non vivono in una casa dove sia morto qualcuno. Non si fidano dei bianchi, dei quali si considerano molto superiori. Di solito hanno una sola moglie, che trattano abbastanza bene. La lingua è polisintetica. Fino all'erezione della prefettura ebbero cura della zona alcuni padri della Congregazione degli Eudisti, i quali posero la residenza a S. Librada. Ivi, poi, le religione della Immacolata e di S. Caterina avevano una scuola, che in seguito trasportarono nella parrocchia di Toledo. La missione è affidata ai sacerdoti del Seminario per le Missioni estere di Yarumal (Colombia). Essi sono in numero di 5 , coadiuvati nell'apostolato da 10 suore, 19 catechisti e 31 maestri. Il lavoro è arduo a causa del clima e del carattere assai refrattario della popolazione.
Bibl.: AAS, 37 (1945), pp. 307-308; Archivio della S. Congregazione de Prop. Fide. Relazione annuale 1946, pos. prot. n. 2634/46: id., Ponenza, 3 (1945), pos. prot. nn. 116/45, 1041/42; MC. 1950, pp. 42-43.
Antonio Mazza
LABBE, Philippe. - Gesuita, bibliografo e teologo, n. a Bourges il 10 luglio 1607, m. a Parigi il 17 marzo 1667. Insegnò retorica, filosofia e teologia morale, la più parte del tempo nel Collegio di Clermont a Parigi. Mente acuta e penetrante, multiforme erudizione letteraria ed ecclesiastica, memoria tenace e costante applicazione gli meritarono la stima di uno fra i più dotti dei suoi tempi e il titolo di «biblioteca delle biblioteche».
Lasciò più di 80 opere, delle quali la principale è la raccolta conciliare in 18 voll. : Sacrosancta Concilia ad regiam editionem exacta cum duobus apparatibus, che abbraccia gli aa. 34-1564; i voll. I-VIII e XII-XV erano già pronti in stampa prima della morte dell'autore, ma non comparvero in pubblico che nel 1671-72, a cura del p. G. Cossart, che ne compì il IX e X, appena cominciati, l'XI, accrescendolo di un volume, e aggiungendovi due Apparatus, il primo (vol. XVII) che comprende tavole cronologiche, geografiche e storiche; il secondo (vol. XVIII) che comprende i più grandi trattati dottrinali sui concili, tra cui il De conciliis del card. D. Jacobazzi. S. Balusio vi aggiunse un volume di supplemento (Parigi 1683);
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Niccoleti ristampò la collezione intera ( 23 voll., Venezia 1728-34), ma con troppi errori di stampa, che ne rendono difficile la lettura; il p. G. Hardouin la riprese, riscontrando bene i testi e aggiornandola fino al 1714; G. D. Mansi la rifuse nella sua collezione più nota e solitamente citata. Per porte loro il L. e il Crossart avevano introdotto nell'opera propria numerose aggiunte di documenti imrportanti alla edizione detta "regia", perché edita dalla tipografia reale ( 37 voll., Parigi, tutti datati 1744), e riportato codici migliori o meglio letti, con le citazioni delle varianti; ma s'erano anche presa qualche libertà nell'uso dei testi e avevano passato sotto silenzio molte lacune.
Altre opere notevoli del L. sono: De Byzantinae historiae scriptoribus (ivi 1648); Bibliotheca antijansentana (ivi 1654); Nova bibliotheca manuscriptorum librorum (2 voll., ivi 1657); Patrum, theologorum... bibliotheca (ivi 1659); De scriptoribus ecclesiasticis (2 voll., ivi 1660) che riprende e accresce l'opera omonima del card. R. Bellarmino; Conciliorum generalium.... historica synopsis (ivi 1661), che è come l'introduzione alla raccolta conciliare.
Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 1205-1328; IX, coll. 561-63; Hurter, IV, coll. 184-90; E. de Guillermy, Ménalage de la Comp. de 7eans. France, I, Parigi 1802, pp. 384-87. Sul volare della collezione conciliare, cf. J. Hardouin, Praefatio, nella sopra citata edizione conciliare, I, ivi 1712 p. v sgg.; F. Salmon, Trai. tatus de studio conciliorum, Venezia 1784, p. 112 sgg.; H. Quentin, 7. D. Mansi et les grandes collections conciliaires, Parigi 1900, pp. 29-33, 182-83.
LABBEO, santo: v. TADDEO, santo.
LABEONE, Marco Antistio. - Giurista romano, n. forse nel 43 a. C., m. tra il 10 e il 22 d. C.
Figlio di un giurista, che era stato seguace di Pompeo e di Bruto, fu di sentimenti repubblicani. Percorse la carriera politica fino alla pretura, ma pare abbia rifiutato il consolato, ritirandosi a vita privata e passando sei mesi all'anno in città a dar responsi e ad insegnare e gli altri sei mesi in campagna a comporre le sue opere scientifiche. Secondo il racconto di Pomponio, riferito in D. I, 2, 2, 47, L. sarebbe il fondatore di una delle due scuole in cui si divisero, nel primo secolo del principato, i giuristi romani, e precisamente di quella che, da Proculo, doveva assumere il nome di scuola proculiana.
Di grande genialità e fecondità lasciò, secondo la tradizione, 400 libri. Si conoscono almeno 15 libri de iure pontifície, alcune epistulae, 15 libri di responsa, una opera, probabilmente simile alla precedente, intitolata Pi. thana (IIi vartheta α v α ), ed infine commenti alle XII Tavole, in due libri, all'editto del pretore urbano, all'editto del pretore peregrino (in almeno 30 libri). Ebbe grande fama e diffusione un'opera sua postuma in 40 libri, i Posteriores, collezione di responsi secondo il sistema del ius civile.
Bibl.: A. Pernice, Laboe. Römisches Privatrecht im ersten Jahrbundert der Kaiserzeit, 3 voll., Halle 1873-1900; P. Krüger, Geschichte der Quellen und Litteratur des Römischen Rechts, 2⁴ ed., Lipsia 1912, p. 134 sgg.; P. de Francisci, Storia del diritto romano, II, 1, Milano 1938, p. 332 sgg.; V. Arangio-Ruiz, Storia del diritto romano, 6⁴ ed., Napoli 1950, p. 278 sgg.
Rodolfo Danieli
LABERTHONNIERE, Lucien. - Oratoriano, scrittore di filosofia della religione, n. a Chazelet (Indre) il 5 ott. 1860, m. a Parigi il 6 ott. 1932. Entrato nell'Oratorio nel 1886, fu professore di filosofia a Juilly (1887-96), direttore della Scuola Massillon (1897-1900), superiore a Juilly (1900-1903), direttore degli Annales de philosophie chrétienne (1905-13). Condannato questo periodico dal S. Uffizio (decr. 5 maggio 1913), e non essendo parsa accettabile all'autorità religiosa la sua sottomissione, si ritirò a vita privata e dopo poco ebbe anche la proibizione di pubblicare altri scritti. Continuò a dare esempio di vita sacerdotale dignitosa e di pietà profondamente soprannaturale; ma, pur inculcando agli altri la sottomissione alle direttive della Chiesa, egli preparò, in quel periodo di silenzio forzato, altre opere, purtroppo sempre intonate agli stessi errori già condan-
nati. Prima di morire domandò e ricevette con profonda pietà i Sacramenti.
