volume-07

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belgi, il meglio informato. Nel campo sociale è di tendenza conservatrice.

Giuseppe Devroede
LIBREVILLE, vicariato apostólico di. - Si trova nell'Africa equatoriale francese ed ha avuto origine dal vicariato apostolico delle Due Guinee (v. Guinea). Infatti gli inizi della evangelizzazione del territorio dell'attuale vicariato risalgono al 1842 . Il vicario apostolico risiedeva presso la chiesa di S. Maria a L. e così quella missione ha l'onore di essere stata il centro di tutte le altre della costa occidentale dell'Africa. Per tal motivo detta chiesa ottenne da Pio X l'indulgenza «ad instar Portiunculae», da guadagnarsi dai fedeli il 29 sett. di ogni anno, giorno anniversario della prima Messa

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detta a Gabon. In seguito a divisioni successive dell'antico vicariato apostolico delle Due Guinee il territorio fu molto ridotto e nel 1886 ricevette il nome di Gabon perché corrisponde quasi esattamente al territorio della colonia omonima. Con decreto del ro luglio 1947 ebbe il nome di L. E affidato alla Congregazione dello Spirito Santo.

Ha una estensione di ca. 280.000 kmq . ed è attraversato dall'equatore. Il clima è particolarmente malsano, umido e caldo. La popolazione indigena appartiene alla famiglia bantu e si divide in una ventina di tribù e sottotribù con una costituzione sociale rudimentale, in cui è riconosciuta solo l'autorità del capo-famiglia. Vige la poligamia e la schiavitù.

Su 350.000 ab. i cattolici indigeni sono 120.000 distribuiti in 23 parrocchie e 787 stazioni missionarie, servite da 17 sacerdoti diocesani e 33 religiosi, i quali sono coadiuvati da 18 congregazioni religiose maschili e 14 femminili. Si contano 80 istituti di educazione e 14 opere di carità e beneficenza. Non mancano le associazioni di Azione Cattolica, e vi si stampa il periodico Echos du Gabon con ca. 2000 copie (Ann. Pont., 1951, p. 677).

BibL.: Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4290/40.

LIBRI ED EDITORI, MORALITÀ dei. - L'editore non esercita soltanto un'attività industriale, perché il suo scopo è la diffusione del pensiero, attuata per mezzo del libro. Le idee propagate con tale mezzo possono essere buone o cattive. L'editore, che tra i suoi compiti ha quello principalissimo di scegliere i lavori da pubblicare, quando non ne ispiri esso stesso la compilazione, è direttamente responsabile del male che può essere propagato per mezzo delle sue pubblicazioni.

Non esiste la possibilità di un compenso d'ordine morale tra i libri buoni o innocui e quelli perniciosi, pubblicati da una stessa casa editrice. Il male compiuto dai libri immorali non è affatto annullato dalle altre pubblicazioni, e questo secondo una legge comune a tutti gli atti morali. D'altra parte non esiste neppure la possibilità di riparare direttamente il male compiuto per mezzo dei libri. Infatti, se anche per ipotesi si potesse restituire l'integrità morale a chi l'ha perduta a causa delle cattive letture, chi ha sofferto tanto danno rimane sconosciuto per sempre a chi è stato la causa del male: autori, editori, librai.

La guida migliore per un editore che vuol dare alla propria casa un indirizzo conforme alla dottrina della Chiesa, è l'Indice dei libri proibiti (v.).

In esso sono indicate le opere espressamente proibite dalla Chiesa, le categorie dei libri la lettura dei quali, pur senza che siano condannati nominalmente, è parimente vietata. Nell'Indice sono esposte altresi tutte le altre norme attinenti a questa materia, e indicate le pene alle quali soggiace chi non si attiene a tali norme.

Le opere da non pubblicarsi, che più frequentemente formano oggetto di una scelta da parte di un editore nell'esercizio della sua normale attività, sono le seguenti : a) quelle che, sotto l'aspetto scientifico, combattono e contraddicono i dogmi della fede; b) quelle che difendono ed esaltano idee e programmi condannati dalla Chiesa; c) quelle, specialmente i romanzi, che descrivono il male in modo da influire perniciosamente sui loro lettori. Anche in questo campo, peggiori di tutte sono le opere che tentano di giustificare la colpa capovolgendo il significato stesso dei termini "bene" e "male".

Si noti che non è da condannarsi in sé la descrizione dei mali morali e delle colpe, anche perché, entro certi limiti, la conoscenza del pericolo può servire ad evitarlo. Quando le narrazioni di tal genere non comportino descrizioni eccitanti, siano condotte in modo da ispirare la repulsione per il male descritto e ne contengano almeno implicitamente la condanna, esse possono talvolta aver
valore perfino di vere apologie morali. Esemplare, anche sotto questo riguardo, il capolavoro del Manzoni.

Anche la lettura di un solo libro perverso può rovinare per sempre un'esistenza. Specialmente i giovani risentono l'influsso delle letture, e queste perché, sebbene tutti i lettori, di solito, si trovino in condizioni di inferiorità di fronte all'autore, che ha a sua disposizione argomenti sapientemente elaborati e l'arte di presentarli in mille modi attraenti, i giovani tuttavia possiedono in minor grado degli altri lettori l'esperienza necessaria per distinguere il falso dal vero e la forza per opporsi all'attrazione esercitata di solito dalle letture malsane.

Le ragioni dell'arte, cosi spesso invocate dai difensori delle cattive letture, anche nei rarissimi casi nei quali si può parlare di vera arte, devono passare in seconda linea di fronte alle ragioni ben piú importanti della salute spirituale dei lettori, attratti in quei casi non dall'arte, che può essere a loro presentata con tante opere della letteratura di ogni tempo e di ogni paese, ma dal modo pernicioso con il quale l'artista si è servito del suo ingegno.

Occorre quindi che ogni pubblicazione sia accettata dall'editore soltanto dopo un accurato esame, compiuto da lui personalmente o almeno da chi, oltre ad una competenza editoriale e letteraria, possegga una sufficiente sensibilità morale. E chiaro che nei casi in cui è richiesta dalla Chiesa l'approvazione ecclesiastica, l'approvazione stessa toglie agli editori ogni responsabilità. Quando sussistano dubbi sulla legittimità di una pubblicazione, l'editore può ricorrere, anche al di fuori dell'ambito della casa editrice, al parere di competenti dei quali è agevole avere la collaborazione, esistendo oggi organi qualificati per dare giudizi sicuri d'ordine morale sulle pubblicazioni a loro sottoposte.

Quando un lavoro è, sotto l'aspetto morale, giudicato inadatto ad essere pubblicato e può essere modificato in modo da togliergli ogni elemento negativo, l'editore può invitare l'autore ad apportarvi tali modificazioni. Le opere classiche, anche quelle condannate espressamente dalla Chiesa, possono essere pubblicate, purché con opportune prefazioni e note si pongano in evidenza i passi nei quali sono manifestati o difesi gli errori che costituiscono il motivo della condanna, e di questa siano date le ragioni. I passi condannati per la loro sensualità, saranno comunque o soppressi o riassunti. Le edizioni delle opere condannate e in tal modo pubblicate devono essere approvate dall'Ordinario del luogo in cui ha sede la casa editrice. Dell'approvazione non occorre dare notizia nell'edizione.

