480 catecumeni : sono quasi tutti indigeni, agricoltori o braccianti. Una buona metà di essi sono convertiti o figli di convertiti dal maomettanesimo, gli altri vengono dall'induismo.
Il territorio diocesano è ecclesiasticamente diviso in 6 parrocchie, I stazione primaria e 14 secondarie; le chiese sono 5 , le cappelle 42 . Vi lavorano 20 sacerdoti, tutti salesiani e nella maggioranza italiani, e 6 fratelli. Una cinquantina di suore, più della metà indiane, 25 catechisti e 40 battezzatori coadiuvano i missionari nel loro apostolato particolarmente arduo. L'istruzione viene impartita in 3 scuole elementari con 420 scolari, 3 medie con 527 studenti, 2 scuole superiori con 687 alunni e 2 scuole professionali con 81 apprendisti. Le opere caritative sono rappresentate da 5 orfanotrofi con 451 orfani, 3 dispensari, 2 auli per vedove con 42 donne, 2 brefotrofi con 32 bambini. Non vi è seminario propriamente detto, tuttavia 2 seminaristi e 3 scolastici indigeni sono
avviati al sacerdozio. La missione ha alcuni pii sodalizi ed una diecina di confraternite.
Il tratto di territorio appartenente politicamente al Pakistan orientale, e provvisoriamente ancora incluso nella diocesi di K., concorrerà a formare l'erigenda diocesi di Jessore, suffraganea di Dacca, mentre la diocesi di K. continuerà a far parte della provincia ecclesiastica di Calcutta.
BibL.: Catholic directory of India, Pabistan, Ceylon and Burma, Madras 1948, pp. 272-74; Archivio della S. Congr. de Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4002/50; MC. 1950, pp. 231-32. Pompeo Bargna
KRIZANIĆ, JURAJ (Crisaneo). - Missionario e letterato croato, n.
a Obrh nel 1618. Entusiasmatosi all'idea di riunire attorno al cattolicesimo tutti gli Slavi scismatici, studiò prima teologia a Bologna ed a Roma, poi si recò, completamente solo, in Russia, dove, dopo qualche successo iniziale, finì per essere relegato in Siberia: ivi scrisse i suoi lavori più impegnativi in cui propugnava non solo l'unità religiosa degli Slavi, ma la loro unità linguistica e politica;
(per curticia del rraima Padre Abate di K.) in un'opera grammaticale gettò gli spunti di un'sinterlingua" slava. Riuscito ad abbandonare la Russia, morì sotto le mura di Vienna, in lotta contro i Turchi, fra le schiere polacche guidate dal Sobieski nel 1683.
I pochi momenti tranquilli e sereni della sua vita appartengono al periodo del suo soggiorno a Bologna ed a Roma. La sua formola si può cosi riassumere : gli Slavi con Mosca, Mosca e gli Slavi con Roma; che tutti gli Slavi siano dunque una cosa sola con la Moscovia, ma che abbiano Roma come unico centro religioso. E la posizione di un ardente cattolico e di un acceso panslavista. Nei Turchi e nei Tedeschi vede i nemici della razza slava. Il dissidio politico russo-polacco viene da lui depressato con argomenti che curiosamente precorrono idee e tendenze del sec. xix. Lo scisma gli appare come esclusiva opera dei Greci, sollevatisi per orgoglio contro Roma: i popoli slavi, ancora ingenui, sarebbero stati ingannati dai Greci. Gli Slavi, ad ogni modo, non sarebbero scismatici coscienti. Data la particolare struttura della Russia, bisogna, secondo K., guadagnare alla causa cattolica lo Zar, fargli capire che tra gli Slavi egli è il più grande e che spetta a lui di liberar l'Europa dall'incombente minaccia della Mezzaluna. L'ideale cristiano e panslavo del K. non diede risultati pratici, ma il sec. xix rielaborò parecchi suoi spunti. In Russia, Vladimir Solov'ev (Solovjov) può, in certo modo, considerarsi suo erede spirituale. Da ricordare, tra gli scritti del K., il trattato Politika e la grammatica Gramatifica tihazanje ab ruskom jeziku.
BibL.: V. Jagić, Zivat i rad 7. K. (Vita e opera di J. K.). Zagabria 1917; E. Smurlo, 7. K., missionaria e paeslassica? Roma 1926; A. Cronin, 7. K., in L'Europa orientale, 8 (1928); P. Gérard Scolardi, K., Parigi 1947.
Wolf Giusti
KRIŽEVCI (Crisio), diocesi di. - Cittadina croata presso Zagabria, sede della diocesi omonima per i cattolici di rito bizantino-slavo (greco-cattolici), suffraganea di Zagabria, eretta il 17 giugno 1777: Crisiensis o Crisiensis Ruthenorum. Dal sec. xvI cominciarono a fuggire dall'Impero turco nel territorio croato i fedeli del
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patriarcato serbo dissidente di Peć, in gran parte Valacchi slavizzati. Frammisti tra i cattolici ne subivano l'influsso. Nel 1611 il loro vescovo Simeone Vretanja, residente nel monastero di Marča non lungi da Zagabria, si sottomise alla S. Sede e fino alla sua morte ( 1636 ) propagò l'unione tra i Valacchi della Croazia, Slavonia e Carniola (Uscocchi).
Egli ed i suoi successori erano solo vescovi titolari, vicari apostolici, e dai vescovi latini di Zagabria venivano spesso considerati come loro vicari per i fedeli di rito orientale. Sotto l'insigne vescovo Paolo Zorčić (1671-83) i Valacchi croati dall'Adriatico fino al Danubio o già erano uniti o prossimi ad esserlo. Zorčić fondò ( 1680 ) a Zagabria un seminario che esiste tuttora. Quest'unione però venne quasi del tutto distrutta dal patriarca serbo Arsenije III Croujević rifugiatosi con una grande massa dei suoi fedeli nel territorio ungherese e croato dopo la ritirata dai Balcani dell'esercito imperiale absburgico nel 1690. Arsenije (in. nel 1706) e i suoi successori antivescovi metropoliti di Karlovci man mano ridussero al minimo numero degli uniti. Nel 1739 fu incendiato lo stesso centro unionistico, il monastero di Marča.
Soltanto nel 1777, durante il vescovato di Basilio Božićković (1759-85), per gli uniti rimasti fedeli venne eretta una diocesi di pieno diritto a K. Alla giurisdizione del vescovo di K. furono sottoposti anche i coloni esteni dell'Ungheria meridionale, provenienti dalla Russia subcarpatica (Rusini). Dopo la prima guerra mondiale (1918) la giurisdizione del vescovo di K. fu estesa su tutti i cattolici di rito bizantino nella Jugoslavia (emigrati Ucraini nella Bosnia e Slavonia, Macedoni e a parrocchie romene del Banato). Sotto lo zelante vescovo Dionisio Njaradi (1914-40) la vita cattolica si rafforzò in tutti i campi si da sostenere vittoriosamente gli attacchi del risorto patriarcato serbo-ortodosso. Gravissimi danni subì la diocesi durante la seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista. Oltre a parecchi sacerdoti e molti fedeli, vittima della persecuzione divenne lo stesso vescovo, l'erudito mons. Giovanni Šimrak (1942-46).
