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itati. Nella seconda svolge il pensiero cattolico in forma positiva formulando, in termini assai felici, le tre verità della presenza misteriosa del corpo e del sangue di Cristo, della Transustanziazione e della obbiettiva realtà delle specie esterne. Giustifica poi la sua posizione invocando l'autorità della Scrittura e dei Padri. Arreca testi, di cui fornisce un'esegesi talora esatta (p. es., quanto a s. Ambro-
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(Int. Enc. Catt.)
Lanfranco di Pavia - Commentarin alla prima Lettera ai Corinti con postille di L. - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 143. f. 67 (sec. xit).
gio), qualche volta forzata (p. es., quanto a s. Agostino); comunque difende, con precisione teologica, la compossibilità nello stesso mistero del Sacramentum e della res. Quanto al modo della Transustanziazione si limita ad osservare: «Mysterium fidei credi salubriter potest, vestigari utiliter non potest» (PL 150, 421-27).

S merito di L. l'aver smascherato la tendenza razionalistica, base del procedimento teologico di Berengario, e di aver difeso, con fermezza, il primato dell'autorità in teologia. Pertanto l'opera eucaristica di L. è una vigorosa testimonianza della fede tradizionale, più che un tentativo di penetrazione del dogma.

Bruz.: Mila Crispinus, Vita Lanfranc: PL 130, 29-38; Guilelmus Malmeaburgensis, Gesta pontificum Anglorum: PL 189. 1428-79; I. de Crosalz, Lanfranc et Guillaume le Conquérant, in Revue des questions historiques, 30 (1881), pp. 339-82; H. Böhmer, Die Fältshunger Erzbischof Lanfranke von Cantorberg, Lipsia 1902; E. Amann-A. Gaudel, s. v. in DThC, VIII, II, coll. 25582570; R. Heurtovent, Durand de Traarn et les origines de l'hérésie bérengarienne, Parigi 1912, passim; S. Mac Donald, Lanfranc. A study of his life, work and writing, Oxford 1926; I. Geiselmann, Die Eucharistielehre der Vorscholastik, Paderborn 1926, pp. 365-75; G. Paré-A. Brunet-P. Tremblay, La Renaissance du XIIe siècle. Les écoles et l'enseignement, ParigiOttawa 1933, passim; L. Ramirez, La controversia eucaristica del siglo XI. Berengario di Tours a la luz de sus contemporáneos, Bogotá 1940, pp. 39-42; I. De Ghellinck, Le noustement théologique au XIIe siècle. 2° ed., Bruges-Parigi 1948, passim; R. Southern, Lanfrane of Bec and Berengar of Tours, in Studies in medieval history presented to P. Pocrkhe, Oxford 1948, pp. 27 48; P. Anciaux, La théologie du Sacrement de la Pénitence au XIIe siècle, Lovanio-Gembloux 1949, pp. 16, 31, 32, 34, 35, 37, 43. 164. 608 . Antonio Piolanti

LANG. Matthäus. - Cardinale, n. nel 1468 ad Augusta, da famiglia patrizia decaduta, m. il 30 marzo 1540 a Salisburgo. Entrò come segretario presso l'imperatore Federico III, fu poi consigliese di Massimiliano.

Nominato vescovo di Gurk in Carintia il 6 ott. 1501, venne in Italia nel 1511 ed ebbe gran parte nelle trattative che tennero dietro alla Lega di Cambrai ed al Concilio scismatico di Pisa. Giulia II, che la aveva creato cardinale in pectore il 10 marzo 1511, lo pubblicò il 24 nov. 1512, dopo l'accordo con l'Imperatore. Frattanto il L. era riuscito ad ottenere la coadiutoria con diritto di successione

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per Salisburgo (10 ott. 1512) conservando Gurk, ed il 3 dic. aveva prestato ubbidienza a nome di Massimiliano. Leone X lo favorl con benefici e lo consacrò il 17 dic. 1513 . Ritornò in Germania nel 1514, malveduto degli Italiani per la sua arroganza. Divenne arcivescovo il 15 giugno 1519. Al dilagare del movimento protestante in Germania, procedette all'attuazione di riforme ecclesiastiche con il Sinodo di Mühldorf (1522) e prese gravi misure contro i predicatori luterani, misure che portarono alla rivolta dei contadini nel Sallaburghese.

Bibl.: A. Schopf, Ein Diplomat Kaiser Maximilians, M. L., Vienna 1882; Pastor, III-V, passim; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, v. indice. Silvio Parlanj

LANGE, Friedrich Albert. - Filosofo tedesco, n. a Wald presso Solingen il 29 sett. 1828, m. a Marburgo il 21 dic. 1875 . Dopo aver attivamente insegnato nelle scuole medie e come Privatdozent di psicologia e pedagogia a Bonn (1855), fu professore di filosofia a Zurigo (1870), quindi a Marburgo (1872). Può considerarsi il fondatore del neokantismo. L'opera sua principale è la Geschichte des Materialismus und Kritik seiner Bedeutung in der Gegenwart (Iserlohn 1886; ristampa con modifiche dell'autore stesso nel 1873; 7° ed. ampliata, Lipsia 1902; nuova ed. ivi 1921; trad. it. di A. Treves, 2 voll., Milano 1932), uno dei contributi migliori della storiografia tedesca del secolo scorso ed ancora oggi utilissimo.

Il neokantismo del L. è maturato attraverso la ricostruzione storico-critica del materialismo; anche ammessa la tesi fondamentale del materialismo (spiegazione dell'attivita spirituale con la legge della conservazione della forza e con il funzionamento del sistema nervoso e in generale dell'organismo fisiologico), resta nondimeno che tutti i fatti materiali sono rappresentazioni del soggetto e perciò la realtà fisica è tale in quanto così la fa apparire la nostra costituzione mentale. La nostra esperienza dipende dalla nostra organizzazione intellettuale; se fossimo organizzati diversamente sperimenteremmo e penseremmo diversamente (e cosi avviene per altri esseri diversamente organizzati) e perciò gli oggetti apparirebbero diversi (Gesch. d. M., trad. cit., I, p. 6). Dunque, il mondo sensibile non è che un prodotto della nostra organizzazione e i nostri organi corporei (come tutto quanto il mondo fenomenico) sono soltanto immagini di un oggetto sconosciuto; perciò il fondamento trascendentale della nostra organizzazione ci è ignoto (ibid., II, p. 423). Uscire dal fenomenico per raggiungere il noumenico o la cosa in sé è per L. impossibile. E evidente che in tal modo il L. non critica il materialismo sulla base del criticismo kantiano, ma interpreta Kant in maniera empiristica (e non esclude che nel futuro sia possibile una traduzione in termini fisiologici del kantismo). Anche i valori morali ed estetici per L. non si possono cogliere fuori del mondo fenomenico, a cui limita invalicabilmente il sapere positivo.

