é possono essere indici del sovrapporsi, in certi luoghi, del culto cristiano ad antecedenti culti di divinità femminili pagane.
Numerose anche le leggende fiorite intorno alle immagini della Madonna che si muovono, parlano, piangono, minacciano. Un intero leggendario dei miracoli della Madonna si venne formando durante il medioevo e dette lungo a una ricca produzione letteraria di carattere devozionale e moraleggiante, sia in latino che nelle lingue romanze e germaniche: basti ricordare il Liber de miraculis e Dei genitricis Marine (detto = Raccolta di Perez + dal nome del primo editore) e il Mariale magnum, nel settimo libro della Speculum historiale di Vincenzo Bellovacense : una di queste sillogi riunisce ben ros leggende di miracoli della Vergine. Da tale produzione letteraria i principali motivi e temi sono discesi nella tradizione orale ispirando numerose "storie" e canzoni narrative. Si riconosce particolarmente l'influsso della fantasia popolare nelle leggende in cui la Madonna assume funzioni del tutto terrene e viene posta in relazione con la scoperta di tesori, o con banali occorrenze della vita quotidiana. Notissima nel mondo romanzo come in quello germanico la leggenda della Madonna che, travestita da cavaliere, combatte in un torneo a favore di un innocente, e vince. Tutta la vita della Madonna dall'infanzia al suo transito ha ispirato la poesia popolare in graziose ninne-nanne, in brevi canzoni e anche in lunghi cantari.
La protezione della Madonna è invocata per ogni circostanza della vita; ma in particolare nel parto e nei pericoli della guerra. Per le partorienti esistono nella tradizione orale dei diversi paesi formole invocative e brevi preghiere in poesia. All'inizio del parto si accende una candela o una lampada davanti alla sua immagine, e dopo che questo è avvenuto, si fa un'offerta: una leggenda racconta che una puerpera offrì alla Madonna un cero grosso quanto la circonferenza del suo corpo nello stato di maternità. La Madonna era invocata nelle battaglie, sia dai singoli combattenti, sia dall'intero esercito. Nelle tavolette degli ex-voto l'effige della Madonna è
quasi d'obbligo. Al medioevo risale l'uso delle immagini della Madonna dipinte, o scolpite sulle facciate, nelle nicchie, negli angoli o sopra le porte delle abitazioni private, con l'offerta di fiori e l'accensione di lampade. Questa forma di venerazione si integra con le edicolette o " maestà " ai crocevia o in particolari punti delle strade di città e di campagna; e ad esse non manca mai l'offerta di ceri o fiori da parte dell'umile gente. Ma solo nei secoli più vicini a noi, con la dedicazione del mese di maggio a M., la Madonna ha sostituito nella tradizione popolare le "regine di maggio"; e i suoi altari hanno preso il posto dei tronetti in cui tali "regine "ricevevano le offerte dei fiori e l'obolo da parte delle comitive dei "maggialoli". Tale offerta ha preso in Romagna il nome specifico di Maduné, cioè omaggio alla Madonna.
Per le vesti della Madonna il colore preferito è il turchino. Antichi sembrano i rapporti fra la Madonna e i giorni della settimana: a lei è particolarmente dedicato il sabato : largamente diffusa è la credenza che non c'è sabato senza sole "appunto per far piacere alla Madre di Dio, che in tal giorno lavò le fasce del Bambino Gesù e le mise ad asciugare. Secondo un'altra tradizione essa è nata di sabato. Varie piante ed erbe sono denominate dalla Madonna: a lei sono particolarmente collegati nelle credenze popolari, alcuni alberi, come la quercia e il tiglio. Per la raccolta delle erbe medicinali sono favorevoli le ricorrenze mariane: la Concezione, la Purificazione, l'Annunciazione, l'Assunzione e la Natività, questi giorni sono anche propizi alle azioni più delicate, come il togliere il latte materno al bambino. Medagliette, "brevi" o xilografie con l'immagine della Madonna sono considerate come talismani e adoprate nella cura di varie malattie: per fermare l'epistassi si usava premere sulla punta del naso una medaglia con l'effige di M.
Pob darsi che nella tradizione popolare di alcuni paesi la sostituzione del culto mariano a quello delle antiche divinità femminili pagane non sia riuscita a cancellare del tutto le tracce dei culti antecedenti; ma i ripetuti tentativi fatti per ricollegare direttamente alcuni attributi della Madonna a quelli di divinità materne o di vergini sacre della mitologia classica o germanica, sono risultati, a una critica obbiettiva, privi di solida e sicura dimostrazione. Vedi anche le voci: assunzione; reSte religisose popolari.
BibL.: Hamon (Curé de St Sulnice), Notre Dame de France, au histoire du culte de la Ste Vierge en France depuis l'origine du christianisme jusqu'à nos jours, 7 voll. Parigi 1861; A. Mussafié, Studien zu den mittelalterlichen Marienlegenden, in Sitzungsberichte der K. Ahad. der Wissensch.: Philos. Histor. Klasse, Vienna, 113 (1885), pp. 917-96; 112 (1887), pp. 5-93; 119 (1889), fasc. 1s, pp. 1-66; 123 (1890), pp. 1-83; 139 (1898), pp. 1-74 (un indice alfabetico dei miracoli latini in Analecta Ballandiana, 21 [1902], pp. 241-566): E. Levi, Il libro dei cinquanta miracoli della Vergine. Bologna 1917; B. Strunz, Unsere Liebe Frau in Österreich: Sagen und Legenden, Vienna 1921; B. Bartmann, M. im Lichte des Glaubens und der Frömmigkeit, Berlino 1922; P. Wrede, M. bl., in Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V. Berlino-Lipsia 1932-33, coll. 1638-63; P. Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1932, pp. 241-47; U. Cianciolo, Contributo allo studio dei cantari di argomento sacro, estr. da Archivum Romanicum, 22 (1938), pp. 72-75; G. Giannini, La poesia popolare a stampa nel secolo XIX, Udine 1938, pp. 329-33.
Paolo Toschi

(da R. Bartocini, in Rivista d'archeologia cristiana,
Maria - Le Pie Donne al sepolcro. Particolare d'una capsella marmorea del sec. v - Ravenna, chiesa di S. Giovanni Battista.
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MARIA (varie donne bibliche). - Il nome M. ricorre nel Vecchio e nel Nuovo Testamento.
I. Sorella di Mosè, primogenita di Amram e Iochabed (Ex. 6, 20; Num. 26, 59; I Par. 6, 3). Veglio sul fratellino esposto sulle acque del Nilo e accortamente riusci a fargli dar sua madre come nutrice dalla figlia del Faraone (Ex. 2, 4-10). Al passaggio del Mar Rosso, M. aveva 90 anni (Ex. 7, 7) e condusse da profetessa, sotto l'influsso divino, le danze e i canti di gioia e di ringraziamento a Jahweh (Ex. 15, 20 sg.; Mt. 6, 4; cf. Num. 12, 2). Nel deserto, a Haseroth, mormorò con Aronne contro il potere di Mosè, quasi non fossero anche loro profeti, ingelosita per l'influenza che su Mosè aveva Sephora, da M. chiamata, forse per disprezzo, una chusita. Jahweh punì M. con la lebbra; guarendola però per la immediata intercessione di Mosè; ella dovette tuttavia rimanere 7 giorni fuori dell'accampamento (Num. 12, 1-15). Morl a Cades poco dopo l'arrivo degli Ebrei e qui fu sepolta (Num. 20, 1).