Le letture che non presentano pericoli morali per tutti i lettori, ma soltanto per certuni di essi, possono essere pubblicate, purché siano indirizzate a vaste categorie di pubblico. E necessario però che gli editori di esse ne curino, per quanto è possibile, il raggruppamento in collezioni ben definite, specificando in ogni caso, sui libri stessi e nei cataloghi, per quali lettori tali opere siano adatte, in modo che i genitori, gli educatori, gli stessi librai ne conoscano con certezza il contenuto e la destinazione. Anche nella letteratura religiosa non mancano opere del genere.

Esistono, affinché siano usate dagli editori, dai librai, dai lettori, dalle biblioteche, pubblicazioni ottimamente condotte che periodicamente dànno ogni informazione d'ordine morale sulle novità librarie. Esse costituiscono una preziosa collaborazione ed un sicuro ausilio per gli editori che, coscienti dell'importanza della loro missione, intendono cooperare alla causa del vero bene.

BibL.: G. Casati, Moncolo di lettura, 3 voll., Milano 1931-37; id., L'Indice dei libri proibiti, ivi 1936; M. Salani, Editori e librai di fronte a Cristo, in VI Corso crittologico. La morale di Cristo e le professioni, Roma 1942, pp. 135-51; periodico Letture, Milano 1946 sgg.

Mario Saloni
LIBRI LITURGICI. - Sono cosi chiamati i libri che contengono le formule ufficiali, con le relative prescrizioni rituali o rubriche, per la celebrazione della s. Messa, l'amministrazione dei Sacramenti e dei Sacramentali, e l'Ufficiatura divina. Nella prassi canonica odierna si devono considerare come

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1. 1. solo quelli che sono dichiarati tali dalla S. Sede per mezzo degli organi competenti, cioè la S. Congregazione dei Riti per le liturgie latine e la S. Congregazione per la Chiesa Orientale per le liturgie orientali.
I. Origine. - Nella Chiesa antica il 1. 1. per eccellenza è stato la Sacra Scrittura, attorno alla quale in pregresso di tempo si raggrupparono numerose formale eucologiche, spesse volte improvvisate all'atto della celebrazione liturgica. Siccome l'improvvisazione doveva essere dono di pochi, sin dal sec. in si trovano saggi embrionali di raccolte di tali formale, preziosi susudi per i celebranti ai quali l'improvvisazione tornava difficile. Com'e noto, non esisteva l'obbligo di ripetere tali e quali determinate formole, potendo il celebrante liberamente parafrasarle, come si rileva da un passo della Traditio apostolica di s. Ippolito (cf. ed. e versione di B. Botte, Parigi 1946, p. 41). Oltre a vere e proprie formole liturgiche o ad accenni alle medesime che si riscontrano in vari scritti patristici dei tre primi secoli, a cominciare dalla lettera di s. Clemente (capp. 59-61), che F. Cabrol e H. Leclercq raccolsero in Monumenta ecclesiae liturgica. Relliquiae liturgicae vetustissimae (2 voll., Parigi 1901-1902, 1913), si possono, ad es., ricordare per il sec. it le formole eucologiche contenute nella Didacha (capp. 7, 9, 10, 14); per il sec. III, quelle della Traditio apostolica, già ricordata, di s. Ippolito; per il sec. III-iv, quelle del papiro di Dix-Balizeh e di Berlino 13918 (C. H. Roberts - B. Capelle, An early Dschologium. The DlxBalizeh Papyrus enlarged and reedited [Biblioth. du Muséen, 23], Lovano 1949), della Didascalia Apostolorum (ed. F. X. Funk, Paderborn 1905); del Sacramentarium Scro. pianis (ed. F. X. Funk, ivi 1905), delle Constitutiones Apostolorum (ed. F. X. Funk, ivi 1905), di vari papiri egiziani (cf. DACI., XIII, i, coll. 1370-1320), ecc. Per lo stesso secolo, tra i testi patristici più ricchi in testi cucologici o accenni ad essi, si ricordano principalmente le Catecheses Mystagogicae di s. Cirillo di Gerusalemme (PG 33), le Catecheses di Teodoro di Mepsusatia (ed. e versione R. Tonneau-R. Devreesse, Città del Vaticano 1949); il De Sacramentis e il De Mysteriis di s. Ambrogio (ed. e versione di B. Botte, Parigi 1950) e i frammenti liturgici contenuti nell'anonimo ariano della fine del sec. iv (ed. G. Mercati, Antiche reliquie liturgiche ambrosiane e romane [Studi e testi, 7], Roma 1902, pp. 51-53).

Il dilagare nel corso del sec. iv di formole eucologiche non sempre ortodosse e di scarso valore, sia per il contenuto come per la forma, preoccupò vescovi e concili. Interessanti al riguardo i provvedimenti presi dai Concili africani di Ippona del 393 (can. 21 [25] : Mansi, III, col. 922), di Cartagine del 397 (can. 23: ibid., col. 884) e del 407 (can. 103; ibid., col. 1163), di Milevi del 416 (can. 12: ibid., IV, col. 339) e i passi del De Baptismo contra donatistas (VI, 25 : PL 43, 213-14) e del De catechizandis rudibus (cap. 13: PL 40, 320) di s. Agostino. I canoni citati dai Concili di Cartagine del 407 e di Milevi del 416 segnano virtualmente la fine dell'improvvisazione liturgica per la comune dei celebranti. Intanto nei secc. v e vi le Chiese d'Oriente e d'Occidente si orientavano decisamente verso determinate raccolte eucologiche, più rappresentative per forma e contenuto.
II. L. L. occidentali antichi e medievali. - Prima che le Chiese occidentali si fossero orientate verso le raccolte eucologiche, che divennero poi tradizionali, alcuni vescovi dotarono le loro chiese di nuovi 1. 1. come Sacramentari, Libelli Mistarum, con una o più Messe, e libri di canto. Tale attività letteraria è stata svolta nei secc. v e vi, per citare solo i principali, da s. Paolino di Nola, Voconio, vescovo di Castellano in Mauretania, Museo di Marsiglia per incarico del suo vescovo (cf. Gennadio, De scriptoribus ecclesiasticis, 48, 78, 79 : PL 58, 1087, 1103, 1104), Eusebio di Milano (cf. M. Magistretti - U. Monneret de Villard, Liber notitiae sanctorum Medialani, Milano 1917, p. 120), Sidonio Apollinare vescovo di Clermont (cf. Gregorio di Tours, Historia Francorum, II, 22), Pietro vescovo di Lerida, Leandro di Siviglia (cf. Isidoro di Siviglia, De virtis illustribus: PL 82, 1090, 1104), Mas-
simiano di Ravenna (cf. Agnello, Liber Pontificalis, ed. O. Holder-Egger, in MGH, Scriptores rerum Langobard., p. 332), ecc. Tra i Pontefici Romani che si distinsero in questo campo vanno ricordati Damaso, Leone Magno, Gelasio, Simmaco, Giovanni I, Gregorio (cf. il Lib. Pont. con l'Ordo Romanus di Giovanni Archicantore, ed C. Silva-Tarouca, in Memorie della Pont. Accad. rom. di arch., I [1923], p. 215; cf. C. Mohlherg, ibid., 2 [1928], pp. 272-73. Il valore della testimonianza dell'Ordo cit. va ora riveduto, poiché M. Andrieu ha provato che si tratta d'una compilazione proveniente da un ambiente Luxoviense della seconda metà del sec. viII: Les Ordines Romains du haut moyen âge, III, Lovanio 1951, pp. 6-21).

