ccolte presso s. Isidoro e negli scritti di L. egli fu vescovo di Cartago Spartaria (oggi Cartagena nella Spagna).
Fra le sue lettere ne rimangono tre: De libro regularum ad s. Gregorium papam urbis Romar; ad Epiphanium dinconum; ad Vincentium episcopum Ebositanae Insulae. L. fu espulso e costretto ad andare a Costantinopoli, non si sa se con qualche missione ufficiale, e mori in circostanze misteriose "avvelenato, così dicono, dai suoi cimuli" (Isidore) nei giorni di Maurizio Augusto.
L., dotto nella Scrittura e nella tradizione, difende la spiritualità dell'anima umana, distingue negli angeli una parte spirituale e una corporea e si ispira nella sua dottrina a Claudiano Mamerto. L. loda la Regula Pastoralis di s. Gregorio.
BibL.: Opero PL 72, 689-700; ed. P. Ewald, in MGH, Epist., I, pp. 58-61; A. C. Vega, Epistolac L. ep. C., El Escorial 1936. Studi: J. Madna, L. de C. y sus curtas. Oña 1948, con bibl. nell'intradizione.
LICINIO (Valerius Licinianus Licinius), impetatore bomano. - N. ca. l'a. 250 nella Dacia Ripensis, nella regione cioè a sud del Danubio, che Aureliano aveva voluto cosi chiamare dopo aver dovuto abbandonare la vera Dacia dai troppo malsicuri confini a nord del grande fiume. Non è affatto inverosimile che i suoi genitori fossero contadini; era ai suoi tempi possibile salire molto in alto dai più bassi strati sociali; la via più ordinaria era la milizia. L. fu soldato, e la sua buona sorte lo pose vicino ad altro rozzo uomo destinato ai più alti fastigi, a Galerio, anch'egli della Dacia Ripensis e di modeste origini (lo chiamarono Armentarius) e da Diocleziano chiamato alla dignità di Cesare. La comunanza di vita portò all'amicizia; divenuto Cesare, Galerio volle con sé l'antico contubernale. Questi gli fu utilmente vicino nella difficile guerra contro i Persiani, cominciata male, ma poi tanto fortunata, da poter essere celebrata con l'arco trionfale di Galerio a Tessalonica.
Dopo l'abdicazione di Diocleziano e Massimiano (305), Galerio divenne Augusto, e quando poco appresso mori l'altro Augusto, Costanzo Cloro, pare volesse elevare a suo collega il vecchio compagno d'arme. Ma la cosa per il momento non riuscì, perché le milizie di Britannia e di Gallia vollero imperatore il figlio del loro defunto Augusto: il giovane Costantino. Questo ritorno alla tradizione delle successioni dinastiche, che infrangeva le norme poste da Diocleziano per la costruzione della sua tetrarchia, portò all'altra usurpazione di Massenzio, figlio di Massimiano, e alla riassunzione della porpora da parte del vecchio Massimiano che molto a malincuore aveva obbedito all'ordine di Diocleziano di abdicare. La tetrarchia era così divenuta esarchia, e fu necessario che Diocleziano acconsentisse a lasciare il suo eremitaggio di Salona, e a presiedere a Carnuntum una riunione destinata a ricondurre l'ordine nel travagliato Impero. Diocleziano ebbe ancora tanta energia ed autorità da obbligare Massimiano ad abdicare e da procedere alla nomina di un nuovo Augusto al posto di Flavio Severo che era nel frattempo morto. I due irregolari Costantino e Massenzio non furono presi in considerazione, e fu nominato
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Augusto L. (11 nov. 308). La soluzione, caldeggiata evidentemente da Galerio, violava i principi posti già da Diocleziano stesso, perché trascurava i diritti del Cesare Massimino Daia, e gli proponeva un «homo novus» come L. Senza dire che, quando si trattò di porre in atto le deliberazioni del convegno di Carnuntum, L., che avrebbe dovuto prendere possesso di tutto l'Occidente, non poté far nulla contro Massenzio e Costantino, e dovette contentarsi di esercitare i suoi poteri in una ben ristretta zona tra le Alpi e il Danubio.
Qualche anno dopo moriva Galerio (311) e Massimino Daia, il Cesare delle estreme provincie orientali, riteneva giunto il momento di rifarsi della repulsa subita a Carnuntum, e, proclamatosi Augusto, si precipitava a prendere possesso dell'Asia Minore, portando il suo esercito sino alle sponde asiatiche del Bosforo. L. dovette rassegnarsi a riconoscergli il possesso di tutte le provincie asiatiche e dell'Igitto, riuscendo a tener per sé la Tracia e la penisola balcanica. Costantino intanto con la battaglia di Saxa Rubra poneva fine all'Impero italo-africano di Massenzio (28 ott. 312) e L., che non aveva potuto essere amico né di Massenzio né di Massimino Daia, si strinse al vincitore, s'incontrò con lui a Milano, ne sposò la sorella ed emosò con lui l'editto di libertà per il cristianesimo.
Tornando nella sua parte d'Impero, L. trovò che Massimino Daia aveva passato il Bosforo, e aveva occupato Bisanzio ed Eracles. La guerra non poteva più essere evitata, e difatti si combatté in Tracia a Campus Serenus con la piena vittoria di L., seguita da una fuga precipitosa del rivale sino a Tarso in Cilicia e dalla successiva morte di lui (314). L. era padrone di tutta la metà dell'Impero, ma proprio ora egli diede prova della sua natura di barbaro sospettoso, impulsivo e crudele. Fece infatti ricercare e uccidere tutti coloro che avessero potuto accampare qualche pretesa al trono, non risparmiando neppure i parenti del suo benefattore Galerio. Del resto, anche prescindendo dalle insufficienze della personalità di L., era difficile, anche per ragioni intrinseche di interessi diversi delle due parti dell'Impero, far regnare il buon accordo tra i due imperatori rimasti dal fallimento del sistema tetrarchico dioclezianco. Le divergenze si andarono sempre aggravando dal 314 in poi e degenerarono in guerra aperta, nella quale L. fu sconfitto presso Adrianopoli (323) e poi presso Chrisopolis (323) e per intercessione della moglie, sorella di Costantino, ebbe commutata la pena di morte nella relegazione a Tessalonica. Ma avendo egli anche là continuato a tessere intrighi, fu sottoposto a giudizio del Senato e condannato a morte, che ebbe dai Goti in un suo tentativo di fuga, o per ordine di Costantino, a Tessalonica (325).