Nel 1939 la diocesi contava ca. 50.000 fedeli, 11 decanati, 49 parrocchie, 70 sacerdoti ( 2 negli Stati Uniti d'America), 3 religiosi basiliani e 41 religiose in 7 case.
BibL.: I. Simrak, Graeco-catholica Ecclesia in Jugoslavia diocesis C'ristensis olim Marcensis historia et hodiernas status, Zagabria 1931; S. Congr. Orientale, Statistica con cossi storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932 (con bibl.); K. S. Draganović, Le diocesi croate, in Croazia Sacra, Roma 1943, pp. 181-231 (con bibl.).
KROMER, MARTIN. - Vescovo e storico polacco, n. a Bieca (presso Cracovia) nel 1512, m. a Heilsberg il 23 marzo 1589. Compiuti gli studi a Cracovia e a Bologna, segretario del vescovo di Cracovia Qaunvat, e poi nel 1544 del Re di Polonia. Dal 1557 al 1564 fu ambasciatore alla corte imperiale, dove strinse amicizia con il card. Osio, vescovo di Varmia, del quale divenne coadiutore ( 1569 ) e alla di lui morte successore (1579). K. insieme all'Osio svolse con grande zelo una notevole attività per la riforma del clero e del popolo, con visite pastorali, nuove fondazioni, predicazione, scritti catechetici.
Studioso di storia patria, e accurato indagatore degli archivi nazionali, compose una storia della Polonia fino al 1509 , in 30 libri, De origine et rebus gestis Polonorum (Basilea 1535), in cui si rivela critico acuto e latinista elegante. Si occupò anche di musica (De musica figurata, Cracovia 1534), e pubblicò una grande opera geograficodescrittiva, Polonia sive de situ, populis, moribus, magistratibus (Colonia 1577).
BibL.: A. Eichhorn, Der ermländische Bischof M. K. als Schriftsteller Staatsmann und Kirchenfürst, Braunsberg 1868; J. Hipher, Die deutschen Predigten und Kutschesen der ermländischen Bischöfe Hosius und K., Colonia 1885; id., Monumenta Kronoriana, ivi 1890; F. Dittrich, Geschichte des Katholizismus in Altpreussen, L. Braunsberg 1900, p. 51 sgg.; Pastor, VIII, pp. 139, 474, 479, 481; IX, pp. 687-88. Piero Sannazzaro
KROONSTAD, diOCESI di. - Si trova nel libero Stato di Orange e fu cretta come prefettura aposto-
lica di K. il 26 nov. 1923, con territorio distaccato dal vicariato apostolico di Kimberley, e affidata alla Congregazione dello Spirito Santo. Prima l'opera missionaria era stata esercitata in modo saltuario e quasi solo in favore dei cattolici esteri. Al momento dell'erezione della prefettura apostolica vi erano 700 cattolici esteri e 300 indigeni e pochi catecumeni.
1 / 8 apr. 1935 fu elevata a vicariato apostolico, che il 12 febbr. 1948 fu diviso in due parti : la settentrionale con il nome di K. fu affidata al Domenicani e la meridionale fu costituita in vicariato apostolico di Betlemme, che rimase alla Congregazione dello Spirito Santo. Con la Istituzione della gerarchia ecclesiastica nell'Unione sudafricana, in data 11 genn. 1951, fu elevato a diocesi. Gli indigeni appartengono a varie tribù con lingue diverse: parecchi parlano l'afrikan e l'inglese. Gli Europei per 1¹⁸ 80 \% discendono dagli ugonetti, colà immigrati.
Ha una superfice di ca. 29.898 mathrm{kmq}. con ca. 245.000 ab., di cui 9317 cattolici indigeni, 713 esteri, 213 misti; catecumeni 1840 ; protestanti 162.000 ; ebrei 1630 ; pagani 71. Vi lavorano 12 missionari domenicani, 8 fratelli, 43 suore, 27 catechisti. Quasi parrocchie 1 , stazioni primarie 4 , secondarie 39 ; chiese 3; cappelle 14. Scuole elementari 9 con 1978 alunni, medie 2 con 162 alunni, professionale 1 con 75 ragazze. Floriscono varie opere pie e associazioni di Azione cattolica.
BibL.: AAS, 16 (1924), pp. 81-82; 28 (1936), pp. 92-93; 40 (1948), pp. 360-62: The catholic directory of South Africa 1930, Città del Capo 1950, pp. 308-14; MC, 1950, pp. 170-71. Saverio Paventi
KROTZ, Bonaventura. - Predicatore domenicano, al secolo Friedrich Julius, n. il 20 dic. 1862 a Karlsruhe, m. il 12 maggio 1914 a Berlino. Sacerdote nel 1888 e cappellano a Heidelberg. Dotato di singolare eloquenza ed attratto dalla figura di Lacordaire, entrò nel 1892 a Venlo tra i Domenicani. Dedicatosi alla predicazione, con la sua parola convinta, ricca di vasta dottrina e rara esperienza della vita contemporanea, conobbe i più ampi e lusinghieri successi.
Chiamato dal Meyenberg il "Lacordaire tedesco", fu celebratissimo in Germania, Austria, Svizzera e negli Stati Uniti (1905-1906), meritando nell'Ordine il titolo di predicatore generale (1908). Dal 1907 curato a S. Maria della Vittoria a Berlino, nel 1911 cappellano degli universitari, sempre iniziatore di opere religiose, caritative, sociali, culturali, si distinse come direttore d'anime, specialmente di convertiti. Scrisse Das ewige Licht, edito da A. Donders (Friburgo 1920; 9^{text {a }} ed. ivi 1923); Mein Rosenkranz (ivi 1920).
BibL.: Necrologio, in Analecta O. P., 12 (1915-16), pp. 37-38; M. M. Rings, P. B. als Grostadtseshorger, Berlino 1915; A. Donders, P. B. O. P., Friburgo 1918; 6a ed. ivi 1923.
Angelo Walz
KRSNA. - Prima di essere identificato con il dio Viṣnu e innalzato agli onori del culto, K. fu un valoroso principe della stirpe dei Vịsṇi, che avendo tolto a Kamsa, tiranno di Mathurā, il regno e la vita, divenne il capo e l'eroe nazionale degli Yādava. Da parte di padre, era cugino dei Panduidi, con i quali lo si trova alleato nella grande battaglia, descritta nel Mahābhārata che finisce con la sconfitta dei Kuruidi.