Dotato di penetrazione speculativa, di vigoria polemica, con uno stile limpido ed agile e un tono aristocratico, volle cooperare al disegno di M. Blondel, che proclamava la necessità di un'apologetica nuova, che stringesse insieme in una sintesi superiore le esigenze della mentalità contemporanea e l'idea cristiana.
Il nuovo sistema da lui adottato e chiamato "dogmatismo morale", doveva rompere il connubio del cristianesimo con l'aristotelismo tomista, libetare il "realismo cristiano" dalle vecchie e opprimenti incrostazioni dell' "idealismo greco", abolire una fede puramente astratta, groviglio di formole imposte allo spirito del "di fuori" com'era quella insegnata e praticata fino allora dai fedeli, sostituendola con una fede proveniente dal "di dentro di noi ", secondo cui la spirito proclama la sua autonomia e "dà a se stesso la verità che ammette". Teoria immanentista, che dichiara l'impotenza della ragione speculativa con l'asseritazione della critica kantiana, considerata come una conquista dello spirito moderno; superandola, però, in quanto intende appoggiarsi sulle esigenze della vita pratica e sulle nostre migliori aspirazioni per dedurne le verità fondamentali della filosofia e la conferma delle stesse verità del cristianesimo.
Il sistema fu esposto e difeso vivamente dal L. in una nuzzia serie di articoli comparsi negli Annales de philosophie chrétienne e in opere a parte: a) Essai de philosophie religieuse (Parigi 1903; vers. it., Palermo 1907; all'Indice, decr. 5 apr. 1906), in cui, pure dichiarando di non voler sostenere che la natura umana postula il soprannaturale, confonde tuttavia i limiti, nettamente stabiliti tra i due ordini della natura e della sopranatura dalla dottrina della Chiesa, pensando che si debba poter scoprire nell'uomo l'esigenza della Grazia, che lo porta fino alla fede, qualora egli corrisponda fedelmente ai suoi appelli, cioè alle sue intime aspirazioni. La fede, inoltre, non la si impone, né si subisce, perché questo sarebbe violentare l'intelligenza; ma ogni certezza di ordine religioso si acquista soltanto con "far vivere in se stessi la verità». b) Le réalisme chrétien et l'idéalisme grec (Parigi 1904; vers. it., Firenze 1922; all'Indice, decr. 5 apr. 1906) vuol dimostrare che la dottrina cristiana non è, come la filosofia greca, un sistema di concetti ("pensare è tutto"), ma una interpretazione vivente della storia, che è realtà in continuo divenire, ricchezza smisurata, complessità, nella quale, e specialmente nella vita di Gesù, "dobbiamo trovare la presenza attiva di Dio nella umanità ". c) Le stesse idee vengono ribadite in Le témoignage des martyrs (Parigi 1912; all'Indice, decr. 16 giugno 1913) e in Sur le chemin du catholicisme (ivi 1913; all'Indice, decr. 16 giugno 1913); ma con più veemenza e acredine nelle opere postume: Etudes sur Descartes (2 voll., ivi 1935; all'Indice, decr. 2 dic. 1936) e Etudes de philosophie cartésienne et premiers écrits philosophiques (ivi 1937; all'Indice, decr. 26 marzo 1941), dove alle solite dottrine immanentistiche e alle conseguenze di autonomia dello spirito, che ne derivano, s'accoppiano le invettive più virulente e audaci contro il magistero della Chiesa, contro i teologi, i quali con il loro insegnamento estrinsecista sulla Grazia e sulla Rivelazione ci abbassano dalla stata di persone allo stato di cose; e specialmente contro il primo responsabile di queste rovine, s. Tommaso d'Aquino, oppressore delle anime, l'uomo "che non è nemmeno eretico, perché è rimasto completamente fuori del cristianesimo ".
Il L. scrisse pure : Positivisme et catholicisme, à propos de l'Action française (ivi 1911), dove nota con forza e acuta preveggenza, prima ancora delle condanne, il carattere agnostico e anticristiano del movimento.
Anche nel campo pedagogico il L. volle applicare le sue concezioni per mostrarne il valore e la fecondità, e compose un breve trattato: Théorie de l'éducation, rapport de l'autorité et de la liberté (in Essai, cit., pp. 233-89; nella vers. it., pp. 227-89; nuova vers. it. del solo trattato, Firenze 1921); dove inculca chiaramente la missione e il dovere dell'educatore cristiano, che non deve consistere nell'imporre all'educando, con metodi più o meno costrittivi, l'abitudine di agire passivamente; ma nel servire,
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siutare la personalità del fonciullo ad elevarsi al di sopra dei suoi istinti e dominare la sua anarchia interiore. A parte le spiegazioni immanentistiche circa le verità religiose che si devono insegnare, il trattato è denso di utili considerazioni e consigli.
Concludendo : non si deve negare al L. il merito notevolissimo di essersi posto nel campo della realtà storica e concreta, nel campo della vita vissuta, allo scopo di sempre più intimamente permearla di Gesù Cristo: questo spiega anche il bene e la consolazione ricavata da molti nella lettura dei suoi libri; ma si deve anche dire che il tentativo di un'apologetica del cristianesimo non più in funzione della metafisica e della teologia, adoperata dalla Chiesa, ma in funzione di esigenze immanentistiche e pertanto soggettive e relative, è completamente fallito.