Il dissenso tra i due imperatori si era manifestato anche in quanto riguardava il trattamento dei cristiani: L. era c rimase sempre pagano, ma aveva potuto vedere l'insuccesso della persecuzione di Diocleziano, constatare le resipiscenze di Galerio che dei persecutori era stato il più fiero, sicché fu tollerante con i cristiani, e non solo sottoscrisse con Costantino il cosiddetto Editto di Milano, ma quando entrò in guerra con Massimino Daia, che era rimasto ostinato persecutore, emise un decreto che ai sudditi cristiani prometteva restituzione dei beni confiscati, ricostruzioni di chiese ecc. ( 33 giugno 313). Le cose cominciarono a mutarsi quando, iniziatasi la predicazione di Ario, L. le si mostrò favorevole, ponendosi in contrasto con vescovi cattolici che furono esiliati, imprigionati, impediti di tener concili. E poiché Costantino si volgeva a sempre più aperta protezione dei cristiani, L. per contrasto li prese in odio, e si diede in mille modi ad opprimerli. Tale l'uomo, assai inferiore all'alta dignità cui solo in questi turbati tempi era stato possibile, che egli pervenisse.
Birl.: O. Seek, Geschichte des Untergangs der antiken Welt, I, 3⁴ ed., Berlino 1910; E. Stein, Geschichte des spätrömischen Reiches, I, Vom römischen zum byzantinischen Staate (284-478),
Vienna 1928; J. Burchhardt, Die Zeit Constantins des Grossen, 3² ed., Berlino 1929; M. Besnier, L'Empire romain de l'avènement des Sévères au Coucile de Nisée, Parigi 1937; A. Solari, Il rinnovamento dell'Impero romano, I, L'unità di Roma (363-476), Milano 1938; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna 1942, pp. 69-79 e passim.
Roberto Paribeni
LICITAZIONE. - E l'offerta di un prezzo fatta da più persone che prendono parte, in gara tra loro, ad una vendita all'asta o pubblico incanto. Il termine (dall'arcaico latino licitari) si riferisce propriamente all'azione di chi offre all'asta in concorso con altri, ma nel comune linguaggio giuridico è sinonimo di asta o incanto, per indicare quello speciale procedimento di vendita che si effettua nella forma tipica della pubblica gara aperta simultaneamente fra più concorrenti, previa la necessaria pubblicità, con l'obbligo, da parte di chi ha preso l'iniziativa, di aggiudicare la cosa al miglior offerente.
1. Dottrina generale. - Benché nel suo significato originale e prevalente il procedimento sia tipico del contratto di compravendita, esso si applica pure ad altre figure contrattuali, quali, ad es., l'appalto pubblico o privato di opere e di servizi, la locazione di cose, la locazione di opera e anche di opere.
Secondo la migliore e prevalente dottrina, il negozio contrattuale si inizia con le dichiarazione di apertura, avente il valore di offerta di vendita, ossia di proposta di contratto in incertam personam, e si perfeziona con l'offerta d'acquisto, dichiarata dal singolo concorrente, che equivale all'accettazione del compratore. Ad ogni offerta d'acquisto corrisponde, quindi, un distinto contratto, stipulato tuttavia sotto la condizione (sospensiva) che altri in seguito non offre un prezzo più favorevole. Ne segue che una volta dichiarata l'offerta da parte del compratore, il proponente non ha più diritto a recedere. Altri, con minore fondamento, ritiene che la dichiarazione d'apertura non sia una proposta di contratto, ma un invito a proposte di contratto: queste si avrebbero, per contrario, nelle singole offerte dei concorrenti e il negozio si perfezionerebbe con l'aggiudicazione finale, equivalente all'accettazione, da parte di chi istituisce l'incanto. Questi, pertanto, non resterebbe vincolato in forza della dichiarazione d'apertura e, prima dell'aggiudicazione, avrebbe sempre diritto al recesso.
Alcuni scrittori ammettono invece la possibilità dell'una e dell'altra interpretazione, a seconda della diversa intenzione del proponente: questione di fatto, quindi, da risolversi per ogni singolo caso.
Per poter offrire all'asta è necessaria la stessa capacità giuridica che è richiesta per ogni altro contratto. Gli incapaci possono licitare a mezzo di rappresentanza.
L'asta si distingue in volontaria e forzaria (giudiziaria), a seconda che l'apertura relativa è fatta spontaneamente dal proprietario della cosa, oppure è imposta dal potere esecutivo a norma di legge. Tra le due, qualche autore inserisce l'asta necessaria, fatta ape legis, ma non su richiesta dei creditori (ad es., la vendita dei beni dei minori e degli interdetti o inabilitati). La forma dell'asta non ha rilievo dal lato sostanziale. I sistemi più comunemente usati sono: per pubblico banditore, quando le offerte vengono fatte dai concorrenti, in concorso tra loro, in forma verbale pubblica; a candela vergine, quando, dopo l'ultima offerta, il consumo di una o più candele determina l'aggiudicazione definitiva al vincitore; a offerte verbali segrete, comunicate riservatamente a chi dirige la vendita; a offerte segrete scritte, presentate in plico chiuso; a sistema olandese, quando le offerte vengono fatte da chi promuove l'asta partendo da un prezzo base massimo e diminuendolo gradatamente.
L'istituto è molto antico. Già in uso presso vari popoli e recepito nelle leggi di Atene, ebbe larga applicazione nel diritto romano, non solo per le esecuzioni coatte, ma anche per le vendite volontarie. Tali vendite si dicevano fatte sub hasta, con riferimento alla lancia che il magistrato faceva piantare sul luogo dell'operazione. L'azione di chi vi concorreva con offerte era detta
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licitatio, cioè gara. Gli usi e statuti medievali mantennero all'asta la fisionomia romana; dal sec. xvir in poi le aste e pubbliche licitazioni divennero in Europa di uso assai comune, specialmente nel movimento commerciale.
II. Diritto civile e canonico. - Nel diritto italiano la vendita per pubblico incanto è tipica, per quanto non esclusiva, nelle vendite forzate in esecuzione di sentenze giudiziali, in particolare nelle espropriazioni coattive mobiliari (artt. 534-40 Cod. proc. civ.) e immobiliari (artt. 576-91), nelle vendite coattive di cose gravate da pegno o da ipoteca (art. 602), nelle vendite di immobili per scioglimento di comunioni (art. 788), nei procedimenti di liberazione di immobili da ipoteche (art. 795), nelle esecuzioni coattive per inadempimento del compratore (art. 1515 Cod. civ.) e nelle liquidazioni fallimentari (artt. 106, 108 del Testo unico delle disposizioni sulla disciplina del fallimento). E previata pure in talune vendite a carattere non esecutivo, per es., nella vendita dei beni dei minori, degli interdetti o inabilitati (artt. 748, 733 Cod. proc. civ.).
Nelle esecuzioni mobiliari l'incanto viene effettuato con il sistema delle offerte scritte o verbali, sul prezzo base preventivamente fissato, con il giorno e l'ora, dal giudice di esecuzione (art. 537). Nelle esecuzioni immobiliari, invece, esso ha luogo innanzi al giudice, nella sala delle udienze, con il sistema della candela vergine. Dopo ciascuno offerta si accendono successivamente fino a tre candele che durino ciascuna un minuto ca. Quando la terza candela si è spenta senza che sia fatta una maggiore offerta, l'immobile è aggiudicato all'ultimo offerente. L'incanto si dice andato "deserto", quando non è stata inoltrata offerta alcuna (art. 581).