Ma K. non fa sempre bella figura nel poema epico. Eroe nell'ora della battaglia, non ha troppi scrupoli nella scelta dei mezzi quando si tratta di ottenere un successo. E lui che induce Arjuna a far cenno a Bhīms di rompere le cosce a Duryadhana con il colpo di clava vietato ai duellanti dalle regole cavalleresche, e la sua condotta non è sempre degna del dio fatto uomo, che nella Bhagavadgītā (v.) impartisce ad Arjuna così alti ammaestramenti. Per la complessa figura del dio, derivata dalla fusione di varie divinità, v. INDUISSIO. Qui si fa cenno soltanto degli elementi costitutivi della leggenda di K., nella forma in cui fu tramandata dal Harivamsa o a Genealogia di Hari (Viṣ̣u) v, appendice del Mahābhārata, non più antica del III sec. d. C.
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(da K. K. Populäre Autolice, Lipsia 1889, 1 , 16.) Krumbacher, Karl. - Dedica autografa in latino. Esemplare della Biblioteca Vaticana.
Il profeta Nārada aveva predetto a Kamsa, re di Mathurā, che egli sarebbe stato ucciso dall'ottavo figlio di sua cugina Devakī, moglie di Vasudeva. Il crudele tiranno aveva perciò fatto uccidere i primi sei figli di Devakī, e solo per un miracolo era scampato il settimo alla morte. Vasudeva decise allora di salvare l'ottavo con un inganno, e quando nacque, lo sostituì con la figlia del pastore Nanda, la quale era nata nello stesso giorno, K., incarnazione (avatāra) del dio Vişnu, fu allevato tra i pastori, come figlio di Nanda, e dette prova di una forza miracolosa quand'era ancora lattante, rovesciando con un calcio un grosso carro, sotto il quale era stato messo a dormire. In età di sette anni, sostenne una lotta vittoriosa con il re dei serpenti, e uccise un temuto demonio. La sua giovinezza trascorse in mezzo a giuochi e danze, non senza amoreggiamenti con le pastorelle (gopi) del Vṛndāvana, finché, ritornato a Mathurā, per invito di Kamsa, uccise di propria mano l'odiato tiranno.
La vita pastorale di K. è assolutamente ignorata dal Mahābhārata e però appartiene a una biografia leggendaria più tarda. Il Bhandarkar la mette in rapporto con la comparsa degli Abhīra, pastori nomadi, che, nei primi secoli dell'èra volgare, occuparono il Rājputāna portando "probabilmente" seco il culto del dio fanciullo, di derivazione cristiana. Ma questa ipotesi non è suffragata da prove, ché tali non possono esser considerate somiglianze esteriori come l'infanzia in umile stato, il padre putativo e la strage degli innocenti figli di Devakī. Le gesta infantili di K.-Vişnu sono poi più convenienti a un Ercole fanciullo che a Gesù bambino; si deve quindi considerare autoctona la leggenda del Hariwamta. Palesi sono invece le derivazioni cristiane nel V libro del Vignupurāna, sebbene non sia possibile fissarne la data a causa dell'incertezza riguardo all'età e alla formazione del P u rāna (v.). Non si sa quando Mathurā incominciò ad essere considerata la Betlemme indiana, ma la festa nella natività di K. (Krypajanmāgtami), nell' 8° giorno della quindicina oscura del mese di Bhādrapada, data almeno dal xiri sec., ed è una probabile imitazione del Natale cristiano.
Bibl.: R. G. Bhandarkar, Vaipnavism, Saivism and minor religious systems, Strasburgo 1913; R. Garbe, Indien u. das Christentum, Tubinga 1914, p. 254 sgg. Ferdinando Belloni Filippi
KRÜDENER, Barbara Juliana von. - Donna politica, predicatrice religiosa e scrittrice, n. a Riga il 21 nov. 1764 e m. a Karasubazar in Crimea il 24 dic. 1824. Orientatasi ad un pietismo mistico nel 1804, sotto l'influsso della dottrina dei «fratelli moravi» e degli scritti di Zindendorf, si lasciò trascinare in seguito nella corrente svedenborghiana di J. H. Jung-Schilling, del pastore F. Fontaine e della veggente Maria Gottliebin Kummer che ne fece una visionaria, per cui, credendosi chiamata a predicare una nuova religione in Europa, cominciò con il condannare, senza esclusione, tutte le confessioni cristiane del tempo.
Ricevuta ad Heilbronn nel 1815 dall'imperatore Alessandro I, riuscì ad avere grande ascendente su di lui, onde non può sembrare del tutto infondata la supposizione che vuole essere stata la K. ad indurre lo Zar a
stringere la «santa alleanza» contro Napoleone. Campo della sua predicazione profetica furono la Germania e la Svizzera, ma da qui fu espulsa nel 1817 ; tornata in Germania, fu nuovamente messa al bando l'anno seguente, andando a riparare, ospite del principe di Gelitzin, in Crimea ove morì. Di lei si hanno alcune composizioni poetiche, un romanzo autobiografico (Valérie, 1803), di sapore wartherioso, ed un piccolo scritto di esaltata ispirazione (Camp de vertus), pubblicato postumo nel 184 I .
Bibl.: Ch. Eynard, Vie de M.me de K., Parigi 1849; P. L. Jacob, Mme de K., ivi 1880; J. Turquan, Une illuminet au XIXe siècle, ivi 1900; H. v. Redern. Zuer Welten, Das Leben der 7. u. K., 2° ed., Schwerin 1927; A. V. Florovskij, s. v. in Enc. Ital., XX, pp. 291 -92. Sulla preoccupazioni della diplomazia pontifiela per il misticismo della K. el. M. Petrovchi, La Restaurazione, il card. Conadri e la riforma del rérk, Firenze 1943. p. 20 I .
Niccolò Del Re
KRÜGER, Paul Wilhelm. - Giurista, n. a Berlino il 20 marzo 1840, m. a Bonn l'i i maggio 1926.
Studiò all'Università di Berlino, nella quale ottenne il dottorato nel 1864, dopo un breve periodo passato nella magistratura. Fu nominato professore straordinario a Marburgo nel 1870 e, divenuto ordinario nel 1871 , passò l'anno successivo a Innsbruck, nel 1874 a Königsberg e, infine, nel 1888, a Bonn.
Acutissimo indagatore delle fonti giuridiche romane, fin dal 1864 fu chiamato dal Mommsen a partecipare all'edizione del Corpus iuris civilis. Alla sua attività di editore si devono le Institutiones (Berlino 1867), il Codex Justinianes (ivi 1873-77; 100 ed. ivi 1929), nonché i Fragmenta de iure fieri, l'Epitome Ulpismi (di cui curò la collazione del codice vaticano), la Consultatio veteris cuiusdaus iuriscensuli e le Sententiae Pauli, che costituiscono la sua partecipazione all'edizione della Collectio librorum iuris anteiustiniani (ivi 1878-99), compiuta in collaborazione con Th. Mommsen e W.Studemund. Al K. è anche dovuta la revisione dell'edizione mommseniana del I vol. del Corpus iuris civilis (Institutiones e Digesta, 15° ed., ivi 1928) e una edizione dei primi otto libri del Codex Theodosianus (ivi 1925-26 ).
