volume-07

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 Maria Theresia. - N. a Loosdorf (Austria) il 29 apr. 1863, m. a Roma il 6 luglio 1922. Di eccezionale intelligenza, fu versata nelle lettere e nelle arti. Chiamata alla corte di Toscana (1885), vi restò cinque anni. Nel 1890, dopo l'appello del card. Lavigerie "alle donne cristiane", abbandonò la corte dedicandosi alla lotta contro lo schiavismo e soccorrendo le missioni africane. Attivissima, sviluppò geniale propaganda per formare l'opinione pubblica sul problema dell'Africa, precorrendo i tempi e lanciando arditamente appelli in tutto il mondo.

Fu antesignana della stampa indigena, fondando (1888) una rivista missionaria Eco dell'Africa, pubblicandola in varie lingue. In seguito aggiunse un supplemento per la gioventù: Il fanciullo negro per le varie nazioni; ambedue escono ancora in una diecina di lingue. Impianto tipografo poliglotte - totalmente affidate alle Suore di s. Pietro Claver - dalle quali uscirono milioni di opuscoli e volumi in 140 lingue e dialetti dell'Africa; promosse e sussidiò l'impianto di tipografie in terra di missione. Adunate attorno a sé colte e generose collaboratrici perfezionò con l'esperienza la sua iniziativa dando vita ad una congregazione religiosa missionaria (1894) di particolare struttura: il "Sodalizio di s. Pietro Claver", di
cui fu superiora generale fino alla morte. Ne è in corso la causa di beatificazione.

Bibl.: St. K[nalowskil, M. T. L., fondatrice del sodalizio di s. Pietro Claver per le missioni africane e la redcazione degli schiavi, Roma 1929, p. 340 (biografia edita anche in lingua tedesca, polacca e inglese); M. e G. Magnocavallo, Vita della fedel serca di Dio M. T. L., ivi 1040; G Papisoglu, M. T. L., ivi 1930. Valeria Bielak
LEDÓCHOW-
SKA, Orsola(Giu-
LIA). - N. il 17 apr. 1865 e Loosdorf (Austria), m. a Roma il 29 maggio 1939, fondatrice e prima superiora generale delle Orsoline del S. Cuore di Gesù agonizzante.

Entrata nel convento delle Orsoline di Cracovia (1886) e fattavi la professione (1889), fu destinata all'insegnamento. Dal 1904 fu superiora del convento di Cracovia, e, viste alcune situazioni di fatto che male si accordevano con la clausura papale, ottenne dalla Congregazione dei Religiosi il cambio dei voti solenni in voti semplici corrispondenti alla semiclausura. Istitui il primo pensionato universitario per signorine a Cracovia e fondò tra le studentesse l'Associazione delle Figlie di Maria.

Invitata da mons. Budkiewicz, parroco della chiesa di S. Caterina a Pietroburgo, ad assumere la direzione di un internato per giovani studentesse polacche esuli, partì in abito secolare, autorizzata dal cardinale arcivescovo e incoraggiata da Pio X. Superò gravissime opposizioni ripristinando l'ordine e la disciplina nell'educandato, conciliandosi l'animo dei connozionali. Rincruditosi nel 1912 l'intolleranza del governo contro i cattolici di rito latino, ella si trasferì in Finlandia a Merentähti (Sortava), dove aveva una casa e un internato per le bambine polacche deboli di salute, curando i poveri pescatori funici, traducendo nella loro lingua il catechismo. Iniziatasi la guerra mondiale 1914-18 esulò a Stoccolma dove aprì un pensionato estivo e poi una scuola di lingue a Djiansholm, fondò il giornalino Solglimstar per i cattolici svedesi, finché, scoppiata la Rivoluzione bolscevica, accettò, nel 1917, la fondazione di un orfanotrofio per i figli dei lavoratori polacchi emigrati, in Danimarca ad Aalborg. Nel 1919, terminata la guerra, ritornò a Cracovia nel convento d'origine, da cui però nel 1920 per un insieme provvidenziale di circostanze si distaccò, fondando un nuovo ramo di Orsoline con il fine principale dell'educazione morale e intellettuale delle giovani di classi meno abbienti e la cura dei poveri, vecchi e bambini. Ne è in corso il processo di beatificazione.

Bibl.: S. Dal Pozzo, Una donna polacca da Pietroburgo a Roma, Brescia 1949; A. Lanz, Articoli per il processo informatico della seroa di Dio madre O. L., Roma 1949. Arnaldo Lanz
LEDÓCHOWSKI, Mieczyslaw Halka, conte di. - Cardinale, n. il 29 ott. 1822 a Górki (diocesi di Sandomir), m. il 22 luglio 1902 a Roma. Studiò a Radom ed all'Accademia dei nobili ecclesiastici in Roma e fu ordinato sacerdote nel 1845. Uditore presso la nunziatura di Lisbona nel 1851, delegato apostolico in Colombia e nel Cile nel 1855, nuncio a Bruxelles ed arcivescovo titolare di Tebe nel 1861, fu eletto nel dic. 1865 arcivescovo di Gnesna e Posnania e preconizzato nel genn. successivo.

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Nel dic. 1870 si recò personalmente a Versailles, al quartier generale di Guglielmo I di Prussia, per consegnargli un indirizzo dei vescovi della sua provincia ecclesiastica, tendente ad ottenere un intervento del sovrano a favore della S. Sede contro l'occupazione italiana di Roma. Nel 1872 sorse tra l'arcivescovo e il governo prussiano un grave conflitto, causato da una disposizione legislativa vietante l'impartizione dell'istruzione religiosa in lingua polacca. Invano il L. si oppose a questo sopruso: i docenti che non voliero piegarsi al volere delle autorità statali furono privati del loro incarico didattico. Un rincrudimento del conflitto si ebbe dopo la promulgazione delle cosiddette leggi di maggio. Richiesto dal prefetto di Posen di rinunciare all'amministrazione della diocesi "per la sua sistematica resistenza" alle nuove disposizioni legislative, il L. vi oppose uno sdegnoso rifiuto. Arrestato il 3 febbr. 1874, fu rinchiuso nelle carceri di Ostrowo, ove lo raggiunse il breve papale, con cui gli si comunicava il conferimento della dignità cardinalizia nel Concistoro del 15 marzo 1875. Liberato dal carcere venne nel marzo 1876 a Roma. Alla fine del Kulturhampf, nel 1886, rinunzia all'arcivscovato. Nel 1892 Leone XIII lo nominò prefetto di P.opaganda Fide.

Bibs.: H. Bruck, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im sevauszhnten 7alichundert. IV, Magonza-Münster 1908, parte 1* e 2*, passim: B. v. Schihow, Der Königl um das Piserer Ersbitum 1863; Graf L. und Oberpräsiäont von Horn. Ein Vorspiel zum Kulturhampf, Marburgo 1923; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, III, Milano 1932, passim: J. Schmidlin, Paprigeschichte der neuesten Zeit, II, Friburgo in Br. 1934, pp. 132-87, 341-427.

