista cattolica mensile irlandese, fondata nel luglio del 1873, destinata ai laici e ricca di vari contributi esposti con stile lucido e brillante.

Notevole impulso ricevette dal gesuita p. M. Russel (1834-1912), suo primo direttore, che chiamò a collaboratori uomini illustri nel campo del pensiero e delle lettere, anche non cattolici : fra gli altri lo scrittore Oscar Wilde, che si rivelò attraverso questa rivista.

BibL.: W. H. Gratton-Flood, Periodical literature: Ireland in Cuth. Enc., XI, p. 682.

Alessandro Pratesi
IRLANDA. - Detta ufficialmente, dal gaelico, Eire.
Sommario: I. Geografis. - II. Storia civile e religiosa. III. Condizione giuridica della Chiesa e ordinamento scolastico. - IV. Letteratura. - V. Liturgia e arte.

## I. Geografia.

L'I. è per ampiezza (kmq. 82.500; più di tre volte la Sicilia), la terza isola d'Europa e la seconda dell'arcipelago britannico.

Estremo avamposto occidentale del continente (da Valenza partono i cavi sottomarini verso l'America), è costituita da una larga platea di rocce antiche, all'ingrosso quadrangolare, depressa al centro ed orlata a NE ed a SO da due fasce di rilievi anch'essi antichi, intensamente logorati dall'erosione normale e dalla glaciazione pleistocenica (non raggiungono in nessun punto i 1200 m .). Il clima è caratterizzato da temperature miti, debole escursione termica, costante umidità (piogge tutto l'anno) e nebulosità. La pianura mediana, in gran porte calcarea, è imberuta d'acqua, che ristagna in laghi e paludi, favorendo la formazione della torba su larghe estensioni. Poco meno di metà della superfice territoriale è occupata da prati naturali e da pascoli, che alimentano un notevole allevamento (soprattutto bovini); scarsa importanza hanno cosi l'agricoltura, come l'industria (mancano risorse minerarie) e la stessa attività marinara. Il paese è perciò relativamente poco popolato ( 2.900 mila ab.; 43 a kmq.), con forte emigrazione (in un secolo la popolazione si è più che di. mezzsata). Solo la capitale, Dublino ( 510 mila ab.), supera i 100 mila ab.; in complesso la popolazione vive dispersa nelle campagne. Gli Irlandesi sono per il 93 \% cattolici, e per il resto protestanti. Dal 1921 l'I. faceva parte del Commonwealth britannico, salvo la parte settentrionale ( 13.600 kmq ., 1.300 mila ab. con capoluogo Belfast), che godeva e gode di una propria autonomia. Dall'apr. 1949 i legami che la legavano all'Inghilterra sono stati aboliti e l'I. è una repubblica sovrana e indipendente.

BibL.: A. Rivoallan, L'I., Parigi 1934; J. B. Morton, The new Ireland. Londra 1938; E. E. Evans, The Irish heritage, the landscape, the people and their work, Dundalk 1942.

Giuseppe Caraci

## II. Storia civile e religiosa.

I. Epoce precristiana. - L'I. fu in origine abitata da una gente bassa di statura e bruna di capelli, detta dai paletnologi iberica o ligure o mediterranea, che popolò durante l'epoca neolitica tutta l'Europa occidentale e che ha lasciato quale documento della sua presenza in I., spécialmente nelle contese dell'ovest Kerry e Sligo, costruzioni megalitiche (didmen e cromlech). I Celti (v.) che in I. si chiamano Scoti o Scotti, Gaeli e che costituiscono anche oggi il fondo einico del paese, di stirpe arioeuropea, alti e biondi, portatori della civiltà del bronzo, penetrarono in I. nel

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sec. vili a. C. ricacciando verso ponente la razza bruna. Vivevano a regime di tribù, che si considerava la proprietaria del territorio, raggruppati sotto un capo, in villaggi, entro case di legno recinte da palizzata.

