escovo di Oporto, card. D. Americo. Così, con il verdetto di questo, in data 4 sett. 1882, confermato da lettere regolare del 14 dello stesso mese, furono soppresse varie diocesi, fra cui L., le cui parrocchie furono divise fra le diocesi di Coimbra ed il patriarcato di Lisbona. Ma il movimento di restaurazione, dovuto specialmente ad alcuni zelanti sacerdoti, non si fece aspettare. Finalmente, Benedetto XV, con lettera apostolica Quo vehementius ( 17 genn. 1918), restaurò la diocesi di L. ed istituì nella chiesa cattedrale di S. M. Assunta un Capitolo di sei canonici con due dignità.
Nell'ambito della diocesi sorge il santuario di Fatima (v.).
BibL.: AAS, 10 (1918), pp. 81-83; F. De Almeida, Historia de Igréja em Portugal, III, 1, Coimbra 1923, p. 11; A. Zuquato, L., subsidios para a historia da sua diocese, Leira 1945, pp. 11-23.
Carmo da Silva
LEISENTRIT, Johann. - Teologo, protonotario apostolico, n. a Olmütz (Olomouc) nel 1527, m. a Bautzen il 14 nov. 1586. Canonico a Bautzen nel 1551, ne fu decano dal 1559 alla morte. Dopo l'apostasia dell'ultimo vescovo di Meissen, Johann von Haigwitz, il nunzio Melchior Biglia lo nominò (1567) amministratore e commissario generale per la Lusazia di cui salvò il cattolicesimo contro la propaganda luterana.
L. raccolse molti manoscritti e incunaboli (distrutti nel 1624 da un incendio). Fu fecondo scrittore: le 24 opere rimaste di lui trattano argomenti ascetici, o liturgici o polemici (elenco in Gerblich [v. bibl.], pp. 24-30). Promosse l'uso della lingua volgare nell'amministrazione dei Sacramenti e tradusse in tedesco il rito del Battesimo
(Ilautzen 1562), del Matrimonio (ivi 1568), della Estrema Unzione (ivi 1577). La sua domanda di celebrare la Messa in tedesco fu rigettata da s. Pio V e lo fece cadere in sospetto d'eresia. I suoi cantici, diffusi per tutta la Germania, uscirono presso Hans Wolrab: Geistliche Lieder und Psalmen... (2 voll., Bautzen 1565, 1567). L'ed. del 1584 porta il titolo: Catholicism hymnologium Germanicum orthodoxae veraeque Ecclesine, con musica notata e inquadramenti. Più importante: Constitutio veteris apostolicae et orthodoxae Ecclesiae.
BibL.: W. Gerblich, 7. L., in Neues Lausitzer Massenn. 107 (1931), pp. 1-78.
Felice da Mareto
LEITMERITZ, diocesi di : v. Litomerice, diocesi di.
LEITNER, Martin. - Canonista, n. a Bodenwöhr (Oberpfalz) l'i i marzo 1862, m. a Passau il 25 dic. 1929. Professore di diritto canonico dal 1904 a Passau, si occupò con zelo anche dell'amministrazione della giustizia ecclesiastica. Seguì nello studio del diritto canonico, l'indirizzo dogmatico.
Opere: Praelectiones iuris canonici ( 5 voll., Roma 1898-99); Lehrbuch des katholischen Eherechts (1902, 3² ed. 1920); Die Verlobungs- und Eheschliessungsform nach dem Dehret Ne temere und der Constitutio Provida (1907, 9² 10 { }^{text {ed }} ed. 1910); De Curia Romana (Ratisbona 1909); Hundbuch des katholischen Kirchenrechts ( 5 fascicoli, 1918-27, incompiuto).
BibL.: J. Krieg, s. v. in LThK. VI, col. 477; A. Van Hove, Proleonmma, 2 ed., Malines-Roma 1945, pp. 582, 637.
Guglielmo Leone
LEJEUNE, Jean. - Oratore sacro francese, n. a Dôle nel 1592 e m. a Limoges il 19 ag. 1672. Membro dell'Oratorio di Gesù fondato dal Bérulle nel 1611, si distinse per la santità della sua vita messa al servizio della fede e per l'originale trattazione delle sue prediche, nelle quali egli, scegliendo gli argomenti morali piuttosto che le disquisizioni dogmatiche, riusciva a trascinare gli uditori.
L'eloquenza di L. è infatti calda e persuasiva, venata di accenti popolari, che ne rendono ancora vivo l'ardore, anche se la lingua è poco corretta e lo stile agitato e improprio. I suoi Sermons ( 10 voll., Tolosa 1662) furono poi ristampati più tardi sotto il titolo di Le missionnaire de l'Oratoire (cf. l'edizione di Lione, in 15 voll., 1825-27).
BibL.: G. Gecus, Histoire religieuse, Parigi 1922, p. 412 sgg.; Pastor, XIII, p. 562 sgg.; A. Molien, s. v. in DThC, IX, coll. 193196.
Giacinto Spagnoletti
LELONG, Jacques. - Oratoriano, biblista e bibliografo, n. a Parigi il 19 apr. 1664 ed ivi m. il 13 ag. 1721. Bibliotecario dell'Oratorio di St Honoré, L. vi lavorò con zelo per 22 anni, ampliando la preziosa raccolta di libri e compilandone cataloghi.
Notevoli sono i due lavori seguenti di carattere bibliografico: Bibliotheca sacra seu syllabus omnium ferme sacrae Scripturae editionum ac revisionum (2 voll., Parigi 1709; aggiornata in seguito, fino al 1778-90, costituisce ancora la più ricca miniera bibliografica sull'argomento); Bibliothèque historique de la France (edizione definitiva a Parigi nel 1768-78).
BibL.: P. Desmolets, Vita Iacobi L., nell'ed. della Bibliotheca sacra, I, Halle 1778, pp. xill-xx; H. Leclercq, s. v. in DACL. VIII, II, coll. 2306-12.
Angelo Penna
LE MAISTRE, Isaac, detto de Sacy (de Sact), che è il nome anagrammato. - N. a Parigi il 29 marzo 1613, m. a Pomponne il 4 genn. 1684. Entrato a PortRoyal e ordinato sacerdote (1649), vi si distinse nella direzione spirituale delle religiose ivi raccolte. All'epoca dei rigori contro i giansenisti, ebbe a subire la prigione nella Bastiglia (1666-68) dove tradusse il Vecchio Testamento. Tornato a Port-Royal e di nuovo cacciato, si ritirò (1679) presso il cugino, marchese di Pomponne.
Pubblicò la Traduction du Nouveau Testament, detto Testament de Mons (2 voll., Amsterdam 1667), condannato
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da Clemente IX il 20 apr. 1668, e La Ste Bible en latin et en frangais avec des explications ( 32 voll., Parigi 1687-1702; molte riedizioni; la migliore è in 12 voll., ivi 1789-1804), cui collaborò suo fratello Antoine. Queste traduzioni bibliche, senza interesse dal punto di vista esegetico, sono assai notevoli per le stile. Di lui è celebre anche la versione: L'Imitation de Jésus-Christ (ivi 1650 ; oltre 150 edd.).