Di lui si deve ricordare infine, oltre a Prozessualische Konsumption und Rechtshraft des Erkenntnisses (Lipsia 1864), alla Kritik des Just. Codex (Berlino 1897) e ai Kritische Versuche im Gebiete des römischen Rechts (Marburgo 1872), la fondamentale Geschichte der Quellen und Literatur des römischen Rechts (Lipsia 1888; 2°,ed. ivi 1912).
Bibl.: F. Schvits, P. K., in Zeitschrift der Savigny Stiftung für Rechtsgeschichte, Röm. Abt., 47 (1927), p. 9 sgg.
Rodolfo Danieli
KRUMBACHER, Karl. - Promotore eminente degli studi bizantini, n. il 23 sett. 1856 a Kürnach (presso Kempten in Baviera), m. il 12 dic. 1909 a Monaco nella cui università aveva insegnato dal 1884 fino alla morte. K. fu il pioniere dei moderni studi bizantini e neoellenici; il suo capolavoro è la Geschichte der byzantinischen Literatur (Monaco 1891) la cui pubblicazione diede occasione alla fondazione della cattedra di scienze bizantine a Monaco, novità imitata poi da altri paesi. Nel 1892 K. fondò la rivista Byzantinische Zeitschrift di cui fu direttore fino alla morte. Grande fu l'influsso esercitato dal K. nel suo seminario bizantino che ebbe, come del resto anche la sua rivista, un carattere universale comprendente tutto il campo della cultura bizantina (filologia, edizione di testi, storia ecclesiastica, agiografia, liturgia, poesia ecclesiastica), il tutto con criteri di una sana modernità unita alla stima della tradizione. Conscio dell'importanza degli studi teologici K. affidò l'elaborazione della prima parte della seconda edizione del suo capolavoro (Monaco 1897) al teologo cattolico Alberto Ehrhard (v.), mentre H. Gelzer vi aggiunse uno schizzo sulla storia bizantina.
Fra gli altri scritti scientifici di K., il cui elenco si
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trova nella Byzantinische Zeitschrift, 19 (1910), pp. 700708, si rilevano vari studi sul poeta Romanos e su altri temi della poesia ecclesiastica greca (kasia, kyriakos, l'akrostichis nella poesia ecclesiastica greca), articoli sopra storici bizantini (Theophanes, Michele Glykas), sull'agiografia (Theodosios, Giorgio martire), intorno a proverbi e canzoni popolari, su temi di filologia. Per amare alla scienza K. preferi la vita celibe; fu sempre fedele alla dottrina della Chiesa cattolica.
Bibl.: necrologio e bibl. di K. in Byzant. Zeitsch., 19 (1910), pp. III-vi; F. Döger, s. v. in LThK, VI, coll. 280-81; H. Leclercq, s. v. in DACL. VIII, coll. 873-76. Giorgio Hofmann
KUDRJAVTSEV-PlATONOV, Viktor Dimitrievič. - N. il 3 ott. 1828, m. il 3 dic. 1891, filosofo russo. Professore nell'Accademia ecclesiastica di Mosca, ebbe come discepolo il Solov'ev e il principe (poi zar) Nicola II. K., nella tradizione filosofica dell'Accademia, fu l'anello intermedio tra F. A. Golubinskij (che insegnò dal 1818 al 1854) e A. I. Vvedenskij (che ivi insegnò dal 1888 ca. al 1912). Creò nelle sue numerose opere un insieme sistematico di idealismo, connesso anzitutto con Jakobi (1743-1819) e con il teismo idealistico di diversi tipi, da Baader a Lotac. Cercò di fare una sintesi di ragione e di fede, e di giustificare la fede.
Le sue Opere, in 3 voll., sono state pubblicate dalla Confraternita di s. Sergio (Sergbiev Posad 1892-94) : il vol. I (1893-94) contiene l'introduzione di pp. 182 sulla vita, filosofia e importanza di K.; poi le indagini di K. sull'introduzione alla filosofia e sulla gnoseologia; il vol. II (1892-93), sulla teologia naturale, ha tra l'altro un'opera importante: La religione, la sua essenza ed origine; il vol. III (1894), riguarda la cosmologia e psicologia razionale.
Bibl.: oltre l'introduzione citata del I vol. delle Opere, cf. S. Glogolev, nella miscellanea In memoria di maestri defunti (in russo), Serghiev Posad 1914, pp. 95-110. Bernardo Schultze
KUGLER, Franz Xaver. - Gesuita, astronomo e assiriologo, n. il 27 nov. 1862 a Königsbach (Palatinato), m. il 25 genn. 1925 a Lucerna. Sacerdote nel 1893, fu discepolo degli astronomi J. Epping e J. N. Strassmaier; dal 1897 insegnò matematica nel Collegio di Valkenburg. Confutò quanto avevano asserito F. Delitzsch, H. A. Winckler, A. Jeremias circa l'influsso della cultura astronomica degli Assiri sulla S. Scrittura, indicando la via di un giusto mezzo.
Opere: Babylon und Christentum : die Augriß̧e Delitzschs auf das Alt. Test. (Friburgo in Br. 1903); Die Götter Babylons u. das Neue Test. (ivi 1905); Sternkunde u. Sterndienst in Babel (3 voll., Münster in V. 1907-24); Im Boonhreis Babels : Psubabylonistische Konstruktionen und religionsgeschichtliche Tatsachen (ivi 1910); Von Moses bis Paulus: Forschungen zur Geschichte Israels (ivi 1922). Non tutti approvano la sua tendenza a determinare esattamente i fatti biblici secondo la nostra cronologia.
Bibl.: L. Koch, s. v. in Jesuitenlexikon, Paderborn 1934, col. 1046 sg . Urbano Holzmeister
KUHN, Johannes Evangelist von. - Teologo e filosofo, n. a Wäschenbeuren (Württemberg) il 19 febbr. 1806, m. a Tubinga 18 maggio 1887. Fece i suoi studi nelle Università di Monaco e di Tubinga e fu ordinato sacerdote nel 1831. L'anno seguente ebbe la cattedra di esegesi neotéstamentaria all'Università di Giessen, nel 1837 passò ad insegnare la stessa disciplina a Tubinga, dove nel 1839 successe, come professore di teologia dogmatica, al suo maestro Sebastiano Drey (v.). Partecipò attivamente alla vita politica : nel 1848 deputato di Ellwangen, nel 1868 membro perpetuo della Camera dei signori; nel 1882 passò a vita privata.
La sua straordinaria produzione rispecchia la duplice attività di esegeta e di dogmatico : i numerosi studi biblici furono editi nei Jahrbücher für Theologie und christl.
