usivamente alla cura degli infermi, a condizione di essere sottoposte alla sorveglianza dello Stato e di poter essere soppresse in qualsiasi momento. Il 18 giugno vennero definitivamente abrogati gli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione prussiana, con i quali le leggi in materia ecclesiastica, emanate dal 1873 in poi, erano in contraddizione. Subito dopo venne la legge sull'amministrazione dei beni ecclesiastici : essa, creatura di Schultz, sottraeva i patrimoni ecclesiastici alla gestione diretta ed esclusiva dei parroci, conferendola a un consiglio di chiesa (Kirchenvorstand), eletto dai parrocchiani e controllato da un comitato tre volte più numerose (Gemeindevertretung) egualmente eletto; il parroco era il presidente, ma con voto consultivo! Il vescovo e il presidente superiore della provincia potevano dare suggerimenti, ma l'ultimo parola era al ministro dei Culti. I vescovi si consultarono con Roma e stabilirono che, pur non accettando la legge, conveniva tollerarla : infatti il popolo cattolico elesse ai consigli di chiesa e ai comitati uomini fidati, sinceri, collaboratori della gerarchia. I «vecchi cattolici, ottennero il diritto d'uso delle chiese e dei benefici cattolici, qualora fossero in numero rilevante: nonostante la condiscendenza delle autorità civili, pero, ben poche furono le loro conquiste. Questo periodo è caratterizzato da una serie interminabile di episodi di eroismo e di sacrifici. I cattolici resistevano, mentre i loro avversari erano sempre più preoccupati delle conseguenze. Nelle elezioni del Reichstag nel genn. 1877 il Centro e i conservatori progredirono a spese dei nazionalliberali. Il cattolico von Galen presentò un progetto di legislazione sociale, che fu respinto. Mentre la maggior parte del Tedeschi desiderava la fine del K., Bismarck trovava finalmente due alleati stranieri: Gambetta e Crispi. Ma la morte di Pio IX e l'elezione di Leone XIII segnarono una svolta decisiva nella lotta.
Il duplice attentato da parte di socialisti alla vita dell'Imperatore, i progressi parlamentari del Centro e dei socialisti spostarono l'attenzione del governo sul periodo socialista. Intanto, sia in occasione dell'elevazione di Leone, sia in occasione degli attentati aveva avuto luogo uno scambio cordiale di messaggi tra il Papa e l'Imperatore. A Kissingen Bismarck ebbe lunghi colloqui con il nuncio a Monaco, Aloisi-Masella, ma non si ebbero risultati immediati, perché la S. Sede esigeva come pregiudiziale l'abolizione delle leggi di maggio, mentre Bismarck esigeva l'obbligo di notifica al governo prima del conferimento degli uffici ecclesiastici. Il primo capro espiatorio di questo mutamento di rotta fu Falk, che venne sostituito dal conservatore von Puttkamer. I colloqui continuarono a Vienna tra l'ambasciatore prussiano e il nunzio Jacobini. La prima legge di distensione è quella del 14 luglio 1880 . Essa dichiarava immuni da pena la «funzioni spirituali d'ufficio» degli ecclesiastici collocati prima delle leggi di maggio nelle parrocchie vacanti o interdette e autorizzava il governo a dispensare i vescovi dal giuramento di osservanza delle leggi dello
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Stato, a riprendere i contributi statali alle singole diocesi e a permettere la fondazione di nuove case religiose, dedite alla cura degli infermi. Nel 1881 si provvide a ricoprire i vescovati di Treviri e Fulda, nel 1882 quelli di Osnabruick, Breslavia e Paderborn. Nello stesso anno venivano riprese le relazioni diplomatiche tra Prussia e S. Sede. Per tenendo duro sulle leggi di maggio, l'i i giugno 1883 fu emanata una legge che permetteva ai vescovi di compiere funzioni episcopali nelle diocesi vacanti e di collocare senza obbligo di notifica cappellani e preti ausiliari in parrocchie vacanti, purché dispensati dal prescritto esame di Stato. Leone permise ai vescovi di domandare la dispensa " per il passato e per questa sola volta e, protestando esplicitamente di non riconoscere le leggi di maggio. Il vescovo di Limburgo, Blum, venne - graziato * e Brinkmann poté rientrare dall'esilio. L' "interdetto * statale venne tolto anche alle diocesi di Ermland, Kulm, Hildesheim e Colonia.
Con la nomina del nunzio Jacobini a segretario di Stato, i colloqui continuarono a Roma, ma sempre sterili di risultati definitivi. A Berlino Windthorst continuava ostinatamente l'assalto alle leggi di maggio, riuscendo ad ottenere per due volte voto favorevole alla soppressione della legge sull'espulsione dal clero. Pregiudiziale insuperabile era da parte del Vaticano quella della libertà di educazione del clero; da parte tedesca quella della rinuncia di Ledochowskj a Posen. La questione di Colonia fu risolta con la nomina a cardinale di Melchers e la promozione di Krements ad arcivescovo di Colonia.
Nel sen. 1885 vi fu un improvviso avvicinamento tra il Papa e Bismarck : la Germania era in lotta con la Spagna per il possesso delle Caroline. Umberto I si offri come arbitro, ma la Spagna rifiutò e Bismarck si rivolse a Leone XIII. Come segno di benevolenza il Papa insigni il cancelliere dell'Ordine Supremo del Cristo. Frutto di questo avvicinamento fu da parte pontificia l'istruzione ai vescovi di accertarsi, prima di conferire stabilmente un ufficio ecclesiastico, se il governo non avesse contrarietà d'indole civile e politica; da parte del Reich la legge del 21 maggio 1886 abolì l'esame di cultura statale e autorizzò gli studi teologici negli istituti vescovili già esistenti, venne soppresso il regio tribunale per gli affari ecclesiastici, riconosciuta l'autorità disciplinare del Papa. Leone XIII e Bismarck avevano fretta di rappacificarsi definitivamente e il Vaticano preferì trattare direttamente, lasciando in disparte gerarchia e Centro, tendenti a lottare intransigentemente fino al ritorno dello status quo ante. La legge del 29 apr. 1887 limitò il dovere di notifica alla provvisione definitiva delle parrocchie, ridette libertà ai sacerdoti e religiosi di celebrare la Messa e amministrare i Sacramenti, permise la fondazione di istituti dediti alla cura d'anime, attività caritativa, insegnamento e vita contemplativa. Dopo oltre quindici anni di K . restavano in vigore: la legge contro i Gesuiti, la legge sull'ispezione scolastica e la soppressione degli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione. Anche queste leggi venivano perdendo il loro vigore e la vita cattolica tornava a fiorire dopo tanta devastazione.