Silvio Furiani
LEDÓCHOWSKI, Wlodzimierz. - Ventiseiesimo generale della Compagnia di Gesù, n. a Loosdorf (Austria) il 7 ott. 1866, m. a Roma il 13 dic. 1942. Paggio alla corte dell'imperatore Francesco Giuseppe, frequentò il "Theresianum" di Vienna; studiò diritto nel Seminario di Tlernovia, filosofia nella Gregoriana a Roma, alunno del Collegio Germanico. Gesuita nel 1889, compì i suoi studi; indi dal 1897 fu scrittore e poi successivamente rettore della residenza e del Collegio Massimo di Cracovia e provinciale della Galizia. Nel 1906 fu eletto "Assistente" per la Germania; l'ri febbr. 1915, generale dell'Ordine. Come tale visse sempre a Roma, tranne una breve dimora a Zizers (Svizzera), nel periodo della i guerra mondiale (1915-18).

Durante il suo governo promosse con zelo e ferma costanza una grande serie di opere, nelle quali mostrò un intuito meraviglioso delle necessità dei tempi e del carattere e doti dei suoi sudditi per corrispondervi. Condusse a termine la revisione del diritto della Compagnia sul nuovo CIC; inculcò lo studio e la sequela di s. Tommaso d'Aquino, saggiamente determinata e chiarita secondo lo spirito della Chiesa; promosse con ardore le Congregazioni Mariane, l'opera degli Esercizi spirituali, l'Apostolato della Preghiera, l'incremento e l'aiuto delle missioni; favorì in tutti i modi l'attività editoriale popolare e colta per difendere la Chiesa e opporre un argine alle deviazioni di qualsiasi sorta. Sotto di lui, la Compagnia ebbe affidate l'Istituto Orientale e il Collegio Russion; la Curia generalizia e la Gregoriana ebbero nuove sedi. Le statistiche dimostrano che il suo governo fu uno dei più fecondi : nel 1915 le assistenze erano 5 , le province 27, i membri 16.946; nel 1941 le cifre erano rispettivamente di 8, 50, 26.588; le missioni affidate ai Gesuiti crebbero da 29 a 46 ; i missionari da 971 a 3785 . Alla sua morte, l'attività educativa comprendeva, non computate le missioni, 15 università, 42 I istituti di secondo grado con 138.800 alunni; l'attività letteraria : 1112 riviste in 50 lingue e opere innumerevoli. Novità più significativa fu quella di ammettere e di dare facoltà a buon numero dei suoi di professare il rito orientale. Da aggiungere la bella corona di santi e beati, di cui si ebbe la proclamazione, tra cui s. B. Bellarmino, s. P. Canisio, i ss. Martiri Canado-Americani, il b. C. La Colombière, il b. G. Pignatelli e numerosi martiri d'Inghilterra e di Scozia.

Bibs.: E. Rosa, I Gesuiti, 2* ed., Roma 1930, pp. 575-87; J. Muñera, x. v. in Enc. Eur. Am., Supplem. 1942-44, pp. 274-77; G. Cassiani-Ingoni, Il p. W. L., Roma 1945. Celestino Testore

LEEDS (Loids), diocesi di. - Città e diocesi in Inghilterra, suffraganea di Liverpool. Conta 3.354.395 ab., dei quali 178.000 cattolici, distribuiti in 124 parrocchie, servite da 284 sacerdoti diocesani e 53 regolari; 7 comunità religiose maschili e 62 femminili; nel 1948 si ebbero 709 conversioni.

La diocesi fu formata per amembramento da quella di Beverley ( 1850 -78) fra L. e Middlesbrough il 20 dic. 1878 e comprende il West Riding (parte occidentale) dello Yorkshire con quella parte della città di York che si trova a sud del fiume Ouse. E posta sotto il patronato di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, s. Wilfrido e s. Francesco di Sales. Ha 4 collegi e scuole superiori maschili, e 10 femminili.

Il primo vescovo is R. Cornthwaite, vescovo di Beverley dal 1861 al 1878 , trasferito nel 1878 , già rettore del Collegio Inglese a Roma (1851-57). Egli morì nel giugno 1890; a lui successero W. Gordon (1890-1911), J. R. Cowgill (1911-36), H. J. Poskitt (1936-50) morto il 19 febbr. 1950, e J. C. Heenon (febbr. 1951). Nel 1910 si tenne a L. il primo Congresso nazionale cattolico d'Inghilterra, dal 29 luglio fino al 2 ag.

In questa diocesi si trovano molte missioni che cominciarono nel sec. xvI : Burghwallis, Hazlewood, Sheffield, Knaresborough, mentre il "Bar Convent" di York, fondato nel 1680 , il primo in Inghilterra dopo la cosiddetta riforma, malgrado le persecuzioni, ha continuato sempre l'opera benefica dell'Istituto della B. V. Maria, fondato da Mary Ward, eminente fra le scuole per signorine cattoliche inglesi. La regione di L. dette molti martiri alla Chiesa, fra i quali i bb. William Lacy (1582), Robert Morton (1588), John Duckett (1644), Thomas Thwing (1680) e i venn. Francis Ingleby, Robert Bickerdike, Edmund Sykes (1589), Edward Thwing (1600). Discendenti collaterali del ven. Ralph Grimston ( 1598 ) eressero la bella chiesa di Clifford (1850). Sono anche da notare le belle chiese di Sheffield (1853) e L. (S. Anna, cattedrale, 1904).

Bibs.: N. Waugh, s. v. in Cadi. Enc., IX, pp. 112-13: The First National Catholic Congress, Leeds, Londra 1910: Catholic Directory, 1930, Londra 1950, pp. 191-210. Enrico Rope

LE FAVRE (Le Fevre), Pierre, beato: v. faber (favre, lefevre), Pierre.

LE FÈVRE D'ETAPLES, Jacques. - N. a Etaples verso il 1455, m. a Nérac nel genn. 1536. Scrittore ed esegeta, cominciò a modellare il suo pensiero sulla falsariga del rinato umanesimo a seguito di un soggiorno in Italia (1492).

