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irò su M.A. l'odio popolare. La Regina non seppe reagire contro l'ambiente corrotto; nella crisi rivoluzionaria iniziatasi nel 1789 essa non seppe assistere il debole Luigi XVI con consigli di prudenza: non aveva neanche coscienza della grave situazione. I tentativi di fuggire, di trovare appoggio all'estero, gli intrighi politici la compromisero definitivamente. Arrestata con il Re nella giornata rivoluzionaria del 10 ag. 1792 fu chiusa nel Tempio e dopo un processo irrisorio fu decapitata il 16 ott. 1793.

Bibl.: Oltre alle opere generali sulla Francia e sulla Rivoluzione vedi P. De Goncourt, Histoire de Marie Antoinette, Parigi 1878; M. De La Rocheterie, Histoire de Marie Antoinette, ivi 1890; P. De Nolhac, La reine Marie Antoinette, ivi 1890; P. M. De Ségur, Marie Antoinette, ivi 1927; A. Leroy, Marie Antoinette, ivi 1946.

Francesco Cognasso
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(da S. Zaxis, M. A., Milano 1855, tav. fra pp. 118 e 117)
Maria Antonietta, regina di Francia M. A. sulla carretta che fa conduce al patibolo. Schizzo di L. David.

MARIA BEA. TRICE d'Este, regina d'Inghilterra. - N. nel 1658, m. a St-Germain-en-Laye nel 1718. Figlia di Alfonso IV, duca di Modena, sposò nel 1673 Giacomo di York, che fu poi Giacomo II. Educata rigidamente nel culto cattolico, al suo arrivo in Inghilterra dovette rassegnarsi ad esercitare privatamente le pratiche religiose, perché proprio in quell'anno i protestanti avevano imposto a Carlo II la promulgazione del Test act, che escludeva i cattolici da tutti gli uffici statali.

Dopo l'avvento al trono di Giacomo, la politica cattolica dei sovrani non suscitò dapprima reazioni violente, perché i protestanti contavano sulla non lontana successione al trono della principessa Maria, sposata a Guglielmo d'Orange; ma quando il 10 giugno 1688 M. B. ebbe un figlio, Giacomo, i protestanti provocarono l'intervento dell'Orange. M. B. fuggì con il principe di Galles in Francia, e ciò ebbe conseguenze fatali per il Re, il quale, invece di opporsi con le armi all'invasore, seguì la moglie, e, disertando, procurò all'Orange un facile trionfo.

Bibl.: M. Hailee, Queen M. of Modena, Londra 1903. Roberto Palmarocchi
MARIA BERNARDA SOUBIROUS, santa. Al secolo Bernadette, n. a Lourdes il 7 genn. 1844, m. a Nevers il 16 apr. 1879.

Crebbe all'ombra di un mulino, nel silenzio e nella modestia, senz'altra cultura che quella del Rosario, non distinguendosi dalle coetanee se non per un vivo sentimento di pietà. A mezzogiorno dell'i i febbr. 1858 ebbe la prima visione della Vergine Immacolata; le visioni durarono fino al 16 luglio e furono 18. Il messaggio della Vergine era che fosse eretta una chiesa in quel luogo, dov'essa aveva posato i suoi piedi e fatto fiorire le rose in pieno inverno. Là le anime e i corpi avrebbero trovato refrigerio e salute. Così, superate contraddizioni e diffidenze per le visioni avvenute, sorse il santuario, ormai famoso per gli incessanti pellegrinaggi, le conversioni e i miracoli. Compiuta la sua missione, Bernadette il 29 luglio 1866 si ritirò a far parte della Congregazione delle Suore di Carità e dell'Istruzione cristiana a Nevers, vivendovi umile e nascosta negli uffici più ordinari, sempre fedelissima al proprio dovere e sempre tormentata da malattie. Fu beatificata il 12 giugno 1925; canonizzata l's dic. 1933. Festa il 18 febbr.

BibL.: A. Hovrion, Bernadette, vers. it., Milano 1918; X. Marchet, La merveilleuse vie de Bernadette, Parigi 1930; M. T. Bordenhave, S. M. B., vers. it., Isola del Liri 1933; F. Duhourcau, S. M. B., Parigi 1934; vers. it., Brescia 1934. Celestino Testore

MARIA CAROLINA d'Asburgo-Lorena, regina di Napoli e Sicilia. - N. a Schönbrunn (Vienna) il 13 ag. 1752, m. ivi l'8 sett. 1814. Figlia dell'imperatore Francesco e di Maria Teresa, sposò il re Ferdinando di Borbone, IV di Napoli e III di Sicilia. Intelligente e spregiudicata, intrigante ed ambiziosa, tenne soggiogato il marito, indolente, assumendosi un netto predominio negli affari dello Stato.

Sottratta Napoli alla tutela spagnola per legarla all'Austria ed all'Inghilterra, reso onnipotente il ministro

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Acton, suo favorito, fu ardita ispiratrice di varie riforme, attuate per alleviare le gravi deficenze del Regno. In seguito, divenne tenace e decisa avversaria del movimento rivoluzionario dilagante dalla Francia in Europa. Nel 1799, ritornata dalla Sicilia, dove aveva dovuto rifugiarsi per l'invasione del Regno da parte dei Francesi, fu implacabile nel perseguitare i novatori che avevano diretto la Repubblica partenopea, e con la complicità del Nelson operò affinché essi venissero processati e mandati al patibolo, malgrado fossero protetti dalla capitolazione con cui si erano arresi al card. Ruffo, capo delle masse san. fedistiche. Nel 1806, ritornati i Francesi a Napoli, per avere Ferdinando aderito alla terza coalizione antinapoleonica, con il marito riparò di nuovo in Sicilia: quivi, avendo cercato di contrastare l'arrugante tutela inglese, fu costretta da Lord Bentinck, nel giugno del 1814, a lasciare l'Isola per rifugiarsi a Vienna.

Biel.: I. Helfert, M. Karolina: Auklage und Vertheidigungen, Vienna 1884: A. Valente, M. C. d'Austria negli ultimi anni di vita, estr. da Rassegna storica del Risorgimento, 23 (1936), fasc. III; id., G. Murat e l'Italia meridionale, Torino 1941, passim; A. Capograssi, Gl'Inglesi in Italia durante le campagne napoleoniche, Bari 1949, passim.

Alfonso La Cava
«MARIA CASTIS OCULIS». - E l'inno nel Mattutino della festa di s. Maria Maddalena.

Consta di una sola strofa ispirata al racconto di Io. 12, 3, che s. Roberto Bellarmino, autore dell'inno dei Vespri, estrasse dall'inno Magno salutis gaudio di s. Gregorio Magno (FL. 78, 850).

Maria, la peccatrice di Magdala, entra nella casa di Simone dove Gesù è a convito, bagna con lacrime i suoi piedi e li asciuga con la fluente chioma, ungendoli poi di aromi. Scena viva e parlante, rappresentata con brevità e limpidezza.