Tra le raccolte eucologiche occidentali, il cui contenuto risale ai secc. v-vi, sono da ricordare : il Sacramentario (cosidiletto) leoniano, gelasiano e gregoriano, il Rotolo di Ravenna (ed. A. Ceriani, Milano 1883), ecc. I 1.1. antichi, superstiti, attinenti alle liturgie romana, ambrosiana, gallicana, viagotica e estica si troveranno recensiti alle rispettive voci. Utile invece è conoscere la nomenclatura adoperata nel linguaggio liturgico medievale per indicarli. Da notare che nelle liturgie occidentali sopra elencate i vari 1.1. si corrispondono quanto all'uso e al contenuto (pur avendo quest'ultimo un ordinamento proprio) e quanto al nome. La celebrazione essenzialmente corale della liturgia sino a quasi tutto il medioevo determina la creazione di una vera fallioteca di 1.1. destinati ai vari ministri che vi dovevano prendere parte. Per la celebrazione della S. Messa occorrevano : il sacramentario (v.) per il celebrante, il lectionario (v.) e l'epistolario (v.) per il lettore e il suddiacono, l'evangeliario (v.) per il diacono, il prosarium o sequentiarium e il troparium, contenenti sequenze e tropi; le parti cantate erano raccolte nell'antifonario (v.), antiphonarium Missarum, liber gradualis o responsalis; il cantatorium (v.) conteneva, a Roma, il graduale riservato in antico al diacono, talvolta v'era pure l'alleluiarium. Le prescrizioni rituali o rubriche erano raccolte negli Ordines (v.), l'Ordinarium raccoglieva i riti peculiari a una determinata Chiesa. La fusione di tutti questi libri, richiesta dalla celebrazione della Messa privata che. a cominciare dall'evo carolino, divenne sempre più comune, dette in seguito origine al messole (v.), Missale plenarium nei suoi vari tipi. Lo atralcio dal sacramentario delle parti riguardanti i Sacramenti e Sacramentali dette origine al pontificale (v.), Pontificalis Ordinis liber, per le funzioni riservate al vescovo, e al rituale (v.) o agendo, ordinarium, manuale, liber agen. dorum, baptismale, baptisterium, exorcismorum liber, per quelle riservate ai sacerdoti.

Per l'ufficiatura, anch'essa corale, occorrevano: il salterio (v.), in cui i 150 salmi erano disposti o secondo l'ordine numerico o secondo la recita ebdomadale con o senza l'ordo de tempore e de sanctis; il leggendario o passionario (v.) con le vite dei santi e dei martiri; l'omellario (v.) con le omelie, l'innario, il tropario, con gli inni e i tropi : l'antifonario (v.) con le parti riservate alla < schola cantorum >. A seconda dei luoghi si adoperavano per l'ufficiatura anche: il venitare con gli invitatori, il lezionario con i brani scritturistici erraiciati dalla Bibbia, il versarius con i versetti, il collettario con gli < cremus >, il nosturnale, il matutinole, il diurnale per colui che dirigeva l'ufficiatura (l'abate o l'ebdomadario), ecc. Dalla fusione di tutti questi elementi dalla metà del sec. xi e specialmente dagli inizi del sec. xiri si ebbe il breviario (v.) nei suoi vari tipi.

Ai 1. 1. occorrenti per la celebrazione quotidiana della Messa o dell'ufficiatura se ne possono aggiungere alcuni con caratteristiche particolari, come: l'exultet (v.) o ro. tulus paschalis, il processionale con i canti per le processioni, l'ensortuale con l'ufficiatura per i defunti, il calendario e il martirologio (v.) nei loro vari tipi.

Bibl.: V. Leroquais, Les manuscrits liturgiques latins du haut moyen âge à la Renaissance, Parigi 1931: dello stesso autore si segnalano pure le importanti introduzioni premesse ai suoi casubighi di 1. 1. recensiti sotto le voce Leroquais: F. Cabrol, Les livres de la liturgie latine, Parigi 1930; Ph. Oppenheim, Tractatus de textibus liturgicis, Roma 1942: M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I. Milano 1942, pp. 257-77; E. Bourque, Etude sur les sacramentaires Romains, Città del Vaticano 1940, pp. 1-62. A. Pietro Fruta

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![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(da C. H. Roberts - B. Capelle, An early unchatingium. The Diy Balicch. pagurus enlarged and reedited, Lavania 1755, tav. I; Lieni liturgici - Il papiro Diy Balisch, f. 1² con i frammenti D e E (onciale del sec. viI).
III. L. 1. attuali della Chiesa romana. - Il carattere ufficiale e sacro dei 1. 1. fece sì che la S. Sede se ne riservasse sin dai tempi del Concilio di Trento il diritto della suprema sorveglianza e approvazione, e anche la loro edizione originale e normativa (editio typica). Il CIC, can. 2, riconoscendo pienamente l'autorità dei 1. 1., ne confermò alla S. Sede l'esclusivo diritto di approvazione (can. 1257).

Data l'impossibilità di provvedere al bisogno generale soltanto attraverso l'unica tipografia pontificia (prima quella della Camera, poi quella di Propaganda Fide, ora quella Vaticana), invalse l'uso di concedere il privilegio di riprodurre i 1. 1. anche a editori fuori di Roma (tipografi della S. Sede, della S. Congr. dei Riti). Recentemente tutta la materia della riproduzione dei 1. 1. è stata riordinata con il decreto della S. Congr. dei Riti, 10 ag. 1946 (AAS, 38 (1946), pp. 371-72) in cui viene stabilito che l'edizione dei 1. 1. è riservata unicamente alla Tipografia Vaticana; che gli editori devono domandare, libro per libro e caso per caso, il permesso dalla S. Congr. dei Riti e che, caso per caso, l'amministrazione dei beni della S. Sede fisserà una cassa di permesso; l'obbligo della revisione, secondo i libri tipici vaticani, spetta, a norma del can. 1390, ai rispettivi Ordinari del luogo ove si stampa o si pubblica; finalmente il decreto dà un elenco dei 1. 1. che cadono sotto questo decreto. Essi sono: 1. Missale Romanum (ultima ed. tipica, Roma 1920 [1923]; in stampa una nuova ed. tip.). 2. Breviarium Romanum (ultima ed. tip., ivi 1950); 3. Rituale Romanum (ultima ed. tip., ivi 1925 ; in stampa una nuova ed. tip.); 4. Pontificale Romanum (ultima ed. tip., Ratisbona 1888); 5. Martyrologium Romanum (ultima ed. tip., Roma 1914, 1923; ultima ristampa 1949); 6. Caeremoniale epistoporum (ultima ed. tip., Ratisbona 1886); 7. Memoriale rituum (ultima ed. tip., Roma 1920, ristampa

1950); 8. Octavarium Romanum (ultima ed. tip., Ratisbona 1902).

