da l'altra di Bernardo Celentano (1835-63) e quella di Edoardo Tofano (1838-1920)
come il rozzo naturalismo di un Michele Cammarano (1835-1920) e quindi la festosa e illusoria pittura di Edoardo Dalbono (1841-1915). Mentre Giacchino Toma (1836-91) va preso ben più in alto per un senso veramente intimo, quasi misterioso del colore e soprattutto della luce, tipicamente napoletano. Ed è su questa via, quella di un luminismo vivace e risentito, che è possibile incontrare ancora altri fra i migliori pittori di tradizione parranopso ottocentesca: Giuseppe de Nittis (1846-84), prestissimo emigrato a Parigi, F. P. Michetti ed A. Mancini.
Frattanto in Toscana in alcune piccole composizioni del Puccinelli intorno al 1850 si possono forse indicare i segni primi di quel movimento detto dei «macchiaioli» (v.), il più importante certo dei movimenti pittorici dell'Ottocento italiano e che raccolse a Firenze numerosi pittori, il principale dei quali fu Giovanni Fattori e che quasi tutti furono, fra il 1860 e il 1870 , come molti altri italiani, fra cui principalissimo G. Boldini (1845-1931), a Parigi, già universalmente riconosciuta prima ancora della metà del secolo quale nuova capitolo artistico di Europa. Allora ebbe contatti con l'ambiente toscano Luigi Serra, bolognese, autore delle pitture nell'abside della chiesa di S. Maria della Vittoria a Roma. Da ricordare a questo punto anche l'opera di Adolfo de Carolis (v.). Nella seconda metà dell'Ottocento a Venezia Giacomo Favretto (1849-87), Guglielmo Ciardi (1836-1922), Pietro Fragiacomo (1836-1922) ed altri riprendevano i modi della tradizione dei vedutisti mentre Ettore Tito (1859-1939), con maggiore ambizione, assumeva atteggiamenti oratori di qualche efficacia decorativa rifacendosi, niente di meno, che al Tiepolo.
Frattanto il gusto impressionistico (v. impressionismo) gradualmente conquistava terreno ovunque; a Roma con Nino Costa (1826-93), alla cui pittura si collega quella dei macchiaioli e di una notevole schiera di paesisti locali in Lombardia, ove dopo Vittorio Avondo operano A. Fontanesi con L. Delleani (1840-1908), mentre dai modi impressionistici, nelle varie gradazioni e derivazioni, dipende tutta l'arte più moderna da quella di Armando Spadini (1883-1925), splendida per ricchezza di colori, riflesso di un intimo mondo sereno, a quella dei più arditi e sconcertanti pittori di oggi, che dopo i vari inutili tentativi di rifarsi ad un passato che ineluttabilmente non può rinnovarsi, con moti sia pure incomposti e strani (v. cubismo; espressionismo; FictuHismo), in un continuo alterno mutare di orientamenti o tendenze, cercano di rendere con adeguatezza d'espressione il dramma della nostra età.
L'arte, d'altronde, come il tempo ha le sue stagioni ed a periodi di maggiore floridezza e splendore altri ne succedono di povertà ed abbandono, altrettanto necessari al suo cammino come le sono i rigori dell'inverno e perché la primavera torni a manifestarsi in tutto il suo splendore. Non è una speranza questa, è una certezza.
Bibli. libri di fondamentale importanza e di carattere generale utili quale prima e talvolta principale fonte di ricerche sono: L. Ghiberti, Commentari, ed. I. von Schlosser, II, Berlino 1912; G. Vasari, Le vite... 3 voll., Firenze 1568; ed. Milanesi, 8 voll., ivi 1872-82; G. Baglione, Le vite dei pittori scultori ed architetti dal pontefioito di Gregorio XIII del 1571 fino ai tempi di papa Urbano VIII nel 1642 , Roma 1642; G. P. Bellori, Le vite di pittori scultori ed architetti moderni, ivi 1672; G. Passeri, Vite di pittori scultori ed architetti che hanno lavorato in Roma morti dal 1641 fino al 1673 , ivi 1772; L. Pascoli, Vite dei pittori scultori ed architetti moderni, ivi 1730-36; F. Baldinucci, Notizie de professori del disegno da Cimabue in qua, ecc., Firenze 1681-1728; L. Lanzi, Storia pittorica dell'I., 2 voll., Bassano 1792-96; L. Cicognara, Storia della scultura del suo risorgimento fino al secolo di Canova, 7 voll., 2° ed., Prato 1823-24; A. Ricci, Storia dell'arehitettura in I. dal sec. IV al XV/II, 3 voll., Udine 1857-59; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, 22 voll., Milano 1901-36; P. Tossca, Storia dell'arte italiana. Il medioevo, Torino 1927; id., Il Trecento, ivi 1951; E. Lavagnino, L'arte medioevale, Torino 1936; P. D'Ancona, Il Rinascimento, ivi 1939; A. M. Brisio, OttocentoNovecento, ivi 1938; P. Lavedan, Histoire de l'art universel, Parigi 1946; V. Golzio, Il sei e settecento, Torino 1950. Di chiaro orientamento e facile lettura anche i volumetti riferentisi alla storia dell'arte della Novissima Enciclopedia monografica illustrata «Nemi», Firenze s. d., ma editi dopo il 1930. Emilio Lavagnino
## Page 327
## VII. Ordinaminto scolastico.
1. Configurazione. - La configurazione attuale dell'ordinamento scolastico italiano è il risultato di una elaborazione secolare nella quale si possono distinguere quattro fasi : la prima si inizia con le sovrane determinazioni del 4 ott. 1848, che segnarono una svolta decisiva nella politica scolastica del Piemonte, e si conclude con la legge Casati 13 nov. 1859, che fissò in un ordinato sistema i lineamenti di istituzioni abbozzate in più di un decennio di gestazione legislativa e di avveduta sperimentazione. La seconda fase abbraccia l'intero periodo compreso fra il 1860 e il 1922 ed è caratterizzata dalla lenta evoluzione dei principi e delle istituzioni della legge Casati, gradualmente adeguati alle esigenze della unificazione politica e amministrativa del paese e alle istanze via via insorgenti nel corso dello sviluppo sociale. Sul fondamento storico di questa lenta e progressiva formazione, si apre nel 1923 la terza fase, quella delle riforme. La prima, attuata da G. Gentile, riaffermò il valore preminente della tradizione umanistica; la seconda, rimasta incompiuta, si ispirò ad una concezione moderna dell'umanesimo, aperta alla comprensione del valore sociale e della efficacia educativa del lavoro: ebbe solo un principio di attuazione con la legge 1° luglio 1940 che riordinò la scuola media conformemente alle statuizioni della "Carta della scuola». L'ultima fase, che può dirsi di revisione democratica degli ordinamenti, si apre nel 1943, e prelude ad una radicale trasformazione, ispirata alle più moderne esigenze ed esperienze pedagogiche e alla realizzazione dei principi sociali sanciti nella Costituzione della Repubblica.
