volume-07

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sionaria sia preparata e affiancata da una larga opera di elevazione dell'ambiente fisico-sociale delle popolazioni indigene. "Per i missionari della Consolata tale esigenza divenne una caratteristica costituzionale della loro esistenza" (V. C. Vanzin, Nuove no missionario, Parma 1943, p. 115). Seguendo le direttive della S. Sede essi associano al lavoro apostolico un'intensa opera di incivilimento (bonifica agraria, istruzione professionale, scuole). In relazione a questo metodo e programma di lavoro, eal fine di rendere più efficace l'opera di evangelizzazione, l'I. provvede alla formazione dei suoi membri con studi teorico-pietici di medicina, etnologia, antropologia, arti e mestieri.

Nel suo primo cinquantennio di esistenza l'I.M.C., oltre i cospicui risultati nel campo dell'apostolato, dovuti in gran parte al suo forte spirito unitario di azione (notevole anzitutto, nelle missioni africane, la fondazione di seminari e congregazioni religiose indigene) ha recato - con diffuse pubblicazioni, con il suo periodico, con altre attive forme di propaganda - un contributo decisivo alla penetrazione e diffusione dell'idea missionaria in Italia e particolarmente nelle diocesi del Piemonte. A tale fine sono anche ordinate le due associazioni cui l'I.M.C. ha dato vita in Italia e all'estero: l'Unione Dame missionarie della Consolata (fondata nel 1923), con lo scopo specifico di provvedere alle necessità cultuali delle chiese di Missione, e l'Associazione Amici Missioni Consolata (fondata nel 1947): ampia organizzazione estesa a ogni cera e condizione di persone, allo scopo di far convergere intorno al problema missionario il più largo e attivo interesse.

Fra le personalità più eminenti dell'I.M.C., oltre a Filippo Perlo (v.), primo vicario apostolico del Kenya e primo successore dell'Allamano, vanno ricordati: Gaudenzo Barlassina (n. nel 1880) che nel 1913 realizzo, in veste di commerciante, l'ardua e avventurosa penetrazione nel Kaffa, portando poi in breve volgere di anni la prefettura apostolica a insperati sviluppi (v. GIMMA, vicariato apostolico di) e fu in seguito, per due decenni, superiore generale
dell'I.; Gabriele Perlo (1879-1948), primo vicario apostolico di Mogadiscio; Francesco Cagliero (1875-1935) cui si deve l'opera di riorganizzazione della Missione di Iringa dopo la prima guerra mondiale; Giuseppe Perrachon (1886-1944), vicario apostolico di Niery, noto per studi linguistici e per la sapiente organizzazione scolastica del suo vicariato; Giovanni Balbo (1887-1937) di cui è apprezzato il contributo alle scienze naturali con la scoperta di non poche nuove specie della flora tropicale (a lui è dedicato il genere Tobalboa della famiglia delle Icanicaceae); Giovanni Bisio (1903-47) e Domenico Fiorina (n. nel 1904) ai quali è dovuta, in poco più di un decennio (19371948), la larga espansione dell'I.M.C. in Brasile.

La Curia generale ha sede in Torino, ma l'I. è diffuso, oltre che in molte diocesi d'Italia, anche in Porrogallo, Brasile, Argentina, Colombia, Stati Uniti, Canada, Sud-Africa e Inghilterra. Non è suddiviso in province, ma conserva un'unica direzione generale, pur avendo delle delegazioni erette dalla S. Sede, secondo un duplice criterio di regione e di attività.

Organo di pubblicità dell'I.M.C. è il periodico mensile Missioni Consolata fondato dall'Allamano in collaborazione con il can. G. Camisassa (titolo primitivo: La Consolata) nel 1899. L'I. conta ora 440 padri, 102 coadiutori laici, 202 chierici e oltre 600 aspiranti.

BibL.: Oltre la collezione Missioni Consolata, ricca di informazioni, e il Bollettino dell'I. M. C. (dal 1036, uffi iale). L. Sales, Il serco di Dio can. Giuseppe Allamano, 3² ed., Torino 1944; A. Saba, Storia della Chiesa, IV. ivi 1943, p. 430 sgg.; Archivio della S. Congr. dei Religiosi, T. 54. Per i contributi scientifici del P. Balbo, v. E. Chiovenda, Raccolte botaniche fatte dal Missionari della Consolata nel Kenia, Modena 1932; G. Cida, Le Epatiche della regione del Kenia, in Memorie della R. Arc. delle Scienze di Tarina, 2² sez., 65 (1941), pp. 1-11; F. Sappa e G. Piovano, Le raccolte brialogiche dei Missionari della Consolata nel Kenya e nel Tanganika, in Lacori di botanica, 8 (1947), pp. 223-33 e F. Sappa, ibid., 10 (1950), pp. 1-15. A. Pietro Frutaz

ISTITUTO PER LE OPERE DI RELIGIONE. - Eretto da S. S. Pio XII, il 27 giugno 1942, nella Città del Vaticano, allo scopo di provvedere alla custodia e all'amministrazione di capitali e di immobili, trasferiti o affidati ad esso e destinati ad opere di religione e di cristiana pietà.

Già Leone XIII, nell'intento di custodire e amministrare i capitali delle fondazioni pie, aveva costituito, l'ir febbr. 1887, una Commissione cardinalizia, con il nome di Commissione ad pias causas, e approvato un regolamento particolare, che rimase in vigore fino al 1904, quando Pio X, con nuovo regolamento, diede alla Commissione ad pias causas il nome di Commissione cardinalizia per le Opere di religione. Nuovi mutamenti e sopravvenute esigenze amministrative indussero S. S. Pio XII ad erigere il nuovo I. per le O. di R., con personalità giuridica propria, conservando lo scopo della precedente amministrazione, che venne cosi assorbita dall'I. (cf. chirografi di S. S. Pio XII, 27 giugno 1942, in AAS, 34 [1942], pp. 217-18; e 24 genn. 1944, in AAS, 36 [1944], pp. 45-46). Celestino Testore

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Istituto Pontificio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e dei SS. Ambrogio e Carlo per le Missioni Estere - Veduta - Milano.

ISTITUTO PONTIFICIO DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO E DEI SANTI AMBROGIO E CARLO PER LE MISSIONIESTERE. - L'I. pontificio delle Missioni estere di Milano, cosi com'è oggi, risulta dall'unione - avvenuta nel 1926 dell'Istituto delle Missioni estere di Milano, sorto nel 1850, per volere di Pio XI e iniziativa collettiva dei vescovi della provincia lombarda, con il Seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo per le Missioni Estere, sorto a Roma nel 1874 per merito del sac. Pietro Avanzini (v.), fondatore degli Acta Sanctae Sedis.

A Milano l'I. nacque con caratteristica di isticuzione provinciale, pur alla totale dipendenza e disposizione della S. Sede, per mezzo della Congregazione di Propaganda; con figura giuridica non religiosa, ma secolare, quasi in attuazione del mandato apostolico insito nella dignità episcopale; in forma, però, di società legata con vincolo permanente di unità e di attività, espresso prima con la "promessa formale" e, dal 1924, con il giuramento.

