volume-07

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zione naturale e spontanea (cf. As introduction to the history of religion, 1896 [3a ed. 1921]; Evolution, 1900; Evolution in religion, 1906; Study of comparative religion, 1913; Comparative religion, 1913; Personality, 1913; Philosophy: what is it?, 1914; Polytheism, 1916). L'autore non è ignoto in Italia: una sua breve opera è stata tradotta da U. Pestalozza (L'idea di Dio nelle religioni primitive, Milano 1914); e la maniera di riportare e interpretare i fenomeni religiosi-filosofici gli ha assicurato una numerosa clientela di lettori fra le classi meno scientificamente preparate.

BibL.: Necrologia, in Times del 6 marzo 1936: anon., s. v. in Who is who?, III, Londra 1941, p. 229: anon., s. v. in Enc. Ital., XVIII, p. 807.

Enrico Hoffmann
JEIVONS, William Stanley. - Filosofo ed economista inglese, n. a Liverpool il 1° sett. 1835 , m. annegato a Galley Hill, presso Hasting, il 13 ag. 1882. Tenne l'insegnamento della logica e dell'economia politica nel Collegio Owen di Manchester. Successe poi al Gairnes nella cattedra di economia politica presso l's University College - di Londra.

Nei suoi studi di logica, illustrò il processo deduttivo, inteso in modo meccanicistico (Primer of logic, 1876; Pure logic and other minor works, 1890; Principles of science, 1874). Considerò la matematica come una forma della logica, e svolse il problema della probabilità secondo i criteri della statistica metodologica moderna. La sua dottrina morale risente profondamente dei motivi utilitaristici della tradizione filosofica inglese. Importantissima fu la sua attività economica, di cui la Theory of political economy (1871) è l'opera più famosa. E considerato in economia come il fondatore della scuola che fa largo uso del metodo matematico, sebbene in tale metodo sia stato preceduto dal Cournot (1838) e dal Gossen (1854). Rimane però controverso entro quali limiti egli abbia precorso le tendenze più moderne del pensiero economico che vanno sotto il nome di teoria dell'equilibrio generale. La teoria dell'utilità finale (detta poi marginale) da lui propugnata (1871), non implica un nuovo concetto rispetto alla scuola classica, bensì una maggior determinazione del concetto di limitazione in rarità, la cui importanza, come elemento del valore, fu rilevata dal Senior. Per essa l'utilità dipende dalla quantità dei beni, e pone in rilievo l'importanza della distinzione tra l'utilità che un bene, complessivamente considerato, ha per il singolo individuo e l'utilità che hanno per lui le singole dosi di questo bene e in particolare l'ultima dose, che è sempre di minima proporzione, considerata come limite del processo di acquisto, oppure come attesa o sperata dal soggetto economico (utilità finale). Cosicché nel concetto dell'utilità finale, utilità e rarità diventano la base del valore, ed è l'equivalente dell'ofelimità elementare del Pareto e della rarità del Wafras. Con questa teoria contrastava quella degli economisti classici, che riponevano il fondamento del valore nel costo di produzione.

I suoi studi di logica gli furono poi di ausilio nella trattazione dei problemi di statistica in una serie di importanti saggi raccolti postumi dal titolo Investigations in currency and finance (1884), riguardanti trattazioni relative alle fluttuazioni periodiche dei prezzi e alle
questioni monetarie. Altri scritti postumi, meno importanti, furono raccolti con il titolo Methods of social reform (1883) e contengono studi riguardanti lo Stato in rapporto al lavoro e le finanze pubbliche, i metodi della riforma sociale.

BibL.: Elenco delle sue opere in appendice alle Letters and journal, Londra 1886, a cura delle moglie: A. Marshall, recensione alla Theory, ristampata in Memorials of A. M., Londra 1922, p. 93 sgr.; I. M. Keynes, W. St. 7. 1231-22, A cente. nary allocation..., in Journal of it. Soc., 99 (1936), p. 3; G. Del Vecchio, Lezioni di economia pura, 7 ed., Padova 1936, passim; J. Griziotti Kretschmann, Storia delle dottrine economiche, Torino 1949, passim; I. La Nauze, 7. in Sidney, in Economic record, 17 (1941), pp. 31-43.

Bruno Brunello
JHANSI, Prefettura apostolica di. - Venne eretta il 12 genn. 1940 distaccandone il territorio dalla diocesi di Allahabad. La sua posizione è nell'interno dell'India settentrionale (Province Unite). Il suo territorio ha un'area di kmq 10.470 con una popolazione che si aggira sui 2.553 .500 ab., dei quali 2000 solamente sono cattolici. Comprende i distretti civili di J., Jalaun, Hamirpur e Banda. E affidata ai Minori Cappuccini della provincia di Malta.

Confina con le circoscrizioni di Indore, Ajmer, Agra, Allahabad. Il personale è composto di una ventina di padri di cui 6 nativi, 3 sacerdoti secolari indiani, una trentina di fratelli, quasi tutti indigeni, e ca. 20 suore della Beato Vergine Maria. La prefettura, che è, si può dire, agli inizi, conta 7 stazioni primarie e 6 secondarie. Ha un piccolo seminario, 2 orfanotrofí con un centinaio di orfani, i ospedale e i tipografia. Le scuole elementari e le scuole medie per le giovanette sono tenute dalle Suore della B. V. M. Le Associazioni cattoliche e il Terz'ordine di S. Francesco hanno numerosi iscritti.

BibL.: AAS, 32 (1940), pp. 296-97; Archivio della S. Congregazione di Propaganda Fide, Relazione quinquennale della prefettura apostolica di 7., 1943-50: id., Prospectus status missionis de 7., 1950: MC, 1950, pp. 227-28. Pompeo Borgna

JHERING, Rudolf von. - Giurista, n. ad Aurich il 22 ag. 1818 , m. a Gottinga il 17 sett. 1892. Dopo avere studiato in varie università, si addottorò nel 1842 a Berlino e fu successivamente professore a Basilea (1845), a Rostock (1846), a Kiel (1849), a Giessen (1852), a Vienna (1858) e infine a Gottinga (dal 1872 alla morte).

Dapprima aderente alla scuola storica, se ne staccò e sostenne, in polemica coi rappresentanti di quella, che il diritto non è spontaneo prodotto dell'animo popolare, ma frutto dei bisogni e delle lotte degli uomini, mettendo in rilievo gli elementi razionali e volontari nella produzione del diritto e nella sua evoluzione e gli scambi che avvengono fra i popoli in questo campo, scambi ai quali è da attribuire anche quel fenomeno di immensa importanza che è la recezione del diritto romano.

