volume-07

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rientalista, n. a Ohey (Belgio) il 27 genn. 1827, m. a Lovanio il 30 luglio 1907. Insegnò esegesi biblica e lingue orientali nell'Università di Lovanio dal 1875 al 1900. Successe a mons. Th. Beelen; al suo ritiro dall'insegnamento fu sostituito da P. Ladeuze e A. Van Hoonacker. Poligrafo distinto, L. intervenne con dotto vigore nella polemica contro E. Renan.

La sua Introduction aux Ecritures Saintes (Malines 1867; 6* ed. ivi 1901) fu apprezzata e molto diffusa. Merito principale di L. fu di mantenere viva in seno all'Università di Lovanio la tradizione degli studi orientalistici. Contribuì a fondare la scuola patrologica di Lovanio con la pubblicazione, del resto poco critica, delle opere di s. Efrem e di altri testi di patrologia orientale.

Bibl.: J. Coppens, Le V e centenaire de la faculté de théologie de Louvain (1451-1932), Liber memorialis, Bruges 1932, passim. Giuseppe Coppens

LANA TERZI, Francesco. - Gesuita, matematico e fisico, n. a Brescia il ro dic. 1631, m. ivi il 22 febbr. 1687. Insegnò grammatica nel Collegio di Terni con tanto plauso, che a lui e alla famiglia si volle dare il diritto di cittadinanza; cui egli corrispose con il dramma sacro: La rappresentazione di s. Valentino martire e protettore di Terni con la coronazione di Tacito e Floriano, terniani, imperatori romani (Terni 1656). In seguito si dedicò alle scienze e insegnò per tre anni, a Brescia, la filosofia, che comprendeva allora anche la fisica e le scienze naturali, poi per sei anni matematica all'Università di Ferrara; e trascorse il resto della sua vita a Brescia, intento alle sue invenzioni e a scrivere le sue opere.

Già a Roma, sotto l'impulso del p. A. Kircher, il L. T. aveva eseguite parecchie notevoli esperienze, che poi continuò e formarono la materia delle sue pubblicazioni. Le quali comprendono, oltre ad un saggio di storia naturale della provincia bresciana, in latino (lasciana imperfetto e pubblicato, tradotto, da C. Pilati, in Saggio di storia naturale bresciana, I, Brescia 1769, p. 13 sgg.), l'opera : Prodromo ovvero saggio di alcune invenzioni nuove, premessa all' Arto Moestra (Brescia 1670), che è come il prologo al lavoro più completo ed erudito: Magisterium naturae et artis (I-II, Brescia 1684-86; il vol. III, postumo, Parma 1692), Nel Prodromo (cap. 6) studia

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(da F. L. Prodromo o vero seggio di alcune inventioni nuove prontese all'Arts Muestro, Brescia 508, teo. di fronte a p. 51) Lana Terzi, Francesco - Nave capace di ruggersi nell'aria con i remi e con le vele. A.B.C.D.: Quattro sfere vunte d'aria: F-E: barca in legno con vela. Inclusine in rame - Exemplare della Biblioteca della Civiltà Cattolica.
appunto la possibilità di fabbricare "una nave che cammini sopra l'aria a remi ed a vele»; e ne dà la figura, la descrizione, i principi scientifici su cui si fonda. La notizia suscitò molta ammirazione (il p. B. Zamagna ne compose un poema: Navis aerea et elegiarum monobiblos [Roma 1768]) e anche contraddizioni. Non consta con certezza che il L. T. abbia in pratica costruita la sua nave, né che, costruitala, ne abbia fatto l'esperimento; gli resta però sempre il merito di aver posto il problema e cercato, uno dei primi, di risolverlo scientificamente. Altre invenzioni del L. T. riguardano un nuovo metodo per la lettura dei ciechi, perfezionamenti al microscopio e al telescopio ecc.

BibL.: G. B. Rodella, Notizia intorno la vita e gli scritti del p. F. de T. L. (Nuova raccolta calogeriana, 40), Venezia 1784: alcune lettere del L. T. si trovano in Lettere edite ed inedite del p. D. Bartoli d. C. d. G. e di uomini illustri scritte al medesimo, Bologna 1865; Sommervogel, IV, coll. 1441-54. - Studi: B. Wilhelm, Die Anfänge der Luftschifffahrt. L.-Gusmda, Hamm 1909: G. Venturini, Da Geuro a Montgolfier, I, Roma 1931, pp. 207-209; Jotti di Badia Polesine, L'opera areneutica del p. conte F. L. T., bresciano, Milano 1931: A. Ferretti-Torricedi, Una gloria bresciana d. C. d. G. Il p. P. L. T. nel III centenario della sua nascita, in Eco di vita collegiale, Brescia 1931, nn. 2-31 E. Rosa, Un grande falco e precursore, il genuito p. L. T., in Cio. Catt., 1232, 1, pp. 211-22: Le invenzioni e i criteri scientifici del p. F. L. T., ibid., 1932, 1, pp. 424-57; P. Guerrini, Il centenario del p. L., in Monografie di storia bresciana, 8 (1932), pp. 239-40.

Celestino Testore
LANCASTER, diocesi di. - Città e diocesi in Inghilterra. Ha una popolazione di 887.007 ab. dei quali 111.464 cattolici, distribuiti in 88 parrocchie,
servite da 157 sacerdoti diocesani e 69 regolari, un seminario, 7 comunità religiose maschili e 17 femminili; nel 1948 si ebbero 583 conversioni.

La diocesi fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Universalis Ecclesiae sollicitudo dal 22 nov. 1924, per smembramento delle arcidiocesi di Li verpool e delle diocesi di Hexham e di Newcastle. Essa comprende le contee di Lancashire (a nord del fiume Ribble), di Westmoreland e di Cumberland. E suffraganca di Liverpool. La Cattedrale è dedicata a s. Pietro.

Il primo vescovo fu Thomas Wulstan Pearson O. S. B., consacrato nel 1925, m. il I dic. 1938; il suo successore è Thomas Edward Flynn, consacrato il 24 luglio 1939; vescovo ausiliario è mons. Thomas Bernard Pearson, consacrato il 25 luglio 1949. La diocesi è ricchissima di ricordi storici, avendo dato molti martiri e confessori della Chiesa, fra i quali i bb. martiri John Finch (1584), William Marsden (1586), John Boste (1594), James Duckett (1602), Richard Herst (1628), William Harcourt (1679), e i venn. martiri George Haydock (1584), George Beesley (1591), Edward Bamber (1646). Molti di essi patirono il martirio a Lancaster. Inoltre il b. Edmondo Campion proseguì il suo apostolato glorioso nel Fylde (Lancashire del nord-ovest). Rimangono reliquie dei martiri, ad es., calici o altari portatili usati da loro, a Claughton on Brock, Fernyhalgh, Catforth e altrove. A Catforth si fanno pellegrinaggi nell'ostate. Presso il Blackpool nacque il gran confessore Guglielmo card. Allen (1520-94), fondatore dei seminari inglesi di Dowai (1568) e di Roma (1578).

