del 1031 tra la Toscana e la S. Sede, in Archivio storico italiano, 98 (1940, II), pp. 41-82; 99 (1941, I), pp. 133-46. Il testo del Concordato in Raccolta di concordati su materie orfotisistiche tra la S. Sede e le autorità civili, a cura di A. Mercati, Rome 1919, pp. 717-69.
Sdivio Furlani
LEOPOLDVILLE, vicariato apoStolico di. - Nella parte occidentale del Congo Belga, è affidato alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (missionari di Scheut).
Il 22 genn. 1886, dando un nuovo ordinamento alle missioni dell'Africa equatoriale, Propaganda deliberò l'crezione della missione del Congo Belga o indipendente, formata dal territorio di questo nome, quale era stato riconosciuto dal Trattato di Berlino ( 15 nov. 1884), esclusa soltanto la parte di territorio assegnata (breve dell'i i genn. 1887) al nuovo vicariato del Congo superiore (ora Baudoinville [v.] ).
Queste missione del Congo Ilelga fu elevata a vicariato apostolico l'i i maggio 1888 e subì in seguito numerosi smembramenti per la creazione di nuovi vicariati e prefetture apostoliche. Con l'ultima modificazione del 26 maggio 1930, il vicariato apostolico di L. ha una superficie di ca. 170.000 kmq ., e, secondo le statistiche del 1949, ca. 475.000 ab., 115.130 cattolici (di cui 106.291 indigeni, 8130 esteri e 689 di stirpe mista), 11.762 catecumeni, 60 dissidenti di rito orientale, 40 ebrei, 1371 maonettani, 62.553 protestanti, il resto (ca. 284.000) pagani. E servito da 110 sacedoti regolari e 4

(10t. Alma it
Leopoldo II, granduca di Toscana - Busto in murno, upera di O. Giovannozzi (1846) - Firenze, Uffizi.

Leopoldoville, vicariato apostolic di - Villaggio cristiano. Capanna indigena con ornamenti cruciformi.
indigeni, distribuiti in 23 distretti, 30 stazioni missionarie, con 31 chiese e 510 cappelle. Ha 3 congregazioni religiose maschili e 10 femminili, 261 scuole, 11 ospedali, un ricovero per i vecchi, i lazzaretto, i lebbrosario e 9 maternità. Pubblica 6 giornali periodici in 8500 copie complessive; e vi sono numerose confraternite e associazioni caritative di Azione Cattolica.
Birl.: AAS, 11 (1919), pp. 228-29; A. De Schaetzen, Le vicariat apostolique de L. pendent la guerre, in Grandi Lacs, 62 (1946-47), pp. 415-18; GM, p. 263; MC, 1950, pp 143-44; Archivio S. Congr. de Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prec. n. 3770/49.
Carlo Corvo
LEOPOLI (Lwów, Lviv, Lemberg), diocesi di. Sede di tre arcivescovi-metropoliti, dei Latini, degli Armeni, dei Ruteni.
I. L. dei Latini. - L'arcivescovato-metropoli dei Latini, con sede a Halicz, fu fondato con bolla di Gregorio XI Debitum pastoralis officii, del 13 febbr. 1375, con le diocesi suffraganee di Przemyśl (Premislia), Luck (Luceria), Chelm (Chelm), Kamieniec di Podolia (qui il vescovato fu fondato nel 1375 con il primo vescovo Wilhelm, m. nel 1375), Kijów (Kiev), dove il primo vescovo fu il suddetto abate di Opatow Gerard nel 1234-41 (la diocesi fu soppressa nel 1795 dopo lo smembramento della Polonia), Ceret o Seret, fondata nel 1370 con il primo vescovo Andrzej, poi vescovo di Wilna.
Diocesi suffraganee attuali sono Przemyśl e Luck. Primo arcivescovo (di Halicz) fu Maciej, m. nel 1377. Nel 1412-14 la sede vescovile fu trasferita a Lwów. Superficie: 2215 kmq . (i 9 / 10 dell'arcidiocesi stanno attualmente sotto l'occupazione sovietica). Le statistiche seguenti si riferiscono al 1939. Cattolici: 81.000 (987.800). Parrocchie: 29 (416). Sacerdoti incardinati nella diocesi : 57 (795). Sacerdoti regolari : 4 (279). Religiose: 38. Seminario maggiore. Nel 1939 si avevano 69 case religiose maschili, con 543 membri; 292 femminili, con 2470 membri. Istituzioni di istruzione ed educazione : 6 maschili, con 630 alunni; 16 femminili, con 1835 alunne. Istituzioni di beneficenza, assistenza e cura: 138, con 1532 ricoverati. Sacerdoti diocesani periti durante l'occupazione sovietica e tedesca: 81 , trucidati o morti in prigione o in campi di concentramento.
Arcivescovi eminenti : b. Jakób Strepa, m. nel 1411, sepolto nella Cattedrale, culto confermato l'i i sett. 1790; Mikolaj Traba (1358-1422), poi primo primate di Polonia; Jan Rzeszowski, primo arcivescovo di Lwów, m. nel 1436; Grzegorz 2 Sanoka, scrittore, m. nel 1477; Jean Dlugosz (1415-80), storico; Wilczek h. Poraj, m. nel 1540; Jan Dymitr Solikowski, m. nel 1603; Mikolaj
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Leopoli, diocesi di - Chiesa in legno - Na Zmesieniu.
Ignacy Wyz̀ycki, m. nel 1757; Waclaw Hieronim Sierakowski (1699-1780); Lukasz Baraniecki, m. nel 1858; Józef Twardowski (1864-1944), espulso dai Sovieti.
Chiese notevoli: la Basilica cattedrale, gotica, del 1350-1479, con l'immagine miracolosa della Madonna della Mercede; davanti a questa immagine nel 1656 Giovanni Casimiro, re di Polonia, fece voto solenne eleggendo Maria a regina del Regno di Polonia; presso la Cattedrale, la cappella dei Boim del 16ro, stile Rinascimento; chiesa e convento dei Domenicani del 1749-64, in luogo della vecchia del sec. xiri; nella chiesa una statuetta miracolosa di Maria; chiostro e chiesa dei padri Bernardini del 1600-1609, nella quale trovansi le reliquie del b. Jan a Dukli (1411-84), culto confermato il 21 genn. 1733, patrono di Polonia e Lituania, che nel 1648 salvò Lwów dall'assedio dei Cosacchi e Tartari; chiesa dei pp. Gesuiti, del 1608; chiesa di S. Giovanni Battista del sec. xiri-xiv.
La città di Lwów "antemurale totius christianitatis", "semper fidelis", fondata nel sec. xiri, fu ricostruita da Casimiro il Grande re di Polonia nel 1340 . Vi è una accademia (università), fondata da Giovanni Casimiro re di Polonia nel 1661. L'Istituto nazionale Ossolineum, fondato nel 1817, contava oltre 600.000 volumi e 7500 manoscritti; possedeva un museo, una galleria d'arte, ecc., in gran parte devastato dai Sovieti. A Halicz vi è una cattedrale rutena del sec. xir e una chiesa dei pp. Francescani del 1596. A Tarnopol una chiesa ex-domenicana del 1623 e una chiesa parrocchiale rutena con l'immagine miracolosa della Madonna.