Nel 1498 pubblicò la Theologia vivificans, con il sottotitolo di Cibus solidus, un'edizione latina di tre opere dello Pseudo-Areopagita: Caelestis Hierarchia, Ecclesiastica Hierarchia, Divina nomina. Nel decennio seguente stampo "pro piorum recreatione" molti opuscoli greci e latini quali la Theologia Damasceni [De fide orthodoxa], l'Idversus Eunomium e l'Exameron di s. Basilio, le Contemplationes del Lullo, il De Trinitate di Riccardo di s. Vittore, ecc. Nel 1507 andò ad abitare a Saint-Germain-des-Près, di cui il suo discepolo Guglielmo Briçonnet era divenuto abate. A contatto con i monaci maturò l'ultimo sviluppo del suo pensiero, risalendo alla prima fonte del sapere cristiano, la S. Scrittura. Nel 1509 pubblicò il Psalterium quinquplex, arricchito di sobrie note esegerico-spirituali. Quest'opera fu conosciuta e postillata da Lutero. Nella celebre opera Sancti Pauli epistolae XIV ex vulgata editione (1512), cerca di conciliare fede e opere. Secondo alcuni esegeti egli non accetta il dogma del peccato originale e crede alla totale libertà umana. Il forte desiderio di Le F. di "tornare" alle Scritture è parallelo ma non coincidente con il luteranesimo. Il suo contatto con il protestantesimo è stato comunque notevole : difende nel 1514 contro la Sorbona il Reuchlin; è stimato da Lutero; secondo alcuni interpreti protestanti è vicino alle teoriche della riforma nel credere

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che la Messa è solo atto di commemorazione e nell'opposizione al culto dei Santi e della Vergine. Centrando il suo insegnamento sulla Scrittura (la sua traduzione è rimasta classica) e indirizzando la sua devotio su una non precisa determinatezza dogmatica, è tra gli iniziatori del cosiddetto evangelismo. La sottovalutazione dell'elemento gerarchico, la tendenza a volgarizzare la Bibbia e l'evidente infiltrazione di alcune idee luterane tra i membri del gruppo di Meaux (vi era il Farci), lo esposero agli attacchi della Sorbona, ad evitare i quali fuggi, verso la fine del 1525 , a Strasburgo. Secondo alcuni interpreti cattolici egli non è uscito dall'ortodossia proprio perché il suo pensiero, cosi ricco di sfumature, va interpretato secondo i modi dell'evangelismo. Le F. morl ospite di Margherita di Navarra, dalla quale era stato nominato bibliotecario di Blois.

BibL.: P. Imbart de la 'Tuur. Les origines de la réforme, 3 voll., Parigi 1905-14 passim: A. Renaudet, Préréforme et humanisme d Paris pendant les premières guerres d'Italie (1494-1517), ivi 1916, passim: J. Viénot, Histoire de la réforme francaise des origines d'Edis de Nantes, ivi 1926, passim: P. Polman, L'élément historique dans la contraverse religieuse du XVIe siècle, Gembloux 1932, v. indice. Sul clima della sua epoca: L. Febvre, Autour de l'Hypomelron. Parigi 1944: id., Le problème de l'inccroyance au XVIe siècle. La religion de Rabelais, ivi 1947. V. inoltre F. Simone, La coscienza della rinascita negli umanisti franctsi, Roma 1949, passim.

Missimo Petrocchi
LEGA, Maria Teresa. - N. a Brisighella (Faenza), il 13 genn. 1812, m. a Cesena il 27 genn. 1890. A 21 anni vesti l'abito delle Domenicane.

Chiamata ad una vita più attiva in pro dei malati e degli orfani, fondò a Modigliana nel 1871 l'Istituto della S. Famiglia, adottando la Regola del Terz'ordine di s. Francesco, che professò il 19 luglio 1874. L'Istituto fu approvato il 12 giugno 1886 e ben presto si propagò nei paesi della Romagna e dell'Emilia. Godette di larga stima, vivendo una vita di intensa attività e mortificazione.

Ne è in corso la causa di beatificazione.
BibL.: L. Spada, Cenni storici sulla vita della m. M.T.L. fondatrice dell'Istituto della S. Famiglia, Faenza 1916.

Silverio Mattei
LEGA, Michele. - Cardinale, n. a Brisighella (Faenza) il 1° genn. 1860 , m. a Roma il 16 dic. 1935. Dopo le lauree in filosofia e in teologia consegui nel 1888 la laurea in utroque iure all'Apollinare, dove divenne subito professore, insegnandovi fino al 1904.

In tale anno venne nominato sottosegretario e uditore della S. Congregazione del Concilio; nel 1908 venne chiamato a reggere, quale decano, il rinnovato T'ribunale della S. R. Rota. Creato cardinale il 25 maggio 1914, divenne nello stesso anno prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e nel 1920 passò a reggere la S. Congregazione dei Sacramenti, all'organizzazione della quale apportò
![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(fol. Felici)
Lega, Michele - Ritratto.
importanti modifiche. Nel 1926 optò per il vescovato di Frascati al cui governo consacrò buona parte delle sue energie.

Fu giurista di profonda preparazione, le cui doti emersero nell'insegnamento e negli uffici, specialmente in quello di membro della commissione per la compilazione del CIC. Va anche ricordata l'attività da lui svolta per la felice riuscita delle trattative per la conciliazione.

Fra le sue ope-
re vanno ricordate le Praelectiones in textum iuris canonici: de iudiciis ecclesiastici ( 1° ed., Roma 1896-1901; 2° ed., I, ivi 1905), dalle quali derivarono il Compendium praelectionum de iudiciis ecclesiasticis (ivi 1906) e le Praelectiones in textum iuris canonici: de delictis et poesia (ivi 1910), scritto quest'ultimo nella redazione del quale il L. ebbe presenti anche i risultati della dottrina laica. Le sue sentenze di giudice rotale (dal 1909 al 1914) sono state raccolte e compendiate in Coram Lega habitue S. R. Rotos decisiones sive sententiae (ivi 1927). Postumo è stato edito il Commentarius in iudicia ecclesiastica iuxta CIC (3 voll., ivi 1938-41).

BibL.: Necrologia, in Apollinaris, 9 (1936), p. 323 se.; A. Van Hove, Prolegomena, 2° ed., Malines-Roma 1942, pp. 403, 483.

Benedetto Lega
LEGA CATTOLICA. - Associazione di cattolici, costituitasi in Francia nel 1576 per resistere al protestantesimo e imprimere alla politica dello Stato un indirizzo pienamente cattolico.

L'eresia protestante aperse una larga breccia nella Francia del Cinquecento sottraendo alla Chiesa di Roma ca. un sesto dei credenti. Ad una fase pacifica, quando la pseudo-riforma era ristretta a pochi artigiani dediti al lavoro e non alle armi, segul un periodo di turbolenze, dopo che ad essa consentirono molti nobili, forniti di armi e di spirito guerriero. Dopo la notte di S. Bartolomeo, i calvinisti, decimati ma non distrutti, composero una lega armata, l'Unione calvinista, che nella sola linguadoca poteva dare 20.000 soldati. Essa frazionò la Francia in varie circoscrizioni militari, con i loro capi locali tendenti a forme dittatorie e tiranniche. Ne era supremo comandante Enrico di Navarra. L'Unione cercò pure aiuti stranieri : nel 1560 aveva offerto Le Havre ad Elisabetta: nel 1575 marciò su Parigi con un'avanguardia tedesca di 20.000 uomini. Fu questa la quinta guerra di religione, che strappò ad Enrico III la paix de Monsieur (maggio 1575), che dava libertà di culto ai calvinisti, fuori di Parigi, otto piazzeforti e tribunali speciali.

In questa torbida atmosfera, per ridare alla Francia l'unità politica e religiosa, per salvare la monarchia dalla servitù straniera, sorse, nel 1576 , la grande L. c., modellata militarmente ed economicamente sulla Unione calvinista. Essa aprì il secondo periodo delle guerre di religione, dal 1576 al 1580 , regnante Enrico III. Capo delle forze cattoliche fu il duca Enrico di Guisa, aspirante alla corona.