Le tribù erano distribuite in cinque grandi province: Ulster, Leinster, Connaught, Desmond (Munster settentrionale) Thomond (Munster meridionale) sottoposte a un re (rigl) provinciale, e tutte riconoscevano l'autorità più nominale che effettiva di un re supremo (ard rigl) che risiedeva sul Colle di Tara nella contea di Meath, a nordovest di Dublino, centro della tradizione pagana che si trovò di fronte il cristianesimo affermato sul colle da s. Patrizio contro il sacerdozio druidico del re Loegario.

La vita giuridicosociale dell'I. era retta da una legislazione tradizionale detta "Legge dei Brehoni" ( = giuriconsultij e anche "Legge della natura", cui poi il cristianesimo sostituì la "Legge della lettera" (Senclus Mor). Ogni tre anni aveva lungo a Tara una festa (feis) interprovinciale in cui si affermava, contro il particolarismo tribale, l'unità della stirpe.

La fantasia ha molto abbellito le origini storiche del paese di cui gli Irlandesi non avevano un ricordo preciso.
Tre sono i cicli in cui è contenuta la poesia mitica ed eroica dell'I.: il ciclo mitologico, il ciclo di Ulster e il ciclo di Leinster, o dei Feniani, il cui ultimo rappresentante è Ossian. Secondo il ciclo mitologico hanno occupato l'isola tre generazioni di dèi: la prima guidata da Partholon che combatté contro una schiera di dèi oscura ed infara, forse ricordo di quella venerata dagli abitatori "mediterranci"; la seconda guidata da Nemed che combatté contro la oscura potenza dei Fomoriani e sparisce senza discendenza; la terza dei Tantha Dé Da. vana, "discendenti divini di Dana", schiera degli dèi luminosi che occupa il paese fino all'arrivo dei Milesi, figli dell'antenato mitico Mile, cioè i Celti irlandesi, che scacciano gli dèi riducendoli allo stato di folletti e fate (tide). I Milesi sarebbero, secondo la cronologia tradizionale, giunti in I. nel 1300 a. C. e 118 re della loro stirpe avrebbero regnato nel paese prima dell'arrivo di s. Pat. trizio (432 d. C.).

Le divinità adorate dagli Irlandesi pagani erano Dana, l'antenata degli dèi ; Bilé, corrispondente al Dia Pater dei Celti continentali, che costituisce con Dana la coppia divina generatrice irlandese; Lir, dio marino; Lug, dio luminoso, medico ed artista; Ogma, dio dell'eloquenza;

Angus, dea dell'amore; Brigit, dea della poesia e della sapienza. Un sacerdozio di druidi (v.), dotto nella medicina e nella divinazione, controllava l'istruzione della gioventù.
II. L'I. CRISTIANA, - L'introduzione del cristianesimo nel paese, sebbene papa Celestino avesse nel 431 inviato in I. come vescovo Palladio, è dovuta interamente a s. Patrizio (v.), che nel 432 dal nativo Galles prese terra a Downpatrick (contea Down); quivi nel 1938 venne innalzata, a ricordo dello sbarco salutare, una gigantesca statua del Santo.

La diffusione del cristianesimo fu rapidissima, anche perché per la costituzione sociale del paese, basata sul clan, la conversione del capo portava con sé quella di tutta la sua gente. E poiché la mancanza di grandi città, effetto del regime tribale, impediva la costituzione di una gerarchia legata a un territorio delimitato e dipendente da una chiesa cattedrale, si ebbe una gerarchia di abati-vescovi, che attorno al monastero fondato a loro spese radunarono una numerosa schiera di monaci i quali entro le mura protettrici, dopo aver compiuto le lunghe e caratteri-

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(prapr. Enc. Calt.)
stiche pratiche devozionali (orazione assidua con recita quotidiana dell'intero Salterio, prostrazioni giornaliere ripetute anche trecento volte, con ripetuti segni di Croce, con bagni nell'acqua gelata, con orazioni recitate in piedi con le braccia aperte in quella posizione detta di crosfigill, "vigilia o preghiera della Croce", che ancora si pratica nel pellegrinaggio al Purgatorio di s. Patrizio nel santuario del Lough Derg) dedicavano il tempo a trascrivere e miniare codici, a lavorare di cesello creando composizioni in cui la fantasia esuberante si sbrigliava sovente a spese della grazia e dell'armonia.