BinL.: M. Baliński-T. Lipiński, Starozytna Polska, II, Varsovia 1844, pp. 320-63, 733-35. 934-40; X. J. T. Józefowicz, Kreatha Miasta Luowa, Leopoli 1854, pp. 79-131, 215-23, 254-55; A. Theiner, Vetera monumenta Poloniae et Lithuanian, 4 voll., Roma 1860, passim: M. Harasiewicz, Annales Ecclesiae Ruthenae, Leopoli 1862:
J. Dlugosz, Opera amnia, II-V, Cracovia 1863-87, passim; F. Pawlowski, Premislia sacra sive series et gesta episcoparum r. l. Premisliensium, iv: 1869, pp. 11-34, 73-76; A. Bielowski, Miummenta Poloniae historica, II, Leopoli 1872, pp. 550, 573, 629, 664-65; VI, ivi 1872, pp. 169-216; Abta Gradshie i Ziemshie z czasów Rzeczypospolitej Polskiej, II-VII, ivi 1873, passim; X. M. Buliński, Historia Kościoła Polshiego, I-III, Cracovìa 1873, passim; L. Finkel-S. Starzyński, Historia Unicerspteta Lwowshiego, Leopoli 1894, pp. 3-44; M. Gcbarowicz-K. Tyszkowki, Zakład Narodowy imienia Ossoliñskich we Lwowie, ivi 1926; M. Bobrzyński, Dzieje Polski w zarysie, I, Varsovia 1927, passim; M. Pirozyński, Statystyha Kościoła Katalichiego w Polsce, in Homo Dei, 1946, 11, pp. 80-82; id., Seminaria duchaune w Polsce, ibid., 1948, 1, p. 84; id., Ze statystyhi Košciala w Polsce, ibid., 1948, iv, pp. 464-67; id., Ze statystyhi Košciala w Polsce, ibid., 1948, v. pp. 578-79. Adam Macalinski
II. L. degli Armeni. - Nei secc. xi e xvi, colonie di fuggiaschi armeni si stabilirono in Polonia e vennero riconosciuti dal governo locale come minoranza etnica. Sino dal 1563 in cui l'arcivescovo Gregorio fece l'unione con Roma, gli arcivescovi armeni di L. erano i sostituti dei patriarchi di Eğmiadzin, e la loro giurisdizione includeva anche gli Armeni di Valacchia e di Moldavia.
Nel 1625 il fuggiasco katholikós Melchisedek si stabili a L., ed essendo cattolico fece fare la professione cattolica anche ai suoi vescovi novelli. Gli Armeni non cattolici disapprovarono l'operato e scatenarono una persecuzione.
Nel 1632 Mikołaj Tarossowicz, ordinato dal katholikós Melchisedek, veniva nominato dal papa Urbano VIII e riconosciuto arcivescovo di L. Nel 1692, dopo varie trattative, riusciva ad essere riconosciuto anche dal katholikós Filippo; e con ciò veniva ammesso come arcivescovo anche dagli Armeni non cattolici.
Arcivescovi eminenti: Ilunanian Wartan (m. nel 1715); Samuel Cyryll Stefanowicz (m. nel 1858); Jozef Teodorowicz, scrittore (m. nel 1938). Nel 1939 l'arcidiocesi contava: 8 parrocchie, cattolici 5000; sacerdoti diocesani 19. Sotto l'occupazione sovietica la Chiesa armena fu quasi completamente distrutta.
BinL.: G. Jesiunis, L'unione forzata degli Armeni di Polonia con la Chiesa romana (armena), Pietroburgo 1884; L. Aliz̃an, Kamenitz. Annali degli Armeni di Polonia e di Ilumania (armena), Venezia 1896; Gams, Series episcop. Erel. cert., I, Ratisbona 1873, p. 351; eupplem. LXXXIII; S. Obertynski, Die Florentiner Union der polaischen Armenier, Roma 1934, appendice: G. Hofmann, Documenta Camillii Florentini de unione Armenarum, II. ivi 1935, v. indice.
Nicola Kehlaian
III. L. del Ruteni. - Fu fondata nel 1539 dal re polacco Sigismondo. Il suo titolare fu nel 1595 uno dei più accaniti avversari dell'unione con Roma alla quale si oppose anche quando questa ebbe luogo a Brest-Litowsk nel 1596. Soltanto nel 1701 ebbe luogo l'unione di L. alla S. Sede per opera del vescovo Józef Szumlański il quale già dal 1680 si era occultamente unito a Roma.

(per cortesia del p. Lacks S. J.)
Leopoli, diocesi di - Cattedrale di S. Giorgio (sec. xviri) e Municipio.
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Lepanto - Piano di schieramento dell'armata cristiana, per la battaglia di L. Disegno a penna - Biblioteca Vaticana, fondo
Nel sec. xvir L. diventò quasi un patrimonio della famiglia Szeptyckyj dalla quale uscirono tre eccellenti vescovi. Dopo che in occasione della prima spartizione della Polonia (1773), L. divenne territorio austriaco e tutta la metropolia degli uniti scomparve, papa Pio VII eresse nel 1807 la nuova metropolia, L.-Halisch con sede a L. Il suo titolare diventò quindi il capo di tutta la vita culturale e religiosa degli Ucraini residenti in Austria. Due di essi furono creati cardinali, Micbat Lerwicki (m. nel 1838) e Sylwester Sembratowicz (m. nel 1898); grande fama si è acquistata anche Andrea Szeptyckyj (m. nel 1944). Il suo successore Giuseppe Slipyi è stato condannato nel 1946 a 8 anni di lavori forzati dai sovietici diventati padroni del territorio. Contemporaneamente le autorità comuniste soppressero con violenza brutale l'unione dei cattolici con la S. Sede e installarono nella sede un vescovo dissidente sotto l'ubbidienza del patriarcato di Mosca.
Bibl.: C. Gatti-C. Korolovskij, I riti e le Chiese orientali, I. Il rito bizantino e le Chiese bizantine. Genova 1942, v. indice; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, v. indice.
Alberto M. Ammann
LEOVIGILDO, re dei Visigoti. - Fratello dei re Atanagildo e Liuva I, fu da quest'ultimo associato al trono nel 568 , restando unico sovrano alla morte di lui (573). Dalla prima moglie Teodisia ebbe Ermenegildo (v.) e Recaredo. Essendosi Ermenegildo convertito al cattolicesimo, L. fu spinto dalla seconda moglie Goswinda ad una lotta lunga e penosa contro il figlio, trucidato nel 585 . In un Concilio adunato a Toledo nel 580 , L. tentò di attrarre all'arianesimo i cattolici del suo regno, ma non essendovi riuscito prese a perseguitarli, esiliando i capi dell'opposi-
zione tra cui Leandro di Siviglia, Fulgenzio di Astigi e Giovanni di Biclaro.
Durante il suo regno L. compì gloriose imprese contro gli Svevi, i Cantabri e i Baschi e per i suoi discendenti ottenne l'ereditarietà del trono, fino allora elettivo. Si deve a lui anche la revisione del Codice Euriziano promulgato un secolo innanzi dal re Eurico. Morendo, nel 586, sembra che raccomandasse al vescovo Leandro, richiamato dall'esilio, il figlio Reccaredo che gli successe.