La prima fra le sue opere maggiori è Der Geist des römischen Rechts auf den verschiedenen Stufen seiner Ent. wichelung (4 voll., Lipsia 1852-65,6²-7² ed. 1924; trad. it. parziale, con il titolo Spirito del diritto romano, Milano 1855). Nel 1872 J. pubblicava a Vienna Der Kampf ums Recht (ultima ed. 1925; trad. it. col titolo La lotta pel diritto, Milano-Napoli 1875, Bari 1935). Terza, infine, fra le grandi opere di J. è Der Zweck im Recht ( 2 voll., Lipsia 1887-83,8² ed. 1923). A queste sono da aggiungere i Beiträge zur Lehre vom Besitz. I, Der Grund des Besitzesschutzes (1868, trad. it. col titolo Sul fondamento della protezione del possesso, Milano 1872), Die Jurisprudenz des täglichen Lebens (1870; 12² ed. 1903; trad. it. col titolo La giureprudenza della vita quotidiana, Bologna 1871), il volume Scherz und Ernst in der Jurisprudenz (Lipsia 1884, 9a ed. 1904) e la fondamentale opera Der Besitzwille. Zugleich eine Kritik der herrschenden juristischen Methode (Jena 1889), oltre a innumerevoli altri articoli e pareri giuridici. Fondò nel 1857 gli Jahrbücher für die Dogmatik des heutigen römischen und deutschen Privatrechts, che dopo la sua morte assunsero il nome di Jherings Jahrbücher für ecc.

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Bibl.: E. Landsberu, Geschichte der deutschen Rechtswissenrhaft, III, Monaco 1888, p. 988 sgg., III, II, ivi 1888, p. 334 sgg.; V. Scialoja, R. von 7., in Bullettino dell'istituto di diritto romano, 6 (1893), pp. 46-61, con bibl.

Rodolfo Danieli
JODL, Friedrich. - Filosofo positivista, n. il 23 ag. 1849 a Monaco, m. il 26 genn. 1914 a Vienna. Insegnò a Praga e a Vienna.

Si occupò particolarmente del problema morale e a lui si deve una Geschichte der Ethih (2 voll., Stoccarda 1888-89, 3ᵃ ed. ivi 1920), oltre che un Lehrbuch der Psychologie (ivi 1897, 4ᵃ ed. ivi 1916) e una mediocre Kritik d. Idealismus (Lipsia 1920, postuma). Vicino al Comte, non accetta il culto dell'umanità e vi sostituisce la "fede morale": "L'ideale in noi e la fede della sua progressiva realizzazione attraverso noi : questa la formola della nuova religione dell'umanità" (Gesch. der Eth., p. 494). La sua metafisica è un superficiale monismo materialistico: il pensiero è una funzione della sostanza organica e materia e spirito coincidono in un "atomo psichico ", piuttosto immaginario

Biel.: Archiv., f. Gesch. der Philos., 27 (1914), interamente a lui dedicato; W. Ziegenfuss, a. v. in Philosophen-Lexikon, I, Berlim 1949, pp. 397-98 (con bibl.). Michele Federico Sciacca

JOHANÁN BEN ZAKKAJ. - Tannaita (v.) della prima metà del sec. I d. C. Il titolo Rabbán "maestro nostro", con cui è designato, denota l'autorità di cui godeva. Fu discepolo del patriarca Hillèl (v.), ma anche di Šammaj. Oriundo di Arab, in Galilea, fu per 18 anni capo del tribunale; verso il so fu chiamato a far parte del grande tribunale di Gerusalemme. Ivi tenne le sue lezioni in una piazza libera all'ombra del Tempio. In opposizione ai sadducei, fece prevalere nella teoria e nella prassi le opinioni dei farisei (v.).

Le notizie secondo cui J., pacifista sin dallo scoppio della guerra contro i Romani, avrebbe lasciato Gerusalemme in una cassa funebre ed avrebbe raggiunto Vespasiano per predirgli la nomina a imperatore, sono di carattere leggendario. E anche di scarso valore storico che 40 anni prima della catastrofe nazionale J. avrebbe detto alla vista del Tempio, le cui porte si schiudevano da sole: "Oh Tempio, oh Tempio, perché ti spaventi e ci spaventi? Sappiamo che devi perire! ". Il funzionario romano che era favorevole a J., pare sia M. Antonio Giuliano, luogntenente della Giudea durante il periodo bellico, menzionato da Minucio Felice (Octav., 33, 4) come autore di uno scritto De Iudacis.

Verso la fine della guerra (ca. 70), J. fondò una scuola a Iamnia (v.) e vi preparò, a mezzo di istituzioni nuove e che talvolta incontravano l'opposizione delle sfere sacerdotali, il passaggio dal culto sacrificale, caduto assieme al Tempio, al culto spirituale.

Sul letto di morte J. ebbe una visione del re Ezechia, a cui fece porgere un seggio. Con la morte di J., si diceva, lo splendore della sapienza si spense per sempre.

Biel.: D. J. Bornstein, Fachanan ben Sukhai, in Enc. Tod., IX, voll. 222-27; O. Weinreich, Gebet und Wunder, Stoccarda 1929, p. 108 sgg. Eugenio Zolli
JOHANNESBURG, vicariato apostolico di. - Il territorio fa parte dell'Unione Sudafricana e con decreto del 4 giugno 1886 fu eretto in prefettura apostolica, distaccandolo dal vicariato apostolico di Natal. Il 16 sett. 1904 fu elevata a vicariato apostolico con il titolo di Transvaal.

Con decreto del 22 dic. 1910 dal vicariato apostolico di Transvaal fu distaccata la zona settentrionale per formare la prefettura apostolica di Transvaal settentrionale, ora
abbazia nullius di Pietersburg, e con altro decreto del 12 giugno 1923 fu distaccato altro territorio per formare la prefettura apostolica di Lydenburg, ora vicariato; con decreto 30 marzo 1930 i distretti di Marico e Rustemburg furono attribuiti al vicariato apostolico di Kimberley. Con decreto 9 apr. 1948 Propaganda lo divise per erigere il vicariato apostolico di Pretoria e il restante territorio ebbe il nome di vicariato apostolico di J.

La prima Messa fu celebrata nel 1864 presso Potchefarnom ma il sacerdote, venuto dallo Stato libero del fiume Orange, fu scacciato.

Molti degli indigeni lavorano nelle miniere oppure prestano servizio domestico, il che rende assai difficile l'apostolato in mezzo a loro. I grandi agglomerati di popolazione, a causa delle miniere di oro e di diamante, impongono problemi sociali di non facile soluzione.

La superfice del territorio è di ca. kmq. 32.185 con popolazione di 2.024 .888 di cui solo 700.418 sono Europei. I cattolici sono 71.304 e i catecumeni 2745 . Gli altri sono protestanti e pagani. La missione è affidata agli Oblati di Maria Immacolata, i quali sono 88 , coadiuvati da altri 9 sacerdoti diocesani. I fratelli 47 , le suore 640 , i catechisti 149, i maestri 337. Distretti 4, quasi-parrocchie 31, elezioni primarie 25 , secondarie 25 , chiese 19 , cappelle 31 , ospedali 2, dispensari 2, orfanotrof 1. Altre opere di carità e associazioni di Azione Cattolica sono in piano sviluppo. Nelle varie scuole si educano 24.811 ragazzi. Vi si pubblicano due periodici in 4700 copie.

Biel.: AAS, 22 (1930), p. 483; 40 (1948), p. 183; Archivio di Propaganda Fide, Prospectus status missionis, pon. prot. n. 4271/20; The Catholic Directory of South Africa, Città del Capo 1930, pp. 239-80; MC, 1930, pp. 171-72.; Saverio Paventi

JOINVILLE, DOCESt di. - Città e diocesi nello Stato di S. Catarina in Brasile.

