pseud. Narcis Jenko), vigoroso nella concezione, sicuro nel condurre l'azione e maestro dello stile. Belle pagine intorno alla vita del poeta e santo di Assisi ha lasciato l'anima francescana di I. Kršnjavi, mentre V. Deželić junior prende a soggetto dei suoi romanzi le vite di Cirillo e Metodio e di s. Girolamo, volendo dimostrare il tradizionale attaccamento dei Croati alla civiltà cristiana di Roma. Nel moderno romanzo croato si distinguono anche alcune donne : J. Trubella, che introduce una nota autobiografica nei suoi lavori dedicati all'educazione cristiana della gioventù; Š. Jurkić, eccellente talento di Bosnia, che ha conquistato il mondo femminile con i suoi romanzi e le sue leggende di squisita bellezza e delicatezza, ravvivate da alta concezione per i principi morali e cristiani; S. Košutić, anima sensibile e di fine gusto, che con grazia tutta particolare vede il fine più alto dell'attività personale nel raccoglimento intimo con Dio; I. Brlić Mažuranić, che ha lasciato i migliori racconti per i fanciulli di tutta la letteratura croata. La novella realistica e psicologica è coltivata da A. Nametak, V. Kaleb, L. Perković, ed il romanzo da A. Bonifacić, Z. Remeta, M. S̆vel, E. Čolaković, S. Kolar, A. Nizeteo. Ma Mile Budak (1889-1943) supera tutti gli scrittori contemporanei di prosa per la sua elementare forza creativa, per la ricchezza della lingua e per la sua contemplazione dell'esistenza umana entro alla prospettiva della luce eterna.
La vita letteraria croata dopo la sua rinascita nel sec. xix è strettamente legata alle istituzioni nazionali: Marica Hrvatska (1842), Jugoslavenska Akademija (1867), Društvo sv. Jeronima (1868), Društvo Hrvatskih Knjižehnika ed alcune altre. Le principali riviste letterarie: Hrvatsko Kola (ressegna), Vienac, Stvorenonik, Hrvatska Prosvjeta, Hrvatska Revija. Fra i più noti critici e storici
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letterari figurano: M. Rešetar, B. Vodnik, F. Fancev, B. Livadić, M. Nehajev, M. Kombol, A. Haler, A. Barac, Lj. Moraković.
2. La letteratura serba. - Mentre i Croati si orientarono verso la cultura occidentale-cattolica, i Serbi aderirono alla civiltà ortodossa-bizantina; essi adottarono l'alfabeto cirillico come scrittura nazionale e mantennero la lingua paleoslava nella produzione letteraria che fino al xviri sec. rimase legata alla Chiesa, in modo che la letteratura divenne cultura religiosa. La letteratura serba comincia con Sava Nemanjić (m. nel 1235), il fondatore della Chiesa autocefala serba, il quale scrisse una calorosa biografia di suo padre Stefano. La vita religiosa e culturale serba di questo periodo è in generale espressione della vecchia ortodossia bizantina e la produzione letteraria si riduce all'imitazione di Sava nella composizione di aride biografie di «santi » nazionali, di cronache, traduzioni e trascrizioni di testi sacri.
L'Umanesimo e il Rinascimento non ebbero ripercussione in Serbia e furono ignorati. Solo l'illuminismo europeo con il dotto avventuriero D. Obradović (1742-18II) segnerà una svolta nella cultura e nella letteratura serba; egli scrisse varie opere di edificazione intellettuale e lascio un'interessantissima autobiografia piena di umanità e di amore evangelico. Però lo slavo ecclesiastico si mantenne ancora nelle poesie di due buoni moralisti J. Vujić e L. Mušicki i quali consideravano la letteratura come mezzo di istruzione. Toccherà a Vuck S. Karadžić (1787-1864), geniale autodidatta e famoso raccoglitore della poesia popolare, bandire dalla letteratura la vecchia e consacrata (ma ormai incomprensibile) lingua slava, e sostituirla con la viva lingua popolare; per consolidarla, ne scrisse una grammatica, ne compose un dizionario e tradusse in essa il Nuovo Testamento. Nello spirito della riforma linguistica di Vuck e nello spirito del romanticismo che favori un serbismo particolare, P. P. N[egoš (m. nel 1831) compose il suo capolavoro e poema epico Il serto della montagna, in cui descrisse in modo stupendo la «Notte di S. Bartolomeo * dei Montenegrini musulmani. Meno profondo, ma più spontaneo e cordiale è B. Radičević che, lirico nell'anima e sotto l'ispirazione della poesia popolare, creò affascinanti poesie goliardiche, non scevro di una cupa malinconia. Nella poesia lirica e patriottica di G. Jakšić si rispecchiano la natura bollente e la suscettibilità del poeta. Il lirico del romanticismo serbo più noto è Z. J. Jovanović (1833-1904), poeta di delicata sensibilità, profonda intuizione e facile parola che riusci particolarmente ad esprimere le gioie e i dolori della vita familiare; non meno apprezzate sono le sue poesie per i fanciulli.
Il caposcuola del realismo serbo J. Ignatović è un osservatore della vita ironico ma indifferente; i suoi romanzi a sfondo sociale difettano di profondità di analisi nei conflitti spirituali. Lo seguono K. Trifković, scrittore di ben riuscito commedie umoristiche, e M. Glišić, creatore del racconto realistico e strenuo difensore di una morale patriarcale. Realista e romantico nello stesso tempo L. Lazarević ha lasciato poche novelle, ma tra le più belle della letteratura serba; esse sono scritte in forma perfetta e colorite di un delicato lirismo. Anche J. Veselinović idealizza la sana ed onesta vita rusticana. Attraverso numerose novelle ed un romanzo umoristico, S. Matavulj descrive il mondo montenegrino e belgradese. Tra i realisti serbi i quali guardano con geloso entusiasmo le vecchie forme della vita consacrate dalla tradizione, sferzando con mordace ironia e satira le nuove idee progressiste, rientra il più grande umorista serbo S. Sremac. S. Ranković, realista e pessimista, con elevata concezione del romanzo psicolo-
gico, descrive la vita provinciale senza chiudere gli occhi davanti ai mali morali e sociali che contiene in sé. Senza larghi respiri, ma sereno e immediato, S. Corović si distinse nelle sue novelle come ottimo ritrattista di tipi e caratteri nazionali. M. Uskoković, di natura sensibile e caratterizzato da un sentimentalismo tipicamente slavo, trattò con successo caratteri presi dal moderno mondo intellettuale serbo. Ma come il più originale e rappresentativo narratore del realismo serbo è da ricordare B. Stanković (1876-1927), nato al confine del mondo greco, turco e slava, egli riuscì a trasrasare nei suoi personaggi tutti i difetti e pregi derivanti dall'incrocio di questi differenti elementi razziali, in una predominante nota erotica. Ottimo novelliere fu anche P. Kočić che ebbe particolare successo nella satire politiche e sociali. I. Cipiko, entusiasta della vita primitiva e adoratore della natura selvaggia, con lirismo poetico descrive le forze elementari della natura e dell'uomo. B. Sušić provò il suo talento nei più svariati generi letterari, ma alla fine - ed egregiamente si affermò nella commedia. Il riformatore della moderna poesia serba V. Ilić, innamorato delle bellezze classiche, introduce nelle sue melodiose poesie l'intimità personale e l'eleganza della forma, liberando in tal modo la poesia serba dall'eccessivo attaccamento alla poesia popolare. Il nazionalista serbo A. Šantić divenne il più popolare bardo moderno non solo con le sue poesie patriottiche a sfondo sociale e cristiano, ma specialmente come poeta di nostalgici accordi per la giovinezza che possa portando con sé l'ottimismo e l'idealismo della vita. Due poeti serbi che assimilarono l'arte dell'Occidente, voltando le spalle al predominante influsso russo, furono J. Dušić e M. Rakić.
