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ettore della stessa Università. Fu l'organizzatore, professore, primo direttore (1925-41) e munifico benefattore del Pontificio Istituto di archeologia cristiana (v.: istituti di studi superiori, X) fondato l'11 dic. 1925 da Pio XI. Come studioso prese parte attiva al I e II Congresso internazionale di archeologia cristiana tenuti a Spalato (1894) e a Roma (1900); come direttore del Pontificio Istituto di archeologia cristiana provvide all'organizzazione del III e IV tenuti a Ravenna (1932) e a Roma (1938). Fu consultore di prima nomina della sezione storica della S. Congregazione dei Riti (1930) e protonotario apostolico ( 28 apr. 1932).

Esordì la sua carriera scientifica con ricerche archivistiche sulla finanza pontificia dei secc. xili e xv e sui redditi del Collegio cardinalizio dei secc. xili e xiv. Il frutto delle sue pazienti e dotte investigazioni su questo argomento, soprattutto nell'Archivio Vaticano, è consegnato nei seguenti studi: Die päpstlichen Kollectorien in Deutschland während des XIV. Jahrhunderts (Paderborn 1894); Die Finanzverwaltung des Kardinalkollegiums im XIII. u. XIV. Jahrhundert (Münster in V. 1895); Die Rückkehr Urbans V. u. Gregors XI. von Avignon nach Rom (Paderborn 1898); L'administration des finances pontificales au XIVe siècle, in Revue d'hist. ecclés., 1 (1900), pp. 274-96; Die päpstlichen Annaten in Deutschland während des XIV. Jahrhunderts. I. Von Johann XXII. bis Innocenz VI. (Paderborn 1903, il secondo volume pronto per la stampa non è stato pubblicato); La fiscalité pontificale dans les diocèses de Lausanne, Genève et Sion, à la fin du XIII et au XIVe siècle, in Revue d'histoire ecclés. suisse, 2 (1908), pp. 31-44, 102-13, 190-204; Die Annatenbulle Klemens V. für England, Schottland u. Irland vom 2. Feb. 1306, in Römische Quartalschrift, 27 (1913), pp. 202-207.

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Per quanto interessanti fossero i risultati acquisiti con le surricordate ricerche, il K. si sentiva attratto verso le antichità cristiane alle quali dedicò le sue doti di archeologo e di storico per un quarantennio. Rivolse il suo acume critico all'agiografia e alla liturgia romane : scrisse su s. Cecilia (Die heilige Cäcilia in der römischen Kirche pes Altertums, Paderborn 1916); sui ss. Quattro Coronati (Die Passio der hl. "Vier Gehrïnten" in Rom, in Historisches Jahrbuch der Görresgesellschaft, 38 [1917], pp. 72-97); sui martiri delle Vie Labicana, Aurelia e Cornelia (Die Märtyrer der Katakombe "ad duas Lauros" an der Via Labicana in Rom, in Ehrengabe zum 30. Geburstage S.K.H. des Prinzen Johann Georg. v. Sachsen, Friburgo in Br. 1920, pp. 577-602; Le memorie dei martiri sulle Vie Aurelia e Cornelia, in Miscellanea Ehrle, II, Roma 1924, pp. 63-100; Die Grabstätte der "Felices duo pontifices et martyres" an der Via Aurelia, in Römische Quartalschrift, 33 [1925], pp. 1-24); sulle feste dei ss. Pietro e Paolo (Le feste degli apostoli s. Pietro e s. Paolo nel Martirologio geronimiano, in Riv. di arch. cristiana, 2 [1925], pp. 54-83; Die beiden Apostelfeste Petri Stuhlfeier u. Pauli Bekehrung im Januar, in Jahrbuch f. Liturgiewissenschaft, 5 [1925], pp. 48-68); sulle Stazioni liturgiche romane (Origine e carattere primitivo delle Stazioni liturgiche di Roma, in Rendiconti Pont. Acc. rom. di archeol., 3 [1925], pp. 123-41; Die Stationskirchen des Missale Romanum, mit einer Untersuchung über Ursprung u. Entwicklung der liturgischen Stationsfeier, Friburgo in Br. 1926; L'origine des stations liturgiques du Missel Romain, in Ephemerides Lit., 41 [1927], pp. 137-50); sulle leggende e sul culto dei martiri romani (Römische Märtyrertagenden u. altchristliche Kirchen Roms, in Festschrift Georg v. Hertling, Kempten 1913, pp. 4964); L'origine del culto dei martiri della Chiesa romana, in La scuola cattolica, 6° serie, 9 [1927], pp. 161-74; Die Grabstätten der römischen Märtyrer u. ihre Stellung im liturgischen Märtyrerkultus, in Römische Quartalschrift, 38 (1930), pp. 107-31; The veneration of Martyrs in the ancient Church, in The Clerus review, 3 [1932], pp. 249-313.

Però l'opera complessiva agiografico-liturgica più pregevole sui martiri romani è il Der stadivömische christliche Festkalendar im Altertum (Münster in V. 1924), commento agiografico, archeologico e liturgico della Depositio martyrum, della Depositio episcoporum e delle notizie del Martirologio geronimiano relative ai martiri romani. Quest'opera ha fatto annoverare il K. fra i più profondi e sicuri conoscitori dell'intricato Martirologio geronimiano.

La sua attività di archeologo dopo alcuni saggi minori ebbe propriamente inizio con due articoli sul vecchio S. Pietro (Beiträge zur Baugeschichte der alten Peterskirche, e Der Altar des heiligen Kreuzen in der alten Peterskirche, in Römische Quartalschrift, 4 [1890], pp. 110-24, 273-77). Con il 1893 incominciò ad illustrare vari monumenti antichi del Cantone di Friburgo, tra i quali il cimitero burgundo di Fétigny (Le cimetière burgonde de Fétigny, Friburgo in Svizzera 1899) e a interessarsi degli scavi che misero in luce cosi preziosi monumenti a Roma (la "Memoria Apostolorum", 1916-23), in Svizzera (1923-25), nella Renania : Bonn e Xanten (1932, 1934) e a Dura Europo (1933, 1937). I suoi argomenti preferiti furono però gli edifici di culto paleocristiani (Die christlichen Kultusgebäude im Altertum, Colonia 1893; Die christlichen Kultusgebäude in der vorkonstantinischen Zeit, in Festschrift des deutschen Campo santo in Rom, Roma 1897, pp. 6-20; Der Ursprung der altchristlichen Basilika, in Revue Luxembourgeoise, 1 [1906], pp. 397-411; Die vorkonstantinischen christlichen Kultusgebäude im Lichte der neuesten Entdeckungen im Osten, in Römische Quartalschrift, 41 [1933], pp. 15-28; Die Entwicklung des Bautypus der altchristlichen römischen Basilika, ibid., 43 [1935], pp. 1-22; Il transetto nella basilica cristiana antica, in Scritti in onore di B. Nogara, Città del Vaticano 1937, pp. 205-25; Gli edifici sacri cristiani nell'antichità, appendice a Fliche-Martin-Frutaz, III, Torino 1939, pp. 537-63; Gli edifici sacri cristiani nei tre primi secoli della Chiesa, in Atti del IV Congresso intermaz. di arch. crist., I, Città del Vaticano 1940, pp. 113-26). Di particolare interesse sono i suoi contributi sull'iconografia cristiana antica e l'esame di un gruppo di pitture
inedite del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino (Sull'origine dei motivi iconografici nella pittura cimiteriale di Roma, in Riv. di arch. crist., 4 [1927], pp. 259-88; Pitture inedite di un arcosolin dei SS. Pietro e Marcellino e Un gruppo di cripte dipinte inedite del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., 7 [1930], pp. 31-46, 903-34; Cubicoli dipinti nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino sulla Via Labicana, ibid., 9 [1932], pp. 17-36; Un cubicolo con pitture profane inedite nella catacomba dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., 10 [1933], pp. 263-85).