Bibl.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, p. 98; C. Albin, La poeùie du Bréviaire, Lione s. a., p. 312; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 228. Silverio Mattei
MARIA CLOTILDE di Borbone, regina di SARDEGNA, venerabile. - N. a Versailles da Luigi, delfino di Francia, e da Maria Giuseppina di Sassonia il
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(Ivi. Alinari)
Maria Cristina di Savoia, regina delle Due Sicilie, venerabile. Ritratto di scuola napoletana - Napoli, Museo di S. Martino.

23 sett. 1759, m. a Napoli il 13 marzo 1802. Educata a grande pietà nella corte francese dalla nonna Maria Leczinka, il 27 ag. 1775 sposò il principe di Piemonte, Carlo Emanuele IV, poi Re di Sardegna (1796).

Alla corte di Torino diede esempio di grande austerità, carità e devozione. La sua vita fu un susseguirsi di prove dolorose da lei sostenute con mirabile fortezza: con la Rivoluzione Francese perse il fratello, Luigi XVI, re di Francia, la sorella Elisabetta, la cognata regina Maria Antonietta. Sovente dovette assumersi la responsabilità del governo, a causa delle infermità dello sposo, ch'ella, nel 1798, accompagnò nelle vie dell'esilio : Parma, Firenze, Cagliari, Napoli. Iniziatosi il processo di beatificazione, nel 1808 da Pio VII fu dichiarata venerabile.

Bibl.: Taurinen, seu Neapolil. Beatificationis et Canonizationis Veu. Servae Dei M. C. Adelaide Kareriae Reginas Sandiniae, Roma s. d.: Memorie per servire ulla vita della sctea di Dio M.C., Torino 1804; C. Testore, Beati e venerabili di Casa Savoia, Torino 1928, pp. 131-47; B. Manunta, Una vezena e il confessore, Firenze 1935; G. Parisi, M. C. regina di Sardegna, Roma 1938.

Piero Sannazzaro
MARIA CLOTILDE di Savoia-Bonaparte. Figlia di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide di Austria, n. a Torino il 2 marzo 1843, m. a Moncalieri (Torino) il 25 giugno 1911.

Chiesta in sposa, a 15 anni, dal quarantenne principe Girolamo Napoleone, si piegò liberamente al sacrificio impostole dalla ragion di Stato e dall'alleanza francusarda, benché sapesse di non aver nulla di comune con lui nei sentimenti e nelle idee. Diventata, così, principessa francese, seppe a Parigi mantenere nobilmente il suo grado, pure con molto riserbo, tutta intenta all'educazione dei tre figli : Vittorio, Luigi Napoleone e Maria Letizia. Decaduta la dinastia napoleonica (1870), non volle fuggire; ma quando decise di partire, uscì dalla città a fronte alta, tra i rispettosi saluti del popolo. Ritiratasi in Svizzera, nel castello di Prangis (Nyon), vi rimase fino al 1878 , quando la diversità dei principi e delle convinzioni imposero al suo onore e alla sua coscienza la separazione dal marito. Si ritirò in Piemonte, nel castello di Moncalieri, dedicandosi tutta alla preghiera e alle opere di carità, salutata dal popolo come «la santa di Moncalieri». Accorse a Roma nel 1891 per assistere nei giorni estremi il marito, tornato pienamente a Dio. Fu terziaria domenicana dal 1871, ed è sepolta a Superga.

Bibl.: L. di Robilant, Un prete di ieri. Il can. Stanistao Gazzelli, Torino 1901, pp. 221-46; L. Fanfani, La principessa Clotilde di Savoia, 4° ed., Torino 1942. Celestino Testore

MARIA CRISTINA di Savoia, regina delle Due Sicilie, venerabile. - Figlia minore di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, e di Maria Teresa di AsburgoEste, n. a Cagliari il 14 nov. 1812, m. a Napoli il 31 genn. 1836. Giovanetta si distinse in famiglia per le sue doti di pietà e di virtù. Dopo l'abdicazione del padre, nel marzo 1821 lasciò Torino e visse con la famiglia a Modena, a Moncalieri dove perdette il padre (1824), a Genova dove le morì la madre (1832).

Avrebbe desiderato consacrarsi alla vita religiosa, ma tra la corte di Torino e quella di Napoli fin dal 1817 vi erano trattative per il matrimonio di M. C. con Ferdinando di Borbone. Infatti questo avvenne il 21 nov. 1832 a Voltri (Nostra Signora dell'Acquasanta) e per mare la nuova Regina si recò con Ferdinando II a Napoli. Il 14 genn. 1836 M . C. diede alla luce l'atteso erede del trono di Sicilia, poi Francesco II (v.), ma nello stesso mese venne a morte. Fu sepolta in S. Chiara. I quattro anni di matrimonio e di vita alla corte di Napoli misero in evidenza nell'Italia meridionale le doti di santità di M. C. Molte voci corsero circa maltrattamenti inflitti alla sposa da Ferdinando II, ma trattasi di invenzioni che fanno parte della leggenda liberale antiborbonica. Per le sue virtù M. C. fu nel 1853 dichiarata venerabile ed è in corso la causa di beatificazione.

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(per castrato det μ. Giarlata
dif S.mo Crasistina
Maria Crocifissa di Gesú - Ritratto
di madre M. C. di G. prima superiom delle Passioniste di riasupra - Tarquinia, monastero delle Passioniste.

Bibl.: A. Bresciani, La ven. M. C. di Savoia, Regina delle due Sicilie, 2° ed., a cura di E. Rosa, Roma 1936; A. Amante, M. C. di Savoia, Torino 1933; B. Croce, Uomini e cose della vecchia Italia, II, 2 I ed., Bari 1943, pp. 268-308.
Francesco Cognasso
MARIA CRISTINA di Borbone, regina reggente di Spagna.- N. a Napoli il 27 apr. 1806, m. a SteAdresse il 23 ag. 1878. Figlia di Francesco di Bor-bone-Sicilia, poi Francesco I di Napoli, M. C. fu nel 1829 la quarta moglie del re di Spagna Ferdinando VII, dal quale ebbe una figlia, l'infanta Isabella. Ferdinando, che non aveva avuto prole maschile, modificò la legge di successione per lasciare il trono ad Isabella, che alla morte di lui ( 1833 ) fu proclamata regina sotto la reggenza della madre. Ne derivarono cosi le guerre civili contro il fratello del defunto sovrano, don Carlos, che si proclamò re di Spagna, con l'appoggio delle potenze assolutistiche. La crisi carlista durò sino al ' 39 , quando il pretendente fu sconfitto dal generale Espartero e costretto a rifugiarsi in Francia.