2. Donna della tribù di Giuda (I Par. 4, 17); ma il testo è insicuro. I Settanta traducono Mspûv; alcuni pensano si tratti di un uomo (cf. W. Gesenius-F. Buhl, Hebr. und Arom. Handwörterbuch, 17^{text {h }} ed., Berlino 1949, p. 462).
3. Sorella di Lazzaro, sempre a Bethania, in atteggiamento di quieta contemplazione ai piedi di Gesù (Lc. 10, 39-42), o di grato amore nella cena dopo la resurrezione del fratello (Io. 11, 1-33), quando unse il capo e i piedi del Signore (Io. 12, 1-8; Mt. 26, 6-13; Mc. 14, 3-9). Merito da Gesù la lode di avere scelto "la parte migliore", la sola cosa davvero necessaria ( L c .10,42 ) e di aver anticipato nell'unzione la preparazione sepolcrale del suo sacratissimo corpo, difendendola contro il venale malcontento di Giuda (Io. 12, 8; Mt. 26, 6-13; Mc. 14, 6-9). Appare pertanto ben distinta da M. di Magdala e dalla peccatrice innominata, che in Galilea unse il Signore, ca. un anno prima ( L c .7,36-50 ) : v. M. Maddalena.
4. Sposa di Cleofa (Io. 19, 25), madre di Giacomo il Minore e di Giuseppe (Mt. 27, 55; Mc. 15, 40-47; Lc. 24, 10), cugini del Signore (Mc. 6, 3 ecc.). E al Calvario con la Madre di Gesù (Io. 19, 25); vi rimane dopo la morte del Signore e assiste alla sepoltura (Mt. 27, 56.61; Mc. 15, 40.47). Al mattino dopo il sabato si reca al sepolcro per ungere il Signore, e al ritorno condivide con le altre pie donne il favore di vedere il Risotto (Mt. 28, 1.9; Mc. 16, 1; Lc. 24, 10). E difficile definire l'esatto grado di parentela di M. con la Madonna; Io. 19, 25, "sorella", tra gli Ebrei ha valore più largo. I moderni la ritengono sorella di s. Giuseppe (J. Voott, A. Durand, J. Lebreton, F. Prat) o sua cognata (P. Dausch, D. Buzy). Per CleofaAlfeo (Mt. 10, 3), v. voci rispettive.
5. Madre dell'evangelista Giovanni Marco, nella cui casa si recò s. Pietro appena liberato miracolosamente dal carcere (Act. 12, 12).
6. Cristiano di Roma, cui s. Paolo manda il suo saluto, ricordandone la zelante attività in favore di quei fedeli (Rom. 16, 6). - Vedi tav. XII.
Bibl.: J. Lagrange, Eplive aux Romains, Parigi 1931, p. 365; H. Simon-G. Dorado, Praelect. bibl. Nov. Test., I, Torino 1947, pp. 425-30, 569 sgg., 797 sgg. (con bibl.). Francesco Spadafora
MARIA d'Ágreda: v. Agreda, maria de, venerabile.
MARIA degli Angeli, beata. - Al secolo Marianna Fontanella, n. il 7 genn. 1661 a Torino, ove si fece carmelitana scalza nel monastero di S. Cristina (1676) e ove m. il 16 dic. 1717. Dopo penose e diuturne lotte spirituali, fu arricchita del dono di miracoli, profezia, visioni ecc. La liberazione della città di Torino dall'assedio del 1706, fu attribuita alla sua intercessione. Venne beatificata da Pio IX il 25 apr. 1865. La sua festa si celebra, nell'Ordine carmelitano, il 16 dic.
Bibl.: Acta processus beatificationis, Roma 1848-65; Ella di S. Teresa, La Diletta del Crucifixo. Vita della sen. M. d. A., Torino 1729. Venezia 1735; Anselmo di S. Luigi, Vita della b. M. d. A., Roma 1865. Torino 1866 (vera. tedesca, Vienna

Maria Egiziaca, santa - S. M. E. riceve la Comunione. Maestro * della Tebaide, (sec. xiv) - Pisa, Campesanto.
1866; francese, Parigi 1867); Sernin M. de S. André, Vie et apascules spirituals de la b. Marie des Auges, 2* ed., Bruxelles 1868; Benedetto M. di S. Teresa, La b. M. d. A., Milano 1934-35. Ambrogio di Santa Teresa
MARIA di Cervello, beata. - N. a Barcellona da nobile famiglia il 7 dic. 1230, m. ivi il 19 sett. 1290. Fu detta anche di Cervellione, o del Socós ( = soccorso) per le grazie largite ai suoi devoti, nota per la carità esercitata verso gli infermi, gli oppressi, i poveri e i carcerati.
Visse per trent'anni accanto ai genitori nell'eserciziodelle più belle virtù; dopo la loro morte, indossò l'abito dell'Ordine della Mercede per la redenzione degli schiavi. Dedico il resto della sua vita ad esercizi di pietà e di carità, favorita da numerosi doni mistici. Sepolta nella chiesa dei Mercedari a Barcellona, Pietro IV d'Aragona nel 1380 fece scolpire un'urna preziosa per custodirne i resti. Il culto fu approvato nel 1692. Festa il 19 sett.
Gli artisti la ritraggono con il remo in mano. E invocata nei pericoli di mare, perché, ancora vivente, fu veduta camminare sulle onde e soccorrere prodigiosamente i naufraghi.
Bibl.: Acta SS. Septembris, VII, Parigi 1867, pp. 165-67; F. D. Gazulla, Vida de s. M. de C., Barcellona 1909; E. Vacas. Galindo, S. Raimondo de Peliafort, Roma 1919, pp. 125-218; Martyr. Romanum, p. 407.
Innocenzo Giuliani
MARIA Egiziaca, santa. - Commemorata nel Martirologio romano il 2 apr.; non consta però che nell'antichità fosse venerata con culto liturgico. La più antica fonte che ne parla è Cirillo di Scitopoli nella biografia di s. Ciriaco. Cirillo racconta che, recatosi a visitare Ciriaco insieme con il monaco Giovanni, questi gli mostrò il sepolcro di M. e glienenarro la storia come l'aveva appresa dalla stessa santa..
Questa era cantatrice nella chiesa dell'Anastasi a. Gerusalemme e, accorgendosi che molti erano tentati. per causa sua, decise di allontanarsi, e si ritirò in una. grotta, nel deserto, vivendovi per 18 anni in assoluta:
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solitudine e penitenza. Il monaco Giovanni aggiungeva che, di ritorno da una visita all'abate Ciriaco, la trovò morta, e con l'aiuto dei monaci della Laura di Sauca la seppellì nella stessa grotta, dov'era vissuta, ostruendone l'entrata.
All'inizio del sec. vir s. Sofronio di Gerusalemme, servendosi del racconto di Cirillo, scrisse una leggendaria biografia, secondo la quale M., nota in Egitto, sarebbe stata condotta a penitenza e alla vita eremitica dopo una vita lussuriosa trascorsa ad Alessandria. Anche leggendaria è la vita di s. Mosco nel suo Proto spirituale.