Ma l'uomo non può contentarsi di questo sapere e perciò con la "creazione poetica " si crea un mondo ideale, quel mondo intellegibile di cui parlano Kant e Platone, ma senza essersi convinti che non è oggetto di scienza dimostrativa. Cosl il L., in fondo, finisce per dare ragione al materialismo: quel che l'uomo conosce e sa è solo il mondo corporeo, il cui limite è valicabile solo dalla fantasia poetica. Ciò però non significa, come qualche critico ha sostenuto, che il L. faccia svaporare il reale nel regno dei fantasmi: la fantasia creatrice non è fantasticheria, ma attività rivelatrice di una realtà non ingannevole. Allo stesso modo la religione non vale per il solo contenuto teoretico, ma perché eleva al di sopra del fenomenico e crea (anche essa è "poetica v) una patria spirituale.

Altre opere principali : Die Grundlage d. math. Psychologie (Duisburg 1865); Die Arbeiterfrage (ivi 1865; Lipsia e Berlino 1910); Beitr. zur Neubegründung d. formalen Logik u. d. Erkenntnistheorie (Iserlohn 1877); inoltre insieme con F. Weinkauff: Die päpstl. Rundschreiben u. di 80 verdammten Sätze (contro il Sillabo, anon., 1865; con il tit. Antizyllabus, 1875).

Bibl.: H. Vaihinger, Hartmann, Dühring und L.., Iserlohn 1876; S. H. Braun, F. A. L. als Sozialchouan, Halle 1881; R. Stölzle, Franz Hoffmann u. F. A. L., in Philos. Jahrbuch, 30 (1917), pp. 313-19; G. De Ruggiero, La filos. contemporanea, 5° ed., I, Bari 1947, pp. 67-70. Michele Federico Sciacca

LANGENIEUX, Benoît-Marie. - Cardinale arcivescovo di Reims, n. a Villefranche (Rodano) il 15 ott. 1824 , m. a Reims il 1° genn. 1905. Ordinato nel 1850 , fu successivamente parroco a Parigi di alcune importanti parrocchie, finché, nel 1871 , venne nominato vicario generale dell'arcidiocesi. Vescovo di Tarbes nel 1873 , l'anno successivo fu promosso alla sede di Reims, che governò per oltre trent'anni. Nel 1886 gli fu conferito da Leone XIII il cappello cardinalizio, con il titolo di S. Giovanni a Porta Latina.

Legato a latere ai Congressi cucaristici di Gerusalemme, di Reims e di Lourdes, promotore della beatificazione di Giovanni d'Arco, che celebrò ad Orléans nel 1885 con un discorso rimasto famoso, si compiacque particolarmente del titolo di ardinale degli operai», attribuitogli per la parte cospicua da lui presa nel campo sociale, in applicazione dell'enciclica leoniana Rerum novarum. Iniziatasi la politica antireligiosa del governo francese, il cardinale di Reims fu tra i più saluati difensori dei diritti della Chiesa e diede alle stampe due scritti particolarmente importanti : la Déclaration des cardinaux et exposé de la situation faite à l'Eglise de France (1892) e la Lettre au Président de la République (1904). Gli si deve anche una storia della Chiesa, largamente usata nei seminari francesi.

Bibl.: A. Prèset, S. E. le card. L., Reims 1005; A. Largent, Le card. B.M.L., Parigi 1911. Renzo U. Montini

LANGENSTEIN: v. heinsuche von langenSTEIN, HEINRICH.

LANGEVIN, Louis-Philippe-Adélard. - Arcivescovo, n. il 23 ag. 1853 a St-Isidore (Canadà), m. il 15 giugno 1915 a Montréal. Nel 1881 divenne oblato di Maria Immacolata, nel 1882 sacerdote, professore di teologia all'Università degli Oblati a Ottawa, nel 1893 parroco a Winnipeg, nel 1894 arcivescovo di St-Boniface.

Instancabilmente condusse la lotta contro l'ingiusta legislazione scolastica della provincia di Manitoba e insisté sul diritto dei Franco-Canadesi alla loro lingua. Per i numerosissimi immigrati (il numero dei cattolici salì da 29.000 nel 1895 a più di 100.000 nel 1915) eresse 80 nuove parrocchie, mirando sempre a salvaguardare i diritti naturali delle varie nazionalità a chiese e sacerdoti propri. Ai Ruteni procurò sacerdoti del loro rito, scuole proprie e un giornale. Costruì la nuova cattedrale di St-Boniface. Sviluppò le scuole cattoliche chiamando altri istituti religiosi e fondando le Oblate del S. Cuore e di Maria Immacolata.

Bibl.: A. Morice, Vie de ugr L., St-Boniface 1916; Streit, Bibl., III, p. 910 .

Giovanni Rommerskirchen
LANGLAND, William. - Poeta inglese medievale, n. intorno al 1332, m. intorno al 1400 , secondo le congetture di W. W. Skeat. Nulla di preciso si conosce della sua vita, all'infuori di quanto si ricava dal testo della sua opera The vision of Piant the plowman, poema allegorico in versi allitterativi, rappresentazione sobria ma potente della vita del cristiano in cerca di verità.

Il poema è importantissimo anche come documento della vita sociale e religiosa delle classi meno abbienti del tempo. Piers, che indica in linguaggio allegorico la via della verità al popolo, finisce per identificarsi con Cristo stesso. L'opera, sobria e a volte cupa, è un necessario complemento alle vivaci rappresentazioni del Chaucer. L'autore vi si mostra assai severo nei confronti del clero e propenso a interpretare la vita cristiana come imitazione del messaggio evangelico nella sua interezza; ma

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al pari di Chaucer, subbene da lui diversissimo, è immune dal lollardismo, molto rigoroso e pienamente ortodosso nei confronti della Chiesa. Si posseggono tre versioni del poema, di cui la seconda e la terza sono amplificazioni dovute forse ad altro autore, testi comunque più involuti, la cui autenticità è ancora dubbia. Il poema di L. è una tipica visione medievale, con personificazioni di vizi e virtù. L'autore è considerato il maggiore dei contemporanei di Chaucer.

Brill.: Per il Piers the ploseman, v. l'ed. a cura di W. W. Skeat, Oxford 1886; A. H. Brigth, New light on Piers plowman, con introd. di R. W. Chambers, ivi 1928 . Augusto Guidi

LANGHES, DIOCESI di. - Diocesi e città capoluogo di circondario (dipartimento dell'Alta Marna, Francia).

La diocesi si estende per una superfice di 622 I kmq. con una popolazione di 181.840 ab. dei quali 180.000 cattolici. La diocesi è suddivisa in 3 arcipreture e 29 decanati; le parrocchie sono 444 con ro6 dipendenze; 94 parrocchie appartennero già alla diocesi di Toul, 70 a quella di Châlons, 13 a quella di Troyes e 13 a quella di Besançon. La diocesi conta 244 sacerdoti diocesani e 28 regolari; ha grande e piccolo seminario, 7 comunità religiose maschili e 49 femminili (1950).

L. è l'antica Antematurum capitale dei Lingoni. Nel 301 d. C. Costanzo Cloro vi sconfisse gli Alamanni. Fece parte della Lugdunensis prima; la città fu incendiata dai Vandali e da Attila. La diocesi venne soppressa il 29 nov. 1801 e incorporata a Digione; fu poi ristabilita da Pio VII il 27 luglio 1817 e confermata il 6 ott. 1822 con la bolla Paternae charitatis.