Bibl.: Gregorio di Tours, Hist. Franc., V, 38, in MGH, Scriptores rerum Merovingicarum, I, 1, pp.229-31; Gregorio Magno, Dial., III, 31 ; PL 77, 289-93; Isidoro di Siviglia, De viris illustribus, cap. 44; PL 83, 1103 sgg.; L. Duchesne, L'Eglise au VIIr siècle, Parigi 1923, 569-74.
Stanislao Majarelli
LEPANTO. - L., in greco Naúpaktos, è città e porto della Grecia, sulla costa settentrionale dello stretto che divide il golfo di Patrasso da quello di Corinto; rimasta celebre nella storia ecclesiastica per la battaglia ivi avvenuta, il 7 ott. 1571, tra l'armata cristiana e quella turca.
La battaglia navale di L. - Selim II, successo al padre Solimano (m. nel 1566) quale gran sultano di Costantinopoli, mostrò subito il proposito di impadronirsi di Cipro, nonostante il Trattato di pace stretto con Venezia che ne era signora. Venezia si preparò alla lotta e chiese aiuto al papa Pio V ed ai sovrani cristiani. Ma Filippo II re di Spagna e signore anche del ducato di Milano, dei Regni di Napoli e Sicilia e della Sardegna, geloso del predominio veneziano in Levante, avrebbe desiderato l'umiliazione della Repubblica, e pur promettendo il suo aiuto deliberatamente tirava in lungo ogni provvedimento. Intanto il Turco sbarcava a Cipro nel luglio 1570; il 9 sett. si impadroniva di Nicosia ed il 4 ag. 1571, dopo
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Lepanto - Don Giovanni d'Austria prende il comando per la battaglia di L. Bessorilievo di N. Cordier (ca. 1605). Particolare del monumento a Pio V. Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
lungo assedio, anche di Famagosta : così tutta l'isola era perduta per la cristianità. Soltanto il 25 maggio 1571 veniva sottoscritta a Roma la lega tra il Papa, la Spagna e Venezia, per cui capo della flotta comune fu designato don Giovanni d'Austria, fratello di Filippo II; Sebastiano Venier ebbe il comando delle navi veneziane, Marco Antonio Colonna quello delle navi pontificie col grado di luogotenente di don Giovanni. La flotta si trovò pronta a Messina solo sulla fine d'ag., e toccato Corfù s'inoltrò nel golfo di L. Delle 208 galere più sei galeazze, solo quattordici erano spagnole, tutte le altre italiane, armate con denaro italiano; dei 34.000 combattenti solo 5000 erano spagnoli; lo scontro avvenne davanti a L. il 7 ott.; la flotta turca era comandata da Ali Pascià, al fianco destro stava Mehemet Scirocco, alla sinistra Lucciall re d'Algeri; la flotta cristiana era comandata da Giovanni d'Austria, al fianco sinistro era Agostino Barbarigo, al destro Gian Andrea Doria; la lotta fu asperrima al centro ed al lato sinistro cristiano; al destro la condotta del Doria che si tenne al largo fu variamente giudicata; tuttavia egli tenne impegnato Lucciall. La decisiva giornata terminò con la vittoria cristiana conquistata però a caro prezzo, salvò Venezia e l'Italia da mali maggiori, ma non l'Oriente, perché la potenza navale turca fu profondamente ferita ma non debellata. Venezia fu costretta a chiedere la pace al Turco, mentre Filippo II tentava invano un'impresa contro Tunisi.
La vittoria di L. divenne popolare: l'essere avvenuta nel giorno in cui le Confraternite del Rosario facevano speciali preghiere legò la vittoria con quella devozione; i Veneziani in particolari ne ringraziarono s. Giustina, la cui festa cadeva in quel giorno.
Bibl.: L. Serrano, La liga de L., 2 voll., Madrid 1918-20; A. Dragonetti de Torres, La lega di L., Torino 1931; A. Salimei, Gli italiani a L., Roma 1931; G. A. Quarti, La guerra contro il Turco in Cipro e a L., Venezia 1935; G. Castellani, L'assistenza religiosa nell'armata di L., in Chi. Cult., 1936, IV, pp. 470-81; 1937, I, pp. 39-49. 433-43; II, pp. 259-69, 538-47; F. Hartlaub, Don Juan d'Austria und die Schlacht bei L., Berlino 1940; F. Braudel, Le Méditerranée et le monde méditerranéen à l'époque de Philippe II, Parigi 1949. pp. 923-82.
Pio Paschini
LEPIGIER, Alexis-Henri-Marie. Cardinale e teologo dell'Ordine dei Servi di Maria, n. a Vaucouleurs (Lorena) il
28 febbr. 1863 , m. a Roma il 20 maggio 1936. A 15 anni religioso a Londra e a 22 ordinato sacerdote ( 1885 ), fu inviato a Roma nell'Ateneo di Propaganda Fide, ove conseguì brillantemente la laurea in filosofia e teologia. Il futuro card. Satolli salutò in lui il più compito tomista tra i suoi discepoli.
Ritornato nel 1890 in Inghilterra, come maestro dei novizi, passò a sostituire il Satolli nella cattedra di teologia dogmatica nell'Ateneo di Propaganda Fide (1892).
Consultore di varie Congregazioni romane, ebbe l'incarico di visitatore apostolico delle diocesi d'Inghilterra e della Scozia. Contemporaneamente percorreva tutti i gradi gerarchici dell'Ordine: fondatore e primo rettore del Collegio internazionale di S. Alessio Falconieri in Roma, poi consultore generale, procuratore generale, nel 1913 priore generale dell'Ordine. Il 22 maggio 1924 veniva consacrato arcivescovo titolare di Tarso e destinato visitatore apostolico nelle Indie orientali; un anno dopo veniva inviato visitatore apostolico in Eritrea ed in Abissinia. Cardinale nel 1927 e poco dopo nominato Prefetto della S. Congregazione dei Religiosi, rappresentò il Sommo Pontefice, quale suo legato, nel 1929, alle feste centenarie di s. Giovanna d'Arco ad Orléans, nel 1930 al Congresso eucaristico internazionale di Cartagine e nel 1935 al Concilio regionale di Malta.
Tra le sue numerose pubblicazioni meritano di essere ricordate le Institutiones theologicae dogmaticae ad textum s. Thomae ( 25 voll., Roma 1901 sgg).
Bibl.: G. Roschini, Il card. L., Roma 1937; Ag. Lépicier (fratello), Le card. L., 2 voll., Parigi 1938. Gabriele Roschini
LEPIDI, Alberto. - Filosofo e teologo domenicano, n. a Popoli (Abruzzo) nel 1838, m. a Roma

Lepanto - Affresco centrale del soffitto della galleria di Palazzo Colonna raffigurante la battaglia di L. Opera di Giov. Coli e Fil. Gherardi (1675-76) - Roma.
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nel 1922. Studiò a Roma e a Viterbo. Nel 1870 fu inviato a restaurare gli studi teologici nella provincia francese. Nel 1874 passò a Lovanio. Nel 1885 fu richiamato a Roma a reggere il Collegio di S. Tommaso e vi tenne nobilmente la cattedra di teologia. Nel 1897 lasciò l'insegnamento, nominato maestro del S. Palazzo Apostolico.