Al K. spetta il merito di avere per primo presentato uno studio critico complessivo sui Titoli romani. Anche se la sua teoria sulla loro origine potrà essere riveduta, sta di fatto che il suo contributo è quanto di meglio e di più organico sia stato scritto sull'argomento (Die römischen Titelkirchen zur Zeit Konstantins des Grosten, in Konstantin der Grosse u. seine Zeit, supplemento XX alla Römische Quartalschrift, 1913, pp. 315-39; Die römischen Titelkirchen im Altertum, Paderborn 1918; I sontuari domestici di martiri nei Titoli romani ed altri simili sontuari nelle Chiese cristiane e nelle case private di fedeli, in Rendiconti Pont. Accad. rom. di archeol., 2 [1924], pp. 27-43; Origine e carattere degli antichi Titoli cristiani di Roma, in Atti del III Congresso nazionale di Studi romani, I, Bologna [1935], pp. 39-47). Meritano pure una particolare menzione i suoi studi sull'epigrafia cristiana antica (Die Acclamationen und Gebete des altchristlichen Grabinschriften, Colonia 1897; Die christliche Epigraphih und ihre Bedeutung für die kirchengeschichte Forschung, Friburgo in Br. 1898; Les acclamations des épitaphes chrétiennes de l'antiquité et les prières liturgiques pour les difants, in Compte rendu du VIe Congrès scientifique international des catholiques tous à Fribourg (Suisse), Friburgo 1898, pp. 113-22). Ha trattato dei cimiteri cristiani antichi di Roma in genere in due limpidi volum di divulgazione (Aus den römischen Katakomben, Paderborn 1926, e Le catucombe romane, Roma 1933).

Nel campo della teologia positiva va ricordata l'opera Die Lehre von der Gemeinschaft der Hedigen im christlichen Altertum. Eine dogmengeschichtliche Studie (Magonca 1900). Per gli studiosi delle antichità cristiane il K. ha fornito periodicamente dal 1893 al 1940 un sussidio quanto mai prezioso nella bibliografia sistematica su tale materia presentata dapprima nella Revue thémiste, 1 (1893), 2 (1894), 3 (1895), 4 (1896), poi nella Rrmische Quartalschrift dal 1900 al 1938 e soprattutto nella Rivista di archeol. cristiana del 1929 al 1940.

Il K. ha amato divulgare i risultati raggiunti dalla sana critica e dalle investigazioni dei dott1, attinenti al suo campo di studi, come si rileva dalla sua entusiastica e fittiva collaborazione alle grandi enciclopedie ecclesiastiche moderne (Reulencyklopädie der Christlichen Alterthïmer di F. X. Kraus [4 artt.], 1886; DACL, 1907, 1908 [4 artt.]; DHG, 1909-24 [41 artt.]; Cath. Enc., 1907-12 [238 artt.]; LThK, 1930-38 [420 artt.]. I suoi articoli si distinguono costantemente per chiarezza, precisione e sicura informazione. Inoltre ebbe modo di mettere in opera le sue doti di storico nella rifusione della 4ᵃ, 5ᵃ e 6ᵃ ed. dell'Handbuch der allgemeinen Kirchengeschichte, in 4 voll., del card. G. Hergenröther, uscite sotto la sua direzione a Friburgo in Br. 1902-1909; 1911-16; 1924-25 (vers. it. sulla 4ᵃ ed. tedesca per opera di E. Rosa, 7 voll., Firenze 1904-23) che tanto aiuto ha prestato ai cultori di storia ecclesiastica. Dopo la 6ᵃ ed. il K. credette opportuno di presentare al pubblico una nuova Kirchengeschichte in collaborazione con A. Bigelmair, J. Greven e A. Veit (già pubblicati 5 voll., 1930-50), riservandosi la trattazione dell'antichità cristiana (Die Kirche in der antiken griechisch-römischen Kulturwelt, Friburgo in Br. 1930).

Discepolo e amico dei grandi storici e archeologi della fine del sec. xix e del principio del xx, mons. K., sacerdote integerrino, dotato di qualità di mente e di cuore veramente eccezionali, ha portato un notevole contributo al rinnovamento degli alti studi ecclesiastici, sia con la sua produzione scientifica, elencata sopra solo parzialmente, sia col promuovere numerose pubblicazioni scientifiche, specie nel Pontificio

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Istituto di archeologia cristiana, sia soprattutto con l'insegnamento, dove si è rivelato autentico e generoso maestro sempre equilibratissimo nei suoi giudizi. Ai suoi discepoli dava tutto se stesso con sorridente bontà, li incoraggiava e godeva di ogni loro successo. Commovente l'abbraccio paterno che dava al discepolo dopo una brillante discussione di tesi.

Bibl.: Annuario del Pont. Ist. di archeol. cristiana 1931-32. Roma 1932 (docenti del card. E. Pacelli, ora Pio XII, e del prof. A. Silvagni). Necrologi: E. Josi, in L'Osservatore Romano, 6 febbr. 1941; G. Belvederi, in Riv. di archeol. cristiana, 18 (1941), pp. 7-47, con la bibliografia disposta cronologicamente; P. Paschini, in Rendiconti della Pont. Acced. rom. di arch., 17 (1941), pp. 13-80.
A. Pietro Frutaz

KISANTU, vicariato apostolico di. - Situato nella parte sud-occidentale del Congo Belga e affidato alla Compagnia di Gesù, fu eretto il 1° apr. 1931 con territorio staccato dal vicariato apostolico di Koango. Superfice ca. 90.000 kmq .

Secondo le statistiche del 1948, la popolazione è di oltre 443.000 ab., cosi suddivisa: cattolici indigeni 165.968 , cattolici esteri 182, catecumeni 15.252 , protestanti ca. 27.000 , pagani oltre 235.000 . Il vicariato ha inoltre: 27 sacerdoti indigeni, 43 padri gesuiti con 10 scolastici, 19 fratelli indigeni con 2 novizi, 28 fratelli indigeni di cui 15 gesuiti e 13 della Congregazione di Nostra Signora d'Ostoker (Belgio), 7 suore indigene con 9 novizie, 85 suore estere, i seminario maggiore con 40 alunni, uno minore con 136 alunni, 1803 catechisti, 480 maestri e 64 maestre, 25 infermieri diplomati, 16 stazioni missionarie principali e 155 secondarie, 142 chiese e 580 cappelle, 10 ospedali con 360 letti, 22 dispensari con 234.624 consultazioni nell'anno, 5 orfanotrofi con 20 alunni, 8 maternità con 13.136 consultazioni e 731 nascite nell'anno, I tipografia che stampa un periodico in 2500 copie, 1322 scuole con 36.369 alunni dei due sessi. Vi sono fiorenti associazioni di Azione Cattolica. Al clero indigene sono già state affidate ufficialmente due stazioni missionarie e una terza a titolo provvisorio.