Il catalogo degli antichi vescovi di L. si ha in tre copie; la prima è quella di St Etienne di Digione; la seconda è data dal ms. 6042 della Bibliothèque nationale di Parigi; la terza dal ms. 4910 della stessa Bibliothèque. Le prime due liste giungono fino al vescovo Gualtiero di Borgogna (1163-79); la prima fu continuata poi fino a Guglielmo di Joinville (1209-19). Primo vescovo di L. noto è Desiderio che figura nel 346; Apruncolo è ricordato in una lettera di Sidonio Apollinare (IX, 10); riparò in Alvernia per salvarsi dai Burgundi (Gregorio di Tours, Hist. Franc., II, 23). Gregorio, già conte di Autun, trasavolo di Gregorio di Tours (Vitae PP., VIII, 6), fu vescovo dal 506 al 539-40; il suo epitafio fu composto da Venanzio Fortunato (IV, 2); gli successe Tetrico ricordato da Gregorio di Tours (Hist. Franc., IV, 16; V, 15; VII, 5; ca. 540-73). Nel 769 il vescovo Erlolfo è presente al Concilio di Roma (Lib. pont., I, p. 473); suo successore fu il fratello Ariolfo, fondatore del monastere di Ellwangen nel Würtemberg (Cortineau, I, coll. 1242-43). Argrimus (m. nel 909) di cui si conserva l'epitafio nel Museo di Châlons-sur-Saône (CIL, XIII, 2628). Ugo, figlio del conte Gelduino, fu il primo a scrivere contro Berengario (De corpore et sanguine Christi: PL 142, 13251339). La potenza dei vescovi di L. si andò sempre più affermando anche civilmente, tanto che fin dal sec. ix essi possedevano la città di Digione. Fin dal 967 il vescovo di L. si era sostituito al conte laico. Il b. Bruno di Roncy ( 980 -1016) viene detto il più grande vescovo della Francia feudale. A lui successe il vescovo Lamberto (1016-30); al tempo del vescovo Arduino si recò a L. il papa Leone IX nell'otl. roso e vi consacrò Fromondo, vescovo di Troyes (Jaffé-Wattenbach, n. 539); il 24 febbr. 1207 vi si fermò il papa Pasquale II, dopo aver dedicato la chiesa di Beze (ibid., n. 6125). Nel sec. xit grande fu l'autorità dei vescovi divenuti duchi di L.; essi batterono moneta certamente dal tempo del vescovo Ugo di Breutil (1032-49) fino a quello del vescovo Guglielmo di Durfort (1306-18). I vescovi di L. furono tra i sei pari ecclesiastici di Francia almeno dal 1153 al 1214. Si ricordano inoltre Roberto di Torote (1232-40), Bertrando di Got, zio di Clemente V (1306-1307). Il Capitolo della Cattedrale ebbe giurisdizione e potere temporale fin dal tempo di Ludovico il Pio (834) e del vescovo Alberico. Si ebbero poi dissidi tra il vescovo e il Capitolo che culminarono con il Concordato del 1516 il quale tolse
ai canonici il diritto di nomina del vescovo (M. Le Grand, Le Chapitre cathédral de L. de la fin du XIIe siècle au Concordat de 1516, Parigi 1931).

Si ricordano pure Sebastiano Zamet (1615-54); Cesare Guglielmo di Luzzene (1770), creato cardinale e tornato a L. dal 1817 al 1821 ; P. L. Parisis (1835-51).

La Cattedrale, dedicata a s. Mammes di Cesarea, ha la facciata rifatta tra il 1761 e il 1786 ; l'interno è della fine del sec. xir con rimaneggimenti dei secc. xili-xv; a sud della Cattedrale chiusivo del xili sec. Altre chiese notevoli sono S. Martino a 5 navate, iniziato nel sec. xili. con restauri dei secc. xVI-xviII; St-Didier, romanica.

Appartengono alla diocesi di L. il ven. G. Urbano Hanipsux S.J., missionario nel Canadà insieme con i venn. G. Mance e J. Mariet; il p. P. Lemoine S. J. (1602-71); il filosofo Diderot (1713-84).
Brill.: A. Roussel, Dossiue de L., 4 voll., Langres 1873-79: L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, II, Parigi 1907; p. 51 sg.; II, II, ivi 1910, pp. 183-91; Eubel, I, p. 307; II, p. 178; III, p. 226; M. Legrand, Le Chapitre cathédral de L., 1179-1516, Parigi 1931: Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948-49, Parigi 1948, pp. 354-55, 584-86, 1030; F. Claudon, Un condominium ecclisiastique: patrie épiscopale et jurisdiction capitulaire, in Revue d'histoire ecclisiastique, 44 (1949) pp. 5-29. Sulla liturgia di L., cui apparterrebbe il lezionario di Luxeil, cf. P. Salmon, Le lectionnaire de Luxeuil, Roma 1944; id., La liturgie longroise au XIIe-XIIe siz., d'après le ms. 789 de Paris, in Miscellanea... L. C. Mohlberg, I, Roma 1948.

Enrico Josi
LANGSON e CAOBANG, vicariato apostolicó di. - Situato nell'estremo angolo nord-orientale del Tonkino (Vietnam) comprende le due provincie civili di L., C. e la metà della provincia di Hahian. Questa missione fu eretta in prefettura apostolica il 30 dic. 1913, per dismembramento del vicariato del Tonkino settentrionale (oggi Bacninh) e affidata ai Padri domenicani francesi della provincia di Lione. La sua elevazione a vicariato apostolico avvenne l'ir luglio 1939.

Ha un territorio di kmq. 25.000 , prevalentemente montuoso, e una popolazione di ca. 350.000 abitanti, formato di diverse razze, tra cui le principali Thai, Meo, Man, in parte nomadi, aventi lingua, costumi, superstizioni e foggia di vestire distinti. Oltre le due città di L. e C., vi sono più di duecento villaggi, dispersi nelle montagne.

Durante la seconda guerra mondiale la missione ebbe a subire molti e gravi danni per l'occupazione giapponese e le sue condizioni permangono tuttora anormali a causa della guerra civile nel Vietnam. Essa conta 4964 cattolici, in maggioranza annamiti, provenienti dal Delta tonkinese, 396 catecumeni, 14 sacerdoti nazionali e 18 esteri, 38 suore indigene e 5 estere, 4 seminaristi maggiori, 19 stazioni primarie e 3 secondarie, un ospedale, 4 orfanotrofi, un ricovero per vecchi, un lebbrosario. La città di L. è la residenza dell'Ordinario.

Brill.: Arch. di Prop. Fide, posiz. n. 2072/24: id., Relazione annuale, posta, n. 4085/30: AAS, 6 (1914), pp. 29-30; 31 (1939), pp. 604-606; MC. 1930, pp. 280-81.

LANGTON, STEPHEN. - Teologo e cardinale, n. in Inghilterra ca. il 1150, m. a Slindon il 9 luglio 1228. A Parigi segui le lezioni di Giovanni Beleth e di Pietro Comestao, e ottenuto il magistero in teologia verso il 1180 , insegnò nell'Università per una ventina d'anni.