3. Poesia popolare croata e serba. - Il vanto della letteratura serba e croata è la ricchissima poesia popolare epica e lirica. Per quanto molti elementi ne siano comuni, tuttavia c'è una poesia popolare croata (scritta in tutti e tre i dialetti) ed una poesia popolare serba. Il primo che ne abbia informato i circoli letterari europei fu l'abate Alberto Fortis nel suo Viaggio in Dalmacia (1774), che pubblicò il testo croato e la traduzione italiana della bellissima ballata Hasunaginica (La sposa di Hasan-aga), di provenienza croata (gruppo dialettale ikava). Un certo numero ne tradusse in italiano N. Tommaseo nella sua antologia Canti toscani, corsi, greci, illirici (Venezia 1841). Pubblicati in parte nel sec. xix, questi canti fecero subito il giro del mondo; infatti, dopo i classici poemi dell'antichità, non s'era forse visto nulla di più spontaneo. Il candore delle poesie liriche popolari trova soltanto qualche analogia con alcuni passi dell'antologia greca. Il tema epico generale della lotta contro i Turchi non diede però vita ad una vera e propria epopea, ordinata e compiuta, ma ad una serie di canti staccati, che celebrano i singoli momenti di questa secolar-1 lotta e vanno raggruppati secondo il loro soggetto e i principali personaggi in vari cicli. Fra i cicli della poesia popolare serba, il più bello e più diffuso è quello che tratta della battaglia di Kosovo. I canti del ciclo di Kraljević Marko sono tutti di schietta e potente ispirazione, selvaggia e gentile insieme. Le sue azioni sono informate alle idee e al sentimento del suo popolo di cui possiede in forte grado vizi e virtù. I canti che hanno per soggetto le gesta degli ajduki sono compenetrati da un misto d'umanità e di violenza, di lealtà generosa e di inganni audaci. E il più ricco di tutti i cicli; se ne distinguono particolarmente quelle poesie che caniano le imprese romanticoreoche degli Uscocchi di Senj (Segna), poi quelle dedicate al famoso guerriero Mijat Tomić e a Sibinjanin Janko.
Le raccolte più complete sono quelle di V. Karadžić «Srpske Narodne Pjesme», 9 voll., Belgrado 1891 sgg.; e quelle edite dalla Matica Hrvatska sotto il titolo «Hrvatske Narodne Pjesme», 10 voll., Zagabria 1896 sgg.
Brat.: M. Medini, Storia della letteratura in Dalmazia e Ragusa, Zagabria 1902; M. Murko, Geschichte der älteren südslausischen Literaturen, Lipsia 1908; D. Prohaska, Pregled sacremene hrvatske književnosti, Zagabria 1921; G. Mavor, La letterature slave, in L'Europa nel secolo XIX, II, Padova 1927; M. Murko, La poésie populaire épique en Yougoslavie au début du XXe siècle, Parigi 1929; P. Popović, Pregled srpske književnosti,
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9² ed., Belgrado 1931: M. Desnovic, Les influences italiennes sur l'ancienne littérature yougoslave du litoral adriatique, in Rev. litt. comparée, 1934: A. Cronia, Antologia serbo-croata, Milano 1934; L. Salvini, Poeti croati moderni, Zagabria 1942; S. Ježic, Hrcatsho književnost od početka do danas (1160-1941), Zagabria 1944: M. Kombol, Povijest hrvatske bniiSeenosti do narodnog preparada, Zagabria 1945; A. Cronia, Poesia popolare serbo-croata, Padova 1949; F. Trogrančic, Letteratura medievale degli Slavi meridionali, Roma 1950.
Franio Trograncic
4. La letteratura slovena. - La cultura degli Sloveni è strettamente connessa con la loro cristianizzazione. I primi missionari cristiani fra gli Sloveni furono tuttavia stranieri. I primi documenti scritti sloveni sono i cosiddetti Monumenti di Frisinga (971-1025 d. C.). Essi comprendono una formula generale di confessione che era recitata ad alta voce dal sacerdote durante la predica e che il popolo ripeteva, una predicasul peccato e sulla penitenza ed una formula di confessione generale pubblica.
Il secondo documento scritto sloveno appartiene alla prima metà del sec. xv (Manoscritto di Stična). Del sec. xv sono altri due importanti manoscritti sloveni, connessi con la liturgia: il primo si chiama Manoscritto di Celovec, dalla località in cui è conservato (Celovec è il nome sloveno di Klagenfurt); il secondo è il Manoscritto di Cividale.
Nel sec. xvi la riforma di Lutero raggiunse anche gli Sloveni. Ai protestanti non importava lo sviluppo della lingua slovena, bensì la diffusione della loro religione.
Primož Trubar (1508-86), scolaro del vescovo triestino Pietro Bonome, fu il principale propagatore del protestantesimo fra gli Sloveni. Egli pubblicò nel 1551 i primi due libri sloveni: l'Abecedarium ed il Catechismus. I libri furono stampati con i caratteri gotici. Nel 1555 Trubar ristampò i due libri con i caratteri latini. Anche la sua successiva produzione è di carattere religioso.
Trubar volle dare agli Sloveni il più gran numero di testi e forse perciò non ne curò troppo la forma. Alla forma dedicò invece maggiore importanza uno scrittore di più ampie vedure e di maggior sensibilità : tale era Sebastjan Krelj (1538-67). Nel 1566 egli pubblicò la sua Bibbia per ragazzi. Nell'anno seguente uscì la sua Postilla slovena con la quale contribuì in maniera notevole a un miglioramento dell'ortografia slovena. Le ricforme linguistiche di Krelj furono valorizzate nell'opera più importante del periodo protestante: nella Bibbia di Dalmatin. Jurji Dalmatin nacque intorno al 1547 × mori nel 1589 . Nel 1576 pubblicò il suo primo lavoro, Passione, a cui .ggiunse un predica tradotta dal tedesco ed una poesia sulla Passione. Nel 1578 condusse a termine la traduzione della S. Scrittura. L'intera Bibbia, che è il suo lavoro più importante, fu pubblicata nel 1584.
