volume-07

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 sentenza di morte (D. Prümmer è di opinione contraria), e, almeno con grande probabilità, chi emise sentenza di morte in effetto non eseguita, ma anche chiunque esegui la sentenza dietro comando ineluttabile (come, p. es., avviene per i soldati che eseguiscono sentenze capitali dell'autorità militare), i cooperatori remoti e chi uccise in guerra o per legittima difesa. E tuttavia indispensabile, perché si abbia il caso di l. d. che le cause che lo producono siano state poste dal soggetto validamente battezzato (i canonisti lo chiamano l. d., christianae). Dal can. 983, come interpretato dalla giurisprudenza, segue che gli incorsi nel l. d. non possono né ricevere gli Ordini, né esercitarli.

Biel.: S. Woywod, Irregularities to Ordination arising from defect, in The homil. and sustov. rev., 23 (1922-23), pp. 46-53: F. Cappello, De Sacramentis, IV. de Or-line, Torino 1947, nn. 497 498; T. L. Bouwaren-A. C. Elliss, Canon law, Milwaukee (U. S. A.) 1948, pp. 376-77; E. Regatillo, Ins Sacramentarium, Santander 1949, nn. 930-31. Lorenzo Simeone

LE NOBLETZ, Marguerite. - Sorella di Michel Le N., n. a Kerodern nel Plouguerneau (già diocesi di Léon) nel 1583 , m. a Ploaré nel 1633.

Convinta dal fratello a rinunciare al mondo, visse nella più completa povertà, dedicata interamente al servizio e alla istruzione dei poveri, seguendo spesso Michel nelle sue missioni e preparando i fedeli ai Sacramenti. Fissatasi a Ploaré, intensificò il suo apostolato e organizzò gruppi di donne cristiane che l'aiutassero nei catechismi e nella cura dei poveri. La sua tomba a Ploaré è tenuta in grande venerazione e molti miracoli si attribuiscono alla sua intercessione.

Biel.: Blanche de Rosarnoux, M. Le N., Parigi 1873; H. Le Gouvelle, Le vèn. Michel Le N. (1577-1632), ivi 1898; H. Bremond, Hist. littér. du sentiment religieux en France, V, Parigi 1923, p. 82 sgg. Ferdinando Renaud

LE NOBLETZ, Michel, venerabile. - Missionario popolare in Bretagna, n. a Kerodern nel Plouguerneau (già diocesi di Léon) il 29 sett. 1577, m. al Conquet il 5 maggio 1652. Ordinato sacerdote a Parigi nel 1607, tornò in Bretagna e, dopo un tentativo infruttuoso di entrare tra i Domenicani, si fece missionario e percorse quasi tutta la Bassa Bretagna, predicando, catechizzando e adottando come tema centrale della sua predicazione il disprezzo del mondo, secondo una visione che avrebbe avuto durante i suoi studi.

Presto fisso il suo centro di apostolato a Douarnenez, dove restò più di 20 anni, e dove mise a punto il suo efficace metodo di insegnamento, per mezzo di quadri atti a colpire vivamente i fedeli. Per ognuno dei quadri scrisse commenti ricchi di senso psicologico e di una rigorosa spiritualità. Costretto ad abbandonare Douarnenez per l'incomprensione dei suoi confratelli, si ritirò al Conquet, dove visse solitario in grande povertà e nell'auterità più totale fino alla morte. Gli si attribuiscono molti miracoli. Pio X ne proclamò l'eroicità delle virtù il 14 dic. 1913.

Biel.: H. Le Gouvelle, Le vèn. M. Le N. (1577-1632), Parigi 1898; H. Bremond, Hist. littér. du sentiment religieux en France, V, Parigi 1923, pp. 82-117; P. d'Hérouville-A. Lanz, Giuliano Maunori, Apostolo della Bretagna, Roma 1931.
Ferdinando Renaud
LENOCINIO. - E una attività intermediaria al servizio dell'altrui libidine in vista del proprio lucro.

Nella dottrina, la nozione del l. come delitto è diversamente definita. Alcuni trovano la ragione della sua punibilità nell'eccitamento alla corruzione e alla prostituzione fatto con animo di lucro; di qui la necessità di reprimerlo non tanto a cagione del danno e della lrsione al pudore, quanto per la pericolosità soggettiva del reo.

Il Carrara definisce la tutela attuata contro il l. come protezione dell'età minore contro le insidie della corru-

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zione e ciò non in riguardo alla venalità o abitualità del fatto, ma in considerazione della necessità di difendere il pudore individuale dei minori; non quindi per proteggere la morale pubblica e il relativo diritto della societa.

Il Listz stabilisce il fondamento della punizione nell'interesse sociale, giacché è necessario che la vita sessuale sia contenuta in dati limiti a difesa dell'ordine delle famiglie e della sanità psico-fisica delle generazioni crescenti.

Il Manzini determina l'oggetto della tutela penale, rispetto ai delitti di prossenetismo, nell'interesse dello Stato volto a garantire i beni giuridici della moralità pubblica e del buon costume, in quanto si attiene al pubblico pudore e all'onore sessuale, contro ogni forma di parassitismo della corruzione, consista questa nel 1 . in senso proprio o nello sfruttamento di prostitute o nella cosiddetta tratta delle donne e dei minori.

Si può quindi concludere che la figura del 1., come reato, sussiste quando, date le particolari condizioni dovute a inesperienza o a debolezza di carattere in cui trovasi il soggetto passivo o per la particolare natura del mezzo usato, il fatto si presenta come lesivo degli interessi pubblici e privati.

Già represso nel diritto romano, il 1. fu punito, nei decreti di Paolo IV e di Sisto V, con la pena di morte; ma la pratica attenuò la pena riducendola all'esilio o alla flagellazione. La costituzione criminale di Carlo V punisce il lenone con la relegazione, col supplizio del trave al collo, col taglio delle orecchie e con altre pene.

Il vigente Codice penale italiano regola la materia del 1. negli artt. 331-40 e 544 . I casi previsti sono : il 1 . non violento di minorenni o di deficienti; il 1. familiare non violento di donna maggiorenne normale; il 1. violento; le sfruttamento di prostitute; la tratta di donne e di minori non violenta o fraudolenta; quella di donne e di minori violenta o fraudolenta.

Anche il CIC prevede il reato di 1., ma nella irrogazione delle pene distingue il caso in cui esso sia perpetrato da laici o da chierici non in sacris o da chierici in sacris.

Stabilisce, infatti, il can. 2357 § i che i laici condannati per 1. sono ipso facto infames, oltre alle altre pene (ferendae sententiae) che l'Ordinario ritenga di infliggere.

Il can. 2358, invece, riguarda i chierici in minoribus ordinibus constituti, ai quali, quindi, non è ancora imposto l'obbligo del celibato. In forza di tale canone, essi, rei di qualche delitto contra sextum, oltre le pene ferendae sententiae in cui eventualmente potessero essere incorsi, come i laici, per i delitti contemplati dal precedente can. 2357, debbono essere puniti dal superiore proporzionalmente alla colpa e anche, se occorra, con la dimissione dal chiericato, dimissione che è una vera e propria espulsione, da eseguirsi con sentenza condannatoria. La ragione di tale severità sta sia nella dimostrata inettitudine, posto il genere di reato commesso, ad assumere con decoro il carico e l'onere degli Ordini Sacri, sia anche nella particolare santità di vita richiesta dal loro stato.