Sono noti i nomi dei principali monasteri del paese: Kilkenny, nell'isola di Aran, fondato da s. Enda; Clonard, fondato verso il 520 da s. Finiano; Moville, fondato da un altro s. Finiano verso il 540 ; Ossory, fondato nel 549 da s. Kierano; Clonmacnoise, fondato da un altro s. Kierano nel 544; Iona, nell'isola omonima sulla costa scozzese, fondato nel 563 da s. Columcille o Colomba (v.) al quale si debbono pure i monasteri irlandesi di Derry e di Durrow; Glendalough, fondato nel 54I da s. Kevino; Clonfert nel 544 da s. Brandano; Bangor, nel 558 da Comgallo e dove si formarono s. Colombano (v.) e s. Gallo. I secc. vi e vir furono i secoli aurei della formazione cristiana e culturale irlandese.
III. L'espansione irlandese. - Questi monasteri, oltre ad essere stati centri irradiatori di luce per tutta l'L, furono anche i punti di partenza di un'espansione missionaria in Europa che costituisce la gloria dell'I. cri-
stiana durante l'alto medioevo e le ha meritato il titolo di "insula sanctorum". Questa espansione si svolse specialmente nei secc. viII e IX. "Consuetudo peregrinandi iam poene in naturam conversa "afferma dei missionari irlandesi Walafrido Strabone (MGH, Poet. lat. nov. Carol., II, 30), soprattutto perché questo pellegrinare era fatto, come si legge nelle vite di questi operosi missionari, "pro Dei amore", "pro Christo", "pro remedio animae", "pro adipiscenda in coelis patria", per un desiderio, insomma, di immolarsi, a compimento della vocazione propria, e ad imitazione degli Apostoli di Cristo, con il fine di ragglungere la salvazione eterna.

L'Inghilterra fu la prima delle regioni dove si svolse l'apostolato irlandese. S. Aidano (metà del sec. viI), primo vescovo di Lindisfarne, fu l'apostolo della Northumbria, importante centro di irradiazione cristiana nel paese anglosassone; s. Cutberto, vescovo e apostolo di Durham (metà del sec. viI); s. Fursey, apostolo dell'Inghilterra orientale; s. Kentigern, primo vescovo di Glasgow nella Scozia.

Dopo l'Inghilterra, la Francia e la Germania videro giungere alle loro contrade questi missionari, vestiti di rozza lana con una tunica bianca sovrapposta, tonsurati trasversalmente da un orecchio all'altro alla moda dei druidi (salvo una semicorona nella fronte) e con lunghi capelli ricadenti dietro la nuca; essi procedevano a piedi, in gruppi, spesso di dodici a simiglianza degli Apostoli, armati di bordone con a fianco una borraccia per l'acqua e una bisaccia con le cibarie e l'occorrente per scrivere.

Per la Francia il luogo centrale di espansione fu Luxeuil, con gli altri due di Fontaines e Annegrai, fondati da s. Colombano. Carlomagno si giovò assai dell'elemento irlandese per la riforma religiosa e culturale del suo Impero. Per la Germania il monastero di S. Gallo, discepolo di Colombano, costitui il nucleo dell'attuale città svizzera di questo nome e da esso sciamarono i fondatori dei vari monasteri irlandesi in Germania. Va ricordato qui s. Kiliano che evangelizzo la Franconia e la Turingia e fondò la chiesa di Würzburg, dove subì il martirio nel 689 ; i monaci Tuhan e Altus che fondarono i monasteri di Honau (Strasburgo) e Altomunstet (Frisinga); Virgilio, abate di Aghaboe, che divenne vescovo di Salzburg; s. Colmano, apostolo dell'Austria meridionale; s. Fridolino, primo vescovo dell'Alsazia; Mariano Scoto, fondatore a Ratisbona di un monastero da cui ne sciamarono altri dodici.