Bibl.: AAS, 24 (1932), pp. 40-41; MC, 1950, p. 141; Arch. S. Congr. di Prop. Fld., prot. n. 4751/48. Carlo Corvo

KISTEMAKER, Johann HYAZINTH. - Professore di lingue classiche nel Liceo e più tardi anche nell'Università di Münster (Vestfalia), esegeta di spirito profondamente cattolico, n. a Nordhausen (Hannover) il 15 ag. 1754, m. a Münster il 2 marzo 1834. Sacerdote nel 1777, nel 1779 divenne professore nel Liceo di Münster per intervento di F. F. W. von Fürstenberg, che era vicario generale, capo spirituale e temporale della diocesi; dal 1785 fu professore di filologia, dal 1795 anche di esegesi nell'Università. Nel 1794 fu nominato direttore del Liceo, nel 1798 nominator prosynodaliz; dal 1816 al 1818 fu membro del Concistoro per la nuova provincia di Vestfalia; nel 1823 divenne canonico della Cattedrale.
K. fu per molti anni, insieme a B. Overberg, pedagogo di grande fama, Kaspar Max e Klemens August von Droste zu Vischering, Friedrich Leopold conte di Stolberg e altri uomini illustri, membro stimatissimo del celeberrimo circolo intorno ad Amalia principessa di Gallitzin, gentildonna tedesca (m. nel 1806). Questo circolo era l'unione più seria e più serena di qualificati personaggi cattolici nella Germania di allora. Rimanendo direttore del Liceo sino al 1819, ebbe gran parte nella riforma delle istituzioni scolastiche superiori, inaugurata da Fürstenberg. Come esegeta, con altrettanta fermezza che muolesià, si oppose alla versione del Nuovo Testamento dei van Eas, messa più tardi all'Indice (1821), e resistette con egual successo alle tendenze nazionalistiche del suo collega nell'Università, Michael Wecklein, professore di Vecchio Testamento. Di buona salute sino al 1825, soffrì negli ultimi dieci anni di gravi malattie.

Opere : libri per le scuole greci, latini, tedeschi (17871801); Notae in Thucydidem (1790); Kritik der griechischen,
lateinischen und deutschen Sprachen (1793, opera che era stata con onore menzionata in concorso a Mannheim); Prüfung der von Est'schen Obersetzung des Neuen Testaments (1816); Die hl. Evangelien übersetzt und erklärt (4 voll., 1818-20); Die hl. Schriften des Neues Test. übers. und erhI. (7 voll., 1818-23; 3^{text {a }} ed. 1845); Geschichte der Apostel übers. mit Anmerkungen (1821); Sendschreiben der Apostel übers. und erhI. nebst der Apokalypse (2 voll., 1822 sg.); Bibbia sacra Vulgatae editionis iuxta exemplar Valtianum (3 voll., 1823 sgg.); Die hl. Schrift des Neuen Test. übers. ohne Anmerk. zum Gebrauch für Kirche und Schule (1825; 4² ed. 1844; l'ed. tascabile del 1853, diffusissima, sostitul in gran parte quella di van Ess).

Bibl.: B. Fechtrap, s. v. in Kirchenlex., XII (1891), coll. 735-39; E. Michels, s. v. in DB, III, coll. 1907-1908; Westfälische Lebensbilder. Münster in V., I (1930), pp. 417-71. Raimondo Köbert

KISUMU, vicariato apostolico di. - Situato nella parte occidentale del Kenya (Africa orientale britannica), ed affidato alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill per le Missioni Estere. Deriva dal vicariato apostolico del Nilo superiore dal quale il 15 luglio 1925 fu distaccato il territorio dei Kavirondo ed eretto in prefettura apostolica. La detta prefettura di Kavirondo si sviluppò rapidamente e il 27 maggio 1932 fu elevata a vicariato apostolico con il nome di K. Esso ha un'estensione di 65.000 kmq .

Ecco i dati statistici del 1949: ab. oltre 1.520 .000 , di cui 222.166 sono cattolici indigeni, 972 cattolici esteri, 29.673 catecumeni; sacerdoti indigeni 6 , esteri 85 , fratelli indigeni 2, esteri 4, suore indigene 49 con 121 novizie, suore estere 51 , seminaristi maggiori 7 , un seminario minore con 80 alunni, catechisti 957, catechiste 13, maestri 442, maestre 59; quasi parrocchie 34, stazioni missionarie secondarie 153, chiese 34, cappelle 153, maternità 7 , con 160 letti. Orfanotrofi 5 con 10 ordani e 36 orfanelle, scuole 533 con 31.897 alunni dei due sessi, scuole di preghiere 862 con 15.279 alunni e 14.394 alunne. Vi fiorisce l'Azione Cattolica.

Bibl.: AAS, 18 (1926), pp. 87-88; 24 (1932), pp. 366-67; GM, p. 227; MC, 1950, p. 176; Archivio S. Congr. di Prop. Fide, prot. n. 3836/49; Duor werd iets groots verricht in IC., in Mill Hill, 23 (1947), pp. 203-13.

Carlo Corvo
KITEGA, vicariato apostolico di. - Situato nella parte meridionale dell'Urundi e affidato alla Società dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi). I Padri Bianchi avevano già tentato nel 1879 di fondare una missione a Rumonge, ma il 4 maggio 1881 tre di essi furono trucidati dagli indigeni. Parecchi tentativi furono fatti dal 1883 al 1891 nella capitale Usumbura e altrove fino al 1897.

Praticamente le missioni cattoliche si iniziarono nel 1898 con la fondazione della stazione missionaria di Muraga e nel 1899 con quella di Mugera. Dal 1878 il Ruanda Urundi era parte del provocariato apostolico del Tanganika; nel 1886 divenne parte occidentale del vicariato apostolico di Unyanyembe; il 12 dic. 1912 diventò vicariato apostolico del Kivu (v.). Ma il 25 apr. 1922 il territorio fu diviso nei due vicariati di Ruanda e di Urundi. Quest'ultimo il 14 luglio 1949 fu diviso tra i due vicariati di Ngozi a nord e di K. a sud, che, con il vicariato apostolico di Ruanda, sono le missioni cattoliche più fiorenti, non solo del Congo e dell'Africa, ma di tutto il mondo.

Il vicariato apostolico di K. ha una superfice di ca. 10.800 kmq . con una popolazione di ca. 629.100 ab.; 196.931 cattolici; 97.107 catecumeni; 6522 protestanti; 328.540 pagani; 8 sacerdoti indigeni; 34 sacerdoti esteri; 8 fratelli laici indigeni con 6 novizi e 11 postulanti; 5 fratelli laici esteri; 14 suore indigene; 21 suore estere; maestri 443; catechisti 557; 12 stazioni missionarie principali; I ospedale con 2000 malati; 17 dispensari con 805.470 consultazioni annue; 2 maternità con 1053 madri assistite, 1 lebbrosario con 55 lebbrosi; 2 asili con 59 ri-

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coverati; 467 scuole campestri con 53.527 alunni d'ambo i sessi; 434 scuole primarie e secondarie, sovvenzionate dal governo, con 20.534 alunni e 2108 alunne. Vi è ben organizzata l'Azione Cattolica.