Le vendite volontarie all'asta pubblica sono disciplinate da norme proprie contenute nel Regolamento di contabilità generale dello Stato (R. D. 23 maggio 1924, n. 824). L'avviso d'asta, previo decreto di autorizzazione, deve essere pubblicato almeno 15 giorni prima della data fissata per l'incanto, e deve essere notificato nella sede dell'autorità che procede e nel Comune dove sono i beni. Le L private sono disciplinate dall'art. 89 del citato De-creto-Regolamento. Tra le numerose norme dettate in proposito dal legislatore, meritano particolare rilievo le sanzioni contemplate nel Codice penale, a tutela della moralità e sincerità delle aste, contro chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nelle aste pubbliche o anche nelle private debitamente autorizzate (art. 353), nonché contro chiunque per denaro o per altra utilità a lui o a altri dati o promessi, si astiene dal concorrervi (art. 354).
Nel CIC il procedimento di vendita per asta è previsto per le alienazioni dei beni ecclesiastici (can. 1531 § 2) e per le locazioni di fondi (can. 1541 § 1). Nel caso di alienazione, è fatto tassativo divieto di aggiudicare la cosa sulla base di un prezzo che sia inferiore a quello fissato dai periti nella stima all'uopo richiesta (cann. 1531 § 1, 1530 § i n. 1). Per il resto, le norme dettate in materia dal legislatore civile devono ritenersi valevoli anche per l'ordinamento canonico, in base al prescritto del can. 1519 che le canonizza. In regime concordatario, per le alienazioni dei beni beneficiari in genere, si applica il procedimento per asta pubblica oppure per 1 . privata (cf. Regolamento 2 dicembre 1929, esecutivo della legge 27 maggio 1929, n. 848).
III. Teologia morale. - La liceità morale del procedimento per asta o incanto, oltre che nella consuetudine universale e nella comune dottrina di tutti i moralisti, trova il suo fondamento nell'oggettivo criterio di giustizia a cui si informa. Il prezzo, infatti, risultante dalla gara, con l'offerta del quale l'ultimo licitatore si aggiudica la cosa, è realmente giusto anche se in realtà sorpsasa il sommo o è inferiore al minimo, sia perché all'offerta della cosa libera e spontanea, da una parte, corrisponde l'offerta, altrettanto libera e spontanea del prezzo, dall'altra; sia perché la condizione di rischio, a cui liberamente si affidano i contraenti, è in realtà uguale da ambo le parti, poiché da ambo le parti la speranza del lucro bilancia il pericolo del danno. Il criterio può risul-
tare alquanto problematico quando si tratti di asta forzata, nella quale il venditore coatto non è per verità libero e consenziente. La difficoltà tuttavia è più che altro teoretica, poiché in pratica tanto la legge quanto l'esecutore di essa tutelano, entro i limiti dell'onestà e della giustizia, i diritti del venditore forzato con diverse garanzie, prima fra tutte quella riguardante la determinazione del prezzo d'apertura (prezzo base), che non può scendere oltre il minimo del valore reale della cosa, valore che in molti cosi, specialmente quando si tratti di cose preziose o di rilevante valore, si è tenuti a fissare in base a stima peritale d'ufficio.
L'obbligazione giuridica e morale, che si concretizza nel rapporto creatosi fra i due contraenti, importa, da parte del venditore, che questi debba aggiudicare la cosa all'ultimo offerente anche se il prezzo offerto è inferiore all'infimo, e, da parte del compratore, l'obbligo di sbor sare il prezzo offerto anche se esso sorpassa in realtà il massimo del valore. Salvo legge o consuetudine in contrario, oppure salvo prezzo base preventivamente fissato, non è lecito al venditore ritirare la cosa quando non sia stato raggiunto il prezzo desiderato.
La moralità del contratto esige inoltre l'esclusione di ogni frode. Per questo non è lecito al venditore indurre falsi licitatori al solo scopo di aumentare il prezzo, senza vera intenzione di comperare : i concorrenti, infatti, hanno diritto di esigere che il prezzo resti determinato in base a libera gara e non a mezzo di frode. Nulla vieta tuttavia che il venditore stesso si aggreghi ai concorrenti, o per se stesso o per mezzo di rappresentante, allo scopo di riscattare la sua cosa, specialmente quando si tratti di asta forzata nella quale i venditori sono in realtà i creditori più che il padrone stesso.
Da parte del compratore si ha frode e ingiustizia ogni volta che con mezzi illeciti si impedisce agli altri di concorrere o di offrire un prezzo maggiore, specialmente quando ciò porti all'accaparramento della cosa per un prezzo che sia al di sotto dell'infimo del valore reale. Ciò offende la giustizia, oltre che la carità, sia nei riguardi di coloro che vengono impediti dal concorrere, sia nei riguardi del venditore che viene ingiustamente privato del suo maggior lucro. Non è tuttavia mezzo illecito l'uso della preghiera e dell'esortazione per indurre altri a desistere dal concorrere: anzi, secondo le previdenie dottrina dei moralisti, la stessa deduzione in patto di una tale astensione non può essere ritenuta mezzo illecito, poiché, dipendendo il concorso dalla libera volontà dei singoli, è chiaro che questi non ledono positivamente il diritto di alcuno se liberamente convengono tra di loro di non concorrere, tanto più che il patto di astensione stretto fra alcuni non impedisce in verità che altri possano liberamente concorrere. In pratica, però, è certo che si offende per lo meno la carità, qualora il patto costringa moralmente il venditore bisognoso a cedere la sua cosa per un prezzo notevolmente inferiore all'infimo giusto. Ciò può verificarsi in particolare nelle aste giudiziarie e specialmente nelle vendite coattive dei pegni che si esgilono fare periodicamente nei Monti di pietà.
Frode e ingiustizia può aversi anche da parte del pubblico banditore o direttore dell'asta, specialmente quando egli non dia ad essa la pubblicità dovuta o la differisca di proposito a tempo meno propizio allo scopo di limitare il numero dei concorrenti e favorirne cosi altri, oppure, allo stesso scopo, giochi d'articolo per aggiudicare la cosa al suo favorito prima del tempo comunemente consentito.
Biel.: G. Cesareo-Consolo, Trattato dell'espropriazione forzato contro il debitore, II, Torino 1911, p. 380; III, ivi 1912, p. 420 sgg.; N. Garrone, La scienza del commercio, II, Milano 1922, p. 335 sgg.; L. Mortara, Commentario del Codice e delle leggi di procedura civile, 3° ed., ivi 1923, p. 236 sgg.; 389 sgg.; B. Windscheid, Diritto delle Pandette, trad. e note di C. Fadda ed E. Bensa, II, Torino 1930, p. 196 sgg.; F. Carnelutti, Lezioni di diritto processuale civile. Processo di esecuzione, II, Padova 1931, p. 225 sgg.; L. Mattirolo Trattato di diritto giudiziario civile, 3° ed., Torino 1933, V, n. 789 sgg., VI, n. 215 sgg.; M. T. Zanzucchi, Diritto processuale civile secondo il nuovo codice, II, II, Il procedimento di esecuzione, Milano, 1941.