Creato cardinale da Innocenzo III (22 giugno 1206) e arcivescovo di Canterbury (donde il nome di Stephanus Cantuariensis) il 17 giugno 1207, la sua elezione fu contestata dal re d'Inghilterra, ed egli non poté entrare in sede che nel 1213. Come arcivescovo cantuaricone ebbe un'attività, che incise nella storia nazionale d'Inghilterra: cooperò alla redazione della Magna Charta, presiedette nel 1228 al Concilio di Oxford. Secondo l'uso medievale ebbe il titolo di Doctor nominatissimus. Uomo straordinariamente colto, scrisse postille e glosse a quasi tutti i libri della S. Scrittura, un commento alla Historia scholastica di Pietro Comestao, quaestiones e sermones in gran numero, soprattutto due numune teologiche di particolare importanza. Se si eccettua il Sermo in transl. s. Thomae Cantuariensis (PL 190, 407-24) tutto è rimasto inedito. P. Glo-

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rieux (Répertoire des maitres en théologie de Paris an XIII* siècle, I, Parigi 1933, pp. 238-60) fa un elenco esatto di tutte le opere del L. con l'indicazione dell'incipit e dei codici, ove sono contenute.

BibL.: F. M. Powicke, S. L., Oxord 1928: O. Lottin, L'anthenticité de la Summa d'Eternne L., in Zeitscheft für Kath. Theologie, 23 (1929), pp. 495-504: G. Lacombe - I. Smuller, Studies on the Commentaries of card. S. L., in Archives d'histoire doctrinale et littéraire du moxen der, 5 (1930), pp. 1-266; A. Landgraf, Zur Chronologie der H'urhe S. L.1, in Recherches de théologie ancienne et médiévale, 3 (1931), pp. 67-71; J. Kürzinger, Nuove Forschungen zur Exegese des Kardinals S. L., in Biblitu, 13 (1932), pp. 385-98: I. De Ghellinck, L'essor de la littérature latine au XIIc siècle, 2 voll., Parigi 1946, passim (v. indice); id., Le mouvement théologique du XII siècle, 2° ed., Bruges - Porici 1948, passim (v. indice);

Antonio Piolanti
LANGUET, Hubert (Hubertus Burgundus). Uomo di Stato francese, n. a Vitteaux in Burgundia nel 1518, m. ad Anversa il 30 sett. 1581. Assai colto in diritto, teologia, storia e scienze, fece viaggi nella Svezia, in Italia, in Francia e nei Paesi Bassi, mantenendosi soprattutto in contatto con Melantone, di cui subì il pernicioso influsso. Nel 1547 apostatava al protestantesimo e nel periodo 1560-77 diveniva agente diplomatico del principe elettorale di Sassonia, prima in Francia, poi, dal 1573, nella corte imperiale di Massimiliano II, facendosi difensore degli interessi dei protestanti tedeschi.

Scritti: Historica Descriptio susceptae a Caesarea Maiestate executionis contra Imperii Romani rebelles et captae urbis Gothae (Gotha 1567); Epistolae politicae et historicae ad Philippum Sydnaeum (Francoforte 1633); Epistolae ad Joachim Camerarium patrem et Joachim Camerarium filium (Groninga 1646); Arcana saeculi decimisexti; Epistolae secretae ad principem Augustum Saxoniae ducem (Halle 1699); Decades tres Epistolarum Langueti, Camerarii, Cratonis et Penceri (Francoforte 1702). Talvolta gli vengono falsamente ascritte le Vindiciae contra tyrannos, un'opera di P. du Plessis-Mornay.

BibL.: H. Chevreuil, Etudes sur le XVIc siecle, Hubert L., 1518-8r, 2° ed., Parigi 1836: E. Grégoire, s. v. in Nouvelle biographie générale, XXIX, coll. 433-44; J. Bänel, H. L., Oppeln 1872: G. Allomano, s. v. in LThK, VI, col. 382.

Jaroslav Skarvada
LANGUET DE VILLENEUVE DE GERCY, Jean-JOSEPH. - Arcivescovo di Sens, n. a Digione il 24 ag. 1677, m. a Sens l'1 i maggio 1753. Si addottorò alla Sorbona nel 1701; fu cappellano della duchessa di Borgogna, vicario generale di Autun (1709), superiore delle Visitandine di Paray-Le-Monial, vescovo di Soissons (1715), arcivescovo a Sens (1731), membro dell'Accademia Francese (1721). Dal 1718 diventò l'avversario più attivo dei giansenisti che ottennero dal Parlamento la condanna di un suo opuscolo; proibì l'insegnamento alle Orsoline che si erano rifiutate di accettare il suo Catéchisme du diocèse de Sens, origine di vivaci polemiche.

E autore di opere ascetico-dottrinali che godettero di larga diffusione; particolare importanza però ebbero le opere polemiche tradotte anche in latino a proposito della bella Unigenitus contro gli Appellanti (v. GIANSENISBO) e del suo stesso Catéchisme. Le opere pastorali furono raccolte in cinque volumi (Parigi 1752).

BibL.: Biblioteca municipale di Sens: Collection L., 61 voll. in fol. e in-40, preziosa raccolta per la storia del giansenismo dal 1705 al 1742, con numerosi manoscritti; Hurter, IV, coll. 973, 1400; J. Carreyre, s. v. in DThC, VIII, II, coll. 26012606; H. Bremond, Hist. littéraire du sentiment religieux en France, IV, Parigi 1920, p. 374; Pastor, XV, pp. 450-51; XVI, I, pp. 174-76.

Mario Gaspari
LANLUNG, diOCESI di. - Nella Cina centromeridionale. Eretta in prefettura apostolica, il 16 febbr. 1922, con 9 sottoprefetture civili della missione di Kweiyang (v.) nella provincia del Kweichow e 4 sottoprefetture della missione di Nan-
ning (v.) nella provincia del Kwangsi, il 27 apr. 1927 fu elevata a vicariato apostolico e l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, a diocesi suffraganea di Kweiyang. E affidata alla Società delle Missioni Estere di Parigi.

Ha una estensione di 45.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione di 1.500 .000 ab., i cattolici erano 11.429 e i catecumeni 5214 . Oltre al vescovo, vi erano 17 padri delle Missioni Estere di Parigi e 14 sacerdoti secolari e. nesi. Nel Seminario preparatorio studiavano 20 alunni, 9 in quello minore e 2 nel maggiore di Kweiyang. Il personale ausiliario era formato da 33 suore, di cui 26 cinesi; 43 maestri; 52 catechisti. Il territorio, diviso in 19 stazioni con residenza del missionario e 312 stazioni secondarie, aveva 1 chiesa e 41 oratori pubblici. Tra le opere figuravano 2 ospedali, 11 dispensari di medicinali, 12 orfanotrofi con 124 ricoverati, 1 ospizio per vecchi con 80 degenti. Le 20 scuole elementari avevano 278 bambini, le 27 di preghiera e primi elementi 802 ascoltatori.