Fu creata da Pio XI con la cost. apost. Inter Proecipuss del 17 genn. 1927, per smembramento della diocesi di Florianopoli, elevata a metropolitana con la stessa costituzione, elevando a cattedrale la chiesa di S. Francesco Saverio.

Biel.: AAS, 19 (1927), pp. 172-76. Enrico Josi
JOINVILLE, Jean de. - Uomo di stato e storico francese, n. nel 1224, m. l'11 luglio 1319.

Rampollo di nobile famiglia della Champagne, ed insignito del titolo di siniscalco di quella contea, trascorse i suoi giovani anni ella corte del conte di Champagne Tibaldo IV, poeta e re di Navarra, e del re di Francia. Prese parte alla sesta Crociata (1248-50), condividendo con s. Luigi IX (v.) le fatiche della guerra e la prigionia. Dopo il riscatto (1251), consiglio a s. Luigi di rimanere in
![img-0.jpeg](img-0.jpeg)
(da C. Coudrec, Les enluminures des manuscrits du moyen der. Parigi 1887, Sec. III Johnville, Jean de - J. offre a Luigi X la sua storia di a. Luigi. Miniatura del sec. xiv - Parigi, Biblioteca nazionale, mss. français 13568, f. 1.

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Oriente, e con lui ritornò in Francia nel 1254, continuando ad assisterlo negli affari di governo. Incaricato dal successore di s. Luigi, Filippo III, dell'amministrazione della contea di Champagne (retta da Giovanna I di Navarra, poi regina di Francia per il suo matrimonio con Filippo IV) mantenne tale carica fino a tardissima età.

Su richiesta della stessa Giovanna I compose (13051309) l'Histoire de saint Louis. Per questa celeberrima fra le cronache del tempo lo si considera il secondo dei grandi storici del medioevo francese, dopo Villehardouin e prima di Frussant. Si avvalse per essa dei propri ricordi di compagno del Re e di testimone (1282) al processo per la sua canonizzazione, ed anche dei documenti dell'archivio di St-Denis e di memorie altrui, scritte ed orali, elaborando il tutto con una vena spiccatissima di freschezza e di sincerità, attenta ad ogni particolare della vita, ad ogni sfumatura dei sentimenti di cavalleria e di fede del suo tempo, per il quale l'Histoire rimane un documento di prim'ordine.

Bibl.: Opere: l'Histoire de st Louis venne edita per la prima volta a Poitiers nel 1457, e criticamente da N. de Wailly a Parigi nel 1868 e 1874. Studi: A. F. Didot, Études sur la vie et les travaux de 7. de 7., ivi 1870; H. F. De-
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(per cortesia del Pont. untate di matica sacra)
Jommelli, Niccolò - La Passione di N. S. Gesù Cristo (1749) : recitativo di Maddalena. Autografo.
aborde, 7. de 7. et les seigneurs de foinville, ivi 1804; G. Paris, 7., sire de 7., in Histoire littéraire de la France, XXXII. Parigi 1898, pp. 291-424. Enzo Bottasso

JOLIET ILL, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Illinois, negli Stati Uniti d'America. Comprende le contee di Du Page, Kankakee, Will, Grundy, Ford, Iroquois e Kendall, tutte nello Stato di Illinois.

Ha una superfice di 4218 miglia quadrate, con una popolazione di 333.573 ab., dei quali 93.229 cattolici. Conta 73 parrocchie, 16 missioni, 3 cappelle; 73 sacerdoti diocesani e 130 regolari, 16 comunità religiose, tra le quali è l'abbazia di S. Procopio in Lisle; ha poi 63 comunità religiose femminili. Nella diocesi si hanno 3 tra seminari e scolasticati con 426 alunni, 3 Colleges, 2 High Schools parrocchiali e 46 scuole elementari; nel 1949 si ebbero 422 conversioni.

La diocesi fu creata da Pio XII con la cost. apost. Ecclesiarum circumscriptiones dell'ri dic. 1948, per smembramento dall'arcidiocesi di Chicago e dalle diocesi di Peoria e di Rockford, elevando a cattedrale la chiesa di S. Raimondo Nonnato. La diocesi è suffraganea di Chicago.

Bibl.: AAS, 4I (1942), pp. 397-99; The official catholic directory, 1950, Nuova York 1950. pp. 385-88. Enrico Iosi
JOLIETTE, diOcesi di. - Città e diocesi nel Canadá. L'on. Barthélemy Joliette (1789-1850) fondò nel 1823 il villaggio l'Industrie, nome che fu in seguito cambiato in quello di J. (Québec, Canadá), nel 1864. L'on. Joliette costrui la chiesa parrocchiale (1843), edificò un collegio ( 1845 ) e chiese al vescovo di Montréal, I. Bourget, di affidarne la cura a una comunità religiosa. La Congregazione di St-Viateur ne prese possesso nell'autunno del 1847.

La diocesi di J. fu eretta il 27 genn. 1904 come suffraganea di Montréal. La popolazione cattolica distribuita in 50 parrocchie conta 82.566 ab., mentre i non cattolici
sono 1891. Il clero è composto di 18 i sacerdoti e di 71 religiosi (Chierici di S. Viatore). Vi sono 50 chiese parrocchiali, i collegio, 2 scuole normali, 7 orfanotrofi, 7 asili per vecchi, i ospedale, i scolasticato religioso, 3 noviziati e una casa di ritiro per uomini. La superfice totale della diocesi (provincia di Québec) è di 8400 miglia quadrate.

Bibl.: Pio X. Pastorale Romanl Pontifexi, 27 genn. 1904, in Pil X P. M. Acta, I. Roma 1902, pp. 139-40; A. C. Dugas, Naces de Diamant, Séminaire de 7. 1846-1910, Joliette 1910: Le Canada ecclésiastique, Montréal 1950, pp. 300-12.

Gassone Carriere
JOLIVET, Charles-Constant. - N. il 9 genn. 1826 a Pont-l'Abbé, diocesi di Quimper, m. in Durban il 15 ott. 1903; nel 1848 divenne obla. to di Maria Immacolata.

Fino al 1867 fu in Inghilterra, come missionario e curato, nel 1867 assistente generale della Congregazione. Nel 1874 fu nominato vicario apostolico di Natal, comprendente allora tutte l'Africa meridionale fuori del due vicariati del Capo di Buona Speranza e della prelatura di Mozambico. Ne furono distaccati nel 1886 lo Stato libero d'Orange con il Basutoland e il Transvaal. Mons. J. organizz il ministero tra i bianchi, chiamò nel 1882 i Trappisti, oggi Religiosi di Mariannhill, per il lavoro tra i negrı, e iniziò la missione tra gli Indi.

Con successo lavorò nel campo caritativo e scolastico e chiamò la suore della S. Croce di Menzingen, le Domenicane che fondarono congregazioni proprie in Oakford e Newcastle, e le Agostiniane di Pont-l'Abbé.

Bibl.: H. Pérennis, Monseigneur 7., Prisine 1937.
Giovanni Rommerskirchen
JOLY, Jeanne-Madeleine. - Visitandina, n. a Dijon nel 1643, m. ivi il 19 ott. 1708. Accolta nel monastero della città a 15 anni, il Signore, che l'aveva destinata a coadiuvare s. M. M. Alacoque alla diffusione della devozione al S. Cuore, la fece prima passare per la stessa via di croci e di umiliazioni, mediante terribili pene interiori.