Opere principali: Examen philosophico-theologicum de ontologismo (Lovanio 1874); Elementa philosophiae christionno (3 voll., Parigi-Lovanio 1875-79); La critica della ragion pura secondo Kant (Roma 1894); Explication dogmatique sur le culte du Cueur Eucharistique de Jésus (nuova ed. a cura di D. Hugon, Parigi 1926).
Bibl.: G. Sestili, Il p. A.L. e la sua filosofia, Torino-Roma 1930.
Giacomo Soleri
LE PLAY, Frédéric. - Ingegnere e professore, precursore del movimento sociale cattolico, ma su un piano di pura osservazione, n. a La-Rivière-St-Sauveur l'ir apr. 1806, m. a Parigi il 5 apr. 1882.
Dalla rivoluzione del 1830 comprese la gravità del travaglio sociale ed allora si diede allo studio del progresso della vita operaia e specialmente della famiglia, conducendo un'inchiesta su 300 famiglie-tipo, dal 1829 al 1853 (Les ouvriers cuvapéens, 1855). A partire dal 1860 soprattutto egli allargò il suo orizzonte entrando in pieno nell'azione riformatrice. Le idee contenute nella Réforme sociale en France (1867), nell'Organisation du travail (1870) in La méthode sociale (1879) e in molte altre opere furono applicate dall'« Union de la paix sociale» e propagate dopo il 1881 dalla rivista La réforme sociale. Il suo piano era soprattutto morale : egli rimproverava alla Rivoluzione tre grandi crrori: quello della perfezione originaria dell'uomo, dell'infallibilità individuale, dell'uguaglianza assoluta. Il rimedio da lui proposto consisteva nel restaurare il rispetto sotto tre forme : rispetto di Dio e della religione; rispetto del padre ed obbedienza; rispetto della donna o castità morale. Le P. è poco favorevole alle associazioni : egli attende la riforma dell'autorità, il che lo conduce al paternalismo.
La sua opera fu continuata da due scuole: l'opera riformatrice dalla "Ecole de la paix sociale" e l'opera positiva di osservazione e di ricerca dalla «Ecole de la science sociale", fondate nel 1885 da M. Demolins e dall'abate de Tourville.
Bibl.: C. De Ribbe, Le P. d'après sa correspondance, Parigi 1884: F. Auburtin, Le P., ivi 1893; id., Le P. d'après lui-même, ivi 1906. Pietro Palazzini
LEPORIO. - Monaco e presbitero, n. a Treviri; aveva divulgato in Gallia la teoria (nestoriana) che Gesù «pro merito laboris passionisque» (Giov. Cassiano, De Incarn., I, 2, 4-5) aveva acquistata la deitâ. Accusato anche di pelagianesimo fu espulso dalla Gallia e recatosi in Africa fu, sotto influsso di s. Agostino, convinto del suo errore. Ritrasse pubblicamente le sue eresie, verso il 426 , in un Sinodo di vescovi a Cartagine. Nel «Libellus emendationis» la sua ritrattazione fu comunicata ai vescovi in Gallia, accompagnata da una lettera di s. Agostino.
Bibl.: Il Libellus emendationis in PL 31, 1221-32; cf. Gennadius, De vir. illustr., 60 (59). Erik Peterson
LEPRIGNANO, cimitero cristiano di. - Nel dic. 1911 nell'antico territorio Capenate (Roma), oggi chiamato Capena, in località Monte della Casetta, vennero in luce alcune gallerie cimiteriali con sepolcri ancora intatti.
Uno di questi conserva graffita sulla calce l'iscrizione di una Evangelia con la data consolare di Leonzio e Sallustio (anno 344). In un arcosolio era pure graffita una iscrizione nella quale si scongiurava di non aprire il sepolcro. Due iscrizioni marmoree si riferivano l'una all'anno 345 e l'altra col monogramma hat{ε} ad un presbitero di nome Martius Firmissimus; in un sepolcro presso il capo del defunto si rinvenne un'ampolla vitrea.
Bibl.: O. Maracchi, Scoperta di un antico cimitero cristiano, in Nuova bull. di arch. crist., 17 (1911), pp. 239-40; 18 (1912), pp. 183-84.

(della Guida della Libia del T.C.I.)
Leptis - Pianta della basilica del Foro Vecchio.
LEPTIS. - Città nell'Africa settentrionale (Libia) che i Romani dissero Lepris; per distinguerla dall'omonima nella Bizacena fu chiamata L. magna. Fondata dai Fenici, fu dal sec. Iv al vir sotto il dominio di Cartagine, poi del Re di Numidia, donde nel 25 a. C. fu incorporata nella provincia romana d'Africa. Vi nacque Settimio Severo nel 140 d. C. e questi, divenuto imperatore, abbellì la città. Nel 533 passò ai Bizantini, ma l'interramento delle sabbie e delle alluvioni la fecero decadere rapidamente.
L'antica L. ha rivelato finora due edifici cristiani. Il primo, situato nel Foro Vecchio, usufruì di una costruzione precedente; è preceduto da un nartece da cui si entrava in un'aula a tre navate di m. 20,60 × 15,80, alla quale si poteva accedere mediante altri quattro ingressi, due ca. a metà e due alla fine delle navate minori, che erano divise dalla centrale da colonne binate che facevano riscontro a contrafforti rettangolari addossati ai muri perimetrali. Il presbiterio aveva un intercolunnio più ampio e rialzato da due gradini; dell'altare non si è trovata traccia, ma era ricoperto da un ciborio sostenuto da quattro colonne di modulo inferiore alle altre. L'abside sopraelevata aveva in giro un banco e sul centro restano avanzi della base della cattedra. Nel pavimento furono praticati sepolcri ed uno di questi conservava l'iscrizione di una defunta di nome Anna; a nord-est dell'aula era situato il Battistero recinto con materiale di spoglio e con due ingressi. La vasca battesimale venne adattata nel lastricato del foro; era cruciforme con quattro gradini che immettevano nel bacino circolare.
Procopio parla di quattro basiliche erette a L. da Giustiniano e tra queste una bellissima dedicata alla Vergine che si ritiene sia da identificarsi con quella adattata nella grande basilica del Foro costruito da Settimio Severo. Venne rialzato il piano davanti all'abside orientale del magnifico edificio forense e vi si ricavò il presbiterio dell'aula cristiana, limitato da una balaustra ottenuta con lesene dell'arco trionfale severiano; l'abside stessa fu pavimentata con marmi di risulta; il sito dell'altare è riconoscibile da alcuni grossi blocchi di architrave marmoreo che ne costituivano la base; verso il centro dell'aula venne costruito un pulpito ottenuto con altro materiale di spoglio, tra cui i capitelli dell'arco quadrifronte dei Severi; vi si accedeva mediante due piccole scale.
In uno dei vani a sinistra dell'abside venne adattato
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(fot. Navrdzin)
Le-Puy-en-Velay - Chiostro della cattedrale (secc. xI-xit) restaurato nel sec. xix.
il battistero; alla vasca cruciforme si accedeva mediante gradini disposti in tre bracci della croce stessa.