Il sopracitato decreto aggiunge ancora la raccolta dei decreti autentici della S. Congr. dei Riti; la ristampa o riedizione è riservata, come è naturale, alla stessa S. Congregazione. Esistono inoltre altri 1. 1., non espressamente nominati nel decreto, come la Instructio Clementino (per le Quarantore), il Lectionarium, pubblicato nel 1915 (le lezioni contratte dal breviario, oggi inserite direttamente nei breviori), il Diurnale, ossia Horne diurnae, una specie di estratto dal breviario (in stampa ed. tip. Vaticana), l'Officium Hebdomadue sanctae e Notivitatis D. N. 7. Chr., estratti dal breviario e dal messale per la Settimana Santa e per il tempo natalizio, e simili libri, formati piuttosto dagli editori per la comodità degli utenti.

Come 1. 1. sono da considerarsi anche i libri contus della liturgia romana. Essi sono: 1. Kyriale Romanum (Ordinarium Missae); 2. Graduale Romanum (le parti castabili della Messa, variabili); 3. Antiphonale Romanum (i toni dei salmi, i modelli di canto di vario tipo); 5. Officium defunctorum (estratto relativo all'ufficio dei morti; tutti stampati a Roma); 6. Liber usualis, una raccolta pratica estratta dal Kyriale e dal Graduale (Salesmes). Esistono poi altre edizioni parziali, per maggiore comodità, p. es., il canto delle quattro Passiones e dell'Exsider. Tutti questi libri, muniti dell'approvazione della S. Congr. dei Riti, sono ammessi all'uso nella liturgia, e il testo ivi contenuto e le melodie come le rubriche si devono considerare autentici.

Bias.: L. Enochäfer, Hombuch der hath. Liturgik, 1. Friburgo 1932. pp. 74-111; G. Duret, Les livres liturgiques, in Liturgia, Encyclopédic populaire des connaissances liturgiques, ed. R. Aigrain, Parigi 1035. pp. 307-440; P. Alfonso, I riti della Chiesa, 1. Roma 1945. pp. 47-58. L'opera più completa al riguardo è: Ph. Oppenheim, De libris liturgicis deque iure ex en manante, Torino 1940.
IV. L. 1. delle Chiese particolari, Ordini e ConGREGAZIONI RELIGIose. - I 1. 1. della Chiesa romana contengono i testi e le rubriche prescritti per la Chiesa universale di rito romano. Le Chiese particolari, gli Ordini e le Congregazioni religiose che non hanno un rito proprio, sono obbligati a servirsi dei 1. 1. sopraddetti, ma devono aggiungere gli Uffici e le Messe «proprio», vale a dire di quelle feste concesse ad esse espressamente dalla S. Sede, e con i testi approvati. La collezione relativa si chiama Proprium, e dev'essere autenticata dal competente superiore ecclesiastico: Ordinario, Generale, ecc. La concessione e approvazione dei detti Propri spetta alla S. Congr. dei Riti. Essi vengono ordinariamente allegati ai 1. 1. romani, come appendice.
V. L. L. propri di altri hiti latini diocesani. Sin dalla riforma liturgica di s. Pio V è stato riconosciuto il diritto non solo a libri propri, ma ad un vero rito proprio, differente (in poco o in molto) da quello romano, a quelle diocesi e famiglie religiose che se ne servivano già da almeno 200 anni. Attualmente esistono ancora quattro riti latini diocesani non romani; l'ambrosiano o milanese, il braearese (Braga, in Portogallo), il lionese (di Lione, Francia) e il mozarabico (di Toledo, Spagna, ma ristretto ad una sola cappella e a certe solennità). I 1. 1. recenti propri a questi riti si troveranno recensiti alle singole voci.
VI. L. L. propri di famiglie religiose. - 1. Premostratensi: Missale (Malines 1934); Breviarium (ivi 1930); Graduale (Roma, Tournai 1910); Antiphonarium (Parigi, Tournai, Roma 1934); Processionale (Parigi, Tournai, Roma 1932); Ordinarius seu Liber Caeremoniarum (Tongerina 1949).
2. Rito monastico, seguito dalla famiglia religiosa benedettina e sue varie ramificazioni, spesso (per le famiglie minori) solo con l'aggiunta di un semplice Proprio come si fa per le diocesi e le Congregazioni. I libri monastici fondamentali (di molte e varie edizioni) sono i seguenti : Missale Romano-monasticum (Ratisbona 1937); Missae proprios (varie edd.); Breviarium Rom. Mon. (varie edd., ultima 1940); Antiphonale Mon. pro horis diurnis (Parigi, Tournai, Roma 1934); Rituale mon. (varia secondo le varie Congregazioni; p. es., 1893, 1931, Congr. di Beuron; 1909, Congr. di Subiaco; 1920, Congr.