Nel 1678 la madre M. T. de Saumèse, rientrata a Dijon, parlò alla comunità della nuova divozione, e tutte l'accettarono e s'eccesero dal desiderio di cooperare a propagarla. La J. compose allora delle litanie, una Messa e un Ufficio del S. Cuore, che, con l'aggiunta di spiegazioni e preghiere, uscì tradotto in latino dal cappellano, nel 1686 (la nuova edizione, approvata dal vescovo di Langres, uscì tre anni dopo con il titolo: La dévotion au SacréCoeur de Notre-Seigneur Jésus-Christ, Digione 1689); nel 1688 disegnò a matita un quadro, rappresentante il Cuore di Gesù circondato da una corona di spine, sormontato dalla Croce e avvolto in fiamme, con piccole gocce di sangue stillante dalla ferita, che poi, dipinto, fu esposto in monastero; nel 1692 vide esaudito il desiderio di una Confraternita dell'Adorazione perpetua, di cui detto il regolamento.

Bibl.: anon., Aunée sainte des religieuses de la Visitation Ste-Marie, X (ott.), Annecy 1870, pp. 485-87; A. Hamon, Hist. de la dévotion au Sacré-Coeur, I, 5ᵉ ed., Parigi 1923, pp. 384 sgg., 305 sgg., 401 sgg. Celestino Testore

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JOMMELLI, Niccolò. - Maestro compositore, n. ad Aversa il 10 sett. 1714, m. a Napoli il 25 ag. 1774. Studio dapprima con il canonico Muzzillo, maestro di coro della cattedrale di Aversa, poi, nel 1730, a Napoli, ove ebbe a maestri, fra gli altri, Durante, Feo, Leo. Nel 1736 fu nominato maestro di cappella del marchese Del Vasto Avalos, e nel 1740 andò a Roma dove trovò un nuovo protettore: Heinrich Benedikt, duca di York. Studiò poi a Bologna con il p. Martini.

Nel 1743 fu chiamato a Venezia, dove rimase 4 anni alla direzione del Conservatorio degli Incurabili, producendo molta musica religiosa, fra cui l'oratorio La Betulia liberata su testo di Metastasio, una messa a 4 voci, un Laudate pueri, ecc. Nel 1747 tornò a Roma, dove nel 1749 scrisse l'oratorio La Passione di N. S. Gesù Cristo, dedicandolo al suo antico protettore, il duca di York, che nel frattempo era divenuto cardinale; per la benevolenza di un altro autorevole mecenate, il card. Alessandro Albani, nipote di Clemente XI, J. ebbe la nomina a maestro coadiu. tore della Cappella Giulia in S. Pietro (1749) e, poco dopo, fu chiamato alla corte dell'imperatrice Maria Teresa in Vienna, dove conobbe Metastasio. Nel 1750 tornò a Roma e riprese il suo posto in S. Pietro componendo musica sacra ed opere. Svolse poi intensa attività artistica quale Kapellmeister alla corte di Stoccarda (1753-68); nel 1769 se ne congedò per tornare in Italia e ritirarsi a Napoli.

Per non dire della sua vasta produzione operistica (ca. 40 opere, di cui 20 per la corte di Stoccarda e 5 per Vienna), ci si limita a dare un cenno delle sue composizioni sacre che giacciono tuttora inedite in numerosissime biblioteche d'Europa. Si ricordano anzitutto, oltre quelli già citati, gli oratori Isacco figura del Redentore, ossia il sacrificio di Abramo (1750) e Giuseppe riconosciuto, tutti su testo di Metastasio; 4 cantate per la Natività della Beata Vergine ed altre; un Inno per la Sagra, un Inno per la festa dei ss. Pietro e Paolo, il salmo Confitebor (1750), l'offertorio Confema hoc Deus, 6 antifone per la Sagra, il salmo Laudate pueri per 4 soprani, soli e cori (1752), il salmo In convertendo (1753), il Magnificat, il salmo Bratus vir, la Sequenza di Pasqua a 6 voci concertate, più di 2 messe e l'ultima sua opera rimasta famosa, il Miserere a 2 soprani con strumenti (1773). La potenza drammatica, che aveva dato alle sue composizioni una cit tragica particolarmente espressiva nei recitativi, vibra anche nelle opere di ispirazione religiosa, soprattutto negli oratori, p. es., nella Passione, in cui il testo metastasismo, già musicato da vari compositori, assume un'efficacia tutta nuova, una espressività di declamazione del più alto pathos drammatico.

Biel.: S. Mattei, Elogio del 7., Colle 1785; P. Alfieri, Notizie biografiche di N. 7. Roma 1842; F. Florimo, La scuola musicale di Napoli, II, Napoli 1882, p. 230 sgg.; M. Berio, Un contesorio silenzioso, in Rivista musicale italiana, 22 (1915), pp. 105-12; M. Pehr, Zeno, Pergolesi n. 7., in Zeitschrift für Musikwissenschaft, I (1918), p. 281 sgg. Luisa Cervelli

JONA : v. IONA.
JONA, JĖHŪDHĀH, ben JISṭ̣̄̄Q. - Rabbino convertito, detto in Italia Giovanni Battista Giuda Giona o più brevemente Battista, n. da ebrei provenienti dalla Spagna a Safed (Galilea) il 28 ott. 1588, m. a Roma il 26 maggio 1668. In qualità di rabbino visitò le città d'Italia, poi si recò in Polonia, indi a Amsterdam; esercitò ad Amburgo l'ufficio di dagjan ("giudice "). Ricevé il Battesimo a Varsavia nel 1625; mandato quindi dal re di Polonia a Costantinopoli per acquistarvi gemme, fu catturato dai cosacchi, da cui lo riscattò l'ambasciatore di Venezia. Venne poi in Italia, insegnò ebraico e aramaico all'Accademia di Pisa e infine si stabilì a Roma, ove fu per ca. 25 anni istruttore dei catecumeni, professore di ebraico all'archiginnasio e al collegio di Propaganda; dal 1650 fu scrittore della Biblioteca Vaticana e interprete della S. Sede per le lingue semitiche. Fu
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(Jot. Alimari)
Jordakns, Jacob - Autoritratto - Firenze, Galleria degli Uffizi.
il maestro di Giulio Bartolocci (v.), di cui preparò e iniziò la vasta opera.

La sua opera più importante è la traduzione in ebraico (dal latino) dei 4 Vangeli : Bérlith hâdhâfâh, con un proemio del papa Clemente IX (in-fol., Roma 1668); è la più antica dopo quella di Elia Hutter (Norimberga 1600). Pubblicò anche, in ebraico e latino, un ampio discorso letto al collegio di Propaganda nella Pentecoste 1633: Dérâ̂̂. Protoplastorum remedium, Messiae adventus, ac igneus Spiritus Sancti super Apostolos descensus (Roma 1653). Il suo Limmûdli ham-mêlîhîm ("Dattrina dei cristiani") è la versione ebraica del catechismo di s. R. Bellarmino, con il testo italiano e con note tratte dagli scritti rabbinici, stampato da Propaganda (Roma 1658); nella 2ᵃ ed. (ivi 1661 ; ristampa 1664), aggiunse contro i detrattori della versione una replica: Note d'alcuni errori della traduttione hebraica nel testo della dottrina christiana e nelle annotazioni aggiunte dall'autore di quella.