Bibl.: R. Bartoccini, La basilica cristiana di L., in Riv. di arch. crist., 8 (1931), p. 23 sg.; P. Romanelli, La basilica cristiana nell'Atrizia sett., in Atti del IV Congresso internazionale di arch. crist., I. Città del Vaticano 1946, pp. 264-70. Enrico Iosi
LE-PUY-en-VELAY, diocesi di. - Città e diocesi capoluogo del dipartimento dell'alta Loira in Francia, ai piedi del Monte Anis, donde il nome latino della diocesi (Anicien).
Ha una superficie di 4600 kmq . con 228.076 ab., dei quali 200.000 cattolici. Possiede 280 parrocchie, servite da 57 sacerdoti diocesani e 26 regolari, grande e piccolo seminario, 49 comunità religiose maschili e 183 femminili (Annuario Pontificio, 1951, pp. 244-45).
La prima sede vescovile fu a Ruessium, a Puy secondo una tradizione sarebbe stata traslata dal vescovo s. Evodio (Vosy); ma non si sa se sia il vescovo presente a Valence nel 374; secondo un'altra versione, il primo vescovo di Le-P., sarebbe stato Giorgio. Una nota inserita nel ms. 2294 della Biblioteca nazionale di Parigi dà la seguente lista di vescovi di Le-P.: \& Evodius, Aurelius, Suacrus, Scutarius, Ermentarius n. Di questi, Scutario è attestato da due iscrizioni (CIL, XIII, 1, 1575, 1587); Aurelius è dato da s. Gregorio di Tours a Le-P. nel 590 (Historia Francorum, X, 25). Poi si conoscono: Arduino, presente al Concilio di Thusey nell'860 e di Soissons nell'866; Wido, intervenuto nell'876 al Concilio di Pontion; Norberto, che alla fine del sec. ix trasferì i corpi dei ss. Giorgio e Marcellino de St-Paulien a Le-P. Nel 1257 fu vescovo di Le-P. Guido Fulcodi, poi Clemente IV (v.). Per più secoli la diocesi fu immediatamente soggetta alla S. Sede. Nel 1525 ne fu amministratore il card. Agostino Trivulzio. Soppressa nel Concordato del 1801 e unita con quella di St-Flour, venne ripristinata nel 1823 .
La Cattedrale, Notre-Dame, costituisce uno dei più cospicui monumenti dell'arte romanica. L'abside è del sec. xI; il resto è del sec. xir. All'incrocio delle navate, nelle campate della navata e del portico si ergono cupole;
degli affreschi che decoravano le pareti restano avanzi nel transetto e nel portico. Alla facciata policroma di bell'effetto (sec. xit) si accede mediante ampia scalca. Tra il transetto e l'abside si hanno due portici, l'uno detto di s. Giovanni, l'altro del For. Anche l'annesso chiostro è del sec. xir. Al sec. xi risale invece il battistero (S. Giovanni); anche presso la Cattedrale sono la cappella ortagona di S. Chiara, della seconda metà del sec. xir, e le chiese di S. Bartolomeo, di S. Pietro e di S. Lorenzo. Sopra una roccia alta 85 m . è il caratteristico santuario di S. Michele d'Aigulhe, fondato nel sec. x. Sulla città nell'alto della roccia Corneille si crge maestosa la statua di Notre-Dame de France, cretta nel 1860 , opera del Bonassieux. Nel Tesoro della Cattedrale si conserva la Bibbia miniata detta di Carlo il Calvo, fatta eseguire da Teodulfo, vescovo di Orléans ( 798-818 ) nel monastero di Fleury, oggi S. Benedetto sur Loire. Nell'antica Biblioteca capitolare annessa al chiostro, il canonico Odin fece eseguire affreschi allegorici delle arti liberali al tampo del vescovo Giovanni di Borbone (fine sec. xilinisto sec. xvi). - Vedi iav. LXXVI.
Bibl. Eubel, I, pp. 90-91, II, p. 100; III, p. 123; L. Duchesne, Fostes episcopaux de l'ancienne Guide, II, 2° ed., Parigi 1910, pp. 33-38; J. Longlade, Le-P.-en-V., ivi 1921; G. e P. Paul, Notre-Dame du Puy, ivi 1926; A. Fikry, L'art roman du Puy et les influences islamiques, ivi 1934: Cattineau, II, col. 2378; Guide de la France chnistence et missionnaire 1938-39, ivi 1948, pp. 600-602, 1035-36. Enrico Josi
LERCHUNDI, Giuseppe. - Francescano, n. a Oria, presso S. Scbastián (Spagna), il 24 febbr. 1836, m. l'8 marzo 1896. Giunto missionario in Marocco il 19 genn. 1862, disimpegnò in quella missione vari uffici, quale vicario del pro-prefetto (1863), visitatore delle missioni della costa occidentale (1865), e superiore della missione di Tetuán (1867-69).
Nel 1877 la S. Congregazione di Propaganda Fide nominò il L. pro-prefetto, ma egli incontrò l'opposizione del governo, tanto che dovette rientrare in Spagna, ove fu per qualche tempo rettore del Collegio missionario di Santiago. Appianate le difficoltà nel 1879, prese possesso del suo ufficio in cui svolse una prodigiosa attività : costruì due chiese a Tangeri, riorganizab le missioni di Laroche, Iafi e Rabat, fondò quella di Casablanca e istituì varie scuole. A vantaggio delle missioni apri in Spagna un nuovo Collegio missionario a Chipiona (Cadice) nel 1882 e l's Assoiación de señoras católicas s, assai diffusa. Fra le opere di carità vanno ricordate le costruzioni di case per i poveri e l'ospedale spagnolo di Tangeri. Qui organizab pure la Camera di commercio. Svolse anche azione politica diplomatica in servizio della religione: particolarmente da segnalare un'ambasciata presso Leone XIII il 25 febbr. 1888. Si distinse come arabista di valore pubblicando una grammatica dell'arabo volgare marocchino (1872), un'antologia ispano-arabica e un vocabolario arabo-spagnolo.
Bibl.: J. M. López, El p. L., biografia documentada, Madrid 1927; F. De Leijeva, El p. L. y la Escuela de medicina en Tanger, in Archivio ibero-americano, 33 (1930), pp. 131-41; S. Eljin, El p. L. y la fundación del Colegio misionero de Chipiona, ibid., nuovo serie, 5 (1945), pp. 145-71; id., Proyecto de vicariato apostólico de Marrueco con sede en Ceuta, ibid., pp. 403-23.
Alberto Ghinato
LERIDA, diOCesI di. - In Spagna, provincia omonima. Le prime notizie che si hanno di questa diocesi (Ilerda) sono del sec. vi e il primo vescovo fu un tal Pietro; non si sa però che limiti abbracciasse. Attualmente ha 7848 kmq . di superficie, con 222.707 ab., dei quali 222.667 cattolici ( 1949 ), serviti da 261 sacerdoti diocesani e 2 regolari; un seminario conciliare e un seminario minore, 9 comunità religiose maschili e 44 femminili. E suffraganza di Tarragona. Patrono della diocesi s. Giovanni Battista.