Uno storico rinomato che nacque a Winchester, John Lingard, fu rettore della missione di Hornby, vicino a Lancaster, dal 1811 alla sua morte nel 1851. Molte missioni del Lancashire, in questa diocesi, derivano dai tempi di persecuzione; fra esse si citano Mary's, Preston, Claughton on Brock, Whitchaven, Fernyhalgh, Newhouse, Great Eccleston, Westby, Scotton.

BibL.: AAS, 17 (1925), pp. 129-31; The Catholic Directory, 1930, Londra 1950, pp. 179-90.

Enrico Rope
LANCASTER, JOSEPH: v. MUTUO INSEGNAMENTO.
LANCELLOTTI, Filippo. - Cardinale n. a Roma il 17 ag. 1732, m. ivi il 13 luglio 1794. Entrato nella prelatura, fu nominato da Benedetto XIV protonotario apostolico e canonico di S. Pietro in Vaticano.

Pio VI, dopo averlo chiamato a far parte del tribunale della Rota in qualità di uditore (1779), lo volle (1787) suo maggiordomo e lo creò, nel Concistoro del 21 febbr. 1794, cardinale diacono. Sorpreso, dopo appena cinque mesi, dalla morte non ebbe assegnazione di diaconia. Coltivò con impegno la poesia e divenne principe dell'Accademia degli Infecondi che si riuniva nel suo palazzo di via del Coronari, dando ogni anno - fino al 1776, data della morte della principessa donna Ginevra, madre del L. due solenni tornate, nella domenica di Passione e nella festività dell'Assunzione della Madonna.

BibL.: G. F. Cancellieri, Il mercato, il lago dell' Acqua Vergine ed il Palazzo Panfiliano nel Circo Agenale, detto volgarmente Piazza Navona, Roma 1811, nn. 135-34; G. Maroni, Dio, di erudiz. stor. eccl., XXXVII, ivi 1846, p. 587; Pastor, XVI, parte 3⁴, passim.

Mario de Camillis
LANCELLOTTI, Giovanni Paolo. - Canonista, n. a Perugia nel 1522, m. ivi il 23 sett. 1590.

Su richiesta del papa Paolo IV preparò in quindici anni una trattazione sistematica istituzionale del diritto canonico, sullo schema delle Institutiones di Giustiniano, divisa in quattro libri : De personis, De rebus, De iudicis civilibus, De iudicis criminalibus. Non avendo avuto però l'approvazione pontificia per talune teorie che non piacquero alla commissione, appositamente delegata, pubblicò l'opera a sue spese, in forma privata, nel 1583.

Opere: Institutionum iuris canonici commentarium (Perugia 1560); Institutiones iuris canonici, già citate (4 voll., ivi 1563 ; Venezia 1564); De comparatione iuris pontificii

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et caesurei (Lione 1574); Regularum ex universo pontificio iure libri III (Perugia 1587).

Bibl.: I. P. Schulte, Die Geschichte der Quellen u. Literatur des iusantichenRechts, III, 1, Stoccarda 1880, pp. 451-53; A. Van Hove, Pralegomena, 2² ed., Malines-Roma 1942, pp. 384-85, 530,546,569.

Guglielmo Leone
LANCELOTZ, Henri. - Teologo e controversista agostiniano, n. in Belgio nel 1576, m. ad Anversa l'ir genn. 1643. Si addottorò in teologia a Lovanio. Rispristinò l'osservanza regolare in vari conventi e province del suo Ordine e fu strenuo difensore dei diritti e della dottrina della Chiesa contro le pretese dei luterani e calvinisti, che combatté senza posa con scritti e con discorsi.

Opere principali : Pharus apostolica contra Calvinistus (Anversa 1611); De illegitima et subreptitia missione Lutheranorum et Calvinistarum (ivi 1916); Abecedarium Lutherano-Calvinisticum (ivi 1617); De libertate religionis e republica Christiana proscribenda (Magonza 1622); Corona Colviniana (Anversa 1629); Paraenesis ad Ferdinandum II imperatorem pro calvinismi e toto imperio proscriplione (ivi 1650 ).

Bibl.: F. Ossinger, Bibliotheca Augustiniana, Ingolstadt 1768, pp. 494-95; J. Lanteri, Illustriares vivi augustinenses, II, Tolentino 1850, pp. 284-85; Hurter, III, col. 1014.

Davide Falcioni
LANCHOW, ARCidiocesi di. - Nella Cina nordoccidentale. Eretta con il nome di vicariato apostolico del Kansu, il 21 giugno 1878 , per divisione del vicariato apostolico dello Shensi, e affidata alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Scheut), i cui missionari, data l'impossibilità di precisare meglio i confini, dovevano rispettare la giurisdizione delle missioni già date ad altri istituti; il 28 apr. 1905 prendeva il nome di vicariato apostolico del Kansu settentrionale e cedeva la parte orientale per dare vita alla detta prefettura apostolica, con termine geograficamente inesatto, del Kansu meridionale, affidata anch'essa alla Congregazione di Scheut. L'8 marzo 1922, soppresse queste due missioni del Kansu e quella limitrofa di Ili (o Turkestan cinese) tutto il loro territorio fu diviso in due distinte circoscrizioni ecclesiastiche : i) il vicariato apostolico del Kansu occidentale, che comprendeva questa parte del Kansu propriamente detto, il territorio della soppressa missione di Ili e il territorio di Alachan, allora appartenente alla Mongolia sud-ovest e ora alla provincia civile di Ningsia: il tutto affidato alla Società del Divin Verbo; 2) il vicariato apostolico del Kansu orientale, comprendente il territorio della soppressa prefettura apostolica del Kansu meridionale e affidato all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il 3 dic. 1924 il primo prese il nome di vicariato apostolico di L., dalla città residenza dell'Ordinario, l'altro, il nome di vicariato apostolico di Tsinchow (v.). Il 14 febbr. 1930 fu distaccata da L. la nuova provincia civile del Sinkiang ed eretta in missione sui iuris (v. Sinkiang); il 4 marzo 1937 fu distaccata la provincia civile di Chinghai ed eretta in prefettura apostolica di Sining (v.). L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, L. venne elevata ad arcidiocesi metropolitana della provincia ecclesiastica del Kansu con la diocesi di Tsinchow per suffraganea, cui il 24 giugno 1950 si aggiunse la diocesi di Pingliang (v.).

Ha una estensione di 250.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione di 4.000 .000 di ab., i cattolici erano 17.117 e i catecumeni 682 ; i protestanti 8000 e i maomettani 1.000 .000 , il resto pagani. Oltre all'arcivescovo, vi erano 38 Padri verbiti, di cui i cinese, e 11 sacerdoti secolari, di cui io cinesi e i tedesco. Il seminario minore
aveva 21 alunni e 28 quello regionale, con sede a L. Il personale ausiliario contava 14 religiosi laici, 86 suore, di cui 58 cinesi, 40 catechisti, 44 maestri, 26 battezzatori, 34 infermieri. Il territorio, diviso in 4 vicariati foranei con 30 stazioni primarie e 82 secondarie, aveva 16 chiese e 86 oratori. Tra le opere figuravano 1 ospedale con 70 letti, 18 dispensari, 3 orfanotrofi con 125 ricoverati, 2 ospizi per vecchi con io degenti e i dormitorio per poveri con 60 letti. Le 21 scuole elementari avevano 1750 bambini e le 31 di preghiera e primi elementi 348 ascoltatori.