Bibl.: AAS, 5 (1913), pp. 25-26; 14 (1922), pp. 373-74; 41 (1949), pp. 584-85; Archivio della S. Conar. Prop. Fide, pos. prot. nn. 1902/49, 4044/49; MC. 1950, pp. 151-52.

Carlo Corvo
KITTEL, Gerhard. - Teologo biblico protestante, n. a Breslau il 23 sett. 1888, m. a Tubinga l'ri luglio 1948. Studiò teologia e lingue orientali in Berlino, Tubinga e Halle, nel 1913 prese la libera docenza a Kiel. La riprese nel 1917 a Lipsia, dove il 24 marzo 1921 fu promosso professore straordinario per le scienze del Nuovo Testamento e del tardo giudaismo; ma già il 5 ag. 1921 venne eletto ordinario della stessa materia a Greifswald, donde il 1 ott. 1926 si trasferì a Tubinga come ordinario di teologia neotestamentaria. Dal 1939 al 1943 diede lezioni a Vienna. Fu arrestato il 3 maggio 1945 e trasportato nel campo di Balingen e dopo, per concessione, trasferito nella badia di Beuron.

Ideatore e direttore del Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament ( 5 voll.: A-O, Stoccarda 1932-51; continua sotto la direzione di G. Friedrich); diresse anche la rivista Deutsche Theologie ( 1934 sgg.), e, succedendo al padre, fondatore, i Beiträge zur Wissenschaft vom Alten und Neuen Testament. Utilissime le sue opere sulle origini del cristianesimo, per la scienza delle cose giudeiche ed ellenistiche, dove K. rivendica l'originalità del cristianesimo primitivo (cfr.: G. Messina, in Biblica, 15 [1934], p. 113 sg.).

Dedicatosi allo studio dei testi rabbinici, con il suo maestro Israel 1. Kahan curò un'edizione e versione del midhrāt Sifrē; iniziò la collezione Rabbinische Texte (1933 sgg.), recentemente ripresa. Ma, teologo decisamente luterano, concepì in una maniera troppo irriducibile l'opposizione tra giudaismo e cristianesimo, propose di ridurre, dopo l'emancipazione, i giudei oggi dispersi tra i popoli ad una specie di gérim: cittadini menomati nei diritti generali, ma "stimati nei propri». E ritenne persino opportuno di innhesir i giudei credenti a sottomettersi come ad una attività di Dio. Però nemmeno le opere compilate sotto tale influsso sono prive di valore scientifico; p. es., le Forschungen zur Judenfrage (1937 sgg.) e l'articolo di Theol. Lit. Zeitung, 69 (1944), coll. 10-20, contengono utili raccolte di epigrafi giudaiche antiche e di studi su di esse.

Non si può accusare K. di avere promosso l'antisemitismo volgare nazista (cioè razzista). K. non fu membro dell'Istituto di A. Rosenberg per la Ricerca del problema giudaico. Il suo indirizzo ecclesiastico non era connesso con i "Deutsche Christen", ma piuttosto con la "Chiesa confessante", fedele al suo "vescovo" perseguitato. Entrò nel partito hitleriano, ma non si fece schiavo del partito. La sua maniera di considerare il problema giudaico fu assai differente da quella politica ufficiale. La sua morte prematura, condizionata per le sofferenze specialmente psichiche dell'arresto, fu una gravissima perdita della scienza biblica internazionale.

Altre opere di K. intorno al cristianesimo primitivo: Oden Salomos (1914); Jesus und die Rabbinen (1914); Jesus als Seelberger (1917); Rabbinica: Paulus im Talmud, Die "Macht" auf dem Haupte, Runde Zahlen (1920); Sifrē zu Deut., fasc. I (1922), illustra l'ambiente del cristianesimo nascente; Urchristentum-Spätjudentum-Hellenismus (1926); Jesus und die Juden (1926); Die Probleme des palästinensischen Spätjudentums und das Urchristentum (1926); Die Lebenskräfte der ersten christlichen Gemeinden (1926); Die Religionsgeschichte und das Urchristentum (1932); Die Genealogiai der Pastoralbriefe, in Zeitschrift f. d. neutest. Wissenschaft, 20 (1921), pp. 49-69; Die Stellung des Jakobus zu Judentum und Heidenchristentum, ibid., 30 (1931), pp. 145-57; Christus und Imperator. Das Urteil der ersten Christenheit über den Staat (1939); Der geschichtliche Ort des Jakobusbriefes, in Zeitschrift f. d. neutest.

Wissenschaft, 41 (1942), pp. 71-103. Intorno al problema giudaico: Die Judenfrage. Mit 3 Beilagen: Antwort an M. Buber. Kirche und Judenchristentum ( 2ᵃ ed. 1933); Ein theologischer Briefscechsel (1934), con K. Barth.

Bibl.: G. Friedrich - G. Reihcr, G. K., in Theol. Literaturzeitung, 74 (1949), pp. 172-75; G. Kunze, G. K., in Monatsschrift für Pastoraltheologie, 38 (1948-49), p. 170.

Pietro Nober
KITTEL, Rudolf. - Biblista protestante, critico moderato, n. a Eningen presso Reutlingen (Württemberg) il 28 marzo 1853, m. a Lipsia il 29 ott. 1929. Pastore fino al 1879 nella provincia natale; poi ripetitore a Tubinga, professore di scuola media a Stoccarda; ordinario a Breslavia (1988-98), ordinario per le scienze del Vecchio Testamento a Lipsia (1898-1924). Era canonico (protestante) a Meissen.
K. iniziò la sua carriera scientifica con un attacco deciso contro le tesi di Wellhausen e Stade sulla storia d'Israele. Appoggiandosi alle nuove scoperte di Elefantina (1904-1908) e Tell el-'Amitmah (v.), cercò di stabilire il valore storico delle fonti nel testo del Vecchio Testamento, elaborando per ogni epoca storica un minuto studio delle fonti (Quelleokunde).

Dal testo ebraico del Vecchio Testamento pubblicò (1906-1909), aiutato da molti collaboratori, un'edizione che s'impose per valore critico e che rimane indispensabile nella 3ᵃ ed. rinnovata da F. Kolde (1937). Nello studio delle antiche religioni misteriche, cercò di rivendicare l'indipendenza religiosa d'Israele. Frattanto lavorò alla sua grande Storia del popolo d'Israele, che conobbe un successo sempre crescente. Tutto questo acquistò all'autore molte simpatie, anche nel campo dell'eseges catolica. Ma dalle posizioni prettamente cattoliche K. rimase lontano, riguardo all'ispirazione, l'inerranza, l'elezione d'Israele, nelle questioni teologiche in genere.