Bibl.: Oltre alle opere citate sotto le voci: azione, filosofia dell' immanentismo; imnanenza; modernismo si vedano: M. B. Schwalm, L'apologetique contemporaine, in Revue thomiste, 5 (1897), pp. 62-64; id., La crise de l'apologétique, ibid., pp. 239-70; 338-70; M. Gombould, Le probleme apologetiche, serie di articoli in Scicuce catholique, 16 (1901-1902) e 17 (19021903); P. Battifol, L'Evangile et l'Eglise, in Bull. de littér. estius., 5 (1903), pp. 3-12; id., Evolutionisme et histoire, ibid., 7 (1903), pp. 169-79; E. Portalic, L'explication morale du dogme, in Etudes, 104 (1903), pp. 142-73; 318-42; C. Pesch, Glaube, Dogmen u. geschichtliche Tatsachen, Friburgo in Br. 1908, pp. 111-27; vers. n.. Roma 1909, pp. 131-48; G. Gentile, I saggi di filosofia dell'azione del L., in Il modernismo e i rapporti fra religione e filosofia, Bari 1909, pp. 11-21; M. A. Michel, Le catholicisme d'apres M. L., in Questions ecclésiastiques, 10 (1913), pp. 121-31; E. Castelli, L... Milano 1927 (con ampia bibl.): E. Codignola, Prefazione alla vers. it. della Teoria della educazione e saggi minori, Firenze 1921; rigradotta in: id., Educatori moderni, ivi 1926, pp. 127-28; I. Rivière, Le modernisme dans l'Eglise, Parigi 1929, pp. 233-40 e passim; Th. Friedel, Pages choisies de L. L., donnant une vue d'ensemble de sa pensée, ivi 1931; F. Olgiati, La filosofia religiosa di L. L., in Rivista di filosofia neoscolastica, 25 (1933), pp. 11-49; I. Messaut, Les dernières manifestations du modernisme et l'apologétique contemporaine, Loisy et L., in Rev. thomiste, 17 (1934), pp. 32-86; M. R. Gagnebet, Le naufrage doctrinal d'un adversaire de la théologie: le p. L., ibid., 18 (1935), pp. 368-605; L. Pelloux, Il concetto di immanenza nella filosofia religiosa di L. L., in Filosofia e Religione (Befaz. e comunicas. all'XI Congr. nasion. di filosofia, Genova 1936), Milano 1937, pp. 145-55; M. Cordovani, La nuova condanna del p. Luciano L., in L'osservatore romano, 10 genn. 1937; A. Fiorini, Il Descartes del L. e i suoi critici, in Giorn. critico della filos. ital., 21 (1940), pp. 350-68. Celestino Testore
LABICUM. - La città di L., detta anche "Labicum Quintanense», era situata al XV miglio sulla Via Labicana, e fin dal sec. in aveva una comunità cristiana, attestata da un cimitero con iscrizioni e pitture, rinvenuto al X miglio sulla Via Latina (Bull. d'arch. crist., 2² serie, I [1870], p. 23 sgg.; 3 [1872], p. 105).
Fu ben presto centro di una ristretta diocesi suburbicaria che, sotto la collina di Montecompatri, si estendeva lungo la detta via, ove era la statio ad Quintanas, comprendendo Tusculum e l'ogre Tusculanus (Liber Pont., II, pp. 136 nota 26). Invero il vescovo Zoticus Labicanensis è presente al Sinodo Romano del 2 ott. 313. La serie episcopale termina con Bovus (o Bonus) nel 1111 , sotto Pasquale II (ibid., II, pp. 299, 307 nota 2c), dopo il quale i vescovi si dicono tuscolani, essendo stata assorbita la diocesi labicana da quella di Tuscolo (v. FRASCATI).
Bibl.: L. Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Archivio della R. Società romana di storia patria, 15 (1892), pp. 497-99; T. Ashby, The Via Labicana, in Papers of the British School at Rome, 1 (1902), p. 236 sgg.; P. Kehr, Ital. Pont., II, Berlino 1907, pp. 37-38; G. Tomasetti, La rampagna romana, III, Roma 1913, pp. 413-14; Lanzoni, I, pp. 156-28. Alberto Galieti
LA BIGNE, Marguerin de. - Patrologo, n. nel 1546 o 1547 a Bernièrea-le-Patry (Normandia), m. a Parigi nel 1589. Studiò teologia a Caen e a Parigi, e fu un famoso predicatore.
Per confutare i Centuriatori di Magdeburgo cominciò nel 1575 la pubblicazione della Bibliotheca sanctorum
Patrum ( 8 voll. in-fol. con appendice, Parigi 1579; nuova ed. in 9 voll. ivi 1589 ), che nelle edizioni consecutive (nove o dieci) aumentò a 14 , a 24 e finalmente a 27 voll., giustificando così il titolo di Magna Bibliotheca (ed. Colonia 1618, Parigi 1644), e Maxima Bibliotheca (Lione 1677).
Bibl.: Th. Ittig, De bibliothecit..., Lipsia 1707, pp. 30-49, 92, 98, 106-45, 420-77, 483-527; I. de Ghellinck, Patristique et moyen dge, II, Bruxelles-Parigi 1947, p. 15 sg. Erik Peterson
LA BOETIE, Estienne de. - Scrittore francese, n. a Sarlat il 1° sect. 1530 , m. a Germignan (Bordeaux) il 18 ag. 1563 . Consigliere al Parlamento di Bordeaux, poeta ed umanista di inclinazioni stoiche, traduttore di Senofonte e di Plutarco, La B. nella sua breve vita fu quasi ignorato dai contemporanei, ma ebbe la fortuna, dopo la morte, di trovare in Montaigne l'editore devoto e scrupoloso della sua opera (v. Montaigne, Essais, I, XXVII e XXVIII).
Ventinove sonetti francesi, tra i più squisiti del tempo, alcuni versi fatini, le traduzioni dal greco videro la luce, infatti, nel 1671 con una prefazione di Montaigne. Seguì nel 1576 la pubblicazione di Discours de la servitude volontaire ou le Contr'un, densi di riferimenti classici e di spiriti libertari e repubblicani, che non poco dovevano essere discussi anche più tardi.
Bibl.: P. Bonnefon, Montaigne et ses amis, Parigi 1892; J. Barrère, E. de La B. contre N. Machiavel, Bordeaux 1908; id., L'humanisme et la politique dans le Discours de la servitude volontaire, Parigi 1924: I. Plattard, Montaigne et La B., in Revue des Cours et Conférences, 2 (1932), pp. 97-109; H. Schmidt, E. de La B.r. Discours de la servitude volontaire..., Marburgo 1934; V. Lucli, Une amitié illustre: Montaigne et La B., Firenze 1932. Cf. inoltre la prefazione di P. Pancrazi alla traduzione italiana di II contr'uno, ivi 1942. Giacinto Spagnoletti
LABORANTE, cardinale. - Giurista e teologo, n. a Pontormo presso Firenze all'inizio del sec. xII, m. ca. il 1191. Studiò in Francia, forse alla scuola di Gilberto Porretano. Tornato in Italia, divenne canonico di Capua, primo del 1160 , e nel 1173 fu creato cardinale da Alessandro III.
Dei suoi scritti sono noti: Compilatio decretorum; De institia et iure; De vera libertate; Contra Sabellianos; De relintiva pronticatione personae in dirinis, conservati nel ms. C. 110 dell'Archivio capitolare della Basilica Vaticana. Il De iustitia et iure fu edito da G. B. Siracusa (Palermo 1886), le altre da A. M. Landgraf, Card. Laborantis opuscula ([Plurilegium Patristicum, 32] Bonn 1932). La sua Compilatio attinge dal Decreto di Graziano, ma dispone il materiale in modo nuovo, arricchendola delle decretaii di Innocenzo II, Eugenio III, Alessandro III. Sebbene l'opera non abbia esercitato influsso è tuttavia molto importante.
Lo stile di L. è alquanto oscuro; per chiarirne il pensiero il Landgraf ha messo molta cura nello stabilire un parallelo dottrinale con Gilberto Porretano.