La sovrapposizione delle riforme e il carattere frammentario di una legislazione, che è fra le più ardue e tormentate, non impediscono di scorgere le direttrici principali dello sviluppo storico dell'ordinamento scolastico.
a) Nel campo dell'istruzione elementare. - Due processi appaiono soprattutto rilevanti : la graduale estensione dell'obbligo scolastico e la progressiva statizzazione della scuola elementare.
L'obbligo dell'istruzione elementare, già affermato dalla legge Casati, fu ribadito dalla legge Coppino, is luglio 1877, che ne stabili la durata dal 6° al 10° anno di erà. La legge Orlando, 8 luglio 1904, lo estese fino al 12° anno, e il decrere 31 dic. 1923, n. 3126 fino al 14°. Così stabilita, la durata dell'obbligo scolastico è stata confermata dall'art. 34 della Costituzione, il quale prescrive che "l'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita \%. Quanto alla scuola elementare, che la legge Casati aveva lasciato ai Comuni la legge Daneo-Credote del 4 giugno 1911 ne iniziò la trasformazione, disponendo il passaggio allo Stato delle scuole dei Comuni minori. Nel 1931 lo Stato avocò a sé gli oneri dei Comuni che avevano conservato l'amministrazione autonoma della scuola, aprendo la via alla gestione totale diretta, che fu infatti assunta dal 1° genn. 1934. Il processo di statizzazione fu completato nel 1938 con il passaggio alle dipendenze dirette dei provveditori agli studi delle cosiddette "scuole rurali" che fin dal 1923 erano state affidate alla gestione di enti delegati.
b) Nel settore dell'istruzione secondaria. - I fini e la struttura del liceo-ginnasio, attraverso il mutare di ordinamenti e di programmi, sono rimasti pressoché invariati fino ai nostri giorni. Studi e progetti intesi a reagire all'enciclopedismo di questo istituto sboccarono, con la legge 21 luglio 1911, n. 860 nell'istituzione delle sezioni di liceo-ginnasio moderno, che dovevano conseguire un fine essenzialmente formativo con mezzi diversi da quelli propri del liceo classico, "aprendo la mente dei giovani alle idealità più vive e rinnovatrici della vita moderna". Le nuove sezioni, anche a causa delle difficoltà sopravve-
nute con la guerra mondiale, non riuscirono ad affermarsi e con la riforma Gentile vennero soppresse. Non scomparve però, con esse, l'esigenza che ne aveva determinato il sorgere e lo stesso Gentile cercò di meglio assecondarla con l'istituzione del liceo scientifico che sostitui anche la sezione fisico-matematica dell'istituto tecnico. Le trasformazioni più rilevanti in questo settore concernono l'evoluzione dello stesso concetto di istruzione secondaria, che un tempo era limitato alla sola istruzione classica.
Per la legge Casati, l'istruzione tecnica, che pure era distinta in due gradi e s'impartiva nelle scuole tecniche e negli istituti tecnici, entrambi triennali, apparteneva al ramo della primaria e una posizione analoga aveva l'istruzione magistrale, detta allora "normale». L'evoluzione dell'istruzione tecnica sul piano della secondaria si inizia dopo il radicale riordinamento disposto nel 1885, con lo sviluppo e l'affermazione della sezione fisico-matematica degli istituti tecnici, la quale, sia pure in un settore limitato, assolveva compiti analoghi a quelli del liceo, come scuola di preparazione a studi universitari. Con le innovazioni introdotte dalla riforma Gentile nell'ordinamento degli istituti tecnici, i quali vennero dotati di un corso inferiore quadriennale che comprendeva l'insegnamento del latino, il carattere secondario dell'istruzione tecnica fu definitivamente acquisito. Ma la riforma andò oltre, includendo nell'istruzione secondaria (o media, come fu con essa definita), l'istruzione che, facendo seguire a quella elementare, era destinata a compierla, e che s'impartiva nella scuola detta, appunto, complementare, istituita in sostituzione della vecchia scuola tecnica. Con ciò la pregiudiziale umanistica dell'istruzione secondaria veniva superata.
Ma una funzione analoga di compiere l'istruzione elementare era assolta dalle "classi integrative di avviamento professionale", istituite con la stessa riforma Gentile, in prosecuzione della scuola elementare propriamente detta (sesta, settima e ottava classe). Fra istruzione complementare e istruzione post-elementare la differenza era poco più di una sfumatura. La via era quindi aperta alla trasposizione delle classi integrative sul piano della scuola media, realizzata più tardi con la legge 7 genn. 1929 che fuse le anzidette classi e la scuola complementare, nonché altre istituzioni scolastiche affini, dipendenti dal Ministero dell'economia nazionale, in una unica scuola secondaria di avviamento al lavoro, poi riordinata con il decreto-legge 7 genn. 1929, n. 8, e la legge 22 apr. 1932, n. 492, nell'attuale scuola secondaria di avviamento professionale.
Intanto, un altro processo unificatore si era realizzato con il passaggio al Ministero della pubblica istruzione di tutte le scuole e istituti professionali dipendenti dal Ministero dell'economia nazionale (1928) e degli istituti nautici dipendenti dal Ministero della marina (1929). Si posero così le condizioni propizie per un riassetto generale ed uniforme dell'istruzione tecnica, attuato con la legge 15 giugno 1931, n. 889. Quanto all'istruzione magistrale, la legge 21 luglio 1911, n. 861, ne tentò il primo accostamento alla istruzione secondaria, intesa nel senso tradizionale d'istruzione classica, istituendo corsi magistrali biennali, in prosecuzione dei ginnasi isolati. Rprendendo i motivi ispiratori di quell'esperimento, la riforma Gentile trasformò le antiche scuole normali, che avevano carattere strettamente professionale, in istituti magistrali, ad ampia base umanistica, posti sullo stesso piano del licei.
c) Istruzione superiore. - Losvolgimento storico degli ordinamenti dell'istruzione superiore è largamente influenzato dall'evoluzione del principio della libertà d'insegnamento. La legge Casati si ispirò ad un * sistema medio di libertà sorretto da quelle cautele che lo contengono entro i dovuti confini" e si preoccupò di stabilirne "il grado per ogni ordine di studi".