Zaccaria da San Mauro
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LIDDA (ebr. Lödh; gr. A688a). - Città della Palestina, lontana 20 km . da Giaffa e 44 da Gerusalemme. E ricordata tra le città conquistate da Tuthmosis III; la fondazione, secondo I Par. 8, 12, si riallaccia al beniaminita Samad. Dopo l'esilio fu ripopolata dai beniaminiti (Fid. 2, 33; Neh. 7, 37; 11, 35), ma acquistò importanza solo nel periodo ellenistico, quando divenne capoluogo di una toparchia (Antiq. Iud., XX, 2; Bell. Iud., III, 3, 5). Verso il 145 a. C., Demetrio II Nicatore la staccò dalla Samaria per congiungerla con la Giudea, dandola a Giuda Maccabeo (I Mach. 11, 34; Antiq. Iud., XVIII, 4, 9). Pompeo la tolse ai Maccabei, ma Cesare la rese loro. Verso l'a. 200 Settimio Severo le dette il nome di Diospolis. S. Pietro vi trovò già i cristiani e sanò Enea (Act. 10, 32-34).
Il vescovo di L. compare a Nicea (325); il culto di s. Giorgio, ritenuto originario di L., è ben conosciuto nel vi sec. per la chiesa eretta sulle sue reliquie trasferite da Nicomedia. Dopo il 70 gli Ebrei vi ebbero una fiorente scuola rabbinica. L. perse importanza con il sorgere di Ramleh (vitt sec.). Nel medioevo fu amministrata da un visconte. Nel 1948 fu rioccupata dagli Ebrei con l'allontanamento della popolazione araba.
Bibl.: C. Enfart, Les monuments des Croisés, Parigi 1928, pp. 272-74; G. Boyer, Das Stadtgebiet von Diospolis, in Zeitschrift des deutschen Palästino-Vereins, 26 (1933), pp. 218-45; The quarteily of abpartment of antiquities in Palestine, 5 (1936), p. 123; 8 (1039), p. 77; 10 (1944), pp. 184, 203; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1928, pp. 132, 153, 193-202, 270-71. Bellarmino Bagam.
LIDDON, Henry Parry. - Canonico anglicano della cattedrale di S. Paolo a Londra e predicatore, n. a North Stoneham (Hampshire) il 20 ag. 1829, m. a Weston-super-mare il 9 sett. 1890. A 17 anni a Oxford, dove aveva iniziato gli studi universitari, subì l'influsso del movimento trattoriano. Nel 1852 fu ordinato diacono e nel 1859 divenne pastore della Chiesa anglicana.
Nonostante il suo successo nel ministero, nel 1854 fu nominato vicerettore del Collegio teologico di mathrm{Cu}- deston; ma il suo insegnamento, a tendenza romaniata, suscitò sospetti e fu costretto a dimettersi (Pasqua 1859). Ritornato a Oxford, quale vicerettore di St. Edmund's Hall, tenne con successo per ca. dieci anni un corso di conferenze sul Nuovo Testamento. In questo periodo strinse intima amicizia con Pusey, che esercitò sul suo animo una notevole influenza. Nel 1864 fu assunto come examining chaplain da W. K. Hamilton, vescovo di Salisbury, e come Hamilton difese la dottrina della presenza reale nell'Eucaristia. Anche le famose conferenze, dette Bampton lectures, tenute nel 1866, sulla divinità di Gesù Cristo ebbero un grande successo. Infine, fatto canonico della cattedrale di S. Paolo, vi predicò brillantemente fino alla morte. Caldeggiò l'unione delle Chiese e fu presente alla conferenza di Bonn del 1875.
Opere principali : oltre a parecchi volumi di sermoni sul Vecchio Testamento e sulla vita di Gesù Cristo: The Divinity of Lord Jesus Christ, being the Bampton Lectures for 1866 ( 14ᵃ ed., Londra 1890); Explanatory analysis of St. Paul's Epistle to the Romans ( 4ᵃ ed., LondraOxford 1893); Life of Edward Bouverie Pusey (4 voll., ivi 1893-97 ).
Bibl.: A. C. A. Hall, H. P. L., a memorial sermon, Nuova York 1890; J. O. Johnston, Life and Letters of H. P. L., Londra 1904; A. B. Donaldson, H. P. L., ivi 1904; G. W. E. Russel, Dr. L., ivi 1905. Giacomo de Bivort de la Saudée
LIDIA. - I. Ebr. Lüdh, gr. Aväix (Gen. 10, 22; I Par. 11, 17; I Mach. 8, 8) : regione dell'Asia Minore occidentale sulle coste dell'Egeo, situata fra la Misia al nord, la Frigia ad est e la Caria a sud, in paese fertile e ricco, passaggio obbligato tra il continente europeo e l'Asia anteriore. I confini
variarono spesso durante il corso della sua storia, che con certezza cominciò nel 685 a. C. con le vittorie del re Gige sulle città greche della costa. Vinto lo sfortunato Creso nel 574 da Ciro il Grande, la L. perse la sua autonomia e divenne una satrapia persiana. Antioco III di Siria nel 190 a. C. dovette cederla ai Romani (I Mach. 8, 8), i quali più tardi la incorporavano nella provincia romana d'Asia.
Nel Nuovo Testamento il nome non è ricordato, ma le sue città, abitate da numerosi ebrei, furono ben presto evangelizzate e nell'Apocalisse sono riportate le lettere scritte alle Chiese di Efeso, Smirne, Tlatira, Sardi e Filadelfia (1, 4. 11; 2, 1-2. 18-29; 3, 1-13). La prima lettera di s. Pietro inviata alle Chiese dell'Asia comprendeva le antiche città della L.
2. Lüdh, Lüdhins (Lydia, Lydii: Is. 66, 19; Ez. 27, 10; 30, 5; cf. Gen. 10, 13; I Par. 1, 13) : regione e popolazione forse nel Nord-Africa.
Bibl.: E. Beurlier, Lydie, in DB. IV, col. 447. Donato Baldi
LIDWINA (Lidwige), beata. - N. a Schiedam (Olanda) nel 1380, m. ivi il 14 apr. 1433. Già piccolissima diede segni di speciale devozione a Maria; a 12 anni rifiutò proposte di matrimonio, pregando Dio di toglierle la bellezza; il che Dio le concesse con una interminabile serie di malattie che dai suoi 15 anni fino alla morte la tormentarono rendendola un esempio inarrivabile di pazienza. Nello stesso tempo si verificarono in lei straordinari fenomeni mistici, quali l'astinenza totale dal cibo (riceveva solo la S.ma Eucaristia) e dal sonno, inoltre visioni, rapimenti, miracoli, emanazione di profumi ecc. Il suo culto fu confermato da Leone XIII il 14 maggio 1890.