Bibl.: N. Siegfried, Actenstüche betreffend den preussischen K. nebst einer geschichtlichen Einleitung, Friburgo 1882; F. X. Schulze, Geschichte der K. in Preussen in Aktenstüchen dargestellt, Essen 1882; A. Röhtlingk, Bismarck und das päpstliche Rom, Ber. lina 1911; Fr. Dietrich, Des K. in Erualand, ivi 1913; A. Rösch, Der K. in Hebenselfern, Friburgo 1915; A. Schütgen, Vom K. in Deutschland..., in Hochland, 14 (1916), pp. 641-57; J. B. Kissling, Geschichte des Kulturkampfes im Deutschen Reichs, Friburgo in Br. 1916; G. Goyau, Bismarck et l'Eglise. Le Culturkampf 1870-78, 2r ed., Parigi 1922; H. J. Schmidt, Der K., Paderborn 1926; H. Reinatz, Der K., Düsseldorf 1926; K. Buchow, Vorgeschichte, Geschichte und Politik der deutschen Zentrumspartei, Colonia 1927-30; L. Müller, Der Kampf zwischen politischen Katholizismus und Bismarcks Politik..., Breslavia 1929; L. Ficker, Der K. in Münster, Münster 1928; F. X. Schmitt, Bismarcks Abkehr vom K., Neu Ulma 1931; E. Soderini, Leo-
ne XIII, III, Milano 1933, passim; H. Kars, Kanzler und Kirche, Giessen 1934; K. Eggers, Rom gegen Reich, Stoccarda 1935; F. v. Rommel, Das Ministerium Lutz und seine Gegner 1871-81, Monaco 1935; H. Tötter, Bismarck und das Zentrum, Emsdette 1936, Karlsruhe 1938; W. Windelband, Berlin-Modrid-Rom, Essen 1939; E. Schmidt, Bismarcks Kampf mit dem politischen Katholizismus, Amburgo 1942; M. O. Kolbeck, American opinion on the K., Washington 1942; E. Erek, Bismarck. Leben und Werk, III, Erlenbach-Zurigo 1944, passim; F. Chabod, K. e Triplice allronza in discussione fra il Vaticano e il governo austroungarico nel 1883 , in Rivista storica italiana, 82 (1930), p. 257-292. Augusto Moreschini
KUMASI, Diocesi di. - E missione relativamente recente (II febbr. 1932), eretta in vicariato apostolico con il territorio distaccato da quello della Costa d'Oro (v.). Il 18 apr. 1950 fu elevata a diocesi; ha una superfice di 62.873 mathrm{kmq}. ed una popolazione di 823.672 mathrm{ab} ., nella maggioranza pagani. I protestanti sono 65.000 e i musulmani 70.000 ; i cattolici indigeni sono 40.768 e i catecumeni 21.103 .
L'apostolato si svolge in 8 quasi parrocchie con 4 stazioni primarie e 462 stazioni secondarie, ed è condotto dai padri della Società delle missioni africane, 27 in tutto; essi sono coadiuvati da 5 suore europee e da 120 catechisti indigeni. Vi sono 253 scuole elementari con 19.660 alunni, 25 scuole medie con 2871 e parecchi altri giovani studiano fuori del vicariato: la missione ha un seminario minore con 12 studenti. I battesimi di adulti convertiti nell'ultimo esercizio ( 194^{8-49} ) furono 2066 e 1581 quelli di bambini. Vi si pubblicano due periodici con discrete tirature.
Bibl.: AAS, 24 (1932), pp. 294-95; GM, p. 243; MC. 1930, p. 113; Archivio di Propaganda Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 3815/40. Giovanni B. Tragella
KUMBAKONAM, DIOCESI di. - Eretta il 1° sett. 1889 con territorio distaccato dall'arcidiocesi di Pondichéry e affidata alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Situata nell'India meridionale, ha un terreno uniforme e pianeggiante, in alcune parti irrigato e fertilissimo. Per la Convenzione tra la S. Sede ed il Portogallo del 26 apr. 1928, parte del territorio fu ceduto alla diocesi di S. Tommaso di Meliapur e più tardi altra parte, insieme con zone staccate dalle diocesi di Pondichéry e Mysore, servì a formare la diocesi di Salem ( 26 maggio 1930). Nello stesso anno la diocesi di K. passò dalle Missioni Estere di Parigi al clero indigeno.
La sua superfice è di kmq. 7300 . In tale missione esercitarono il loro apostolato, provenienti dalla residenza di Madura, i gesuiti s. Giovanni de Britto (1647-93), portoghese, e Costantino Boschi ( 1680 -1742) italiano, i quali, seguendo il metodo di evangelizzazione del gesuita p. Roberto de Nobili, ottennero molto successo. La popolazione raggiunge 1.580 .000 ab., di cui la gran maggioranza, 1.350 .000 , seguono l'induismo, 3800 sono maometani, 6200 protestanti, 105.000 cattolici. Ecclesiasticamente la diocesi è divisa in 7 distretti o vicariati foranei, 43 parrocchie o stazioni primarie e 339 stazioni secondarie, con 73 chiese e 163 cappelle.
I sacerdoti sono 80 , tutti indiani : 70 del clero secolare e 10 del clero regolare (cappuccini), i fratelli 23. Aiutano il clero ca. 200 suore, per lo più indiane, appartenenti a diversi istituti. L'istruzione è impartita da 213 maestri e 163 maestre in 64 scuole elementari; 13 medie, 2 superiori e 3 professionali con un totale di 12.386 studenti. Le opere di carità sono rappresentate da 2 ospedali con 100 letti, 8 dispensari con una media di 131.000 consultazioni annue, 6 erfenorrofi espaci di 400 orfani, 2 ricoveri di mendicità con 46 degenti, i lebbrosario con 550 ammalati, i asilo infantile.
Alcune associazioni pie e di Azione Cattolica esistono già da vari anni. La diocesi possiede anche una tipografia.
Bibl.: MC. 1950, pp. 231-32; Catholic directory of India. Pakistan, Burma and Ceylon, Madras 1948, pp. 416-22; Archivio di Propaganda Fide, Relatio quinquennalis, 1940-45, pos. prot. n. 1252/46; id., Prospectus status missionis 1949, pos. prot. n. 3618 / 49.
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KUMMERNISS, santa: v. liberata, santa.
KUNMING, ARCIDIOCESI di. - La provincia civile dello Yunnan, nella Cina sud-ovest, fu distaccata dalla missione dello Szechwan ed eretta in vicariato apostolico, con il nome di Yunnan, il 28 ag. 1840, e fu affidata, come la missione madre, alla Società della Missioni Estere di Parigi.
Il 28 luglio 1868 cedette il distretto di Weisiting alla missione di Lhasa o Tibet, oggi Kangting (v.); il 22 nov. 1929 le furono staccate 33 sottoprefetture civili, per dar vita, con esse, all'attuale diocesi di Tali (v.); e l'8 apr. 1935 altre II sottoprefetture civili con cui fu eretta la prefettura apostolica di Chuotung. Il 3 dic. 1924 prese il nome di vicariato apostolico di Yunnanfu, dalla città capitale della provincia, città che in questi ultimi anni tornò a chiamarsi K. L'II apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina il vicariato apostolico di Yunnanfu fu elevato ad arcidiocesi metropolitana, con Tali per suffragione, e in tale occasione ebbe, anche ecclesiasticamente, il nome di K.