L'I. ebbe una prima missione, ceduta dai padri Mariati, nella Micronesia e Melanesia (1852-55), una seconda - però alla dipendenza di un prefetto apostolico spagnolo - a Labuan e Borneo (1855-60). La prima fu dovuta abbandonare per la morte di due membri (uno massacrato, il p. Mazzucconi (v.]) e la malattia di tutti gli altri; i due missionari della seconda, ritirati, furono indirizzati alla prefettura di Hongkong (1858); altri missionari furono poi inviati all'India, ai vicariati di Hyderabad e di Calcutta (1855). Nel secondo decennio dell'I. questi tre ultimi centri - Hongkong, Hyderabad, Bengala centrale (sviluppatosi da Calcutta) - formarono le prime vere missioni autonome dell'I. con propri superiori ecclesiastici. Poco prima del 1870 due nuovi centri, nella Birmania e nel Honan (Cina) venivano affidati all'I. di Milano. Gli inizi, faticosi e lenti, ebbero sviluppo più sensibile nei primi decenni di questo secolo.

Nel 1911 cominciò l'apertura di case per le vocazioni di studenti del ginnasio e del liceo : Monza, Genova, centro di vocazioni missionarie per il meridione d'Italia.

Dopo l'unione dell'I. di Milano con quello di Roma, l'area dell'apostolato del nuovo Pontificio I., s'allargava ad un'altra provincia della Cina, lo Shensi, dove il Seminario di Roma aveva avuto, nella insurrezione dei bosers (1900) un autentico martire, Alberico Crescitelli (v.), beatificato da Pio XII il 18 febbr. 1951. Nelle altre plaghe, invece, dove erano stati inviati i Padri di Roma, nell'Australia e nell'America, non si trattava più, ormai, di unità missionarie autonome.

Dopo la guerra etiopica, del 1935-36, l'I. ebbe una
prefettura, quella di Neghelli, cessata poi per le successive vicende, mentre la seconda guerra mondiale, con le sue ripercussioni nell'Estremo Oriente, recava gran pregiudizio alle missioni dell'I. ( 7 missionari uccisi da comunisti o soldati sbandati, in Cina, 1941-42). Chiuso, o quasi, la Cina e l'India, buon numero dei suoi membri passo al Brasile e alla Guinea Portoghese, e aprì caseprocure in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Attualmente l'I. ha le seguenti missioni: in Cina le diocesi di Hong-kong (v.), Hanchung (v.), Nanyang (v.), Weihwei (v.) e la metropolitana di Kaifeng (v.). In India: le diocesi di Bezwada (v.), Dinajpur (v.) e Hyderabad (v.); in Birmania il vicariato apostolico di Toungoo (v.) e la prefettura di Keng tung (v.). In Africa le missioni della Guinea Portoghese, in America la prelatura nullina di Amapá e missioni nel Paranà, in Manaus e in S. Paulo.

L'I. ha oggi 479 padri, un migliaio di studenti, una settantina di fratelli. Le sue missioni totalizzano 260.000 cattolici e 43.000 catecumeni; 2000 sono i catechisti indigeni impiegati nelle missioni e ro3o i maestri di scuola.

Una particolare benemerenza dell'I. è stata quella di una propaganda intensa a favore delle missioni in Italia, a cominciare fin dai primissimi anni, con la diffusione di stampa missionaria (relazioni dei missionari d'Oceania) e poi dal 1872 regolarmente con Le missioni cattoliche; nel primo ventennio di questo secolo, l'opera fu sviluppata in modo particolare dal p. Paolo Manna, con numerose pubblicazioni periodiche o occasionali, e un impulso ancora maggiore fu dato al movimento missionario con l'istituzione della Unione missionaria del clero (v.), che fece pure il primo tentativo in Italia di una rivista culturale (Revista di studi missionari, 1919-22).

Figure eminenti l'I. non può presentare se non nel campo dell'attività missionaria vera e propria, data la sua specifica fisionomia di i. missionario; vanno segnalati almeno: Salerio, Mazzucconi, Raimondi, tra i primi, e Marietti, Parietti, Barbero, tra gli immediati successori; poi ancora Biffi, Tornatore, Volonteri, Scarella, Pozzoni, per non parlare dei più recenti; sono tutti missionari - molti anche vescovi - che lasciarono orme indelebili dove lavorarono, quasi tutti fondatori di nuovi centri di vita cristiana. Alcuni trovarono anche tempo per lavori di cartografia, come il Salerio, il Reina, il Volonteri; o di letteratura in lingue indigene, come il p. Goffredo Conti, che creò la prima letteratura cristiana indigena per le tribù cariane della Birmania, che non avevano scrittura; il Marietti, che scrisse, in ottimo

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bengalese, una storia sacra, una storia ecclesiastica, libri di polemica contro i protestanti, ed altre cose minori; mons. Taveggia, autore di una buona versione bengalese del Nuovo Testamento. E buone monografie su popolazioni indigene scrissero il Salerio, il Rocca, il Macchi, il Manna, il Pezzoni, il Monfrini ed altri.

BibL.: G. Brombilla, Il Pontificio I. delle Missioni Estere e le sue missioni. I. Milano 1940: L'I. delle Missioni Estere di Milano e la sua opera di evangelizzazione (num. unico), ivi 1945: Le due facce (num. unico), ivi 1990; G. B. Tragella, Le Missioni Estere di Milano nel quadro degli avveninenti contemporanei, I. ivi 1930 .

Giovanni B. Tragella
ISTITUTO SPAGNOLO DI SAN FRANCESCO SAVERIO PER LE MISSIONI ESTERE. -
Nel 1899 d. Gerardo Villota fondò a Burgos il "Colejo de Ultramar" con lo scopo di aiutare le diocesi dell'America latina e le missioni. Nel 1919 Benedetto XV lo trasformò in - Seminario de Misiones " e fu inaugurato l'anno dopo.

Nel 1948 la S. Congregazione di Propaganda gli assegnò il nome sopra indicato affinché diventasse istituto nazionale per le missioni. Attualmente esso ha la prefettura apostolica di S . Jorge (Columbia), il vicariato apostolico di Los Rios (Ecuador) e due altre missioni nel Chiriqui (Panamà) e nel vicariato apostolico di Bulawayo (Rhodesia meridionale). Nell'ott. del 1949 è stata inaugurata la nuova sede per 300 alunni. Dal 1948 pubblica una rivista missionologica Misiones Estranjeras ed organizza settimane e corsi di cultura missionaria.

Bibl.: C. Ruiz Izquierdo, Temple de Apostol Fundador Villota. Del Colejo Eclesiastico de Ultramar y Propaganda Fide (1819) al Seminario Espadol de Misiones Estranjeras (1910). Burgos 1947.