Bibl.: La Vita, in triplice redazione, dovuta al francescano Giovanni Brugmann (r.), in Acta SS. Apella, II, Parigi 1872, pp. 263-365: ed un compendio di essa fatto da Tommaso da Kempis, edito da M. I. Pohl, Thomae Hemenhen... Vita Lidevigis Virginis, Friburgo in Br. 1905 (con apparato critico); H. Heuffels, Ste Lyduine de Schiedam, Parigi 1925.
Alberto Ghinato
LIEBAERT, Paul. - Paleografo, n. a Courtrai (Belgio), il 24 sett. 1883, m. a Pallanza il 25 ag. 1915. Dottore in filosofia e teologia, diplomato della Scuola Vaticana di paleografia e diplomatica, scrittore onorario aggiunto della Biblioteca Vaticana, prometteva di essere un secondo Mabillon, a giudizio di Wallace Martin Lindsay.
Con la sua ricca collezione di lastre di codici miniati, lasciata alla Biblioteca Vaticana, preparava una pubblicazione sulle miniature occidentali, lavoro ripreso e condotto a termine da Albert Boeckler, Abendländische Miniaturen bis zum Ausgang des Mittelalters (Berlino 1930).
Da segnalare (in collaborazione con Fr. Ehrle): Specimina codicum latinomus Vaticanorum (Bonn 1912; 2ᵃ ed., Berlino 1930); Artistes Flamands en Italie pendant la Renaissance, in Bulletin de l'Institut historique belge de Rome, I (1919), pp. I-103. Una pubblicazione postuma di quattro studi rimase inedita.
Bibl.: H. N[elisl, in Annales de la Société d'émulation de Bruges, 65 (1922), pp. 350-53; E. de Seyn, s. v. in Dict. biographique des sciences, des lettres et des arts en Belgique, II, Bruxelles 1936, p. 685.
LIEBER, Ernst Maria. - Uomo di Stato tedesco, n. a Camberg (Nassau) il 16 nov. 1838, m. ivi il 31 marzo 1902. Studiò filosofia e diritto. Nel 1870 diventò membro della Camera dei deputati cristiani, un anno dopo membro del Reichstag.
Dal 1891 fu a capo del Centro cattolico, dando in tale qualità il tono alla politica dei cattolici tedeschi. Importante fu la sua collaborazione alla legislazione sociale, specialmente alle leggi finanziarie del 1896 (dette leggi L.). Fu fervido propagandista dei movimenti cat-
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tolici (Volksverein) e dell'azione dei cattolici in tutti i campi sociali.
Bibl.: E. Fleig, s. v. in Staatslexikon, III, coll. 1092-1004. Jaroslav Skarvada
LIEBER, Maurizio. - Statista e pubblicista, n. a Blankenheim il 1° ott. 1790, m. a Kamberg il 29 dic. 1860 .
Nel 1831 pubblicò a Francoforte un vigoroso scritto in difesa del celibato ecclesiastico: qualche anno più tardi condusse una efficace campagna contro il governo prussiano che aveva incastrerato l'arcivescovo di Colonia, mons. von DrosteVischering (Die Gefangennelimung des Erabischofs von Köln und thez Mat've, Francoforte 1837 1838). Nel Parlamento del Nassau e sulla stampa continub la sua battaglia a sostegno della Chiesa e dei suoi diritti; partecipò come esperto di questioni ecclesiastiche alle conferenze vescovili di Würzburg (1848) e di Friburgo (1831); fu uno dei fondatori del Katolischer Verein Deutschlands e

Liechtenstein - Castello di Vaduz.
Leefenstien - Castello di Vaduz.
Scoppiata nel 1853 una grave crisi tra Chiesa e Stato nelle provincie renane, entrò nella lotta con un libro che destò grande scalpore: In Sachen der oberrheinischen Kirchenprovinz (Friburgo in Br. 1853). Contemporaneamente all'azione politica e pubblicistica si occupò di assistenza sociale e fondò un ospedale a Kamberg, oltre a diverse altre opere benefiche. Non figlio Ernesto (1838-1902), seguendone le orme, fu uno dei capi del Partito cattolico al Parlamento germanico. { }¹
Bibl.: G. Reinhold, s. v. in Cath. Euc., IX, p. 235, con bibliografia.
Renzo U. Montini
LIEBERMANN, Bruno Franz Leopold. Capo della Scuola teologica di Magonza, n. a Molsheim (Alsazia) il 12 ott. 1759, m. a Strasburgo l'11 nov. 1844. Ordinatosacerdote nel 1783 , ebbe subito l'uf. ficio di direttore spirituale del Seminario e di predicatore di lingua tedesca nella Cattedrale. Nominato parroco di Ernolsheim (1783), adempì il suo ufficio con zelo e coraggio durante la Rivoluzione Francese. Imprigionato da Napoleone, sotto falsa accusa di cospiratore regalista, gli fu concessa la libertà dopo otto mesi ( 1805 ) a condizione di non ricomparire più a Strasburgo.
Invitato dal suo amico Giuseppe Colmar, divenuto vescovo di Magonza auspice Napoleone, accettò la direzione del Seminario, allora riaperto. L. creò intorno ai giovani un'atmosfera di pietà e di fede, sviluppando nel loro animo sentimenti di rispetto per il Papa e per il vescovo, il vero "sentire cum Ecclesia", in opposizione alle tendenze illuministiche della teologia in voga e al febronianismo imperante. Il suo insegnamento incideva negli animi giovanili per la vastità della cultura (insegnò successivamente storia ecclesiastica, diritto canonico, teologia dogmatica) e soprattutto per la chiarezza e l'interno calore dell'esposizione. Raccolse le sue lezioni di teologia nelle Institutiones theologiae dogmaticae ( 3 voll., Magonza 1818-27), che ebbero molte edizioni, tra le quali è notevole quella romana, lodata dal card. Cappellari che, divenuto Gregorio XVI, la fece adottare nel
Collegio di Propaganda Fide, esigendo però una più decisa affermazione dell'infallibilità pontificia. Le sue Institutiones iuris canonici si conservano inedite nel Seminario maggiore di Strasburgo. Le Predigten furono stampate in 3 voll. (Magonza 1851-53).
Intorno a L. si sviluppò spontaneamente quella che fu poi detta la scuola di Magonza, la quale attraverso la rivista Der Katholik, il cui motto era "Christianus mihi nomen, catholicus cognomen", ingaggiò, con tono più popolare che scientifico, una vittoriosa loro contro lo spirito del tempo, facendo alitare sulla Germania un soffio di fede romana. I migliori discepoli del 1., furono Raess, vescovo di Strasburgo, Weis, vescovo di Spira, il card. Geissel, che dalla sua sede di Colonia guidò la Chiesa tedesca, Lenning, canonico di Magonza, che preparò l'unificazione delle energie cattoliche di Germania, il Klee, dotto teologo, che a Bonn si oppose decisamente agli hernessioni. Nel 1823 il L. rifiutò la sede vescovile di Metz, ma accettò l'ufficio di vicario generale del vescovo di Strasburgo, mons. Tharin. Sotto mons. Trevern presiedette la commissione che preparò la condanna del Bautain (v.).