Philosophie (7 voll., Francoforte sul Meno 1834-37) da lui fondati insieme con i suoi colleghi di Giessen. A Tubinga sostenne per 50 anni la Theologische Quartalschrift, dove pubblicò congioui saggi teologici. Le opere principali sono: Jacobi und die Philosophie seiner Zeit (Tubinga 1834); Das Leben Jesu (Magonza 1838), incompiuto, contro Scenus; Uber Princip und Methode der speculativen Theologie (Tubinga 1840); Katholische Dogmatik: 1. 1. Einleitung in die katholische Dogmatik (ivi 1846; 2ᵃ ed. rielaborate, ivi 1839); 2. Die dogmatische Lehre von der Erkenntnis der Eigenschaften und der Einheit Gottes (ivi 1849; 2ᵃ ed. ivi 1862); II. Die christliche Lehre von der göttlichen Dreieivigkeit (ivi 1875); III. Die christliche Lehre von der göttlichen Gnade (ivi 1868) : è questo il suo capolavoro, rimasto incompiuto.
Profondo conoscitore della patrologia greca e della teologia agostiniana, maturò un sistema dogmatico di tinta platonico-volontaristica, in sintonia con le tendenze filosofiche della Germania (a Monaco segui le lezioni di Schelling e del fideismo di Jacobi accolse le fondamentali istanze), per cui fu spontaneamente portato a contrastare alla rinascente scolastica. Anzi di questa tendenza fu il capo riconosciuto, che per decenni lottò con vivacita contro i migliori rappresentanti del neotomismo: con Clemens, sui rapporti tra scienza e fede, con Schärler sulle relazioni tra natura e Gratia. Al momento del Concilio Vaticano si schierà per la minoranza, ma avvenuta la definizione e la sottomissione dell'episcopato tedesco, dichiarò illegittima ogni altra opposizione e depose la penna.
Bibl.: A. Schmid, Wissenschaftliche Richtungen auf dem Gebiete des Katholizismus in wuester und gegenwärtiger Zeit, Monaco 1862, passim; id., Die Kontroverse zwischen Kuhn und Schärzler, in Bonner theol. Literaturblatt, 1886, nn. 18-22; P. Schana, Zur Erinnerung an 7. E. von K., in Theologische Quartalschrift, 69 (1887), pp. 231-80; K. Vermeil, 7. A. Möhler et l'école catholique de Tubingue, Parigi 1913, passim; Ph. Funk, Die katholische tübinger Schule, in Der schwäbische Bund, 1 (1919-20), pp. 293-302; A. Fonck, Möhler et l'école catholique de Tubingue, in Revue des sciences religieuses, 6 (1926), pp. 250-66; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it.; 2² ed., Milano 1939, pp. 329-30; G. B. Guzzetti, La perdita della fede nei cattolici. Studio storico-dogmatica, Venegono 1940, pp. 79-86 (sulla controversia tra K. e Clemens); E. Hocedez, Histoire de la théologie au XIXe uclele, III, Bruxelles-Perigi 1947, p. 116. Antonio Piolanti
KU-KLUX-KLAN. - Questo strano nome ebbe origine in America nel 1865, a Pulaski nel Tennessee, uno degli Stati sudiati, dove, volendo alcuni giovani istituire un'associazione tra loro e discutendo sul nome da scegliere, uno di essi, un po' perito in greco, propose quello di kuhlas (circolo, riunione) e uno dei presenti vi aggiunse la parola gaelica klan (gruppo). Risultò così il nome di K. K. K.
Quale fosse lo scopo primitivo del K. K. K. non pare ben chiaro. Alcuni dicono che i giovani fondatori non pensavano che a divertirsi; altri pretendono che fosse per difendersi dalle oltraccitanze degli antichi schiavi neri, recentemente liberati dopo la guerra di Secessione, e favoriti dalle autorità federali del nord contro gli antichi padroni sudisti.
Il movimento, che al principio parve innocuo, ben presto, per opera di mestatori politici e di misure poco prudenti delle autorità del nord, si sviluppò in una società di bianchi per spaventare e vendicarsi dei neri. I soci della nuova organizzazione, che conoscevano bene il carattere infantile e la mentalità primitiva dei loro antichi schiavi, seppero adottare mezzi efficaci per il loro fine : riunioni notturne, camice lungo e bianco, la testa coperta da un cappuccio a cuspi de con solo due buchi per poter vedere, nomi straveganti dati ai propri capi : tutto ciò per fare impressione sui poveri neri. Le vittime designate, poi, venivano sequestrate di notte, portate nelle foreste, avestite, gettate sopra il bitume caldo e rotolate su piume; altre volte venivano flagellate senza misericordia con staffili formati di strisce di cuoio umido, o marcate con ferro rovente con le tre lettere K.K.K., e talore impiccate e crivellate di pallottole. I delitti commes-
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si furono tanti e tali che il governo federale dovette intervenire efficacemente e tra il 1870 e 1871 l'Associazione parve finire, ma rinacque più tardi più attiva.
Se il primo K.K.K. infatti pigliò di mira solamente i neri e svolse i suoi atti terroristici solo negli Stati del sud, il secondo K.K.K. si estese a molti altri Stati, e fu di carattere non solo antitegro, ma anticattolico, antiedebraico e antistraniero. Nel 1915, scoppiata già la Guerra europea, il ministro evangelico G. J. Simmons, sotto il pretesto di fomentare il nazionalismo e di distinguere gli Americani genuini degli altri, promulgò il programma del nuovo K.K.K., nel quale si diceva fra l'altro: «Solamente possono essere membri della società i bianchi nati in America, coloro che credono nei dogmi della religione cristiana, che non son soggetti a nessun potere straniero religioso o politico e che sono affiliati a qualche setta ». La nuova Associazione si mostro somigliante alla precedente, benché un po' più prudente nell'applicare i castighi corporali; adottò inoltre il sistema dei KnonNothing (v.) cioè la diffamazione metodica e implacabile contro tutti coloro che consideravano non essere al cento per cento americani, soprattutto contro i cattolici, affinché non fossero eletti a posti pubblici.
Questa volta però entravano in giuoco anche gli ebrei, più ricchi e più potenti che i cattolici, e la campagna contro il K. K. K. si svolse viva ed efficace; si svelarono al pubblico i suoi occulti maneggi, si confutarono le sue calunnie, si paleso l'anticostituzionalità della sua condotta e il K. K. K. dovette per qualche tempo occultarsi. Pareva estinta la pericolosa società, quando in occasione della nuova guerra scoppiata nel 1939 si conobbe che esisteva ancora con lo stesso nome in alcune parti degli Stati Uniti e con il nome di "Legione nera" a Detroit, dove i legionari avevano cambiato il caprice bianco in un lungo abito nero e sostituito la parte più alta del cappuccio con un pezzo di stoffa rigida, nella quale spiccavano due ossa incrociate con sopra un teschio bianco. Se la strana uniforme clanistica, l'attrattiva del Segreto, lo spirito anticattolico, il fanatismo protestante attira ancora alcuni a dare il nome al K. K. K., praticamente si può dire che, ora almeno, tra la gente seria è senza prestigio, rimanendo però sempre un pericolo in tempi burrascosi e di agitazioni politico-religiose.
Bibs.: S. L. Davis, Authentic history: K.K.K. 1863-77, Nuova York 1924; I. M. Mechlin, The K.K.K.: a study of the American mind, ivi 1524; anon., s. v. in Enc. Ital., XX, p. 304; F. G. Beardsley, The history of christianity in America, Nuova York 1938, passim.