La L. c. esordì fra la popolazione di Póronne, assai devota a Roma: si estese alle altre città della Piccardia, e in breve attrasse nella propria orbita tutti i cattolici di Francia. Le società locali si saldarono federalmente con impegno reciproco di provvedere al mantenimento delle truppe e alle spese di guerra. La L. c. fu riconosciuta da Enrico III che ne divenne il capo (genn. 1577) mettendosi innanzi al duca di Guisa.

La L. c. ben presto ebbe anche finalità politiche e sociali, proponendosi di "restituire alle province del Regno i diritti, le franchige, e le libertà antiche quali erano al tempo del re Clodoveo »: affermazione di un regime aristocratico parlamentare, contro l'assolutismo monarchico dei Valois. Ma la prevalenza rimase al motivo religioso, come anima della grande lotta. E questa si delinea cosi negli Stati generali che Enrico III dovette convocare per la paix de Monsieur: essi deliberarono che una sola religione fosse tollerata e che i pastori protestanti fossero espulsi dal regno. I calvinisti ripresero le armi. La L. c. sostenne con esito favorevole la sesta e la settima guerra: i dissidenti, battuti, consentirono

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ad una politica di rinuncia. Dopo 4 anni di calma, la situazione ritornò grave per la morte del duca di Angiò, fratello del re. Erede presuntivo della corona divenne un calvinista, Enrico di Borbone, re di Navarra. La L. c. fu riorganizzata sopra basi più solide : Enrico di Guisa guadagnò alla Francia cattolica l'appoggio di Filippo II, avverso all'idea di una monarchia riformata, al di là dei Pirenci. E con lui negoziò l'alleanza di Joinville (3I dic. 1584): lotta contro i riformati in Francia e nei Paesi Bassi, esclusione dal trono francese di principi eretici, cessione alla Spagna di Cambrai e della Navarra. Pertanto, all'eredc calvinista il Guisa contrappose un erede cattolico, lo zio di Enrico di Navarra, il card. Carlo di Borbone. L'operato della L. c. generò grave scontento. Un'altra lega sorse in Parigi, pure di cattolici, ma con elementi offerti dalla borghesia e dal popolo minuto. A sua immagine, altre si formarono fuori Parigi. Allora i Guisa e i vecchi leghisti, con il manifesto di P'cronne ( 30 marzo 1585), riconobbero le necessità del terzo stato, chiedendo la riduzione delle imposte, in gran parte gravanti su di esso, e la convocazione degli Stati generali in forma regolare. In realtà si diffondeva uno spirito repubblicano che favoriva lo scisma religioso. Il re, dopo avere esitato fra gli ugonotti e i leghisti, si decise per questi ultimi e con il Trattato di Nemours ( 7 luglio 1585 ) prese impegno di estirpare l'eresia e concesse ai leghisti nove piazzeforti. Caddero così le condizioni della paix de Monsieur; donde l'ottava ed ultima guerra di religione dal 1585 al 1593. Il conflitto si allargò : la Francia divenne un campo di battaglia fra i maggiori eserciti d'Europa: Filippo II era con i leghisti, Elisabetta, il re di Danimarca, e l'elettore Palatino con Enrico di Navarra. Enrico di Guisa, favorito dagli eventi militari, prendeva posizioni minacciose per la corona: lo stesso re doveva riconoscerlo luogotenente generale del regno. Le lotte di religione presero aspetto di una contesa dinastica, fra i tre Enrichi. Il re, sempre più insospettito, fece trucidare il Guisa ( 30 dic. 1588). Fu la rottura fra la L. c. e la monarchia. Parigi insorse e offerse ai cattolici l'aiuto delle masse. La L. c. si tramutò in un'associazione popolare: costituì il Consiglio dei Sedici, vero comitato rivoluzionario che dichiarò Enrico III simoniaco, eresiarca, assassino, nemico della patria ( 7 genn. 1589 ) e per ciò decaduto dal trono; proclamò re il card. Carlo di Borbone e accettò i rinforzi spagnoli condotti da Alessandro Farnese. Enrico III si gettò nelle braccia degli ugonotti e di Enrico di Navarra. Allora l'Unione calvinista prese le difese della monarchia; le stava di fronte la L. c., per i diritti del popolo. I due Enrichi, collegati i propri eserciti, assediarono Parigi; un frate domenicano trafisse Enrico III: moriva così l'ultimo dei Valois ( 1° ag. 1589 ). Rimase sul campo della lotta dinastica Enrico di Navarra, che Enrico III, prima di spirare, aveva riconosciuto legittimo erede; egli prese il nome di Enrico IV (v.). I suoi fedeli lo proclamarono re di Francia. Combatté 4 anni per conquistare Parigi. Nel marzo 1590 mise in rotta ad Ivry la L. c. e bloccò la capitale. Gli furono buoni alleati la carestia, la fame, il desiderio di pace, e insieme la sua dichiarazione di voler conservare la Chiesa cattolica, fatta sin dal 4 ag. 1589. L'abiura del suo vecchio calvinismo ( 25 luglio 1593) fece cadere l'accusa di eresia e accrebbe la sua popolarità. Il 22 marzo 1594 entrava in Parigi. La L. c. aveva assolto il suo compito.

Bibl.: H. de L'Epinois, La ligue et les papes, Parigi 1886; F. Rocquain, La France et Rome pendant les guerres de religion, ivi 1924; M. de Bolard, Sixtc V. Henri IV et la Ligue; la légation du card. Gaetani en France, in Revue des questions hitrériques. 116 (1932), pp. 39-140.

Ettore Rota
LEGA DELLE NAZIONI: v. SOCIETÀ DELLE NAZIONI.

LEGAL, Emile-Joseph, - N. il 9 ott. 1849 a Jean-de Boiseau, diocesi di Nantes, m. il ro marzo 1920 a Edmonton. Nel 1876 sacerdote, nel 1879 oblato di Maria Immacolata, arrivò nel 188 r nel nord-ovest canadese. Per 16 anni con grandi difficoltà evangelizzò le tribù indiane dei «Piedineri». Nel 1897 fu nominato coadiutore, nel 1902 vescovo di St-Albert. Nel 1912 questa diocesi fu elevata ad arcidiocesi con il titolo di Edmonton, di cui mons. L. fu primo arcivescovo.

La sua principale cura pastorale fu l'organizzazione di nuove parrocchie per il sempre crescente numero degli immigrati; difatti il numero dei cattolici da 16.000 nel 1902 salì a 40.000 , nonostante perdesse quasi la metà del territorio per l'erezione della diocesi di Calgary.