Di questo periodo gli Sloveni hanno una sola opera cattolica, cioè il Catechismo cattolico, tradotto da Leonhard Pachernecker. Il libro fu stampato nel 1574 a Graz.
Nonostante l'intensa attività culturale dei protestanti, il cattolicesimo era troppo radicato fra il popolo per poter essere eradicato. Figura notevole nel campo cattolico sloveno è il vescovo di Lubiana Tomaž Hren (1560-1630). Il gesuita Janez Čandik compose il libro
Evangeli e lettere che usci nel 1613. Janez Svetokriżk { }¹ (Johannes a Sancta Cruce, 1645-1714) era un predicatore dotto e rinomato e lo ascoltavano grandi folle. Infine, nella prima metà del sec. xvili numerosi sacerdoti sloveni si dedicarono all'attività letteraria.
La fine del sec. xvili ha ravvivato con i suoi avvenimenti rivoluzionari la vita letteraria slovena.
Il monaco p. Marko Pohlin (1735-1801) è degno di nota per la intensa attività letteraria. Tra i suoi lavori di carattere religioso si ricordano il Libro di preghiere e I Santi Evangeli quaresimali. Pohlin è pure importante per vari suoi lavori grammaticali. Egli getta le basi della poesia slovena profana. Si ricorda pure il compagno monastico di Pohlin, p. Janez Damascen (al secolo Feliks Dev, 1732-86).
Degna di nota l'opera letteraria del gesuita Ożbalt Gutsman (1727-90), per la sua attività grammaticale e per le sue prediche. A questo periodo appartiene anche il primo drammaturgo sloveno Anton Tomaž Linhart (1756-95), che scrisse la commedia I I

giorno felice o Matičeh si sposa, ispirata a Beaumarchais, ma piena di tipiche scene della vita campagnola slovena.
Tralasciando alcuni altri nomi, si ricorda il primo poeta del rinascimento sloveno, il francescano p. Valentin Vodnik (1758-1819), pubblicista di valore. Il Cragostino felice, Rinascita dei miei connazionali, Il mio monumento, ecc. sono fra le sue più notevoli poesie. Storicamente importanti le poesie: Illiria rinata ed Illiria redente.
Nel sec. xix gli Sloveni si adeguarono sempre più alla cultura europea. Nel clima del romanticismo si afferma infatti il primo poeta di valore veramente europeo, Francè Prešeren. I primi romantici si entusiasmavano ancora principalmente per le ricerche scientifiche. E perciò del tutto ovvio che agli inizi primeggi un linguista, cioè Jernej Kopitar (1780-1844). Studiò giurisprudenza e si diede allo studio della slavistica a Vienna. Il suo primo lavoro è una grammatica a base scientifica: Grammatica della lingua slava nella Carniola, Carinzia e Stiria, edita nel 1808 e 1809 . Notevole è pure il risultato delle sue ricerche nel campo della lingua veteroslava.
Parte degli Sloveni viveva in questo periodo sotto l'amministrazione francese, nella cosiddetta Illiria. Allora appunto la lingua slovena ottenne libera espansione nelle scuole elementari e medie. Gli altri Sloveni vivevano invece sotto l' Austria che, volendo catiivarsi le loro simpatie, aveva istituito nel 18 II la cattedra di sloveno presso la Facoltà di lettere dell'Università di Graz.
Dopo una impegnativa serie di grammatiche, vocabolari e studi linguistici, sorti nel clima del risorgimento letterario e del primo romanticismo, la giovane generazione cominciò a rivolgersi sempre più il suo interesse alla poesia. Nel 1830 uscì un'antologia di poesie intitolata Ape slovena. L'antologia fu pubblicata una seconda volta nel 1831 , quindi ancora nel 1832, 1834 e 1848. Redattore e collaboratore dell'antologia era Miha Kastelic (1796-1868), bibliotecario della Biblioteca del Liceo di Lubiana. Fra i principali collaboratori dell'antologia Ape slovena era Matija Čop (1797-1835) molto versato nelle letterature europee. Ma la maggiore personalità dell'antologia fu appunto il poeta Francè Prešeren (n. nel 1800 a Vrba nella Carniola superiore, m. a Kranj nel 1849). Un accento au-
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tobiografico presentano i sonetti amorosi : Dei nostri padri, Sopra il sole, ecc., che riecheggiano i sonetti del Petrarca. La delusione ed il dolore provati dal poeta negli anni in cui veniva a contatto con la dura realtà della vita, hanno trovato espressione negli immortali sonetti del dolore : nostalgia per l'amato borgo natio, paura dell'oscuro avvenire, impari lotta con l'avverso destino, desiderio di morte. La seconda parte dell'opera di Prešeren incomincia con la stampa del Serto dei sonetti nell'Ilyrisches Blatt nel 1834. Con il serto dei sonetti la poesia slovena si arricchì di un vero capolavoro. Per onorare la memoria del defunto amico Cop il poeta scrisse Il Battesimo presso la Savica. L'opera comprende un'introduzione in terzine ( 79 versi) e il resto in stanze ( 424 versi) e si richiama alla cristianizzazione degli Sloveni. Dall'amore non ricambiato il poeta passa a trattare della sua missione poetica (Al poeta). Altre sue poesie imperiture sono: Il marinaio, Madre illegittima, ecc.
Prešeren era uno spirito troppo originale e nuovo per essere pienamente compreso dai contemporanei; tuttavia le successive generazioni di poeti hanno dal più al meno attinto alla sua opera.
Quello che Pre-
šeren ha fatto per la poesia slovena, ha compiuto il suo contemporaneo Anton Martin Slomšek ( 1800-62 ), che fondò nel 1851 la società "Družba Sv. Mohorja": varie sue poesie sono d'ispirazione popolare.
Il 1848 è una data molto importante nella storia letteraria e politica slovena. Con la caduta dell'assolutismo di Metternich venne meno la censura. Sorsero molte associazioni culturali e vide la luce il giornale tecnicoprofessionale Notizie agricole ed artigiane. Trattandosi dell'unico giornale sloveno esistente, le Notizie cominciarono a pubblicare anche articoli letterari, linguistici, etnologici, storici, ecc. Tra i collaboratori, si ricordano Jovan Vesel-Koseski (1798-1884), il sacerdote Franc Svetičić (1814-81), Miroslav Vilhar (1818-71), e Luca Jeran (1818-96), sacerdote che volle iniziare una letteratura slovena di netto orientamento cattolico.
Si cita ancora L. Toman (1827-70), che canta la libertà, la patria e Dio, Franc Cegnar (1826-91) che, fra altro, tradusse in sloveno i drammi dello Schiller, Matija Valjavec (1831-97) che poeto sotto il forte influsso dei canti popolari e scrisse alcune delle più belle leggende e favole slovene. Janez Trdina fu critico, narratore e raccoglitore di materiale folcloristico. Anton Janežič (182869) fu un letterato che contribuì notevolmente al risveglio nazionale sloveno.