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della Baviera; 1936, Congr. di Sankt-Ottilien; 1942, Congr. Americo-Cassinese ecc.); Caeremoniale mon. (varic edd., come sopra, per le singole Congregazioni). Quanto alle varie famiglie benedettine, sono da notare: Monaci Camaldolesi : usano il Breviario monastico e il Messale romano, aggiungono un Proprio di Uffici e di Messe (1926, rist. Tournai, Malines 1938); Eremiti Camaldolesi di Monte Corona: Missale mon., Vaticano 1896; Breviarium mon., Roma 1896; Rituale, Malines 1908; Vallombrosani: si servono dei l. l. monastici, con l'aggiunta di Missae propriae (Firenze 1892) e di Officia propria (ivi 1892). I Silvestrini e gli Olivetani si servono dei libri monastici, con la sola aggiunta delle Messe e degli Uffici propri.
3. Soppure attricamente di derivazione benedettina, i Cuacrense e i Trappisti (Cistereensi riformati) hanno libn e riti propri, con molte particolarita di sapore primitivo. Ambedue i rami dell'Ordine si servono degli stessi libri, quasi tutti stampati dalla tipografia dei Trappisti di Westmalle, in Belgio: Missale (Westmalle 1931); Breviarium (ivi 1951); Antiphonarium (ivi 1903, 1941); Martyrologium (ivi 1930); Rituale (ivi 1949); Caeremoniule abbatum (ivi 1939); Manuale caeremoniarum (ivi 1948); Processionale (ivi 1926-35); Ps. Venite exsultamus (ivi 1904); Psalterium(ivi 1925); Lectionarium (ivi 1940); Hymnarium(ivi 1909); Lau-
des vespertinae (ivi 1926); Diurnale (ivi 1894); Officium parvum B. M. V. (ivi 1930); Graduale (ivi 1899, 1934); Rubricae Missalis (ivi 1923); Collectaneum (Tournai 1908).
4. Un rito proprio, e quindi l. l. propri, hanno pure i Certosini: Missale (Tournai 1883; propria tipografia); Breviarium (ivi 1880); Diurnale (ivi 1890); Antiphonarium diurnum (ivi 1890); Antiphonarium nocturnum (2 voll., ivi 1888); Graduale (ivi 1887); Psalterium et Hymni (ivi 1888). I Monaci di S. Paolo primo Eremita avevano sin dagli albori l. l. propri, sebbene non avessero un vero rito particolare; ma sin dall'inizio del sec. xvir adottarono i l. l. romani, con l'aggiunta di un loro Proprio, per il Messale. I. Breviario e il Martirologio; hanno invece Proprio un Caeremoniule (Cracovia 1931).
5. I Predicatori (Domenicani) hanno conservato un vero rito proprio particolare, di origine gallicana, e usano quindi anche l. l. propri: Missale incta Ritum S.O.P. (1933); Breviarium S.O.P. (Torino 1947); Antiphonarium S.O.P. (1933); Matutinum seu antiphonarium S.O.P. (1949); Caeremoniule S.O.P. (1869).
6. L'Ordine francescano invece, come è noto, sin dagli inizi, segul i libri e riti della Curia romana, anzi, l'Ordine serafico divenne uno dei veicoli più efficaci
per la diffusione di quel rito e di quei libri. Tuttavia ha libri propri, poiché la ricchezza del suo santorale è tale che invade il calendario ordinario romano in modo da escludere una semplice aggiunta propria. Le tre grandi famiglie francescane pubblicano i loro l. l. a parte, per ogni ramo. Minori Conventuali: Proprium Missarum (Torino 1951); Proprium Officiorum (ivi 1951); Appendix ad Martyrologium Rom. Seraphicum (per i Min. Conv.; Roma 1925, in ristampa); Rituale Rom. Ser. (per i Min. Conv.; ivi 1942); Cantus Ritualis Rom. Ser. (ivi 1943); Caeremonialis Ordo Romanus (per i Min. Conv.; ivi 1904); Graduale Rom. Ser. (con Proprio; ivi 1910). Frati Minori: Missale Romano-Seraphicum (Quaracchi 1942); Breviarium Rom. Ser. (Roma 1951); Rituale Rom.-Ser. Ordinis Fratrum Minorum (2a ed. Quaracchi 1931); Antiphonale Rom. Ser. pro horis diurnis (Tournai-Parigi 1928); Caeremoniule Rom. Ser. (2a ed., Quaracchi 1927); Officium ac Missa de festo S. P. N. Francisci quibus accedunt cantus selecti in honorem eiusdem (Tour-nai-Parigi 1926); per l'uso extraliturgico: Martyrologium Franciscanum (Vicenza 1939). Cappuccini : Missale Romanum ad usum FF.MM. Capp. (Città del Vaticano 1934); Breviarium Rom. Ser. (per i Capp.; ivi 1943); Horae diurnae (per i Capp.; Roma 1950); Proprium Missae ac honorum officii (per i Capp.) cum cantu (Tournai 1925; con una appendice, Città del Vaticano 1935); Appendix ad Marty-
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(let. Enc. Catt.)
LIBRI LITURGICI - Pontificale di Landolfo I di Benevento (927-84): Benedizione del Fonte - Roma, Biblioteca Casanaterae, 724 B 1. 15. rologium Rom. (per i Capp.; Roma 1913); Rituale Rom. Ser. (per i Capp.; ivi 1944).
7. Un vero rito proprio, derivato da quello usato dai canonici del S. Sepolcro di Gerusalemme, ai tempi dei Crociati, è ancora in uso presso i Carmelitani dell'antica osservanza, mentre quelli riformati presero il rito e i libri romani. I l. l. dei Carmelitani calzati sono : Missale (Roma 1935); Breviarium (Tournai 1938); Horae diurnae (ivi 1935); Officium Hebd. Sanctae et Octavae Pasch. (ivi 1899); Rituale (Roma 1903); Caeremoniule (ivi 1906).
8. I Servi di Maria seguono essenzialmente il rito romano, ma in qualche occasione osservano alcune particolarità : Missale (Ratisbona 1902, ristampa in preparazione); Missae propriae (Vaticano 1930); Officia propria (uniti al Breviario romano; ivi 1942); Rituale et Caeremoniule (Roma 1884; in stampa l'ed. riveduta, in volumi separati); Liber cantus (degli Uffici e delle Messe proprie; Parigi 1949).

Giuseppe Löw
VII. L. 1. delle Chiese orientali. - Per lungo tempo, i l. l. vennero editi dagli Orientali a cura di un privato o di un libraio, il quale si indirizzava a

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LIBRI LITURGICI - Messale di papa Felice V: prima Messa di Natale (sec. xv) - Torino, Biblioteca del Palazzo reale.
un sacerdote o a un diacono per la redazione e la correzione del libro che voleva stampare. Ancora oggi questo metodo si usa in molte Chiese dissidenti, per cui l'autorità ecclesiastica non garantisce l'autenticità dei testi, né dà la sua approvazione alle cerimonie descritte in tali libri. Ha fatto eccezione in questo campo la Chiesa russa, presso cui il S. Sinodo preparava con grandissima cura l'edizione dei 1. 1. che essa sola pubblicava. Oggi le Chiese orientali cattoliche sogliono domandare alla S. Sede l'approvazione dei loro 1. 1.; i Sinodi degli Armeni, Siri e Copti ne fanno un comando espresso.

Non tutte le Chiese orientali hanno stampato finora tutti i loro 1. 1. ma usano talvolta ancora manoscritti; queste Chiese infatti furono durante molti secoli sotto il dominio turco, ed erano povere. Fanno eccezione i Greci, perché stampavano tutti i loro libri a Venezia. Russi e Ruteni, invece, essendo liberi, avevano molte e bellissime edizioni.

1. Rito bizantino. - La S. Sede ha pubblicato quasi tutti i 1. 1. del rito bizantino in lingua greca. Sono i seguenti : l'Euchologion to mega (1873): è il libro del sacerdote e del diacono per la Messa, i Sacramenti, le benedizioni e l'Ufficio divino (v. zucolodio). Il Micron Euchologion (1872): dà, oltre le tre liturgie, una scelta di Epistole e Vangeli, non è un libro tradizionale. L'Horologion (1876): è uno dei libri del coro e contiene le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino; esiste la tendenza tra i sacerdoti cattolici a usarlo come breviorio, ma per servire a tale scopo vi manca moltissimo, cioè tutto il proprio che sta nei cinque libri seguenti. L'Octoechos (1886) comprende le parti proprie dell'Ufficio divino di otto domeniche consecutive, ognuna di esse essendo cantata su uno degli otto toni della musica bizantina. Il Paracletiche (1879): aggiunge al pre-
cedente l'Ufficio per i giorni feriali delle otto settimane corrispondenti agli otto toni. Il Triodion (v.; 1879) contiene il «proprio * per il tempo quadragesimale; il Pentecostarion (v.; 1884) per il tempo pasquale. Le Minajja (1888-1902) formano sei volumi; ciascuno di essi comprende per due mesi l'Ufficio divino delle feste del Signore e dei santi che cadono in un giorno fisso del mese. Cominciano con il 1° sett., inizio dell'anno ecclesiastico. Nell'Evanghelion (1880), le pericope seguono l'ordine liturgico. Gli Slavi stampano i quattro Vangeli interamente, indicando con note le pericope destinate alla lettura liturgica. Per l'Apostolos (1882) si osserva lo stesso procedimento. L'Apocalisse non è oggetto di lettura liturgica. Il Psoltorion (1873) è diviso in 20 cathismata.