Biel.: J. Bartolocci, Bibliotheca magna rabbinica, III, Roma 1683, pp. 48-52; J. Fürst, Bibliotheca Iudaica, I, Lipsia 1849, p. 94; Hutter, IV, col. 474 sg.

JONSON, Ben. - Scrittore di teatro e poeta contemporaneo di Shakespeare, n. a Westminster nel 1573 (probabilmente l'ir giugno), m. a Londra il 6 ag. 1637. Fu il solo degli elisabettiani che rispettò i precetti classici sulle unità. A differenza del suo grande contemporaneo, ambientò nella Londra del tempo una gran parte dei suoi intrecci, sebbene imitasse più direttamente di ogni altro i modelli del teatro cinquecentesco italiano di derivazione classica.

Assimilò anche quella teoria degli «umori», per cui l'indole dell'individuo eccentrico e, quindi, del tipo comico verrebbe determinata dall'eccesso di uno dei quattro umori che si diceva costituissero l'essenza dell'organismo umano: caldo, freddo, umido, asciutto. In conformità a tale teoria egli costruì gran parte dei protagonisti delle

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sue commedie, delle quali le più note sono: Every man in his humour (rappresentata nel 1598 da un complesso di attori tra i quali figurava Shakespeare), Every man out of his humour (rappresentata nel 1599) e, tra le commedie più mature, Volpone (1606), amara satira della avarizia, ambientata in Venezia; The Alchemist (1611). Zejanus (1603) e Cataline (1611) sono due tragedie di forma e struttura rigorosamente classica. J. fu anche lirico squisito soprattutto nei suoi masks (spettacoli coreografici rappresentati a corte e in case di nobili).

BibL.: Diverse trad. it. tra cui Volpone e L'alchimista, in Teatro elisabettiano, Firenze 1948; C. H. Herford e P. Simpson, B. 7., Oxford 1925 e sgg.; J. Palmer, B. 7., Londra 1934; S. A. Tannebaum, B. 7., Nuova York 1938. Augusto Guidi

## JOPPE : v. GIAFPA.

JORDAENS, Jacob. - Pittore, n. ad Anversa il 19 maggio 1593, m. ivi il 18 ott. 1678. Nel 1607 entrò nella bottega del pittore Adam Van Noorts. La prima sua opera nota è del 1617, una Crocifissione; del 1618 è l'Adorazione dei pastori di Stoccolma, con firma e data autografa, come quasi tutte le opere successive. Si sa che nel 1621 venne eletto decano della congregazione dei pittori della città e dovette essere in stretta relazione con Rubens, con cui collaborò negli anni 1634-35 all'erezione dell'arco di trionfo per l'ingresso nella città del card. Ferdinando.

La sua fama aumentò rapidamente; tenne una numerosa bottega, e dopo la morte di Rubens venne considerato il massimo pittore dell'Olanda meridionale, così che ebbe numerose richieste da parte di chiese e di privati, per cui eseguì grandi pale d'altare, scene mitologiche e storiche, allegorie, disegni per tappeti, arazzi e tessuti. Dopo Rubens e Van Dyck, J. è il terzo grande pittore della scuola di Anversa. Nelle opere del primo periodo, come l'Adorazione dei pastori di Stoccolma, illuminata da una luce acuta e penetrante, rivela già quel suo particolare luminismo fosforescente che sarà proprio delle opere dell'ultimo periodo (Susanna e i vecchioni, del 1651; Gesù fra i dottori, del 1663, ora a Magonza), mentre le opere della maturità sono profondamente influenzate dalla maniera di Rubens. Nei piccoli quadri di costume, dispersi in quasi tutte le collezioni d'Europa, J. mostra un particolare gusto per il soggetto di genere, l'illustrazione dei proverbi con scene colte dalla vita popolare che introduce frequentemente anche in composizioni religiose.

BibL.: M. Roones, 7. 7., Leben und Werke, Parigi 1906; L. Van Puyvelde, Catalogue de l'exposition 7. et son atelier, Musées Royaux des beaux-arts, Bruxelles 1928. Eugenio Battisti

JORDAN, Alexis. - Naturalista, autodidatta, botanico francese, n. a Lione nel 1814, m. ivi nel 1897. E noto per la sua scoperta che la "specie" linnesna si compone di "piccole specie» o specie elementari, dette in suo onore jordanoni dal Lotsy. Questa scoperta, valorizzata dal De Vries, è una delle conquiste scientifiche che più ha influito sulla concezione della variabilità della specie.
J. fu contrario al trasformismo per ragioni insieme religiose e scientifiche. Sua è l'espressione: "la tradizione religiosa deve servire al ricercatore come compasso " per giudicare dell'esattezza delle sue scoperte.

Tra le sue opere: De l'origine des diverses variétés ou espèces d'arbres fruitiers, Parigi 1853; Icones ad floram Europae novo fundamento instaurandam spectantes, (in collaborazione con J. Fourreau, 3 voll., ivi 1866-1903).

BibL.: J. P. Lotsy, Evolution im Lichte der Bastardierung betrachtet, in Genetica, 7 (1926), pp. 371-73; H. H. Allan, The importance of the jordanon in problems of geographical distribution, in Fifth International Botanical Congress. Proceedings, Cambridge 1930, pp. 106-11; A. Eymieu, La part des croyants dans les progrès de la science, II, Parigi 1920, p. 101 sgg.
Luigi Scremin
JORDAN, Franz. - Sacerdote, in religione F. Maria della Croce, n. a Gurtweil (Baden) il 16 giugno 1848, m. a Tafers (Svizzera) l'8 sett. 1918. Or-
dinato sacerdote (1878) fu tosto inviato a Roma all'Ospizio Teutonico in Vaticano per perfezionarsi nello studio delle lingue orientali. Nel 1880 fece un viaggio in Oriente, durante il quale maturò l'idea di una associazione per la diffusione della verità e della morale cattolica. Tornato a Roma l'anno dopo, fondò la Società apostolica d'insegnanti, che divenne poi la Società del Divin Salvatore. L'incontro con la baronessa di Wüllenweber decise della fondazione delle Figlie del Divin Salvatore, per affiancare l'opera dei suoi religiosi nelle missioni. Indefesso nel lavoro per la espansione delle due Congregazioni nelle Indic, nei paesi di lingua tedesca e nelle Americhe, soffri incomprensioni e diffidenze, ma la fermezza del carattere e lo spirito di disciplina lo imposero all'ammirazione di tutti. E in corso la sua causa di beatificazione.

BibL.: P. Pfeiffer, P. 7. und seine Gründungen, Roma 1920; E. Federici, Il p. F. 7., ivi 1948. Silvario Mattei

JORDANIS (Jordanes, Jornandes). - Storico di origine gota, vissuto verso la metà del sec. vi.