L'anno successivo l'Espartero si impadronì con un colpo di Stato della reggenza, costringendo M. C. ad abbandonare la Spagna. Essa poté rientrarvi soltanto nel 1843, dopo che Isabella fu dichiarata maggiorenne ed ebbe assunto i poteri sovrani. Ciononostante M. C. continuò a dirigere la politica iberica, limitando l'autorito del Parlamento e imponendo le nozze della figlia con il cugino don Francesco d'Assisi (1846). Nel 1854 una nuova sollevazione la bandi una seconda volta sotto l'accusa di avere dilapidato le finanze pubbliche per arricchire il marito morganatico Agostino Muliez, a cui fece conferire rango di duca e dal quale ebbe tre figli. Riammessa in Spagna dopo due anni di esilio, non ebbe più alcuna parte nelle vicende politiche e trascorse il resto della sua esistenza nell'ombra, sopravvivendo di dieci anni alla detronizzazione di Isabella. Morl in Francia, dopo avere assistito alla parentesi repubblicana, al nuovo tentativo carlista, al breve regno di Amedeo di Savoia e alla restaurazione borbonica nella persona del nipote Alfonso XII. Durante gli anni del suo predominio ebbe luogo l'intervento militare della Spagna contro la Repubblica romana del ' 49.

Bibl.: W. de Villa-Urrutia, La reina gobernadora, doña M. C. de Borbón, Madrid 1925.

Renzo U. Montini
MARIA CRISTINA di Svezia: v. cristiana, regina di svezia.

MARIA CROCIFISSA di Gesù. - Prima superiora delle Passioniste, al secolo Faustina Costantini, n. il 18 ag. 1713 a Corneto (oggi Tarquinia), m. ivi il 15 nov. 1787. Entrata a 20 anni fra le Benedettine del monastero di S. Lucia in Tarquinia, passò nel 1771, per disposizione di Clemente XIV, al monastero delle Passioniste, fondate da s. Paolo della Croce nella stessa città, come prima superiora.

Fu religiosa di esimie virtù, segnalandosi nella devozione a Gesù Crocifisso e nelle più austere penitenze, compiute con animo di vittima espiatrice per i peccati degli uomini. Ebbe alti doni mistici. Dal 1738 fu sotto
la direzione spirituale di s. Paolo della Croce, che le indirizzò molte lettere, tuttora conservate.

Bibl.: Luca di S. Giuseppe, M. M. C. di G., Civitavecchia 1878; P. Gioscchino, Espiazione! Saggio biografico della serva di Dio m. M. C. di G., confondatrice delle Passioniste, Paliano (Frosinone) 1949; Lettere di s. Paolo della Croce, II, Roma 1924. pp. 288-331. Giacinto del S.mo Crocifisso

MARIA DOMENICA MAZZARELLO, santa. Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, n. a Mornese Monferrato, frazione Mazzarello, il 9 maggio 1837, m. a Nizza Monferrato il 14 maggio 1881 .

Faceva parte della Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata, fondata dal parroco, e aveva preso a radunare in una casa di affitto le fanciulle del paese per far loro apprendere il catechismo e i lavori di ago. Avendo il parroco parlato di questo gruppo a s. Giovanni Bosco, questi vi scorse l'avverarsi di un sogno e di un desiderio di avere un ramo collaterale femminile ai Salesiani, già fondati. Incaricò pertanto la M. di dare attuazione all'idea, aprendo una scuola e lasciandone la direzione ad essa. Dopo un periodo di prova, essa e le sue dieci compagne ricerettero l'abito religioso il 3 ag. 1872 ed ebbero le regole sottite appositamente dal Santo. Aperte nuove case, la M. fu eletta superiora generale e diede impulso vigoroso alla diffusione dell'Istituto. Alla sua morte lasciava più di 30 case in Italia, Francia e America latina con 250 religiose.

Fu beatificata il 20 nov. 1938; e canonizzata il 24 giugno 1951. Festa il 14 maggio.

Bibl.: G. Minetti, Madre M. M., Torino 1933; F. Maccono, Suor M. M., prima superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, 2° ed., ivi 1934; G. Mainetti, La prima discepola di s. Giac. Bosco, ivi 1938.

Colectino Testore
MARIA EFREM del Sacro Cuore di Gesù.
Al secolo Luciano Garrelon. Carmelitano scalzo, missionario e vescovo, n. il 18 o 19 nov. 1827 a Casteljaloux (Lot-et-Garonne), in Francia, m. il 10 apr. 1873 a Mangalore (India). Ordinato sacerdote (1850), entrò nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi e vi professò il 17 maggio 1855 . Spedito nella missione di Mangalore, lavorò prima nella stazione di Mahé ( 1860 -62) come parroco, poi nella città di Calicut (1862-64) e Cannanore.

Resse più tardi la missione di Quilon come pro vicario apostolico (1856), poi quale vicario apostolico, nominato il 24 luglio 1868, con il titolo di vescovo di Nemesi in partibus, aprendo molte scuole e un seminario per il clero indigeno. Assistette, nel 1869-70, al Concilio Vaticano e il 3 luglio 1870 fu nominato vicario apostolico di Mangalore. Ritornato da Roma, introdusse in quella regione le Suore Terziarie carmelitane ("The Apostolic Carmel of Mangalor") per l'educazione delle fanciulle, e fondò pure il primo monastero di Carmelitane dal Second'ordine.

Bibl.: Ambrosius a S. Teresin, De Proesulibus Missionis Mangaloresis, in Analecta O.C.D., 29 (1947), pp. 94-100.
Ambrogio di S. Teresa
MARIA EUGENIA di Gesù, serva di Dio. Anna Eugenia Milleret de Brou, fondatrice dell' Isti-
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(fot. Fotocalere, Torino)
Maria Domenica Mazzarello, santa. Ritratto.

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tuto delle Suore dell'Assunzione, n. a Metz il 25 ag. 1817, m. a Auteuil (Parigi) il ro marzo 1898. Richiamata ad una fede e pietà più vive dalla predicazione del p. D. Lacordaire, s'incontrò nel 1837 con l'abate M. T. Combalot, che la giudicò adatta alla fondazione, che meditava, di una congregazione, la quale si occupasse dell'educazione delle giovani. M. E., quantunque atterrita, acconsentí e dopo una specie di breve noviziato alla Visitazione di Côte-St-André (Delfinato), tornò a Parigi e con altre giovani diede inizio al noviziato il 30 apr. 1839 , fondando così la nuova Congregazione, la quale, sotto il motto A d veniatregnum tuum, mirava specialmente ad educare le fanciulle dell'aristocrazia liberale di allora, che odiava la religione o se ne mostrava indifferente. Per que-
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Maria Goretti, santa, martire - Casale di Casrina Antica, presco le Ferriere di Conca (Nettuno), luogo del martirio di s. M. G.
sto le suore dovevano innestare la loro formazione spirituale su di una solida cultura intellettuale, e perciò, oltre a possedere bene le materie particolari da insegnare, dovevano conoscere bene il latino, la S. Scrittura, la teologia dogmatica e morale. Difficoltà e prove non mancarono a sigillo dell'opera di Dio; trasformate però in gioia con l'approvazione definitiva dell'Istituto nel 1888.

Bibl.: anon., Les origines de l'Assomption, Souvenirs de famille, I, Tours 1898: J. F. Alric, La mère M. E. de 7., in Mersager du S. Coeur, 84 (1909), pp. 11-21, 80-90.