ISTITUZIONE CANONICA : v. PROVVISTA CANONICA.

ISTITUZIONI di GIUSTINIANO: v. CORPUS IURIS CIVILIS.

ISTITUZIONI ed OPERE DI BENEFIGENZA: v. OPERE PIE.

ISTONIO : v. CHIETI e vasto, ARCIDIOCESI di.
ISTRIA. - I. Storia. - Le caratteristiche sedi abitate nella preistorica dell'I. sono i castellieri, che appaiono nell'età del bronzo; sono cerchie di mura in genere sulla sommità delle colline, opera di una popolazione illirica inumatrice, giunta dalle coste dalmate alla metà del II millennio (tipica la sede di Monte Orsino). Nell'età del ferro i castricoli divengono inumatori e hanno peculiari aspetti ve-neto-illirici, in connessione con la civiltà di Este (Pola, Ncsazia).

Sono questi gli Histri, guerrieri e navigatori, che vengono a contatto con i Romani quando viene fondata Aquileia. Contro di essi Roma combatte con alterna vicenda e li vince con la caduta di Nesozio (177 a. C.).

Augusto include l'I. nella X regione Venetia et Histria, portando il confine d'Italia all'Arsa (tra il 18 e il

12 a. C.) e dà alla penisola vigorosa vita romana nelle opere della cultura e del lavoro, polarizzata attorno alle tre colonie Pola, Tergeste e Parentium, ma spinta largamente fin nell'interno. Marco Aurelio comprende nell'Italia romana anche la costa orientale fino all'Enco.

Caduto l'Impero, sotto il dominio dell'esarcato l'I. conservò notevole vitalità agricola, commerciale ed artistica; ma con la conquista franca e con le istituzioni feudali vide infranta la compagine romana, mentre si affacciavano le prime infiltrazioni slave, cui cercò di reagire il placito del Risano (804). Con Ottone I (952) l'I. fu staccata dal nesso italico e da allora - sottoposta prima a deboli e lontani feudatari (che permisero così peraltro fin dalla metà del sec. xI la costituzione dei Comuni), poi alla prepotenza dei patriarchi d'Aquileia e, nella zona centrale, ai conti di Gorizia - la regione decarlde sempre più, conservando vitalità e cultura nelle città costiere, specie nelle settentrionali, datesi a Venezia o da lei occupate dalla metà del sec. x alla fine del xiv.

La caduta della Serenissima condusse l'I. più volte sotto il dominio della Francia e dell'Austria, che nel 1815 la occupò per più di un secolo, senza riuscire a disperdere le aspirazioni istriane all'unità nazionale. La quale, raggiunta nel 1918 e segnata da un vivo fervore di opere pubbliche (acquedotto, strade, bonifiche), non valse a difenderla dalle aspirazioni slave, che ebbero il predominio nel Trattato del 1947, determinando il doloroso esodo degli Istriani.

La vita cristiana in I. è in relazione con la netta preminenza che nella regione ha sempre avuto Aquileia. Il più antico vescovo noto è Mauro, martire a Parenzo sotto Diocleziano (293); il martire più antico sembra però Germano di Pola (284), seguito da Giusto di Trieste (289). Resti monumentali attestano fin dai primi del sec. iv una vivace attività nelle chiese di Parenzo, Pola e Trieste, che sono le diocesi più antiche, accanto a quelle di Cissa, Pòdena, Sipar e Ossero, da attribuire al sec. v-vi. Esse furono poi seguite da quelle di Emonia (Cittanova) e Capodistria, soppressa la prima nel 1828, quando la seconda fu unita a Trieste e Pola fu unita a Parenzo. Tutte le sedi vescovili sono suffraganee di Gorizia, erede di Aquileia dal 1751. Dal 1947 in I. esiste un amministratore apostolico. Figure ecclesiastiche di rilievo sono s. Massimiano da Vistro, arcivescovo di Ravenna (546-52), Pier Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria (1536-49), morto nell'eresia, Giacomo Filippo Tommasini, vescovo di Cittanova (1641-55), storico di larghe vedute.
II. ARTE. - L'I. dà uno dei più rari contributi all'arte primitiva con i rilievi del supposto santuario di Eia a Nesazio, attribuiti al sec. vi a. C. Dalla seconda metà del sec. I a. C. cominciano i documenti d'arte romana con la porta d'Ercole a Pola, la città in cui l'architettura antica ha lasciato segni di primissima importanza (tempio d'Augusto, arco dei Sergi, Arena), non assenti peraltro ananche in altre sedi (Trieste, Parenzo): prova che la regione era pienamente legata alle correnti dell'arte metropolitana. L'età cristiana a Parenzo e a Pola dà complessi basilicali, esemplati sulle sule rettangolari aquileiesi, in varie stratificazioni, che risalgono al principio del sec. Iv e si coronano nelle forme dell'architettura ravennate. Specialmente notevole la ricchezza della decorazione

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(fot. Musco dell'I. . l'ola)
ISTRIA - Altare di S. Giorgio, in legno scolpito dorato e dipinto (sec. XVII) - Promontore, chiesa parrocchiale.
musiva, parietale (Parenzo) e pavimentale (Parenzo, Orsera, Trieste, Pola), quest'ultima veramente tipica nella regione, e la serie dei plutei marmorei del sec. vi a Parenzo e a Pola. Apprezzabili apporti d'arte barbarica dànno i cibori di Pola e di Cittanova, mentre solo con il sec. XI riprende l'attività costruttiva con vari edifici religiosi, quali l'Assunta di Trieste (ora S. Giusto), S. Clemente e S. Stefano di Pola, S. Sofia di Due Castelli, S. Maria di Muggia Vecchia. S. Martino di S. Lorenzo del Pasenatico, del sec. XI, è l'ultima eco ravennate, con il sacello di S. Giusto a Trieste e l'cptagonale S.ma Trinità di Rovigno.

Vari castelli segnano il dominio della nobilta feudale (Pietrapelosa, Momiano), mentre i Comuni animano i Palazzi civici (superstite in parte quello di Pola, 1296). S. Lorenzo del Pasenatico ha integre le mura (secc. x-xv) e belle cinte murate più tarde hanno Muggia, Cittanova, Cherso, Pirano. Echi lombardi appaiono all'alba del Duecento nel battistero di Capodistria, mentre modi marchigiani segnano il S . Francesco di Pola, sorto all'alba del Trecento. La cappella dei Vescovi di Gallignana è il solo esempio di gotico puro, del quale son eco i soffitti ad alveare di molti presbiteri di chiese o cappelle (caratteristiche in I. le chiesette rustiche diffuse in ogni tempo). La Serenissima porta le sue ogive trilobe negli edifici civili di Capodistria, Parenzo, Pirano, Dignano e nella limpida facciata del duomo di Muggia. Un Rinascimento un po' duro, ma garbato, mostrano le chiese di Ossero, Cherso, Sanvincenti, con le loro belle fronti tricentinate sulle linee del Duomo di Sebenico.