Bibl.: senn., Nati biografiehe, in Les cluches de si Boniface, 19 (1920), pp. 76-78; Streit, Bibl., III, pp. 893-96. Giovanni Rommerskirchen

LEGA LOMBARDA. - Profittando della lontananza di Federico Barbarossa, le città di Cremona, Bergamo, Brescia, Mantova e Ferrara giurarono una lega per la vicendevole difesa chiamata la L. l. Dopo altri convegni rimasti ignoti, i legati della L. l. il 7 apr. 1167 si raccolsero nel monastero cluniacense di Pontida e si formò un'alleanza difensiva e offensiva, "salva tamen imperatoris fidelitate». Il Trattato era cinquantennale. Fu giurato aiuto scambievole, fedele osservanza dei patti futuri stabiliti di comune accordo, rifiuto di ogni tirannide che osasse imporsi contro le leggi e la giustizia, obbedienza all'Impero cristiano, guerra al cesarismo pagano, rispetto alla Chiesa cattolica.

Nel dic. del 1167, per intervento dell'arcivescovo di Milano Galdino, legato pontificio, la nuova Lega venne giurata da 16 città: Venezia, Vicenza, Padova, Treviso, Ferrara, Bergamo, Brescia, Cremona, Milano, Lodi, Piacenza, Parma, Mantova, Modena, Bologna. Suo primo atto fu la fondazione di una città tra la Bormida e il Tanaro, la quale fu chiamata Alessandria, in omaggio ad Alessandro III.

La L. l. diede subito ottimi frutti; furono tolte le vecchie inimicizie, impedite le nuove, appianate molte questioni, specie quelle sorte tra i reggiani, modenesi e parmigiani. Vi presero parte anche Ravenna, Rimini, Inola, Forlì. Nel 1168 venne stretta una nuova concordia fra il marchese Obizzo Malaspina e 17 città tra cui Como, e nel 1170 vi aderì anche Pavia.

Federico adoperò ogni arte per dividere dalla L. l. il Papa, ma questi, il 27 apr. 1170 , scrisse alla L. 1. definendola federazione di pace e di concordia contro Federico, per la difesa della tranquillità e della libertà della Chiesa. Nel 1174 Federico ridiscese in Italia, cinse d'assedio Alessandria che aveva ancora le mura intrecciate di paglia e nella primavera del 1176 fu decisa la guerra tra la L. l. e l'Imperatore. I Lombardi formarono due compagnie elette, chiamate della Morte e del Carroccio. Lo scontro avvenne a Legnano e ivi segni una delle più gloriose battaglie che ricordi la storia d'Italia. Federico fu sconfitto ed ebbe e stento salva la vita. Il 25 luglio 1183 fu firmata la pace di Costanza, in cui la L. l. ebbe pieno riconoscimento. Finito il periodo eroico, la L. l. si limitò poi a rappresentare gli interessi delle città lombarde con l'Imperatore. Nel 1198 fu rinnovata per altri trent'anni e nel 1208 furono stretti nuovi patti. - Vedi tav. LXVI.

Bibl.: C. Vignati, Storia diplomatica della L. l., Milano 1867; G. Ottino, Saggio di una bibliografia della L. l., in Omoegia

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(fot. Alinari)
LeGA LombARDA - Il giuramento di Pontida. Quadro di Amos Cassioli (1884) - Siena, Palazzo comunale.
dello Sac. st. lomb. al VII centenario della battaglia di Legnano, ivi 1876; C. Manaresi, Gli atti del Comune di Milano fino all'anno 1016, Milano 1919, p. clxit sgg.; G. Masnovo, La battaglia di Legnano, Legnana 1926; F. Gürelbrock, Alla vigilia della L. I. Il dispotismo dei vicari imperiali a Piacenza, in Arch. st. ital., 94 (1937), pp. 188-217; P. Brezzi, Le relazioni tra i Comuni italiani e l'Impero, in Questioni di storia medievale, a cura di E. Rota, Milano 1946, p. 385 sgg.

Innocenzo Giuliani
LEGATO. - E il titolo attribuito, in vari ordinamenti, a chi esercita funzioni di rappresentante, con o senza carattere diplomatico.
I. Ordinamento provinciale romano. - L. sono quei personaggi che, di solito scelti nel rango senatorio ed in numero di dieci, accompagnavano ed assistevano il governatore della provincia, esercitando su di lui una funzione di controllo e adempiendo a quegli incarichi (prevalentemente giurisdizionali e militari) loro devoluti dal governatore stesso.

Nell'ultimo periodo della Repubblica questi l., che fino a quel momento non erano stati muniti di imperium, assumono talvolta un carattere diverso : basti qui ricordare che la Lex Gabinia de bello piratico ( 67 a. C.) aveva autorizzato Pompeo a nominare venticinque 1 . con potere di propretore.

Sotto il principato, oltre ai significati fin qui descritti, 1. indica il funzionario, di nomina imperiale, che esercita l'ufficio di luogotenente del princeps. Questi nomina i 1. in virtù del suo imperium proconsulare, ad imitazione di quanto avevano avuto facoltà di fare in determinati casi i magistrati repubblicani straordinari.

Scelti nell'ordine senatorio, i 1. erano preposti al governo di una provincia o al comando delle truppe (legati legionis). La prima ipotesi si verificava nelle province cosiddette imperiali (in contrapposto alle senatorie), che erano affidate all'imperatore in modo che il territorio stesso si considerava proprietà di lui e nelle quali soltanto erano stanzisti dei considerevoli contingenti militari. In queste il governatore assumeva il titolo di legatus Augusti pro praetore. Per quanto formalmente inferiore di rango ai governatori delle province senatorie (aveva, ad es., diritto ad un numero minore di littori) il legatus Augusti, esercitava di fatto funzioni più importanti, specialmente
in quanto comandava le truppe, servendosi a questo scopo dei legati legionis. Il potere del legatus Augusti pro praetore deriva direttamente dall'Imperatore: inizia e cessa, rispettivamente, con l'arrivo in provincia e la partenza da questa. Egli è assistito da comites che lo coadiuvano nell'amministrazione della giustizia e da procuratores Caesaris (v. procuratore) per l'amministrazione finanziaria.

Rim.: T. Mommsen, Röm. Staatsrecht, II, 3ᵃ ed., Lipsia 1887, pp. 244 sgg. 675 sgg., P. de Francisci, Storia del diritto romano, II, I, Milano 1938, pp. 66 sg., 404 sgg.; G. ScherilloA. Dell'Oro, Mommsle di storia del diritto romano, ivi 1930. pp. 189 sgg., 309, 317 sg.

Rodolfo Danieli
II. L. di Siria e di Giudea nel periodo neotestamentario. - Augusto fece della Siria una provincia imperiale. Il procuratore di Giudea, che non aveva legione a sua disposizione, ma solo truppe ausiliari, doveva ricorrere nei casi più difficili al 1. di Siria residente ad Antiochia. I I. di Siria furono generalmente viri consulares, ex-consoli.