H p. Müller, mandato a L. nel 1863, da mons. Fourie, vicario apostolico del Kwechow, vi fondo una residenza, che presto fu distrutta per una rivolta dei musulman e fu massacrato lo stesso p. Müller, cui, nel 1873, successe il p. Renau, fondatore di diverse cristianità. Il p. Aubrycresse in seguito altri centri che raccoglievano ca. 400 cristiani e 2000 catecumeni. Ma il vero fondatore della missione tra i Dini (popolazione primitiva che forma 1 tre quarti degli abitanti, numerosa specialinente nelle 4 sottoprefetture civili della provincia del Kwangs) fu il padre Alfonso Schotter (m. nel 1903), che in 15 anni di apostolato aprì più di 40 scuole e getto le basi di fiorents cristianità. Nel 1910 si contavano 7100 fedeli.

BibL.: AAS, 14 (1922), pp. 183-84; 19 (1927), pp. 301-302; GM, p. 201; Archirin S. Coner. de Prop. Fide, Relazione I.., 1949; MC, 1950, pp. 391-92.

Adamo Pucci
LANSING. - Città e diocesi nello Stato di Michigan (Stati Uniti).

Ha una superficie di 8713 miglia quadrate e comprende le contee di Berrien, Branch, Calhoun, Cass, Clinton, Eaton, Genesec, Hillsdale, Ingham, Jackson, Kalamazoo, Livingston, St. Joseph, Shiawassee e Van Buren, tutte nello Stato di Michigan.

Su una popolazione di 1.001 .648 ab., conta 90.000 cattolici, distribuiti in 71 parrocchie. Ha inoltre 10 cappelle, 19 missioni e 5 stazioni. I sacerdoti diocesani sono 121, i regolari 31; la diocesi conta 5 comunità religiose maschili e 13 femminili, un seminario maggiore (S. Benedetto) a Brighton e il Cupertino College a Eaton Rapids; inoltre il Nazareth College, 20 High schools diocesane e parrocchiali e 41 scuole parrocchiali; nel 1949 si ebbero 1470 conversioni.

La diocesi venne creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Ecclesiarum in orbe del 22 maggio 1937, per smembramento della diocesi di Detroit, alla quale in pari dato, con la cost. apost. Ad aeternam Christifidelium salutem, fu assegnato come suffraganea.

La Cattedrale è dedicata a Maria S.ma.
BibL.: AAS, 29 (1937), pp. 389-93; The official catholic directory 1930, Nuova York 1950, pp. 407-409. Enrico Josi

LANSPERGER (LANSPERGIO), JOHANN (IUSTUS von Landsberg). - Monaco certosino, scrittore di ascetica, n. a Landsberg nel 1489 o 1490, m. a Colonia l'1 ag. 1539. Il suo nome di famiglia era Gerecht, donde il latino lustus. Entrato nella certosa di Colonia (1509), vi divenne maestro dei novizi (1520-30), indi passò priore in quella di Constave; ma il clima e i dissensi interni lo costrinsero presto a rientrare a Colonia.

Tranne due opere polemiche, scritte in tedesco, contro Lutero, gli altri suoi lavori, in latino, trattano argomenti ascetici : commentari, in forma di omelie, al Nuovo Testamento, sermoni domenicali, meditazioni sulla vita e sulla passione di Cristo. Il concetto centrale da lui svolto rimane sempre l'amore di Dio verso gli uomini e il con-

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In alto: CHIESA DI S. BERNARDINO (1454-72). La facciata è del 1527, su disegno di Cola dell'Amatrice. In basso: CASTELLO. Architettura di Luigi Scrivà di Valenza (1535).

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A sinistra: DUOMO, compiuto nel 1319. Il campanile è di Giovanni da Casalbore (1457). A destra: DUOMO. Rilievo in legno con l'Ultima Cena, arte locale medievale.

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traccambio che gli uomini devono dare a Dio; parla inoltre, con frequenza e con stile commosso e commovente, del S. Cuore, inculcandone la devozione e l'imitazione, con termini che preludono e preparano le posteriori rivelazioni di s. Margherita Alacrique. Si può quindi considerare come uno dei più validi precursori della devozione propagata dalla Santa.

Delle opere latine, raccolte in nuova e accurata edizione dalla certosa di Notre-Dame-des-Prés ( 5 voll., Tournai 1890), vanno ricordati i trattati: Enchiridion militine Christianae, Divini amoris pharetra, e specialmente la parte di questo, dal titolo Alloquium Iesu Christi ad animam fidelem, che furono spesso pubblicati a parte fin dal sec. xvi e tradotti in molte lingue.

Bibl.: V. Boutrais, Lansperge-le-Charreux et la dération au Sacré Coeur, Parigi 1878; R. Richat\&tter, Die Herz-SetuVerehrung des deutschen Mittelalters, 2* ed., Ratisbona 1924, p. 290 sgg.; id., Christus fisionnigheit, Colonia 1949, pp. 376 sgg., 412 sgg.

Celestino 'l'estore

LANTERI, Pio Brunone. - Fondatore degli Oblati di Maria Vergine, n. a Cuneo il 12 maggio 1759, m. a Pinerolo il 5 ag. 1830.

All'inizio del 1782 si recó a Vienna col p. N. A. von Diessbach (v.) di cui fu discepolo prediletto e fattive collaboratore, per prepararvi la venuta di Pio VI; lo stesso anno, il 25 maggio fu ordinato sacerdote e il 13 luglio consegui la laurea in teologia all'Univ. di Torino. Rifiutò costantemente qualunque ufficio o beneficio per dedicarsi unicamente all'apostolato che esplicò nel confessionale (fu un ricercato direttore d'anime), nella predicazione degli Esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano, nelle società : Aa (v.), Amicizia cristiana (v.), sacerdotale (v.) e cattolica (v.) e finalmente nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine (v.) di cui fu Rettore maggiore fin dal 1817 e che ricostitul in modo definitiva con l'approvazione pontificia nel 1825 . Durante la prigionia di Pio VII a Savona fu tra i più attivi organizzatori dell'assistenza segreta al Pontefice, attività che gli frutto il confino nella sua casa di campagna a Bardassano da parte della polizia napoleonica (1811-14). Dopo la restaurazione fece ritorno a Torino, dove cercò di riattivare le sue antiche opere di apostolato: sono di questo periodo i suoi tentativi per la fondazione del Convitto ecclesiastico (v.) che fu poi attuata dal teologo L. Guala (v.). L'apporto dato dal L. al rinnovamento della formazione del clero subalpino è di prima importanza; egli adoperò al riguardo due mezzi efficacissimi : gli esercizi spirituali secondo il metodo di s. Ignazio e la diffusione delle opere ascetiche e soprattutto morali di s. Alfonso, di cui fu al suo tempo, in Piemonte, il più ardente fautore. La sua causa di beatificazione è in corso.