I suoi confini sono le diocesi di Barbastro e Urgel al nord, Solsona e Urgel all'est, Tarragona, Tortosa e Huesca al sud, Saragozza al nord-ovest. Delle sue 261 parrocchie, 129 sono nella provincia civile di Huesca, a
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in quella di Saragozza, le altre nella provincia omonima. Dopo l'invasione maomettana del sec. viri, i suoi vescovi andarono erranti nelle regioni vicine ai Pirenei, e cosi vennero chiamati «Pallarienses» o «Ripacurcienses», fino al 937, in cui dall'arcivescovo Aimerico di Narbonne fu consacrata la cattedrale di Roda, dove fissareno la propria sede il vescovo Odesindo e i suoi immediati successori. In virtù di una bolla di Urbano II del ro99, confermata da un'altra di Pasquale II nel r rop, questa sede venne trasferita a Barbastro, la cui chiesa, nell'anno seguente, cioè dopo la conquista completa della città da parte del re Pietro I d'Aragona, fu consacrata dal vescovo Poncio. Cacciati finalmente i Saraceni da L. nel 1149 per opera del conte Raimondo Berengario di Barcellona, la sede episcopale tornò definitivamente al suo primitivo luogo; tuttavia molti vescovi si chiamarono poi "Ilerdenses et Rotenses". L'antica cattedrale fu eretta nel 1203 per opera del re aragonese Pietro e del conte Ermengarde II d'Urgel, i quali avevano il condominio della città, sotto il vescovo G. de Camporella, e fu consacrata nel 1279 da G. de Moncada. Il suo stile è romanico-gotico, molto elegante, principalmente la crociera, la facciata e il chiostro. Diagraziatamente, nel 1707, durante la guerra per la successione alla corona spagnola, fu convertita in fortezza e molto deturpata, servendo fino ai nostri tempi di caserma; ma nel 1918 il governo la dichiarò monumento nazionale, restaurandola in seguito. La nuova cattedrale, cominciata nel 1761 e consacrata nel 1781, sorge nella parte bassa della città, di stile neoclassico, ed è dedicata, come l'antica, alla Vergine Assunta. L'archivio è molto ricco. Questa diocesi soffri molto nella rivoluzione del 1936 : la cattedrale e moltissime altre chiese furono bruciate, il vescovo e la metà del clero uccisi; attualmente si sta riparando tanta rovina.
BibL.: España Sagrada, XLVI-XLVII, Madrid 1836-50; Guia de la iglesia y de la Accida católica española, Madrid 1943, pp. 207-208. 704-705.
Giuseppo M. Pou y Matti
LÉRINS. - Abbazia cistercense in un'isoletta situata incontro a Cannes nel dipartimento delle Alpi Marittime (Francia). Onorato (m. ca. il 430), patrizio originario dei Vosgi, vi si stabili con il consenso di s. Leonzio, vescovo di Fréjus; ebbe per compagno un vecchio di nome Caprese e fondò un monastero che fiorì subito; da csso uscirono i ss. Lupo di Troyes, Eucherio di Lione, Ilario d'Arles, Massimo e Fausto di Riez, Cesario e Virgilio di Arles; vi soggiornarono s. Vincenzo di L., Salviano di Marsiglia, s. Patrizio e s. Agostino di Canterbury; L. fu perciò detta l'Isola dei santi.
Nel 660 s. Aigulfo avrebbe introdotto a L. la Regola di s. Benedetto. L'abate Porcario II fu martirizzato insieme con 500 monaci ca. il 732 dai Saraceni, che ne

(da F. Soldevilla, J. Gaudiel, Die Kunst Kataloniens, Vienna 1937, tav. 35, fig. 67) Lerida - Cattedrale vecchia (1203-78).

(fot. Mas)
Lerida - Vergine del - Blauet s. Particolare (sec. xv) - Chiesa di S. Paolo.
furono allontanati nel 975 . Nel 1073 l'abate Adalberto II fortificò il monastero, che però venne saccheggiato a più riprese nel sec. xII e nel 1400 . Nel 1464 gli abati regolari vennero sostituiti dai Commendatafi.
Nel 1788 i vescovi di Grasse e di Senez ne ottennero la soppressione dal papa Pio VI. Alla Rivoluzione Francese, nel 1788, l'isola venne confiscata; il nome che aveva assunto di S. Donato fu mutato in quello di Pelletier; nel 1791 fu venduta all'asta; nel 1839 fu acquistata dal vescovo di Fréjus, mons. Jordany, ristabilendovi il culto, affidando il monastero prima ai Frati coltivatori di S. Francesco d'Assisi, poi ai Cistercensi di S. Pietro in Vincoli, finalmente ai Cistercensi dell'Immacolata Concezione della Congregazione di Sènanque nell'ott. 1871.
Una caratteristica dell'isola sono le sette cappelle, che forse costituirono i primi gruppi isolati dei monaci di L. : la prima è dedicata alla S.ma Trinità, la seconda ai martiri Cipriano e Giustino, la terza all'arcangelo s. Michele, la quarta alla Trasfigurazione, la quinta a s. Caprese, la sesta a s. Pietro, la settima all'abate Porcario e ai suoi compagni martiri. Più tardi sarebbe sorto il monastero di cui resta l'antico chiostro, sul quale nel lato orientale si costruì una cappella prima dedicata a s. Leonardo, poi a s. Benedetto; nel lato sud il refettorio.
Sopra il chiostro si trovava la cappella della S.ma Croce, contenente preziose reliquie e perciò detta Sancta Sanctorum, e la celebre biblioteca oggi dispersa. Presso il chiostro è stato costituito un museo contenente antiche iscrizioni, frammenti architettonici e un sarcofago cristiano a colonne rappresentante il Redentore tra i dodici Apostoli (cf. G. Wilpert, Restauro di sculture antiche e antichita moderne, in Riv. di arch. crist., 4 [1897], p. 100 sgg.). Delle antiche costruzioni di L. restano solo una torre
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(per cortesia del prof. E. Joul)
Lérins - Chiostro dell'abbazia (sec. xir).
di difesa del sec. xI e due cappelle datate al sec. vir, dedicate l'una al S.mo Salvatore e l'altra alla S.ma Trinità; l'una è a pianta tricora con cupola, preceduta de una specie di atrio rettangolare, come la cella tricora detta di Sisto II in Callisto; la seconda è poligonale all'esterno con grande abside incontro alla parete d'ingresso e sei nicchie laterali.
Bibl.: H. Moris-E. Blanc, Cartulaire de l'abbaye de L., z voll., Parigi 1883-1905; H. Moris, L'abbaye de L. Histoire et monuments, ivi 1909; L. Labande, Ballaire de l'abbaye de L., in Annales de la Société des Alpes Maritimes, 24 (1922-23), pp. 115-98; Cottineau, I. coll. 1588-90 (con ampia bibl.).
Entica Josi
LEROQUAIS, Victor-Martial. - Sacerdote francese, liturgista, n. a St-Germain-de-Tallevende (diocesi di Bayeux, dipartimento del Calvados) il 7 sett. 1875 , m. a Parigi il 1° marzo 1946. Inizio gli studi a Vire (1887) e li terminò con successo al Seminario di S. Sulpizio a Parigi (1900). Sacerdote il 9 giugno 1900, esercitò per dodici anni il ministero pastorale nella sua diocesi, prima di potersi stabilire a Parigi per dedicarsi alle ricerche erudite. Fu canonico onorario di Notre-Dame ( 15 genn. 1938) e vicepresidente, per le sue benemerenze nel campo degli studi liturgici, della Henry Bradshaw Society di Londra (1939). Il pio ed erudito L., che ha lasciato agli studiosi, in particolare ai cultori di liturgia, strumenti di lavoro di primaria importanza, riposa nella piccola parrocchia di Bény-sur-Mer, dove fu parroco zelante dal 1906 al 1912.