La scultura in pietra non ha grandi esempi; più diffusa è quella in legno negli altari scolpiti, che hanno echi friulani. La pittura, che ha aspetti notevoli per i secc. XI-XII a S. Lorenzo del Pasenatico e a Sanvincenti, e conta i mirabili musaici di Trieste e gli affreschi di Muggia Vecchia del sec. XIII, lascia chiarì segni attraverso il colorire veneziano di Paolo a Trieste, dei Vivarini, di

Vittor Carpaccio, di Cima, di Gaspare della Vecchia, del Tiepolo. Due pittori istriani hanno lasciato buona fama di sé : Bernardo Parentino a cavaliere del 1500 e Francesco Trevisani, che lavorò a Roma ai primi del Settecento.

Saldissime forme cinquecentesche hanno le porte di Pinguente, di Cherso, di Albona, mentre nascono i campanili di Rovigno e di Pirano e si fanno eleganti quelli di Capodistria e di Buie, sull'esempio di S. Marco e di Aquileia. Il Settecento ha nobili edifici a Trieste (S. Maria Mieggiore) e ad Isola (Palazzo Besenghi) e il neoclassico imprime il carattere all'architettura di Trieste; la pittura dell'Ottocento anche a Trieste ha aspetti apprezzabili sulla linea veneziana e nella scultura il tempo presente dà fama nazionale a Marcello Mascherini. - Vedi tav. XXI.

Bibl.: P. Kandler, Codice diplomatico istriano, Tricate 1823 1864:C. Marchesetti, I castellieri di Trieste e della regione gindia, ivi 1903; G. Caprin, I. nobilissima, ivi 1905; H. Folnesics-L. Planisca, Bau- und Kunstdenkmäler des Küstenlandes, Vienna 1916; B. Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'I., Trieste 1924; B. Benussi, L'I. nei suoi due millenni di storia, ivi 1926; Lazzoni, pp. 646-65; L. Granovica, Teste e celeste di generalin ecclesiastica e missionaria, Bergamo 1928, pp. 20-21; R. Battaglia, Le civiltii preromane della Venezia Giulia e le prime immigrazioni slave, in Venezia Giulia terra d'Istilia, Venezia 1946, pp. 37-38; B. Ziliotto-M. Mirabella Roberti, I. e Quarnaro itolians, TriestePerugia 1948: Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria, dal 1884 in poi. Mario Mirabella Roberti

ISTRIONI. - Dal lat. histrio -onis (anche mimus), cioè commediante, mimo, era cosi designato l'attore nel teatro romano.

Primo loro patria sembra essere stata la Sicilia; di là passarono nel continente per stabilirsi a Roma, dove il loro successo compromise quello dei poeti tragici e comici. La professione di i. era una di quelle che traeva con sé, in chi l'esercitasse, la minima capitis deminutio, come inestiere degradante.

La Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, iniziò una decisa lotta contro di loro per un duplice motivo: l'immoralità che portavano sulla scena e l'essersi prestati alle derisione dei riti cristiani. Sul primo punto, l'immoralità, fanno fede anche testimonianze pagane. Seneca afferma: «niente è più pericoloso che fermarsi in qualche spettacolo» (Epist., 1. 1, 7). Particolarmente immorali tra gli i. erano i «timelici», cosiddetti perché danzavano davanti a Bacco, denominato Timelé, esibendosi in ogni inverecondia e trivialità per divertire il pubblico (Marziale, Epigram., I, 76). Tanta era l'immodestia delle rappresentazioni, delle parole e della musica che lo stesso Tiberio se ne lamentò in Senato e proibì simili rappresentazioni. Ma furono riammesse in seguito da Nerone, che poi derette a sua volta proibirle per il dilagare della disonestà pubblica (Tacito, Annales, IV, 14).
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(fot. Compagnia Patenstere . . Torino)
ISTRIA - Il porto e il campanile di S. Giorgio (sec. XVI) - Pirano.

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In alto: CHIESETTA DELLA MADONNA DEI GRECI - Portole.
In basso: INTERNO DELLA CHIESA DEL CIMITERO, con affreschi del sec. xili - Sanvincenti.

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(1id. Fint)
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In alto: CATENA DEL MONTE BIANCO. Versante italiano - Courmayeur (Aosta). In basso: RUDERI DELL'ABBAZIA DI S. GALGANO (secc. xit-xiII) presso Siena.

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In alto a sinistra: PANORAMA DI LOVERE - Lombardia. In alto a destra: COLTIVAZIONI DI GAROVANI A POGGIO - S. Remo. In basso a sinistra: PINETA DI CLASSE DI RAVENNA. In basso a destra: CASCATA DELLE MARMORE - Terni.

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
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(per cortesia del prof. Mirabella Ruberti)
Istria - Chiosiro del convento di S. Francesco (sec. xiv) - 'Pola.

Finché tuttavia rimanevano sulla scena, la Chiesa li trattava con molia severità. S. Cipriano li chiama maestri di impudicizia e li esclude dalla comunione ( E p i it., I: PL 4, 211 sgg.). La stessa severità si trova presso gli altri africani (cf. s. Agostino, De civitate Dei, IV, 26: ibid. 41, 132 sgg.), e i Padri in genere, da s. Girolamo (Epistolae, 4, 5: ibid. 22, 515) a Paolo Orosio Historiarum, V, 5: ibid. 31, 807), fino agli scrittori fuori dell'epoca patristica (Alcuino). Anche i concili non furono teneri con gli i. Su s. Genesio Mimo v.: gexssio, santo, martire.

Gli i. erano esclusi dai Sacramenti e dal ministero ecclesiastico, ma anche dagli atti legittimi ecclesiastici. Un chierico doveva immediatamente allontanarsi dal luogo ove un i. stesse rappresentando qualche scena (Concili di Laodicea [ca. 343-80], can. 54; di Cartagine [419], can. 2; di Adge [506], can. 39; Trullano [692], can. 24).

Gli imperatori cristiani Teodosio il Vecchio (386) e Teodosio il Giovane (424) proibirono le rappresentazioni nei giorni solenni, e si ebbe tutta una legislazione restrittiva (Cod. XI, 40).

La Chiesa trionfò pienamente solo quando alle scandalose rappresentazioni sceniche del paganesimo costituì le rappresentazioni medievali, creazione del cristianesimo. Le condanne della Chiesa contro gli i. non suonano tuttavia condanna del divertimento in sé e dell'arte di colui che si fa strumento del divertimento altrui. Il giuoco può essere lecito o illecito per ragione della matéria, del tempo, del luogo, e di altre circostanze. Quindi la professione di i., dice s. Tommaso, non è in sé cattiva, se il giuoco in sé e nelle circostanze non sia contrario all'onestà, poiché il giuoco è necessario per ricreare l'uomo e sollevarlo dalle pene inseparabili della vita umana (Sum. Theol., 2ᵃ-2^{mathrm{ae}}, q. 168, a. 3 ad 3). D'altra parte
gli i. che beffeggiano la modestia ed esaltano l'inverccundia nelle loro rappresentazioni pubbliche peccano contro la carità e contro la modestia o contro la virtù da loro derisa nel caso specifico, poiché sono colpevoli di scandalo diretto.