Opere. - Il L. consegnò solo pochi scritti alle stampe; la maggior parte delle sue opere è conservata manoscritta nell'archivio generale della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Vari suoi scritti apologetici o riguardanti determinati argomenti dogmatici o morali (ad es., gli articoli organici del 1802, il catechismo imperiale, i 4 articoli gallicani, il conciliabolo del 1811, il cosiddetto Concordato di Fontainebleau, il trattato De gratia del giansenista Salina, ecc.) sono stati diffusi in copie manoscritte onde evitare angherie poliziesche. Per temperamento, cui influil la grave situazione politica e religiosa del Piemonte sulla fine del sec. xviri e il principio del sec. xix, il L. preferì costantemente l'anonimato. Gli appartengono le seguenti opere anonime: Réflexions sur la sainteté et doctrine du bienh. Liguori (Lione-Parigi 1823), tradotta in it., Reggio 1825 e più volte ristampata con modifiche); Réponse à la question si la doctrine du bienh. Liguori est toute sûre et approuvée par le St-Siège (Lione 1824); Esercizi spirituali di s. Ignazio di Lajola col direttorio pel buon suo de' suddetti Esercizi ed alcune notizie intorno ad essi (Torino 1829; cui si deve aggiungere l'ed. postuma della Medulla libelli Exercitiorum s. Ignatii, pubblicata in appendice al Direttorio degli Oblati di Maria Vergine, Torino 1854, pp. 189-218).

Bibl.: P. Gastaldi, Della vita del servo di Dio p. B. L., fondatore della Congregazione degli Oblati di M. l'ergine, Torino
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(fol. Feliet)
Lanza, Antonio - Ritratto.

1870; T. Piatti, Un precursore dell'Azione Cattolica, Il servo di Dio P. B. L. apostolo di Torino, fondatore degli Oblati di M. Vergine, ivi 1925 (2* ed. ivi 1934); [A. P. Frutaz], Positio n per introduclione causae et super virtutibus Pii Brumonis Lanteri (S. R. Congregatio, sec. Hist., 65), Città del Vaticano 1945 (ricca raccolta di documenti sul L.).
A. Pietro Frutaz

LANTRUA, Giovanni da Triora, beato. - Francescano, n. a Triora (diocesi di Albenga) il 15 marzo 1760, m. martire a Chan-xa (Cina) il 7 febbr. 1816.

Fu più volte superiore dei conventi di Tarquinia e di Velletri, finchè nel 1798 parti per la Cina, giungendo, dopo una lunga sosta a Lisbona e un viaggio difficoltoso, a Macao al principio del 1806. Arrivò nell'Hunan, sua destinazione, fra il 1802 e il 1803 . In un periodo di turbamenti politici e persecuzioni religiose, esercitò un attivo apostolato nell'Hu-nan, nell'Hu-pé, nell'Ho-nan e nel Kang-si, ove rimase dal 1804 al 1812 . Arrestato per motivi religiosi nel luglio 1815 , dopo sei mesi di durissimo carcere, il 7 febbr. 1816 veniva eseguita la sentenza capitale a Chan-xa. Fu bestificato da Lcone XIII con breve del 7 maggio 1900. Il suo corpo, trasportato a Roma, riposa nella chiesa di S. Maria in Aracoeli. Festa il 13 febbr.

Bibl.: G. Antonelli, Un martire di Cina, il b. G. da Triora, Roma 1900.

Alberto Ghinato
LANUSEI, diocesi di : v. ogliastra, diocesi di.
LANZA, Antonio. - Teologo moralista, arcivescovo di Reggio Calabria, n. a Castiglione Cosentino il 18 marzo 1905, m. a Reggio Calabria il 23 giugno 1950. Ordinato sacerdote il 16 apr. 1927, fu prima professore di teologia morale nel Seminario regionale calabro, da cui nel 1935 passò alla stessa cattedra nell'Ateneo Lateranense. A Roma ebbe incarichi nei tribunali romani, e fu vice-assistente del Movimento dei laureati cattolici. Fu eletto il 12 maggio 1943 alla sede metropolitana di Reggio Calabria, con unita

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(per cortesia di S. E. mens. P. Puschini)
Lanzoni, Francesco - Ritratto.
ad personam la sede di Bova, e, più tardi, l'amministrazione apostolica di Nicastro.

Scrisse tra l'altro: La questione del momento in cui l'anima razionale è infusa nel corpo (Roma 1939); De fine primario matrimonii (ivi 1941); La coscienza morale (in VI Corso Cristologico. La morale di Cristo e le professioni, ivi 1942, pp. 81-93); La proprietà: l'aspetto teologicamorale (in Riv. intern. di scienze sociali, 51 [1943], pp. 4849); Theologia moralis fundamentalis (Roma 1949: è il primo volume di un'opera che s'annunzia come uno dei migliori testi di teologia morale, e verrà continuata); Il messaggio sociale di Gesù (in Il Simbolo, VII. La vita di Gesì, Assisi 1950, pp. 139-50).

Bibli: Necrologio, in Bollettino del clero romano, 31 (1920), p. 157.

Pietro Palazzini
LANZI, Luigi. - Gesuita, archeologo, filologo e storico dell'arte, n. a Treja (Macerata) il 4 giugno 1732, m. a Firenze il 31 marzo 1810 (e sepolto in S. Croce). Insegnò a Roma, a Tivoli, a Viterbo, nelle scuole del suo Ordine. Dopo la soppressione di questo, Pietro Leopoldo granduca di Toscana gli diede uffici in Firenze sino a quello di antiquario. Percorse quasi tutta l'Italia per i suoi studi archeologici e artistici. Durante la dominazione napoleonica, presiedette, nell'Accademia fiorentina, alla classe della Crusca, la quale, non potendo egli uscire di casa per la malferma salute, si radunava nell'umile sua cella.

Le prime sue opere degne di nota furono la Guida della R. Galleria di Firenze (Firenze 1782) e le Notizie circa la scultura degli antichi (pubbl. in inglese nel 1785 e poi più volte in italiano). Seguì il Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d'Italia (Roma 1789), opera che gli ha meritato il titolo, confermato da dotti filologi stranieri, di padre degli studi paleoitalici e specialmente etruscologici. Al Nogara, sostenitore, sulle orme del L., dell'italicità dell'etrusco, quest'opera troppo modestamente intitolata Saggio, "appare una enciclopedia di storia, filosofia e archeologia dell'etrusco e dell'umbro, nella quale
tutto è discusso ed esposto con criterio e misura sempre uguali e con quel lucidus ordo che è la dote precipua d'ogni trattato scientifico ". La Storia pittorica dell'Italia (Bassano 1795-96), che è la prima storia critica della più gloriosa delle arti italiane, si distingue dalle altre insigni opere erudite del Settecento per concisa chiarezza ed eleganza di esposizione. Il "dotto e giudizioso " L., come il Carducci lo chiama, si fece cuore anche con epigrafi e carmi latini, raccolti e pubblicati nel 1807 , e con traduzioni di poeti greci e latini, delle quali la più pregevole è quella, in terza rima, de I lavori e le giornate di Estado (Firenze 1808), che supera tutte le precedenti in fedeltà e sobria eleganza. Ma non tanto per queste opere letterarie, quanto per le opere archeologiche e storiche, nelle quali studio con pari amore e con pari dottrina le antiche arti figurative e l'antica poesia, la lingua e l'arte estrusca e la pittura italiana, il L. deve essere considerato uno dei maggiori rappresentanti del neoclassicismo in Italia, degno contemporaneo del suo amico Canova. Furono raccolti a Napoli nel 1824 gli Opuscali spirituali, ai quali il pio abate attese negli ultimi anni di sua vita.