I primi missionari penetrarono in questa regione nella seconda metà del sec. xvir. Il gesuita p. Le Fèvre raggiunse L. e Liangchow, ma non vi si trattenne a lungo. I Francescani dello Shensi e Shansi visitarono talvolta i cristiani rifugiatisi nel Kansu in tempo di persecuzione. Durante le incursioni dei Boxers il vicario apostolico mons. Hamer fu ucciso nella Mongolia sud-occidentale.

Bibl.: AAS, 14 (1922), pp. 222-23; 22 (1930), pp. 478-79; 29 (1937), pp. 265-66; G.M, p. 201; Archivio della S. Congr. de Prop. Fide, a. 1922, rubr. 130 loc. Cina; Relazione L. 1949; MC, 1930, p. 332.

Adamo Pucci
LANCIANI, Rodolfo. - Archeologo, n. a Montecelio (Roma) il 1⁰ genn. 1845 , m. a Roma il 21 maggio 1929. Frequento gli studi universitari nella Facoltà di ingegneria e si esercitò particolarmente nel rilievo dei monumenti antichi.

La sua prima pubblicazione è quella inserita da G. B. De Rossi nel suo Bullettino di arch. crist. del 1866 (pp. 100103) dal titolo Rapporto del sig. R. L. sulle recenti scoperte dell'edificio ripulato lo Xenodochio di Pammachio in Porto. I grandi lavori edilizi per la trasformazione della città - dopo il 1870 - lo attirarono in modo speciale, e gradualmente da ingegnere divenne archeologo, completando con metodo la sua preparazione storica, filologica e artistica. Dopo il premio reale dell'Accademia dei Lincei e la pubblicazione negli Atti della stessa Accademia del suo fondamentale studio su I commentari di Frontino intorno alle acque e agli acquedotti (vol. IV, 1880), ottenne nel 1882 la cattedra di topografia romana, appositamente istituita per lui, e la conservò fino ai limiti di età, nel 1922.
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(da Bultestino della Commisaina archoal. comunale di Roma [1838], tav. fuori lectio)

Lanciani, Rodolfo - Ritratto.

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(fot. Enii)
Lanciano, arcidicesi di - Botteghe mediocvali di L. (sec. xiv).
Per oltre mezzo secolo egli segui tutti gli scavi di Roma, prendendo appunti, esemplari per metodo e chiarezza; spogliò con l'aiuto di abili schedatori gli archivi del Vaticano e di patrizie famiglie romane; raccolse documenti, disegni, stampe, in Italia e all'estero, comprò intere collezioni e formò cosi la sua superba raccolta di 60 mila disegni, schizzi, stampe di monumenti romani che forma oggi il vanto dell'Istituto italiano di archeologia e storia dell'arte. Le sue schede (ca. 85.000 ) sono in piccola parte conservate nell'Istituto stesso e per la maggior parte nella Biblioteca Vaticana; esse servirono per la compilazione della monumentale Forma Urbis Romae, edita nel 1901 a cura dell'Accademia dei Lincei, dopo otto anni di assiduo lavoro ( 46 tavole nella scala di 1 a 1000 ).

Le sue opere principali sono scritte in inglese (tradotte dalla prima moglie); le aveva concepite per i numerosi inglesi e americani che venivano allora in Roma a passare l'inverno, per divulgare presso di loro la conoscenza della Roma classica e cristiana. Ma scritte con quella grande conoscenza delle fonti e del materiale, con quella chiarezza, con quella esattezza di metodo che gli erano proprie, risultano in realtà opere di prima consultazione e di grande valore scientifico. Eccone alcune: Ancient Rome in the light of modern discoveries (Londra 1888); The ruins and excavation of ancient Rome (ivi 1892, Boston 1908, tradotta anche in francese); New tales of old Rome (Londra 1901); Wandering in the Roman Campagna (ivi 1909; Boston 1924); Ancient and modern Rome (Boston 1925). In tutte queste opere egli abbinava lo studio dell'antico con quello dell'età di mezzo e del Rinascimento, dimostrando una grande larghezza di informazioni e un particolare interesse per la Roma dei papi : importanti sono a questo riguardo i due volumi Pagan and christian Rome (Londra 1892; Boston 1908) e The destruction of ancient Rome (Londra 1899, con una traduzione francese); questi volumi mostrano la trasformazione subita attraverso i secoli dalla città imperiale;
quello Wandering through ancient Roman Churches (Boston 1924), completa le opere di Armellini e di Hülsen sullo stesso argomento, mentre il volume The golden days of the Renaissance in Rome (ivi 1906) è una magistrale ponnellata sulla vita artistica e monumentale della città, in quell'aureo periodo. Vanno inoltre in modo speciale ricordati alcuni suoi studi relativi alla topografia di Roma cristiana, cioè la monografia: L'itinerario di EierirdeIn e l'ordine di Benedetto Cunonico, in Monumenti della R. Accademia dei Lincei (1, 1891); e gli artucoli: Delle scoperte fatte nel 1838 e 1850 presso il sepolcro di Paolo Apostolo, in Nuovo bull. di arch. crist., 23 (1917), pp. 7-27 e La memoria Apostolorum e gli scavi in S. Sebastiano, in Dissert. delle Pont. accad. rom. di arch., 2° serie, 14 (1919), pp. 57-109. A completamento della grande pianta di Roma, egli iniziò nel 1902 la pubblicazione di una Storia degli scavi di Roma, di cui videro la luce solo 4 voll. (IV, 1913), comprendenti preziose notizie sulle scoperte avvenute dall'a. 1000 d. C. all'a. 1605 . Scrisse anche molti articoli negli Atti dell'Accademia dei Lincei e della Pont. accademia rom. di archeologia, nel Bollettino archeologico comunale e nel Bullettino e negli Annali dell'Istituto di corrispondenza archeologica.

BibL.: T. Ashby. Necrologia, in Archeo. Soc. rom. di storia patria, 51 (1928), p. 102; id., R. L., ibid., pp. 102-43 con bibl. completa degli scritti: G. Q. Giglioli, R. L., in Bull. Commis. arch. comun. di Roma, 57 (1920), p. 367 sgg .; C. Lugli, R. L., in Rend. Pont. Acc. Arch., 21 (1945-46), p. 33 sgg. Giuseppe Lugli

LANCIANO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi nella provincia di Chieti. Ha una superficie di 26.216 kmq . con una popolazione di 192.344 ab. dei quali 190.925 cattolici, conta 37 parrocchie con 121 sacerdoti diocesani e 100 regolari, un seminario, 16 comunità religiose maschili e 33 femminili (1949).

Non è possibile, come vogliono taluni storici antichi, assegnare la diocesi di L. (Anxanum) al sec. vir. Oltre tutto, mancano assolutamente le fonti storiche prima del sec. x, quando si ha notizia nel 973 della fondazione dell'abbazia benedettina di S. Giovanni in Venere (Cottineau, II, col. 2720). Nel 1515 L. fu soggetta all'episodio teatino; ma in quell'anno stesso, il 27 giugno, Leone X
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(fot. Enii)
Lanciano, arcidicesi di - Brocca per Battesimo del 1603. Opera di oreficeria abruzzese - Lanciano, basilica di S. Maria del Ponte.