Bibl.: Acta SS. Aprelo. 1, Parigi 1863, pp. 68-90: F. Delmas, Remarques sur la vie de ste M. l'Egyptienne, in Echos d'Orient, 4 (1900-1901), pp. 35-42; id. Encore e e M. l'Egyptienne, ibid., 5 (1902), pp. 13-17: H. Delehaye, Sanctus, Bruxelles 1927, pp. 226-28; E. Schwartz, Kyrillos von Shythopolis (Texte und Ueters., 49), Lipna 1939, p. 233 sg.; Martyr. Romanum, p. 142. Agostino Amore
MARIA di Francia. - Poetessa francese vissuta in Inghilterra nella seconda metà del sec. xir, intorno alla quale non si ha alcuna data precisa.
Verso il 1165 dedicò ad Enrico d'Inghilterra i suoi Lais; dopo il 1170 tradusse dall'inglese e dedico a un conte Guglielmo una raccolta di favole esopiane, l'Ynopet. I suoi Lais, di cui solo dodici le appartengono certamente, sono brevi narrazioni d'avventura e d'amore; i motivi di questa poesia sono quasi tutti di origine bretone e gaelica. Vi si trovano le stesse idealità cavalleresehe, le stesse vicende, spesso gli stessi personaggi del ciclo bretone. Tra i Lais appartenenti certamente a M. di Francia, il Lai de Lanval, il Lai de Elidac, il Lai du Chéverfenil, quest'ultimo che riprende la leggenda di Tristano e Isotto.
Altra opera di M. di Francia è l'Espurgatoire st Patriz, traduzione in versi francesi del Tractatus de Purgatorio s. Patricii, di Enrico di Saltrey, una di quelle visioni della vita ultraterrena molto frequenti nella letteratura medievale.
Bibl.: Die Fabeln der Marie de France, a cura di K. Warnke, Halle 1898; Die Lais der Marie de France, a cura di K. Warnke, 2° ed., ivi 1900. Studi : J. Bédier, Les Lais de Marie de France, in Revue des deux mondes, 15 ott. 1891, pp. 833-63; G. Bertoni, M. di Francia, in Srudi su vecchie e nuove paesie, Modena 1921, pp. 53-70; E. Levi, Sulla cronologia delle opere di M. di Francia, in Nuovi studi medievali, 1 (1922), pp. 41-72. Costanza Pasquali
MARIA de' Medici, regina di Francia. - N. a Firenze il 26 apr. 1573. Figlia di Francesco II granduca di Toscana e di Giovanna d'Austria. Nel dic. 1600 Enrico IV la sposò in seconde nozze, divorziando da Margherita di Valois (figlia di Caterina de' Medici).
Nell'opinione delle sfere politiche, M. doveva accostare il trono di Francia al capo degli Ugonotti, riconciliando la Francia con la casa d'Austria cattolica. Ma questo fine mancò. I costumi licenziosi di Enrico IV allontanarono da lui l'animo di M. che trovò confidente sostegno nei coniugi Concino Concini e Leonora Caligai. Tuttavia Enrico IV la volle partecipe agli affari di governo e l'introdusse nel Consiglio. Ma essa destò l'impressione di indifferenza e incapacità politica. Nel 1610 Enrico IV, dovendo partire per una campagna di guerra, la nominò reggente. M. rimase reggente per conferma del Parlamento la sera stessa dell'assassinio di Enrico IV ( 14 maggio 1610). I suoi consiglieri furono i due italiani che già stavano più vicini al suo cuore. Per loro tramite, i nobili ebbero cariche e favori. Il Concini ne fece mercato. In poco tempo acquistò grandi ricchezze e potenza: da lui dipese, per gran parte, il governo della Francia. Nella politica estera, servitù agli Asburgo d'Austria e di Spagna: il trattato di Brescia, minaccioso a Vienna, fu denunciato; il ministro Sully, avverso a Madrid, fu rimosso; fu sottoscritto un trattato di alleanza difensiva con la Spagna.
Il governo di uno straniero irrito i principi del sangue e suscitò intrighi e opposizioni negli ambienti di corte. Ne fu principale condottiero il principe di Condé, cugino di M. Una riscossa armata del Condé costrinse la Regina a comprare ad alto prezzo un'altra tregua: il Condé fu accolto come amico e divenne capo del Consiglio. Tuttavia, egli persisteva in una politica di congiura, e il Con-
cini lo fece arrestare. M. cercò un punto d'appoggio in altri : il Richelieu, cappellano di corte, che in seno agli Stati generali aveva patrocinato gli interessi della Chiesa, venne fatto segretario di Stato (1616). Ora la riscossa muove da Luigi XIII. Egli organizza l'arresto del Concini. Nella notte del 14 ag. 1617, il marchese di Vitry, capitano delle guardie, ne è l'esecutore: il Concini fa resistenza; è ucciso. Con la sua scomparsa cessa il potere della Regina madre. Luigi XIII inizia il suo governo sotto la guida di Alberto de Luynes, ministro, duca e maresciallo. M. lasciò Parigi il 3 maggio; ciebbe un momento di fortuna con la morte di Luynes. Luigi XIII accertò la riconciliazione con la madre, promossa e conclusa dal Richelieu. Questi fu eletto cardinale e M., nell'apr. 1624, ottenne che entrasse nel Consiglio del re; ne divenne il capo, ossia il ministro dirigente. M. poté ancora dominare sul figlio ed imporre la propria volontà allo stesso Richelieu. Nel sett. 1625 gli fece accettare, nolente, il trattato di pace con la Spagna nella questione della Valtellina. Ma i loro rapporti divennero ostilmente inconciliabili. Il Richelieu aveva un suo programma (ristabilire il prestigio del sovrano, abbassare i nobili, ridare alla Francia il primato europeo...) e non poteva accordarsi con la Regina che voleva sostituirsi al figlio e asservire la Francia alla Spagna. M. tentò il licenziamento del Richelieu. Ma il ro nov. 1630 il Re confermò la propria fiducia al Richelieu; all'indomani i favoriti della Regina erano imprigionati o esiliati. Alcuni mesi dopo era pur essa esiliata, a Compnègne, donde fuggì nei Paesi Bassi. Morì a Colonia 12 anni dopo ( 1642 ).
Bibl.: F. T. Perrens, Les mariages espaguols sous le règne de Henri IV et la régence de Marie de Médicis, Parigi 1869; B. Zeller, Henri IV et Marie de Médicis, ivi 1877; H. Hauser, La prépondérance espaguole (1339-1660), ivi 1933, v. indice, e bibl. ivi citata: C. Quinet-A. de Moncgon, La magicienne florentine, ivi 1936. Cf. pure E. Magne, La vie quotidienne au temps de Louis XIII, ivi 1942, passim. Ernate Rota
MARIA di Gesù, venerabile. - Carmelitana scalza, al secolo Maria Lopez de Rivas, n. il 18 ag. 1560 in Tartanedo (Guadalajara, Spagna), m. a Toledo il 13 sett. 1640 in fama di santità. Vestì a Toledo l'abito delle figlie di s. Teresa, ove fu (sin dal 1583) sei volte maestra delle novizio e tre volte priora. Ebbe profonda conoscenza del senso della S. Scrittura, visioni celesti, il dono di profezia e quello di scrutare i cuori. La causa della sua beatificazione è stata introdotta nel 1926 (AAS, 19 [1927], pp. 102-105).