Ha una estensione di 150.000 kmq . Al 30 giugno 1950, su una popolazione di ca. 8.000 .000 di ab., si contavano 11.456 cattolici e 1652 catecumeni. Oltre all'arcivescovo, c'erano 24 missionari di Parigi; 22 sacerdoti secolari cinesi; 5 sacerdoti, 2 fratelli e 1 scolastico salesiani; 2 padri esteri e 2 cinesi subpiziani addetti al Seminario maggiore; I padre e 2 fratelli camilliani. Il Seminario minore aveva 36 alunni, il maggiore io. Il personale ausiliario risultava di 19 suore estere, 75 cinesi e 2 annamite, 18 catechisti e 18 battezzatori. Le opere consistevano in 3 brefotrofi con 261 bambini, 3 orfanotrofi con 175 ricoverati, I ospizio per vecchi con 338 ammalati, I pensionato maschile con scuole elementari e secondarie e 680 alunni, un pensionato femminile, pure con scuole elementari e secondarie e 467 alunne. Altre 8 scuole elementari avevano 976 fanciulli e 3 scuole secondarie 396 studenti, 2 giardini di infanzia raccoglievano 130 bambini e 27 scuole di preghiera e primi elementi 620 ascoltatori.
La provincia civile dello Yunnan, staccata come molte altre, il 15 ott. 1696, dalla diocesi di Nanchino, avrebbe dovuto avere il suo vicario apostolico, ma di fatto non ne ebbe alcuno, e, unita alla provincia del Kweichow, passò poi dal 1715 agli Ordinari dello Szechwan nelle cui mani restò fino al 1840 . Ben pochi, per altro, erano quivi i cristiani. Sotto mons. Pérocheau, vicario apostolico dello Szechwan dal 1838 al 1856 , nello Yunnan v'era un solo sacerdote cinese di nome Wang.
BibL.: AAS. 22 (1930), pp. 268-69: 28 (1936), pp. 94-95; GM (v. Yunnanfu), pp. 214; MC, 1950, pp. 393-94; Archivio di Propaganda Fida, Relazione K., 1950. Adamo Pucci
KURDISTĀN: v. 'tṇāq.
KURION (KYRION) : v. GEORGIA: II. Storia.
KURTH, Godefroy. - Storico belga, n. ad Arlon l'ir maggio 1847, m. ad Assche (Bruxelles) il 4 genn. 1916. Studiò alla Scuola Normale annessa all'Università di Liegi. Da giovane fu poeta e romanziere. Professore di storia all'Ateneo reale di Liegi nel 1869 , ricoprì tre anni dopo la cattedra di storia a quell'Università e vi rimase fino al 1906, in cui divenne direttore dell'Istituto storico belga di Roma. Cattolico convinto, partecipò attivamente ai congressi eucaristici internazionali e difese ripetutamente la libertà d'insegnamento contro coloro che intendevano farne un'arma di persecuzione.
Il K. è uno dei fondatori della scuola storica belga. Egli fu il primo a stabilire in Belgio, secondo quanto già si praticava nelle università tedesche, un corso pratico di storia ed introdusse cosi nella sua patria il metodo scientifico nelle ricerche storiche. Di origine tedesca, era dotato di profondo spirito critico, ma alla tenacia nella ricerca erudita corrispondeva una non minore capacità di rappresentazione e di sintesi, cosicché le sue opere non solo si distinguono per l'erudizione storica, ma anche per il loro stile letterario. Anche il testo apparentemente più arido
dell'alto medio evo assume in lui una vivacita ed un'immediatezza insperata: ne è prima testimonianza la sua opera sulle origini della civiltà moderna (Les origines de la civilisation moderne, 2 voll., Parigi 1886). Seguirono dopo di questa l'Histoire poétique des Mérovingiens (ivi 1893), che è una paziente ricerca sui limiti della fedeltà storica di Gregorio di Tours, di Fredegario e di altri documenti storici coevi, e la poderosa monografia
su Clodoveo (Clovis, Tours 1896), che pone in rilievo la funzione assimilatrice del cristianesimo e l'importanza dell'unità religiosa instaurata, dopo la conversione di questo sovrano, tra i Galli ed i Franchi. Tra le altre sue opere si ricordano quelle della storia di Liegi nel medioevo: i due volumi su Notger de Liège et la civilisation au X e siècle (Parigi 1905) ed i tre volumi su La cité de Liège au moyen âge (Bruxelles-Liegi 1910); inoltre, le Etudes franques ( 2 voll., Bruxelles 1919) e il brillante volume: L'Eglise aux taurments de l'histoire, 6° ed., Bruxelles 1927. Dal 1897 al 1907 K. diresse il Bulletin de la Commission royale d'histoire, edito dall'Accademia reale del Belgio, di cui era diventato membro nel 1894. Nel 1899 fondò la rivista storica Archives belges.
Bibl.: G. Faraoni, Goffredo K., in Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, 71 (1916), pp. 33-53; H. Pirenne, Notice sur Godefroid K., in Annuaire de l'Académie royale des sciences, des lettres et des beaux-arts de Belgique, 1924, pp. 193261, con ritratto e bibl. degli scritti del K.; C. Hanler, Les écrivains belges contemporains de langue franceire 1800-1046, II, Liegi 1946, pp. 992-98, con bibl. Silvio Furlani
KURTSCHEID, Bertrand (Valentin). - Canonista, n. a Rheinbroll (Germania) I'II marzo 1877, m. a Roma il 29 ag. 1941.
Entrò nell'Ordine dei Frati Minori nel 1894 e fu ordinato sacerdote nel 1903. Dopo alcuni anni passati negli studi a Roma e a Friburgo in Br., fu nominato nel 1908 professore nella scuola francescana di Paderborn, donde nel 1922 fu trasferito nello studio generale dell'Ordine del Collegio internazionale S. Antonio a Roma, del quale doveva essere il primo rettore magnifico, quando esso fu elevato ad Ateneo pontificio. Nel 1933 egli sulla rinnovata cattedra di storia del diritto canonico del «Pontificium Institutum Utriusque Iuris. Ricopri nel suo Ordine vari uffici, fra cui quello di definitore generale (1933-39).
Scrisse di diritto canonico, e particolarmente di storia del diritto canonico, nonché sullo sviluppo di alcuni rami degli studi ecclesiastici.
Notevoli ed apprezzate specialmente le opere: Das Beichtsiegel in seiner geschichtlichen Entwicklung (Friburgo 1912, 2° ed., inglese, St. Louis 1927); Die christliche Ehe (Düsseldorf 1928) e la Historia iuris canonici, Historia institutionum, I (Roma 1941).
Il volume B. K.-F. A. Wilches, Historia iuris canonici, I, Historia fontium et scientiae iuris canonici, Roma 1943, è stato composto dal Wilches che dichiara nella prefazione di aver utilizzato materiale lasciato dal K.
Bibl.: F. Rabனர், P. B. K.: D. F. M., in Apollinaria, 14 (1941), p. 476 sgg., con l'elenco degli scritti. Giuseppe D'Eccole
KUYPER, Abraham. - Teologo ed uomo politico olandese, n. a Maasluis il 29 ott. 1837 e m. a L'Aia l'8 nov. 1920. Compiuti i suoi studi a Leida, fu pastore della Chiesa riformata olandese a Bresel. Abbracciata la politica nel 1874, guidò il partito
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antirivoluzionario, che mirava alla restaurazione dei principi calvinistici nella condotta dello Stato.