La severità, poi, s'accentua maggiormente quando si considera il can. 2359 § 2 che prevede il delitto di 1 . commesso dai chierici in sacris, cioè dal suddiacono, dal discono e dal sacerdote, sia secolari che regolari.

Costoro, infatti, debbono essere puniti mediante la sospensione, l'infamia iuris, la privazione dell'officio, del beneficio e di qualunque incarico che avessero nella Chiesa e, nei casi più gravi, deposti. Tutte queste pene sono ferendae sententiae, da infliggersi con sentenza condannatoria.

Binl. V. Manzini. Trattato di diritto penale italiano secondo il Codice del 1930, VII, Torino 1936, p. 433 sgg.; M. Manfredini. Delitti contro la moralità e il buon costume, in Trattato di diritto penale a cura di E. Florian, Milano 1934, p. 223 sgg.; I. Cheledi - P. Cipriotti, Ius canonicum de delictis et pannii, Vic-renza-Trento 1943, p. 128.

Francesco Ercolani
LENORMANT, Charles e François. - i. Charles. - Archeologo e storico francese, n. a Parigi il 1⁰ genn. 1802, m. ad Atene il 24 nov. 1859. Spirito enciclopedico ed irrequieto, si occupò di giurisprudenza, di diritto romano, di archeologia e di storia.

Viaggiò assai, specialmente in Egitto, insieme a Champollion. Dal 1835 insegnò alla Sorbona; convertitosi a vita cristiana durante i suoi corsi di storia, fu talmente nauseato dall'ostilità di alcuni circoli verso la Chiesa che nel 1846 si dimise e passò ad insegnare archeologia egiziana al Collège de France.

Fra i suoi molteplici scritti si ricordano: Trésor de numismatique et de glyptique ( 5 voll., Parigi 1836-50); Introduction à l'histoire orientale (ivi 1838); Musée des antiquités égyptiennes (ivi 1842); Questions historiques (2 voll., ivi 1843 ).
2. François. - Archeologo ed orientalista, figlio del precedente, n. a Parigi il 17 genn. 1837, m. ivi il 17 nov. 1883. L. si rivelò un fanciullo prodigio; a quattordici anni pubblicava già una lettera sulle tavole greche di Menfi. Al pari del padre, viaggiò molto, interessandosi di archeologia cristiana, classica, orientale. Le sue numerose pubblicazioni, però, hanno un valore scientifico piuttosto modesto. Nel 1875 fondò la Gazette archéologique.

Fra le sue opere principali si possono elencare: Essai sur la classification des monnaies des Lagides (Pa-
rici 1856); Recherches archéologiques à Elenris (ivi 1862); Manuel d'histoire ancienne de l'Oriens (2 voll., ivi 1868); Histoire des peuples orientaux et de l'Inde (ivi 1869); Essai sur la propagation de l'alphabet phénicien dans l'ancien monde (ivi 1872-75); Choix de textes cantiformes inédits ou incomplètement publiés (ivi 1873-75); Les premières civilisations ( 2 voll., ivi 1874); La monnaie dans l'antiquité (3 voll., ivi 1878-79); Les origines de l'histoire d'après la Bible et les traditions des peuples orientaux ( 2 voll., ivi 1880 -82).

Bibl.: J. de Witte, Notices sur Ch. L., Bruxelles 1861; id., Notices sur Fr. L., ivs 1887; G. Forlani, La civilisí babilonese e assiro, Roma 1920, p. 10. Angelo Penna

LENSING, Lambert. - Apostolo della buona stampa ed esponente del Partito cattolico tedesco del centro, n. a Emmerich il 14 giugno 1851, m. a Dortmund il 18 dic. 1928. Fin da giovane con scritti e discorsi propugnò la definizione del dogma dell'infallibilità pontificia. Fondò insieme al fratello Enrico, nel 1875 , il quotidiano cattolico Tremonia, e costituì nel 1880 la Lega generale delle Associazioni cattoliche di Dortmund. Un altro problema che lo appassionò fu la difesa della classe lavoratrice : ne è eco il suo scritto Der Bergarbeiterstreik des Jahres 1889 e prova ne è l'impulso dato ai sindacati cattolici.

In occasione del Kulturhampf venne ripetutamente perseguitato. E stato uno dei fondatori e dal 1912 dirigente della celebre associazione Augustinus-Verein, tra le più attive per la diffusione della stampa e cultura cattolica. Svolse un'opera molto efficace nella direzione della Lega popolare (Volksverein) per la Germania cattolica e di molte altre organizzazioni religiose e politiche. Del 1921 fu membro del Reichstag.

Bibl.: necrologio in Tremonia, n. del 19 dic. 1928; K. Bechem, Geschichte der deutschen Zentrumspartei, V-VI, Colonia 1929, passim.

Francesco Ercolani
LENTINI, Domenico. - Sacerdote, n. a Lauria il 20 nov. 1770, m. ivi il 24 febbr. 1828. A 20 anni entrò nel Seminario di Policastro ove studiò teologia. Ordinato discono il 28 ott. 1793, tornò al paese per insegnare ai figli del popolo, pur non trascurando di completare gli studi teologici. Sacerdote l'8 giugno 1794, continuò nell'insegnamento, trascorrendo tutta la vita nel triplice fecondo apostolato della scuola, della predicazione e del confessionale. E stata introdotta la causa della sua beatificazione.

Bibl.: G. B. Pisani, Prediche del servo di Dio D. L., precedente da alcuni cenni biografici, Roma 1894; C. Sica, Il ven. D. L., Grottaferrata 1930.

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(de Th. Wintlemur, The monics of St. Sophia nartes, Parigi 1552, 100. 12)
Lentulo, lettera di - Immagine di Cristo secondo la lettera di L. Musalco del nartece di S. Sofia (sec. iv-x) - Costantinopoli.

LENTULO, lettera di. - Apocrifo, cosi chiamato dal presunto mittente, che descrive la bellezza fisica di Gesù Cristo, il quale sarebbe stato il più bello degli uomini, secondo Ps. 44,3.

La lettera pretende di essere scritta da un contemporaneo del Signore, ossia dal romano Lentulus, governatore (praeses) o ufficiale (officialis), secondo i vari manoscritti, della Giudea. Ma nessun L. ebbe simile carica ai tempi di Gesù Cristo in Palestina. Lo scritto dipende forse dal celebre Testimonium Flavianum (v. gluseppe flavio) e, certamente, da Niceforo Collisto (Hist. eccl. I, 40: PG 145, 748-50). Si legge la prima volta solo nel sec. xv, nella prefazione alla Vita Iesu Christi di Ludolfo (v.) di Sassonia (1300-70), stampata a Colonia nel 1474. Ma il Valla ne parla già nel 1450 , dichiarandolo senz'altro apocrifo (De falso credita et enentita Constantini donatione declaratio, ed. Lipsia 1928, p. 62). Contro l'opinione del Valla ben pochi, nonostante la grande diffusione della lettera, hanno osato sostenerne l'autenticita. Secondo ogni probabilita, nella sua forma attuale usci dalla penna di qualche umanista cristiano del sec. xv, mentre originariamente deve essere frutto della letteratura monastica del sec. xim o xiv. Pur dipendendo da fonti greche, fu scritta in latino.