Opere principali: Die neuesten Wendungen der Pentateuchischen Frage (1881-82); Geschichte der Hebräer (2 voll., 1888-92); The books of the Chronicles (1895); Biblia Hebraica (I, 1905; II, 1906, 1909; ed. stereotipa 1913; 2^{text {a }} ed. 1929; 3^{text {a }} ed. 1937; 4^{text {a }} ed. 1949); Geschichte des Volkes Israel (I-II, 1909; 3^{text {a }} ed. 1916; I, 5^{text {a }}-6^{text {a }} edd., 1923; II, 6ᵃ-7ᵃ edd. 1925; III, 1927; 2^{text {a }} ed. 1929); Die Psalmen, übersetzt und erklärt ( 1ᵃ-2ᵃ edd. 1914; 3ᵃ-4ᵃ edd. 1922; 5ᵃ-6ᵃ edd. 1929); Die Religion Israels von der Urzeit bis auf Christus (1920; 2^{text {a }} ed. 1929); Der Bibel-BabelStreit und die Offenbarungsfrage ( 1ᵃ-2ᵃ edd. 1903; 5ᵃ ed. 1908); Gedanken und Gestalten in Israel (1925; 2^{text {a }} ed. 1932). Pubblicò la autobiografia in Die Religionswissenschaft der Gegenwart in Selbstdarstellungen, I (1925).

Bibl.: J. de Fraine, s. v. in DBs, V, coll. 186-88.
Raimondo Köbert
KITTIM (Kittijjlm, in Jer. 2, 10). - Nome gentilizio degli abitanti di Cipro ([v.], cf. Is. 23, 1. 12; Ex. 27, 6 e probabilmente Jer. 2, 10), così chiamati dall'importante città di Kition o Kittion (lat. Citium), una delle colonie più note fra quelle fondate dai Fenici. Per estensione il nome fu adattato ad indicare le isole e le coste del Mediterraneo orientale e in genere i popoli dell'Occidente, le cui navi dovevano fare scalo a Kition. Alessandro il Macedone è detto provenire da K. (I Mach. 1, 1) e Perseo è presentato come re dei K. (ibid. 8, 5).

Nei manoscritti di 'Ajn Fešhah, l'apocrifo detto Guerra dei figli delle luce contro i figli delle tenebre indica i Seleucidi e i Tolomei come K. Subendo l'influsso del Targum (Gen. 10, 14; I Par. 1, 7), la Volgata traduce K. per "Italia" nell'oracolo di Balaan (Elum. 24, 24) e per "Romani" (Serania "Pogaz̃a") in Dan. 11, 30.

Bibl.: S. Garofalo, L'Italia nel Vecchio Testamento, in Rivista di scienze e lettere. 6 (1935), pp. 9-11; per i manoscritti di "Ajn Fešhah, cf. Bull. of American Schools of oriental researches, 112 (1948), pp. 17, n. 21: 20, n. 4. Donato Baldi
KIVU, vicariato apostolico di. - Situato nella parte orientale della Colonia del Congo Belga, sulle rive del Lago Tanganika e del Lago K. Un altro

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Kivu, vicariatu apostolico di - Madonna, in avorio. Scultura indigena.
vicariato di questo nome fu eretto il 12 dic. 1912 con territorio più a oriente, ma poi fu soppresso il 25 apr. 1922 e diviso tra i vicariati di Urundi e di Ruanda. L'attuale vicariato apostolico di K. ha una superfice di 84.693 kmq ., è affidato alla Società dei missionari d'Africa (Padri Bianchi) e fu eretto il 26 dic. 1929 con territorio distaccato dal vicariato del Congo Superiore (oggi Baudouinville).

Il territorio del K. è tra quelli che stanno evolvendosi più rapidamente. L'azione missionaria dei Padri Bianchi, coadiuvati da alcuni Padri della Compagnia di Gesù, sebbene piena d'impegno, trova serio ostacolo specialmente da parte dell'anticlericalismo importato dagli europei. Allo scopo di provvedere il vicariato di mezzi più adeguati, si prevede fin da ora l'eventualità d'una prossima divisione del suo territorio in più circoscrizioni ecclesiastiche. Esso ha ca. 831.000 ab., 71.460 cattolici indigeni, 3802 esteri e 133 di stirpe mista; 54.045 catecumeni; 15.645 protestanti; 3995 maomettani, oltre 679.000 pagani; 4 sacerdoti indigeni, 59 sacerdoti esteri dei Padri Bianchi con 10 fratelli laici; 5 sacerdoti esteri gesuiti con 7 scolastici e 2 fratelli laici; 21 fratelli laici maristi con un noviziato e 10 novizi; 21 fratelli laici indigeni; 28 suore indigene con 1 noviziato e 15 novizie; 64 suore estere; 21 seminaristi maggiori educati nel Seminario regionale di Nyakibanda (Ruanda [v.]); I seminario minore con 93 alunni; 317 catechisti e 627 maestri; 16 stazioni missionarie principali e 399 secondarie; 17 chiese e 203 cappelle; 4 ospedali con 288 letti; 9 dispensari con 451.537 consultazioni annue; 3 lebbrosari con 110 ricoverati; 3 maternità e numerose altre opere assistenziali per madri e bambini; I tipografia con 3 periodici che hanno 16.500 copie complessive. Nel 1949 si ebbero 2066 Battesimi di adulti. Notevole il numero complessivo delle scuole (359) e degli alunni (36.627). Fioriscono anche le associazioni di Azione Cattolica e quelle laicali di carità, come anche le confraternite.

BibL.: Archirindella S. C. de Prop. Fide, pos. pror. nn. 3683 39, 4210/49; AAS, 3 (1913), pp. 23-26; 14 (1922), pp. 373-74; 24 (1930), pp. 319-16; J. Van Wing-V. Gnome. Aunuaire des Missions catholiquez au Congo Belce et au Ruanda Urundi, Bruxelles 1949, pp. 63-83; MC, 1950, pp. 141-42. Carlo Corvo

KLAGENFURT, diocesi di: v. GURK, diocesi di.
KLAIPEDA. - Prelatura nullius e città nella Lituania. Fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Lituanorum gente del 4 apr. 1926, erigendo a dignità prelatizia la chiesa della S.ma Trinità; è suffraganea di Kaunas.

BibL.: AAS, 18 (1926), pp. 121-23. Enrico Josi
KLEE, Heinrich. - Teologo, n. a Münstermaifeld (Coblenza) il 20 apr. 1800, m. a Monaco il 28 luglio 1840. Studiò nel Seminario di Magonza, dove fu anche professore. Nel 1829 passò a Bonn, insegnandovi teologia ed esegesi. La sua solida e sana dottrina fu da prima accolta sfavorevolmente dai colleghi hermesiani; ma egli seppe imporsi con il suo tatto e la sua erudizione, pur combattendone fortemente e talora con asprezza gli errori. Nel 1839 passò all'Università di Monaco al posto di J. A. Mahler.

La produzione scientifica del K. presenta durezze e oscurità di stile, e anche qualche errore (sull'origine dell'anima umana e sul destino dei bambini morti senza Battesimo); tuttavia egli va considerato uno dei rinnovatori della teologia nel sec. xix. Tra le opere, oltre i Commenti sul Vangelo di s. Giovanni (Magonza 1829), le Lettere ai Romani (ivi 1830) e agli Ebrei (ivi 1833), vanno ricordate: Die Ehe (ivi 1833), Katholische Dogmatik (3 voll., ivi 1834-35, con varie edizioni, l'opera più importante); Lehrbuch der Dogmengeschichte (2 voll., ivi 1837-38).