Scrisse in latino volgare, nel 551 , due cronache: una storia romana, De summa temporum vel origine actibusque gentis Romanorum, di scarso valore, che è per la maggior parte un estratto di Floro; e una storia dei Goti, De origine actibusque Getarum, di non poca importanza per la storia del popolo goto in Italia. J. esprime il suo attaccamento all'ultimo germoglio della vecchia stirpe regale degli Amali e favorisce l'inserzione pacifica dei Goti nell'Impero romano.

Secondo Th. Mommsen, J. sarebbe stato un monaco che avrebbe scritto nella Mesio o nella Tracia; G. Grimm, S. Cassel e G. Wattenbach invece lo identificano con il vescovo cattolico J. di Crotone, nell'Italia meridionale, che avrebbe scritto l'opera sua a Costantinopoli o a Calcedonia, nell'ambiente del papa Vigilio, a cui dedicò la sua storia.

BibL.: 7. Romana et Getica, ed. Th. Mommsen, in MGH. Auctores antiquissimi, V. 1, pp. 1-138; Fr. Werner, Die Latinität der Getica des 7., Halle 1908; Manitius, I, pp. 210-15; G. Wattenbach - R. Hultemann, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, I, Berlino 1938, p. 80 sgg.
Luechesio Spätling
JÖRG, Joseph Edmund. - Storico, pubblicista e uomo politico, n. a Immenstadt il 23 dic. 1819 e m. a Landshut il 18 nov. 1901. Studiò teologia, filosofia e storia a Monaco, discepolo e collaboratore del Döllinger nella sua Geschichte der Reformation.

Nel 1852 entrò nell'amministrazione bavarese (reparto archivi) e assunse nello stesso anno la direzione di Histo-risch-politische Blätter che mantenne (dal 1857 con Franz Binder) fino a poco tempo prima della sua morte. Per la sua opposizione al governo fu trasferito a Neuburg sul Danubio, ma fu eletto nel 1863 membro sostituto del Parlamento bavarese; dal 1868 al 1869 fu membro del Zollparlament e dal 1874 al 1879 del Reichstag.

Scrisse: Deutschland in der Revolutionsperiode 15221526 cioè la storia della guerra dei contadini (1851); Geschichte des Protestantismus in seiner neuesten Entscheidung (1858); Die neue Ära in Preussen (1860). Fu uno dei primi a capire il significato dello sviluppo del socialismo in Europa e di ciò è saggio la sua Geschichte der sozialpolitischen Parteien in Deutschland (1867). J. fu un convinto cattolico, conservatore, monarchico, un tenace oppositore del Partito liberale bavarese e della subordinazione della Baviera alla Prussia. La bavarese Volkspartei per opera sua, in pochi anni, da un piccolo gruppo di deputati, acquistò la maggioranza nella Camera. Negli ultimi anni si ritirò dalla politica, ma non dalla sua attività di pubblicista.

BibL.: H. Cardauns, s. v. in Cath. Enc., VIII, p. 502; J. F. Knöpfler, s. v. in LThK, V, coll. 359-60. Francesco Ercolani

JOS, prefeitura apostolica di. - Missione fondata di recente (1934) con territorio staccato dalla Nigeria settentrionale (v. KADUNA), comprendente

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le province civili di Plateau, Bauchi e Bornu, più le parti di quelle di Benue e di Adamawa al nord del fiume di Benue, per un totale di 300.000 kmq .

Su di una popolazione di 4.400 .000 ab., i cattolici sono 14.227 , catecumeni 6551 . Vi sono 38 missionari; 293 catechisti; 218 maestri; 13 stazioni primarie, 107 secondarie; 13 chiese, 93 cappelle; 96 scuole elementari con 4540 alunni, 5 medie con 198 alunni; 1 normale con 124 alunni; 21 dispensari; 1 ospedale.

Con decreto 14 luglio 1950, fu distaccato tutto il territorio della provincia di Adamawa per formare con altre zone, della prefettura apostolica di Oturispo e della diocesi di Bula, la prefettura apostolica di Yola.

Biel.: GM, p. 247 : Rist de la Société des Missions africaines 1939-40, Lione 1939, pp. 100-103; MC. 1950, p. 16. Giovanni Battista Tragella
JOSCELLINO (Joslenus, Gauslenus) di Soissons. - Maestro di dialettica al Monte di S. Gencveffa a Parigi, contemporaneo di Abelardo, m. il 25 ott. 1151. Fu arcidiacono (1115) e vescovo (1125) di Soissons. Consigliere di re Luigi il Giovine, prese parte al Concilio di Sens (1140) contro Abelardo e a quello di Parigi (1147) contro Gilberto de la Porrée.

Secondo G. di Salisbury (Metalogicon, 17), J. «universalitatem rebus in unum collectis tribuit, et singulis eamdem demit», tesi che parrebbe identica a quella che Boezio (le Porph. a se transl., i: PL 64, 85) attribuisce ad Aristotele e che fu professata anche de G. Porretono. Il Cousin (Ouvr. inéd. d'Abélard, Parigi 1836), ha pubblicato, attribuendolo ad Abelardo, un anonimo De generibus et speciebus in cui è sostenuta la stessa teoria, e che perciò taluno ritiene opera di J. o di qualche suo discepolo.

Bial.: C. Prantl, Geschichte d. Logih in Abendl., II, 2* ed., Lipala 1885, pp. 142-47; J. Reiners, Der arist. Realismus in d. Frühscholastik, Bonn 1907, pp. 38-44. Bruno Nardi
JÓSIPPÔN. - Raccoglitore di leggende midhräsiche, detto anche Jôséph ben Gurjôn o Jôséph hā-'ibhrl (《 Giuseppe l'ebreo »), che si spaccia come autore di un'opera intitolata Sepher hoj-íálār ("libro del giusto"), e vissuto al tempo della distruzione di Gerusalemme compiuta da Tito ( 70 d. C.). Secondo la recensione più ampia, la storia degli Ebrei, infarcita di leggende, va da Adamo a Tito.

L'opera fu stampata con la versione latina da J. F. Breitheapt a Gotha (2 ed., 1710). Fin dal 1540 era apparsa una versione in tedesco-giudaico (jiddif).

Una recensione più breve e criticamente più pura era stata pubblicata a Mantova tra il 1476 e il 1479 e ristampata a Münster ed a Basilea nel 1541.

Esiste una recensione in arabo, abbryviata; una quarta recensione è contenuta nel cosiddetto Libro dei Maccabei arabo, edito nella Poliglotta di Londra (t. IV). Centro di tutto sono le vicende dei Maccabei. L'opera originale, più breve, dev'essere stata composta in Italia nel sec. virr; quella più lunga, pure in Italia, all'inizio del sec. x. L'autore fu scambiato talora con Flavio Giuseppe.

Biel.: J. Fürst. Bibliotheca Iudaica, II, pp. 111-14; G. Karpelès, Geschichte der jüdischen Litteratur, Berlino 1886, pp. 334 1017.

Pietro De Ambroggi
JOUBERT, Joseph. - Moralista francese, n. a Montignac-le-Compte (Périgord) il 7 maggio 1754, m. a Villeneuve-sur-Yonne 4 il maggio 1824.