Anche in Italia giunse benefica la diaspora irlandese. Già nella metà del sec. vi sono ricordati s. Orso, in Valle d'Aosta; s. Frediano, vescovo di Lucca; nel sec. viI s. Colombano (v.), il fondatore di Bobbio (v.); s. Cataldo di Lismore, vescovo di Taranto, sulla cui costa era stato gettato da una tempesta al ritorno da Gerusalemme; nel sec. IX s. Donato vescovo di Fiesole contemporaneo del detto irlandese Dungalo preposto dal re Lotario all'Università di Pavia.

La diaspora monastica irlandese portava con sé, data la particolare forma di gerarchia legata alla costituzione tribale e non a un territorio facente capo a una chiesa cattedrale, un eccessivo numero di prelati, veri " episcopi vagantes" che pretendevano esercitare anche nelle diocesi del continente i poteri episcopali, provocando turbamenti a cui vari concili locali vollero porre rimedio.

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Inoltrefia Chiesaᵢrlandese seguiva speciali usanze liturgiche che differivano da quelle dell'Europa continentale. La più discordante era quella relativa alla celebrazione della Pasqua, dagli Irlandesi ancora fissata secondo il vecchio computo che poneva l'equinozio di primavera al 25 marzo e feceva oscillare il giorno di Pasqua tra il 14° e il 20° giorno della luna, cioè tra il 25 marzo e il 21 apr., mentre la Chiesa di Roma, accettando il calcolo di Dionisio il Piccolo basato sul ciclo alessandrino di 19 anni, per evitare la coincidenza con la Pasqua giudaica, qualora il 14° giorno della luna fosse caduto di domenica, aveva stabilito l'equinozio di primavera al 21 marzo, la celebrazione della Pasqua alla domenica seguente tra il 15° e il 21° giorno della luna, cioè tra il 22 marzo e il 25 apr. Il secondo punto di discordanza era sulla forma della tonsura degli Irlandesi, eseguita trasversalmente nella maniera sopra descritta e non totalmente secondo l'uso romano. Il terzo punto usato più dai Celti di Britannia che dagli Irlandesi era di far celebrare la consacrazione episcopale da un solo vescovo anziché da tre.

L'I. visse tranquilla nei suoi inviolati confini fino all'invasione danese (792-1014), avvenuta prima lungo le coste, Limerick, Dublino, Waterford, Cork, Wexford, e poi penetrata nell'interno danneggiando chiese e monasteri fino a che il re supremo Bian Born il 23 apr. 1014 pose fine al predominio danese rimanendo però ucciso nella battaglia di Clontarf.

Ma questa vittoria, che fu ottenuta anche contro elementi irlandesi alleatisi con i Danesi, non acquietò le contrse interne che durarono fino a quando Dermot re del Leinster, in lotta con il re supremo Rodrigo O' Connor, domando aiuto a Enrico II re d'Inghilterra, della casa Tudor, il quale prima inviò in I. truppe gallesi e inglesi (1169) e poi vi si recò egli stesso (1171), insediandosi a Dublino.

Da questo tempo comincia la trasformazione dell'I. secondo il sistema economico-sociale e gerarchico dell'Occidente.

Già dal 1118 Gilberto, vescovo di Limerick e legato pontificio, nel Sinodo radunato a Rath Breaseal aveva stabilito due sedi metropolitane, una a nord, ad Armagh, che era l'antica primaziale d'I., con 12 sedi suffraganee e l'altra a sud, a Cashel, con altrettante sedi dipendenti.

Le misure di questo Sinodo furono caldeggiate da s. Malechia, primate d'I. amico di s. Bernardo e fautore di una riforma in senso romano della chiesa d'I. Nel Sinodo tenuto a Kells nel 1152, sotto la presidenza del card. G. Paparone, legato di Eugenio III, furono stabilite quattro province metropolitane, Armagh, con titolo di primaziale, Cashel, Dublino, sottratta dalla dipendenza dell'arcivescovo inglese di Canterbury, Tuam, sotto le quali erano raggruppate le sedi vescovili suffraganee: questa sistemazione è ancora l'attuale.
IV. Gli Inglesi in I. - Enrico II, che era sbarcato in I. con l'autorizzazione del papa Adriano IV, inglese, che lo incaricava (bolla Laudabiliter, 1155) di sistemare le cose ecclesiastiche ed estirpare i vizi dal campo del Signore, in un nuovo Concilio riunito a Cashel (1172) completo in materia disciplinare (elezione dei vescovi, mensa vescovile, decime al clero, obolo di S. Pietro) l'opera dei concili antecedenti, sotto la presidenza del legato pontificio Cristiano O' Conairche.