Bial.: J. Carreyre, s. v. in DThC, IX, coll. 200-202 (con ampia bibl.).
Ferdinando Renaud
LE MANS, diocest di. - Città e diocesi nel dipartimento della Sarthe in Francia.
Sopra una superfice di 6244 kmq . ha una popolazione di 412.214 ab., dei quali 375.391 cattolici. Conta 401 parrocchie servite da 485 sacerdoti diocesani e 120 regolari, grande e piccolo seminario; ha 6 comunità religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 243). E suffraganea di Tours.
E l'antica Vindunum, capitale dei Cenomanes, quindi città romana. Nel IX sec. fu redatto nella curia di Le M. un libro episcopale da s. Giuliano fino ad Alderico (832-57), con il titolo Actus pontificum Cenomannis in urbe degentium. Si hanno inoltre sei cataloghi episcopali, il prmo e il terzo fino al vescovo Gervasio (1036-55);
il secondo e il sesto fino a Guido (1135); il quarto fino a Maurizio (1216-31); il quinto fino a Guglielmo (11451187). Il santo più venerato in età merovingia fu s. Vitrio vescovo di Le M. (m. nel 490); in suo onore fu eretta una basilica, ricordata nel vir sec. alla quale era adiacente quella dedicata al vescovo s. Giuliano. Un documento imperiale dell'anno 832 menziona i due monasteri dipendenti (A. Poncelet, in Analecta Ballandiana, 22 [1903], p. 156). Al tempo del vescovo Aldrico furono traslati nella cattedrale i corpi dei vescovi Vittorio, Giuliano, Turibia, Pavazio e Liborio. La leggenda indica la primitiva cattedrale come costruita sul luogo della dimora del defensor romano, poi ingrandita e trasformata dai vescovi Vittore e Innocenzo (533-59) che dedicò ai ss. Gervasio e Protasio ponendo loro reliquie sotto un nuovo altare. Distrutta alla fine del sec. viII, il vescovo Francone e s. Aldrico la ricostruirono, ma fu distrutta dall'incendio degli invasori Normanni.
Rifatta ancora dal vescovo Mainardo (951-70), subì altri danni. Nuove fondazioni furono iniziate dal vescovo Vulgrino nel ro6o, poi continuata dal vescovo Arnoldo e Höel il quale la consacrò il 17 ott. 1093, trasferendovi le reliquie di s. Giuliano; nel inio fu rifatta la nave centrale dal vescovo Ildeberto, sotto la direzione del monaco Giovanni dell'abbazia della S.ma Trinità di Vendôme. Devastata per due volte da un incendio, ne iniziò le riparazioni il vescovo Guglielmo de Passavant (1145-87). Un nuovo coro fu eretto dal vescovo Amelino (1217-54). Il transetto fu ripreso alla fine del sec. xiv, ma venne finito solo nel 1430. Il card. Filippo di Lussemburgo, vescovo di Le M. dal 1477 al 1507 e dal 1509 al 1519 , fece erigere un sontuoso Lectorium decorato da molte statue e bassorilievi, distrutto dagli Ugonotti nel 1562. Di grande importanza sono le vetrate; le più antiche con scene della
vita di Gesù Cristo e dei santi patroni della cattedrale (sec. xir), poi scene allegoriche con ritratti di donatori e benefattori (sec. xili) quali il card. Fillastre, Renato I e Luigi d'Angiò, re Renato e Maria di Bizia, e ancora altre scene del Nuovo Testamento (sec. xv; cf. E. Hucher, Calques des vitraux peints de la cathédrale du M., Le Mans 1864). Gli stalli del coro con intagli rappresentanti scene della vita di Gesù Cristo e allegorie vennero mutilati nel 1768 e nel 1830 ; tolti nel 1855 sono ora nell'interno della Sacrestia. Notevole è poi una grande edicola per il breviario pubblico. Tra le tombe monumentali nell'interno della cattedrale si ricordano la tomba della regina Berengaria (xili sec.) portatavi nel 1821 dall'antica abbazia di Epau; la tomba di Carlo d'Angiò, conte del Maine (1472), attribuita a F. Laurana, e quella di Guglielmo di Bellay (1537). All'esterno in origine erano due imponenti torri delle quali Guglielmo il Conquistatore aveva chiesta al vescovo Ildeberto la demolizione perché dominavano il castello; quella a settentrione oggi non esiste più.
Il portico fu eretto nel 1158 ; sul timpano del portale meridionale è rappresentato Gesù Cristo tra i simboli degli Evangelisti e angeli turiferari, nella vòta scene del Nuovo Testamento, ai due lati del portale sono i dodici Apostoli. Altre chiese notevoli sono: Notre-Dame de
la Couture (Cultura Dei) antica abbazia benedettina fondata dal vescovo s. Bertrando (sec. vi), saccheggiata dai Normanni, ricostruita più volte, al x sec. dall'abate Gausberto; il coro, contenente cinque cappelle, venne modificato nel sec. xv. Sotto il coro è una cripta dove fu deposto s. Bertrando. Il caratteristico sudario del Santo si conserva nella sacrestia. All'esterno il portale contiene la scena del giudizio finale e le statue degli Apostoli. L'annesso edificio dell'abbazia è oggi adibito parte per la prefettura, parte a museo (vi si conserva la lastra tombale di Goffredo Plantageneto) e a biblioteca, ricca di 500 manoscritti e oltre 50.000 stampati (A. Ledru, Eglise de Notre-Dame de la Couture, Le Mans 1924). Altra abbazia fu quella dei ss. Vincenso e Lorenzo fondata da s. Donnolo (559-81) che vi fu sepolto; fu pure distrutta dai Normanni e ristabilita nel sec. xi (R. Triger, L'abbaye de St Vincent du M., sa reconstruction au XVII' et XVIII siècles, in Revue historique du Maine, 4 [1924], pp. 173220). St-Julien, oggi Notre-Dame du Prê, eretta nel 586, è un'antica abbazia di monache benedettine, restaurata nel secc. xviri e xix. Un bassorilievo del sec. xiv rappresenta la traslazione delle reliquie di s. Giuliano. St Pierre de la Cour (x-xiit sec.) era l'antica cappella del castello, oggi adibita a scuola professionale.
Di Le M. furono il P.J. Benvet (1665-1752), missionario nel Siam e nella Cina, e il benedettino dom Guéranger (v.).
Bial.: Eubel, I. p. 187; II, p. 129; Gesta Aldrici Cenomanuicae urbis episcopi a discipulis suis R. Charles e L. Franger, Murners 1889; G. Busson-A. Ledru, Actus Pontificum Cenomannis in urbe degentium, ivi 1901; R. Latouches, Essais de critique sur la constitution des Actus Pontificum Cenomannis in urbe degentium (737-1233), in Le moyen âge, 20 (1907), pp. 226-47; L. Ducheane, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2° ed., Parigi 1910, pp. 312-44; A. Ledru-G. Fleury, La cattedrale
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St Julien du M., ses éuëques, son architecture, son mobilier, Mamers 1900; G. Fleury, La cutbédrale du M., Parigi 1925; Guide de la France chrétienne et missionnaire, Parigi 1949, pp. 338, 595-99; Cottineau, II, coll. 1726-31.