Dal 1768 fu educato nel Collegio dell'Essipille a Tolosa, tenuto dei Padri della dottrina cristiana, presso i quali rimase fino al 1776 anche come novizio, poi come laico ed insegnante. Trascorse a Parigi gli anni dal 1778 alla Rivoluzione, frequentandovi le figure più rappresentative dell'ultimo Settecento francese: Laharpe, Marmontel, d'Alembert e specialmente il vecchio Diderot. Vi si legò di fraterna amicizia con F. R. de Chateaubriand, N. Restif de la Bretonne e Louis de Fontanes, il quale lo volle accanto a sé come consigliere ed ispettore generale quando nel 1808 assunse la carica di Gran Maestro dell'Istruzione superiore.

La fama di J. è legata non ai tentativi giornalistici del giovanile soggiorno parigino, ma alle Pensées (ed. F. R. de Chateaubriand, Parigi 1838), in cui venne ordinando per proprio uso le riflessioni che in quegli anni lo avevano riportato al divino per una sorta di reazione artistica e sentimentale all'irreligione enciclopedistica; e alla Correspondance (ed. P. Raynal, ivi 1842).

Biel.: Th. Froment, Un voisin de Montaigne au XIXe siècle: 7. in Revue philomatique de Bordeaux, 1900: V. Giraud, 7. 7., Pa rigi 1914; A. Beaunier, La jeunesse de 7. 7., ivi 1918; id., 7. 7. et la révolution, ivi 1919; id., Le roman d'une amitié: 7. 7. et M.ne de Beaumont, ivi 1924; G. Prezzolini, Uomini e e città 2n. Firenze s. a., pp. 142-54; E. Henriot, Les carnets de 7. 7., in Revue de Paris, 8 (1938), pp. 334-51; V. Giraud, 7. inconnu, in Revue des Deux-Mondes, 8⁴ serie, 50 (1919), pp. 417-32; R. Tessonneau, 7. 7. éducateur (1734-1824), Parigi 1943.

Enzo Bottasso
JOUFFROY, Jean. - Cardinale e uomo politico francese, n. a Luzzuil intorno al 1412, m. a Rully il 24 nov. 1473. Studiò giurisprudenza a Colonia e a Pavia, ove abbracciò la carriera ecclesiastica. Fu professore di teologia e di diritto canonico.

Partecipò al Concilio di Basilea poi a quello di Ferrara. Ritornato nel 1441 a Luzzuil divenne intimo consigliere del duca di Borgogna, Filippo il Buono, che di lui si valse in Spagna, Portogallo e Italia e lo ricompensò con il vescovato di Arras (1453); si legò con Luigi XI, fin da quando questi, ancora Delfino, era fuggiasco in Borgogna. Nel 1461, legato di Pio II con missione di ottenere l'abolizione della premmatica sanzione di Bourges, ebbe il cardinalato poi, nel 1462 , il vescovato di Afri. J. da allora fu l'uomo di fiducia di Luigi XI, che lo fece suo slemosiniere: cercò, anche se invano, di far prevalere a Roma le pretese francesi su Napoli e nel 1472 fu al comando delle truppe che assediarono e uccisero Giovanni V conte d'Armagnac a Lectoure.

Biel.: P. J. Grappin, Eloge historique de 7. 7., Besançon 1783; Ch. Fierville, Le card. 7. 7. et son temps, Parigi 1874 (apologetico); B. De Mandrot, Louis XI, Jean d'Armagnac et le drame de Lectoure, in Revue historique, 38 (1888), pp. 241-504; J. Calmette, Louis XI, Jean II et la révolution catalane (1461-75), Parigi 1903, passim; Pastor, II, pp. 101-103, 110-16.

Armando Saina
JOUFFROY, Théodore. - Filosofo francese, n. a Pontets (Doubs) il 7 luglio 1796, m. a Parigi il 1° marzo 1842 . Studiò prima sotto la direzione dello zio abbé Jouffroy e poi nell'Ecole Normale, dove fu discepolo del Cousin; più tardi insegnò all'Ecole e poi al Collège de France, e dal 1833 fu anche membro della Camera dei deputati.

Inizialmente ispirato all'eclettismo del Cousin, mantenne costante inclinazione per la introspezione e la ricerca psicologica in senso spiritualistico. Anche quando si dedicò a studi giuridici ed estetici, ebbe sempre a cuore come problema principale lo studio dell'uomo, della sua natura e del suo destino; ma non riusci mai a raggiungere una soluzione positiva. Per J. la verità assoluta è inaccessibile. La scienza può constatare le ragioni di questa inaccessibilità, determinando i limiti del proprio orizzonte e contentandosi di verità relative ed umane. Queste affermazioni, frequenti nei Mélanges philosophiques, portano a vedere in J. un rappresentante di quell'eclettismo francese del sec. xix che, pur nell'intento di risolvere il problema umano, non riusci a liberarsi dall'influsso del relativismo e dello scetticismo.

Scritti principali : Les sentiments du beau et du sublime (Parigi 1816); Cours de droit naturel (2 voll., 1* ed., ivi 1834-35); Mélanges philosophiques (1* ed., ivi 1833). Postumi: Nouveaux mélanges philosophiques (ivi 1842) e Cours d'esthétique (ivi 1843); ultimo il carteggio (ivi 1901).

Biel.: L. Ollé-Laprune, Th. 7., Parigi 1899; L. Lambert, Der Begriff des Schönen der Aesthetik 7. 7., Giessen 1909; M. Salomon, 7., Parigi 1910; J. Pommier, Deux études sur 7. et son temps, ivi 1930.

Francesco Morsolini
JOULAIN, Henri. - N. il 24 sett. 1852 a St-Ro-mans-Les-Melle, diocesi di Poitiers. sacerdote nel 1875, nel 1880 divenne oblato di Maria Immacolata,

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Nel medesimo anno andò a Ceylon, lavorando nella diocesi di Jaffna in varie missioni e per ultimo come superiore del Seminario di S. Martino. Nel 1893 fu vescovo di Jaffna. Durante il suo episcopato si ebbe un continuo progresso : aumento del numero dei cattolici di 15.000 , erezione e sviluppo di parrocchie e stazioni, cura speciale delle scuole e della stampa. La missione tra i pagani fu sviluppata in grande stile anzitutto per opera del p. Gnana Prakasar (v.).

Gli ultimi aderenti dello sciama Goano in Matotte furono ricondotti alla chiesa. Mons. J. morì l'8 febbr. 1919 a Jaffna.

BibL.: S. Gnana Prakasar, XXV Years' catholic progress. The diocese of Jaffna under the episcopate of dr. H. 7. O. M. I., 1893-1918, Jaffna 1925; Streit, Bibl., VIII, pp. 493-94. Giovanni Rommerskirchen

JOULE, James Prescott. - N. a Salford presso Manchester il 24 dic. 1818, m. a Sale (Cheshire) I'II ott. 1889. Con i tedeschi J. R. Mayer e H. v. Helmholtz, si considera fondatore della teoria del calore.

Sulla base di numerose ed accurate esperienze, alcune fondamentali per il progresso delle scienze, determinò l'equivalente termico del lavoro (1843) e la legge, che porta il suo nome, sugli effetti termici della corrente elettrica (v. UnITÀ FISICHE). Nei suoi scritti ammira la sapienza di Dio creatore nelle leggi che regolano l'universo.