Ma appena ripartito il Re, che aveva lasciato nel Pale, trincea fortificata da Dublino a Dundalk, di esclusivo dominio inglese, un suo rappresentante, si costituirono subito nel paese i due gruppi ostili degli Irlandesi e degli Anglonormanni e si ebbero, cosi, ca. trecento anni di ostilità più o meno aperta che si inasprì durante la Guerra delle due rose» tra le due case di York e di Lancaster, perché gli Irlandesi appoggiarono gli Yorkisti contro il re Enrico VII Tudor lancasteriano, salito al trono nel 1485 . Questi, per troncare gli eterni dissidi dell'Isola, inviò in I. Sir Eduard Poynings, il quale emanò due leggi (Poynings Acts, 1494) in forza delle quali le leggi votate dal Parlamento irlandese non avevano valore senza la sanzione del re d'Inghilterra, mentre le leggi emanate in Inghilterra dovevano aver valore anche per l'I.

I Tudor (Enrico VII, Enrico VIII, Edoardo VI, Maria, Elisabetta) si proposero di creare l'unità dell'I., abbassando
il potere dei capi indigeni e accentrando il diritto e l'amministrazione, control'autonomia propria della tradizione tribale.

Enrico VIII cominciò con chiamarsi re. anziché Lord d'I., introdusse nel paese il protestantesimo nominando vescovi anglicani che costituirono la Established Church a spese dei vescovi cattolici espulsi e dei conventi confiscati. Il figlio Edoardo battéla stessa via; la figlia Maria, cattolica, rimediò in parte ai danni subiti dalla Chiesa, ma inaugurò il sistema delle piantagioni, consistente nel dare il possesso del suolo a coltivatori inglesi, spogliandone i legittimi utenti, il che significava estirpare dall'I. il sistema tribale e la tradizionale legge dei Brehoni che la regolava. L'altra figlia Elisabetta mantenne inesorabilmente il sistema di spogliazione sociale e confermò le misure anticattoliche del padre, ma dovette fronteggiare tre ribellioni, una a nord, l'altra a sud e la terza, di nuovo a nord e più terribile, capitanata da Ugo O' Neil conte di Tyrone nell'Ulster, che batté gli Inglesi a Yellow Ford, suscitando cosi la rivolta antinglese in tutta l'isola e facendosi proclamare re supremo d'I. Ma, nonostante gli aiuti di Spagna, Ugo fu sconfitto a Kinsale e dovette rinunziare al titolo e ad ogni ulteriore azione antinglese.

Quando gli Stuart (Giacomo I. Carlo I, Carlo II, Giacomo II) succedettero ai Tudor sul trono inglese, le speranze degli Irlandesi si risollevarono, ma furono presto deluse perché Giacomo I inasprì il sistema delle piantagioni principalmente nell'Ulster, sede dell'ultima ribellione, introducendoii piantatori inglesi e scozzesi, presbiteriani intransigenti, suscitando nel Connaught una fierissima insurrezione ( 1641 ) guidata da Rory O' More, che si estese a quasi tutta l'isola e fu diretta da un supremo consiglio di sei membri scelti dall'Assemblea del clero radunato a Kilkenny nel 1642.

Ma ancora una volta il contrasto interno, sorto ora tra - i vecchi irlandesi - partigiani dell'intransigenza asso-
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(par carlatia di mens. A. P. Frutas)
Iblanda - Sentiero che conduce al letto di s. Kevin. Glendalough, contea di Wicklow.