Per quanto riguarda l'insegnamento superiore, la legge riconobbe a chiunque ne avesse titolo la facoltà di tenere corsi privati, lasciando liberi gli studenti di seguirli a preferenza dei corsi ufficiali.
La riforma Gentile estese il concetto della libertà d'insegnamento, riconoscendo alle università l'autonomia amministrativa, didattica e disciplinare ed accentuò quel
## Page 328
particolare aspetto della libertà stessa che si manifesta nella libera formazione del piano di studi da parte degli studenti. Nel sistema gentiliano, limite e garanzia della libertà di studio, che fu poi alquanto ristretta nel 1935, con la distinzione fra materie fondamentali (obbligatorie) e complementari (opzionali), era il valore di semplici qualifiche accademiche attribuito alle lauree e ai diplomi e la conseguente istituzione dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale. L'art. 33 della Costituzione ha accolto il principio dell'auronomia universitaria, stabilendo che «le istituzioni di alta cultura, le università e le accademie hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi, nei limiti delle leggi dello Stato { }².
2. Libertà d'insegnamento. - Altro essenziale aspetto della libertà d'insegnamento concerne i rapporti fra lo Stato e i privati nel campo dell'istruzione e dell'educazione.
La legge Casati, ispirandosi, come si è detto, a un sistema medio di libertà, ammise largamente il concorso dell'iniziativa privata, sotto la vigilanza dello Stato, dalla quale era espressamente esclusa soltanto l'istruzione paterna, cioè quella impartita nell'interno della famiglia. Nel 1929, con il Concordato con la S. Sede, si stabili che le università, i seminari, le accademie, i collegi e gli altri istituti cattolici per la formazione degli ecclesiastici dipendono unicamente dalla S. Sede, senza alcuna ingerenza delle autorità scolastiche italiane.
Salve le anzidette esclusioni, la libertà d'insegnamento è rimasta finora circoscritta e subordinata ad una autorizzazione o concessione amministrativa. Una radicale innovazione a questo sistema è stata apportata dall'art. 33 della Costituzione, che configura la libertà d'insegnamento come un vero e proprio diritto soggettivo, stabilendo che "Enti e privati hanno il diritto d'istituire scuole ed istituti di educazione { }ⁿ.
3. Insegnamento religioso. - A fondamento dell'istruzione pubblica l'ordinamento scolastico italiano pose, fin dalle origini, l'insegnamento religioso, nella forma ricevuta dalla tradizione cattolica. Superata, con l'evoluzione del pensiero pedagogico, la pregiudiziale laicata che con le leggi Coppino, del 1877 , aveva interrotto la costante tradizione educativa, l'insegnamento religioso venne ripristinato dal Gentile con il decreto 1° ott. 1923 n. 2185 , come "fondamento e coronamento dell'istruzione elementare». Negli anni successivi esso fu introdotto nelle scuole medie e specialmente negli istituti magistrali, come insegnamento facoltativo. Finalmente, con l'art. 36 del Concordato, l'I. riconobbe l'istruzione religiosa come fondamento e coronamento di tutta l'istruzione pubblica e convenne che il relativo insegnamento, già impartito nelle scuole elementari, dovesse avere ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi stabiliti d'accordo con la S. Sede. Si convenne inoltre che l'insegnamento dovesse essere impartito da insegnanti riconosciuti idonei dall'Ordinario diocesano e che i libri di testo adottati dovessero avere l'approvazione dell'autorità ecclesiastica. All'art. 36 del Concordato ha dato piena attuazione la legge 5 giugno 1930 n. 824.
4. L'ORDINAMENTO VIGENTE. - a) L'istruzione elementare si distingue in tre gradi: preparatorio, inferiore e superiore. L'istruzione del grado preparatorio ha carattere ricreativo e tende a disciplinare le prime manifestazioni del carattere e della intelligenza dei fanciulli. E impartita nelle scuole materne istituite, normalmente, per iniziativa di enti morali. L'istruzione del grado inferiore ha per oggetto i primi elementi del sapere ed è impartita nelle prime tre classi della scuola elementare; quella del grado superiore, impartita nella quarta e nella quinta classe, sviluppa e completa gli elementi acquisiti nelle classi precedenti. L'istruzione elementare dei gradi inferiore e superiore è obbligatoria e gratuita per i fanciulli dai 6 ai 14 anni di età. All'istruzione elementare dei fanciulli ciechi, sordomuti, anormali e minorati fisici provvedono scuole con ordinamento speciale. Altro scuole speciali provvedono all'istruzione degli adulti analfabeti, come le scuole reggimentali e carcerarie e i corsi della scuola popolare, di recente istituzione, che rispondono
a finalità analoghe a quelle delle preesistenti scuole serali, festive e estive.
b) L'istruzione media, detta anche secondaria, o di secondo grado, ha per oggetto i complementi sistematici del sapere e si distingue in due rami principali: il ramo umanistico, che si ispira ai valori dello spirito e prepara al proseguimento degli studi nelle università e negli istituti superiori, e il ramo tecnico che, nella prevalente considerazione dei valori pratici, prepara all'esercizio delle professioni attinenti alla vita economica della nazione. L'istruzione media di primo grado è impartita nella scuola media e nelle classi residue del ginnasio, nella scuola e nei corsi secondari di avviamento professionale, nella scuola tecnica e nella scuola professionale femminile. La istruzione media di secondo grado è impartita nel liceo classico, nel liceo scientifico, nell'istituto magistrale, nell'istituto tecnico e nella scuola di magistero professionale per la donna. I due rami dell'istruzione media di secondo grado hanno una base istituzionale comune nella scuola media, triennale, che ha carattere preparatorio ed orientativo. Manifestazione conclusiva di tale carattere della scuola è il parere che la commissione per gli esami di licenza esprime, nei riguardi di ciascun candidato, circa l'attitudine a proseguire gli studi e l'opportuno indirizzo da seguire. A certo condizioni, l'accesso agli studi tecnici di secondo grado è però aperto anche ai provenienti da scuole inferiori dello stesso ramo. Alla scuola media si accede con esame di ammissione al compimento del decimo anno di età.
Al ramo umanistico dell'istruzione media appartengono le classi residue del ginnasio il liceo classico e scientifico e, almeno tendenzialmente, l'istituto magistrale.
Le classi residue del ginnasio ( 4ᵃ e 5ᵃ classe) formano virtualmente con il liceo classico, al quale sono generalmente aggregate, un istituto unico quinquennale. Al corso ginnasiale, che si conclude con un esame di ammissione al liceo, si accede con la licenza della scuola media.