Celestino Testore
MARIA FRANCESCA delle Cinque Piaghe, santa. - Terziaria francescana, al secolo Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, n. a Napoli il 25 marzo 1715, m. ivi il 6 ott. 1791. All'età di 16 anni ebbe a soffrire molto dal padre che voleva costringerla al matrimonio. Nel 1731 s'iscrisse al Terz'ordine francesano prendendo il nome di suor M. F. delle. C. P., per la grande devozione che aveva coltivata sin da fanciulla alla Passione del Redentore, e a cui poi partecipò anche in maniera sensibile, per dono mistico, ricevendo anche le stimmate.

Ebbe molto a soffrire dai parenti, e dagli stessi suoi direttori spirituali, alternandosi le aridità interiori alle estasi. Si distinse per la carità verso i poveri e gli ammalati, ebbe una grande devozione all'Eucaristia; fu dotata del dono della profezia. Alla sua morte fu sepolta nella chiesa di S. Lucia al Monte a Napoli. Beatificata da Gregorio XVI nel 1843, fu canonizzata da Pio IX nel 1867. Festa il 5 ott.

Bibl.: B. Laviosa, Vita della ven. serva di Dio suor M. F. delle C. P., Pisa 1803: Leone di Clary, Aureola Serafica, IV, Quaracchi 1900, pp. 18-31; cf. inoltre, Acta Ordinis Fratrum Minorum, 35 (1916), pp. 110-16; Martyr. Romanum, p. 438. Alberto Ghinato

MARIA FRANCESCA dello Spirito Santo, venerabile. - Principessa Eleonora d'Este, carmelitana scalza, n. il 2 genn. 1643 a Modena, m. ivi il 24 febbr. 1722 in fama di santità. Dopo aver rifiutato il matrimonio con il re d'Inghilterra (Giacomo II) entrò fra le Carmelitane scalze di Modena, il 3 maggio 1674, e visse la vita dura del Carmelo Teresiano nel
suo pieno rigore. Donna di intelligenza non comune, di volontà tenace, di prudenza singolare, di cuore materno, governò più volte la comunità come priora. Ne fu aperto il processo informativo per la beatificazione il 4 marzo 1729.

Bibl.: Ambrogio dell'Assunta, Orazione funebre nella morte di M. F. dello Spirito Santo, Modena 1722; Federigo di S. Antonio, Vita della serva di Dio, M. F..... Milano 1734.

Ambrogio di Santa Teresa
MARIA GIUSEPPA di SANT'AGNESE: v. GIUSEPPA MARIA di SANT'AGNESE.

MARIA GIUSEPPA ROSSELLO, santa. Fondatrice delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, n. ad Albissola Marina (Savona) il 27 maggio 1811, m. a Savona il 7 dic. 1880 . Visse sette anni come domestica e infer-
miera e prese nello stesso tempo a zelare la virtù e la pietà tra le sue compagne, che la chiamavano "la maestrina". Nel 1837 per assecondare il desiderio del suo vescovo, Agostino M. de Mari, riunì alcune compagne amiche e apri due scuole a Savona, che furono la culla del nuovo istituto. Il 22 ott. 1837 presero insieme l'abito; il 2 ag. 1839 fecero i voti; nel 1840 la R. prese per quarant'anni la direzione della sua famiglia religiosa, crescente sempre di numero e di istituzioni in Italia e in Ame. rica. Si prestò pure all'organizzazione di un piccolo seminario diocesano e aiutò d. G. B. Olivieri e Biagio Verri nell'opera di riscatto dei piccoli schiavi della costa africana.

Fu beatificata il 6 nov. 1938; canonizzata il 12 giugno 1949. Festa il 7 dic.

Bibl.: L. Traverso, Vita e virtù della serva di Dio M. G. R., Milano 1934: S. P. Delfino, La b. M. G. R., Torino 1938: A. Oddone, La b. M. G. R., Roma 1938; 2° ed. ivi 1949.

Celestino Testore
MARIA GORETTI, santa, martire. - N. a Corinaldo (Ancona) il 16 ott. 1890, m. a Nettuno il 6 luglio 1902. Ferduto a 10 anni il babbo, abbattuto dalle febbri dell'agro romano, a Ferriere di Conca, dove si era trasferito nel 1899 in cerca di sufficente lavoro, M. dovette addossarsi la cura di quattro fratellini minori e anche di un'altra famiglia, con cui convivevano, per lasciare libera la mamma ai lavori campestri.
M. seppe compiere questi gravosi doveri con prudenza, vigilanza e maturità di giudizio. Ora, un giovane dell'altra famiglia, preso da folle passione, aveva cercato già due volte di piegarla alle sue voglie; ma invano; perciò, approfittando dell'assenza della mamma, il 5 luglio 1902, tornò all'assalto; ma energicamente respinto dalla fanciulla, la colpì con 14 colpi di coltello, lasciandola esanime. M. poté ancora essere trasportata alla clinica di Nettuno, dove moriva il giorno dopo, perdonando al suo uccisore.

Beatificata il 27 apr. 1947; canonizzata la sera del 24 giugno 1950, sulla Piazza di S. Pietro, dinanzi a migliaia di fedeli, presenti la vecchia mamma e quattro dei suoi fratelli e sorelle. Festa il 6 luglio.

Bibl.: D. Mondrone, M. G., Roma 1939: Aurelio della Passione, La s. Agnese del sec. XX. La b. M. G., martire della

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porczo, ivi 1947; 2° ed. 1950; A. Gualandi, La b. M. G., mortire della puritd, ivi 1947; L. Novarese, Mamma Assunta racconta, ivi 1949.; AAS, 42 (1950), pp. 579-82; 587-89; Pio XII, Diarorsi e radionesseggi, XII, Città del Vaticano 1951, pp. 119-23. Celestino Testore

MARIA LAACH. - Abbazia benedettina situata presso Coblenza sul Reno in Germania, fondata nel 1093 dal conte palatino Enrico II (m. nel 1095), conte di Laach, e dalla sua sposa Adelaide di Orlamünde (m. nel iroo). I monaci fondatori vennero dall'abbazia di S. Massimino a Treviri. La comunità primitiva fu aumentata da un gruppo di monaci proveniente dall'abbazia di Afflighem nel Brabante, alla quale il priorato di M. L. fu sottoposto dal conte palatino Siffredo (m. nel I1:3), figlio adottivo del fondatore, nel I112.