BibL.: J. Sousen, Prefazione nella 3ᵃ e 4ᵃ ed., di K., Katholische Dogmatik, Magonza 1844 e 1861; Hutter, V. coll. 892894; J. B. Heinrich, s. v. in H. Wetzer u. B. Welte's Kirchenlexikon, VII, coll. 743-46. Igino Rogger

KLEINSCHMIDT, BEDA. - Francescano, storico dell'arte, n. a Brakel (Vestfalia) il 12 ott. 1867, m. a Paderborn il 17 marzo 1932. Entrò nell'Ordine nel 1888; fu ordinato sacerdote nel 1892; tra il 1915 e il 1919 governò quale provinciale la provincia sassone della S. Croce dei Frati Minori.

Di vastissima cultura umanistica, di cui diede prova nelle diversissime pubblicazioni, il numero delle quali supera quello di 170 , si dedicò in modo speciale allo studio della storia dell'arte in rapporto con l'iconografia e i problemi liturgici. La sua opera maggiore Die Basilika S. Francesco in Assisi è una vastissima monografia della basilica sasisate in tre grandi volumi, dei quali i due primi, pubblicati a Berlino (1915-26), hanno ricchissime illustrazioni; il III (ivi 1928), è dedicato alle fonti ed ai documenti. Il suo libro sull' arte francescana, S. Franziskus von Assisi in Kunst und Legende, ebbe un gran numero di edizioni, sin dal 1911.

BibL.: A. Stroick, P. B. K., in Vita Serafica, Werl in W. 1932, a p. 192 sg. si trova annesso l'elenco completo delle opere del p. B. K. Witold Wehr

KLEIST, HeINrich von. - Dram-
maturgo tedesco, n. a Königsberg il
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(da Vita serafica, 1922, p. 192)
Kleinschmidt, Beda - Kitratto.

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18 ott. 1776, m. a Berlino l'i i nov. 1811. Segui per qualche anno la carriera militare, studiò, senza alcun costrutto, filosofia e scienza, cercò poi inutilmente un piano di vita, sempre assillato da ristrettezzc finanziarie, viaggiò senza posa e senza pace durevole : spirito inquieto ed eccessivo, exasperatamente teso verso la realizzazione di un supremo sogno d'arte.

Scoperta in sé la vocazione per la poesia, scrisse, a distanza di tempo, due commedie: Der zerbrochene Krug, una farsa prolissa e di scarso valore artistico, e Amphitryon, un rifacimento della commedia omonima di Molière, alcuni racconti di singolare originalità e potenza drammatica, tra i quali Michael Kahlboas, e sei drammi, ai quali soprattutto è affidata la fama del pocto. Die Familie Schroffenstein è la tragedia della vita irrazionale che nasce dalla impossibilità che gli uomini hanno di comprendersi tra loro; Robert Guiskard è la tragedia del titanismo, in cui l'uomo di genio soggiace al capriccio del caso; Penthesilea è la tragedia dell'amore incatenato, il capolavoro kleistiano a tinte cupe e paurose, a volte a luci di abbagliante splendore; Käthchen von Heilbronn, una fiaba drammatizzata; Die Hermannsschlacht, il dramma
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Kleal, Melchior - Busto nel coro delle donne - Vienna, chicsa di S. Stefano.
dol = furor teutonicus s, e infine Der Prinz von Homburg, in cui è esaltata la piena dedizione del singolo alle supreme esigenze dello Stato in un periodo dei più calamitosi per la vita della nazione. K. è l'uomo tragico del romanticismo, spinto a cozzare contro l'insuperabile realtà ovvero ad addentrarsi nel regno misterioso della vita per scoprirvi aspetti nuovi, donde si generano tragiche e paurose vicende. La sua concezione morale è conseguente alla sua Weltanschauung: "se non esiste al mondo nulla di stabile e di obiettivo, non c'è neppure nulla che sia assolutamente cattivo"; e di qui nasce per lui la orgogliosa presunzione di sostituire la sua morale alla legge divina. Era perciò fatale che a mano a mano che il poeta si sentiva sprofondare nell'abisso della propria disperazione, vispoli incupisse la sua visione tragica della vita, finché si illuse di trovare nel suicidio la pace dello spirito.

Bibl.: Tra le edizioni delle opere complete di K. si ricordano quelle curate da G. Minde-Pouet ed E. Steig, dall'Hersog, dal Muncker, dal Wabol, dal Grisebach, dal Bab. Studi: R. Bonafoos, H. v. K. Sa vie et ses oeuvres, Parigi 1894: W. Hersog, H. v. K., Monaco 1911; F. Gundolf, H. v. K., Bctina 1922; F. Braig, H. v. K., Monaco 1925; R. Bottacchiari, K.. Roma 1949.

KLESL, Melchior. - Cardinale, n. il 19 febbr. 1552 a Vienna, m. il 18 sett. 1630 a Wiener-Neustadt. Figlio di un fornaio protestante, abbracciò ancora studente la fede cattolica. Preposito del Capitolo nel duomo di S. Stefano in Vienna nel 1579 e cancelliere dell'Università, vicario del vescovo di Passavia nella parte della diocesi situata nell'Austria inferiore nel 1581, vescovo di Wiener-Neustadt nel 1588,
capo della Commissione religiosa per l'Austria inferiore nel 1590 , vescovo di Vienna nel 1598 e cardinale nel 1616.
K. fu il massimo propugnatore della restaurazione cattolica nell'Austria inferiore. Consigliere dell'imperatore Mittia, allentò in seguito alquanto l'intransigenza verso i protestanti, preoccupandosi maggiormente della situazione politica interna dello Stato austriaco. Fu favorevole ad una politica temporeggiatrice verso i ribelli boemi, ma a tale a-
zione si oppose lo stesso Ferdinando, re di Boemia, il quale lo fece arrestare ed imprigionare. Liberato per intervento di Paolo V e trasferito a Roma, K. riprese nel 1623 possesso della sua diocesi.

Bibl.: E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs. II. InnsbruckVienna 1949, p. 483 vgl., con ampia bibl.

Silvio Furlani
KLEUTGEN, Joseph. - Teologo e filosofo gesuita, n. il 9 apr. 1811 a Dortmund (Vestfalia), m. il 13 genn. 1883 a S. Antonio di Caldaro (Alto Adige). Dopo l'insegnamento dell'etica e della retorica per un triennio, fu chiamato nel 1843 a Roma alla Curia generalizia dell'Ordine, del quale fu pure
per 3 anni segretario. Sospeso il Concilio Vaticano, al quale aveva collaborato come teologo privato del vescovo di Paderborn, prendendo parte alla sistemazione definitiva della costituzione De fide catholica, si ritirò nel Tirolo. Ne fu richiamato nel 1878 da Leone XIII, che gli affidò la prefettura degli studi e la cattedra di dogmatica nell'Università Gregoriana; pare che gli si debba il primo abbozzo dell'encicl. Aeterni Patris. Ma, poco dopo, un attacco apoplettico lo costrinse a ritornare nel Tirolo. Continuò tuttavia a lavorare intorno ad una grande opera teologica, concepita in 8 voll., dei quali usci solo il primo: Institutiones theologicae: De ipso Deo (Ratisbona 1881).