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Lanciann, abctinoceni di - Croce in argento. Opera di Nicola da Guardiagrele (1422) - Lanciano, chiesa di S. Maria Maggiore.
la elevò a scde vescovile. Alla reazione da parte degli arcivescovi di Chieti si oppose vigorosamente il primo vescovo Angelo Maccafani. Nel 1526 Clemente VII elevò a metropolitana la chiesa teatina, rendendo suffraganeo il vescovo di L. La lotta continuò serrata. Non bastò che il secondo vescovo fosse il card. Egidio Canisio da Viterbo, morto appena 8 mesi dopo; L. reclamò l'indipendenza e riuscì a ottenerla nel 1562 , col suo dotto vescovo Leonardo Marini, domenicano genovese che, protetto da Filippo II di Spagna, ottenne da Pio IV la dignità arcivescovile, pur senza suffraganei. Si troncarono cosi tutte le contestazioni e la pace tornò a regnare tra le due città. Tra i presuli successivi non mancarono figure elette per virtù e dottrina, tra cui, degni di menzione, fra' Antonio di S. Michele dei Minori, delegato nella Spagna durante la guerra contro i Turchi, e il munifico fra' Francesco Romezio, carmelitano spagnolo. Nel 1818 Pio VII soppresse la diocesi di Ortona e la unì a L., ma successivamente Gregorio XVI, il 15 febbr. 1834, ne ripristinò la sede, assegnandone tuttavia l'amministrazione all'arcivescovo di L., che prende il titolo di L. e Ortona.

La Cattedrale è dedicata a Maria S.ma Assunta in cielo. Dal 1834 l'arcivescovo di L. fu nominato ammistratore perpetuo di Ortona, unita a L. dal 24 nov. 1945.

Monumenti. - Il gotico ha lasciato larga impronta nelle chiese di L. La Cattedrale, iniziata nel 1389, non serba quasi più niente dell'antico sotto le forme neoclassiche che ebbe nei restauri del 1785-88; incompiuta la facciatv, barocco il campanile, neoclassico l'interno ad unica navata. Più integra invece è la chiesa di S. Maria Maggiore (1227) nonostante i rifacimenti dei secc. xiv e xvi. La parte migliore è la facciata con i due portali sormontati da rosoni, dei quali pregevole il sinistro (opera di F. Perrini, risalente al 1317), per lo sguancio a forti rilievi entro un timpano triangolare e le sculture di ottima fattura. Due delle tre navate interne hanno vestigia di
antico, divise da robusti pilastri. La chiesa conserva una Croce d'argento cesellata e smaltata da Nicola da Guardiagrele nel 1422. Altre memorie romanico-gotiche serbano le chiese di S. Francesco e S. Lucia (i portali), S. Nicola di Bari (sec. xv e un campanile del tardo romanico) e quelle di S. Biagio (sec. xII), con rudi forme romaniche e torre campanaria merlata, e S. Agostino, che, oltre ai portali e al rosone di un gotico in forme pugliesi, custodisce tre reliquiari preziosissimi del sec. xv. Notevole infine, presso L., l'antichissima abbazia di S. Giovanni in Venere, sorta con il celebre e ricchissimo monastero benedettino (ora distrutto) nel 973 , i cui abati conobbero i favori dei pontefici e degli imperatori, prima che si iniziasse nel sec. xiv la fatale decadenza. Oggi, la chiesa, nella sua veste romanica, non vive più che di memorie.

Bibl.: P. F. Kehr, Italia pontificia, IV, Berlino 1909, p. 277 sgg.: Lanzoni, I. p. 380: L. Renzetti, Notizie storiche dello città di L., Lanziano 1870, passim: G. M. Bellini, Notizie storiche del celebre monastero di S. Giovanni in Venere, Lanciano 1887; id., La chiesa di S. Maria Maggiore, ivi 1916, passim: B. Amorosa-C. De Titta, S. Giovanni in Venere, mi 1916 (con note storiche di L. Renzetti), p. i i sgg.; Cottineau, I, col. 1546. Pasquale Testini

LANCIZIO (Lanczycki o Lęczycki), Mikolai. Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Nieswiesz (Lutuania) il 10 dic. 1574, m. a Kowno (Lituania), il 30 marzo 1653. Lettura di opere apologetiche e studi costanti lo portarono nel 1590 alla conversione e, dopo aver convertito anche il padre, ad entrare nella Compagnia di Gesù (1592).

Compi gli studi nel Collegio Romano, affezionandosi in modo particolare a s. Tommaso. Sacerdote (1601), fu nello stesso Collegio prefetto delle cose spirituali e confessore, ricercato anche da gran numero di vescovi, prelati e famiglie romane; assegnato nello stesso tempo come aiutante del p. N. Orlandino nella ricerca di documenti per la storia dell'Ordine. Nel 1606, inviato in Polonia, fu professore di ebraico, S. Scrittura e teologia a Wilno; indi rettore a Kalisch e Cracovia, e poi provinciale di Polonia e Lituania. Nè mai cessò dai ministeri diretti per le anime in quelle regioni, assai bisognose.

Si distinse non solo sulla cattedra, nel governo e nell'apologetica contro i predicatori protestanti, ma anche nella profonda e sicura dottrina teologica, unita ad una soave unzione e discrezione, con cui scrisse molti opuscoli ascetici, che incontrarono assai. Ne pubblicò la serie completa di 21 il p. J. Bolland: Opuscula spiritualia (a vall., Anversa 1650); più volte ripubblicati in tutto o in parte e anche tradotti. Cf., p. es., J. Martino, Collectanea Lanciolaia (Parigi 1877) e l'edizione non ancora completa, iniziata a Cracovia nel 1883. Alcuni opuscoli principali : De meditationibus rerum divinarum recte peragendi; De condizione boni superioris (ed. più recente, Torino 1901); De efficacia S.mae Eucharistiae ad profectum spiritualem in virtutibus; De praxi divinae praesentiae; De praestantia Instituti S. 7.

Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 1446-53; C. W. KojatowiczB. Balbinus, Vita ven. p. Nicolai Lancicii, Praga 1600; G. Fell, Lancicius, in Kirchenlex., VII (1891), coll. 1378-81; M. Sopocko, M. Leczycki, Wilno 1935 (studio teologico-pedagogico).

Celestino Testore
LANDENBERG, Hugo von. - Vescovo, n. nel 1457 nel castello di Hegi presso Winterthur (Svizzera), m. a Meersburg nel 1532. Fra il 1477 ed il 1480 fu canonico e decano di S. Bartolomeo in Friesach (Carinzia); nel 1482 divenne familiario del Pontefice e priore di Trento; coprì la stessa carica nel 1484 ad Erfurt, dove poté anche studiare. Nel 1487 fu contemporaneamente canonico della chiese di Costanza, Basilea e Coira; nel 1492 protonotario apostolico e decano del Capitolo di Costanza; il 7 maggio 1496 fu eletto, con voto unanime, vescovo della città; fu ordinato prete il 18 luglio e verso la fine del mese fu confermato dal Papa; fu consacrato vescovo nella seconda metà di dic.