Questo giudizio, se ha solo un valore storico per gli antichi i., ha per analogia un valore attuale per il modo di comportarsi di coloro che ne sono in qualche maniera gli eredi dell'arte di divertire: comparse, artisti di varietà, stelle e divi del cinema, artisti del teatro, radiocommentatori, ecc.

Biul.: Th. Mommsen-I. Marquardt, Manuel des antiquités romaines, trad. franc., XIII, Parigi 1890, p. 304 sgg.; H. Leclercq, Mime, in DACL. XI, coll. 1203-1205. Giuseppe Sirna

ISTRUTTORIA. - E l'attività destinata a sottoporre, sotto l'aspetto probatorio, all'esame del giudice il materiale di cognizione necessario alla definizione della lite.

Tale attività si presenta come una vera e propria collaborazione fra il giudice, che ha il potere-dovere di assumere le prove, e le parti litiganti, alle quali incombe, di regola, l'onere della iniziativa istruttoria.

Facendo riserva per le nozioni riguardanti la definizione, le distinzioni e la valutazione delle prove (v. PROCESSO) si limita qui l'esame dell'i. a quelli che sono gli elementi della meccanica processuale.

L'assunzione delle prove deve essere normalmente fatta nel cosiddetto periodo istruttorio, che si apre di ufficio dopo la litis contestatio (CIC, can. 1371, n. 2) e si chiude con la conclusio in causa (can. 1860 \ 1).

Prima della litis contestatio le prove non possono essere assunte se non per motivi eccezionali indicati dal CIC (can. 1730), mentre dopo la conclusio in causa ciò è consentito solo per le cause in cui la sentenza non è suscettiva di passaggio in giudicato nei casi di legittimo impedimento (can. 1861 \ 1).

Nell'ambito del periodo istruttorio il giudice assegna con proprio decreto alle parti un congruo termine entro
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(per cortesia del prof. Mirabella Ruberti)
Istria - Facciata del duomo di Muggia. Fondato nel 1263, ricostruito nel 1467.

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il quale esse devono offrire le prove giudiziali che credono di loro interesse fornire; il quale termine è ordinatorio e come tale prorogabile dal giudice su istanza delle parti. L'assunzione riguarda naturalmente soltanto le prove che siano dichiarate o semplicemente ritenute ammissibili e rilevanti. Lo stesso giudice preposto alla loro assunzione - la cui figura nel caso del tribunale collegiale ha di regola una propria indipendenza - giudica in via preventiva dell'ammissibilità delle prove ed ove sorgano in materia controversie queste saranno decise nei modi del rito incidentale. Tale giudizio preventivo sull'ammissibilità delle prove, sia che venga fatto dal giudice istruttore e sia viceversa (ciò che accade raramente) che lo compia il giudice che dovrà decidere del merito, non esercita però - anche ove esso si sia manifestato in forma di provvedimento giurisdizionale per l'incidente sorto - influenza sulla valutazione delle loro risultanze. Le prove devono essere fornite dalla parte con mezzi propri e non con mezzi di pertinenza dell'avversario; ai quali ultimi è dato però di ricorrere quando si tratti di materia comune ad entrambe le parti (p. es., can. 1822).

Sull'ammissibilità delle prove è da tenersi presente il can. 1749, per il quale il giudice ha facoltà di respingere le prove la cui ammissione provocherebbe eccessive lungaggini del giudizio, dando la preferenza a quelle di pronta realizzazione, a meno che esse non siano necessarie per la manifesta influenza di quelle già acquisite (cf. cann. 1754-62). In materia, sempre viva è la preoccupazione del legislatore canonico, cui preme che le liti siano definite dal giudice nel più breve tempo possibile (can. 1731 § 2). L'iniziativa istruttoria non sempre però è delle parti; come si vedrà, infatti, alcuni determinati mezzi sono stabiliti dal giudice direttamente (cann. 1806, 1832).

Quando essa è della parte, questa richiede, con apposita istanza giudiziale, l'ammissione del mezzo istruttorio cui ha interesse, ed il giudice, sentite le altre parti e risolta, se del caso, ogni specifica questione incidentale, accoglie o respinge l'istanza con un proprio decreto che deve essere notificato alla controparte.

Le regole sull'assunzione delle prove valgono per le prove costituende in giudizio, bastando per quelle precostituite che le parti ne facciano la diretta esibizione alla cancelleria del tribunale. Una volta ammessa la prova, per quello che concerne il suo espletamento, al giudice che vi è preposto, non presentaiando tra l'altro le parti private allo svolgimento di tali attività processuali, sono riservate dal diritto canonico le più ampie facoltà.

Di regola le prove sono raccolte nell'aula del tribunale, salvo che per la loro natura (p. es., accesso giudiziale) non si renda necessario espletarle altrove, in una o più sessioni, con verbali separati che devono essere - per la parte che riguarda il loro intervento - letti agli interessati e da questi firmati.

BibL.: F. Roberti, De processibus, II, Roma 1926, p. 24 sgg.; Werne-Vidal, VI, p. 374 sgg.; M. Legs, Commentarius in indicia ecclesiastica, II, Roma 1939, p. 622 sgg.; M. Conte a Co. ronata, Institutiones iuris canonici, III, Torino-Roma 1941, pp. 178 sgg.; F. Della Rocca, Istituzioni di diritto processuale canonico, Torino 1946, p. 202 sgg. Ferdinando della Rocca

ISTRUZIONE. - Sotto questo nome si intende nel linguaggio dell'eloquenza sacra ed anche nel CIC una certa maniera di esporre le verità della fede, in modo da indirizzare direttamente alla pratica della morale cristiana. L'i. dice così ordine alla pratica cristiana, mentre le conferenze si limitano a mostrare la fondatezza delle verità di fede. L'i. si sviluppa secondo il piano tradizionale del catechismo nel doppio scopo di istruire e di trascinare all'azione. Essa si indirizza a tutti i fedeli e deve conseguentemente adattarsi alle condizioni diverse che si incontrano. Da qui le varietà quasi infinite dei modelli.

Le qualità principali, che si richiedono, sono la chiarezza e l'autorità di vero maestro, assieme alla delicatezza ed all'affetto del buon pastore. Ma so-
prattutto la semplicità rimane, insieme all'unzione, la legge fondamentale dell'i.