Il K., per le opere che scrisse e l'influsso che esercitò, ha un posto eminente tra gli scolastici del sec. xix, e può dirsi il più efficace restauratore della filosofia scolastica in Germania. La speculazione kantiana vi aveva infatti prodotto un disorientamento fra i teologi cattolici e una sottovalutazione da parte di essi della tradizione scolastica. Il K. volle provare a Hermes, Günther e Hirscher che tutti gli errori della loro nuova teologia riprovati da Roma derivavano appunto dal rifiuto dei principi filosofica-teologici tradizionali. A ciò mirano le sue due opere fondamentali : Die Theologie der Vorzeit vertheidigt ( 3 voll., Münster 1853-60; 2ᵇ ed., 5 voll., ivi 1867-74) e Die Philosophie der Vorzeit vertheidigt ( 2 voll., ivi 1860-63; 2ᵇ ed. Innsbruck 1878), con i tre opuscoli integrativi : Die Verurteilung des Ontologismus (Münster 1867); Vom Intellectus agens u. d. angeborenen Ideen (ivi 1875); Zur Lehre vom Glauben (ivi 1875). Acutezza di argomenti,

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ampia erudizione, moderazione, precisione e chiarezza caratterizzano particolarmente Die Philosophie der Vorzeit. Nonostante che vi si dicesse "difesa ", la filosofia (e fondamentale indirizzo tomistico, ma con apporti di altri scolastici, particolarmente suareziani) vi era ancor più "esposta" (e ciò fu messo in evidenza nel titolo della versione italiana, curata dal card. Reissch e dal p. Curci : 5 voll., Roma-Torino 1866-68). Va ricordato come merito particolare del K . la presentazione approfondita del problema della conoscenza e la discussione delle sentenze sui rapporti tra scienza e fede.

Altre opere del K. : biografie, lettere da Roma, prediche ccc., in Kleinser Werke ( 5 voll., Münster 1869-74; Ratisbona 1880-83); nel III vol. la dissertazione Über die alte und neue Schule (1. ed. 1846; trad. lat., 1889), in difesa della vecchia scuola; ritenuta classica è l'Ars dicendi... (1. ed., Roma 1874; 21. ed. Torino 1928).

BinL.: Sommervogel, IV, coll. 1113-16; A. Langhorst, Aus dem Jugendleben des P. 7. K., in Stimmen aus Maria-Lauch, 25 (1885), pp. 104-24, 393-403, 489-510; J. Hertkorn, P. 7. K., sein Leben und seine literarische Wirksamkeit, Ratisbona 1910: [G. B. Scialle], Un rittoratore della filosofia scolastica, Giuseppe K. S. I., in Cio. Catt., 1911, 11, pp. 34-45; F. Lahtnei, K. und die kirchliche Wissenschaft Deutschland im 10. Jahrh., in Zeitschr. für hath. Theol., 57 (1933), pp. 161-214.

Carlo Giacon

KLIMKE, Friedrich. - Gesuita, filosofo, n. 18 giugno 1878 a Gollinov, nella Slesia superiore, m. a Roma il 9 genn. 1924. Insegnò storia della filosofia, prima all'Università di Innsbruck (1918-20), poi all'Università Gregoriana di Roma (1920-24).

Opere principali: Der Monismus und seine philosophischen Grundlagen (Friburgo 1911; trad. it. di A. Ferro, Firenze 1914); Institutiones historiae philosophiae (2 voll., Roma 1932); inoltre Die Hauptprobleme der Weltanschauung (Kempten 1910); Monismus und Pädagogik (2. ed., Monaco 1918): Unsere Sehnsucht (11. ed., ivi 1922).

Bibl.: P. Geny, s. v. in L'Università Gregoriana del Collegio Ronoon, Roma 1924, p. 165.

Carlo Giacon
KLOPSTOCK, FriedRICH GottLieb. - Poetz, protestante, pietista, n. a Quedlinburg (Sassonia) il 2 luglio 1724, m. ad Amburgo il 14 marzo 1803. Fin dai primi anni si nutri di una lunga ammirazione delle bellezze della natura. Gli studi universitari di teologia e la naturale inclinazione verso un profondo sentimento religioso e poetico, alimentato dalla lettura del Paradise Lost di Milton, gli suggerirono il disegno di una epopea che avesse per centro la figura mistica del Messia.

Questo proposito, accarezzato con entusiasmo giovanile, lo condusse presto a stendere in prosa la tessitura dei primi canti che poi pubblicò, verseggiati, nel 1748. Il successo fu immenso. Per la prima volta i contemporanei si incontravano con un poeta, il quale, pur avendo concepito un disegno armonico di poema epico - comprendeva tutta la vita del Cristo nei tratti più salienti e misticamente idealizzati: dalla deliberazione di redimere l'umanità alla ascensione in cielo - lo illuminava di spontanea ispirazione e di limpida freschezza di stile. La meta era dunque segnata e gli parve raggiunta, quando, a Zurigo, ne ebbe lodi e incitamento da Bodmer, capo di quella scuola poetica, il quale vide nel saggio del giovane poeta l'esempio eloquente da opporre ai criteri artistici degli avversari della scuola di Lipsia. Il Messias fu compiuto nel 1773. Rileggendo oggi il poema non è possibile essere presi dall'entusiasmo che esso suscitò tra i contemporanei del poeta. Raramente il sentimento poetico si dilata nella limpida vena del verso armonioso, ma qua si spezza, là straripa ondeggiando, altrove strepita violentemente, altrove si addolcisce in una mollezza patetica, troppo palesemente ingegnosa e vaporosa. Il difetto principale è che K . ha fatto troppo sentire la sua personalità in un poema epico. Sempre presente, infatti, è il sentimento lirico del poeta e i personaggi non sono perciò figure per se stesse viventi, ma parlano tutti la sola voce del cuore del poeta. Oggi questo poema è l'opera meno letta di K., ma il nome di lui, oltre che al Messias, è affidato a una serie di odi, ove sono riflessi i
più alti ideali che illuminarono la sua vita. E quando egli non fa della poesia l'eco di una vaporosa estasi o di sognanti ed elegiache aspirazioni, ma lascia vibrare liberamente e intensamente la corda dell'entusiasmo, i suoi accenti toccano ancora il nostro cuore di uomini moderni e lo commuovono.

Al K. si debbono anche alcune opere drammatiche, di soggetto biblico, ma molto migliori sono i suoi drammi patriottici in prosa (chiamati "barditi", dai cori in versi cantati dai barili) che gli furono ispirati dalla lettura dei poemi ossianici.

Binl.: E. Schmidt, Beiträge zur Kenntniss der Klapstochschen Zugendlyrik, Strasburgo 1880: F. Muncker, K., Geschichte seines Lebens u. seiner Schriften, Stoccarda 1888; E. Bailly, Etude sur la vie et les sources de K., Paris) 1888; K. Kinsel, K., Lipsia 1906; F. Pasini, Per la fortuna di K. in Italia, Padova 1906; H. Wochlert, Das Weltbild in K.'s Messias, Halle 1915; A. E. Burger, K.s Sendung, Darmstadt 1924; J. Müller, Die Religiosität in K.s Messias, Münster 1937.

Rodolfo Bottacchiari
KLOSTERNEUBURG. - Presso Vienna (Austria), abbazia dei Canonici regolari di S. Agostino della Congregazione austriaca, fondata verso il 1106 dal margravio s. Leopoldo (canonizzato nel 1485) di Babenberg, e da sua moglie Agnese, figlia dell'imperatore Enrico IV, sul luogo di un castello romano (Canabiaca) e presso il "castello nuovo" dei Babenberghesi (indi il nome); fino al 1133 fu una collegiata di Canonici secolari, presieduta come secondo prevosto dal figlio di s. Leopoldo, Ottone, divenuto poi monaco cistercense e vescovo di Frisinga e resosi celebre per la sua filosofia della storia (Chronicon e Gesta Friderici). In quell'anno su-
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(per cartasia del canonico S. Schmidt)
Klosterneuburg - Interna della piccola chiesa di S. Geltrude (sec. XII).