Bibl.: Articulos para la causa de la sierva de Dios M. de Jesús, Toledo 1914; Gioacchino della S. Famiglia, La sierva de Dios M. de Jesús, ivi 1919; Enviato della Vergine, - El Letradillo de s. Teresa - Biografia de la m. M. de Jesús, ivi 1926: Silverio di S. Teresa, Historia del Carmen Desc. ex España.... IX, Burgos 1940, pp. 779-823. Ambrogio di Santa Teresa
MARIA di Gesù Deluil Martiny: v. deluil martiny, marie de Jésus.
MARIA de'l'Incarnazione, beata. - Carmelitana, al secolo Barbe Avrillot, n. a Parigi il 26 febbr. 1566, m. a Pontoise il 18 apr. 1618. Sposò (1582) Pierre Acarie, consigliere alla Corte dei Conti, e ne ebbe sei figli; le tre figlie divennero carmelitane.
Convertita al fervore nel 1588 , fu spesso rapita in estasi, e si sa dai suoi confessori, p. Benedetto di Canfield, card. de Bérulle e p. Coton, che portò le stimmate. La vita mistica di M. è caratterizzata dall'assenza di ogni preoccupazione per la grazia propria e da un dono particolare per la direzione delle anime.
Pur occudendo alla sua famiglia, M.me Acarie irradiava il suo influsso sull'alta società del suo tempo. «Dei focolai accesi sotto il regno di Enrico IV nessuno uguaglia in splendore, in intensità, in irradiazione, l'hôtel Acarie (H. Bremond). Durante 30 anni M. fu una delle autorità più ascoltate in ma: -ria spirituale; diresse lo straordinario fermento religioso verificatosi intorno a lei. Predispose le opere di carità di s. Vincenzo de' Paoli; decise sua
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cugina M.me de Sainte Beuve a fondare le Orsoline di Francia (1608); aiuto la riforma dei monasteri delle Benedettine; vigilo sulle Congregazioni nascenti del p. Gallemant a Aumale e Pontoise; organizzò la Congregazione di Ste Geneviève donde uscirà il Carmelo di Francia. Avvertita da un'apparizione di s. Teresa, introdusse (1603) in Francia, con l'aiuto del card. de Bérulle (v.), il Carmelo riformato; diresse perciò gli sforzi di Jean de Quintanadoine, e ottenne dalla principessa de Longueville l'appoggio della corte di Francia; forni al Carmelo incipiente le prime recluse da essa stessa selezionate e formate. Uno di questi Carmeli, quello di Digione, sarà il cenacolo in cui sboccerà la santità di Giovanna F. de Chantal.
Vedova nel 1613, M.me Acarie entrò (1614) al Carmelo di Amiens come suora conversa; di li fu inviata a quello di Pontoise. Fu beatificata il 5 giugno 1791. Festa il 18 marzo. Le sue Lettres furono pubblicate da Richadeau (2 voll., Tournai 1876).
BibL.: E. de Broglie, La B.te Marie de l'Incarnation, M.me Acarie, Parigi 1903; id., Acarie. M.me, in DHG. I, coll. 254-50; H. Bremond, Histoire litt. de sentiment religieux en France, II, Parigi 1923, passim; Bruno de Jésus Marie, La Belle Acarie, ivi 1943 .
Silvano Pidoux de la Maduère
MARIA dell'Incarnazione, venerabile. - Al secolo Maria Guyart, mistica e missionaria orsolina, n. a Tours il 28 ott. 1599 , m. a Québec il 30 apr. 1672. Benché portata alla contemplazione fin da bambina (la sua prima visione risale al 1607), piegandosi al volere del padre stesó nel 1617 il fabbricante di sete Claude Joseph Martin, da cui ebbe un figlio Claude Martin. Rimasta vedova nell'ott. 1619, poté dedicarsi più intensamente alla preghiera, pur rimanendo per 11 anni ancora in mezzo alla vita attiva occupandosi di affari. Dopo varie estasi, in cui ebbe la conoscenza mistica dei misteri della Trinità e dell'Incarnazione, dopo sofferenze e trasporti d'amore, giunta alla calma di una perfetta unione con Dio (1628), il 25 genn. 1631 entrò nel convento delle Orsoline di Tours, lasciando dopo dolorose esitazioni il figlio undicenne.
Nell'ottava di Natale del 1634 ebbe un sogno che infiammò il suo spirito per le missioni. Comincia allora a sentir parlare della Nouvelle France (Canadà), entra in corrispondenza con i missionari già sul posto, con alcuni gesuiti che stavano per partire e con M.me de la Peltrie, e, dopo varie vicende, imbarcatasi a Dieppe il 4 maggio 1639, giunge a Québec il i ag. Quivi comincia, tra disagi e privazioni, la sua maggiore attività esteriore di natura mistica : diviene la consigliera e la guida degli indigeni, dei governanti e dei commercianti. Per le piccole irochesi fonda, con M. me de la Peltrie, il «Séminaire» di S. Giuseppe; per sé e per le sue suore fonda un monastero, lo ricostruisce dopo un incendio (1650), per 18 anni ne è superiora e animatrice. Guerre, terremoti, ribellioni, amarezze ed umiliazioni, tutto sopporto con coraggio.
La causa della sua beatificazione fu introdotta nel 1877; il decreto dell'eroicità delle virtù è del ro luglio 1911.
Gli scritti di M. dell'I. (l'autobiografia, le lettere e gli scritti mistici) furono ritoccati e pubblicati dal figlio Claude Martin (Parigi 1677-84), e con annotazioni critiche e una nuova biografia da A. Jamet (4 voll., ivi 19291939). La dottrina di M. dell'I. fu oggetto di discussione nella polemica sull'amore puro (v.) tra Fénelon e Bossuet.
BibL.: H. Bremond, Hist litt. du sentiment relig. en France, VI, Parigi 1923, pp. 3-176; P. Renaudin, Une grande mystique frangatie au XVIIr siècle: Marie de l'Incarnation, ivi 1935: H. Cuzin, Du Christ à la Trinité d'après les expériences mystiques de M. de l'I., Lione 1936; T.-L. Penido, La conscience religieuse, Parigi (1936), cap. 3; H. Hatzelsld, Klassische Frauenspstih in Spanien und Frankreich, Münster 1936 (parallelo tra s. Teresa e M. dell'I.); L. Veuthey, L'ascension spirituelle de M. de l'I. et de Maria Bonaventura Fink, in Miscellanea Franc., 37 (1937), pp. 20-37; J. Klein, L'itinéraire mystique de la vèn. mère M. de l'I., Parigi 1938; P. Dudon, M. de l'I. et st Alphonse Rodriquec, in Revue d'accét. e de mystique, 20 (1939), pp. 369-87.
Renata Orazi Ausenda
MARIA la Cattolica, regina d'Inghilterra. Figlia di Enrico VIII e di Caterina di Aragona;
n. a Greenwich il 19 febbr. 1516, m. a Londra il 17 nov. 1558.