I dissidenti hanno pubblicato tutti questi libri, eccetto il Micron Euchologion, ma hanno in più : il Typicon (Atene s. a., prima del 1939) che dà le regole generali da osservarsi nelle diverse funzioni liturgiche, specialmente nei casi di concorrenza ed incidenza delle feste, percorrendo il calendario di tutto l'anno; l'Archieratican (Atene 1902), corrispondente al Pontificale Romano; contiene citare lo Hieraticon di Costantinopoli (1895), perché è una edizione quasi ufficiale del patriarcato; l'Aghiasmaturina o Micron Euchologion (Atene 1927) che differisce dal Grande Eucologico soltanto perché omerte le benedizioni meno usate ed è di formato tascabile (cf. L. Allatius, De libris ecclesiasticis Graecorum dissertationes duos, Parigi 1843; S. Salaville, Liturgies orientales. Notions générales, ivi 1932, pp. 178-84).

Presso i Ruteni e i Russi, i quali fanno uso degli stessi libri, si notano alcune particolarità. Essi dividono il Grande Eucologico in due parti: lo Sluzobnik che comprende il Vespro, l'orthros (v.) e le tre liturgie, e il Trebnik che dà i riti sacramentali, benedizioni ecc. Si trova ancora presso di loro l'Irmologion, con e senza note musicali; esso dà il testo delle strofe-tipo sul modello delle quali sono composti e cantati diversi inni. Hanno continuato a stampare l'Antiologion o Minajja prazdnicznoja, cioè l'Ufficio delle feste principali prese dai Menei dei dodici mesi. Fra diversi libri, redatti piuttosto per la devozione privata o quando il monaco è impedito di assistere all'ufficio comune, il più nero e diffuso è il Molitvoslov o Casoslov, che contiene tutto l'Orologio e poi una serie di canoni e di canti per le feste dell'anno. Per i canti più usuali hanno edito l'Obichod (cf. K. Nikolski, Breve rassegna dei libri liturgici.... [in russo], Pietroburgo 1890; v. anche il manuale liturgico dello stesso autore. Per i Melkiti cf. C. Karalevsky, Histoire des Pa. triarcats melhites, III, Roma 1911, pp. 34-134. Un elenco dei libri ungheresi si trova nello Schematismus dioecesis Hajdudorogensis ad a. 1918, p. 18).
2. Rito armeno. - I cattolici armeni usano i libri seguenti : il Badarohomadnits o Khorertadëdr (Vienna 1904) che è un Messale plenario, cioè coll'aggiunta delle Epistole e dei Vangeli; il Giatóts (Venezia 1686) contiene le lezioni della sola Messa con i canti relativi; il Tebratión (Vienna 1932), è il libro del cantore per le Messa; il Maitóts (ivi 1905) risponde al Rituale romano; il Giamahivk (Venezia- 1938) contiene le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino; questo libro serve alla recita privata del Breviario; il Saragnóts (ivi 1938) o Šaragan dà gli inni per la serie delle otto domeniche, una simile serie per i martiri e un'altra per i giorni di penitenza, poi per i cicli dell'anno liturgico con i santi ivi collocati. I dissidenti hanno inoltre conservato lo Haistmavivk, che contiene le vite dei santi, il Giurendle che dà una scelta di omelie, e il Donatzults che è un indicatore delle feste (cf. L. Petit, Arménie, in DThC, I, coll. 1963-66).
3. Rito siro-occidentale. - Gli ultimi patriarchi cattolici siri hanno pubblicato quasi tutti i 1. 1. del loro rito: il Libro del rito dell'oblazione (Sciarfa 1922) contiene l'Ordinario della Messa con l'anafora di s. Giacomo, sei altre anafore, la benedizione del calice, cioè l'Ufficio dei presanrificati, ed alcune aggiunte. La Celebrazione dell'oblazione (ivi 1931) è un piccolo libro per il diacono, trasformato in un libretto per il servente della Messa; l'edizione del 1905 dava oltre le risposte della Messa

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anche i diversi canti che vi occorrono. Il Libro degli uffici sacerdotali (ivi 1922) corrisponde al Rituale romano; il Rituale di Beirut del 1872 ne divideva la materia con il Benedicionale di Beirut del 1877. Il Libro del rito dei funerali (ivi 1925) contiene i funerali per le tre categorie dei laici: uomini, donne, fanciulli. Quello per i funerali dei sacerdoti non è stampato ancora. Il Fenoperatorname{sitd}² è un'opera considerevole in 7 voll. (Mossul 18861896), preparati dall'arcivescovo Giuseppe David e usciti dalla stamperia dei Domenicani; essi dànno l'Ufficio per tutti i giorni festivi dell'anno. Le Preghiere dei giorni feriali della settimana (Sciarfa 1937) chiamato Sithim dà soltanto l'Ufficio divino fetiale e serve alla recita privata del Breviario. Il Libro dei Salmi di David, re e profeta (ivi 1912) dà, oltre i salmi, anche i cantici scritturistici. Le Lezioni dell' oblazione (ivi 1912) dà i testi evangelici per la Messa, in due colonne, in lingua siriacae araba. Il libro che comprende i Vangeli dell'Ufficio divino non fu stampato. Il Libro delle Epistole (ivi 1925) dà le epistole della Messa anche in due lingue. Il Pontificale uscirà fra breve per la prima volta, in due volumi.

Dei Siri dissidenti si conoscono soltanto due 1. l. dati alla stampa: un Diaconate (Gerusalemme 1929) e un Libro del Matrimonio (Giunich 1948).

I Malankaresi cattolici, che fecero l'unione nel 1930, hanno stampato finora l'Ordine dell'oblazione (Pampakuda 1934) con due anafore; vi sono aggiunte alcune preghiere; fra l'altro la formola di assoluzione. Invece i Malankaresi dissidenti hanno cominciato a stampare i loro 1. l. dagli ultimi decenni del secolo scorso e continuano a ristamparli. Si conoscono il Libro dell' oblazione (ivi 1931) con 18 anafore; l'ultima edizione (1950) ne ha omesso le quattro ultime; il Rituale del Battesimo, del Matrimonio e dei funerali dei lairi (ivi 1950); il Rituale dei funerali dell'ordine sacerdotale (ivi 1938); il Libro della lampada (ivi 1932), cioè dell'unzione degli infermi; l'Ufficio festivo (Kottayam, 1920), soltanto per le feste principali; l'Ufficio feriale (ivi 1898), il Libro per le Ragazioni dei Niniviti (Pampakuda 1933), il Libro delle preghiere del Gran Digiuno (ivi 1932) e l'Ufficio della Grande Settimana (ivi 1931).