LEMIRE, Jules. - Sociologo francese, n. a Vieux Berquin il 23 apr. 1853, m. ad Hazebrouck il 7 marzo 1928. Divenuto sacerdote nel 1878, insegnò nel Seminario di Hazebrouck.
Molte operò e scrisse per la realizzazione degli ideali sociali cristiani : egli vide che solo operando intensamente nel campo sociale la Chiesa avrebbe potuto impedire la completa scristianizzazione del popolo. A formare in lui questa convinzione molto contribui il card. Manning, che egli conobbe personalmente e sul quale pubblicò un libro: Le card. Manning et son oeuvre sociale (Parigi 1893). Fu borgomastro di Hazebrouck dal 1914.
Bibl.: C. Droufers, Chemin faisant avec l'abbé L., Parigi 1929; G. Gundlach, s. v. in LThK, VI, coll. 483-84.
Fausto Fonzi
LEMKIVČVSNA, amministrazione apostolica di. - Si tratta di una regione nei Carpazi del nord, abitata dalla schiatta orientale dei Lemki. Appartenne dai primi tempi al triplice vescovato di Preemysl, Sambor e Sanok con residenza vescovile a Sanok. Dall'unione di Brest-Litowsk ( 1596 ) la regione oscillo fra il cattolicesimo e lo scisma. Soltanto nel 1691 ebbe luogo l'unione. Dopo la prima guerra mondiale L. fu separata da Preemysl e fatta amministrazione apostolica per meglio opporsi alla propaganda degli scismatici russofili. Dopo la seconda guerra mondiale la popolazione di L. fu deportata nell'Unione Sovietica. L'amministratore apostolico riparò all'estero.
LEMMENS, Leonhard. - Francescano, n. a Bocket (Renania) il 19 nov. 1864, m. a Roma il 10 febbr. 1929. Chiamato nel 1899 a Roma come continuatore degli Annales Minorum del Wadding, nel 1901 passò ad insegnare storia nel Collegio di S. Antonio (più tardi Pontificio Ateneo Antoniano) e dal 1903 al 1906 a Quaracchi, come presidente e prefetto degli studi del Collegio di S. Bonaventura. Tornato nel 1907 in Germania, intraprese vari viaggi scientifici in Russia, Polonia, Cecoslovacchia, Austria, Francia e nel 1914 in Terra Santa, ove la sua presenza fu preziosa per salvare dalla minaccia turca alcuni luoghi francescani della Siria. Dal 1921 fu archivista generale dell'Ordine e dal 1924 professore di storia delle missioni nel Collegio di S. Antonio.
Come uomo di cultura, partecipò attivamente alle questioni sull'antica letteratura francescana. Ricca e di alta valore è la sua produzione letteraria, in cui si notano edizioni critiche di testi medievali (gli scritti di s. Francesco, di Frate Leone, lo Speculum perfectionis, ecc.), di documenti: Acta S. Congregationis de propaganda Fide pro terra Sancta (2 voll., Quaracchi 1921-22), la vita di s. Bonaventura ( 1909 in tedesco, 1921 in italiano), e soprattutto la sua preziosa Geschichte der Franziskanermissionen (Münster in W. 1929).
Bibl.: L. Chjer, De vita et operibus P. L. L., in Antonianum, 4 (1929), pp. 337-50. Alberto Ghinato
LEMOS, Tommaso de. - Teologo domenicano, n. a Rivadavia (Galizia) nel 1546 ca., m. a Roma il 23 ag. 1629. Entrò nell'Ordine nella sua città natale. Reggente dello Studio di Valladolid nel 1590, insegnava nel 1594 quando fra i Gesuiti e i Domenicani si accese la controversia molinista. Fu scelto, con il confratello Diego Alvares, a rappresentare ufficialmente l'Ordine nelle discussioni, quando Clemente VIII evocò a sé la soluzione di quella controversia. Nelle 47 dispute tenute in quattr'anni (1602-1606) dinanzi a Clemente VIII e Paolo V, manifestò eloquentemente la forza del suo ingegno e le
sue doti oratorie. Chiuse le discussioni, rifiutò l'episcopato offertogli dal Re di Spagna, e si ritirò nel convento della Minerva a Roma.
Raccolse egli stesso gli atti delle 47 dispute che furono pubblicati solo nel 1702: Acta omnia congregationum ex disputationum (Lovanio 1702). Scrisse ancora molto sul dibattuto argomento; famosa è la Panoplia gratiae (4 voll., Liegi 1676), certamente una delle opere migliori della scuola tomista sulla Grazia. L'Ordine prese energicamente le difese del L. quando quest'opera fu attaccata dall'inquisitore Knippenberg.
Bibl.: ampia biografia e bibl. in Acta congregationum, cit., pp. 1-6xvi; P. H. Serry, Historia Congregationum de auxiliis, Anversa 1709, passim; Quéif-Echard, II, pp. 461-64; A. Touron, Histoire des hommes illustres de l'Ordre de St Dominique, V, Parigi 1748, pp. 103-23; R. Coulon, Scriptores G. P., ivi 1914, pp. 550-52. Alfonso d'Amato
LE MOYNE, Jean (Ioannes Monachus). - Insigne canonista, n. nella prima metà del sec. xiri, m. ad Avignone il 22 ag. 1313.
Trasferitosi a Parigi, quivi studiò diritto ecclesiastico e fu nominato canonico; dopo un soggiorno presso la Curia romana, fu nominato vescovo di Niesux e consigliere del re Filippo di Francia. Celestino V lo rese cardinale ( 30 sett. 1294) e Bonifacio VIII lo nominò legato in Francia ( 1302 ) e poi cancelliere di S. Romana Chiesa.
II L. M. scrisse un apparato di glosse al Liber sextus di Bonifacio VIII (ed. Venezia 1585) e lo pubblicò nel 1301, notificandolo all'Università di Parigi. Quest'opera, benché non riconosciuta come glossa ordinaria, ebbe una grande divulgazione sia in Francia che in Italia ed è considerata uno dei migliori documenti che abbiano tramandato lo stile e lo spirito della scuola canonistica francese del medioevo. Il L. M. scrisse anche commenti su alcune decretali extravagantes di Bonifacio VIII e di Benedetto XI.
Bibl.: F. Lajard, 7. L. M., cardinal, canoniste, in Histoire littéraire de la France, XXVII, Parigi 1877, pp. 201-24; H. Finke, Aus den Tagen Bonifaz VIII, Münster 1902, pp. 146-90; R. Schola, Die Publizistik zur Zeit Philipps des Schönen und Bonifaz VIII., Stoccarda 1903, pp. 104-98; A. Van Hove, Prolegomena, 2² ed., Malines-Roma 1945, pp. 474-76.