Bibl.: I. Grueber, B.F.L. L., Friburgo in Br. 1880 (ostima monografia): Hurter, V, coll. 110-22; G. Goyau, L'Allemagne religienue: le eatholizisme, II, Parigi 1903, pp. 13-19; J. Wirth, Mar Colmar évéone de Mayence, Parigj 1906, passim, sopratlutto pp. 230-41; A. Schaleh, s. v. in DTSC, IX, coll. 710-11; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it. di G. Di Fabio, 2° ed., Milano 1939, pp. 390, 330; F. Schnabel, Storia religione della Germania nell'Ottocento, trad. it. di M. Bendiscioli, Brescia 1944, v. indice; E. Hoccdez, Histoire de la théologie au XIX' siècle, I, Bruxelles-Parigi 1949, pp. 210 scc. 227 . Antonio Piofani
LIECHTENSTEIN. - Minuscolo Stato ( 159 kmq.) chiuso tra la frontiera dell'Austria (Vorarlberg) e della Svizzera (S. Gallo e Grigioni). Capitale Vaduz (2000 ab.). Sede di insediamenti umani sin dall'età della pietra, il territorio dell'odierno principato di L. fu sottoposto al dominio romano nel 15 a. C. e divenne importante zona di transito lungo la via romana Coira-Bregenz. Soggetto al dominio degli Ostrogoti nel 493, dei Franchi nel 537, mentre fra il sec. viI e l'viII passarono sul territorio gli Alamanni, le varie vicende di dipendenza feudale si conclusero nel 1396 quando tutto il territorio di pianura e di montagna, finalmente unito sotto il conte Enrico di Vaduz, venne a dipendere direttamente dall'imperatore.
Allorché nel 1806 ebbe fine il Sacro Romano Impero, il L. acquistò la piena sovranità e, come tale, dal 1806 al 1814 entrò a far parte della Confederazione renana, per poi passare dal 1815 al 1866 nella Confederazione germanica. Cessato a Sadowa anche questo organismo politico, il L. continuò a rimanere affatto indipendente conservando sino al 1919 la semplice unione doganale con l'Austria, in vita sin dal 1852 . Rimasto neutrale nel corso sia della prima che della seconda guerra mondiale, il L. dal 1923 fa parte del territorio doganale della Svizzera, che dal 1924 ne ha assunto la rappresentanza diplomatica. In base alla Costituzione del 5 ott. 1921 il L. è una monarchia costituzionale ereditaria nella discendenza maschile dei principi di L.; il potere legislativo è rappre-
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sentato da una dicta di 15 membri eletti a suffragio universale, mentre come forma di democrazia diretta vi è il referendum e il diritto di iniziativa.
Gli ab., ca 14.000 , sono il 98 \% cattolici e il territorio del Principato fa parte della diocesi di Coira.
Bini.: H. Bohatta, Liechtensteinische Bibliographie, Vaduz 1918; P. Kaiser, Geschichte des Fürstentum L. nebst Schilderungen aus Chur-Bitianv Vuczait, ivt. 1923; E. Prinz v. L., Liechensleins Weg von Österreich zur Schiwizz. ivi 1946. Angelo Tamborra
LIECHTENSTEIN, AloIS von. - Oppositore del liberalismo, capo del movimento cattolico sociale in Austria, n. il 18 nov. 1846 a Praga, m. il 25 marzo 1920 a Vienna. Diplomatico a Londra e Berlino, dopo il 1873 si dedicò tutto alla lotta contro il liberalismo, facendosi pioniere della riforma sociale, propugnatore di una nuova legislazione secondo le direttive sociali di Leone XIII, e forte difensore della scuola confessionale.
Dal 1878 all'89 fu membro del Parlamento per il partito popolare dei cattolici conservatori; si dimise nel 1889 dalla carica di capo del blocco parlamentare dei conservatori e si mise in collaborazione con il Lueger ed il partito cristiano-sociale, trasformandolo in deciso sostenitore delle idee catoliche in Austria. Celebre autore e geniale organizzatore, favorito del popolo, «il principe rosso -, come fu chiamato dai liberali, non poté godere della fiducia della corte, se non dopo aver dimostrato la sua fedeltà all'idea della monarchia. Nel 1907 riusci ad unire nel Parlamento i cristiano-sociali ed i cattolici conservatori e nel 1910 succedette a Lueger nella presidenza del partito che tenne fino al 1918. Fu uno dei più grandi e disinteressati pionieri dell'idea cattolico-sociale nell'Austria.
Bini.: F. Fonder, s. v. in Staatslexikon, III, 2° ed., coll. 10111013.
Juradov Skorvada
LIED. - Canto in volgare tedesco che sorse, nei primi secoli dopo il Mille, con lo svilupparsi dei singoli idiomi nazionali. Esso assunse varie denominazioni, secondo che aveva il carattere di forma d'arte aristocratica: Kunstlied; di canto di Chiesa: Kirchenlied; di canzone popolare: Volkslied; di canto studentesco: Studentenlied; di canto tradizionale nazionale: F'aterlandslied; di canto per bambinı: Kinderlied.
Il L. è generalmente un canto d'amore (Minesänger, Meistersinger, ecc. fino al moderno L. artistico dei compositori contemporanei), ma ha grande importanza anche il L. religioso o spirituale : geistliches L., alle cui origini è la forma tipica dei Geisslerlieder, canti dei flagellanti, che fiorirono alla fine del sec. xiri, con caratteri affini a quelli della lauda italiana, per il diffondersi del movimento dei Disciplinati dall'Italia al resto dell'Europa (Germania meridionale, Alsazia, Boemia, Francia, Inghilterra). Sono laudi spirituali in antico tedesco che invocano Cristo e la Madonna, pregando misericordia e protezione per l'ora della morte, per le colpe commesse, per il giudizio finale ecc. Nel secolo seguente, dopo l'intenso sviluppo del Geisslerlied, dovuto alle processioni di penitenza in occasione della epidemia di peste del 1348 , cominciarono, sempre in campo religioso, a fiorire canti a tinte più smorzate e frasi più sentimentali : o veri e propri geistliche Lieder, che si divulgarono in breve per tutta la Germania e i paesi limitrofi, aprendo le porte ad una ricca pomma di influssi delle correnti artistiche vicine (Paesi Bassi, Francia, Italia).
Fra le più antiche melodie di geistliche Lieder vanno ricordate: Christ ist erstunden ("Cristo è risorto"; sec. xili), altre melodie su tradizioni tedesche di sequenze ed inni liturgici nonché travestimenti spirituali, quale la composizione di Isaak: Innsbruck, ich muss dich lassen, trasformatosi nel corale O Welt ich muss dich lassen, ecc. Il geistliches L., che fino allora era stato di uso extrafiturgico perché volgare, fu da Lutero assunto, appunto per questo, ad elemento fondamentale del servizio divino protestante. Ben presto, e in special modo dopo l'invenzione della stampa, si fecero ampie raccolte di geistliche
Lieder sia monodici che polifonici, alle cui melodie attinsero largamente compositori di tutti i tempi per trarne ispirazioni e preziosi materiali tematici.