Due volte deputato (nel 1874 e nel 1894) alla seconda Camera, nel 1901 fu presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, rimanendo in carica fino al 1905. Nel 1913 fu chiamato a far parte della prima Camera. Fautore del neocalvinismo olandese moderno, ne sviluppò le dottrine in vari scritti e fondò in Amsterdam una università calvinista, ove insegnò egli stesso. Scrisse tra l'altro: Het Calvinisme oorsprong en Waarborg zover constitutionele Vrijheden (Amsterdam 1874); Troctant van der Reformatie der Kirken (ivi 1884); Encyclopaedia theologiae ( 3 voll., ivi 1894); Het Calvinisme (ivi 1898-99); Ont Program (ivi 1907).
BibL.: W. F. A. Winckel. Leven en Arbeid van dr. K., Amsterdam 1912; H. S. S. e J. H. Kemper, De Levensmund van dr. A. K., Kampen 1921; W. J. Asidera, A. K., Haarlem 1921; H. Colijn, Levensbericht van dr. A. K., Kampen 1923; J. C. Rollmoun, Keeper-bibliografie, L'Aia 1923; id., A. K., Kampen 1928; J. C. van der Doca, Bijdrage tot de geschiedenis der voeding van de anti-revolutionaire of christelijk-historische standspartij, Amsterdam 1923; P. A. Diepenhorst, A. K., Haarlem 1931.
Niccolò Del Re
## KWANGGHOW v. CANTON.
KWANG-JU, prefettura apostolica di. - E situata all'estremità sud-occidentale della Corea e comprende tutta la provincia civile di Zenra Nando, con una estensione di kmq. 13.887 e una popolazione di 3.500 .000 ab . Fu eretta il 13 apr. 1937, per smembramento del vicariato indigeno di Taiku, ed assunse la denominazione di Kwoszu o K.-J. Dal 12 luglio 1950 il nome ufficiale è divenuto il secondo. Essa è affidata ai Padri della Società di S. Colombano per le missioni cinesi, che dall'Irlanda giunsero in Corea nel 1933.
La missione di K. conta 6978 cattolici; 1186 catecumenti; 5 sacerdoti nazionali e 14 esteri; 74 catechisti; 52 maestri; 5 scuole elementari con 566 alunni; 2 scuole medie con 92 studenti; 13 stazioni primarie e 29 secondarie; 9 chiese e 23 cappelle. La città di Mokpo, che è anche un importante porto nella punta estrema della penisola, è la residenza dell'Ordinario.
Bibl.: MC, 1950, p. 398; AAS, 29 (1937), pp. 329-30; Archivio di Propaganda Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 3174 / 50 Edoardo Pecorsio
KWEILIN, prefettura apostolica di. - Nella parte nord-est della provincia civile del Kwangsi (Cina meridionale). Fu eretta il 2 febbr. 1938 per divisione della prefettura apostolica di Wuchow e affidata alla Società per le Missioni Estere degli Stati Uniti d'America (di Maryknoll). Come prefettura apostolica dipende direttamente dalla S. Sede.
Ha una estensione di 32.380 kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione totale di ca. 2.500 .000 ab., i cattolici erano 7575 e 2000 i catecumeni. I sacerdoti erano 27, di cui 1 del clero secolare cinese; le suore 6 americane e 9 cinesi; i catechisti 55 . Nel Seminario regionale di Hong Kong studiavano 5 alunni per la missione di K. Il territorio, con 2 chiese e 15 cappelle, era diviso in 9 quasi-parrucchie e 71 stazioni secondarie. I dispensari farmaceutici erano 16; le scuole elementari 2 con 175 bambini, le magistrali 2 con 18 alunni e quelle di preghiera e primi elementi 3 con 125 ascoltatori.
L'evangelizzazione del territorio ebbe inizio al principio del nostro secolo per opera dei Padri delle Missioni Estere di Parigi, cui era affidata l'intera provincia del Kwangsi. Al momento della erezione, K. contava ca. 1000 cristiani, di cui 66 convertiti negli ultimi anni dai missionari di Maryknoll.
Bibl.: AAS, 30 (1938), pp. 310-11; MC, 1950, p. 389; Archivio di Propaganda Fide, Relazione K., 1949.
Adamo Pucci
KWEITEH, DIOCESI di. - Nell'estremità orientale della provincia civile del Honan, nella Cina centrale. Eretta in prefettura apostolica il 19 giugno 1928, per divisione del vicariato apostolico di Kaifeng, fu affidata ai Recolletti di s. Agostino della provincia regolare di S. Nicola da Tolentino (Navarra, Spagna), che vi lavoravano dal 1924; il 18 maggio 1937 fu elevata a vicariato apostolico e quindi a diocesi suffraganea di Kaifeng l'1 1 apr. 1946 con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina.
Ha una estensione di 8000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 11.245 e i catecumeni 830 . Oltre al vescovo, vi erano 14 sacerdoti recolletti, di cui 3 cinesi; 12 scolastici e 2 novizi dello stesso Ordine; 6 seminaristi minori; 19 suore di cui 1 sola estera. Le chiese erano 3, gli oratori 8, le cappelle 123, le stazioni primarie 11. Tra le opere figuravano i orfanotrofio con 17 bambini e 1 ambulatorio medico. Le 4 scuole elementari avevano complessivamente 194 alunni, le 8 scuole di primi elementi e di preghiera 353 ascoltatori. La missione ha segnato un regresso dal 1937, per le ostilità tra Giappone e Cina.
Le vicende del cristianesimo in questo territorio sono comuni a quelle di Kaifeng (v.). La predicazione evangelica, sebbene tentata più volte, non lasciò stabili orme: i cristiani di oggi risalgono agli inizi di questo secolo.
Bibl.: AAS, 20 (1928), pp. 348-40; 29 (1937), pp. 426-27; GM, p. 200; MC, 1950, p. 348; Archivio di Propaganda Fide, Relazione K. al 30 giugno 1947. Adamo Pucci
KWEIYANG, ARCIDIOCESI di. - La provincia civile del Kweichow, nella Cina centro-meridionale, staccata dalla diocesi di Nanchino il 15 ott. 1696 ed eretta in vicariato apostolico, passò poco dopo (nel 1715) sotto l'amministrazione del vicario apostolico dello Szechwan, fino a che fu ricostituita in vicariato apostolico del Kweichow il 27 marzo 1846 ed affidata alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Il 3 dic. 1924 prese nome da K., città capitale della provincia e residenza dell'Ordinario. Il 16 febbr. 1922 cedette 9 sottoprefetture civili per formare con altre 4 sottoprefetture civili del Kwangsi (v. NANNING) la missione di Lanlung (v.) e il 23 marzo 1932 cedette altre 27 sottoprefetture civili per dar vita alla missione sui iuris di Shihtsien (v.). Con la istituzione della gerarchia episcopale in Cina, l'1 1 apr. 1946, K. fu elevato ad arcidiocesi metropolitana con la diocesi di Lanlung per suffraganea.