Bibl.: A. Theiner, Disquisitio critica in Decretorum compilationem quam M. Laborant S.R.E. cardinalis adornavit, in Disquisitiones criticae in praecipuas canonum et decretalium collectiones, Roma 1836, pp. 399-447 (cf. PL 202, 869-914); S. Kumner, Repertorium der Kanonistik (1120-1232), Prodromus corporis glossarum, I, Città del Vaticano 1937, p. 267; W. F. Volbach, Le miniature nel codice del card. L., in Bibliofilia, 42 (1940), pp. 41-54; A. M. Landgraf, Einführung in die Geschichte der theologischen Literatur der Frühscholastik, Ratisbona 1948, pp. 88-89; id., s. v. in LTbK. VI, col. 326. Antonio Padanti
LA BOUILLERIE, François-AlexandRe RoulLET de. - Scrittore ascetico, n. a Parigi il 1° marzo 1810, m. a Bordeaux l'8 luglio 1882. Direttore spirituale nel Seminario minore, vicario generale di Parigi, e poi vicario capitolare alla morte di mons. Affres, divenne vescovo di Carcassonne nel 1855, indi coadiutore con diritto di successione dell'arcivescovo di Bordeaux (1873).
Lasciò molti scritti, fra cui : Méditations sur l'Eucharistie (Parigi 1852); Etudes sur le symbolisme de la nature,
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interpreté d'après l'Ecriture Sainte et les Pères (2 voll., ivi 1864); Le Cantique des Cautiques appliqué à l'Eucharistie (ivi 1868), L'homme, sa nature, son âme, ses facultés et sa fin (ivi 1879 ).
BibL.: A. Ricard, Vie de mgr de la B., Parigi 1887; Hurter, V, coll. 1546-47.
Ferdinando Renaud
LABRADOR. - Vastissima ( 1,3 milioni di kmq.) penisola dell'America settentrionale, compresa fra l'Atlantico, la Baia di Hudson ed il corso inferiore del S. Lorenzo. Già avvistato probabilmente verso l'anno 1000 dai Vichinghi, fu scoperto nel 1497 da Giovanni Caboto.
Sottomesso, dopo la scoperta del Canadà da parte del Cartier, alla sovranità francese, il L., con la Pace di Parigi del 1763 che segnò la fine del dominio francese nel Canadà, passò alle dipendenze della Gran Bretagna. Dipendente dal governatore di Terranova dal 1763 al 1773 e da quello del Canadà dal 1773 al 1809, anno in cui il L. passò nuovamente sotto la giurisdizione del governatore di Terranova, sorse una controversia sulla delimitazione dei confini del L., sottoposta all'arbitrato del Consiglio privato del Re, il quale nel 1927 attribuì il territorio a Terranova. Nel luglio 1948 il governo di Terranova sottopose al referendum della popolazione il quesito se intendeva o no costituire una unione con il Canadà. La risposta del corpo elettorale fu positiva e pertanto dal 31 marzo 1949 Terranova ed il L. hanno adottato questo nuovo regime politico.
BibL.: W. G. Gosling, L., its discovery, exploration and development, Londra 1910; W. T. Grenfell, L., ivi 1922; id., The romance of L., ivi 1934; R. A. Mac Kay, Newfoundland. Economic, diplomatic and strategic studies, Toronto 1946, passim.
Silvio Furlani
Vicariato apostolicO del L. - Situato nelle regioni orientali del Canadà, venne eretto il 13 luglio 1945 con territorio distaccato dalle diocesi di Harbour Grace e Golfo S. Lorenzo e dal vicariato apostolico di Baia di Hudson. Il territorio, pressoché incolto, si estende sopra una superficie di ca. 500.000 kmq . I missionari si servono per i loro viaggi di slitte e, quando il tempo lo permette, di piccole imbarcazioni sulle vie fluviali. Non esistono nella missione grandi città. La più popolata è Goose Bay, base militare con 500 civili e 2500 soldati.
La popolazione che si aggira sugli 11.750 ab. si compone di Indiani, Eschimesi e bianchi. I primi vivono a sud della Baia di Hudson: conducono vita nomade e parlano il dialetto montagnese; sono di difficile conversione, ma quei pochi che abbracciano il cattolicesimo mostrano una fede salda. Gli Eschimesi si trovano nella parte nord del vicariato, sulla costa est della Baia di Hudson e nella Baia di Ungava : ammontano a ca. 2000; la loro vita è assai rude e primitiva, traggono l'esistenza dalla pesca e sono restii all'evangelizzazione. I bianchi si trovano sparsi lungo la costa del Golfo di S. Lorenzo e di L. : intelligenti ed industriosi, vivono di pesca e caccia; parlano l'inglese ed il francese. Questa varietà di razze rende difficile la diffusione del cattolicesimo. I Padri Oblati di Maria Immacolata, a cui è affidata la missione, usano tutti i mezzi a loro disposizione per aiutare anche materialmente lo sviluppo di quella zona e rendere così la via meno dura. I dati statistici pervenuti alla S. Congregazione di Propaganda nel 1950 possono riassumersi nel modo seguente: sacerdoti nazionali 6 , esteri 8 ; fratelli coadiutori: 3 nazionali e 1 estero; maestri 19. Le scuole elementari sono 20 con 260 alunni; le stazioni primarie 10, le secondarie 11. I missionari stanno curando anche lo sviluppo delle opere di carità (ospedali, orfanotrofi e ricoveri). La residenza dell'Ordinario è posta a Lourdes di Blanc Sablon (contea di Saguenay, provincia di Québec).
Bibl.: AAS, 38 (1946), p. 333 sgg.; Archivio S. Congr. di Prop. Fide, relazione quinquennale, 1949, pos. prot. n. 4682/50; MC, 1950, p. 13.
LABREA. - Prelatura nullius nello Stato di Amazonas nel Brasile.
Ha una superficie di 201.506 kmq . con 44.960 ab., dei quali 38.257 cattolici; conta 3 parrocchie, 6 sacerdoti regolari, 3 comunità religiose maschili.
La prelatura fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Imperscrutabili Dei consilio del I maggio 1925, per assembramento della diocesi di Amazonas, e come suffraganza di Belem de Parà.
Bibl.: AAS, 17 (1925), pp. 361-64. Enrico Josi
LA BRIÈRE, Yves-Marie Leroy de. - Gesuita, scrittore di diritto internazionale, n. a Vif (Isère) il 30 genn. 1877, m. a Buenos Aires il 25 febbr. 1941. Da prima professore di teologia fondamentale (1907-1909) ai Gesuiti francesi rifugiati ad Hastings (Inghilterra), venne tosto ( 1909 ) chiamato a Parigi, alla redazione di Etudes, dove rimase sino alla fine: aggiungendovi nel 1915 la cattedra, allora eretta nell'Istituto Cattolico di Parigi, di morale sociale internazionale nei suoi rapporti con i problemi contemporanei.