Il liceo classico, triennale, assolve il compito tradizionale dell'istruzione classica di preparare alle università e agli istituti superiori. Si conclude con un esame di maturità che apre l'accesso a tutte le facoltà universitarie, tranne quella di magistero.
Il liceo scientifico ha lo scopo di sviluppare e approfondire l'istruzione dei giovani che aspirano agli studi universitari nelle facoltà di scienze e di medicina e chirurgia. Il corso del liceo scientifico è quinquennale e termina con l'esame di maturità scientifica che dà adito a tutte le facoltà universitarie, eccettuate quelle di lettere e filosofia, giurisprudenza e magistero.
L'istituto magistrale, quadriennale, prepara all'insegnamento nelle scuole elementari e agli studi della facoltà di magistero, alla quale si accede per concorso. Si conclude con un esame di abilitazione, che è titolo legale di ammissione ai concorsi magistrali, e dà adito, oltre che alla facoltà di magistero, agli studi universitari per il conseguimento della laurea in lingue straniere.
Fisionomia incerta, in quanto ancora non precisata nel sistema generale dell'istruzione secondaria e nello stesso ramo particolare al quale appartiene, ha la scuola magistrale, triennale, che prepara all'insegnamento nelle scuole materne. Vi si accede con la licenza di scuola media, ovvero con esame, dopo un triennio dal conseguimento della licenza elementare, o dall'ammissione ad una scuola media.
Al ramo tecnico dell'istruzione secondaria appartengono la scuola e i corsi di avviamento professionale, la scuola tecnica, la scuola professionale femminile, la scuola di magistero professionale per la donna e l'istituto tecnico.
La scuola secondaria di avviamento professionale, triennale, ha lo scopo di impartire l'istruzione post-elementare obbligatoria e di preparare ai vari mestieri, all'esercizio pratico dell'agricoltura e alle funzioni impiegatizie d'ordine esecutivo. E distinta in quattro tipi principali : agrario; industriale e artigiano; commerciale; marinaro. Due o più tipi di scuole possono essere ordinati in un unico istituto; le scuole di ciascun tipo possono avere indirizzo specializzato. I corsi secondari di avvia-
## Page 329
mento professionale corrispondono, a seconda della durata, al primo o ai primi due anni della scuola completa. Alla prima classe della scuola e dei corsi si accede con la licenza elementare, o con esame di ammissione.
La scuola tecnica, biennale, completa la preparazione dei licenziati della scuola di avviamento professionale al fine di formare idonee maestranze. E distinta in tre tipi: agrario, industriale e artigiano, commerciale. Ciascun tipo di scuola puó avere specializzazioni diverse. Alla fine del corso, si consegue, rispettivamente per ciascun tipo, il titolo di agente rurale, di tecnica o artigiano qualificato, e di computista commerciale.
La scuola professionale femminile, triennale, prepara al buon governo della casa e all'esercizio di professioni pratiche proprie della donna. Vi si accede con la licenza della scuola di avviamento professionale o con la licenza della scuola media. Il corso della scuola professionale femminile si conclude con un esame di licenza che conferisce il diploma di idoneità professionale per la specializzazione seguita.
La scuola di magistero professionale per la donna, biennale, prepara all'insegnamento dei lavori femminili e dell'economia domestica. Visi accede con la licenza della scuola professionale femminile, o con esame integrativo, al quale sono ammessi coloro che siano già fornite di un diploma di maturità o di abilitazione.
L'istituto tecnico, quinquennale, prepara all'esercizio di professioni e funzioni tecniche e amministrative nel campo dell'agricoltura, dell'industria e del commercio. E distinto in cinque sezioni : agraria, industriale, nautica, commerciale e per geometri.
A tutte le sezioni dell'istituto tecnico si accede con la licenza della scuola media. Alla terza classe delle sezioni industriale, agraria e commerciale accedono, con speciale esame di idoneità, i licenziati della scuola tecnica di corrispondente indirizzo. Il corso dell'istituto tecnico si conclude con un esame di abilitazione tecnica, che, a seconda della sezione in cui è sostenuto, conferisce il titolo di perito agrario, perito industriale, capotecnico o maestro d'arte, ragioniere e perito commerciale, geometra. Nella sezione nautica si consegue il diploma di aspirante al comando di navi mercantili o alla direzione di macchine o alla professione di costruttore navale, a seconda della specializzazione seguita nel corso degli studi. Il diploma di abilitazione tecnica dà accesso alle facoltà di economia e commercio e di scienze statistiche e attuariali.
c) L'istruzione superiore ha il fine di promuovere il progresso della scienza e di fornire la cultura scientifica necessaria per l'esercizio degli uffici e delle professioni. E impartita nelle università e negli istituti superiori statali e liberi. La università sono costituite da un numero variabile di facoltà e scuole, stabilito nei rispettivi statuti. Gli istituti superiori hanno una o più facoltà e scuole affini.
Le facoltà che possono istituirsi sono le seguenti : giurisprudenza; scienze politiche; economia e commercio; scienze statistiche demografiche e attuariali; lettere e filosofia; magistero; medicina e chirurgia; medicina veterinaria; farmacia; scienze matematiche, fisiche e naturali; ingegneria; ingegneria mineraria; chimica industriale; architettura; agraria.
La durata degli studi è di cinque anni per il conseguimento della laurea in ingegneria, in architettura e in chimica industriale; di sei anni per il conseguimento della laurea in medicina, di quattro anni per tutte le altre lauree. Taluni corsi di laurea sono biennali, ma vi si accede dopo un biennio propedeutico di altri studi universitari. Gli studi per il conseguimento dei diplomi hanno durata variabile da uno a tre anni.
Gli insegnamenti si distinguono in fondamentali, che hanno carattere obbligatorio, e complementari, che hanno carattere opzionale.
Le lauree e i diplomi hanno esclusivamente valore di qualifiche accademiche; l'abilitazione all'esercizio professionale si consegue mediante esami di Stato.
Le scuole possono avere fini speciali e in tal caso rilasciano titoli accademici come le facoltà (scuole di ingegneria aeronautica); ovvero scopi di perfeziona-
mento e di specializzazione per coloro che sono già forniti di titoli accademici.
Possono anche istituirsi corsi di perfezionamento di integrazione e di cultura, che rilasciano generalmente semplici attestati di frequenza, e seminari per le esercitazioni.