Dalla madre, spagnola, fu educata al cattolicesimo, ed ebbe pure, in tal senso, le cure della contessa di Salisbury. Il figlio di quest'ultima, Reginaldo Pole, fu l'amico d'infanzia di M.; egli divenne il suo confidente e il suo principale consigliere, specie quando salì all'arcivescovato di Canterbury. Enrico VIII si giovò di M. per creare buoni rapporti con altri Stati, fidanzandola con il Delfino di Francia, poi con l'imperatore Carlo V, indi con il duca d'Orléans. Dopo il divorzio di Enrico VIII, M. non rivide più la madre, visse con la sorellastra Elisabetta, in lotta con la matrigna Anna Bolena (Boleyn), duramente trattata anche dal padre che aveva abbandonato la Chiesa di Roma. M. si dedicò allo studio dei problemi religiosi, meglio attratta da questi che dai problemi sannessi con il nascente nazionalismo britannico. Il periodo di regno di Edoardo VI (1547-53) fu non meno duro per M. che lo vedeva con dolore uno strumento inerte del partito calvinista. Si tentò di escluderla dalla successione: il testamento che Edoardo VI firmò morente, per suggestione del duca di Northumberland, Dudley, metteva sul trono la nuora di quest'ultimo, Giovanna Grey, sedicenne. Il Parlamento non riconobbe la cosa: il Duca e Giovanna furono uccisi; M. cinse la corona (luglio 1553) e rivendicò i diritti della Chiesa di Roma: i vescovi deposti furono richiamati in ufficio, i vescovi protestanti furono espulsi. Le rivolte di alcuni centri calvinisti vennero facilmente domate; il Parlamento rimase favorevole. Questa specie di «controriforma» e il matrimonio con Filippo II di Spagna (25 luglio 1554) resero M. impupolare e la riforma dilagò più ampiamente : l'aiutava il programma di potenza coloniale, avverso ai riguardi della Regina verso gli interessi spagnoli. Presto mancò ad essa anche l'aiuto di Filippo II che fece ritorno in Spagna (ag. 1555), deluso nella speranza di una maternità di M. Questa si voto più intensamente alla sua missione religiosa ed inasprì le condanne contro gli eretici. L'opposizione prese forme violente. Giovanni Fux ne fu l'anima. Si rinnovarono condanne a morte, questa volta a danno dei protestanti : ne furono giustiziati 220 , tra cui T. Cranmer, arcivescovo di Canterbury, e i vescovi Ridley di Londra e Latimer di Worcester. Filippo II ritornò ma per chieder aiuti (marzo 1557) nella sua ultima lotta contro la Francia: M. consentì e impose un prestito forzoso. Funenti aiuti : la spedizione morale condusse alla perdita di Calais da più anni inglese.
Alcuni storici protestanti diedero a M. il titolo di "sanguinaria", facendola credere crudele e vendicativa. Basterà notare che la maggioranza dei condannati fu di ribelli notori e comuni delinquenti e per l'altra di persone che si coprivano del mantello dell'eresia per vendette e ribellioni incessanti. Le Carte di Stato e le relazioni degli ambasciatori hanno rivendicato la memoria della Regina, che ebbe un carattere retto e mite e che alle misure di rigore non ricorse se non dopo avere esaurito tutti gli altri mezzi (cf. Pastor, VI, pp. 530-51).
BibL.: A. Zimmermann, Maria die Katholische. Friburgo in Br. 1890; id., Kard. Pole, sein Leben u. seine Schriften, ivi 1893; J. M. Stone, M., the First Queen of England, Londra 1901; H. Pollen, Wich was the Bloodiest?, in Month, 107 (1906), pp. 319322; J. Spillmann, Gesch. der Katholihenserfolgung in England, II, 3a ed., Friburgo in Br. 1910, pp. 3-6; H. Gairdner, The English Church in the sixteenth century from the accession of Henry VIII to the death of Mary, Londra 1912; Pastor, VI, pp. 171-202, 547-73.
Ettore Rota
MARIA d'Oignies, beata. - Mistica brabantina, n. a Nivelles nel 1177, m. a Oignies il 23 giugno 1213; è la figura più rappresentativa degli inizi del movimento beghino. Sposa a 14 anni, persuase il marito a vivere nella continenza, distribuire i loro beni e mettersi al servizio degli ammalati nel lebbrosario di Willambroux, presso Nivelles.
Là si sviluppò la vita mistica della beata, fondata su di una profonda devozione alla Passione e all'Eucaristia. La sua conversazione e i suoi miracoli attiravano
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troppa folla e M. si trasporto, con il consenso del marito, sulle rive della Sambre, a Aiseau, dove i Canonici di S. Agostino avevano fondato da poco il priorato di Oignies. Vivendo là con alcune pie donne, sotto la direzione dei religiosi, diede origine ad una di quelle associazioni, la seconda dopo Willambroux, che preludevano ai beghinaggi propriamente detti. A Oignies la beata attirò più che nui i pellegrini, che venivano persino della Francia e dalla Germania, tra cui Jacques de Vitry, che si decise a entrare nel monastero di Oignies, ove divenne direttore, poi biografo della beata.
Bibl.: Vita di Jacques de Vitry, in Acta SS. Iunii, IV, Parigi 1867 p. 636 sgg.; Supplcmentum a questa Vita, di Nicolas de Cantimpré, ibid., p. 664 sgg. Leonzio Reypens
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MARIA d'Oosterwijk (Maria Van Hout; de Ligno, Lignana). - Mistica, n. a Oosterwijk, villaggio vicino a 's Hertogenbosch (Boscoiducale) nel Brabante settentrionale, ca. il 1470 da ricca famiglia, m. a Colonia il 30 sett. 1547; dalla casa paterna passò nel beghinaggio del paese natio e giovanissima ancora si incamminò verso l'alta contemplazione.
Nel 1531 il certosino G. Kalebrenner pubblicò anonimo un primo scritto di M. Van Hout, Der rechte wech tza der Evangelischer volhomenheit (Via vera alla perfecione evangelica), con l'appendice di alcune lettere spirituali di lui, che lasciono vedere tutto lo sviluppo sublime di quest'anima innamorata dall'assoluto divino; poi nel 1532 : Dat Paradijs der lieflavender zielen (Il Paradiso delle anime amanti). Non possono attribuirsi a M. i due capolavori della spiritualità neerlandese nel sec. xvI: Vanden tempel ouser zielen (Del tempio dell'anima nostra [1543, ripubblicato più volte fino al 1626 e tradotto in varie lingue]) e Die evangelische Peerle (La perla evangelica [1535 e 1538]), che sono invece opere di una sua amica intima, di cui M. condivide la dottrina e lo spirito.
L'influsso dei suoi libri, nei Paesi Bassi, in Francia (Ecole française) e in Germania, è incalcolabile. La dottrina di M., di carattere molto speculativo, è essenzialmente cristocentrica e teocentrica; la vita sacramentale e liturgica vi ha una funzione organica ben definita. M. presenta la sintesi delle correnti mistiche del medioevo nei Paesi Bassi e in Renania.