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(fol. Alinari)
Landi, Gaspare - Ritratto di A. Canova (1806). Roma, Galleria Borghese.

Nel 1488 nacque ad Esslingen la Lega sveva allo scopo di mantenere l'ordine nell'Impero. La Lega manifestò ovviamente una propensione a favore dell'imperatore Massimiliano I, contro gli Svizzeri che non intendevano sottoporsi alla giurisdizione del tribunale dell'Impero. H. von L., quando scoppiò la "guerra sveva" fra gli Svizzeri e la Lega, partecipiò per questa, ottenendo dall'Imperatore di essere spesso suo delegato nelle diete federali. Rigido e probo, lavorò alacremente per giungere a riformare l'episcopato; effettuò scrupolose visite nei conventi dal 1497 al 1522 . Ma per la sua debolezza e la sua bontà non seppe opporsi agli avversari dello Chiesa, in specie al Zwingli, cui agli inizi aveva dimostrato benevolenza. H. von L. non potè imporsi nemmeno nella sua sede vescovile e si rifugiò a Meersburg nel 1526 ; il 7 genn. 1529 rinunciò a dirigere il vescovado, di cui riassunse però l'amministrazione nel 1531.

Bibl.: G. J. Glatz, in Freiburger Diözesan-Archiv, 1875, pp. 101-40; Mitteilungen z. Gesch. Zwinglis u. der Reform, I, pp. 185-91; IV, pp. 315-17; A. Williburger, Die Konstanzer Bischöfe (Studien u. Texte, 34-35), pp. 1-136. Luciano Gulli

LANDI, Gaspare. - Pittore, n. a Piacenza il 6 genn. 1756, m. ivi il 24 febbr. 1830. Abbandonato giovinetto dal padre, fu accolto nel convento di S. Maria in Campagna, nella cui sagrestia restano alcuni ovati con ritratti di frati in aspetto di santi, prime sue opere note, già rivelanti la sua efficacia di ritrattista.

Passato a Roma, nel 1781, fu prima alla scuola dei Batoni, poi a quella del Corvi, diventando uno degli esponenti del movimento neoclassico ed ottenne largo successo dipingendo, secondo la moda del tempo, tele di soggetto mitologico o desunto dalla storia greco-romana. Numerosi sono anche i suoi dipinti di soggetto sacro, fra cui le due grandi composizioni con La Deposizione della Vergine nel Sepolcro, e Gli Apostoli che trovano il Sepolcro vuoto, nel duomo di Piacenza ( 1804 ), e quella con l'Andata al Calvario in S. Giovanni in Canale, pure a Piacenza (altre tele in S. Lorenzo di Piacenza, nella Cappella Colleoni a Bergamo, in S. Francesco di Paola a Napoli, ecc.). L'educazione settecentesca e la serietà e il gusto di fine
coloritore, se anche un poco lezioso, non lo salvano sempre dalla pedanteria accademica; il suo nome è oggi soprattutto legato alla sua attività di onesto e preciso ritrattista, il più acuto e fine fra gli accademici contemporanei. Fra i più noti è il ritratto di Antonio Canova (Roma, Galleria Borghese), cui fu legato di amicizia e cui successo, nel 1817, nella presidenza dell'Accademia di S. Luca.

Bibl.: L. Ambiveri, Gli artisti piacentini, Piacenza 1879, p. 166 sg.; M. Rigillo, Un pittore neoclassico dell'800, G. L., in Aurea Forma, 16 (1932), p. 65 sgg. Emma Zocca

LANDI, Stepano. - Musicista, n. a Roma ca. il 1590 , m. ivi ca. il 1655 . Nel 1619 divenne maestro di cappella di Marco Cornaro, vescovo di Padova, poi alla Madonna dei Monti in Roma; il 29 nov. 1629 fu nominato cantore nella Cappella Giulia e dal 1632 chierico beneficiato in S. Pietro. Allievo dei due Nanini, fu uno dei più celebrati contrappuntisti del suo tempo, e, pur conservando nelle sue composizioni la profonda severità dello stile polifonico, accolse le novità dello stile rappresentativo e anzi fece compiere notevoli progressi alla tecnica della composizione, soprattutto nel dramma sacro.

Compose: Madrigali a 4 e 5 voci (Venezia 1619; Roma 1625); La morte d'Orfeo, tragicommedia pastorale di Alessandro Matthei (Venezia 1619; Roma 1639); Arie da I a 2 voci (ivi 1620-38); Salmi a 4 voci (ivi 1624); Poesie diverse in musica (ivi 1628); Missa in benedictione nupitarum sex vocum (ivi 1628 ); il dramma sacro S. Alessio, su libretto del card. G. Rospigliosi, poi papa Clemente IX (ivi 1632); Messe a cappella a 4 e 5 voci (ivi 1639 ); e varia musica in raccolte del tempo. Il S. Alessio, con il quale s'inaugurò il 12 febbr. 1632 il teatro di Palazzo Barberini, può essere considerato un vero dramma sacro anticipatore, della famosa opera romana.

Il L. collaborò anche alla nuova edizione (Anversa 1644) degli inni del Palestrina, per incarico di Urbano VIII.

Bibl.: H. Goldschmidt, Studien zur Geschichte der italienischen Oper im 27. Jahrhunderts, Lipsia 1901, pp. 202 sgg., 252 sgg.; G. Canevazzi, Di tre melodrammi del sec. XVII, Modena 1904; H. Riemann, Handbuch der Musikgeschichte, II, 11, Berlino 1911, pp. 46, 91, 223, 270; G. Pavan, Un dramma musicale a Roma nel 1634: il s. Alessio di S. L., in Musica d'oggi, 3 (1921), p. 230. Anna Maria Gentili

LANDINI, Silvestro. - Gesuita, missionario popolare, n. a Margrate, nella Lunigiana, nel 1503, m. a Bastia di Corsica il 3 marzo 1554.

Già sacerdote, fu accettato da s. Ignazio nel 1540 , ma la sua salute delicatissima lo fece rimandare in patria, dove si diede tutto alle missioni in mezzo al popolo. Richiamato dal Santo e applicato nello stesso ministero, percorse città e campagne : visitò 130 posti nel Modenese, più di 150 nella Lunigiana, tutta la diocesi di Spoleto, il Ferrarese, il Reggiano e gran parte della Toscana e tutta la Garfagnana con frutto straordinario. Destinato da Giulio III, dietro richiesta dei genovesi «signori dell'ufficio di s. Giorgio " vi fu inviato ( 1552 ) come visitatore e commissario apostolico per restaurare la religione e il vivere civile in Corsica (da 70 anni non vi si era più visto alcun vescovo). Il lavoro straordinario ivi compiuto, anche in mezzo a persecuzioni, pericoli e denunzie calunniose a Roma, non lo distolsero dal suo apostolato di pace tra le famiglie e i vari paesi, di estirpazione dell'eresia infiltratasi, della riforma del clero, finché fu prostrato dal clima, dalla stanchezza e dalla malattia.