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(per cartella del canonica S. Schmidt)
Klosterneuburg - Interna della chiesa abbaziale (secc. xvil-xviII)
bentrarono i Canonici regolari, provenienti, come sembra, da Chiemsee, Passavia e Salisburgo, il cui primo prevosto fu il b. Artmanno (m. nel 1164) vescovo di Bressanone. Con il favore dei principi e nobili si accrebbe tosto la dotazione fondiaria del convento (come risulta dal prezioso "codex traditionum ", conservato nell'archivio claustrale, ricco di documenti pontifici, imperiali ed altri) e divenne un centro culturale per l'Austria, come attestano i numerosi manoscritti ed opere d'arte sorte nell'abbazia medesima. K. ebbe una parte considerevole nel sorgere e fiorire dell'umanesimo nell'Università di Vienna.

Nonostante le molteplici calamità, dovute alle guerre degli Ussiti e dei Turchi (nel 1683, grazie al fratello converso Marcellino Ortner, resistette vittoriosamente ad un assedio durato 10 settimane) e particolarmente alle guerre francesi, riprese sempre nuovo vigore e ristabilendo tenacemente la disciplina claustrale, dopo periodi di decadenza. Quale fondazione e luogo di sepoltura di s. Leopoldo, K., sotto la casa d'Asburgo, assurse a santuario nazionale, sfuggendo così alla soppressione dei conventi, decretata da Giuseppe II. Tra i suoi preposti, oltre al b. Artmanno, vanno ricordati: il 6°, Wernher, nel 1194 eletto vescovo di Gurk ed il 62°, Federico Gustavo Piffl, cardinale-arcivescovo di Vienna (m. nel 1932). Nel 1735 K. fu aggregata alla Congregazione dei Canonici regolari del Salvatore lateranense, per cui i suoi prevosti hanno il titolo di "abati lateranensi ". Fin dal 1796 vi si trova un istituto filosofico-teologico, frequentato dai chierici professi dell'abbazia stessa e di altre case
vicine dell'Ordine. La Biblioteca contiene 1245 manoscritti, 900 incunaboli e più di 150.000 volumi, disposti con criteri moderni. Nel 1936, in occasione dell'ottavo centenario della fondazione, Pio XI eresse la chiesa abbaziale in basilica minore. Nel periodo più recente, K. fu soppressa dal governo nazionalsocialista (1941-45), ma preservata da danni di guerra e spogliazioni. Attualmente vi appartengono 67 sacerdoti e 8 chierici professi, 7 novizi e 27 parrocchie, quasi tutte in Vienna, con ca. 80.000 anime.

Ordre d'arte. - K. è assai ricca di opere d'arte, tra cui è da menzionare la chiesa abbaziale, una basilica romanica a tre navate, costruita, su esempi renani, negli aa. 1114-36; la decorazione barocca è dei secc. xvir e xviri (notevole il coro e l'altare maggiore, disegnato da Mattia Steindl). Di alto pregio artistico è la cappella di S. Leopoldo (già sala capitolare) con preziosi vetri istoristi dei secc. xiv e xv, un candelabro di bronzo a sette braccia di stile romanico, ed il famoso "Verduneralter", eseguito nel 1181, per ordine del prevosto Wernher, da Nicola di Verdun quale rivestimento della transenna, e rappresentante in 51 quadretti di smalto su fondo d'oro, in maniera tipologica, tutta la storia della Redenzione. Nel 1329 se ne formò un altare a battenti, la cui parete posteriore venne ornata con quattro dipinti a tempera d'ispirazione giottesca. E questa la più insigne opera d'arte romanica e gotica a nord delle Alpi.

Si ammirano inoltre in K. il chiostro (sec. xili-xiv), la "Madonna di K.", una scultura in pietra del sec. xiv, il cosiddetto "Albrechtsaltar ", un bell'altare creato verso il 1440 da Giacomo di Kaschau. La residenza imperiale, che forma un tutto con l'abbazia, voluta dall'imperatore Carlo VI e costruita nel periodo 1730-40 su progetto di Donato d'Allio (ideata in modo troppo grandioso, ne fu ultimata soltanto una terza parte), contiene nella "sala dei marmi" affreschi di Daniele Gran e nelle cosiddette "stanze imperiali" degli stucchi nei soffitti. Nella Pinacoteca sono notevoli creazioni della " scuola danubiana" (Donauschule), bronzi e sculture in avorio, e nel tesoro il drappello arciducale del 1616 e finissimi lavori in oro di stile romanico, gotico e barocco.

Apostolato liturgico. - In questi ultimi tempi K. è divenuta celebre per il suo apostolato liturgico tra il popolo (vollaliturgisches Apostolat). A questo scopo il p. Pio Parsch vi fondò nel 1926 la sua rivista mensile Bibel und Liturgie, alla quale si aggiunse più tardi il settimanale Lebe mit der Kirche, destinato alla grande massa del popolo. Nel 1923 pubblicò il primo calendario liturgico (Liturgiebalender), il quale sotto il titolo Das Jahr des Heiles, guida attraverso l'anno liturgico, ebbe in seguito 15 edizioni, e fu tradotto in italiano (L'anno liturgico), francese, ungherese, portoghese, olandese e giapponese. Con la istituzione da parte dell'abbazia di una grande tipografia moderna (St. Augustinus-Druckerei), venduta dopo la soppressione del 1941 dai nazionalsocialisti, e ricostituita nel 1950, fu resa possibile una larga diffusione delle pubblicazioni liturgiche : testi liturgici, opuscoli, quadri, foglietti di propaganda. - Vedi tav. XLV.

BibL: Cottineau, I. coll. 1923-24; W. Peuker, Fäherdurch die Sehenusürdigheiten des Stiftes K., Vienna s. a.

Severino Schmidt
KLÜPFEL, Engelbert. - Teologo agostiniano, n. il 18 genn. 1733 a Wipfeld (Franconia), m. a Friburgo in Br. l'8 luglio 1811. Religioso a Oberndorf (1750), studiò a Friburgo di Svizzera, Erfurt e a Friburgo in Brisgovia, nella cui Università per 38 anni ( 1767-1805 ) tenne, con grande onore, la cattedra di teologia.

Scrisse: De statu naturae purae (Friburgo in Br. 1768); De eximils dotibus humanae naturae ante peccatum (ivi 1769); Christus sacerdos sec. ordinem Melchisedech (ivi 1772); De precibus pro defunctis (ivi 1773). Nel 1775 fondò la Nova bibliotheca ecclesiastica Friburgensis, della quale uscirono 7 voll. (ivi 1775-90), in cui molte dissertazioni attaccavano a fondo il razionalismo di Sember; Institutiones theologiae dogmaticae (2 voll., Vienna 1789); quest'opera, migliorata dal vescovo di Linz, G. T. Ziegler

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(m. nel 1852), divente il testo ufficiale dei seminari e delle università d'Austria; dottrinalmente ortodossa, risente, in metodologia, delle concezioni illu