Camillo Crivelli
KƯLPE, Oswald. - Psicologo e filosofo, n. a Candau il 3 ag. 1862 , m. a Monaco il 30 dic. 1915. Dopo esser stato assistente di W. Wundt (1887-94), fu professore a Würzburg (1894), poi a Bonn (1909), infine a Monaco (1913). K. seppe reagire sia alla tendenza naturalistica, che allora dominava in psicologia sperimentale, sia all'indirizzo idealistico.
Fondamentale il suo contributo alla psicologia sperimentale. Benché allievo del Wundt, si staccò nettamente dall'idea di questo (che riteneva totalmente fallace l'introspezione). K. non trattò più la psicologia sperimentale come un semplice capitolo delle scienze naturali e si dedicò allo studio del mondo soggettivo, fondando nel 1893 la scuola di Würzburg (che fu anche detta scuola di Parigi). Ideò l'introspezione sistematica ("introspezione provocata ") ; sostenne che l'introspezione è il mezzo per conoscere quanto avviene nella vita interiore e anzi esagerò ritenendola l'unico mezzo per studiare i processi psicologici. Esaminò il processo d'astrazione e ricorse al metodo associativo (di G. E. Müller), per studiare il giudizio. Per il K. l'intelligenza non è soltanto processo di «associare» e «dissociare» le sensazioni, e occorre ammettere l'esistenza di una facoltà capace di astrarre e di riconoscere l'identità formale. Ritenne, contro Kant, che la metafisica sia non solo possibile ma necessaria.
Fra i problemi filosofici più discussi dal K. è il problema della realtà ; egli vi dedica la sua più importante opera (Die Realisierung, I, 1912 ; II e III pubblicati postumi da A. Messer, 1920). Criticato e rifiutato il coscien-
zismo (che riduce la realtà a semplice oggetto di coscienza) K. esamina vari argomenti in favore del realismo e li suddivide in argomenti empirici, razionali e misti, riconoscendo validità solo a questi ultimi. In merito al problema religioso, non fu affatto ostile al teismo, ma non riusci a vedere una chiara dimostrabilità dell'esistenza di Dio, e rilegane la religione un "completamento della mentalità".
Altre opere principali: Grundriss der Psychologie (Lipsia 1895) ; Einleitung in die Philos. (ivi 1895 ; 9° ed. 1919); Die Philosophie der Gegenwart ( 7° ed., ivi 1920); 1. Kant ( 3° ed., ivi 1921); Erkenntnistheorie u. Naturwissenschaft (ivi 1910); Psychologie u. Medizin (ivi 1912); Die Ethik u. der Krieg (ivi 1913); Vorlesungen über Psychologie (ivi 1920, pubblicata da K. Bühler); Grundlagen der Aesthetik (pubblicata da S. Behn, ivi 1921).
La varia attività di K. apre alla scienza lo studio sperimentale della psicologia del pensiero (Denkpsychologie) e dà inizio alla corrente "ncorcalistica».
Bibs.: M. Grobmann, Der kritische Realismus O. K. s. u. der Standpunkt der aristotelisch-scholastischen Philomphie, in Philos. Jahrb., 29 (1916), pp. 333-69; Uberweg, IV, pp. 314, 369-71, 721; W. Ziegenhass, Philosophen-Leviken, Berline 1949, pp. 695-98 (bibl.).
Michelangelo Alessandri
KULTURA. - Rivista cattolica culturale slovacca, pubblicata dalla Società di s. Adalberto a Timava dal 1926 fino al 1944.
Dopo la 11 guerra mondiale, dal sett. 1945 proseguì sotto il titolo Noval Práca ("Lavoro Nuovo") fino al 1948, quando fu vietata dal governo comunista. Accanto alle dissertazioni scientifiche e divulgative pubblicava saggi di letteratura.
Michele Lacko
KULTURKAMPF ( = "Iotta per la civiltà »). Sotto questo nome si è camuffata una violenta persecuzione legale e poliziesca perpetrata dal cancelliere Bismarck contro la Chiesa cattolica in Germania e specialmente in Prussia, le cui cause non si possono individuare se non sulla politica personale di Bismarck, feroce assertore della "ragion di Stato", favorito dal liberalismo massonico, dal germanesimo antiromano e dal protestantesimo.
Con la Costituzione del 1848 la Chiesa godeva in Prussia di una certa libertà, che le permise un fiorente sviluppo di istituzioni e di opere; i cattolici si affermavano nella vita pubblica, mentre la gerarchia rafforzava i vincoli dottrinari e disciplinari con Roma nel Concilio Vaticano. Da ciò il dispatto dei nemici della Chiesa e la loro reazione. Il punto di partenza è dato da tre avvenimenti : 1) la vittoria sulla Francia e la costituzione dell'Impero; 2) la definizione del dogma dell'infallibilità pontifcic; 3) la formazione del partito del Centro.
Bismarck pretendeva che il Papa inducesse il clero francese a cedere all'espansione tedesca e successivamente influisse sui deputati cattolici bavaresi, ostili alla costituzione dell'Impero. Il rifiuto pontificio per entrambe le richieste provocò la perdita dell'appoggio prussiano alla S. Sede nella Questione romana. Un altro motivo di ostilità verso la Chiesa fu l'atteggiamento dei cattolici della Westfalia e Renania verso la Francia durante la guerra franco-tedesca, e la contrarietà dei Bavaresi alla guerra stessa. Per avere l'appoggio dei nazional-liberali in merito all'unificazione, Bismarck cedette al loro programma di scristianizzazione. Sul terreno religioso non mancò l'ostilità dei conservatori. protestanti.
Di fronte a queste manovre, i cattolici prussiani s'organizzarono. A Soest fu fissato un programma d'azione che divenne bandiera durante l'elezione del Landtag. I candidati cattolici s'affermarono e poco dopo costituirono un partito denominato "Centro". I principali esponenti furono Savigny, Windthorst, Mallinckrodt, Pietro e Augusto Reichensperger.
Costituito l'Impero, mons. Ketteler chiese a Bismarck di estendere a tutta la Germania (compresa l'AlsaziaLorena) le garanzie costituzionali di cui godevano i cattolici prussiani. Tale richiesta fu rinnovata dai deputati cattolici al Reichstag: ma la mozione fu respinta dalla
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conlizione liberale-conservatrice. Bismarck tentò di soffocare il nascente partito, cercando di provocarne il biasimo del Vaticano, ma inutilmente. Intanto scoppiavano dissidi tra le autorità ecclesiastiche e quelle civili a proposito di provvedimenti disciplinari e penali presi nei riguardi di sacerdoti e insegnanti antinfallibilisti : in Ila viera il ministro dei Culti, Luta, dichiarò di non riconoscere il dogma dell'infallibilità pontificia e lasciò ai loro posti e con i loro stipendi i colpiti dalla Chiesa. Simili incidenti avvennero a Colonia, Bonn e Braunsberg. A Berlino invece venne soppressa dopo trent'anni di funzionamento la Divisione cattolica» del Ministero dei culti, perché diretta da cattolici non solo fedeli alla gerarchia, ma in più d'origine polacca, perciò doppiamente nemici del Reich. La fondazione di una Chiesa di «vecchi cattolici» staccava, nonostante l'opposizione di Döllinger, gli antinfallibilisti da Roma e provocava numerose questioni, perché costoro pretesero ed ottennero dallo Stato l'assegnazione di chiese cattoliche per il loro culto e i cattolici furono costretti ad abbandonarle.