La giovane generazione diveniva intanto di più in più esigente nelle richieste nazionali e culturali, mentre i "vecchi" erano spiritivamente più conservatori e si contentavano, percio, di esternare le loro vedute, ligj alla massima "tutto per la religione, per la patria e per l'imperatore». In letteratura i giovani ripudiavano l'utilitarismo e il tono pedagogico, esigendo un'arte pura, una critica severa e combattiva nelle questioni nazionali. Capo di questa corrente giovanile nel mondo lette-
rario era Fran Levstik (1831-87), che si affermò come narratore ponendosi in certo qual modo a capo della vita letteraria slovena.
Levstik esercitò un grande influsso sul circolo letterario dei cosiddetti "Vajevci». Notevole fra costoro è Simon Jenko (1835-69); la sua poesia amorosa è delicata, le sue poesie patriottiche sono piene di sincerità; egli è soprattutto il poeta del dolore che si eleva per impetrare da Dio aiuto e consolazione. La sua raccolta poetica si chiude con un ciclo epico (Tesoro, Sera d'inverno, ecc.). La sua poesia Avanti è divenuta l'inno nazionale sloveno. Fran Erjavec (1834-87) è osservatore fine della natura. Tra i suoi racconti si ricordano: Il terribile burro ne o il figliolo adottivo del boscaiolo, Non è tutto oro ciò che luccica. Josip Stritar (1836-1923) è una delle personalità più notevoli nella letteratura slovena, specialmente come critico; fu redattore del primo giornale esclusivamente letterario Zvon (1870, 1876 fino al 1880). Educò la giovane generazione. Come scrittore oscillo fra romanticismo e realismo. Tra i suoi racconti si ricordano Il signor Mirodolski, una specie di parroco Wakefield di Goldsmith trapiantato su suolo sloveno.
Josip Jurčič (1844-81) è il classico del racconto popolare sloveno. Il suo scritto Serata fra i cacciatori al ghiro caratterizza la tendenza romantico-realistica nella letteratura slovena. I suoi racconti s'intrecciarono successivamente di motivi storici (Il castello di Rajinje, Il soldato del monastero, ecc.). Si ricordano ancora il suo romanzo Il decimo fratello, nonché il dramma Veronika da Desenice.
Nella seconda metà del sec. xix si acuisce il dissidio fra la giovane e la vecchia generazione slovena e in certo qualmodo si formano due correnti letterarie; ma fra le due correnti ci sono punti d'incrocio, come presso il sacerdote e poeta Simon Gregorčič (v.). I giovani letterati fondarono nel 1881 la rivista Ljubljanski Zvon (La campana di Ljubljana). Quasi contemporaneamente si cominciò a pubblicare a Lubiana la rivista Dom in Svet (La casa ed il mondo, 1888-1945), giornale destinato al popolo, ma che più tardi cominciò a gareggiare con il Ljubljanski Zvon. In questo periodo è molto intensa l'attività di due organizzazioni editrici; la Mohorjeva družba (Società di S. Ernascora), fondata dal vescovo Martin Slomšek e la Slovenska matica (Ape slovena) con i suoi ottimi annuari di studi storici, filologici e culturali.
Successore di Janežič e di Stritar quale organizzatore della vita letteraria slovena è Frančišek Levec (18641916). Di Janko Kerasik (1852-97), si ricordano le Lettere domenicali, le Riflessioni di Quaresima, La gente di Lutero, Morte in campagna, I due assessori, ecc.
Ivan Tavčar (1851-1925), liberale, si sentì attratto specialmente dal periodo luterano, che gli serve da sfondo nel lavoro Vita visse niese (1882). Fonte d'ispirazione trovò anche nell'ambiente natio. Nel romanzo Cuori morti Tavčar descrive la società contemporanea. Le miglior
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capacità artistiche del Tavčar si riscontrano nei suoi due ultimi lavori: Fiori d'autunno (1917) e La cronaca di Visoko (1919). Scrisse anche molte novelle, racconti e saggi. Fran Detela (1850-1926) è autore di racconti realistici, romantici, satire e commedie. Fran Govekar (1871-1949) forma il ponte di passaggio dal realismo al naturalismo nella letteratura slovena. Le sue opere maggiori sono Sulf'abisso ed il romanzo Alba. Anton Ašker (1856-1912) è il maggior poeta epico sloveno. Di lui si ricordano Ballate e romanze e le Poesie nuove.
Degno di nota è anche il poeta e sacerdote Anton Medved (1869-1910), ottimo lirico e drammatico. Egli appartenne al gruppo di poeti cattolici collaboratori della rivista letteraria Dom in svet. Allo stesso gruppo appartiene anche il sacerdote Mihael Opeka (1871-1936). Molte sue poesie sono sorte sotto l'influsso del suo soggiorno romano. Si ricordano poi il sacerdote J. E. Krek (18631917). I suoi racconti migliori sono: Dalla vita nuova e Le tre sorelle.
Grande impulso ha trovato la letteratura slovena con il gruppo della cosiddetta Slovenska moderna, i cui massimi esponenti sono: Ivan Cankar, Oton Zupancic, Dragotin Kette e Josip Murn-Aleksandrov. L'opera di Cankar (1876-1918) s'identifica con l'affermarsi della letteratura slovena sul piano veramente europeo. La lingua slovena raggiunse con lui notevole vigore espressivo. Scrittore preoccupato dai moderni problemi sociali, nemico di ogni ipocrisia, si andò sempre più emancipando da ogni gretto contenutismo e sentì in crescente misura i valori nazionali e religiosi. Sarebbe da questo momento impossibile citare tutti i più notevoli nomi della letteratura slovena. O. Zupancic, il più grande poeta moderno sloveno, che riecheggib in maniera originalissima alcune note comuni alla lirica occidentale del primo Novecento, sentì profondamente il fascino dei ricordi giovanili e l'amarezza della vita. D. Kette e J. Murn-Aleksandrov furono due lirici di altissimo valore, morti in giovane età. Tra i più notevoli esponenti della letteratura slovena moderna si ricordano ancora, tra moltissimi altri, V. Molz, nella cui opera si delinea un ritorno al gusto classico; St. Majcau, drammaturgo, poeta e narratore; l'espressionista J. Lovrenčič; i narratori I. Pregelj e F. Bevk, nonché Izidor Cankar, critico di notevole valore; in M. Kranjec e T. Seliškar si nota un orientamento naturalistico, materialistico e sociale. Nei decenni tra le due guerre mondiali il numero delle traduzioni dalle letterature straniere aumenta notevolmente. Gli anni di guerra interruppero questo felice sviluppo culturale. Sotto il nuovo regime instauratosi in J. anche la letteratura è stata sempre più sottoposta - come negli altri paesi dell'Europa Orientale - alla pressione della ideologia oggi dominante.