Bibl.: F. Vignarous, Lentulus, in DB. IV, coll. 168-72; E. v. Dobschütz, Christnbllder. Untersuchungen zur christlichen Legeude, Lipsia 1899, pp. 308**-30**; J. Aufhauser, Antike Te. sustusegulus, Bonn 1913, p. 37.

Angelo Penna
LEO, Leonardo. - Musicista, n. a S. Vito degli Schiavi (dei Normanni) il 5 ag. 1694, m. a Napoli il 31 ott. 1744. Studiò al conservatorio della Pietà, ove nel 1712 fu nominato «mastricello»: nel 1739 successe al Feo nel conservatorio di S. Onofrio, continuando anche la scuola alla Pietà. Ebbe fra i suoi allievi il Piccinni e il Jommelli. Fu organista della Cappella reale e del Duomo.

Fecondo compositore, scrisse ca. 80 opere che lo re-
sero meritatamente celebre e lo fanno considerare una delle glorie più belle della scuola napoletana, della quale fu tra i più illustri fondatori. Otto oratorie numerosa musica sacra, oltre pezzi per strumenti vari, sono composizioni mirabili per elevatezza di forma e sentimento religioso, benché risentano dell'epoca in cui furono composte. Molti suoi lavori sono manoscritti nelle biblioteche d'Italia e d'Europa, altri sono stampati in numerose edizioni moderne.

Bibl.: G. Leo, L. L. musicista del sec. XVIII e le sue opere musicali, Napoli 1905; F. Piovano, A propos d'une récente biographie de L. L., in Sammeibäude der international. Musikgesellschaft, 8 (1907), p. 126 sgg.

Silverio Mattei
LEODEGARIO (LÉGER), vescovo di Autun, santo. - Di nobiltà franca, n. verso il 616 , m. presso Arras il 3 ott. 679. Fu educato alla corte di Clotario III, poi presso suo zio Didone, vescovo di Poitiers, che l'ordino diacono (636), lo fece arcidiacono di Poitiers (ca. 653) e gli confidò, con il titolo di abate, il monastero di StMaisent nel Poitou. Chiamato alla corte ( 656 ), fu consigliere di s. Bathilde, reggente durante la minorita di Clotario III. Vescovo di Autun nel 663 , riunì nella sua città episcopale un concilio che si occupò in particolare della disciplina monastica ( 670 ).

Affezionato ai poveri, fondò a Autun la "Matricula", istituzione di carità ch'egli dotò dei suoi propri beni. Alla morte di Clotario III (673), contribuì efficacemente alla elezione di Childerico II d'Austrasia al trono di Neustria, contro il prefetto del Palazzo Ebroino. Consigliere di Childerico, nel 675 cadde in disgrazia in seguito a calunniose accuse e fu esiliato a Luceuil. Rientrato a Autun dopo l'assassinio di Childerico (sett. 675), ben presto assediato dalle truppe d'Ebroino, volle risparmiare il suo popolo e si diede al nemico ( 676 ). Gli bruciarono gli occhi con ferro arroventato, gli tagliarono la lingua e le labbra. Condannato da un sinodo agli ordini d'Ebroino, mori decapitato nella foresta di Sarcing, presso Arras. I suoi resti furono trasferiti nel 68; al monastero di St-Maisent. E onorato come martire. Culto propagato in Francia e nel Belgio. Festa il 2 ott.

Bibl.: per le Flie antiche di L. cf. Acta SS. Octobris, I, Parigi 1866, pp. 325-491; B. Krusch e W. Levison, in MGH, Sextal. rev. Merve., V, pp. 249-362; A. de Charmasse, L'Institution charitabie de l'aunaine de st L., in Mem. Soc. Eduenne, 17 (1880), pp. 340-413; R. du Moulin Eckart, Leudegar. Bisch. c. A., Breslau 1890; B. Krusch, Die älteste Vita Leudeg., in Neues Archiv, 16 (1891), pp. 963-96; O. P. Camettinck, St Léger. Parigi 1910; A. Lesage, Le fondateur de Liège, le martyr. St Léger, év. d'A., Ruremonde 1920; Pliche-Martin-Prutas, V, pp. 321-33.

Clemente Schmitt
LEOGESELLSCHAFT. - Società scientifica cattolica dell'Austria sorta a Vienna il 28 genn. 1892 per il progresso delle scienze e dell'a - su base cristiana, conforme all'azione auspicata da Lione XIII. Il 3 febbr. fu costituito il relativo direttorio sotto la presidenza del barone J. F. von Helfert e con primo segretario generale il prof. F. M. Schindler.

La Società si suddivise ben presto in varie sezioni. Attualmente sono undici : teologico-filosofica; pedagogica; catechetica; storica; retorico-omiletica; della scienza linguistica; letteraria; dell'arte; delle scienze naturali; delle scienze sociali; per l'estero (che fa parte dell'« Union catholique d'Etudes internationales»). Di queste sezioni si costituì per prima quella storica con a capo L. Pastor, con lo scopo di stabilire, sulla scorta di esaurienti ricerche archivistiche, la verità nei singoli argomenti storiografici trattati e di opporsi sine ira, ma con rigorosi criteri scientifici, alle storture ed agli errori tradizionali e predominanti. La Società iniziò pure la pubblicazione di una rivista di critica letteraria : l'Osterreichisches Literaturblatt, cui seguirono altre riviste, pubblicazioni e collane di studi monografici (Die Kultur; Quellen und Forschungen zur Geschichte, Sprache und Literatur Österreichs; Apologetische Studien; Theologische Studien; Vorträge und Abhandlungen der österreichischen L.; Kirchenkunst; Der Seelsorger). Nel Jahrbuch der österreichischen L., pubblicazione annuale, si può seguire anno per anno l'attività culturale della Società.

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León, diocesi di - Cassetta reliquiario (sec. xit) - León, Collegiata di S. Isidorn.
(Ist. Stas. Barcelona)
BibL.: C. E. Agljardi, La scienza cristiana in Austria e la L., in Rivista internazionale di scienza sociali e discipline ausiliarie, 15 (1897), pp. 3-23; F. Schindler, Die L. 1891-1901, Vienna 1902; H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrhundert, IV, II, Münster 1908, p. 343-44. M. v. Hussarsk, s. v. in LThK, VI, coll. 524-505. Silvio Furlani

LEÓN, diOCESI di. - Città e diocesi della Spagna, suffraganea di Burgos; ha una superficie di 29.596 kmq . e conta 170.987 ab., distribuiti in 816 parrocchie con 630 sacerdoti diocesani e 59 regolari; un seminario, 8 comunità maschili e 43 femminili (Annuario Pontificio, 1951).