La prima legge che inaugura il K. è quella detta "paragrafo del pulpito»: l'iniziativa fu presa da Lutz, che invocò l'intervento del Reichstag contro il preteso pericolo rappresentato dall'abuso che facevano i preti nella predicazione, specialmente in Baviera. La legge passò il 28 nov. 1871 con 179 voti contro 108 ; nei successivi cinque anni fu applicata due volte in Slesia, due in Renania, due in Westfalia, una in Baviera; per se stessa era dunque di scarsa importanza, ma purtroppo costituiva un precedente di portata inestecabile. Infatti pochi mesi dopo fu la volta della legge sul «controllo della scuola». Prima d'allora lo Stato, cui spettava il controllo, chiedeva alle autorità ecclesiastiche di nominare ispettori scelti tra i preti o i pastori, a seconda della prevalenza confessionale. Bismarck, sospettoso dell'influenza del clero sulla scuola, specialmente nei territori polacchi, impose un progetto per cui gli ispettori scolastici dovevano essere nominati, comandati e revocati soltanto dallo Stato. Il ministro dei Culti Mühler, protestante credente, cercò di attenuare il progetto, ma i nazional-liberali reclamarono e pretesero da Bismarck le dimissioni del ministro. Al suo posto fu nominato Adalberto Falk, che sarà l'anima nera del K. Il progetto incontrò subito la contrarietà non solo dei cattolici, ma anche dei protestanti. Al Reichstag vi furono scontri formidabili tra il Centro e Bismarck, ma la maggioranza liberale approvò il progetto. Alla Camera dei Signori la forte ostilità dei conservatori protestanti fu battuta in seguito all'incidente Westervelle (ex-susvo pontificio accusato di aver voluto attentare a Bismarck); la stampa governativa denunciò un complotto internazionale promosso dai cattolici contro l'integrità della Germania, e la maggioranza si lasciò convincere della necessità di colpire gli ultramontani. In principio la legge fu applicata moderatamente, ma ormai la scuola era all'arbitrio dello Stato. Infatti Falk non volle riconoscere gli effetti della scomunica di Wollmann e Michelis, "vecchi cattolici", da parte dell'arcivescovo Krementz, e lo stesso avvenne a Colonia. Il ministro della Guerra, Roon, volle obbligare il vescovo castrense Namszanowski a permettere il culto dei "vecchi cattolici» nella chiesa di S. Pantaleo: al rifiuto seguì la rimozione.
Sull'esempio della Prussia anche gli altri Stati adottarono provvedimenti ostili ai cattolici. Di fronte a questa marea minacciosa, i vescovi tedeschi si riunirono a Fulda e il 1° apr. 1872 inviarono una lettera collettiva a Falk. Bismarck non rinunciavo all'idea di trascinare il Papa dalla sua parte: congedato Arnim, pensò di sostituirlo con il card. Gustavo di Hohenlohe, avversario dei Gesuiti,
dell'infallibilità, degli ultramontani e regalista. Ma il Vaticano rispose di non poterlo accettare: la colpa fu attribuita ai Gesuiti, che ne pagarono le conseguenze: proscrizione, chiusura delle case, espulsione e arresti, perpetrati anche durante la celebrazione della Messa o l'amministrazione dei Sacramenti. Oltre ai Gesuiti furono colpiti i Lazzaristi, i Redentoristi, i Padri dello Spirito Santo e le Dame del S. Cuore, considerati "affiliati alla Compagnia. Inoltre Falk escluse tutti i religiosi dall'insegnamento pubblico, provocando la chiusura di 892 case di suore. In Pessania ispettori laici sostituirono quelli ecclesiastici. Le proteste di Pio IX irritarono ancor più Bismarck, che si sfogò con l'arcivescovo Krementz, imponendogli una subordinazione incondizionata alle leggi dello Stato e, non avendola ottenuta, lo fece escludere dalle feste di Marienburg e lo privò dell'assegno. Ancora una volta i vescovi si riunirono a Fulda (ao sett. 1873) e indirizzarono ai loro fedeli una lettera collettiva di protesta. Alla reazione cattolica si uni quella di alcuni protestanti come Gerlach, simpatizzante e poi membro del Centro, e dei conservatori Kleist Reizow, zio di Bismarck, e Brüel, mentre i socialisti cercavano un avvicinamento con i cattolici per averli alleati nella questione sociale. Dall'isoletta di Caprera Garibaldi plaudiva a Bismarck. Tra i consiglieri di Bismarck varie erano le tendenze per regolare i rapporti tra Chiesa e Stato: Abeken, Wagener e Roessler volevano la lotta ad oltranza per la scristianizzazione; Meier e Hinschius parteggiavano per la separazione tra Chiesa e Stato; Schulte, «vecchio cattolico", propugnava la democratizzazione della Chiesa sotto gli auspici dello Stato; Friedberg era il teorico dell'asservimento della Chiesa allo Stato. Falk propendeva per l'adozione delle teorie di Friedberg, ma Bismarck non voleva adattarsi a rigide teorie, preferendo adottare una politica elastica. La corte era poco entusiasta delle idee bellicose e lo stesso Bismarck era stranamente ostile a una legislazione ecclesiastica imperiale: l'esperimento doveva iniziarsi in Prussia, accompagnato da una trasformazione della burocrazia, accusata di conservatorismo. A Varzin Bismarck decise di lasciare le funzioni di presidente del governo prussiano, affidandole a Roon, conservatore. I progetti furono temporaneamente accantonati, ma in seguito al discorso di Pio IX in concistoro s'ebbe una recrudescenza di persecuzioni e le relazioni diplomatiche con la S. Sede furono interrotte ( 30 dic. 1872).
Intanto Schulte chiedeva al governo il riconoscimento della Chiesa «vecchio-cattolica» e d'un suo vescovo : come corrispettivo offriva la sua collaborazione alla politica ecclesiastica dello Stato.