BibL.: M. Murko, Die südslavischen Literaturen, in Die Kultur der Gegenwart, Berlino-Lipua 1908; I. Grafenaust, Zgadovina noveylega slov. slovstva. I. Lubiana 1909; II. ivi 1912 ; id., Kratha zgadovina slov. slovstva, ivi 1922; I. Prilatcl], Dolevai profili slov. preporaditeljev, Lubiana 1935; L. Salvini, Sempreverde e rosmarino (Poeti slavi moderni), Roma 1951. Giuseppe Peterlin -
VII. ARTE. - Nelle regioni che formano lo Stato jugoslavo le manifestazioni artistiche assunsero nel passato aspetti molto diversi a seconda delle vicende politiche e della posizione geografica.
E stato trattato a parte delle strettissime relazioni che ebbe l'arte del litorale dalmata con l'Italia e particolarmente con Venezia (v. Dalmazia, arte).
1. Arte croata. - Si può seguire lo sviluppo secolare dell'arte croata, dividendola e studiandola secondo tre zone principali : la Dalmazia, la Bosnia e l'Erazgovina e la Croazia pannonica tra i fiumi Sava e Dreva.
La Bosnia-Erzegovina è stata nel passato, dal lato artistico, più povera; però sono da notare numerosi resti di basiliche paleocristiane (p. es., Zenica) e, accanto a questi, moltissimi monumenti sepolcrali, detti stečei o mramori, del periodo antecedente l'occupazione turca.
Nella Croazia pannonica, dopo la venuta e il Battesimo dei Croati, l'arte si sviluppa in varie forme per diversi secoli, sotto l'influsso dell'Occidente cattolico. Scarsi sono i monumenti artistici prima del periodo gotico, soprattutto
a causa del travaglio politico dell'epoca e le continue guerre contro l'invasore ottomano. Avanzi romanici e del periodo della decorazione ornamentale a treccia, caratteristica per l'epoca della dinastia croata (secc. IX-XI), si trovano in diverse parti. Della primitiva cattedrale di Zagabria (fine sec. XI) non rimangono tracce, essendo queste scomparse del tutto. Il periodo gotico creò diversi monumenti di grande valore, fra i quali l'abbazia cistercense di Topuska, la chiesa di S. Marco a Zagabria, ricondotta al suo antico splendore nel 1937, e numerose altre chiese (Lepoglava, Remote, Crikvenica, ecc.). Il Rinascimento è passato senza lasciare tracce durevoli, e cosi al gotico succede senza transizioni il barocco. Sono di questo periodo la chiesa di S. Caterina a Zagabria (sec. XVII) e molte chiese parrocchiali e conventuali; degna di nota quella di Belec. Molto più tardi anche la Croazia passò un periodo d'infelice neoclassicismo, cui reagì, tra gli altri, il vescovo Strossmajor, idcondo, dopo lunghi studi, la monumentale cattedrale di Djakovo, ove ha fuso felicemente il romanico al bizantino, simbolo dell'unione tra l'Occidente cattolico e l'Oriente ortodosso. Notevole di questo periodo anche le cattedrale di Sarajevo (architetto Vaneš).
Fra le pitture antiche risaltano gli affreschi della cattedrale di Zagabria (sec. XIII), e tra le più recenti quelli delle chiese di Belec e Hraščina (pittori : L. Margrot, B. Bobić ed il più valente J. Ranger). Il passaggio dall'antico al moderno è rappresentato dai pittori V. Karas (m. nel 1858) e F. Quiqueres (m. nel 1893). Seguono pittori di valore come V. Bukovac (1835-1922), ottimo ritrattista, C. Medović (1839-1920), noto per le sue marine ed i soggetti storici e religiosi, B. Cikuš (1864-1931), dimaniere accademiche, O. Iveković (m. nel 1932), con soggetti storici, I. Tišov (m. nel 1924), con motivi rustici, M. Cl. Crnčić (m. nel 1930), valente pittore di paesaggi, come pure F. Kovačević (m. nel 1929), e S. Raškaj (m. nel 1906). Con concetti e tecnica più moderna si affermano in seguito J. Račić (m. nel 1908) e M. Kraljević (m. nel 1913), ambedue scomparsi prematuramente, ai quali si può aggiungere anche V. Becić (1886-1930).
Parecchi pittori croati contemporanei si sono affermati positivamente anche oltre i confini della loro patria, esponendo con successo nelle varie capitali europee. Da segnalare i più eminenti : E. Vidović, J. Kljaković (d) lui sono gli splendidi musaici sulla facciata settentrionale del Collegio di S. Girolamo a Roma), T. Kriuman, M. Uzelac, Lj. Babić, K. Hegedušić, J. Miše, O. Mujadžić, e poi gli ancor più giovani con indirizzi modernissimi: Režek, Tiljak, Šimunović, Parać, Motika, Likan, Kopać, Crnobori, Plančić, Postružnik, Šimat, Dučmelić, ecc.
Nella scultura, dopo I. Rendić (1849-1932), il Nestore della scultura croata moderna, seguono alcuni scultori di forte levatura, quali R. Frangeš-Milanović, R. Valdec, I. Kerdić, T. Rosandić, F. Kršinić, A. Augustinčić, ma sopra tutti si erge la grande figura di Ivan Meštrović (n. nel 1883), scultore ed architetto di fama mondiale. Nel campo dell'architettura croata moderna, degno di nota V. Kovačić, la cui opera migliore è la chiesa di S. Biagio a Zagabria.
Nella musica croata si rileva innanzi tutto il ricchissimo folklore musicale, raccolto con grande cura da diversi musicisti (F. Kůhać, V. Z̆ganec, B. Širola, I. Matečić). Dal 1827 la Croazia possiede il suo Conservatorio a Zagabria, e dal 1846 il Teatro dell'Opera. Dal 1906 esce la rivista di musica sacra Sveta Cecilija. Tra i migliori musicisti croati si enumerano: Lukačić (sec. XVI), V. Lisinski (m. nel 1854), compositore della prima opera croata Ljubav i zloba, eseguita a Zagabria nel 1846, F. Pintarić, I. Zajc, autore di alcune fra le più popolari opere croate, Bersa, Odak, Lučić, J. Gotovac, autore della più rinomata opera croata moderna ("Ero", Lo sposo caduto dal cielo), eseguita in quasi tutte le capitali, K. Baranović, B. Papandopulo, K. Kolb ed altri.
2. Arte slovena. - In Slovenia i primi monumenti artistici, oltre quelli del periodo romano, datano dal sec. x. Questi hanno un carattere primitivo, come, p. es., il cosiddetto Vojvodski prestol ("Trono ducale") in Carinzia. Tale carattere si mantiene fino all'inizio del gotico; fa eccezione la basilica dei Cistercensi di Stična. Il periodo
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(per cortesia del p. S. Sakac S. I.)