Bibl.: A. Möllmann, M. von O. und ihre Schrift - Der rechte Weg zur evangel. Volhommenheit, in Zeitschrift f. Assese u. Mystik, 2 (1927), pp. 319-33; P. Kettennacyer, in Oas geestlike Erf, 1927, pp. 278-293, 370-95; id., in Annalien des Hist. Vereins f. d. Niederrhein, 1929, pp. 1-33; L. Reypens, in Oas geestliche Erf, 1928, pp. 32-76, 189-213, 304-41; Dom Huyben, ibid., 1928, pp. 361-92 e 1929, pp. 60-70; J. Lortzing, M. von O., Zeitgenossin Luthers, ibid., 7 (1932), pp. 250-60. Alberto Ampe
MARIA della Passione. - Al secolo Elena Chappotin, fondatrice delle Francescane Missionarie di Maria, n. a Nancy il 21 maggio 1839, m. a S. Remo (Imperia) il 5 marzo 1904.
Entrata, dopo lunga attesa e forti prove domestiche, fra le religiose di Maria Riparatrice, a Tolosa, nel 1865, già l'anno seguente partiva per l'India, dove fu superiora a Tuticorin e poi provinciale della missione di Madura, facendovi rifiorire le opere e moltiplicandole con zelo indefesso. Richiamata a Roma nel 1877, fondò con la benedizione di Pio IX la nuova Società delle Francescane Missionarie di Maria (vittime, adoratrici e missionarie), che nel 1885 venne annessa al Terz'ordine francescano; Leone XIII, nel 1896, ne approvò le costituzioni scritte dalla fondatrice. M. della P. governò la sua fondazione fino al termine della vita, moltiplicando le case e le opere, con una rapidità e saldezza, che ha del meraviglioso, in Europa e soprattutto nelle missioni di Acia (India, Birmania, Ceylon, Cina, Mongolia, Giappone), di Africa (Madagascar, Zululand, Madera, Mozambico, Congo, Tunisia) e delle due Americhe. Furono iniziati i processi per la beatificazione nel 1923.
Bibl.: Francescane Missionarie di M., Marie de la Passion, Parigi 1913; vers. it., Roma 1916; F. Drac, M. della Passion, fondatrice delle Francesc. Miss. di Maria, trad. it., 2^{text {a }} ed., ivi 1938. Celestino Testore
MARIA II di Braganza (Maria da Gloria), regina di Portogallo. - N. a Rio de Janeiro il 4 apr. 1819, m. a Lisbona il 15 nov. 1853.
M. di Braganza succedette sul trono portoghese all'avo Giovanni VI, avendo il padre di lei, don Pedro, rinunziato ai suoi diritti sulla corona lusitana per separare il Brasile dal Portogallo e proclamarsene imperatore. La successione per linea femminile non fu però accettata dallo zio don Miguel, che nel 1828 detronizzò la nipote con l'appoggio delle potenze assolutistiche. Don Pedro venne allora in Europa a sostenere la causa della figlia contro il fratello, il quale, dopo lunga lotta, venne sconfitto nel 1834. M. fu allora dichiarata maggiorenne e sposò un figlio dell'ex-vicere d'Italia, Eugenio di Beauharnais. Rimasta vedova dopo due soli mesi, passò a nuove nozze con il principe Ferdinando di Coburgo, dal quale ebbe due figli, che successivamente regnarono sul Portogallo, Pietro V e Luigi I.
I venti anni del suo governo furono desolati da continue lotte civili, fomentate dai «migueliati», nel tempo medesimo in cui la vicina Spagna era straziata dalle guerre tra i « carlisti» ed i « cristini», cosi che M. nel Portogallo e Maria Cristina in Spagna impersonarono la corrente liberale contro don Miguel e don Carlos esponenti dal legittimismo.
Settanta e persecutoria fu per parecchio tempo la sua politica ecclesiastica, tanto che, allontanato d'autorità il nunzio, si abolì il fòro ecclesiastico, si miscobbero i vescovi neoe letti, si bandirono tutti gli Ordini religiosi e fu persino soppresso il patriarcato di Lisbona. Nel 1832 M. medifasi con un acto adicional la carta costituzionale del regno e l'anno successivo morì di parto appena trentaquattrenne.
Bibl.: R. Giedroye, Rétumé de l'histoire du Portogol en XIX { }ᵉ siècle, Parigi 1876; A. Ribeiro, M. II, in Enc. Ital., XXII, p. 298; A. R. Ferrarin, Storia del Portogallo, Milano 1940.
Benoo U. Montini-
MARIA della Provvidenza, serva di Dio. - Eugenia Maria Josefa Smet di Monthiver, fondatrice delle Ausiliatrici delle anime purganti, n. a Loos-leLille il 25 marzo 1825 , m. a Parigi il 7 febbr. 1871.
Il 2 nov. 1853, colpita dal pensiero che c'erano religiose per tutte le necessità della Chiesa militante, ma nessuna per la Chiesa purgante, pensò di essere chiamata a colmare quel vuoto. Nell'attesa fondò un'associazione di persone che offrissero preghiere e opere buone per le anime del Purgatorio, la quale ebbe molte approvazioni e grande diffusione; poi nel 1856, animata dal s. Curato d'Ars, fondò a Parigi il nuovo Istituto delle Ausiliatrici, dove ai tre voti religiosi un quarto se ne aggiunse : di pregare, soffrire e lavorare per le anime del Purgatorio.. Il 27 dic. 1857 essa fece i voti con cinque compagne; da quel momento, se non mancarono le croci, non mancò. in lei una fiducia straordinaria nella Provvidenza, che le corrispose con aiuti e interventi anche straordinari. Solleva dire : «cinque cose temevo mi accadessero: separarmi dalla famiglia, fondare un istituto religioso, soffrire la miseria, essere carica di debiti, soffrire di cancro; e tutte e cinque per grazia di Dio mi toccarono». Morendo lasciò varie case in Europa e una nella Cina, a Sciangai. La sua causa di beatificazione fu introdotta nel 1936.
Bibl.: G. Fullerton, Life of Mary of Providence, 3² ed. Londra 1896; A. Hamon, Les Ausiliatrices des dmes du Purgatoire, I. Marie de la Providence, Parigi 1919; G. Bernoville, La Société des Ausiliatrices des dmes du Purgatoire, 3² ed., ivi 1938. Celestino Testore
MARIA di Sant'Eufrasia, santa. - Rosa Virginia Pelletier, fondatrice dell'Istituto delle Suore del Buon Pastore, n. a Noirmoutier (Vandex) il 31 luglio 1796, m. ad Angers il 24 apr. 1868. Entrò nel 1814 nell'Istituto di Nostra Signora del Rifugio a Tours, fondato da s. Giovanni Eudes, ed ebbe agio di formarsi un'esperienza vissuta di quell'opera di reden-zione per le giovani cadute e abbandonate.
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(fot. Allnari)
Maria Stuart (Stuarda), regina di Scozia - Ritratto, Dipinto di ignoto. Firenze, Galleria degli Uffizi.
contraddizioni a trasformare quel rifugio in centro irradia. tore e direttivo di una istituzione religiosa distinta e nel 1835 ne ebbe l'approvazione pontificia. Mirabili i frutti raccolti e minibile la diffusione in territori civili e nelle missioni. Morendo, lasciò 2376 suore in 120 case, popolate di 962 Maddalene, 6272 giovani pericolanti, 8433 tra erfane e preservate, convittrici, esterne. Fu beatificata il 30 apr. 1933; canonizzata il 2 maggio 1940. Festa il 24 apr.