Nel CIC speciali i. sono prescritte, periodicamente ( 2 volte al mese), per i fratelli conversi e per i familiari (cioè persone di servizio) degli Ordini e Congregazioni religiose, adatte alla loro capacità : dall'esecuzione ne è chiamato responsabile il superiore locale (can. 309 § 2, n. 2). Nel periodo di noviziato per i conversi deve aggiungersi un'i. settimanale (can. 365 § 2). Materia di tutte queste i. deve essere il catechismo stesso (obtistionae cathechesis.... instructio). Ugualmente settimanale deve essere l'i. religiosa non strettamente catechetica (de rebus spiritualibus) da tenersi agli slumsi di seminario, sotto la diretta responsabilità del vescovo (can. 1367, n. 5). La scelta del predicatore è ad arbitrio del superiore religioso o del rettore del seminario e suppone un incarico dato per un certo periodo (p. es., ad anmim), affinché sia possibile l'organico svolgimento di un programma. Per l'i. religiosa al popolo, v. PRESTAZIONE; al fanefulli, v. catechisti.

BibL.: Werne-Vidal, II, n. 701; III, nn. 284-85; S. Goyeneche, De religiosis, Roma 1938, pp. 40-41. Pietro Palazzini

ISTRUZIONI DELLE SACRE CONGREGAZIONI. - Le Congregazioni Romane (v.) sono investite di un triplice potere: legislativo (che almeno in senso ampio non si può loro negare), dottrinale ed amministrativo. Le loro decisioni portano il nome generico di decreti, che, secondo i casi, hanno nomi specifici: praecepta, rescritti e dichiarazioni, decisioni, o risoluzioni, decreti generali o particolari ed infine i.
L'i. per sé indica una norma semplicemente dichiarativa, la quale richiede, più che l'osservanza ad litteram, di seguire una determinata direttiva. In altri termini dà alle persone a cui è diretta la norma, con cui si possono e si debbono governare, senza per questo costituirsi per loro in legge universale o particolare.

Lo scopo di queste i. è bene indicato da Benedetto XV nel motu proprio del 16 sett. 1917 Cum iuris: «Ufficio ordinario (delle SS. Congregazioni) sarà di curare che vengano religiosamente osservate le prescrizioni del Codice e di emettere i., se ne sia il caso, che rendano più chiaro ed efficenti le prescrizioni del Codice e ne appaiano quasi un commento» (AAS, 9 [1917], p. 483). La finalità delle i. si riduce dunque a fissare l'interpretazione della legge e ad assicurarne l'osservanza nei particolari.

L'interpretazione è data non già perché la legge sia dubbia (ciò, trattandosi dei canoni del CIC, apparterrebbe alla Pontificia Commissione per l'aunentica interpretazione), ma per darle una maggiore efficenza e quasi integrarla con più diffuse delucidazioni, quali il nudo e scheletrico testo della legge non potrebbe dare.

Non possono tuttavia le i. derogare alla legge che hanno l'ufficio di completare nella maniera predetta, e se alcune disposizioni dell'i. non s'accordano con la legge stessa, quest'ultima, sebbene anteriore, è da preferirsi. Le i. entrano in vigore immediatamente, senza alcuna vacatio, non essendo leggi, ma complemento della legge. Perciò, caduta la legge, cessano anche di avere valore le i., poiché l'accessorio segue il principale. Le i. contengono non solo materia di consiglio, ma anche di precetto, quando ciò appare dal tenore delle parole o quando nelle i. sono richiamate alla mente prescrizioni di diritto divino od ecclesiastico universali o particolari.

Numerose sono le i. emesse dopo la promulgazione del CIC, come la Instructio della S. Congr. dei Sant'Uffizio de munitione oecumenica, 20 dic. 1949 (AAS, 82 [1950], p. 142), la Instructiones della S. Congr. dei Religiosi, 3 nov. 1921, sul secondo anno di noviziato (ibid., 13 [1921], p. 539 sgg.) e del 6 febbr. 1924 sulla clausura papale (ibid., 16 [1924], p. 96 sgg.); la Instructiones della S. Congr. dei Sacramenti, 4 luglio 1921, sulla prova dello stato libero e la denuncia del matrimonio contratto (ibid., 13 [1921], p. 348 sgg .), quella del 27 marzo 1929 sulla celebrazione della S. Messa e distribuzione della S. Comunione (ibid., 21 [1929], p. 631 sgg.), quella del 1° luglio

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# ITALIA FISICA

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ItALIA - Carta d'I. di Giacomo Angelo fiorentino (1472) - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 277, ff. 124-125.
1929 agli Ordinari d'Italia per l'esecuzione dell'art. 34 del Concordato con l'Italia (ibid., 21 [1929], p. 351 sgg .), quella del 15 ag . 1936 sulle norme da osservare dai tribunali diocesani nelle cause di nullità dei matrimoni (ibid., 28 [1936], p. 313 sgg .); quella del 26 maggio 1938 sulla custodia della S.ma Eucaristia (ibid., 30 [1938], p. 198 sgg .), quella del 29 giugno 1941 sulle investigazioni da promettere al matrimonio (ibid., 33 [1941], p. 297 sgg.), quella del 1° ott. 1949 sugli indulti per l'oratorio domestico, l'altare portatile, la celebrazione della S. Messa senza inserviente, la custodia della S.ma Eucaristia nelle cappelle private; la i. della S. Congr. del Concilio, 10 giugno 1929, per l'amministrazione dei beni beneficiari ed ecclesiastici in Italia ecc.

Bibl.: A. Monier, De curia Romana, Lovanio 1912, p. 218; G. Michiels, Normae gen. iur. can., I, Lublino 1929, pp. 126, 184; A. Van Hove, De legibus, Malines-Roma 1930, pp. 142, 252, 374; id., Proleg., 2ᵃ ed., ivi 1945, n. 72, p. 75 . Pietro Polazzini

ITACIO : v. IDazio.
ITALA. - Titolo con il quale per lungo tempo si è chiamata l'antica versione latina della Bibbia, anteriore alla Volgata (v.). Ora tale terminologia è sostituita con quella di "antiche versioni latine" o Vetus latina oppure con "versioni pregeronimiane", perché non si può parlare di una traduzione latina completa e omogenea della Bibbia prima di s. Girolamo (v. Latine, versioni della bibbia).

La denominazione I. figura solo in un oscuro testo di s. Agostino, che, parlando delle versioni bibliche, afferma: "In ipsis autem interpretationibus, i. ceteris praeferatur, nam est verborum tenacior cum perspicuitate sententiac" (De doctrina christiana, II, 15. 22 :

PL 34, 46). Secondo alcuni s. Agostino indicherebbe la superiorità del testo diffuso in Italia su quello africano; secondo altri, con scarsa verosimiglianza, la nuova versione di s. Girolamo. Taluni, infine, considerano la lezione i. come corruzione di illa, di usitata o di Aquila, magari supponendo una lacuna nel testo.