E l'antica Legio, della quale però si hanno soltanto notizie nel sec. III; il nome del suo vescovo Decenzio si trova tra gli assistenti al famoso Sinodo Illiberitano. Durante la dominazione araba, avendo questa regione conquistato molto presto la sua libertà, ebbe già valorosi vescovi nel sec. IX, tra i quali s. Pelagio e s. Froilan, che è il patrono della diocesi, e nel sec. xi altri due, venerati come santi: Alvito e Cipriano. Alla fine dello stesso secolo, cioè nel ro99, Urbano II aggregò la diocesi alla metropolitana di Toledo ma, poco dopo, Pasquale II le restituil l'autonomia. Posteriormente però essa fu suffraganea di Burgos. Particolare importanza per il diritto ecclesiastico nella Spagna ebbe il Sinodo del rozo nel quale furono anche presenti i prelati asturiani e galiziani. Nel 1037 Fernando I fu coronato re di L. e di Castiglia. I due regni, di nuovo separati, furono riuniti nel 1230 da s. Fernando III il quale di là mosse alla conquista di Cordova e di Siviglia. La diocesi di L. ebbe limiti fluttuanti a seconda dell'andamento della guerra contro i Mori. Oggi il suo territorio coincide in gran parte con la provincia civile omonima, più 62 parrocchie che ha in quella di Santander, 154 in Palencia, 49 in Valladolid e 18 in Zamora. La Cattedrale - in cui si venera il corpo di s. Isidoro, Dottore della Chiesa - è una delle più belle e artistiche di Spagna, edificata sopra antiche terme romane, di cui sono stati scoperti recentemente copiosi avanzi. Prima della dominazione visigotica, vi era a L. la chiesa di S. Maria, dove oggi sorge la Cattedrale; questo tempio venne ampliato nel sec. x per opera del re Orduño II, dopo la designazione di L. per capitale del Regno, avendo ottenuto il vescovo Frunímio per quest'opera il Palazzo reale delle terme. Nell'invasione del sultano Almanzor fu distrutta la Cattedrale, ma la si trova riedificata
poco dopo. In questo tempio si celebrò un celebre Concilio nel rozo e si incoronarono i re leonesi Alfonso V e Alfonso VII, chiamato l'Imperatore. L'edificio attuale fu incominciato alla fine del sec. xit, sotto il vescovo Manrique di Lara, secondo un disegno di sovrana bellezza, il cui autore è sconosciuto, forse il maestro Pietro Cebrian. La pianta è a croce latina con tre navate di puro gotico; le vetrate sono tra le più splendide dell'epoca. La facciata è elegantissima con due torri e meraviglioso portico; nel chiostro abbondano i sepolcri e le statue. L'Archivio contiene preziosi codici, e copiosi simili si trovano nel Tesoro della Cattedrale. E notevole pure la R. Collegiata di S. Isidoro, fondata al principio del sec. xi dal re Alfonso V, ma il tempio attuale fu costruito alla metà dello stesso secolo dal re Ferdinando I, e da sua figlia Urraca, terminato alcuni lustri dopo. Vi sono due seminari a L. : quello di S. Froilan, eretto nel r606, e quello di S. Matteo di Valderas, nel 1710. Vescovi celebri nel sec. xit: i cardd. F. Desprats, G. de Vera, L. d'Aragona e S. Merino e 1 tre vescovi, che assistettero al Concilio Tridentino: Temiño, Cuesta e G. de S. Millán.

BibL.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XXIX, pp. 1637-54; Guia de la Iglesia y de la Accion católica española, Madrid 1943, pp. 207, 694-95, 703. Giuseppe M. Posi y Marts

LEÓN, diocesi di. - Città c diocesi nel Nicaragua.
Ha una superficie di 18.225 kmq . con 327.974 ab., dei quali 318.285 cattolici; conta 51 parrocchie servite da 39 sacerdoti diocesani e 26 regolari; ha un seminario, 11 comunità religiose maschili e 11 femminili (Annuario Pontificio, 1951, pp. 243-44).

La diocesi fu creata il 3 nov. 1534 col titolo di Nicaragua e con residenza in L., città fondata nel 1523. Il primo vescovo fu mons. Diego Alvarez. Al principio sembra sia stata suffraganea di Messico o di Lima, ma il papa Benedetto XIV la fece suffraganea di Guatemala. Il papa Pio X con decreto della S. Congregazione Concistoriale del 2 dic. 1913 sottrasse le diocesi di Nicaragua dalla metropolitana di Guatemala, dividendola in quattro parti, costituendo una nuova provincia ecclesiastica. Il vescovo di Nicaragua, che aveva la sua sede in L., lasciò il titolo di Nicaragua per assumere quello di vescovo di L. in America centrale, rimanendo la sede in L. e divenendo suffraganeo della nuova metropolitana di Managua.

BibL.: AAS, 5 (1913), p. 549.
Enrico Josi

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LEÓN, diocesi di. - Città e diocesi nel Messico.
Ha una superficie di 14.729 kmq . con una popolazione di 575.000 ab., dei quali 570.400 cattolici, distribuiti in 50 parrocchie, servite da 185 sacerdoti diocesani e 36 regolari, un seminario; conta to comunità religiose maschili e 48 femmindi (Ann. Pontif., 1951, p. 243).

Il papa Paolo III, esaudendo le richieste di Carlo V, creò il 31 genn. 1545 l'arcidiocesi di Messico, e il vescovo della sede suffraganea di Michoacan ebbe la sua residenza dove ora sorge la città di Morcha.

Il papa Pio IX, il 16 marzo 1863, per smembramento della sede di Michoacan, creò la diocesi di L., con sede nella città omonima, fondata nel 1576 sulla destra del Rio Torbio, ricco centro agricolo e minerario.

Enrico Josi
LEÓN, Luís de. - Agostiniano, poeta, scrittore, teologo ed esegeta, n. a Belmonte (Cuenca) nel 1527 e m. a Madrigal il 23 ag. 1591. Professore a Salamanca di teologia (1561-72), filosofia morale (15781579) e S. Scrittura (1579-91). Accusato tra l'altro di preferire i testi originali della Bibbia alla Valgata e di violare cosi il decreto tridentino Sacrosancta, il 27 marzo 1572 fu condotto nel carcere inquisitoriale di Valladolid, da cui usci l'ri dic. 1576. La lunga prigionia purificò le sue virtù ed accrebbe al massimo il suo prestigio di dotto.