I manoscritti lanziani si conservano parte nell'archivio della Galleria degli Uffizi a Firenze (ro voll. dal titolo Repertorii di antichità e di pittura e una cartella intitolata Picturae historiae documenti), parte a Macerata (specialmente notevole una raccolta di ben 1171 lettere al L. dei maggiori filologi e archeologi italiani e stranieri).

Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 1500-11; U. Segri, L. L. e le sue opere, Assisi 1904: B. Nogara, L'ob. L. L. e l'opera sua, Roma 1910; G. Natali, Il Varrone del sec. XVIII, in Idee, costumi, uomini del Settecento, 2° ed., Torino 1926 pp. 362-94 (con ampia bibl.); S. Bottari, L'ideale storiografico del L., in Civilisi moderna, 10 (1938), pp. 40-58.

Giulio Natali
LANZONI, Francesco. - Storico della Chiesa, n. a Faenza il 10 luglio 1862 , m. ivi l'8 febbr. 1929. Dal patrio seminario passò a compiere i suoi studi nel Seminario Pio e conseguì le lauree in filosofia, teologia ed ambo i diritti. Ordinato sacerdote rientrò in diocesi nel 1890 quale canonico, rettore del Seminario ed insegnante, e tenne questi due uffici sino al 1917; nel 1923 fu vicario capitolare.

Prodigò subito generosamente la sua attività quale pubblicista nella stampa locale, orientando ben presto in particolare la sua indagine scientifica verso la critica storico-agiografica, aiutato da un acuto discernimento che gli fece vincere le difficoltà di autodidatta. Lo studio delle memorie locali lo spinse tosto all'esame critico delle leggende dei santi della sua regione: s. Pier Damiani, s. Mercuriale di Forli (1905), s. Sabino di Faenza, s. Cassiano d'Imola, s. Apollinare di Ravenna ecc. Prima opera di maggior mole: S. Petronio nella storia e nella leggenda (Roma 1907); poi : Santi africani nella bassa Italia e nelle isole adiacenti (in Scuola Cattolica, voll. 46-47 [1918-19]); Le vite dei quattro santi protettori della città di Faenza (RIS, XXVIII, parte 3°, pp. 287-395). Questi ed altri lavori, usciti nei periodici del tempo, servirono di preparazione a Le origini delle diocesi d'Italia [Studi e testi, 35], Roma 1923); opera uscita e rifusa poi in due volumi nel 1927 nella stessa collezione col titolo: Le diocesi antiche d'Italia dalle origini al principio del sec. VII (a. 604), opera fondamentale per la storia ecclesiastica dell'antichità italiana. La famigliarità del L. con le antiche leggende lo spinse ad uno studio sistematico sulle loro origini, natura, derivazioni che si dimostra dapprima nella ricerca su "Il sogno presago della madre incinta nelle letterature medievali e antiche ", abbozzato nel 1923, pubblicato poi in Analecta Bollandiana, 45 (1927), pp. 225-61 e sviluppato nel volume: Genesi, esvigimento e tramonto delle leggende storiche ([Studi e testi, 43], Roma 1925). Opere minori sono la Cronotassi dei vescovi di Faenza, a tutto il sec. XIII (Faenza 1913), e la Cronotassi dei vescovi di Bologna dai primordi alla fine del sec. XIII, uscita postuma nel 1932. Forma quasi una categoria a parte: La controriforma nella città e diocesi di Faenza (Faenza 1925), dove già più che della Controriforma si parla della propaganda eretica in quella città. Non mancano fra le sue opere minori quelle di argomento francescano.

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Delle sue vicende e delle contrarietà incontrate nel corso della sua attività scientifica parlò il L. in un opera dedicata ai nipoti : Le memorie (Faenza 1930).

Bibl.: E. Valli, L'opera di Fr. L., bibl. degli scritti e note, Faenza 1934, ove sono raccolti per ordine cronologico tutti gli scritti del L., ben 760 numeri; cf. anche P. Zama, Fr. L., storica del cristianesimo, in Nuova antologia, 1929 (v. p. 83 sgg .; G. Rossini, In memoria di mons. F. L., Faenza 1930. Pio Paschini

LAODICEA ( Λ ∞ σ δ i κ ε ι α ). - Città della Frigia sulla sponda sinistra del Lico (onde l'aggiunta distintiva èri oppure π ρ δ ς тó Λ dot{σ} σ ω ), affluente del Meandro. Antioco II Theos la costrui sul posto dell' antica Diospolis o Rhoas; la chiamò L. dal nome della propria moglie Laodice. Un commercio attivissimo le conferi in breve tempo tale importanza e prosperità da oscurare la vicina Colosse (v.). Già al tempo d'Ircano ( 135 - 106 a. C.) s'era stabilita a L. una comunità giudaica (Flavio
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(da Kita, Beitrage zur alten Geschlehte, 18 (1816), p. 212)
Laodicea in Licaonia - Sarcolago di M. Giulio Eugenio con iscrizione (332-39 d. C.). Disegno.

Giuseppe, Antiq. Iud., XIV, 10, 20). S. Paolo non evangelizzò personalmente L. Il cristianesimo dovette esservi portato da Epafra (Col. 4, 12 sg. 16) durante il soggiorno dell'Apostolo a Efeso (v.). Per la pretesa lettera ai Laodicesi (cf. Col. 4, 16), v. Efesini, EPISTOLA agli; Laodicesi, EPISTOLA ai.

La comunità cristiana di L. è stata oggetto di un rimprovero molto duro da parte di s. Giovanni (Apoc. 3, 14-20), che sembra alludere alla "polvere frigia» usata dagli oculisti di L. come medicamento degli occhi, nonché all'opulenza della città che, colpita dal terremoto nel 60 d. C., seppe riprendersi con le proprie risorse, rifiutando aiuti stranieri (Tacito, Ann., XIV, 27).

La Chiesa di L. non ebbe mai grande splendore. Era rappresentata al Concilio di Nicea dal vescovo Nounechios. A L. si tenne un concilio intorno al 344-63. Della città non restano che poche rovine assai sconvolte nella località chiamata Eski-Hissar, presso Denizli.

BibL.: W. M. Ramsay, The cities and bishoprics of Phrygia, I. Oxford 1892, pp. 1-83, 342 sgg.; II, ivi 1893, pp. 312 sg., 542 sgg., 78 g sgg.; id., s. v. in Dict. of the Bible, III, p. 44 sg.; E. Le Camus, Voyage aux sept Eglises de l'Apocalypse, Parigi 1896, pp. 196-203; E. Beurlier, Laodicea, in DB, IV, coll. 8286; Ruge, Laodibeia, in Pauly-Wissowa, XII, col. 722 sgg.

Laodicea (Laodicea Conibusta) in Licaonia. Vi si è ritrovata tutta una serie di iscrizioni cristiane, importanti anche per la gerarchia, tra cui la più notevole è quella del vescovo Marco Giulio Eugenio, figlio di Cirillo Celere di Couessos, senatore di L., il quale, dopo aver servito nell'afficium del governatore della Pisidia, al tempo della persecuzione di Massimino, aveva dovuto abbandonare il servizio militare e subire torture inflittegli dal governatore Diogene; fu promosso all'episcopato di L. e la governò per 25 anni, ricostruendo e decorando la chiesa e i suoi accessori.