Ha una estensione di 94.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 7.000 .000 di ab. i cattolici erano 24.702 e i catecumeni 453 . Oltre all'arcivescovo vi erano 49 sacerdoti cinesi e 16 esteri. Nel Seminario preparatorio studiavano 25 alunni, in quello minore 35 e nel maggiore 15 filosofi e 13 teologi. Tra il personale ausiliario si contavano 49 suore cinesi e 17 estere e un certo numero di maestri e battezzatori. Il territorio, diviso in 5 distretti, aveva 10 chiese e 74 oratori, 31 stazioni primarie e 410 secondarie. Le opere consistevano in 1 ospedale con 40 letti, 2 orfanotrofi con 37 ricoverati, 2 ambulatori medici, 2 scuole secondarie e 34 primarie con un totale di 3354 alunni.
Il cristianesimo, portato da immigrati dallo Szechwan nel sec. xvir, non progredì che assai tardi per causa delle persecuzioni durate quasi ininterrottamente fino al 1896. Multi cristiani furono uccisi o soffersero il carcere e l'esilio; tra essi da ricordarsi i martiri beatificati nel 1900 e nel 1905. Tra il 1896 e il 1911 la missione segnò facili progressi, ma nel 1926-27 soggiacque ancora ad altri flagelli, tra cui la carestia e i torbidi rivoluzionari.
Bibl.: GM, pp. 200-201; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, 1950, p. 341.
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KYOTO, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Situata nella parte occidentale dell'isola di Hondo (Giappone meridionale), comprende le prefetture civili di K., Shiga, Nara e Mie. Essa ha un'estensione di kmq. 7350 e una popolazione di 5.000 .000 di ab. Eretta il 17 giugno 1937 con il territorio delle prime due suddette province civili, vi furono successivamente annesse, con decreto di Propaganda dell'ir luglio 1939, le altre due ricordate, tutte e quattro distaccate dalla diocesi di Osaka. Rimase affidata alla Società per le Missioni Estere degli Stati Uniti d'America (Maryknoll) fino al 10 ott. 1940, quando passò al clero secolare giapponese, con la nomina di un amministratore apostolico. I missionari di Maryknoll restano turiora come ausiliari, ai quali si sono aggiunti ora i Chierici di S. Viatore, canadesi.
La prefettura civile di K. è considerata come una delle più importanti del Giappone, special-

KYŌTO, PREFETTURA APOSTOLICA di - Chiesa di S. Maria del Lago di Otsu costruita nel 1940 dai missionari di Maryknoll (U.S.A.) cui è affidata la prefettura.
verso la fine del sec. v, e al tempo di s. Gregorio I (m. 604), forse già da s. Benedetto (m. 547), si recitava alternativamente con «Christe eleison». Da Roma si propagò nella Gallia (Concilio di Vaison del 529) etc.; a Milano già prima, sotto l'influsso greco.
Nella liturgia orientale, il K. e. è usato come risposta del popolo all'invito del diacono nelle litanie d'intercessione (ectenie); si dice senza aggiunta, separata dall'altra implorazione, ma spesso ripetuto anche nell'altre occasioni. Nella Messa Romana si recitava nella forma di «Deprecatio Gelasiin, simile alla ectenia greca, forse introdotto nella "Missa catechumenorum" da Gelasio I (492-96) in sostituzione delI" Oratio fidelium" (omessa, perché le preghiere d'intercessione erano entrate nel Canone), che si usa ancora nella liturgia ambrosiana. Sull'esempio della liturgia romana, s. Benedetto ordinò le "litaniae" per le Lodi ed i Vespri; per le Ore Minors invece una forma abbreviata, la "supplicatio litaniae, id est K. e.", forse già alternata con "Christe cleison". Anche s. Gregorio I ne distingue due forme: la maggiore nella Messa solenne, la minore nelle Messe quotidiane, alternata con "Christe eleison" (Ep., 9,2, ad Iomn. ep. Syrac.). La maggiore si ometteva; già negli Ordini Romani non si trova più. Il numero di 9 (documentato nell'Ordo di Giovanni Archicantor, ed. Silva-Tarauca, p. 196) aumentava talvolta e finiva al cenno del pontefice. Poi si fissò il numero sacro di 9 (tre per tre), interpretato da Amalario come fatto in onore della S.ma Trinità, ma in realtà tutti i gridi vanno a Cristo. La forma più breve occorre, fuori della Messa, nelle Preces dell'Ufficio, e, posta all'inizio ed alla fine delle litanie, si ripete nelle processioni. Fuori dell'uso liturgico, specialmente nel medioevo nella Francia e Germania (Lais, Leises), si aggiungeva ai conti religiosi. Si recitava o cantava prima, dai Greci e dai Romani, tra il diacono e popolo; il celebrante non lo recitava, ma già da Giovanni Archicantor (Silva-Tarauca, p. 203), si sa che il sacerdote lo recitava nelle Messe private ("... singulus... sacerdos ... novem tantum vicibus"), nelle Messe cantate o solenni dal sec. xili (Ordo Rom., XIV, n. 6I. 68. 71).
Al sec. IX si cominciò ad inserire i cosiddetti tropi, consuetudine che durò fin alla riforma di Pio V (1570).
Bibl.: E. Bishop, Liturgica historica, Oxford 1918, pp. 46 136: P. Batiffol, Leçons sur la Messe, Parigi 1923, pp. 105-11; Fr. J. Dölger, Sul salutis, Gebet und Gesang im christlichen Altertum, Münster 1925, pp. 60-103; E. Peterson, EIC EOC Epigraphische, formgeschichtl. n. religionsgeschichtl. Untersuchungen, Gottinga 1926, pp. 164-67, 313-317; B. Capello, Le Kyrie de la Messe et le pape Gélase, in Rev. bénéd., 50 (1934), pp. 126-44; id., Le pape Gélase et la Messe romaine, in Rev. d'hist. reclés., 35 (1939), pp. 22-34; C. Callowneet, Les étapes de l'histoire du Kyrie: st Gélase, st Bemić, st Grégoire, ibid., 38 (1942), pp. 2045: M. Righetti, Manuale di storia liturgica, III, Milano 1949, pp. 170-74; J. A. Jungmann, Missarum sollemnia, Vienna 1942, pp. 412-29.
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(fid. Bildarchiv d. 6. Nationalbibliothel)
VIVAIO DI PESCI,
statuà di Tobia con il pesce.
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(fid. Alieari)
A sinistra: L'ARCANGELO GABRIELE CON LABARO. Musaico del sec. vt - Ravenna, chiesa di S. Apollinare in Classe. A destra: DITTICO IN AVORIO CON L'IMPERATORE ONORIO (console Probo: a. 406) in atto di sorreggere il labaro con la scritta: "In nomine Christi Vincas semper» - Aosta, Tesoro della Cattedrale.