Nel carcere concepi e cominciò le sue migliori opere: In Canticum canticorum triplex explanatio (Salamanca 1580; vers. it., 2 voll., Napoli 1796), fondamentale per la sua dottrina mistica; In posimum 26 (Salamanca 1580); In Abdiam, in ep. ad Galatas, ecc. (ivi 1589); Opera latina ( 7 voll., ivi 1891-95; nei voll. I-III le esegetiche, nei IV-VII i commenti a s. Tommaso e Durando); De los nombres de Cristo (ivi 1583); La perfecta casada (ivi 1583; vers. it., Venezia 1595, Firenze 1932); Poesias propias e versioni sacre e profane (Madrid 1631; vers. it. delle Propria, Firenze 1930); Exposición del libro de Job (Salamanca 1779); Traducción y declaración de los Cantares de Solomon (ivi 1798). Delle opere in volgare, le due prime e le poesie contano numerose edizioni; ultima, Obras completas, con prologo e note di F. Garcia (2 voll., Madrid 1950). L. de L. curò la editio princeps delle opere di s. Teresa (Salamanca 1588) e ne scrisse una vibrata apologia. Imprescindibile per conoscere l'uomo è il suo Processo, in Colección de documentos inéditos para la historia de España, X-XI, pieno di acutissime risposte.

Principe della lirica castigliana, artefice non superato del patrio idioma, fine conoscitore dei classici greci, latini e italiani e dei SS. Padri, L. de L. fu
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(da Enciclopedia univerzal ilustrada, XXIX. pag. 1639) León, diocesi di - Pianta della cattedrale di L. (ca. 1200-80).
soprattutto un appassionato studioso e geniale interprete della Bibbia alla quale fanno capo tutte le sue opere. La figura del Cristo, nella sua persona e nella sua Chiesa, domina e vivifica il suo pensiero.

Nei Nombres de Cristo, capolavoro dell'Umanesimo cristiano e modello stupendo di teologia biblica, discorre sui titoli del Redentore: rampollo, volto di Dio, via, pastore, monte, padre del secolo futuro, braccio di Dio re, principe della pace, sposo, figlio, prediletto, Gesù, agnello, tracciando un vero trattato di dogmatica e di spiritualità cristocentrica. Ricco di contenuto in questo senso è il commento a Giobbe. La perfecta casada, su Prov. 31, conserva ancor oggi tutta la sua grazia e valore.

Bibl.: A. Coster, Bibliographie de L. de L., in Revue hispanique, 59 (1923), pp. 1-104; E. A. Peers, Studies of the spanish mystics, I, Londra 1927, pp. 289-344; J. Zarco, in Rev. espall. de estudios biblicos, 3 (1928), pp. 281-413; anon., s. v. in Enr. Eur. Am., XXIX, pp. 1673-79; M. Gutiérrez, L. de L. y la filosofia espall. del siglo XVI, El Escorial 1909; H. Höpfl, L. de L. y la Vulgata, in Rev. espall. de estudios biblicos, 3 (1928), pp. 221-30; M. Revilla, L. de L. y los estudios biblicos, in Religión y cultura, 2 (1928), pp. 482-53n; Crisogono de Jesús, El misticismo de L. de L., in Rev. de Espiritualidad, 1 (1942), pp. 30-52; D. Gutiérrez, El Cuerpo mistico de Cristo en L. de L. in Rev. espall. de teologia, 2 (1942), pp. 727-53; A. Guy, La pensée de L. de L., Parigi 1943; S. Muñoz Iglesias, L. de L. teólogo, Madrid 1950. Come umanista e poeta, K. Vossler, L. de L., 2^{text {a }} ed., Monaco 1946, e O. Macri, L. de L.: Poesie (con introd., bibl. e commento), Firenze 1950.

David Gutiérrez
LEÓN, Ricardo. - Poeta e novellista spagnolo, n. a Malaga il 15 ott. 1877, m. a Madrid il 6 dic. 1943. Impiegato bancario, attese assiduamente all'attività letteraria, che gli procurò l'ingresso nell'Accademia (1915).

S'ispirò alla tradizione della sua terra e agli ideali cristiani, e propugnò la purezza del linguaggio e dello stile. Della sua produzione, iniziatasi con la poesia di Lira de bronce (1901), si ricordano : Casta de hidalgos (1908), desiderio di evasione dall'angustia del moderno scetticismo nella religione e nella nobiltà dei padri; El amor de los amores (1910), trionfo dell'amor mistico sul profano; Los caballeros de la Cruz (1916), suggestive evocazioni del passato castigliano e dei mistici spagnoli; Europa trágica (817-18), cronaca della prima guerra mondiale; Las siete vidas de Tomás Portolís (1931), in cui ironizza sulla teoria della irresponsabilità morale e sui suoi presunti fondamenti : subcosciente, pluripersonalità, ecc.; Cristo en los infiernos (1943), descrizione degli orrori della guerra civile in Madrid.

Bibl.: Ed. delle opere complete, Madrid 1940. Studi: J. Casares, Casta de hidalgos, in La lectura, 8 (1908), p. 427 sgg.; id., El amor de los amores, ibid., 11 (1011), p. 48 sgg.; V. Espinda, La lira de bronce, in Raza española, 5 (1913), p. 61 sgg; A. G. Menéndez-Reigada, L., in Ciencia tomista, 8 (1914), p. 408 sgg.; J. Casares, Critica profana, Madrid 1916, passim.

Enzo Navarra
LEONARDESCHI. - Qualora con questo termine si volessero intendere tutti gli artisti che dai grandi modelli del maestro trassero ispirazione o motivi, avvalendosene fino ad imprimere nuovi aspetti alla propria espressione artistica, troppo si dovrebbe spaziare, poiché la pittura di Leonardo parlò a Raffaello come ai fiorentini (quali Piero di Cosimo o Bachiacca), al Correggio come ai veneti, al Sodoma come ai lodigiani (Agostino da Lodi), al Dürer come ai fiamminghi (Quentin Matsys e Joos van Cleve), ai francesi. Ma col termine di L. qui si intendono, pittori dell'orbita lombarda che più da vicino seguirono il maestro, collaboratori nell'esecuzione delle opere o traduttori in pittura di schizzi e modelli o semplicemente copisti.

Tra i primi furono Ambrogio de' Predis e il Boltraffio (v.): tra i secondi Giampietrino (v. PEDRINI) e Marco d'Oggiono (v.), pittori che nella vicinanza con Leonardo non smarrirono la propria personalità; e altrettanto può dirsi per Andrea Solario (v.), Bernardino Luini