Francesco Ercolani
LEMURIE (Lemuria). - Nei giorni 9, II e 13 maggio del calendario romano cadeva la festa dei Lemuria, cioè dei Lemures, le anime dei morti, generalmente confuse con le "larve" (v.), come queste appunto aventi carattere avverso al mondo dei vivi ("Lemures larvae nocturnae et terrificationes imaginum et bestiarum», Nonio Marco, Compendiosa doctr., p. 135; cf. Porfirio, Ad Hor. ep., 2, 2, 209).
Secondo Ovidio (Fasti, V, 419-92) questa festa dei morti sarebbe più antica di quella analoga del febbr. dei dies parentales terminanti con i Feralia (v.) il 21 dello stesso mese; e ciò forse molto a ragione, in quanto la bizzarra cerimonia compiuta dal paterfamilias la prima notte dei Lemuria (v. sotto) ha carattere arcaico, in netto contrasto con quello più sereno dei Feralia; ed allo stesso riguardo è da osservare che, mentre la prima festa è segnata nei calendari con mathrm{N}(= nefastus ), la seconda è indicata con mathrm{F}(= fastus; o anche mathrm{FP}= fastus principio, Mammsen), il che rivela due punti di vista (e quindi due epoche) nettamente diversi nei confronti dei morti.
Nei Lemuria a mezzanotte il paterfamilias si alza e, scalzo e le mani lavate, mette in bocca fave nere; quindi, senza voltorsi, le getta dietro le spalle dicendo: «Con queste fave redimo me ed i miei»; si lava di nuovo, batte un vaso di bronzo e, ripetuto per nove volte "Manee esita paterni", compie la cerimonia. Nei tre giorni dei Lemuria i templi erano chiusi e non si celebravano matrimoni.
Bibl.: W. W. Fowler, The roman festivals, Oxford 1925, p. 106 sgg.; J. G. Frazer, IV, The Fasti of Ovid, ivi 1929.
Cesare D'Onofrio
LENAU, Nikolaus (Nikolaus Franz Niemisch von Strehlenau). - Poeta tedesco-ungherese, n. il 13 ag. 1802 a Csatád presso Temesvár, m. il 22 ag. 1850 nel manicomio di Oberdöbling presso Vienna.
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Le sue poesie, scritte un po' durante tutta la vita (Gedichte, 1832; Neue Gedichte, 1838 e 1844) divennero presto famose. Tentò il soggetto del Faust (1836) in una specie di rapsodia drammatica, un'opera del dubbio e della rodente scontentezza, che è sotto l'influsso evidente di dottrine spinoziane, ma ondeggia tra accettazione e condanna del panicismo e si conclude con la morte dell'eroe. Si accostò poi al poema epico-drammatico di argomento religioso e scrisse : Savonarola (1837) e Die Albigenser (1842), in cui il L. crede possibile il sentimento religioso svincolato dal dogma e la libertà sottratta ad ogni limite morale e politico. L'ultima opera, il poema dialogato Don Joan (1844) rimase incompiuto, perché lo scoppiare della pezzia latente rese necessario nel 1844 il ricovero in manicomio.
Alto valore artistico ha la sua lirica, che rivela anche la sua fortissima sensibilità musicale. Sono per lo più descrizioni della natura, una natura come animata da spiriti elementari e demoniaci; ed è sempre un paesaggiostato d'animo, che rispecchia la desolazione intima, l'ombra di un Io in cui lentamente la luce si affievolisce.
L. non appartiene ai romantici ma è più libero e moderno, vicino più al pessimismo schopenhaueriano e leopardiano. Cattolico in giovinezza, in seguito si siontando dalla fede e, attraverso il cristianesimo concepito come religione della sofferenza, pensò di poter raggiungere quella libertà dello spirito che identificava con il suo dio. Die Albigenser sono all'Indice (decr. 30 sett. 1845).
Bibl.: Edizioni : Sdmtliche Werke a cura di A. Grün, 4 voll., Stoccarda 1841 ; Sdmtliche Werke, a cura di G. E. Berthel, 4 voll., Lipsia 1882-87 (con ampia biografia); E. Castle, Sdmtliche Werke und Briefe, ed. critica di E. Castle, 6 voll., ivi 19101923. Studi : R. Schröter, L.s Faust. Marburgo 1922-23; H. Walther, L.s Savonarola, Francoforte a. Meno 1925; M. Schuerffenberg, L.s Dichterworb als Spiegel der Zeit, Ein Beitrag zur religiösen Geistesgeschichte der XIX. Jahrhunderts. Erlangen 1935; L. Bellanca, Pestiwitwa e religione nell'ultimo L., Palermo 1935: V. Errante, L., storia di un martire della poesia, Messina 1935.
Alba Cori
LENEE. - Festa che si celebrava ad Atene nel mese Gamelion ( = genn.-febbr.) in onore di Dioniso Lenaios ( λ λ vasa), ed era una delle quattro principali dell'Attica in onore di Dioniso.
Dato il tempo invernale della celebrazione, le L., anziché feste della vendemmia e quasi glorificazione del torchio ( λ η ν dot{α} ς ), simbolo sacro del dio, sono da ritenere più probabilmente una festa orgiastica e mistica. Cadevano infatti proprio nel periodo delle orge trieteriche invernali; a Magnesia gli iniziati dionisiaci celebravano i riti funerari ai loro compagni nel Lenaion; il β α χ χ ε hat{imath} ν orfico di Atene era sacro a Dioniso Leneo e vi si celebravano dei misteri e il Dioniso Leneo era strettamente connesso alle divinità infere (Eraclito, frg. 15, identifica con Ade il Dioniso festeggiato nelle L.).
Il luogo ove si celebravano le L. era Atene, dove, per tutto il territorio Leneo, aveva luogo una solenne processione, probabilmente falloforica, con motti burleschi e rozzi, con banchetto, in cui si beveva il vino nuovo, e con rappresentazioni drammatiche.
Bibl.: M. Nilsson: Griechische Feste, Lipsia 1906, p. 275 sgg.: A. B. Cook, Zour, I, Cambridge 1914, p. 667; L. Deubner, Attische Feste, Berlino 1932, pp. 123-34. Cesare D'Onofrio
LENEL, OTTO. - Giurista, n. a Mannheim il 13 dic. 1849, m. a Friburgo in Br. il 7 febbr. 1935. Compì gli studi nelle Università di Heidelberg, Lipsia e Berlino, divenne Privatdozent nel 1876 a Lipsia ed ordinario nel 1882 a Kiel. Da questa Università passò nel 1884 a Marburgo, insegnando successivamente a Strasburgo (1885-1906) ed a Friburgo in Br. (dal 1907). Fu socio dell'Accademia italiana dei Lincei e dottore honoris causa dell'Università cattolica del S. Cuore di Milano.