Bin.: J. Keherein, Katholische Kirchenlieder. Hymnen, Psalmen aus den ältesten deutschen gedruckten Gesang-und Gebetbüchern zusammengestellt, 3 voll., Würzburg 1859-63; F. Waskernagel, Das deutsche Kirchenlied von Luther bis aul Nikolaus Hermann, 3 voll., Lipsia 1864-77; E. Koch, Geschichte des Kirchenliedes und Kirchengesanges, 8 voll., Stoccarda 1866-77; W. Baumker, Das katholische deutsche Kirchenlied in seinen Singweisen, 3 voll., Friburgo in Br. 1883-91; J. Zahn, Die Melodien der deutschen evangelischen Kirchenlieder, 6 voll., Gütersloh 1889-93; C. Wichmann, Storia della musica sacra. trad. it., Roma 1908, pp. 30-72.
Luisa Cervelli
LIEGI, diocesi di. - Diocesi e città capoluogo della provincia omonima nel Belgio.
Ha una superficie di kmq. 6283, con 1.423 .297 ab., dei quali 1.300 .000 cattolici. Conta 778 parrocchie, con 1810 sacerdoti diocesani e 710 regolari; due seminari; 92 comunità religiose maschili e 496 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 246).
Il territorio di L. in origine appartenne alla diocesi di Treviri, poi a quella di Colonia e quindi fu creata una sede vescovile a Tongres, a nord-est di L.; il suo vescovo intervenne al Concilio di Rimini (559-60). Distrutta Tongres, il vescovo s. Servasio si fissò a Maestricht. Nel vi sec. cominciarono a stabilirsi abitazioni nel vicus Leendicus o Leodium, dove fu ucciso il vescovo s. Lamberto ( 669 -705), le cui spoglie vennero trasportate a Maestricht nella chiesa di S. Pietro. Sul luogo del suo mortirio però il vescovo s. Uberto eresse una chiesa dedicata alla Madonna e a s. Lamberto, e vi furono poi traslate le sue reliquie. I vescovi continuarono a chiamarsi di Tongres o anche vescovi di Tongres e di L.
Erigero, monaco di Lobbes, redasse ca. il g8o le Gesta dei vescovi di Tongres e di L. fino alla metà del vir sec., continuate nel 1153 da Anselmo, decano di S. Uberto, fino al vescovo Vazone. Altri elenchi si trovano in un codice del sec. xI della Biblioteca di Valenciennes (n. 166), che va fino al vescovo Reinardo (1025-38), e nel ma lat. 4208 della Biblioteca nazionale di Parigi, che giunge fino a Teodevino (1048-75), successore di Vazone. S. Bernardo predicando la II Crociata si fermò il sabato 18 genn. 1147 a L. e vi rimase a giorni operandovi miracoli dopo aver cantato Messa la domenica seguente a S. Lamberto (Historia miraculorum in itinere germanico potratorum, I. II, 10; III, 1 e 2, in MGH, Scriptores, XXVI, pp. 133-34.
Il vescovo allora donò l'abbazia d'Aulne dove l'anno seguente monaci venuti da Clairvaux fondarono l'abbazia cistercense nel 1146. S. Bernardo stabilì l'abbazia di Villers. La dinastia degli Ottoni costituì i vescovi principi di L. estendendo sempre più il loro dominio e i loro diritti fino al sec. xili fin su parte dello bassa Lorena (G. Kurth, Kather de Liège et la civilisation au Xᵉ siècle, 2 voll., Parigi 1905). Alla fine del sec. xit furono costruiti nuovi muri di cinta, il comune impose un'imposta detta permeté anche agli ecclesiastici, causando una agitazione che terminò solo nel 1287 con la «Paix des clercs». Arcidiaconi della chiesa di L. furono Giacomo di Troyes, poi Urbano IV (1261-64), e Tebaldo Visconti, poi b. Gregorio X (1271-72). Nel sec. xir si acuirono le lotte tra i principi vescovi e il patriziato. Nel sec. xvir i vescovi appartennero alla casa di Baviera; tra questi si ricorda il principe vescovo Massimiliano Enrico ( 1650 1680) che dopo aver vinto il partito democratico detto dei Grignoux ottenne nel 1684 che la nomina del Consiglio fosse riservata al vescovo «» conservatori» (Chiroux).
La diocesi, soppressa nella Rivoluzione Francese, venne ristabilita il 10 apr. 1802 includendovi i due dipartimenti dell'Ourte e della Mosa inferiore; nel 1818 una parte del suo territorio passò alla Prussia, e nel 1839 al Limburgo. La diocesi è suffraganea di Malines. La cattedrale di S. Paolo, fondata nel 968 , fu riedificata nel 1280 . Il coro è in stile gotico, ed è ancora quello del sec. xili, ma le navate sono del sec. xvi. Il campanile, distrutto dalla Rivoluzione Francese, fu ricostruito nel 1812. La decorazione interna delle vòlte dipinta nel 1579
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fu restaurata nel 1860 . Vi si conserva l'urna reliquiario dorato di s. Lamberto, del sec. x.
Fra le altre chiese si ricordano: la chiesa romanica di S. Bartolomeo dal tipico fonte battesimale in rame, sostenuto da dieci tori, attribuito a Regnier de Huy (1107-18); S. Giovanni Evangelista eretta dal vescovo Notgerio (982) imitando il duomo di Aquisgrana, ma con rifacimenti dei secc. XI, XII e xviri; S. Giacomo in stile gotico eretta nel sec. XII e rifatta nel xvI; S. Croce del sec. xili con restauri dei secc. xiv e xv; S. Dionigi del sec. xiv; S. Martino, con vetrate offerte da E. de la Mark (1522-38); S. Cristoforo (1241-42); S. Gervasio (secc. xiIIxiv). Nella chiesa di S. Croce si conserva una chiave in bronzo detta di s. Uberto, inviata da uno dei Papi contemporanei del vescovo Uberto (697-727); è in bronzo con decorazioni posteriori (immagini di s. Pietro, di Gesù Cristo assiso, della Crocifissione tra la Madonna e s. Giovanni). Alla chiesa collegiale di S. Martino appartenne il dittico eburneo di Fl. Asturias console nel 449; uno dei due fogli, noto per una copia del 1584 , era già scomparso nel 1600 ; il secondo foglio si conserva a Darmstadt. Il dittico di Anastasio console nel 517 , già della cattedrale di S. Lamberto, si conserva metà nel Museo SouthKensinghton a Londra e metà nel Museo di Berlino. Nel tesoro della chiesa di Notre-Dame, cattedrale di Tongres, si conserva la metà di un dittico con la scena di un Evangelista e al rovescio i nomi dei vescovi di Tongres dall'840 al 956.