BibL.: P. Franchi de' Cavalieri, Marco Giulio Eugenio, vescovo di L. di L. nel sec. IV, in Note agiografiche (Studi e testi, 22), Roma 1909, pp. 59-73; W. M. Calder, Monumenta Asiae Minoris antiqua, I, Londra 1928, pp. 78-151.

Enrico Josi

LAODICESI, EPISTOLA ai. - Scritto apocrifo che è stato messo sotto il nome di s. Paolo in grazia di Col. 4, 16. Come fondamento per attribuire all'Apostolo una lettera per la comunità di Laodicea, questo passo non è probativo, potendosi le parole ès Λ ∞ δ i κ ε i α; variamente intendere, per es., di una lettera che viene da Laodicea. Nella e. ai L. è manifesta la mano del falsario. L'inizio ha il tono solenne e polemico, anzi le frasi di Gal. 1, 1. 3, ma lo stile del corpo è assai più dimesso. E un tessuto di reminiscenze di varie lettere paoline, specialmente di quelle della prigionia e delle pastorali, con particolare riguardo a Phil. Lo scrittore, non avendo nulla di proprio da dire, prende a prestito frasi generiche e mal connesse tra di loro.

Dopo il saluto e l'augurio iniziali (v. 1 sg.), lo pseudoPaolo esprime la propria gioia per la fedele perseveranza della comunità, che mette in guardia, tuttavia, contro false dottrine non meglio identificate (v. 3 sgg.). Un accenno alla propria prigionia e alle sofferenze sostenute per il progresso del Vangelo precede la raccomandazione dell'unione tra i fedeli, della fedeltà alla dottrina ricevuta, del rimore di Dio, della gioia in Cristo e della pratica di ogni virtù (vv. 9-17). Con i saluti non poteva mancare, per analogia con Col. 4, 16, la raccomandazione dello scambio di lettere tra Colossesi e Laodicesi (v. 18 sgg.).

Incerta è la lingua originale; ma è probabile che l'apocrifo sia stato redatto in latino; e non si va, forse, lontano dal vero pensando a un autore africano, date certe affinità con il latino di Tertulliano e di altri scrittori dell'Africa. Non va confuso con il problematico scritto marcionitico, di cui parla il Frammento muratoriano, poiché questo non contiene nulla in appoggio dell'eresia e non sembra anteriore al 300 o al 250 d . C. È contenuto in parecchi manoscritti della Volgata, tra i quali il fuldense (sec. vi), e nelle versioni che dipendono dalla Volgata.

BibL.: Il testo si trova in varie edizioni di E. Nestle; L. Vousius, Les Actes de Paul et ses lettres apocryphes, Parigi 1913, pp. 313-26; M. R. James, The apocryphal New Testament, Oxford 1924, ristampa 1950, p. 478 sg.; K. Pink, Die pseudopodischen Briefe, II, in Biblica, 6 (1925), p. 188 sgg. Cf. anche R. Anger, Uber den Laodicenerbrief (Beiträge zur historisch-kritischen Einleitung in das Alte und Neue Test., 1), Lipsia 1843; Th. Zahn, Geschichte des neutestamentlichen Kanons, II, parte 1*, Erlangen-Lipsia 1890, pp. 466-83; A. Harnack, Der apokryphe Brief des Apostele Paulus an die Laodicener, eine Marcionitische Fälschung aus der r. Hälfte des 2. Jahrhunderts, in Sitzungsberichte Preuss. Ahad., 24 (1923), pp. 235-45; E. Amann, in DBv. I, col. 519 sg.

Teodorico da Castel San Pietro
LAOHOKOW, diocesi di. - In Cina, nella provincia civile del Hupen. Eretta, con il nome di vicariato apostolico del Hupen nord-occidentale, l'11 sett. 1870, per divisione del vicariato apostolico del Hupen (v. hanкow; ichano); il 3 dic. 1924 prese il nome da L., residenza dell'Ordinario; il 25 maggio 1936 cedette a sottoprefetture civili per dar vita alla missione di Siangyang (v.), commessa al clero secolare cinese; e l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Hankow. E affidata, fin da principio, all'Ordine dei Frati Minori, che vi manda,

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(da L. Brache, La cattedrale de L., Parigi 1898, tav. fuori (ceto) Laon - Pianta della cattedrale (1160-1200) secondo 1 rilievi di E. Boeswillwald.
per il lavoro apostolico, i padri della provincia toscana delle S. Stimmate.

Ha una estensione di 30.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione di ca. 2.500 .000 ab., i cattolici erano 20.509 e i catecumeni 5434 . Oltre al vescovo, vi erano 23 Padri francescani, di cui 7 indigeni, e 10 sacerdoti secolari cinesi. Nel seminario preparatorio studiavano 12 alunni, 35 in quello minore e 4 nel regionale di Hankow. Il personale ausiliare contava 3 fratelli laici francescani esteri e i indigeno, 35 suore cinesi e 13 italiane, 36 catechisti, 23 maestri, 38 battezzatori. Il territorio, diviso in 14 stazioni primarie e 157 secondarie, aveva 24 chiese e 40 oratòri. Le opere consistevano in un ospedale con 120 letti, 12 ambulatori, 3 orfanotrofi con 236 bambine, 2 ospizi per vecchi con 38 degenti. Le 11 scuole elementari raccoglievano 591 fanciulli, le 3 professionali 50 alunni, le 12 di preghiera e primi elementi 484 ascoltatori.

Le origini cristiane di L. risalgono alla prima metà del sec. xvir per opera dei Gesuiti, che percorsero anche questa parte della Cina per crearvi nuclei di fedeli. Soppressa la Compagnia (1773), sottentrarono i Lazzaristi, i cui due martiri, il b. Francesco Regis Clet e il b. Giovanni Gabriele Perboyre, furono missionari a Kucheng, nella diocesi di L., e il Clet trascorse 28 anni a Chayuankow, dove ha sede il Seminario minore di L. e dove è una fiorente cristianità. Anche in questi ultimi decenni la missione di L. soffri per causa delle perturbazioni politiche e sociali; diversi sacerdoti furono uccisi, altri deportati o imprigionati o morirono per le violenze subite; tra questi il vicario apostolico mons. Ermenegildo Ricci (1931).

BibL.: AAS, 28 (1936), pp. 436-37; GM, p. 201; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, pp. 113-18;

Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Shanghai 1948, passim; MC, 1950, pp. 361-62. Adamo Pucci

LAON. - Antica diocesi e città capoluogo del dipartimento dell'Aisne e antica capitale del Laonnois nella Francia settentrionale. E noto soltanto il catalogo dei vescovi conservato da Roberto di Torigni (Parigi, Bibl. nazionale, cod. n. 6042, p. 121*), esatto dal vi al ix e dopo la metà del sec. x, ma confuso per la prima metà dello stesso secolo, per la quale invece è preferibile la cronaca di Flodoardo.

Il primo vescovo di L. istituito da s. Remigio è s. Gennobaudus della metà del vi sec.; tra i successori si ricordano Cainoaldo, discepolo di s. Colombano, prima metà viI sec.; Attelano, suo succes