Sono statali le Università di Bologna (fondata nel sec. xI), Modena (sec. xII), Padova (1222), Napoli (1224), Siena (1246), Macerata (1290), Roma (1303), Perugia (1307), Pisa (1343), Firenze (1349), Pavia (1361), Ferrara (1391), Torino (1405), Parma (1422), Catania (1444), Messina (1548), Sassari (1556), Cagliari (1596), Palermo (1778), Genova (1812), Milano (1923), Bari (1923), Trieste (1924).
Sono altresì a carico dello Stato l'Istituto superiore politecnico di Torino (1845), l'Istituto superiore politecnico di Milano (1862), l'Istituto superiore di economia e commercio di Venezia (1868) e l'Istituto superiore di architettura di Venezia (1926). Altri quattro istituti superiori statali hanno ordinamento speciale: la Scuola normale superiore di Pisa (1813) che prepara all'insegnamento medio; l'Istituto orientale di Napoli (1888), l'Istituto superiore navale di Napoli (1920), e l'Università per stranieri di Perugia (1923).
Per le università e gli istitut superiori liberi v. sotto, n. 5 .
d) L'istruzione artistica costituisce un ramo a sé stante dell'istruzione, con ordinamenti particolari che presentano pochi raccordi con gli altri rami. E impartita nella scuola d'arte e nell'istituto d'arte, nel liceo artistico, nell'accademia di belle arti, nel conservatorio di musica, nell'accademia nazionale di arte drammatica e nell'accademia nazionale di danza.
La scuola d'arte, triennale, prepara gli artieri specializzati e può essere isolata o annessa all'istituto d'arte, del quale, in tal caso, costituisce il corso inferiore. Vi si accede con la licenza elementare. L'istituto d'arte, triennale, addestra ai lavori d'arte applicata e prepara i capi o maestri d'arte. E diviso in varie sezioni. Il liceo artistico, quadriennale, prepara i giovani al proseguimento degli studi nell'accademia di belle arti e nella facoltà di architettura. Il secondo biennio del corso quadriennale, è all'uopo distinto in due sezioni. Vi si accede con esame di ammissione. L'accademia di belle arti comprende corsi di pittura, scultura, decorazione e scenografia, ciascuno della durata di un quadriennio. Vi si accede con il diploma di maturità conseguito nella sezione corrispondente del liceo artistico, o con la licenza di istituto d'arte. Il conservatorio di musica è un complesso di scuole di durata variabile da sei a dieci anni. L'insegnamento, differenziato in ogni scuola, è diviso in periodi di varia durata. Al primo periodo si accede con la licenza elementare o con esame di ammissione.
Il sistema dell'istruzione artistica comprende due istituti speciali con sede in Roma: l'Accademia nazionale di arte drammatica e l'Accademia nazionale di danza. La prima, triennale, prepara gli attori e i registi per il teatro drammatico: la seconda è costituita da un corso di otto anni per la formazione delle danzatrici e da un corso di perfezionamento, triennale, per la formazione di solisti, insegnanti, coreografi e compositori di danza.
5. La scuola non statale. - Il concorso degli enti e dei privati nel campo dell'istruzione e dell'educazione si manifesta in forme che possono avere diversa efficacia giuridica. Espressione tipica della libertà d'insegnamento è la scuola privata soggetta unicamente ad autorizzazione per l'apertura ed alla vigilanza governativa, a tutela delle istituzioni dello Stato, dell'ordine pubblico e del buon costume.
L'autorizzazione è data, per le scuole elementari, dal provveditore agli studi, e, per le scuole secondarie, dal Ministero della pubblica istruzione. A condizioni che variano nei diversi rami d'insegnamento, alle scuole private può essere riconosciuto il valore legale degli studi e dei titoli che vi si conseguono. Le scuole elementari
## Page 330
tenute da corporazioni, associazioni ed enti morali possono essere parificate a quelle dello Stato, a condizione che abbiano ordinamento conforme a queste ultime e siano pubbliche e gratuite. La parificazione si ottiene mediante convenzione fra il provveditore agli studi e gli enti interessati. Nel ramo dell'istruzione secondaria si distinguono scuole pareggiate, parificate e legalmente riconosciute. Il pareggiamento può essere concesso alle scuole tenute da enti morali che abbiano ordinamento didattico conforme a quello delle scuole di Stato e che reclutino il personale insegnante per pubblico concorso. Istituto analogo al pareggiamento era la parificazione, concessa dal 1925 alle scuole conformate a quelle statali tenute da determinati enti (convitti, educandati, ecc.) indipendentemente dalla condizione del reclutamento del personale insegnante per concorso. Una estensione degli effetti della parificazione si è avuta con il "riconoscimento legale ", istituito con la legge 19 genn. 1942 e che può essere accordato anche a scuole gestite da privati, salvo sempre il requisito della conformità sostanziale dell'ordinamento didattico a quello delle scuole statali. Il pareggiamento e il riconoscimento legale sono concessi con decreto ministeriale.
Nel settore dell'istruzione superiore, il valore legale delle lauree e dei diplomi rilasciati dalle università e dagli istituti superiori liberi è una conseguenza diretta dell'autonomia amministrativa e didattica, propria di questo ramo dell'insegnamento, piuttosto che l'effetto di un atto formale di riconoscimento o di parificazione. Infatti l'art. I del vigente testo unico 31 sg . 1933, n. 1592, dichiara che l'istruzione superiore si impartisce nelle università e negli istituti statali e nelle università e istituti superiori liberi. Ne discende che le lauree e i diplomi rilasciati dalle università e istituti superiori liberi dovrebbero avere ipso iure lo stesso valore delle lauree e diplomi rilasciati dalle corrispondenti università e istituti superiori statali e gli atti formali di riconoscimento o di parificazione un valore meramente dichiarativo.
Sono libere le Università di Urbino (1564), di Camerino (1727) e l'Università Cattolica del S. Cuore di Milano (1924).
E istituto superiore libero l'Università di economia e commercio "Bocconi» di Milano (1902). Una posizione analoga hanno gli Istituti superiori pareggiati di magistero di Napoli "Suor Orsola Benincasa" (1901), di Roma "Maria S.mo Assunta" (1939), di Salerno (1944) e di Genova (1947).
Una posizione sui generis hanno le università e gli istituti superiori dipendenti dalla S. Sede (sottratte, come si è detto, ad ogni ingerenza delle autorità scolastiche italiane) in quanto le lauree in S. Teologia, rilasciate dalle facoltà approvate dalla S. Sede, e i diplomi rilasciati dalla scuola di Paleografia, diplomatica e archivistica della Città del Vaticano sono riconosciute nello Stato italiano, ai sensi dell'art. 40 del Concordato.