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LABADIE, Jean. - Quictista e pictista, n. a Bourg (Bordeaux) il 13 febbr. 1610, m. ad Altona il 13 febbr. 1674. Compiuti gli studi nel Collegio dei Gesuiti a Bordeaux, entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato prete nel 1655 . A causa di una malattia contratta per eccessive penitenze, poté abbandonare la Compagnia nel 1639; fu ad Abbeville, Bazas, Tolosa. E nella sua vita di uomo vagante che si è iniziato alla teorica e alla prassi misticoquietiata di stampo molinosista; nel nov. 1649 è a La Graville; nell'ott. 1650, a Montauban, diviene protestante; nel 1659, a Ginevra, fonda un gruppetto di suoi devoti; a Middelburg, nel 1666, raduna altri discepoli tra cui Antonietta Bourignon. Il Sinodo di Naarden reclama una sua ritrattazione : a causa del suo rifiuto è esiliato; muore ad Altona. I suoi discepoli, detti labadisti, sopravvissero fino alla prima metà del sec. XVII, non senza aver fondato conven. ticole anche fuori d'Europa, dal Maryland al Surinam.
L'opera del L. è fondamentale per lo studio del passaggio dal quietismo al pietismo: il L. parte, nella sua opposizione contro i Sacramenti e le pratiche religiose, della suffeenza dell'orazione mentale (così com'era stato affermato dal quietismo), per arrivare all'affermazione tutta pietista dell'aconfessionalità religiosa, proprio perché la religione è un esclusivo problema del cuore.
BibL.: A. Ritschl, Geschichte des Pietismus, I, Bonn 1880, p. 194 sge.; B. J. Bartlett, The labadist colony in Maryland, Baltimore 1899; A. R. Macowen, Antoniette Bourignon, Londra 1910, passim; W. Görcss, Die Vorbereitung des Pietismus in der reformierten Kirche der Niederlande bis zur labadistischen Krisis 1674, Lipsia 1911; L. Marchal, s.v. in DThC, VIII, coll. 23832386; M. Wieser, Der sentimentale Mensch, gesehen aus der Welt balländischer und deutscher Mestih in XVIII. Jahrhundert, Gotha 1924, passim; R. D. Schmidt, L. und Spener, cstr. da Zeitschrift für Kirchengeschichte, 36 (1927): J. Lindeboom, Stiefkinderen van het Christendom, L'Aix 1929, pp. 365-78; F. Oudschans Dents, Cornelis van Aerssen van Sommelsdijch, Amsterdam 1938, p. 139 sgg.; C. W. Roldanus, Zeventiende-eeuwsehe geestvaksel, ivi 1938 (v. indici); L. J. Rogier, Geschiedenis van het Katholicisme in Noord-Nederland in de 16 e en de 17 e cens, II, ivi 1946, pp. 502-504, 737-38, 762 . Massimo Petrocchi
LABAN. - Fratello di Rebecca (v.) e zio di Giacobbe (v.). Abitava con la sua famiglia di discendenza thareita in Haran (v.), nella Mesopotamia, ove anche Abramo si era fermato per qualche tempo (Gen. II, 31). Accolse benevolmente il servo di Abramo Elicser, venuto per cercare la sposa ad Isacco tra i membri della stessa famiglia thareita, e diede volentieri il suo consenso, insieme con Bathuel suo padre, al matrimonio di Rebecca con il figlio d'Abramo (ibid. 24). Più tardi diede ricovero a suo nipote Giacobbe, rifugiatosi per 20 anni (ibid. 29-31) presso lo zio per sottrarsi all'ira del fratello Esaii e cercarsi al tempo stesso una sposa nel suo parentado.
Conosciuta la probità e operosità di Giacobbe, L. promise di dargli in sposa sua figlia Rachele (v.), a condizione che lavorasse presso di lui per sette anni : servizio che poteva considerarsi l'equivalente del prezzo della dote (môhar) che, secondo le costumanze, il richiedente era tenuto a corrispondere al padre della fidanzata (cf. DB, II, col. 1495 sg.). Ma al termine convenuto, la sera del banchetto nuziale, L. con sotterfugio sostituì a Rachele la sua figlia maggiore Lia (v.), che per un difetto agli occhi non era egualmente gradita a Giacobbe. Questi ottenne dopo una settimana anche la sposa che prediligeva. Rachele / \ ma dové impegnarsi a prestar servizio per altri sette anni all'astuto zio. Trascorso questo tempo, L., che doveva all'operosità di Giacobbe il rapido accrescimento della sua fortuna, volle trattenerlo ancora presso di sé, stipulando una convenzione che metteva il nipote e genero in condizione di crearsi con il lavoro una sua proprietà. Il patto era questo: Giacobbe sarebbe rimasto a pascere il gregge di L.; le pecore e le capre che in seguito sarebbero nate, sarebbero state divise tra i due: a Gia-
cobbe quelle dal pelo nero, a L. le altre. Ma essendo Giacobbe, per la sua sagace industria, divenuto in breve tempo proprietario di numeroso bestiame, suscitò la gelosia del cupido zio, che per ben dieci volte in sei anni tentò di cambiare i termini del contratto; ma invano. Finalmente, per evitare contrasti fra le due famiglie, insieme con le sue mogli Rachele e Lia, che pure avevano da lamentarsi dell'avarizia del padre, fuggì nascostamente portando via le greggi di sua proprietà. L., avvertito dopo tre giorni della sua partenza, l'inseguì e lo raggiunse nel Galsad. Oltre a regolare le questioni personali ed economiche, pensava a ricuperare i suoi têrâphîm (oggetti superstiziosi di culto idolatrico), che erano stati involati da Rachele all'inseputa dello stesso marito. Ma non riuscì a ritrovarli, perché Rachele li aveva abilmente nascosti.
Zio e nipote, fattesi le reciproche recriminazioni, finirono con l'intendersi, e strinsero con solenne zio un patto d'amicizia. In tale occasione fu eretto un monumento, ossia un tumulo di pietre (al quale fu imposto da L. il nome aramaios jêghar sâhdâhûthâ' o «mucchio della testimonianza», e da Giacobbe il nome in uso nella terra di Canaan Gal'édh o "tumulo del testimonio") : su di esso fu offerto un sacrificio, seguito dal banchetto sacrificale cui parteciparono i parenti. A suggello dell'alleanza L. invocò il «Dio d'Abramo e il Dio di Nachor», mentre Giacobbe rispose giurando per "Colui che era tenuto da Isacco " suo padre (Gen. 31, 43-54). Mentre Giacobbe invoca soltanto il Dio d'Abramo e d'Isacco, ossia l'unico vero Dio, L. nomina anche il Dio di Nachor: ciò fa pensare che egli, come il suo avo Nachor (cf. Jos. 24, 2), fosse infetto di polinczmo: ciò che sembra confermato anche dall'episodio dei têrâphîm. Compiuto il rito, L. si separò da Giacobbe, e fece ritorno a Haran.
BibL.: M. Hagen, Lesions Biblicum, II, col. 899-901; H. Lesêtre, s. v. in DB, IV, coll. 1-4. Gaetano Stano
LABANCA, BALdassarRe. - Filosofo e storico delle religioni, n. ad Avignone il 17 ag. 1829, m. a Roma il 23 genn. 1913. Insegnò prima storia della filosofia a Padova, quindi (1886) storia delle religioni e (1888) storia del cristianesimo a Roma.