Inizialmente le ricerche del L. avevano per scopo di illustrare lo sviluppo storicoliturgico della S. Messa, ma presto si estesero al contenuto e all'ornamentazione dei principali libri liturgici. Divenne uno specialista e un maestro nella loro descrizione e, grazie alla sua vasta cultura storica, paleografica e liturgica, seppe coglierne tutte le peculiarità capaci d'interessare gli eruditi. Le notizie che consacra ad ogni manoscritto, sobrie ed esaurienti, sono sempre redatte con un metodo impeccabile: un manoscritto analizzato dal L. non riserva più segreti per altri studiosi. Era dotato d'un fine gusto artistico che si rivela sia dalla scelta delle tavole fuori testo (oltre 1500), che abbondanti ornano anche il suo più breve studio, sia dalla elegante veste tipografica con cui ha presentato i suoi grandi cataloghi, pubblicati quasi sempre a sue spese, data la diffidenza degli editori per tale genere di pubblicazioni. Fece più volte il giro completo di tutte le biblioteche pubbliche francesi: ad es.,
dalla fine del 1912 al 1914, dal 1919 al 1923, dal 1929 al 1933 ecc. Il materiale raccolto e riveduto sugli originali risulta veramente ingente, come fanno fede le seguenti poderose pubblicazioni (se ne omettono una quindicina di minor mole): Les sacramentaires et missels manuscrits des bibliothèques publiques de France ( 3 voll. in-40 di testo e i di tavv., Parigi 1924), vi sono descritti 914 manoscritti dal sec. vir-vili al xvili (cf. supplemento, altri 10 manoscritti dal sec. xir, inserito nel vol. V dei Bréviaires, pp. 420-41, e supplemento aggiunto al vol. II dei Pontificaux, pp. 429-62); Les Livres d'Heures manuscrits de la Bibliothèque nationale (2 voll. in-40 di testo e i di tavv., ivi 1927), vi sono descritti 313 manoscritti deliziosi per il contenuto e per l'ornamentazione, dal sec. xit al xvir, cui fece seguito il Supplément aux Livres d'Heures manuscrits de la Bibliothèque nationale ( 1 vol. in-40, con tavv., ivi 1943), descrizione dei nuovi acquisti; Le Bréviaire de Philippe le Bon. Bréviaire Parisien du XVe siècle (2 voll. in-fol. di testo, I di tavv., Bruxelles 1929), importante manoscritto, miniato probabilmente da G. Vrelant; Les Bréviaires manuscrits des bibl. pub. de France ( 5 voll., in-40, di testo, I di tavv., Parigi 1934), vi sono descritti 1034 manoscritti dal sec. xi in poi; Les Pontificaux manuscrits des bibl. pub. de France (3 voll. in-40 di testo, I di tavv., ivi 1937), ove sono descritti 233 manoscritti dal sec. ix al xvi; Les Psautiers manuscrits latins des bibl. pub. de France (2 voll. in-40 di testo, I di tavv., Mâcon 1940-41), vi sono descritti 472 manoscritti dal sec. vi al xviri (altri 23 manoscritti sono descritti in appendice: breviari, libri d'Ore ecc.). Ha infine lasciato pronta per la stampa l'edizione dell'importante Sacramentaire de Gellone che sarà pubblicata a cura della Biblioteca nazionale sotto la direzione di dom Hesbert, O.S.B. (per provvedere alle spese di questa edizione in 2 voll. di testo e i di tavv. il L. compì l'atto eroico di impegnare la sua biblioteca) e l'Evangéliaire carolingien dit de François II, ms. lat. 257 della Biblioteca nazionale. Di molta importanza sono le dense introduzioni premesse ai suoi cataloghi in cui vengono studiati gli sviluppi genetici ed artistici del Messole, del Breviario, del Pontificale, del Salterio e del Libro d'Ore. Proverbiale la cordialità del L. con gli studiosi e studenti che chiedevano i suoi consigli.
Bibl.: Necrologie: L. Brochard, in Bulletin trimestriel des anciens élèves de St-Sulpice, 50 (1946), pp. 513-19; id., in Revue d'histoire de l'Eglise de France, 32 (1946), pp. 225-27; F. Combaluzier, in Ebbensvides liturgicae, 60 (1946), pp. 389-95; R. Dubonc, Une gloire du diocèse de Bayens. Monsieur le chanoine L. 1875 -1946 [Bayeux 1948].
A. Pietro Frutaz

(per cortesia del prof. E. Joul)
Lérins - Veduta dell'abbazia. Gli edifici sono moderni.
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(du R. Diderot, Une gloire du diocese de Bayeux, Monsieur le Chanselus L., Baycux 1858)
Leroguan, Victor-Martial - Ritratto.
LEROUX, Pierre. - Scrittore, n. a Parigi il 17 apr. 1797, m. ivi il 12 apr. 1871. Fu uno dei fondatori de Le globe (1824).
Iniziolmente è sansimoniano; si distacca poi dalle dottrine di père Enfantin (1831). La classe proprietaria diventa per L. la vera nemica di ogni palingenesi sociale. Fecundissimo scrittore, sin dal 1833 profila un concetto di "progresso continuo" quale fulcro di una nuova fede religiosa e dello stesso destino etico-sociale dell'umanità : per L. tutte le religioni non sono che forme passeggere e progressive di una sola verità eterna: la conoscenza soggettiva che noi abbiamo della vita.
Questo miscuglio di evoluzionismo religioso, di umanitarismo romantico e di socialismo mistico-comunitario e democratico, amalgamato solo da un fervido pathos, ha avuto grande influenza nella cultura del tempo. George Sand affernava che la teoria del L. (si quale fu legata intimamente) le fu di salvezza da una profonda prostrazione. Non è da dimenticare una certa influenza del L. su Victor Hugo "democratico" e "socialista". Notevole importanza ha avuto pure il L. come teorico dell'estetica romantica, in quanto ha intuito come la costruzione di una poetica non posi sul concetto ma sull'immagine, non sul paragone ma sul simbolo.
Bibl.: P. F. Thomas, P. L. Sa vie, son oeuvre, sa doctrine, Parigi 1904; H. Mougin, P. L., ivi 1938; D. O. Evans, Le socialisme romantique, P. L. et ses contemporains, ivi 1948 (con l'elenco di tutti gli scritti del L.). Massimo Petrocchi
LESAGE TEN BROEK, Joachim George. Pubblicista e controversista cattolico olandese, n. a Groninga il 27 nov. 1775, m. a Grave l' r luglio 1847. Di famiglia protestante, e destinato dal padre agli studi di teologia, il L. preferì seguire quelli di diritto e divenne notaio nel 1808.