Bibl.: H. Pasquier, La vie de la réu. nère Marie de Ste Euphrasie, x voll., Parigi 1894; C. Portois, La vèn. nère Marie de Ste Euphrasie, 2 voll., ivi 1898; M. L. Handley, Suor M. Eufrasia Pelletier, Roma 1540.
Eletta superiora nel 1825 , vi fondò subito l'Opera delle Maddalena, vera congregazione di stretta clausura, consacrata alla preghiera e alla penitenza. Ma essa voleva un'Opera, di cui le case non fossero autonome e quindi le religiose potessero sciamare per tutto il mondo, e l'occasione si presentò ad Angers. Mandatavi a restaurare l'Opera chiamata del Buon Pastore, che accoglieva fanciulle da riabilitare o preservare, e fattavi prioranel 1831 , riusel nonostante influite contraddizioni a trasformare quel rifugio in centro irradia. tore e direttivo di una istituzione religiosa distinta e nel 1835 ne ebbe l'approvazione pontificia. Mirabili i frutti raccolti e minibile la diffusione in territori civili e nelle missioni. Morendo, lasciò 2376 suore in 120 case, popolate di 962 Maddalene, 6272 giovani pericolanti, 8433 tra erfane e preservate, convittrici, esterne. Fu beatificata il 30 apr. 1933; canonizzata il 2 maggio 1940. Festa il 24 apr.
Bibl.: H. Pasquier, La vie de la réu. nère Marie de Ste Euphrasie, x voll., Parigi 1894; C. Portois, La vèn. nère Marie de Ste Euphrasie, 2 voll., ivi 1898; M. L. Handley, Suor M. Eufrasia Pelletier, Roma 1540.
MARIA di Lorena, regina di Scozia. - N. a Bar il 22 nov. 1515, m. a Edimburgo il 10 giugno 1560. Figlia di Claudio di Guisa, sposò nel 1538 Giacomo V re di Scozia, che morì nel 1542 lasciandola reggente per la figlia Maria. Nella sua reggenza M. si trovò al centro della lotta fra cattolici e protestanti, e fra Inglesi e Francesi.
Seguendo i consigli del card. Beaton fece fallire il disegno di Enrico VIII che voleva il matrimonio di suo figlio Edoardo con la principessa Maria. L'assassinio del cardinale e la politica francese della Reggente rafforzarono la posizione di J. Knox. La vittoria dei protestanti, seguita a breve distanza dalla morte di M., costrinse i Francesi a lasciare la Scozia; poco dopo con la decisione del Parlamento di Edimburgo il Regno si allontanava dalla Chiesa cattolica.
Bibl.: Pastor. V, p. 653-54; H. Hauser-A. Renaudet, Les débuts de l'ige moderne, 3° ed., Parigi 1946, v. indice. Roberto Palmarocchi
MARIA Stuart (Stuarda), regina di Scozia. N. l'8 dic. 1542 nel castello di Lilithgow; figlia di Giacomo V, re di Scozia, e di Maria di Lorena, fervente cattolica e nipote del duca di Guisa, di Francia.
Nel nov. dello stesso anno il padre subì un rovescio militare a Solway Moss combattendo contro i riformati, e di li a poco mori, sei giomi avanti la nascita della figlia. In Scozia era penetrato il calvinismo e vi metteva profonde radici per opera di Giovanni Knox, audace predicatore. Per l'infante M. fu reggente la madre; circostanza che favorl la ribellione della nobiltà scozzese aderente alla Riforma. La Francia, da più anni alleata per perentele dinastiche, ora strinse i nodi con la Scozia, mentre la Chiesa anglicana minacciava di assorbirla, ed Enrico VIII vi sosteneva il partito protestante sperando nell'unione delle due corone. M. si trovò contesa dalle due parti : a Londra la si voleva fidanzare con il principe di Galles; a Parigi la si voleva delfina di Francia. Vinse la Francia e la reggente ne favorì i piani : nel luglio 1547 una flotta francese tolse ai calvinisti la fortezza di St. Andrews; Knox fu catturato e condotto in Francia, e di li a poco M. fu fidanzata con il delfino Francesco (il futuro Fran-
cesco II); nel luglio 1549 il Parlamento scozzese approvò il fidanzamento. Era la vittoria ufficiale del partito cattolico. Ma la reggente non si sentiva sicura. Una flotta francese, da lei sollecitata, scacciava i presidi inglesi e trafugava in Francia la piccola M., che fu allevata nella corte dei Valois. Frattanto il Knox riebbe la libertà e venne a predicare in Inghilterra, poi in Scozia, dal 1550 al 1551 , componendo una lega tra i riformati e aprendo la lotta contro la Reggente. Nel 1558 M. sposava il Delfino di Francia, che per l'improvvisa morte del padre saliva al trono dei Valois con il nome di Francesco II. M. a 17 anni era regina di Francia e regina di Scozia. Anzi i cattolici di Inghilterra la consideravano l'erede legittima di Maria Tudor, poiché Elisabetta era per essi la «bastarda». Tanto splendore di regalità presto entra in eclissi. Nel dic. 1560 M. perde il marito e il trono di Francia; Elisabetta gesta tutte le sue forze nella sua guerra al cattolicesimo. Knox è ridivenuto popolare. Un'insurrezione della nobiltà e della plebe spoglia di ogni porere Maria di Lorena; questa muore di li a poco (giugno 1560). Il Parlamento, convocato d'urgenza per infiasso di Knox, vieta l'esercizio del culto cattolico, sotto pena di morte, e sanziona il calvinismo. Rientrando nel proprio Regno, M. era attesa da una nobiltà repubblicana, da una plebe ruvida e con abitudini di violenza. Difficile compito rimettere in piedi la monarchia depressa e la religione cattolica soffocata.
M. ottenne per sé il diritto di una cappella privata, per il suo culto cattolico: ma pur li era oggetto di insulti da parte dei riformati; lo stesso Knox presumeva di tenerle cattedra di calvinismo nelle sale della reggia. M. credette di avere un protettore sposando (luglio 1565) un cugino, Enrico Stuart conte di Darnley. Per l'inesperienza politica del marito, M. si giovò di un italiano, buon cattolico, cantore nella sua cappella, Davide Riccio. Il Darnley, ingelosito, lo soppresse sotto gli occhi di M., tenuta immobile col pugnale alla gola. Era nel sesto mese di gravidenza. Il pensiero della vendetta entrò nel suo cuore. Un avventuriero, il conte di Bothwell, di cui si era invaghita la Regina, fu l'esecutore. Il Darnley cadde con la sua stessa casa, per esplosione di polveri, nella notte dal 9 al 10 febbr. 1567. Di li a tre mesi, Bothwell era sposo di M., dopo aver divorziato dalla propria moglie.
Giovanni Knox, più che settantenne, ridestò l'agitazione con impeto giovanile. Vi fu guerra aperta. Gli insorti sconfissero le truppe della Regina. Bothwell riparò in Norvegia: M. fu condotta a Edimburgo, prigioniera. Chiusa nel castello dell'isola di Loch-Lever, sottoscrisse l'atto di abdicazione in favore del figlio, dopo di aver affidato la reggenza al conte di Moray.