Alla stesso rito appartengono i Maroniti. Essi hanno le seguenti edizioni : il Libro dell'oblazione (Beirut 1908) con otto anafore, ma anche con i Vangeli in arabo per tutto l'anno; il Libro del rito dell'oblazione (ivi s. d.) con la più grande parte dei testi necessari al discorso in siriaco e arabo; il Libro dei riti sacramentali e altri (ivi 1942); l'Ufficio divino festivo ( 2 voll., Roma 1656 e 1666) soltanto per alcune feste; l'Ufficio feriale, con molte edizioni, per-
ché serve alla recitazione privata del Breviario; il Libro della Passione redentrice (Giunich 1902) per la Settimana Santa; il Lezionario (Kozhayya 1841) con le pericope del Vecchio Testamento, degli Atti degli Apostoli, delle Epistole e dell'Apocalisse; il Libro degli Hussai (Beirut 1898), contenente i proemia e sedri che ricorrono in molte funzioni liturgiche; il Libro dei funerali (ivi 1894 e 1898). Invece dell' Evangelario si usa un'edizione araba del quattro Vangeli (vicne preferita quella di Beirut 1877 e 1886), la quale è provvista di tavole indicanti le pericope liturgiche. Manca quindi ancora la stampa del tefmetta con gli Uffici delle feste, il libro per gli Uffici della Quaresima ed il Pontificale (cf. P. Dib, Etude sur la liturgie maronite, Parigi 1919; analisi di tutti i libri).
4. Rite dro-crien. tale. - I Caldei cattolici hanno stampato in questo secolo quasi tutti i loro 1. 1. Il Rito dei Misteri (Mossul 1936) contiene l'Ordinario della Messa con le tre anafore consuete. I Supplementari dei Misteri (ivi 1901), libro del coro, dà, oltre i diversi canti della Messa, l'indicazione delle pericope scritturistiche da leggersi. Il Libro manuale dei sacerdoti (ivi 1907) corrisponde solo in parte al Rituale romano, perché vi è omesso il testo dei tre libri seguenti : il Libro del Battesimo (ivi 1907), il Libro della benedizione (ivi 1907), cioè del Matrimonio, e il Libro dei defunti (ivi 1907), che dà i funerali dei laici e degli ecclesiastici, la Preghiera canonica (Lipais 1886-87; ristampa Roma 1938) è un'opera in 3 voll., redatta dal lazzarista persiano Paolo Bedjan, composta per dare un breviario ai sacerdoti; in essa si trovano integralmente il Salterio, il Libro dei Vespri, le Ragazioni dei Niniviti, e una buona parte dei tre libri principali del divino Ufficio: lo Hūdrā' (Uffici di tutte le domeniche e delle ferie quadragesimali), il Gazā̄ (Uffici delle feste e commemorazioni), il Kalkül (Ufficio per i giorni feriali); contiene anche il Warda (omelie di quel poeta del sec. xim e di un altro chiamato Qamiš del sec. xim-xiv), le preghiere di Abū-Halīm, cioè del patriarca Elia III, e le odiá di ' ū d r a ̄ n a^{′} o canti paracletici. Il Libro dei Vespri (letteralmente - il Rito di prima e dopo:; Mossul 1947); il Libro dei Salmi di Davide (ivi 1908). Il Vangeliario (ivi 1901): dà in due libri separati il testo siriaco e arabo delle pericope liturgiche. Le Epistole di Paolo Apostolo (ivi 1900), in due libri, come il Vangeliario; mancano le Epistole cattoliche non usate dai Nestoriani, perché considerate come non canoniche Il Lezionario (ivi 1901), anche in due libri separati; oltre le pericope liturgiche prese dal Vecchio Testamento, vi si trovano quelle prese dagli Atti degli Apostoli. Le Tïrgāmé (ivi 1926). contengono omelie da leggersi nei giorni festivi dopo-

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il Vangelo e altre formole da dirsi dal diacono. Il Pontificale, già preparato, non è ancora stampato.

Per i Nestoriani, gli Anglicani della missione di Persia hanno stampato l'Ordo santo dell'oblazione e del Battesimo (Urmiah 1890) dando l'Ordinario della Messa, le tre anafore e il rito battesimale; poi un sacerdote, Giuseppe Kelajol', ha pubblicato l'Ordo dei sacerdoti (Mossul 1928); contiene insieme il Messale e il Rituale; il contenuto è ricchissimo e tradizionale. Fu fatta anche un'edizione del Libro dei Vespri (ivi 1923), con varie aggiunte (cf. E. Tisserant, Nestoranne [Eglice], in DThC, XI, coll. 320-22).

Allo stesso rito appartengono i Malabaresi; essi hanno pubblicato molti 1. 1., però non tutti. Il Libro dei riti e delle lezioni (Verspoly 1931) è un Messale plenario, ordinato come quello latino. Il Libro del Mistero (Mannanam 1926) dà il rito della Messa solenne del vescovo. Il Rito caldeo dell'ufficio dei misteri (Alwaye 1946) contiene i riti sacramentali. Il Libro dell'Ufficio per i defunti (Mannanam 1921) per i funerali dei laici. Il Libro dell' Ufficio dei defunti per il clero (Alwaye 1948), chiamato dalla prima parola del titolo Thumad'. Nell'Ordo di preparazione e di ringraziamento prima e dopo l'oblucione (Mannanam 1937) si trova, nella seconda parte, la benedizione dell'acqua, della casa, dei frutti, ecc. L'Ordine delle preghiere e dei salmi e di altri Uffici ecclesiastici per i giorni festivi (Changanacharry 1929) contiene l'Ufficio soltanto per le grandi feste e viene usato dai soli monaci. Il Libro dell'Ufficio... (Mannanam 1932) dà l'Ufficio divino feriale e viene usato per la recita privata del Breviario (cf. E. Tisserant, Syro-malabare [Eglice], in DThC, XIV, coll. 3155-60; Placidus a S. Josepho, Ritus et libri liturgici Syro-malabarici, Thevara 1933).
5. Rito copto. - Per i Copti cattolici fu fatta una prima volta l'edizione di molti 1. 1. nel sec. xvir a Roma da Raffaele Tuki (v.). In tempi recenti i cattolici fecero l'edizione dei libri seguenti : l'Euchologion (Cairo 1898) dà l'Ufficio dell'incenso, la Messa con le tre anafore, alcuni canti e anche la parte del diacono e del popolo. Il Libro del servente (Roma s. d.) dà la parte del diacono per tutte le funzioni liturgiche e vi aggiunge altre preghiere. Il Libro dei Sacramenti (Cairo 1900) : dà anche il rito dei funerali. Una edizione separata fu fatta dell'Unzione degli infermi, ossia la Preghiera dell' lampada (ivi 1932). Il Libro delle preghiere delle sette ore (ivi 1930): dà le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino. Esiste un'edizione separata con il solo testo arabo. Il libro serve alla recita privata del Breviario. L'Ufficio della Settimana Santa (ivi 1900 e 1933) costituisce un grosso libro, stampato prima in solo copto, poi in solo arabo. Catamero dei Vangeli (ivi 1930) : contiene i Vangeli per le domeniche e i giorni di festa. Catamero dell'apostolo (ivi 1932) : dà le epistole per le domeniche e i giorni di festa. Il Libro della c. Pasqua (ivi 1933) contiene le lezioni della Settimana Santa e della settimana di Pasqua.