Fin dal primo abate, Gilberto (1127-52), la serie degli abati continuò fino al 2 ag. 1802, quando il monastero fu soppresso dalla secolarizzazione napoleonica. Dal 1474 alla soppressione, il monastero appartenne all'Unione Burefeldeuse, della quale furono eletti presidi a abati lacensi. Verso il 1500 M . L. fu il centro dell'umanesimo nei monasteri della Renania per le iniziative del priore Giovanni Butzbach (m. nel 1516) e di Giacomo Siberti, umanisti ben conosciuti. Nel 1892 i monaci di Beuron presero possesso dell'antica credita benedettina di M. L. Il primo abate della nuova fondazione, Willibrordo Benzler, fu elevato alla cattedra vescovile di Metz nel 1901; il suo successore, Fedele di Stotzingen, venne eletto abate primate della Confederazione benedettina nel 1913. Sotto il regime del terzo abate, d. Ildefonso Herwegen, ben noto fautore dell'apeatolato liturgico, l'abbazia divenne un centro di studi liturgici e monastici. Le iniziative scientifiche principali dei monaci lacensi in questi ultimi tempi sono: la collezione Ecclesia Orons, che tratta dei punti importanti del culto della Chiesa; le Liturgiegeschichtliche Quellen, pubblicazioni di testi inediti di liturgia, e documenti affini quali calendari, scritti ascetici dell'antichità e del medioevo riferentisi al culto; le Liturgiegeschichtliche Forschungen, trattanti liturgie sotto l'aspetto storico; lo Jahrbuch für Liturgienissenschaft (1921-41) e cui fa seguito l'Archiv für Liturgienissenschaft ( 1° vol. nel 1950); editi dall'abate I. Herwegen i Beiträge zur Geschichte des alten Mönchtums und des Benediktinerordens.

Biel.: A. Schippers, Das Laacher Münster, Colonia 1927; Cottineau, I, coll. 1533-34. Radberto Kohlhaas
MARIALES, Xantes. - Teologo domenicano, n. a Venezia nel 1578 ca., m. ivi alla fine di apr. del 1660 . Studiò in Spagna e in omaggio a questa nazione mutò il suo cognome Pinardi in quello di
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(per certecia di mens. A. P. Fratas)
Maria Laach - Madonna. Dipinto della scuola d'arte dell'Abbazia.
M., con cui è noto. Tornato in Italia, dal 1610 insegnò teologia a Padova, dove fu pure reggente degli Studi fino al 1624. In quell'anno si ritirò a Venezia per dedicarsi completamente agli studi e fra la stima di tutti visse una vita ritiratissima.

In questa solitudine scrisse varie opere, tra cui emergono le Controversiae ad universam Summam theologiae s. Thomae A. necnon ad IV libros Magistri sententiarum (Venezia 1624). Nel 1638 terminò un'altra poderosa opera, che per varie vicende non poté essere pubblicata che nel 1660: Bibliotheca interpretum ad universam Summam theologiae d. Thomae A. (ivi 1660). Per l'eccessiva esaltazione della dottrina di s. Tommaso, paragonata quasi alla Rivelazione, fu messa all'Indice (22 giugno 1662). Con la solita veemenza partecipò alla lotta contro il gallicanesimo e scrisse (con lo pseudonimo di Pietro P. Torelli): Quali presagimenti possono haversi delle presenti sconvolte dell'Austria e della Spagna e da i progressi de gl'eretici e de' Francesi (Colonia 1643) e Stravaganze nuovamente seguite nel cristianissimo regno di Francia (ivi 1646). Con lo pseudonimo di S. Campeggi pubblicò : Enormità inaudite nuovamente uscite in luce nel cristianissimo regno di Francia (Francoforte 1649). Il Senato veneto per fare piacere a Luigi XIV ordinò a M. di allontanarsi dalla Repubblica. Egli andò prima a Milano, poi a Ferrara e infine a Bologna. Poco prima di morire poté rientrare in Venezia. A Bologna pubblicò un commento alle Quaestiones disputatae di s. Tommaso (1638).

Bibl.: Quétif-Echard, II, pp. 600-601; A. Touron, Histoire des hommes illustres de l'Ordre de st Dominique, V, Parigi 1748, pp. 430-35; Acta capituli gen. O. P. (Monum. O. P., hist., 13), VIII, ed. B. Reichert, Roma 1903, pp. 136137; N. Koch, s. v. in LTbK, VI, coll. 914-15. Alfonso D'Amato
MARIA MADDALENA (Magda-
lene), santa. - Donna chiamata così per-

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Marla Maddalena. - M. M. che asciuga i piedi a Gesù Cristo. Affresco (sec. IX-x) - Roma, chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
ché, sembra, oriunda di Magdala (v.); è nominata esplicitamente per la prima volta nel Vangelo (da L c .8,2 ) tra le pie donne che seguivano Gesù. Da lei il Salvatore aveva scacciato sette demoni (ibid.; Mc. 16, 9). Era presente sul Calvario (Mt. 27, 56-61; Mc. 15, 40-47; Io. 19, 25); assistette alla sepoltura di Gesù (Mt. 27, 61; Mc. 15, 47); al mattino della Resurrezione si recò al sepolcro e fu favorita da un'apparizione di Gesù (Mt. 28, 1-9; Mc. 16, 1-9; Lc. 24, 10; Io. 20, 11-18).

La liturgia latina ( 22 luglio) identifica M. M. con Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, nonché con la peccatrice anonima di cui parla L c .7, 36-50. La liturgia greca invece celebra la festa di Maria di Bethania al 18 marzo, quella della peccatrice al 31 marzo e quella di M. M. al 22 luglio. E la famosa questione delle "tre Marie", che alcuni con J. Durand (St Jean, 13 ed., Parigi 1938, pp. 309, 333) dicono insolubile, altri invece risolvono diversamente.

Distinguono tre donne: Faber Stapulensis, M.-J. Lagrange, U. Holzmeister, G. Sickenberger, Innitzer, Marchal, F. Prat, Dorado e molti altri. Ne distinguono due: A. Calmet, F. S. Patrisi, G. Belser, L. Murillo, che identificano M. M. con Maria di Betania, distinta dalla peccatrice anonima di Luca. Anche G. Knabenbauer distingue due donne, ma identifica la peccatrice con Maria di Bethania.

Molti invece con la liturgia latina parlano di una sola donna: questa opinione si poteva dire comune nella Chiesa latina da s. Gregorio Magno fino al sec. xv. Però gli antichi Padri latini avevano opinioni discordi. S. Agostino e s. Girolamo mutarono parere in opere diverse. Tra i recenti che sostengono ancora l'unità delle tre Marie vanno citati Didon, Le Camus, Fouard, F. Kaulen, Lesêtre, A. Lemonnyer, Simon, G. Mezzacasa.

La via migliore per tentare una soluzione della intricata questione sembra quella esegetica. I Vangeli non identificano mai esplicitamente le tre donne. Infatti : s. Luca, dopo aver parlato della peccatrice anonima, che in casa del fariseo Simone profumò i piedi di Gesù, li bagnò con le lacrime e li asciugò con i capelli ( 7,36 - 50 ), passa su-
bito a parlare delle pie donne guarite da spiriti immondi e da infermità che seguivano Gesù: tra queste elenca M. M. senza accennare alla peccatrice (Lc. 8, 1-2). Più innanzi (ibid. 10, 38-42) parla delle sorelle Marta e Maria senza identificare quest'ultima con qualcuna di quelle presentate prima. Parlerà ancora di M. M. tra le pie donne recatesi al sepolcro (ibid. 24, 10), chiamandola con lo stesso nome di 8,2 , senza identificarla con altre.