Un anno dopo M. riusci ad evadere ( 2 maggio 1568) : chiamò a raccolta i suoi aderenti, poté disporre di un esercito. Sconfitta dal Moray a Longaide, si rifugiò in Inghilterra, sperando ospitalità da Elisabetta. Questa la tenne prigioniera per 19 anni. Le congirazioni tentate dai cattolici d'Inghilterra e di Francia, con aiuti di Filippo II, per liberarla rovesciando dal trono Elisabetta, ebbero esito negativo. La scoperta di un complotto, nel 1586 , contro la vita di Elisabetta, servì a legalizzare la condanna a morte di M. dopo una parodia di processo. La sentenza fu eseguita 3 mesi dopo, il 9 febbr. 1587 , suscitando una commozione che arrivò fino ai romantici (cf. Schiller).
Bibl.: M. Mignet, Histoire de Marie S., Parigi 1854; M. Philippson, Histoire du règne de Marie S., 3 voll., ivi 1891; H. Fleming, Mary Stuart, 2° ed., Londra 1898; H. Pollen, Papal negociation with Mary queen of Scots, Edimburgo 1901; id., Mary Queen of Scots and the Babington Plot, ivi 1924; R. Mahon, Mary Queen of Scots, Cambridge 1924; Pastor. VII, pp. 456-77; VIII, pp. 300-23; X, pp. 277-99; P. Henry-Bordeaux, M. S., 2 voll., Parigi 1938. Vedi pure G. B. Freedy, The life of John Knox, Londra 1940, passim; E. Percy, John Knox, nuova ed., ivi 1945, passim.
## Ettore Rota
MARIA des Vallées. - Mistica, suora, detta "la veggente" o "la santa di Coutances", n. a StSauveur-Lendelin (Coutances), da povera famiglia, il 25 sett. 1590, m. a Coutances il 25 febbr. 1656. Dopo un'infanzia infelice, in cui già si mostrò ispirata dalla Grazia, a 19 anni cominciò ad essere soggetta
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(fal. Spartace Appetit)
(1) ASSUNZIONE, opera di Vangenachten (Cina) - Roma, Mostra d'Arte missionaria 1950. D) MADONNA INDIANA COL BAMBINO (sec. xvit). Proprietà del Conte di Nuova Goa. C) MADONNA COL BAMBINO (in ebano). Tanganika (Africa Inglese) - Roma, Mostra d'Arte missionaria 1950. D) MADONNA IMMACOLATA (in legno). Isola Wallia - Roma, Mostra d'Arte missionaria 1950.
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(di E. Carli, Il Museo dell'opera del Duomo..., Siena 1946, tuc. 2)
(ftd. Alivari)
In alto a sin.: LE PIE DONNE AL SEPOLCHO. Affresco della prima metà del sec. III - Dura Europos. A destra: GESÙ MORTO PIANTO DALLE MARIE. Gruppo in terracotta policroma di Niccoli dell'Arca (sec. xv) - Bologna, chiesa di S. Maria della Vita. In basso a sin.: MARIA DI MOSE. Scultura di Giovanni Pisano (sec. xiv). Particolare - Siena, Museo dell'Opera del Duomo. A destra: RESURREZIONE DI LAZZARO con Maria ai piedi di Gesù. Musaico nella Cappella Palatina (fine del sec. xit) - Palermo, Palazzo reale.
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a tremende crisi nervose attribuite a sortilegio, da cui invano si tentò 3 volte di esorcizzarla, e che le durarono fino a pochi mesi dalla morte. Durante queste crisi M. soffri in spirito, prima i tormenti dell'inferno (1616-18), poi quelli della Passione di Gesù (1621-33).
Per timore di cadere in peccato M. desiderò di annullare completamente la sua volontà per seguire solo gli impulsi di una volontà superiore che le parlava con voci interne, il che la condusse a dover rinunziare per oltre 30 anni alla Comunione eucaristica. Ebbe perciò molti detrattori, ma molti la venerarono, e tra questi principalmente s. Giovanni Eudes (v.), di cui fu consigliera ed animatrice. Sopportò con grande coraggio il suo male per la conversione dei peccatori : «Je cherche mes frères qui sont perdus», diceva. Benché incolta, ragionava con la profondità di un teologo, e i frammenti di visioni celesti, che s. Giovanni Eudes scrisse sotto sua dettatura, sono pieni di spontanca e suggestiva poesia.
Bibl.: J.-L. Adam, Le mysticisme d la Renaissance ou M. des I'. Paris: 1894; H. Bremond, Hist. litt. du sentiment religieux en France, III, ivi 1923, pp. 604-28; E. Dermenghem, La vie admissible et les révélations de M. des V., ivi 1926; R. de Sinsby, Vayants ou visionnaires?, in Revue d'awvique et de mystique, 8 (1927), pp. 138-36.
Renata Orazi Ausenda
MARIA ANTONIA di San Giuseppe. - M. A. de la Paz y Figueroa, n. a Santiago del Estero (Argentine) nel 1730, m. a Buenos Aires il 6 marzo 1799.
Consacratasi al servizio di Dio, a 15 anni, e raccoltoai intorno, come in una specie di congregazione senza regole fisse, un gruppo di giovanette, prese a zelare la pratica delle missioni popolari e degli esercizi spirituali. Cacciati, nel 1767, i Gesuiti da tutti i domini spagnuoli, M. A., con il favore delle autorità civili e religiose, ne volle proseguire l'opera, predicando al popolo e al clero e percorrendo dal 1775 al 1799 le vaste regioni del Tucuman, S. Miguel, Rivia e Corduba; fu anche a Buenos Aires, a Montevideo e a Rio de la Plata, sempre con grande frutto di conversioni. A Buenos Aires fondò pure una casa di esercizi, dove dal 1780 al 1788 passarono più di 70.000 persone.
La causa di beatificazione fu introdotta nel 1917.
BibL.: C. Clair, Une apôtre des Exercices spirituels, M. A. de la Paz, 1750-69, in Méssager du S. Cœur, 80 (1903), pp. 398409, 462-69; AAS, 9 (1917), pp. 432-38. Celestino Testore
MARIA ANTONIETTA, regina di Francia. Figlia di Francesco di Lorena e di Maria Teresa d'Asburgo, n. a Vienna il 2 nov. 1755. Nel 1770 sposò Luigi, secondo delfino di Francia e nel 1776, alla morte di Luigi XV, diventò regina di Francia. Per alcuni anni fu idolatrata dal popolo francese, specie dopo la nascita del Delfino. Ma i rovesci causati agli interessi della Francia per la politica di accordi con il governo di Vienna (patto di famiglia) crearono tale malcontento in Francia che M. A. venne considerata come responsabile di tale politica.
La vita spensierata della corte di Versailles, mentre la situazione economica del paese peggiorava, attirò su M.A. l'odio popolare. La Regina non seppe reagire contro l'ambiente corrotto; nella crisi rivoluzionaria iniziatasi nel 1789 essa non seppe assistere il debole Luigi XVI con consigli di prudenza: non aveva neanche coscienza della grave situazione. I tentativi di fuggire, di trovare appoggio all'estero, gli int