I progetti di Falk e compagni attendevano la firma dell'Imperatore: compito principale di Bismarck, nonostante le sue dimissioni da presidente prussiano, fu quello di convincere Guglielmo I a firmare i progetti. Essi tendevano innanzi tutto a togliere ai cattolici prussiani quei privilegi che aveva dato loro la Costituzione del 1848 nei confronti degli altri Stati. Furono perciò modificati gli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione, che garantivano la libertà e l'indipendenza della Chiesa cattolica. Fu nella seduta del 17 genn. 1873 che il celebre materialista Virchow definì la battaglia, ingaggiata dallo Stato contro la Chiesa, con il nome di K. Le discussioni furono violentissime : da una parte la forza bruta, il veleno anticattolico e antiromano; dall'altra i difensori dei diritti della coscienza, della libertà e della fede. Il 9 maggio 1873 le leggi furono approvate. La prima di esse conteneva disposizioni sull'educazione e collocamento degli ecclesiastici; esigeva come condizione per ricoprire un ufficio ecclesiastic o l'aver sostenuto un esame di Stato in filosofia, storia e letteratura tedesca e subordinava all'approvazione dello Stato qualunque collocamento di un ecclesiastico. La seconda stabiliva norme circa il potere disciplinare della Chiesa, riservandolo alle autorità ecclesiastiche tedesche ed escludendo perciò la S. Sede; istituiva un regio tribunale per gli affari ecclesiastici, al quale si poteva appellare contro misure disciplinari di autorità ecclesiastiche e al quale venne riconosciuto il diritto di deporre dal loro ufficio gli ecclesiastici in caso di trasgressione alle leggi statali, concernenti il loro ufficio o le man-
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sioni spirituali del loro ufficio. La terza legge limitava il diritto dei vescovi di ricorrere a mezzi penali e coercitivi, alle leggi disciplinari appartenenti al puro campo religioso, ma proibiva di punire coloro che si fossero sottomessi alle leggi statali in materia ecclesiastica. La quarta legge agevolava «l'uscita dalla Chiesa». Contro la non osservanza delle leggi di maggio erano comminate gravi pene.
Il Vaticano, interpellato in precedenza sui progetti da Melchers, aveva risposto invitando i vescovi tedeschi a concordare una linea di condotta uniforme. A Fulda, dopo aver meditato sulle conseguenze del loro atteggiamento, i vescovi tedeschi furono d'accordo con Ketteler di respingere le leggi in blocco e d'apporre almeno una resistenza passiva. Riguardo al giuramento di fedeltà alla Costituzione modificata, i funzionari cattolici l'avrebbero fatto con riserva mentale.
I cattolici seguitarono imperterriti le loro attività, anzi le moltiplicarono: preghiere, congressi, stampa, propaganda, questioni sociali, elezioni. Alcuni nobili cattolici slesiani, nemici del Centro, firmarono un indirizzo di lealtà all'Imperatore e di rispetto alle leggi (14 giugno 1873). Ma il tentativo dei « cattolici di Stato" non intaccò la compattezza dell'episcopato, del Centro e del popolo cattolico. L'applicazione delle «leggi di maggio» fu caratterizzata da intrusioni di commissari governativi e irruzioni di polizia nei collegi e seminari, multe ai vescovi e arresti ai preti, non riconosciuti dallo Stato. I primi colpiti furono l'arcivescovo di Posen, Ledochowski, e quello di Fulda, Kött. Il primo, recidivo e insolvente, fu privato dalla dotazione e successivamente gli sequestrarono la mobilia, il palazzo e lo misero in carcere per debiti verso lo Stato.
Invano Pio IX scrisse personalmente all'Imperatore. Lo stesso giorno in cui Guglielmo rispondeva negativamente al Papa, il governo riconosceva la giurisdizione episcopale del vescovo "vecchio cattolico" Reinkens, consacrato a Rotterdam dal vescovo giansenista di Deventer. Il 4 nov. 1873 vi furono le elezioni per il Landtag: il Centro s'affermò, ma purtroppo i nazional-liberali erano cresciuti a spese dei conservatori. Per rimediare al fatto che molti fedeli celebravano clandestinamente il matrimonio religioso, Falk ritenne giunto il momento di varare l'obbligatorietà del matrimonio civile e parallelamente di affidare a impiegati laici la tenuta dei registri di stato civile. Roon, sfavorevole, si dimise e Bismarck riprese il suo posto di presidente prussiano. Al nuovo Landtag il Centro chiese l'adozione del suffragio universale, diretto, segreto e la corresponsione dell'indennità parlamentare, essendoci ormai tra i deputati molti operai e contadini : ma le proposte furono aggiornate da quegli stessi nazional-liberali che pure ne avevano fatto oggetto di programma elettorale. Eguale sorte ebbe la richiesta di annullare le leggi di maggio.
Ormai erano entrati nella lotta anche fattori ideologici, rappresentati da personalità come Strauss, nemico di tutte le Chiese, Hartmann, il filosofo anticristiano, Virchow, materialista, ecc. Ebrei e massoni pontificavano, provocando anche il risentimento dei protestanti credenti.
Nonostante la campagna di odio e di menzogne (falsa bolla di Pio IX), il Centro fece progressi nelle elezioni per il Reichstag. Purtroppo la legge sul matrimonio civile e la tenuta dei registri di stato civile fu approvata e, dopo qualche esitazione, firmata dall'Imperatore. Inoltre Falk progettò di affidare al governo l'amministrazione delle mense vescovili vacanti e il conferimenti degli uffici ecclesiastici. Seguirono una dopo l'altra le incarcerazioni di M. Ledóchowski, vesc. di Gnesna, M. Eberhard, vesc. di Treviri, P. Melchers, card. di Colonia, K. Martin, vesc. di
Paderborn, J. B. Brinkmann, vesc. di Münster. Ma i cattolici resistevano: il Capitolo di Posen non volle nominare un vicario al posto di Ledóchowski: i parrocchiani di Grasdorf si rifiutarono di eleggere il parroco secondo le disposizioni governative e a Xions i fedeli disertarono la chiesa of licista da un parroco di Stato. Purtroppo un increscioso incidente, in cui furono ingiustamente coinvolti i cattolici, e cioè l'attentato di Kullmann a Bismarck (Kissingen, 13 luglio 1874), provocò una violenta reazione contro la stampa, le associazioni e personalità cattoliche.
Il 5 febbr. 1875 Pio IX scrisse ai vescovi tedeschi, proclamando le leggi di maggio nulle (irritae) e il 15 marzo conferiva la porpora a Ledochowski, ancora in carcere. Invano Bismarck tentava di promuovere un K . internazionale. Fu messo allora in opera un infame ricatto: con la cosiddetta «legge di privazione o delle fame» del 2 apr. 1875 vennero sospesi tutti i contributi dovuti dallo Stato alla Chiesa cattolica, mentre si dichiarava che l'assegno sarebbe ulteriormente pagato a quegli ecclesiastici che dichiarassero per scritto di sottomettersi alle leggi di maggio.
Un'altra legge del 2 maggio 1875 sopprimeva tutte le case religiose, ad eccezione di quelle i cui membri si dedicassero esclusivamente alla cura degli infermi, a condizione di essere sottoposte alla sorveglianza dello Stato e di poter essere soppresse in qualsiasi momento. Il 18 giugno vennero definitivamente abrogati gli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione prussiana, con i quali le leggi in materia ecclesiastica, emanate dal 1873 in poi, erano in contraddizione. Subito dopo ve