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(fot. Alinori)
Leonardeschi - Beatrice Sforza, Particolare della pala sforzesca. Milano, Pinacoteca di Brera.
(v.), e Cesare da Sesto, nei quali i modi leonardeschi si assommano a preponderanti esperienze venete, lombarde quattrocentesche o centro italiane. Dalle premesse lombarde della pittura quattrocentesca non si può prescindere del reato anche per quegli artisti che nell'ultimo decennio del ' 400 o nei primi del ' 500 si accostarono al maestro, tanto da guadagnare l'appellativo di 1., e che si appropriarono motivi di Leonardo spesso sovrapponendoli nel più superficiale dei modi alla terminologia tradizionale. Tale il monogrammista mathfrak{K}, noto per la Circuncisione del Louvre, siglata e datata 1491, ove il leonardismo, estraneo alla composizione quattrocentesca, si raccoglie nel gruppo centrale della Madonna; e il Maestro della pala sforzesca, cosiddetto per la pala con la Madonna in trono oggi a Brera (già in S. Ambrogio ad Nemus a Milano) databile al 1495 ; pala che è nella tradizione del Foppa e dello Zenale, ma ove la sottile fattura chiaroscurata della Madonna e del Bambino, come del ritratto di Ludovico il Moro, testimonia della vicinanza di Leonardo le cui premesse sono sensibili nella più tarda Madonna con s. Giacomo nella collezione Cora di Torino, mentre la tavola con s. Giuseppe e s. Anna del Louvre o la serie degli Apostoli, frammenti di predella divisi tra il Museo del Castello Sforzesco, la collezione Priester di Vienna e la National Gallery di Londra - certo anteriori alla pala di Brera - mostrano l'artista concluso nelle forme tradizionali. Analoga posizione, se pure minore vicinanza fisionomica ai tipi di Leonardo, si pub riconoscere al cosiddetto Pittore di S. Eufemia, cui si attribuiscono l'affresco con la Madonna, s. Caterina e il donatore nella Cappella della chiesa di S. Eufemia a Milano, e il Madonnone della villa Melzi a Vaprio d'Adda; oltre, dubitativamente, gli affreschi della Creazione già nella sala abbaziale della chiesa di S. Antonio a Milano ed oggi nel Museo del Castello Sforzesco.

Nella tradizione lombarda del Civerchio e del Foppa è anche Bernardino dei Conti (n. a Pavia nel 1450, m. nel 1526 o '28: sue opere datate dal 1496 al 1523) che, facitore di ritratti per le maggiori famiglie di Lombardia, nella secchezza legnosa dei busti, nella fissità dei profili (v. il ritratto di Francesco Sforza bambino, 1496) non
rivela alcuna eco di intesa leonardesca; mentre, pur mantenendo i medesimi caratteri, si applica poi su modelli del maestro nella Madonna col Bambino (1501) e nello Sposalizio di s. Caterina nella Carrara di Bergamo; o nella più tarda (1522) Madonna col Bambino e s. Giovannino a Brera. Ancora dei motivi lombardi bisogna nonere conto per il ritardatario Cesare Magni, attivo dal 1530 al 1553 (Madonna con s. Girolamo e s. Pietro, già collezione Cook a Richmond, 1530; Crocifissione, nel dumno di Vigevano, 1531; affreschi tra cui il s. Martino e s. Giorgio, nel santuario di Saronno, 1533) che nella S. Famiglia di Brera dimostra solo una lontana e mediata discendenza da Leonardo. Altrettanto lini sono i riflessi leonardeschi in Francesco Napoletano (attivo a Milano intorno al 1500) noto per la tavola firmata con la Madonna e santi nella Kunsthaus di Zurigo, ove le tipologie di Leonardo sono frammiste ad echi lombardi e fiamminghi, questi ultimi forse portati dal pittore con sé da Napoli. A Francesco Napoletano è stata anche attribuita la Madonna col Bambino, pure a Zurigo nella Kunsthaus, per l'errata interpretazione della firma FRLIA da intendersi invece come Fernando Llanos, il pittore di Valencia, ivi dedito nel 1506, insieme con Fernando Yanez de la Almedina, alle Storie della vita di Maria nella Cattedrale, ricordato, come "Ferrando Spagnolo ", nei pagamenti della Signoria Fiorentina per la pittura della battaglia di Anghiari, in data 1505.

Tra gli scoleri più vicini al maestro furono il Salaino e Francesco Melzi, i cui nomi ricorrono spesso nelle note di Lconardo, che essi seguirono nei viaggi a Roma e in Francia. Del Salaino (Giacomo de' Caprotti, ca. 1480-1524) nessuna opera è nota, sì che la ricostruzione della sua personalità artistica sull'attribuzione a lui di opere della più palese e manualistica derivazione dai modelli di L. (Madonna col Bambino, collezione Tabacchi, Roma; s. Giovannino, Ambrosiana, Milano) rimane quanto mai dubbia. Del Melzi (1492-1570), che dopo aver seguito nel 1513 a Roma Leonardo passò in Francia con il maestro raccogliendone alla morte l'eredità e i preziosi manoscritti, si conoscono un disegno firmato e datato ( 1510 ) all'Ambrosiana, una Testa s.irile indagata incisivamente alla maniera di Leonardo, e un Ritratto di fanciulla con un pappagallo (1525) nella collezione Gallarati-Scotti a Milano; il Lomazzo e il Morigi lo ricordano quale "grandissimo miniatore".
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(fot. Andersen)
Leonardeschi - La Vergine e Gesù Bambino. Dipinto di Cesare da Sesto (1477-1528) - Milano, Galleria Poldi Pezzoli.

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A lui è stato attribuito un gruppo di opere che fa capo al Vertunno e Pomona del Kaiser Friedrich Museum di Berlino (la Colombina all'Eremitage di Leningrado; la S. Famiglia, già nella collezione Neles a Monaco; la replica della Leda nella Galleria Borghese a Roma) che rivelano una traduzione in senso freddamente manieristico - ove si tien conto di modi romani e raffaelleschi dei prototipi di Leonardo: nel Ritratto di fanciullo del 1525 sono stati infatti ripetutamente riconosciuti raffronti con la ritrattistica raffaellesca. Della larga fortuna dei modelli di Leonardo - tradotti con varianti e modulazioni, ma senza intenderne l'effettivo significato - sono prova le numerose repliche che, della Vergine delle Rocce, della Cena, della s. Anna, della Gioconda, del s. Giovanni, hanno lasciato ignoti copisti; la loro opera assume poi spesso valore documentario qualora si tratti di composizioni per le quali oggi sono noti solo schizze o disegni del maestro. Così la Vierge aux balances del Louvre, la Madonna col Bambino e s. Giovannino degli Uffizi (replica di un motivo assai spesso ripetuto), le molte varianti dai disegni di Leonardo per la Madonna del gatto, o le repliche delle due versioni della Leda. - Vedi tav. LXXI.

Bibl.: Opere generali: Venturi, VII, iv, p. 931 e seg.: W. Sulda, Leonardo und sein Kreis, Monaco 1929; Id., La scuola di Leonardo, in Lronardo da Vinci, Torino 1939, pp. 312-35. Maria Vittoria Brugnoli
LEONARDO, santo. - Abate di Noblac. Visse probabilmente nel sec. vi; ma nulla di preciso è possibile stabilire della sua vita, in quanto le prime notizie risalgono solamente alla prima metà del sec. xI, intrecciate di fantasiose leggende.

Stando al racconto del suo primo biografo (BHL, 4862-62a), nacque da una nobilissima famiglia franca al tempo di Clodoveo I ed ebbe come padrino di Battesimo ed educatore s. Remigio (437-553), vescovo di Reims. Dopo aver ottenuto dal Re la scarcerazione di molti condannati ed aver ricusato l'episcopato offertogli del medesimo, si ritirò nel monastero di Micy, presso Orléans, sotto l'abate Massimino. Ma poco dopo si diresse verso l'Aquitania, predicando il Vangelo ed operando miracoli. Essendo stato, per sua intercessione, liberata la regina dai dolori e dal pericolo di un difficile parto, L. ottenne dal re un possedimento a Noblac, nei pressi di Limoges, dove fondò un monastero, divenuto qui meta di straordinari pellegrinaggi.