Jugoslavia - S. Ecc. mons. Luigi Stepinac, arcivescovo di Zagabria.
gotico è contrassegnato da monumenti di grande valore, p. es., la chiesa dei Minoriti a P'ruj (Petovium), purtroppo oggi distrutta. Dello stesso periodo in diverse parti della Slovenia rimangono chiese artistiche (Crngrob); però il vero sviluppo dell'arte slovena si ha soltanto durante il barocco, del quale dà un magnifico esempio quasi tutta la città di Lubiana, con la sua maestosa cattedrale, e molte altre chiese e palazzi. Al tempo del neoclassicismo si osserva un periodo di decadenza fino alla seconda metà dell'Ottocento, quando si registra una ripresa nel campo artistico in generale. I nomi più noti di questo periodo sono: Fabiani, seguace del secessionismo viennese, J. Plečnik, insigne architetto e caposcuola moderno, apprezzato anche all'estero (restauro dei Hradčany a Praga).
Anche nella pittura e nella scultura slovena si osserva uno sviluppo che dal primitivo va verso forme sempre più artistiche. Già nella seconda metà del Trecento il pittore sloveno I. Akvila da Radgona dipingeva quadri religiosi di valore, per le chiese della sua regione. Con il barocco la pittura slovena arriva al suo pieno sviluppo, cui contribui moltissimo la famosa scuola Layer di Kranj, con affreschi e tele sparse in tutta la Slovenia. Con il risveglio nazionale dell'Ottocento si ebbe anche quello artistico, con indirizzi più moderni ad opera di A. Ažbej (1862-1905) e R. Jakopič, che è il massimo esponente dell'attività artistica slovena nel Novecento. Tra i moderni i più noti sono: Jama, I. Grohar, od una lunga schiera di giovani, S. Santel, T. Kralj, B. Jakac, M. Maleš, Vidmar N. e D., Trstenjak, ed altri.
La scultura andò di pari passo con l'architettura sacra. Tra gli scultori degli ultimi decenni sono noti L. Gangl e I. Zajec, e molti discepoli del croato Meštrović, quali il Loboda, Gorše, Dolinar, i fratelli Kralj e T. Kos.
Ricca è pure la musica slovena. Le canzoni nazionali slovene piacciono per la loro vivacità ed il loro calore. Il compositore sloveno J. Petelin (Gallus, sec. xvi) sta all'altezza dei suoi contemporanei. Esiste pure da parecchi decenni un Teatro dell'Opera di Lubiana, con un'orchestra molto apprezzata. Fra i musicisti sono da men-
zionare Garbić, Hajdrich, Ipavec, Jenko, Aljaš, Hladnik, Hribar, e i sacerdoti Satner, Premrl, Kimovec, ecc.
3. L'arte serba. - In Serbia (Rascia, Macedonia) la massima fioritura artistica nel medioevo coincide con la potenza politica sotto la dinastia dei Nemanidi. La regione, posta a confine del mondo bizantino, è dominata da quella cultura, non senza infiltrazioni occidentali attraverso il litorale dalmata. Le numerose costruzioni monastiche, che vi sorsero fra il sec. xir e il xiv, mostrano fortissime influenze orientali, soprattutto nella Macedonia, dove nell'iconografia delle chiese prevale il tipo bizantino cruciforme con cinque cupole (chiesa di Staro Nagoricino, 1312-13); minori sono quelle influenze nella Rascia, dove è più frequente la pianta longitudinale (monastero di Studenica, fine del sec. xit; chiesa di Žiča, degli inizi del sec. xirI; chiesa di Gračanica, compiuta prima del 1321, a imitazione della chiesa dei SS. Apostoli a Salonicco) e dove le forme occidentali prevalgono nella chiesa di Visoki Dečani costruita da un frate, Vito da Cattaro, nel 1327. Le varie influenze sono però elaborate con caratteri particolari : di compattezza di masse, nonostante le complicazioni icnografiche, e di maggiore slancio di altezza, per il saldo imporsi delle cupole su basi quadrate. La scultura fu del tutto subordinata all'architettura, limitandosi alla decorazione di fasce ornamentali con intrecci, animali e teste umane; anche qui prevalgono influenze bizantine nella zona più prossima alla Macedonia.
Di eccezionale importanza sono i documenti della pittura di questo periodo, alcuni dei quali, scoperti ca. venticinque anni or sono dall'Okunev, hanno portato nuova luce alla conoscenza della cultura bizantino-slava. I cicli di affreschi dei monasteri di Mileševo (1236) e di Sopočani (ca. 1250) per la vivace tecnica impressionistica e per l'animazione drammatica delle scene, sapientemente composte con sicuro senso spaziale, si ricollegano a quel movimento neo-ellenista che già nel sec. xir si estese dalla Macedonia (convento di Nerez) al centro della Russia (Vladimir). Un crescendo d'intensità drammatica è in altri affreschi del sec. xiv (a Gračanica, affreschi con illustrazioni del calendario liturgico; a Staro Nagoricino, del 1317, dov'è la firma del greco Eutychios; a Markov Manastir, dove artisti locali traducono quei caratteri con impeto popolaresco); mentre quelli più antichi dei conventi di Studenica e di Žiča (sec. xir) riflettono invece l'indirizzo tradizionale dell'epoca dei Comneni.
Questa splendida fioritura è troncata dalla caduta dell'indipendenza serba nella battaglia di Kosovo (1589), a cui segue il lungo dominio turco. La pittura, rifugiatasí nei conventi, diviene un artigianato tradizionale; nessuna relazione con le forme locali ha l'architettura dei nuovi dominatori, che ebbero intensa attività costruttiva e lasciarono nella Macedonia (Skoplje, minareti del sultano Murat, del 1430, e di Gazi-Iss-Beg, del 1476) e in Bosnia (Sarajevo, moschea detta del Bey, del 1529) alcuni dei più importanti monumenti islamici di Europa.
I primi tentativi di un riavvicinamento all'arte europea in Serbia si iniziano nel nord, nella regione della Voivodina, alla fine del ' 700 , e si accentuano nell'Soo insieme ai moti di indipendenza politica. Neoclassicismo e romanticismo penetrano dall'Occidente senza lasciare opere notevoli, e senza che si determini una scuola a caratteri locali. Il più conosciuto fra i pittori moderni, U. Predić, dipingeva soggetti religiosi e ritratti. Un ritrattista molto rinomato fu pure P. Jovanović. Alla fine dell'Ottocento si affermano N. Petrović, B. Popović, Glišić, Stefanović e Lj. Ivanović, acquafortista. Fra gli scultori sono degni di menzione Ubaešić, Jovanović e Roksandić. Dopo la prima guerra mondiale un grande influsso fu esercitato dalla scuola parigina, che si manifestó specialmente in P . Dobrović e M. Milunović. Prima della seconda guerra mondiale si distinsero Šumanović, Ličenovski, Martinoski, Bijelić, Radović, e fra gli architetti contemporanei specialmente Brašovan, Milić, Zloković, Kojić.
Nel campo musicale, nell'Ottocento, si distinsero Stanković e Mokranjac, come compositori e raccoglitori delle canzoni popolari. Fra i contemporanei più noti sono P. Konjović, Hristić, Paunović, Manajlović, Tajčević.