Il Palazzo dei principi vescovi di L., ora trasformato in Palazzo di giustizia, fu reedificato nel 1526 da A. van Mulcken. L'antica casa di J. Curtius (1598-1806) è oggi sede del Museo archeologico, ricco di avori del sec. x. sculture locali del sec. xir; vi si conserva l'Evangeliatra del vescovo Notgero (972-1008). Il Palazzo Ausembourg (1735-40) è divenuto il Museo delle arti decorative; si hanno poi il Museo o Accademia delle Belle Arti, contenente una collezione di pittori belgi e francesi e sculture moderne e terre cotte provenienti da varie chiese, il Museo di arte vallona, il Museo delle armi; il Museo Geztry. L'abbazia di S. Lorenzo è trasformata in ospedale militare. L'Università ha una biblioteca con parecchi codici miniati.
BibL.: Balan, Etude critique sur les sources de l'hist. du pays de Liège, in Mémoires des Savants étrangers publ. par l'Acad. royale de Belgique, 61 (1903), pp. 123 sgg. e 162 sgg.; G. Kurth, La cité de Liège au moyen âge, Bruxelles 1905; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, III, Parigi 1915, pp. 184 193; J. Brassinne, s. v. in Cath. Eur., IX, pp. 236-37; J. Colnen, Les monuments de Liège, Liegi 1923; T. Gobert, Liège à travers les âges, 6 voll., ivi 1924-30; J. Quoidbach, Les premières origines du christianisme dans le pays de Liège, in Bull. de la Soc. d'art et d'hist. du diocèse de Liège, 21 (1933).
Enrico Josi
LIEPAJA, diocesi di. - Città e diocesi nella Lettonia. Ha una superficie di 26.830 kmq . con una popolazione di 592.028 ab., dei quali 89.677 cattolici con 50 chiese e 40 parrocchie, ed è suffraganea di Riga.
La diocesi venne creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Aeterna animarum solus dell'8 maggio 1937, per smembramento della diocesi di Riga, dei distretti civili di Curlandia e Semigallia, erigendo a grado e dignità di cattedrale la chiesa parrocchiale di S. Giuseppe esistente nella città di L.
BibL.: AAS, 29 (1937), pp. 384-86.
Enrico Josi
LIETZMANN, Hans. - Teologo protestante, n. nel 1875, m. nel 1942. Discepolo dei filologi classici H. Usener e Fr. Bücheler. Questa sua provenienza dalla filologia ha determinato l'interessante metodo scientifico di L.
Scrisse: Der Menschensohn (Tubinga 1896); Catenarum Graecarum Catalogus (in Nachrichten der Götting. Gesellschaft der Wissenschaften, 1902); Apollinaris v. Laodicea und seine Schule (I, Tubinga 1904); Das Leben des hl. Symeon Stylites (Lipsia 1908); Petrus und Paulus in Rom (Bonn 1915, 2ᵃ ed., ivi 1927); Das Sacramentarium Gregorianum nach dem Aachener Ureæemplar (Münster 1920); Symbolstudien (in Zeitschrift für neutestam. Wissen-
schaft, 21 [1922]; 22 [1923]; 24 [1925] e 26 [1927]); Messe und Herrenmahl (Bonn 1926); Ein Beitrag zur Manddorfrage (Berlino 1930). Pubblicò nello stesso anno, insieme con H. W. Beyer, Die jüdische Katakombe der Villa Torlonia in Rom (ivi 1930); Geschichte der alten Kirche (4 voll., ivi 1932-44); Petrus, römischer Marryver (ivi 1936). Fu editore del Handbuch zum Neuen Testament dove pubblicò alcuni commentari, e diresse la collezione: Kleine Texte für theologische u. philosophische Vorlesungen u. Übungen (Berlino e Bonn 1902 sgg.).
L., dal 1924 professore a Berlino, dal 1927 membro dell'Accademia, aveva uno spirito acuto; come teologo di tendenza conservatrice, cercava contatti anche con studiosi cattolici.
Bibl.: Una autobiografia in Die Religionswissenschaft der Gegenwart in Selbstdarstellungen, II, Lipsia 1926, p. 77 sg.; v. necrologia H. Borsjanson, in Zeitschrift für die neutestam. Wissenschaft, 41 (1942), p. 1 sg. Bibliografia ; K. Aland, ibid., p. 12 sg. Riguardo agli studi di L. sulla storia del Simbolo v. I. de Ghellinck, Patristique et moyen âge, I, Bruxelles 1946, passim. Erik Peterson
LIEVENS, Constantin. - Gesuitu, missionario, detto il a Saverio del Chota-Nagpur -, n. a Moorslede (Flandra) l'1 1 apr. 1856, m. a Lovanio il 7 nov. 1895.
Sacerdote a Calcutta (1883), fondò nel 1885 la missione di Torpa (Bengala occidentale) tra i Munda, estendendola nel 1888 ai Kharria e agli Uraoni con centro a Ranchi, che arricchì a poco a poco di opere non solo religiose, ma anche culturali e sociali. Portò alla fede roo.ooo pagani, battezzandone egli stesso 25.000 . Nacque una crisi, in questa rapida crescenza; ma fu superata dalla sua tenacia e dai suoi sforzi. Si dedicò soprattutto a difendere i poveri Indiani dalla esosità e sorprusi dei Bramini, dei proprietari di terre, degli usurai, per ottenere in loro favore una migliore legislazione. Schiantato dall'enorme lavoro, passò a ritemprarsi in Belgio; ma il male non gli perdonò. Dal 1927 Ranchi è una fiorente diocesi. Nel 1929 Moorslede cresce al p. I., un monumento.
Bibl.: V. Van Tricht, Le p. L., Namur 1896; A. Huonder, Bannerträger des Kreates, II, Friburgo in Br. 1915, pp. 1-53; F. J. Bowen, Father C. L., the apastel of Chota-Nagpur, Londra 1936; F. Chiappini, El hombre de un ćxodo, Buenos Aires 1939. Celestino Testore
LIGAMEN. - Impedimento dirimente, che osta alla valida e lecita celebrazione del matrimonio da parte di chi sia legato da precedente matrimonio valido, ancorché non consumato (can. 1069 § 1).
1. Nozione. - Il matrimonio è monogamico, ed esclude quindi la poligamia simultanea, cioè il matrimonio di un uomo con più donne, e la poliandria simultanea, cioè l'unione di una donna con più uomini. La unità è, come l'indissolubilità, una proprietà essenziale del matrimonio cristiano, e rappresenta l'unione di Cristo con la Chiesa; è perfetta, se nessuno dei due coniugi celebra seconde nozze dopo lo scioglimento legittimo del primo vincolo, ed imperfetta, se uno dei due coniugi passa a seconde nozze.
L'unità del matrimonio è fondata sul diritto naturale, e non consta in alcun modo che prima del diluvio fosse stata dispensata dal Signore; anzi la stessa creazione dell'uomo e della donna è la prova del contrario. Dopo il diluvio fu ammessa la poligamia per la moltiplicazione del popolo eletto ed essa venne contemplata anche nella legge mosaica; non è mai stata invece ammessa la poliandria. Gesù Cristo riconduce i