Non si conosce la data della sua morte. Dal sec. xi la fama di questo santo e dei suoi strepitosi prodigi andò sempre più dilatandosi, tanto che sorsero ovunque chiese dedicate al suo nome, non solo in Francia ma anche in Belgio, in Inghilterra, in Italia, in Germania, in Polonia, in Svizzera, in Spagna. La sua festa ricorre il 6 nov.

Bibl.: Acta SS. Novembris, III, Bruxelles 1910. pp. 139209: E. Oroux, Histoire de la wie et du culte de st Léonard du Limousin, Parigi 1831: F. Arbellot, Vie de st Léonard, solitaire en Limousin, ses miracles et son culte, ivi 1863: Martyr. Romannm, p. 501.

Emanuele Romanelli
LEONARDO di Chio. - Domenicano, n. a Chio nel 1395 o 1396, m. nel 1459 probabilmente a Genova. Studiò in Italia, fu lettore a Genova e a Perugia (1426), maestro in teologia, vicario generale della Congregazione dei Frati Pellegrinanti (1428 [?]-31), inquisitore in Levante, arcivescovo di Mitilene nell'isola di Lesbo, sotto la signoria dei Gattilusii, genovesi (1444, I luglio).

Ivi scrisse un dialogo De vera nobilitate (1446). Dorino I Gattilusio, signore di Mitilene, lo mandò ambasciatore a Genova (1449). Nel 1452 accompagnò a Costantinopoli il cardinale legato Isidoro di Kiev. Scampato dal sacco della città scrisse una relazione celebre di quell'assedio (1453). Fu quindi ambasciatore in Occidente di Niccolò Gattilusio (1458). Oltre agli opuscoli citati si ha di lui qualche sermone.

Bibl.: R. Loenertz, La société des Frères Pérégrinants, (Institutum historicum FF. Proedicatorum. Dissertationes historicae. 7), I, Roma 1937, pp. 66-70.

Raimondo G. Loenertz
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Iper cortesia del superiare di S. Bonaventura)
Leonardo da Porto Maurizio, santo - Ritratto di S. L. da P. M. (sec. xvili) - Roma, convento di S. Bonaventura al Palatino.

LEONARDO da Porto Maurizio, santo. -
I. Vita. - Paolo Girolamo Casanuova, poi L. da P. M., n. a Porto Maurizio (Imperia) il 20 dic. 1676, m. in Roma il 26 nov. 1751. Orfano di madre a due anni, da un secondo matrimonio del padre ebbe altri fratelli, due dei quali lo seguirono nella vita francescana. Verso il 1690 , studiò a Roma privatamente due anni, indi altri 5 al Collegio Romano, (presso i Gesuiti che lasciarono una forte impronta nella sua formazione spirituale) ed entrò fra i Frati Minori a S. Bonaventura al Palatino nel 1697.

Compiuto il noviziato a Ponticelli in Sabina, e gli studi teologici in Roma, nel 1702 fu ordinato sacerdote ed insegnò filosofia; ammalatosi, trascorse qualche tempo a Napoli, indi cinque anni nel convento della sua patria (1704-1709). Guarito dopo un voto fatto alla Vergine, nel 1709 passò a Firenze, ove fu tra i primi religiosi chiamati dal granduca Cosimo III a fondare il ritiro francescano di Monte alle Croci. Qui rimase fino al 1730, coprendo più volte la carica di guardiano. Dal 1730 fino alla morte dimorò a Roma, ove, a S. Bonaventura al Palatino, a poche ore dal ritorno da un giro di missione in Toscana, spirò, visitato personalmente dal pontefice Benedetto XIV che gli era assai affezionato. In questa chiesa sono custodite le sue spoglie. Fu beatificato il 19 giugno 1796, canonizzato il 29 giugno 1867. Pio XI nel 1923 lo proclamava patrono dei missionari indigeni. Festa il 26 nov.
II. Azione apostolica. - Speciale importanza assunsero le sue missioni al popolo, alle quali diede un suo carattere particolare. Se ne conoscono almeno 339 , predicate specialmente in Toscana, nel Lazio, in Romagna, in Corsica e in Liguria. Da ricordare in particolare quelle date in Roma, per ordine di Benedetto XIV, nel 1749-50 in preparazione e durante l'Anno Santo, ove per il grande afflusso dei fedeli fu costretto a predicare in Piazza Navona. Predicò anche più volte la Quaresima e gli esercizi spirituali al popolo e ai religiosi.

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Fu anche grande propagatore della pia pratica della Via Crucis, che fino allora era ristretta ai luoghi francescani, e, con successivi privilegi apostolici da lui ottenuti, allargata fino alla disciplina attuale. Un elenco da lui stesso conservato enumera 576 Viae Crucis erette dal 1731 in poi, ma è certo incompleto. La più memorabile fu quella da lui eretta nel Colosseo il 27 dic. 1730. A lui si deve il metodo di predicarla ad ogni stazione.

Istituil pure, specialmente per rendere più durevole il frutto delle sue missioni, varie confraternite quali la Congregazione della Coroncina, la Campagnù degli amanti di Gesù e di Maria.
III. Gli scritti.

- Fra le opere oratorie van ricordati in particolare il Quaresimale, le Prediche delle missioni (che in parte coincidono con il Quaresimale), gli Esercizi Spirituali al popolo, i Pervorini sopra il S.mo Sacramento ecc., quattro serie complete di fervorini per la meditazione delle singole stazioni della Via Crucis, e sei Viaggi (cioè altre sei Viae Crucis complete) pubblicati solo nel 1911. E notevole nelle sue opere l'influsso del p. P. Segneri.

Fra le opere spirituali vanno segnalate soprattutto il Manuale sacro (Roma 1734), per monache: La Via del Paradiso; la Via Sacra spianata e illuminata (ivi 1731), esposizione sulla Via Crucis e metodo per ben praticarla; Il tesoro nascosto (ivi 1737), sulla S. Messa. L'epistolario di s. L. non è stato ancora raccolto sistematicamente, ma si hanno varie piccole collezioni di lettere.
IV. Spirito di s. L. - Sulle prime s. L. appare un asceta rigido e austero. Nelle lettere tuttavia e nelle pagine affettive si trova quella «sosvitá di spirito» che già il p. Giuseppe da Roma notava nel pubblicare ottantasei sue lettere. Con i lineamenti più caratteristici della spiritualità francescana (amore alla povertà, all'umanità di Cristo, contemplazione, ecc.) sono notevoli in lui lo spirito di fede, lo zelo apostolico, l'austerità con se stesso, il culto del ritiro e della solitudine nonostante l'intensa e movimentata attività apostolica. Fonte principale per la conoscenza del suo spirito e l'opuscolo dei suoi Proponimenti. Ancora vivente fu chiamato l'Apostolo dell'Italia.