In Etudes si occupò della Chronique religieuse des temps présents, dove con mano macstra, garbatezza di stile, acuta e vigile penetrazione, segul. sotto il punto di vista cattolico, i movimenti di idee e gli avvenimenti interessanti il cattolicesimo in Francia e nel mondo; parte di queste cronache dal genn. 1910 al dic. 1924, furono raccolte in volumi con il titolo: Les luttes préesutes de l'Eglise (6 voll., Parigi 1917-27). Altre opere principali: Comment concilier autorité et liberté (ivi 1929); La communauté des puissances (ivi 1932); Eglise et paix (ivi 1932); L'Eglise et son gouvernement (ivi 1935); L'organisation internationale du monde contemporain et la Papauté souveraine ( 3 voll., ivi 1924-27). Altri scritti riguardano le questioni sorte e studiate durante la prima e seconda guerra mondiale, p. es.: Les puissances belligérantes et la mediation pontificale (ivi 1918); Evolution de la doctrine et de la pratique en matière de représailles (ivi 1922); Le droit de juste guerre (ivi 1938); Le droit concordataire et la nouvelle Europe (ivi 1939); Les droits et devoirs des belligérants (ivi 1940), e la questione romana chiusa con la Conciliazione, p. es.: Le droit concordataire et le nouvel Etat pontifical (ivi 1929); La constitution juridique de la Cité du Vatican (ivi 1930).
Bibl.: R. Pinon, Le p. de La B., in Construire (periodico che sostituì per qualche anno Etudes), I (1941, iII), pp. 134-60.
Celtesimo Testore
LABRIOLA, Antonio. - Teorico del socialismo, n. a Cassino il 2 luglio 1843, m. a Roma il 12 febbr. 1904. Fu professore di filosofia morale all'Università di Roma dal 1873.
«Un avvicinamento lento e continuo ai problemi reali della vita, il disguato per la corruzione politica, le relazioni con gli operai» trasformarono il suo socialismo astratto (Lettere a Engels, Roma 1949, p. 2) in un complesso ripensamento del pensiero marxista: per L. il materialismo storico si risolve nella filosofia della prassi concepita quale metodo di ricerca e non quale visione intellettuale (dove è però ancora vivo il deposito dell'eredità idealistica, perché il comunismo trova per L. la sua espressione nella coscienza di essere l'esito e la soluzione delle lotte di classe). La storia è sintesi di teoria e di pratica; in casa l'uomo «produce» (secondo una sua ben nota formola) sé stesso come determinatore e determinato della società. Vago il concetto che L. ha della religione: essa, nel terreno che le è propria, può influire in tener desto nell'animo il «succo vitale» delle idealità; ma è chiaro che per L., logicamente avverso ad ogni accettazione metafisica, è un'assurda pretesa l'intuizione dell'universo.
Bibl.: tra le opere di L. da ricordare soprattutto i Saggi intorno alla concezione materialistica della storia, 3 voll., Roma 1892-98 (il 4° postumo, Bologna 1925). L'elenco delle altre opere e la bibl. in L. Dal Pane, A. L.: la vita e il pensiero, Roma 1935; id. Profilo di A. L., Milano 1948.
Massimo Petrocchi
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LABRIOLLE, Pierre-Henri-Marie Champagne de. - Esimio latinista e storico della letteratura cristiana, n. ad Asnicres (Scine) il 18 giugno 1874, m. a Nantes il 28 dic. 1940. Insegnò nell'Università Laval a Montréal, poi al Collegio Stanislao a Parigi, indi al Liceo di Rennes, cui seguirono, dal 1904 al 1919, l'Università cattolica di Friburgo in Svizzera e dal 1926 al 1940 l'Università di Poitiers e la Sorbona. Fondò e diresse pure, dal 1911 al 1914, il Bulletin d'ancienne littérature et d'archéologie chrétienne; e dal 1916 fu membro dell'Académie des inscriptions et belles lettres.
Cominciò i suoi lavori con Saint Vincent de Lérins (Parigi 1906), Saint Yérôme (ivi 1907) e Saint Ambroise (ivi 1908); segui l'importante dissertazione Les sources de l'histoire du montanisme (Friburgo 1910) e l'opera riassuntiva La crise montaniste (Parigi 1913); indi, frutto di oltre 12 anni di insegnamento, l'agile e viva Histoire de la littérature chrétienne (ivi 1920; 3° ed. a cura di G. Bardy, 2 voll., ivi 1947), ammirebile per la completezza della trattazione, l'ampia cultura e il limpido ordine di cosi numerose notizie. Già prima aveva rifuso interamente l'Histoire de la littérature française del Tivier (ivi 1904). Sulla forte e subdola reazione letteraria del paganesimo contro il cristianesimo nascente scrisse La réaction païenne (ivi 1934), sempre fondata su di una piena conoscenza dell'argomento congiunto a chiarezza ed eleganza di stile.
Collaborò alla Histoire de l'Eglise di Fliche-Martin (voll. III, IV; ivi 1936, 1937). Il suo St Agustin. Confessions. Texte établi et traduit (2 voll., ivi 1923-26) dà una versione che sa rendere squisitamente il movimento e il colore dello stile del Santo. Lo stesso si deve dire dei Soliloquii (ivi 1927) e del De cura pro mortuis gerendo (ivi 1932) preparato per la stessa collezione Budé.
Biel.: Necrologi di M. Aubert, in Comptes rendus de l'Acad. des inscript. et belles lettres, 1941, pp. 10-13; e di J. Zeiller, in Rev. des études latines, 19 (1941), pp. 55-61. Celestino Testore
LA BROISE, René. - Gesuita, teologo, n. a Laval il 26 marzo 1860 , m. ivi il 10 febbr. 1906. Prefetto degli studi nello Scolasticato di Jersey, seppe esercitare sugli studenti di filosofia una direzione saggia e discreta, ma anche forma e animatrice.
Le sue tesi di laurea: Bossuet et la Bible (Parigi 1890) e Mamerti Claudiani vita eiusque doctrina de anima hominis (ivi 1890) riscossero i migliori e unanimi applausi. A lui si deve pure in gran parte l'opera, che volle essere un omaggio a Gesù Redentore: Un siècle. Mouvement du monde de 1800 à 1900 ( 3 voll., ivi 1900), in cui da vari autori vengono passati in rassegna tutti i campi della cultura politica, letteraria e religiosa. Il La B. vi scrisse: La religion et les religions (cf. III, pp. 1-31). Nel 1899 fu chiamato professore di teologia all'Institut catholique di Parigi, dove seppe guadagnarsi la stima e l'affetto di tutti, colleghi e alunni, per la chiarezza meravigliosa, la profonda erudizione e la metodicità della trattazione. Ma già l'anno seguente, per la debolissima salute, dovette lasciare la cattedra e ritirarsi a Laval.
Ma non vi restò inoperoso, perché vi compose e pubblicò una Vie de la Ste Vierge (Parigi 1904, vers. it., Roma 1909), che nel suo pensiero doveva essere il compendio di un'opera molto più vasta, corredata di tutto l'apparato scientifico necessario. Questa vita, densa di idee, di punti di vista, di fatti e spiegazioni, riproduce, pur nella sua brevità, tutte le sue doti di ricercatore coscienzioso, di teologo profondo, di asceta e psicologo avvertito e tutto il suo cuore sensibile e devoto. Collaborò pure dal 1899 al periodico Etudes.