Modificazioni sostanziali al regime dell'istruzione non statale saranno apportate in relazione alle norme direttive contenute nell'art. 33 della Costituzione. L'attribuzione di un vero e proprio diritto soggettivo alla apertura e all'esercizio di scuole meramente private è infatti incompatibile con la vigente prescrizione dell'autorizzazione preventiva.
D'altra parte, gli stessi istituti del pareggiamento, della parificazione e del riconoscimento legale dovranno essere riordinati e adeguati al nuovo concetto della "parità» la quale, secondo la stessa Costituzione, pur comportando degli obblighi, deve assicurare alle scuole che ne godranno "piena libertà». - Vedi tavv. XXIIXXXIII.
Bim.: G. Giustini, L'Ordinamento dell'istruzione universitaria in Italia, Roma 1940; Ministero dell'educazione nazionale, Dalla riforma Gentile alla Carta della Scuola, Firenze 1942; C. Collato, L. D'Acconte, C. De Maria, M. Mattei, G. Penta, E. Prisinzano, L'Ordinamento della pubblica istruzione, Roma 1947; R. Moro, Legislazione della scuola elementare, Milano 1948; F. Argentini, La scuola non statale, Roma 1948. Centro didattico nazionale di Firenze, Guida D, Anmario della scuola e della cultura, Firenze-Roma 1951.
ITALIA, L'. - Quotidiano cattolico milanese sorto il 22 giugno 1912. Esso fu allora, e rimane, l'espressione dell'unità di intenti dei cattolici lombardi; vi confluirono infatti le correnti che avevano espresso già L'osservatore cattolico di d. Albertorio (1864) e La lega lombarda del marchese Cornaggia Medici (1886); quello intransigente, questa «liberale».
Nel 1908, maturati i tempi, idue giornali si trovavano ormai vicini e sempre più orientati verso la partecipazione positiva dei cattolici alla vita politica; furono perciò fusi nell' Unione sotto la direzione di Filippo Meda, il più autorevole degli esponenti di tale concezione unitaria. Dopo cinque anni il giornale, passato alla Società editrice romana, muto nome e divenne L^{′} 1. sotto la direzione di Paolo Mattei Gentili, poi deputato. Editò per qualche tempo un settimanale, La domenica, e nel periodo dell'occupazione tedesca (1944-45) si trasformò esso stesso in settimanale per non sottostare alle imposizioni della Repubblica sociale italiana. Riprese la normale periodicità alla fine della guerra e, sotto la direzione di Pio Bondioli, si chiamò per qualche tempo L'osservatore, riprendendo poi l'antico titolo. Attualmente (1950) è diretto da mons. Ernesto Pisoni e, per accordi intervenuti sotto l'egida dell'Azione Cattolica, la sua zona di diffusione è la Lombardia (escluse le diocesi di Como e Bergamo che hanno propri quotidiani) e il Piemonte; è collegato con gli altri confratelli nel Servizio informazioni romano dal quale riceve il notiziario romano e vaticano.
Bim.: L. Berra, L'I., in Reseunclio dell'attivitá culturale e letteraria dei cattolici in Italia, Firenze 1930, pp. 233-61; anon., L'osservatore cattolico, in Annali dell'Italia cattolica, 9 (1934), pp. 413 -18.
ITALIA FRANCESCANA, L'. - Rivista trimestrale di cultura francescana, fondata nel 1926 e diretta da p. Ottavio da Alatri, cappuccino (m. il 25 sett. 1943); fu continuata dai confratelli della provincia romana.
Pubblica articoli di indagine storica, dottrinale e letteraria, e di divulgazione, riguardanti il francescanesimo soprattutto in Italia. Alla fine del ventennio (vol. 20 [1945]), furono editi separatamente gli Indici generali (1926-45; Roma 1946). In detto anno vi è iniziata una seconda serie di fascicoli bimestrali. Nel 1950 la direzione è passata al Centro nazionale del T'ers'ordine francescano dei Minori Cappuccini, a Roma, e la rivista viene indirizzata anche ai gruppi degli "Amici di s. Francesco ".
ITALIA SACRA. - Titolo dato dal cistercense Ferdinando Ughelli (v.), abate dei SS. Vincenzo e Anastasio ad Aquas Salvias (Roma), alla sua storia delle sedi vescovili italiane: Italia Sacra sive de episcopis Italiae et Insuborum adiacentium, rebusque ob iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem. Opus singulare Provinciis XX. distinctum, in quo ecclesiarum origines, urbium conditiones, Principum donationes, recondita monumenta in lucem proferuntur, 9 voll. in-4 { }⁰, Roma 1644-62. Normalmente si ricorre all'editio secunda, aucta et emendata (il titolo è rimasto immutato) per cura di N. Coleti, 10 voll. in-fol., Venezia 1717-22. Si tratta di un grandioso lavoro che è costato più di 10 anni di fatiche imprube all'autore, brevemente tratteggiate nella Praefatio ad lectorem. L'Ughelli raccolse l'immenso materiale occorrente sia direttamente come per interposte persone; però da diverse diocesi non ebbe neppure una qualunque risposta alle sue lettere. Gli furono larghi di incoraggiamento e consigli il card. Carlo Emanuele Pio di Savoia, vescovo di Albano, Porto e Ostia (cf. I, 2ᵃ ed., col. 85) e Filippo Casoni, vescovo di Borgo S. Donnino (cf. II, col. 71).
Seguendo i geografi dell'epoca, divise l'Italia in 20 province con le isole adiacenti e le dispose nell'ordine seguente:
## Page 331
I (1644, 1717) - I. Latium con le sedi immediatamente soggette alla S. Sede. - II (1647, 1717) - II. Aemilia, III. Flaminia, iv. Picenum, v. Umbria Samonum con le metropoli: Bologna; Ravenna; Termo; Urbino. - III (1647, 1718) - vi. Hetruria con le metropoli: Firenze, Pisa, Siena. - IV (1652, 1719) - viI. Insubria, viII. Liguria, ix. Pedemontium con le metropoli: Milano; Genova; Torino. - V (1653, 1720) - x. Forum Infii, xi. Venetiorum dominium, xir. Patriarcatus Venetiarum con le metropoli: Aquileia; Grado; Venezia; Zara. - VI (1659, 1720) xili. Campania Felic, xiv. Aprutium, xv. Provincia Hirpinorum con le metropoli: Napoli, Capua, Sorrento; Chieti, Lanciano; Compsa. - VII (1659, 1721) - xvi. Lucania sine Basilicato, xvir. Apulia tum Daunia cum Peacetia, con le metropoli: Acerenza e Matera, Amalfi, Salerno; Bari, Nazareth, Siponto, Trani. - VIII (1662, 1721) - xvili. Samnium con la metropoli : Benevento. IX (1662, 1721) - xix. Provincia Solernitana, xx. Calabria con le metropoli: Brindisi, Taranto, Otranto; Cosenza, Reggio, Rossano, S. Severina (nell'ed. originale segue l'anonimo De Robus Frederici Imperatoris, p. 751 sgg.; e una breve appendice ai voll. precedenti, p. 889 sgg.). - X (1722) - Appendix in qua praeter Anecdota Ughellians antiquati Italine episcopatus supplementa quaedam et correctiones ad novem praccedentia columina et multiplices indices generales proferuntur.