Bibl.: D. de Bruyne, L'I. de st Augustin, in Revue bénédictine, 30 (1913), pp. 294-314; id., Encore l'I. de st Augustin, in Revue d'histoire ecclésiastique, 23 (1927), pp. 779-85; A. Vaccari, Alle origini della Volgata. I. I. e Volgata, in Civ. cult., 1913. iv, pp. 21-36; id., Una - I. - fraice negli scritti di s. Agostino, ibid., 1929, iv, pp. 108-17; F. Cavallera, St Augustin et le texte biblique: l'I., in Bull. de littér. ecclés., 7 (1915-16), pp. 365-71, 410-28; id., Encore l'I. de st Augustin, ibid., 29 (1928), pp. 119-36; B. Botte, I., in DBs. IV, coll. 777-82. Angelo Penna

ITALIA. - La regione italiana corrisponde, nei suoi confini naturali, a quella parte di Europa che si stende a mezzodì dell'arco alpino, dalla foce del Varo al Quarnaro.

SOMMARIO: I. Geografia. - II. Storia civile ed ecclesiastica. - III. Organizzazione ecclesiastica. - IV. Condizione giuridica della Chiesa. - V. Letteratura. - VI. Arte. - VII. Ordinamento scolastico.

## I. Geograbia.

La superficie della regione italiana si aggira sui 325 mila kmq . Quella dello Stato italiano, invece, qual'è uscito dalla seconda guerra mondiale, resta alquanto al di sotto di tale cifra ( 301.021 kmq .), non solo per effetto delle recenti mutilazioni sulle frontiere occidentali (Colle del S. Bernardo, Passo del Moncenisio, Valle Stretta, "territori di caccia" sulle testate dei fiumi Tinea e Vesubia, ed alta e media Val di Reja: in totale 710 kmq .) ed orientale

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(Zara, Istria, media ed alta Valle d'Isonzo : 7390 kmq ., senza contare i 783 kmq . dello Stato libero di Trieste), ma anche perché i confini politici del territorio d'ante guerra ( 310.190 kmq .) non coincidevano, neppur essi, con quelli naturali. Restavano e restano, pertanto, fuori dello Stato italiano, oltre quelli già accennati, lembi che geograficamente spettano alla regione italiana: il Principato di Monaco ( 1,5 kmq.), la Svizzera italiana ( 3933 kmq .), il Nizzardo e la Corsica (9409 kmq.), e l'Arcipelago di Malta ( 316 kmq.).

L'I., che occupa una posizione mediana tra le penisole sud-europee, è di queste la più piccola: della sua area un quinto spetta alla sua parte insulare, due quinti a quella propriamente peninsulare ed altrettanto alla continentale. Caratteristici della sua figura, rassomigliata spesso ad uno stivale, lo sviluppo della penisola obliquo ai paralleli e la forte sproporzione tra la sua lunghezza ( 1200 km .) e la sua larghezza, che è in media di 350 nel l'I. continentale e 150 in quella peninsulare. A quella stessa obliquità è poi dovuto il fatto che tale sproporzione si annulla quasi del tutto quando si considerino le coordinate estreme di latitudine (dal 47° 5^{′} 30^{′ ′} mathrm{N}. della Vetta d'I. al 35° 29^{′} 24^{′ ′} mathrm{N}. della punta di Cala Maluk nell'Isola di Lampedusa) e quelle di longitudine (dal 6° 22^{′} 59^{′ ′} E. Greenw. della Rocca Chardonnet nelle Alpi Cozie al 18° 31^{′} 18^{′ ′} E. del Capo d'Otranto) : la differenza è rispettivamente di 17° 36^{′} 6^{′ ′} e 11° 58^{′} 19^{′ ′}. Sono evidenti i vantaggi dovuti alla posizione della penisola che, nel mezzo del Mediterraneo, tra i due bacini che lo costituiscono, fa figura di ponte fra le opposte sponde : essa si trova a metà distanza fra la porta naturale (Gibilterra) e quella artificiale (canale di Suez) di questo bacino, e quindi lungo le rotte di mare, di terra e dell'aria fra l'Atlantico nord-orientale e l'Europa occidentale da un lato, l'Africa settentrionale, l'Asia anteriore e meridionale e l'Australia dall'altro.

Nella plastica del territorio italiano prevalgono colline ( 40 \% ) e montagne ( 39,6 \% ). Le pianure ne occupano appena 1/5 in superficie: di queste l'unica che spicchi per le sue dimensioni e la sua complessa importanza geografica è quella padana, che Alpi ed Appennini chiudono da tre lati, e s'apre sull'Adriatico con un ampio orlo lagunare. Alpi ed Appennini, sebbene orograficamente saldati, differiscono non solo per la maggiore altezza media delle prime, di cui all'I. spetta solo il più breve e ripido versante interno, ma anche per le forme meno aspre dei secondi, dei quali, oltre alla presenza di altopiani (Altruzzi) e di zone vulcaniche (Antiappennini), è caratteristica la frequenza di più o meno ampi bacini intermontani, che spesso corrispondono a laghi colmati. Il rilievo delle isole maggiori si può, in sostanza, ricondurre a quelle dell'Appennino (Sicilia) anche se in Sardegna prevalgono aspetti più propriamente antiappenninici e la Corsica ricordi piuttosto le Alpi. In complesso, sia per la varietà di struttura e di forme che la loro complicata storia geologica ha determinato, sia per l'alternarsi, anche su brevi spazi, di zone sollevate e depresse, o distinte per la natura delle rocce dominanti (tipica, p. es., sotto questo riguardo, la diffusione dei calzari nelle regioni centro-meridionali), sia per la disposizione delle masse montuose rispetto ai mari periferici, sia infine per le conseguenze che ne discesero nell'originario manto vegetale o si rivelano nelle particolari vocazioni economiche, il paesaggio italiano presenta una ricca gamma di sfumature. La compartimentazione regionale che ne risulta è assai più minuta di quanto non appaia dalle 24 unità storiche che vi riconoscono tradizione e amministrazione : numerosi toponimi perpetuano ancora, nell'uso locale, la vitalità di distinzioni che bastano a caratterizzare lembi continentali (Monferrato, Brianza, Cadore), peninsulari (Lunigiana, Mugello, Marsica, Cliente) ed insulari (Valdemone, Gallura, Balagna; sono scelti a caso, solo alcuni esempi) aventi ognuno una più o mena chiara individualità geografica.

Una tale compartimentazione richiama anche alle diversità climatiche, naturali, data la notevole estensione
in latitudine del territorio italiano, seppure attenuate, per quanto concerne i regimi termici, dall'azione protettiva della barriera alpina e dall'influenza cguagliatrice del Mediterraneo. Tipi meno francamente marittimi si hanno nell'I. settentrionale, come conseguenza non tanto della continenzialità di queera, quanto della vicina regione pan-nonico-balcanico: notevole è perciò il contrasto termico tra il lato volto all'Adriatico, che più ne risente l'influsso, e quello sul Tirreno, beneficato dal tepido soffio dei venti occidentali. Quanto alle piogge, più abbondanti nelle Prealpi e nell'alto Appennino, meno nelle pianure e specie nel Mezzogiorno, il loro quantitativo medio annuo è dovunque superiore ai 500 mm . (e notevolmente più elevato nell'area alpina) e perciò adeguato, in genere, ai bisogni delle colture, quando se ne eccettuino alcuni lembi (Tavaliere delle Puglie). E tuttavia da rilevare che queste precipitazioni, mentre tendono a concentrarsi nella stagione estiva nell'I. meridionale e nelle isole (che perciò soffrono di una prolungata siccità estiva), presentano due massimi (sutunno e tarda primavera) nel resto della penisola, ed un unico massimo estivo (con minimo invernale) lungo l'orzo alpino.