Bibl.: D. Bartoli, Dell'istoria d. C. d. G. L'Italia, I, Torino 1825, I. III, sapp. 3-114; id., Degli uomini e dei fatti d. C. d. G. (postumo), ivi 1847, pp. 196-217; Pastor, V. p. 409; L. Fumaccia, P. S. L., apostolo della Corsica (1303-34), Vicenza 1942. Celestino Tesore

LANDINO, Cristoforo. - N. a. Pratovecchio, nel 1424, m. a Firenze nel 1498. Fece i primi studi a Volterra, e fu poi maestro nello Studio fiorentino, segretario di parte guelfa, cancelliere della signoria.

Insigne umanista, tenne posto eminente tra i poeti latini del sec. xv, segnando con il canzoniere Xandra il

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trapasso dalle rozze forme del Marsuppini alle squisite eleganze del Poliziano. Piacevole espositore si mostra nelle quattro giornate delle Disputationes Camaédulentes, in cui, conciliando le teorie dei classici con il cristianesimo, mediante argomenti tratti da Cicerone, s. Agostino, s. Tommaso e dal Ficino (che è uno degl'interlocutori insieme a Lorenzo e Giuliano de' Medici, Donato Arcizzuoli, L. Battista Alberti ed altri) si discute intorno alla vita attiva e contemplativa, al sommo bene, Dio, in cui risiede la suprema felicità dell'uomo. Nel De vera nobilitate è lumeggiato il concetto umanistico che deriva le nobiltà dalle opere; mentre i dialoghi De nobilitate animae si riallacciano alle teorie ficiniane, sostenendo, contro gli avernisti, la divina nobiltà dell'anima umana. Grande impulso agli studi danteschi diede il commento del L. alla Commedia, che venne in luce nel 1481, istoriato dal Botticelli.

Bib.: Opere : De nobilitate animae, a cura di A. Paoli e G. Gentile, Pisa 1915-17; Curmina omnia, a cura di A. Perosa, Firenze 1939, Studi: A. Dalla Torre, Storia dell'Assadmioi plasmira di Firenze, ivi 1922, passim; G. Bottiglioni, La lirica latina in Firenze nella seconda metà del sec. XV, Pisa 1923, pp. 11 37; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 333-36 (bibl. a p. 339); P. G. Rieci, Alla ricerca di C. L., in Rinascita, 4 (1941), pp. 733-44. Irdiano Marchetti

LANDINO, Francesco. - Musicista, detto anche Franciscus de Florentia, Magister Franciscus, o il cieco degli organi. N. a Firenze nel 1325 e m. ivi il 2 sett. 1397, sepolto in S. Lorenzo. Malgrado la cecità che lo colpì giovanissimo, riuscì il più valente e famoso organista dell'età sua.

Fu organista in S. Lorenzo, esperto sonatore di vari strumenti (ad uno a tastiera, da lui inventato, diede il nome di "sirena delle sirene"), dettò musiche vocali di fresca ed aggraziata ispirazione e di liberi atteggiamenti melodici ed armonici. Chiamato nel 1564 a Venezia per le feste in onore del re di Cipro, fu da questi coronato d'alloro. Viene considerato uno dei maggiori esponenti dell'are nono fiorentina.

Compose numerosi madrigali, ballate, canzoni fino a 3 voci, in gran parte ancora manoscritte. Alcune composizioni figurano, in notazione moderna, in raccolte del Romagnoli, del Riemann, ecc.

BibL.: G. Carducci, Musica e poesia nel mondo elegante italiano del sec. XIV, in Studi letterari, Livorno 1874, p. 216 sgg.; R. Gandolfi, Una riparazione a proposito di F. L., Firenze 1888; G. Violl, Florenz in der Musikgeschichte des 14. Jahrhunderts, in Sinnenfeldude d. intern. Musikgesellschaff, 30 (1901-1902), p. 215 sg.; H. Riemann, Handbuch der Musikgeschichte, II, Lipsia 1907, p. 86; D. Sincero, F. L., in Il pianoforte, 2 (1922), p. 11 .

Anna Maria Gentili
LANDIVAR, Rafael. - Gesuita, umanista, n. a Guatemala il 29 ott. 1731, m. a Bologna il 27 sett. 1793. Dopo avere insegnato retorica e filosofia nei collegi dell'Ordine a Puebla e a Guatemala, fu espulso dalla sua patria dai decreti di Carlo III di Spagna e dopo vario peregrinare trovò rifugio a Bologna.

L'opera, che gli meritò il titolo di «Virgilio americano» è la Rusticatio Mexicana seu rariora quaedan ex agris Mexicanis decerpta (Modena 1781; 2ᵃ ed., accresciuta, Bologna 1789), nella quale, in dieci libri e limpidi versi virgiliani, riecheggianti le Georgiche, presenta le descrizioni più vive e più pittoresche degli usi e costumi e delle bellezze naturali della sua patria.

BibL.: Sommervogel, IV, col. 1457; J. Villacorta, Estudios bibliogr. sobre R. L., Guatemala 1931 (con le correzioni di A. Perez, La fe de erratos del libro "Estudios... ", in Anales de la Soc. de geogr. e bist. de Guatemala, 14 [1937], pp. 39-46); D. Vela, L., ibid., 18 (1943), pp. 327-38. Colombo Testore

LANDO, Girolamo. - Arcivescovo di Creta (ca. 1458-93), incaricato di una legazione pontificia in Slesia e Boemia (1460-62), patriarca titolare di Costantinopoli (1472-93), m. dopo la sua resignazione nell'autunno del 1493. Si acquistò meriti speciali nella sua legazione pontificia, riducendo il re boemo Giorgio Podiebrad all'obbedienza pontificia, e nei Sinodi di Creta, organizzati da lui con partecipazione degli altri vescovi cattolici di quest'isola, negli aa. 1467,1474,1486.

La biblioteca di S. Marco a Venezia possiede ancora un codice redatto da lui nel quale sono descritti i protocolli di questi sinodi in lingua latina; estratti larghi di questo volume furono pubblicati in versione greca da Agribangelos Zeruchakis.

BibL.: Eubel, II, II, p. 139; Pastor, II, pp. 161, 163, 183; A. Xeruchakis, Hegi tūv Zuvōbav voò G. L. ecc., in Sbalayia, 8 (1930), pp. 97-109; 9 (1931), pp. 27-45, 114-23; 10 (1932), pp. 136-62, 230-61; 11 (1933), pp. 59-68, 149-62, 240-51; G. Hofmann, Wie stand es mit der Frage der Kircheneinheit auf Kreta im XV. Jahrhundert?, in Orientalia christiana periodica, 10 (1944), pp. 91-115. Giorgio Hofmann

LANDO di Sezze, antipapa. - Di famiglia originaria tedesca, fu eletto nel sett. 1179 al pontificato, dai conti della campagna romana, in opposizione ad Alessandro III, che era riuscito ad ottenere la città. Prese il nome di Innocenzo III, e riparò presso i conti di Palombara. Ma inviato da Alessandro III, al principio del ir8o, Ugo Pierleoni a prendere la località, i conti che l'ospitavano glielo consegnarono per una somma di denaro. Fu confinato nel monastero di Cava ove chiuse i suoi giorni.