Gli Anecdota contengono varie cronache importanti (di Fossa Nova, di Pisa, di S. Sulla di Benevento ecc.), il De rebus Frederici e il Menologium Graecorum iussu Basilii iunioris. L'autore non trattò né della Sicilia né della Sardegna. La Sicilia aveva già la sua Sicilia Sacra dell'abate R. Pirri (Notitiae Sicilensium Ecclesiarum, 3 voll., Palermo 1630-49 ) cui si ispirò l'Ughelli per la sua opera; la Sardegna ebbe poi un secolo dopo, per opera del conventuale A. F. Mattei, la sua Sardinia sacra seu de cpiscapis Sardis bistoria, i vol., Roma 1758.
Ogni provincia ha la sua breve notizia storica con l'elenco delle sedi metropolitane; ogni sede metropolitana e le relative sedi suffragance sono provvedute d'una sommaria notizia storica generale cui fa seguito il catalogo vescovile con brevissime note biografiche spesso accompagnate da documenti, stemmi, sigilli o monogrammi. Ogni volume è corredato dei seguenti indici : dei vescovi santi; dei vescovi, disposti cronologicamente; dei nomi e cognomi dei vescovi, delle materie. Nell'ultimo volume c'è l'indice cronologico dei documenti pubblicati.
Ad onta dell'immensa erudizione dell'autore, l'opera non riusci esente da lacune, inesattezze di trascrizione dei documenti, errori, aggravati anche dall'incuria dell'editore romano Mascardi. Vari studiosi (secc. xvili-xix) tentarono di porvi rimedio, ma con scarsi risultati. Il primo fu l'abate cistercense Giulio Ambrogio Lucenti con la sua Italia Sacra R.mi P. D. F. Ughelli abbatis Cisterciensis restricta, aucta, veritati magis commendata... in-fol., Roma 1704 (che doveva comprendere 4 voll., ma ne usci il primo soltanto, dedicato al Lazio e alle sedi immediatamente soggette). Maggior fortuna, benché ancora assai imperfetta, ebbe l'edicio secunda, aucta et enendata, curata dal sac. veneziano Niccolò Coleti, pubblicato per i tipi del fratello Sebastiano; le aggiunte del Coleti sono in corsivo, poste tra parentesi e virgolette, talvolta precedute dalla parola additia. Il Coleti indica all'inizio dei singoli volumi chi gli ha prestato generosa collaborazione. Benedetto XIV si era fatto promotore di una terza edizione dell'I.S.: a tale effetto il p. Nirardo del Riccio ne pubblicò il programma nel 1763 e il card. Valenti inviò agli Ordinari d'Italia una circolare al riguardo, ma non si andò oltre; così pure non vennero alla luce le Notae ad additiones ad Italiam Sacram dei conventuali Giacinto Sbaraglia (m. nel 1763) e Stefano Rinaldi (m. nel 1822) i cui manoscritti si conservano nell'archivio dell'Ordine ai SS. Apostoli (Roma), e l'edizione che ne preparava nel 1798 il gesuita Domenico Coleti, nipote del Niccolò. L'I. S. dell'Ughelli non migliorò con i 21 voll. del sac. veneziano Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine
sino ai nostri giorni (Venezia 1844-71; usci a fascicoli. l'ultimo è del 1871), perché all'autore mancava una seria formazione storico-critica. Il Cappelletti ha disposto le sedi vescovili per Stati : Pontificio (I-VII, 1844-48); Austriaco italiano (VIII-XII, 1851-57); Sardo italiano (XIIIXIV, 1857-58); i Ducati di Parma, Piacenza, Guastalla, Modena, Lucca, la Corsica (XV, 1839); il Granducato di Toscana (XVI-XVIII, 1861-64); il Regno delle due Sicilie con Rodi e Malta (XIX-XXI, 1864-71).
Contributi di prim'ordine per una nuova I. S., oltre molte monografie locali redatte con severi intenti critici, sono quelli di L. Duchesne (v.), di F. Savio (Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300 descritti per regioni, I. Il Piemonte, Torino 1899; II-IV. La Lombardia, Firenze 1913, Bergamo 1932, opera di grande valore, rimasta incompleta; l'autore dichiara nella prefazione [p. xii] : «io prendo l'Ughelli, ed. del Coleti, per base delle mie ricerche, né punto mi estendo a ripetere ciò che parmi sia stato trattato con esattezza da lui»), dell'Eubel (le sue liste vescovili incominciano col 1198 e vanno per ora al 1667); di F. Lanzoni (studio critico di molte, valore sulle liste vescovili italiane fino al 604). Malgrado i suoi difetti l'I.S. dell'Ughelli, che ai suoi tempi servì di modello ai fratelli di Ste-Marthe per la loro Gallia Christiana, rimane ancora uno strumento di lavoro indispensabile per molte diocesi; certo è che una nuova I.S., come già scriveva il Muratori, "riuscirebbe di decoro alle nostre Chiese" (Epistolario di L. Muratori, ed. M. Càmpori, X, Modena 1906, p. 4384).
Bial.: Oltre la prefazione dell'Ughelli, premessa al vol. I, e del Lucenti e la voce Ughelli, in G. Moroni, Dizionario di erudizione storica ecclesiastica. LXXIII, Venezia 1827, pp. 8-12, cf. F. Savio, op. cit., Il Piemonte, Torino 1899, pp. viI-viII; Lanzoni, pp. 21-24; H. Leclercq, Lites épiscopales. XI. Italie, in DACL. IX, 1, coll. 1422-1536.
A. Pietro Frutaz
ITALICA GENS. - Federazione del clero italiano per l'assistenza delle collettività nazionali residenti in paesi transoceanici, fondata nel 1909. La istituzione è una ramificazione dell'Associazione nazionale di soccorso ai missionari italiani, ideata in Firenze nel 1886 da S. Schiaparelli.