La lettura dell'opera del Bossuet Sur les variations des églises protestantes lo spinse nel 1806 ad entrare nella Chiesa cattolica. La conversione gli attirò molti nemici ed egli, sia per difendersi sia per dimostrare la verità
della religione da lui scelta, iniziò una solerte attività di pubblicista. Nel 1815 pubblicò uno scritto sull'eccellenza del dogma della Chiesa romano-cattolica De voortreffelijkheid van de leer der Roomsch-Catholyke Godsdienst, accolto con molto successo (la 5^{text {a }} ed. è del 1816). Di somma importanza per la causa del cattolicesimo in Olanda fu il periodico De Godsdiensturiend ( L'amico della religione"), da lui fondato nel maggio 1818, che visse fino al 1869 . Altri periodici nati per suo impulso contribuirono in modo decisivo al rafforzamento ed alla emancipazione dei cattolici d'Olanda.
Bibl.: anon., Neurologia, in Annali dellr scienze religiose, 2° serie, 5 (1847), pp. 438-41; P. Verberne, Broek, in De Katoliche Encyclopaedie, VI, coll. 281-84, con bibl. Silvio Furlani
LESCAR, diocesi di: v. baiona, diocesi di.
LES CAYES, diocesi di. - Città nel sud-ovest della Repubblica di Haiti (Antille) e diocesi suffraganea di Porto Principe.
Ha una popolazione di 775.000 ab., dei quali 750.000 cattolici, distribuiti in 35 parrocchie, con 54 sacerdoti diocesani e 40 regolari, un seminario, 15 comunità religiose maschili e 26 femminili (1949). La diocesi venne eretta il 3 ott. 1861 in seguito al Concordato del 2 marzo 1860 tra Pio IX e la Repubblica di Haiti, ma il primo vescovo, mons. J. M. A. Morice, non fu insediato che il 4 marzo 1893.
Bibl.: Pio IX, Acta, I, Roma 1854, pp. 308-24; L. Bonnaud, L'Apistolat en Haiti, Prizisc 1938; M. Chatté, s. v. in Cath. Enc., III, p. 469, Suppl. p. 169.] Corrado Morin
LESENA. - Pseudopilastro in leggero risalto dal muro che non ha funzioni statiche, ma solo di spartizione delle superfici.
Esempi isolati, oltre che nell'architettura classica, se ne trovano già nel sec. v e vi (S. Francesco di Ravenna; pieve di Bagnacavallo); sono frequenti in età romanica, nelle facciate (S. Frediano di Lucca; S. Rufino di Assisi; S. Pietro di Spoleto; cattedrali pugliesi), nelle absidi (S. Ambrogio di Milano), nei fianchi (S. Antimo). La funzionalità dell'architettura gotica esclude questo elemento, che invece torna ad essere largamente usato nel Rinascimento e ancor più in età barocca, dove nei prospetti principali assume i caratteri e le proporzioni degli ordini architettonici, e prende il nome di parasta (v.). Come semplice risalto è ancor frequente fino all'epoca moderna nell'architettura minore, ove gli elementi decorativi siano in laterizio o in stucco.
Mario Zocca
LESËTRE, Henri. - Biblista, n. a Bourges l'ir febbr. 1848, m. a Parigi il 26 marzo 1914. Studiò nel Seminario di St-Sulpice, indi esercitò a lungo il ministero sacerdotale, senza tralasciare un'operosa attività di scrittore, collaborando al Dft e all'edizione della Bibbia di Lethielleux o di Drach, per cui compose i commenti a Giobbe, ai Proverbi, all'Ecclesiastico, alla Sapienza ed ai Salmi.
Fra le altre opere di carattere esegetico-apologetico si ricordano: Notre Seigneur Jésus-Christ dans son st Evangile (Parigi 1892); La Ste Eglise au siècle des Apôtres (ivi 1898); La clef des Evangiles (ivi 1902); Le Temple de Jérusalem (ivi 1914). A L. si devono ancora vari articoli, principalmente in Revue du clergé frangais ed in Revue pratique d'apologétique.
Bibl.: A. Beudrillard, M. L., in Revue du clergé français, 78 (1914, II), pp. 237-63; H. Jouin, M. l'abbé L., ibid., 79 (1914, III), pp. 633-30; 80 (1914, IV), pp. 371-84. Angelo Penna
LESEUR, Pauline-Élisabeth. - Scrittrice, n. a Parigi il 16 ott. 1866, m. ivi il 3 maggio 1914. Ebbe dalla famiglia un'educazione cristiana accurata e una solida cultura; ma nel marito Félix Lescur, materialista e collaboratore di giornali anticlericali, trovò chi fece di tutto per strapparle la fede, facendole leggere libri come Les origines du Christianisme e La Vie de Jésus del Renan. Ma Elisabetta si rese presto conto della fragilità delle ipotesi dello scrittore e ne volle controllare la validità, dandosi ad uno studio più
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approfondito della religione, del Vangelo e di s. Tommaso d'Aquino. Rese, così, più intensa la sua vita spirituale e si dedicò all'apostolato intellettuale presso i miscredenti e alle opere di carità.
Dopo la sua morte il marito ne scoperse il fournal, la cui lettura gli fece mutar vita; entrò infatti fra i Domenicani e si fece attivo propagatore degli scritti della consorte, che raccolse e pubblicò: fournal et pensies pour choque jour (Parigi 1917; vers. it. Torino 1921); Lettres sur la souffrance (Parigi 1918; vers. it. Torino 1920); La vie spirituelle (Parigi 1918; vers. it. Torino 1920), piccoli trattati di vita interiore; Lettres à des incroyants (Parigi 1922; vers. it. Torino 1924).
BibL.: M.-A. Leseur, Vie d'E. L., Parigi 1931; vers. it. Torino 1933.
Ferdinando Renaud
LESEUR, Thomas. - Teologo, filosofo, matematico dell'Ordine dei Minimi, n. a Rethel (Champagne) nel 1703, m. a Roma il 22 sett. 1770. Dopo aver insegnato teologia e filosofia nella sua provincia, fu inviato (1734) a Roma dove, in collaborazione con ilp. Jacquier (v.), svolse la sua lunga attività scientifica.
Scrisse, oltre le opere in collaborazione con il Jacquier, Mémoire sur le calcul intégral (Roma 1748); le sue opere teologiche con altri manoscritti perirono nella dispersione napoleonica del convento romano della Trinità.
BibL.: A. Condorcet O'Connor, Oeuvres complètes de C. Condorcet, II, Parigi 1847, Éloge de p. L. S., pp. 130-37: Acta capilalorum generalium Ord. Minim., II, Roma 1916, pp. 190, 199, 475; G. Roberts, Disegno storico dell'Ord. dei Minimi, III, ivi 1922, pp. 807-11: F. Bonnard, Histoire du Couvent de la Trinité du Mont Pincio à Rome, Roma-Parigi 1933, pp. 50, 178-85.
Gennaro Moretti
LES GONAIVES, diocesi di. - Città e diocesi nell'Isola di Haiti (Antille), capitale del dipartimento di Artibonite.
Ha una superficie di 6000 kmq . con una popolazione di 500.000 ab. dei quali 475.000 cattolici. Conta 15 parrocchie, servite da 30 sacerdoti diocesani, ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 7 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 245). La diocesi fu creata da Pio IX il 3 ott. 1861, ma venne occupata solo nel 1928, con l'elevazione a questa di mons. F. Julliot. La S. Congr. Concistostale con decreto del 25 giugno 1929 dismembrò dalla diocesi di Capo Haitiano le parrocchie di Hinche, Maissade, Marmelade e St. Michel riunendole a quelle di L. G., in modo che tutto il territorio della provincia civile di A