BibL.: F. Gregorovius, Storia della città di Roma, II, Roma 1900, pp. 384-85; P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale, Bologna 1947, p. 367. Alberto Ghinato
LANDOLFO da Milano. - Si conoscono due cronisti di questo nome :

1. L. seniore. - Ecclesiastico milanese vissuto tra i secc. xI-xII ; scrisse Mediolanensis historiae libri quatuor, che vanno dal 373 al 1085, da cui traspare vivace opposizione alla riforma di Gregorio VII, specialmente riguardo al celibato clericale. E una fonte storica utile, specie per il tempo a lui vicino, però non spassionata. La sua Cronaca in RIS (nuova ed., IV, in, Bologna 1942).

BibL.: L. A. Ferrai, I fonti di L., Roma 1895; A. Colombo, Il testamento di L. Seniore, in Archivio storico lombardo, 67 (1930), p. 129 sgg.; La Cronaca milanese di L. seniore, sec. XI, trad. it. con note di A. Visconti, Milano 1928.
2. L. Iuniora, o di S. Paolo. - Cronista milanese, n. ca. il 1077 e m. dopo il 1137, quando termina la sua cronaca. D'umile condizione, fu nipote del sacerdote Liprando, fervente sostenitore di Arialdo ed Eclembaldo Corta. Fu in Francia, ove si recò tre volte e studiò a Tours, Parigi e Laon. Lo zio, morto nel 1113, gli lasciò la chiesa di S. Paolo (da cui anche il nome), ma non la poté ottenere per l'ostilità dei vescovi Grossolano e Giordano da Cilvio. Nel 1116 partecipò a Roma al Concilio indetto da Pasquale II e nel in 8 otteneva lettere commendatizie da Gelasio II; dal vescovo Anselmo della Pusteria fu costituito capo dei cappellani; forse fu con il suo vescovo nel seguire, nel 1130 , le parti dell'antipapa Anacieto II. La sua Historia Mediolanensis, che va dal 1095 al 1137, fu scritto soprattutto con l'intento di difendere se stesso e lo zio Liprando, con danno della piena imparzialità.

BibL.: introd. all'ed. critica della Cronaca, curata da C. Castreloni, in RIS. V, fasc. III, nuova ed., Bologna 1934.

## Alberto Ghinato

LANDOLFO SAGACE. - Forse monaco, vissuto tra il sec. X e l'xi. Della sua personalità nulla si conosce : certo è soltanto che scrisse prima dal 1023, anno della morte dell'imperatore Basilio, che egli dà come vivente nella sua Historia Miscella; visse probabilmente nell'Italia meridionale.

Interpolò l'Historia Romana di Paolo. Egli non rielaborò i testi da cui attingeva, ma li ricopiò integralmente. Tra le sue fonti, oltre a Paolo, si ricordano: Orosio, s. Girolamo, Anastasio, Cassiodoro, Iordanes, il ven. Beda; nella scelta dei fatti narrati, si preoccupò più della storia politica che di quella ecclesiastica.

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(fot. Enc. Catt.)
Landolfo Sagace - Historia Miscella. Passo relativo all'imperatore Tito - Biblioteca Vaticana, cod. Pal. lat. 909, f. 97° (sec. 2).

BibL.: delle molte edizioni, anche moderne, la migliore è quella a cura di A. Crivellucci, 2 voll. (Fonti per la Storia d'Italia dell'Istituto storico ital., 49-50), Roma 1912-13, con ampia prefazione e bibl. Carmelo Trasselli

LANDONE, PAPA. - Di questo Pontefice non si sa quasi nulla. Era figlio di un ricco conte longobardo della Sabina, di nome Taino o Raino, successe ad Anastasio III sulla fine del 913 e mori nella primavera del 914 . Il tempo del suo pontificato, secondo il Chronicon Farfense, sarebbe stato di ca. 6 mesi; altri cataloghi e cronisti medievali ne contano un numero variabile da uno a sei (il Liber Pontificalis ne dà 3), mentre alcuni lo ignorano completamente (Martino Polono, Vincenzo di Beauvais).

BibL.: I. M. Watterich, Pontificum Romanorum vitae, I. Lipsia 1862, pp. 38, 669; Lib. pont., II, p. 239; F. Gregorovius. Storia della città di Roma, I, Roma 1900, p. 875; P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale, Bologna 1947, p. 105; A. Fliche-V. Martin. Hist. de l'Eglise, VII, Parigi 1948, p. 34. Alberto Ghinato

LANDTSPERGER, JOHANNES. - Carmelitano tedesco, n. fra il 1460 e 1470 , probabilmente a Landsberg sul Lech (Svevia), m. ca. il 1528 a Berna (Svizzera). Fatti gli studi presso le Università di Ingolstadt (1487) e Lipsia (1494), entrò fra i Carmelitani ad Augusta, dove seguì il movimento degli anabattisti.

Pubblicò un libro di G. Hutt sul come si deve comparare e giudicare la S. Scrittura (Ain Christliche underrichtung, wie die göttlich Geschrifft vergleycht und geurtigylt soll werden). Perseguitato perciò dal magistrato della città (allora ancor cattolica) fuggì a Berna, ove poco dopo morì. Fra le sue opere le più importanti sono: Uber den Zehent (1524); Kommunion unter beiden Gestalten (1524); Ober die Taufe (1526, 1528); Dic Masse (1528); Uber Widersprüche in Luthers Werken (1527).

Bibl.: M. Martin, 7. L., Erlangen 1902.
Ambrogio di Santa Teresa

LANFRANCO da Chema (o da Chemona). - N. nel 1189, m. a Bologna il 27 febbr. 1229; ricordato come uno dei celebri maestri giuristi di Bologna.

Secondo il Diplovataccio, avrebbe insegnato l'utrumque (as (diritto canonico e civile), ma il Sarti avanza dubbi, perché al suo tempo il connubio tra i due diritti non era ancora stato attuato. Le sue glosse tuttavia denotano una cultura civilistica, e le sue citazioni di canonici fanno pensare anche alla sua conoscenza del diritto della Chiesa. Dall'esame interno delle sue glosse si può dedurre che egli avrebbe letto e glossato le prime tre Compilationes antiquae. Il celebre Tancredi se ne servì nella compilazione del suo Apparatus. Le sue glosse portano le sigle L., La., Lan., il che lo fece qualche volta confondere con Laurentius, canonista spagnolo. A quesio confusione di sigle il Kuttner attribuisce la fama di L. canonista, che egli, con altri, reputa un errore. Il Gillmann ha dimostrato che le glosse attribuite a L. sono proprio di Laurentius. Sembra invece che L. sia stato il primo che abbia concepito l'unità dell'utrumque ius e che sia stato uno dei primi a tenere più lungamente l'insegnamento dei due diritti combinati a Bologna.

Nel 1203 si recò con altri ad aprire lo Studio di Vicenza, che non ebbe però lunga vita e fu sciolto nel 1209; egli tornò quasi subito a Bologna. Verso il 1217 entrò come oblato (il Necrologium s. Salvatoris lo dice conversus) fra i Canonici Regolari di S. Maria del Keno presso Bologna ai quali, in morte, lasciò molti beni. Qualche volta è citato dagli antichi canonisti.