Presso i dissidenti si trovano gli stessi libri, generalmente pubblicati con maggiore cura e talvolta con lusso. Non hanno un rituale ma separatamente il Libro del Battesimo e del Matrimonio (Cairo 1921), il Libro dell'Unzione degli infermi (ivi 1908), il Libro dei defunti (Cairo 1904), il Libro lugdai e sağdah (ivi 1921) con gli Uffici particolari dell'Epifania, del Giovedi Santo, di Pentecoste, ecc., il Libro della processione (ivi 1921) nelle feste della Croce, delle Palme, con l'aggiunta di diversi inni, il Libro degli inni ed omelle per la vigilia di Natale e dell'Epifania (ivi 1920), il Libro degli tuni (ivi 1913), in 2 voll., per i primi sei mesi e per gli ultimi sei mesi dell'anno, il Libro degli inni per il mese di Khoiah, cioè le Theotokia (ivi 1911), il Libro delle sacre lodi della Vergine, degli Angeli, Apostoli, Martiri e Santi (ivi 1922) contiene gli inni chiamati dossologie. Il Catamero, che dà le Epistole ed i Vangeli insieme, è diviso in 3 voll.; il primo va dal mese Toth al mese Mechir, il secondo dalla Quaresima alla Pentecoste, il terzo dal mese di Pachon alla fine delle Epagomene; o anche in 2 voll. (Cairo 1899-1901), ciascuno per sei mesi.
6. Rito etiopico. - Dopo che per i cattolici fu stampato a Roma (1548) un libro contenente la Messa, l'Ufficio mattutino e il Nuovo Testamento, non si fece più la
stampa di 1. 1. prima del sec. xx. Il Libro della consacrazione (Roma 1945) dà il Proprio della Messa con 18 anafore. Il Libro dei funerali (ivi 1908). Il Libro per le ordinazioni (ivi 1939) fu stampato in pochissimi esemplari. Dai dissidenti furono, a nostra conoscenza, editi questi libri : il Libro della Consacrazione (Addis Abeba 1925-26, 1933-34; Ditu Dawa 1925-26), il Libro della festa del Battesimo e il Libro del Battesimo (ivi 1924-25), il Libro degli inni degli antichi e moderni dattori e maestri dell'Etiopia (ivi 1925-26), raccolta non liturgica di 1500 inni eseguit in chiesa. - Vedi tgvv. LXXXIII-LXXXIV.

BibL.: Bisogna consultare le bibliografie nazionali per fare l'elenco dei 1. 1. dati a stampa. Per i libri recentemente pubblicati dalla S. Sede, cf. C. Kirolevskij, Liturgioul Publication of the Sacred Eastern Congregation, in Eastern Churches Quarterly, 6 (1945-46), pp. 87-96, 388-90. L'indicazione dei primi libri stampati in ciascun rito si trova in A. Raes, Introdustio in liturgiam orientalem, Roma 1947, pp. 26-28.

Alfonso Raes
LIBRI PARROCCHIALI. - Si ritiene abbiano avuta antichissima origine (se ne parlerebbe nella Nov. 74, IV, 1-2 di Giustiniano).

Nel medioevo si trovano pochissimi accenni ai 1. p.; ne parlano quasi di sfuggita e più come di un uso limitato ad alcune chiese, che di un uso comune, il Papiense, Rolandino e l'Ostiense. Anche Innocenzo IV e il Panormitano parlano dei libri ecclesiarum; ma nessuna regola e nessuna autorità avevano questi libri, tenuti quasi esclusivamente per uso statistico interno, e destinati solo, almeno nella massima parte, alla registrazione dei Matrimoni. L'evolversi dei tempi però fece sì che la necessità di pubblici documenti riguardanti i cittadini fosse imperiosamente sentita, e cosi vari sinodi dettarono norme particolari (Costantinopoli 1463, Augusta 1948).

Al Concilio Tridentino spetta il merito di aver ordinato questa materia e di aver dettate le norme riguardanti i libri dei Matrimoni (Tametsi) e dei battezzati (Sess. XXIV, de ref. cap. 1).

Nel 1614 Paolo V portò a cinque i 1. p. (Rituale romano, tit. X, cap. 2, n. 7), come cioè prescrive oggi il CIC. Regolamentazioni diedero Benedetto XIV (encicl. Sota Vabis del 17 nov. 1741 e cost. apost. Firmandis del 6 nov. 1744 nella quale si parla di quattro libri, escluso quello dei defunti) e le S. Congregazioni. Attraverso le disposizioni del Concilio Tridentino, del Rituale romano e dei vari sinodi, i 1. p. acquistarono grande valore anche nel campo del diritto pubblico, tanto che furono considerati, oltre che documenti pubblici ecclesiastici, veri registri di stato civile, facenti fede anche nel foro laico. Con i rivolgimenti provocati dalla Rivoluzione Francese questa prerogativa cadde, dapprima con la creazione di ufficiali di stato civile lotti e poi con l'istituzione del matrimonio civile. Gli altri Stati seguirono l'esempio della Francia e alla metà del sec. xix quasi tutti avevano un proprio stato civile. I libri ecclesiastici continuarono la loro funzione di documenti pubblici nell'àmbito della Chiesa, e prima con il decreto Ne temere, poi con la promulgazione del CIC la loro efficacia venne ancora rafforzata. Nel CIC si parla dei 1. p. nel can. 470 ; la tenuta di questi libri viene imposta al parroco, come un dovere fra i più gravi; l'Ordinario deve punire secondo il grado di colpevolezza il parroco inadempiente o semplicemente negligente (can. 2383). I libri imposti dal CIC sono i medesimi di cui parla il Rituale romano e cioè : il libro dei battezzati, dei cresimati, dei defunti, dei Matrimoni e de statu animarum. La compilazione di quest'ultimo, per quanto non rigorosamente imposta, come quella degli altri, deve essere dal parroco curata nei limiti del possibile. Nel libro dei battezzati, vicino ad ogni singolo nome devono essere segnati, oltre al Battesimo, la Cresima ed, eventualmente, il Matrimonio, il suddiaconato e la professione solenne.

Quanto al valore giuridico dei 1. p., questi, a norma del can. 1813 § 1, sono documenti pubblici ecclesiastici e perciò fanno piena fede anche in foro esterno. In foro laico fanno fede i libri dei battezzati e dei Matrimoni, soprattutto in q