Protetta dall'appoggio di personalità illustri e dal governo italiano, l'Associazione si prese cura delle numerose missioni italiane, fondando ospedali e scuole dovunque. Attraverso la sua attività si elimino la protezione straniera, che tutelava i missionari italiani, specialmente nel medio ed estremo Oriente. L'Associazione si affermò in Egitto, Palestina, Transgiordania e nelle excolonie italiane, particolarmente in Libia e nelle Isole Eges. Centri importanti, scuole ed ospedali, sorsero per sua iniziativa anche in Cina, in Grecia, nel Marocco, in Tunisia ed in Albania. Danneggiata moltissimo durante la guerra del 1914-18, si riaflermò con energia nel dopoguerra. Le sue condizioni, specialmente nelle ex-colonie italiane, appaiono più precarie dopo la seconda guerra mondiale, che l'ha privata di molte istituzioni. Tuttavia già mostra segni di ripresa.
Saltuariamente l'Associazione ha pubblicato anche un bollettino di informazione (Le missioni cattoliche, 1887 sgg.; I. G., 1910-39).
Angelo Penza
ITALO-ALBANESI. - Sono così chiamati quei cittadini italiani che vivono nei comuni (oltre un centinaio) di cui si può documentare l'origine albanese, sorti in Italia (Abruzzi e Molise, Campania, Puglie, Lucania, Calabria, Sicilia, Veneto, Istria, Dalmasia) dai forti nuclei di Albanesi emigrati dal sec. xv al xviI, prima e dopo la morte ( 17 genn. 1468) dell'eroe nazionale, Giorgio Castriota Skanderbeg e la conseguente caduta dell'Albania sotto il giogo ottomano.
Senza contare le famiglie che a gruppi o isolate
## Page 332
in ogni tempo passavano in Italia, le migrazioni di masse furono parecchie e si diressero nel Regno di Napoli e Sicilia. Tre colonne militari sotto la guida di Demetrio Reres e dei suoi due figli Giorgio e Basilio vennero nel 1448 per aiutare Alfonso I d'Aragona a domare la ribellione della Calabria di cui poi Demetrio fu nominato governatore; i suoi due figli furono mandati in Sicilia come presidio contro le minacce dei Francesi e contro i pirati.
Una lettera del 1452 di re Alfonso al principe di Taranto, suo grande feudatario, al quale ingiungeva di accogliere bene gli Albanesi se chiedessero ospitalità nelle sue terre, fa pensare a una emigrazione attorno a tale epoca, o quanto meno è una testimonianza della benevola disposizione di quel Re verso gli Albanesi. Nel 1461, guidati dallo Skanderbeg, sollecitato da Pio II in difesa di Ferdinando I contro Giovanni D'Angiò e i baroni ribelli, vennero reparti militari che poi, in gran parte, con altri 5 mila combattenti e le molte famiglie che dopo la caduta di Costantinopoli (1453) affluivano in Italia, fondarono parecchi paesi e ne ripopolarono altri nelle Puglie, di cui lo Skanderbeg fu nominato luogotenente generale con la concessione in perpetuo per sé e per i suoi discendenti di alcuni feudi del Regno. Ma le più numerose e le più drammatiche emigrazioni avvennero dopo la morte dell'eroe ( 1468,1478,1482,1491 e altre), da cui il maggior numero delle colonie italo-albanesi. Alla prima si riferisce certo quanto scriveva il papa Paolo II (1464-71) a Filippo duca di Borgogna sugli orrori e le stragi che si compivano contro le città albanesi «quae ante hac pro nobis Turcorum substinuerunt impetus» e contro quelle

(per cartesin del var. u. Petretto)
Italo-Albanesi - Monumento al p. Giorgio Guzzetta eretto nel 1771 - Piana dei Greci (Palermo).
popolazioni che nella più lacrimevole disperazione si riversavano disordinatamente nelle spiagge italiane. Molte colonie sorsero dalla venuta dei Coronei (1534) con un imponente naviglio di Carlo V, a cui avevano chiesto protezione le città della Morea (Corone, Modone, Neuplia e altre ricordate anche nei canti popolari tradizionali italo-albanesi) la quale, per ca. tre secoli di dominio veneziano, era in prevalenza abitata da Albanesi passativi tra i secc. xili e sv in tal numero da cambiare "grandemente l'aspetto etnografico del paese" (Hertzberg).
Carlo V rinnovò agli esuli i privilegi già goduti in patria per la fedeltà all'Impero. Nuclei di Coronei si stabilirono anche nelle principali città del Regno (Napoli, Palermo, Messina, Reggio) e nei più grandi centri della costa adriatica (Bari, Brindisi, Lecce, Otranto, Taranto e Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta e altre) dove sorsero parrocchie attorno alle quali si raccoglievano famiglie albanesi che in varie epoche passavano il mare. Regnando Carlo III di Borbone, nel 1744 un'ultima considerevole emigrazione si stabili a Villabadessa (Pescara) feudo di proprietà personale del Sovrano che generosamente l'assegnò agli esuli albanesi. Tra il 1727 e il 1733 sorse Borgo Erizzo presso Zara in Dalmazia, l'unica colonia ghega, cioè proveniente dall'Albania settentrionale.
Per le antiche relazioni di amicizia dei principi albanesi con i re di Napoli, per la collaborazione militare tra i due paesi, sebbene non mancassero manifestazioni di ostilità delle popolazioni costiere terrorizzate dai progressi e dalle feroci rappresaglie dei Turchi, gli esuli albanesi, protetti dai pontefici come vittime e quasi martiri della fede e favoriti dai sovrani, venivano come in una seconda patria a colonizzare e a bonificare larghe zone spopolate a causa dei terremoti, delle pestilenze e delle continue guerre. Per questi indiscutibili vantaggi demografici ed economici anche i baroni e i vescovi furono larghi di concessioni ai nuovi coloni che godettero sempre i diritti di cittadinanza ed esercitarono il culto religioso nel rito greco indisturbati nelle loro chiese e con clero proprio senza che si elevassero mai sospetti sulla loro cattolicità.
Questo è confermato dalla costante tradizione cattolica degli I.-A. i quali, come si legge nelle Costituzioni del Sinodo tenuto a Monreale (Palermo) nel 1652 dal card. Fr. Montalto Peretto, "erroribus orientalium schismaticorum nullo modo consentiunt ". I cognomi dominanti in queste colonie corrispondono in buona parte ai cognomi storici dell'Albania del s