La sua altissima fama è affidata a due opere fondamentali per lo studio del diritto romano: Das Edictum
perpetum, magistrale ricostruzione dell'editto del pretore romano ( 1ᵃ ed. Lipsia 1883; 3ᵃ ed. ivi 1927; ed. francese in 2 voll., Parigi 1901-1903), e Palingenesia iuris civilis ( 2 voll., Lipsia 1889), tentativo di ricomposizione e sistemazione critica dei passi dei giuristi romani contenuti nel Digesto e in altre fonti.
Bibl.: O. L., in Die Rechtswissenschaft der Gegenwart in Selbstibestellungen, Lipsia 1924, p. 133, con bibl. fino a questa data; L. Wenger, O. L., in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte, Roman. Abt., 55 (1935), pp. 79-21.
Rodolfo Danieli
LENIN. - Pseudonimo di Vladimir Il'ič Uljànov, fondatore e capo del Partito comunista russo (bolscevico), e della Rivoluzione Russa, fondatore dell'Unione sovietica e della Internazionale comunista.
L'VITA. - N. il 22 ( = 10) apr. 1870 in Simbirsk, nell'autunno del 1887 iniziò i suoi studi giuridici nel. l'Università di Kazan'. Decisivo influsso su di lui ebbe l'esecuzione capitale di suo fratello Alessandro, il quale, dopo un mal riuscito attentato contro lo zar Alessandro III, fu condannato a morte. Il'ič ne continuò l'opera : dopo pochi mesi fu espulso dall'Università per la sua attività rivoluzionaria e confinato nel villaggio di Kokulkino, a 40 km . da Kazan'. Nell'autunno 1888 poté ritornare a Kazan', ma nel maggio dell'anno successivo si trasferì a Samara. Mentre proseguiva lo studio del diritto, si dedicava anche a quello delle dottrine sociali. L'istuccesso di suo fratello, appartenente alla organizzazione Narodnaja Vofije ("Volontà del popolo "), lo convinse della inefficacia del metodo di lotta del narodniċestvo, cioè del populismo, secondo il quale la liberazione del popolo lavoratore poteva effettuarsi attraverso il terrorismo contro le alte personalità. Perciò L. si dedicò allo studio del socialismo "scientifico" di Marx, studiò le opere di Marx, d'Engela, della socialdemocrazia tedesca ed anche gli scritti dei marxisti russi del tempo, anzitutto di Plechanov. Nell'autunno del 1891 superò gli esami di Stato (dopo aver compiuti gli studi privatamentu) presso l'Università di Pietroburgo e nella primavera dell'anno seguente ottenne un impiego a Samara. Ma più che esercitare la sua professione, si dedicò fervidamente all'attività propagandistica del socialismo e fondò il primo circolo marxista a Samara. Già nel sett. 1893 si trasferiva a Pietroburgo per un esercizio più efficace di attività rivoluzionaria e da questo momento divenne quel "rivoluzionario di professione ", il cui tipo egli definì così incisivamente nei suoi scritti.
I primi anni dell'attività organizzativa e propagandistica di L. furono dedicati alla lotta contro il narodniċestvo ed alla creazione in Russia di un movimento di lavoratori su base marxistica. E dedicata a questo scopo una serie di scritti: Cito tahoe "druz'ja naroda" i hak oni voljojat protie socialdemokrater ( \mathrm{~ C h e ~ s i g n i f i c a ~ " ~ a m i c i ~} del popolo " e come essi lottano contro i socialdemocratici "), nel quale L. sosteneva contro i "narodniki " la necessità, anche per la Russia, di uno sviluppo capitalistico; l'articolo : Ekonomiċeshoo soderZanie narodniċestvo i kritiko ego v huige g. Struve (" Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del sig. Struve "); infine la sua opera incominciata nel 1895, ma finita tre anni dopo in Siberia, Razvitie kapitalizma v Rossii ("L'evoluzione del capitalismo in Russia "). Oltre a ciò L. pensava all'organizzazione delle cellule rivoluzionarie in Pietroburgo, le quali si unirono nel 1895 nella "Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia ".
Nella primavera 1895 intraprese un viaggio all'estero, che durò 4 mesi, per stringere relazioni con i marxisti russi residenti in Svizzera ("Gruppo " La liberazione del lavoro" " : Plechanov, Aksel'rod, Zasulič) e con quelli francesi, tedeschi e polacchi. Poco dopo il suo ritorno in Russia, il 21 dic. 1895, venne incarcerato e il 10 febbr. 1897, deportato per 3 anni in Siberia nel villaggio di Sus̆enskoe (Minussinsk). Dall'esilio L. continuò la lotta contro il narodniċestvo. Nello stesso tempo incominciò a volgere la sua attenzione ai problemi della organizzazione interna del partito con l'opuscolo I compiti dei socialdemocratici russi (1897). Questo tema acqui-
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stò una particolare attualità quando in seno ai marxisti russi sorse la tendenza degli «economisti», la quale voleva limitare la lotta di classe dei lavoratori esclusivamente al piano economico (scioperi come mezzo di lotta per il miglioramento economico) e trascurare la lotta politica contro l'assolutismo. L. riunì nel 1899 nel villaggio di Ermakovskoe un congresso di 17 socialdemocratici deportati e assunse una posizione molto netta contro il programma (Credo) degli «economisti».
Liberato dalla deportazione il 31 genn. 1900, dapprima si stabilì a Pskov, dove poteva tenersi in contatto con il movimento dei lavoratori di Pietroburgo; ma nell'estate si recò nuovamente nell'Europa occidentale, non soltanto per essere al sicuro dalla polizia, ma anche per disrazzarsi dall'opprimente complesso di dilettantismo e di provincialismo; il suo interesse è ora principalmente rivolto alle questioni della struttura interna e della tattica del partito. Alla soluzione di queste questioni ed anche alla direzione del movimento dei lavoratori in Russia doveva servire il periodico Iskra ("La scintilla"), uscito la prima volta il 21 dic. 1900 a Monaco, trasferito a Londra nel 1904 e nel 1905 a Ginevra. Lo stesso scopo proseguì L. nel suo opuscolo C'to delat'? ("Che fare?"), uscito nel 1902, il quale, per se e di piccola mole, rappresenta uno dei suoi più importanti scritti. I pilastri fondamentali della concezione di L. sul Partito sono: disciplina stretta, quasi militare, la direzione centralizzata, il comando del movimento dei lavoratori mediante un numero ristretto di gruppi, possibilmente omogenei, di esperti, rivoluzionari di professione. Un altro problema della sua tattica è trattata da L. nell'opuscolo Circa la paverid dia villaggi (1903) : il proletariato russo, estremamente debole quanto al numero, dovrebbe scegliere quali alleati nella sua lotta politica non i borghesi liberali, ma piuttosto i braccianti ed i piccoli contadini.