Scrittore fecondo, ma superficiale, seguì in filosofia una specie di misticismo, esposto nell'opera sua maggiore in due volumi Della dialettica libri quattro (Firenze 1874). Chiama «inclusivo" (conciliativo) il suo metodo e dialettica (non hegeliana) la sua filosofia ( 1 mathrm{tesi}= è l'essere nel suo tutto potenziale; " antitesi " l'essere stesso nelle sue parti, e " sintesi " l'essere nel suo tutto attuale). Il contenuto positivo dell'intilito è costituito da "innumerevoli idee", che hanno come centro uno ed assoluto Dio, il quale non è né personale né impersonale, ma "superpersonale", né immanente né trascendente (Dialettica, II, p. 194). Come storico del cristianesimo il L. è un affascalatore di materiali e di tendenze razionalistiche ed eterodosse : "Lo storico religioso ha l'obbligo di adunare le varie credenze religiose, come tanti fenomeni religiosi, non lasciandosi imporre, nell'apprezzarle, da dogmi chiesastici o da pronunziati teologici" (Ancora di alcune leggi sulla storia delle scienze, in Riv. di filosofia e scienze affini, 2 [1901], p. 12 dell'estratto). E un contone è il suo Gesù Cristo nella letteratura contemporanea straniera ed italiana. Studio storico scientifico (Torino 1903).
Altre opere di L.: Intorno al vero e al falso spirito della filosofia contemporanea (Napoli 1857); Del progresso della filosofia (ivi 1860); Della filosofia italiana nel sec. XIX (Chieti 1861); Marsilia da Padova (Padova 1882). La religione per le università è un problema, non un oisiona (ivi 1886); Il cristianesimo primitivo (Torino 1886); La bancarotta né della scienza né della religione (Milano 1895); G. B. Pico e i suoi critici cattolici (Napoli 1898); Gesù di Niccareth (Roma 1910).
BibL.: G. Gentile, Le orizini della filosofia contemporanea in Italia, I. I platonici, 2² ed.. Messina 1919, pp. 326-66; G. Alliney. I pensatori della seconda metà del sec. XIX. Milano 1942, pp. 322-23, 395-96 (con bibl.). Michele Federico Sciacca
LABARO. - E il vessillo fatto eseguire dallo stesso imperatore Costantino, dopo aver avuto la visione di una croce luminosa con la scritta voûtu
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(da A. Alföldi, The belmet of Constantins with the christian monogram, in Journal of Roman Studies, E [1861], iav. 1, n. 17) Labrao - Moneta di Costantino con monogramma sull'elmo - Vienna, Gabinetto numismatico.
modo che l'asta del P era tagliata nel centro dal X. All'antenna era assicurato un drappo purpureo quadrato di regale magnificenza, intessuto d'oro e pietre preziose; sotto il drappo, posti in seguito, i medaglioni di Costantino e dei suoi figli.
La Vita Constantini mette la visione nella Gallia: è noto quanto sia discussa la sua autenticità (v. Eusebio di Cesarea, II, Opere storiche); ma la visione è attestata, oltre che dallo stesso Eusebio (Hist. eccl., IX, 1-11), da due panegirici, l'uno del 313 e l'altro del 321 . Inoltre, Lattanzio parla d'un sogno alle porte di Roma, prima della battaglia ad saxa rubra (De mortibus persecutorum, 44). Secondo una versione riportata da Rufino (Hist. eccl. IX, 9, 1) e in seguito da Socrate (Hist. eccl., I, 3). Costantino avrebbe udito in sogno dagli angeli le parole τ o dot{τ} τ ω viere. Filostorgio (Hist. eccl., I, 6) riferisce che la Croce apparsa era in mez 20 ad un'iride di stelle le quali formavano l in hoc vince, in latino. Eusebio nella sua storia (IX, 9, 10), descrivendo la statua fatta erigere da Costantino in memoria della battaglia del ponte Milvio e del trionfo su Massenzio, dice che l'Imperatore era rappresentato impugnando il I. H. Grégoire ha messo in evidenza l'importanza del testo di Rufino relativo alla iscrizione posta sotto la statua di Costantino nel Foro Romano: in hoc singulari signo quod est vere virtutis insigne, per dimostrare che si trattava d'una vera insegna, d'un vexillum (La statue de Constantin et le signe de la Croix, in L'antiquité classique, I [1932], pp. 135-43). S. Ambrogio nel 388 chiama il l. Christi sacratum nomine (Ep. 40: PL 16, 1152); poco dopo Prudenzio scrive che Christus purpureum gemmanti textus in aura signabat labarum, clypeorum insignia Christi scripserat (Contra Symmachum, I, 487-89). Paolino di Nola descrive il monogramma Christum e ne spiega la composizione mediante le due lettere chi et rho (Paem., XIX : PL 61, 612-27). In base al testo di Eusebio, G. Wilpert ricostrui il l. (cf. Vision und Labarum Konstantins des Grossen, Colonia 1913), ricostruzione che pubblicò poi a colori, avendo ripreso in esame i dati di Eusebio, di Lattanzio e dei monumenti (cf. Mosaiken, pp. 28-52 e tav. 51, 2).
Una pregevole documentazione sul 1. e su alcune sue varianti è dato dalla numismatica costantiniana. Il monogramma è quello stesso coeleste signum Dei ricordato da Lattanzio nel suo De mortibus persecutorum, veduto in sogno da Costantino e fatto dipingere sugli scudi dei soldati e posto sull'elmo di Costantino. L'officina monetaria di Siscia comit nell'anno 317 una moneta con il monogramma sull'elmo di Costantino. Una moneta del Gabinetto numismatico di Vienna, pubblicata da G. Wilpert (Mosaiken, p. 33, fig. 2) e da A. Alföldi mostra molto evidente il monogramma sull'elmo dell'Imperatore (A. Alföldi, The helmet of Constantine, with the christian mono-

(da Wilpert, Mosaiken, p. 27 , fig. 2)
Labaro - Denaro di Costantino. L. infitto sul corpo d'un serpente.
gram, in Journal of Roman Studies, 22 [1932], pp. 9-23, tav. 4,17). Una moneta di Vetranio presenta il l. con il monogramma nel centro del drappo e in giro l'iscrizione «Hoc signo victoe eris» (Wilpert, Mosaikem, p. 42, fig. 9). Che questo monogramma sia il Signum Christi è attestato da un graffito esistente nel cimitero di Priscilla in cui, dopo aver augurato ai defunti Gregorio e Sabbazia "in pace hat{ε} " si aggiunge a spiegazione del monogramma "signu Christi" (Wilpert, Mosaiken, 29 e riproduzione fotografica in Sarcofagi, fig. 201).