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(de Eric H. L. Sexton, Irish figure sculptures, Portland, Maine 1856, too. [8] Irlanda - Croce di Muirzdach (sec. x) - Monasterboice.
luta e"gli anglo-irlandesi a discendenti dai primi invasori e favorevoli ad un compromesso con la corona inglese, impedl una soluzione pacifica, pur dopo ca. sette anni di governo della Confederazione irlandese, e nonostante che il re Carlo I in lotta con il Parlamento di Londra avesse garantito la libertà religiosa, in cambio di un esercito irlandese da inviare in Inghilterra.

A risolvere con violenza la questione sbarcò in I., dopo l'esecuzione capitale del Re, Oliviero Cromwell (1649), che, dopo aver sterminato gli Irlandesi a Drogheda e a Wexford ed espugnate Kilkenny e Clonmel, se ne tornò in Inghilterra lasciando ai suoi luogotenenti l'incarico di sottomettere il paese. La conquista fu compiuta nel 1652 ; i territori conquistati furono distribuiti ai soldati di Cromwell (Act of settlement, 1653) e gli Irlandesi rimasti senza terra, vennero confinati nel Connaught.

Con Carlo II le condizioni migliorarono un poco perché questi ebbe cura di sistemare i vari piantatori distinguendo le famiglie degli antichi anglonormanni, i piantatori di Elisabetta e Carlo I e i piantatori cromwelliani (Act of settlement, 1663). Il suo successore Giacomo II per riconquistare il trono inglese perduto (1688), poiché cattolico e ostile al Parlamento, puntò sulla Francia di Luigi XIV e sull'I.
V. L'I. sotto le legGi penall. - Allora il suo genero Guglielmo III di Orange sbarcò con un esercito nell'isola e sconfisse sul fiume Boyne l'esercito reale ( 30 giugno 1690). Conseguenza della sconfitta fu per l'I. una nuova piantagione di orangisti che andarono a occupare il luogo dei giacobiti messi al bando e un periodo di netto predominio dei protestanti, con l'applicazione di «leggi penali» e con la sparizione completa del regime tribale in forza dell'ultima espropriazione e dell' Act of resumption (1700) che ne seguì, in seguito al quale tutte le terre confiscate o concesse in I. dopo il 1689 dovevano far ritorno
allo Stato che le rivendette al pubblico incanto; mentre l'industria della lana veniva sradicata dal paese a vantaggio dell'Inghilterra, senza che valesse a compensarla l'introduzione dell'industria del lino di cui si avvantaggio solo l'Ulster orangista.

La soppressione del regime tribale, togliendo la cassa delle contese interne facilitò il sorgere dell'idea dell'unione degli Irlandesi, uguagliati nella loro qualità di cattolici (meno gli orangisti dell'Ulster), contro il dominatore inglese e protestante. Nel medesimo tempo le idee di tolleranza proprie del sec. xvili, che è il secolo dell'illuminismo, provocarono da parte degli Inglesi un alleggerimento delle leggi penali. Al protestante Enrico Grattan si dovette la proposta fatta al Parlamento inglese di parificare i diritti dei cattolici a quelli dei protestanti. La guerra d'indipendenza delle colonie inglesi di America, che provocò la formazione di un esercito irlandese di 42 mila volontari, giunto poi a 100 mila, contribuì a render meno pesante la dura mano degli Inglesi; mentre un'insurrezione nazionale (1798) ben presto domata, suscitata nell'isola dalla Rivoluzione Francese, persuase il primo ministro inglese Pitt a proclamare ( 1800 ) l'unione in un solo regno della Gran Bretagna e dell'I., con un unico Parlamento risiedente a Londra.
VI. L'unione dell'I. alla Gran Bretagna. L'unione, avversata dai protestanti irlandesi che vi scorsero una diminuzione della loro privilegiata situazione, non dispiacque ai cattolici perché la considerarono un mezzo per facilitare la loro emancipazione, facendoli uscire dall'isolamento e rendendo loro possibile di far sentire la loro voce nel Parlamento inglese.

Il sec. XIX è effettivamente quello in cui furono poste le solide basi dell'indipendenza d'I. Ma la via da percorrere era ancora lunga e scabrosa in quanto: 1) la Chiesa protestante aveva ancora una posizione privilegi