La fondazione vera e propria del Partito avvenne nel II Congresso a Londra nel 1902. Il Congresso di Minsk, che passo alla storia come il I Congresso del Partito socialdemocratico dei lavoratori russi, tenuto nel 1898, cioè al tempo della deportazione di L., rimase praticamente senza risultati dato che tutti i membri del Comitato centrale, eletto dal Congresso stesso, furono ben presto incarcerati. In quel Congresso però avvenne subito la nota scissione fra la corrente bolscevica e menscevica. La ragione della scissione fu data precisamente dalla formulazione stessa dello statuto, fatta da L. in collaborazione con Plechanov. Benché L. non riuscisse a far approvare la sua concezione del Partito contro la concezione più mite di Martov, ottenne però insieme con Plechanov la maggioranza su tutti gli altri punti dello statuto della organizzazione. I menscevichi furono esclusi dalla direzione di Iskra, la quale passò nelle mani di L. e Plechanov. Tuttavia già nell'autunno dello stesso anno Plechanov inclinò verso il menscevismo. L. si dimise allora dalla direzione di Iskra, la quale diventò un organo di tendenza puramente menscevico. Perciò L. nel 1904 fondò un nuovo periodico a Ginevra V'pered ("Avanti") e più tardi Proletarij ( < Il proletario » ). Negli anni seguenti la lotta contro i menscevichi assorbì la maggior parte dell'attività di L. Questa lotta trovò risonanza letteraria principalmente negli scritti: Sag vpered, dva toga nazad ("Un passo avanti, due indietro", 1904) e Dve taktiki social-demokratii v demokratičeskoj revoljucii ("Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica ", 1905).
Anche di fronte alla rivoluzione del 1905, L. prese un atteggiamento diverso da quello di Plechanov. Mentre Plechanov respingeva la rivoluzione armata, L. era uno dei suoi più accaniti propugnatori. Nel nov. ritornò a Pietroburgo per condurre da vicino il movimento di rivolta, ma poi dovette trasferirsi a Küokalla in Finlandia e verso la fine del 1907 dovette di nuovo emigrare nell'Europa occidentale.
Negli anni seguenti la lotta di L. ebbe come oggetto la questione della partecipazione al Parlamento (Duma). Contro i menscevichi, i quali di fronte alla possibilità di un'azione aperta del partito negavano l'utilità delle organizzazioni illegali (likvidatory), L. sostenne la loro continuazione. Ciò nonostante egli difendeva pure contro
una corrente estremista della propria frazione, che vi si opponeva, la partecipazione al Parlamento, affermando che il Parlamento doveva essere sfruttato come una tribuna per la propaganda delle idee bolsceviche. Nello stesso tempo L. combatteva contro il revisionismo della socialdemocrazia tedesca e contro la sua penetrazione nelle file dei marxisti russi. Contro Bogdanov (v.) e altri, i quali volevano costruire il marxismo sulla base filosofica dell'empiriocriticismo, L. difende nel suo libro Materializm i empiriokriticizm ("Materialismo ed empirio-criticismo ", 1900) il materialismo dialettico come base filosofica del marxismo. Nell'estate 1911 L. organizza vicino a Parigi dei corsi di formazione politica dei lavoratori, come contrappeso della scuola del partito menscevico, eretta nel 1909 a Capri. Verificatasi la scissione fra bolscevichi e menscevichi, nel 1912 alla conferenza del Partito a Praga, e dopoché ambedue i partiti, ormai indipendenti, avevano preso a camminare per la propria strada, L. si trasferì, nella primavera dello stesso anno, a Cracovia, per poter essere più vicino ai lavoratori di Pietroburgo.
Scoppiata la guerra mondiale, il 26 luglio 1914, L. venne imprigionato, ma poco dopo parà lasciare l'Austria e recarsi in Svizzera, dove cominciò subito una lotta veemente contro la II Internazionale (v.). Anzitutto, nelle conferenze tenute a Zimmervold ( 3.8 seri. 1913) ed a Kienthal ( 24-30 apr. 1916) propugnò le idee di trasformazione della guerra «imperialistica» in guerra civile e sollecitò la fondazione della III Internazionale in luogo della II* "fallita" (v. INTERNAZIONALE). Queste idee di L. sono rispecchiate nel suo libro Imperializm hak novajlij eteg kapitalizma ("L'imperialismo come fase più recente del capitalismo ", 1916).
Nella Biblioteca nazionale di Berna studiò Hegel e raccolse materiale per un'opera sulla dialettica. Questi estratti delle opere di Hegel e le relative note di L. (per la composizione dell'opera progettata L. non trovò più il tempo necessario) furono pubblicati più tardi insieme con altre note filosofiche sotto il titolo Filosofskie tetradi ("Quaderni filosofici") e rappresentano una delle fonti principali per la filosofia del bolscevismo.
Scoppiata in Russia la rivoluzione di febbr., mentre la Francia rifiutava il permesso di transito ai bolscevichi emigrati per il loro ritorno dalla Svizzera in Russia, L. ed i suoi compagni ottennero dal governo tedesco il permesso di attraversare la Germania in un vagone sigillato, per andare in Svezia, donde egli raggiunse Pietroburgo, il 3 apr. 1917. Immediatamente propose in un'adunanza del Partito la sue famose "tesi d'aprile", nelle quali sono racchiusi i principi fondamentali della sua azione politica: nessuna collaborazione con il governo provvisorio; tutti i poteri devono passare ai consigli dei lavoratori, dei soldati e dei contadini; la nazionalizzazione delle terre, la riforma del Partito e la mutazione del nome di questo in Partito comunista nonché la fondazione d'una III* Internazionale. Con questo programma L. andava in quel tempo quasi solo. Kamenev pubblicò le tesi sulla Pravda ("La verità") soltanto come idee personali di L. Questi non si lasciò scoraggiare e non si stancò di parlare, persuadere, scrivere lettere ed articoli. Poco dopo, nella Conferenza panrusca del partito bolscevico, le sue tesi divennero la linea programmatica del Partito. In seguito alla insurrezione del luglio, fatta sotto la guida del Partito, insurrezione che rese i bolscevichi padroni di Pietrogrado per tre giorni, L. dovette fuggire in Finlandia. Ivi nacque uno dei più importanti suoi scritti Gaudarstvo i revoljucija ("Stato e rivoluzione") nel quale L. anzitutto costruisce la teoria bolscevica sullo Stato e parimenti la dottrina della dittatura del proletariato (v. SOLSCETIAMO).
Il libro però rimase incompleto. L'evolversi della situazione in Russia offriva troppo buone possibilità, perché L. potesse rimanere ancora lontano. Nell'autunno L. ritornò illegalmente a Pietrogrado e vi propagò con grande zelo l'idea della necessità di una rivoluzione armata. Il 7 nov. portò L. alla realizzazione del suo sogno: un ben riuscito colpo di Stato del numericamente debole partito bolscevico gli permise la conquista del potere.
Come presidente del Consiglio dei commissari del
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popolo L. dovette sobbarcarsi ad un'enorme quantità di lavoro, affrontando situazioni estremamente difficili e critiche. Per la consolidazione del potere acquistato, una delle prime preoccupazioni di L. fu quella di concludere il trattato di pace. Gli costò però un grande sforzo trascinare i suoi compagni alla ratifica della pace di BrestLitovsk, cosi ignominiosa per la Russia (marzo 1918). La capacità di resistenza dei nervi di L. fu messa a dura prova dalla guerra civile nei tre anni seguenti, nei quali le armate antibolsceviche temporaneamente restrinsero l'esansione del dominio dei bolscevichi al piccolo territorio intorno a Mosca e Pietrogrado.