Ma il 1. con il monogramma nel centro del drappo si trova in un quinteio di Costantino e in medaglie di Costante. Una moneta di Costantino offre il l. con il monogramma senza la corona alla sommità dell'asta confitta in terra schiacciando un serpente (Wilpert, Mosaiken, p. 37, fig. 5). Invece nel celebre diritto di Aosta nel drappo del l. impugnato dall'imperatore Onorio si legge: in nomine XPI vincas semper; e il monogramma si trova all'estremità dell'asta dentro la corona. Recentemente H. Gregoire, dopo aver studiata l'Etymologic du Labarum (in Byzantion, 4 [1929], pp. 477-82) e aver negato che Eusebio sia l'autore della Vita Constantini (ibid., 13 [1938], pp. 561-83), ritenne poter liquidare anche la visione di Costantino (La vision de Constantin "liquidic" (ibid., 14 [1939], pp. 341-51); a lui risposero J. Zciller (Remargues sur la vision de Constantin, ibid., 14 [1939], pp. 331-39) e A. Alföldi (The conversion of Constantine and Pagan Rome, Oxford 1948, pp. 16-17). Anche in una stele di Larissa in Macedonia il monogramma circondato da una corona è detto sig(mum Christi (CIL, III 7315); il monogramma trovato in S. Agnese ha pure in hoc signo... vinces (G. B. De Rossi, Cimitero di S. Agnese, in Bull. di arch. christ., 2² serie, 6 [1875], pp. 80-82); come pure nell'iscrizione di Sinfonia vista da A. Bosio : in hoc vinces e sotto il monogramma (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632 p. 215). A Sicca Veneria (oggi El-Kef in Tunisia) intorno alla Croce con le lettere a a sa è scritto: in hoc signum semper vinces (CIL, VIII, 1767); a DeirSanbil, nella Siria, al disotto delle parole TOYTDI NIKA sono incise due croci monogrammatiche con a e ω (M. De Vegüé, Syrie Centrale, Architecture civile et religieuse, Parigi 1865-77, p. 151). - Vedi tav. XLVIII.
Biss., P. Franchi de Cavalieri, Il L. descritto da Eusebio, in Studi Romani, 1 (1913), pp. 161-88; id., Ancora il l. descritto da Eusebio, ibid., 2 (1914), pp. 216-23; H. Gregoire, La statue de Constantin et le signe de la victoire, in L'antiquité classique, I (1932), pp. 135-43; J. Gagé, Ztavgóc vunanioq, La victoire impériale dans l'Empire chrétien, in Revue d'histoire el de philosophie religieuses, 13 [1935], pp. 270-400; W. Sexton, La vision polienne de 310 et les origines du chrisme constantinien, in Mélanges Franc Cumont, I, Bruxelles 1936, pp. 373-95; J. Gagé, Le signe de Constantin et le millénarisme de Roma aeterna, in Revue d'histoire et de philosophie religieuses, 39 (1950). Enrico Josi
LABASTIDA Y DAVALOS, Pelagio AnTONIO. - Prelato messicano, n. il 21 marzo 1817 a Zamora (diocesi di Mechoacan), m. nel 1891 ad Os calco. Frequentò il Seminario di Morelia. Dottore in legge ed in teologia presso l'Università nazionale e pontificia di Città del Messico, ebbe dal vescovo di Mechoacan la cattedra di retorica, filosofia, diritto canonico e teologia dogmatica e morale nel Seminario diocesano, di cui fu anche rettore. Nel 1855 fu eletto vescovo di Puebla. Per aver criticato le leggi anticat-
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toliche promulgate nel 1855 , fu espulso dal Messico. L'esilio durò dal 12 maggio 1856 al 12 ott. 1863.
Preconizzato arcivescovo di Città del Messico il 19 marzo 1863, ritornò in patria in quello stesso anno e fu uno dei tre membri della reggensa, costituitosi dopo l'accettazione della corona imperiale messicana da parte di Massimiliano d'Asburgo. Essendo sorto un conflitto tra il clero e le autorità francesi che occupavano il paese, il L. usci il 20 nov. dal Consiglio di reggensa e protestò in seguito contro la non abrogazione delle leggi anteriori, autorizzanti la vendita dei beni ecclesiastici. Dietro invito di Pio IX lasciò nel febbr. 1867 il Messico per essere presente a Roma alla canonizzazione dei martiri giapponesi. Nel frattempo l'Impero di Massimiliano cadde e L., quale partigiano dell'Imperatore, fu di nuovo prescritto. Partecipò al Concilio Vaticano, come membro della commissione di disciplina, e ritornò in sede nel 1871.
Bibl.: Actes et bistoire du Couelle occundnique de Rome, 1869, a cura di V. Freud, VI. Parigi 1871, pp. 121-23; M. Cuova, Historia de la Iglesia en Mésico, V. El Paso 1928, passim. Silvio Furlani

(de Wilpert, Massiken, tav. 31, 2) Labaro - Ricostruzione del Wilpert.

(da Wilpert, Massiken, tav. 31, 2) LABaro - Ricostruzione del Wilpert.
ma anche scrittore forbito, benché un po' troppo indulgente alle lepidezze e facesie. Da ricordare: il Nouveau voyage aux Isles de l'Amérique... ( 6 voll., Parigi 1722; varie edd. e tradd.); Voyage du p. L. en Espagne et en Italie... (8 voll., Parigi 1730). Scrisse inoltre sull'Africa occidentale, sulla Guinca e sull'Etiopia occidentale.
Bibl.: Quótil-Echard, II, p. 806; R. Coulon, in Scriploret Ordinis Praedicatorum, III. Roma-Parigi 1909-34, pp. 614-17; A. T'Sertsevens nella introduzione a La Comédie ecclésiastique (Parigi 1927), pp. 29-30 (storicamente debolu); M.-D. Constant, La prétendue "Commedia Ecclesiastica" du p. L., in Revue des doutes historiques, 97 (1927), pp. 289-94; id., in Memorie dume. nicané, 45 (1928), pp. 237-40; J. Rennard, Le p. L. aux Antilles, Parigi 1927; M.-A. Lamarche, Le p. L. ou l'humour d'un savant (1664-1736). Montreal 1938.
Abele Redigonda
LABATECA, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nelle regioni nord-orientali della Colombia, eretta il 15 giugno 1945 con territorio distaccato parte dalla diocesi di Nuova Pamplona e parte dalla prefettura apostolica di Arauca. Ha un'estensione di ca. 15.000 kmq . con una popolazione di 14.000 ab . Nelle parte nord della missione vivono alcune centinaia di indigeni, appartenenti alle tribù Unkasias, Cesarias, Mojicones, Pedrazas.
Nella regione compresa tra i fiumi Cubugon e il Sinsiga-Royotá vivono ca. 4000 tunehos, ripartiti nelle tribù dei Taguas, Tekankas, Cobaria, Bonkotas e Sinsigas. Sono Indi originari dall'antica razza Lagoa-Santa (Brasile), che poi si fusero con i Chibchas, dai quali presero la lingua ed i costumi. Non ebbediscono ad un capo. Ogni famiglia è indipendente, sotto gli ordini del padre, che è insieme mago; presiede alle nascite, alle iniziazioni della adolescenza, ai matrimoni e canta sulle infermità per curarle. Praticano un politeismo naturalista : adorano acque, monti, piante con riti assai complicati. Cambiano sovente di abitazione perché non vivono in una casa dove sia morto qualcuno. Non si fidano dei bianchi, dei quali si considerano molto superiori. Di solito hanno una sola moglie, che trattano abbastanza bene. La lingua è polisintetica. Fino all'erezione della prefettura ebbero cura della zona alcuni padri della Congregazione