Queste condizioni climatiche, insieme con la forma del territorio e la disposizione del rilievo, spiegano perché l'I. manchi di orterie fluviali notevoli, eccettuato il Pa ( 650 km .; bacino 75 mila kmq .), l'unico paragonabile ai maggiori corsi d'acqua europei. L'incostanza dei regimi, le forti pendenze e perciò la scarsa navigabilità sono caratteri comuni a quasi tutti gli altri, e si accentuano nel Mezzogiorno e nelle isole. Numerosi, relativamente, i laghi, dei quali i maggiori si trovano lungo la chisetta alpina, nonché gli stagni costieri e le tipiche lagune (litorale veneto-romagnolo). Con la presenza di questi ultimi, che attestano di un insufficiente drenaggio delle acque nelle regioni costiere, va messa in rapporto la diffusione della malaria, che costituì a lungo la malattia endemica più perniciosa che abbia afflitto l'I.

Il territorio italiano, abitato dalla più remota antichità (almeno dal paleolitico medio), costituisce una delle zone europee di più alta densità di popolazione. Non meraviglia, perciò, che vegetazione e fauna originarie vi abbiano subito trasformazioni così profonde, da non essere riconoscibili se non in lembi e con forme residuali. Tanto la macchia mediterranea (associazione di alberi e arbusti a foglie persistenti, caratteristica delle regioni litoranee e sub-litoranee), quanto il bosco hanno quasi dovunque fatto luogo non solo alle colture, ma anche al pascolo, mentre molte aree acquitrinose od inondabili o, per contro, steppose sono state conquistate anche esse all'agricoltura. Del resto, la trasformazione continua ai nostri giorni con le bonifiche, destinate a guadagnare sempre nuovi spazi alla crescente popolazione.

Negli ultimi cento anni questa è infatti più che raddoppiata. Il primo censimento ufficiale della popolazione del Regno d'I. ( 31 dic. 1861) accertò la presenza di 21,8 milioni di ab., corrispondenti, entro gli attuali confini, ad un totale di 25,6 milioni di anime.

La densità media della popolazione italiana ( 153 ab . a kmq.) è superata, in Europa, solo da quella del Regno Unito (207) e della Germania (193) : le più elevate cifre del Belgio (282) e dell'Olanda (293) si rapportano a basi territoriali comparabili con le nostre regioni. La popolazione vive, di regola, disseminata nelle campagne o raccolta in piccoli centri nelle regioni settentrionali e centrali; diserta invece la campagna e si aggiornata in grossi borghi ed in città nell'I. meridionale e nelle isole. Intorno al 1800 , tuttavia, non vi erano in I. che 5 centri urbani con oltre 100 mila ab. (Napoli con 400 mila, Palermo con 200, Roma con 150, Venezia con 140 e Milano con 130) e fino a vent'anni fa nessuna delle nostre città superava il milione di ab. Oggi i comuni con più di 50 mila ab. sono 77 (di cui 65 capoluoghi di provincia) e 14 hanno una popolazione superiore ai 100 mila ab. (Messina, Verona, Taranto, Padova, Brescia, Livorno, Reggio Calabria, Ferrara, Cagliari, La Spezia, Parma, Modena, Bergamo, Reggio Emilia), 6 ai 250 mila (Palermo, Firenze, Bologna, Venezia, Catania e Bari), e ai 500 mila (Torino a Genova) e tre al milione (Roma [ 1.650 mila), Milano [1.287 mila] e Napoli [1.021 mila]).

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REGIONI

|  | Numero dei comunis 10.30 . 1030 | Super. fiele territoriale al 1° genn. 1930 (kmq.). | CENSI MENTO 21 APR. 1926 |  |  |  |  |  |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  |  |  | Popolazione residente |  |  | Numero dei comuni con popolazione superiore a |  |  | Valutazione al 1° genn. 1930 (1000 ab.) |
|  |  |  | assoluta (1000 ab.) | relativa <br> a kmq. di sup. |  |  |  |  |  |
|  |  |  |  | totale | agrariae forest. | 50 mila ab. | 100 mila ab. | 250 mila ab. |  |
| Piemonte | 1178 | 25.414 | 3.418 | 135 | 152 | 2 | - | I | 3.423 |
| Val d'Aosta | 73 | 3.263 | 83 | 26 | 38 | - | - | - | 93 |
| Lombardia | 1458 | 23.801 | 5.836 | 245 | 289 | 5 | I | I | 6.268 |
| Trentino-Alto Adige | 282 | 13.602 | 669 | 49 | 57 | I | - | - | 696 |
| Veneto | 581 | 18.385 | 3.566 | 194 | 221 | 2 | 2 | I | 3.855 |
| Friuli-Venezia Giulia | 204 | 7.634 | 837 | 110 | 134 | I | - | - | 922 |
| Liguria | 229 | 5.411 | 1.467 | 271 | 287 | I | I | I | 1.524 |
| Emilia Romagna | 333 | 22.123 | 3.339 | 151 | 166 | 7 | 2 | I | 3.478 |
| I. setrentrionale | 4338 | 119.630 | 19.216 | 161 | 184 | 19 | 6 | 5 | 20.259 |
| Toscana | 280 | 22.986 | 2.978 | 130 | 136 | 6 | I | I | 3.097 |
| Umbria | 91 | 8.472 | 723 | 85 | 89 | 2 | - | - | 793 |
| Marche | 245 | 9.692 | 1.278 | 132 | 139 | I | - | - | 1.338 |
| Lazio | 366 | 17.180 | 2.655 | 155 | 162 | - | - | I | 3.276 |
| I. centrale | 982 | 58.332 | 7.634 | 131 | 137 | 9 | I | 2 | 8.504 |
| Abruzzi e Molise | 435 | 15.232 | 1.590 | 104 | 108 | I | - | - | 1.660 |
| Campania | 537 | 13.595 | 3.897 | 272 | 287 | 2 | - | I | 4.276 |
| Puglie | 247 | 19.546 | 2.642 | 137 | 142 | 3 | 2 | - | 3.155 |
| Basilicata | 126 | 9.987 | 543 | 54 | 57 | - | - | - | 615 |
| Calabria | 405 | 15.102 | 1.772 | 117 | 122 | - | I | - | 2.000 |
| I. meridionale | 1750 | 73.262 | 10.243 | 140 | 146 | 6 | 3 | I | 11.706 |
| Sicilia | 368 | 25.707 | 4.000 | 156 | 164 | 3 | 2 |