Mt. 26, 6-13 e Mc. 14, 3-9 parlano di una donna, che in casa del fariseo Simone il lebbroso unse il capo di Gesù suscitando commenti per lo spreco. S. Giovanni precisa che la donna che unse il Signore era Maria, sorella di Lazzaro e di Marta: il banchetto era stato offerto a Bethania in ringraziamento della risurrezione di Lazzaro (Io. 12, 1-8; cf. 11, 2). Nessun accenno alla peccatrice od a M. M. Non è possibile identificare questa unzione che precedette di poco la Passione con quella riferita da L c .7,36-50, per la diversità del tempo e del luogo.

Chi sostiene l'identità di Maria di Bethania con la peccatrice si fonda specialmente sul fatto che Giovanni (11, 2), presentando per la prima volta Maria sorella di Lazzaro, dice che era quella "che aveva unto ( y dot{α} λ ε i dot{α} α σ α ) il Signore e che gli aveva asciugato ( α α i dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} dot{α} α σ α ) piedi con i capelli ". Dai participi aoristi ( dot{α} λ ε i dot{α} α σ α, dot{ε} α μ dot{α} dot{ε} α σ α ) potrebbe sembrare che Giovanni alluda ad un'azione precedente, e precisamente a quella di L c .7,36-50. Ecco dunque identificata Maria di Bethania con la peccatrice anonima! Rispondono i sostenitori della distinzione che i participi aoristi possono riferirsi ad un fatto non ancora narrato (e precisamente all'unzione che sarà riferita nel cap. 12), ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito ( dot{ε} π α ρ α δ ° dot{σ} dot{ς} ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva unto il Signore (Io, 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. bibl.), p. 500 sg.: "Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri : amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania".

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15,
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ida Wiipert, Sarcofegt. III, regpt., p. VII.
MARIA MADDALENA, santa - Maria di Betania versa il balsamo e la peccatrice unge i piedi del Signore. Bassorilievo di legno policromo (sec. 21) - Castelchiodato, frazione di Mentana (Roma).

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41; Lc. 23, 55) e che lo assistevano nei viaggi ( L c .8,2 ). La sorella di Lazzaro invece è presentata come di Bethania, presso Gerusalemme.

Bou, - Faber Stapulensis (Lefèvre d'Estaples), De Maria Magdalene, Parigi 1516; J. Siekenberger, Ist die Magdalenenfrage wirklich nolö̈bar?, in Bibliohe Zeitschr., 17 (1923), pp. 6774; G. Menzoccos, De tribus et socias Magdaleno, in Perfice mums, 3 (1928), pp. 434-38; U. Holzmeister, S. M. Magdalene etia una eadeuque cum peccatrice et Maria sorare Lazari?, in Verbans Domini, 16 (1936), pp. 193-99; V. Pott, Gesù Cristo, trad. di T. Pelizzari, II, Firenze 1948, pp. 499-504. La questione delle tre Marie nella tradizione fu studiata accuratamente da M.-J. Lagrange, J'śsus a-t-il été oint plusieurs fois et par plusieurs fiemmes?, in Rev. bibl., 9 (1912), pp. 504-32 e da U. Holzmeicter, Die Magdalenenfrage in der christlichen Überlieferung, in Zeitschr. f. both. Throl., 46 (1922), pp. 406-22, 504-32. Per altri particolari bibliografici v. H. Simón - G. G. Dorado, Prael. bibl. Nov. Test., I, Torino 1947, nn. 398-400.

Pietro De Ambroggi
Archeologia. - Secondo G. Wilpert l'apparizione di Gesù risorto a M. M. sarebbe scolpita in uno dei fianchi d'un sarcofago trovato nel sec. xvi in S. Pietro in Vaticano (Sarcofagi, tav. 121, 2-4).

In una capsella marmorea in S. Giovanni Battista a Ravenna, Gesù appare a M. M. e all'altra Maria (R. Bartoccini, La capsella marmorea cristiana rinvenuta a Ravenna, in Riv. di archeol. crist., 8 [1930], pp. 299302; riprodotta alla v. maria [varie donne bibliche]); la stessa scena è in una miniatura dell'evangeliario di Rabbúlā dell'anno 586 (H. Leclercq, Croix et Crucifix, in DACL, III, II, fig. 3380).

L'apparizione dell'angelo a M. M. e all'altra Maria presso il sepolcro, secondo i testi evangelici (Mt. 28, 1-10; Mt. 16, 1-13; Lc. 24, 1-12; Is. 20, 1-18), è quella che si rappresenta più spesso nell'arte cristiana antica.

La si trova infatti in sarcofagi cristiani, come nello scompreso sarcofago Vaticano edito da A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 79; Wilpert, Sarcofagi, p. 325) e nel sarcofago di S. Celso a Milano (id., loc. cit., p. 330 ; e tav. 243, 6); nel sarcofago di Servanne invece c'è anche M. Salome ricordata da s. Marco (16, 1-7; id., loc. cit., tav. 15, 2). Si ha anche in una serie di ampolle di Bobbio e di Monza (H. Leclercq, Ampoules, in DACL, I, II, figg. 457, 458, 459; id., Monza, ibid., XI, II, fig. 8439). Ricorre poi in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina in Roma (sec. v); in una valva del dittico eburneo di Monaco (sec. v); nel dittico eburneo del duomo di Milano (Venturi, I, fig. 390); in uno dei musaici di S. Apollinare nuovo in Ravenna (aa. 493-526); in una copertura metallica di libro liturgico con figure a sbalzo (sec. Ix) nel museo del Louvre a Parigi (Venturi, II, p. 643 e fig. 483); nel sec. Ix nella custodia d'argento di Pasquale I del tesoro del «Sancta Sanctorum» (Ph. Lauer, Le trésor du Sancta Sanctorum, in Mémoires et Monuments Piot, 15 [1907], tav. 9); in un avorio della collezione Saltikoff (H. Leclercq, Ascension dons l'ort, in DACL, I, II, fig. 989), e più tardi in uno dei musaici del duomo di Monreale.

Insieme con la leggenda di Lazzaro (v.) fiorì in Provenza quella di s. M. M. In Provenza, presso St-Maximin, esisteva una grande caverna detta S. Maria de Balma o Ste Marie-de-la-Baume. In questo luogo dalla metà del sec. xirı fu localizzato l'episodio della penitenza di s. M. M. desunto dalla leggenda fiorita sulla vita di s. Maria Egiziaca a Vezelay, dove dalla metà del sec. xi era apparso il culto di s. M. M., immaginando che M. M. e Massimino fossero venuti dalla Palestina in Provenza dove si additavano i loro sepolcri che dal 1279 si ritenne fossero invece a St-Maximin (L. Duchesne, La légende de ste Marie Madeleine, in Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2ᵃ ed., Parigi 1907, pp. 321-59).