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BibL.: J. Strzygovski, Starobrzatska umjetnost, Zagabria 1927; LJ. Karaman, La Dalmatie à travers les âges, Spalato 1933; Li. Bahic, Umjetnost Hroata u XIX. stoljeén, Zagabria 1934; D. Kniewald, L'arte sacra in Croazia, in Croazia sacra, Roma 1943 (con bibl.); A. Michel, Histoire de l'art, III, II, Parigi 1908, p. 936 sg.; VIII, II, ivi 1926, p. 773 sg.; G. Millet, L'ancien art serbe, ivi 1912; P. Muratoff, La pittura bizantina, Roma s. a., passim; N. Okunev, Monumenta artis Serbicae, Zagabria-Praga 1928-32; V. R. Petkovic, La peinture serbe au moyen dge, Belgrado 1930-34; id., Croazia, arte, in Enc. Ital., XI, p. 994 sgg.; V. Mohr, 7., arte, ibid., XX, p. 431 sgg.; id., Serbia, arte, ibid., XXXI, p. 416 sg.
Emma Zucca.*
VIII. Ordinamento scolastico. - L'istruzione jugoslava è diretta da sei Ministeri della pubblica istruzione, che si trovano in Slovenia, Serbia, Montenegro, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia. Questi mirano a far scomparire totalmente l'analfabetismo mediante corsi professionali, università popolari e corsi speciali per analfabeti, di cui 4806 sono in Bosnia-Erzegovina e 2109 in Macedonia.
L'insegnamento del marxismo è obbligatorio in tutte le scuole jugoslave e costituisce la base della educazione. La Costituzione jugoslava tiene conto dei diritti dei gruppi delle minoranze etniche, permettendo ad esse la fondazione delle "scuole delle minoranze etniche».
L'istruzione jugoslava è divisa in serba, slovena, croata, montenegrina, macedone e bosniaca-erzegovinese ed è obbligatoria, gratuita e basata sul principio di coeducazione.
L'istruzione prescolastica comprende 413 scuole materne; la scolastica comprende 9920 scuole elementari, 2903 scuole medie, 87 scuole magistrali, 265 licei a base scientifica, 321 scuole agricole, 29 istituti tecnici industriali e 125 scuole medie professionali. L'istruzione postscolastica comprende le "scuole per apprendistin, che sono obbligatorie per gli operai delle industrie. Queste scuole effettuano "corsi per gli innovatori del lavoro" e "corsi per i lavoratori d'assalto». L'istruzione superiore si impartisce nelle Università di Belgrado, Zagabria, Lubiana, Sarajevo, Subotica e Skoplje, nelle 2 scuole superiori di pedagogia, in 2 accademie di belle arti, nell'Accademia di musica, nella Scuola di scienze commerciali e nel Conservatorio dello Stato.
L'istruzione del clero secolare cattolico si svolge in 10 seminari maggiori e in 12 seminari minori; l'istruzione del clero cattolico di rito slavo nel Se-minario-convitto di Zagabria. - Vedi tavv. XXXIXXL.
BibL.: J. Jez, Il plano quinquennale, in Bollettino di legist. scol. comparata, 4 (1948), p. 174 sgg. Miroslav Stumpf
JUIZ DE FORA, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Minas Geraes nel Brasile.
Ha una superfice di kmq. 15.269 con 558.000 ab. dei quali 550.000 cattolici, conta 55 parrocchie, servite da 47 sacerdoti diocesani e 47 regolari, un seminario, 5 comunità religiose maschili e 29 femminili (1949).
La diocesi fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Ad sacrosancti apostolatus del 1° febbr. 1924, per smembramento dell'arcidiocesi di Marianna, elevando a cattedrale la chiesa parrocchiale di S. Antonio di Padova.
BibL.: AAS, 16 (1924), pp. 421-23.
Enrico Josi
JUJUY, diocesi di. - Diocesi e città capitale della provincia omonima nell'Argentina.
La diocesi ha una superfice di kmq. 56.55 I con 166.943 ab., dei quali 166.710 cattolici; conta 17 parrocchie, 24 sacerdoti diocesani e 10 regolari, un seminario, 2 comunità religiose maschili e 5 femminili (Ann. Pont. 1951, p. 225).
La diocesi fu creata dal papa Pio XI con la costit. ap. Nobilis Argentinae nationis del 20 apr. 1934, quale suffraganea dell'arcidiocesi di Salta ed elevando a cattedrale la chiesa del S.mo Salvatore.
BibL.: AAS, 27 (1934), pp. 257-63; Enc. Eur. Am., VI (appendice), pp. 614-15.
JUMIĖGES. - Abbazia benedettina di S. Pietro, fondata da s. Filiberto nel 654 in un terreno concesso sulle rive della Senna in diocesi di Rouen dalla regina Batilde, moglie di Clodoveo II.
L'abate Filiberto, oltre gli edifici monastici, costruì tre chiese, la prima dedicata alla s.ma Vergine, la seconda a s. Pietro, la terza a s. Germano. L'abbazia fiorì rapidamente e inviò missionari in Gran Bretagna e in Irlanda. Alla fine del sec. viri Carlomagno vi fece internare Tassilone, duca di Baviera, e suo figlio Teodone; sul loro sepolcro, rinvenuto nel sec. x, fu eretto nel sec. xir un sontuoso monumento, intorno a cui fiorì la leggenda detta degli Enervés de 7 .
L'abbazia soffrì un incendio nell'841 e i saccheggi dell'invasione normanna; fu restaurata dal duca Guglielmo Longue-épée, a cui si devono le basi delle due torri ancora esistenti nella facciata della chiesa di S. Pietro. Poi vi fu di nuovo un periodo di decadenza. All'inizio del sec. xi il duca Riccardo II chiamò a J. Guglielmo di Volpiano, abate di S. Benigno a Digione, il quale vi pose come abate il suo discepolo Teodorico di Montgommery (1014-28). La chiesa, dedicata alla S.ma Vergine, fu poi ripresa (1037) dall'abate Roberto Champart; la dedica avvenne il 1° luglio 1067; il suo abate rappresentò il clero della Normandia al Concilio di Clermont del 1095, presieduto dal papa Urbano II.
Nel 1332 l'abate Guglielmo il Giovane iniziò la ricostruzione della chiesa di S. Pietro, in un'epoca di grande rifioritura dell'abbazia, la quale venne però invasa e saccheggiata dalle truppe inglesi nel 1358; i monaci scacciati vi tornarono con l'abate Giovanni di St-Denis nel 1370, ma di nuovo le truppe inglesi di Enrico V la misero a sacco nel 1415; i monaci furono costretti a vendere una parte del beni per i restauri. Nel 1450 vi soggiornò il re Carlo VII.
Nel 1515 l'abate Filippo di Lussemburgo vi introdusse la riforma di Chezal-Benoit; l'abate Francesco di Fontenay ricostruì il chiostro e riparò la chiesa della S.ma Vergine. I protestanti saccheggiarono l'abbazia l'8 maggio 1562. Sotto l'abate Mariano di Martimbos fu introdotta la riforma di StVannes; nel 1663 venne costruita la nuova biblioteca; tra il 1704 e il 1732 il nuovo grande dormitorio, proprio quando cominciava la decadenza. La Rivoluzione Francese disperse i monaci nel 1793.