BibL.: bibl. completa sul Santo fino al 1948 in H. Schmidt, Bibl. di s. L. da P. M., in Arch. Franc. Hist., 40 (1947), pp. 208-75. Edizioni: Collez. completo delle opere del S. L. da P. M., 13 voll., Roma 1833-34: Opere complete di s. L. da P. M., 5 voll., Firenze 1868-69: Prediche e lettere inedite, Firenze 1911: Operette e lettere inedite, Arezzo 1925: Prediche delle missioni con aggiunta di necrologie, lettere e documenti inediti, ivi 1929. - Biografie e studi : Raffaele da Roma, Vita del orco di Dio P. L. da P. M., Roma 1734; Salvatore da Ormea, Vita di s. L. da P. M., ivi 1867: G. Cantini, S. L. da P. M. e la sua predicazione, ivi 1936; B. Bogotti, La direzione spirituale di s. L. da P. M., in Studi francescani, 44 (1948), pp. 93-111; ibid., 47 (1951), miscellanea su tutti gli aspetti della vita e attività del Santo. Alberto Ghinato
V. L. nel rolklore. - Su L. esiste una Nuova composizione in ottava rima la quale contiene vita, morte, miracoli, documenti e ricordi del S. p. L. da P., missionario apostolico de Minori Riformati del ritiro di S. Bonaventura in Roma, composta da F. B., lucchese (Lucca 1823). Sono 50 ottave prege. voli per scorrevolezza e forza narrativa.

BibL.: G. Giannini, La poesia popolare e stampa nel sec. XIX, I, Udine 1938, pp. 295296. Paolo Toschi

LEONARDO
da Vinci. - I. La vita. - Male informato e poco attendibile Giorgio Vasari, la vita di L. può ricostruirsi solo da dati documentari sicuri: enti, appunti di lui, lettere di contemporanei, ecc. Da documenti risulta che L. nacque a Vinci il 15 apr. 1452, figlio illegittimo di ser Piero, notaio; Piero ebbe, bisogna pensare, cure ed affetto con sé a Firenze.

Verosimilmente L. frequentò poco le scuole, ché il padre dovette notare ben presto le sue disposizioni artistiche e lo avviò all'arte, mettendolo a bottega da Andrea del Verrocchio, presso il quale era ancora nel 1476. Nell'autunno del 1478 cominciò, come egli scrive in uno dei suoi libri di appunti, due "Vergini Marie»; nel marzo del1481 i monaci di S. Donato degli Scopeti gli allogano, quale tavola per il loro altare maggiore, la Adorazione dei Magi, che, non terminata, fu acquistata dai Benci e poi dai Medici. "Aveva 30 anni - dice l'Anonimo gaddiano - che dal Magnifior Lorenzo fu mandato al Duco di Milano a presentarli insieme con Asalante Migliorotti una lira, che unico era in sonare tale strumento"; ma ben più vaste offerte di servigi a Lodovico il Moro risultano da una minuta di lettera, seppur non autografa, del

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In alto a sinistra: RIPOSO IN EGITTO, di A. Solario - Milano, Galleria Poldi Pezzoli. In alto a destra: DUE DEVOTI, di G. A. Boltraffio - Milano, Pinacoteca di Brera. - In basso a sinistra: CRISTO ADOLESCENTE, di Marco d'Oggiono - Roma, Galleria Borghese. In basso a destra: RITRATTO, di A. de Predis - Milano, Pinacoteca di Brera.

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[⁰]
[⁰]:    1. 1. 1. 1.

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ADORAZIONE DEI MAGI - Firenze, Uffizi.

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ULTIMA CENA. Affresco nel refettorio di S. Maria delle Grazie - Milano.

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Llegnardo da Vinci - Autoritratto. Disegno - Torino, Palazzo Reale.

Codice Allautico: ingegneria militare, costruzione d'armi, architettere, scultare, pitture, e il cavallo di bronzo, cioè il monumento di Francesco Sforza. Il 25 apr. 1483 assume coi fratelli Evangelista e Giovanni Antonio De Predis l'esecuzione della tavola per la cappella della Confraternita della Concezione presso la chiesa di S. Francesco : questioni di prezzo e di pagamento si trascinarono a lungo; in uno dei documenti i pittori affermano che la tavola centrale con la Vergine (poi detta la Vergine delle rocce) è opera di L.; nel 1508 si conchiudono i concordati pagamenti. Probabilmente tra il 1506 e il 1508 , consenzienti o no i committenti, venne fatta la copia oggi a Londra, alla quale, comunque, la partecipazione di L. fu limitata; l'originale emigrò in Francia ben presto (è tradizione al tempo di Francesco I), la copia in Inghilterra nel 1785 (entrò nella National Gallery nel 1890). Si sa da più fonti che dipinse il ritratto di Cecilia Gallerani, quando essa era ancora « in età imperfetta», come Cecilia stessa scrive a Isabella d'Este nel 1498. Più tardi fece il ritratto di Lucrezio Crivelli. Di entrambi questi ritratti non si conoscono le ulteriori vicende e ogni identificazione di essi è ormai congetturale.

Ben presto dovette cominciare gli studi per il monumento di Francesco Sforza; L. stesso scrive: «a di 23 d'aprile 1490... ricominciai il cavallo»; nel nov. 1493 esso doveva essere a buon punto. Da studi per la fusione o per il trasporto si vede che il cavallo era al passo, alzato il piede sinistro. Misurava più di 7 metri alla cervice, e presentava quindi enormi difficoltà di fusione che L. era disadatto a superare, data la sua limitata esperienza in questo campo. Perse anni; nel 1499 il Moro fuggì davanti alle truppe francesi, e la forma fu «fatta bersaglio a balestreri guasconi»; pure Ercole I nel 1501 chiedeva di acquistarla; non fu dato esito alla sua domanda e in breve, poco dopo, dovette andare completamente distrutta.

Da notizie di contemporanei e da documenti si sa che la Cena del refettorio di S. Maria delle Grazie fu finita tra il 1497 e il 1498 , al termine di un lavoro lungo e discontinuo. Risulta inoltre che L. lavorò nel Castello Sforzesco alla decorazione della «Saletta negra", di cui non rimane traccia; che si occupò del tiburio del duomo di Milano e ripetutamente del duomo di Pavia, di allestimenti di spettacoli ecc. A questi anni risalgono in gran parte disegni di canalizzazioni, di macchine belliche, di meccanica, d'ingegneria, ecc. Dal 1497 ha una pensione annua di 2000 ducati. Non fuggi davanti alla invasione francese, ed ebbe anzi allora i primi contatti con personalità francesi. Comunque alla fine del 1499 si recò a Mantova, dove fece il ritratto, a disegno, di Isabella d'Este, indi a Venezia; nell'apr. del 1500 è a Firenze.

Da una lettera di L. da Novellara a Isabella d'Este si sa che nell'apr. del 1501 ha già terminato il cartone per la tavola raffigurante la Madonna con s. Anno, ora al Louvre; ha con sé due allievi che dipingono sotto la