Enrico Josi
Iconografia. - Giotto e la sua scuola eseguirono due importanti serie di affreschi sempre con la storia di M. M., nella cappella della Santa ad Assisi e nel Bargello di Firenze. Mentre questi ultimi sono ormai perduti, la serie di Assisi è tuttora conservata, e presenta scene della vita, fra cui notevole iconograficamente quella in cui porge
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(fot. Brann)
Maria Magdalena, santa - Gesù appare a M. M., dipinto di M. Schongauer - Colmar, Museo.
la mano al vescovo Pontano, fondatore della Cappella. Dagli affreschi di Firenze derivò il ciclo della Cappella Rinuccini in S. Croce, opera di Giovanni da Milano e datato nel 1365 , nel quale compare un raro miracolo della Santa, che avrebbe fatto ritrovare viventi ad un principe o mercante, al suo ritorno a Marsiglia, la moglie ed i figlioletti abbandonati cadaveri in un'isola. I cieli con storie della Santa si diffusero in tutto l'Occidente. Si sa da fra' Nicolò da Poggibonsi, nel 1346, che presso il S. Sepolcro a Gerusalemme esistevano affreschi ed una tribuna a musaico con la figura della Santa. Ma se ne trovano numerosi esempi anche in Germania: cosi l'importantissimo altare di Tiefenbronn nel Baden, che porta al centro un gruppo plastico e che nel 1431 venne decorato sulle cuspidi e sugli sportelli da Luca Moser, con la cena in casa del fariseo, il viaggio di M. M. e di Lazzaro in una nave, il riposo dopo l'arrivo a Marsiglia, la Comunione di M. M.; cosi le sei tavole di un altare a Donaueschingen e due a Rottweil sul Neckar, dovute ad un anonimo svizzero; così due rilievi con episodi della leggenda nel celebre altare di Riemenschneider, e cosi in quello in Mariastern, opera del sec. xv, come in un trittico di Gillis Van Coninxloo del 1308 a Bruxelles.

In scene della Crocifissione M.M. sta accanto alla Croce, pregando con le mani alzate (si veda l'affresco di Giotto ad Assisi e la cuspide del polittico di Pisa, del Masaccio, nel Museo di Napoli). Luca da Leyda in una incisione e Marco Koffemann in un grande quadro la raffigurarono, nel Cinquecento, come danzatrice.

Nelle immagini devote, risalenti al sec. xv, M. M. viene raffigurata inizialmente come portatrice del vaso d'unguenti. Così Piero della Francesca nel duomo di Arezzo, Carlo Crivelli in una tavola del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, il Chiodarolo a Bergamo nell'Accademia Carrara, Timoteo Viti nella cattedrale di Gubbio Bartolomeo Montagna nella chiesa di S. Corona a Vicenza (M. M. qui è raffigurata in sacra conversazione con altri santi), inoltre in quadri di Piero di Cosimo, del Luini, del Giampietrino, ecc. Frequenti sono le immagini della Santa anche nei paesi nordici e frequenti sono in quelle

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(fol. Alinari)
Maria Madalena de' Pazzi, santa - Apparizione di Gesù Cristo a s. M. M. Rilievo di Ciro Ferri e P. F. Silvani (sec. XVII). Particolare - Firenze, chiesa di S. M. M. de' Pazzi.
regioni le sculture lignee, che la rappresentano quasi sempre ammantata e con il vaso degli unguenti in mano. Donatello, nel battistero di Firenze, la riveste ancora solo dei capelli. La frequenza di tali immagini isolate non impedisce tuttavia la ulteriore diffusione di scene particolari del racconto evangelico, quali quella della cena in casa del faticco (scena che in quadri del Veronese al Louvre, a Torino, a Genova, si trasforma in un suntuoso banchetto), e quella dell'Assunzione della Santa, come in un portale cinquecentesco della Certosa di Pavia, e in incisioni del Dürer, di L. Cranach, ecc.

Con il Cinquecento e l'età barocca la rappresentazione preferita della Santa è quella nell'aspetto di penitente nel deserto e nella caverna, come nei quadri di Tiziano, e di Timoteo Viti a Bologna (1508). Altre volte essa appare in estasi, e in atto di ricevere la Comunione. Così in quadri del Ribera a Napoli nel Museo Filangieri, del Calvaert nella Galleria di Torino, del Cerezo nella Galleria di Vienna, del Becerro nel Museo del Prado, ecc.

Degni di ricordo sono anche i cicli con scene della vita di M. M. raffigurati nelle vetrate delle cattedrali gotiche. Nelle vetrate delle cattedrali di Bourges, di Lione e di Chartres sono riportate solo le scene evangeliche. Invece anche i fatti della leggenda della Santa sono compresi nei 10 quadri della vetrata della cappella a lei dedicata ad Assisi. - Vedi tav. XIII.

Bibl.: K. Künste, Ihonographie der Heiligen, Friburgo 1926, pp. 426-33.

Eugenio Battisti
MARIA MADDALENA della S.MA Trinità. Mistica, al secolo Maddalena Martin, n. ad Aix (Provenza) il 3 giugno 1612, m. ad Avignone il 20 febbr. 1678. Fin da bambina si abbandonava alla preghiera e godeva di mortificazioni e dolori, felice di soffrire per amore di Dio. Con il p. Antonio Yvan, suo confessore e guida spirituale, fondò l'Ordine delle Suore di N.S. della Misericordia (1633) per il quale dovette vincere immense difficoltà, sia da parte della popolazione di Aix, che dell'arcivescovo Luigi Bretel. L'Ordine, approvato da Urbano VIII (3 giugno 1642) era di clausura e seguiva la Regola di s. Agostino.

Nonostante la malferma salute, i tempi difficili e le persecuzioni di molti nemici, con umiltà ed abnegazione eroica suor M. M. riuscì ad aprire 6 case del suo Ordine, oggi estinto. Lasciò manoscritte alcune massime spirituali, pubblicate e commentate per la prima volta da A. Piny, suo primo biografo (Annecy 1679, Lione 1680).

Bibl.: P. Héliot, Dictioun, des Ordres relig., II, Parigi 1848, coll. 1024-33; H. Bremond, La Provence mystique au XVIIt siècle. Antoine Yvan et Madeleine Martin, ivi 1908; M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen der hatholischen Kirche, II, Paderborn 1933, pp. 632-33.

Renata Grazi Ausenda
MARIA MADDALENA DE' PAZZI, santa. Al secolo, Caterina, n. a Firenze il 2 apr. 1566, m. ivi il 25 maggio 1604. A sedici anni entrò tra le Carmelitane di S. Maria degli Angeli a Firenze, dove il 27 maggio 1584, festa della Trinità, emise i voti solenni e prese il nome di M. M.

Da quel giorno cominciarono le estasi, da prima più frequenti, poi più diradate; alle estasi si aggiunsero terribili prove: infermità fisiche, tentazioni, aridità di spirito, che la Santa nel suo insaziabile amore alla Croce, accoglieva volentieri; suo, infatti, è il grido: "pati, non mori». Per ordine dei confessori detto i resoconti delle sue estasi, che poi rivedeva, approvava o correggeva. Per ordine divino detto anche, nelle estasi, lettere ed esortazioni a Sisto V, a cardinali, a vescovi, che però i superiori non fecero mai pervenire a destinazione, parendo troppo ardire che un'umile monaca si rivolgesse a tali personaggi. Dal 1598 al 1604 fu maestra delle novizio e vicepriora.