Birl.: Necrologio in Lettres de Jersey, 25 (1906) pp. 290-96. Celestino Testore
LA BRUYÈRE, Jean. - Scrittore francese, n. a Parigi il 16 ag. 1645, m. a Versailles l'ir maggio 1696. Di famiglia della piccola borghesia, acquistò nel 1673 un ufficio finanziario di Caen, che gli permise di rimanere nell'ozio studioso a lui caro. Entrò
quindi, presentato da Bossuet, nella casa del Gran Condé, prima come precettore e poi come gentiluomo del duca. Les Caractères de Théophraste, traduits du grec, avec les Caractères ou les moeurs de ce siècle, da lui pubblicati nel 1688, gli procurarono una vasta quanto improvvisa celebrità, aprendogli le porte dell'Accademia (1693).
Il genere mondano del portrait già era largamente fiorito nella società colta che si raccoglieva intorno alla "Grande Mademoiselle", la duchessa di Montpensier (1627-93), alla pari di quello della maxime, coltivato dai frequentatori della marchesa di Sablé, tra cui il La Rochefoucauld (v.). Sotto la penna del La B. l'uno e l'altro genere paiono rinnovarsi ed allargarsi, si completano e si illustrano a vicenda in un superiore equilibrio fra la troppo amara e quasi astratta concisione della massima quale era stata foggiata dal duca di La Rochefoucauld e la profissità dei ritratti messi in voga dal preziosismo. Un gusto più concreto ed umano per la satira, per la vita quotidiana, per le verità spicciole (ed il primo grande successo dei Caractères fu di scandalo, come di libro a chiave) riporta la sua visione del mondo ad un pessimismo meno tragico, pur se ugualmente consapevole della meschinità dell'uomo e del suo agitarsi mondano; gli suggerisce la saggezza, il ripiegarsi su sé medesimo, il gusto della meditazione del cristiano e dell'uomo di cultura aperto alle correnti nuove ed alle esigenze del suo tempo. Già si sentono, in lui, e l'autentico letterato e la vivacità settecentesca.
Ai Caractères, rinnovati ed aumentati da 418 a ca. 1120 attraverso otto edizioni, fra il 1688 ed il 1693, La B. non aggiunse altre opere. Nove Dialogues sur le quiétisme, rimaneggiati e pubblicati postumi dall'Ellies du Pin (1698), non attestano però soltanto la parte da lui presa alla polemica antiquietista dell'amico Bossuet, fra il '95 e il '96, ma anche le sue doti di polemista.
Birl.: Ed. completa delle opere a cura di G. Servois, 4⁴ ed., Parigi 1920, Studi: E. Allaire, La B. dans la maison de Condé, ivi 1886; M. Pellisson, La B., ivi 1892; F. A. de Benedetti, Il pessimismo nel La B., Torino 1900; M. Lange, La B. critique des conditions et des institutions sociales, Parigi 1909; V. Lugli, La B., Genova 1932; G. Michaut, La B., Parigi 1937; R. Jasinski, Influence sur La B., estratto da Revue d'histoire de la philosophie et d'histoire générale de la civilisation, 1942. Enzo Bottasoo
LABURISMO. - Il l. può essere considerato come l'inizio e il susseguente sviluppo di quella fase del movimento operaio inglese che corrisponde all'inserimento dei lavoratori nella vita politica. Esso si presenta come una forma caratteristica di socialismo democratico e riformista basato sulla garanzia delle libertà popolari e sul rispetto di ogni fede religiosa e pertanto non strettamente legato agli schemi ideologici del materialismo marxista e contrario ad ogni forma di dittatura, anche a quella del proletariato. Da ciò l'adesione al l. da parte delle forze cattoliche.
Fra il 1840 e il 1876 le organizzazioni sindacali inglesi - Trade Unions - avevano realizzato le più importanti aspirazioni, fra cui il riconoscimento giuridico e la possibilità di organizzare scioperi (quest'ultima concessione limitata però dal «Criminal law amendament act» del 1871 che vietava il pichtung, cioè l'azione svolta dagli operai scioperanti per indurre i propri compagni ad astenersi dal lavoro). Tutto ciò era stato ottenuto dai lavoratori inglesi su un piano strettamente sindacale in quanto che, dopo l'esperienza fallimentare del movimento cartista, esso si era rivelato come il più redditizio. Ma soprattutto nell'ultimo ventennio del secolo vari fatti sopravvengono a consigliare le Trade Unions a considerare con un certo interesse l'opportunità di occuparsi attivamente di politica. Sopravviene in primo luogo il moltiplicarsi delle organizzazioni di operai non qualificati, organizzazioni a chiara tendenza socialista. Occorre infatti ricordare come la tutela e la
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organizzazione delle classi lavoratrici, assunte dalle Trade Unions, non si estendessero a tutte le categorie di lavoratori, bensì solo agli operai specializzati (skilled workers). I lavoratori non specializzati (unskilled workers), coloro che, anche dal punto di vista economico, si trovavano nelle peggiori condizioni, erano impediti di organizzarsi dalle stesse Trade Unions, che consideravano la propria posizione come un diritto e un privilegio.
Ora, proprio in questi ambienti di diseredati, il socialismo - che fino a quel momento non era riuscito a penetrare profondamente nella classe operaia inglese, tanto che essa aveva dato scarso appoggio alla stessa "Internazionale "marciata - trova facile presa. Nel 1881 viene fondata la "Democratic federation" che poco dopo si trasforma nella "Social-democratic federation" con un programma che si ispira a quello della Social-democrazia tedesca. L'opera del nuovo organismo - che ha natura politica - e la stessa situazione degli operai non qualificati convincono strati sempre più ampi dell'opinione pubblica circa la opportunità di allargare l'organizzazione degli operai a tutte le categorie, non solo, ma anche di coordinare tutte le forze sindacali della nazione, fatti, questi, che divengono poco dopo realtà.
Contemporaneamente anche presso le classi che erano state tradizionalmente contrarie alla partecipazione degli operai alla direzione della cosa pubblica si ha una modificazione di atteggiamenti. Molti pregiudizi sono caduti e maggior senso di tolleranza penetra nella aristocrazia. A creare questo nuovo clima contribuisce anche l'opera della "Fabian Society" la quale, proponendosi di diffondere le idee socialiste senza rivoluzioni, svolge un'attività intensa di divulgazione dei principi della giustizia sociale. D'altra parte, in seguito alla riforma elettorale del 1867 , già nel 1874 due operai erano entrati alla Camera dei Comuni e dieci anni dopo la rappresentanza operaia in seno alla stessa Camera saliva a 12 elementi.