Ecco la serie di quelli noti : 1) Varro, ca. 24 a. C.; 2) M. Vipsanius Agrippa, genero di Augusto, dal 23 al 13 a. C. resse con missione speciale tutta l'Asia fino al Bosforo Cimmerio, ove si recó dalla Giudea accompagnato da Erode ( 14 a. C.); confermó i privilegi dei Giudei (Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XVI, 2, 3-5 e 6, 45); 3) M. Titius, intorno al 10 a. C.; 4) C. Sentius Saturninus, 8-6 a. C., già console (19 a. C.), poi proconsole d'Africa (17-9 a. C.); venne in Siria con i suoi 3 figli come comites; fu amico di Erode; Tertulliano (Adv. Marcian., IV, 19) gli attribuisce il censimento di Lc. 2,2; 5) P. Quintilius Varus, ca. 6-3 a. C.; represse duramente i torbidi dopo la morte di Erode (Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XVII, 9, 3; 10, 1.9; 11, 1); fu l. di Germania il 6 d. C.; 6) P. Sulpicius Quirinius, probabilmente (secondo la congettura di T. Mommsen adottata da molti) dal 3-2 a. C. e certamente dal 6-7 a ca. il 10 d. C. ; 7) Gaius Caesar, figlio di Giulia (figlia di Augusto) e di Agrippa, a 18 anni fu da Augusto inviato in Oriente con ampi poteri: vi fu dal I a. C. al 4 d. C.; ebbe come rector M. Lollius e (dal 3 d. C.) P. S. Quirinio; mori mentre ritornava a Roma il 20 febbr. + d. C.; 8) L. Volusius Saturninus,

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(fol. (slandini)
In alto: LEGATURA IN AVORIO con Cristo in gloria, la Vergine, gli Apostoli e la Pentecoste (sec. XI-XII) - Biblioteca Vaticana, ms. Barb. lat. 525. In basso: LEGATURA IN ARGENTO DEL-
L'EVANGELIARIO detto della contessa Matilde (sec. xII) - Nonantola, Abbazia.

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(fol. Kuv. (iut.)
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(fol. Kuv. C'ull.)
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(fol. Kuv. C'ull.)
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(fol. Kuv. C'ull.)
(fol. Kuv. C'ull.)
In alto a sinistra: LEGATURA DETTA CANEVARI - Biblioteca Vaticana. R. G. Geogr. II-91. In alto a destra: LEGATURA CON SEMINATO DI GIGLI FARNESIANI - Biblioteca Vaticana, R. I-IV-814. In basso a sinistra: LEGATURA "LE GASCON" - Biblioteca Vaticana, St. Barb. B. X-14. In basso a destra: LEGATURA DETTA "A LA FANFARE" - Biblioteca Vaticana, St. Barb. A. VIII-42.

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4-5; 9) Q. Caccilius Metellus Creticus Silanus, 12-17; 10) Cn. Calpurnius Piso, 17-19, fu in rivolta contro Germanico inviato da Tiberio nel 17 in Oriente con ampi poteri; 11) Cn. Sentius Saturninus, 19-21 e dopo, figlio del 4), con cui era stato già in Siria; 12) L. Aelius Lamia, nominato nel 21 e m. nel 33 : non raggiunse mai la Siria; 13) L. Pomponius Flaccus, 32-35; 14) L. Vitellius, 35-39 (Tacito, Ann., VI, 38), ebbe ampi poteri; intervenne in Giudea, rinvio a Roma Ponzio Pilato (v.), venne a Gerusalemme nella Pasqua 36 (Fl. Giuseppe, Antip. Ital., XV, 11,4; XVIII, 4, 1-3) e accolse liberalmente le richieste del popolo; depose il pontefice Giuseppe detto Caifa e gli sostitui Ionathan, figlio del pontefice Ananos (Ilanan); fu in urto con il tetrarca Erode Antipa (v.); battuto questi da Areta IV, re dei Nabatoi, Vitellio per ordine di Tiberio marcio con due legioni; si recò a Gerusalemme nella Pasqua 37 e vi rimase tre giorni: depose Ionathan e diede il pontificato a suo fratello Tuofilo; il quarto giorno apprese la morte di Tiberio e se ne tornò a Antiochia; 15) P. Petronius, 39-42, seppe far desistere Caligola dall'origere la sua statua nel tempio di Gerusalemme; 16) C. Vibius Marsus, 42-44; 17) C. Cassius Longinus, 45-50; 18) C. Ummidius Quadratus, 50-60; 19) Cn. Domitius Corbulo, 60-63; 20) C. Cestius Gallus, 63-66; 21) C. Licinius Mueianus, 67-69.

Mentre la Giudea fino al 70 fu sotto procuratori di rango equestre, dopo la vittoria di Tito ebbe governatori di condizione senatoria, del tutto indipendenti dal 1. di Siria, che - sembra - furono fino ad Adriano praetorii, e da Adriano in poi consulares.

Ecco la serie dei 1. di Giudea noti fino ad Adriano: 1) Sex. Vettulenus Cerialis, che comandava la Legio V all'ossedio di Gerusalemme; 2) Lucilius Bassus, espugnatore delle fortezze Herodeion e Macheronte; 3) L. Flavius Silva, espugnatore di Masada; 4) M. Salvidenus, ca. 80 ; 5) Cn. Pompeius Longinus, 86; 6) Atticus, ca. 107; 7) Q. Pompeius Falco, ca. 107 sgg.; 8) Tiberianus, ca. 114; 9) Lusius Quietus, ca. 117; 10) Tineius Rufus, 132; 11) Iulius Severus, 135, che represse la rivolta giudacra di Bar Kâkhêbhâ'.

BibL.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi, I, 4² ed., Lipsia 1901, pp. 316-37, 446, 643-49; M. J. Lagrange, Le juddème avant 7 .-mathrm{C}., Parigi 1931, pp. 223-76; A. v. Promerstein, Legatus, in Pauly-Wissowa, XII (1923), coll. (1133) 1141-49; E. Honigmann, Syria, ibid., IV A (1932), coll. (1540-7327) 1627-30; L. R. Taylor, M. Titius and the syrian command, in Journal of Roman Studies, 26 (1936), pp. 161-73. Antonino Romeo
III. Nella diplomazia pontificia. - Sono in genere chiamati 1. (ossia inviati, messi) pontifici, gli ecclesiastici inviati dal romano pontefice a rappresentarlo. I rappresentanti pontifici stabili e permanenti presso i governi o le gerarchie ecclesiastiche dei vari paesi, sono designati con un nome particolare : nunzi (v.) o delegati apostolic (v.). Gli altri si dividono in tre specie : nati, missi, a latere.

1.     - I L. nati rappresentano uno sviluppo degli antichi vicari apostolici. Questi infatti si chiamavano anche 1. (cf. c. 1, D. 94 e c. 4, X, I, 30; K. Ruess, Die rechtliche Stellung der päpstlichen Legaten bis Boniface VIII., Paderborn 1912, p. 104). I loro poteri non erano concessi alla sede, ma alla persona, di modo che ogni nuovo titolare della sede abbisognava di una nuova concessione o di una conferma dei poteri inerenti al vicariato. In vari casi, però, metropoliti che erano stati personalmente investiti dai romani pontefici dei poteri propri dei vicari o 1 , rivendicarono tale attributo e tali facoltà come concesse alla sede, e non alla persona, di modo che i titolari di quella dovevano per ció stesso riconoscersi anche vicari apostolici o 1. per quella determinata regione o provincia (cf. c. 9, mathrm{X}, mathrm{I}, 30 ; mathrm{c} .1, mathrm{I}, 15, in VI). In tal modo, dietro riconoscimento esplicito o implicito dei sommi pontefici, sono sorte le legazioni nate, le quali, pertanto, non differiscono dagli antichi vicariati apostolici se non perché, inerendo alla sede, non abbisognano di rinnovazione o conferma dei poteri per il nuovo titolare. L. nati sono
di conseguenza quelli che non hanno bisogno di una particolare concessione per ottenere ed esercitare i poteri propri della legazione, perché la loro stessa dignità o sede ha unito il titolo e le prerogative di 1. apostolico.