Bibl.: S. Mazzetti, Repertorio di tutti i professori err., Bologna 1847, p. 177, n. 1784; G. F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des Canonischen Rechts, I, Stoccarda 1875; p. 198 sgg.: F. Gillmann, Laufrankus oder Laurentius, in Archiv für Kath. K'vchenr., 109 (1929), pp. 589-641; 110 (1930), pp. 157 186; S. Kuttner, s. v. in Nuovo Digesto ital., VII, p. 238; A. Sorbelli, Storia dell'Università di Bologna, Bologna 1940, pp. 81-83. Agostino Pugliese

LANFRANCO, Giovanni. - Pittore, n. a Parma il 26 genn. 1582, m. a Roma il 30 nov. 1647. Fu allievo di Agostino Carracci ma subì in seguito l'influenza del di lui fratello Annibale con il quale lavorò, in gioventù, a Roma. Dopo un breve soggiorno a Bologna, che gli fruttava numerose commissioni nel campo religioso, anche per le chiese di Parma e di Piacenza, il L. fece ritorno, verso il 1612, a Roma dove operò intensamente fino al 1631 , eseguendo fra l'altro la pala dell'altar maggiore in S. Giuseppe a Capo le Case, gli affreschi della cappella Bongioranni in S. Agostino (1616), i fregi della Sala Paolina al Quirinale, la decorazione della cupola di S. Andrea della Valle, le scene della Passione nella cappella Sacchetti a S. Giovanni dei Fiorentini, gli affreschi della cappella del Crocifisso nella basilica di S. Pietro.

Trasferitosi a Napoli verso il 1633 , vi lasciava un'impronta notevole con gli affreschi nella certosa di S. Martino e nella chiesa omonima e con quelli della cupola del Tesoro di S. Gennaro nel Duomo, già iniziati dal Domenichino. Ritornato a Roma, nel 1646 , compiva l'ultima sua decorazione con la Gloria del Paradiso, nell'abside di S. Carlo ai Catinari (1647). Al L. compete la qualifica di massimo esponente barocco della scuola dei Carracci, in quanto più di ogni altro pittore emiliano egli seppe ambientare i modi del Correggio nel clima della Roma secentesco, sfruttando lo spazio, specie nelle opere a fresco, per vistosi e teatrali effetti di colore e chiaroscuro, non senza un dinamismo prospettico alquanto esteriore, di rado sollecitato da genuini impulsi lirici. Ad onsi del suo prevalente tecnicismo figurativo, il maestro parmigiano denota talvolta, nelle opere da cavalletto, la capacità di assimilare con libera facondia lo spirito del Correggio, come si vede nella parte inferiore della tela Il Paradiso (Pinacoteca di Parma) e negli Angeli musicanti della chiesa dei Cappuccini, a Roma, frammenti di una pala incendiata. - Vedi tav. LIV.

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BinL.: II. Voss, s. v. in Thieme-Becker, XXII, pp. 309-11; N. Pevsner-O. Grautoff, Barachonclerei in den romanischen Ländern, Wildpark-Potsdam 1928, pp. 161-63; A. De Rinaldis, La pittura del Seicento nell'Itatia meridionale, Monaco e Firenze 1929, passim; D. Cavaliere, G. L. a Parma, in Aurea Parma. 15 (1931), pp. 218-23; id., Il pittore G. L. a Piacenza, in Bollett. stor. piacentino. 27 (1932), pp. 3-9; U. Nebbia, La pittura italiana del Seicento, Nuvara 1946, pp. xvir-avvii; G. Musa, Il pittore G. L., in Aurea Parma. 33 (1949), pp. 7-12. Alberto Neppi

LANFRANCO di Pavia. - Teologo benedettino e arcivescovo di Canterbury, n. a Pavia all'inizio del sec. xi, m. a Canterbury il 28 maggio 1089. Di nobile famiglia, ebbe un'eccellente formazione nelle scuole di diritto, che allora fiorivano in Pavia. Sfuluciato di non trovare insegnamento ad Avranches e Rouen, dove s'era recato, cercò pace nell'abbazia di Bec (Normandia). Amareggiato da contrarietà interne, decise di ritirarsi a vita eremitica, ma l'abate Erluino lo nominò priore e capo della scuola monastica.

Gli inizi dell'insegnamento furono duri, ma una circostanza mutò la situazione : avendo in quel tempo (1047) Berengario di Tours cominciato a diffondere i suoi errori eucaristici, L., recatori in Italia con Leone IX (1049), assistette ai Concili di Roma e di Vercelli, ove ingaggiò contro l'eretico una lotta decisa, talora aspra, che continuò in Francia. Il suo atteggiamento piacque ai vescovi e al duca, che lo consideravano ormai l'affiere dell'ortodossia; cosi L. divenne celebre e la scuola di Bec ebbe grande rinomanza: vi accorsero s. Anselmo di Aosta, Ivo di Chartres, Anselmo di Lucca (il futuro Alessandro II); da Roma Nicola II vi mandava i cappellani pontifici a perfezionarsi in dialettica e retorica.

Divenuto amico e consigliere di Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, fu fatto abate di S. Stefano di Caen, e, dopo la conquista d'Inghilterra (1066), arcivescovo di Canterbury (1070), ove sostenne molte lotte per la difesa dei diritti primaziali contestati da York e soprattutto per la riforma della Chiesa. Seguì in questo le direttive di Gregorio VII, attenuandone però l'intransigenza sui due punti capitali del celibato e dell'investitura laica. Ciò dispiaegue al Papa, con cui L. ebbe relazioni abbastanza fredde. Al momento in cui Enrico IV oppose a Gregorio l'antipapa Guiberto (Clemente III), L., insieme con l'episcopato inglese, si rifugiò in una comoda ed equivoca neutralità.

Uomo di azione, dotato di genio politico, L. non fu un dotto di professione; seppe tuttavia trattare quegli argomenti che le circostanze imponevano alla pubblica considerazione. Alcune opere, p. es., il Commentarius in Psalmas, sono perdute; rimangono invece: Commentarius in epist. s. Pauli (PL 150, 101-406) sulla cui autenticità si è discusso; Decreta pro Ordine s. Benedicti (ibid., 443-516), minuziosa esegesi della Regola di s. Benedetto; Liber de celanda confessione (ibid., 624-32), importante per la storia del sigillo sacramentale e per le concezioni medievali sulla necessità della Confessione; Epistolorum liber (ibid., 505-624), una sessantina di lettere, preziose per la storia del diritto canonico e della teologia (Ep. 33 sulla Comunione dei bambini e sulla necessità dell'Eucaristia) ; Libellus de Sacramento corporis et sanguinis Christi contra Berengarium (ibid., 407-42), l'opera più nota di L. Nella prima parte confuta Berengario, cui rinfaccia di oscillare tra una spiegazione semplice (quella di Umberto di Selva Candida, espresso nel giuramento a lui imposto da Nicola II, nel 1159) e una sottile (quella di Scoto Eriugena, cui allora era attribuita l'operetta eucaristica di Renesimo (v.), mentre si trattava di accertare o no la dottrina della Chiesa, che rigetta il puro simbolismo, privo di qualunque fondamento nei testi di s. Ambrogio e di s. Agostino, tanto volentieri citati. Nella seconda svolge il pensiero cattolico in forma positiva formulando, in termini assai felici, le tre verità della presenza misteriosa del corpo e del sangue di Cristo, della Transustanziazione e della obbiettiva realtà de