Con tutto cio, mancando un vero partito operaio, la classe lavoratrice doveva appoggiarsi o ai conservatori o ai liberali, subendo quindi una dispersione di voti e soprattutto restando, almeno in parte, legata a tali partiti. A partire dal 1887 un operaio minatore scozzese, tale Keir Hardy, inizia un movimento diretto a dimostrare l'incongruenza nella quale la classe operaia veniva a trovarsi e la necessità, da parte del proletariato, di raggiungere quella piena indipendenza - che già esso aveva conquistata nel campo economico-sociale - anche nella politica, partecipandovi con la forza del numero e delle proprie capacità. Nel 1893 l'Hardy fonda a Bradford I'«Indipendent Labour Party" che però, all'inizio, sia dai dirigenti del sindacalismo inglese che dagli stessi lavoratori non viene considerato con molta simpatia.
A modificare tale atteggiamento di opposizione ad un'azione politica delle forze del lavoro provvede però ben presto la realtà economica costituita da vari insuccessi subiti sul piano sindacale e specialmente la sentenza pronunciata dalla Camera dei Lords riunita in Alta Corte di giustizia contro l'«Amalgamated Society of railways servants" in seguito alla quale questa organizzazione sindacale viene condannata alla rifusione dei danni cagionati dallo sciopero dei ferrovieri.
La sfavorevole sentenza della Corte di giustizia veniva infatti a restringere - quasi annullandolo - il diritto di sciopero, togliendo quindi ai lavoratori l'unico strumento efficace di lotta atto a sostenere quelle rivendicazioni che l'azione dei sindacati era riuscita a conquistare. La Trade Unions si rendono allora conto della necessità vitale di superare la posizione della apoliticità e di battersi, a mezzo di un proprio partito, sia per garantire l'efficacia delle leggi sul lavoro e promuoverne altre, sia per difendere le stesse organizzazioni sindacali. Da questa persuasione all'azione pratica il passaggio è rapido. Nel 1899 ha luogo il congresso di tutte le forze sindacali e l'Hardy ottiene un notevole successo. L'anno seguente viene fondato il "Labour representation Committee", organo delle Trade Unions, destinato a coordinare l'azione politica delle forze del lavoro. Nelle elezioni del 1906
già 29 deputati, appartenenti a tale comitato, entrano nella Camera dei Comuni.
Intanto prosegue l'opera della classe operaia per ottenere l'unità d'azione nel campo politico. Sempre nel 1906 "I'Indipendent Labour Party" si fonda con il "Labour representation Committee" e sorge il "Labour Party" o Partito laburista. Dal 1906 alla prima guerra mondiale notevole è lo sviluppo del nuovo Partito. Unico fatto da rilevare in questo periodo è comunque il divieto imposto alle Trade Unions, nel 1911, di spendere i loro fondi sociali per il finanziamento del "Labour Party", diritto, questo, che fino a quell'epoca era incontestato. Tale divieto dura fino al 1913 quando un Trade Union act definisce gli scopi politici per cui i sindacati possono spendere i loro fondi pur sempre in seguito a regolare votazione. Nel 1924 fu possibile il primo esperimento di governo laburista che però durò solo otto mesi; dopodiché gravi avvenimenti turbarono il mondo del lavoro inglese. Lo sciopero dei minatori e il conseguente sciopero nazionale provocó nel 1927, da parte del governo conservatore allora al potere, una nuova legge sui conflitti di lavoro e sui sindacati la quale limitava il campo d'azione legale dei sindacati stessi non solo nell'àmbito strettamente sindacale, ma anche nelle sue attività politiche, rendendo anche illegali le serrate e gli scioperi di solidarictà diretti a coartare il governo, sia direttamente che indirettamente, infliggendo danni alla comunità. Benche nel 1929 il Partito laburista tornasse al governo, la sua maggioranza in Parlamento non fu tale da superare quella degli altri partiti nel loro insieme, di guisa che la legge del 1927 rimase in vigore. Il governo tornò poi interamente nelle mani dei conservatori, finché, nel maggio del 1940, dopo le dimissioni di Chamberlain, i laburisti entrarono nel governo di coalizione, presieduto da Winston Churchill con il leader del Partito, Attlee, come vice-presidente, mentre due altri laburisti (Greenwood e Bevin) entrarono nel Gabinetto di guerra. In tale veste di notevole responsabilità e di collaborazione con i conservatori il L inglese contribuì alla vittoria dell'Impero britannico.
Con il ritorno alla normalità il Partito laburista riprese la completa indipendenza che sfociò nelle elezioni del luglio 1945 in una completa vittoria, concretizzata da una maggioranza che ha permesso al partito di assumersi totalmente la responsabilità del potere e perciò di iniziare l'attuazione di un vasto programma sociale. Tale maggioranza venne confermata, sebbene in proporzioni minori, anche nelle elezioni del 1950.
Il programma sociale laburista è imperniato sostanzialmente, oltre che sulla esecuzione di grandi lavori per prevenire la disoccupazione e sulla risoluzione del problema degli alleggi o sulla applicazione integrale del piano Beveridge, sulla nazionalizzazione dei più importanti settori dell'economia. Fino a metà del ' 50 hanno infatti avuto luogo le nazionalizzazioni : della Banca d'Inghilterra, delle comunicazioni telegrafiche e radio, dell'aviazione civile, delle miniere di carbone, dei trasporti, delle industrie produttrici di energia elettrica e siderurgiche.
La riduzione del distacco fra il Partito laburista e il Partito conservatore, messa in evidenza dalle elezioni del 1950, ha posto il l. di fronte a maggiori difficoltà. Non pare, comunque, che il l. intenda arrestarsi nella elaborazione e nella esecuzione del proprio programma.
BibL.: S. e B. Webb, The history of Trade unionism. Londra 1926; G.D.H. Cole, Short history of the british workingclass movement 1789-1937, ivi 1937; D. E. Mc Henry, His Majesty's opposition. Structure and problems of the British labour Party, Berkely (California) 1940; Ch. L. Mowat, Some recent books on the British labor movement, in The Journal of modern history, 17 (1945), p. 356 sgg.; C. D. H. Cole, A history of the labour Party from 1914, Londra 1948; C. R. Attlee, The labour Party in perspective, ivi 1949.
Giuseppe Mira
LAC, Stanislas du. - Gesuita, organizzatore di opere sociali, n. a Parigi il 21 nov. 1835, m. ivi il 30 ag. 1909. Fu rettore, prima, del Collegio di Le Mans (1870-71), dove durante la guerra francoprussiana installò un lazzaretto, per cui passarono, con vantaggio anche spirituale, 22.000 soldati; poi
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della Scuola di S. Genoveffa a Parigi (1871-81), dove in dieci anni diresse la preparazione, coronata di splendidi successi, di 1371 studenti, agli esami per l'Accademia militare di St-Cyr, per il Politecnico e per la Scuola centrale.