L'espressione più antica della Curia romana per designare questi 1. è però legatus perpetuus; il termine legatus natus appare soltanto nella dottrina canonistica del sec. xill, e ufficialmente nel privilegium di Bonifacio IX per Gran (Strigonia) nel 1594.

L'estensione dei diritti dei 1. nati resta per molti aspetti imprecisate. Il c. 1, X, I, 30, riferendo una Decretale di Alessandro III ai suffraganei di Canterbury (l'arcivescovo di questa sede venne considerato come il tipo dei l. nati), riconosce che quel metropolita poteva giudicare le cause che gli venivano sottoposte dalle diocesi dei suoi suffraganei, non solo per via di appello come gli altri metropoliti, ma, per la sua stessa qualità di 1, anche per semplice ricorso. Secondo il c. 9, X, I, 30 i l. nati non potevano assolvere lo scomunicato per percosse a un chierico, e neppure, secondo il c. 1, I, 15 in VI, conferire benefici in virtù della sola legazione (cf. anche cc. 4 e 5, I, 15, in VI). Conviene tuttavia ammettere che il tentativo di precisare, attraverso le fonti canoniche, le attribuzioni del 1. nato, non consente di giungere a risultati sicuri. Se per altro le legazioni stabili sono una derivazione degli antichi vicariati apostolici, sembra doversi di conseguenza riconoscere a quelle - sia pure con le attenuazioni imposte dal decorso del tempo, dalla resistenza dei suffraganei e dall'ampiezza diversa che nei diversi luoghi assunse la giurisdizione degli stessi vicariati - poteri simili a quelli che furono propri di questi.

L'esercizio del potere da parte dei 1. nati, come del resto da parte dei primati, urtò costantemente contro l'opposizione dei vescovi interessati, fino a quando il Concilio Tridentino (sess. XXIV, De Ref., can. 20) prescrisse che le cause ecclesiastiche dovessero trattarsi in prima istanza davanti ai singoli Ordinari, con esclusione della prerogativa fino allora riconosciuta ai 1 . Successive mutazioni della vita e dell'organizzazione ecclesiastica ridussero gradatamente l'ufficio di 1. nato, come anche quello di primate, a una qualifica puramente onorifica, priva di giurisdizione. Stabilisce infatti il can. 270: «Episcopis qui, ratione sedis, titule legati apostolici decorantur, nullum exinde competit speciale ius \%. Hanno il predicato di legatus natus gli arcivescovi di Sallaburgo, Colonia, Praga, Gnesen e Posen, Gran (Strigonia).
2.     - L. missi sono più propriamente tutti gli inviati del romano pontefice per una missione speciale e temporanea. Ai re merovingi, e più frequentemente ancora ai re longobardi e ai franchi, i papi inviarono questi loro rappresentanti. Varie legazioni furono inviate nel sec. IX ai Carolingi, sia per il disordine politico in cui versava l'Italia, sia per l'attribuzione della corona imperiale. Nel sec. x e nella prima metà del sec. xi le tracce di queste rappresentanze sono più rare, sia per la rattià e la confusione delle fonti, sia perché proprio in quest'epoca, i 1. nati sono nel massimo fiore.

I 1. missi furono in uso specie dopo la metà del sec. xi, quando, ad arginare i mali che travagliavano la Chiesa, e cioè la simonia e l'incontinenza del clero, erano divenuti insufficienti i 1. nati, e i pontefici Leone IX, Alessandro II e Gregorio VII si trovarono nella necessità d'inviare ecclesiastici di loro fiducia, con l'incarico di presiedere concili o anche dimettere vescovi. L'impiego di queste legazioni continuò frequentissimo sotto il pontificato di Innocenzo III e per tutto il sec. xili. Frattanto dai 1. missi era sorta la figura dei 1. a latere. Dopo l'istituzione delle nunziature stabili, l'uso dei 1. missi, sebbene più raro, non è sconopaso, e probabilmente non scomparirà mai del tutto, potendosi sempre verificare circostanze che, per la loro natura o per la loro solennità, richiedano l'invio di rappresentanti diversi dai nunzi e delegati apostolic

Il diritto del romano pontefice ad inviare rappresentanti anche temporanei, muniti di giurisdizione, fu negato in tempi recenti dai gallicani, dai regalisti e dai liberali (v. nunzio apostolico). Ma già Gregorio VII aveva dovuto resistere alle pretese di coloro che volevano

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1. soltanto romani e non ultramontani, e riprendere vescovi che impedivano ai 1 . lo svolgimento della loro missione. Pasquale II, scrivendo nel 1115 a Enrico II, re d'Inghilterra, rivendicò il diritto, che i Normanni praticamente limitavano o contestavano in Inghilterra e in Sicilia, ad inviare rappresentanti da parte della Sede Apostolica, e Giovanni XXII (c. 1, I, 1, in Extran. comm.), condannò la prassi di non ammettere 1. della S. Sede che non fossero stati richiesti e senza il beneplacito dei principi.

I poteri dei 1. missi sono circoscritti dal loro mandato, possono implicare giurisdizione, o anche esserne privi (can. 265); ma anche quando siano muniti di giurisdizione, questa non è ordinaria, ma delegata (can. 197); anche se non sono insigniti di dignità episcopale precedono tutti gli Ordinari, eccettuati i cardinali e se sono vescovi, possono, senza la licenza degli Ordinari, benedire il popolo anche nelle chiese di questi, eccettuata la cattedrale, e celebrare i divini uffici, anche pontificali, con trono e baldacchino (can. 269).
3. - L. a latere, secondo l'espressione latina, sono gli inviati della famiglia o del seguito o della corte del mittente. Nei documenti della diplomazia pontificia, 1. a latere è un cardinale, inviato dal romano pontefice al capo supremo di uno Stato per una missione temporanea, generalmente di straordinaria gravità. L'ultimo di essi fu il card. G. B. Caprara, inviato presso Napoleone I per l'esecuzione del Concordato. Il can. 266 CIC, mentre presuppone la possibilità di simili straordinarie rappresentanze, definisce il l. a latere come un alter ego del romano pontefice. Oggi i 1. a latere sono incaricati di rappresentare il sommo pontefice e di presiedere in sua vece cerimonie particolarmente solenni. I poteri che loro competono sono stabiliti all'atto dell'incarico. Godono pure dei privilegi che spettano ai 1. missi.