Nondimeno L. si indirizzava, immediatamente dopo la rivoluzione, verso l'instaurazione di un comunismo integrale. Sono questi gli anni dei primi eccessi rivoluzionari, il cosiddetto "comunismo di guerra"; quando era seriamente persuaso L., secondo quanto riferisce Trotzkij, che il transito al socialismo dovesse essere problema di pochi mesi. Ma d'altra parte L. fu anche un politico, abbastanza realista per persuadersi presto che nel comunismo di guerra l'arco era stato troppo teso ed egli aveva oltrepassato l'orbita delle possibilità reali. Una fame terribile, l'insurrezione dei morinai a Kronštadt (marzo 1921) e innumerevoli rivolte dei contadini lo indussero all'introduzione di una specie di "capitalismo di Stato" e della cosiddetta "nuova politica economica" (v. NEP), la quale fu decisa al X Congresso del Partito.
Una serie di attacchi apoplettici lo strappò tuttavia inaspettatamente e inesorabilmente alla sua attività ininterrotta e lo costrinse ogni giorno di più all'inattività dolorosa. Un primo attacco apoplettico, il 16 apr. 1922, lo immobilizzò parzialmente. Nel dic. parlò per l'ultima volta ad una conferenza di metallurgici. Nel marzo 1923 scrisse il suo ultimo articolo. Durante gli ultimi mesi fu obbligato dalla malattia a non lasciare il letto: stava in campagna, a Gorki, dove il 21 genn. un ultimo colpo di paralisi pose fine alla sua vita.
II. Dottrina: il leninismo. - Si è cercato in vari modi di definire l'apporto dato da L. al marxismo. Alcuni hanno veduto in L. il ritorno verso un marxismo puro, dopo le "deviazioni» della II Internazionale; altri hanno veduto la differenza tra marxismo e leninismo nel fatto che il primo rappresentava la teoria, l'altro la pratica (Rjazanov); altri invece vedono nel leninismo l'applicazione del marxismo secondo le condizioni russe: Zinov'ev vede la caratteristica del leninismo nel modo di considerare la questione rurale.
Stalin ripudia tutte queste rappresentazioni del leninismo e propone un concetto di "leninismo" secondo il quale questo appare da una parte come il marxismo genuino, ma da un'altra rappresenta qualche cosa di nuovo, e cioè non solo d'importanza nazionale russa, ma universale: il leninismo è il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione del proletariato (Quazioni del leninismo, Mosca 1946). Mentre Marx ed Engels vivevano nell'epoca del capitalismo industriale, L. doveva combattere una nuova forma dello stesso, cioè il capitalismo imperialistico, il quale metteva davanti una moltitudine di problemi e situazioni nuove, che si dovevano studiare teoricamente e risolvere: una intensificazione della lotta tra capitalisti, i quali si univano in società, e vari antagonismi tra capitalisti e Stati, che li proteggevano, ecc.
Come punto principale del leninismo, Stalin accentua il seguente: "Il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione del proletariato in generale e la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in specie». Difatti l'attuazione della Rivoluzione Russa, la realizzazione della dittatura del proletariato attraverso il sistema dei consigli e dell'organizzazione del partito comunista, la fondazione della Internazionale comunista, tutto questo deve essere riguardato come opera assolutamente propria di L.
Per Stalin dunque il leninismo significa uno sviluppo ulteriore del marxismo, e cioè in prima linea sul campo del materialismo storico (v.). Ma questo sviluppo non fu possibile senza un simultaneo sviluppo ulteriore anche sul campo del materialismo
dialettico (v.). L. si dedicò occasionalmente a particolari studi filosofici. In questi studi è caratteristico, in lui, l'incondizionato attaccamento al materialismo dialettico di Marx-Engels, piuttosto nella forma volgarizzata da Engels, che in quella delle opere filosofiche del giovane Marx; come anche la cura di difenderlo contro le recenti deviazioni da parte dei revisionisti e di adattarlo alle questioni agitate dallo sviluppo filosofico più recente. Quando dunque verso la fine del sec. xix la scoperta della radioattività manifestò le particelle infra-atomiche e quando con il cessare del vecchio concetto sull'atomo, nel senso di un ultimo indivisibile elemento del mondo materiale, sembrò ad alcuni naturalisti che la materia stessa scomparisse, allora L. cercò di andare incontro a questa difficoltà e di salvare il materialismo dialettico (v.) con la distinzione tra concetto scientifico e filosofico della materia. Nella stessa maniera la concentrazione dell'interesse filosofico della sua epoca sulle questioni gnoseologiche lo indusse a costruire meglio la gnoseologia del materialismo dialettico nella cosiddetta "teoria della riflessione" ( A b bibiliteorie).
Altri tratti caratteristici della sua concezione sono ancora la grande importanza che diede alla teoria, l'aumentata esigenza di spirito di partito nel lavoro teorico, come anche un certo tratto volontaristico. In opposizione agli "economisti" e agli altri marxisti, i quali in attitudine passiva aspettavano la realizzazione del socialismo come risultato spontaneo del processo sociale che si deve svolgere per oggettiva necessità (stichijnost'), L. accentuò la necessità di una intromissione consapevole nello svolgimento del processo storico (poznatel'nost'), Precisamente qui si trova la radice della concezione leniniana del Partito come avanguardia del proletariato, conquistante consapevolmente la propria emancipazione; e ciò costituisce il punto centrale dell'intera teoria leniniata.
Caratteristica per la fisionomia spirituale di L. è la sintesi tra utopia e politica realistica. Se L. sapeva "sentire il polso delle masse", decifrare il linguaggio degli avvenimenti, rendersi conto di essi, e se c'era bisogno, anche ritirarsi tatticamente (NEP), ciò nonostante fu sempre animato da una fede irremovibile in un'utopia, la possibilità di un mutamento istantaneo della Russia da uno dei paesi più arretrati in uno dei più progrediti con l'elettrificazione totale e motorizzazione della economia rurale ecc. Questa fede irremovibile e la grande potenza della sua personalità gli procurarono nel partito' quell'autorità incontrastata, per la quale si piegarono a lui anche personalità come Trotskij e mercé la quale furono superati quegli insormontabili contrasti nel partito, i quali dovevano presto, dopo la sua morte, condurre letteralmente ad una battaglia, per la vita e morte, tra i capi comunisti.
Questa sintesi tra utopia e politica realistica gli dava anche quella sicurezza di sé, quella energia e durezza nel perseguire impercurbabilmente le sue mete. Niente lo poteva distogliere dalle decisioni una volta prese. Aveva una natura bellicosa; sul suo pensiero influivano efficacemente non le idee di coloro che pensavano nella stessa maniera, ma le idee che sfidavano alla contraddizione e alla battaglia. Ma in questa battaglia con gli avversari politici, egli fu inesorabile. "Io conosco una sola forma di riconciliazione cogli avversari politici : écraser (schiacciare)".