Espulsi gli Ordini religiosi dalla Francia, diresse per 9 anni il Collegio francese di St. Mary's presso Canterbury (1881-90). In seguito passò a Parigi, dove si occupò di ministeri spirituali, ma soprattutto della creazione provvidenziale del "Syndacat de l'Aiguille", opera di preservazione per le operale e apprendiste (modiste, impiegate, sartine), che si diffuse per tutta la Francia. Solo a Parigi contava più di 2000 membri, 200 patronesse, 2 grandi case per ospitare le giovani in cerca di lavoro e di alloggio.
Scrisse: France (Parigi 1888), raccolta di ricordi per gli antichi slunni del St. Mary's College, e Jésuites (ivi 1901), in difesa dell'Ordine contro le calunnie propagate da ogni parte.
Bibl.: anon., Le p. Du Lac, in Etudes, 120 (1909, III), pp. 745-66.
Celestino Testore
LACEDONIA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Avellino, Conta 35.94⁸ mathrm{ab}. dei quali 34.673 cattolici, distribuiti in 11 parrocchie, servite da 29 sacerdoti diocesani e 2 regolari; ha un seminario, una comunità religiosa maschile e 6 femminili (1950). La diocesi è suffraganea di Conza. Patrono a. Nicola di Bari (festa il 6 dic.).
La città, secondo alcuni, sarebbe sorta sulle rovine dell'antica Aquilonia degli Irpini. Il terremoto del Vulture del 1456 la distrusse in gran parte, e gravi danni agli edifici arrecò l'altro del luglio 1930. Nella Cattedrale, dedicata all'Assunta, la notte tra il 10 e l'11 sett. 1486 fu giurata la famosa "congiura dei Baroni" contro Ferdinando I d'Aragona.
Alla diocesi di L. fu unita nel 1818 la soppressa sede di Trevico (Vico della Baronia).
Tra i suoi vescovi si ricordano Angelo, che partecipò al III Concilio Lateranense (1179); fra' Guglielmo Nerirono (1392), Antonio Dura (1506), Giacomo Candido (1606), Giacomo Giordano che costrui l'episcopio; Mares che nel 1684 soppresse alcune usanze paganeggianti nella vigilia dell'Epitania.
Bibl.: Ughelli, VI, pp. 838-43; Cappelletti, XX, pp. 260-65. Gennaro Auletta
LAGERNA. - Mantello corto, in origine, e di ruvida lana, usato in Asia, introdotto in Roma da Lucullo; disprezzato da Augusto (Svetonio, Aug., 40), usato prima dagli ufficiali, poi dai soldati romani, quindi dai civili.
Si gettava sulle spalle, arrivava fin sopra il ginocchio, era fermato sul petto mediante una piccola striscia di panno o di cuoio o con una fibbia o spilla; terminava con frange. Servi per riparare la pioggia e la polvere; al tempo di s. Agostino era adoperata quale mantello leggero estivo (sermone 161, 10: PL 38, 883).
Nell'arte cristiana antica la l. è indossata sopra la tunica dai martiri persiani Abdon e Sennen nell'affresco del vi sec. nel cimitero di Ponziano sulla Via Portuense. E portata anche da Daniele in due sarcofagi di Ravenna e in una miniatura del Cosma Indicopleuste (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, III, Prato 1881, tav. 150, 1; V, tavv. 311, 4; 332, 3).
Bibl.: Wilpert, Pitture, pp. 78-79.
Enrico Josi
LA CHAISE-DIEU (Casa Dei). - Abbazia benedettina già nella diocesi di Clermont, attualmente in quella di Le Puy-en-Velay, nel dipartimento dell'Alta Luiza. Fu fondata tra il 1044-52 da Roberto, figlio del conte di Aurillac, che ne fu il primo abbate (m. nel 1067), canonizzato da Clemente V nel 1351.
La primitiva chiesa abbaziale venne consacrata da Urbano II il 18 ag. 1095 e dedicata ai martiri ss. Vitale
e Agricola. L'abbazia divenne ben presto molto fiorente, con oltre 300 monaci : tra questi fu Pierre Roger, il quale, divenuto papa con il nome di Clemente VI (1342-52), nel 1344 fece iniziare la ricostruzione della chiesa abbaziale da Ugo Morel, Pietro di Cébazat e Pietro Falciat; l'opera fu terminata nel 1378 e dedicata al fondatore s. Roberto; allora fu ricostruita anche l'abbazia sotto Gregorio XI nipote di Clemente VI. L'edificio gotico (m. 73,62 × 24,20 ) è a tre navi di pari altezza (m. 18); nell'abside si aprono cinque cappelle. I 156 stalli del coro in stile gotico furono donati dall'abate A. De Chanae (13781420); i quattordici superfé assesi eseguiti ad Arras, su disegni di Taddeo Gaddi, furono offerti dall'abate G. De Sénectaire nel 1518, e contengono soggetti tolti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Nel fregio delle parere che circonda il coro fu dipinta nel sec. xv una danza macabra (A. Vicard, Les fantômes d'une danse macabre. L'art funèbre du moyen âge, d'après la fresque de L. C.-D., Le Puy 1918).
Tra i monumenti sepolcrali si ricordano quelli dell'abate R. de Montclar (1346), di Nicola Roger de Beaufort, arcivescovo di Rouen e zio di Clemente VI, della regina Edith, moglie di Edoardo il Confessore, ma il più sontuoso è quello di Clemente VI, da lui ordinato fin dal 1351 a Pierre Roye. La statua del Papa in mormo bianco è distesa su un sarcofago di marmo nero. L'edicola che la sovrastava, decorata con 44 statue, fu spezzata dagli ugonotti di Blacons il 2 ag. 1562 che saccheggiarono chiesa e abbazia. Le statue, restaurate, subirono un rovinoso incendio nel 1692. L'abbazia fu distrutta all'epoca della Rivoluzione Francese.
Annesso al fianco meridionale della chiesa era il chiostro, della fine del sec. xiv; ne restano due gallerie con vòlte conservanti gli stemmi di Clemente VI e dell'abate de Chanac. L'ultimo abate regolare fu il munifico G. de Sénectaire; poi l'abbazia di L. C.-D., che aveva avuto giurisdizione su altre abbazie e notevoli priorati, decadde ed ebbe abati commendatari quali i cardd. Richelieu, Mazzarino, Serroni, primo arcivescovo d'Albi, e Rohan, che vi fu esiliato nel 1786. Gli avanzi degli edifici monastici ricostruiti nei secc. xvir e xviI sono oggi parte occupati da servizi pubblici, parte da proprietari privati.
Bibl.: J. Langlade, L'abbaye de L. C.-D., Parigi 1923; G. Paul, L'abbaye bénédictine de L. C.-D., ivi 1926; Cottineau. I, coll. 607-69.
Eselon Josi
LA CHAIZE, François de. - Confessore e consigliere spirituale di Luigi XIV, n. il 25 ag. 1624 a Château d'Aix (Forez), m. il 20 genn. 1709 a Parigi. Entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1639, ben presto insegnò letteratura, filosofia e teologia al