Biol.: H. Hinschius, System des batholischen Kirchenrechts. I. Berlino 1869, pp. 498 sgg., 581 sgg., 629 sgg.; L. Thomassinus, Vetus et nova disciplina, Parigi 1688, parte I*, 1. II, cap. 107 sgg.; Pio VI, Responsio ad Metropolitanoe... super nunciatoris apostolicis, 2ᵃ ed., Roma 1790, cap. 8, pp. 170-296; A. Giobbio, Diplomazia eccles., I, Roma 1899, nn. 152 sgg., 229 sgg.; A. Wynen, Die päpstl. Diplomatie, Friburgo in Br. 1922, pp. 45-64, 76-98; I. Pasquazi, Jus internat. publicum, I, Roma 1933, pp. 151-58; Werra-Vidal, II, 3^{text {a }} ed., Roma 1943, pp. 617-32. Cf. inoltre bibl. della voce monzio apostolica.

LEGATO PIO. - Il 1. p. è un legato modale, nel quale il modus è uno scopo pio di beneficenza o di religione.

Sommaio: I. Nozione. - II. Forme varie giuridiche e storiche. - III. Natura giuridica. - IV. Personalità giuridica. V. Legislazione canonica. - VI. Il l. p. nella legislazione italiana.
I. Nozione. - Per un processo involutivo che ha portato a confondere il l. p. con i rapporti similari a cui può dar luogo, questo termine assume nel linguaggio giuridico due altri significati, ampliativo l'uno, restrittivo l'altro. In un significato tutto particolare, molto ampio e generico, per l. p. s'intende ogni forma di lascito avente di mira uno scopo pio di religione o di beneficenza, ivi compreso il semplice onere imposto dal testatore all'erede o al legatario allo stesso fine. Si giunge anzi ad attribuire la denominazione di legata pia ad ogni disposizione di beni effettuata ad pias causas, portando il 1. p. ad equivalere al generico concetto canonistico di causa pia (cann. 1513, 1421, 1473, 1653 \ 4) e di pia volontà, la cui disciplina è data, per la parte generale, nei cann. 15131517 e, per la parte speciale, nei cann. 1489-94, 1544-51, ivi comprese le sottospecie di istituzione e fondazione pia, le disposizioni fiduciarie e fidecommissarie e le donazioni mortis causa.

Per contrario, in senso strettissimo, evidentemente coartativo, per l. p. s'intende il solo legato a scopo di religione, gravato cioè da un onere il cui contenuto è un atto di culto (determinate preghiere, novene, rosari, celebrazione di Messe, funzioni sacre, feste
religiose, ecc.). In questo senso, assume pure la denominazione di legato o disposizione per l'anima, la cui figura tipica e prevalente è data dal legato di Messe in suffragio dei trapassati.
II. Forme varie giuridiche e storiche. - Giuridicamente, oltre che storicamente, il l. p., preso nel senso più ampio, suole essere considerato sotto tre diversi aspetti, a seconda dei tre diversi mezzi di cui si può avvalere il disponente nel perseguimento di uno scopo pio: come semplice onere imposto dal testatore all'erede o al legatario (l. p. in senso improprio), come vero legato modale (legato in senso proprio), come fondazione autonoma. Il vero l. p. si ha soltanto nel secondo caso.

1. Come semplice onere. - Qui non si dovrebbe parlare di legato. A differenza di quanto avviene nel l. p. in senso proprio, qui non si dà differenziazione specifica di beni in ordine allo scopo pio, il modus (l'onere pio) risulta meramente necessario all'attituzione di erede o al legato, necessario cioè alla disposizione principale intesa anzitutto a beneficare l'erede o il legatario; non si può parlare di autoassorbimento e neppure è richiesta necessariamente la determinazione della persona dell'onorato che, eseguendo lo scopo pio (celebrando, ad es., le Messe), resti avvantaggiato dal peso. Siamo nel campo generico della pia voluntas (can. 1513 sgg.).
2. Come vero legato modale. - Il pio disponente segrega dalla massa del suo patrimonio un complesso di beni singolarmente individuati e li destina allo scopo pio da lui voluto, incaricando dell'esecuzione della sua volontà un preesistente soggetto di diritto, persone fisica o morale, a favore del quale dispone l'attribuzione patrimoniale. Costui acquista le proprietà di tali beni, ma senza l'utile, poiché l'esecuzione del modus ne assorbe per intero l'utilità economica, determinando di conseguenza l'autoassorbimento del legato.

In forza del vincolo ad piam causam, l'entità patrimoniale così differenziata, benché inserita nel patrimonio di un preesistente soggetto, acquista una fisionomia propria e una propria autonomia anche di fronte agli altri beni del soggetto stesso a cui incrisce, ed assume, come tale, varie forme e denominazioni. Compare, canonicamente, nella figura della fondazione pia, quando la destinazione dei beni è a favore di persone giuridiche ecclesiastiche con l'onere, in perpetuum vel in diuturnum tempus, di impiegare i relativi redditi in celebrazione di Messe, in funzioni di culto o in opere di piatti e di carità (cann. 1544-51). La fondazione pia si differenzia dal 1. p., che ne è una sottospecie, in quanto in essa il soggetto investito dei beni è sempre una persona morale ecclesiastica, per cui i beni stessi diventano ecclesiastici in senso stretto; mentre invece nel semplice l. p. l'attribuzione può essere fatta anche ad un soggetto laico, persona fisica o giuridica, restando ai beni il carattere della laicità, come si verifica, ad es., nella cappellania laicale. Si differenzia inoltre per il carattere della durabilità che le è proprio per natura, mentre il l. p. può essere tanto perpetuo quanto temporaneo, a seconda che l'esecuzione dell'onere si esaurisca in una o più prestazioni numericamente definite, oppure impegni a prestazioni periodiche in indefinito o almeno per lungo tempo.

Se la destinazione dei beni è fatta per un'opera di carità (per l'assistenza ai poveri, per opere pie, ospedali, orfanotrofi, ricreatori, ecc.) la pia disposizione assume il nome di legato di beneficenza o disposizione per i poveri; se è diretta, invece, a scopi di culto e di religione (celebrazioni di S. Messe, novene, orlavari sacri, funzioni e feste religiose, ecc.), si ha il legato o disposizione per l'anima. Forma tipica del legato pro anima, rappresentante la massa più cospicua delle odierne disposizioni pie, è, come si è visto, il legato di Messe, detto pure fondazione di Messe quando l'onere relativo grava, in perpetuum vel in diuturnum tempus, sull'entità patrimoniale assegnata (cann. 826 \ 3, 1551 \ 2). Se la celebrazione delle Messe è stata disposta con determinazione del luogo (chiesa, oratorio, cappella, altare), si ha la cappellania laicale, quale sottospecie del l. p.; se è stata disposta con deter-

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minazione del tempo, si avrà la cappellania quotidiana, mensile, trimestrale, ecc. oppure l'anniversario.

Forme storiche del 1. p. a scopo di beneficenza e di culto sono: il praestimonium, quando il legato è istituito a sostegno di studenti indirizzati alla carriera ecclesiastica o di altri che si d