Ma il più forte contrasto che si trovò chiuso nel suo essere fu quello tra Oriente ed Occidente. Dall'Occidente prese il socialismo "scientifico" di Marx, che scoprendo le leggi "ferree" dello sviluppo della società, annunciava l'infallibile avvicinarsi del futuro paradiso socialista. Ma L. applicò questa dottrina con la tipica pas-
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sione russa, per cui la certezza "scientifica" di una teoria sociale diventa certezza di una fede pseudo-religiosa. Con cio L. si mette nella linea della tradizione rivoluzionaria russa, p. es., di un Herzem, Belinskij, Bakunin, Tkačëv, Nečsev, ecc., ed imprime al bolscevismo quei tratti caratteristici che lo distinguono fortemente dal socialismo occidentale.
Precisamente perché accetto il marxismo come una fede religiosa, L. doveva rifiutare e combattere tutte le altre religioni con la stessa passione, con la quale si comportò verso i suoi avversari politici. Se aveva per tutti gli avversari politici un'unica parola: écraser, anche la sua posizione contro la religione può essere designata nel modo più efficace col volteriano écraser l'infâme. Alla concezione marxista della religione non aggiunge nulla di essenzialmente nuovo. L'attuo solo con quella passionalità che è in lui cosi caratteristica. Se Marx ha chiamato la religione "l'oppio del popolo", per L. essa è una "acquavite cattiva" (sivusha). La frase del programma di Erfurt "la religione è un affare privato", non la vuole intesa nel senso di tolleranza che considera la religione come un affare di coscienza dei singoli.
BibL.: Opere: le opere di L. in lingua russa, in ed. compless, esistono soltanto nella 3ᵃ ed.: V. I. Lenin, Sučinnaja (Opere), Mosca-Leningrado 1927-32; comprendente pe voll.: la 4⁴ ed., iniziata nel 1941, comprende finora 34 voll. In italiano esistono Opere scelte in due volumi, edizioni in lingua estera, Mosca; inoltre odd. separate di opere diverse, di cui sono qui da rilevarsi specialmente: Materialismo ed empiriocriticismo, Brescia 1946, Sulla religione, v. Piccola biblioteca marxista. Studi: Ešegodnik leninshoi i istoriko-partijnoi bibliografii (Annuario bibliografico su L. e la storia del partito), Mosca; Leniniana, bibl degli scritti su L. pubblicata dall'Istituto leniniano del Comitato centrale del Partito bolscevico. Lo stesso Istituto pubblicò una guida bibl. per la letteratura leniniana nelle lingue di tutto il mondo, eccetto il russo, curata da M. A. Savel'ev, Leningrado 1931: R. Savickaja, Iodanie i rasprostranenie praizvedenij V. I. Lenina 2a 25 let (L'edizione e diffusione degli scritti di L. da 25 anni) in Bol'ševik, t (1949), pp. 83-95. Per la letteratura su L., cf. M. A. Landau-Aldanov, L. und der Bolschewismus, Berlino 1920; id. Lénine, Parigi 1922; T. Masaryk, La Russie e l'Europa, vol. I Napoli 1922, vol. II Roma 1925; H. Guibeaux, Wladimir Iljitsh L., Berlino 1923; A. Deborin, Lenin bals mysti tel' (L. come pensatore), Mosca 1924; I. Levine, The man L., Nuova York 1924; A. V. Lunac̆arskij, L., Leningrado 1924; M. N. Popov-J. A. Jakovlev, Zizn' Lenina i leninizmi (La vita di L. ed il leninismo), Mosca 1924; G. Sinovev, L., Berlino 1924; I. Stalin, O Lenine i leninizme (Su L. ed il leninismo), Mosca 1924; id., Questioni del leninismo, ivi 1946; L. Trotsky, Uber Lenin, Berlino 1924; C. Malaparte, L'intelligenza di L., Milano 1925; E. Drahn, L. Eine Bio-Bibliographie, 2² ed., Berlino 1925; E. M. Jaroslavskij, Zizn' i rabata Lenina (La vita e l'opera di L.), 2° ed., Leningrado 1926; V. Marcu, L., 70 Jahre Russland, Lipvia 1927; R. Fülöp-Miller, L. und Gandhi, Zurigo-Lipsia-Vienna 1927; I. Choronshinsky, Lenina khonomische Anschauungen, Berlino 1928; S. Marek, L. als Erkenntnistheoretiker, in Der Kampf, Vienna 1928; N. K. Krupskaja, Viszhaninimija (Rivosti), Mosca-Leningrado 1926 (in tedesco: Erinnerungen zu Lenin, 1929); I. Luppol, L. und die Philosophie trad. dal russo di Sinaida Jachnin, Berlino 1929; R. FüllopMiller, Geist und Gesicht des Bolschewismus, Zurigo-Lipsia-Vienna 1926 (vers. it., Il volto del bolscevismo, 2² ed., Milano 1932); A. Kerenshij, La Révolution russe, I, Parigi 1932; V. Marcu, Il dramma del dittatore bolscevico (trad. dal romeno), Milano 1930; Daty zizni i dejatel'nosti Lenina 1870-1924 (Le date della vita e dell'attività di L. 1870-1924), Leningrado 1931; G. A. Solomog, Lenin i ego sem'ja (Ul'janovy) (L. e la sua famiglia, Gli Ul'janovi), Parigi 1931; C. Malaparte, Le bonhomme, Lénine, ivi 1932; Cl. Zetkin, Reminiscenior of L., ivi 1943; W. Giusti, Il pensiero di L., Antologia e introduzione, Roma 1942; A. Pastore, La filosofia di L., Roma 1946; G. Sorel, L. (trad. it., di A. Valori), ivi 1946. Gustavo A. Wetzer
LENITATIS DEFECTUS. - Benché il termine latino l. d. si adatti a significare qualunque pronunziata mancanza di clemenza, dolcezza, mitezza, soavità, ecc., pure in senso tecnico nel CIC e quindi presso i moralisti esso ha ora (nella vecchia legislazione l'accezione era alquanto più larga) esclusivamente il significato datogli dal can. 984 nn .6 e 7 . Secondo detto canone è irregolare ex defectu (il termine l. d. manca nel CIC) il giudice che ha pronunziato una sentenza di morte e il carnefice che l'esegul
(non esclusi gli immediati cooperatori volontari). Queste due irregolarità (v.) ex defectu, supposto che non vi siano annesse colpe gravi (giacché allora si entrerebbe nel campo del delitto), costituiscono il l. d.
Vanno però esenti da questo addebito non solo i giurati che in realtà non dànno sentenza di morte (D. Prümmer è di opinione contraria), e, almeno con grande probabilità, chi emise sentenza di morte in effetto non eseguita, ma anche chiunque esegui la sentenza dietro comando ineluttabile (come, p. es., avviene per i soldati che eseguiscono sentenze capitali dell'autorità militare), i cooperatori remoti e chi uccise in guerra o p