BibL.: C. L. Kneller, Il cristianesimo ed i naturalisti moderni, trad. it., Brescia 1906, p. 23-28.

Cesco Toffoli
JOÜON, Paul. - Gesuita semitista, n. a Nantes il 26 febbr. 1871, ivi m. il 18 febbr. 1940.

Professore di lingua ebraica nell'Università S. Giuseppe di Beyrouth (1907-14), poi nel Pontificio Istituto Biblico di Roma (1915-26), lascia importanti lavori : oltre una Grammatre de l'hébrem biblique (Roma 1923, nuova ed. 1947), che fa autorità, devono segnalarsi un commento al Cantico dei Cantici (Parigi 1909), una traduzione annotata dei Vangeli basata sul sostrato semitico (in Verbam salutis, V, Parigi 1930) e principalmente, forse, le numerosissime note di lessicografia araba, aramaica, ebraica e greco-biblica apparse in Mélanges de l'Université St-Joseph, 3-18 (1908 sgg.), in Biblica, 1-23 (1920-42) e in Recherches de science religieuse, 15-30 (1925-40).

BibL.: Nota bibliografica in Biblica, 21 (1940), pp. 234-37; S. Lyonnet, s. v. in DBs, IV, coll. 1141-43. Stanislao Lyonnet

JOURNAL OF BIBLE AND RELIGION, THE. - Rivista ufficiale della protestante National association of biblical instructors to foster religion in education ( = NABI, sigla che allude a nâbhî" "profeta"), ormai diffusa per tutti gli Stati Uniti, con sede a Baltimore. L'Associazione fu fondata da Ismar John Peritz in Syracuse (N.Y.) nel 1909; dal 1919 al 1932 pubblicò i suoi atti ed articoli in Christian education (elenco completo in 7. of B. and R., 18 [1950], pp. 24-26), ma dal 1933 ebbe una propria rivista semestrale, Journal of the NABI, dal vol. V (1937) divenuta trimestrale, con la presente intestazione.

Secondo la sua costituzione la NABI intende lavorare per una istruzione biblica e religiosa più efficiente, in modo speciale nelle scuole secondarie, collegi, università, scuole teologiche (cf. 7. of B. and R., 17 [1949], p. 215 sg.). Per lo più essa sincronizza le sue riunioni con quelle della Society of biblical literature and exegesis, editrice del Journal of biblical literature and exegesis. Però l'indirizzo dei due periodici viene formulato differentemente : a quest'ultimo spettano le ricerche tecniche e specializzate, mentre il 7. of B. and R. vuole trattare "in maniera scientifica, ma non tecnica " i risultati ottenuti. Esso è dunque una rivista di alta divulgazione, ma interessante e di attualità anche nel campo dell'esegesi scientifica, con bibliografie e bollettini sui problemi biblici (Research abstracts, dal 1947 in poi); tratta pure argomenti di storia delle religioni e di filosofia religiosa.

Per l'archeologia biblica c'è un redattore speciale. La rivista è spiccatamente "interdenominazionale ", aperta alle varie correnti ecclesiastiche e teologiche; riflette la dottrina dei protestanti "ortodoxi ".

BibL.: L. S. Eby, Eleven years of the journal, in 7. of B. and R., 12 (1944), pp. 193-98; E. W. K. Mould, The National association of biblical instructors: an historical account, ibid., 18 (1950), pp. 11-28. Pietro Nober

JOURNAL OF BIBLICAL LITERATURE. Iniziò le sue pubblicazioni a Middletown (Connecticut) nel 1881 con il nome di Journal of the Society of biblical literature and exegesis, a cura della Societa stessa (protestante). La periodicità fu dapprima semestrale poi trimestrale. Con il vol. 9 (1889) assunse il nome di 7 . of b. l., che conserva tuttora.

Si occupa in particolare di esegesi antica e neo-testamentaria. Il materiale è diviso in articoli e note più brevi. Del comitato editoriale hanno fatto parte: J. A. Bewer, B. W. Bacon, Max L. Margolis. Tra i principali collaboratori sono F. Brown, G. F. Moore, Ch. A. Brown, P. Haupt, M. Jastrow.

Il materiale si arricchisce sempre più di quanto può contribuire a illuminare l'ambiente del Vecchio Testamento e di severi studi filologici. Eugenia Zolli

JOURNAL OF,NEAR EASTERN STUDIES. - Rivista protestante trimestrale, edita a cura dell'Università di Chicago. Iniziò la sua pubblicazione nel genn. 1942, sotto la direzione di G. G. Cameron. Si occupa di egitrologia, filologia semitica, assiriologia, cultura e religione dei popoli semiti. Principali collaboratori: J. Sainte Fare Garnot, P. Kahle, W. F. Albright, A. J. Festugière, E. Wright. Offre frequenti e ottime riproduzioni di manoscritti e documenti importanti.

È la continuazione di Hebraica, fondata nel 1884 sotto la direzione di W. R. Harper, che perseguiva scopi precisamente filologici e aveva ottimi elenchi bibliografici. Ebbe tra i collaboratori P. Haupt, S. R. Driver, Y. K. Cheyne, H. L. Strack. Con il vol. 11 (1895), cessò di chiamarsi Hebraica e prese il titolo di American journal of semitic languages and literatures, che conservò fino al 1941 (vol. 58). La direzione venne assunta da G. G. Cameron. Principali collaboratori ne furono M. Yastrow, E. G. Hirsch, G. F. Moore, F. Brown. Eugenio Zolli

JOURNAL OF THEOLOGICAL STUDIES. Rivista trimestrale di teologia protestante, pubblicata dalla Oxford University Press in Inghilterra, per professori e studenti di teologia. Apparve per la prima volta nel 1900 con lo scopo di provvedere un periodico scientifico che fosse dedicato interamente agli studi teologici e biblici.

Include articoli di teologia positiva e questioni bibliche, soprattutto testuali; contiene anche discussioni e documenti cristiani di valore storico. Il primo comitato di direzione includeva il professore "regius» di Divinity e quello di lingua ebraica delle Università di Oxford e Cambridge, e la rivista mantiene rapporti stretti con queste due Università. Tra i redattori recenti vanno ricordati G. S. Driver e, dal 1949, R. H. Lightfoot.

Giovanni Murray
JOUVANCY, JOSEPH de. - Gesuita, filologo, pedagogista e storico, n. a Parigi il 14 sett. 1643, m. a Roma il 29 maggio 1719. Insegnò per molti anni lettere latine e greche nei Collegi di Compiègne, Caen, La Flèche, Parigi, finché nel 1699 fu chiamato a Roma per continuare la Historia Societatis Iesu, cominciata dal p. Niccolò Orlandini, alla quale atteso fino alla morte.

Frutto di studio assiduo e del lungo insegnamento secondo le prescrizioni della Ratio studiorum fu uno squisito possesso del latino classico, nel quale compose le sue opere; parecchie tragedie, recitate dagli alunni; edi-

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zioni di classici latini commentati per le scuole; le Satire di Giovenale e di Persio, le Commedic di Terenzio, le Odi e l'Arte poetica di Orazio, gli Epigrammi di Marziale, le Metamorfosi di Ovidio, il De officiis, Cato maior e Loeli