Nella storia della spiritualità le Estasi e le Lettere occupano un posto di primo piano. Accanto a una profonda dottrina teologica rivelano un'anima intensamente sensitiva. C'è in lei una missione sociale, una vocazione riformatrice che la fa pur donna d'azione, preoccupata del rinnovamento della Chiesa. L'averla accostata a s. Caterina da Siena dice già di che tempra fosse questa estatica fiorentina che, pur menando la vita semplice e comune del chiostro, con esortazioni e scritti infervorava i religiosi a una vita più cristiana. La sua teoria mistica dell'amore in tutto vilassato, che nulla vuole, nulla possiede e nulla desidera se non quello che vuole lédio, che non considera a quale perfezione potrebbe pervenire né in che stato si trova perché la sola sua mira è quella di onorare Dio, rimaneva nella più perfetta ortodossia perché se eran messe a tacere le potenze dell'intelletto non era annichilito l'intelletto stesso. Il pensiero di M. M. ebbe enorme influsso tra i quietisti che contorsero il senso della concezione della Santa nell'annichilare l'intelletto stesso. M. M. fu canonizzata da Clemente IX nel 1669 (la bella fu pubbl. l'anno seguente da Clemente X). La festa cade il 29 maggio.

Bibl.: Le opere della Santa ebbero varie edizioni: si citano quella del Puccini nel 1611, del Brancaccio a Napoli nel 1643, del Venturini a Lucca del 1716, e l'ultima del card. Bausa a Firenze nel 1893. M. Vaussard ne ha curato una scelta critica: Estasi e lettere, Firenze 1924. Scritti sulla Santa: V. Capari, Vita di s. M. M. de' P., Roma 1669; V. Puccini, Vita di s. M. M. de' P., Venezia 1673; M. Vaussard, Ste Marie Madeleine De' P., Parigi 1925; F. Pourrat, La spiritualité chrétienne, III, ivi 1944, pp. 349 sgg., 368 sgg.; G. Getto, La letteratura ascetica e mistica in Italia nell'età del Concilia Tridentina, in Contributi alla storia del Concilio di Trento e della Controriforma, Firenze 1948, p. 61 sgg.

Gennaro Auletta
MARIA MADDALENA POSTEL, santa. Giulia Francesca Caterina Postel, fondatrice delle Suore delle Scuole cristiane e della Misericordia, n. a Barfleur (La Manche) il 28 nov. 1756, m. a StSauveur-le-Vicomte (diocesi di Coutences) il 16 luglio 1864.

Si voto al servizio di Dio e del prossimo fin dalla prima Comunione e aprì presto una specie di educandato per le povere e le orfanelle. Nella bufera della Rivoluzione divenne, in sostituzione del parroco, la "Vergine Sacerdote", conservando il S.mo Sacramento in casa, preparando i bambini alla prima Comunione, istruendoli nel catechismo, confortando i moribondi e portando loro il Viatico. A 49 anni ( 1805 ) apre a Cherbourg una scuola; due anni più tardi, l'8 sett. 1807, con quattro compagne pronuncia i primi voti religiosi e inizia il nuovo suo Istituto, che doveva rappresentare il ramo femminile dei Fratelli delle Scuole cristiane, di cui si adottarono, adattandole, le regole. Da principio la fondazione andò avanti

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a stento e venne a trovarsi in condizioni disperate; ma presto si rielibe, le reclute aumentarono e si comprò l'antica abbazia in rovina di St-Sauveur-le-Vicomte, che dal 1832 divenne la casa madre. E di M. M. la bella massima: "Una suora insegnante deve salvare almeno mille anime durante la sua carriera: un terzo per mezzo delle sfunne e due terzi mediante l'influsso delle figlie pie sui genitori». Alla sua morte lasciava 32 case.

Fu beatificata il 7 maggio 1908, canonizzata il 24 maggio 1925. Festa il 17 luglio.

Bib.: AAS, 17 (1925), pp. 401-18; A. Legoux, La vén. M. M. P., 2 voll., Parigi 1908; vers. it., Roma 1908; G. Grente, La v. M. M. P., ivi 1925; 6² ed., ivi 1925. Celestino Testore

MARIA MICHELA del S.mo Sacramento, santa. - Michela Des Maisières Lopez di Dicastillo, viscontessa di Jorbalán, fondatrice delle Ancelle del S.mo Sacramento e della Carità, n. a Madrid il 1° genn. 1809, m. a Valencia il 24 ag. 1865.

Si segnalò fin dalla prima età e più ancora nella giovinezza, anche quando fu per parecchi anni con il fratello ambasciatore a Parigi e a Bruxelles, nell'esercizio della carità soprattutto verso le ragazze pericolanti o travane, per le quali nel 1845 fondò a Madrid un "Collegio", dove potessero riabilitarsi dinanzi a Dio e alla società. Per rendere duratura quest'opera pensò di fondare una nuova Congregazione, che ne avesse cura e nello stesso tempo praticasse l'adorazione perpetua. L'Istituto sorse il 6 genn. 1859 ed essa lo diresse fino alla morte. L'opera si sviluppò ben presto e quando essa venne a mancare, già 7 case erano sorte, che essa chiamava i " 7 dolori della Madonna ". Causa della morte fu l'epidemia scoppiata nella casa di Valencia, dove ella accorse per curare le sue suore colpite e dove si contagio due giorni dopo l'arrivo.

Fu beatificata il 7 giugno 1925 e canonizzata il 4 marzo 1934. Festa il 14 ag.

Bib.: AAS, 26 (1934), pp. 529-42; Th. J. Cámara, Vida de la ven. M. Sacramento, 2 voll., Madrid 1908; A. Romano di S. Teresa, La b. M. M. del S.mo S., Roma 1925; nuova ed., ivi 1934; E. Barraquer y Cerero, La siempre columnisada, Madrid 1926. Celestino Testore

MARIAMME. - Figlia di Alessandro Asmoneo e di Alessandra figlia di Ircano II. Fu sposata da Erode il Grande (v.) nel 37 a. C. in Samaria. La bellissima donna, che per nobiltà di origine e di carattere superava di molto suo marito, ebbe un'esistenza tragica in una corte piena di intrighi.

Erode l'amava teneramente; per una gelosia bestiale ben due volte egli diede ordine che, qualora fosse successa una disgrazia a lui, chiamate da Antonio a Laodicea ( 34 a.C.) o recatosi ad impetrare il favore di Ottaviano a Rodi ( 30 a. C.), M. venisse uccisa insieme alla madre. Tutte e due le volte l'ordine segreto fu manifestato all'interessata. Per questo Erode uccise subito i due custodi (lo zio Giuseppe e l'itureo Soemo), sospettati di tresca con M. Dopo il fatto del 30 a. C. egli, istigato da sua sorella Salome, uccise anche M. (29 a. C.). Erode pianse molto tale morte, ma poco dopo fece morire anche Alessandra, Alessandro ed Aristobulo, madre e figli di M. Flavio Giuseppe ne presenta un quadro molto simpatico, ma la definisce "poco arrendevole" e "pun