La chiesa dedicata alla S.ma Vergine conserva ancora la facciata con le due torri, alte più di 50 m ., del sec. xi; la navata centrale, quella minore sul lato nord, conserva ancora le vòlte; il coro e il transetto furono demoliti all'inizio del sec. xix. Un passaggio, detto di Carlo VII, univa questa chiesa con quella di S. Pietro a tre navate; sussistono anche le rovine del chiostro e della biblioteca, mentre sono distrutti i dormitori. Un museo riunisce frammenti di statue, capitelli e pietre tombali.
BibL.: J. Loth, Histoire de l'abbaye royale de St-Pierre de 7. par un religieux bénédictin de la Congrégation de St-Maur, publiée pour la première fois, 3 voll., Rouen 1882-84; J. J. Vernier Chartrier de l'abbaye de 7. (de 615 à 1214), ivi 1916; E. MontierP. Chiroi, L'abbaye de 7., un histoire, ivi 1923; L.-M. MichonR. Martin du Gard, L'abbaye de 7., Parigi 1932; G. Lanfry, L'église carolingienne de 7., in Bulletin monumental, 98 (1939), pp. 47-66.
Enrico Josi
JUNGMANN, Bernard. - Teologo, n. a Münster il 10 marzo 1833, m. a Lovanio il 12 genn. 1895. Dal 1861 insegnò filosofia nel Seminario di Roufers (diocesi di Bruges), divenendo nel 1861 docente di dogmatica nel Seminario di Bruges, nel 1871 professore di storia ecclesiastica nell'Università di Lo-
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vanio. Qui fu suo merito particolare la creazione di una cattedra distinta per la patrologia, che insegnò egli stesso dal 1879 al 1890 , e la fondazione del Seminario di storia ecclesiastica, da lui diretto con molta competenza.
Scrisse: Tractatus de Gratia (Bruxelles 1868); De Deo uno et trino (Ratisbona 1870); De Deo creature (ivi 1871); De novissimis (ivi 1871); De vera religione (ivi 1874); Dissertationes selectae in historiam ecclesiasticaam ( 7 voll., ivi 1880-87) e vari articoli nella Zeitschrift für katholische Theologie e nel Katholik.
Bib.: E. Rassmann, Nachrichten von dem Leben und den Schriften miinsterländischer Schriftsteller des 18. und des 19. Fahrhunderts, nuova serie, Münster 1881, p. 113; A. Cauchie, Les études d'hist. ecclés., in Rev. d'hist. ecclés., i (1900), pp. 19-22, Iaino Rogger
JUNGMANN, Joseph. - Gesuita tedesco, n. il 12 nov. 1830 a Münster in V., m. il 25 nov. 1885 a Innsbruck, nella cui Università aveva insegnato, per parecchi anni, cloquenza sacra.
Opere principali: Theorie der geistl. Beredzamkeit, 2 voll. (Friburgo in Br. 1877-78; edd. 4ᵃ e 5ᵃ in compendio); Avthettb, 2 voll. (ivi 1884; 3ᵃ ed., 1886); Zur Verehrung U. L. Frau (ivi 1879); Die Andacht zum hl. Herzen Jesu (ivi 1885); Das Gemüt und das Gefühlsvermögen der neueren Psychologie (Innsbruck 1885).
Bibs.: Sommervogel, IV, col. 884; L. Koch, s. v. in JesuitenLexikon, Paderborn 1934, col. 944. Carlo Giacon
JUNG-STILLING, Johann Heinrich. - Pietista, n. a Grund (Hilchenbach) il 12 sett. 1740, m. a Karlsruhe il 2 apr. 1817. Nel 1787 era professore di scienze economiche e amministrative alla Università di Marburgo. Goethe lo rese celebre pubblicando a sua insaputa nel 1777 la prima parte di Heinrich Stillings Jugend; in questa e nelle altre molteplici sue opere (Sämtliche Werke, 12 voll., Stoccarda 1841-42) J.-S. è tra i più suggestivi seguaci del pietismo, nel quale peraltro rifluisce l'eredità dell'« abbandono del quietismo seicentesco.
La sua vita e i suoi scritti sono penetrati da una profonda religiosità che scorge in ogni minima cosa il diretto e assiduo intervento della Provvidenza, da una "nostalgia per il cielo" che colora ogni atto della vita, da un notevole gusto per l'esoterico: "chi viene aggredito con misteri, si deve difendere con misteri.". J.-S. fu antilluminista convinto e antigiacobino: vedeva nei principi dell'89 l'inizio di un'era seristianizzatrice.
Bibs.: R. Marcz, Le docteur H. S., Parigi 1914; H. Grellmann, Die Technik der eugifudianzen Erziehungsromane 7. S.s. Greifswald 1924; H. R. G. Günther, 7.-S. Ein Beitrag zur Psychologie des deutschen Pietismus, Monsecs 1928 (altra ed., (vi 1948); G. Nocco, Lo spirito filisteo, Roma 1929, p. 180 sgg.; H. Reuter, 7. H. 7.-S. als Staatswissenschaftler, Diss., Giessen 1930; E. Creveri Croce, Studi di letteratura tedesca. La "Giovinzzza" di 7. S., in Quaderni della Critica, 13 (1949), pp. 33-44; 14 (1949), pp. 18-33; R. Paoli, Goethe e S. acrtero pietismo e romanticismo nella prima autobiografia romantica, Roma 1940. Per altra bibl. J. Körner, Bibliographisches Handbuch des Schriftums, Berna 1949, p. 259. Massimo Petrocchi
JURIEU, Pierre. - Controversista protestante, n. il 24 dic. 1637 a Mer (diocesi di Blois), m. a Rotterdam l'1 i genn. 1713. Studiò all'Accademia calvinista di Saumur, in Olanda e in Inghilterra, dove ricevette gli Ordini anglicani. Ritornato in patria, successe come ministro a suo padre e fu riordinrto secondo il rito calvinista. Divenuto professore di teologia e di ebraico all'Accademia di Sedan, vi rimase finché questa fu chiusa per ordine reale (1682). Rifugiatosi in Olanda, fu subito nominato professore dell'Università di Amsterdam e ministro della Chiesa vallona. Dopo la revoca dell'Editto di Nantes (1685), si prodigò a favore dei correligionari espatriati e rinfocolò, con segreta
costante azione, tutti gli odi, che la monarchia francese s'era attirata per la sua politica religiosa.
Uomo di talento, calvinista convinto, talora fanatico, fu per molti decenni l'avversario più agguerrito della dottrina cattolica, che combatté in numerose opere: Examen du livre de la réunion du christianisme (Parigi 1671): dove confuta l'opera anonima di alcuni calvinisti, che propugnavano la riunione di tutti i cristiani in base ai soli articoli del Simbolo apostolico; fa già capolino la teoria degli articoli fondamentali (v.), in seguito calorosamente difesa; Apologie pour la morale des réfo